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venerdì 21 giugno 2024

Da New Orleans apprendiamo

una legge impone di esporre i dieci comandamenti nelle scuole

 

Un provvedimento  legislativo rende obbligatorio esporre nelle aule scolastiche le tavole della legge. E’ stato firmato ieri dal governatore repubblicano.

Di cosa si tratta?

La Louisiana è diventata il primo Stato d’America a richiedere che nelle classi di ogni ordine e grado, ossia dall’asilo fino alle università, sia esposto un cartellone che riporti  i dieci comandamenti. 

La legge è già stata firmata ieri dal governatore repubblicano Jeff Landry  ed entrerà in vigore il prossimo anno: la norma dispone che i poster dovranno misurare almeno 27x35 centimetri e che sia utilizzato «un font grande e facilmente leggibile». 

Le organizzazioni per i diritti civili pero’ la ritengono incostituzionale e hanno immediatamente promesso un ricorso.

Nel 1980, la Corte Suprema aveva bocciato una misura simile approvata in Kentucky perché violava l’establishment clause del primo emendamento della costituzione, quello secondo cui il governo non ha il diritto di «instaurare» una religione, ovvero non deve promuovere una religione di Stato.

Il termine «instaurare» però era ritenuto vago e l’attuale Corte Suprema – a larga maggioranza conservatrice – gli ha attribuito in sentenze recenti un significato più ampio: nel 2022 aveva stabilito per esempio che un allenatore di football di liceo aveva il diritto di pregare sulla linea delle 50 yard dopo le partite della sua squadra. Questo atteggiamento permissivo ha incoraggiato allora i parlamentari ultraconservatori della Louisiana, secondo i quali la nuova legge firmata da Landry non è soltanto di una misura religiosa, ma avrebbe anche un significato storico: i dieci comandamenti – sostiene la misura– «sono documenti fondativi del nostro Stato e del governo nazionale». 
Sui manifesti – che dovranno essere pagati non con soldi pubblici, ma con donazioni – saranno stampati quindi anche quattro paragrafi «di contesto», necessari a spiegare come quei principi «abbiano avuto per quasi tre secoli un ruolo notevole nell’istruzione pubblica americana».

giovedì 9 novembre 2023

Medio Oriente. Le ragioni politiche-economiche con sullo sfondo la diversità religiosa.

Scontro di civiltà ?

Sergio Noja Noseda (è stato un dirigente d'azienda e arabista -1931-2008), si è posto su più suoi scritti l'interrogativo su quanto l'Islam rientri e su quanto la parte del mondo non occidentalizzato avrebbero assorbito e gradualmente accettato il processo di occidentalizzazione nello stile di vita e nella visione culturale, ovvero se avrebbero reagito con una crisi di rigetto.

Il 27 luglio 2017, dopo un iter
parlamentare accidentato e
ostacolato da ripetuti rinvii
che avevano fatto temere un
 fallimento, il Parlamento tunisino
 ha approvato all’unanimità con
46 voti a favore la legge contro la
violenza e i maltrattamenti sulle
donne e per la parità di genere.




Secondo la prima direzione (condivisione della marcia dell'Occidente nei costumi di vita e nella parità uomo-donna)  le forze unificatrice dell'economia di mercato e della tecnologia hanno, di fatto, mostrato la capacità di globalizzare l'umanità, ma i fattori etnico-religiosi (riemersi dopo la fine ingloriosa delle ideologie politiche)  stanno dimostrano una rilevanza e capacità di freno inedite del mondo mussulmano.

Se qualche decennio fa si poneva una qualche distratta attenzione sul fondamentalismo mussulmano ai nostri giorni risalta il fenomeno nuovo che sta ponendo all'Occidente la sfida più aspra e le difficoltà maggiori sul piano internazionale. Ed in più, all'interno dello stesso Islam, a trovarsi in serie difficoltà sono gli stessi -pochi- paesi arabi "laici" come l'Egitto. Il fondamentalismo ha allargato il fossato tra le èlite e la classe media del mondo mussulmano - ossia quegli ambienti che avevano puntato all'occidentalizzazione - e le immense masse su cui l'estremismo religioso esercita una forte presa.

Ovviamente la realtà è più complicata e tortuosa di quanto qui possiamo rappresentarla, ma il punto centrale di quanto, attualmente, sta avvenendo fra ebrei e mussulmani in Palestina (striscia di Gaza) è  lo scontro tra le forze della modernizzazione e quelle della tradizione.  Ciò viene riportato ben sapendo che anche nella realtà ebraica esistono forze che affondano la loro cultura nell'ebraismo religioso, seppure temperato da un ampio mondo laico.

Ci piace riportare una visione del mondo dell'ayatollah Khomeini (è stato un politico e imam iraniano. Fu un Grande ayatollah, capo spirituale e politico del suo Paese come Guida suprema dell'Iran dal 1979 al 1989  -Nato 1902-Deceduto 1989-):  "E' forse mandando in parlamento quattro donne che si consegue il progresso?". 

 Su questa base-non base si fonda la convinzione che l'Islam non distingue tra fede e politica, tra religione e politica.  Il che lascia pensare che la democrazia in quel mondo, come è concepita in Occidente ed estesa sia agli uomini che alle donne, non spunterà mai o ci vorrà ancora del tempo.

venerdì 8 settembre 2023

L’8 settembre dei contessioti (3)

Tradizioni, usi e religiosità popolare

La statua della Madonna della Favara nel pomeriggio viene situata all’interno della “Vara”, in vista della processione serale.





 











 

L’8 Settembre dei contessioti (2)

Riflessioni laiche e religiose

Nel vivere e nella coscienza locale dei contessioti, l’otto settembre è la festa per eccellenza, sostanzialmente quasi l’unica. 
La festa! per festa  si intende quella dell’8 Settembre, e nessuno teme di essere frainteso con l'8 settembre del disastro, della disfatta nazionale della seconda guerra mondiale. 

 Come leggere la festa locale che in parallelo (per quanto ci raccontavano i parenti che vivevano in America) si svolge ( si svolgeva?) in New Orleans, dove l’Associazione Contessa Entellina arrivò a contare oltre diecimila aderenti, in gran parte originari da Contessa?

Nella ricorrenza si possono cogliere oltre al significato religioso un dipanarsi del sistema parentale storico e caratterizzante del vivere siciliano non lontanissimo nel tempo. Maria è una donna silenziosa e in un certo senso subordinata al marito, definita “sposa di Giuseppe”, oppure “Madre di Gesù” o in altro passo “sua madre”. Le doti che emergono sono di docilità e di rispetto della tradizionale gerarchia familiare. In altre parti del Vangelo la figura di Lei è caratterizzata dal “silenzio”. 

 In ulteriori tratti delle scritture la figura di Maria rispecchia tantissima “cultura mediterranea” tuttora presente nei tanti paesi che si affacciano su questo mare. E c’è da ricordare che la figura di Maria occupa un posto di onore ed ampio pure sul Corano degli islamici. 

 Esiste ovviamente la visione cristiana (cattolica ed ortodossa, in particolare) che la figura di Maria arriva a definirla Madre di Dio. Ma noi ci fermiamo qui.

giovedì 7 settembre 2023

L’8 settembre dei contessioti

Riflessioni laiche e religiose

 Escludendo l’8 Settembre 1943, quando si temette di non poter svolgere la tradizionale processione con la “Vara” della Madonna della Favara in quanto il parroco della Chiesa della Favara si recò a Santa Maria del Bosco per chiedere consiglio all'allora Vescovo di Monreale, che stava lì per sottrarsi ai sistematici bombardamenti sulle aree costiere, e comunque a prescindere dal verdetto del presule, la gente, quella volta, senza attendere la decisione ecclesiastica ebbe e seppe come aprire la chiesa e procedere secondo tradizione, sempre la ricorrenza settembrina costituisce la festa comunitaria locale e vede tanti emigrati tornare - anche per pochi giorni - nel paese natale e celebrare la Madonna della Favara.

Festa religiosa e pure festa di chi non ha mai riflettuto sul significato religioso, quella dell’8 settembre a Contessa. Il nome Maria, a Contessa come in tutta la Sicilia, è fra i più diffusi, anzi certamente il più diffuso. È un nome che ammette diminuitivi ( Marietta, Mariella) e pure i vezzeggiativi (Mariuccia e Mariolina). 

Dal punto di vista religioso, chi frequenta la ritualità bizantina, in questi giorni sente ripetere Kecharitomene, l’espressione con cui l’angelo saluta la Vergine (=colmata di grazia). Il riferimento è al racconto dell’Annunciazione.

martedì 22 agosto 2023

Un Personaggio

Voltairepseudonimo di François-Marie Arouet è stato un filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese. 

Nascita: 21 novembre 1694, Parigi, Francia
Morte: 30 maggio 1778, Parigi, Francia




La Storia individuale
narrata dagli altri




Siamo persuasi che la

Storia di un principe  non

e' tutto quello che lui ha

fatto meritevole di essere

trasmesso alla

posterita'.

martedì 15 agosto 2023

Un Personaggio

Giuseppe Prezzolini: e' stato un giornalista, scrittore, editore, italianista e aforista italiano con cittadinanza statunitense dal 1940. 

Nascita: 27 gennaio 1882, Perugia
Morte: 14 luglio 1982, Lugano, Svizzera


 «Codice della vita italiana» 

I furbi


Articolo 1: 

« I cittadini italiani si dividono in 

due categorie: i furbi e i fessi». 


Articolo 10: 

« L’Italia va avanti 

perché ci sono i fessi. I fessi lavorano,

 pagano, crepano.

 Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia

 sono i furbi che non fanno nulla, 

spendono e se la godono». 


Articolo 16:

 «L’Italiano ha un tale 

culto per la furbizia, che arriva persino 

all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno».

sabato 24 giugno 2023

Mondo bizantino. Storia e cultura (4)

 Andrej Rublev


 La celebre icona di Andrej Rublëv,
che fu realizzata negli anni intorno
al 
1422è conservata presso la Galleria
statale  di Tret'jakov a Mosca. 

Il dipinto raffigura la scena
dell'
apparizione della Trinità ad Abramo
 per annunciare a lui e alla moglie Sara
 l'arrivo di una discendenza.
Durante il concilio dei cento capitoli,
 tale opera d'arte è stata dichiarata
l'
Icona delle icone.

Il periodo feudale si contradistinse in tutto il continente europeo dalla ricchezza e dalla varietà della vita religiosa. 

Il Russia, il "metropolita di tutta la Russia", dipese a lungo dal patriarca di Costantinopoli. Dopo le decisioni del concilio di Firenze (1439) di riunificare la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, che però in via di fatto non ebbe alcun esito, il processo di crescita della chiesa russa avvenne in un contesto di relativo isolamento.

Andrej Rubliev (1360-1430) è stato uno dei maggiori rappresentanti dell'arte religiosa russa. Assieme ad altre figure di spicco dell'arte "bizantina" contribuì alla decorazione  della cattedrale dell'Annunciazione, all'interno del Cremlino (1405),  e all'allestimento di quell'iconostasi. Gli esperti di arte, negli infiniti testi sulla figura e l'opera di Rublev, affermano che nelle opere e negli affreschi di questi affiora, all'interno della salda tradizione bizantina, la tendenza ad un'espressione più naturalistica.

Gli affreschi nella Cattedrale della Dormizione di Vladimir, eseguiti in collaborazione con Danil (1408, Giudizio Universale), alcune tavole dell'iconostasi, oggi conservate nella Galleria Tretjakov di Mosca e al Museo russo di San Pietroburgo e la celebre icona della Trinità angelica (nella foto che riportiamo) rappresentano i migliori risultati stilistici dell'artista.

martedì 20 giugno 2023

Mondo Bizantino. Storia e cultura (3)

L'albero della vita:

'Io sono la vera vite, Io sono
 la via la verità, la vita',

Gesù è la vita ed è l'albero
 dai buoni frutti.
I primi tralci sono gli apostoli
di cui noi siamo i frutti.
Gesù è il Maestro, lui solo
può aprire e spiegare il
libro della vita che Dio
gli ha consegnato.





 In questa pagina -priva di cadenze regolari- ci proponiamo di portare e riflettere su elementi interpretativi della cultura storica bizantina e, nei limiti delle possibilità e delle conoscenze, su aspetti della tradizione cristiano-ecclesiastica. L'intenzione è di provare a capire.

= = = 

 Capita dalle omelie domenicali di ascoltare riferimenti e accenni al Corpo di Cristo, che poi sarebbe, si vorrebbe che fosse, l'insieme dell'umanità, o, almeno la parte di essa che si professa cristiana. 

 La riflessione (nostra) conduce, in estrema sintesi, a pensare che ciascun credente è parte della Trinità di catechistica memoria. Furono, nella parte occidentale dell'Europa, Sant'Agostino a sostenere che la chiesa è "il Cristo totale nel suo capo e nel suo corpo" e San Giovanni Crisostomo, nella parte orientale dell'Europa, a dire che fra il capo ed il corpo "non c'è posto per alcun intervallo".

Vladimir Lossky (è stato un filosofo e teologo russo, nato in Germania nel 1903 e morto a Parigi nel 1958) così intende la cattolicità: "Se la chiesa possiede la cattolicità, è perchè il Figlio e lo Spirito santo inviati dal Padre le hanno rivelato la Trinità -e ciò non in modo astratto, come una conoscenza intellettuale, bensì come la regola stessa della sua vita. La cattolicità (=uniformita' di vedute e comportamenti) è il legame che collega la chiesa a Dio che si rivela ad essa come Trinità, conferendole il modo di esistenza proprio dell'uni-diversità divina, un ordine di vita  a immagine della Trinità".

domenica 18 giugno 2023

Mondo Bizantino. Storia e cultura (2)

   Basileus

Il dominio dei Basileus sul territorio
 italiano è da attestarsi tra il VI e il
 IX secolo. Dopo una prima
dominazione del territorio,
verificatasi con la guerra
greco-gotica, un prosieguo della
 stessa si registrò a partire dal 572,
 mediante la presenza di una
 circoscrizione – l’Esarcato d’Italia
(distretto amministrativo guidato
 da un Esarca) con sede a Ravenna –
che esercitò un dominio militare e
civile, soprattutto, sulle regioni del
 Mezzogiorno.
Questo, fino al tardo Medioevo,
allorquando con la disfatta del
 regno bizantino in Occidente,
vennero meno anche gli
 Esarcati.



Basileus, in greco corrisponde ad "imperatore"; fu il titolo che assunsero  gli imperatori-romani con sede nella seconda Roma, Costantinopoli. Anche quando Roma, capitale dell'Impro romano d'Occidente, cadde in mano dei barbari, il "Basileus" di Costantinopoli per ancora un successivo millennio continuò a ritenersi e a farsi ritenere "Imperatore Romano", Imperatore della seconda Roma.

Basiliano

San Basilio, detto il Grande, fu vescovo di Cesarea (oggi Kayseri, anticamente conosciuta come Cesarea di Cappadocia, è una città di 1.100.000 abitanti della odierna Turchia, capoluogo dell'omonima provincia dell'Anatolia Centrale) dove morì nel 379. Egli diede grande impulso al monachesimo nella parte orientale dell'allora Impero Romano che era di lingua greca. 

Dall'XI secolo, anche se erroneamente, la dizione  "basiliano"  fu impiegata  nel senso di ordine per tutti i monaci che insistevano nell'Italia Meridionale, allora provincia dell'Impero Romano d'Oriente, e nella giurisdizione del Basileus.

sabato 17 giugno 2023

Mondo Bizantino. Storia e cultura (1)

 Acheropita

Acheropita sta, dal greco,  per : "non fatto da mani umane", termine attinente ad alcune immagini riferite a Cristo, a Maria e ad alcuni Santi.

I monasteri, della tradizione bizantina, che si dicevano in possesso di quelle miracolose icone, erano nei secoli passati meta di continui pellegrinaggi e destinatari di consistenti donazioni. Da monasteri divennero istituzioni influentissime, e nel contempo, potentissime per l'influenza che esercitavano sui fedeli e persino sulle autorita'. 

Lo stato di nuova situazione che nel tempo venne a crearsi fu alla base della violentissima reazione dell'Imperatore Leone III Isaurico (717-741) e del conseguente movimento dell'iconoclastia, il Movimento religioso sorto nella chiesa bizantina nei secc. VIII e IX, contrario a ogni forma di culto per le immagini sacre e propugnatore della loro distruzione.

giovedì 8 giugno 2023

Il nome della Rosa. Come Eugenio Scalfari ed Umberto Eco discutevano sul mondo degli uomini (4)

             Robot e computer ci metteranno                                                         Leggi la prima parte

            le manette? Risponde l'autore de                                                        Leggi la seconda parte

          "Il nome della rosa"                                                                              Leggi la terza parte

        Eco, raccontaci

        il nostro futuro

Eco: Guarda, qui c'è Lotman, il semiologo sovietico, che ci spiega benissimo come stanno le cose. Lotman divide le culture in due classi: la classe delle culture grammaticalizzare e la classe delle culture testualizzate. Una cultura grammaticalizzata è una cultura che impara le cose attraverso una serie di regole. Se imparo a guidare l'automobile attraverso il manuale che si studia per l'esame della patente ecco che ricevo una cultura grammaticalizzata. Una cultura testualizzata invece consiste in grandi modelli  che vengono imitati. Per esempio i dieci comandamenti sono una grammatica, i Vangeli un testo. Il Vangelo, più che dare delle regole, fornisce grandi modelli imitativi.

L'impressione è che l'apprendimento grammaticalizzato sia molto più potente, conferisce più potere e autonomia. L'apprendimento testualizzato in definitiva ha come conseguenza  l'imitazione di comportamenti. Pare che nell'ambito delle comunicazioni di massa prevalgano modelli testualizzati. Non so, il grande spettacolo televisivo non ti dice come devi fare, ma ti fa vedere Pippo Baudo che fa cosi o l'attore Tal dei Tali che fa in una altro modo. Circola poi una certa idea secondocui l'èlite sarebbe in possesso delle grammatiche, mentre i poveretti non  avrebbero a disposizione  che i testi.

Solo che le cose non starebbero affatto così. Per esempio analizza la tua giornata quotidiana. T'accorgerai di essere sommerso sia dalle grammatiche che dai testi. Proprio per questo eccesso  dei materiali, su alcune questioni, l'economia, la politica nazionale o internazionale, tu apprendicontinuamente attraverso grammatiche.

Questi sono i tuoi campi, dunque tu sei in grado di ricevere le informazioni e di elaborarle. Ma su un'infinità di altri problemi, siccome non ce la faresti in nessun caso  ad apprendere tutto di tutto, "ti rifai  a dei testi". Mentre in un altro settore  c'è qualcuno che si  rifà a dei testi proprio là dove tu elabori  delle grammatiche . Per esempio, legge il tuo articolo di fondo, dice tra sè e sè  "bravo questo Scalfari", magari non ha ben capito  che vuoi dire, ma segue la linea.

La conclusione è questa: la moltiplicazione dell'informazione e delle grammatiche è tale che nessun gruoppo e nessun uomo può pretendere di saperle tutte. Ognuno di noi,  sarà quindi grammaticalizzato per una parte e testualizzato per l'altra. Ecco l'arcipelago. Il grande banchiere fornirà grammatiche  per quello che riguarda l'impiego di capitali, ma si atterrà a dei testi quando si tratterà di comprare una macchina  o un vestito o di aderire ad una religione. Credo  che la complessità non possa portare che a questi continui scambi di funzioni.

Dell'Arti: Ho un'obiezione da farti. Prima hai parlato del software.

Eco: Si.

Dell'Arti: Concordi su quest'affermazione in un  problema di software la soluzione che consta della seguenza più breve è anche la più efficace?

Eco: Oh sì, certamente sì. Così come è artistico riuscire a stare  in un endecasillabo un pensiero che altri elaborano in tre o quattro righe.: E' l'artisticità di ogni costruzione  equilibrata, come riuscire a creare l'Eretteo con poche forme. Si, senza dubbio. E' un problema di alta geometria. Non vedo perché dovremmo ammirare l'alta geometria  del Partenone e non l'alta eleganza del Teorema di Pitagora.

Dell'Arti: Va bene.Ora l'obiezione è questa: chi è in grado di afferrare  la quantità di arte  contenuta in una soluzione  di un problema di software? Soltanto una classe particolare , un'élite che sa decodificare  il messaggio pienamente. Gli altri sono tagliati fuori.

Eco: Ma la classe che capisce l'artisticità della soluzione del problema di software poi tutti gli altri capiscono . No, no, è la stessa cosa  che ho detto prima. Non ci sarà più una divisione netta  tra capitalisti e proletari dell'informazione, ma ciascuno sarà, di volta in volta, capitalista o proletario.

Scalfari: Insomma, tu sei ottimista. Allora ti domando questo: sei d'accordo con Servan-Schreiber quando, riprendendo la vecchia idea del villaggio globale di McLuhan, sostiene che il mondo futuro  sarà una specie di foro romano dove si potrà discutere di tutto in contemporanea tra posti lontani  anche migliaia di chilometri  e dove si potranno interrogare  direttamente i cittadini sulle scelte da compiere?

Eco: Questo mi pare troppo.

Scalfari: Perché?

Eco: Secondo te quanta gente stava  in casa a seguire i dibattiti di Radio Radicale?

Scalfari: Nessuno. O pochissimi.

Eco: Per forza. Quello che permette a ciascuno  di noi di interessarsi  della cosa pubblica è proprio il fatto che gli avvenimenti arrivino filtrati, selezionati. Solo così possiamo assorbirli e reagire. Il giorno in cui fossimo chiamati di continuo ad intervenire, il giorno in cui ci si chiedesse uno stato di tensione permanente ... chi potrebbe farcela? Oltre tutto c'è anche una questione psicologica: una cosa è stare nel foro, vivere l'evento anche fisicamente, emotivamente. Un'altra è ricevere  il messaggio stando chiusi in casa, senza sentirsi partecipi della comunità. A parte questo c'è la questione tecnica: noi siamo come un cavo della Sip, attraverso cui non possono passare  più di tante informazioni. Anche se siamo più complicati  e imprevedibili dei cavi telefonici, c'è un limite psicofisico al di là del quale andremmo in tilt.

Scalfari: quindi, in definitiva, la storia del villaggio globale non regge.

Eco: Mah, sai, McLuhan aveva una visione ottimistica di questo villaggio globale. Il villaggio globale in definitiva, consiste soprattutto nel fatto che non c'è più differenza di abbigliamento tra il ragazzo di paese e il ragazzo di città, tra il giovane fascista e il giovane comunista. La circolazione delle idee, dei modelli è istantanea. E' villaggio globale la possibilità di essere informati ora per ora su quanta radiazione atomica c'è in Svezia o in Cecoslovacchia, insomma è villaggio globale la compresenza delle notizie. Invece non è affatto detto  che il linguaggio globale possa offrire automaticamente delle possibilità di autogoverno. Scende anzi dalla mia ipotesi della paralisi per abbondanza e delle strutturazioni ad arcipelago dell'informazione che i movimenti, le aggregazioni saranno piuttosto casuali e non pianificabili. Il problema politico principale, caso mai, sarà allora quello di reintrodurre una nozione di progetto, di piano, di regola all'interno di questo movimento casuale.

Dell'Arti: A proposito delle mode e dei modelli uguali per tutti: Pasolini chiamava questo "omologazione" e aveva l'aria di considerarla una sciagura. Tu che ne pensi? L'omologazione è un bene? Un male?

Eco: secondo me l'omologazione non è mai né un bene né un male, come non sono né un bene né un male i fiumi o le montagne. Noi ormai non ne serbiamo più memoria, ma intere civiltà sono state schiacciate, "omologate", da ondate migratorie. Noi stessi siamo il risultato di un'omologazione tra civiltà latina e germanica, la lingua che parliamo non è che un'omologazione di infinite differenze regionali, dialettali, noi siamo stati omologati anche dall'invenzione delle uniformi militari, dall'adozione di strumenti comuni. Forse che i romani non hanno omologato i galli e i britanni? Si, ma ne sono stati omologati a loro volta, da galli e britanni i romani hanno appreso l'uso del sapone e delle brache. La storia non è altro che la vicenda darwiniana di distruzioni e salvezze di specie che avvengono attraverso omologazioni.

Naturalmente, all'interno delle omologazioni si ricreano poi nuove differenze in punti diversi. La reazione di Pasolini era poetica, sentimentale: egli soffriva per la scomparsa di una piccola zona del mondo, quella con cui si identificava. Ma se avesse potuto attendere avrebbe visto il sorgere di nuove differenze, di nuove spaccature, di altri infiniti conflitti. Certo, egli soffriva per l'omologazione del ragazzo di campagna con quello di città, come altri avrà potuto soffrire per il fatto che lo sviluppo  edilizio ha omologato zone di capanne di paglia che per alcuni potevano contare infinitamente di più delle nuove case. Tuttavia l'umanità ha poi questa grande dose di cinismo, questa enorme capacità di dimenticare , questa maligna fantasia per cui omologa e all'interno dell'omologazione ricrea nuove differenze, differenze magari più forti di prima, più forti anche di quanto sarebbe necessario.


mercoledì 7 giugno 2023

Il nome della Rosa. Come Eugenio Scalfari ed Umberto Eco discutevano sul mondo degli uomini (3)

            Robot e computer ci metteranno                                                         Leggi la prima parte

            le manette? Risponde l'autore de                                                        Leggi la seconda parte

            "Il nome della rosa"

        Eco, raccontaci

        il nostro futuro

 Scalfari: Ah, ma questo pone problemi formidabili. Quello che tu dici, infatti, fa giustizia di quell'opinione secondo cui "il" giornalismo, cioè il giornalismo del futuro, consisterebbe in un resoconto asettico dei fatti. Chiamiamo questo giornalismo "giornalismo anglosassone" o "all'americana". Io già oggi penso che il giornalismo anglosassone o americano non sia affatto asettico, anzi secondo me, come sai,  il giornalismo asettico non esiste per niente. Tu a questa mia opinione  aggiungi che in futuro il nostro mestiere dovrà  sempre più essere "filtraggio", cioè analisi, commento ...

Eco: Vedo che questo futuro ti spaventa un po' di meno. Bada però che non può benissimo esercitare il filtraggio e non dirlo. Anche se questo mi pare un trucco difficile da praticare in futuro, data la concorrenza della televisione.

Scalfari: Perché pensi questo?

Eco: Perché il mondo dei nudi fatti  appartiene per forza alla televisione. E un giornale che si attenesse ai nudi fatti già raccontati  dalla tv sarebbe degno di quella battuta  di Campanile, il quale disse che il quotidiano  di questo tipo assomiglia a una lettera che concluda con la frase "segue telegramma".

Credo che in futuro i giornali dovranno assumersi pubblicamente  la responsabilità del filtraggio. Vedo anche un grande sviluppo dei mensili specializzati, che del resto è già in atto, e un ritorno in forze della gente al libro.

Scalfari; Tu dici?

Eco: Si, di questo sono sicuro. Del resto già ora si vendono più libri.

Scalfari: Ne sei sicuro?

Eco: Si. Negli anni '50 le fascette che annunciavano un grande successo editoriale portavano la scritta "decimo migliaio". Si chiamava così anche una trasmissione televisiva  dedicata ai libri. Ma oggi un libro arriva come niente alle cento, alle duecentomila copie. Lascia stare che la gente compri molti manuali da cucina  e pochi testi di filosofia greca. Conta il fatto che statisticamente  si legga di più.

Scalfari: Quindi secondo te la parola scritta  non sarà scacciata dall'immagine?

Eco: No, secondo me il bombardamento di immagini televisive produrrà una fuga verso la mediazione, un bisogno di riflessione. Magari l'invadenza della tv e dei computer avrà anche l'effetto di provocare una sorta di analfabetismo informatico. Ma io non ho tutta questa paura dell'analfabetismo informatico. L'analfabetismo informatico alla fine non sarà peggiore dei vecchi analfabetismi, quello secco di tanti secoli fa, quello parziale che imperava in Italia un paio di decenni orsono quando pochissimi leggevano il giornale. Il saldo, comunque, con un incremento della lettura, resterebbe attivo. E in più molti di questi che non leggeranno niente vedranno un pezzo di telegiornale e sapranno almeno che esiste la Cambogia, che esiste il Ghana.

Dell'Arti: Gia', bisogna vedere se in Cambogia o in Ghana sapranno che esiste l'Italia ? 

Eco: Che vuol dire? 

Dell'Arti: Vuol dire che quando si parla di "villaggio globale" si fa sempre finta che nel mondo non esistano differenze tra paese e paese, tra civiltà e civiltà. Ma le differenze esistono, il mondo non è per niente, almeno oggi, il villaggio globale di McLuhan. Ti chiedo questo: l'era informatica aumenterà  il gap tra il primo e il terzo mondo o no?

Eco: Come si fa a fare una previsione? Sottomano non abbiamo che qualche ricerca antropologica, fatta a partire dalla dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Durante la seconda guerra mondiale gli americani arrivarono in isole dove vivevano popolazioni pacifiche e primitive e installarono là le loro basi. Non si trattava di una vera e propria colonizzazione ma semplicemente di una "esposizione di comportamenti". Gli indigeni vedevano quello che facevano gli americani e basta. Che cosa significava questo?  Innanzi tutto voleva dire che gli indigeni passavano di colpo dalla danza tribale all'aeroplano, senza fasi intermedie, senza gradualità. Questo impediva in un certo modo l'identificazione, tutto ciò che nasceva  dall'incontro  fra le due culture era una sorta di "pidginizzazione".

Dell'Arti:  Il pidgin è una forma di inglese elementare,  mescolato con dialetti locali, che si crea in certe aree  degli arcipelaghi orientali. Un pidgin, essendo incompleto, è sempre un sottolinguaggio. La creazione del pidgin mostra che dall'incontro delle due culture, del Primo e del Terzo mondo, non nasce affatto il "villaggio globale"  ma qualcosa di ibrido, qualcosa che sta a mezzo . Una delle cose che può succedere  è la trasformazione  di certi loro miti, come accade per esempio  con il "culto del cargo".

Scalfari: Sentiamo il "culto del cargo".

Eco: Il "culto del cargo" è il culto di una civiltà che non conosce ancora né l'economia né la tecnologia. Questa civiltà in un determinato momento entra in contatto con la civiltà dei bianchi  e vede che certi beni escono fuori dalla stiva di una nave. Ignora l'origine di questi beni , così come certi bambini americani che vivono nelle grandi città ignorano l'esistenza delle mucche e l'origine del latte e credono che il latte sia prodotto artificialmente come la Coca Cola. La civiltà indigena non sa nulla dei beni e di quello che sta dietro alla stiva della nave. Allora trasforma la sua mitologia e vi inserisce il cargo: il cargo diventa questa cosa che deve arrivare un giorno in modo misterioso e portare ricchezza e mettere a disposizione degli uomini. Pidginizzazione tipica.

 Potremmo definirla anche in quest'altro modo: l'esposizione di altre tecnologie ad una civiltà arretrata produce soluzioni intermedie. Una contadina italiana può voler imitare la miliardaria di Dallas perché lo scarto tra i due mondi è minimo. In fondo gli abiti sono dello stesso tipo: blusa, gonna, eccetera. Le automobili girano a Dallas  e girano anche in Italia. Ma in altre zone, in zone che non si sono sviluppate  secondo i modelli occidentali, Dallas può produrre lo stesso effetto che la Vergine Maria quando le apparve nella grotta.

 Tuttavia questi sono esperimenti fatti al rallentatore, sui quali sarebbe pericoloso generalizzare. Gli americani arrivavano, si installavano, gli indigeni restavano a guardare  o si impossessavano degli strumenti a poco a poco. Oggi invece basta che uno sceicco decida di civilizzare il proprio paese e le televisioni arrivano immediatamente, subito dopo le televisioni arrivano i computers. Questo eliminerà la fase dell'ibrido, di incrocio, di mitizzazione. O la renderà più violenta?  Sarebbe pazzo chiunque volesse rispondere. Le reazioni possono essere le più diverse, a seconda del clima, della religione dominante, eccetera. E quindi non si può parlare di villaggio globale. Il villaggio globale è una metafora elegante, inventata da un signore che viveva nell'America del Nord.

Scalfari: Da quello che dici vedo un altro pericolo, il pericolo che possa formarsi un'altra volta un'opinione pubblica elitaria.

Eco: Perché?

Scalfari: Perché mi pare molto difficile  che la gente, in mezzo al coacervodi informazioni che le piove addosso, possa trovare un filo conduttore , sia capace di elaborare una chiave di lettura. Ti ricordi, per esempio, che cos'era l'opinione pubblica  all'inizio del secolo? A quel tempo una piccola percentuale della società non solo recepiva le informazioni, ma reagiva ad esse. Il resto della società guardava a queste persone e ne imitava i comportamenti senza capire le ragioni che li avevano provocati. I mezzi di comunicazione di massa, però hanno posto fine a questo stato di cose: i gruppi che "rispondono all'informazione " sono sempre più numerosi, si sono fatti, appunto, massa. Adesso la giungla informativa che ci sta davanti sembra in grado di favorire il ritorno di un'opinione pubblica privilegiata.

Eco: Io non credo: per questo ci vorrebbe una specie di dittatura ideale.

Scalfari: In che senso ideale?

Eco: Nel senso che ci vorrebbe una dittatura capace di controllare l'intero flusso delle informazioni. Francamente, un dittatore che oggi riuscisse a fare questo farebbe sembrare dei dilettanti  Hitler e Stalin. Tutto infatti procede in una direzione che nega la possibilità di un unico punto  di informazione. Non è che la società di oggi, o quella di domani, sia un individuo monolitico  dotato di un solo organo ricevente il quale viene bombardato dal mondo esterno. Qui ci troviamo di fronte a milioni di individui che, vengono bombardati, sono a loro volta sorgenti di informazioe. Pensa per esempio alle radio private. Prima c'era una sola radio, poi uno qualunque con un milione e mezzo si poteva fare la radio in casa e trasmettere. A un certo punto hannofinito per dire tutte la stessa cosa, a causa dell'imitazione reciproca, Nello stesso tempo però era impossibile che una di queste potesse falsificare completamente la realtà, dato che le radio, pur nella loro relativa uniformità, si controllavano l'un l'altra.  

Scalfari: Però, scusa, questo c'entra fino ad un certo punto con la mia domanda. Niente esclude che una classe, in un determinato momento, sia capace di elaborare informazioni più delle altre classi e che, per ciò stesso, si costituisca in gerarchia. Insomma, tu con questo ragionamento non puoi negare la possibilità che ci sia un'opinione pubblica più opinione pubblica delle altre.

(Segue)

martedì 6 giugno 2023

Il nome della Rosa. Come Eugenio Scalfari ed Umberto Eco discutevano sul mondo degli uomini (2)

            Robot e computer ci metteranno                                                Leggi la prima parte

            le manette? Risponde l'autore de

            "Il nome della rosa"

        Eco, raccontaci

        il nostro futuro

La rivoluzione portata dal
giornale guidato da Eugenio
Scalfari fu di mettere la letteratura,
 l’arte, il dibattito delle idee al centro,
 anche fisico, dei lettori.




Eco: Eppure gli antichi facevano proprio così, non sapevano leggere l'Odissea che ad alta voce. Questo perchè lettura e scrittura erano esercizi talmente difficili da non poter essere eseguiti troppo rapidamente Pensa allora a che cosa deve aver significato  per la nostra specie l'essersi impadroniti  delle tecniche di scrittura  e lettura fino al punto da poter praticare  "senza muovere le labbra" ! E pensa adesso a quale rivoluzione  ci dovrà condurre  la necessità di assorbire  informazioni a velocità altissima.

Scalfari: Dunque, mi dai ragione.

Eco: No fammi finire il ragionamento. Io parlo di alta velocità in due sensi. In primo luogo perchè noi ci muoviamo velocemente e le informazioni dobbiamo  assorbirle mentre ci muoviamo. In secondo luogo  perché queste informazioni  ci arrivano ad ondate molto veloci. Per quello che riguarda il primo punto  ti dico subito che l'alta velocità a cui ci muoviamo crea parecchi tempi morti. Io in mezz'ora posso raggiungere l'altra parte di Roma, ma intanto in quella mezz'ora -mentre guido la macchina o sto in taxi- come impiego il tempo realmente? E cosa farò, realmente, durante le interminabili  attese negli aeroporti? lungo le code in autostrada?  nelle soste nei semafori?  Non ridere: questi sono i tempi della mia autentica solitudine, quelli assegnati alla mia memoria, alla mia interiorità.

Scalfari: Mi pare una ben magra consolazione che lo spirito dell'uomo riemerga solo nelle soste ai semafori.

Eco: Eppure io ho imparato a usare questi tempi e sono molto fiero, molto orgoglioso di esserci riuscito ad usare gli interstizi  stupidi della vita. Può darsi che in effetti l'umanità debba essere addestrata a vivere diversamente il suo tempo, che debba imparare a vivere intensamente non tanto e non solo gli eventi pieni, gli eventi ricchi, ma anche e soprattutto gli spazi vuoti.

Scalfari: E l'altra conseguenza, quella relativa alla velocità delle notizie, al bombardamento delle informazioni? 

Eco: Questa potrebbe avere la curiosa conseguenza di dar luogo a una minore informazione.

Scalfari: Cioè?

Eco: Mah, non so se tu riesci a leggere il m"New York Times" da cima a fondo. Io non ci riesco. Non solo: magari la notizia ched mi sta a cuore è dispersa in una colonnina nascosta in mezzo alla pubblicità, in una pagina sperduta, alla quale non riuscirò mai ad arrivare. Che faccio allora per salvarmi da quella marea di righe stampate? Scorro il sommario e finisco per andarmi a leggere solo quei due o tre articoli che mi interessano. Rinuncio a tutto il resto, rinuncio anche a dare un'occhiata ai titoli. La mole d'informazione, in questo modo, ha prodotto una "carenza per eccesso". Mi capita lo stesso con i libri. Oggi, per la mia attività professionale, ricevo e leggo molte più pubblicazioni di dieci o vent'anni fa. Ebbene che cos'è accaduto? Che il mio modo di leggere libriè radicalmente cambiato.

Scalfari: In meglio?

Eco: Lo ammetto: no. Ho perso certi momenti di grande distensione, per esempio non mi capita più di leggere per rilassarmi.

Scalfari: Lo vedi? Anche per questa via il "villaggio globale" del futuro non promette niente di buono.

Eco: Ma no, no. Semplicemente oggi una persona normale non è in grado di tenersi aggiornata, non dico su una singola disciplina, ma nemmeno su una sottodisciplina di una disciplina. Mentre ai tempi di Galileo le notizie arrivavano lentamente, mna arrivavano tutte. Per essere informati sugli ultimi avvenimenti significativi bastava scrivere qualche lettera agli amici.

Dell'Arti: Senti, non potrebbe accadere per l'informazione quello che è accaduto in medicina con il medico di famiglia?

Eco: Cioè?

Dell'Arti: Proprio per quello che dicevi, la macchina si è fortemente specializzata negli ultimi trent'anni, salvo a sentire la mancanza, poi, del vecchio medico di famiglia, il quale aveva una sua visione del malato e della sua storia. E', in un altro modo, la stessa questione che ti poneva Scalfari sulla memoria: concentrandosi sui singoli organi, il medico perde di vista la "memoria", la "qualità" dell'individuo. Non credi tu che in futurodiventeranno sempre più importanti le figure capaci di sintetizzare in qualche modo il sapere? Chiamiamoli magari "figure intellettuali". Non credi tu che in futuro gli intellettuali possono stare alla società come il medico di famiglia alla medicina?

Eco: Non è che in questo contesto  la parola "intellettuale" mi piaccia molto...

Scalfari: Non useresti la parola "intellettuali"?

Eco: No, non in questo contesto.Vedi, anche lo scienziato superspecializzato è un intellettuale. Direi invece così: l'epoca della velocità, della tecnoligizzazione, dell'informazione totale, avrà bisogno anche di un incremento dei filosofi. Si, vedo il ritorno di queste figure carismatiche, gurù intellettuali, confessori laici. Vedo un ritorno soprattutto della riflessione umanistica.Oh, bada bene: la riflessione umanistica la può fare benissimo anche Eistein, anzi Einstein l'ha fatta senz'altro.Ma io vi domando: il software in definitiva cos'altro è se non riflessione umanistica? Vedete, per dare concretezza ad un progetto, per realizzarlo, basta anche un robot di quarta categoria. Ma per immaginarlo, ci vuole la riflessione umanistica, cioè il sofware. La capacità di fare il sofware, cioè di fare un programma, va al di là della specializzazione. Lo scienziato che si occupa di intelligenza artificiale deve usacire dai limiti della sua specializzazione e impadronirsi di problemi di linguistica, di semantica, di sociologia. Quanto più vorrà far pensare artifialmente la macchina, tanto più dovrà pensare lui. Una che costruisca una macchina capace di apprendere  dai propri errori , di trarre interferenze e conclusioni dai fatti, fa un lavoro simile a quello del neurologo, del filosofo, del linguista ...

Dell'Arti: Del poeta?

Eco: Anche del poeta, in parte anche del poeta.Come dire: l'estrema specializzazione, a un certo punto, fatalmente, produce il suo contrario. Questo consolerà un pò Scalfari delle sue paure. C'è poi un'altro lato della questione che tocca più da vicino i giornalisti.

Scalfari: Sentiamo.

Eco: L'enorme quantità di notizie disponibili renderà fondamentale i "facilatori di abstracts", i realizzatori di riassunti. Ammettiamo che al "New York Times" decidano di dare un pò più di spazio all'estensore del sommario, quello che io vado a guardare  subito per sapere che cosa m'interessa. Supponiamo che all'estensore del sommario sia concesso di scrivere un piccolo riassunto degli articoli contenuti nel giornale, in modo da dare al lettore un pò di più delle notizie che altrimenti non andrebbe a leggere. Accidenti,  al "New York Times" chi fa il sommario diventa in questo modo la figura  più importante del giornale!  Il redattore del sommario diventa un "filtratore"  la grande massa di notizie infatti  rende indispensabile  i "filtratori". Il cittadino, non potendo assolutamente divorare tutta l'informazione disponibile, sarà orientato nelle sue scelte proprio dal "maestro del filtro".

(Segue)