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martedì 1 settembre 2026

Tanti di noi sono nati nel ‘900

 

Sul blog sono un’infinità le tematiche che gli amici lettori vorrebbero fossero trattate. E però sono sulle dita di una mano che si contano i collaboratori reali del “Blog”. E’ ovvio che accettiamo e gradiamo ogni suggerimento utile sui contenuti da affrontare, tuttavia ci piacerebbe che ad ogni suggeritore si aggiungesse un collaboratore-autore.

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 Evocare alcuni passaggi del Novecento ci e’ sembrato un suggerimento meritevole di essere accolto perché in quel secolo stanno molte radici del nostro attuale vivere ed anche perché il suggeritore (Nicola, nome non vero) si è dichiarato disponibile a fornire almeno un testo settimanale. E per presentare la pagina suggerita ha allegato un foglietto di cui qui riportiamo spunti su cui si dichiara disponibile ad esplicarne storia, senso e sviluppi.

1) Sigmud Freud pubblica un libro “L’interpretazione dei sogni” che apre nuovi percorsi alla conoscenza degli esseri umani, sopratutto ai loro istinti, sentimenti ed emozioni.

2) Con i raggi X la medicina e la fisica fanno grandi balzi in avanti ed ancora vengono debellati il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi ed e’ normale continuare a vivere oltre gli ottant’anni.

3) Albert Einstein  ha rivoluzionato la concezione della natura e della materia. Oltre a sfruttare l’energia nucleare, l’uomo sta puntando ad utilizzare l’immensa fonte che e’ il Sole.

4) si sta lavorando per creare la vita in provetta, di prevenire le malattie ereditarie, di influenzare il clima che proprio in questi giorni ci sta tenendo sotto tiro.

5) sono scomparse tre ideologie mortifere, fascismo, nazismo e comunismo. 

A Nicola e a quanti altri interessati, assicuriamo che il Blog ha sempre accolto suggerimenti e testi e quando non sono stati firmati sono stati assunti dai responsabili del blog.

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 Assicuriamo comunque che e’ in corso l’elaborazione di un progetto che renda più coinvolgente e culturalmente vasto e più interessante il blog.

domenica 30 agosto 2026

Ranucci chiede il reintegro (con risarcimento)

 

Il rapporto tra la Rai e il
giornalista 
Sigfrido Ranucci 
ha raggiunto una rottura
definitiva con la sua 
ufficiale
rimozione dalla
conduzione di Report
.
 La decisione aziendale, arrivata
dopo mesi di durissime tensioni,
segna la fine della sua storica
gestione del programma
d'inchiesta iniziata nel 2017.




Ranucci contesta  formalmente la scelta della Rai di rimuoverlo dalla conduzione e dalla guida di Report, ufficialmente annunciata nella giornata di venerdì.

  Ranucci contesta, con lettera a cura di due suoi legali di fiducia, la comunicazione ricevuta da viale Mazzini chiedendo una precisazione di fatti e circostanze e di accesso ai documenti. 

  •   I legali di Ranucci nella lettera, visionata dall'AdnKronos riportano -“la decisione della Rai di avviare una riorganizzazione editoriale del programma [...] con effetto immediato, con la contestuale "offerta"' al dottor Ranucci di tre ipotesi di nuovo incarico, tra cui scegliere entro 30 giorni. La presente vale pertanto, a ogni effetto, quale formale contestazione della predetta decisione [...] e di ogni effetto dalla stessa derivante, della quale si contesta integralmente la legittimità». 
  • I legali chiedono «il ripristino della situazione antecedente» - cioè il ritorno di Ranucci a Report - e «il risarcimento di tutti i danni conseguenti». Ed ancora: «Nel denunciare la gravità del fatto per cui la vittima di un grave attentato viene ritenuto dal proprio datore di lavoro come responsabile di una presunta situazione di incompatibilità», gli avvocati chiedono «di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione», che avrebbero determinato «pressioni, le opacità, le interferenze».
  • I legali danno alla Rai un termine di 7 giorni per la consegna della documentazione, e parlano di una decisione «discriminatoria, illegittima ed ingiustificata» di fronte alla quale chiederanno un risarcimento «di tutti i conseguenti danni patrimoniali e non patrimoniali, ivi compresi quelli alla dignità personale, alla reputazione professionale e all'immagine e a ogni altro diritto e interesse patrimoniale e non patrimoniale del dottor Sigfrido Ranucci».

venerdì 28 agosto 2026

Report nel dopo Ranucci

 Novità Rai
Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi 
sono i nuovi conduttori di 
Report
su Rai Play
La Rai ha rimosso
ufficialmente Sigfrido Ranucci dalla
guida del programma il 28 agosto
2026
 tramite una nota stampa
. Il
licenziamento chiude settimane di
infuocate polemiche politiche e
mediatiche legate al "caso Lavitola"
e all'attentato subìto dal giornalista.

Sigfrido Ranucci non sarà più il conduttore di Report, il giornalista dovrà  passare la guida dopo nove anni dal passaggio di testimone con Milena Gabanelli. La decisione è stata comunicata dalla Rai con una nota nella quale vengono comunicati anche i nomi dei due sostituti: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi.

La Rai ha quindi scelto di puntare su una coppia di giornalisti investigativi formatisi internamente, entrambi vincitori di passate selezioni per professionisti.

Cittadino consapevole (7)

 L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accelerato dei nostri tempi.

La moneta metallica nasce
in Asia Minore (Lidia) nel VII
secolo a.C.
 e arriva subito dopo
in Europa 
grazie alle colonie
greche
, che iniziano a coniare i
primi pezzi in argento e bronzo
per facilitare i commerci nel
mar Egeo e in Magna Grecia.
 
I Romani
: Inizialmente
usano pezzi di bronzo non
 lavorato pesati sulla
bilancia (
aes rude), poi
creano il denario
d'argento nel III secolo a.C.



==  == ==
L’invenzione della moneta (III)

 Gli schiavi erano, lungo il tempo entro cui stiamo svolgendo la narrazione che porterà all’affermazione della “moneta”, merce di scambio fra le più ambite. I mercanti si rifornivano in Africa e ovunque fossero disponibili: i  Bahnars dell'Indocina ne davano uno per 5 bufali, o per 7, a seconda delle sue capacità e del suo stato fisico, ma anche 7 pignatte bastavano a portarsi via un uomo in buona salute. Nella Grecia omerica - si legge nell'«Odissea» - Laerte diede 20 buoi per avere Euriclea, la fedele nutrice di Ulisse che lo riconobbe dopo vent'anni quando tornò a Itaca.

Nell'antica Irlanda una schiava valeva 3 mucche e uno schiavo 7 schiave. Ovunque il bene più diffuso per il baratto fu il bestiame, col quale si pagava qualsiasi cosa: il testo sacro dell'Avesta stabilì i compensi del medico che, a seconda della cura, andavano da un semplice pezzo di carne a un'asina da latte, o un bue, o 4 cavalli.

Ma onestà voleva che la parcella in natura fosse saldata solo se il paziente era guarito. Col bestiame si pagavano tasse e ammende che a Roma, per i diversi reati, potevano essere di due montoni o di 30 buoi. Anche gli atleti vincitori delle gare ricevevano in premio capi di bestiame. 


Greggi e armenti servivano a tutti, e in epoche in cui il libero pascolo abbondava, mantenerli costava quasi niente, per questo motivo ebbero largo impiego negli scambi tanto che, successivamente, nelle varie lingue la parola che indica il denaro prese la stessa radice della parola usata per il bestiame: in sanscrito «roupan significava gregge e rupia si chiamò la moneta. In latino, da «pecus», gregge, venne una serie di parole: pecunia, denaro; peculium, piccola somma data dal padre in amministrazione al figlio; il peculato, ossia il furto di armenti, è la parola poi passata a definire il reato del pubblico ufficiale che si appropria del denaro a lui affidato. La stessa parola «capitale» viene dai capi di bestiame che costituivano un investimento.


Il pagamento in bestiame fini per rivelarsi scomodissimo: era mal divisibile per i piccoli acquisti, occupava troppo spazio nelle navi mercantili e un'epidemia poteva distruggere quanto si era appena guadagnato. Quando si diffusero i metalli, essi divennero la nuova moneta: si trasportavano più facilmente, non si alteravano, erano necessari a tutti, avevano un valore stabile a seconda del peso ed erano divisibili anche in piccole quantità.

Circolavano a mattoni, a blocchi, in verghe, in polvere, sotto forma di vanghe, coltelli, foggiati ad anelli e bracciali; per i grossi affari si cedevano addirittura miniere.


(Segue)

venerdì 21 agosto 2026

Parole frequenti sui media

 Jamming È una tecnica di guerra elettronica usata per disturbare o rendere inutilizzabili i segnali radio ed elettronici dell’avversario.

jamming indica principalmente
un'
interferenza elettronica
volontaria per bloccare segnali
radio
, un'improvvisazione musicale
di gruppo.
E’ usato in ambito militare o
nelle trasmissioni per impedire
la ricezione di un segnale.






In pratica, si trasmettono segnali molto forti o appositamente costruiti per «coprire» quelli che servono a un dispositivo per funzionare.

Può essere usato contro i droni, disturbandone il collegamento con il suo operatore e il Gps e altri sistemi di navigazione, impedendo al drone o a un missile di determinare la propria posizione.

- - - 

Gli sconfinamenti di droni in Romania e in Lettonia, rafforzano l’idea di una pressione multidirezionale sul fianco orientale. 

In Romania, il ripetersi di intrusioni o cadute di velivoli senza pilota legati al conflitto ha mostrato quanto sia sottile la linea tra guerra confinata e coinvolgimento territoriale degli alleati. In Lettonia, e più in generale nell’area baltica, le incursioni si inseriscono in un contesto già segnato da jamming del Gps, minacce verbali e pressioni sulle infrastrutture. Anche quando non c’è prova di un attacco deliberato, l’effetto politico resta lo stesso: mostrare che i confini orientali della Nato sono penetrabili e che l’insicurezza può essere esportata.

Secondo fonti europee di intelligence, la Russia potrebbe intensificare le operazioni ibride contro gli Stati baltici e la Polonia, ricorrendo a sabotaggi infrastrutturali o perfino a operazioni false flag. Parallelamente, sarebbero circolati avvertimenti americani sulla possibilità di future mosse russe volte a testare le difese occidentali.

martedì 4 agosto 2026

Un libro di ottimismo

Nel saggio del 2026 del
politologo Giovanni Orsina, 
Controrivoluzione. Una storia
politica del nostro tempo
,
il fenomeno del 
populismo
contemporaneo
 viene letto
proprio come una
controrivoluzione.
La "Rivoluzione" globale:
Un processo iniziato negli
anni '70 che ha cercato di
ridurre lo spazio della politica
 a favore dell'economia, del
diritto globale e di una nuova
morale fortemente
individualista.
La reazione populista:
Una ribellione delle masse
contro le élite, nata dalla
rabbia e dalla delusione
verso un sistema globale
che ha finito per dimenticare
i bisogni quotidiani dei cittadini.


All fine prevarrà la democrazia liberale?

Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea e direttore del dipartimento di Scienze politiche della Luiss ha mandato in libreria un saggio: “Controrivoluzione”. Una «storia politica del nostro tempo» che inquadra i movimenti di idee nell’ultimo secolo, e però non rassicurante in quanto all’idea di futuro non da’ nulla di rassicurante. Il punto chiave del libro e’  l‘interrogativo:  Com'è potuto finire, un mondo che sembrava destinato a sempre maggiori conquiste (civili, politiche, economiche, etiche) in mano in gran parte ai populisti di destra e di sinistra?

Preoccupato sul futuro, egli dice: “Sul futuro non ho una risposta. Nel libro scrivo che dobbiamo rallentare i processi trasformativi di questo mondo, cercare di mantenere l’ordine liberale, al quale sono piuttosto affezionato, ma eliminando questa spinta utopica. Accettando la realtà che i diritti possano anche non espandersi all’infinito, e proprio per salvaguardare la libertà».

Per Orsina la politica è anche costruzione di un’identità collettiva, visione del futuro. E una visione collettiva del futuro non può essere ridotta soltanto alla moltiplicazione dei diritti individuali. L’obiettivo dell’autorealizzazione non viene più raggiunto con la politica, ma attraverso la sfera giuridica, con una nuova moralità ugualitaria e universalista, il cosiddetto politicamente corretto, e con l’espansione del mercato. 

È quello tratteggiato un ordine liberale radicalizzato, che crede di avere raggiunto un sistema perfetto, destinato prima o dopo a espandersi in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’90 entrano in scena Clinton e Blair, col loro ottimismo e moralismo. Nel 1999 il giornalista Thomas Friedman ebbe a scrivere “The Lexus and Olive Tree”, e introdusse il concetto di “globalution”, variante politica della globalizzazione economica. Arriva a dire che "in Cina arriverà la libertà di stampa".

martedì 28 luglio 2026

Parole frequenti sui media

 

In luglio 2026 l'incidenza delle
accise sui carburanti è tornata a
prezzo pieno a partire dal 4 luglio,
 attestandosi a circa 
0,67 euro al
litro
 per benzina e gasolio.
Valore fisso:
Benzina: 0,6729 euro al litro 
(pari a 622,90 euro per 1.000 litri).
Gasolio: 0,6729 euro al litro 
(pari a 622,90 euro per 1.000 litri).
GPL: 0,14727 euro al litro
 (pari a 242,77 euro per mille
chilogrammi.

Impatto sul prezzo: a questo
importo fisso si aggiunge poi il
calcolo dell'IVA al 22% sul
prezzo finale alla pompa.

accisa

Sul prezzo di benzina e diesel incidono il costo di petrolio, l’Iva al 22% e l’accisa, una tassa fissa da corrispondere al litro. Per la guerra in Iran, i prezzi dei carburanti non si fermano: per contenere gli aumenti, il governo sta valutando l’attuazione delle accise mobili, un meccanismo di riduzione temporanea delle tasse fisse sui carburanti sfruttando l’extragettito dell’Iva.

Il prezzo medio, sulle autostrade, è oltre i due euro (2,2 per il gasolio); lungo la rete stradale, al self, è salito a 1,98 per la benzina, 2,18 per il diesel. Nel 2026 famiglie e imprese dovranno sostenere quasi 29 miliardi di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti, è la stima della Cgia di Mestre. «Solo a luglio e agosto la spesa complessiva degli italiani per i rifornimenti è destinata a raggiungere quota 10,8 miliardi», quasi 2 miliardi in più rispetto al 2025, calcola il Codacons.

venerdì 24 luglio 2026

L’antico e il nuovo (4)

 

La civiltà occidentale affonda le
proprie radici nella Grecia antica.
Dal pensiero filosofico e scientifico
alla nascita della democrazia, quasi
ogni aspetto della cultura e della
società occidentale deriva
direttamente dalle intuizioni, dai
dibattiti e dalle conquiste di quel
popolo straordinario.
Autori come Platone e Aristotele
hanno posto le basi per il pensiero
logico, gettando le fondamenta del
metodo scientifico e della ricerca
della verità attraverso la ragione.
La nascita della parola democrazia
 (dal greco 
démos, popolo, e krátos,
 potere) nella 
polis di Atene segna
l'inizio della partecipazione dei
cittadini alla vita pubblica.
L'Iliade e l'Odissea di Omero sono
capisaldi della narrazione occidentale,
mentre il teatro (tragedia e commedia)
è nato ad Atene come strumento
di riflessione collettiva e morale.
L'arte di argomentare (la retorica)
 e la ricerca della giustizia sono
nate nelle piazze greche,
influenzando profondamente
anche il successivo diritto romano.



Il confronto con gli antichi.

Ogni volta che ci chiediamo che cosa vuol dire per noi, oggi, la civiltà e la cultura greca, oppure a quale nostro bisogno risponda il nostro continuo voler riscoprire templi, statue etc. del mondo greco, in realtà si tratta di un nostro affannarci a reinterpretare, da un osservatorio temporale molto diverso, e quindi fittizio, rivelazioni della nostra attuale identità. Ai Greci e’ toccato il ruolo di iniziatori e scopritori di discipline, di idee su quasi tutti i campi dell’ingegno umano. Essi stanno perciò al ruolo di matrice dell’oggi, di matrice di ogni nuovo sviluppo.

Gli oggetti culturali che essi hanno prodotto, ai nostri giorni non valgono in quanto veramente o meno avvenuti, ma in quanto esemplari. Esempla di perpetua validità.

Nel tempo ci proponiamo, pertanto, di cogliere le coordinate della tradizione e della cultura greca che persistono nel mondo moderno e contemporaneo. Ci proponiamo, avendone tempo e possibilità, di cogliere gli innesti culturali sul filone greco classico (ellenico) degli apporti arabi, persiani e poi, delle ulteriori riprese culturali bizantine e slave fino ad arrivare all’umanesimo europeo. Su tutto quanto tratteggiato ci proponiamo di trasmettere l’immagine culturale della Grecia antica che ritroviamo ancora oggi nella formazione delle coscienze nazionali odierne dell’intero Occidente.

Altre puntualizzazioni dovremo ancora riportare sul blog prima di iniziare a cogliere le iniziali radici del nostro essere “occidentali” e che  guidano il  mondo plurale di oggi.

mercoledì 22 luglio 2026

L’antico e il nuovo (3)

I valori universali esistono ? 

Ci riconosciamo tutti in essi?

Max Weber non crede
nell'esistenza di valori
universali oggettivi o
scientificamente dimostrabili.
Per lui, il mondo umano è
caratterizzato dal 
politeismo dei valori:
una pluralità irriducibile di
credenze e ideali in
costante conflitto tra
loro, frutto di scelte
soggettive.
valori occidentali (come democrazia, diritti umani e uguaglianza) sono spesso considerati universali nella loro applicazione, ma la loro origine storica e la pretesa di imporli sollevano accesi dibattiti. Molti filosofi e storici concordano sul fatto che l'universalità dovrebbe risiedere nel valore intrinseco di questi principi, non nell'imposizione del modello culturale occidentale.

 Sebbene l'albero genealogico dei diritti umani moderni sia profondamente radicato nella tradizione greco-romana e giudaico-cristiana, ciò non rende i valori meno desiderabili o applicabili per altri popoli. Il bisogno di libertà, dignità e giustizia è trasversale a molte culture, che tuttavia possiedono visioni filosofiche ed etiche differenti.

  Molti critici, specialmente nel contesto del dibattito internazionale contemporaneo, evidenziano come l'Occidente abbia spesso utilizzato la retorica dei "valori universali" per giustificare ingerenze o imporre il proprio modello socio-economico. La pretesa di superiorità o l'arroganza di esportare tali valori senza rispettare le specificità locali finisce per indebolire il concetto stesso di universalismo.

  Il filosofo e giurista Norberto Bobbio ha dedicato gran parte dei suoi studi alla distinzione tra i diritti come conquiste storiche e la loro validità universale. 

All'inizio del suo celebre saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Max Weber, oltre un secolo fa, sollevò la seguente questione: «Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci - si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?».

Weber parlava in particolare della «più grande forza della nostra vita moderna, del capitalismo», ma sono parecchie le istituzioni, anche non comprese nell'elenco di Weber, alle quali può essere applicato il medesimo quesito. La scienza moderna, ad esempio, è un'invenzione dell'Occidente che ha valore universale. Il liberalismo, la separazione fra la società civile e lo Stato o fra la religione e lo Stato, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, la democrazia, le convenzioni, dichiarazioni o carte - che appunto si chiamano universali - dei diritti: queste e altre sono creature tipiche, originarie e proprie dell'Occidente, in gran parte dell'Occidente europeo, che sono nate in una qualche epoca della sua storia, si sono affermate e imposte in altre parti del mondo e pretendono di avere valore universale.

Naturalmente, le spiegazioni che di tali fenomeni unici sono state avanzate divergono, talvolta anche fortemente, fra loro. 


(Segue) 

 Ci proponiamo di affrontare interessanti problematiche del nostro mondo, di quello oggi molto travagliato, delle tante visioni culturali non tutte orientate alla pace, alla solidarietà, alla convivenza delle etnie e delle culture diverse.

martedì 21 luglio 2026

Cittadino consapevole (6)

 

L'espansione dei traffici ha
reso lungo i secoli pericoloso
e difficile trasportare grandi
quantità di metallo. La
nascita delle prime banche
europee nel Medio Evo ha
introdotto
lettere di cambio e depositi,
consentendo di regolare i
pagamenti con la semplice
scrittura contabile.
Per facilitare le transazioni,
gli Stati hanno iniziato a
stampare banconote
convertibili in oro (fino
all'abbandono del 
gold
standard
 nel XX secolo).

Sul blog continueremo
a ricostruire il lunghissimo
periodo storico attraversato
prima di arrivare alla
finanza e alle politiche
contemporanee che
agevolano enormemente 
 lo sviluppo del
commercio internazionale
a cominciare sopratutto
dal XX secolo.




L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accelerato dei nostri tempi.

==  == ==
L’invenzione della moneta (II)
Col trascorrere del tempo, in alcune aree, si cominciò ad usare la parola (il dialogo fra gli esseri umani). Il che accelerò i tempi delle trattative seppure dava vita a dispute rumorose. Le due parti che volevano concludere, in quell’alba dell’umanità, l’affare badavano ad essere divise da un ostacolo naturale come una barriera di vegetazione.
Nelle Hawai si commerciava tra le rive  opposte di un fiume esponendo la mercanzia  sulle rocce che emergevano dalle acque; così la lite circa lo scambio mercantile era solo verbale e si evitava la violenza fisica.

 .

La fatica che comportava un simile tipo di mercato portò a stabilire come unità di valore il prodotto meno deteriorabile, più prezioso e richiesto da ciascuna comunità: i pastori offrivano greggi, i pescatori pesci.

 Esiste un listino di prezzi islandesi che risale ai primi decenni del Quattrocento, dove si legge che 20 ferri di cavallo corrispondevano a 20 pesci secchi, un paio di scarpe di cuoio a 3 pesci secchi, un barile di burro a 120 pesci secchi, una botte di vino a 100 pesci secchi. A Terranova anche gli operai venivano pagati col pesce fino all’Ottocento.


Per lo scambio in Virginia si usava tabacco, nell'America centrale cacao, nel Maryland zucchero; l'Africa offriva avorio, olio di palma, oro, caffe, cotone; la Cina tè confezionato a mattoni; lungo il Baltico l'ambra. 

I popoli cacciatori, come i Lapponi e i Russi, avevano buone riserve di pelli per pagare ciò che acquistavano: castori, ermellini, zibellini, scoiattoli, martore, e organizzarono una sorta di moneta tagliando le pellicce a pezzi, marchiandole con un segno che ne indicava il valore. Un posto d'onore spetta alle conchiglie che rappresentarono a lungo e per molti paesi il nostro denaro.


Gli Indiani d'America pagavano i loro conti con «wampum» che erano due conchiglie di mare, una bianca meno preziosa e una viola di maggior valore, oppure infilavano i loro frammenti in collane che fungevano da moneta. Questo sistema di pagamento fu in auge fino al XVII secolo anche dopo l'arrivo degli europei e cessò a causa loro quando alcuni falsari fabbricarono conchiglie in pasta di vetro. 

Le isole madreporiche delle Maldive nell'oceano Indiano con le loro conchiglie erano una vera banca per i Cinesi e gli Indiani, mentre la Corea barattava riso e tela di canapa; nel tardo Trecento venne in uso di applicare un segno alle pezze di stoffa che avevano così un loro valore legale.


Vedremo che in Europa il progresso, sul versante commerciale, fu più rapido.


(Segue)

lunedì 20 luglio 2026

Cittadino consapevole (5)

Prima che venisse inventata la
moneta coniata (avvenuta nel
VII secolo a.C. nell'antica Lidia)
,
 
le civiltà si basavano su sistemi
di scambio complessi
. Il 
baratto: Lo scambio diretto di
beni o servizi, come grano in
cambio di bestiame. Era però
limitato dalla "mancanza di
coincidenza dei bisogni" (se avevi
delle capre ma l'altro voleva solo
grano, lo scambio non
avveniva).





L’Economia, una scienza sociale
==  == ==
 L’invenzione della moneta

In tempi remoti, più o meno cinquemila anni fa, il modo più semplice per entrare in possesso di un prodotto non disponibile nel proprio territorio, e che altre popolazioni vicine avevano, era quello di rubarlo. 

Alle prime civiltà, da quella dei faraoni a quella dei Fenici, ben presto però fu evidente che il furto comportava guerre, morti, diffidenze, vendette e si passò all'uso di dare qualcosa in cambio. I Pigmei dell'Africa centrale facevano incursioni nelle tribù confinanti per prendere banane e altri prodotti, ed iniziarono ad avere cura di lasciare alla base delle piante della selvaggina come risarcimento.

E selvaggina lasciavano i Vedda dell'India davanti agli ingressi delle capanne abitate dai fabbri, sicuri di trovare, a breve distanza di tempo, un certo numero di punte di freccia indispensabili per esercitare la caccia.


Lo scambio di merci, già  all’alba della civiltà, richiedeva buoni rapporti tra le comunità per superare antiche inimicizie; un modo per avviare incontri pacifici e convenienti fu quello del dono.


Una tribù, guidata dal suo capo, ne riceveva un'altra organizzando una festa con danze, gare e banchetti: era quella l'occasione per offrirsi vicendevolmente regali. Non si poteva rifiutare il dono, ma bisognava restituirlo; il suo valore era di secondaria importanza, anzi, ognuna delle due parti cercava di dare di più, perché la generosità era l'orgoglio della tribù, che saliva così nella stima dei vicini. Il vantaggio morale era considerato più importante di quello economico.


E’ evidente che lo scambio di beni sotto questa forma non poteva ancora dirsi commercio: esso cominciò a delinearsi soltanto con l'uso del baratto.

A volte, per ottenere una merce bisognava trattare anche coi nemici, oppure con persone di lingua diversa, e per superare la difficoltà si diffuse il baratto silenzioso: si sceglieva un luogo di confine tra due popolazioni, una portava i suoi prodotti e si ritirava dopo aver acceso un fuoco di avvertimento; l'altra allora si avvicinava, deponeva lì accanto la sua merce di scambio e si allontanava. Ecco rifarsi avanti la prima, che valutava la convenienza: se l'offerta era vantaggiosa, ritirava i prodotti e si dileguava, se era insufficiente, lasciava tutto al suo posto. In questo secondo caso l'altro gruppo aggiungeva ancora qualcosa e inține l'operazione era compiuta. 

sabato 18 luglio 2026

L’antico e il nuovo (2)

Noi genti del terzo millennio
ci distinguiamo dai
greco/romani soprattutto per
la nostra concezione del tempo
e dello spazio
. Mentre le civiltà
antiche avevano una visione
ciclica e si orientavano guardando
al passato come modello insuperabile,
noi viviamo in una società
 iper-connessa, proiettata verso
un'innovazione tecnologica costante,
 con una visione del futuro in continua
 evoluzione.
Per i latini, il futuro era "alle
spalle" perché invisibile, mentre
il passato era davanti agli occhi
come guida morale e sociale. Noi,
 al contrario, tendiamo a svalutare
 il passato per concentrarci
sull'immediatezza del presente
 (presentismo) e sulla pianificazione
del futuro.
 Il confronto con gli antichi

  Abbiamo accennato, nella precedente pagina, al comportamento che sopratutto i politici (… i politicanti?) hanno da sempre mantenuto nel corso della Storia  nello strumentalizzare le ritenute grandezze degli antichi, dei grandi predecessori che hanno lasciato fama. Anche gli antichi Greci usavano opporre i loro anziani, i vecchi di un tempo, ai giovani, alla generazione allora corrente.

 I giovani dell’Antica Grecia venivano definiti in rapporto ai vecchi come “piu’ giovani” e quello del “confronto con gli antichi”, in verità si sostanziava, allora come ancora oggi, nel circoscrivere puramente e semplicemente qualche momento di passaggio di quella che è stata sempre la lunga storia della vicenda umana dai registri molteplici, sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco ad incastro.

  In realtà perché sussista, possa affrontarsi un confronto storico, servirebbe la compresenza, come oggi ci è possibile effettuare il confronto fra cultura occidentale e cultura giapponese, o cinese. 

  Nel corso delle letture di ricerca, ci e’ capitata una frase di Moliere che più  o meno è così articolata “gli antichi sono gli antichi, e noi siamo la gente di adesso”. E proprio su questa convinzione, per qualche tempo, ci proponiamo sul blog di interrogarci, se effettivamente dopo i millenni trascorsi quei greci, quei romani, ci hanno lasciato qualcosa di interessante o no. Ci piace capire se la politica greca, la democrazia dei loro giorni può ancora dirci qualcosa, seppure in un contesto completamente diverso. Intendiamo chiederci come e se  l’antichita’ influisce sulla tendenza della vita di noi, di noi gente del terzo millennio. E, comunque, in che misura ne siamo debitori.

E’ certo comunque che noi uomini del terzo millennio abbiamo un rapporto complesso e ambivalente con il mondo greco e romano: da un lato in essi intravediamo le radici culturali dell'Occidente (democrazia, diritto, filosofia), dall'altro ci separiamo da loro per mentalità, tecnologia e per una visione del mondo radicalmente diversa. E su questi presupposti, quelle radici intendiamo evocare.

(Segue)