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venerdì 21 agosto 2026

Parole frequenti sui media

 Jamming È una tecnica di guerra elettronica usata per disturbare o rendere inutilizzabili i segnali radio ed elettronici dell’avversario.

jamming indica principalmente
un'
interferenza elettronica
volontaria per bloccare segnali
radio
, un'improvvisazione musicale
di gruppo.
E’ usato in ambito militare o
nelle trasmissioni per impedire
la ricezione di un segnale.






In pratica, si trasmettono segnali molto forti o appositamente costruiti per «coprire» quelli che servono a un dispositivo per funzionare.

Può essere usato contro i droni, disturbandone il collegamento con il suo operatore e il Gps e altri sistemi di navigazione, impedendo al drone o a un missile di determinare la propria posizione.

- - - 

Gli sconfinamenti di droni in Romania e in Lettonia, rafforzano l’idea di una pressione multidirezionale sul fianco orientale. 

In Romania, il ripetersi di intrusioni o cadute di velivoli senza pilota legati al conflitto ha mostrato quanto sia sottile la linea tra guerra confinata e coinvolgimento territoriale degli alleati. In Lettonia, e più in generale nell’area baltica, le incursioni si inseriscono in un contesto già segnato da jamming del Gps, minacce verbali e pressioni sulle infrastrutture. Anche quando non c’è prova di un attacco deliberato, l’effetto politico resta lo stesso: mostrare che i confini orientali della Nato sono penetrabili e che l’insicurezza può essere esportata.

Secondo fonti europee di intelligence, la Russia potrebbe intensificare le operazioni ibride contro gli Stati baltici e la Polonia, ricorrendo a sabotaggi infrastrutturali o perfino a operazioni false flag. Parallelamente, sarebbero circolati avvertimenti americani sulla possibilità di future mosse russe volte a testare le difese occidentali.

giovedì 20 agosto 2026

Il bene comune?

Il bene comune indica l'insieme
di quelle condizioni di vita sociale
che permettono a tutti i singoli
cittadini, alle famiglie e ai gruppi
di raggiungere la propria pienezza.
Tuttavia, 
il concetto
cambia molto a seconda della
visione filosofica, politica ed
economica di riferimento,
generando interpretazioni
e tensioni divergenti tra loro
.


 Politica, e non solo.

Sfogliando giornali e libri di decenni passati si ha la sensazione che parole un tempo forti, autorevoli, addirittura normative (verità, ordine, patria, giustizia, disciplina, solidarietà, educazione, regola, senso ….) siano ai nostri giorni parole vuote. Evocarle da l’impressione di evocare fantasmi, persone all’antica o come si dice adesso “politicamente scorrette”.

Rinviamo ad altra occasione l’avvenuto smagliamento delle organizzazioni partitiche e politiche dei nostri giorni, e’ certo però che la rete dei rapporti umani da più tempo -si coglie- si va smagliando, i legami civici languono, le scuole culturali diffuse sui territori, se ancora esistono, sono aperte ai minimalismi, ai pensieri deboli.

Tratteggiando il mondo di periferia, se si agisce per la collettività, ci si accorge presto che la rete dei rapporti umani si smaglia, i legami culturali e sociali languono e i grandi ideali lasciano spazio solamente ai minimalismi, alle costruzioni deboli. E sapevamo che la politica deve, dovrebbe tendere a interpretare interessi di carattere generale, ma per quanto essa si adoperi (con figure non sempre opportune), stenta a chiarirne e a difenderne il senso  alto ed intero nel quale la gran parte della società possa riconoscersi, non solo come cittadini, ma anche come persone.

Così, quando vien meno il consenso interiore a ciò che lasciamo fare, il nostro tempo pur ricco di tantissime cose da fare, finisce per apparirci privo di significato, cioè di valore.

(Segue)

sabato 1 agosto 2026

Il Bene comune?

Nella repubblica teorizzata da Platone
ciascun membro deve svolgere le mansioni
che gli competono, secondo le proprie
inclinazioni naturali, e ognuno deve agire
nell’interesse della collettività. Le regole
imposte alle varie classi sociali, che appaiono
 rigide e autoritarie ai nostri occhi, nella
prospettiva platonica sono funzionali a 
evitare il prevalere degli istinti egoistici e
individualistici
. Per questo motivo, in
particolare, ai governanti sono interdetti i
vincoli familiari e il possesso di beni materiali:
essi devono operare le proprie scelte
senza che gli affetti o gli interessi privati
possano interferire con la 
responsabilità e
la 
lealtà verso lo Stato. Platone è convinto,
infatti, che le principali cause di
degenerazione dei regimi politici risiedano 
nell’ambizione, nell’avidità e nell’arbitrio,
ossia nella tendenza dei governanti a
porre al primo posto il proprio tornaconto
rispetto al benessere dei cittadini.

 Politica, e non solo.

Il bene comune indica, secondo alcuni punti di vista, tutto ciò che è utile e necessario per il benessere di tutti i membri di una comunità, come l'acqua, l'ambiente e la salute. Non è proprietà privata né solo dello Stato, ma un valore condiviso che appartiene a tutti. Secondo alcuni? Si, nel contesto del relativismo tanti di noi vedono l’Idea del Bene, ma tantissimi altri di noi corrono il rischio di non vederla per nulla.

 A sentire le registrazioni conservate dei nostri nonni, dei nostri padri che parteciparono alle due guerre mondiali il bene, per loro, in più momenti della loro vita, fu legato alla vita fisica come la fame, il freddo, le epidemie, oppure alla vita sociale come il poter disporre dei diritti politici, o l’eguaglianza dei sessi e dei diritti socio/politici.

 Il vivere di noi esseri umani implica il percorrere una direzione, disporre di una prospettiva. Ai nostri giorni i mezzi di comunicazione nutrono la nostra energia e riescono persino a dargli direzione. E purtroppo la direzione prevalente e’ in direzione del consumismo, dell’intrattenimento che raramente conducono in direzione della comunione e della solidarietà umana.

 Su questa pagina, avvalendoci anche di certa letteratura, proveremo a cogliere una (o più) logica del mondo che tenta ad esplicare alcune ragioni del nostro essere qui. Inevitabilmente tocca a ciascuno di noi trovare il “valore” per cui alimentare la propria vita interiore sulla base di una propria visione, filosofia che giustifica la presenza nel mondo. 

domenica 21 giugno 2026

Caritas: mai assistite tante famiglie

In dieci anni le persone accompagnate
dalla rete Caritas sono aumentate
del 48%, mentre gli over 65 assistiti
registrano un incremento del 191%.
Crescono la solitudine, i bisogni sanitari
e le difficoltà abitative, mentre
avere un lavoro non basta più a
proteggere dall’indigenza.


L'Italia è, stando alle statistiche, l'ottava economia mondiale per Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale e la terza potenza economica dell'Unione Europea.

= = =… e però:

 La Caritas rivela nel suo ultimo rapporto di avere assistito o aiutato materialmente, nel 2025, più di 283 mila persone. Il «Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia»: fa il paio con quella sui 93 milioni di persone a rischio di povertà in Europa a cui Buone Notizie ha appena dedicato una inchiesta e rappresenta un approfondimento specifico sulle fragilità che attraversa il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.

 Il dato generale è quello per cui la povertà tende sempre più a perdere il carattere dell'eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una «strutturale normalità». Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali rispetto a prima della pandemia Covid e conferma l'esistenza di una povertà radicata, condizione stabile nella vita di molte famiglie.

 Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.


 «I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano - sottolinea mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana - e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone».
 Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. In questa prospettiva la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

 Il Report della Caritas evidenzia ancora il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%). 

 Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Si registra inoltre una graduale crescita dell’Isee medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) di coloro che chiedono aiuto. E non è una buona notizia perché non significa un miglioramento economico bensì un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.

giovedì 11 giugno 2026

Meritocrazia

La meritocrazia (dal latino
 
meritum e dal greco kratos)
è un 
sistema sociale o
organizzativo in cui le posizioni
 di responsabilità, i ruoli di comando
e i riconoscimenti non vengono
assegnati per censo, privilegi
ereditari o favoritismi, ma in base
alle competenze, al talento e
all'impegno individuale
.



 Sappiamo tutti che nel nostro Meridione mettere in campo la “meritocrazia” non entusiasma gli animi ne’ dei politicanti ne’ di tutti gli apparati che direttamente o indirettamente fanno riferimento ai “politicanti”.

  “Meritocrazia” significa, significherebbe se fosse in uso nella nostra terra, che i migliori, i più preparati, i più “competenti” vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi, indipendentemente da ceto e famiglia di origine e sesso. Ciò da noi non avviene, e la cosa e’ ben nota. E qui spunta l’immensa distanza dei nostri valori morali, di noi meridionali, di noi siciliani, … , nei confronti dei due sistemi di valori chiave dell’ideologia meritocratica: 

1) la piena responsabilizzazione degli individui,

2) le pari opportunità orientate alla mobilità sociale.

Ai nostri giorni le capacità di chiunque vanno apprezzate, come andavano condannate le ricchezze dei pochi feudatari che sfruttavano il lavoro di centinaia, migliaia di contadini, senza averne merito.

I valori morali della società corrente, democratica, aperta, vanno diffusi  per rompere il “circolo vizioso del demerito” e per sostituire le spaventose gerontocrazie sociali ed economiche, che fino a decenni fa soffocavano la fiducia nel merito, per il solo fatto di stare nel  merito, e non più nelle caste.

venerdì 5 giugno 2026

Senso civico e politico (1)

Le aree più trascurate ed emarginate
della Sicilia si concentrano soprattutto
nell'entroterra (le "Aree Interne")
 e in
alcune periferie urbane, soffrendo di
spopolamento, carenza di infrastrutture
e vulnerabilità ambientale.

Le aree interne e le fasce costiere
meridionali sono le più esposte al
dissesto idrogeologico e all'avanzare
della desertificazione, con oltre il
70% del territorio isolano a rischio.






Aree da valorizzare

 Molti di noi ritengono, errando, che nulla possiamo fare di fronte agli eventi, situazioni e malvagità socio-politiche che leggiamo o comunque apprendiamo attraverso i media o che in un piccolo centro apprendiamo al bar. Lasciando da parte, almeno per ora, l’impegno politico che tutti saremmo chiamati ad assolvere dalle forme prescritte istituzionalmente, e  quello socio-culturale, che anche questo, tutti, saremmo tenuti a perseguire e coltivare, proveremo a sviluppare il concetto di politica che sul blog riteniamo di coltivare e interpretare.

 La politica per i curatori del blog è preliminarmente fenomeno inserito nel movimento culturale dei nostri giorni. Chi si occupa o comunque dedica tempo e intenzioni alla politica e’, che sia consapevole o meno, una persona impegnata per il mutamento e la crescita del Paese.  Chi milita a Destra o a Sinistra, prova a leggere e interpretare con disincanto (anche utopistico, talvolta) le contraddizioni della società dei nostri giorni e punta a intravedere, sempre, i ritardi ed i mali che traspaiono sui tanti traguardi perseguibili e frequentemente disattesi, da chi avrebbe dovuto dedicarsi, per inadeguata accortezza.

  Noi uomini abbiamo, tutti, il dovere e il miraggio di perseguire la felicità collettiva terrena, per i concittadini, o quanto meno per la maggioranza di essi. 

  Su questa pagina di politica locale, regionale e/o nazionale chiunque potrà, se lo vorrà’ scrivere. La sensazione è che molta gente, cittadini, sottovalutino i tempi che stiamo vivendo. Contessa Entellina, da uno studio non ufficiale condotto da dei volenterosi, di fatto conta (seppure non anagraficamente) un migliaio di residenti. E purtroppo il deflusso, che continua a interessare proprio le fasce più professionalizzate e più giovani, pare che non interessi a nessuno.

   L’Europa ha deciso, in un clima politico internazionale che via via si incattivisce, di dover destinare risorse al riarmo piuttosto che al risveglio socio-economico delle aree che tendono a spopolarsi.  Su questo presupposto insistere su temi culturali, sociali, politici, economici e di crescita umana e’ nella nostra area -riteniamo- doveroso. La pagina è aperta, ripetiamo, a chiunque, amici e pure a chi fra gli amici ritiene di non annoverarsi. Il filo tematico deve girare attorno a “senso civico e politico” sul presente momento storico.

mercoledì 3 giugno 2026

Riflessioni


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Ciascun essere umano, tutti rechiamo con noi la nostra piccola (raramente grande) storia. Tutti ci siamo imbattuti in vicende splendenti della vita ma anche nelle miserie che accompagnano l’umanità. Tanti di noi abbiamo attraversato il viaggio della vita da ospiti inquieti e curiosi ed abbiamo sempre voluto conoscere se le fondamenta della società fossero, o meno, solide, convincenti e sopratutto giuste.

Molti, moltissimi uomini, hanno da sempre coltivato la “cultura critica”, quell’interrogarsi se una “società più giusta” sia possibile costruirla e lasciarla a chi dopo di noi verrà. L’espressione  “uomini inquieti" evoca figure mosse da un'insofferenza profonda verso le ingiustizie del proprio tempo, individui che non hanno mai smesso di cercare e pretendere un mondo più equo, che non si sono accontentati dello status quo e, attraverso il loro pensiero e la loro azione, hanno scosso le coscienze.

Ci piace evocare le figure che hanno fatto della lotta per l'uguaglianza e i diritti la propria missione e che si possono riassumere in queste storie straordinarie:

Mahatma Gandhi: Ha guidato l'India all'indipendenza attraverso la disobbedienza civile e la nonviolenza, ispirando intere generazioni a resistere all'oppressione senza ricorrere alle armi,

Nelson Mandela: Dopo ventisette anni di carcere, ha abbattuto il regime segregazionista dell'apartheid in Sudafrica, trasformando il rancore in riconciliazione e democrazia,

Martin Luther King Jr.: Ha guidato il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, lottando per l'uguaglianza razziale e sognando una società fondata sul contenuto del carattere piuttosto che sul colore della pelle.

Thomas Sankara: Leader del Burkina Faso, ha dedicato la sua vita a sradicare la corruzione, combattere la fame e promuovere l'emancipazione femminile, guadagnandosi il titolo di "uomo integro",

Ken Saro-Wiwa: Scrittore e attivista nigeriano, ha combattuto contro lo sfruttamento ambientale e la devastazione della sua terra d'origine a opera delle multinazionali del petrolio, pagando con la vita il suo attivismo,

Danilo Dolci: Noto come il "Gandhi italiano", ha operato attivamente in Sicilia, nella Valle del Belice, contro la povertà, il potere mafioso e l'abbandono dello Stato. Ha promosso il pacifismo, la nonviolenza e lo sviluppo collettivo, lottando per il riscatto sociale degli emarginati,

Peppino Impastato: Giovane giornalista e attivista siciliano, ha sfidato apertamente Cosa Nostra nella sua stessa terra, venendo barbaramente ucciso nel 1978 per le sue denunce coraggiose.

Questi uomini rappresentano solo una parte di coloro che hanno cambiato la storia, sfidando le convenzioni e pagando spesso prezzi altissimi per consegnarci una società più giusta e inclusiva.

(Segue)




martedì 26 maggio 2026

Denaro pubblico

 Gli sperperi qualificano le classi dirigenti.

Le amministrazioni del Meridione
sono spesso finite al centro delle
polemiche per l'impiego di fondi
pubblici in sagre e feste patronali,
 risorse che talvolta avrebbero
potuto mitigare emergenze
strutturali.
Se da un lato gli enti locali
difendono queste manifestazioni
come strumenti di promozione
turistica e di tutela delle tradizioni
identitarie, dall'altro si contesta
la mancanza di un ritorno
economico o culturale tangibile.
Il dibattito si divide tra:
Chi accusa: Sottolinea come spesso
dietro l'etichetta di "evento culturale"
 si nascondano kermesse prive di
messaggi di reale crescita sociale,
 organizzate principalmente per
logiche di consenso elettorale o
clientelare.
Chi difende: Evidenzia come le
feste rappresentino un collante
per le comunità locali e un'occasione
di micro-economia fondamentale
per gli operatori del settore, come
le piccole imprese di artigiani, le
bande musicali e i lavoratori dello
spettacolo.



Andare lontano, emigrare per studiare, per lavorare, osservare e vivere realtà sociali diverse dalla nostra ha senso (anche) per poi, un giorno, tornare con uno sguardo nuovo, forti di una esperienza propria e magari contribuire a trasformare in quello che si è visto, quel qualcosa che nella nostra realtà mancava e continua a ancora mancare. 

 Se i tantissimi contessioti, siciliani, meridionali emigrati, dagli anni sessanta del Novecento contribuissero a ciò, tornarnando a vivere il pensionamento nella terra d’origine, potremmo forse dire di essere passati da semplici spettatori del tempo che scorre ad autori, promotori o comunque collaboratori del mondo che sempre cambia e la nostra comunità, come pure il nostro Meridione, sarebbe cambiato grazie pure all’apporto e alle esperienze di tanti pensionati/rientranti. 

 Essere contemporanei, da unita’ attive o da pensionati, non significa inseguire il tempo che scorre ma sforzarsi ad orientare il corso delle cose che si vanno vivendo. E … a Contessa -purtroppo- nessuno orienta nulla, tutti viviamo il tempo che scorre. E di certo non orienta e non arricchisce nessuno culturalmente quello sperpero del denaro pubblico e privato nelle occasione di ricorrenze locali che non recano mai messaggi positivi. 

Le risorse non finalizzate a rimuovere il persistente divario infrastrutturale, l'inefficienza della pubblica amministrazione e la carenza di capitale sociale ostacolano la piena valorizzazione delle risorse pubbliche e private nel Mezzogiorno. Pertanto si definiscono sprechi.

Notiamo tutti che il flusso di ingenti capitali, finanziamenti, etc., che rappresenta la spesa per interventi nel nostro Mezzogiorno spesso, frequentemente, si disperde in iniziative a pioggia o ad impronta assistenziale invece di generare crescita strutturale o occupazione qualificata e sopratutto duratura.

lunedì 18 maggio 2026

Parole frequenti sui media

 

La CONSOB (Commissione Nazionale
per le Società e la Borsa) è l'
autorità
amministrativa indipendente
 che
si occupa di regolamentare, vigilare
e controllare i mercati finanziari
italiani
. Il suo obiettivo primario è la 
tutela degli investitori, oltre a
garantire la trasparenza, l'efficienza e lo
sviluppo del mercato mobiliare nazionale
consob

La Commissione nazionale per le società e la borsa è l’organo di controllo del mercato finanziario italiano. È composta da un presidente e quattro membri. Decide autorizzazioni, regolamenta i servizi, vigila gli operatori (tra cui banche, Sim, gestori di patrimoni, revisori), accerta anomalie ed emette sanzioni. Si avvale di una struttura organizzativa di oltre seicento dipendenti, divisi fra sede principale di Roma e sede operativa secondaria di Milano.

giovedì 16 aprile 2026

Contessa Entellina e il disinteresse della politica

Continua il calo demografico,
anzi si accentua.

-Contessa Entellina continua
a non essere patria dei giovani
che, seppure formati
professionalmente con
Diplomi, Corsi di formazione,
Lauree,
etc. etc.
se vogliono essere attivi 
devono lasciare la terra
di origine in direzione dei
dei Paesi UE.

Le riflessioni di un giovane contessioto 


Il senso della politica risiede nel suo essere un'arte di servizio, finalizzata al bene comune e alla gestione etica della comunità, piuttosto che alla semplice gestione del potere

 Il senso della politica rappresenta il passaggio di testimone tra generazioni, il dialogo, il confronto, la reciprocità e l'impegno per organizzare la società intorno a ideali di progresso, in direzione del Sol dell’Avvenire.

*    *     * 

* * *  Così Enzo

 Per una Contessa Entellina migliore, per una Sicilia migliore, per  . . . 

Serve coltivare una speranza e formulare un impegno.

Serve rianimare uno spirito civico perduto. 

Serve un senso di responsabilità collettivo annebbiato da un individualismo miope e scomposto. 

* * * 

C'è una Sicilia che attende il segno di una riscossa. 

Una Sicilia, una Contessa Entellina che vorrebbero emanciparsi dalla paura di bruciare nel nulla gli anni migliori della vita dei suoi giovani.

 Serve una Contessa Entellina che creda nella possibilità di costruire  una società migliore, solidale, aperta, basata sul lavoro, lo studio e il merito. 

Non sulla furbizia obliqua, sulla flessibilità opportunistica delle regole. 

Non sull'arte - che arte poi non è - di arrangiarsi. 

                                                                Enzo


lunedì 13 aprile 2026

Il Novecento (5)

 

Il secolo delle rivoluzioni sociali

Il Novecento è il secolo di rivoluzioni (il socialismo massimalista o bolscevico  che diventa comunismo in Russia) e di reazioni di maggiore virulenza (il fascismo e il nazismo, ma non solo essi: si pensi al più recente  Cile di Pinochet). Ed è il secolo delle guerre mondiali: violenza ispirata a ideali nazionalistici piuttosto che a progetti di riscatto sociale. Si intrecciano e si mescolano i moventi di chi ha fretta di cambiare il mondo: chi pensando solo al proprio paese, chi proiettando in campo internazionale la visione di una civiltà di uomini eguali e liberi. Nell'uno e nell'altro caso si sublima una politica di potenza (URSS e Germania, nonché Italia). La quale naturalmente non è estranea ai grandi stati democratici dell'Ovest (USA, Inghilterra, Francia). Sono questi ultimi a lungo termine a risulcare i vincitori di un secolo che ha cominciato dagli estremi, dagli estremismi, e che si conclude col trionfo dell'ideologia della centralità: cioè il moderatismo che non ha fretta di cambiare le cose che pur lentamente cambia e che usa la violenza solo quando essa è la risposta necessaria a una situazione in cui serve far sentire i rapporti di forza a chi si illudesse che l'eguaglianza sociale, essendo logica, deve essere anche reale. Alla fine del Novecento nessuno crede più alla rivoluzione sociale e si fatica a credere nel socialismo, almeno come ideologia da cui partire verso una nuova civiltà. Non si parla quasi più del proletariato, la classe delegata dall'Ottocento a succedere alla borghesia; anzi non circola quasi più la teoria del classismo, della storia come lotta di dassi. Naturalmente ci sono ricchi più ricchi di prima e poveri più poveri che nell'Ottocento: a cominciare dagli Stati Uniti, il cui modello di vita non ha, quasi, rivali nel mondo. Tranne la Cina, che è ancora lontana.


Le dittature di partito e personali non sono finite: quella della Corea del Nord è grottesca, cioè insieme ridicola e tragica. Muore come farsa esilarante e straziante quel comunismo che è stato anche una tragedia ma che ha generato e nutrito per decenni legittime aspirazioni all'uguaglianza di popoli di ogni continente. Nelle quali esigenze durante l'ultimo quarto di secolo si è alleato col cattolicesimo più fedele all'eredità (soprattutto nel Sudamerica ma non solo li) di un cristianesimo tornato dopo Giovanni XXIII dalla parte del popolo. Alla fine del Novecento gode migliore salute la Chiesa cattolica, anche se il materialismo - quello che però Marx definiva "volgare" trionfa nella coscienza e nei comportamenti di ogni popolo della Terra. Se fosse lecito scherzare coi santi, dovremmo concludere che la divinità in cui tutti credono è il danaro. Il male che imperversa in tutto il mondo è invece la corruzione, di cui soffrono sia le dittature che le democrazie.

Sono stati coltivati nel Novecento grandi progetti e sono state compiute memorabili imprese per la storia dello sviluppo umano. Solo chi ha perso la memoria di cos'era l'Italia nell'Ottocento e persino alla metà del Novecento può dire che nulla è cambiato. Le masse di oggi sono incolte ma quelle di ieri erano analfabete; quelle di oggi mangiano male, ma i contadini di ieri pativano la fame. Hanno fatto molto il socialismo e la democrazia in questi ultimi cento anni. E la sconfitta dei grandi ideali è di quelle che comunque ingigantiscono un'epoca. Il Novecento è un grande secolo anche per le esigenze che ha generato.

Il Novecento è però anche il secolo della bomba atomica che uccise in poche ore centinaia di migliaia di esseri umani, dei lager, delle megalopoli infernali, delle quotidiane stragi per incidenti stradali, della criminalità organizzata più potente degli stati, delle innumerevoli guerre locali - per cui non c'è giorno senza guerra in questo mezzo secolo di pace -, della disintegrazione di grandi nazioni in un pulviscolo di minuscoli stati che erano regioni. Si è decomposta ai confini l'URSS; si è divisa in due nazioni autonome la piccola Cecoslovacchia; la lugoslavia di Tito non ha retto alla tendenza all'autonomia delle regioni adriatiche, che ora sono nazioni indipendenti intente a farsi a pezzi. Su scala mondiale il fenomeno più vistoso è quello dell'Africa uscita dalla fine degli imperi coloniali: si sono sbriciolati, in difesa di identità tribali e religiose, i pochi immensi territori che una volta politicamente (e oggi lo fanno ancora economicamente e culturalmente) dipendevano dalla Francia, dal Belgio e dall'Inghilterra. Assai meno dall'ltalia, che ha pagato un prezzo molto più alto dei vantaggi dalla conquista dell'Etiopia. Lenin aveva attribuito all'Italia colonialista imperialismo da perzenti. Di sicuro il nostro popolo non si è arricchito così. Italiani, brava Gente.



Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).


venerdì 10 aprile 2026

Cosa abbiamo capito

Sappiamo che da alcuni giorni

i prezzi di tanti beni aumentano

 Il 28 febbraio Usa e Israele hanno attaccato l’Iran. Uccisi Khamenei e decine di leader di governo. L’Iran ha risposto colpendo Israele, le basi Usa nel Golfo e i Paesi che le ospitano, bloccando il trasporto di petrolio nello Stretto di Hormuz e mobilitando Hezbollah in Libano. 
Nella notte tra martedì e mercoledì Iran e Usa hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane. Israele però continua a bombardare il Libano: centinaia i morti. Dopo questi raid, l'Iran ha parlato di «grave violazione» della tregua. Ed Hezbollah, in risposta, ha lanciato razzi contro Israele
. 

Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. I Pasdaran hanno divulgato due rotte alternative per attraversarlo, per via della «possibile presenza di mine»
. Trump ha detto di essere pronto a ricominciare la guerra nel caso non si trovino intese definitive. Tra i nodi la gestione dello Stretto di Hormuz, il nucleare, le sanzioni a Teheran e le garanzie per una pace duratura. ​
La regia della Cina dietro il Pakistan, il silenzio degli arabi: cosa c'è dietro il cessate il fuoco con l’Iran e quali sono i prossimi step per porre fine alla guerra?


Hormuz per ora resta chiuso: l’accordo per il cessate il fuoco, a sentire gli iraniani, li autorizza a mantenere il controllo sullo Stretto, attraverso cui passa il 20% del gas e del petrolio mondiali, con le navi costrette a chiedere il permesso ai Guardiani della Rivoluzione, ossia i pasdaran, e a pagare un pedaggio: nelle due settimane di durata prevista del cessate il fuoco, il regime iraniano si aspetta pagamenti fino a 2 milioni di dollari per petroliera, da effettuarsi in criptovaluta. Ma i pasdaran fanno sapere che manterranno «il dito sul grilletto»: e infatti dopo l’attacco israeliano in Libano hanno di nuovo quasi del tutto bloccato lo Stretto.

Transito concesso a 15 navi al giorno. 
Mercoledì sono transitate solo 4 navi, rispetto alle 11 di martedì: prima della guerra, passavano di lì fino a 140 vascelli al giorno, ma ora secondo fonti di stampa russe l’Iran non autorizzerà il transito di più di 15 navi quotidiane.

martedì 31 marzo 2026

Il Novecento (4)

Il Novecento, un secolo "diverso",
spesso definito dallo storico Eric
Hobsbawm
 come il "secolo breve"
.
 Questa definizione delimita il secolo
non sui 100 anni canonici, ma nel
periodo compreso tra l'inizio della
Prima Guerra Mondiale (1914) e la
caduta dell'Unione Sovietica (1991),
un arco temporale segnato da una
coerenza interna di eventi estremi,
rivoluzioni tecnologiche e
mutamenti sociali radicali.




Un secolo diverso

  Per gli storici e complessivamente per gli studiosi dell’uomo nelle varie sue discipline di studio, il Novecento è stato un mondo complessivamente diverso a quest’inizio del terzo millennio per più ragioni.  L’intero pianeta, l’intero mondo, alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno". 

  All’alba del terzo millennio ci ritroviamo con un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi. 

1) In primo luogo, il pianeta non è più un mondo eurocentrico. Il Novecento è stato il secolo del declino e per più  storici della caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della "civiltà occidentale".

2) Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto …. e il processo industriale che era sorto sul suolo europeo vede la gran parte delle grandi industrie tutte emigrate altrove. 

3) I paesi al di là degli oceani, che un tempo guardavano  all'Europa, oggi guardano altrove. .... Lo stesso sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. (...)»

Così: (E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano 1995).


lunedì 23 marzo 2026

Il Novecento (2)

Un secolo diverso

Ricorrendo a testi e/o memorie di personaggi qualificati, e’ intento del Blog tracciare nel lungo termine ampie panoramiche sulla realtà umana e culturale del Novecento.

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Walter Pedullà è nato a Siderno
nel 1930 e ha studiato a Messina
con Giacomo Debenedetti con cui si è
laureato divenendone poi assistente
all’università di Roma. Alla Sapienza
ha insegnato Letteratura italiana
moderna e contemporanea fino
al 2005. Militante della sinistra
socialista ha scritto per decenni
sull’«Avanti!» e altri periodici. Già
consigliere di amministrazione, è
stato presidente della Rai fra il ’92 e
il ’93 e poi del Teatro di Roma. Ha
diretto per il Poligrafico dello Stato
la collana Cento libri per Mille anni e
condiretto con Nino Borsellino
per Rizzoli la Storia generale della
letteratura italiana (’99). 





Se il Novecento in Europa ha desiderato soprattutto essere nuovo, in che modo, in quale misura lo è stato, nel bene e nel male, questo secolo di cui si dice tutto il meglio e tutto il peggio? Il Novecento è stato il secolo del socialismo in politica, dell'avanguardia nelle arti, della fissione dell'atomo in fisica e della scissione dell'io in psicologia. Il secolo dello Stato sociale in economia, della libertà in politica, della priorità del linguaggio in letteratura, della psicanalisi nelle scienze umane e dei quanti nelle scienze fisiche. E il secolo dell'automobile, degli aerei, dei viaggi interplanetari, del telefono, del computer, dei trapianti di organi, delle fibre ottiche e del laser. Ed è stato il secolo del cinema, della radio, della TV, delle trasmissioni satellitari, dei videoregistratori e dei compact disc. Nonché il secolo in cui lo sport da gioco è diventato lavoro, spettacolo, industria, il più veloce ed efficace fattore di riscatto sociale per i popoli di colore.

E il secolo di una migrazione, mai vista nelle stesse dimensioni, di genti che si sono mosse dai paesi d'origine verso l'Occidente più ricco in cerca di lavoro e di un livello di vita meno miserabile. E il secolo della pluralità di culture cui dare uguali diritti nello scacchiere mondiale ed è stato il secolo in cui le donne hanno conquistato pari opportunità di crescita individuale e collettiva. Di questa duplice crescita possono vantarsi tutti gli uomini, ma nel Novecento si dà il caso sventurato che gli individui siano stati ridotti a numero di matricola nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, e che la civiltà delle masse non sia la società degli eguali sognata dalle utopie dell'Ottocento, padre nobile e indimenticabile del nostro secolo.


Il Novecento è stato il secolo nella cui seconda metà la vita umana si è allungata in media di dieci anni in Europa: dove lo sviluppo demografico è vicino a zero e dove i vecchi saranno presto più numerosi dei giovani. Su una Terra che non è stata mai così popolata siamo diventati tanti che potrebbe diventare difficile sfamare miliardi di individui che aumentano proprio perché ora finalmente soddisfano i loro bisogni elementari i popoli più poveri.

L'iniziativa politica di rivoluzionari e di riformisti da una parte ha distribuito più equamente la ricchezza e le scoperte della scienza dall'altra hanno moltiplicato tecnologicamente la produzione di derrate alimentari, non di rado adulterate in modo mortale. Di progresso scientifico — la sua cifra più vistosa - il Novecento talvolta ha rischiato di morire. Non sono solo i millenaristi a parlare di fine del mondo. L'Apocalisse ci minaccia ogni giorno con l'uso improprio dell'energia atomica. Senza la quale peraltro diventerebbe più povero e debole il pianeta.


Il Novecento è stato il secolo in cui il nuovo delle ideologie egalitarie e libertarie e il nuovo delle scienze sembrano capaci di creare quasi dal nulla quello che si desidera. Si è creduto di poter ottenere tutto, e anche subito: con la violenza rivoluzionaria (le teorie di Sorel conquistano gli intellettuali del primo Novecento) e alla massima velocità (il mito dei futuristi che amano l'automobile più della Vittoria di Samotracia). Velocità e violenza, cioè due forme, da cui nasceranno i contenuti di prima necessità. In altri termini la violenza accelera la rivoluzione che provocherà il salto strutturale da una società all'altra. Ecco: è la struttura la divinità maggiore di un secolo che ha avuto quasi sempre l'illusione di poter trasformare rapidamente in realtà i sogni e gli ideali nutriti di assoluto. Questa stessa struttura, superficiale quanto profonda, svuotando d'importanza i contenuti e la gradualità, ha alimentato posizioni radicali, cioè estremistiche.


Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).