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lunedì 24 agosto 2026

Evocando la gestualità del mondo contadino

 Quando non si usava la parola esplicita

I contadini poeti nella Sicilia del
Novecento 
rappresentano una
voce autentica e profonda della
civiltà contadina, legata alla terra,
alle lotte sociali e al mondo dei
dialetti
. Figure come Ignazio
Buttitta, cantore della protesta
e della dignità popolare, e i
poeti anonimi o minori delle
feste di piazza e della tradizione
rurale hanno usato la poesia
come strumento di riscatto, fatica
e memoria.
A Contessa Entellina vi erano
più figure che seppero interpretare
la durezza dei tempi e
pure lasciavano trasparire
nei loro versi la cattiveria
di chi approfittava dei
ruoli di potere e 
frequentemente di 
prepotenza.






Fra le memorie che conservo e risalenti a decine di anni fa, ci sono personaggi, figure locali di Contessa Entellina, che e’ difficile dimenticare. Ai nostri giorni quelle figure, col loro modo di parlare (recitare), di evocare tempi andati e personaggi storici di Contessa Entellina li avremmo annoverati come figure del Teatro-Azione. In questa forma di recita si mette in discussione la centralità della parola e del testo e si sposta il fuoco dell’evento scenico sulla voce, sulla recita e sul corpo dell’attore come luogo primario di senso.

  Era la voce, il corpo e l’organismo che agiva e che produceva significato attraverso il movimento, la tensione muscolare, il ritmo del respiro. La gestualità (un po’ tipica della civiltà contadina) si caricava così di un valore autonomo, quasi linguistico: un alfabeto fisico capace di comunicare senza mediazione verbale, spesso ai limiti della resistenza fisica e dell’improvvisazione.

 La gestualità nel mondo contadino siciliano prima della Seconda Guerra Mondiale e poi per qualche tempo ancora ( meno di un paio di decenni) era un vero e proprio linguaggio visivo e comunitario. Sostituiva o rafforzava le parole, regolava i rapporti sociali, esprimeva rispetto, onore, fede religiosa e serviva pure a comunicare a distanza nei campi aperti. Gesti ampi del braccio o fischi codificati servivano a parlarsi da un fondo all'altro della valle senza urlare. 

 Togliere la coppola o toccarla appena con due dita era il segno basilare di riverenza verso il proprietario terriero, il medico o il prete del paese. Nelle fiere del bestiame ( da noi, a Contessa E. 8 maggio e 9 settembre), gli accordi si chiudevano spesso con una stretta di mano vigorosa protetta da un fazzoletto per non mostrare ad altri la cifra pattuita o per suggellare l'onore della parola data.

Fra i ricordi, collegati a specifici personaggi locali, c’e’ un modo comunicativo di silenzio espressivo: spesso bastava un cenno del mento verso l'alto per dire "no" o un movimento della mano a palpa in giù per calmare qualcuno.

 


  


sabato 22 agosto 2026

La Sicilia, terra dei contrari?

Giuseppe Carlo Marino è nato nel
capoluogo siciliano, si trasferì a
Firenze e nel 1962 conseguì la
laurea in Scienze politiche. Il
grande amore per la Sicilia
lo portò ad elaborare la tesi
Sinistra siciliana dopo
il Risorgimento ed ebbe
anche una menzione
dell'Istituto Cesare Alfieri.
Marino, a Firenze, conobbe
Giorgio La Pira, Mario Luzi e
Nicola Pistelli e nel 1970 tornò
a Palermo, divenendo assistente
di Storia del Risorgimento
all'università di Palermo e poco
dopo professore incaricato di
Storia moderna.
Nel 2001, poi, la cattedra
di Storia contemporanea.




Dinamiche di potere da leggere

superando antichi stereotipi culturali.

 La Sicilia è una terra di contrari e di profondi contrasti, una definizione che riflette perfettamente la sua natura geografica, culturale e sociale, tanto da spingere grandi scrittori come Luigi Pirandello a definirla non un'isola, ma un vero e proprio "paradosso". Questa terra, la nostra terra, unisce elementi opposti in un equilibrio unico, dove la bellezza mozzafiato convive costantemente con enormi contraddizioni.

Giuseppe Carlo Marino (1939-2024), e’ stato un noto storico ed emerito dell'Università di Palermo che ha ampiamente analizzato la Sicilia descrivendola come una struttura storica basata su profonde contraddizioni sociali, politiche e culturali. E’ stato un pioniere nello studio della mafia intesa non come semplice criminalità comune, ma come un blocco di potere organico ed economico cresciuto in parallelo e in contrasto con le istituzioni ufficiali. Nei suoi numerosi saggi (come L'ideologia sicilianista del 1972), ha smontato il mito della Sicilia "vittima passiva" della storia, evidenziando come le classi dirigenti locali abbiano frequentemente cavalcato l'orgoglio isolano per difendere i propri privilegi conservatori contro la modernizzazione. Ha anche raccontato la coesistenza paradossale di spinte progressiste radicali (le lotte contadine del secondo dopo-guerra e i movimenti sindacali) e le resistenze feudali, sfociate in quella che ha definito la drammatica catena della "La Sicilia delle stragi“.

Temi chiave della sua ricerca:

== La Mafia come sistema di potere: rifiuto dell'idea di mafia come semplice "criminalità comune" o fenomeno folcloristico, interpretandola invece come classe dirigente consociativa.

== Storia delle vittime: focus storiografico sulle masse popolari, sui lavoratori e sui servitori dello Stato che hanno pagato il prezzo del sangue nella terra delle stragi.

== Uso pubblico della storia: impegno costante nella divulgazione e nel movimento antimafia culturale, collaborando anche con la RAI.

- - -

La Sicilia, terra dei contrari, intendiamo di tanto in tanto leggerla col bagaglio culturale di tanti autorevoli scrittori, siciliani e non, del fenomeno della Mafia. Intendiamo -ovviamente- esplorare il pensiero del prof. Anton Blok che sulla vicenda storica latifondistica locale di Contessa Entellina  (e non solo)  ha dedicato una opera diffusa in tutti i paesi dell’emisfero occidentale. Iniziamo intanto conoscendo il profilo culturale del prof. Giuseppe Carlo Marino, storico dell’Università di Palermo.


giovedì 23 luglio 2026

Noi siciliani

 

L'associazionismo civile
e i movimenti antimafia
sono molto attivi nel
tessuto sociale, sebbene
si registri una minoranza di
cittadini che partecipa con
continuità alle iniziative di
sensibilizzazione. Il
cambiamento culturale è
in atto, ma la totale
eradicazione del fenomeno
rimane una sfida aperta.




La mafia c’e’ ancora?

I siciliani non hanno abbandonato il fenomeno, ma la mafia ha modificato radicalmente il suo modus operandi. Oggi Cosa nostra è meno visibile per le strade, ma continua a infiltrarsi nel tessuto economico attraverso la corruzione, il riciclaggio e la gestione dei fondi pubblici, piuttosto che con le stragi. Sebbene sia, sotto alcuni profili, in declino rispetto agli anni Novanta, il suo radicamento sociale e culturale persiste in più contesti. 

Le principali dinamiche attuali mostrano: 1) La criminalità organizzata si concentra su colletti bianchi, appalti e finanza, sfruttando le debolezze delle istituzioni, 2) La Sicilia ha registrato un numero relativamente elevato di scioglimenti di enti locali a causa di infiltrazioni, confermando una forte ingerenza nel voto e nella gestione pubblica, 3) Se da un lato l'Antimafia istituzionale opera con sequestri e confische, dall'altro nascono iniziative regionali e progetti come Liberi di scegliere per sottrarre i giovani alle famiglie mafiose:  l’obiettivo dovrebbe essere quello di offrire a minori, giovani e famiglie intrappolati in contesti di criminalità organizzata la possibilità concreta di costruirsi una vita lontano dall'illegalità attraverso un sistema coordinato di misure di protezione sociale, sostegno scolastico e formativo.

Il concetto di “mafia” è piuttosto vasto e sotto certi aspetti complesso. Parecchie sono le scienze umane che di essa si occupano (storia, antropologia, sociologia, politologia, economia, criminologia, diritto ….).

Sul blog dedicheremo alcune pagine al fenomeno che non è affatto lontano dalla terra di Sicilia e nel contempo renderemo omaggio ad un personaggio che ci fu amico, il prof. Anton Blok, antropologo olandese che a Contessa visse per parecchio tempo.

venerdì 10 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (2)


La Legge 3 luglio 1875,
 n. 2580
 (pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 157 dell'8
luglio 1875) fu varata dal
governo come misura
temporanea ed eccezionale
per reprimere il grave
fenomeno del brigantaggio
e della criminalità
organizzata nelle province
del Mezzogiorno.
Il suo articolo unico stabiliva
l'applicazione di 
provvedimenti
speciali e straordinari di
pubblica sicurezza
 (tra cui il
domicilio coatto, i rigidi
controlli sui passaporti e le
restrizioni per i vagabondi)
 fino al 1° luglio 1876 nelle
zone in cui l'ordine pubblico
era maggiormente turbato
da omicidi, grassazioni ed
estorsioni.
La funzione originaria di
queste norme confluì poi nel
tempo all'interno del sistema
di Pubblica Sicurezza.





 Ricordando il prof. Anton Blok

Era il 3 giugno 1875 quando, probabilmente per la prima volta nella Storia italiana, alla Camera dei deputati, nell’intento di combattere  la mafia e la camorra, inizia un lungo e in qualche modo appassionato dibattito sui provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza proposti il 5 dicembre  1874 dal ministro degli interni Girolamo Canteli. 

La Sinistra Storica, guidata da Agostino De Pretis, si oppose al progetto di dare poteri eccezionali di polizia (fra i quali l’arresto preventivo) alle autorità militari e di attribuire ai prefetti il potere di inviare al domicilio coatto le persone sospette, e chiede misure di risanamento economico e sociale.

L’arbereshe Francesco Crispi afferma che il governo, e non “la natura dei luoghi e gli istinti degli abitanti” e’  responsabile dell’aumento dei reati in Sicilia.

Luigi La Porta, deputato del collegio di Agrigento, denuncia il progetto come antiliberale e offensivo della Sicilia. 

Diego Tajani, già procuratore generale della Corte d’appello di Palermo, accusa il governo di connivenza con le organizzazioni mafiose.

Il dibattito viene temporaneamente sospeso in attesa dell’esito di un’inchiesta parlamentare sulle condizioni della Sicilia.

Il governo rinuncia al progetto di legge  e incarica una Commissione parlamentare di prepararne uno stralcio da ripresentare alla Camera.

Era il 16 giugno 1875 quando la Camera approva l’articolo unico, stralcio del progetto di legge sui provvedimenti di pubblica sicurezza, presentato da Giuseppe Pisanelli. Il progetto non si riferisce esplicitamente alla Sicilia, ma da’ al governo la facoltà di istituire nelle province dove l’ordine pubblico sia gravemente turbato delle giunte, presiedute dai prefetti, con potere di inviare  al domicilio coatto da uno a cinque anni  le persone ammonite e sottoposte alla sorveglianza della polizia. In segno di protesta la sinistra non e’ presente alla seduta parlamentare.

A Palermo dimostrazioni  contro la legge si concludono con violenti scontri con le forze dell’ordine. Il Senato approverà l’articolo unico  il 29 giugno, respingendo una proposta di sospensiva  firmata da venti senatori.

giovedì 9 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (1)

 Ricordando il prof. Anton Blok

La società civile e le associazioni
locali continuano ai nostri giorni  a
promuovere iniziative di contrasto
culturale. Movimenti come 
Addiopizzo operano attivamente
per sostenere le vittime del racket
e favorire una cultura della legalità.

La mafia siciliana (Cosa Nostra) nasce nell'Ottocento come sistema di privatizzazione della violenza. Si sviluppa nei latifondi della Sicilia occidentale – tra Palermo, Agrigento e Trapani – dove i proprietari (generalmente assenti o comunque incapaci di proteggere i propri interessi) delegavano la gestione dei terreni e l'ordine pubblico a mediatori violenti, i gabellotti

 Questi mediatori imposero il loro controllo sul territorio attraverso l'estorsione (il pizzo) e l'intimidazione. Divennero noti come "uomini d'onore" e crearono una rete di potere basata su regole non scritte come l'omertà (il silenzio) e la protezione reciproca.

 Dopo l'Unità d'Italia nel 1860, lo Stato ebbe enormi difficoltà ad affermare la propria autorità in Sicilia. La mafia, da semplice rete di criminalità locale, si trasformò in un sistema di intermediazione parassitaria tra la società contadina e lo Stato. Sfruttando la capacità di controllare vaste fasce di popolazione, i mafiosi offrirono pacchetti di voti ai politici in cambio di immunità e favori. Divennero frequentemente e diffusamente gli unici a garantire "ordine" nelle campagne, punendo i furti e risolvendo dispute, in cambio di obbedienza e sottomissione. 

 La transizione della mafia dalle aree rurali alle grandi città è avvenuta principalmente a partire dagli anni '50 e '60 del Novecento. In questo periodo, Cosa Nostra ha abbandonato la sua storica vocazione di "polizia privata" dei latifondi per riciclarsi come potente impresa criminale ed economica radicata nei grandi centri urbani.

  Il passaggio alla città coincise con il "sacco di Palermo" e il boom economico degli anni '50 e '60. La mafia si spostò nei centri urbani per infiltrarsi in nuovi settori altamente redditizi:

  Edilizia e appalti: Attraverso la speculazione e il controllo delle licenze, la mafia ha riciclato denaro sporco.

 Traffico di stupefacenti: I proventi del contrabbando e del narcotraffico internazionale hanno trasformato le cosche in vere e proprie holding finanziarie.

    Controllo politico: Istituendo solidi legami con la pubblica amministrazione e il ceto politico, la mafia è diventata un'entità in grado di orientare appalti e flussi di cassa.

   Nelle città, la suddivisione del potere si è riorganizzata su base territoriale attraverso le "famiglie" coordinate da una Commissione. Successivamente, questa espansione ha varcato i confini regionali, portando le mafie (come 'Ndrangheta, Cosa Nostra e camorra) a radicarsi nel Nord Italia e sui mercati finanziari internazionali.

=====

Ricorrendo alle pubblicazioni di Anton Blok, Francesco Renda, Fiandaca/Costantino, Giuseppe Carlo Marino ed altri, contiamo -per qualche tempo- di tracciare in particolare la vicenda latifondistica (e non solo essa) nell’area più prossima a Contessa Entellina.

mercoledì 20 maggio 2026

Contessa Entellina si svuota

 Chi ha superato i cinquant’anni/sessant’anni ed oltre,  e vive a Contessa ha ricordi dei compagni di scuola elementare, anzi conserva foto di gruppo delle classi dalla prima alla quinta classe. 

  In prima elementare, e’ il ricordo di chi scrive,  la classe maschile era composta da sessanta ragazzi e il maestro era Pasquale Caruso. In quinta, nell’arco di appena quattro/cinque anni il numero dei componenti della classe si era ridotta, non in quanto era avvenuta una selezione. No! In quel finire degli anni cinquanta era accaduto che l’emigrazione di intere famiglie aveva iniziato a svuotare Contessa. In classe quinta maschile ci ritrovammo infatti in appena tredici (13) ragazzi col maestro Di Lorenzo, un insegnante di Piana degli Albanesi.

Le aree interne della
Sicilia subiscono da
decenni un forte
spopolamento

L'entroterra racchiude
diversi borghi fantasma
disabitati, spesso
abbandonati a causa di
calamità naturali, crisi
delle attività  o
migrazioni di massa
verso le coste e il Nord
Italia

  La scuola media, all’inizio degli anni sessanta fu istituita col primo governo di centro-sinistra, voluto dal partito socialista allora guidato da Pietro Nenni. Ma questa sarà un’altra Storia. E avremo tempo per riflettere quanto sul piano umano-sociale accadeva, in quell’inizio degli anni sessanta.

 Ricordiamo, per intanto, che l’emigrazione ha fatto sì che oggi degli antichi sessanta ragazzi maschili della prima elementare, tutti immortalati in una foto col maestro Pasqualino, a Contessa siamo rimasti appena quattro anzianotti/pensionati. Certo di alcuni sappiamo che sono deceduti, ma in tanti oggi vivono in Australia, in Venezuela, in Germania, in Svizzera, persino in Spagna e in Argentina.

 Perché sul blog questa evocazione? 

Perché ne’ i governi italiani, ne’ gli amministratori meridionali si sono mai posti fra gli obiettivi la ri-vitalizzazione del nostro Mezzogiorno. Certo, i tanti Belfiore, Di Martino, etc., sindaci del Belice nel periodo post-sisma ‘68, si posero innanzi il quadro di rinascita e trovarono ascolto al livello governativo mobilitando la popolazione. E frenarono per alcuni decenni il fenomeno migratorio. E poi ? Venuti meno i Di Martino, i Belfiore, i Montalbano etc. che possedevano “visione politica” è venuta meno la mobilitazione sociale della Valle, che aveva mostrato una realtà umana arretratissima della Sicilia anni sessanta, e senza quei “politici” tutto si è bloccato, o meglio normalizzato ai tempi della Sicilia di sempre. Oggi siamo ai politicanti che chiedono, ed ottengono finanziamenti dai livelli di potere superiore, per festeggiare il nulla piuttosto che agevolare i servizi di crescita  sociale ed economica. I politici dei nostri giorni (nella gran parte, ovviamente non tutti) puntano a promuovere la loro figura proponendo alle piazze cantanti, palchi, sfilate e irragionevolezze in una zona, l’interno dell’Isola,  che annualmente perde giovani con titoli di studio che vanno nel Nord del Paese e nel contesto UE.

(Segue)

—-

Su questa pagina vorremmo risvegliare il senso della civica dignità, contro le offese che arrivano dallo sperpero del denaro pubblico.

venerdì 24 aprile 2026

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia (2)

 

Il dopoguerra della Prima Guerra
Mondiale (1919-1920) in Europa fu
un periodo di profonda crisi sistemica
e radicale trasformazione,
caratterizzato da 
disillusione culturale,
instabilità economica (inflazione,
disoccupazione) e una svolta verso
la politica di massa
. L'Europa perde
la sua centralità economica a favore
degli Stati Uniti, mentre il crollo di
quattro imperi (tedesco, austro-ungarico,
russo, ottomano) ridisegna la mappa
con nuovi Stati nazioni.

L'ingresso massiccio delle donne nel
mercato del lavoro (fabbriche) durante
il conflitto portò a una nuova autonomia
economica e sociale, inclusa la
conquista del diritto di voto in
diversi Paesi (es. Germania,
Regno Unito).

La società si massifica, con la
crescita di sindacati, partiti
socialisti, cattolici e movimenti
nazionalisti radicali, criticando
la vecchia classe dirigente liberale.








Le novità del Novecento. 

La prima guerra mondiale lasciò i suoi segni culturali ed economici e politici sopratutto nel vecchio continente per più ragioni:

1) Le trasformazioni sociali più radicali  dell’anteguerra (di cui la più traumatica fu la conversione di milioni di contadini in operai industriali) avvennero e si concentrarono proprio in Europa.  E vedremo che ciò non avvenne senza traumi. Sembrerà strano, ma l’immensa ondata migratoria dai paesi europei (per quanto più  ci interessa dalla Sicilia) verso gli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento non costituì per quel paese occasione se non di espandere  e complicare ulteriormente la società di tipo tradizionale da cui provenivano.

2) I paesi europei subirono più direttamente di altri le conseguenze negative della prima guerra mondiale. Nello scenario va inserita la rivoluzione bolscevica che influì sopratutto nella parte orientale del vecchio continente.

3) L’Europa, insieme all’America del Nord, divenne culla della nascente “cultura popolare” che lungo il Novecento si sarebbe diffusa in ogni angolo del pianeta, grazie ai nuovi mezzi di informazione e al contributo delle nuove tecnologie informatiche.

4) Le vecchie ideologie e culture sociali conservatrici, che si basavano sull’ordine socio-economico rurale iniziarono il loro irreversibile declino.

5) I partiti nazional-liberali contendevano ai conservatori, oltre che alla Chiesa Cattolica, i consensi ed il controllo delle nuove classi operaie inurbate.

6) Nei paesi dove l’affermarsi dell’economia industriale era più solida e la prima guerra mondiale aveva lasciato  ferite profonde, il contesto sociale iniziò ad assistere ad alleanze che vedevano scontrarsi forze nazionaliste e inizialmente pure liberali contro presunte minacce socialiste.

    Vedremo cosa accadeva sul piano più prettamente culturale. 

(Segue)

martedì 14 aprile 2026

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia

La novità del Novecento. 


La cultura politica nel primo 
dopoguerra (1919-1939, periodo 
interbellico) è stata
profondamente segnata dalla 
crisi del liberalismo classico e 
dalla “brutalizzazione della 
politica, fenomeno che ha visto 
l'ascesa di regimi autoritari, 
ideologie di massa e una 
profonda revisione dei valori 
democratici europei.

 










All’alba del Novecento le ideologie in campo politico progressiste erano tre: il nazionalismo, il liberalismo e il socialismo


-La prima tendenza affermava il principio di autodeterminazione dei popoli (definiti come tali da una storia, una patria o una cultura comune, o piuttosto da tutti questi elementi messi assieme) e rappresentava un pericolo per la dominazione di tipo imperiale o coloniale. 

-La seconda corrente di pensiero, proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, era una minaccia per i precetti e la prassi dell'assolutismo, nonché, secondo alcuni, per l'imperialismo.

-Il terzo orientamento propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una "comunità" o "comune", si opponeva alle prime due ideologie: secondo i socialisti, infatti, il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo settecentesco, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni del XVII  secolo.


=Principio base del nazionalismo era l'autenticità, da ricercarsi nella lingua, nelle tradizioni e nel coraggio della gente comune, e soprattutto delle popolazioni non ancora inglobate in quella che i commentatori settecenteschi avevano definito nuova "società commerciale". 

= I liberali perseguivano gli ideali d'indipendenza individuale e di libertà di giudizio, che si esprimevano al meglio proprio nell'ambito della società commerciale. I mezzi d'elezione per divulgare tali convinzioni divennero le opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull'oppressione, e forme d'arte caratterizzate da un più spiccato realismo.

=Il socialismo, invece, si prefiggeva il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti dalla società commerciale. La letteratura ispirata a questi ideali profetizzava un futuro più totalizzante, frutto di processi evolutivi oppure di drastiche rivoluzioni. L’arte socialista era orientata verso il realismo, ma, a differenza di quella liberale, si rivolgeva di preferenza alla gente comune.


Esistevano comunque elementi di convergenza. Vi erano nazionalisti di orientamento liberale e altri di stampo conservatore; alcuni liberali vedevano il socialismo come un'evoluzione del liberalismo, e certi socialisti condividevano l'importanza che il liberalismo attribuiva al progresso economico. 


Le compenetrazioni fra le varie posizioni ideologiche mutarono durante la Prima Guerra Mondiale e nel periodo successivo. L'Internazionale socialista si dissolse all'inizio del conflitto e i bolscevichi russi non riuscirono, alla fine della guerra, a mobilitare quella rivoluzione su scala europea che nel loro intento avrebbe affrancato dal dominio imperialistico i "popoli dell'Est", secondo i dettami di Lenin. I socialisti furono pertanto costretti ad abbandonare momentaneamente le aspirazioni internazionaliste e a concentrarsi sulla promozione del socialismo in una nazione alla volta, trovando degli alleati proprio nei tanto disprezzati nazionalisti. Da parte loro, i liberali si ritrovarono scoraggiati dalla rivoluzione bolscevica in Russia e dalla condizione di maggiore fragilità in cui versava ora l'intera economia mondiale. Era un periodo che richiedeva ripensamenti da parte di tutti.


A uscire rinfrancati dalla guerra furono i nuovi movimenti indipendentisti delle colonie asiatiche e africane, che trassero coraggio dal crollo degli imperi austro-ungarico e ottomano e dalla conseguente realizzazione delle ambizioni nazionalistiche in Europa centro-orientale, nonché dalla ferma opposizione statunitense alle potenze imperiali appartenenti allo schieramento vittorioso, intenzionate a spartirsi e ricolonizzare i territori tedeschi e ottomani in Africa e in Medio Oriente. 

In India e nel Sud-est asiatico, in Cina dopo la fine del dominio coloniale nel 1911, i movimenti anticoloniali adottarono principi d'ispirazione sia nazionalista, sia socialista. Nel mondo arabo, l'Islam fu posto a base di un'identità nazionale, fornendo un quadro di riferimento morale e costituzionale per lo sviluppo di un nazionalismo con basi territoriali più ampie. 


Gli intellettuali del Sud America non subirono le sconvolgenti conseguenze del conflitto mondiale, e rimasero ancorati, insieme al Messico (teatro di una lunga rivoluzione influenzata dai principi del socialismo agrario) alla dialettica ottocentesca fra il concetto di libertà vigente nel mondo antico e il concetto di libertà del mondo moderno.

martedì 7 aprile 2026

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia

 La novità del Novecento.

L’antropologia è la disciplina
scientifica che studia l’essere
umano in modo olistico, 
analizzandone le caratteristiche
fisiche, biologiche, culturali e
sociali sia nel presente che 
nel passato. Essa esplora 
l’evoluzione biologica, i
comportamenti, le 
credenze e le diverse
forme di organizzazione 
sociale, con un approccio
comparativo che va dalle
società antiche a quelle
contemporanee.







Gli studi di antropologia. Uno dei fenomeni culturali agli inizi del XX secolo è stato l'avvento di un modo nuovo di  scrivere la storia che ha comportato la descrizione e l'analisi di società che mai prima di allora erano entrate nella storia ufficiale delle nazioni. 

 Gli storici dell’Europa occidentale, del Medio Oriente, della Cina e dell’Asia meridionale, fino a quel momento, curavano prevalentemente le vicende storiche delle grandi dinastie oppure le guerre di conquiste che conducevano alla glorificazione di una nazione o di un impero.


 Raramente i gruppi subalterni, le classi sociali inferiori erano state considerate come attori di grandi eventi mondiali e le classi umane a cui appartenevano venivano, nel migliore dei casi, citate solo marginalmente.


 I primi studi etnografici degli inizi del xx secoli favorirono l'emergere di descrizioni sistematiche e analisi di  società che mai prima erano apparse nella storia ufficiale di ciascun Paese. Storici e antropologi sostengono che se oggi avessimo a disposizione simili resoconti su comunità ristrette dei periodi storici precedenti, la nostra conoscenza della vicenda umana e delle varie culture sarebbe enormemente più ricca e anche la nostra visione ed interpretazione del mondo sarebbe sicuramente diversa. 

 Per meglio intendere il senso di quanto stiamo riportando: noi contessioti, noi arbereshe d’Italia, cosa sappiamo sul vivere, sull’operare, e sul pensare dei primi profughi che per sfuggire al dominio turco arrivarono alle falde di Calatamauro? Nulla!  o quasi.


  Ovviamente non  si può  affermare in modo assoluto che prima del xx secolo non esistessero conoscenze di vita sociale su comunità ristrette.  Dopo la scoperta delle Americhe e ancor più in seguito, dopo i viaggi di James Cook in Polinesia patrocinati dalla Royal Society britannica, gli archivi coloniali europei iniziarono ad arricchirsi di informazioni, inevitabilmente con occhio e interpretazione di parte, sulle culture sottomesse (e ritenute incivili)  dalle potenze imperiali e coloniali

    Nel  XIX secolo nelle principali capitali europee sorsero varie società scientifiche con  lo scopo ufficiale  di studiare le società "primitive",  cioè i popoli e le culture poste sotto l'egida del governo imperiale britannico. 


  L'approccio allo studio di questi gruppi era influenzato dal paradigma scientifico del darwinismo, allora orientato allo studio dell'evoluzione di pratiche culturali specifiche o della cultura umana nel suo complesso. 

  I primi teorici delle scienze  umane studiavano fenomeni come l'evoluzione di forme specifiche di matrimonio o di parentela, dato che il passaggio dal matriarcato al patriarcato o viceversa rappresentava un interesse comune, e si riteneva che entrambe le forme fossero state probabilmente precedute da una promiscuità primitiva. Un altro ambito di ricerca inizialmente era costituito dall'evoluzione sequenziale della religione da forme di culto di forze soprannaturali (mana), animismo, politeismo ed enoteismo verso il monoteismo.

giovedì 2 aprile 2026

L’uomo, la società degli uomini (4)

La sociologia è considerata una 
scienza sociale empirica
. Studia
la società, le interazioni umane e i
fenomeni sociali utilizzando metodi
rigorosi, sia quantitativi che qualitativi,
per analizzare dati concreti e
verificabili, anziché basarsi su
opinioni. Mira a comprendere e
spiegare le strutture sociali.

Nonostante le sfide legate alla
complessità dei comportamenti
umani, la sociologia costruisce il
suo sapere attraverso ricerche
documentate, interpretando le
forme di vita associata.

La Sociologia, non piace ai governi autoritari.

Sta capitando ai nostri giorni (nel terzo millennio) ed è la prima volta che la sociologia, scienza scomoda, finisce nel mirino dei governi. Non solo dei governi di estrema destra.  I nazisti con Hitler cancellarono l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, costringendo docenti come Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse a migrare oltreoceano nel 1934. 

Stessa sorte in Unione Sovietica durante la tirannide stalinista, ed ovviamente nella Cina maoista, dove con tanto di provvedimento legislativo venne abolita nel 1952. In Brasile, durante la dittatura militare, scomparve in più facoltà universitarie, mentre nell’Argentina di Jorge Rafael Videla, negli anni Settanta, fu sancito su legge che le scienze sociali venivano considerate sovversive. 

In questi giorni sono gli Usa a cancellare la sociologia dalle materie obbligatorie nelle università. Sta avvenendo in Florida per decisione del governatore repubblicano Ron DeSantis e di Raymond Rodrigues, responsabile del sistema universitario statale. 

Trump ha minacciato di tagliare i fondi pubblici della ricerca a Harvard, revocando il permesso di accogliere studenti stranieri. Ma mai prima d’ora un’amministrazione si era permessa d’infrangere l’autonomia accademica nei percorsi di studio. Pratica messa in atto solo da regimi autocratici. 

In tempi oscuri la sociologia è la prima a subire la censura. Scienza moderna che avrebbe dovuto affiancare la filosofia nel comprendere e indirizzare l’umanità, la sociologia è nata per fare ordine nella società. Osservatrice imparziale (puramente oggettiva, per Max Weber) ma forse per questo poco incline ai compromessi. Intesa a proclamare la verità, quindi rivoluzionaria.

lunedì 16 marzo 2026

Vivere in Sicilia (2)

L’ampio movimento dei lavoratori
sfidava i latifondisti e le autorità,
chiedendo una radicale revisione
dei contratti di lavoro e dei patti
colonici. All’iniziale agitazione dei
braccianti si era unita anche
quella dei mezzadri, che
condividevano con i primi una
condizione miserevole e appena
al di sopra della soglia di
sussistenza.



Di cosa ci occuperemo
Ebbe a scrivere  il prof. Francesco Renda (storico e politico: Cattolica Eraclea, 18 febbraio 1922 – Palermo, 12 maggio 2013) che molta attenzione in Sicilia veniva, in anni andati, dedicata alle analisi della mafia in quanto fenomeno criminale. 

Poi aggiungeva: …sebbene la mafia sia senza dubbio un fenomeno di criminalità organizzata, non ogni criminalità organizzata è  mafia. Quel che fa la differenza è la molteplicità dei rapporti di tolleranza  e di collusione che la società nel suo insieme concede o non concede. Senza tali rapporti la criminalità non sarebbe mai divenuta mafia, e anche oggi, non sarebbe mafia. La storia della mafia è dunque solo in parte storia della criminalità. Nel complesso invece è storia dei legami che tengono insieme la criminalità con i vari comparti della società civile politica istituzionale e viceversa.

Il Fascio dei Lavoratori di
Contessa Entellina (1892-1894)
ebbe una caratterizzazione
prettamente agricola e
associo’ varie centinaia di
contadini.
Fra i leaders che si distinsero
ci fu l’allora giovane
don Ciccio LoIacono,
che in seguito,
nei primi anni venti del
‘900, sarà il primo sindaco
socialista di Contessa E.
Egli sarà costretto, ancora
prima di finire il
mandato, a lasciare
l’incarico dal sopraggiunto
regime fascista.

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Riporta il prof. Renda:

Nel Congresso di Corleone 
del luglio 1893, i contadini 
auspicarono la diffusione 
della mezzadria, antica 
forma contrattuale che 
prevedeva la divisione
del prodotto e degli utili 
tra il contadino-mezzadro e 
il latifondista del fondo, a 
proposito della quale
i socialisti temevano 
potesse favorire un rapporto 
paternalistico tra contadini 
e latifondisti.

L’iniziativa dei Fasci nelle 
campagne ebbe
di fatto  una 
dimensione sindacale e 
una dimensione politica. 










Il blog non ha il polso per affermare se oggi il fenomeno mafioso sia in Sicilia più o meno esteso di quando il professore Renda scrisse il suo prezioso testo “Storia della Mafia”, però il blog sa che la politica nell’Isola non è fra le più attente al ruolo che dovrebbe competerle nell’attenzionare l’inarrestabile flusso migratorio e la conseguente desertificazione di tutte le attività produttive nelle aree interne dell’Isola, dall’agricoltura, all’artigianato al piccolo commercio, se e’ vero che a Contessa Entellina esiste un unico esercizio commerciale alimentare con annesso panificio e a quanto ci viene segnalato nemmeno un salone dove tagliare i capelli o farsi la barba.

La finalità della pagina (Vivere in Sicilia) è quella di, per intanto, evocare storicamente l’ampio movimento dei lavoratori che a fine Ottocento sfidava i latifondisti e le autorità, chiedendo una radicale revisione dei contratti di lavoro e dei patti colonici. All’iniziale agitazione dei braccianti si unì quella dei mezzadri, che condividevano con i primi una condizione miserevole e appena al di sopra della soglia di sussistenza.

Vorremmo, sempre su questa pagina, evocare  il passato storico in generale per dare futuro alla nostra realtà sociale. L’impronta storica e in un certo senso evocativa di certa “storia” sociale, ci servirà  per immaginare fino a dove potrà arrivare l’assenza e l’inerzia politica che da anni sta caratterizzando gran parte dell’entroterra siciliano, dove denaro pubblico viene destinato a feste prive di messaggio o significato e/o portato culturale ...

La Storia avrà, su questa pagina, abbastanza spazio e i testi del prof. Renda e del prof. Anton Blok, che di vicende prepotenti accadute sul territorio di Contessa Entellina ne evocano tante, ci serviranno a meglio comprendere la realtà che dovremmo, tutti assieme cogliere e culturalmente giudicare, per quindi rigettarle.

  Cosa e’ il senso civico -su cui ci soffermeremo?  è quell’insieme di comportamenti e di atteggiamenti basati sul rispetto delle regole, delle leggi e degli altri membri dellacomunità. Esso vuole additare la responsabilità verso il bene comune, la cooperazione e la partecipazione attiva alla vita sociale, formando cittadini consapevoli che curano gli spazi pubblici; esso si sviluppa principalmente attraverso i comportamenti lineari della politica, l'educazione civica attivamente curata dalla scuola e dalla famiglia e le corrette relazioni sociali. 

   Nel 2018, ad esempio, l'84% degli italiani dichiarava di non gettare carte per strada, mentre il 74,4% degli automobilisti evitava il parcheggio in doppia fila. La mancanza di questo senso può portare a comportamenti illeciti, come la corruzione, l'evasione fiscale, ritenute meno gravi da una parte della popolazione.

  In breve: contiamo di dover stimolare l’Impegno nella vita democratica non solo attraverso il voto, ma anche  il volontariato o la segnalazione di disservizi.