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domenica 24 maggio 2026

24 maggio

La guerra carneficina

 La guerra era cominciata il 24 maggio del 1915. Sembrerà incredibile ma per quella guerra che gli italiani combatterono contro l’Austria furono chiamati alle armi quasi sei milioni di italiani. Fra quelli ci fu il mio nonno paterno, di cui porto nome e cognome. Era sposato e già padre di cinque figli e però, per motivi che egli nei suoi racconti non mancava di riferire a noi nipoti, fu incluso nell’elenco dei reclutabili. Le classi mobilitate per quella guerra andavano dai nati nel 1874 ai nati nel 1900, ossia da chi possedeva quarant’anni a chi ne possedeva appena diciassette.

In quella prima guerra mondiale, a
ritrovarsi a combattere nella
 battaglia della Bainsizza (agosto
1917) correndo
il grave rischio di perdere la vita, ci fu il 
nonno paterno di chi scrive queste righe,
Domenico Clesi, di cui porto
nome e cognome.
Quella battaglia comportò 
enormi perdite da parte italiana,
 con 40.000 morti, 108.000 feriti
e 18.000 prigionieri per l'Italia

Nei ricorrenti racconti a
noi nipoti, di quella battaglia,
il nonno ammetteva sempre
di essere stato fortunato, di
esserne uscito vivo. Diceva
che si trattò di una carneficina
avvenuta fra sottovalutazioni
e carenze dei comandi italiani.
Il 29 agosto Cadorna decise di
arrestare 
l’offensiva, che ormai
si era inaridita. I combattimenti,
molto sanguinosi, proseguirono
anche ai  primi di settembre, ma
si trattava di un’attività di logorio,
che non spostava
 gli equilibri. Alla fine
circa 400
dei 600 battaglioni italiani
impiegati  avevano perso da
metà ai due terzi dei
loro effettivi
 Il comando italiano
aveva trascurato le difficoltà
logistiche  dell’offensiva: la
Bainsizza è infatti
un altopiano impervio, povero di
strade, per cui dopo il primo slancio
divenne assai
faticoso, in mancanza di efficienti
vie di comunicazione, alimentare
lo sforzo dei reparti in prima linea
con rifornimenti  adeguati.












Durante quei tre anni e mezzo di guerra i morti italiani furono 650mila (di cui 100mila da prigionieri). Mai tanti abitanti nella storia precedente dell’Italia unita erano stati coinvolti tutti insieme, in un compito comune e drammatico,  ed al quale era messa in gioco, secondo la parola d’ordine ufficiale, la sopravvivenza nazionale.

  Gli elenchi dei caduti comparvero ben presto nella più vasta campagna monumentale che mai si fosse conosciuta, nome per nome, comune per comune, meticolosi e inesorabili, erano e restano ancora ai nostri giorni la prova che all’impresa e all’ecatombe a cui tutti avevano preso parte, dal Gottardo a Lampedusa e tutte le comunità avevano pagato un prezzo. A Contessa E. il numeroso elenco dei caduti del luogo e’ riportato sulle lapidi esposte sul prospetto della Chiesa delle Anime Sante, in piazza. 

  Sul fronte interno, migliaia di operai furono militarizzati per ragioni di ordine pubblico e per assicurare la produzione nei settori vitali dell’economia di guerra. La guerra non poteva rinunciare a nessuna energia materiale, morale e immaginaria, e aveva bisogno di tutti, senza distinzioni di professione, di genere, di età. Quel rimescolamento, a dire di più scrittori, rese gli italiani più simili tra loro e più vicini agli altri europei. Contadini meridionali, contessioti che non erano mai stati nemmeno a Palermo e contessioti che già erano stati a New Orleans ed erano rientrati, si ritrovarono tra le montagne del Trentino. Contadini analfabeti e pastori fecero conoscenza della tecnologia e dell’organizzazione incarnate nelle artiglierie, nei lavori del genio militare. Da semianalfabeti dovettero imparare a interpretare le informazioni essenziali utili alla loro salvezza. Abituati per lo più ad esprimersi in dialetto, e quelli di Contessa in arbereshe, per intendersi dovettero elaborare tutti una specie di lingua comune: l’italiano popolare.

    

martedì 25 novembre 2025

Riflessioni sulla “Questione Meridionale” (3)

  Riflessioni sull’entroterra siciliano

La risposta che con immediatezza ha fornito Pino, un contessiate, alla domanda: Perché’ non si sanno spendere produttivamente i soldi pubblici? e’ stata:  Perché ai posti dei politici siedono i politicanti.

………

………

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)
Il PNRR sta per 
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. È lo strumento italiano per accedere ai fondi del programma europeo Next Generation EU, con l'obiettivo di far ripartire l'economia italiana dopo la pandemia di COVID-19, promuovendo una crescita sostenibile, digitale ed equa attraverso investimenti e riforme.
L’obiettivo è di rilanciare l'economia, sostenere la ripresa dopo la crisi economica legata al COVID-1. Si vorrebbe modernizzare il paese promuovendo la transizione digitale ed ecologica, migliorare la formazione e l'equità di genere, territoriale e generazionale.
Il Pnrr si caratterizza
1) Nell’attingere a fondi europei tramite il programma Next Generation EU, a cui si affiancano fondi nazionali tramite il Piano Nazionale Complementare.
2) Nell’articolazione in missioni, riforme e progetti di investimento che coprono diversi settori strategici.
3) Prevede riforme e investimenti per il periodo 2021-2026.
Obiettivi:
)( Il PNRR mira a colmare i divari territoriali, con l'obiettivo di far salire la quota del PIL del Mezzogiorno dal 22% (2019) al 23,4% entro il 2026,
)( Sono previsti investimenti significativi per migliorare i servizi all'infanzia, le scuole e le infrastrutture sociali nelle aree urbane,
)( Il Piano include anche misure per la valorizzazione dei beni confiscati alla mafia e il contrasto al lavoro sommerso.
I guai del Meridione:
)( Si riscontrano in Sicilia (e nel Meridione tutto)  tassi più elevati di inutilizzo dei fondi europei e di opere incompiute, rispetto al resto d’Italia.

Conclusione:
)(  il PNRR è stato voluto con un'attenzione specifica verso il Mezzogiorno, destinando una quota consistente di risorse e mirando a ridurre il divario territoriale rispetto al Settentrione.
)( I progetti in grande prevalenza si concentrano su infrastrutture e servizi essenziali.
)(  Gli auspici sono (ma conoscendo la realtà della politica meridionale, tantissimi ne dubitiamo) che si spendano efficacemente i fondi e che  i progetti si tramutino in realizzazioni entro i tempi previsti.

lunedì 24 novembre 2025

Riflessioni sulla “Questione Meridionale” (2)

Riflessioni sull’entroterra siciliano

La risposta che con immediatezza ha fornito Pino, un contessioto, alla domanda: Perché’ non si sanno spendere produttivamente i soldi pubblici? e’ stata:  Perché ai posti dei politici siedono i politicanti.

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4) Il Mezzogiorno italiano, la Sicilia su cui ci interessa riflettere, sono caratterizzati a vista d’occhio di noi che qui risiediamo da :

=a) un sistema produttivo sopratutto agricolo che non crea lavoro e dall’inefficienza di tutti i servizi pubblici. Bastano questi due indici per giungere a drasticamente giudicare negativamente l’intero assetto produttivo e quello civile. Sotto il profilo civile e sociale  il quadro in verità è ancora più ampio. All’interno dello stesso Mezzogiorno si registrano differenze sensibili, per esempio tra la fascia tirrenica e adriatica, con quest’ultima che sta decisamente meglio rispetto all’altra. Ciò che invece può essere visto come fenomeno complessivo è la costante distanza rispetto al resto del Paese, ossia la nostra arretratezza complessiva.

=b)  l’Italia intera che rallenta e il divario Nord/Sud che non si assottiglia ma permane uguale. Segno che il Meridione soffre dei propri problemi e di quelli della realtà nazionale di cui è parte. Peoccupanti sono soprattutto e purtroppo le prospettive. C’è un punto dal quale non si può prescindere: così come nell’Ottocento a trainare l’economia era la campagna, l’agricoltura, e nel Novecento l’industria, oggi a fare da motore è il terziario avanzato (= Non è più il pubblico, la Pubblica Amministrazione) sono i servizi privati avanzati ai nostri giorni a creare sviluppo, crescita ed occupazione. E pero’ è molto difficile per chi in passato non ha avuto un’industrializzazione avanzata avere oggi un terziario avanzato.

=c) Il Meridione che non cresce" e’ ancora, dovuto a una serie di altri fattori strutturali, demografici ed economici, tra cui lo spopolamento, la perdita di capitale umano (in particolare i giovani laureati) e un divario economico e sociale persistente rispetto al resto d'Italia. Questo fenomeno è alimentato da bassa fecondità, scarsa immigrazione, e un saldo migratorio negativo che vede un esodo verso il Nord del Paese.


sabato 22 novembre 2025

Riflessioni sulla “Questione Meridionale” (1)

Riflessione sull’entroterra siciliano

La risposta che con immediatezza ha fornito Pino, un contessioto, alla domanda: Perché’ non si sanno spendere produttivamente i soldi pubblici? e’ stata:  Perché ai posti dei politici siedono i politicanti.

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 La «questione meridionale» è un’espressione che risale al 1873 ed anche se oggi ci sono i fondi europei e quelli del Pnrr, e arrivano soldi che  faticano a tradursi in investimenti e servizi, quei fondi frequentemente rischiano di restare inutilizzati e di tornare da dove sono venuti.

 Dal confronto tra esperti di vari settori (economia, cultura, formazione, storia) emerge sui media e sopratutto in tv che, con frequenza nella nostra Sicilia e in parte nel Meridione nel suo complesso, le ombre dominano sulle luci, e anche ciò che in un primo momento  appare luminoso, come il turismo, nasconde rischi che a lungo andare potrebbe far scoprire al Sud un rovescio della medaglia capace di creare danni in quantità almeno pari ai benefici dei quali molti ora stanno godendo e molti altri aspirano a godere. E non si tratta solamente dei fenomeni alla cuffariana.

  Da noi, nel Meridione ci sono:

1) le periferie, le aree di provincia povere in regioni come la Sicilia,  dove nessuno — o quasi — è ricco nel senso che possieda risorse e sopratutto capacita e cultura imprenditoriale. E quei pochi che le possiedono al completamento del ciclo di studi emigrano e difficilmente immaginano di dover tornare.

2)  il quadro demografico, i flussi migratori, l’occupazione, i redditi, il Pil pro capite parlano da soli. Se fino al secolo scorso, diciamo fino al 1980, la forbice era molto ristretta grazie a un meridionalismo serio e a politiche di sostegno vero ad agricoltura, industria e scuola; oggi il divario è sensibilmente cresciuto. 

3) il divario (lo segnala l’Istat) si è allargato tantissimo nel decennio 2013-2023 e la crisi demografica che sta riducendo ai minimi termini la nostra Contessa Entellina continuerà a penalizzare via via sempre di più l’intero Sud.  Gli studi dicono che da qui al 2050 in Italia ci saranno 4 milioni e 500 mila abitanti in meno, e l’82 per cento, cioè circa 3 milioni e 600 mila persone, mancheranno al Sud, dove la popolazione sarà composta prevalentemente da ragazzi al di sotto dei 15 anni e da adulti ultra sessantenni e sessantacinquenni. 

(Segue)

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(Su queste tematiche socio-economiche contiamo via via di caratterizzare più ampiamente il blog)

mercoledì 12 novembre 2025

Il Sud non decolla per sue colpe


Il Sud Italia "non decolla" a
causa di un divario storico
 ed economico con il
 Centro-Nord,
 aggravato da cause
strutturali come infrastrutture
 carenti, fuga di cervelli,
spopolamento e un peso
minore sul PIL nazionale
.
Questo squilibrio, radicato
 nella storia fin dall'unità
d'Italia, si manifesta con
persistente fragilità
economica e alti tassi di
 rischio povertà in alcune
regioni, come evidenziato
 da dati recenti.










Riflessioni di economia e sociologia
La storia politica-economica del meridione

 Dal 1720 alla Seconda guerra mondiale i nostri libri di Storia ci riferiscono di re, generali e politici. Il popolo, nelle sue articolazioni in classi sociali, appare solo quando si rivolta e viene represso (per esempio il dettagliato racconto della repressione del brigantaggio post-unitario). Secondo più storici questo approccio dall’alto predomina anche quando viene trattato il secondo dopoguerra, ossia il periodo repubblicano. 

La gente meridionale quando si reca ai seggi elettorali  o quando ricorrono le occasioni elettorali si astiene e si mostra quasi sempre schifata oppure esprime solo voti di protesta (esempio relativamente recente: il voto populista al M5S). Non possiamo e non dobbiamo scordarci il grande successo del Movimento Cinque Stelle nelle elezioni del 2013 e 2018. 

In materia di storia economica e di divario Nord-Sud l’approccio è sempre lo stesso, la gente assume implicitamente che l’andamento dell’economia (reddito, investimenti, infrastrutture, benessere…) dipenda dalle decisioni dei politici. Manca -nei nostri politicanti- del tutto il riferimento ai risultati e agli studi della ricerca accademica. In un simile contesto culturale non è  difficile capire perché il Sud e’ rimasto e continuerà ancora per lungo tempo a rimanere indietro. Oltre al populismo sterile c'è da mettere in conto la rapacità dei politici cuffariani e non.

È certo comunque che il divario si e’ accorciato ed ha fatto passi da gigante dall’Unità a oggi. Il reddito del 1871 era paragonabile a quello attuale dei Paesi africani più poveri. All’Unità solo il 21% dei bambini meridionali frequentava la scuola elementare (contro il 96% del Centro-Nord) e la speranza di vita era di 33 anni (ora oltre gli ottanta). Certa stampa mette in evidenza «rabbia, astio e frustrazione» per un calo del reddito relativo dal 58,7% del 1969 al 56,3% del 1999, mentre dal 1971 al 2001 il reddito pro capite a prezzi costanti del Sud è quasi raddoppiato. 

Come in tutta Italia, la crescita si è arrestata nel XXI secolo, nei decenni del populismo trionfante. Il nostro Mezzogiorno secondo più  studi è ovviamente penalizzato da fattori ambientali: clima e regime idrico storicamente rendevano possibile, con le tecniche tradizionali, solo un’agricoltura estensiva (il latifondo) e aumentavano i costi della forza motrice in un Paese senza carbone. 

Piu’ storici minimizzano l’importanza dei fattori ambientali e rigettano  giustamente le spiegazioni etnico-razziste sulla pretesa inferiorità dei meridionali. Attribuiscono alla maniera gramsciani, l’arretratezza relativa del Mezzogiorno al comportamento delle classi dirigenti meridionali. I proprietari terrieri (i latifondisti) si opposero alla riforma agraria, che comunque avrebbe richiesto ingenti investimenti in irrigazione, probabilmente fuori delle possibilità tecniche ed economiche dell’Italia post-unitaria. La riforma fu poi effettuata dalla (relativamente) più ricca Italia del secondo dopoguerra. 

Altro atto di accusa sulla realtà meridionale, rispetto al nord dinamico, riguarda lo scarso investimento in capitale umano. Il regime borbonico aveva totalmente trascurato l’istruzione primaria, affidata alla sola benevolenza della Chiesa. La legge Casati (1859) rese obbligatoria l’istruzione primaria per maschi e femmine, ma delegò il suo finanziamento ai Comuni, fino alla legge Daneo-Credaro del 1911. I Comuni meridionali investirono in maniera insufficiente, tanto che nel 1911 solo due terzi dei bambini frequentava la scuola nel Sud. Lo storico De Felice spiega il sottofinanziamento della scuola con l’egoismo dei proprietari terrieri meridionali, che si rifiutavano di pagare tasse più alte per istruire i figli dei contadini. È però possibile che l’insufficiente gettito fiscale sia stato anche determinato dalla povertà della regione, che riduceva drasticamente la base imponibile.

Dal 1951 lo Stato si è posto come obiettivo una riduzione permanente del divario Nord-Sud, istituendo la Cassa per il Mezzogiorno, piuttosto che lo sviluppo di specifiche aree del Sud come nei decenni precedenti, dalla legge per Napoli del 1904 in poi. In effetti il divario si è ridotto considerevolmente, fino al 61% nel 1971. 

Per quanto attiene la politica nazionale dopo la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno (1984) non è affatto vero che sia venuto meno il sostegno pubblico. Sono seguite le politiche nazionali  (Agensud, contratti d’area, fondi di coesione) con la contribuzione dei fondi di coesione europei. 

 Dal 2007 al 2020 l’Italia ha stanziato cento miliardi di euro, l’Europa settantacinque, ma il divario Nord-Sud è rimasto sostanzialmente stabile (66% nel 2022). Lo storico Felice accusa le classi dirigenti meridionali per l’incapacità di spendere i fondi e per l’uso clientelare delle risorse per mantenere il potere. Da qui la crescente polarizzazione della società italiana attorno alla questione settentrionale e la critica alla riforma Calderoli per l’autonomia. Si vorrebbe una politica «meno egoista e più lungimirante» perché il Mezzogiorno «indebolito e privo di una strategia per il futuro appare incapace più che mai di reagire a tante sfide». 

  L’Italia nel suo complesso e il Mezzogiorno hanno reagito con grande successo alla sfida della sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Si spera che non sia necessario uno shock analogo per avere una reazione simile per il Paese e per il Mezzogiorno.

(Segue)

venerdì 4 luglio 2025

Scrutando e riflettendo (1)

 Essere vissuti quando la società era ancora contadina....

 Osservare le strade deserte di Contessa Entellina, in quest'estate, lascia intendere che la gente preferisca stare chiusa in casa stante l'alta temperatura che ci sta investendo in questi primi giorni di luglio. Ed invece spunta sempre qualcuno che ci ricorda che pure nei giorni pre-festivi e post-festivi dell'8 settembre, la più coinvolgente delle feste locali, per le strade di Contessa Entellina incontrare grandi flussi umani è ricordo di tempi ormai andati. Ricordi, almeno di un quarantennio o cinquantenio fa, o addirittura prima della grande emigrazione post terremito '68.

Un'immagine di New Orleans
-anni venti del Novecento-
^^ ^^
Secondo le rilevazioni ISTAT, la
popolazione residente a Contessa
Entellina, al 1° gennaio 2025, è
 di 1.455 abitanti
Rispetto all'anno
 precedente, si registra una
diminuzione di 18 unità, pari
a una flessione dell'1,2%. 
Nel
lungo periodo, dal 2002 al
2025, la popolazione residente
 ha subito una riduzione di 519 unità.

Il problema della fuga dei giovani, che siano laureati o meno, dalle zone interne della Sicilia è, va sempre ricordato, secolare. A Contessa Entellina l'emigrazione di massa cominciò subito dopo l'Unità d'Italia. Va ricordato -perchè i giovani sappiano e ricordino-  che il leader dei garibaldini locali, un componente della famiglia "Vaccaro", dopo aver partecipato alla battaglia di Ponte Ammiraglio e dopo avere avuto colloqui con le figure pubbliche più di spicco, sia a Palermo (con Garibardi in persona che con uomini mandati al seguito dell'eroe da Cavour, per tenere l'eroe sotto controllo) che con altre figure comunque eminenti del tempo, decise di rientrare a Contessa con le decine di concittadini che lo avevano seguito fino alla battaglia del Ponte Ammiraglio, fare bagagli ed emigrare in direzione di New Orleans. Aveva capito subito che il sangue versato per l'Unità non avrebbe influito, nemmeno ad Unità del Paese realizzata, in direzione di una vita degna. 

  Quel contessioto, uno dei Vaccaro, in America diventò col suo impegno ed ingegno, un imprenditore milionario ed i suoi discendenti continuano ad esserlo. Qui, noi contessioti, abbiamo rimosso la lapide che lo ricordava perchè abbiamo riadattato il contesto entro cui quella memoria era posizionata.

   ==

 Su questa pagina ci proponiamo di riflettere in più interventi sul perchè la nostra realtà, locale intesa come Contessa Entellina, ma anche come Sicilia Occidentale, non riesce a decollare pur avendo avuto figure umane di grande ingegno. 


sabato 16 novembre 2024

Parole ricorrenti sui media

 ARTICOLO 116

Si tratta dell’articolo della Costituzione che definisce il tema dell’autonomia per cinque regioni che dispongono di condizioni particolari: Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Poi l’articolo precisa che «ulteriori forme di autonomia possono essere attribuite ad altre regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti».

L’articolo 116 è alla ribalta dei media in seguito al giudizio espresso ieri dalla Corte costituzionale sull’Autonomia regionale differenziata che si è’ pronunciata per una bocciatura sia pure parziale. Il ricorso delle quattro regioni di centrosinistra sulla sua incostituzionalità è stato respinto. Ma la Consulta ha messo in fila una serie di rilievi che rimandano al Parlamento il compito di ripensare molto di quanto è stato fatto. Rimane da capire se resterà in piedi la possibilità di un referendum.

Per il partito di Matteo Salvini è una sconfitta. Lo è in particolare per i governatori del Nord e per il ministro Roberto Calderoli, che avevano forzato i tempi dell’approvazione per mettere il resto della maggioranza di fronte al fatto compiuto: è noto, anche se inconfessabile, che sia FdI, sia FI vivano male la riforma, per i riflessi che può avere sull’elettorato del Centro e del Sud. Ma quella leghista è stata una strategia-boomerang. 


venerdì 20 settembre 2024

Ricorrenze

Oggi 20 Settembrte

Il 20 settembre 1870 un "Corpo d'Esercito" al comando del Ten. Generale Raffaele Cadorna conquistava Roma che diventerà la Capitale del Regno d'Italia. L'evento fu immortalato da una famosa tela del Cammarano che riprende la famosa carica dei "Fanti Piumati" che entrano nella Città dalla Breccia di Porta Pia.

Ing. Luigi Cannella

lunedì 9 settembre 2024

Le date della Storia contemporanea (10)

  Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale. La Storia che ci precede è Storia da conoscere.

 Essa congiuntamente  alle vicende giornaliere a cui tutti nel nostro piccolo partecipiamo,  costituisce l'enciclopedia che attesta se siamo diventati o meno buoni cittadini e veri difensori della cosa pubblic

Una pagina al giorno... o quasi

di Storia contemporanea.

1818

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)

Febbraio

16. Un concordato fra Santa Sede e Regno delle Due Sicilie viene concluso dal cardinale Consalvi e dal ministro Luigi  de’ Medici. In cambio del riconoscimento delle alienazioni di beni ecclesiastici avvenute nel secondo Settecento e durante la dominazione francese, lo Stato borbonico fa una serie di concessioni che da varie parti vengono giudicate una grave capitolazione di fronte alla Chiesa . In particolare, viene riconosciuto il nuovo foro ecclesiastico per la disciplina dei chierici e le cause riguardanti materie ecclesiastiche, si restituisce ai vescovi la facoltà di censurare la stampa e i libri giudicati contrari alla dottrina cattolica; si ristabilisce per la chiesa il diritto di possedere beni e si impegna il re a non disporre dei beni ecclesiastici senza il consenso della Santa Sede, sono riaperti molti monasteri chiusi durante l’età napoleonica. In cambio la Chiesa , oltre a riconoscere le alienazioni di beni ecclesiastici , lascia al re il diritto di designare i vescovi, riservando al Papa il diritto di consacrarli, e impone loro un giuramento di fedeltà al re.

Marzo

6. Sono abrogate nel Regno delle  Due Sicilie tutte le leggi del periodo francese sulle coscrizioni militari, che d’ora in avanti avverrà o per arruolamento volontario o per leva obbligatoria, in ragione di tre uomini ogni 2000 abitanti nei comuni “al di qua del faro”, ossia nel continente, e di 1 uomo ogni 1000 negli altri comuni.

mercoledì 4 settembre 2024

Le date della Storia contemporanea (9)

 Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale. La Storia che ci precede è Storia da conoscere.

 Essa congiuntamente  alle vicende giornaliere a cui tutti nel nostro piccolo partecipiamo,  costituisce l'enciclopedia che attesta se siamo diventati o meno buoni cittadini e veri difensori della cosa pubblic

Una pagina al giorno... o quasi

di Storia contemporanea.

1818

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)

  Si conclude a Napoli il concordato fra la Santa Sede e il regno delle Due Sicilie, all’epoca già giudicato da molti un cedimento da parte dello Stato rispetto alla coraggiosa politica giurisdizionale dei sovrani settecenteschi, ma che assicura il consolidamento dei trasferimenti di proprietà della Chiesa a privati avvenuti durante il periodo francese. A Milano nasce il primo importante giornale liberale italiano, Il Conciliatore, mensile patriottico e di ispirazione romantica, destinato a diventare un simbolo della rinnovata coscienza nazionale. Alcuni carbonari romagnoli, coinvolti nella fallita cospirazione di Macerata, sono condannati a morte o a lunghe pene detentive; le prime saranno successivamente commutate in carcere  a vita dal papaPio VII. Ad Alessandria, in una riunione segreta nasce la società segreta dei Sublimi maestri perfetti, con cui Filippo  Buonarotti  tenta di riorganizzare  e di porre sotto il suo controllo il mondo frammentato delle sette.
Nel Lombardo-Veneto  viene scoperta una “vendita” carbonara. Entrano in funzione , nel Piemonte e nel Lombardo-Veneto, i primi opifici per la produzione laniera e i primi impianti,  a Schio e nel Biellese, per la filatura meccanica.


Gennaio
1. L’arciduca Ranieri è nominato viceré del regno  Lombardo-Veneto dal fratello, l’Imperatore Francesco I. La patente imperiale di nomina e’ pubblicata a Milano il 16 gennaio.

16. Un Concordato fra Santa Sede e Regno delle Due Sicilie viene concluso dal Cardinale Consalvi e dal ministro Luigi de Medici. In cambio del riconoscimento delle alienazioni di beni ecclesiastici avvenuti nel secondo Settecento e durante la dominazione francese, lo Stato borbonico fa una serie di concessioni, che da varie parti vengono giudicate una grave capitolazione di fronte alla Chiesa. In particolare, viene riconosciuto il nuovo foro ecclesiastico per la disciplina dei chierici e le cause riguardanti materie ecclesiastiche; si restituisce ai vescovi la facoltà di censurare la stampa e i libri giudicati contrari alla dottrina cattolica; si ristabilisce per la Chiesa il diritto di possedere beni e si impegna il re a non disporre dei beni ecclesiastici senza il consenso della Santa Sede; sono riaperti molti monasteri chiusi durante l’età napoleonica. In cambio la Chiesa, oltre a riconoscere le alienazioni di beni ecclesiastici, lascia al re il diritto di designare i vescovi, riservando al Papa il diritto di consacrarli, e imporre loro un giuramento di fedeltà al re.

lunedì 2 settembre 2024

Le date della Storia contemporanea (8)

 Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale. La Storia che ci precede è Storia da conoscere.

 Essa congiuntamente  alle vicende giornaliere a cui tutti nel nostro piccolo partecipiamo,  costituisce l'enciclopedia che attesta se siamo diventati o meno buoni cittadini e veri difensori della cosa pubblic

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di Storia contemporanea.

1817

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)


Giugno

23-24 Macerata un gruppo di congiurati carbonari tenta un’insurrezione anti papale, ma la congiura, priva di appoggio popolare, fallisce sul nascere. Numerosi arresti fra i cospiratori.

Luglio

23. La formazione di reggimenti di milizie provinciali, con un numero di battaglioni  pari ai distretti delle rispettive province e tante compagnie quanti sono i circondari dei distretti, viene decretata nel Regno delle Due Sicilie.

Agosto

4. In Sicilia e’ condannato a morte per lesa maestà Raffaele Tibaldi, colpevole di aver cospirato a favore della costituzione. Altri cospiratori sono condannati al carcere duro.

Novembre

(lat. motu proprio
 «per moto proprio, di propria iniziativa»)
18. L’istituzione di primogeniture e fidecommessi viene decretato in Piemonte e a Nizza nel quadro di una politica governativa  di ristabilimento di antichi diritti feudali.

22. Pio VII pubblica nello Stato pontificio un nuovo codice di diritto civile.

Dicembre

18. Entra solennemente a Lucca la nuova duchessa Maria Luigia di Borbone, infante di Spagna, già regina d’Etruria, che prende possesso del Ducato di nuova costituzione.

domenica 1 settembre 2024

Le date della Storia contemporanea (7)

Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale. La Storia che ci precede è Storia da conoscere.

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Una pagina al giorno... o quasi

di Storia contemporanea.

1817

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)




 La situazione economica dell’Italia permane critica a causa della persistente carestia in diverse parti della penisola, e in particolare nello Stato pontificio, si registrarono disordini popolari,sempre prontamente repressi dalle forze dell’ordine. Cresce negli ambienti liberali l’opposizione alla politica della Restaurazione. Sopratutto nell’Italia centrale e meridionale si diffonde l’organizzazione segreta della Carboneria, la quale progetta una rivolta generale nello Stato pontificio approfittando di una malattia di Papa Pio VII che rende probabile un periodo di sede vacante. La guarigione del pontefice  sconvolge i progetti dei cospiratori, un gruppo dei quali tenta ugualmente un’insurrezione a Macerata. Nella notte tra il 23 e il 24 giugno alcuni carbonari scendono armati nelle strade, ma il popolo non li segue e i gendarmi possono soffocare la rivolta sul nascere.

Gennaio
1. Entra in vigore in Sicilia la nuova divisione amministrativa in sette province: Palermo, Messina, Catania, Girgenti (l’attuale Agrigento), Siracusa, Trapani, Caltanissetta.

17. Rigorose disposizione  nel Lombardo-Veneto sono emanate contro i contravventori del regolamento sul porto d’armi, che vengono equiparati ai colpevoli di “ gravi trasgressioni politiche”.

Febbraio
Casi di tifo sono segnalati a Venezia e, nei mesi successivi, in altre parti d’Italia.

Aprile
29. Un nuovo ordinamento giudiziario, elaborato dal ministro Luigi de’ Medici, entra in vigore nel regno delle Due Sicilie. Sostituisce nella parte continentale dello Stato il precedente ordinamento giudiziario napoleonico.


venerdì 16 agosto 2024

Le date della Storia contemporanea (6)

Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale.

La Storia che ci precede è Storia da conoscere. Essa congiuntamente  alle vicende giornaliere a cui tutti nel nostro piccolo partecipiamo,  costituisce l'enciclopedia che attesta se siamo diventati o meno buoni cittadini e veri difensori della cosa pubblica. 

Una pagina al giorno... o quasi

di Storia contemporanea.

1816

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)



L’
8 dicembre 1816, grazie alla Legge
fondamentale del 
Regno delle Due Sicilie,
il 
Regno di Napoli e il Regno di Sicilia
vennero uniti
 in un’unica entità statale.


Maggio

30. Si dimette il principe di Canosa. Il ministro di polizia napoletano  è obbligato a presentare le sue dimissioni al re, Ferdinando IV di Borbone, per volere del primo ministro  Luigi de’ Medici, favorevole al mantenimento delle riforme  del periodo francese  e all’ “amalgama”  fra i murattiani  e il personale che aveva seguito  il re nell’esilio. Cessa la politica di persecuzione  verso chi aveva seguito i francesi.

Luglio

6. Papa Pio VII riorganizza l’amministrazione pubblica e le strutture giudiziarie e finanziarie dello Stato della Chiesa. Il territorio viene diviso in diciassette province, affidate a cardinali  legati o delegati apostolici ecclesiastici , assistiti da congregazioni di carattere consultivo formate in parte anche da laici. Ogni comune è amministrato da un consiglio misto di laici ed ecclesiastici. Viene abolita la maggior parte dei privilegi e delle giurisdizioni baronali; sono riconosciute le alienazioni di terre ecclesiastiche e da parte dello Stato  sono concesse indennità agli enti espropriati. E’ riformato il sistema fiscale con l’imposizione di una tassa fondiaria senza immunità, ma regolata in base al vecchio contestato catasto  di Pio VII; sono abolite la tassa personale, quella sul commercio e sulle professioni, e viene adottato un sistema doganale uniforme e moderatamente protezionistico. Sono aboliti i codici napoleonici ed è rimessa in vigore, con poche eccezioni, la vecchia legislazione papalina. 

25. La politica giurisdizionale e’ ripresa da Ferdinando IV. Il re di Napoli rifiuta  alla Santa Sede il tradizionale tributo feudale della chinea, un mulo o una cavalla  donati annualmente in cambio dell’investitura reale ricevuta  per mano del papa. Si apre una nuova contesa  fra lo Stato pontificio  e la corte napoletana.

Agosto

8. Promulgata a Napoli per volere del ministro Luigi de Medici, una legge che proibisce tutte le società segrete. E’ sciolta la setta reazionaria dei Calderari, mentre la Carboneria continua segretamente la sua attività. Intanto una grave carestia incomincia a colpire tutto il regno e viene vietata l’esportazione del grano.

 Settembre

16. Riforma del sistema amministrativo toscano. Si abolisce l’ampia autonomia comunale creata con l’amministrazione di Pietro Leopoldo; i sindaci “gonfalonieri”  non sono più elettivi, ma sono nominati  per tre anni dal governo, e anche il consiglio dei priori  e’ per metà di nomina governativa. Vengono create  cinque sovraintendenze  comunicative , sorta di prefetture  napoleoniche, a Firenze, Pisa, Siena, Grosseto e Arezzo.

Ottobre

15. Vittorio Emanuele I istituisce in Piemonte un ministero di Polizia generale.

Dicembre

8. Nasce il regno delle Due Sicilie. I regni di Napoli e di Siciliasono unificati sotto la sovranità dei Borboni. Ferdinando IV , assume il nome di Ferdinando I. E’ abolita la costituzione siciliana del 1812 e vengono estesi alla Sicilia la legislazione e l’amministrazione napoletana. Sono aboliti l’esercito e la bandiera siciliana. In compenso, ai siciliani sono riservati tutti gli uffici civili ed ecclesiastici dell’isola ed un quarto di quelli di tutto il regno


mercoledì 14 agosto 2024

Le date della storia contemporanea (5)

  Sappiamo che ai giovani non piace la politica, o comunque non li entusiasma. Riteniamo però che chi non segue le vicernde pubbliche favorisce il governo dei peggiori, di coloro che più che adoperarsi per la collettività e per la terra su cui operano, coltivano semplicemente il proprio orgoglio personale.

  La Storia che ci precede è Storia da conoscere. Essa congiuntamente  alle vicende giornaliere a cui tutti nel nostro piccolo partecipiamo,  costituisce l'enciclopedia che attesta se siamo diventati o meno buoni cittadini e veri difensori della cosa pubblica. 


Una pagina al giorno... o quasi

di Storia contemporanea.

1816

(dalla fine dell'ancien régime fino ai giorni  ...)

In tutti gli stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione di gran parte dell’eredità bonapartista. Tornano in vigore gli antichi ordinamenti  prerivoluzionari in diversi Stati, la classe dirigente napoletana  e’ sostituita almeno in parte, dai legittimisti. Grazie all’opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi Medici a Napoli, Vittorio Fossombroni  in Toscana, il generale Adam Neipperg  a Parma la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco che era  nei voti della cultura  più intransigente della Restaurazione  e riesce talvolta a ritrovare  una continuità col riformismo  settecentesco. Ma censura, repressione, restaurazione di antichi privilegi  diffondono un profondo  malcontento negli ambienti liberali, nostalgici dell’età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari “giacobini”  e “comunisti”  buonarrotiani si organizzano in società segrete. Una grave crisi economica, provocata dalla carestia  che investe tutta l’Europa fa sentire le sue conseguenze  in diverse parti d’Italia, suscitando manifestazioni  di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.

***La Biblioteca Italiana fu un periodico letterario pubblicato a Milano dal 1816 al 1840. Ebbe un ruolo importante nel dibattito culturale del primo Risorgimento italiano.

GENNAIO 

1. Entrano in vigore in Lombardia il codice civile  generale austriaco, il regolamento giudiziario civile e e il codice austriaco dei delitti e delle gravi trasgressioni politiche. Gli atti di stato civile passano dalla competenza  dei municipi a quella dei parroci. E’ abolita la reggenza  ed è istituito per il Lombardo-Veneto un regio governo presieduto dal governatore.

4. Rientrano a Roma una parte delle opere d’arte sottratte dai francesi nell’occupazione  del 1798 e durante l’età napoleonica.

8. Graziati ed espulsi dal regno borbonico i compagni  di Gioacchino Murat nell’ultima impresa di Pizzo Calabro.

20. Ferdinando IV  di Borbone nomina ministro della polizia, a Napoli, il principe di Canosa. Esponente dell’ala più intransigente della reazione, egli inizia una dura azione repressiva contro la Carboneria e cerca di servirsi della setta reazionaria dei calderari per crearsi una base sociale nel Paese.

29. Il primo numero della “Biblioteca italiana” esce a Milano. Giornale letterario di ispirazione classicista, viene promosso dal governo austriaco e redatto, fra gli altri, da Vincenzo Monti e Pietro Giordani.

Febbraio

14. Tumulti popolari a Rimini provocati dal caro vi eri vengono prontamente sedati dall’intervento  del delegato pontificio  monsignor Tiberio Pacca. I principali responsabili  sono condannati a morte, altri al carcere perpetuo e alle galere.

Marzo

7. L’Imperatore Francesco I d’Asburgo lascia l’amministrazione provvisoria dei Ducati di Parma, Piacenza  e Guastalla e la rimette nelle mani della figlia, l’arciduchessa  Maria Luigia, già moglie di Napoleone Buonaparte.