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mercoledì 17 giugno 2026

Esploriamo il territorio

 

Rollo (o Rollum) di Monreale 
è un celebre documento redatto 
nel 1182. Si tratta di un registro 
catastale plurilingue (arabo, greco e 
latino) in cui Guglielmo II definiva 
e delimitava l'immenso patrimonio 
territoriale donato alla Chiesa 
arcivescovile di Monreale.

Il termine "platee" si riferisce 
invece agli inventari dei beni 
immobili, ai cabrei e alle planimetrie 
storiche compilate successivamente 
dall'Archidiocesi per mappare case, 
terreni e confini delle proprietà 
ecclesiastiche in Sicilia.



Nel primo Medioevo in Sicilia, il termine "diviseindicava specifici distretti territoriali o ricorrentemente circoscrizioni agrarie. Queste ripartizioni con finalità amministrative derivavano dall'eredità della dominazione bizantina e araba, per  poi evolvere nell'organizzazione feudale che faceva riferimento alla Chiesa e alla  Corona lungo l’intero Medio Evo.

Volendo sintetizzare il processo di evoluzione e le caratteristiche di massima del termine divise ci capita cogliere:
1) Un significato agrario e territoriale: Identificava frazioni di territorio siciliano, come dire macro-distretti rurali fino a costituire suddivisioni di più ampi possedimenti ecclesiastici o terrieri, che inglobavano villaggi (casali) e terre coltivate. 
2) La sopravvivenza nei secoli: In quanto ripartizione territoriale e amministrativa la divise rimase in uso attivo e documentata fino al Basso Medioevo e oltre, fino ad oltre l’alba della modernità, sopratutto nell’area occidentale dell’Isola e in specie su quelli che erano stati i vasti, anzi i vastissimi, feudi della Chiesa di Monreale. 
Nelle fonti storiche locali, attinenti l’attuale area territoriale di Contessa Entellinale, con "divise" vengono frequentemente riportate sugli inventari (detti platee o rolli) vaste aree feudali  mappate e organizzate per  la riscossione delle rendite e delle decime.
(Continua)

mercoledì 14 luglio 2021

Antiquarium di Contessa. Più in fretta si opera e meglio ....

 Gli Elimi cosa hanno rappresentato per la storia della Sicilia? Noi di Contessa dovremmo saper rispondere e dovremmo rispondere con pari titolo almeno dei territori di Segesta e di Erice. Ma da mesi, o anni? Il nostro museo locale è disattivo e siamo, almeno attualmente, quindi fuori dal giro.

A rispondere al quesito di sopra sono state comunque due mostre,  una del  Parco archeologico di Segesta,  – martedì 13 e mercoledì 14 luglio – presso il Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” di Erice e l’altra presso lo Stazzo del Parco archeologico di Segesta.

Gli ELIMI 

Le due iniziative conclusesi oggi hanno messo insieme -leggiamo in un depliant- Segesta con Erice e pure Entella (seppure noi attualmente siamo fuori gioco): tutte tre le antiche  città degli Elimi che ebbero un ruolo di rilievo tra le popolazioni “alle origini della Sicilia”. 

«Con i Sicani, con le fondazioni greche e con quelle fenicio-puniche, gli Elimi composero nell’Occidente dell’isola uno straordinario crogiolo di civiltà e genti», ha spiegato Carmine Ampolo, docente emerito della Normale di Pisa. 

Gli Elimi, secondo lo storico Tucidide, erano, invece, un gruppo di Troiani sfuggiti agli Achei al momento della presa di Troia, poi approdati in Sicilia e stabilitisi vicino ai monti Sicani, fondarono Erice e Segesta. Secondo altre fonti ancora, invece, questo popolo che proveniva dall’Italia si considerava di origine troiana e, quindi, “parenti dei Romani” perché nel Lazio era arrivato il troiano Enea.

mercoledì 24 marzo 2021

Futuro sperato. Tutti ambientalisti: lo vuole l'Europai

 Amare il territorio

Eleonora d'Aragona, nipote di Federico III, re di Sicilia, visse i suoi anni nella seconda metà del trecento.  I libri di Storia collocano la sua vicenda esistenziale fra Caltabellotta e Giuliana con alcune visite -nelle vesti di benefattrice- al monastero di Santa Maria del Bosco. Di Contessa, lo sappiamo tutti, allora non esisteva nemmeno l'idea di una futura possibilità.

Il murales di Igor
Scalisi Palmintieri
In questi giorni i media hanno esaltato l'opera, il murale, di Igor Scalisi Palminteri,  commissionato dall'amministrazione Comunale di Contessa Entellina, localizzata  in uno degli ingressi del centro abitato, li dove si intersecano la via Nicolò Barbato e la via Palermo.

Il murales richiama i lineamenti del busto di Eleonora conservato a Palazzo Abatellis, ma proveniente dal Monastero di Santa Maria del Bosco, monastero che fu -come ricordato- a lei molto caro e a cui fece parecchie donazioni terriere, lei che era moglie del grande feudatario di buona parte della Valle di Mazzara, Guglielmo Peralta.

Non abbiamo interpellato nessuno dei componenti l'amministrazione comunale, soggetto committente, ma sappiamo che l'iniziativa del muralses, dovrebbe essere un tassello di richiamo rispetto al più articolato progetto curato dalla Fondazione "Le vie  dei Tesori", che associa più comuni. L'obiettivo ovviamente è la valorizzazione territoriale.

Vivere Slow e
 visitatori

  A questo punto della nostra riflessione come non collegare analoghi propositi e progetti che in altri ambiti culturali e contesti umani sta coinvolgendo l'Associazione locale, di Contessa Entellina, "Vivere Slow", alla cui guida stanno Antonino Montalbano e Anna Fucarino ?
 Appena tre giorni fa nel corso di un interessante convegno svoltosi -on line- promosso dall'Associazione, a cui hanno partecipato cattedratici e progettisti di primo piano della crescita e dello sviluppo ambientale e culturale, si è parlato di logiche e tematiche che non differiscono dalle finalità che "Le Vie dei Tesori" si propongono.

Si tratta ovviamente di sfere di interesse e di intervento differenti, e tuttavia convergenti nella valorizzazione territoriale, e più saranno gli "agenti" attivi più contiamo di vedere cambiato in termini di accresciuta vivibilità il volto della terra in cui siamo nati e vissuti. 

mercoledì 24 febbraio 2021

Sicilia post-unitaria. Cosa eravamo e forse ancora siamo

 Da un rapporto lunghissimo del senatore Diomede Pantaleone inviato al Ministro degli Interni piemontesi Bettino Ricasoli (1861) nell'immediato post-unificazione del Paese estrapoliamo il paragrafo IX).

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Ma la piaga ancora più acerba in Sicilia e' la mancanza della pubblica sicurezza. Non parlo delle pubbliche vie e del brigantaggio, perché vero brigantaggio non esiste e la circolazione del paese, è libera: ma l'assassinio e il tentativo di esso è comune e direi cosa di quasi tutti i di', e anco meglio nelle grandi che nelle piccole città. L'assassinio è quasi ognora o personale vendetta, la quale importa un eguale ritorno di vendetta per la parte offesa, e tale che di assassinio in assassinio si funestato le città e le contrade  ed in Palermo si registrano nel diario ufficiale 29 attentati in 27 giorni nel mese di luglio, ne' la giustizia ripara a ciò,  imperocche' il terrore della vendetta è tale che non si trovano testimoni per deporre, Sindaci e questori di pubblica sicurezza per decretare gli arresti, e, quando pure questi abbiano luogo per azione di benemeriti carabinieri reali, non giudici per procedere e condannare. Non si stimi esagerazione quanto io espongo, e se meno acuti  se ne sentano i lamenti di quelle popolazioni, gli è che esse stesse preferiscono la personale vendetta all'azione della legge. Che poi sia male ristretto infra loro e non cosa politica lo si può vedere da ciò che non un solo ufficiale o un non siciliano è stato toccato da questi assassinamenti , che anzi di preferenza colpirebbero questi, ove la politica passione muovessero.

 Insomma il Governo nella sua amministrazione , non meno che nella sua tutelare azione, non trova il concorso delle popolazioni. Gli è questo un fatto formulato anco evidentemente da molti diari, e cantato da molti individui dell'opposizione. Ma da cosa essa nuova, da cosa esso è originato?

giovedì 28 gennaio 2021

Crisi di governo. Renzi ritiene di avere dalla sua parte il bandolo della matassa

Il leader Iv: 

"No maggioranza raccogliticcia e populista".


1) La seconda giornata di consultazioni di governo al Quirinale dopo le dimissioni del governo Conte ha visto la salita al Colle della delegazione di Italia Viva (Renzi) e del Partito Democratico (Zingaretti)

2) Renzi ha dichiarato di essere disponibile ad appoggiare sia un governo politico che uno istituzionale, fermo restando la condizione che prima si tratti fra i contraenti sul come affrontare i gravi problemi che stanno davanti al Paese e poi, alla fine, di nomi.

3) Zingaretti ha confermato piena fiducia ad un terzo governo guidato da Giuseppe Conte.

4) In verità Renzi ha posto una condizione al Capo dello Stato: "Prima va appurato se i partners della disciolta maggioranza intendono dialogare con noi". Il punto è connesso alle dichiarazione di più esponenti M5S "mai più con Renzi".

5) Sempre Renzi, a quanto riportano più fonti, durante le consultazioni con Sergio Mattarella, avrebbe detto di non essere disponibile all'ipotesi di un re-incarico a Giuseppe Conte, optando piuttosto per un mandato esplorativo conferito al presidente della Camera, Roberto Fico. 

6) Dal Centro-Destra, il forzista Tajani ha dichiarato: ""Serve una maggioranza diversa: o una maggioranza per un governo dei migliori che aiuti il Paese, oppure, se la sinistra non è disponibile, si vada al voto".

7) Domani salirà al Quirinale la delegazione del M5S, che stranamente dopo le dichiarazioni di Renzi, non ha finora mosso alcuna reazione.

mercoledì 27 gennaio 2021

Crisi politica. Le consultazioni al Quirinale per Conte sono con esito ... dubbio

Domani al Quirinale le delegazioni

di alcuni gruppi parlamentari

1) Sono iniziate oggi pomeriggio le consultazioni istituzionali presso la Presidenza della Repubblica con un primo confronto fra Mattarella c Casellati (presidente del Senato) prima  e dopo con (Fico).

2) Il segretario Pd  Zingaretti rilancia, in vista di quello  che domani sarà l'incontro col Capo dello Stato : "Incarico a Conte". 

3) L'ex ministro di Italia Viva Bellanova ipotizza: "Il Ministro degli Esteri, Di Maio, presidente del Consiglio? Nessun veto". Ma anche Renzi sostiene di non porre veti su nessuno, nemmeno su Conte, intrattenendosi però su "problemi" strutturali dello Stato e sui nodi dell'economia in vista del Recovery Plan" che risultano più che indigesti proprio al M5S.

4) Lady Mastella, che aveva promesso il passaggio dal centro-destra verso i "costruttori" ha dichiarato di non volere  aderirvi, fermo restando il suo sostegno all'eventuale governo dal gruppo Misto. 

5) Interessante l'ipotesi di Salvini, sempre che non sia provocatoria: "Via il premier e poi ragioniamo".

E' ovvio che tutti gli occhi guardano verso

le vere intenzioni di Renzi

Appena un'ora fa il leader di Italia Viva ha detto:

6) “Mentre in Parlamento assistiamo a un autentico scandalo, che è quello del tentativo di far passare delle persone non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali, alla creazione di gruppi improvvisati, noi siamo qui oggi a dire con forza che abbiamo rinunciato alle nostre poltrone”. 

7) Tre sarebbero i campi in cui bisogna impostare una svolta: economico, sanitario, educativo. “Ci sono le condizioni per ripartire. L’Europa ha messo 209 miliardi a disposizione. Vorrei urlare questo concetto: o decidiamo adesso di investire queste risorse o tra un anno sarà tardi. Per questo chiediamo una svolta nella politica economica del paese e di sbloccare  le infrastrutture. E di smetterla di inondare soldi a pioggia in mance e marchette. Il primo  elemento di crisi è quello economico”. “L’altro è sanitario: il tempo per organizzare la vaccinazione di massa è adesso. Bisogna avere l’organizzazione territoriale nelle farmacie per far sì che la vaccinazione di massa funzioni quando arrivano le dosi”.  E prosegue: “La terza emergenza del nostro paese, che per me è la prima è quella educativa. La didattica a distanza non è la soluzione. I banchi a rotelle sono una presa in giro”.

mercoledì 20 gennaio 2021

Stati Uniti. Si insedia il nuovo Presidente

Con il controllo del Senato a cominciare da oggi 20 gennaio, i democratici avranno ampi spazi per guidare la grande potenza. 

Gli osservatori ritengono che dopo gli anni disastrosi di Trump adesso dovrebbe tornare la stabilità e la normalità. Biden ha dichiarato che la sua amministrazione rifletterà la diversità dell’America. E può sembrare un buon punto rispetto allo stretto conservatorismo di Trump.

Ha nominato fra i suoi collaboratori una varietà di razza, etnia, genere e anche di culture. Quasi la metà degli incarichi più importanti saranno occupati da donne fra le quali spiccano la vicepresidente Kamala Harris, Janet Yellen (Tesoro), e Deb Haaland (Interni),  La Yellen è anche la prima donna ad occupare il ruolo di segretario del Tesoro.

A differenza di Obama nel 2008 Biden ha fatto poco uso nell’incorporare i suoi avversari alle primarie democratiche. Obama, va ricordato, incluse Hillary Clinton, la sua grande rivale per la nomination nel 2008, come segretario di Stato. 
Biden, come si sapeva, è un centrista e la squadra scelta lo riflette, anche se la sua politica non consisterà di un ritorno ai tempi di Obama. I quattro anni di Trump hanno cambiato il Paese e il partito del presidente entrante è anche cambiato. 

La squadra è formata da professionisti con notevole esperienza. A differenza di Trump che ricevette da Obama una situazione facile da gestire, Biden dovrà fare fronte alla pandemia nella quale il presidente uscente ha completamente fallito. Dovrà anche cercare di unificare il Paese. Questo spiega perché non si è dimostrato entusiasta né all’invocazione del 25esimo per rimuovere Trump né al secondo impeachment del presidente uscente. 

venerdì 16 ottobre 2020

Contessa Entellina. La prudenza e la precauzione devono servire

 Circola voce dalla serata di ieri che a Contessa è stato accertato un primo caso di coronavirus.

La notizia risulta confermata dalle autorità locali. Non resta che augurare pronta guarigione all'interessato e prudenza a tutti i concittadini.

 

lunedì 5 ottobre 2020

Contessa Entellina e Territorio. Cosa c'è da valorizzare (7)

Tesori ritrovati

1968-2008

Storia e Cultura Artistica

nell'Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro

e nel suo territorio dal XII al XIX secolo

a cura di Mariny Guttilla

IV. Il Catalogo

Ad eccezione dei tre raffinati capolavori di arte figurativa, il primo proveniente dal territorio di Calatamauro, il mosaico della Vergine con Bambino -illustrato con congrue argomentazioni in catalogo da Marinù Lima - e gli altri due provenienti proprio dall'abbazia, il busto di Eleonora d'Aragona - presentato da un esperto di Laurana, come Benedetto Patera-, e il pregevolissimo tondo in terracotta invetriata - assegnato dopo opportuni riscontri ad Andrea della Robbia da Giulia Davì- l'antica ed eterogenea collezione olivetana non è mai stata esposta, Sulla scorta della documentazione raccolta è stato possibile ricomporla e presentarla in catalogo secondo criteri di ordinamento a carattere tipologico. 

Nella sezione dedicata agli arredi scultorei e decorativi sono illustrati e analizzati da Valeria Sola due pannelli marmorei (di un gruppo ben più numeroso) provenienti dalla Cappella della Passione con bassorilievi della Flagellazione e della Caduta di Cristo; appartenenti alla medesima cappella e anche un inedito paliotto in finto marmo e stucchi bianchi a rilievo con scena centrale della Resurrezione, ritenuto sino ad oggi perduto. Altri reperti marmorei relativi alla chiesa, tra i quali elementi della balaustra del presbiterio e di un altare tardo barocco, sono attentamente indagati da Maria Ilaria Randazzo. Presentati per la prima volta sono una lapide settecentesca e una lastra marmorea intarsiata. Pannelli e mattonelle maioliche delle manifatture di Burgio, Sciacca e Palermo sono puntualmente illustrati da Maria Reginella, Un'altra sezione del catalogo riguarda la collezione liturgica -candelieri in legno intagliato e dorato, un calice,  ostensori d'argento, paramenti sacri e un piviale-, parte di essa, donata da Ferdinando I di Borbone, si trova divisa tra la Chiesa di Santa Maria delle grazie di Contessa Entellina e il Seminario di Monreale: gli oggetti sono studiati attentamente e documentati da Rosalia Margiotta, insieme al prezioso gruppo in alabastro con la Madonna del Rosario fra i santi Domenico e Benedetto, conservato a Palermo. Di tali opere, Maricietta Di Natale propone in catalogo un moderno itinerario espositivo, consultabile anche in rete. Per quanto attiene alle pitture, il catalogo si propone di ricostruire attraverso i quadri rintracciati la memoria della collezione pittorica tardo settecentesca, rapportandola alle coeve esperienze artistiche. Le tappe del percorso sono costituite da opere di Mariano Rossi, Pietro Paolo Panci e Pietro Angeletti -pittori attivi negli anni Sessanta del Settecento nella bottega romana di Stefano Pozzi-; il loro coinvolgimento nell'entourage monastico  testimonia il desiderio di continuo aggiornamento della committenza olivetana. Accanto a questi dipinti sono collocati altri quadri afferenti alla tradizione accademico-classicista che va da Vito D'Anna si estende sino ad un esponente della famiglia Postiglione: le tele vengono analizzate stilisticamente e con opportuni riferimenti storici rispettivamente da Matilde Onorato e da Massimiliano Mirafon Pecoraro. Una parte del catalogo è dedicata all'ambiente benedettino e alla cultura artistica del territorio e presenta -oltre ad un inedito bassorilievo in marmo policromo con San Girolamo attribuito da Maddalena De Luca alla bottega dei Gagini - bozzetti, disegni e schizzi grafici testimoni dell'influenza esercitata dalla cultura accademica romana nei confronti degli autori locali, che vengono analizzati con acume da Gaetano Bongiovanni e Vito Chiaramonte. Quanto alla raccolta libraria, ricca di manoscritti e prestigiose antiche edizioni, alcuni esemplari provenienti dalla Biblioteca Comunale di Contessa Entellina sono esposti e schedati da un attento studioso come Isidoro Turdo, così  come le pergamene del Tabulario del monastero di Santa Maria del Bosco, conservate all'Archivio di Stato di Palermo, sono oggetto di studio da parte di una esperta del settore, quale è Maria Neglia. Testimonianze scritte da diverse e lontane provenienze ma tutte riconducibili ad un ambiente colto e ricco  di molteplici interessi come attestano gli argomenti trattati nei volumi che riguardano temi scientifici, naturalistici, filosofici, storici, letterari ed architettonici; una collezione che illustra segnatamente una delle espressioni massime della tradizione benedettina-olivetana, cioè quella legata, appunto, alla trasmissione del sapere.

Presenti in catalogo, ma non esposti, oltre al ricordato busto di Eleonora d'Aragona- che costituisce il fulcro, se non l'identità stessa, insieme all'Annunciata di Antonello da Messina, della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis-, sono sculture ed elementi costitutivi della struttura architettonica del monastero oggi inglobati in altre sedi, come il portale lapideo e la porta lignea con bassorilievi e intagli, indagati con opportuni raffronti e convincente attribuzione da Antonino Cuccias, che si trovano inseriti attualmente nel chiostro della Chiesa della Mangione di Palermo, ovvero il lavabo da sagrestia  murato in un terrazzo del Palazzo Arcivescovile di Monreale, che viene illustrato da Evelina La Farina e Giovan Battista Carini, studiato da Annie Lo Bue, che, collocato un tempo sull'altare maggiore della chiesa, si trova nei depositi della Galleria Regionale.

Il catalogo si propone, dunque, di offrire uno spaccato documentario certamente non completo -mas a mio avviso di indubbio interesse- del patrimonio dell'abbazia dei monaci bianchi che, malgrado i danni subiti dalla chiesa, rimane ancora oggi un complesso monumentale di grande suggestione da conoscere e riscoprire; anche attraverso la valorizzazione di quei segni artistici che ne documentano la centralità spirituale, culturale ed economica nella vita e nel tesoro sociale del territorio.

                                                                            Mariny Guttilla

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Abbiamo riportato per intero l'introduzione al volume "Tesori ritrovati -1968-2008" curato dalla professoressa Mariny Guttilla in occasione della mostra del dicembre 2008 sul patrimonio storico, artistico e culturale appartenuto all'antica Abbazia di Santa Maria del Bosco.

giovedì 23 maggio 2019

Cambiamenti climatici. Mutamenti prodotti dall'uomo e variabilità generate da cause naturali ... ... di Paolo Borgia


Dove abità l'umanità? Come fa a stare in mezzo a tanta zozzeria?
Sono stato in questi tempi ultimi ma nessun cenno ho percepito da destra e manca.
La CO2 l'ho trovata nel prosecco del Veneto.


HUMANUM HABITAT
Spesso sentiamo dire dagli speaker della Tv il “clima odierno” anziché il “tempo odierno”. Tale espressione è contraddittoria, poiché il tempo cambia in continuazione su una località determinata, al contrario il clima ci parla di tipiche ricorrenze periodiche su aree più o meno estese. Entrambe parlano di nuvole, precipitazioni, vento, temperature che sottendono stesse grandezze fisiche ma, mentre il tempo fotografa un istantaneo stato locale, il clima esprime la sua modulazione su un arco di tempo, che può essere decadale mensile stagionale annuale o anche su periodi geologici. 
In un certo senso, il tempo è la condizione al contorno della cronaca della vita, mentre il clima ne è la sua memoria storica. 
Tra i suoi elementi costitutivi la vera protagonista forse è la temperatura, il freddo come il caldo. Gli esseri viventi, vegetali o animali che siano, possono adattarsi solo a limitati ambiti climatici, al di fuori di tali domini termici non sopravvivono senza la odierna tecnologia. L’essere umano, per esempio, solo nell’aria secca del deserto può sopravvivere a 45÷50°C ma già a 30°C avverte disagio se non sofferenza in ambienti saturi di umidità. 
Al di sotto di tale valore sente la necessità di vestirsi in modo leggero o di più se è esposto al vento, che sottrae calore al corpo. Ulteriore vestiario gli occorre a mano a mano che le temperature scendono ma già lo zero termico è un limite per la maggior parte delle persone. Se coprire il corpo è stata una prima soluzione, in seguito col mutare del clima dovette pensare a migrare per sempre o anche solo per una stagione - come era d’uso tra gli Amerindi del Nordamerica prima dell’arrivo degli Europei -. 
Forse, per tale fragilità, l’umanità si è maggiormente ripartita grosso modo intorno al 40° parallelo ±10: il clima è più mite lungo queste due fettucce, specie lungo le coste occidentali dei continenti, rispetto a quello al loro interno e a quello lungo le coste orientali. Nel Nord europeo la calda Corrente del Golfo mitiga il clima che consente la vita anche in Norvegia, mentre in Canadà alla stessa latitudine c’è solo freddo e gelo. Nella fascia tra i tropici, se si esclude il Sud Est asiatico, la densità di popolazione è più scarsa.

L’uomo scoprì presto, a sue spese, l’esistenza del clima insieme alla dinamica cosmologica e quanto il clima condizioni la sua storia, come pure, quanto la sua mutevolezza lo abbia visto sempre inerme di fronte a fenomeni non comuni, anche là dove la mitezza dei fenomeni eccelle, come nel Mediterraneo, in cui pure sono nate le parole ciclone uragano tifone, note ad Ulisse ed a Paolo. 
Sì! Il clima è sempre stato mutevole e le sue variazioni dipendono dalla maggiore o minore attività del sole ma anche da cause terrestri come l’attività vulcanica. Non più di 4 secoli fa abbiamo avuto una piccola glaciazione, mentre durante l’espansione islamica verso nord la temperatura terrestre è aumentata. Ancora nel luglio del 1991, in seguito al violento scoppio del Vulcano Pinatubo, l’alta atmosfera si riempì di anidride solforosa e spiazzò molta parte dell’ozono – da noi il 15% -. Ciò produsse una diminuzione rapida di temperatura del pianeta di -0,56 °C che costrinse il nostro governo ad emettere bollettini di preallarme coi quali si esortava a non esporre i bambini al sole dalle ore 11;00 alle15;30 – senza indicare, però, la causa, cioè la maggiore presenza al suolo dei tossici raggi UV -. Questa tempestiva informativa si deve all’attività di satelliti rotanti in orbita polare che registrano costantemente, puntualmente e con estrema precisione la temperatura emessa dalla terra verso lo spazio. Questa temperatura climatica terrestre annuale ci dice se e di quanto è variata: se è correlata all’attività solare non ne siamo responsabili, altrimenti occorrerà capire quali siano le cause, se naturali o derivanti dalle attività antropiche.

Quando, più di quaranta anni fa, accennavo agli amici collaboratori di Mondo Albanese come ormai l’uomo era in grado d’influire in modo pesante sul clima, la notizia suscitava molti dubbi ed ironia, mentre già il Club di Roma dagli anni ‘50 si occupava del tema e la Suprema Corte di Cassazione imbastiva le basi per un diritto ambientale attraverso l’I.C.E.F., il giudice Amedeo Postiglione, 1988, e la giornata annuale per l’ambiente.

Oggi c’è una ridda d’affermazioni, spesso gratuite, su che cosa altera il clima. Invece, le cause che concorrono sono tante e complesse: 
-mega-urbanizzazione, 
-combustione, 
-deforestazione, 
-desertificazione, 
-la plastica, 
lo scarico a mare da fiumi-fogne e da navi, 
-la “geoingegneria”: 
._ _Prima, il territorio era organizzato a macchie di leopardo con le colture più pregiate in prossimità dell’abitato ed in ultimo, tra un abitato e gli altri c’erano i boschi -vedi la Sardegna-, ora ci sono città senza un nome, estese anche 2000 chilometri quadrati -come da Novara a Brescia-.
_Un tempo, prima di arare le maggesi si dava fuoco alla paglia secca per concimare la terra, ora forse per incuria o per speculazione o per mezzo di riscaldatori ionosferici (?) scoppiano incendi di dimensioni regionali.
_Una volta, per la nascita di un figlio una figlia era d’uso piantare un noce, ora si radono al suolo intere foreste equatoriali ma anche si usano dai nativi le rare acacie del Sahel per scaldare la magra minestra di sorgo quotidiano.
_Quando ero bambino in paese tutti pulivano il tratto di strada davanti la propria casa, mentre gli avanzi alimentari erano consumati dal maiale di casa, dalle galline o servivano da concime alle piante di ulivo, ora il mondo è diventato un mondezzaio inquinato.
_Ricordo quando per comprare il latte, l’acqua, l’olio o il vino dovevo portare la bottiglia di scambio e avevamo la borsa di stoffa per il pane, ora i contenitori sono di plastica, che spesso finisce in mare. E non solo la plastica giunge al mare.
_Il mare è diventato una cloaca in cui i pesci mancano di difese immunitarie, hanno difficoltà a sopravvivere e se ne pescano pochi: mangiare il pesce da frittura è diventato un lusso ed il pesce comune, come orata, spigola e acciuga, viene allevato entro gigantesche nasse costiere. 
_Ma c’è ancora qualcosa di peggio che dopo la Seconda guerra mondiale si vietò con accordi internazionali. Si tratta di tecniche di modificazione della stessa atmosfera; sono attività che si tende a non divulgare e che sono sperimentate segretamente (!) da militari. 
Come si sa, l’aria è un cattivo conduttore termoelettrico, un isolante per la natura metalloide dei principali componenti: l’azoto per il 78% e l’ossigeno il 21%. Poiché si vuole fornire una conducibilità all’atmosfera occorre spruzzare in cielo aerosol di bario, stronzio e alluminio. Questi sono conduttori per le onde elettromagnetiche emesse da riscaldatori ionosferici da 10 e 9 watt posti a terra, su aeromobili o su satelliti. Tali onde (esistono fin dalla guerra del Vietnam) sparate nell’aria e riflesse sulla terra possono causare catastrofi naturali: tsunami, terremoti, eruzioni vulcaniche, cambiamento del tempo su intere regioni, uragani, siccità, incendi, inondazioni, deviazioni di correnti oceaniche. C’è anche chi studia per impiegare tali spruzzi per costituire una griglia, una sorta di gabbia di Faraday per proteggere il pianeta dalle radiazioni tossiche entranti a causa della carenza d’ozono in quota. 
Va inoltre detto che le onde elettromagnetiche dei riscaldatori ionosferici sono in grado di spostare le correnti a getto – quei fiumi di vento velocissimo che circondano la terra a 8÷12 km di elevazione – che costruendo barriere fra masse d’aria calda e fredda sono anche in grado di trasportare l’umidità sopra i deserti intertropicali e manipolare anche il clima. E, intanto, il CO2 e l’effetto “serra” o meglio “coperta” fa notizia, distrae dai problemi, fa sorgere il senso di colpa in noi e si trova in buona compagnia coi problemi ben più gravi appena accennati, che responsabili pubblici e privati non tengono debitamente in conto ché questi sono i principali fattori climatici planetari.
P. Borgia

JETA NJERËZORE
Shpeshherë ndiejmë folësit e TV-it të thenë “klima e sotme” te vendi të thonë “moti i sotëm”. Kjo shprehje është kundërthënëse, sepse moti ndërron në çdo moment mbi një lokalitet të përcaktuam, ndryshe klima na flet për tipike përsëritje të herëpashershme mbi sipërfaqe pak o shumë të gjera. Të dy flasin për re, reshje, erë, temperatura çë përmbajnë të njëjtat sasì fizike por, ndërsa moti fotografon një gjëndje lokale të çastit, klima shpreh modulimin e tij mbi një hark qëroi, çë mënd t’jetë dekadash (dhjetëditësh) mujor stinor vjetor o edhé mbi periudha gjeologjike. Në njëfarë ndëlgim, moti ë’ kushti në rreth të kronikës së jetës, ndërsa klima ë’ kujtesa historike e saj. Ndër elementet përbërës së saj protagonistja e vërtetë ndoshta është temperatura, të ftohtit ashtù si të ngrohtit. Klëniet e gjalla, bimë o kafshë çë të jenë, mënd të përshtaten vetëm te rrathë klimatikë të kufizuar, veç këtyre lëmenjëve termike ngë mbeten gjallë pa të sotmen teknologji. Njeriu, për shembull, vetëm tek ajri i thatë të shkretëtirës mënd të mbijetojë me temperatura më lart se 45÷50°C por çë nga 30°C ai ngë ndien veten mirë o vuan kur ndodhet te vende të ngopur me lagështì. Nën kësaj vlere ndien lipsjen të vishet hollë o më shumë nëse e rreh era, çë nxier nxehtësì kurmit. Veshje e mëtejshme i duhet pak e pak çë zdripen temperaturat por çë zeroja termike ë’ një kufì për pjesën më e madhe të vetavet. Nëse të pështrohej kurmi kle e para zglidhje, më vonë me të ndërruarit të klimës pat të mendojë shtegtimi i përhershëm o edhe vetëm stinor - si e kishin zakon Amerindianët e Amerikës Veriore më parë të arritjes së Evropianëvet -. Nodshta, për këtë dobësì, njerëzimi u shpërndà më shumë me përafërsì reth 40° parallelit ±10: klima ë’ më e butë glatë këtyre dy rripash, sidomos glatë brigjevet perëndimore të kontinentevet, në krahasim me atë në brëndìnë e tyre dhe me atë glatë brigjevet lindore. Te Veriu evropian e ngrohta Rrimë e Gjirit zbut klimën çë pranon jetën edhe në Norvegjì, kur në Kanadà tek e njëjta gjerësì ka po tëtim dhe mardhë. Te rripi ndër tropikët, nëse lëmë jashtë Jug Lindjen aziatike, dendësìa e popullsìsë është më e pakët.

Njeriu e zbuloi shpejt, psimi u bë msim, klënien e klimës bashkë me dinamikën kozmologjike dhe sa klima kushtëzon historinë e tij dhe sa ndërrueshmërìa e ka përherë parë pa mbrojtje përballë dukurìvet të pazakontë, edhe atje ku butësìa e dukurìvet shkëlqen, si te Mesdheu, megjithëse aty buruan fjalët ciklòn uragan tufan, të njohur nga Ulisi dhe nga Pali. Ëj! Klima ka klënë përherë e paqëndrueshme dhe ndryshimet e saj varen nga më i madhi o më i vogëli aktivitet të diellit por edhe nga shkeqe tokësore si aktiviteti vullkanik. Jo më shumë se katër shekuj prapa patëm një akullim të vogël, ndërsa glatë ekspansionit islamik në drejtim të veriut temperatura tokësore rriti. Edhe te korriku i 1991, si pasojë e plasjes së furishme të Vullkanit Pinatubo, atmosfera e lartë u mbush me anhidrid sulfuror e zhvendosi një pjesë e madhe të ozonit – tek na një 15% -. Kjo shkaktoi një rënie të shpejtë të temperaturës për -0,56°C çë shtrëngoi qeverìnë tënë të nxirrjë buletine paraalarmi me të cilët këshillohej të mos nxireshin në diell fëmijët nga ora 11;00 ngjer te ora 15;30 - por pa thënë shkakun, domethënë pranìa më e lartë rrezesh UltraVjollcë te dheu -. 

Këta të shpejta njoftime i kemi në sajë të aktivitetit të satelitët çë rrotullohen në orbita polare çë regjistrojnë pareshtur me përpikërì dhe me precision absolut temperaturën e rrezatuar nga toka ndaj hapësirës. Kjo temperaturë tokësore vjetore klimatike na thotë nëse e sa ka ndërruar: nëse është ndërlidhur me aktivitetin diellor ngë jemi përgjegjës për atë, ndryshe do të duhet të ndëlgohet cilat të jenë shkeqet, nëse natyrore o çë vijin nga aktivitetet antropike.
Kur më shumë se dyzet vjet prapa, çikja miqvet e revistës Mondo Albanese si nanimë njeriu ë’ në gjëndje të ndikojnë rëndësisht mbi klimën, lajmi shkaktojë shumë dyshime dhe ironì, ndërsa çë nga vitet ‘50 Klubi i Romës mirrej me temën dhe Gjykata e Lartë ildisjë/mbastirjë bazat për një drejtësì të mjedisit nëpërmjet I.C.E.F.-it, gjyqtari Amedeo Postiglione, 1988, dhe Dita e Përvitshme për Mjedisin.

P. Borgia

venerdì 7 dicembre 2018

Per una economia della relazionalità.

AUGURI
Ho riempito le pareti del mio studiolo di specchi, orientati sul mio volto.
Parlo loro che mi ascoltano e mi rispondono, ma non li sento sbraitare.
Da lontano la parola più usata è “contro”, mentre io vorrei il bene comune
anche se povero.
 Buon Natale e un altro anno di pace

Il bene comune?
Il bene comune è interesse di ogni individuo: si realizza insieme a quello degli altri e non contro (come nel bene privato), né trascurando l’interesse degli altri (come nel bene pubblico). Per umanizzare l’economia, la via da percorrere è coniugare mercato e bene comune. Partire dal principio di reciprocità - “ti do liberamente qualcosa affinché tu possa a tua volta dare, secondo le tue capacità, ad altri o eventualmente a me” - è la chiave di volta di un nuovo sistema economico, basato sulla cultura della fraternità, capace di porre l’uomo al centro e come fine dell’attività produttiva, ed essere garanzia di una convivenza armoniosa e capace di futuro sostenibile. Si propone l’insieme dell’economia civile -nata a Napoli nella seconda metà del ‘700 da Antonio Genovesi- certa che una buona società è generata da un mercato che funziona e da processi che attivano la solidarietà da parte di tutti, già 30 anni fa in grado di proporre le sue idee e i suoi principi per far uscire l’economia dalla crisi attuale, così diversa da quelle che l’hanno preceduta: vero punto di non ritorno per l’economia neoliberista.
Fino all’alba della globalizzazione l’economia di mercato cercava di inserire tutti quelli che avevano possibilità e capacità lavorative, mentre ora esclude tutti coloro che non sono capaci di generare un aumento di produttività. Va contrastata la cultura dello scarto per costruire di nuovo una società includente. Ecco, va ripresa la prospettiva della economia civile che era stata messa da parte. Oggi non basta aumentare il Pil per ampliare l’occupazione, non bastano più i sistemi di welfare per sopperire alla carenza occupazionale.
Il sistema capitalistico, specie nell’attuale fase di risicata crescita senza più creazione di posti di lavoro dovuta a nuove tecniche robotiche e non, non vive il problema della piena occupazione come prioritario, anzi considera fisiologico un livello costante di disoccupazione, mentre l’impresa ‘civile’ intende il lavoro come un fine e non solo come mezzo o fattore della produzione. C’è un divario tra gli operatori creativi e gli altri, non solo per paga ma anche per crescita occupazionale dei primi a danno dei secondi. Aumenta così il numero dei lavoratori ‘poveri’ che non arrivano a fine mese. Dunque, l’idea che basti l’aumento del Pil per far crescere l’occupazione è falsa ed ha prodotto danni spaventosi.
La crisi attuale è irreversibile degenerescenza entropica tendente al collasso del sistema per implosione, per non modificarlo che si sviluppa ogni volta che la società perde il senso, conseguenza del fatto che non è più chiara la direzione, il dove si voglia andare. Ormai Economia e Finanza si basano esclusivamente su sé stesse e sui propri desideri, non curandosi dei rapporti con la realtà. orientata alla produzione. Basti pensare che negli ultimi 40 anni dalla parità tra PIL mondiale e gli attivi finanziari si è giunti al 700% del PIL totale.
Tuttavia, concentrarsi sulle strategie per uscire dalla crisi non basta più, ciò che serve è abbandonare un certo discorso economico obsoleto, il paradigma che vuol far credere che l’economia sia solo scambio di equivalenti e che il mercato sia il luogo limitato di un ‘homo oeconomicus’. I disastri che produce sono sotto gli occhi di tutti, se non si cambia paradigma abbracciando quello dell’economia civile, si cadrà di nuovo in una crisi come quella attuale. Va realizzata una svolta antropologica che consiste nel ritorno dell’economia alla relazionalità, nel costruire un sistema economico e sociale che nel suo complesso guardi al bene comune e non solo al bene privato.
Va, però, ricordato che il concetto di bene comune si oppone a quello individuale, così come va distinto dal concetto di bene totale. Su questo fraintendimento sono stati prodotti dei grandi danni. Il bene totale infatti è la ‘somma’ di beni individuali mentre il bene comune è il ‘prodotto’ degli stessi. Ciò significa che il bene comune è qualcosa di indivisibile, perché solo insieme è possibile conseguirlo, proprio come accade in un prodotto di fattori: l’annullamento anche di uno solo di questi, annulla l’intero prodotto. Il bene comune non riguarda la persona presa nella sua singolarità, ma in quanto comune è in relazione con altre persone. Il bene comune è dunque il bene della relazione stessa fra persone, tenendo presente che la relazione delle persone è intesa come bene per tutti coloro che vi partecipano. Oggi ancora la logica prevalente con cui si opera in economia è quella del bene totale rispetto al bene della persona, alla sua dignità. La logica dell’economia civile è diversa perché punta ad una politica generale che riguarda la massimizzazione del bene comune.
L’economia del bene totale ragiona secondo una prospettiva assistenzialistica che umilia le persone negando spesso la possibilità di opportunità di lavoro decenti.
In materia, l’umanesimo italiano aveva elaborato tre principi regolativi dell’attività economica: la divisione del lavoro, l’idea di sviluppo e la libertà d’impresa. I 3 principi concorrevano al bene comune. Il ‘400 è stato il secolo dell’umanesimo civile, durante il quale si afferma l’economia di mercato civile, che è l’immediata conseguenza della scuola di pensiero francescana. Questa cerca di trovare la soluzione al problema di come togliere dalla miseria le popolazioni dell’epoca, adoperandosi per definire le linee fondative e i principi della economia civile, di un’etica cattolica in economia. Poi nel ‘500 è arrivato l’umanesimo incivile, come il pensiero di Guicciardini per quale la legge di natura di ogni uomo è sempre il proprio interesse, questo si coniuga con l’individualistico amor proprio di Machiavelli, frenato solo dall’incontro-scontro con l’interesse dell’altro e nello stesso tempo dalla riforma di Calvino. Queste sono le matrici culturali che tengono a battesimo la nascita del modello capitalistico. Al “prega e lavora” di Benedetto, Calvino sostituisce “il lavoro è preghiera”, e Max Weber ci mostra il ruolo privilegiato che la Riforma ebbe nell’organizzazione capitalistica. Già nel ‘600 opera il nuovo modello di economia di mercato capitalistico. Si sa, è la mente a guidare l’azione.

L’economia può contribuire alla rifioritura di un umanesimo sociale e civile. Stiamo vivendo il transito dal modernismo al post-modernismo in cui la dimensione economica gioca un ruolo fondamentale. Siamo in una situazione che presenta delle analogie con quello che accadde 600 anni fa. Quello che è successo negli ultimi quarant’anni ha mostrato le contraddizioni della economia globale, in particolare sul versante dell’aumento delle disuguaglianze. È poi emerso un elemento inedito: l’inversione dei ruoli tra mercato e democrazia. ‘La politica è diventata ancella del mercato.’ Cosa che non c’era mai stata prima. Va invece restituito alla politica il compito di guida dell’economia operando così un’inversione rispetto all’attuale situazione. Per questo motivo serve un nuovo umanesimo che ristabilisca gli equilibri perduti. In questo senso la Chiesa ha fatto molto bene a mettere al centro della sua riflessione questo tema. Infatti, l’antico umanesimo, l’umanesimo civile italiano rappresentò un punto di svolta sociale, politico e culturale. 
Il resto è ormai in cronaca. 


Paolo Borgia
E mira e përbashkët?
E mira e përbashkët ë’ interes i çdo individi: realizohet bashkë me atë të tjerëvet dhe jo kundër (si tek e mira private), as tue mos përfillur interesin e të tjerëvet (si tek e mira publike). Për të njerëzuar ekonomìn, udha të bëhet ë’ të lidhurit treg dhe e mirë e përbashkët. Të nisurit nga parimi i reciprokësìsë -“u’ të jap tij lirisht gjagjë me qëllim se kur të nget tij mën’t’e japësh, sipas zotësìvet të tua, tjerëvet o eventualisht mua”- ë’ kliçi i qiellzës së njëi sistemi ekonomik të ri, themeluar mbi kulturën e vëllamërìsë, të aftë të vëjë njeriun në mes dhe si synim të veprimtarìsë prodhuese, dhe të jetë garancì për një bashkëjetesë harmonishme edhe për të ardhmen çë nduris. Propozohet tërësìa e ekonomìsë ‘civile’ -lerë Napul tek e dyta gjysmë të ‘700 nga Antonio Genovesi- bindur se një shoqërì e mirë ë’ gjinuar nga një treg çë funksionon dhe nga procese çë vënë në lëvizje solidaritetin nga ana e të gjithëve, çë 30 vjet më parë ia dijë të propozojë idétë të saj dhe parimet të saj për të bërë të dalë ekonomìnë nga kriza e sotme, kështù e ndryshme nga ato të mëparshme: pikë e vërtetë pa kthim për ekonomìnë neoliberiste.
Ngjera te agimi i globalizimit ekonomia e tregut kërkojë të futjë gjithë ata çë kishin mundësì dhe zotësì punësh, ndërsa nanì lë jashtë gjithë ata çë ngë dinë të gjinojnë një rritje prodhimtarìe.
Vete kundërshtuar kultura e mënjanimit për të ndërtuar pameta një shoqërì përfshirëse. Shi, vete rifilluar perspektiva e ekonomìsë ‘civile’ çë kish klënë vënë mënjanë. Sot ngë mjafton të rritet PiBB (Pi Brëndëshëm Bruto) për të zgjeruar punësìnë, ngë mjaftojnë më sistemet uelfarshe (welfar) për të plotësuar mungesën punësìe.
Sistemi kapitalistik, sidomos te faza aktuale rritjeje cika (të pavlerë), pa bërë më krijime vendesh pune për shkak të teknikat robotike të reja dhe tjetër, ngë e rron problemin e punësìsë së plotë si prioritar, përkundra e përfill ‘fiziologjik’ një nivel të pandryshueshëm papunësìe, ndërsa ndërmarrja ‘civile’ ndëlgon punën si synim dhe jo vetëm si mjet o faktor të prodhimit. Ka një hon (hendek) ndër operatorë ‘krijues’ dhe të tjerët, jo vetëm për rrogën por edhe për rritjen e punësìsë së të parëvet në dëm të dytëvet. Rritet kështù numri i punëtorëvet të ‘varfër’ çë ngë arrijnë në fund të mojit. Prandaj, idéja se mjafton rritja e PiBB-it (PIL) për të bërë të rritet punësìa ë’ e rreme dhe ka prodhuar dëme të trëmbshme.
Kriza aktuale është e pakthyeshme prishje entropike me prirje për kolapsin të sistemit për tkurrje implozion, për të mos modifikuar sistemin çë zhvillohet ngaherë çë shoqëria zbier ndëlgimin, si rrjedhim të faktit se ngë ë’ më i qartë drejtimi, vendi ku do të vehet. Nanimë Ekonomìa dhe Financa themellohen vetëm mbi vete e mbi dëshirat e veta, pa u kujdesur për marrëdhëniet me realitetin, orientuara ndaj prodhimit. Mjaftoftë të mendohet se te të sprasmit 40 vite nga barazìa ndër PiBB botëror dhe aktivi financiar kemi arritur te 700% te PiBB total.
Megjithatë, t’u përqëndruar mbi strategjìtë për të dalë nga kriza ngë mjaton më, Atë ç’i duhet ë’ të lëhet mënjanë njëfarë lafje ekonomike obsolete, paradigma çë do të bëjë të kesh besë se ekonmìa të jetë vetëm shkëmbim ekuivalentesh dhe se tregu të jetë vendi i kufizuam i njëi ‘homo oekonomikus’. Shkatarrimet çë prodhon janë nën syvet të gjithëvet, nëse ngë ndërrohet paradigmë tue përqafuar atë të ekonomìsë civile, do të bihet pameta në një krizë si ajo aktuale. Vete realizuar një kthesë antropologjike çë përbëhet nga kthimi i ekonomìsë te lidhjësìa /relacionaliteti, te të stisurit një sistemë ekonomike dhe shoqërore çë te kompleksiteti i saj të vërejë të mirën e përbashkët dhe jo vetëm të mirën private.
Por vete kujtuar se koncepti i së mirës së përbashkët kundërshton me atë individuale, ashtu si vete ndajtur nga idéja e së mirës totale. Mbi këtë keqndëlgim u kanë prodhuar dëme të mëdha. E mira totale në të vërtetë ë’ ‘shuma’ e gjithë të miravet individuale, ndërsa e mira e përbashkët ë’ ‘prodhimi’ i të njëjtjavet. Kjo do të thetë se e mira e përbashkët ë’ gjagjë pa e ndashme, sepse vetëm bashkë mën’të arrihet ajo, pikërisht si ndodhet te një prodhim faktoresh: asgjësimi edhe të njëi të vetëm nga këtà, asgjëson prodhimin e tërë. E mira e përbashkët ngë i përket vetës (personës) marrë te njëjësìa e saj, por për sa e përbashkët ë’ në lidhje me të tjera veta. E mira e përbashkët ë’ prandaj e mira e vetë lidhjes ndër veta, tue pasur parasysh se lidhja e vetavet ë’ e ndëlguame si e mirë për gjithë atà çë i marrin pjesë. Ende sot logjika çë ka epërsì me të cilën veprohet në ekonomì ë’ ajo e së mirës totale në lidhje me të mirën e vetës, me dinjitetin e saj. Logjika e ekonomìsë civile ë’ e ndryshme sepse drejtohet ndaj njëi politike të përgjithshme çë i përket maksimizimit të së mirës së përbashkët. Ekonomia e së mirës totale arsyeton sipas njëi perspektive ndihmetariste (asistencialiste) çë postëron vetat tue mohuar shpesh herë mundësì për raste të nderuashme pune.
Në temën humanizmi lëtì kish hartuar tre parime rregulluese të aktivitetit ekonomik: ndarja e punës, idéja e zhvillimit dhe lirìa e ndërmarrjes. Këta tre parime mirrnin pjesë tek e mira e përbashkët. Katërqindi kish klënë shekulli i umanizmit civil,
glatë të cilit rrënjoset ekonomìa e tregut civil, çë ë’ rrjedhimi i menjëhershëm të shkollës me mendim françeskan. Kjo kërkon të gjejë zglidhje për si të nxiren nga mjerimi popullsìtë të epokës, tue u lodhur për të përcaktuar vijat themelluese dhe parimet të ekonomìsë civile, të njëi etike katolike në ekonomì. Pra te ‘500-i arriti umanizmi i egër si mendimi i Guiçardinit për të cilin ligja e natyrës së çdo njeriu ë’ përherë interesi i vet, kjo lidhet me sedrin/krenarìnë individualiste të Makiavellit, ndaluar vetëm nga takimi-ndeshje me interesin e tjetrit dhe në të njëjtin qërò nga riforma e Kalvinit. Këto janë burimet kulturore çë mbajtën pagëzimin e lindjes së modelit kapitalist. Aforizmit “lutu e punò” të Benediktit, Kalvini ndërron “puna është lutje”, Dhe Maks Ueber na dëfton rolin e privilegjuar çë Riforma pati te oganizata Kapitaliste.
Çë në ‘600 vepron modeli i ri i tregut kapitalist. Dihet ë’ mendja çë prin veprimin.
Ekonomìa men’të bashkëpunoj për rilulëzimin e njëi umanizmi shoqëror dhe civil. Jem’e rrojmë kalimin nga modernizmi ndaj pas-modernizimit ku përmasa luan një rol themelor. Jemi në një situatë ç’i glet asaj çë u ndodh 600 vjet prapa. Ajo ç’u ka ndodhur te të sprasmit dyzet vjet ka dëftuar kontradiktat të ekonomìsë globale, sidomos mbi anën e rritjes së pabarazìsë. ‘Politika u bë shërbëtore të tregut’. Gjë çë ngë u ka ndodhur kurrë më parë. Vete përkundër kthyer politikës detyrën prije tue vepruar kështù një anasjellje në krahasim me situatën aktuale. Për këtë arsye i duhet një umanizëm i ri çë të rivendos ekilibret të zbjerrë. Në këtë ndëlgim Klisha ka bërë shumë mirë të vëjë në mes të përsjatjes këtë temë. Në të vërtetë, umanizmi i lashtë, umanizmi civil lëtì përbëri një pikë kthese shoqërore, politike dhe kulturore.Mbetja ë’ nanimë në lajmet.
Paolo Borgia

domenica 21 ottobre 2018

Tempo matto !? - Lënësia e motit ... ... di Paolo Borgia

Da noi mangiare il pane schietto intinto nel sale insieme a qualcuno
è una antica simbolica liturgia che sugella una profonda amicizia.

Più prosaicamente lo ritroviamo il sale nella sarda salata, posta al centro della tavola per eccitare l'appetito dei commensali con il solo suo odore. 

Anche qui, seppure in modalità scherzosa emerge, come paradigma esistenziale, il connubio della dignità con la povertà, nella nostra antica civiltà. E questo a dispetto della scala del povero Maslov.
Oggi però acciughe e sarde...

Tempo matto!?

Gerarchia dei bisogni secondo
Abraham Maslow
Psicologo
Venivano dai porti della Campania verso la fine di maggio le lampare, per pescare le acciughe nel mare antistante a Fiumicino. Sul finire del secolo scorso non vennero più, perché le acciughe erano scomparse da quel mare. Ora sono almeno quattro anni che nei mercati romani le acciughe si trovano e sono più piccole, non più lunghe di dieci centimetri: sono pesci di allevamento. Lo avevano detto alla Università della Tuscia (Viterbo), che acciughe e pesce spada non avevano più sufficienti difese immunitarie.
Dovremo abituarci a mangiare pesci insapori di allevamento o pesci di provenienza oceanica. Oppure dovremo chiederci, che cosa stia succedendo al mare, infatti ci siamo dotati di depuratori fognari, abbiamo ridotto l’impiego della plastica, blocchiamo il traffico delle automobili per lo smog delle città, controlliamo le caldaie da riscaldamento, installiamo pannelli solari fotovoltaici e fluido-termici, imbrigliamo l’inquinamento delle industrie, eppure assistiamo impotenti alla trasformazione delle caratteristiche termiche del mare, che ora sembrerebbe più protetto di cinquanta anni fa. E invece il Mediterraneo è surriscaldato, specie lo specchio d’acqua che bagna le Isole Baleari, il Golfo del Leone e l’intero Mar Egeo. Questi mari da luglio ad agosto ormai raggiungono e superano tranquillamente temperature di 32°C, ben al di sopra dei 23°C che si raggiungevano in precedenza. Solo il Golfo di Gabes, il Golfo di Sidra e il mare antistante Gaza raggiungevano i 25°C.
Non possiamo pensare che Francia, Spagna, Grecia e Turchia stiano bleffando sulle reali condizioni di depurazione delle fogne e degli scarichi di combustione nella atmosfera, né che i loro governi siano così sconsiderati da chiudere tutt’e due gli occhi di fronte agli eventuali “delitti ambientali” dei loro cittadini fraudolenti.
L’unica ipotesi che ci resta, pertanto, è quella di un decadimento più lento, più di quanto era stato pronosticato: una dissoluzione ed un affondamento successivo delle sostanze inquinanti, frutto dell’attesa reazione naturale delle sostanze impure con l’acqua salina.
A me sembra, poi, che ci sia una generale sopravvalutazione dei fenomeni presenti nella atmosfera ed un disconoscimento, una sottostima della gravità del danno ambientale nell’elemento acqua-mare tout court.
Questo ci può sembrare singolare, perché il maltempo siamo abituati a connotarlo dalla quantità di pioggia, dalla sua velocità di caduta e dalla durata delle varie meteore. In realtà ciò non è completamente vero. E questo bisogna chiarirlo definitivamente, onde evitare di attribuire delle responsabilità dove non ci sono, come è accaduto anche di recente con la disgrazia occorsa nelle Gole del Raganello.
Sappiamo che gli acquazzoni, i temporali con rovescio sono caratteristici della calda estate dell’Italia Settentrionale, specie del Triveneto. Qualche volta a luglio ed ad agosto i temporali pomeridiani si verificano anche più a sud, in prossimità dei rilievi nelle zone interne, Nel caso della Calabria è difficile stabilire le zone interne del territorio, proprio perché la maggior parte dei paesi sono ‘marittimi’ (vista al mare). Rispetto alla situazione Mediterranea precedente, le aumentate temperature della superficie dell’acqua del mare ‘generano’ imponenti forme nuvolose irregolari, non frontali, anche a grappolo, “abnormi” nella dimensione, nella consistenza e nelle conseguenti precipitazioni estese, molto persistenti e molto molto abbondanti (alluvionali).
Essere colti in un baleno da questi eventi per i nativi o, peggio, per gli ignari villeggianti, significa dover affrontare qualcosa di cui non si ha precedente esperienza diretta e che talvolta risulta fatale.
Da ciò è facile comprendere come al di là dei mutamenti climatici già avvenuti e quelli a venire, dovremo prendere in considerazione una fenomenologia non consueta, che scaturisce dall’accresciuto gradiente termico verticale dal suolo verso la quota e che incrementa la violenza del vento, la quantità delle precipitazioni istantanee ed accumulate e la loro durata nel tempo, che necessita di un incremento più puntuale del monitoraggio del nostro mare.
Paolo Borgia

Lënësia e motit

Vinin nga portet e Kampanies te të sprasmet ditë të majit varkët me llambat, për të peshkuar açugët, sardelet te dejti përballë Fiumiçinot. Çë nga fundi i shekullit të shkuam ngë erdhën më sepse sardelet u zhdukën nga ai dejt. Nanì ka të paktën katër vjet çë te tregjet romane sardelet gjënden dhe janë më të vogla, jo më të glata se dhjetë centimetre: janë peshq vivari. E kishin thënë nga Universiteti i Tushës (Viterbo), se sardelet dhe peshku-shpatë ngë i kishin më mbrojtje imunitare të mjaftueshme.
Duhet të mësohemi të hamë peshq vivari të pashije o peshq me prejardhje oqeanike. Përndryshe duhet të pyesim veten, çë ësht’e i ndodhet dejtit, në të vërtetë u pajuam me pastruese gjirizesh, pakësuam përdorimin e plastikës, bllokojmë trafikun e automobilavet për smog-un e qytetevet, kontrollojmë kaldajat e ngrohjes së shpìsë, instalojmë panele diellore fotovoltaike dhe fluido-termike, i vëmë frerin ndotjes së industriavet, e megjithatë jemi spektatorë të pafuqishëm për transformimin e karakteristikat termike të dejtit, çë nani kish të dukej më të mbrojtur se pesëdhjetë vjet prapa.
Dhe përkundër Mesdheu është i mbinxehur, më se gjithë sipërfaqja e ujit çë lag Balearet, Gjirin e Luanit dhe tërë Egjeun. Këta dejte nga korriku ngjera te gushti nanimë arrijnë dhe shkojnë me qetësì 32°C, shumë më sipër se 23°C çë arriheshin më parë. Vetëm Gjiri i Gabes, Gjiri i Sidrës dhe dejti çë lag Gazën arrijnë 25°C.
Ngë mën’të mendojmë se Franca, Spanja, Greqìa dhe Turqìa jan’e blofojnë për kushtet reale e pastrimit të gjirizevet dhe të shkarkimevet të djegjevet në atmosferë, as se qeverìtë e tyre të jenë aq kryegrisur sa të mbyllin të dy sytë përballë “krimevet ambientale” eventuale të qytetarëvet mashtrues të tyre.
E vetmja hipotezë çë na qëndron, prandaj, është ajo e njëi rënieje më të ngadalshme, më se sa kle parashikuar: një shpërbërje dhe një fundosje e pastajme të lëndëvet ndotëse, fryt i së priturës reaksion naturale të lëndëvet të papastra me ujët të kyprim.
Mua më duket, pra, çë të jetë një i përgjithshëm mbivlerësim të dukurìvet të pranishme tek atmosfera dhe një mosnjohje, një nënvleftësim të rëndësìsë së dëmit ambiental te elementi ujë-dejt ‘tout-kourt?
Kjo ndodhje mën’të na duket të jashtëzakonshme, sepse motin e keq jemi të mësuar t’e bashkëpërcaktojmë nga sasìa e shiut, nga shpejtësìa e rënies dhe nga sa *ndurisin(durojnë) meteorët e ndryshëm. Në realitet kjo ngë është tërësisht e vërtetë. Dhe këtë duhet t’e kullojmë një herë e mirë, për të mos i përpiqemi t’i ngjitim fajin ku ngë ka, si u ndodh pak qërò më parë me fatkeqësìnë te Grikët e Raganieles.
E dimë se rrebeshet, shtrëngatat me rrushgjer janë karakteristike e verës së nxehtë të Italìsë Veriore, mbi të gjitha të Trivenedikut. Ndonjë herë te korriku dhe te gushti shtrëngatat pasditore ndodhen më në jug, ndanës lartësìvet te zonat e brëndshme. Në rastin e Kalabrìsë është vështirë të caktohen zonat e brëndshme të territorit, pikërisht pjesa m’e madhe e katundevet është ‘detare’ (në pamje dejti). Në krahasim me situatën e mëparshme, të rriturat temperatura të sipërfaqes së ujit të dejtit ‘gjinojnë’ forma madhështore vranësirash të parregullta, jofrontale, edhe rremba-rremba, “të stërmëdhà” në përmasë, në dendësì dhe në reshjet konsekuente gjithasajtën, shumë të pandërprerë dhe shumë të bollshëm (përmbytëse).
Të jesh zënë vetëtimthi nga këto ndodhì për vendasit o, më lik, për pushuesit, do të thetë se duhet bërë ballë ndonjëi gjëje për të cilën ngë ka përvojë të mëparshme të drejtë dhe çë ndonjëherë del fatale. Nga kjo është e lehtë të ndëlgohet si mbatanë ndërrimevet klimatik çë më parë të ndodhur dhe të atyre çë ka vijnë, duhet të marrim parasysh një fenomenologji të pazakonshme, çë buron nga një i zmadhuam gradient termik vertikal, nga dheu drejt lartësìsë dhe çë shton fuqin, forën, furìnë, vrullin e erës, sasìnë e reshjevet e çastit dhe të atyre të grumbulluar dhe zglatjen e tyre te qëroi, çë do një shtim më të përpiktë të kontrollimit të dejtit tënë.
P. Borgia