

Giovani talenti
che emigrano
… c’è, eccome, un’Italia che guarda
all’Europa, anche se spesso a causa
delle angustie nostrane. Secondo
la «Fondazione Nordest» e l’associazione
«Talented Italians in the UK», in
un decennio più di un milione dei
nostri ragazzi fra i 20 e i 34 anni
(in gran parte i più qualificati) ha
deciso di cercare fortuna in un
altro Paese del continente,
rappresentando, questo sì, il
vero problema migratorio con
cui dovremmo confrontarci.
ambiguità
Israele non ha mai confermato ufficialmente di avere a disposizione un arsenale atomico, dal momento che sarebbe il primo Paese del Medio Oriente con un’arma di quel genere.
Gli esperti sono convinti che lo Stato ebraico possieda almeno 90 testate e materiale per costruirne altre decine.
La politica dell'"ambiguità strategica" serve al paese per mantenere un livello di deterrenza nucleare al prezzo del minimo costo politico possibile.
La maggioranza degli studenti del liceo scientifico di Partinico, stando a quanto riportano i media, si sono opposti alla decisione degli organi scolastici di intitolare la scuola a Peppino Impastato perché ritenuto «troppo divisivo», per la sua adesione politica all’allora “Democrazia Proletaria”. In 997 studenti su 1.335 (il 73%) si sono detti contrari (177 gli astenuti, 181 i favorevoli) a intitolare la scuola al coraggioso giornalista di Cinisi che predicava attraverso la sua radio libera la bellezza contro il brutto della speculazione edilizia mafiosa della cittadina.
Gli contestano di essere stato un eroe della lotta alla mafia solamente perché portava una maglietta ideologica addosso. Si coglie quindi la sensazione che chi possiede passione politica in un contesto di democrazia pluralista sia portatore di un disvalore.
Da che il mondo è mondo si è sempre saputo che l’impegno politico rappresenta un valore e non un fattore sminuente. Il sacrificio della vita per un impegno politico ha ovunque valore universale.
«Il suo è un nome divisivo», spiegano invece i rappresentanti dei ragazzi, che contestano anche il metodo della scelta: «Rispettiamo e siamo consapevoli dell’importanza storica e sociale della sua figura nel nostro territorio, ma non si può negare che fosse un personaggio politicamente schierato».
Nostra convinzione è che divisiva non può mai essere la militanza di qualsiasi cittadino che viva con le sue idee all’interno della legalità democratica. Divisiva era di contro la figura del boss Badalamenti che lo fece ammazzare; questi si che era divisivo dal momento che viveva in contrasto alle leggi dello Stato.
Nascita: 1984
Il sapere
La conoscenza non è solo un accumulo di informazioni, è
un processo di costruzione di connessioni di senso.
Cosa succede, dunque, se si liquida il ragionamento
che sta dietro un concetto in poche righe annotate su
un quaderno? In pratica, se si imparano la termodinamica,
le rivoluzioni dell’800 e le patologie del cuore attraverso
appunti e schemi striminziti, come cambia il sapere?
Quali ricadute ci saranno sulla società futura?
Domande lecite a fronte del quadro raccolto da un’indagine
dell’Associazione italiana editori (Aie) insieme a Talents Venture
sulle abitudini di studio degli universitari in Italia, secondo
cui più di quattro studenti su dieci non hanno aperto un
libro per sostenere l’ultimo esame e si sono affidati soprattutto
agli appunti personali (46%), integrati con slide (40%) e dispense
(29%) fornite dal docente, riassunti fai da te (31%), prove
di esami passate (23%), registrazioni delle lezioni (20%),
sintesi (20%) o appunti (19%) di altri colleghi o materiale
scaricato dal web (16%). Il motivo? Sono facili da usare e
contengono l’essenziale per passare l’esame.
Le elezioni europee per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles sono fissate nei Paesi dell’Ue tra il 6 e il 9 giugno.
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| Paolo Francesco Minervino è un antropologo prestato alla letteratura. Vanta l’insegnamento di Antropogeografia ed Etnologia delle Culture Mediterranee al DAMS dell’Università degli Studi della Calabria. |
Il testo andrebbe tutto letto. Ne riprendiamo un breve tratto che riporta timori da sempre riportati sul Blog circa il nostro centro di residenza.
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Quale che sia la realtà, la crisi dei paesi ci riguarda tutti da vicino e si ripropone irrisolta, specie in questo particolare momento storico. Il costante svuotamento demografico e la «sparizione dei paesi» sono destinati a fare problema, a interrogarci sul presente e sul futuro da costruire in Italia: con o senza paesi? Intanto un dato di fatto. Su quasi 8 mila comuni, compresi tra questi le città capoluogo, i grandi centri metropolitani e quelli medi, distribuiti da Nord a Sud, ce ne sono ben 5.535 che restano oggi sotto la soglia critica dei 5 mila abitanti. Questi piccoli comuni, che sono propriamente ciò che abbiamo definito da sempre «paesi», rappresentano ben il 70% del numero totale dei comuni italiani, e ben 13 milioni di persone che nei paesi continuano ad abitare e a vivere. Nonostante declino demografico, perdita di servizi e attività fondamentali.
Dunque, i paesi pur gravemente dimidiati, restano l’entità geografica e amministrativa più capillare e meglio territorialmente distribuita, tipica della nostra tradizione insediativa di lungo periodo.