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domenica 24 maggio 2026

24 maggio

La guerra carneficina

 La guerra era cominciata il 24 maggio del 1915. Sembrerà incredibile ma per quella guerra che gli italiani combatterono contro l’Austria furono chiamati alle armi quasi sei milioni di italiani. Fra quelli ci fu il mio nonno paterno, di cui porto nome e cognome. Era sposato e già padre di cinque figli e però, per motivi che egli nei suoi racconti non mancava di riferire a noi nipoti, fu incluso nell’elenco dei reclutabili. Le classi mobilitate per quella guerra andavano dai nati nel 1874 ai nati nel 1900, ossia da chi possedeva quarant’anni a chi ne possedeva appena diciassette.

In quella prima guerra mondiale, a
ritrovarsi a combattere nella
 battaglia della Bainsizza (agosto
1917) correndo
il grave rischio di perdere la vita, ci fu il 
nonno paterno di chi scrive queste righe,
Domenico Clesi, di cui porto
nome e cognome.
Quella battaglia comportò 
enormi perdite da parte italiana,
 con 40.000 morti, 108.000 feriti
e 18.000 prigionieri per l'Italia

Nei ricorrenti racconti a
noi nipoti, di quella battaglia,
il nonno ammetteva sempre
di essere stato fortunato, di
esserne uscito vivo. Diceva
che si trattò di una carneficina
avvenuta fra sottovalutazioni
e carenze dei comandi italiani.
Il 29 agosto Cadorna decise di
arrestare 
l’offensiva, che ormai
si era inaridita. I combattimenti,
molto sanguinosi, proseguirono
anche ai  primi di settembre, ma
si trattava di un’attività di logorio,
che non spostava
 gli equilibri. Alla fine
circa 400
dei 600 battaglioni italiani
impiegati  avevano perso da
metà ai due terzi dei
loro effettivi
 Il comando italiano
aveva trascurato le difficoltà
logistiche  dell’offensiva: la
Bainsizza è infatti
un altopiano impervio, povero di
strade, per cui dopo il primo slancio
divenne assai
faticoso, in mancanza di efficienti
vie di comunicazione, alimentare
lo sforzo dei reparti in prima linea
con rifornimenti  adeguati.












Durante quei tre anni e mezzo di guerra i morti italiani furono 650mila (di cui 100mila da prigionieri). Mai tanti abitanti nella storia precedente dell’Italia unita erano stati coinvolti tutti insieme, in un compito comune e drammatico,  ed al quale era messa in gioco, secondo la parola d’ordine ufficiale, la sopravvivenza nazionale.

  Gli elenchi dei caduti comparvero ben presto nella più vasta campagna monumentale che mai si fosse conosciuta, nome per nome, comune per comune, meticolosi e inesorabili, erano e restano ancora ai nostri giorni la prova che all’impresa e all’ecatombe a cui tutti avevano preso parte, dal Gottardo a Lampedusa e tutte le comunità avevano pagato un prezzo. A Contessa E. il numeroso elenco dei caduti del luogo e’ riportato sulle lapidi esposte sul prospetto della Chiesa delle Anime Sante, in piazza. 

  Sul fronte interno, migliaia di operai furono militarizzati per ragioni di ordine pubblico e per assicurare la produzione nei settori vitali dell’economia di guerra. La guerra non poteva rinunciare a nessuna energia materiale, morale e immaginaria, e aveva bisogno di tutti, senza distinzioni di professione, di genere, di età. Quel rimescolamento, a dire di più scrittori, rese gli italiani più simili tra loro e più vicini agli altri europei. Contadini meridionali, contessioti che non erano mai stati nemmeno a Palermo e contessioti che già erano stati a New Orleans ed erano rientrati, si ritrovarono tra le montagne del Trentino. Contadini analfabeti e pastori fecero conoscenza della tecnologia e dell’organizzazione incarnate nelle artiglierie, nei lavori del genio militare. Da semianalfabeti dovettero imparare a interpretare le informazioni essenziali utili alla loro salvezza. Abituati per lo più ad esprimersi in dialetto, e quelli di Contessa in arbereshe, per intendersi dovettero elaborare tutti una specie di lingua comune: l’italiano popolare.

    

sabato 6 settembre 2025

8 Settembre. Nel 1943 a Contessa E. si svolse la processione

Nel 1943 il portone della
Chiesa non veniva aperto.

La marea di gente che stava in
attesa della processione non esitò
a forzarlo.
E la processione, in quel contesto
di sbandamento del govermo e 
dell'esercito, si svolse con partecipazione
massima di popolo.

Molti giovani erano stati arruolati
e tanti di essi in quel giorno
furono caricati su carri merci
dai tedeschi e inviati nei campi di
concentramento in territori
oggi polacchi.
Fra quest'ultimi abbiamo, sul
blog, sempre evocati due di essi
la cui storia ci è stata ricostruita
dopo anni dal loro ritorno
dall' "Inferno",
direttamente da loro; delle loro
narrazioni conserviamo cassette
e filmini, realizzati in arbereshe.

Li lasceremo in tempi a venire
 ad una Associazione
di deportati che ha sede a Palermo,
e il cui fine è di non far mai
venire meno la memoria.

 L'8 Settembre a Contessa Entellina evoca la festa più partecipata ed attesa dalla popolazione del luogo. In realtà nel resto della nostra Repubblica Italiana, quella data,  ricorda l'armistizio dell'8 settembre 1943 che comportò la fine dell'alleanza con la Germania e l'inizio della guerra di Liberazione contro i nazisti. 

 Le conseguenze furono:

1) il caos dell'esercito italiano, lasciato senza direttive e in gran parte disperso o catturato dai tedeschi.

2) l'occupazione nazista del centro-nord Italia.

3) la nascita della Repubblica Sociale Italiana come Stato collaborazionista dei tedeschi.

4) una violenta guerra civile che coinvolse partigiani, alleati e fascisti-nazisti.

5) Con estrema rapidità la Wehrmacht disarmò l’esercito italiano e assoggettò i quattro quinti della Penisola, impossessandosi di un enorme bottino: 1.250.000 fucili, 33.000 mitragliatrici, quasi 10.000 pezzi d’artiglieria, 15.000 automezzi e ingenti quantità di carburante, munizioni e materiale vario.

6) Il “trauma dell’8 settembre” aprì la fase cruciale delle “scelte”, del momento in cui occorreva decidere se schierarsi o meno, se e da quale parte stare: se attendere il placarsi della bufera, se invece imbracciare le armi contro il nazifascismo oppure sposare la causa del terrificante “Nuovo Ordine” nazista, dei fautori del motto “credere, obbedire, combattere”. Nelle settimane successive, in una nazione allo sbando, mentre già gli “unni meccanizzati” colpivano con stragi e rappresaglie civili e militari sbandati, non pochi dei quali meridionali, da una coraggiosa disobbedienza di massa nacque la Resistenza.

domenica 31 agosto 2025

Parole frequenti sui media

 

Partendo da contenuti reali (immagini e audio), 
riescono a modificare o ricreare, in modo 
estremamente realistico, le caratteristiche e i 
movimenti di un volto o di un corpo e a imitare
 fedelmente una determinata voce.
deepfake

È la tecnica usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, utilizzando l’Ia: falsi video porno, vendette, finte notizie, bufale e truffe, atti di cyberbullismo e altri crimini informatici.

La parola deepfake è un neologismo nato dalla fusione dei termini “fake” (falso) e “deep learning”, una particolare tecnologia Intelligenza artificiale usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali con una tecnica di apprendimento automatico, conosciuta come rete antagonista generativa.

sabato 5 luglio 2025

Mondo contadino

Tempo di mietitura

Oggi il lavoro è affidato alla mietitrebia,
decenni fa, tutto avveniva a lu picu di lu suli

 Nel pomeriggio di ieri, quei tuoni e lampi, ci hanno fatto evocare l'estate di tanti decenni fa, il periodo della mietitura, quella che avveniva con la falce, e della raccolta del grano previo la pisata cu li vestii.

Più o meno alle dieci del mattino, i contadini facevano entrare i muli nell'aia e cominciava la pisata. I muli, a due a due venivano appaiati (a coppia), legando le redini dell'uno al collo dell'altro. Frequentemente il contadino indossava un cappello di paglia oppure (ed era frequente) un fazzoletto annodato alle quattro punte e si metteva al centro dell'aia da dove teneva con la mano sinistra l'estremità delle redini delle varie coppie di muli, e nella destra un bastone piuttosto corto con un pezzo di corda e faceva girare al trotto i muli. E cominciava la pisatura.
 
La pisata poteva durare, sotto il sole bruciante, anche lunghe ore. A volte si alternavano gli uomini che conducavano la pisata del grano e, alcuni si dedicavano a raccostare  col tridente verso il centro le spighe che gli zoccoli dei muli mandavano verso i margini dell'aia (arrunchiari).

sabato 7 giugno 2025

Parole ricorrenti sui media

Terre rare

I Rare Earth Elements li ritroviamo in molti oggetti
della quotidianità: televisori, chip, hard-disk,
 touchscreen, circuiti elettronici, calamite
permanenti, turbine eoliche, 
pannelli fotovoltaici, lampade a basso
consumo, 
batterie per auto elettriche,
componenti per laser o smartphone. Sono
indispensabili per la produzione della
maggior parte dei dispositivi high tech
di cui siamo circondati e assumono
un’importanza cruciale per lo sviluppo
tecnologico, energetico e militare di
un paese. La loro domanda cresce in
maniera esponenziale.









A differenza di quanto si pensa, le terre rare non sono né terre né sono rare: «Sono 15 metalli, tra cui neodimio e lantanio, piuttosto diffusi sulla crosta terrestre: rari sono i giacimenti dove questi elementi si trovano in concentrazioni tali da rendere economico il processo di estrazione».

 Esistono due tipi di giacimenti: quelli minerali, presenti anche in Paesi come Stati Uniti e Australia, e quelli argillosi, tipici delle zone tropicali e molto diffusi in Cina. È così che il Paese ha guadagnato una posizione dominante a livello globale. 

Dal canto suo, l’Europa sta cominciando a puntare sui giacimenti minerali, gli unici di cui è provvista. È il caso della miniera di Kiruna, in Svezia, nata per l’estrazione del ferro e ora in fase di conversione per la produzione di terre rare. 

mercoledì 28 maggio 2025

Democrazia alla Trump (1)


Sapevamo, tutti ci dicevano,
che gli USA erano il paese della
democrazia.

Ci chiediamo: quando
sapremo che i contrappesi al potere
del presidente stanno per attivarsi ?


Riportano siti 

autorevoli giornali.

Corriere della Sera:

Pubblici ministeri rei di aver partecipato a indagini su Trump o sui responsabili dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 cacciati in massa.

Avversari politici disarmati minacciando con indagini ordinate dal presidente canali di finanziamento del partito democratico come ActBlue e con ordini esecutivi dello stesso Trump che mettono alle corde gli studi legali «colpevoli» di aver difeso suoi oppositori politici o la stampa. 

Magistrati accusati di insubordinazione quando intervengono per bloccare provvedimenti della Casa Bianca probabilmente illegali, spesso in violazione del principio del due process (nessuno può toglierti la libertà o la proprietà senza darti la possibilità di difenderti).

Il Manifesto:

Alla vigilia del 250mo anniversario della fondazione che ricorre il prossimo 4 luglio, gli Stati Uniti sono a tutti gli effetti una nazione postdemocratica. I primi cento giorni del secondo governo Trump sono stati un vortice di provocazioni e trasgressioni, attacchi allo stato di diritto e quello sociale, per non dire della decostruzione dell’ordinamento globale del dopoguerra. La guerra commerciale arbitrariamente scatenata prefigura il trapasso della globalizzazione e delle alleanze strategiche nel nome di una “transazionalità” in cui l’America, finalmente libera di “giocarsi le carte vincenti” e imporre tutta la forza del proprio potere, uscirà vincente da ogni negoziazione – la geopolitica come partita di poker e affare immobiliare.

mercoledì 7 maggio 2025

Il Conclave

Verso un nuovo Papa 

I dieci nomi più 
utilizzati finora da chi
viene eletto Papa
Oggi, 7 maggio, i cardinali si chiuderanno nella Cappella Sistina per il Conclave, la riunione per eleggere il nuovo papa, ma non tutto il collegio cardinalizio – l’insieme dei cardinali della Chiesa cattolica – può parteciparvi perché in base a una decisione presa da papa Paolo VI nel 1970 possono votare solo coloro che hanno meno di 80 anni (se qualcuno li compie durante la sede vacante o il conclave, non perde il suo diritto di voto).

Il Colleggio cardinalizio si compone di 253 membri, ma coloro che hanno meno di 80 anni e pertanto coloro che possono votare sono 133. Di questi ben 107 sono stati nominati da Papa Francesco, 21 da Papa Benedetto e 5 da Papa  Giovanni Paolo II.

Dei 52 cardinali europei, 17 sono italiani.

Per eleggere il nuovo Pontefice servono 90 voti, i 2/3 del Collegio cardinalizio votante.

lunedì 28 aprile 2025

I Cardinali

 cardinale

 

Dal latino cardinalis (da cardo «cardine»), il cardinale è scelto direttamente dal Papa per assisterlo nell’amministrazione della Chiesa.

  I cardinali si riuniscono in Conclave per eleggere, tra di loro, un nuovo Pontefice. Un tempo potevano diventare cardinali anche preti e diaconi (coloro che hanno preso i due gradi minori, rispetto a quello vescovile) e persino i laici. 

  Dal 1962 chiunque venga nominato cardinale però viene anche ordinato vescovo, a meno che non ottenga una speciale dispensa papale.

sabato 26 aprile 2025

Pace per l’Ucraina?

 Sì prova a chiudere la lunga guerra Russia-Ucraina
I funerali di Papa Francesco
occasione per provare a chiudere
la guerra. Nella foto:
Trump, Zelemsky, Starmer e
Macron.

Gli americani hanno proposto: 

1) il riconoscimento ufficiale dell'annessione russa della Crimea. 2) il congelamento del fronte fra Russia/Ucraina alla situazione attuale, che consente al Cremlino di mantenere il controllo dei territori finora occupati. 3) nessuna possibilità per l'Ucraina di entrare nella Nato.

L’Ucraina non intende accettare le superiori condizione e propone l’introduzione di tre elementi: 

1) il mantenimento di un esercito robusto ed efficiente, 2) il dispiegamento di una forza di interposizione sul territorio formata dalla «coalizione dei volenterosi» e con l'appoggio degli Stati Uniti, 3) l'utilizzo delle riserve monetarie russe, congelate soprattutto nelle banche europee, per finanziare la ricostruzione del dopoguerra.

sabato 19 aprile 2025

Quel 7 aprile dell’anno 30

 Secondo alcuni storici la data considerata più probabile dell’avvenuta crocifissione di  Yehoshua ben Yosef, è venerdì 7 aprile dell’anno 30. A quanto pare Gesù, quando morì, di anni ne aveva 36. Quindici secoli fa’, quando si definì l’ «era cristiana», pare che si sia sbagliato a calcolare la data della nascita e, di conseguenza, quella della morte.

  Data più probabile è, e’ ritenuta, quindi venerdì 7 aprile dell’anno 30 e di anni ne avrebbe avuto 36. Tutto dipende dal fatto che quindici secoli fa, quando in Occidente si definì l’ «era cristiana», si è sbagliato a calcolare la data della nascita e, di conseguenza, quella della morte. 


Quel 7 aprile dell’anno 30

Gerusalemme, aprile dell’anno 30, mattina.  Ponzio Pilato, procuratore romano in Palestina, non ha fatto una gran carriera, si trova a governare la Giudea, ai confini dell’Impero guidato allora da Tiberio. La scena probabilmente si sarà svolta (secondo alcuni storici) nel Palazzo di Erode il Grande, sulla collina occidentale, vicino all’attuale porta di Giaffa.

Davanti al procuratore e’ stato portato un predicatore trentenne ebreo della Galilea, un rabbì di Nazaret, forse un rivoltoso, pensa fra se Pilato, un certo Yehoshua ben Yosef, nella forma abbreviata Yeshùa.  Per il Procuratoore si tratta di emettere una sentenza, una delle tante in quella regione irrequieta.

Pilato, stava lì, in carica da quattro anni, e non era mai entrato in sintonia con quella gente che stando agli storici egli disprezza e ne viene ricambiato. Sara’ quel  caso giudiziario più clamoroso della storia dell’umanità a farlo passare alla Storia. Il processo si chiude in poche ore con la condanna alla pena capitale, nella forma più crudele e infamante: la crocifissione. Ma cos’ha fatto, per i suoi accusatori, Gesù? Quali sono i capi d’imputazione? Di che cosa viene giudicato colpevole? Per il sommo sacerdote, Caiffa, era reo per essersi autoproclamato Figlio di Dio.



lunedì 31 marzo 2025

La guerra

 La guerra in Ucraina
 dura da 1.131 giorni.


I due paesi contendenti, Ucraina e Russia, addebitano l’uno all’altro la responsabilità della guerra che dura da oltre tre anni.

Zelensky: «Putin si beffa degli sforzi di pace e continua i raid». 

Lavrov: tutta l'Europa occidentale è «sotto le armi»

.

Zelensky: «La Russia sta prolungando la guerra e noi forniamo ai nostri partner tutte le informazioni sugli attacchi che l'esercito russo sta portando avanti e su cosa si sta preparando. Ci aspettiamo una risposta dall'America, dall'Europa e da tutti i nostri alleati a questo terrore contro il nostro popolo».

Lavrov:  «Ora vediamo che quasi tutto l'Occidente europeo è stato messo «sotto le armi» per cercare di prolungare la vita del regime nazista di Zelensky «con le loro baionette». Come nell'era di Adolf Hitler, questo viene fatto sotto le bandiere naziste, con i galloni delle SS della divisione «Testa Morta», e così via», Secondo Lavrov, gli istinti della classe dirigente europea sono chiaramente evidenti in ciò che sta accadendo in Ucraina. «Così come Napoleone pose quasi tutta l'Europa sotto la sua bandiera nella Guerra patriottica del 1812, così Hitler, dopo aver conquistato quasi tutta l'Europa, mise sotto le armi i francesi, gli spagnoli e la maggior parte dei paesi del continente che combattevano al suo fianco. I francesi condussero operazioni punitive e gli spagnoli parteciparono al blocco di Leningrado. Questo è ben noto»,


martedì 11 marzo 2025

La politica alla Trump

 Gli americani hanno scelto un uomo di estrema destra (un pari a Putin) e i timori di recessione, ampiamente  alimentati dalle parole sconsiderate del presidente Donald Trump, cominciano a produrre i primi effetti, iniziando ad affossare le Borse U.S. 

  I cali sono generalizzati (attengono a più comparti del sistema economico americano) ma a pagare di più sono proprio i titoli tecnologici, con Tesla che perde il 15,43%, Nasdaq (-4%), che brucia mille miliardi di dollari

   In qualche modo consequenziale, Milano ieri ha ceduto lo 0,95%, mantenendosi comunque sopra quota 38.000 punti, Parigi perde lo 0,9% e Francoforte l'1,75%,

 Tesla cede il 14%, Nvidia il 5%; nel complesso, le «Magnifiche 7» - che includono anche Apple, Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Microsoft - hanno perso il 5,8% e il 16% dall'inizio dell'anno. 

  I miliardari Trump e Musk (… viene da dire) stanno cominciando bene…. con Tesla che perde, come ricordato,  il 15,43%, in scia al tonfo del Nasdaq (-4%). 

  La motivazione di quanto accaduto sta nella notizia che il colosso di auto elettriche fondato da Elon Musk cede e perde altro terreno in Cina: a febbraio ha quasi dimezzato le vendite a 30.688 veicoli (-49% annuo), per una quota di mercato nell'agguerrito settore delle e-car scesa di 4 punti percentuali al 3,9%. 

Vedremo cosa accadrà oggi.


sabato 1 marzo 2025

Usa-Ucraina non firmano l’intesa sui minerali

 Non ha precedenti storici quanto ieri sera e’ accaduto alla Casa Biancauno scambio durissimo tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, che avrebbero dovuto sottoscrivere l'accordo sulle terre rare e quindi muovere insieme il primo passo verso la pace tra Ucraina e Russia. L'incontro, invece, si è sviluppato in un palese clima di tensione, con l’iniziale e sgradevolissima battuta da parte di Trump sull'abbigliamento del leader ucraino: «Si è vestito elegante!» ha detto, alludendo alla divisa di guerra che Zelensky utilizza da sempre, da quando la Russia ha iniziato l’aggressione al suo Paese.

Ma il seguito della battuta è stato seguito  dall’accusa al presidente ucraino di «mettersi in una pessima posizione» e di «non avere le carte di mano» per un accordo. E poi ancora: «Dovete essere riconoscenti» ha poi ancora urlando «senza gli Stati Uniti questa guerra l'avreste persa in 15 giorni». Ed ancora: «Ti abbiamo dato il potere di essere un duro. O fai un accordo o siamo fuori». 

 Arrivati a questa  frase di Trump, Oksana Markarova, l’ambasciatore ucraino negli Stati Uniti che accompagnava Zelensky, ha abbassato la testa e si è messa le mani nei capelli.

La prevista conferenza stampa è stata annullata. E Trump ha subito diffuso un testo che recita: «Sono arrivato alla conclusione che il presidente Zelensky non è pronto per la pace» e «Può tornare quando è pronto per la pace».

* * *

Le reazioni: 

=Il presidente francese Emmanuel Macron: «C'è un aggressore russo, bisogna rispettare chi lo combatte dall'inizio».

= Il premier polacco e presidente di turno dell'Ue, Donald Tusk «Caro Zelensky e cari amici ucraini, non siete soli».

= L’ex presidente russo Dmitri Medvedev.«Il porco insolente ha finalmente ricevuto una bella sberla nello Studio Ovale. E Donald Trump ha ragione: il regime di Kiev sta giocando con la terza guerra mondiale».

= Il capogruppo socialista al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez: "Siamo al tuo fianco, caro Zelensky e l'Europa è unita nell'appoggiare l'Ucraina. È giunto il momento che l'Ue si assuma la propria responsabilità storica nel difendere la democrazia e la libertà".

venerdì 28 febbraio 2025

Capire il mondo, capire l’umanità

Il punto di vista sul cammino dell’uomo verso un mondo plurale, secondo  Valerio Castronovo:
 "è stato uno storico, docente universitario, saggista e giornalista (1935-2023)".
= = =

=Sono passati più di diecimila anni da quando l’umanità, che fino allora aveva condotto una vita nomade, iniziò a coltivare la terra e a organizzarsi in forme di insediamento stabile. E se, a cominciare dalla seconda metà del diciottesimo secolo, l’agricoltura non è più in Europa e negli Stati Uniti la colonna portante dell’economia e dell’occupazione, ha continuato invece ad esserlo sino a qualche tempo fa in tante altre parti del mondo. Ai giorni nostri, anche la’ dove aveva conservato un ruolo preminente essa ha ceduto il passo o sta comunque restringendo il proprio ambito, in seguito alla diffusione delle fabbriche e alla moltiplicazione di iniziative commerciali, di istituzioni finanziarie e di strutture amministrative, di servizi pubblici e privati.

= Nel frattempo sono divenuti sempre più intensi e pervasivi gli effetti dell’ultima delle rivoluzioni tecnologiche susseguitesi nel corso della storia: quella determinata dall’incorporazione dell’intelligenza artificiale in apparecchiature  elettroniche estremamente sofisticate. Tant’è che le società più avanzate si trovano già a vivere un’epoca “post-industriale”, in quanto caratterizzata dall’espansione delle attività terziarie, nonché dalla centralità delle conoscenze e delle applicazioni scientifiche.

domenica 16 febbraio 2025

Gli Usa discutono di Ucraina con Putin, ignorando l'esistenza dell'UE ?

Dall'Unione Europea è urgente passare 

agli Stati Uniti d'Europa

 L’arrivo di Trump alla Casa Bianca sta dando la sensazione che gravi e forti conseguenze ricadranno sull’Europa. L'America non intende coinvolgere l'U.E. nelle trattative di pace che stanno per essere avviate con la Russia circa il destino dell'Ucraina. 

 Tutto lascia intendere che noi (europei) che tanta fiducia abbiamo riposto in una Europa Unita, ricca della sua cultura democratica e pluralista, rischiamo di restare più soli fra un Putin autocrate ed un Trump che non intende riconoscere nessun ruolo all'UE.

  Obiettivo primario della nuova Amministrazione Trump pare voglia essere quello di rimettere in discussione gli equilibri all’interno dell’alleanza atlantica (la NATO).  Il neo-Presidente è già partito col voler dare meno sostegno americano all’Ucraina e col voler discutere in prima persona con la Russia di Putin da solo, senza il concorso dell'Europa. Mostra, ancora, di non gradire l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea. E pare -ancora- che ritenga l'inopportunità che continui ad esistere una Nato in funzione deterrente nei confronti della Russia.

 Trump, di fatto, non ama l'Unione Europea, e lo manifesta in ogni occasione, e per lasciarlo meglio intendere agli alleati di sempre degli Usa, ossia ai paesi europei, sta operando con approcci bilaterali con Putin, per lasciare meglio intendere agli europei che l'Unione Europea per lui non esiste in quanto soggetto di politica estera.

  Inevitabilmente questo approccio, peraltro già avviato e platealmente lasciato intendere dal suo Vice nel recente giro in Europa, promette conseguenze che potrebbero essere non solamente molto diverse a seconda dei paesi europei, ma anche fatali per il cammino dell'U.E.

martedì 28 gennaio 2025

Il Primo Periodo Moderno (i secoli XVI-XVII-XVIII)

 I  secoli XVI-XVII-XVIII sono quelli compresi 

fra la scoperta dell'America e la Rivoluzione francese

La scoperta dell'America significò
un cambio senza precedenti per il
mondo occidentale. Lo sviluppo del 
traffico marittimo favorì gli interscambi
umani, economici e culturali tra tutte
 le razze e i continenti, trasformando
i principali porti europei in veri centri
nevralgici di comunicazione



Nei paesi occidentali convenzionalmente si fa risalire la fine del Medio Evo al 1500 circa, tempo in cui si ritiene sia iniziato il "mondo moderno". Questo modo di classificazione lo si fa risalire al Rinascimento, epoca in cui gli umanisti concepirono il termine "medium aevum" per descrivere quello che essi ritenevano fosse stato un periodo di oscurità, compreso fra il declino di Roma e il loro tempo.

Per fissare quell'inizio del periodo moderno, nel Settecento emersero tanti punti di vista, discordi fra loro. Alcuni per l'inizio della modernità  indicavano il 1453, anno della caduta di Costantinopoli, definita la seconda Roma, in virtù del fatto che l'esodo degli studiosi di cultura greca lasciarono la città del Bosforo e arrivando in Italia stimolarono la nascita del Rinascimento. Altri proponevano invece il 1492, anno della scoperta dell'America ad opera di Colombo, ma anche della conquista del regno musulmano di Granada da parte dei cristiani. 

Molti intellettuali preferirono parlare, inizialmente, di nuova era rifacendosi a nuovi processi tecnologici. 1) invenzione della stampa, 2) uso della polvere da sparo 3) introduzione della bussola, strumento questo che rese possibile la scoperta dell'America ad opera di Colombo.

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Quando nel 1792 scoppiò la Rivoluzione francese tutti pensarono che si fosse arrivati ad una nuova era (sia nei suoi aspetti positivi che negativi). Quell'evento, stando a quanto ci riportano i rivoluzionari di allora, servì a ridefinire, appunto, il concetto di rivoluzione (termine che fino ad allora significava ritorno ad una situazione precedente) attribuendogli il significato di cambiamento irreversibile. L'era contemporanea che inizia con quella rivoluzione fu introdotta da un nuovo calendario che indicava il 1792 come "Anno Primo"


lunedì 27 gennaio 2025

Un testo di Enzo Biagi: Anna Frank

 Il 6 luglio del 1942 cominciava la storia di Anna Frank: il signor Otto e la sua famiglia si facevano

murare nel lucernario di un palazzo di Amsterdam. A Francoforte andai una sera a vedere la casa dove Anna era cresciuta. Nel giardinetto c’era un’ortensia sfiorita. Diedi un’occhiata ai campanelli e vi lessi un solo nome: Eugen Bachle. Non volli disturbarlo. La strada era quasi buia, deserta. Su questo marciapiede, pensavo, la bambina, Anna Frank  correva con le piccole amiche. Da questo cancello uscì per fuggire in Olanda.

Il signor Otto Frank era un ebreo tedesco, colto e benestante, che nel 1933, quando Hitler salì al potere, andò con la moglie e le due bambine, Margot e Anna, a cercare un rifugio e un futuro in Olanda. Poi la guerra e le persecuzioni si estesero in tutta l’Europa. “I bei tempi”, scrive Anna, “sono finiti”. Del suo Diario, che con qualche fotografia e la sola cosa che ci è rimasta di questa adolescente sensibile, e in cinquanta lingue.

Nella soffitta, a cui si arriva per ripide scale, non è rimasto quasi nulla che ricordi la volontaria prigionia del commerciante Frank, del suo ex socio Van Daan, della moglie e del figlio Peter e di un loro amico, il dentista Albert Dussel. Soltanto una cartina  sulla quale venivano segnati i progressi delle truppe alleate, e alle pareti i ritagli delle riviste  che gli impiegati del signor Otto Frank e le dattilografe, Miep ed Elly, riuscivano a raccattare. 

Figure di quel tempo: Deanna Durban, Shirley Temple, Ginger Rogers, attrici, la riproduzione di un disegno di Leonardo, l’istantanea di alcuni bambini che mangiano fragole.

Dalla stanzetta di Peter van Daan, il primo amore, il primo innocente bacio di Anna, si vedono un albero carico di fiori gialli ed un ippocastano dalle tenere foglie verdi.

Anna racconta quell’emozione: “Egli venne verso di me, io gli gettai le braccia al collo e gli diedi un bacio sulla guancia sinistra… Storditi, ci stringemmo l’uno accanto all’altro come se non dovessimo smettere mai”.

Quella volontaria prigionia e’ durissima; per l’ambiente ristretto, per la coabitazione che esaspera i caratteri e i contrasti, per la paura della fine. Anna confida ai suoi quaderni l’angoscia: “Stanno arrestando a gruppi tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo e’ tutt’altro che rispettosa con questa gente; li trasportano su un carro di bestiame a Westerbrok, il grande campo della Dreute. Secondo noi li ammazzano quasi tutti. La radio inglese  dice che li gassano. Forse è il metodo più spiccio per morire”.

Anna studia francese, legge libri di storia, sogna. Ma la fine della guerra  appare “terribilmente lontana, irreale, favolosa”.

Gli anglo-americani sbarcano in Normandia; attentano al Fuhrer: c’è da essere ottimisti. Anna ha appena compiuto quindici anni, ed è felice. Ma arrivano le SS: c’è stata una spia. Si salverà soltanto il signor Otto. Anna e Margot muoiono a Bergen Belsen nella primavera del 1945, di tifo, la signora  Frank sparisce ad Auschwitz. Non si salvano né i Van Daan né il dentista Dussel.

Si legge nelle pagine di Anna: “Se nonostante le nostre sofferenze restano ancora degli ebrei, vuol dire che un giorno, invece di essere proscritti, saranno presi ad esempio”.

                                    Enzo Biagi

sabato 18 gennaio 2025

Agrigento. Capitale italiana della cultura ‘25

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Contiamo di doverci intrattenere per alcune pagine del blog sull’evento “Agrigento capitale italiana della cultura 2025”.

 Per cominciare riportiamo per intero il discorso di apertura dell’evento del Presidente Sergio Mattarella.




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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia d’inaugurazione di Agrigento capitale italiana della cultura 2025

 Agrigento, 18/01/2025 (II mandato)

Rivolgo un saluto di grande cordialità a tutti i presenti, al Ministro della Cultura, al Presidente della Regione, al Presidente dell’Assemblea regionale, al Sindaco di Agrigento, al Presidente della Provincia e a tutti i Sindaci presenti, non spettatori, ma partecipi di questo ruolo che si apre con questa occasione, con questa giornata.

 Un saluto a tutti i presenti, ai giovani, ai ragazzi, per questo anno straordinario che potete vivere e a cui potete partecipare.

Un saluto e un augurio particolarmente intensi ai cittadini di Agrigento. Da oggi, protagonisti della Capitale italiana della Cultura per il 2025.

Saluti e auguri che si estendono a quanti, sul territorio, saranno impegnati negli eventi in programma. A tutti i Comuni della provincia di Agrigento.

Tra di essi, ai lampedusani. Concittadini che le ferite del nostro tempo hanno reso avanguardia della civiltà europea. Espressione di cultura solidale.

Agrigento raccoglie questo prezioso testimone da Pesaro, nel centro dell’Italia. Che, a sua volta, lo aveva ricevuto dal nord del nostro Paese: da Brescia e da Bergamo.

Una catena di straordinario valore. Che, anno dopo anno, evidenzia il legame fra i diversi centri italiani. Ne mostra radici e progetti per il futuro. Ne pone in evidenza l’amicizia.

Mette in rilievo il valore degli scambi tra patrimoni culturali, il valore della conoscenza.

L’Italia è colma di luoghi carichi di storia, di arte, di bellezza.

Un patrimonio che, accumulato nei secoli, ne ha contrassegnato l’identità. Nel succedersi delle esperienze dei popoli che l’hanno abitata e accresciuta.

Nulla, più di questa parte della Sicilia, nulla, più di questa terra, è testimone del valore del succedersi delle civiltà.

Natura, storia, cultura, sono elementi del nostro patrimonio genetico.

Le metropoli italiane, mete di turismo crescente, non sono i soli centri di gravità. La ricchezza del nostro Paese sta nella sua pluralità.

 Nella sua bellezza molteplice.

A fornire pregio particolare all’Italia sono proprio le sue preziose diversità, le cento capitali che hanno agito, nell’arco di secoli, come luoghi capaci di esprimere comunità.

Una grande ricchezza per il nostro percorso nazionale.     

Eredità ricevuta dai nostri padri.

E tesoro da investire per il domani dei nostri figli.

Tante realtà, nelle regioni d’Italia, detengono inestimabili risorse che rischiano di deperire senza cura adeguata.

I molti tesori della penisola sono strettamente legati alle comunità che li hanno espressi, al loro peculiare sviluppo, e siamo consapevoli che ci sono, oggi, aree in sofferenza, abbandoni necessitati, rischi di spopolamento.

Riportare equilibrio nei luoghi dove la natura è stata forzata e in cui risiedono tanti beni della cultura italiana costituisce strada obbligata per favorire una crescita sostenibile, e per rafforzare il Paese nella sua interezza.

Uno degli intenti per Agrigento, in questo 2025, è quello di non essere soltanto lo spettacolare palcoscenico della Capitale della Cultura, ma di costituire sollecitazione e spinta per tante altre realtà italiane.

È una sfida per accrescere le opportunità dove oggi si sono ridotte.

Una voce che afferma che le periferie sono anch’esse motori di cultura e di progettualità.

Questa la sfida che il nostro tempo ci presenta.

Agrigento intende parlare al resto del Paese e all’Europa di cui è parte.

Agrigento, centro irradiatore dell’antica civiltà greca già nel sesto secolo avanti Cristo.

L’Akragas di Empedocle, che definì “radici” i quattro elementi che indicava come costitutivi del tutto: il fuoco, l’aria, la terra, l’acqua.

Questi quattro elementi sono ora stilizzati nel logo ufficiale di Agrigento Capitale della Cultura: per Empedocle l’unità degli elementi era la scintilla della nascita di ogni cosa, la separazione invece era causa di morte.

Un simbolo che ripropone la necessità di ricomporre, di rigenerare coesione, di procedere insieme.

Lo chiede il ricordo dei morti delle guerre che insanguinano l’Europa, il Mediterraneo e altre numerose, purtroppo, regioni del pianeta.

Lo impongono le tragiche violazioni dei diritti umani che cancellano la dignità e la stessa vita.

Lo esigono le diseguaglianze crescenti. Le povertà estreme, le marginalità.

Lo richiede il lamento della terra, violata dallo sfruttamento estremo delle risorse, con le sue catastrofiche conseguenze, a partire dal cambiamento climatico.

La cultura è una sorgente di umanità cui attingere per dotarci di un nuovo, indispensabile, dinamismo.

“Il sé, l’altro, la natura” recita il tema scelto da Agrigento.

La connessione tra cultura e natura - che avete posto al centro del vostro programma - è quanto mai attuale, incalzante.

La Valle dei Templi, meravigliosa scenografia vivente che domina queste terre da oltre duemila anni, diventa così l’icona più affascinante di quel binomio cultura-natura che si pone davanti al nostro tempo come una prova decisiva.

La nostra Costituzione è stata lungimirante, affiancando, nell’articolo 9, la promozione della cultura alla tutela del paesaggio.

Mai come adesso comprendiamo l’urgenza di un riequilibrio, di un nuovo sviluppo che potrà essere veramente tale solo se sarà sostenibile sul piano ambientale e sociale.

Mai come adesso abbiamo coscienza del fatto che l’opera delle istituzioni e le politiche pubbliche sono importantissime, e tuttavia non basteranno se non verranno sostenute da una corale responsabilità dei cittadini.

La percezione del bene comune è cultura.

È cultura il sapere di chi è aperto alla conoscenza del mondo, di chi ha sete di conoscere altri uomini, di chi sa che la vita è frutto dell’incontro.

La cultura, cioè, è la vita.

Un sentiero in cui l’uomo è in perenne movimento, a contatto con la propria storia, con quella degli altri.

Le scoperte e la loro condivisione accrescono le opportunità.

Non è una condizione statica, l’inerzia che nutre la storia, bensì la crescita del sapere che si trasmette e si diffonde.

La crescita dell’incontro, del dialogo.

Il cammino di Agrigento nei secoli ne dà testimonianza.

L’Akragas dei greci.

L’Agrigentum dei romani.

La Kerkent degli arabi.

La Girgenti siciliana di secoli addietro.

Italiani da ogni regione saranno richiamati dal vostro patrimonio culturale, dalle proposte che saprete avanzare. Concittadini di ogni Paese d’Europa, turisti da ogni provenienza.

Una frequenza di incontri, di volti, di lingue, di esperienze, di curiosità, destinati a lasciare il segno, ad arricchire le reciproche capacità di comprensione, l’identità di ciascuno.

In questo stesso anno l’Italia condividerà con la Slovenia la responsabilità di essere Capitale europea della Cultura con Gorizia e Nova Gorica.

Una scelta di altissimo valore in un’area storicamente gravata da conflitti che oggi hanno saputo tradursi in collaborazione e amicizia nell’Unione europea.

Dove frontiere contrapposte avevano separato, oggi l’Europa unisce.

In un luogo, come Agrigento, ove il patrimonio monumentale è dominante, potrebbe prevalere la convinzione che cultura sia ammirazione delle vestigia del passato.

Ma la cultura non ha lo sguardo volto all’indietro. Piuttosto ha sempre sollecitato ad alzarlo verso il domani.

Diceva Thomas Eliot: “Se smettiamo di credere al futuro, il passato cesserà di essere il nostro passato: diventerà il passato di una civilizzazione estinta”.

Ricordare, tener conto delle lezioni del passato, è fondamentale, ma la storia è levatrice dell’avvenire.

Essere fedeli alla propria storia significa, appunto, costruire il futuro.

Nel nostro caso l’Italia, con i giacimenti culturali che ovunque la contraddistinguono, è essa stessa lezione di dialogo, di pace, di dignità, per l’oggi e per il domani.

Ne parlerete in questo anno. Sapendo che il tema decisivo che investe la cultura è come farne perno di comunità. Come far diventare la conoscenza, l’arte, la cultura, un bene comune, un patrimonio davvero condiviso.

Una risorsa sociale che fa crescere e protegge i beni più preziosi: la libertà, l’eguaglianza dei diritti, il primato della persona, di ogni persona, la solidarietà.

Luigi Pirandello – cui questo teatro è dedicato - avrà un posto d’onore in quest’anno.

Con la sua sagacia, con la sua ironia, con le sue maschere, con la sua capacità di scavare nell’animo umano.

Nel ricordare Pirandello, ci accompagna e ci aiuta Andrea Camilleri, anch’egli figlio di queste terre.

“Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? - domandava Pirandello attraverso uno dei personaggi in cerca d’autore - Eppure vivono eterni, perché ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità”.

Viviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull’istante del presente.

In cui la tecnologia pretende, talvolta, di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza.

La cultura, al contrario, è rivolgersi a un orizzonte ampio, ribellarsi a ogni compressione del nostro umanesimo, quello che ha reso grande la nostra civiltà.

Ad Agrigento, in Sicilia, in tutto il nostro Paese, nella nostra amata Italia.

Guardiamo con speranza a questo anno da vivere insieme con la voglia di accogliere, di conoscere, di dialogare, di compiere un percorso affascinante, in compagnia gli uni degli altri.

Buon anno da Capitale della cultura!