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venerdì 17 luglio 2026

Ambiente: Territorio da studiare (1)

Il territorio di Contessa
Entellina (a circa 80 km da
Palermo) 
sorge nella Valle
del Belice, alle falde del Monte
Genuardo
. È un'importante
 oasi etnica, linguistica
e religiosa fondata nel
XV secolo da esuli albanesi
 (
arbëreshë). L'area è celebre
 per le sue tradizioni, il
rito greco-bizantino e il
ricco patrimonio
naturalistico e archeologico.
Il territorio è rinomato
per le sue produzioni
vitivinicole di eccellenza,
con storiche cantine
radicate nel comprensorio.






 Mille punti di vista.

Mille approcci.

Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

(Segue)

lunedì 25 maggio 2026

L’impegno per un mondo migliore 2)

 Nel terzo millennio, lo sviluppo socio-economico, non può essere affidato ai festini

Il ritardo dello sviluppo 
economico e sociale del 
Mezzogiorno rispetto al resto 
del Paese rappresenta la 
storica 
"questione 
meridionale"
. Questo 
divario strutturale, evidente 
fin dall'Unità d'Italia (1861), 
persiste a causa di una 
complessa combinazione 
di fattori storici, istituzionali 
ed economici.
=
 IL Pil pro capite inferiore:
 Il reddito medio al Sud si 
attesta storicamente a livelli 
molto più bassi rispetto alla 
media nazionale ed europea.
=
 Disoccupazione elevata
Mancano opportunità di 
lavoro stabile, soprattutto 
per donne e giovani, 
alimentando il lavoro 
sommerso.

Se l’impegno individuale e quello collettivo sono il motore del cambiamento, utile per migliorare, ciascuno e ciascuna comunità, nel proprio piccolo mondo, varie possono essere le iniziative da perseguire. L'impegno per un mondo migliore passa attraverso piccole e grandi scelte quotidiane, e nella nostra realtà  di provincia, in Sicilia, esistono diverse realtà e iniziative concrete a cui ciascuno, e ciascun ente, può contribuire. Ovviamente ruolo prioritario compete alla politica, alle pubbliche amministrazioni, agli organismi associativi e imprenditoriali. Mah! … di certo nessuno può e deve disinteressarsi!

  Ci proponiamo di perseguire la lettura della vicenda umana osservando il mondo attraverso la lente delle civiltà, seppure queste non sono mai state modello o percorso universale, valido ovunque e in ogni tempo. E’ dalla Storia, dalla Sociologia e dall’Economia che per qualche tempo ci proponiamo di trarre ispirazione e descrizione della vicenda umana, a cominciare dall’alba della modernità (post rivoluzione francese). E’ da queste branche del sapere che sono scaturite quelle che oggi vengono denominate le società avanzate. Dalla Rivoluzione francese in poi, di alcuni paesi si è cominciato a dire che essi erano “società avanzate” rispetto ad altri che non riuscivano, non erano riusciti, a portare alla piena realizzazione il potenziale umano disponibile nel contesto in cui vivevano.

  Di fatto il progresso verso la civiltà, nella più  recente modernità, venne inteso con la razionalizzazione di una agricoltura diffusa, con la vitalizzazione della vita sociale dei centri abitati, l’avvio dell’industria, l’introduzione della tecnologia e del commercio.

    Proveremo a sviscerare e cogliere il senso. Si tratterà, ovviamente, di dover sempre  ben impiegare il denaro e le risorse pubbliche e nel contempo nel creare le condizioni per investire in iniziative produttive gli impieghi privati disponibili.

——

  E’ certo che di ovvietà abbiamo tratteggiato. Eppure vedremo che la politica, quella che conosciamo nel Meridione, non possiede alcuna interpretazione e lettura nel procedere della vicenda socio-economica. E ovviamente, quando si procede alla cieca, si sperperano risorse, inutilmente.

sabato 23 maggio 2026

L’impegno per un mondo migliore 1)

Il Rimboschimento: … si tratta sempre di individuare il motore per il cambiamento.

Il comune rientra nei progetti
focalizzati sulle aree forestali e
montane interne (come le
Foreste Corleonesi) sviluppati
con l'assistenza scientifica
dell'Università di Palermo
.






Il rimboschimento, a Contessa Entellina, ha avuto l’impulso iniziale e massimo per volontà del sindaco Di Martino a cominciare dagli anni sessanta del Novecento.   I programmi di rimboschimento in quegli anni Sessanta furono promossi per contrastare il dissesto idrogeologico, mitigare l'abbandono delle zone interne e sopratutto nelle intenzioni di Di Martino creare occupazione. Gli interventi si concentrarono nelle aree demaniali e montane, trasformando il paesaggio con l'introduzione massiccia di conifere (pino d'Aleppo e cipresso), pur non essendo originarie dell'isola.

  La priorità, come ricordato, non era solamente naturalistica ma serviva a trattenere il suolo sui rilievi franosi e garantire un lavoro continuativo alle maestranze locali impiegate nei progetti. Furono impiegate prevalentemente conifere mediterranee per la loro elevata capacità di adattamento a terreni aridi e degradati e sopratutto gli eucalipti. Ovviamente l’iniziativa puntava, oltre ai fini occupazionali che tuttora persistono, anche  a prevenire e frenare l’erosione di specifiche aree del territorio comunale. Quell’iniziale iniziativa di rimboschimento ha segnato fino ai nostri giorni sia vaste zone del territorio che una discreta fascia di popolazione coinvolta nei turni di lavorazione. Attualmente il territorio di Contessa Entellina è interessato da un importante piano di rimboschimento e riforestazione, un maxi-progetto della Città Metropolitana di Palermo (finanziato dal PNRR) che prevede la messa a dimora di ulteriori piante autoctone. Nelle aree boschive locali si stanno creando aree resilienti con aceri, querce, bagolari e frassini, così stando alla pianificazione.

lunedì 30 marzo 2026

Politica economica e spopolamento

 Contro l’esodo/contro lo spopolamento

Contessa Entellina è un Comune dove la fascia giovanile è sostanzialmente assente. I giovani che raggiungono i sedici/diciotto anni vanno via, cercano istituzioni culturali-formative, posti di lavoro, contesti di vivacità socio-economica-produttiva per avviare una vita in linea allo stile del terzo millennio. A Contessa Entellina da alcuni decenni, da quando la “Politica” è sparita dal vivere locale, se non nella versione miope, quella diffusa in tutto l’entroterra siciliano, e’ palese che non esiste spazio per le giovani leve.

 Alla luce di questa triste situazione sociale e nel contesto delle frequenti variazioni degli assetti culturali da sviluppare sul blog, riteniamo possa essere utile avviare, nei ritmi periodici soliti, una pagina di “politica economica”, la disciplina che si studia in più facoltà universitarie, da Giurispudenza a Sociologia, da Economia a Scienze Politiche etc.

 Chissà se stimoleremo coscienze degli “addetti” in direzione delle azioni e degli interventi pubblici —attuabili da Stato, Regione e organismi pubblici e privati— finalizzati a incidere sul depresso sistema socio-economico in direzione del raggiungimento degli obiettivi specifici di crescita territoriale (che, ovviamente non siano influenzati dal siculo clientelismo!)

  Compito della Politica Economica è di correggere i malfunzionamenti del mercato e dove necessario delle trascuratezze locali, promuovendo, sia pure in tempi avvenire, crescita, occupazione e un'equa distribuzione del reddito. Fa male leggere sulle statistiche diffuse dall’Istat  che il reddito prevalente, nei comuni come Contessa Entellina, proviene dal sistema pensionistico. L’amico con cui abbiamo commentato i dati e’ uscito con una battuta che fa effettivamente male: tutta Contessa Entellina è un centro di ricovero per pensionati! 

 A noi non sta bene !

=. =. =

Compito della politica e’ di guidare l'economia territoriale verso equilibri desiderati di occupazione e crescita sociale, modificando lo status quo per correggere inefficienze di sistema e ridurre la disoccupazione.

Compito dei decisori pubblici è di utilizzare i vari strumenti di crescita di breve, medio o lungo periodo, adattandosi al contesto economico mutevole per garantirne la crescita, o quanto meno la stabilità, 

martedì 3 giugno 2025

La Camera del Lavoro

Le Camere del Lavoro svolgono
un ruolo chiave nella vita sociale
e politica, agendo come organismi
di coordinamento, rappresentanza
e gestione di servizi per i lavoratori. 

In sintesi, esse:
-Coordinano l'azione sindacale a livello
territoriale 

-Rappresentano/tutelano gli interessi
 dei lavoratori

-Gestiscono servizi per i lavoratori
-Svolgono un ruolo importante nella
politica
-Gestiscono servizi di formazione
-Offrono sostegno alle iniziative di
crescita sociale e culturale

Una sede di difesa del Lavoro, della crescita umana, sociale e culturale già intestata a Francesco Di Martino.

 Sabato alla presenza di un buon gruppo di cittadini e di rappresentanti impegnati nel sociale e nella politica e’ stata inaugurata la Camera del Lavoro, nel sito di Via Cucci 11. Era presente il Segretario Prov.le Cgil Mario Ridulfo, Caterina Pollichino Segretario Cgil del Corleonese ed altri rappresentanti cgil di territori.

 La sede, come già nei decenni trascorsi di sua attività’, risulta intestata a Francesco Di Martino.

  Sin dai prossimi giorni saranno avviate, a cura della segretaria Cgil del Corleonese, Caterina Pollichino,  tutte le attività previdenziali, fiscali e quelle di sostegno agricolo nonché tutte le attività sindacali e quelle proprie del Patronato INCA, struttura Alpa etc. secondo un calendario temporale che verrà diffuso.

  La sede, come tutte le articolazioni Cgil sui territori, si propone inoltre di seguire il quadro sociale ed economico locale, di Contessa Entellina, come già avviene nell’intera area del Corleonese. L'impegno socio-politico che  CGIL mira a garantire come dai suoi principi statutari e’ la difesa dei diritti dei lavoratori, la promozione di una società più giusta ed equa  e la costruzione di uno stato sociale forte e inclusivo. 

 Questo impegno lo manifesterà attraverso a) l'azione sindacale in tutti i settori, b) la contrattazione collettiva, c) la partecipazione ai processi decisionali politici di ogni istituzione che sia pubblica o privata, d) la costruzione di alleanze con altre organizzazioni che hanno fini sociali e comunque di interesse pubblico e con le associazioni di crescita culturale che col Sindacato intendono collaborare.

lunedì 13 gennaio 2025

Politica, economia, sociologia, diritto

Rievocando quel gennaio 1968

 Paolo Barile, figura di grande politico e di giurista-costituzionalista (fu ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Ciampi 1993-1994), ebbe a scrivere riferendosi a Piero Calamandrei:

La legalità in democrazia, cioè la certezza del diritto, 

promana solo dalla sovranità popolare, principio

 “per il quale la legge, anziché in posizione eteronoma di 

un’autorità posta al di sopra dei sudditi, è espressione 

di un’autorita’ scaturente dalla partecipazione di tutti

i cittadini alla formazione di essa (e in questo principio

e’ l’essenza dello Stato democratico)”.

La punteggiatura delimita
le aree danneggiate dal
terremoto del gennaio ‘68
che produsse i maggiori
danni in 15 comuni della
Valle del Belice
  La riflessione attribuita a Piero Calamandrei, era ben nota a Francesco Di Martino, sindaco socialista  di Contessa Entellina nel periodo più difficile della nostra comunità locale, quella post sisma 1968. Sisma di cui ricorre in questi giorni il 57’ anniversario.

 Al significato e all’essenza di questo concetto, Di Martino sindaco, ha improntato tutta la sua azione politica lungo il difficile corso della ricostruzione ed in generale durante tutta la sua lunga sindacatura. La partecipazione di tutti i cittadini alla formazione delle scelte politiche, sopratutto quelle post-terremoto le fece discendere infatti sempre dalle frequenti “assemblee cittadine”  con cadenze quasi settimanali che indiceva in più ambienti e che, poi, stabilizzò per più anni nel cosiddetto baraccone di Via Palermo.


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Ai nostri giorni, nel 2025, la Politica sembra sia divenuta populismo (=demagogia) e coloro che immaginano di essere politici, da Roma in giù, ritengono di non necessitare di confronti. In questo contesto assistiamo a politici che sanno tutto loro e non necessitano di confronti ne’ con i media ne’, ancor meno, con le cittadinanze. I loro discorsi pubblici sono colloqui con se stessi, per sé stessi. La politica dei nostri giorni, da Capo Lilibeo a Roma, passando per Palermo, sanno purtroppo di carenza quasi assoluta di confronti e a maggior ragione di contraddittorio, per non dire che mancano di contenuti.


(*)Su questa pagina che avrà cadenza periodica rifletteremo

martedì 2 agosto 2022

Francesco Di Martino. Un leader politico

 Ventidue anni fa si spegneva -dopo un breve periodo di malattia- Francesco Di Martino, cittadino illustre di Contessa E. e "padre della sua Ricostruzione post terremoto '68".

  Franco, come veniva chiamato dai  suoi compagni di partito compaesani di Contessa - Ciccio, per tutti i socialisti della Sicilia, per i quali, tra altri numerosi incarichi di partito e pubblici, ha assolto anche al ruolo di segretario regionale dell'allora PSI- a distanza di tanti anni dalla dipartita continua a costituire una specchiata figura impegnata per il riscatto sociale, economico e civile  dell'isola.

 Sul Blog esistono parecchie pagine rievocative dell'impegno politico ed umano del leader socialista, a cui Contessa E. si onora di aver dato i natali.

venerdì 14 gennaio 2022

Valle del Belice. Ad oltre mezzo secolo dal terremoto esistono paesi svuotati di presenza umana

Sul blog esistono centinaia di pagine su quell'evento sismico e sono facili da ritracciare.

Riteniamo pertanto che non giovi ai lettori riproporre sempre le medesime riflessioni.

Ci soffermiamo sul Quadro socio-economico.

 Il terremoto del gennaio 1968 colpì con numerose e violente scosse una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Agrigento, Palermo e Trapani: un’area ritenuta fino ad allora non sismica dalle conoscenze scientifico-geologiche. 

 Nel breve volgere di dieci giorni (con scosse frequenti) furono distrutte 9.000 case, numerose antiche chiese, vetusti palazzi e castelli, testimonianze storiche in quest'angolo di Sicilia relative agli antichi mondi feudali e latifondisti. Si contarono alcune centinaia di vittime e oltre 100.000 senzatetto, 12.000 dei quali emigrarono quasi subito verso l’Italia del nord, su decisa volontà politica romana che mise a disposizione biglietti gratis per qualsiasi località del pianeta. Da Contessa interi nuclei familiari partirono non solo per la Germania, Francia, Svizzera e Gran Bretagna, ma persino per l'Australia e l'America. Nessuno di essi è più tornato, nemmeno a ricostruzione edilizia ultimata.

 Una emergenza come quella, in condizioni di impreparazione ed in una realtà ancora interamente contadina, in tutta la Valle apparve subito difficile da gestire.  Dopo giorni, e pure settimane, in tutta la Valle sorsero delle vere e numerose tendopoli, a cui dopo mesi (e pure qualche annetto) seguirono le baraccopoli. La Ricostruzione -con risorse pubbliche- delle abitazioni, secondo criteri igienici e di conforto, arriverà dopo appena un decennio (ad oltre metà degli anni '70). Per evitare la burocratizzazione del processo di "rinascita" venne fuori, per la prima volta ad oltre un secolo dall'Unità del Paese, una vera e propria "de-centralizzazione" amministrativa. L'esame, e poi l'approvazione vera e propria dei progetti di ri-nascita delle singole unità abitative, a cui seguiva il finanziamento pubblico, il tutto è avvenuto nell'ambito di ciascun comune della Valle del Belice. Si è trattato quindi di un vero e proprio iniziale processo di democratizzazione del Paese, fino ad allora fermo all'iniziale fase del regionalismo (1970).

 Tutto andò bene e come avrebbero voluto i protagonisti del processo della Ricostruzione: i sindaci, anzitutto? No. Le case ricostruite non tardarono ad essere chiuse a chiave, ed abbandonate, con i proprietari che  dovettero prendere, in maniera accellerata, l'antico ritmo migratorio tanto abituale in Sicilia. Eppure il comitato dei sindaci, che si era distinto nel saper guidare istituzioni e volontà della gente, composto com'era da personaggi di vasta popolarità, in gran parte -se non tutti- divennero parlamentari regionali o nazionali; e quel comitato si adoperò e lottò molto, guidando con le oo.ss manifestazioni e proteste perchè le iniziali promesse di industrializzazione dell'area fosse avviata. 

 Arrivò finalmente un progetto di industrializzazione da realizzare a Capo Granitola. Ma è rimasto sulla carta. Perchè ? perchè di disastri successivi alla Valle del Belice nella fragile struttura geologica dell'Italia ne arrivarono altri ancora, persino più devastanti, e conseguentemente calò il silenzio mediatico e politico sulla Valle; ma anche perchè tantissime forze lavorative locali, della Valle, mano mano che venivano realizzate le abitazioni non perdevano tempo per emigrare. E fu così che nella Valle del Belice, da Contessa Entellina a Salaparuta, da Santa Margherità Belice a Santa Ninfa ed altrove,  è avvenuto lo svuotamento dei residenti ed oggi si hanno classi scolastiche elementari di quattro-cinque-sei ragazzi. 

 Non esistono più gli uomini/donne e soprattutto le forze civiche idonee per attivare un movimento di popolo per chiedere ed esigere che "i cittadini da Pantelleria a Milano o a Trento abbiano pari diritto di godere degli stessi standard di vita".

 Nel chiudere questa pagina è inevitabile dover ricordare i sindaci, ed il sindaco di quel periodo di Contessa Entellina. Erano tutti personaggi che masticavano bene la "Politica", possedevano dirittura morale e visione di un mondo civile. In questi parametri rientravano Di Martino, Corrao, Montalbano e tutti gli altri dei quattordici comuni del Belice che, per almeno un ulteriore decennio dagli eventi sismici, continuarono a guidare i rispettivi comuni e diedero le basi che ancora oggi attendono di essere sviluppate sul piano socio-economico.

lunedì 2 agosto 2021

Francesco Di Martino. Il contessioto, il sindaco, l'amministratore di enti pubblici, il politico, il socialista

 Ricorre oggi il 21° anniversario della morte di Francesco Di Martino, per oltre un ventennio sindaco di Contessa Entellina e figura di primo piano della politica regionale avendo ricoperto pure il ruolo di membro del governo Campione. Sul Blog esistono parecchie pagine dedicata alla figura dell'uomo politico, dell'amministratore locale e di vari enti pubblici e soprattutto del concittadino di Contessa Entelliona. A Contessa comunque egli resta nella coscienza collettiva diffusa "il Sindaco della Ricostruzione dal terremoto '68".

 Ci piace -per ricordare la sua figura- estrapolare un breve stralcio  dedicata alla figura e al ruolo di Francesco Di Martino ripreso dalla rivista che la locale (di Contessa Entellina) Cameras del Lavoro Cgil pubblicò nel 2009. 


giovedì 27 maggio 2021

Contessa Entellina. Quella domenica di cinquantatre anni fa

 Estratti dalla

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE 

D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE 

E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE 

COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968 

(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)  

Prima parte pubblicata Pigiare qui)   Seconda parte pubblicata (Pigiare qui)   Terza parte pubblicata (Pigiare qui)   Quarta parte pubblicata (Pigiare qui)   Quinta parte pubblicata (Pigiare qui)   Sesta parte  pubblicata (Pigiare qui)   Settima parte pubblicata (Pigiare qui)   Ottava parte pubblicata (Pigiare qui)   Nona parte pubblicata (Pigiare qui) Decima parte (Pigiare qui) Undicesima parte (Pigiare qui) Dodicesima parte (Pigiare qui) Tredicesima parte (Pigiare qui)Quattordicesima parte (Pigiare qui)Quindicesima parte (Pigiare qui)Sedicesima parte (Pigiare qui), Diciassettesima parte (Pigiare qui)Diciottesima parte (Pigiare qui), Diciannovesima parte (Pigiare qui). Ventesima parte (Pigiare qui), Ventunesima parte (Pigiare qui), Ventiduesima parte (Pigiare qui)

CAPITOLO VI

LE REALIZZAZIONI A FRONTE DEI PROGRAMMI 

Opere di urbanizzazione secondaria.. 

(Infrastrutture scolastiche ed attrezzature collettive). 

b) Analisi delle quantità fisiche (cubatura delle opere). 

Per quanto riguarda l'oggetto specifico di questo paragrafo, ossia le infrastrutture scolastiche e le altre attrezzature collettive definibili, nel complesso, come opere dì urbanizzazjione secondaria, l'unico dato che si evince con chiarezza dalla documentazione esistente è quello relativo alla cubatura di ogni opera (o gruppo di opere) realizzata, per 13 lei 14 Comuni più gravemente colpiti dal sisma. 

Se attendibile, il valore di questo parametro potrebbe essere di estremo interesse, poiché consentirebbe una valutazione molto precisa della dimensione delle opere, nonché una stima abbastanza accettabile dei costi. Purtroppo, però, tale dato non è confortabile con le informazioni contenute nei programmi di trasferimento, se non nel caso di 4 Comuni (Menfi, Sambuca di Sicilia, Camporeale e Contessa Entellina) e solo limiitatamente alle attrezzature collettive, con esclusione delle scuole di ogni ordine e grado. Si tratta, inoltre, delle prime versioni dei programmi di trasferimento che, come si è già visto in questo ed altri capitoli della presente Relazione (cfr. il Cap. su « il trasferimento totale o parziale degli abitati »), hanno in seguito subito sostanziali modifiche. Ne consegue che l'unico confronto possibile — e non in tutti i casi — è quello con le previsioni ISES. 

Un tale confronto non sarebbe però molto significativo, poiché tali previsioni sono state effettuate su base parametrica, senza poter tenere sufficientemente conto delle situazioni locali, né dal punto di vista geo-morfologico né, a maggior ragione, dal punto di vista economico ed amministrativo. Con ogni probabilità, è proprio nel troppo superficiale ed affrettato passaggio da indicazioni meramente parametriche alla realizzazione delle opere che si deve individuare uno dei principali motivi dei rilevantissimi aumenti delle quantità fisiche, delle spese e dei tempi di esecuzione dei lavori. Come è messo in luce nel già citato capitolo relativo allo svolgimento dei singoli appalti, tali aumenti vanno molto al di là di quella che potrebbe ritenersi una misura ragionevole, sia pure in circostanze difficili.

D'altra parte, la transizione tra una progettazione di larga massima (in cui il metodo parametrico può essere ritenuto non solo accettabile, ma anche opportuno) ed una progettazione esecutiva che possa servire di base all'appalto dei lavori, dovrebbe avvenire attraverso una serie di approfondimenti successivii, tra cui si collocano anche i necessari rilievi topografici di dettaglio e le indagini geognostiehe, assolutamente indispensabili in un territorio sconvolto da importanti movimenti sismidi recenti. Da quanto risulta agli atti, invece, non sembra che tali necessari approfondimenti siano stati condotti seguendo un disegno organico razionalmente impostato. Al contrario, partendo dalle indicazioni parametriche fondite dall'ISES, ed erroneamente assunte come fondamento della programmazione esecutiva, si è proceduto ad una serie di successivi aggiustamenti « caso per caso », che in mancanza di precisi elementi di riferimento e di una severa ed assidua azione di controllo, non potevano condurre se non a continui aumenti delle previsioni iniziali. Queste considerazioni, pur di per sé non esaustive, possono tuttavia contribuire a spiegare i motivi per cui sia per il settore delle abitazioni che per quello delle opere di urbanizzazione primaria, le previsioni ISES sono state largamente superate nella redazione dei programmi di trasferimento prima, e nelle realizzazioni poi, facendo registrare a volte aumenti dei valori unitari e complessivi dell'ordine del 2-300 per cento. L'unica impressione che si può ricavare dall'esame dei dati è che, nel settore delle opere puntuali di urbanizzazione secondaria, il grado di realizzazione delle opere sia stato (e sia destinato a rimanere) inferiore a quello degli altri due settori considerati in questo capitolo. 

e) Analisi delle superfici complessive. 

Nel più volte citato capitolo sui programmi per il trasferimento totale o parziale dei 14 Comuni più gravemente colpiti, sono riportate in forma analitica le quantità di superficie per le diverse categorie di opere, espresse in metri quadrati per abitante, secondo le previsioni dei programmi di trasferimento dei diversi Comuni. Poiché tra le categorie di opere esaminate sono comprese le urbanizzazioni secondarie, sembrerebbe di poter finalmente disporre di un elemento certo. Malauguratamente, però tali dati si rivelano di scarsa utilità ai fini di un confronto tra programmi di trasferimento ed opere realizzate. Infatti, mentre si conosce con buona approssimazione il numero dei vani costruiti in ciascun Comune a totale carico dello Stato e da questo numero è possibile risalire al numero degli abitanti potenziali applicando il valore-indice di 1,2 vani-abitante, per quanto riguarda le abitazioni ammesse a contributo è nota solo la quantità dei progetti approvati e finanziati, ma nulla si sa della loro consistenza espressa in vani. Data la grande variabilità dimensionale degli edifici realizzati dai privati che hanno usufruito del contributo statale, ogni tentativo di stima globale sarebbe potenzialmente fuorviante e certamente soggetto ad un margine di errore non accettabile per la presente relazione, considerato anche che l'edilizia residenziale ammessa a contributo rappresenta l'85 per cento circa delle nuove costruzioni nelle zone di trasferimento. Il quadro, come si può agevolmente notare, non è molto più confortante di quello fornito nel paragrafo precedente. Anche qui sono possibili confronti con le previsioni effettuate dell'ISES (limitatamente alla sola edilizia scolastica ed in riferimento a 10 Comuni su 14), ma solo per 5 Comuni su 14 è possibile confrontare il dato relativo alle opere realizzate con quelli contenuti nell'ultima (e presumibilmente definitiva) versione dei programmi di trasferimento. I cinque comuni sono: Montevago, Vita, Partanna, Santa Margherita Belice e Camporeale e comprendono, nel complesso, 15.024 abitanti nelle zone di trasferimento (1). Balza agli occhi il più che considerevole incremento delle superfici previste dai programmi di trasferimento, rispetto a quelle previste dall'ISES. Tale aumento è di quasi 3 volte, per le superfici totali (2) e per l'insieme dei 14 Comuni; di quasi 4 volte per i Comuni a trasferimento totale; superiore a 2,6 volte per i Comuni a trasferimento parziale. Per quanto riguarda le opere edilizie (edifici scolastici ed attrezzature collettive) il fattore di aumento delle superfici dei suoli ad esse destinate è di 2,9 volte per l'insieme dei 14 Comuni e di ben 5 volte per i 4 Comuni a trasferimento totale, mentre scende a poco più di 2 volte per i 10 Comuni a trasferimento parziale (3). Inquadrata in tal modo la situazione, si può passare ad esaminare il sotto-insieme formato dai 5 Comuni per i quali è possibile un sia pur limitato confronto tra le superfici previste dai programmi di trasferimento e le superfici su cui insistono le opere ultimate (4). Per tale sotto-insieme, le valutazioni parametriche dell'ISES indicavano una superficie di 140.360 metri quadri da destinare alle scuole ed alle attrezzature collettive, mentre i programmi di trasferimento definitivi prevedevano una superficie complessiva di 329.100 metri quadri. Il fattore di aumento è pari a 2,3 — inferiore alla media dei 10 Comuni a trasferimento parziale, ma pur sempre ragguardevole. Se ora si guarda alle superfici su cui insistono le opere realizzate (sempre per il sottoinsieme dei 5 Comuni) ci si accorge con sorpresa che, nel complesso, esse misurano appena 85,230 metri quadri, pari al 60,7 per cento della cifra desunta dalle previsioni ISES, ed al 25,9 per cento delle superfici stabilite dai programmi di trasferimento. Ciò stupisce vieppiù ove si ricordi che nel settore residenziale ed in quello delle opere stradali la percentuale di opere realizzate e di superfici occupate si aggirava intorno al 75-80 per cento delle indicazioni dei programmi e che, non di rado, all'atto della realizzazione si è verificato un ulteriore sensibile aumento dei valori unitari. 

Per quanto limitata possa essere la validità di un'analisi condotta in riferimento a soli 5 Comuni su 14, essa conferma le impressioni riportate nel paragrafo sull'« Analisi delle quantità fisiche ». Sembra infatti che, dopo la « febbre di crescita » che ha portato a notevolissimi — e non sempre giustificati — incrementi della quantità e delle dimensioni delle opere e delle superfici occupate nel settore residenziale ed in quello della viabilità, si stia attraversando oggi una fase recessiva di cui risente, in particolar modo, la realizzazione degli edifici scolastici e delle strutture destinate ai servizi sociali nonché, ed in misura ancora maggiore, la messa in opera di spazi verdi attrezzati, destinati al gioco ed al tempo libero. 

(1) Benché il confronto sia limitato a 5 Comuni ,che rappresentano il 35,7 per cento dei Comuni soggetti a trasferimento totale o parziale degli abitati ed il 35,2 per cento del numero degli abitanti da trasferire, esso è abbastanza significativo. Ciò proprio a causa del fatto che il confronto avviene sulla base dei dati relativi ai programmi finali mentre, considerando la cubatura delle opere realizzate, ci si doveva basare sulle prime versioni dei programmi stessi (verbali nn. 4 e 6 delle riunioni della Commissione ex articolo 12) che, in linea di massima, assumono i valori dedotti in via parametrica dell'ISES 

(2) Compreso il verde attrezzato. 

(3) Il quasi incredibile aumento delle superfici che si riscontra nei 4 Comuni a trasferimento totale, può essere messo in relazione alle proposte di una conurbazione che avrebbe indotto a concentrare molti dei servizi che si sono definiti « foot-loose ». Benché l'idea della conurbazione sia stata di fatto accantonata, anche per l'opposizione delle popolazioni interessate, essa ha tuttavia condizionato, almeno in parte, i programmi di trasferimento e la realizzazione di alcune opere (si veda, ad esempio, l'ormai famoso « asse del Belice »). 

(4) Il confronto ha validità limitata. Non solo perchè l'Ispettorato non ha fornito alcun dato circa le superfici di verde attrezzato realizzate (delle impressioni riportate nei sopraluoghi, esse sembrerebbero ben poca cosa, se non affatto inesistenti) ma sopratutto perchè i dati forniti dall'Ispettorato non sono sempre omogenei tra di loro per quanto riguarda le superfici misurate.

riportate nel paragrafo sull'« Analisi delle quantità fisiche ». Sembra infatti che, dopo la « febbre di crescita » che ha portato a notevolissimi — e non sempre giustificati — incrementi della quantità e delle dimensioni delle opere e delle superfici occupate nel settore residenziale ed in quello della viabilità, si stia attraversando oggi una fase recessiva di cui risente, in particolar modo, la realizzazione degli edifici scolastici e delle strutture destinate ai servizi sociali nonché, ed in misura ancora maggiore, la messa in opera di spazi verdi attrezzati, destinati al gioco ed al tempo libero. 

Segue 163

d) Analisi delle infrastrutture scolastiche. 

martedì 6 aprile 2021

Contessa Entellina. Quella domenica di cinquantatre anni fa

    Estratti dalla

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE 

D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE 

E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE 

COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968 

(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)  

Prima parte pubblicata Pigiare qui)   Seconda parte pubblicata (Pigiare qui)   Terza parte pubblicata (Pigiare qui)   Quarta parte pubblicata (Pigiare qui)   Quinta parte pubblicata (Pigiare qui)   Sesta parte  pubblicata (Pigiare qui)   Settima parte pubblicata (Pigiare qui)   Ottava parte pubblicata (Pigiare qui)   Nona parte pubblicata (Pigiare qui) Decima parte (Pigiare qui) Undicesima parte (Pigiare qui) Dodicesima parte (Pigiare qui) Tredicesima parte (Pigiare qui)Quattordicesima parte (Pigiare qui)Quindicesima parte (Pigiare qui)Sedicesima parte (Pigiare qui), Diciassettesima parte (Pigiare qui)

CAPITOLO VI

LE REALIZZAZIONI A FRONTE DEI PROGRAMMI 

Edilizia residenziale

Com'è noto, a norma degli articoli 1 e 3 del decreto-legge 27 febbraio 1968, n. 79, convertito con modificazioni nella legge 18 marzo 1968, n. 241, sono individuate due diverse modalità per l'intervento dei pubblici poteri per quanto attiene alla ricostruzione del patrimonio abitativo distrutto od irreparabilmente danneggiato dall'evento sismico del gennaio 1968. Per le famiglie rimaste senza tetto  si prevede la ricostruzione di alloggi a totale carico dello Stato, mentre è prevista la concessione di un contributo a favore dei proprietari degli immobili residenziali divenuti inagibili. 

Fin dalla prima formulazione di detta normativa, il contributo era variamente articolato e commisurato, sia in valore assoluto che come percentuale del costo presunto della ricostruzione, a seconda delle diverse categorie dei beneficiari potenziali. Con provvedimenti successivi esso è stato poi sostanzialmente aumentato fino a coprire il costo totale delle nuove costruzioni per la prima unità immobiliare. Nei nuovi insediamenti previsti per i 14 Comuni soggetti a trasferimento totale o parziale degli abitati, le zone residenziali risultano formate dalla giustapposizione di due diverse categorie di opere che si differenziano fortemente tra di loro; non solo per quanto attiene all'entità ed alle modalità di erogazione del finanziamento pubblico, ma anche — e soprattutto — per quanto concerne la programmazione, la progettazione e l'esecuzione dei lavori. Gli alloggi a totale carico dello Stato, infatti, sono stati programmati, progettati, concessi in appalto, e realizzati per iniziativa e sotto il controllo di un organismo pubblico o di un ente di diritto pubblico, in base a precisi schemi di associazione delle unità abitative. In questo settore, le dimensioni medie dei lotti di opere appaltate sono pari a 63 alloggi per 340 vani circa, con un minimo di 14 alloggi e 91 vani (lotto n. 4 del comune di Santa Ninfa) ed un massimo di 152 alloggi e 690 vani (lotto n. 3 del comune di Menfi). 

Gli alloggi ammessi al contributo, invece, sorgono per autonoma iniziativa degli aventi diritto, i quali solo sporadicamente hanno accettato di organizzarsi in forme associative sia per quanto riguarda la progettazione degli immobili, che per quanto concerne l'appalto e l'esecuzione dei lavori. In questo settore, il processo di ricostruzione si è dunque frantumato in una miriade di piccole e piccolissime iniziative.

 Come sarà meglio specificato in seguito, questa circostanza può aver influito in modo non marginale sulla realizzazione dei nuovi quartieri residenziali, sia per quanto si riferisce a possibili economie di scala, sia per quanto concerne l'ambiente urbano dei nuovi insediamenti. Alloggi a totale carico dello Stato. Stando alla documentazione trasmessa in via ufficiale alla Commissione dall'Ispettorato Generale per le zone terremotate, alla data del 31 dicembre 1979 risultavano ultimati, nell'insieme dei 14 Comuni, 1.863 alloggi e 9.842 vani pari, rispettivamente, al 76,0 per cento ed all'80,5 per cento del numero totale di alloggi e di vani da costruirsi a totale carico dello Stato desumibile dai programmi di trasferimento, formulati in via definitiva dalla Commissione tecnica di cui all'articolo 12 della legge 18 marzo 1968, n. 241, ed approvati con decreto ispettoriale (1)

La Tabella I di pag. 141 fornisce un quadro riassuntivo delle opere realizzate nei diversi Comuni e permette un facile confronto con le quantità previste dai programmi di trasferimento (colonna « b ») e con le previsioni formulate dall'ISES e che, in non piccola misura, saranno poi fatte proprie dalla Commissione tecnica ex articolo 12 (colonna « a »). Dall'esame della seguente Tabellla si delinea subito una non trascurabile differenza tra i 4 Comuni soggetti a trasferimento totale degli abitati ed i restanti 10 Comuni soggetti a trasferimento parziale. Per i primi, le opere previste dai programmi di trasferimento sono state realizzate nella misura dell'85 per cento circa, se ci si riferisce al numero degli alloggi, ed al 90 per cento circa, se ci si riferisce al numero dei vani. Per i secondi, le percentuali scendono, rispettivamente, al 73 per cento ed al 78 per cento circa. Inoltre, nei 4 Comuni a trasferimento totale degli abitati, si può notare una situazione molto più omogenea per quanto riguarda il grado di realizzazione dei programmi, con un minimo dell'84,5 per cento di alloggi ultimati nel comune di Salaparuta ed un massimo del 100 per cento nel comune di Montevago. 

Nel gruppo dei dieci Comuni a trasferimento parziale, invece, il campo di oscillazione è molto più ampio e va da un minimo del 47,0 per cento nel comune di S. Margherita Belice ad un massimo del 100 per cento nel comune di Vita, con un divario di ben 53 punti percentuali, contro un divario di soli 15 punti circa nei Comuni del primo gruppo. Ciò, ovviamente, senza voler considerare il caso del tutto anomalo del comune di Calatafimi, in cui nessuno dei 100 alloggi e dei 506 vani previsti è stato ultimato, né si trova in fase più o meno avanzata di realizzazione (2).

(1) Agli effetti del computo sono stati considerati solo gli alloggi ultimati (stato di avanzamento pari al 100 per cento) indipendentemente dal fatto che fosse o meno stato eseguito il collaudo delle opere. Volendo considerare solo le opere già collaudate, le cifre riportate nel testo si ridurrebbero ad 838 alloggi e 4.138 vani pari, rispettivamente, al 34,2 per cento ed al 33,8 per cento delle quantità previste dai programmi di trasferimento. Se, all'opposto, si volessero considerare anche le opere in fase di avanzata costruzione, tali cifre salirebbero a 2.007 alloggi e 11.292 vani pari all'81,9 per cento ed al 92,3 per cento delle opere programmate. 

(2) La peculiare situazione del comune di Calatafimi, che non è limitata alla sola edilizia residenziale a totale carico dello Stato, ma investe anche la realizzazione degli alloggi a contributo, delle attrezzature collettive, deriva da un'iniziale divergenza di opinioni tra l'Ispettorato e l'Amministrazione comunale 

(Segue) 142

giovedì 28 gennaio 2021

Obiettivi di esistenza. Vivere in una società dove non esistono grovigli di potere

  In più contesti culturali e non Leonardo Sciascia viene a trentadue anni dalla morte ancora oggi ritenuto un intellettuale tuttora attuale per le sue puntuali e argute analisi della società siciliana. Il nostro Blog in anni passati ha dedicato parecchie pagine allo scrittore agrigentino. Ciò che più ha attirato la nostra attenzione e le nostre riflessioni sono le analisi  ed i temi sull'ingiustizia che da secoli lontani pervade la società siciliana, Oggi forse in maniera più insidiosa che ieri essendo aumentati e non diminuiti i sottili profittatori sulla pelle altrui. 

  I libri di Sciascia  è ben noto che sempre hanno un taglio rivolto allo smascheramento dell'ingiustizia (cfr Filippo Falcone, scrittore).  La giustizia a cui ci stiamo riferendo è un'espressione non sempre facile da individuare e comunque non è quella che si discute nei tribunali. Chi ha fatto studi classici ci spiega immediatamente che nell'antica Grecia si sosteneva e si scriveva che la "giustizia" non sempre va affiancata a chi esce vincitore da un confronto o da uno scontro. Sofocle, filosofo greco, al pari di Sciascia ha individuato ed ha riconosciuta che la giustizia la si ritrovas negli sconfitti della Storia. Non esiste per lo scrittore siciliano una giustizia che sia uguale "egualitaria", o interpretata ugualmente, in modo uniforme, per tutti i componenti della società. Quella di Sciascia fu una battaglia  che da radical-socialista portò avanti lungo tutta la sua vita, da illuminista ma anche da uomo politico e soprattutto da scrittore. "Tutto è legato per me, al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo".  

mercoledì 13 gennaio 2021

Una Riflessione

 Ho scoperto prestissimo

che i migliori compagni di viaggio sono

i libri;

parlano quando si ha bisogno,

tacciono quando si vuole silenzio.

Fanno compagnia senza essere

invadenti. 

Danno moltissimo, senza chiedere nulla.



Tiziano Terzani

giornalista e scrittore italiano

(1938-2004)

giovedì 7 gennaio 2021

Una riflessione

Sapeva leggere.

Fu la scoperta più importante

di tutta la sua vita.


Sapeva leggere.

Possedeva l'antidoto contro

il terribile veleno della vecchiaia.



Luis Sepùlveda


scrittore, giornalista, sceneggiatore, 

poeta, regista e attivista cileno 

(1949-2020)

domenica 27 dicembre 2020

Il Ricordo

  Francesco Di Martino nasceva 84 anni fa, 27 dicembre 1936, a Contessa Entellina.

 In un'epoca come quella cui viviamo, in cui tutto è super veloce, tutto viene dimenticato in un attimo e sembra non lasciare traccia degli avvenimenti e dell'opera dell'uomo, dei suoi affetti e sentimenti, la storia e vicenda politica di Francesco Di Martino calata in una piccola realtà umana come Contessa Entellina può sembrare una favola romantica.

 La sua è invece una storia reale che comincia quando era ancora giovane studente e intraprende un percorso  di vita appassionato che  ancora oggi suggerisce come la via da seguire sia quella del cambiamento rispetto alla stanca osservazione della stagnazione presente.

domenica 6 dicembre 2020

Visitare Palermo. La città ha fatto passi da gigante con l'orlandismo.

  Alcuni giorni fa mi è capitato di ripassare nelle strade palermitane che da giovane studente, anzi da ragazzo dal momento che a Contessa nei primi anni sessanta del Novecento non esisteva, oltre all'asilo presso le suore Basiliane e al quinquennio delle elementari altra possibilità per proseguire gli studi; attraversavo un quartiere che avevo conosciuto molto bene, oltre che sotto l'aspetto topografico-urbanistico anche sotto quello umano-ambientale e sociale-economico. Vi avevo conosciuto il barbiere, il salumiere, il corniciaio di quadri. Conoscevo il quartiere come in fondo avevo conosciuto Contessa e i suoi quartieri, entro cui tutti ancora oggi ci conosciamo fra noi residenti.

  In quella zona di Palermo c'era negli anni sessanta del Novecento un mondo che ruotava attormo ad una significativa presenza di botteghe artigiane: fabbro, falegname, tinteggiatore di pareti ed infissi delle abitazioni e molte altre tipologie artigiane e commerciali al dettaglio.

 Quel quartiere, come da ragazzino l'avevo conosciuto adesso non esiste più. Gli edifici che danno sulla strada sono gli stessi, sono stati tuttavia ammodernati grazie a provvidenze legislative mirate al risanamento cittadino, e adesso sono destinati a locali di ospitalità per turisti, a bar, ristoranti, librerie, Bed & Breakfast ed altre attività commerciali. Ho provato, inutilmente, a riconoscere qualcuno degli antichi operatori; ma sono passati troppi anni e delle figure di allora non esiste -ovviamente- alcun operatore attivo.

 Ho avviato comunque un colloquio con quello che mi è sembrato il proprietario, o comunque il gestore di un lussuoso bar-pasticceria-rosticceria chiedendogli se sapesse che in quel locale, in quel posto, molti anni fa veniva lavorato il ghiaccio che nelle primissime ore del mattino, dalle 5,30 ed entro le 7,oo, veniva su dei carretti trainati da muli, o asini, distribuito a tanti gelatai della città per la successiva lavorazione. Egli mi rispose che sapeva di quell'attività che veniva esercitata da suo nonno.

 L'avere conosciuto una città molto diversa dall'attuale, mi ha fatto riflettere sia su quanto la società sia  cambiata nel trascorrere di due o tre generazioni che sulla circostanza che frequentemente noi cittadini non riconosciamo che vi sono dei protagonisti, politici e non, che per il "cambiamento", per la crescita sociale, dedicano la loro vita. Nel caso specifico: la città ancora semifeudale di quei primi anni sessanta era quella dei Ciancimino, dei Lima ed altri; gli ultimi trenta-quarant'anni sono stati invece caratterizzati all'insegna di Orlando. E' ovvio che la società evolve anche per spinte ed energie che germogliano spontaneamente grazie alla cultura e alle generazioni che si susseguono. Cultura, aria nuova e vocazione al cambiamento però devono sapersi cogliere; chi le sa cogliere è un progressista, un innovatore, un socialista; chi ama sedersi sulle sedie per il gusto di assaporare quanto soffice sia la poltrona assessoriale  o per farsi portare il caffè nella stanza dopo aver fatto squillare il campanello, oltre che un conservatore, è persona che non sa leggere i giorni che vive, non sa cogliere la direzione della crescita umana. Il Sindaco Orlando nei suoi lunghi decenni di incidenza nella vita cittadina ha sicuramente perso alcune opportunità, ha commesso errori (alcuni anche gravi), ma nel complesso ha impresso molti avanzamenti alla città. Ha amato Palermo e dalla città in più occasioni è stato ricambiato in termini di consensi elettorali.

  Moltissime sono le cose non fatte e che ancora oggi restano da fare. La città è comunque cambiata ed egli può esserne più che soddisfatto; il risanamento urbanistico è ancora da completare ma egli l'ha avviato e portato ad un discreto punto. Spetta adesso, fra poco più di un anno, ad altri portarlo a mete più avanzate.

  Come non pensare che pure a Contessa c'è stato chi il risanamento abitativo ed urbanistico l'ha più che avviato e che altri null'altro hanno finora aggiunto a quella che è stata la filosofia ed il taglio politico impresso da Di Martino. Eppure i bilanci ed i programmi europei, statali e regionali -anno dopo anno- contemplano percorsi e risorse che solamente chi sa leggere la direzione della politica e la direzione dell'avanzamento sociale sa cogliere.
 
Pure da noi si possono realizzare strade, collegamenti e iniziative di crescita umana. Basta volerlo; per volerlo bisogna essere aperti e volere una società migliore, per gli altri, anche per coloro che per avventura non ci apprezzano e che noi non dovessimo apprezzare, e che magari la pensano su più questioni diversamente da noi. Bisogna avere progetti a beneficio degli altri, per la comunità a cui si è preposti. Orlando e Di Martino, per la verità figure diverse sotto più profili fra loro, hanno avuto successi e risultati politicamente significativi non solamente perchè li perseguivano in prima istanza. Hanno inseguito una società migliore e così, automaticamente, sono divenuti personaggi pubblici riconoscibili. La politica di breve respiro, quella priva di mete, oltre che danneggiare la società danneggia la personale crescita individuale di qualunque attore della vita pubblica. Orlando è sicuramente stato un protagonista degli ultimi decenni di Palermo ed i risultati sono positivi se specialmente raffrontati con altri personaggi ed altre epoche della città.