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venerdì 30 ottobre 2026

Cultura e attualità

 

Crescere con la Cultura 
è un noto podcast
indipendente curato
da 
Cultura Libera
, strutturato
come una raccolta neutrale e
imparziale dei più importanti
interventi di politici, intellettuali,
scrittori e figure di spicco
del panorama socio-politico
contemporaneo.

L’Italia è, dovrebbe essere, la culla della cultura. 

Siamo circondati da arte e immersi nella letteratura. Il posto ideale. Eppure, leggendo i giornali e sentendo quanto riportano i media, i numeri vanno nella direzione opposta. 

Siamo uno dei Paesi dove si legge meno. Le librerie sono gonfie di volumi che restano sugli scaffali. Certo, queste notizie scoraggianti non e’ detto che raccontano tutto. C’è infatti un’altra Italia. Meno visibile e meno esibizionista. Un’Italia che legge. Che scrive. Che fotografa. Che dipinge. Che sente il bisogno di confrontarsi con gli altri. Che desidera esprimersi, ma non ha i canali per farlo. 

Un’Italia che ha solo bisogno di essere intercettata. Per dirla col linguaggio degli economisti: c’è una domanda altissima di voglia di lettura, di cultura. Ma pare di capire che alla politica dei politicanti non interessa per farla emergere.

giovedì 29 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (8)

Alcune brevi premesse

  Tra medioevo ed età moderna, ossia il periodo durante il quale  gli arbereshe cominciarono ad arrivare nel Sud Italia, era in corso sulla nostra Isola, la Sicilia, sul piano socio-economico il processo di diffuso radicamento feudale a vari livelli della società.  Quei nuovi assetti che andavano dispiegandosi, sia pure su basi feudali, non presentarono mai caratteri comuni su tutti i territori del bacino mediterraneo. Piu’ storici preferiscono, in relazione alle varie realtà territoriali (Spagna, Francia, penisola italiana), usare declinazioni al plurale: i feudalesimi .

Regime feudale
Il sistema si reggeva sulla
totale frammentazione del
potere pubblico e sulla
sostituzione dello Stato
con una fitta rete di legami
di dipendenza personale:
quella dei baroni in
Sicilia.





 Evidenziamo che sul blog useremo “feudalesimo” sia quando ci riferiremo al sistema di produzione agraria e sia quando ci riferiremo alle istituzioni di governo dei territori mentre la dizione “giurisdizione” ci servirà per evidenzierà la differenza che correva -in quei secoli- tra proprietario terriero privato  (figura piuttosto rara, anzi assente) e quella di feudatario che assorbiva in sé funzioni prettamente pubbliche. I feudi, con tutti i ruoli tratteggiati (produttivi, giurisdizionali e politici) erano ereditari.

In Sicilia il feudalesimo ha costituito un regime socio-economico-istituzionale di eccezionale continuità storica, introdotto dai Normanni nell'XI secolo e rimasto formalmente in vigore fino alla Costituzione del 1812. A differenza del modello feudale nordeuropeo, prettamente militare e frammentato, quello siciliano si è strutturato come un potente sistema di potere pubblico ed economico concentrato nelle mani di una ristretta aristocrazia terriera (i baroni), capace spesso di controbilanciare l'autorità regia.

L'architettura istituzionale del feudalesimo siciliano poggiava su prerogative legali uniche che garantivano ai baroni un controllo quasi assoluto sul territorio.
( ) Il Merum et Mixtum Imperium: I feudatari godevano dell'esercizio della giustizia civile e penale (alta e bassa giurisdizione) nei propri territori. Questo trasformava il feudo in un'entità statuale autonoma dove il barone era giudice e governatore dei propri sudditi.
(  ) Capitoli Volentes e Si Aliquem: Emanati in epoca aragonese (fine XIII secolo), questi capitoli legislativi concessero alla nobiltà isolana il diritto di alienare, ereditare, vendere o sottoporre a vincoli i feudi. Il patrimonio familiare veniva blindato attraverso istituti come il maggiorascato e il fidecommesso, impedendo la frammentazione dei beni per generazioni.
( ) Il Parlamento Siciliano: Composto da tre bracci (Militare/Baronale, Ecclesiastico e Demaniale), era dominato dall'aristocrazia. Questo organo non era solo consultivo, ma possedeva il potere di contrattare i donativi (le tasse) con la Corona e di difendere i privilegi feudali da ogni tentativo di centralizzazione regia (come avvenne durante i vicereami spagnoli e borbonici).


(Segue)


mercoledì 28 ottobre 2026

Parole frequenti sui media


decreto sicurezza

Dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’imputabilità per i minori tra i 14 e 18 anni, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo anche per i piccoli raduni.

—-()—

L'espressione "Decreto Sicurezza" fa riferimento a due importanti provvedimenti legislativi approvati dal Governo nel corso del 2026. Il più recente, incentrato su criminalità minorile e manifestazioni pubbliche, è appena entrato in vigore, si tratta del 

Decreto Sicurezza del 22 Ottobre 2026 (D.L. n. 190), che introduce una forte stretta sulla criminalità minorile e sulla gestione dell'ordine pubblico durante i cortei.

- Reclusione fino a 12 anni per chi utilizza la rete o i social network per organizzare, coordinare o istigare gruppi violentI;

- Viene introdotta una presunzione di imputabilità per i minori nella fascia d'età tra i 14 e i 18 anni, affiancata dall'estensione dei tempi di fermo preventivo;

- Viene inserito nel codice penale l'articolo 420-bis ("Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche"). Chi partecipa attivamente a disordini in un gruppo di almeno 5 persone (lanciando oggetti o creando pericoli) rischia fino a 5 anni di carcere e multe fino a 20.000 euro, con aggravanti se agisce a volto coperto.

martedì 27 ottobre 2026

Parole frequenti sui media


Il nuovo "Decreto Sicurezza"
 (formalmente recante
 
"Disposizioni urgenti in
materia di sicurezza pubblica
e contrasto alla criminalità
minorile"
), è stato pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 246
ed è 
ufficialmente in vigore
dal 23 ottobre 2026.
decreto sicurezza

Dopo le devastazioni dello scorso fine settimana a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo prevista anche per i piccoli raduni.

Questo provvedimento d'urgenza fa seguito a una precedente tornata di norme sulla sicurezza varata a inizio anno (il D.L. 23/2026 convertito nella Legge 54/2026) e introduce un'ulteriore e decisa stretta penale e amministrativa, concentrandosi in particolare sulle violenze durante le manifestazioni pubbliche e sulla responsabilità legata ai reati dei minori. Il decreto introduce nel codice penale il nuovissimo articolo 420-bis c.p., specificamente mirato a punire la violenza nelle manifestazioni pubbliche:

-Chiunque partecipi attivamente a condotte violente nel corso di manifestazioni rischia la reclusione da 2 a 5 anni.

-Per chi organizza, promuove o dirige tali condotte violente, la pena è decisamente più severa e va da 4 a 12 anni di reclusione.

-Vengono potenziati gli strumenti di prevenzione a disposizione della polizia per il mantenimento dell'ordine pubblico in contesti di piazza.

Un altro asse portante del testo è il contrasto ai reati commessi dai minori, che introduce una forte responsabilizzazione della sfera familiare:

—-Viene inasprito il principio della "responsabilità genitoriale" per i danni causati dai figli minorenni, prevedendo specifiche sanzioni economiche o risarcitorie a carico dei genitori dei minori che commettono atti illeciti o vandalismi.

—-Questa misura ha sollevato forti dibattiti politici e sociali in merito alla sostenibilità economica per le famiglie meno abbienti.

Il D.L. 190/2026 si affianca e integra le misure già introdotte dal primo decreto sicurezza dell'anno (il D.L. n. 23/2026 di febbraio), che aveva già stabilito:

= Pene più severe per il porto di armi bianche (lame superiori a 8 cm e modelli pieghevoli);

= La procedibilità d'ufficio per i furti con destrezza e l'introduzione del reato di rapina organizzata (fino a 25 anni di carcere);

= L'estensione del Daspo urbano e l'istituzione delle "zone rosse" prefettizie (fino a 18 mesi) per allontanare soggetti pericolosi da determinate aree delle città;

= L'inasprimento delle pene per la fuga pericolosa in auto davanti al posto di blocco (fino a 5 anni di reclusione).

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso forti perplessità, definendo "miope" la scelta di rispondere a problematiche sociali e giovanili unicamente attraverso la creazione di nuovi reati e l'inasprimento delle risposte repressive, senza un parallelo investimento sulle cause profonde del disagio.

lunedì 26 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (7)

Primi approcci 
Ancora nel Settecento,
la Sicilia era
dominata da un regime feudale
pervasivo e strutturato sul privilegi
o 
che regolava l'intero assetto
socio-economico e politico dell'isola.
A differenza di altre aree d'Europa
dove il feudalesimo era ormai in
netto declino, nel Regno di Sicilia
il sistema rimaneva solidissimo e
contava 
oltre 2.000 feudi
,
condizionando la vita della maggior
parte della popolazione
.






Abbiamo già tratteggiato nelle pagine precedenti che sin dal periodo normanno la maggior parte della proprietà fondiaria dell'Isola era affidata alle mani di alcuni baroni. Ogni “baronia” aveva il dominio su terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi, alle praterie, ma predominavano i terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano il “feudo”; motivo per cui in Sicilia feudo divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


E però  la giurisdizione dei baroni, travalicando i confini delle terre di cui erano diretti proprietari,  in realtà, la stragrande parte della proprietà fondiaria dell'Isola si riconduceva nelle  mani di alcuni, pochi, baroni. 

Il feudo era formato da terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi alle praterie, ma con assoluta predominanza  dei  terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano la vasta campagna siciliana. Da questo quadro di trascuratezza in Sicilia il termine “feudo” divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


Dal momento che la giurisdizione dei baroni, travalicava i confini delle terre, di cui erano diretti assegnatari regi e si estendeva su città e villaggi, quindi su Kuntisa,  e rispettivi demani, e quindi anche sulle piccole proprietà private comprese nel loro dominio, ne derivò che i padroni di queste ultime si sentivano pure essi sottoposti al barone giusto una serie di molteplici o multiformi legami che avremo modo di tratteggiare sul blog.

sabato 24 ottobre 2026

Ci mancavano le scosse sismiche . . .

La scossa principale:registrata dall'INGV 
con magnitudo 5.5 alle
12:19 del 23.10.2026
Scosse sismiche avvertite a Palermo e Messina

Un forte sciame sismico sta interessando nel corso dell’odierna giornata (Venerdì 23 Ottobre 2026) il Tirreno meridionale, provocando diverse scosse nitidamente avvertite dalla popolazione a Palermo, Messina e in vari comuni delle due provincie.

L'evento principale è stato registrato alle ore 12:19 con una magnitudo stimata fino a 5.5 (inizialmente indicata come 5.0 dall'INGV) a una profondità di circa 9 km. Nel pomeriggio, alle ore 15:55, si è verificata un'ulteriore forte replica con una magnitudo di 4.6.

Le scosse sono localizzate in mare nel Tirreno meridionale, nello specifico a circa 25 chilometri a nord-ovest dell'isola di Alicudi (arcipelago delle Eolie). Secondo i sismologi, lo sciame si sta sviluppando lungo una faglia tettonica trascorrente attiva in una fascia compresa tra Ustica e le Eolie, legata allo scivolamento della placca africana sotto quella euroasiatica. Nell'ultima settimana erano già stati rilevati circa 60 micro-terremoti nell'area.

Non vengono segnalati danni  a persone o cose. Tuttavia, la paura ha spinto molte persone in strada; a Palermo e Bagheria sono stati precauzionalmente evacuati uffici e scuole, e l'Università di Palermo ha sospeso la didattica.
Le autorità assicurano (La Protezione Civile e l'INGV) continuano a monitorare costantemente l'evoluzione dello sciame sismico.http://

sabato 17 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (6)

Primi approcci
Fra le ricerche sulla economia politica e sui dati statistica relativi al secolo iniziato nel 1700 ci e’ capitata una  tabella che nella sua estrema sintesi coglie il numero delle terre (=comunità) e delle anime (=abitanti) ricadenti  nel demanio dello Stato e di quelle invece ricadenti nel dominio feudale. 

Resta esclusa dalla tabella la città di Palermo, la cui  popolazione si era soliti calcolarla in 1/10 di quella del Regno; effettivamente  nel 1770 essa si aggirava intorno ai 180.000 abitanti: sicché Palermo, dopo Napoli era la città con maggiore popolazione della penisola, più di Roma e di Milano. Sostanzialmente i 2/3 del territorio del Regno ed i 2/3 della popolazione erano sotto il dominio baronale. Il rimanente 1/3 era direttamente governato dalla monarchia, in pratica tutte le città demaniali.

Per i baroni, sia le estensioni dei feudi che le persone che su di essi insistevano venivano considerati globalmente loro dirette proprietà. Stando all’ultimo censimento in tempo feudale del 1791, i baroni, e quindi le baronie, sull’Isola erano 340. In questo quadro che via via andremo tratteggiando, va precisato che i baroni erano non solo signori laici, ma anche ecclesiastici. E ciò ci fa subito evocare che sull’attuale territorio di Contessa Entellina, entro confini ben controllati e vigilati, insistettero le signorie baronali non solo dei Cardona e loro successori, ma anche le signorie ecclesiastiche, pure esse baronali, degli Abati di Santa Maria del Bosco.

(Segue)


Bilancio di previsione 2027

 Come lo Stato spenderà il denaro pubblico

Il DPB è lo strumento di
programmazione finanziaria
con cui il Governo italiano
comunica ogni anno alla
Commissione Europea e
all'Eurogruppo il proprio
progetto di bilancio per
l'anno successivo.




Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è l'atto ufficiale previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 con cui i Paesi dell'eurozona presentano in modo sintetico alla Commissione Europea e all'Eurogruppo il proprio progetto di legge di bilancio per l'anno successivo. Il documento serve a verificare la conformità delle politiche nazionali con le regole di bilancio europee prima della definitiva approvazione parlamentare.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze guidato da Giancarlo Giorgetti ha già ufficialmente inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il DPB 2027, a seguito del via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre.

Riportiamo di seguito gli elementi cardine, misure e coperture:

== La manovra si attesta su circa 23,5 miliardi di euro per il 2027; 

== Il percorso si inserisce nella cornice del nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) approvato a inizio ottobre in Parlamento, in linea con le nuove regole fiscali UE;

Principali Voci di Spesa e Interventi:

       1) Difesa: Stanziati circa 4,55 miliardi di euro;

      2) Infrastrutture e Opere Pubbliche:  Oltre 3 miliardi di euro nel 2027, con un piano a salire a 3,7 miliardi nel 2028 per interventi su reti ferroviarie ed edifici pubblici (scuole e ospedali);

==  Assegnati circa 2,39 miliardi di euro per il potenziamento dei servizi sanitari;

==  Fondi Locali e Speciali: Inclusi circa 1,9 miliardi per la gestione delle sentenze e 240 milioni di euro destinati direttamente agli enti locali.

Le Coperture

 Per finanziare le misure senza intaccare in modo eccessivo i saldi di finanza pubblica, il governo ricorre a un mix di interventi:

a) Previsto un contributo da banche e assicurazioni di circa 5 miliardi di euro per il 2027 (fino a 10 miliardi complessivi nel triennio);

b) Spending Review Ministeriale: Tagli lineari e mirati ai ministeri per circa 4,5 miliardi di euro distribuiti nell'arco del triennio;

c) Ulteriori coperture derivano dal riordino e da specifiche misure sul settore dei giochi pubblici.

Il DPB sarà spedito a Bruxelles e la palla passa quindi alle istituzioni europee per la valutazione di conformità, mentre il governo italiano è tenuto a presentare il disegno di legge di bilancio vero e proprio in Parlamento entro i prossimi giorni per l'avvio del dibattito e l'approvazione definitiva entro il 31 dicembre 2026.

venerdì 16 ottobre 2026

Finisce l’amicizia Trump-Meloni?

La Presidente del Consiglio 
Giorgia Meloni 
mantiene una linea atlantista e
filo-ucraina
, ponendosi in netto
contrasto con le posizioni, giudicate
più ambigue o apertamente contrarie
alla linea del governo, espresse
dal 
Movimento 5 Stelle, dalla 
Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier
rispetto a queste forze politiche è
emerso chiaramente nei dibattiti
parlamentari del 
metà ottobre 2026 
alla vigilia del Consiglio Europeo.



Meloni mantiene una linea fermamente atlantista e filo-ucraina, ponendosi in netto contrasto con le posizioni, giudicate più ambigue o apertamente contrarie alla linea del governo, espresse dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier rispetto a queste forze politiche è emerso chiaramente nei dibattiti parlamentari del metà ottobre 2026 alla vigilia del Consiglio Europeo.

E… in Italia parte del centro-sinistra

plaude alla Premier, condividendone la presa di distanza da Putin.

Ma Lega e 5 Stelle mostrano vicinanza e simpatia a Putin.

 Trump apprezza il petrolio di Putin ? «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Giorgia Meloni, intervenendo in Senato due giorni fa, alla vigilia del Consiglio europeo, non ha lasciato equivoci. «La Russia - ha aggiunto - punta a piegare il popolo ucraino con il terrore perché non riesce ad avanzare. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa è ciò che la rende possibile. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione».

 Zelensky ovviamente ha apprezzato ma in più banchi dell’opposizione è’ stata mostrata condivisione: (Calenda, Renzi, Casini, Scalfarotto, Sensi, Rojc, Verini, Zampa, Delrio. Senatori di Azione, tutta Italia Viva ed riformisti del Pd).

Meloni ha ovviamente e palesemente provato ad allargare le fratture più evidenti nel centrosinistra, che sul tema Ucraina-Russia ha finito per presentare cinque mozioni diverse l’una sull’altra. Nel contempo ha lanciato frecciate pure a Lega e vannacciani. «Non deve dirlo a me “noi siamo al fianco dell’Ucraina”, temo che debba dirlo da quelle parti...», ha detto al dem Provenzano indicando i banchi del M5S. «Comprare gas da Mosca non darebbe vantaggi al nostro Paese, quindi quali interessi state difendendo insistendo con questa proposta?», ha detto rivolta a Futuro nazionale (ma un po' anche alla Lega, visto che Matteo Salvini, dal vertice dei Patrioti a Bruxelles, ieri è tornato a ribadire che «si è dato tanto all’Ucraina. È l’ora della diplomazia e di comprare gas e petrolio dove costa di meno» (il senatore leghista Claudio Borghi è rimasto palesemente seduto senza applaudire durante la standing ovation della maggioranza alle parole della presidente del Consiglio sulla difesa dell'Ucraina).

giovedì 15 ottobre 2026

Il Novecento (3)

L'incidente di Ual Ual 
fu uno scontro armato avvenuto 
il 5 dicembre 1934 presso la località
di Ual Ual (o Walwal), un'area
desertica dell'Ogaden ricca di pozzi
d'acqua posizionata lungo il confine
conteso tra l'Etiopia e la Somalia
Italiana
. L'evento vide contrapposte
le truppe dell'Impero etiopico e un
presidio militare italiano composto in
larga parte da dubat (truppe coloniali
somale). Questo scontro, che provocò
la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati
del presidio italiano, fu amplificato a
fini propagandistici dal regime fascista
e divenne il principale 
casus belli formale
per l'aggressione e l'inizio della 
Guerra
d'Etiopia
 nell'ottobre del 1935.





Conoscere il passato per 


non ricadere negli stessi pericoli

*.    *.    *pagine di Storia in breve
Anni venti e trenta

Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella. 

Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.


In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.


Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.


Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.

La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.

Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot. 

Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.

(Segue)