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mercoledì 26 agosto 2026

Parole frequenti sui media

Il sistema bancario italiano sta
  
vivendo una fase di
consolidamento e forte
redditività, trainato da grandi
operazioni straordinarie, utili
record nei primi mesi dell'anno
e da una spinta decisa verso
la digitalizzazione e l'uso
dell'intelligenza artificiale, pur
in presenza di una leggera
flessione dei ricavi e di rischi
geopolitici monitorati da 
Banca d'Italia.

Il 2026 e’ un anno di
esecuzione per le grandi
manovre e fusioni avviate
nei periodi precedenti.


 Qual è la differenza fra 

opa, ops e opas?


Un’opa è un’offerta di acquisizione tutta in denaro. Un’ops è invece uno scambio: il pretendente propone ai soci della «preda» di diventare suoi azionisti. Un’opas, infine, è una combinazione delle due: l’acquirente mette sul piatto sia suoi titoli sia denaro.

Il sistema creditizio nazionale vive una fase di intenso fermento, nota come "risiko bancario", al centro della quale spiccano la contesa su Monte dei Paschi di Siena (MPS) tra Intesa Sanpaolo e Banco BPM, la spinta al consolidamento tecnologico e le manovre per ridisegnare i grandi poli finanziari italiani ed europei. Il Monte dei Paschi è diventato l'obiettivo conteso di grandi manovre, con l'offerta di Intesa Sanpaolo contraffatta o affiancata alle precedenti ipotesi di integrazione con Banco BPM. Le mosse finanziarie inevitabilmente creano dibattito istituzionale sulle preferenze strategiche per il controllo e la stabilità dei grandi istituti nazionali.

Il risiko bancario in Italia ha raggiunto il suo culmine in questo agosto 2026, trasformandosi in una battaglia finanziaria e politica senza precedenti che vede scontrarsi i principali istituti del Paese. Al centro dello scontro ci sono Monte dei Paschi di Siena (MPS)Intesa SanpaoloBanco BPM e il gruppo Unipol/BPER.

lunedì 24 agosto 2026

Flash di Storia

 



 
Gli studi sulla questione
meridionale
 
costituiscono il cuore del 
meridionalismo
un ricco filone del dibattito
intellettuale, 
politico ed economico italiano nato 
subito dopo l'Unità d'Italia (1861)

Questi studi analizzano le cause del 
divario storico nello sviluppo 
socio-economico
 tra il 
Mezzogiorno e le regioni 
centro-settentrionali.

Subito dopo l'Unità, le prime inchieste
e studi svelarono la drammatica realtà
del Sud, caratterizzata da analfabetismo,
 povertà agraria e infrastrutture carenti.

Pasquale Villari e Leopoldo
Franchetti:
 
Con le loro inchieste (come l'Inchiesta
in Sicilia del 1876), denunciarono la
struttura feudale del latifondo e lo stato
di abbandono delle classi contadine.
Giustino Fortunato: Sostenne che
l'arretratezza del Sud fosse legata a
cause naturali e geografiche (povertà
del suolo), ma fu tra i primi a criticare
le politiche doganali dello Stato unitario.
Gaetano Salvemini: Sostenne una
dura battaglia contro il protezionismo
industriale del Nord, considerato un
danno
per l'economia agricola meridionale.
Chiese il suffragio universale per dare
voce ai contadini del Sud.
Antonio Gramsci: Nel suo celebre
saggio 
Alcuni temi della questione
meridionale
 (1926), propose una chiave
di lettura basata sulle classi sociali.
 Gramsci spiegò il problema come il
risultato di un blocco storico
agrario-industriale:
 un'alleanza tra gli industriali del Nord
e i grandi latifondisti del Sud, che
manteneva i contadini meridionali in
una condizione
di subalternità coloniale.

Oggi la questione meridionale
non riguarda più un mondo rurale
isolato, ma si inserisce in contesti
globali e complessi.
Economisti come Robert Putnam
o indagini della Banca d'Italia si
sono concentrati sulla carenza di
"capitale sociale" (fiducia nelle
istituzioni, senso civico) e
sull'inefficienza della pubblica
amministrazione locale come
freno agli investimenti.



L'italia dopo il 1818 

A conclusione della grave crisi provocata dalle carestie del triennio 1815-17, si apre un periodo della storia economica europea caratterizato da una tendenza generale alla diminuzione dei prezzi del grano e delle derrate agricole (destinata a durare con frequenti oscillazioni fino al 1846-48), da una crescita costante della produzione e degli scambi commerciali, favorita dalla rivoluzione dei trasporti, con periodiche fasi di tensione e crisi finanziarie (v. 1825-1826, 1836-1837, 1846-1847), e da una tendenza generale al ribasso dei prezzi industriali.


Agricoltura

Anche in Italia si apre un periodo di prezzi agricoli al ribasso, accentuato nelle annate di sovrapproduzione e temporaneamente contrastato in quelle di scarsi raccolti. Nel lungo periodo ciò provoca una diminuzione delle rendite e l'indebitamento dei piccoli proprietari.

Nonostante la flessione costante dei prezzi del grano, la cerealicoltura si conferma dominante; la diminuzione delle rendite viene contrastata dai proprietari aumentando gli oneri contrattuali a carico dei ceti contadini; in generale, si registra una debole risposta sul piano della diversificazione colturale, delle innovazioni agronomiche e produttive. Fanno eccezione alla caduta dei prezzi alcune produzioni per l'esportazione come il riso e la seta greggia; ne beneficiano le grandi aziende agricole della pianura irrigua piemontese e lombarda, e i produttori serici (filiera della seta). 

La caduta dei prezzi e dei profitti agricoli colpisce in misura più grave che altrove l'agricoltura meridionale, fondata per larga parte sulla cerealicoltura, e dunque più esposta agli effetti della concorrenza dei grani russi e nord-africani. Anche altre produzioni tipiche del Meridione - come l'olio - risultano minacciate dalla concorrenza estera (olio spagnolo). Secondo le testimonianze dei conqtemporanei, l'indebitamento di proprietari terrieri e contadini raggiunge livelli elevatissimi, provocando un'ulteriore concentrazione della proprietà in mano ai grandi latifondisti.

Regno delle due Sicilie

(Moneta, finanza, credito)

Riforma monetaria. La promulgazione dello «Statuto monetario del Reame» si propone di riordinare la circolazione monetaria sulla base del monometallismo argenteo; si registra un progressivo aumento dello stock di metallo coniato ma con scarsi effetti sulla diffusione del numerario circolante. La circolazione monetaria resta concentrata per oltre due terzi del totale a Napoli; per la mancata diramazione del Banco delle Due Sicilie nelle province e la forte arretratezza del sistema creditizio nel suo complesso, il mercato del credito - a parte l'attività dei Monti dei pegni e, per il credito agrario, dei Monti frumentari - resta in mano ai «prestatori» che svolgono opera di intermediazione tra i Banchi e il pubblico. 





…….  L'italia dei nostri giorni


Gli studi sulla questione meridionale. 


Diversi furono gli storici che si occuparono della questione meridionale dall'inizio del Novecento:

Francesco Saverio Nitti, esaminò la questione meridionale (Nord e Sud, 1900) inserendola nel più ampio contesto dell'intero Stato italiano, il pugliese Gaetano Salvemini (Scritti sulla questione meridionale, 1896-1955) espresse invece una visione strettamente politica che investiva direttamente il Partito socialista individuando nel latifondismo la causa del ristagno economico e politico. Più meditato il meridionalismo di Benedetto Croce (Storia del Regno di Napoli, 1925), volto soprattutto alla considerazione della cultura meridionale chiaramente inserita nell'area culturale europea.

Luigi Sturzo, invece, propugnatore di un'organizzazione politica dei cattolici, sostenne un programma di riforme che conducesse alle autonomie regionali e che portasse a soluzione il problema delle aree sottosviluppate.

Un nuovo, originale disegno è stato proposto da Antonio Gramsci, autore d'un saggio incompiuto: Alcuni temi della questione meridionale (1926), ora in La questione meridionaleGramsci, dopo aver ravvisato nella cattiva amministrazione dei governi succedutisi dal Risorgimento le cause tangibili dell'arretratezza meridionale, ha riaffermato la necessità strategica dell'alleanza fra operai e contadini.

 La nuova stagione del meridionalismo fu inaugurata con la ripresa democratica nella prospettiva, coltivata in particolare dalla sinistra meridionale, che nella miseria che affliggeva il sud Italia potesse avere luogo la rinascita del Mezzogiorno e in primo luogo della sua agricoltura. Accanto alle analisi della sinistra si svilupparono quelle del meridionalismo laico di M. Rossi Doria e F. Compagna. Negli anni Cinquanta e Sessanta, di questi due settori politico-culturali divennero espressione due riviste: rispettivamente «Cronache meridionali» e «Nord e Sud». Questo meridionalismo era in grado di porre su basi concrete il problema della riforma agraria come nodo centrale della questione meridionale. Sulla necessità delle riforme convergeva anche il meridionalismo comunista, corroborato dalla diffusione degli scritti di Gramsci e dalla ripubblicazione del volume di E. Sereni (La questione agraria nella rinascita nazionale, 1946). 

La svolta democratica e quella, successiva, rappresentata dalla legge stralcio della riforma agraria e dalla nascita della Cassa per il Mezzogiorno (1950) stimolarono nuovi studi. Sono di quegli anni la pubblicazione delle prime antologie di B. Caizzi (1950) e di R. Villari (1961), lo sviluppo di una letteratura storiografica d'ispirazione gramsciana che riprendeva, tra l'altro, il tema della riflessione critica sul Risorgimento e sul liberalismo postrisorgimentale, visti in particolare attraverso la questione meridionale (L. Salvadori, 1960); ma anche quella sorta di rivoluzione copernicana della storiografia liberale (e della concezione crociana in particolare) che fu rappresentata dal saggio Risorgimento e capitalismo (1959).

sabato 22 agosto 2026

Parole frequenti sui media

 

Un'ONG (Organizzazione
Non Governativa
) è
un'
associazione privata
senza fini di lucro
,
indipendente dai governi
e dalle organizzazioni
internazionali, che opera
in settori di interesse
pubblico, umanitario,
sociale o di cooperazione
allo sviluppo.




ong 

Le Organizzazioni non governative sono enti privati senza fini di lucro, indipendenti dai governi, che operano in settori di utilità sociale, umanitaria, ambientale o di cooperazione internazionale e si finanziano attraverso le donazioni. Tra le Ong con navi di salvataggio che operano nel Mar Mediterraneo per il soccorso ai migranti ci sono Emergency e Medici senza frontiere.

Ambiti di intervento: 

Cooperazione allo sviluppo: Progetti a lungo termine per l'educazione, la sanità, l'agricoltura e le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo,

Aiuto umanitario: Interventi d'emergenza in caso di guerre, carestie o calamità naturali,

Diritti umani e ambiente: Tutela dei diritti civili, salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità,

Soccorso in mare: Attività di ricerca e salvataggio nel Mar Mediterraneo.



venerdì 21 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1817

 Le società segrete. Le organizzazioni clandestine già presenti sotto il regime napoleonico si moltiplicarono in tutta Europa durante la restaurazione, differenziandosi per ideologia, struttura interna, metodi di lotta. Alcune aspiravano semplicemente alla costituzione o al l'indipendenza nazionale, altre elaborarono articolati progetti di democrazia e di uguaglianza sociale. Alcune seguivano modelli gerarchici, con complessi rituali di ascendenza massonica e gradi diversi di iniziazione altre organizzarono autonome "chiese" locali; alcune propugnavano colpi di Stato militari, altre miravano a più vaste insurrezioni popolari. Cambiavano frequentemente nome e composizione interna per sfuggire alla repressione poliziesca e in certi casi senza che gli stessi membri ne fossero a conoscenza, erano controllate da sette più importanti, a volte di carattere internazionale. I governi ne conoscevano di solito l'esistenza e vi infiltravano delle spie. In genere sopravalutavano tanto la pericolosità interna delle sette quanto i loro legami internazionali: errori facilmente spiegabili alla luce del persistente terrore del giacobinismo e della interpretazione dominante della rivoluzione francese come effetto di un complotto massonico. 

In Italia erano particolarmente diffuse l'Adelfia, che vantava in Piemonte un notevole seguito nell'esercito, l'Ordine delfico, che trovava i suoi adepti fra i massoni dell'ex Regno Italico, la Società guelfa, presente nello Stato Pontificio, e la Carboneria, particolarmente diffusa nel Meridione, ma con ramificazioni in ogni parte d'Italia. 

Nel 1818 Filippo Buonaroti e Federico Confalonieri tentarono di riorganizzare le sette in alcune grandi organizzazioni: i Sublimi maestri perfetti in Piemonte, la Federazione italiana in Lombardia, la Costituzione latina nell'Italia centrale.

Le sette reazionarie. 

Nell'Italia della restaurazione non si muovevano nell'ombra soltanto società segrete liberali o rivoluzionarie, ma anche sette apertamente reazionarie, legate al misticismo religioso e ai teorici più intransigenti della restaurazione europea. Nostalgiche dell'antico regime, tali sette erano sorte in diverse parti d'Europa durante il dominio napoleonico e premevano per una più dura politica di repressione nei confronti di coloro che avevano servito il regime francese e dei fermenti liberali, che costituivano una minaccia per l'assolutismo. In Italia agivano semiclan-destinamente tre grandi associazioni reazionarie, diverse nei metodi più che nelle finalità. 

Nel Regno delle Due Sicilie operavano i Calderari, una setta nata durante l'età napoleonica, riorganizzata ed estesa per opera del principe di Canosa, la quale raccoglieva reazionari del 1799, baroni dell'aristocrazia meridionale, elementi provenienti dalle bande brigantesche borboniche, e non esitava a reclutare malviventi e avventurieri di ogni genere. Nello Stato Pontificio agivano i cosiddetti San-fedisti, un nugolo di organizzazioni nate da antiche associazioni clandestine sorte durante l'età napoleonica. Violentemente antiliberali, con un programma di rafforzamento del potere della Chiesa e del papa, i Sanfedisti avrebbero assunto una forza notevole nel clima di paura e repressione seguito al fallimento dei moti del 1820 e del 1821. Un carattere di maggiore pubblicità ebbero invece in Piemonte le Amicizie. Sorte come società segrete durante il dominio francese, nel 1817, su suggerimento di Joseph de Maistre, vennero riunite nell'organizzazione delle Amicizie cristiane al fine di svolgere un’intensa attività di stampa, a livello popolare, a favore della rinnovata alleanza fra il trono e l’altare.



I 556 deputati eletti alla
Costituente (tra cui 21 donne)
scrissero il testo della nuova
carta fondamentale.
…….  L'italia dei nostri giorni

ENRICO DE NICOLA

Il 28 giugno 1946 Enrico De Nicola venne eletto capo provvisorio della Repubblica Italiana, con 396 voti su 504 votanti, superando la prevista maggioranza di tre quinti dell'Assemblea costituente. Il 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, divenne presidente della repubblica fino all'11 maggio, quando cedette la carica a Luigi Einaudi, primo presidente eletto dal Parlamento. De Nicola era nato a Napoli nel 1877.

Eletto alla Camera dei deputati nel 1909, aveva ricoperto la carica di presidente dell'assemblea di Montecitorio dal 1920 al 1924. Nel 1921 si era impegnato nella definizione di un "patto di pacificazione" tra fascisti e socialisti e aveva offerto la sua mediazione per la formazione del governo Bonomi. Per due volte nel 1922 fu incaricato di formare un governo, ma non riuscì nell'intento a causa dei veti posti da popolari e giolittiani. In occasione delle elezioni del 1924, che segnarono il definitivo affossamento dello Stato liberale, in un primo momento aderì al listone fascista, dal quale ritirò la propria candidatura pochi giorni prima del voto, dichiarando di volersi ritirare dalla lotta politica. 

Fu nominato senatore nel 1929. Nella delicata fase attraversata dal paese dopo la caduta del fascismo e 1'8 settembre 1943, De Nicola elaborò la soluzione di compromesso per la questione istituzionale che portò al ritiro di Vittorio Emanuele III e all'attribuzione della luogotenenza a Umberto di Savoia. Dopo l'esperienza di capo dello Stato ricoprì la carica di presidente del Senato nel 1951-1952. Fu presidente della prima Corte costituzionale istituita nel 1956. Morì a Torre del Greco (NA) nel 1959.

venerdì 14 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816 

Il mensile «Biblioteca italiana»

fu fondato a Milano per iniziativa del conte Heinrich von Bellegarde, governatore austriaco della Lombardia e luogotenente del viceré fino al marzo del 1816, impegnato a creare intorno all'Austria il senso degli ambienti intellettuali italiani. 

 Originariamente Bellegarde aveva pensato di affidarne la direzione a Ugo Foscolo, la figura di maggior prestigio fra i letterati italiani, facendo leva sull'ostilità manifestata dal poeta veneziano nei confronti della politica napoleonica. Dopo il rifiuto di Foscolo, che alla collaborazione con gli austriaci preferì la via dell'esilio, e quello successivo di Vincenzo Monti, che declinò l'incarico dopo alcuni mesi di lavoro, Bellegarde nominò direttore Giuseppe Acerbi, diplomatico, viaggiatore e geografo, che divenne l'uomo di fiducia del governo austriaco. 

Il primo numero apparve nel gennaio del 1816. Le pubblicazioni sarebbero proseguite, con rigorosa scadenza mensile, fino al 1840, quando la rivista assunse il nuovo titolo di «Giornale dell'Istituto regio lombardo di lettere e arti» con cui continuò a uscire fino al 1859. Vi collaborarono alcuni dei più illustri letterati del tempo, da Vincenzo Monti a Pietro Giordani. 

Finanziata, anche in modo diretto, dalle casse dello Stato, la rivista riuscì a raggiungere e a mantenere la ragguardevole cifra (in relazione ai tempi) di oltre 700 abbonati. Secondo il programma iniziale, essa avrebbe dovuto accogliere le aspirazioni di una cultura "moderna”, al di sopra delle frontiere nazionali, ma dietro le dichiarazioni ufficiali si nascondeva l'obiettivo non meno importante di mostrare i vantaggi che derivavano alla Lombardia dall'appartenenza all'impero asburgico.

 

Il primo gennaio di quell’anno in Lombardia era entrato in vigore il codice civile generale austriaco, il regolamento giudiziario civile e il codice  austriaco dei delitti e delle gravi trasgressioni politiche.

         Gli atti di stato civile passavano dalla competenza dei municipi a quella dei parroci. 

Viene abolita la reggenza  ed istituita per il Lombardo-Veneto un regio governo presieduto dal governatore.

Il secondo dopoguerra in
Italia
 
(1945-1958) è stato un 
periodo di
radicale transizione istituzionale,
profonda crisi economica e
successiva ricostruzione materiale
e sociale
. Uscito sconfitto dal
conflitto
mondiale e devastato da vent'anni
di dittatura fascista e da due anni di
occupazione e guerra civile
(1943-1945),
 il Paese ha saputo rifondare le
proprie
basi democratiche.
La rinascita politica dell'Italia si
compì attraverso tappe fondamentali
che ne ridisegnarono l'assetto dello
Stato:
1) 
Referendum
Istituzionale
(2 giugno 1946):
 Per la prima
volta a
suffragio universale reale (con
il voto
esteso alle donne), gli italiani furono
chiamati a scegliere tra Monarchia e
Repubblica. La 
Repubblica vinse con
circa 12,7 milioni di voti contro i 10,7
milioni della Monarchia, sancendo la
fine del regno dei Savoia
. 2)
 L
'Assemblea
Costituente:
 Parallelamente al
referendum, i cittadini elessero i
membri dell'Assemblea incaricata di
redigere la nuova carta fondamentale.
I tre grandi partiti di massa – la 
Democrazia Cristiana (DC), il 
Partito Socialista (PSI) e il 
Partito Comunista (PCI) –
ottennero
 la larghissima maggioranza dei
consensi.
3) 
La Costituzione Italiana: 
Entrò
in vigore il 
1º gennaio 1948,
fondando
lo Stato sui principi della
democrazia,
del lavoro, dei diritti inviolabili
e del pluralismo politico.


 …….  L'italia dei nostri giorni

Dal dopoguerra … I dicasteri economici dei governi presieduti da De Gasperi, a partire dalla fine del 1945, sono affidati ai più autorevoli economisti dell'epoca, fra cui Einaudi ed Epicarmo Corbino, tutti convinti liberisti. Posti di fronte l’alternativa fra un’economia controllata ed una di libero mercato, fra un’economia chiusa come negli anni Trenta ed un’economia aperta agli scambi con l’estero, essi sostengono l’iniziativa privata contro il dirigismo statalistico e puntano alla piena  integrazione dell’economia italiana in quella europea.

L'indirizzo liberistico-privatistico non raccoglie, però, consensi unanimi. Non pochi funzionari pubblici, ma anche operatori economici e industriali, restano favorevoli al mantenimento, almeno parziale, di forme di controllo dello Stato sul processo di ricostruzione, utilizzando gli strumenti dirigistici ereditati dal fascismo, che i liberisti intransigenti vogliono invece smantellare.

In particolare, i partiti della sinistra difendono la continuazione del razionamento dei generi alimentari, allo scopo di garantire un reddito reale minimo in natura a tutta la popolazione, e puntano al cambio della moneta, cioè alla contemporanea messa fuori corso di tutti i tagli di monete e banconote circolanti, da sostituire con monete e banconote di nuovo conio. Con il cambio della moneta essi contano di poter attuare due obiettivi: da un lato, ridurre la circolazione monetaria e per questa via contenere l'inflazione; dall’altro, costringere i detentori di grandi patrimoni in contanti, generalmente speculatori arricchitisi negli anni di guerra, a venire allo scoperto, permettendo così la riscossione di una cospicua imposta sulle giacenze liquide.

 

 La data prevista per l'attuazione del cambio era in origine il marzo 1946. Ma dopo la caduta del governo Parri, che aveva inserito il provvedimento nel proprio programma, esso viene lasciato cadere. Sono in particolare i liberisti a opporsi, anche perché temono che un'imposta sui depositi liquidi possa minare la fiducia dei risparmiatori.


La politica di Einaudi riesce a contrastare efficacemente le ipotesi di programmazione economica, ottiene notevoli risultati nel rilancio dell'iniziativa privata e nell'inserimento dell'economia italiana nelle correnti commerciali internazionali, ma non riesce a contenere le concentrazioni industriali e finanziarie, favorite al contrario dalla stretta creditizia, che rende le imprese più deboli facile preda delle più forti. Inoltre la presenza dello Stato nell'economia non viene smantellata, come era nelle aspettative e nei piani dei liberisti intransigenti. L'IRI da un lato, l'Ente nazionale idrocarburi dall'altro (che conosce nuovo impulso proprio nei tardi anni Quaranta per iniziativa di Enrico Mattei) divengono la base del sistema delle partecipazioni statali, che continua in modo nuovo l'economia mista" varata dal fascismo.


domenica 9 agosto 2026

9 Agosto

France LoJacono
e’ venuta meno
all’età’ di 106 anni
e 6 mesi
il 9 Agosto 2024
Il peso della coincidenza

Il  9 agosto rappresenta una coincidenza profonda per chi unisce nello stesso giorno il proprio compleanno e il lutto per la perdita della madre, trasformando una data di nascita in un anniversario di memoria e di assenza.

Si tratta di una giornata in cui si:

-Sovrappone la gioia della vita alla tristezza del distacco,

-Rende difficile festeggiare il proprio giorno con leggerezza,

-Trasforma il compleanno in un momento di riflessione intima,

-Facilita il valore del legame materno che resta vivo dentro di sé.



sabato 8 agosto 2026

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.

lunedì 3 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816

 In tutti gli Stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione di gran parte dell'eredità bonapartista. Ritornano in vigore gli antichi ordinamenti prerivoluzionari e, in diversi Stati, la classe dirigente napoleonica è sostituita almeno in parte, dai legittimisti. 

 Grazie all'opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi de' Medici a Napoli, Vittorio Fossombroni in Toscana, il generale Adam Neipperg a Parma, la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco che era nei voti della cultura più intransigente della restaurazione e riesce talvolta a ritrovare una continuità con il riformismo settecentesco. Ma censura, repressione, restaurazione di antichi privilegi diffondono un profondo malcontento negli ambienti liberali; nostalgici dell'età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari "giacobini" e "comunisti" buonarrotiani si organizzano in società segrete. 

 Una grave crisi economica, provocata dalla carestia che investe tutta l'Europa, fa sentire le sue conseguenze in diverse parti d'Italia, suscitando manifestazioni di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.

 

La Repubblica Italiana, nata
nel
1946, fu voluta soprattutto 
dal popolo italiano tramite
il referendum istituzionale
 
e sostenuta con forza dai 
principali partiti antifascisti
di massa. 
Il 2 e 3 giugno
1946 i cittadini scelsero la
Repubblica con 12.718.641
voti (54,3%) contro i 10.718.502
della monarchia. 
Per la prima
volta in una consultazione
politica nazionale, il voto fu
esteso alle donne, le quali
rappresentarono la maggioranza
assoluta dei votanti (circa
13 milioni su 25 totali).

I partiti del Comitato di
Liberazione Nazionale
guidarono la transizione:
La Democrazia Cristiana
guidata
 da Alcide De Gasperi
  il 
Partito Socialista di Pietro
Nenni e il 
Partito Comunista
di Palmiro Togliatti.



…….  L'italia dei nostri giorni

Il referendum del 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica Italiana. La Costituzione repubblicana promulgata nel 1948 è il primo statuto che l'Italia unita elabora  con metodo democratico. 

Il sistema politico repubblicano è caratterizzato da una successione di governi di breve durata, ma da una forte staticità del quadro politico, dovuta ai condizionamenti imposti dalla collocazione internazionale del nostro paese e alla relativa immobilità dei comportamenti elettorali, legata anche alla solidità del radicamento sociale dei maggiori partiti di massa. 

In campo sociale ed economico è la fase di più profonda e rapida trasformazione in tutta la storia nazionale.


Nell’arco di circa quattro decenni il primato nell'occupazione passa dall'agricoltura all’industria e poi dall'industria al terziario. 

L'obbligo scolastico viene ampiamente attuato, e si impone una cultura di massa relativamente omogenea in una società fino allora fortemente differenziata culturalmente per ceti e per regioni. 

Ciò favorisce anche lo sviluppo di moderne forme di consumo.


Dagli anni sessanta, ed anche da prima, del Novecento l’emigrazione dalle regioni meridionali  e nordorientali si indirizza verso i paesi nordeuropei e continua a redistribuire la popolazione pure all’interno del territorio nazionale


Dagli anni Ottanta si assiste per la prima volta a un afflusso di immigranti  mediorientali e africani, che continua tuttora sotto più forme. 

Ma avremo tempo per soffermarci sul tema emigrazione/immigrazione dal momento che noi contessioti sappiamo che ancora oggi, per incompetenza politico/amministrativa di chi dovrebbe guidarli, i giovani meridionali (e non solo meridionali), con titoli di studio o meno, continuano ad emigrare. 

Fra i rimedi che frequentemente i politici meridionali sanno trovare per riuscire popolari all’elettorato c’è lo sperpero di denaro pubblico per serate canore. Ed ovviamente … non convincono nessuno dei nostri emigrati a tornare.