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giovedì 20 agosto 2026

Il bene comune?

Il bene comune indica l'insieme
di quelle condizioni di vita sociale
che permettono a tutti i singoli
cittadini, alle famiglie e ai gruppi
di raggiungere la propria pienezza.
Tuttavia, 
il concetto
cambia molto a seconda della
visione filosofica, politica ed
economica di riferimento,
generando interpretazioni
e tensioni divergenti tra loro
.


 Politica, e non solo.

Sfogliando giornali e libri di decenni passati si ha la sensazione che parole un tempo forti, autorevoli, addirittura normative (verità, ordine, patria, giustizia, disciplina, solidarietà, educazione, regola, senso ….) siano ai nostri giorni parole vuote. Evocarle da l’impressione di evocare fantasmi, persone all’antica o come si dice adesso “politicamente scorrette”.

Rinviamo ad altra occasione l’avvenuto smagliamento delle organizzazioni partitiche e politiche dei nostri giorni, e’ certo però che la rete dei rapporti umani da più tempo -si coglie- si va smagliando, i legami civici languono, le scuole culturali diffuse sui territori, se ancora esistono, sono aperte ai minimalismi, ai pensieri deboli.

Tratteggiando il mondo di periferia, se si agisce per la collettività, ci si accorge presto che la rete dei rapporti umani si smaglia, i legami culturali e sociali languono e i grandi ideali lasciano spazio solamente ai minimalismi, alle costruzioni deboli. E sapevamo che la politica deve, dovrebbe tendere a interpretare interessi di carattere generale, ma per quanto essa si adoperi (con figure non sempre opportune), stenta a chiarirne e a difenderne il senso  alto ed intero nel quale la gran parte della società possa riconoscersi, non solo come cittadini, ma anche come persone.

Così, quando vien meno il consenso interiore a ciò che lasciamo fare, il nostro tempo pur ricco di tantissime cose da fare, finisce per apparirci privo di significato, cioè di valore.

(Segue)

sabato 1 agosto 2026

Il Bene comune?

Nella repubblica teorizzata da Platone
ciascun membro deve svolgere le mansioni
che gli competono, secondo le proprie
inclinazioni naturali, e ognuno deve agire
nell’interesse della collettività. Le regole
imposte alle varie classi sociali, che appaiono
 rigide e autoritarie ai nostri occhi, nella
prospettiva platonica sono funzionali a 
evitare il prevalere degli istinti egoistici e
individualistici
. Per questo motivo, in
particolare, ai governanti sono interdetti i
vincoli familiari e il possesso di beni materiali:
essi devono operare le proprie scelte
senza che gli affetti o gli interessi privati
possano interferire con la 
responsabilità e
la 
lealtà verso lo Stato. Platone è convinto,
infatti, che le principali cause di
degenerazione dei regimi politici risiedano 
nell’ambizione, nell’avidità e nell’arbitrio,
ossia nella tendenza dei governanti a
porre al primo posto il proprio tornaconto
rispetto al benessere dei cittadini.

 Politica, e non solo.

Il bene comune indica, secondo alcuni punti di vista, tutto ciò che è utile e necessario per il benessere di tutti i membri di una comunità, come l'acqua, l'ambiente e la salute. Non è proprietà privata né solo dello Stato, ma un valore condiviso che appartiene a tutti. Secondo alcuni? Si, nel contesto del relativismo tanti di noi vedono l’Idea del Bene, ma tantissimi altri di noi corrono il rischio di non vederla per nulla.

 A sentire le registrazioni conservate dei nostri nonni, dei nostri padri che parteciparono alle due guerre mondiali il bene, per loro, in più momenti della loro vita, fu legato alla vita fisica come la fame, il freddo, le epidemie, oppure alla vita sociale come il poter disporre dei diritti politici, o l’eguaglianza dei sessi e dei diritti socio/politici.

 Il vivere di noi esseri umani implica il percorrere una direzione, disporre di una prospettiva. Ai nostri giorni i mezzi di comunicazione nutrono la nostra energia e riescono persino a dargli direzione. E purtroppo la direzione prevalente e’ in direzione del consumismo, dell’intrattenimento che raramente conducono in direzione della comunione e della solidarietà umana.

 Su questa pagina, avvalendoci anche di certa letteratura, proveremo a cogliere una (o più) logica del mondo che tenta ad esplicare alcune ragioni del nostro essere qui. Inevitabilmente tocca a ciascuno di noi trovare il “valore” per cui alimentare la propria vita interiore sulla base di una propria visione, filosofia che giustifica la presenza nel mondo. 

sabato 20 giugno 2026

Cultura letteraria, e non solo

La cultura medievale

Soffermiamoci sulla lontana

cultura medievale

 La storia della vicenda letteraria italiana, dalle origini sino all’età di Dante e di Petrarca si svolse in un contesto culturale caratterizzato da grandi trasformazioni delle conoscenze, delle idee dominanti che hanno inciso per lungo tempo sulla visione del mondo (sulla cultura) dell’Occidente.

  Sono avvenuti eventi politici-sociali che in ottica socio-economica, ai nostri giorni, definiremmo:

“Rivoluzione urbana”

“Affermazione e progresso delle attività mercantili”

“Movimenti riformatori della vita ecclesiastica”

“Inizi delle spedizioni crociate”.

Tutti fenomeni, insieme ad altri che avremo modo di considerare,  che portavano in sé presupposti storici di una nuova, diversa lettura della vicenda umana e dell’esperienza letteraria, di quelle che ai nostri giorni riconducono alla visione sociologica della società. Già  all’alba del XII secolo in più aree europee erano stati istituiti centri di insegnamento e di cultura, dotati di biblioteche e di istituzioni, finalizzate di nuove generazioni di ”chierici” (=professionisti intellettuali) che si dedicavano a studi filosofici, scientifici estranei alla tradizione monastica del sapere  altomedievale. Oltre che gli studi giuridici, si coltivavano la dialettica, la retorica, e si meditava metafisica e teologia aperta  alle tecniche logiche disputatorie. Tutte novità che arrivavano in Occidente dalla civiltà bizantina e da quella araba, eredi entrambe della speculazione greca. Si iniziava inoltre lo studio di Virgilio e di Stazio, di Ovidio e di Lucano. 

Gli “scolastici”  puntavano a difendere, contro i rigidi custodi di una cultura integralmente “sacra”, il valore indiscutibile di una formazione letteraria umanistica, capace di rinnovare, persino nella finezza del segno grafico, la lontana ispirazione classicista della “riforma” carolingia. Gli storici ci dicono  di un atteggiamento intellettuale nuovo che, nel breve lasso di tempo, doveva mutare la stessa figura del chierico “dotto” del XII secolo ( che viveva prevalentemente negli ambienti urbani. Figura emblematica del tempo e’ Bernardo di Chartres che si propone di impostare tutti gli studi sulla lettera e gli studi classici che non minacciano affatto la fede, ma la chiariscono e l’illuminano.

Segue

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Questa pagina curata da tre giovani avrà aggiornamenti frequenti e si propone di scavare sulla cultura, la letteratura, dell’Occidente.


venerdì 3 aprile 2026

Venerdì Santo . . . In attesa del Christos Anesti

Il Christos Anesti è il tropario
pasquale cristiano-bizantino,
 che proclama la risurrezione
di Cristo. Il testo in greco
traslitterato è: 
"Christós anésti
 ek nekrón, thanáto thánaton
patísas, kié tis en tis mnímasi
zoín harisámenos"
, che significa:
 "Cristo è risorto dai morti, con
la morte ha calpestato la morte
 e ai morti nei sepolcri ha
donato la vita"











 I Cristiani credono

La morte e risurrezione di Gesù Cristo è il pilastro fondamentale della fede cristiana, celebrato nella Pasqua come la vittoria definitiva sul peccato e sulla morte.

Secondo i Vangeli, Cristo morì in croce e, dopo tre giorni, risorse con un corpo glorificato, offrendo salvezza e vita nuova all'umanità. Si tratta di punti chiave del Cristianesimo: 

1) significato teologico: La morte di Gesù è un sacrificio per la salvezza, mentre la sua risurrezione è il segno della vita eterna e la promessa che anche gli uomini risorgeranno.

2) la risurrezione non è un semplice ritorno alla vita mortale (come Lazzaro), ma l'ingresso in una vita nuova, fisica e glorificata, che trascende però il tempo e lo spazio.

3) Il Nuovo Testamento, in particolare 1 Corinzi 15,3-6, sottolinea che Cristo "è morto", "è stato sepolto" ed "è risorto" ed è apparso ai discepoli.

4) La risurrezione è celebrata ogni domenica e, in modo speciale, durante la Pasqua.

5) Nel contesto liturgico, specialmente nella Chiesa di tradizione bizantina, all'annuncio "Christos  Anesti - Cristo è risorto" viene risposto con "Sì, è veramente risorto", confermando la fede nella sua vittoria.

mercoledì 25 marzo 2026

Alla ricerca delle radici

Nella Sicilia tra il XVI e il XIX 
secolo, le "terre" erano centri 
abitati feudali, spesso feudi 
baronali o principati, che
fungevano da fulcro
amministrativo 
ed economico
nel contesto del latifondo.
Caratterizzate dalla presenza
di un 
baglio o un castello,
queste località divennero nuclei
di nuovi insediamenti grazie
alla 
licentia populandi.

Prima degli arbereshe

Nella Sicilia feudale

Il termine latino casale corrispondente all'arabo rahl o manzil compare nella topografia dell’Isola nell'XI sec., ma è intorno al 1120 che si impone nella terminologia ufficiale latina, ancora in alternanza con vicum, per poi diventare di uso esclusivo verso il 1150, e almeno fino alla fine del XIII sec. designa in Sicilia un villaggio rurale aperto, privo di difese, appartenente al territorio di un castrum (cioè di un abitato fortificato e munito di castello: quello che verrà definito terra nella terminologia ufficiale del regno normanno-svevo). 


Il casale è caratterizzato, con rare eccezioni, da un rapporto di dipendenza giuridica, amministrativa e militare, e i suoi abitanti, che generalmente appartengono alle etnie sottomesse (greco-bizantina e musulmana), sono di norma donati insieme al casale stesso e alle relative terre. Riguardo alle dimensioni, il termine casale può indicare realtà molto diverse, estendendosi dal villaggio di una certa grandezza e articolazione, talora anche con edifici di culto (chiesa o moschea) e con strutture produttive (per esempio fornaci di ceramica e vetro) alla semplice azienda agricola a carattere familiare. 


Con un processo che intorno al 1350 può dirsi ormai concluso, e i cui caratteri costituiscono uno dei grandi problemi aperti dell'archeologia medievale siciliana, il popolamento rurale per casali tende a rarefarsi, e nel corso del XIV sec. può dirsi completamente scomparso: la popolazione vive ormai tutta raggruppata nelle terrae fortificate, e anche se il termine casale compare ancora in documenti del XIV sec., non corrisponde più ad un abitato, ma ad un tenimentum terrarum o feudo, cioè ad un territorio spopolato. 

(Segue)

lunedì 12 gennaio 2026

Arte e Cultura

Sicilia, miracolo quotidiano

del mondo visibile (Edith Wharton)

 L’arte in Italia è un patrimonio vastissimo e influente, che spazia dalla Preistoria all'arte contemporanea, con picchi di splendore nel Impero Romano, nel Rinascimento (con Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello), e nel Barocco (Bernini, Borromini), fino alle correnti moderne e contemporanee come il Futurismo e il Divisionismo, caratterizzate da una ricerca formale e un forte legame con la storia nazionale. L'Italia possiede il più grande patrimonio culturale al mondo, con innumerevoli musei, siti archeologici e chiese, fungendo da riferimento artistico per l'Europa e il mondo.

 Nella svolta che da qualche tempo stiamo imprimendo al blog ci piace avviare pagine dove raccontiamo il rapporto stretto che esiste fra “arte” e “territorio” nel nostro Paese (l’Italia) su cui insiste il 40% del patrimonio artistico mondiale.

 Con la guida di un amico, contessioto, per qualche tempo ci proponiamo un giro per la Sicilia per raccontare delle decine, forse centinaia di monasteri, di capolavori dell’arte medievale, che insistono nella nostra Isola. In pratica dei tanti monumenti alla maniera di Santa Maria del Bosco che non godono dell’interesse dei tanti politicanti, se non per svolgervi le manifestazioni a sfondo promozionale personale e poi passare ad altri articoli.

 Ci proponiamo sul blog  di evocare le civiltà collinari e montane che tratteggiano, anzi disegnano, il paesaggio della nostra Isola con le “preziose” testimonianze del genio umano.

= = =

L'arte e la cultura siciliana si sostanziano in un ricco mosaico di influenze mediterranee (Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli), che si manifestano in un patrimonio immenso che spazia da antichi templi (Valle dei Templi) e mosaici bizantini (Cappella Palatina), all'esuberanza del barocco siciliano (Val di Noto), fino a tradizioni popolari vivaci come l'Opera dei Pupi, il Carretto Siciliano e le ceramiche di CaltagironeAutori come Pirandello, Sciascia e Tomasi di Lampedusa hanno celebrato questa terra, nota anche per i suoi paesaggi iconici come l'Etna e la Scala dei Turchi.

La stessa ritualità cristiano-bizantina in Sicilia, eredità della dominazione bizantina (VI-IX secolo) che sopravvive attraverso le comunità italo-albanesi (Arbëreshë) e fino a pochi decenni fa attraverso i monaci basiliani, si manifesta tuttora in chiese antichissime (come le tricore) e in celebrazioni liturgiche ricche di canti e simboli, specie a Pasqua (Pashkët) a Piana degli Albanesi e nella Martorana a Palermo oltre che nelle altre comunità arbereshe in provincia di Palermo, mantenendo viva la tradizione del rito greco-bizantino.


sabato 13 dicembre 2025

Una santa nella Sicilia bizantina

Santa Lucia

Siracusa capitale dell'impero
bizantino

Nel 663 l'imperatore Costante II,
dopo aver tentato senza successo
di conquistare il Ducato di Benevento,
 pose la sua residenza imperiale a
Siracusa, che divenne dunque
la città più importante dell'impero.






Santa Lucia è profondamente legata alla Sicilia bizantina, soprattutto a Siracusa, dove nacque e fu martirizzata e il culto si sviluppò enormemente in epoca bizantina con la costruzione di basiliche e la gestione delle sue reliquie, che rimasero in Sicilia fino al 1039 quando il generale bizantino Giorgio Maniace le trasferì a Costantinopoli, ma il suo culto rimase centrale, tanto che la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa fu edificata su una basilica bizantina preesistente e divenne un importantissimo centro di culto nel periodo bizantino, con testimonianze archeologiche sotterranee che risalgono a quell'epoca.

 Essa nacque a Siracusa tra il 280 e il 290 d.C. e subì il martirio nel 304 d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano, diventando subito patrona della città. Durante il dominio bizantino (dal VI secolo in poi), il culto si consolidò, e il luogo del martirio divenne un importante santuario. Sotto l'attuale basilica si trovano le catacombe cristiane, con testimonianze archeologiche che attestano la continuità del culto e la presenza di strutture bizantine. La basilica bizantina (VI-VII sec.) era scavata nella roccia, sul cui sito sorge l'attuale complesso monumentale.

 Nel 1039, il generale bizantino Giorgio Maniace, durante una campagna per riconquistare la Sicilia dagli arabi, prelevò il corpo di Santa Lucia da Siracusa e lo portò a Costantinopoli come dono all'imperatrice Teodora. Questo evento aumentò notevolmente il prestigio di Lucia in Oriente, legandola strettamente all'Impero Bizantino, anche se il culto in Oriente non ebbe la stessa risonanza che in Occidente, dove il corpo fu poi trafugato dai Veneziani nel 1204.

sabato 8 novembre 2025

Piana degli Albanesi: Mons. De Angelis è il nuovo Eparca

CHIROTONIA EPISCOPALE 

L'ordinazione di un vescovo
 secondo il rito greco-bizantino
 è una cerimonia solenne che
 si svolge durante la divina 
liturgia, presieduta da un 
arcivescovo e altri vescovi 
consacranti
. Include la 
professione di fede da parte 
dell'eletto, un giro rituale 
dell'altare, la pronuncia 
dell'antica preghiera di
 ordinazione, la consegna
 delle insegne episcopali 
(come 
sakkosomoforion
engolpion e mitra), e
 infine la sua 
intronizzazione.

La Pro-Loco di Piana 
degli Albanesi 
informa che per la
Chirotonia Episcopale 
di S.E.R. 
Raffaele De Angelis
a partire dalle ore 
10,00 potrà 
essere seguita la 
diretta streaming 
sulla pagina
@EPARCHIA DI PIANA 
DEGLI ALBANSI
  





Piana degli Albanesi ha finalmente il nuovo vescovo, Raffaele De Angelis, che riceverà l'ordinazione episcopale proprio oggi, 8 novembre 2025, nella cattedrale di Lungro. Prenderà possesso della sede di Piana il prossimo 16 Novembre.

La cerimonia sarà presieduta da Mons. Donato Oliverio, Eparca di Lungro, e avrà come co-consacranti il cardinale Francesco Montenegro e il vescovo Manuel Nin, Esarca Apostolico per i Cattolici di rito bizantino in Grecia. Successivamente, il 16 novembre, Mons. De Angelis prenderà possesso in via ufficiale della sede episcopale di Piana degli Albanesi, che da anni è stata privata di una sua propria guida.

Chi è il nuovo Vescovo di Piana degli Albanesi?

Papas De Angelis è stato nominato vescovo eparchiale di Piana degli Albanesi di Sicilia lo scorso 30 maggio da papa Leone XIV

E' nato a Castrovillari il 24 ottobre 1979 ed ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, conseguendo il dottorato in teologia morale. 

Ordinato presbitero nel 2006, ha svolto numerosi incarichi: vicerettore del seminario eparchiale di Cosenza, vicario parrocchiale di SS. Salvatore, economo e membro del consiglio eparchiale per gli affari economici, del consiglio presbiterale e di quello regionale, assistente unitario dell’Azione cattolica e referente per la tutela dei minori. 

È stato docente di teologia morale fondamentale presso l’Istituto superiore di scienze religiose di Cosenza e insegnante all’Istituto teologico “San Francesco di Paola” di Catanzaro. Dal 2010 è stato parroco di San Giovanni Battista ad Acquaformosa.

domenica 2 novembre 2025

La domenica serve anche per riflettere

 

Ebraismo e Cristianesimo
sono 
 
due religioni monoteiste che
condividono radici comuni,
ma presentano differenze
fondamentali nella fede e
nella pratica
. L'ebraismo si
concentra sull'alleanza di
Dio con il popolo di Israele,
interpretata attraverso la
Torah e le tradizioni,
mentre il cristianesimo, nato
da essa, si concentra sulla
 figura di Gesù come Figlio di
Dio e Salvatore, con una fede
basata sulla sua vita e sui
suoi insegnamenti
contenuti nel Nuovo
Testamento
.























Ebraismo e Cristianesimo. Su un testo e’ capitato leggere che la chiesa (il cristianesimo) nasce come setta apocalittica giudaica (finalizzata a spiegare realtà e finalità dell’umanità in senso religioso).

  Da quell’approccio iniziale sono trascorsi ventuno secoli e il Cristianesimo dei nostri giorni e’, sembra, molto lontano da quegli approcci. Oggi l’idea che abbiamo del Cristianesimo e’ quella che esso sorge nell'età apostolica, ed esso costituisca il modello di riferimento.

  Ci piace riprendere alcuni concetti base della religiosità che ai nostri giorni professiamo in quanto “cristiani”. Che la fede cristiana abbia uno sfondo ebraico è ovvio. Gesù era un ebreo del I’ secolo ed era impregnato della cultura del suo tempo. Ebrei erano tutti i suoi discepoli e questi si sparsero nel mondo di allora per annunciare la via della salvezza attenendosi a quanto aveva predicato il Messia Gesù. C’è un brano del Vangelo di Matteo (10, 5-6) in cui Gesù ammonisce i suoi a non andare  nei territori samaritani, ma di limitarsi a predicare alle pecore smarrite della casa d’Israele.  Il Gesù che emerge in più tratti dei Vangeli si concepisce come compimento delle antiche promesse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge o i Profeti…. “. Tanti altri tratti dei Vangeli confermano l’insistenza del quadro ebraico della missione. Persino San Paolo nella Lettera ai romani sosterrà che i romani (=i pagani) che si convertiranno saranno come rami di ulivo selvatico innescati nel buon tronco d’Israele. E’ dato leggere: Non sei tu che porti la radice -dice al cristiano non ebreo- ma e’ la radice che porta te..

 Pare di cogliere qualcosa di unico che l’ebraismo abbia in sé. E questo aspetto alimenta la convinzione ebraica di essere il popolo eletto dell’unico e vero Dio. Esso ha ricevuto la “rivelazione” biblica che a nessun altro popolo è stata data.

La Riflessione

di Piero Coda (Presidente Associazione Teologica Italiana

Se non continuassimo ad interrogarci su Dio, quella realtà che interpella la realtà umana, la personalità nostra ne uscirebbe tarpata nelle sue espressioni, nel suo destino.

domenica 26 ottobre 2025

La domenica serve anche per riflettere

 L’imperatore Costantino nell'anno 321 ordinava di non lavorare durante il dies Solis, il giorno del Sole, poi diventato dies Dominicus.

La domenica
Regola generale è che
la domenica non si
lavora e si gode di un
riposo settimanale,
come stabilito dall'articolo
2109 del Codice Civile.

Tuttavia, in alcuni settori
e a determinate
condizioni, il lavoro
domenicale è possibile,
prevede che il riposo
venga spostato a un
altro giorno o che il
lavoro sia compensato
con una maggiorazione
retributiva.



Una lettera dell’imperatore Costantino al vicario civile di Roma Elpidio ordina ai giudici e agli artigiani della Capitale di non lavorare durante il Dies Solis, il Giorno del Sole. Il provvedimento è citato in due fonti: Il codice dell’imperatore Teodosio (quello che impose il Cristianesimo come religione ufficiale) che parla di una legge affissa a Cagliari il tre luglio 321. Secondo lo storico Giovanni Maria Vian però «tutti gli specialisti di legislazione costantiniana sostengono che si tratta di un riferimento ad una norma precedente al 321». Un’altro documento storico e’ il Codex compreso nel Corpus Iuris Civilis dell’imperatore bizantino Giustiniano che cita  come data il 3 marzo o il 3 maggio 321. 

Secondo altri storici nell’antica Roma uno stop totale non fu mai imposto: l’editto di Costantino aveva un piccolo margine di flessibilità. I contadini erano infatti esclusi dal riposo domenicale. Perché? «La campagna non può aspettare», spiega ai nostri giorni il professor Vian. In questo «il Cristianesimo è più lasco dell’Ebraismo che prevede l’astensione da ogni attività nel giorno di sabato. Anche se pure nella tradizione ebraica si trovano interpretazioni più simili a quella successiva di Gesù». L’ex direttore del giornale della Santa Sede cita ad esempio alcuni ebrei del tempo che sostenevano che «se cade un bue nel fosso di sabato lo si può tirare fuori».

Un ulteriore aspetto dell’Ebraismo che viene modificato dal Cristianesimo è il giorno della settimana dedicato al riposo. Entrambe le religioni fanno riferimento all’astensione dal lavoro di Dio il settimo giorno della Creazione, citata nel libro della Genesi. Tuttavia, il sepolcro vuoto di Gesù viene trovato «il giorno dopo il sabato» secondo il racconto dei quattro Vangeli. Da qui nasce la modifica, dal sabato - sabbath - alla domenica. La festa domenicale dei primi seguaci di Gesù «è citata anche nelle lettere di San Paolo», spiega  lo storico e giornalista Vian. E anche il nome del giorno ha subito un cambio dovuto alla diffusione della cultura cristiana: domenica significa infatti giorno del Signore, dies Dominicus. Mentre nelle lingue dei Paesi del Nord Europa rimane l’etimologia originaria legata al giorno del Sole: in inglese Sunday e in tedesco Sonntag. In quei paesi la domenica nella tradizione, rimane il primo giorno della settimana, mentre da noi viene considerato l’ultimo. Quello in cui ci si ferma, o meglio, ci si fermava, per riposare. Oggi, come 1700 anni fa, pur non avendo una data certa da celebrare.

Breve riflessione 

di Karekin I 

( fu catholicos degli armeni)

1932-1999

La parola di Dio: 

Per me la parola di Dio e’ una persona, e’ la Verità incarnata, il Logos. A questo proposito bisogna sempre distinguere  tra singolare e plurale: tra la Parola di Dio che e’ Gesù Cristo, Dio stesso fatto uomo, e le parole di Dio, quelle che leggiamo nella Sacra scrittura, che sono state messe per iscritto da degli uomini.


sabato 25 ottobre 2025

Simboli

L’ACQUILA BICIPITE
I gonfaloni comunali
sono 
simboli istituzionali
che rappresentano un
comune, utilizzati in
cerimonie e
manifestazioni
civili, religiose,
patriottiche o di
solidarietà.








Il simbolo di un'aquila a due teste, presente nei gonfaloni di alcuni comuni arbëreshë, compreso Contessa Entellina, deriva dalla bandiera nazionale albanese e dallo stemma del casato Castriota. L'aquila bicipite è un simbolo di origine bizantina e nazionale albanese, e i comuni arbëreshë d’Italia la utilizzano per richiamare le proprie origini e legami storici e culturali con l'Albania.

  L'aquila bicipite è un antico simbolo araldico, e il suo utilizzo da parte degli albanesi e dei comuni arbereshe è legato al condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg e alla sua lotta contro l'Impero ottomano nel XV secolo.

   La bandiera nazionale albanese è rossa con un'aquila nera a due teste al centro, simbolo dello stato sovrano e dell'identità albanese.

   Molti comuni arbëreshë, che sono comunità di origine albanese in Italia, hanno adottato l'aquila bicipite nei loro stemmi e gonfaloni per rappresentare le proprie radici storiche e l'eredità culturale. Questo simbolo è anche collegato alla tradizione cristiana ortodossa, richiamando l'Impero Bizantino, come si vede in alcune cattedrali arbëreshë.

domenica 19 ottobre 2025

La domenica serve anche per riflettere


Profili storici sul Cristianesimo

I testi di questa pagina li riprendiamo da un testo dello studioso Luciano Canfora, nt5 giugno 1942 (età 83 anni). Questi ha studiato testi come le "Antichità giudaiche" di Giuseppe Flavio per analizzare il contesto storico, più  che per affermare una sua fede personale. 

La vita di Gesù 

Gli episodi raccontati sui Vangeli fanno capo agli anni 25-30 dell’era volgare e coprono l’arco della vita attiva di Gesù. Quand’è che viene fuori questo insieme di testi che si presenta come cronaca diretta, sebbene non sia contemporaneo agli eventi narrati? Data la grande quantità di papiri ritrovati – soprattutto, per quel che riguarda il Nuovo Testamento, nel mondo egizio – potremmo dire, per essere concreti, che i papiri più antichi sono le prime tracce scritte di questo corpus. E potremmo aggiungere che un frammento contenente uno dei tre Sinottici (un papiro Rylands dell’omonima collezione) è databile al 110-120 dopo Cristo.

A un secolo dall’inizio dell’era volgare, e a sessant’anni dalla morte del protagonista di quelle narrazioni, già esiste un racconto scritto. Si è formato in un ambiente che, sostanzialmente ad opera di un personaggio notevole e politicamente molto aggressivo come l’Apostolo Paolo, ha determinato la nascita di un testo canonico comune ad una grande comunità di fedeli.

Perché abbiamo una quantità di papiri del Nuovo Testamento quasi pari a quelli di Omero e ai due testi più tramandati in documenti antichi? Perché è il libro di una fede che si diffonde nell’intero bacino Mediterraneo, soprattutto dove il greco è dominante. Il mondo ellenofono, greco continentale, egizio, è vastissimo ed è l’area di diffusione di una nuova religione che, svincolata dall’origine localistica in Palestina, diventa un culto di carattere universale che propugna concetti, prospettive e obiettivi tutt’altro che tranquillizzanti.

Un testo «sovversivo» 

Un paragone tra due brani dei Sinottici ci aiuta a capire cosa si intenda quando si parla di un testo «sovversivo» - parola molto impegnativa. Da un lato il ‘Sermone della montagna’ del Vangelo di Luca («Beati i poveri perché il loro è il regno dei cieli»), dall’altro il testo parallelo di Matteo: «Beati i poveri di spirito perché il loro è il regno dei cieli». È un ritocco interessante, che addolcisce la formulazione originaria, chiaramente classista. Come a dire: «I poveri, calpestati in tutte le società divise in classi sociali, sappiano che nel Regno dei Cieli passeranno davanti agli altri». Una prospettiva salvifica – da qui la definizione di «religioni di salvezza» - che prospetta una realtà più giusta in un mondo ultraterreno. È un testo di battaglia, di combattimento.

*     *     *

Il Nuovo Testamento è un libro di enorme rilievo, mai letto da coloro che lo venerano se non in minima parte:… perché «nuovo»? 

 La tradizione cristiana, iniziò ad esprimersi in greco sin dalle origini e ingloba come proprio antefatto la religione ebraica, il cui testo fondamentale è il Pentateuco, cioè i primi cinque libri dell’Antico Testamento. Gli ebrei di ieri e di oggi sono ovviamente  infastiditi dall’idea di «antico» e «nuovo» che sembra alludere ad un progresso rispetto a una fase precedente e più arretrata, incompleta.
 Si tratta, in realtà, di una questione terminologica e non solo, perché allude al difficile rapporto tra due grandi monoteismi al tempo stesso connessi ma distinti per tantissimi motivi.

= = = = =


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Brevi riflessioni 


Anima pare che in origine voleva significare “vento, soffio, aria che si muove”. In greco anemos vuole significare “vento” e corrisponde al latino animus, termini che rimandano al soffio vitale che rende animato, cioè vivo, un organismo, che altrimenti resterebbe … fermo.

Il principale termine greco per “anima”, psiche, significa anzitutto “soffio”.

        Da taluni quel soffio, quell’animo, quell’intuizione possiede … un oltre.