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sabato 24 ottobre 2026

Ci mancavano le scosse sismiche . . .

La scossa principale:registrata dall'INGV 
con magnitudo 5.5 alle
12:19 del 23.10.2026
Scosse sismiche avvertite a Palermo e Messina

Un forte sciame sismico sta interessando nel corso dell’odierna giornata (Venerdì 23 Ottobre 2026) il Tirreno meridionale, provocando diverse scosse nitidamente avvertite dalla popolazione a Palermo, Messina e in vari comuni delle due provincie.

L'evento principale è stato registrato alle ore 12:19 con una magnitudo stimata fino a 5.5 (inizialmente indicata come 5.0 dall'INGV) a una profondità di circa 9 km. Nel pomeriggio, alle ore 15:55, si è verificata un'ulteriore forte replica con una magnitudo di 4.6.

Le scosse sono localizzate in mare nel Tirreno meridionale, nello specifico a circa 25 chilometri a nord-ovest dell'isola di Alicudi (arcipelago delle Eolie). Secondo i sismologi, lo sciame si sta sviluppando lungo una faglia tettonica trascorrente attiva in una fascia compresa tra Ustica e le Eolie, legata allo scivolamento della placca africana sotto quella euroasiatica. Nell'ultima settimana erano già stati rilevati circa 60 micro-terremoti nell'area.

Non vengono segnalati danni  a persone o cose. Tuttavia, la paura ha spinto molte persone in strada; a Palermo e Bagheria sono stati precauzionalmente evacuati uffici e scuole, e l'Università di Palermo ha sospeso la didattica.
Le autorità assicurano (La Protezione Civile e l'INGV) continuano a monitorare costantemente l'evoluzione dello sciame sismico.http://

sabato 19 settembre 2026

Antropologia, come chiave di lettura della società


L'antropologia rappresenta una
delle chiavi di lettura più potenti
per comprendere la complessità 
della società contemporanea. 
Nata storicamente come 
studio delle culture 
lontane, oggi si applica 
a qualsiasi gruppo umano, 
offrendo strumenti unici 
per decodificare il 
comportamento, le 
istituzioni e i 
conflitti del nostro tempo.

L'antropologo si immerge
nella comunità che studia,
vivendo come i suoi
membri per comprenderne
il punto di vista ("dall'interno").
E’ quanto abbiamo appreso
dal prof. Anton Blok che,
in anni ormai lontani,
visse a lungo all’interno
della comunità di
Contessa Entellina.



Premessa alle pagine che seguiranno 

L'antropologia è la scienza umana che studia l'essere umano e le sue diverse manifestazioni sociali, culturali e biologiche nel tempo e nello spazio. Il termine deriva dal greco anthropos (uomo) e logos (discorso). Sul blog ci piace sviluppare, nel solco di una branca di questa scienza, il processo evolutivo di tutte le culture umano in cammino lungo una sola via di sviluppo, passando dalle forme più semplici a quelle più complesse. 

Trattandosi di un discorso sull’essere umano ci piace avviare questa pagina da lontano nel tempo, ma non esiteremo a studiare i comportamenti dei politici e dei politicanti dei nostri giorni, grazie agli strumenti che -appunto- l’antropologia ci offre. E’ ovvvio, come sappiamo dal particolarismo storico e dal funzionalismo,  che le culture umane non seguono un unico schema obbligato, ma si adattano ai propri ambienti e storie in modi unici e differenti. 

L’antropologia dei nostri giorni studia e ci spiega  le relazioni complesse (per esempio, quelle dei politicanti dei nostri giorni) superando l’interesse esclusivo per i popoli primitivi per farci intendere il funzionamento del “potere” e il comportamento di coloro (i politici) che si sentono i nuovi, gli innovatori, dei giorni adesso correnti, chiarendoci gli scontri e gli incontri fra i diversi blocchi culturali, e non solamente. 

L'antropologia ci servirà (ci aiuterà) a rendere strano ciò che è familiare e familiare ciò che è strano, inducendoci a guardare la nostra stessa società (comunità) con occhi critici e privi di pregiudizi.

 

lunedì 24 agosto 2026

Evocando la gestualità del mondo contadino

 Quando non si usava la parola esplicita

I contadini poeti nella Sicilia del
Novecento 
rappresentano una
voce autentica e profonda della
civiltà contadina, legata alla terra,
alle lotte sociali e al mondo dei
dialetti
. Figure come Ignazio
Buttitta, cantore della protesta
e della dignità popolare, e i
poeti anonimi o minori delle
feste di piazza e della tradizione
rurale hanno usato la poesia
come strumento di riscatto, fatica
e memoria.
A Contessa Entellina vi erano
più figure che seppero interpretare
la durezza dei tempi e
pure lasciavano trasparire
nei loro versi la cattiveria
di chi approfittava dei
ruoli di potere e 
frequentemente di 
prepotenza.






Fra le memorie che conservo e risalenti a decine di anni fa, ci sono personaggi, figure locali di Contessa Entellina, che e’ difficile dimenticare. Ai nostri giorni quelle figure, col loro modo di parlare (recitare), di evocare tempi andati e personaggi storici di Contessa Entellina li avremmo annoverati come figure del Teatro-Azione. In questa forma di recita si mette in discussione la centralità della parola e del testo e si sposta il fuoco dell’evento scenico sulla voce, sulla recita e sul corpo dell’attore come luogo primario di senso.

  Era la voce, il corpo e l’organismo che agiva e che produceva significato attraverso il movimento, la tensione muscolare, il ritmo del respiro. La gestualità (un po’ tipica della civiltà contadina) si caricava così di un valore autonomo, quasi linguistico: un alfabeto fisico capace di comunicare senza mediazione verbale, spesso ai limiti della resistenza fisica e dell’improvvisazione.

 La gestualità nel mondo contadino siciliano prima della Seconda Guerra Mondiale e poi per qualche tempo ancora ( meno di un paio di decenni) era un vero e proprio linguaggio visivo e comunitario. Sostituiva o rafforzava le parole, regolava i rapporti sociali, esprimeva rispetto, onore, fede religiosa e serviva pure a comunicare a distanza nei campi aperti. Gesti ampi del braccio o fischi codificati servivano a parlarsi da un fondo all'altro della valle senza urlare. 

 Togliere la coppola o toccarla appena con due dita era il segno basilare di riverenza verso il proprietario terriero, il medico o il prete del paese. Nelle fiere del bestiame ( da noi, a Contessa E. 8 maggio e 9 settembre), gli accordi si chiudevano spesso con una stretta di mano vigorosa protetta da un fazzoletto per non mostrare ad altri la cifra pattuita o per suggellare l'onore della parola data.

Fra i ricordi, collegati a specifici personaggi locali, c’e’ un modo comunicativo di silenzio espressivo: spesso bastava un cenno del mento verso l'alto per dire "no" o un movimento della mano a palpa in giù per calmare qualcuno.

 


  


sabato 22 agosto 2026

La Sicilia, terra dei contrari?

Giuseppe Carlo Marino è nato nel
capoluogo siciliano, si trasferì a
Firenze e nel 1962 conseguì la
laurea in Scienze politiche. Il
grande amore per la Sicilia
lo portò ad elaborare la tesi
Sinistra siciliana dopo
il Risorgimento ed ebbe
anche una menzione
dell'Istituto Cesare Alfieri.
Marino, a Firenze, conobbe
Giorgio La Pira, Mario Luzi e
Nicola Pistelli e nel 1970 tornò
a Palermo, divenendo assistente
di Storia del Risorgimento
all'università di Palermo e poco
dopo professore incaricato di
Storia moderna.
Nel 2001, poi, la cattedra
di Storia contemporanea.




Dinamiche di potere da leggere

superando antichi stereotipi culturali.

 La Sicilia è una terra di contrari e di profondi contrasti, una definizione che riflette perfettamente la sua natura geografica, culturale e sociale, tanto da spingere grandi scrittori come Luigi Pirandello a definirla non un'isola, ma un vero e proprio "paradosso". Questa terra, la nostra terra, unisce elementi opposti in un equilibrio unico, dove la bellezza mozzafiato convive costantemente con enormi contraddizioni.

Giuseppe Carlo Marino (1939-2024), e’ stato un noto storico ed emerito dell'Università di Palermo che ha ampiamente analizzato la Sicilia descrivendola come una struttura storica basata su profonde contraddizioni sociali, politiche e culturali. E’ stato un pioniere nello studio della mafia intesa non come semplice criminalità comune, ma come un blocco di potere organico ed economico cresciuto in parallelo e in contrasto con le istituzioni ufficiali. Nei suoi numerosi saggi (come L'ideologia sicilianista del 1972), ha smontato il mito della Sicilia "vittima passiva" della storia, evidenziando come le classi dirigenti locali abbiano frequentemente cavalcato l'orgoglio isolano per difendere i propri privilegi conservatori contro la modernizzazione. Ha anche raccontato la coesistenza paradossale di spinte progressiste radicali (le lotte contadine del secondo dopo-guerra e i movimenti sindacali) e le resistenze feudali, sfociate in quella che ha definito la drammatica catena della "La Sicilia delle stragi“.

Temi chiave della sua ricerca:

== La Mafia come sistema di potere: rifiuto dell'idea di mafia come semplice "criminalità comune" o fenomeno folcloristico, interpretandola invece come classe dirigente consociativa.

== Storia delle vittime: focus storiografico sulle masse popolari, sui lavoratori e sui servitori dello Stato che hanno pagato il prezzo del sangue nella terra delle stragi.

== Uso pubblico della storia: impegno costante nella divulgazione e nel movimento antimafia culturale, collaborando anche con la RAI.

- - -

La Sicilia, terra dei contrari, intendiamo di tanto in tanto leggerla col bagaglio culturale di tanti autorevoli scrittori, siciliani e non, del fenomeno della Mafia. Intendiamo -ovviamente- esplorare il pensiero del prof. Anton Blok che sulla vicenda storica latifondistica locale di Contessa Entellina  (e non solo)  ha dedicato una opera diffusa in tutti i paesi dell’emisfero occidentale. Iniziamo intanto conoscendo il profilo culturale del prof. Giuseppe Carlo Marino, storico dell’Università di Palermo.


giovedì 23 luglio 2026

Noi siciliani

 

L'associazionismo civile
e i movimenti antimafia
sono molto attivi nel
tessuto sociale, sebbene
si registri una minoranza di
cittadini che partecipa con
continuità alle iniziative di
sensibilizzazione. Il
cambiamento culturale è
in atto, ma la totale
eradicazione del fenomeno
rimane una sfida aperta.




La mafia c’e’ ancora?

I siciliani non hanno abbandonato il fenomeno, ma la mafia ha modificato radicalmente il suo modus operandi. Oggi Cosa nostra è meno visibile per le strade, ma continua a infiltrarsi nel tessuto economico attraverso la corruzione, il riciclaggio e la gestione dei fondi pubblici, piuttosto che con le stragi. Sebbene sia, sotto alcuni profili, in declino rispetto agli anni Novanta, il suo radicamento sociale e culturale persiste in più contesti. 

Le principali dinamiche attuali mostrano: 1) La criminalità organizzata si concentra su colletti bianchi, appalti e finanza, sfruttando le debolezze delle istituzioni, 2) La Sicilia ha registrato un numero relativamente elevato di scioglimenti di enti locali a causa di infiltrazioni, confermando una forte ingerenza nel voto e nella gestione pubblica, 3) Se da un lato l'Antimafia istituzionale opera con sequestri e confische, dall'altro nascono iniziative regionali e progetti come Liberi di scegliere per sottrarre i giovani alle famiglie mafiose:  l’obiettivo dovrebbe essere quello di offrire a minori, giovani e famiglie intrappolati in contesti di criminalità organizzata la possibilità concreta di costruirsi una vita lontano dall'illegalità attraverso un sistema coordinato di misure di protezione sociale, sostegno scolastico e formativo.

Il concetto di “mafia” è piuttosto vasto e sotto certi aspetti complesso. Parecchie sono le scienze umane che di essa si occupano (storia, antropologia, sociologia, politologia, economia, criminologia, diritto ….).

Sul blog dedicheremo alcune pagine al fenomeno che non è affatto lontano dalla terra di Sicilia e nel contempo renderemo omaggio ad un personaggio che ci fu amico, il prof. Anton Blok, antropologo olandese che a Contessa visse per parecchio tempo.

venerdì 10 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (2)


La Legge 3 luglio 1875,
 n. 2580
 (pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 157 dell'8
luglio 1875) fu varata dal
governo come misura
temporanea ed eccezionale
per reprimere il grave
fenomeno del brigantaggio
e della criminalità
organizzata nelle province
del Mezzogiorno.
Il suo articolo unico stabiliva
l'applicazione di 
provvedimenti
speciali e straordinari di
pubblica sicurezza
 (tra cui il
domicilio coatto, i rigidi
controlli sui passaporti e le
restrizioni per i vagabondi)
 fino al 1° luglio 1876 nelle
zone in cui l'ordine pubblico
era maggiormente turbato
da omicidi, grassazioni ed
estorsioni.
La funzione originaria di
queste norme confluì poi nel
tempo all'interno del sistema
di Pubblica Sicurezza.





 Ricordando il prof. Anton Blok

Era il 3 giugno 1875 quando, probabilmente per la prima volta nella Storia italiana, alla Camera dei deputati, nell’intento di combattere  la mafia e la camorra, inizia un lungo e in qualche modo appassionato dibattito sui provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza proposti il 5 dicembre  1874 dal ministro degli interni Girolamo Canteli. 

La Sinistra Storica, guidata da Agostino De Pretis, si oppose al progetto di dare poteri eccezionali di polizia (fra i quali l’arresto preventivo) alle autorità militari e di attribuire ai prefetti il potere di inviare al domicilio coatto le persone sospette, e chiede misure di risanamento economico e sociale.

L’arbereshe Francesco Crispi afferma che il governo, e non “la natura dei luoghi e gli istinti degli abitanti” e’  responsabile dell’aumento dei reati in Sicilia.

Luigi La Porta, deputato del collegio di Agrigento, denuncia il progetto come antiliberale e offensivo della Sicilia. 

Diego Tajani, già procuratore generale della Corte d’appello di Palermo, accusa il governo di connivenza con le organizzazioni mafiose.

Il dibattito viene temporaneamente sospeso in attesa dell’esito di un’inchiesta parlamentare sulle condizioni della Sicilia.

Il governo rinuncia al progetto di legge  e incarica una Commissione parlamentare di prepararne uno stralcio da ripresentare alla Camera.

Era il 16 giugno 1875 quando la Camera approva l’articolo unico, stralcio del progetto di legge sui provvedimenti di pubblica sicurezza, presentato da Giuseppe Pisanelli. Il progetto non si riferisce esplicitamente alla Sicilia, ma da’ al governo la facoltà di istituire nelle province dove l’ordine pubblico sia gravemente turbato delle giunte, presiedute dai prefetti, con potere di inviare  al domicilio coatto da uno a cinque anni  le persone ammonite e sottoposte alla sorveglianza della polizia. In segno di protesta la sinistra non e’ presente alla seduta parlamentare.

A Palermo dimostrazioni  contro la legge si concludono con violenti scontri con le forze dell’ordine. Il Senato approverà l’articolo unico  il 29 giugno, respingendo una proposta di sospensiva  firmata da venti senatori.

giovedì 9 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (1)

 Ricordando il prof. Anton Blok

La società civile e le associazioni
locali continuano ai nostri giorni  a
promuovere iniziative di contrasto
culturale. Movimenti come 
Addiopizzo operano attivamente
per sostenere le vittime del racket
e favorire una cultura della legalità.

La mafia siciliana (Cosa Nostra) nasce nell'Ottocento come sistema di privatizzazione della violenza. Si sviluppa nei latifondi della Sicilia occidentale – tra Palermo, Agrigento e Trapani – dove i proprietari (generalmente assenti o comunque incapaci di proteggere i propri interessi) delegavano la gestione dei terreni e l'ordine pubblico a mediatori violenti, i gabellotti

 Questi mediatori imposero il loro controllo sul territorio attraverso l'estorsione (il pizzo) e l'intimidazione. Divennero noti come "uomini d'onore" e crearono una rete di potere basata su regole non scritte come l'omertà (il silenzio) e la protezione reciproca.

 Dopo l'Unità d'Italia nel 1860, lo Stato ebbe enormi difficoltà ad affermare la propria autorità in Sicilia. La mafia, da semplice rete di criminalità locale, si trasformò in un sistema di intermediazione parassitaria tra la società contadina e lo Stato. Sfruttando la capacità di controllare vaste fasce di popolazione, i mafiosi offrirono pacchetti di voti ai politici in cambio di immunità e favori. Divennero frequentemente e diffusamente gli unici a garantire "ordine" nelle campagne, punendo i furti e risolvendo dispute, in cambio di obbedienza e sottomissione. 

 La transizione della mafia dalle aree rurali alle grandi città è avvenuta principalmente a partire dagli anni '50 e '60 del Novecento. In questo periodo, Cosa Nostra ha abbandonato la sua storica vocazione di "polizia privata" dei latifondi per riciclarsi come potente impresa criminale ed economica radicata nei grandi centri urbani.

  Il passaggio alla città coincise con il "sacco di Palermo" e il boom economico degli anni '50 e '60. La mafia si spostò nei centri urbani per infiltrarsi in nuovi settori altamente redditizi:

  Edilizia e appalti: Attraverso la speculazione e il controllo delle licenze, la mafia ha riciclato denaro sporco.

 Traffico di stupefacenti: I proventi del contrabbando e del narcotraffico internazionale hanno trasformato le cosche in vere e proprie holding finanziarie.

    Controllo politico: Istituendo solidi legami con la pubblica amministrazione e il ceto politico, la mafia è diventata un'entità in grado di orientare appalti e flussi di cassa.

   Nelle città, la suddivisione del potere si è riorganizzata su base territoriale attraverso le "famiglie" coordinate da una Commissione. Successivamente, questa espansione ha varcato i confini regionali, portando le mafie (come 'Ndrangheta, Cosa Nostra e camorra) a radicarsi nel Nord Italia e sui mercati finanziari internazionali.

=====

Ricorrendo alle pubblicazioni di Anton Blok, Francesco Renda, Fiandaca/Costantino, Giuseppe Carlo Marino ed altri, contiamo -per qualche tempo- di tracciare in particolare la vicenda latifondistica (e non solo essa) nell’area più prossima a Contessa Entellina.

mercoledì 20 maggio 2026

Contessa Entellina si svuota

 Chi ha superato i cinquant’anni/sessant’anni ed oltre,  e vive a Contessa ha ricordi dei compagni di scuola elementare, anzi conserva foto di gruppo delle classi dalla prima alla quinta classe. 

  In prima elementare, e’ il ricordo di chi scrive,  la classe maschile era composta da sessanta ragazzi e il maestro era Pasquale Caruso. In quinta, nell’arco di appena quattro/cinque anni il numero dei componenti della classe si era ridotta, non in quanto era avvenuta una selezione. No! In quel finire degli anni cinquanta era accaduto che l’emigrazione di intere famiglie aveva iniziato a svuotare Contessa. In classe quinta maschile ci ritrovammo infatti in appena tredici (13) ragazzi col maestro Di Lorenzo, un insegnante di Piana degli Albanesi.

Le aree interne della
Sicilia subiscono da
decenni un forte
spopolamento
. 
L'entroterra racchiude
diversi borghi fantasma
disabitati, spesso
abbandonati a causa di
calamità naturali, crisi
delle attività  o
migrazioni di massa
verso le coste e il Nord
Italia

  La scuola media, all’inizio degli anni sessanta fu istituita col primo governo di centro-sinistra, voluto dal partito socialista allora guidato da Pietro Nenni. Ma questa sarà un’altra Storia. E avremo tempo per riflettere quanto sul piano umano-sociale accadeva, in quell’inizio degli anni sessanta.

 Ricordiamo, per intanto, che l’emigrazione ha fatto sì che oggi degli antichi sessanta ragazzi maschili della prima elementare, tutti immortalati in una foto col maestro Pasqualino, a Contessa siamo rimasti appena quattro anzianotti/pensionati. Certo di alcuni sappiamo che sono deceduti, ma in tanti oggi vivono in Australia, in Venezuela, in Germania, in Svizzera, persino in Spagna e in Argentina.

 Perché sul blog questa evocazione? 

Perché ne’ i governi italiani, ne’ gli amministratori meridionali si sono mai posti fra gli obiettivi la ri-vitalizzazione del nostro Mezzogiorno. Certo, i tanti Belfiore, Di Martino, etc., sindaci del Belice nel periodo post-sisma ‘68, si posero innanzi il quadro di rinascita e trovarono ascolto al livello governativo mobilitando la popolazione. E frenarono per alcuni decenni il fenomeno migratorio. E poi ? Venuti meno i Di Martino, i Belfiore, i Montalbano etc. che possedevano “visione politica” è venuta meno la mobilitazione sociale della Valle, che aveva mostrato una realtà umana arretratissima della Sicilia anni sessanta, e senza quei “politici” tutto si è bloccato, o meglio normalizzato ai tempi della Sicilia di sempre. Oggi siamo ai politicanti che chiedono, ed ottengono finanziamenti dai livelli di potere superiore, per festeggiare il nulla piuttosto che agevolare i servizi di crescita  sociale ed economica. I politici dei nostri giorni (nella gran parte, ovviamente non tutti) puntano a promuovere la loro figura proponendo alle piazze cantanti, palchi, sfilate e irragionevolezze in una zona, l’interno dell’Isola,  che annualmente perde giovani con titoli di studio che vanno nel Nord del Paese e nel contesto UE.

(Segue)

—-

Su questa pagina vorremmo risvegliare il senso della civica dignità, contro le offese che arrivano dallo sperpero del denaro pubblico.

venerdì 24 aprile 2026

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia (2)

 

Il dopoguerra della Prima Guerra
Mondiale (1919-1920) in Europa fu
un periodo di profonda crisi sistemica
e radicale trasformazione,
caratterizzato da 
disillusione culturale,
instabilità economica (inflazione,
disoccupazione) e una svolta verso
la politica di massa
. L'Europa perde
la sua centralità economica a favore
degli Stati Uniti, mentre il crollo di
quattro imperi (tedesco, austro-ungarico,
russo, ottomano) ridisegna la mappa
con nuovi Stati nazioni.

L'ingresso massiccio delle donne nel
mercato del lavoro (fabbriche) durante
il conflitto portò a una nuova autonomia
economica e sociale, inclusa la
conquista del diritto di voto in
diversi Paesi (es. Germania,
Regno Unito).

La società si massifica, con la
crescita di sindacati, partiti
socialisti, cattolici e movimenti
nazionalisti radicali, criticando
la vecchia classe dirigente liberale.








Le novità del Novecento. 

La prima guerra mondiale lasciò i suoi segni culturali ed economici e politici sopratutto nel vecchio continente per più ragioni:

1) Le trasformazioni sociali più radicali  dell’anteguerra (di cui la più traumatica fu la conversione di milioni di contadini in operai industriali) avvennero e si concentrarono proprio in Europa.  E vedremo che ciò non avvenne senza traumi. Sembrerà strano, ma l’immensa ondata migratoria dai paesi europei (per quanto più  ci interessa dalla Sicilia) verso gli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento non costituì per quel paese occasione se non di espandere  e complicare ulteriormente la società di tipo tradizionale da cui provenivano.

2) I paesi europei subirono più direttamente di altri le conseguenze negative della prima guerra mondiale. Nello scenario va inserita la rivoluzione bolscevica che influì sopratutto nella parte orientale del vecchio continente.

3) L’Europa, insieme all’America del Nord, divenne culla della nascente “cultura popolare” che lungo il Novecento si sarebbe diffusa in ogni angolo del pianeta, grazie ai nuovi mezzi di informazione e al contributo delle nuove tecnologie informatiche.

4) Le vecchie ideologie e culture sociali conservatrici, che si basavano sull’ordine socio-economico rurale iniziarono il loro irreversibile declino.

5) I partiti nazional-liberali contendevano ai conservatori, oltre che alla Chiesa Cattolica, i consensi ed il controllo delle nuove classi operaie inurbate.

6) Nei paesi dove l’affermarsi dell’economia industriale era più solida e la prima guerra mondiale aveva lasciato  ferite profonde, il contesto sociale iniziò ad assistere ad alleanze che vedevano scontrarsi forze nazionaliste e inizialmente pure liberali contro presunte minacce socialiste.

    Vedremo cosa accadeva sul piano più prettamente culturale. 

(Segue)

martedì 14 aprile 2026

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia

La novità del Novecento. 


La cultura politica nel primo 
dopoguerra (1919-1939, periodo 
interbellico) è stata
profondamente segnata dalla 
crisi del liberalismo classico e 
dalla “brutalizzazione della 
politica, fenomeno che ha visto 
l'ascesa di regimi autoritari, 
ideologie di massa e una 
profonda revisione dei valori 
democratici europei.

 










All’alba del Novecento le ideologie in campo politico progressiste erano tre: il nazionalismo, il liberalismo e il socialismo. 


-La prima tendenza affermava il principio di autodeterminazione dei popoli (definiti come tali da una storia, una patria o una cultura comune, o piuttosto da tutti questi elementi messi assieme) e rappresentava un pericolo per la dominazione di tipo imperiale o coloniale. 

-La seconda corrente di pensiero, proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, era una minaccia per i precetti e la prassi dell'assolutismo, nonché, secondo alcuni, per l'imperialismo.

-Il terzo orientamento propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una "comunità" o "comune", si opponeva alle prime due ideologie: secondo i socialisti, infatti, il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo settecentesco, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni del XVII  secolo.


=Principio base del nazionalismo era l'autenticità, da ricercarsi nella lingua, nelle tradizioni e nel coraggio della gente comune, e soprattutto delle popolazioni non ancora inglobate in quella che i commentatori settecenteschi avevano definito nuova "società commerciale". 

= I liberali perseguivano gli ideali d'indipendenza individuale e di libertà di giudizio, che si esprimevano al meglio proprio nell'ambito della società commerciale. I mezzi d'elezione per divulgare tali convinzioni divennero le opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull'oppressione, e forme d'arte caratterizzate da un più spiccato realismo.

=Il socialismo, invece, si prefiggeva il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti dalla società commerciale. La letteratura ispirata a questi ideali profetizzava un futuro più totalizzante, frutto di processi evolutivi oppure di drastiche rivoluzioni. L’arte socialista era orientata verso il realismo, ma, a differenza di quella liberale, si rivolgeva di preferenza alla gente comune.


Esistevano comunque elementi di convergenza. Vi erano nazionalisti di orientamento liberale e altri di stampo conservatore; alcuni liberali vedevano il socialismo come un'evoluzione del liberalismo, e certi socialisti condividevano l'importanza che il liberalismo attribuiva al progresso economico. 


Le compenetrazioni fra le varie posizioni ideologiche mutarono durante la Prima Guerra Mondiale e nel periodo successivo. L'Internazionale socialista si dissolse all'inizio del conflitto e i bolscevichi russi non riuscirono, alla fine della guerra, a mobilitare quella rivoluzione su scala europea che nel loro intento avrebbe affrancato dal dominio imperialistico i "popoli dell'Est", secondo i dettami di Lenin. I socialisti furono pertanto costretti ad abbandonare momentaneamente le aspirazioni internazionaliste e a concentrarsi sulla promozione del socialismo in una nazione alla volta, trovando degli alleati proprio nei tanto disprezzati nazionalisti. Da parte loro, i liberali si ritrovarono scoraggiati dalla rivoluzione bolscevica in Russia e dalla condizione di maggiore fragilità in cui versava ora l'intera economia mondiale. Era un periodo che richiedeva ripensamenti da parte di tutti.


A uscire rinfrancati dalla guerra furono i nuovi movimenti indipendentisti delle colonie asiatiche e africane, che trassero coraggio dal crollo degli imperi austro-ungarico e ottomano e dalla conseguente realizzazione delle ambizioni nazionalistiche in Europa centro-orientale, nonché dalla ferma opposizione statunitense alle potenze imperiali appartenenti allo schieramento vittorioso, intenzionate a spartirsi e ricolonizzare i territori tedeschi e ottomani in Africa e in Medio Oriente. 

In India e nel Sud-est asiatico, in Cina dopo la fine del dominio coloniale nel 1911, i movimenti anticoloniali adottarono principi d'ispirazione sia nazionalista, sia socialista. Nel mondo arabo, l'Islam fu posto a base di un'identità nazionale, fornendo un quadro di riferimento morale e costituzionale per lo sviluppo di un nazionalismo con basi territoriali più ampie. 


Gli intellettuali del Sud America non subirono le sconvolgenti conseguenze del conflitto mondiale, e rimasero ancorati, insieme al Messico (teatro di una lunga rivoluzione influenzata dai principi del socialismo agrario) alla dialettica ottocentesca fra il concetto di libertà vigente nel mondo antico e il concetto di libertà del mondo moderno.