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martedì 13 giugno 2023

Chi era ...

Berlusconi col suo amico personale
Putin.

Per un trentennio sulla scena politica

Scrivono i giornali in queste ore: Silvio Berlusconi, ha avuto tanti estimatori quanto odiatori. E' situazione che capita a tanti umani nel mondo dei nostri giorni.

E' stato quattro volte presidente del Consiglio in Italia. Il Cavaliere, era il riferimento con cui i media si riferivano a lui, riferendosi all'onorificenza ricevuta nel 1977 per l'ordine al merito del lavoro, alla quale tuttavia ha rinunciato nel 2014, quando gli arrivò una delle condanne penali. La sua 'discesa in campo', ossia l'entrata in politica, è iniziata con un discorso nel 1994, quando fonda Forza Italia, il partito con cui vince le elezioni. 

Forza Italia confluirà per un periodo nel Popolo delle Libertà, per poi risorgere nel 2013. Tra il '96 e il 2001 Berlusconi è a capo dell'opposizione ai governi di centrosinistra. Nel 2001 diventa nuovamente presidente del Consiglio; è il tempo del  'Contratto con gli italiani' a Porta a Porta, il programma tv di Bruno Vespa. 

Sarà ancora premier tra il 2008 e il 2011. Fino al 2013 il governo è guidato da Mario Monti. In quell'anno il PdL fa parte di un governo di larghe intese, e Berlusconi nello stesso anno rifonda Forza Italia e passa all'opposizione.

Nel 2019 sarà europarlamentare. Nel 2022 la coalizione di centrodestra punta su di lui come presidente della Repubblica, ma l'elezione non avviene. Nelle elezioni successive diventa senatore. 

 Vladimir Putin, riferendosi a Silvio Berlusconi:. «Era un politico di scala europea e, si può dire, globale. Non ci sono molte persone simili nell'arena internazionale oggi», ed ancora «Era un grande amico della nostra gente e ha fatto molto per sviluppare relazioni commerciali e amichevoli tra la Russia e i Paesi europei. Voglio esprimere il mio sincero rammarico e le mie condoglianze al popolo italiano e a tutti coloro che sono vicini a Berlusconi. Questa è una grande perdita non solo per l'Italia, ma anche per la politica mondiale»

 Urbano Cairo,  «Ho avuto la fortuna di fare l'assistente di Berlusconi dal 1981 fino al 1985. Ero un ragazzo giovane, appena laureato. Lui mi prese 'in prova', diciamo, come assistente per vedere se fossi all'altezza, pur non conoscendomi. Mi ero presentato in un modo un po' divertente che gli era piaciuto. E poi ho fatto quattro anni con lui come assistente».
«Poi sono andato a Publitalia e in Mondadori Pubblicità. Nei 14 anni in cui ho lavorato per lui ho mantenuto un grande rapporto e sono davvero molto, molto dispiaciuto perché è stata per me una persona importantissima. È stato un maestro assoluto ed era veramente un uomo speciale, prosegue l'editore. Aveva una sua magia nelle cose che faceva. Dava un tocco speciale a tutto. Era un grande combattente».

venerdì 13 novembre 2020

Riflessioni sulla Storia (8)

Trattegiamo il sistema feudale: 

il sistema che gli arbëreshë 

sconoscevano prima di arrivare in Sicilia

 Albanesi, chi sono ? chi erano?

Tutti gli stati balcanici cominciano ad entrare individualmente, con una propria fisionomia, nella storia europea dopo l'anno mille, quando la potenza sia culturale che militare dell'Impero Romano d'Oriente comincia a mostrare delle crepe, molte delle quali inflitte  non tanto dai mussulmani ma dai crociati che piuttosto che andare a presidiare Gerusalemme dalle ondate saracene preferivano indirizzarsi nella ricca Costantinopoli.

Via via -sia pure tra vittorie e sconfitte- cominciarono ad affermarsi come entità autonome la Bulgaria, la Serbia  e poi nel contesto lento e non sempre lineare cominciarono ad emergere pure le ulteriori popolazioni rumene ed albanesi. Le fonti scritte dell'Impero costantinopolitano, che descrivono accuratamente e prodigamente le vicende con bulgari e serbe nulla riportano circa le popolazioni rumene e albanesi.

La storiografia di estrazione albanese (recente rispetto alle fonti bizantine) afferma che la popolazione compresa fra slavi e greci discende dagli antichi "Illiri", che sarebbero stati da prima romanizzati e successivamente slavizzati e che comunque nel corso del Medio Evo riuscirono a conservare una identità tutta propria. La prima testimonianza dell'esistenza degli albanesi si ritrova nelle fonti bizantine solamente alla fine dell'XI secolo e lo stesso avviene per i rumeni, che però non vengono presentati come etnia a sé. Per questi ultimi le fonti imperiali riferiscono di popolazioni "romanizzate" a sud del Danubio chiamate- allora- " Walachi".

sabato 24 ottobre 2020

Accadde oggi; 24 Ottobre, in Sicilia

 24 Ottobre 1617

I quattro giurati dell'Università (il Comune) di Siracusa deliberano la modalità di assegnazione del servizio di nettezza cittadina. Da notare che le eventuali contravvenzioni sarebbero state incassate (percepire) dagli stessi giurati (=gli amministratori del comune).

Poichè la nettezza fino ad allora era affidata ad un solo magister immunditiae si osserva "di quanto decoro et commodità sia il vedere le pubbliche strade espurgate et nette ...". 

"Si propone che essendo la città divisa in cinque quartieri, la sorveglianza si dia ai quattro giurati e al patrizio con diritto a percepire le contravvenzioni".

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"Di situazioni analoghe sulla nettezza urbana nel Seicento e Settecento è facile scovarne; basta trascorrere un poco di tempo negli archivi siciliani”

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In una deliberazione delluniversità di Noto del 9 maggio 1627 dello stesso anno, così si può leggere "Questa nostra città di Noto per li tempi odierni è stata la più limbia città del regno et per mantenerla limpia si solia per la università vendere una gabella nominata di la "mundizia" ... Abolita detta gabella (22 Ottobre 1617)  questa città si retrova essere lorda, di sorte tale, con diverse immondizie et mondiczari nelli pubblici strati, che non si può più camminare, et quando esce il Santissimo Sacramento, il sacerdote et quelli quattro che portano l'asti, come anche tutti coloro che lo accompagnano, si imbrattano, maxime a tempo di pioggia; cosa assai indecente et abominevole".

domenica 20 settembre 2020

21 Settembre

 21 settembre 1964

 Malta consegue l’indipendenza dal Regno Unito.

Dal 218 a.C., Malta divenne parte dell’impero romano fino all’avvento dei Vandali nel 395 d.C. Nel 60 d.C. l’imbarcazione sulla quale San Paolo da Damasco navigava in direzione di Roma naufragò a largo di Gozo, e qui si fermò. Questo evento segna l’inizio dell’evangelizzazione delle isole, che sopravvisse all’invasione araba dell’870 a.C.. Nel 1194 Malta entrò nella sfera di Federico II, il quale per primo espulse gli Arabi in seguito a una rivolta del 1224. Alla morte di Federico II gli Angiò assunsero il potere sull'isola. L'impero angioino ebbe breve durata (1226-1283), ma segnò il definitivo inizio della storia di Malta nell’ambito della politica europea.

In seguito alle rivolte sulla tassazione operata dagli Angiò, culminate in Italia con i Vespri siciliani appoggiate dagli stessi Aragona per appoggiare il loro rientro in Sicilia e Malta, Pietro d’Aragona divenne il nuovo Re. I maltesi si ribellarono nel 1426 anche allo sfruttameno del territorio e della popolazione operata dagli Aragona, e raccolsero i soldi per affrancarsi loro stessi, richiedendo però riforme radicali, incluse la non cedibilità delle isole.

Nel 1530 gli Aragona cedettero in affitto  Malta ai Cavalieri Ospitalieri, un ordine monastico militare conosciuto come "Cavalieri di Malta".

Con il tempo, però, anche l’importanza dell’Ordine dei Cavalieri di Malta cominciò a declinare, in particolare a causa del dispotismo di alcuni Gran Maestri che portarono a violente ribellioni, che si conclusero con una situazione di fatto senza governo di Malta, in un momento, per altro in cui la situazione politica in Europa era esplosiva. 

Napoleone durante la campagna militare contro l'Egitto occupò l'isola nel 1798, ponendo fine a quasi 300 anni di governo della Croce di Malta. Il governo francese su Malta durò però solamente due anni. Dopo circa 15 anni di trattativa, i Maltesi preoccupati in particolare dal ritorno dei Cavalieri di Malta, offrirono agli inglesi il governo dell’isola, in seguito ratificato dal Congresso di Vienna del 1815.

venerdì 18 settembre 2020

19 Settembre

 19 Settembre 1952

Gli USA vietano il rientro a Charlie Chaplin cittadino britannico residente negli Usa, dopo un viaggio in Inghilterra.

Nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth l'artista si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano sotto il nome di maccartismo, egli è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin scendendo dalla nave.  In realtà egli non fu mai comunista, ma il maccartismo comportò anche questi atteggiamenti.

"Maccartismo è termine dell'uso politico statunitense, e sta a indicare un atteggiamento di anticomunismo assoluto che si concreta in una visione politica manichea e in una vera e propria persecuzione di uomini e istituzioni dichiarati antiamericani in quanto 'comunisti'. Storicamente rappresenta il culmine della Guerra Fredda nella politica interna degli Stati Uniti e coincide con gli anni 1950-54 in cui si consuma la parabola del senatore repubblicano del Wisconsin Joseph McCarthy (1907-57). 

giovedì 17 settembre 2020

Referendum. Si politicizza il quesito contro la democrazia

 A rischiare grosso è il Pd, il partito che in Parlamento per tre volte ha votato contro la riduzione della rappresentanza e alla quarta votazione pur di rompere l'alleanza Lega (sovranisti)--M5S (populisti) ha votato favorevolmente.

 Il PD di Zingaretti, è inutile non evidenziarlo, rischia di deflagare. Sono tantissimi ormai gli esponenti, storici e non, del Partito che hanno capito che l'attacco al Parlamento è in verità un attacco alla "Democrazia". Da qui le prese di posizioni di tanti uomini di vertice che annunciano il voto per il NO, da Veltroni a seguire.

  Zingaretti, è notorio, ha schierato il partito sul SI per ragioni di acclarato opportunismo, verrebbe da dire. Ma la difesa della Costituzione e della Democrazia forse meritava più approfondimenti e più valutazioni. L’area Orfini è decisa per il NO, lo stesso l’ex tesoriere Dem, Luigi Zanda;  l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, e Gianni Cuperlo hanno ribadito la loro contrarietà alla riduzione del numero dei parlamentari e quindi il No al referendum. I big Democratici, quali Romano Prodi, Arturo Parisi, Giuseppe Fioroni e Rosy Bindi, sono schierati per il No. E pure il commissario europeo Gentiloni ha mostrato freddezza sulla decisione di Zingaretti.


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Riportiamo di seguito un documento firmato da tanti accademici universitari, oltre duecento, di Filosofia del Diritto e Sociologia del Diritto.

Appello per il NO: “Questo referendum è l’espressione più trasparente del qualunquismo populista”

Ecco il testo dell’appello:

promosso dai proff. Alessio Lo Giudice e Thomas Casadei

“Riteniamo che la proposta di riduzione del numero dei parlamentari, quale taglio lineare, sia l’espressione più trasparente del qualunquismo populista. Il taglio è del tutto separato, peraltro, sia da una legge elettorale che consenta un’effettiva scelta dei rappresentanti fuori da logiche che rischiano di essere sempre più oligarchiche sia da un eventuale disegno di riforma costituzionale di sistema, sul quale eventualmente confrontarsi in modo rigoroso. La proposta, oggetto del referendum costituzionale del 20-21 settembre, fa leva, in superficie, su un istinto e, in profondità, su una precisa visione culturale. L’istinto, trasversale e atavico, è quello della cosiddetta “anti-politica”. 

La riduzione rappresenta infatti, agli occhi di molti, un atto da supportare semplicemente perché rivolto contro la “classe politica”. Assecondare un tale istinto equivale ad alimentare quella cultura anti-istituzionale, in senso ampio, che sta progressivamente lacerando il tessuto civico del nostro Paese. La visione culturale che sostiene il taglio dei parlamentari consiste, invece, nell’avversione nei confronti della mediazione quale esito continuo di un sano processo democratico alimentato dal conflitto tra interessi e posizioni diversi. Un processo che, al contrario, avrebbe bisogno di essere sostenuto favorendo forme di nuova partecipazione e di cittadinanza attiva, nonché pratiche di deliberazione frutto di discussione in ogni sfera sociale. 

Il taglio drastico del numero dei parlamentari è invece l’incarnazione della deriva che ha condotto alla delegittimazione del Parlamento, di tutte le strutture sociali intermedie (partiti, sindacati, etc.) e dei luoghi in cui si elabora il sapere (scuola e università), volti a garantire momenti di confronto e deliberazione nel rispetto del pluralismo. Essendo convinti e convinte che, a tutela dello Stato democratico costituzionale, sia necessario opporsi a tale istinto e a tale visione, intendiamo votare No al prossimo referendum. La posta in gioco è il senso stesso della democrazia costituzionale, quale faticosa, e allo stesso tempo preziosa, forma di riconoscimento e valorizzazione di una pluralità di istanze in vista del perseguimento di un interesse autenticamente generale.”

mercoledì 16 settembre 2020

Referendum. Cento nomi del mondo della cultura dicono NO

Riportiamo dal settimanale L'Espresso le prese di posizione in vista del referendum di domenica prossima, di personaggi del mondo accademico,  delle associazioni, di giuristi e scrittori, di uomini del cinema e della musica. Tutti prendono posizione contro il taglio dei parlamentari, per la difesa della Costituzione e dalle bugie dei demagoghi, 

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Chiara Saraceno
(sociologa e filosofa)
«Mi sembra una soluzione confusa, non particolarmente efficiente. L’equilibrio tra Camera e Senato non è risolto, la riforma è inutile e rischiosa, e i partiti la stanno utilizzando in maniera non propria».

Maurizio De Giovanni
(scrittore e sceneggiatore)
«Il taglio sarebbe un gravissimo problema per la nostra democrazia: siamo un Paese estremamente diversificato, e diminuire la rappresentanza - mantenendo questa legge elettorale - è un rischio soprattutto per il Meridione».

Franco Barbagallo
(storico e accademico)

«È una proposta populistica che lede l’ordito complesso della Costituzione italiana. È una misura demagogica».

Cecilia Strada
(ex-presidente di Emergency)

«Il mio è un No convinto perché se il problema è la qualità del Parlamento bisogna votare meglio, non votare meno».

Franco Arminio
(poeta, scrittore e regista)
«Non è questo il modo di risolvere i problemi del Parlamento, anzi: così le zone periferiche del nostro Paese - che io amo - perderanno ulteriore rappresentanza. Piuttosto, aumenterei la loro, di rappresentanza, con ulteriori parlamentari».

Max Casacci
(chitarrista, produttore e fondatore dei Subsonica)
«Dobbiamo evitare che si riducano gli spazi di rappresentanza di tanti mondi che danno sfaccettature e senso alla politica. Se riduciamo tutto a pochi capibastone, mutiliamo la democrazia stessa. E, in un mondo nel quale sempre più frequentemente le Democrazie, di semplificazione in semplificazione, tendono a trasformarsi in “Democrature”, credo di sapere da che parte stare».

Alberto Guidetti - Bebo
(artista musicale e fondatore de Lo Stato Sociale)
«Il dato di rappresentanza e delega democratica è da salvaguardare e non è pensabile usare strumentalmente un taglio con la scusa di un “risparmio” senza passare attraverso un processo di modifiche della legge elettorale».

Claudio Coccoluto
(dj)

«Se fosse stata una riforma ben definita e strutturata probabilmente ci avrei pensato, ma così - con solamente promesse di “correttivi” all’orizzonte, non mi fido. Il rischio è di fare una riforma a metà puramente demagogica».

Giorgio Battistelli
(compositore)

«Nel Paese c’è bisogno di pluralità, che con il taglio passerebbe in secondo piano. Non è questo il modo né il momento di tagliare i parlamentari».

Massimo Ghini
(attore)

«Il taglio è mostruoso: più potere in mano a pochi. Non sono stato d’accordo sin dall’inizio sul taglio dei parlamentari: sono cresciuto in una democrazia parlamentare e ritengo che il Parlamento sia il bene supremo. Quando i costituenti decisero il numero dei seggi, non lo fecero a casaccio. Si usciva dal totalitarismo e si volevano costruire una Camera dei deputati e un Senato con più voci. La nostra Costituzione è una delle migliori che siano state scritte, sono figlio di un partigiano e voglio ricordare la sofferenza che è costata».

Giuseppe Catozzella
(scrittore)

«Ci sono riforme da fare nella legge elettorale: il taglio dei parlamentari non è un’urgenza. Per me è una misura demagogica che diminuisce la rappresentanza del popolo in Parlamento».

Letizia Battaglia
(fotografa)

«Mi hanno rotto il cazzo con tutto questo moralismo di merda, riceviamo un sacco di soldi dall’Europa e li spendiamo male. Questa è solo una campagna elettorale: che i piccoli paesi e le cittadine minori abbiano una rappresentanza mi sembra più che importante».

Luca Ribuoli
(regista)

«Più c’è la possibilità di essere rappresentati, meglio è. Con tutti i problemi che abbiamo serve più gente, non meno. Non sono neanche d’accordo con la riduzione dello stipendio ai parlamentari: la politica troverebbe comunque il modo di assumere».

Otto Gabos
(fumettista)

«Prima serve una legge elettorale decente, poi si può pensare ai tagli. Così invece si rischia solo di esautorare ancora di più la funzione del Parlamento, resa già risibile negli ultimi anni. Secondo me anche la questione degli sprechi è marginale».

Sandro Veronesi
(scrittore)
«Dietro a questa proposta non c’è un criterio, non c’è una riforma. Il rischio è che si riduca solo la rappresentanza senza però ridurre i costi».

Silvia Ballestra
(scrittrice e traduttrice)

«Diminuirebbe la rappresentanza dei piccoli partiti e dei piccoli centri, che prima invece potevano esprimersi. Perché con meno parlamentari si diversifica meno il Parlamento».

Roberto Andò
(regista, sceneggiatore e scrittore)

«Mai come in questo momento non servono scorciatoie, totalmente pubblicitarie, che hanno uno scopo unicamente di propaganda. Rischiare di rompere il meccanismo lasciandolo sbilanciato è pericoloso».

Stefano Massini
(scrittore)

«Mi sbaglierò ma le riforme, quelle vere, dubito si facciano in fretta e furia abbassando con una sforbiciata i numeri della casta. Questa proposta mi pare redditizia sul piano della propaganda (“Li mandiamo a casa, meno pacchia, meno soldi, meno posti, meno tutto”), ma assai meno sul piano pratico. Insomma, qualcosa mi parla di una furbata, molto gradevole al palato ma meno al raziocinio».

Teresa Ciabatti
(scrittrice e sceneggiatrice)
«La riduzione dei parlamentari non mi sembra un’urgenza: credo che siano altre le priorità vere». 

Vincenzo Trione
(storico e critico d’arte)

«Una riforma del genere non ha senso senza un ripensamento generale del sistema, che andrebbe di conseguenza riequilibrato. Con dei collegi ampi si rischia invece di perdere la specificità dei Comuni». 

Elena Stancanelli
(scrittrice)

«È una riforma scellerata e non si fanno le riforme tagliando a caso deputati che sono già stati eletti». 

Emanuele Macaluso
(politico, sindacalista e giornalista)

«Bisogna contrapporsi all’anti-politica, perché i fautori del Sì e i 5 stelle hanno questo carattere. Il No è una rivalutazione della politica contro l’antipolitica».

Sabina Guzzanti
(comica, attrice e regista)

«Penso che il referendum non sia lo strumento adatto a riformare la Costituzione, che è un sistema complesso e ogni intervento ne implica altri affinché si mantengano gli equilibri istituzionali».

Francesca Chiavacci
(attivista, politica italiana e Presidente nazionale dell’Arci)

«Non credo nell’idea demagogica che questa riforma ci propone. Si tratta solo di una pericolosa contrazione della rappresentanza. La debolezza della nostra democrazia ha ragioni ben più profonde: i leaderismi, il populismi, pratiche oligarchiche nella selezione dei gruppi dirigenti. Ed è da lì che la politica dovrebbe ripartire per curarla e ricostruirla davvero».

Francesco Bruni
(sceneggiatore e regista)

«È una riforma demagogica: il risparmio è irrisorio e basterebbe ridurre lo stipendio dei parlamentari per ottenere lo stesso risultato. E non sono affatto convinto che resterebbero i migliori, ma solo i più garantiti».

Fabio Picchi
(chef e scrittore)

«La politica, come gli altri lavori - infermieri, vigili urbani -, deve essere pagata molto per mostrare la sua efficienza. “Ridurre” è una logica populista, che non tutela tutte le differenze che ci sono in Italia. Il numero dei Parlamentari non mi ha mai scandalizzato, semmai mi può scandalizzare la loro qualità».

Gene Gnocchi
(comico, conduttore televisivo e scrittore)

«Voto No per difendere il posto di lavoro dei miei colleghi comici che siedono in Parlamento».

Don Luigi Ciotti
(attivista e fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera)

«Voto fermamente No perché sono altre le riforme istituzionali importanti e necessarie. I provvedimenti di questo tipo indeboliscono la nostra rappresentanza».

Melissa Panarello
(scrittrice)

«Se i tanti parlamentari che ci sono adesso lasciano molto a desiderare, mi chiedo di cosa possano essere capaci in pochi. È una questione di statistica, capisci? Se sono in tanti almeno aumentano le possibilità che qualche intelligenza spunti come un fiore nel deserto. Inoltre, le oligarchie non mi sono mai piaciute».

Dacia Maraini
(scrittrice)

«Non si tratta di quantità, ma di qualità: bisognerebbe insistere su di essa e far lavorare i Parlamentari di più e meglio».

Seguono ancora tantissime altre dichiarazioni
in favore del NO

martedì 6 novembre 2012

La crisi. Nessuno ci dice la verita', per esempio che durera' ben oltre un decennio

Sui giornali di questi giorni si legge che gli extracomunitari, residenti in Italia, hanno aperto tredicimila nuove attività, mentre, d’altro canto, sono cessate ventiquattromila attività gestite da italiani. Come si spiega questo strano fenomeno? La risposta la si trova nel fatto che extracomunitari fanno immensi sacrifici, lavorano fino a venti ore al giorno, sette giorni su sette, ma progrediscono, guadagnano e le loro famiglie, tutto sommato, stanno bene. Un fenomeno analogo e' quello che vede ben un milione e seicentomila italiani e italiane hanno lasciato il campo ad altrettanti stranieri per il ruolo di badante, il cui numero è probabilmente maggiore perché c’è chi lavora in nero. LA CRISI (che purtroppo si protrarra' ed aggravera' ulteriormente ancora ben oltre il decennio non ha ancora insegnato agli italiani che bisogna privarsi di alcune cose oggi per ottenerne altre domani. Il vero problema e' che i politici che ci governano si sono rivelati pessimi e non ci dicono come effettivamente stanno le cose, non ci dicono la verita'.

lunedì 22 ottobre 2012

Mario Monti. La crisi c'e', non per tutti ne' su tutto

223 milioni di euro alla scuola privata, 10 milioni di euro per Radio Radicale, 570 milioni di euro per la Tav, 57 milioni di euro per la “partecipazione italiana alla costruzione del nuovo Quartier Generale Nato a Bruxelles”. Ecco alcune delle misure previste dalla legge di stabilità in uscita. Un contraltare molto discutibile alle misure in entrata previste dal governo Monti. Quelle graveranno sulle fascie basse della popolazione.

giovedì 4 ottobre 2012

Mario Monti. Oggi pomeriggio il Consiglio dei Ministri metterà un piccolo freno alle spese politiche delle regioni.

Non tutti i mali vengono per nuocere. Sostiene un amico: "Finirà che ringrazieremo Fiorito e le "feste dei maiali" di De Romanis per aver fatto esplodere lo scandalo della Regione Lazio e reso intollerabili sprechi e ruberie negli enti locali".
 
Quanto venuto a galla nel Lazio, in Piemonte, in Saredegna, in Lombardia, in Emilia Romagna, in Puglia, in Sicilia al di là del malgoverno (fatto purtroppo abituale nella nostra Italia),  mette in evidenza la brutta, la pessima riforma del titolo V della Costituzione, approvata in tutta fretta dal centro-sinistra al governo per cercare di frenare le demagogie federaliste della Lega. Chi scrive queste righe confessa di avere inizialmente condiviso quella riforma, quella disgraziata riforma, che ha aperto dal 2001 non solo ai ladri professionisti, ma anche ai ladri di strada, di rubare senza alcuna difficoltà nelle casse pubbliche decentralizzate per nuna infinità di materie socio-economiche in più punti dello stivale.
 Troppi poteri alle regioni immaginando che i politicanti italiani fossero "signori", senza criteri di buon governo, di efficienza, di trasparenza, e -fatto assurdo-  senza controlli.
Adesso, nel pomeriggio di oggi il Consiglio dei Ministri varerà i tagli alle spese regionali. Purtroppo saranno un nulla rispetto a ciò che il Titolo V della Costituzione ha trasgerito. Ma meglio di niente.

venerdì 29 giugno 2012

Mario Monti. L'accordo non e' una polpetta avvelenata

''Non c'e' la Troika nelle procedure previste per l'intervento dei fondi Efsf ed Esm'' per rifinanziare le banche e raffreddare gli spread. Lo assicura Mario Monti a conclusione della riunione del Consiglio europeo, parlando della possibilita', per gli Stati che ne hanno bisogno di ricorrere ai due fondi salva-stati. Il presidente del Consiglio, dopo voci discordanti, ha assicurato che non ci sara' mai l'intervento della troika,Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Per cui ''non ci sara' la pesantezza di cessione di sovranita''' come visto nel caso della Grecia. Rispondendo alle critiche dell'ex ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha aggiunto ''Posso tranquillizzare un osservatore molto attento delle questioni economiche italiane, europee ed internazionali, e molto arguto e sempre vigile sul piano della politica nazionale che e' Renato Brunetta''. Brunetta ''ha espresso delle considerazioni che condividerei se fosse stato previsto l'intervento della Troika'', una cosa di cui ''non saremmo stati contenti''. Ma, sottolinea Monti, ''non si tratta di una polpetta avvelenata''.

giovedì 14 giugno 2012

E ... il debito pubblico -nonostante accise sui carburanti etc- continua ad aumentare

Ad aprile il debito pubblico che grava sull'Italia non ha ceduto di un centesimo rispetto a marzo.
Anzi, ha raggiunto il nuovo record storico di 1.948 miliardi.
Le entrate tributarie che dovrebbero contribuire alla riduzione sono cresciute dello 0,2%, nonostante la pressione fiscale sia una delle più alte d'Europa. 
Secondo i dati, fornit da Bankitalia, contenuti nel supplemento al bollettino statistico sulla finanza pubblica, l'ammontare del debito è salito a 1.948,6 miliardi di euro, rispetto ai 1.946 miliardi di marzo.
Ad aprile del 2011 il debito pubblico ammontava a 1.889,6 miliardi di euro.
Il debito pubblico col nuovo record risulta in aumento, rispetto alla fine del 2011, di 50,709 miliardi di euro. 
Le entrate tributarie nei primi quattro mesi del 2012 si sono attestate a quota 111,295 miliardi di euro, in lievissimo aumento (+0,2%) rispetto ai 111,056 miliardi dello stesso periodo del 2011. Tuttavia nel solo aprile le entrate sono salite del 2,4% rispetto allo stesso mese del 2011 a 28,127 miliardi.

martedì 10 aprile 2012

Mario Monti. Forte con i deboli e debole con i forti ?

Punto e a capo. 
Lo spread sta per arrivare nuovamente a quota 400.
 Le riflessioni che spuntano sono del tipo: Mario Monti sa mettere tributi a carico dei cittadini normali, ma non sa tassare chi più possiede e soprattutto non sa (o non può) fare i tagli  ai partiti ladroni, ai burocrati di stato ed agli inetti manager delle aziende pubbliche che accumulano perdite ma accrescono i loro compensi.
Gas ed energia elettrica aumenteranno in queste settimane con percentuali vicine al 10% e apprendiamo -contemporaneamente- che i managers di ENI ed ENEL nello scorso anno hanno avuto aumenti in busta paga del 30, 40%: con retribuzioni sui 4 milioni di euro annui.

Ci chiediamo:  ma Mario Monti finge o ... fa sul serio ? E' probabile che non veda dove bisogna tagliare ?
Come può Mario Monti chiedere sacrifici alla gente se Scilipodi ... incassa €. 20.000,oo al mese ? Se Rosy Bindi incassa €. 20.000,oo al mese e non è capace di accorgersi che dalle casse del suo partito le rubano 20 milioni di euro ?

Perchè la gente deve accettare sacrifici ?

domenica 12 febbraio 2012

Mario Monti. Fa da 'Cireneo' ad una classe dirigente di inetti ed ignoranti

Le immagini che in questi giorni arrivano dalla Grecia dovrebbero far riflettere quei governanti, nazionali, regionali e locali, la cui inettitudine e la cui ingordigia ha rovinato l’Italia e non solo l’Italia.
Certamente i governanti che ci hanno mal governato non sono arrivati dal polo Nord, ma li abbiamo scelti noi elettori e non sono altro che il nostro riflesso.
Gli italiani –leviamocelo dalla mente- non sono migliori dei Rutelli, dei Gasparri e di tutti i finti “innocenti”, siano essi di destra o di sinistra che fingono di indignarsi per i milioni di euro che si scopre sono stati rubati alla società e alla vita pubblica (milioni di euro corrispondono a miliardi di vecchie lire).
Una classe dirigente differenziata quella che si è alternata nell'ultimo ventennio ma tutta incapace di capire la realtà del paese e del mondo in cui viviamo, incapace di comprendere la transizione epocale che stiamo attraversando in un mondo in cui ormai i paesi emergenti hanno da dire la loro, dall'India, alla Cina, al Brasile.
Mezza classe dirigente in questo ultimo ventennio si è attardata e non è riuscita a scaricarsi della zavorra culturale e politica della prima repubblica; in buona sostanza ha continuato a coltivare le scorie della cultura di finto marxisteggiare pensando di tenersi stretto il vecchio elettorato e senza accorgersi che il muro di Berlino aveva sepolto un precedente modo di pensare e di vedere le cose del mondo, quelle sociali comprese. L’altra metà di classe dirigente si è cullata nel fatto che gli avversari con tutto il loro modo di pensare erano finiti sotto il muro di Berlino e pertanto ritenendosi i soli con le carte in regola hanno fatto e strafatto. Hanno ritenuto che rubare, per loro che avevano avuto la vista più nitida, fosse il premio che gli competeva, il minimo che gli spettava.
Inetti gli uni ad aggiornarsi ed inaffidabili gli altri che hanno ritenuto fosse casa loro quella che è la “Casa di tutti”; se è vero che i governanti devono sapere vedere e pianificare il domani della società, a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale l'intera classe dirigente italiana è stata miope ed ha messo in scena uominicchi alla Berlusconi, buoni a far ridere ma non a salvarci dalle difficoltà.
Ovviamente quanto delineato è fatto ad ampi tratti e con generalkizzazioni. Esistono uomini di sinistra che hanno saputo cogliere il nuovo che via via si intravedeva ed hanno saputo pigiare l’acceleratore sulle riforme necessarie per evitare di essere sopraffatti. A destra di uomini avveduti, almeno in Italia dove ha imperversato il berlusconismo degli “affari propri”, se ne sono intravisti pochi, tutti si sono adeguati alla vita godereccia del capo. Tremonti compreso, che adesso rilascia interviste di avere capito tutto dal 2006.
Se fosse vero che aveva capito è responsabile delle difficoltà del paese due volte; una perche ha servito fino alla fine il suo capo e due perchè pur sapendo non si è dissociato.
Abbiamo dovuto affidarci ad un uomo delle Università, ad un uomo di cultura “liberista” per evitare di finire nella voragine del populismo senza orizzonti, come minaccia di finire la Grecia. Paese in cui ai "sacrifici" da pane e cipolla non esistono alternative. L'allontanarsi dall'Europa significherebbe infatti avere la cipolla, senza nemmeno il pane.
Un “liberista”, un uomo delle banche e della finanza (Mario Monti) -uomo dei ceti dominanti-  sta facendo da Cireneo non ad un Cristo giusto appesantito dal peso della croce, bensì a dei ladri ed ignoranti che hanno puntato negli anni scorsi solamente agli “affari propri”, ai danni di tutti. Certo, sotto la croce ed i sacrifici ci siamo tutti.
Assurdo !

venerdì 23 dicembre 2011

Governo Monti. Ha alimentato tante aspettative di buon governo ma ha cercato i soldi negli stessi posti di sempre: nella gente che lavora e non nei parassiti

La manovra del governo Monti è legge. Ieri il Senato della Repubblica ha dato il si definitivo. Il Governo attingerà ai risparmi degli italiani ed alimenterà la voragine della spesa pubblica. Spesa pubblica che tutti ci aspettavamo -da un governo di tecnici- che sarebbe stata tagliata dai mille rami di parassitismo e che invece è rimasta tale e quale l'aveva cresciuta persino il governo di Berlusconi.
  Ci viene detto -ma ormai nessun italiano si fida di nessuno, e nemmeno dei professori alla Fornero, la professoressa che parla tanto e fa tantissimo danno- che la Manovra serva al pareggio di bilancio nel 2013.
Una manovra complessiva, dopo le modifiche della Camera, di 34,9 miliardi nel 2014, di cui 21,4 di correzione dei conti.
PENSIONI. È la grande voce di risparmio, 20 miliardi a regime nel 2018, con l'introduzione del metodo contributivo per tutti. In più viene accelerata l'equiparazione dell'età della pensione delle donne a quella degli uomini: dal 2018 sarà di 66 anni.
Stretta sulle pensioni di anzianità: ci vogliono almeno 42 anni di contributi, e a regime chi lascerà prima perderà il 2% del trattamento ogni anno.
Cresceranno i contributi per gli autonomi, che arriveranno al 25% nel 2018, per garantire loro un assegno più pesante. Per le pensioni d'oro maxi-prelievo del 15% oltre i 200.000 euro.
Per far cassa nei prossimi due anni viene bloccata l'indicizzazione delle pensioni oltre la soglia dei 1.400 euro, cioè tre volte la minima.
FISCO. In questo grande capitolo, la voce di maggior impatto è l'anticipo di due anni, cioè dal 2012, dell'Imu, la vecchia Ici anche sulla prima casa. In più ci sarà una rivalutazione monetaria delle rendite catastali che renderà più pesante questo tributo per tutti gli immobili.
Ci sarà una esenzione di 200 euro per tutti, che aumenta di 50 euro per ogni figlio, fino a un massimo di 400.
Vengono anche tassate le auto di grossa cilindrata, le barche e gli aerei privati, con una imposta che calerà nel tempo e sarà compensata dall'incremento delle accise sulle sigarette fai da te (trinciato).
Per quanto riguarda i capitali scudati (182 miliardi) sono soggetti ad un'imposta di bollo speciale del 10 per mille negli anni 2012 e 13,5 per mille nel 2013, l'aliquota ordinaria è al 4 per mille. Il Fisco avrà un anno in più, fino al 31 dicembre 2013, per le attività di accertamento legate al recupero delle somme non riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla legge finanziaria 2003.
Una patrimoniale sarà l'imposta di bollo su tutti i depositi titoli (es. Fondi di investimento o polizze vita) e non più solo sui conti correnti. I depositi bancari con meno di 5.000 euro non pagheranno più il bollo annuale di 34 euro; quelli delle società saliranno a 100 euro.
EQUITALIA. I beni espropriati da Equitalia ai debitori verso il Fisco non saranno più messi all'asta dall'Agenzia ma saranno venduti dal contribuente. Il debitore venderà il bene pignorato o ipotecato e consegnerà l'intera somma ad Equitalia, che restituirà al contribuente la somma che eccede il debito.
Inoltre, le aziende in difficoltà a causa della crisi che sono in ritardo nel pagamento delle cartelle potranno ottenere una ulteriore proroga di 72 mesi. Infine slitta di un anno (a fine 2012) l'uscita di Equitalia dalla riscossione dei Comuni.
TAGLI A POLITICA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Le Camere, con proprie delibere, passeranno al metodo contributivo per le pensioni e taglieranno gli stipendi dei parlamentari. Le Province diverranno enti di secondo livello, ma solo alla loro scadenza naturale.
Conclusione
Governi politici o tecnici non sanno fare altro che togliere soldi a chi ha sempre pagato. 
In Sicilia tutti ci interroghiamo su tenori di vita sproporzionati all'impegno lavorativo di taluni. Tutti ci interroghiamo, tranne il Fisco.
Il Governo di Monti sarà tecnico, ma è capace di deludere al pari dei governi dei politicanti da quattro soldi che da decenni ci sgovernano.

lunedì 5 dicembre 2011

Quel 10% di italiani -che detiene il 50% della ricchezza nazionale- non interessa al governo

«Il decreto salva-Italia è stato varato».
Il governo dei professori ha consegnato l’elaborato.
Mario Monti adesso dovrà convincere il Paese che la manovra da 30 miliardi lordi (20 di correzione) non solo è l'unico modo per non far precipitare l'Italia, ma è anche equo ed è pure giusto.
Prima di illustrare le misure adottate dal Consiglio dei Ministri ieri sera il premier si è rivolto in TV direttamente agli italiani per dare il senso dell'urgenza, ma anche della massima trasparenza spiegando che tutti i membri del governo dichiareranno per intero i patrimoni personali posseduti e non solo quello che prevede l'attuale modulistica.
Ha parlato di crisi «gravissima» e della necessità di salvare i sacrifici delle generazioni di italiani che si sono susseguite dal dopoguerra ad ora. Ha spiegato che il debito pubblico, vero fardello che impone la manovra, non è colpa degli europei ma degli «italiani» che non hanno guardato all'interesse delle future generazioni.
Ha insisto sul taglio ai costi della politica contenuti nel decreto legge, citando l'eliminazione dei consigli provinciali e il ridimensionamento delle Authority, aggiungendo che il governo non si fermerà qui.
Ha annunciato di voler rinunciare al suo stipendio da presidente del Consiglio e ministro dell'Economia, eliminando le doppie retribuzioni per tutti i membri dell'esecutivo.
Con i partiti, l'obiettivo è stato di scontentare tutti in egual misura
Il bilancino. Al Pdl Monti ha consentito di poter dire che non c'è una imposta patrimoniale e che l'Irpef non sarà più salata di quanto già lo è, ma ha imposto il ritorno dell'Ici sulla prima casa, un salasso seconde e terze case. Al Pd ha permesso di festeggiare per la tassazione dei capitali scudati, ma la riforma delle pensioni è stata durissima, come dimostra l'ira dei sindacati. Al Terzo Polo ha regalato l'eliminazione dei tagli lineari previsti nella delega fiscale, sostituiti con un eventuale aumento dell'Iva, a decorrere da giugno 2013.
La struttura della manovra resta molto pesante. Soprattutto sul fronte delle pensioni. Tanto che la stessa Elsa Fornero, ministro del Lavoro, si è commossa alla parola «sacrifici». Monti invece è rimasto impassibile ed ha illustrato con grande calma i provvedimenti, dando la parola -come un professore fa con gli studenti- ai diversi ministri che lo accompagnavano nella Conferenza Stampa.
Monti ha sottolineato la necessità di «tirare la cinghia», ed ha presentato le misure per rilanciare la crescita. Ha parlato di misure incisive sul fisco, di sacrifici distribuiti con equità. Del bisogno che l'Italia torni ad essere orgogliosa e non «derisa» nel mondo. Ha negato che si tratti di una manovra di sole tasse o che colpisce i «soliti noti».
Le misure. Il decreto varato ha addossato un grosso onere sulla previdenza e sui piccoli risparmiatori esentando i grandi patrimoni cioè quel 50% di patrimoni che sono detenuti solamente dal 10% degli italiani.
Comunque, ha sottolineato il ministro Piero Giarda, non esistono alternative: «Vi immaginate cosa sarebbe successo se non avessimo assunto queste misure?».
Sacrifici, innanzitutto sulle pensioni, con una stangata su quelle di anzianità ed il blocco della modesta scala mobile esistente (per tutte, escluse tutte quelle sotto i 960 euro). Il mantenimento dell'adeguamento del caro vita per le pensioni basse viene compensato con una tantum dell'1,5% sui capitali rientrati dall'estero con lo scudo fiscale di Tremonti.
In mancanza della “Patrimoniale” sono il ceto medio e quello medio alto che dovranno sostenere la nuova imposta sul bollo che graverà su tutte le forme di risparmio, dai Fondi di investimenti alle polizze vita. Questa imposta -rispetto ad una patrimoniale sui beni mobili-colpisce più i piccoli risparmiatori che le lobby finanziarie, ma d'altra parte Monti ha detto che una patrimoniale sulle «grandi ricchezze» come in Francia avrebbe provocato una «fuga» di capitali in attesa di essere attuata.
Il ritorno dell'Ici, che il federalismo fiscale varato da Berlusconi prevedeva di reinserire nel 2014, decorrerà da gennaio prossimo. Ci sono però detrazioni che potrebbero esentare del tutto le case di minor valore.
ll decreto avrà anche un impatto positivo sulla crescita, contrariamente a quanto «frettolosi e valenti economisti amici» (cioè Alberto Alesina e Roberto Giavazzi, del Corriere della Sera) avevano sostenuto con forte indignazione sull’editoriale di ieri.
Il governo ha puntato tutto su una serie di misure ritagliate apposta per le imprese (da qui la soddisfazione della Marcegaglia), come la defiscalizzazione dei capitali reinvestiti in azienda, la detassazione della parte Irap sul lavoro. Esistono anche incentivi per l'occupazione di donne e giovani ed il tutto dovrebbe bastare a compensare l'inevitabile contrazione dei consumi dovuto alla contrazione del reddito disponibile e all'aumento dell'Iva dal secondo semestre del 2012.
Sarà davvero come Monti ha immaginato ?

venerdì 18 novembre 2011

Mario Monti. Il testo integrale del discorso svolto in Senato

 Monti al Senato per la fiducia - il testo integrale del discorso Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con grande emozione che mi rivolgo a voi come primo atto del percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento al Governo ieri costituito.
L'emozione è accresciuta dal fatto che prendo oggi la parola per la prima volta in questa Aula nella quale mi avete riservato qualche giorno fa un'accoglienza che mi ha commosso. Sono onorato di entrare a far parte del Senato della Repubblica. Desidero rivolgere un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Napolitano che con grande saggezza, perizia e senso dello Stato ha saputo risolvere una situazione difficile in tempi ristrettissimi nell'interesse del Paese e di tutti i cittadini.
APPLAUSI
Vorrei anche rinnovargli la mia gratitudine per la fiducia accordata alla mia persona, per il sostegno e la partecipazione che mi ha costantemente assicurato nei miei sforzi per comporre un Governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche e, al contempo, dare risposte efficaci alle gravi sfide che il nostro Paese ha di fronte a sé.
Rivolgo il mio saluto ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a tutti i senatori. Mi auguro di poter stabilire con ciascuno di voi anche un rapporto personale come vostro collega, sia pure l'ultimo arrivato.
APPLAUSI
Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate attraverso l'azione quotidiana di ciascuno di noi dignità, credibilità e autorevolezza.
Da parte mia, da parte nostra, vi sarà sempre una chiara difesa del ruolo di entrambe le Camere quali protagoniste del pubblico dibattito.
Un ringraziamento specifico e molto sentito desidero, infine, esprimere al vostro, al nostro, Presidente. Il presidente Schifani (
APPLAUSI)
ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione - come potete immaginare, non semplicissima - svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare.
APPLAUSI
Rivolgo, infine, un pensiero rispettoso e cordiale al presidente, onorevole dottor Silvio Berlusconi (APPLAUSI) mio predecessore, del quale mi fa piacere riconoscere l'impegno nel facilitare in questi giorni la mia successione nell'incarico.
Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell'appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso fin dal primo momento il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un'asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica. Al contrario, spero che il mio Governo ed io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire in modo rispettoso e con umiltà a riconciliare maggiormente - permettetemi di usare questa espressione - i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica.
APPLAUSI
Io vorrei, noi vorremmo, aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito, che fa parte naturalmente della vita democratica, molto, molto, accesa, e consentirci di prendere insieme, senza alcuna confusione delle responsabilità, provvedimenti all'altezza della situazione difficile che il Paese attraversa, ma con la fiducia che la politica che voi rappresentate sia sempre più riconosciuta, e di nuovo riconosciuta, come il motore del progresso del Paese.
Le difficoltà del momento attuale. L'Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici, quali furono Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e - sottolineo in modo particolare - Alcide De Gasperi (APPLAUSI) e che per sessant'anni abbiamo perseguito, passo dopo passo, dal Trattato di Roma - non a caso di Roma - all'atto unico, ai Trattati di Maastricht e di Lisbona, è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione.
Un fallimento non sarebbe solo deleterio per noi europei. Farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l'Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed esercitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multilaterale efficace.
Non illudiamoci, onorevoli senatori, che il progetto europeo possa sopravvivere se dovesse fallire l'Unione Monetaria. La fine dell'euro disgregherebbe il mercato unico, le sue regole, le sue istituzioni. Ci riporterebbe là dove l'Europa era negli anni cinquanta.
La gestione della crisi ha risentito di un difetto di governance e, in prospettiva, dovrà essere superata con azioni a livello europeo. Ma solo se riusciremo ad evitare che qualcuno, con maggiore o minore fondamento, ci consideri l'anello debole dell'Europa, potremo ricominciare a contribuire a pieno titolo all'elaborazione di queste riforme europee. Altrimenti ci ritroveremo soci di un progetto che non avremo contribuito ad elaborare, ideato da Paesi che, pur avendo a cuore il futuro dell'Europa, hanno a cuore anche i lori interessi nazionali, tra i quali non c'è necessariamente una Italia forte.
Il futuro dell'euro dipende anche da ciò che farà l'Italia nelle prossime settimane, anche e non solo, ma anche. Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Quel rapporto è oggi al medesimo livello al quale era vent'anni fa ed è il terzo più elevato tra i Paesi dell'OCSE. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Nel ventennio trascorso l'Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l'imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente. Tuttavia, quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita. L'assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.
Ciò che occorre fare per ricominciare a crescere è noto da tempo. Gli studi dei migliori centri di ricerca italiani avevano individuato le misure necessarie molto prima che esse venissero recepite nei documenti che in questi mesi abbiamo ricevuto dalle istituzioni europee. Non c'è nessuna originalità europea nell'aver individuato ciò che l'Italia deve fare per crescere di più. È un problema del sistema italiano riuscire a decidere e poi ad attuare quanto noi italiani sapevamo bene fosse necessario per la nostra crescita.
Non vediamo i vincoli europei come imposizioni. Anzitutto permettetemi di dire, e me lo sentirete affermare spesso, che non c'è un loro e un noi. L'Europa siamo noi.
APPLAUSI
Quelli che poi ci vengono in un turbinio di messaggi, di lettere e di deliberazioni dalle istituzioni europee sono per lo più provvedimenti rivolti a rendere meno ingessata l'economia, a facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l'efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese.
APPLAUSI
L'obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un'obiezione dietro la quale spesso si maschera - riconosciamolo - chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno. Ma, evidentemente, più tardi si comincia, più tardi arriveranno i benefìci delle riforme. Ma, soprattutto, le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici sono guidate sì da convenienze finanziarie immediate, ma - mettiamocelo in testa - sono guidate anche dalle loro aspettative su come sarà l'Italia fra dieci o vent'anni, quando scadranno i titoli che acquistano oggi.
Quindi, non c'è iato la tra le cose che dobbiamo o fare oggi o avviare oggi, anche se avranno effetti lontani, perché anche gli investitori, che ci premiano o ci puniscono, agiscono oggi, ma guardano anche agli effetti lontani.
Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori, possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa. I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia - mi auguro - sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l'effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne. Dobbiamo renderci conto che, se falliremo e se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.
La crisi che stiamo vivendo è internazionale; questo è ovvio, ma conviene ripeterlo ogni volta, anche ad evitare demonizzazioni. È internazionale, lo sto dicendo a tutti. Ma l'Italia ne ha risentito in maniera particolare. Secondo la Commissione europea, al termine del prossimo anno il prodotto interno lordo dell'Italia sarebbe ancora quattro punti e mezzo al di sotto del livello raggiunto prima della crisi. Per la stessa data, l'area dell'euro nel suo complesso avrebbe invece recuperato la perdita di prodotto dovuta alla crisi. Francia e Germania raggiungerebbero il traguardo di riportarsi al livello precrisi nell'anno in corso. La relativa debolezza della nostra economia precede l'avvio della crisi.
Tra il 2001 e il 2007 il prodotto italiano è cresciuto di 6,7 punti percentuali, contro i 12 della media dell'area dell'euro, i 10,8 della Francia e gli 8,3 della Germania. I risultati sono deludenti al Nord come al Sud. E non vi propongo un paragone con la Cina o con altri Paesi emergenti, ma con i nostri colleghi ed amici stretti della zona euro. La crisi ha colpito più duramente i giovani. Ad esempio, nei 15 Paesi che componevano l'Unione europea fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione nella classe di età 15-24 anni è aumentato di cinque punti percentuali, in Italia di 7,6 punti percentuali.
Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità.
APPLAUSI
I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse.
Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità.
Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.
Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità.
In quest'ottica, per rispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali che, devo dire, ho ascoltato con molta attenzione...
Se dovete fare una scelta - mi permetto di rivolgermi a tutti - ascoltate, non applaudite!
APPLAUSI
Non ripeterò l'importanza del valore costituzionale delle autonomie speciali, perché altrimenti arrivano di nuovo applausi; l'ho già detto e lo avete ascoltato.
In quest'ottica - come stavo dicendo - perrispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali nel corso delle consultazioni, ho deciso di assumere direttamente in questa prima fase le competenze relative agli affari regionali. Spero in questo modo di manifestare una consapevolezza condivisa circa il fatto che il lavoro comune con le autonomie territoriali debba proseguire e rafforzarsi, nonostante le difficoltà dell'agenda economica. In tale prospettiva si dovrà operare senza indugio per un uso efficace dei fondi strutturali dell'Unione europea.
Sono consapevole che sarebbe un'ambizione eccessiva da parte mia e da parte nostra pretendere di risolvere in un arco di tempo limitato, qual è quello che ci separa dalla fine di questa legislatura, problemi che hanno origini profonde e che sono radicati in consuetudini e comportamenti consolidati. Ciò che si prefiggiamo di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai Governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo.
Per questo il programma che vi sottopongo oggi si compone di due parti, che hanno obiettivi ed orizzonti temporali diversi. Da un lato, vi è una serie di provvedimenti per affrontare l'emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica, restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata. Dall'altro lato, si tratta di delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali, in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale.
In considerazione dell'urgenza con la quale abbiamo dovuto operare per la formazione di questo Governo - ed in questo senso voglio ringraziare le diverse forze politiche che, nei miei confronti, figura estranea al vostro mondo, si sono gentilmente e con sollecitudine apprestate all'ascolto e all'offerta di contributi dei quali ho cercato di tenere conto - quello che intendo fare oggi è semplicemente presentarvi gli aspetti essenziali dell'azione che intendiamo svolgere. Se otterremo la fiducia del Parlamento, ciascun Ministro esporrà alle Commissioni parlamentari competenti le politiche attraverso le quali, nei singoli settori, queste azioni verranno avviate.
  È in discussione in Parlamento una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, in coerenza con gli impegni presi nell'ambito dell'Eurogruppo.
L'adozione di una regola di questo tipo può contribuire a mantenere nel tempo il pareggio di bilancio programmato per il 2013, evitando che i risultati conseguiti con intense azioni di risanamento vengano erosi negli anni successivi, come è accaduto in passato. Affinché il vincolo sia efficace, dovranno essere chiarite le responsabilità dei singoli livelli di Governo.
A questo proposito ed anche in considerazione della complessità della regola, ad esempio l'aggiustamento per il ciclo, sarà opportuno studiare l'esperienza di alcuni Paesi europei che hanno affidato ad autorità indipendenti la valutazione del rispetto sostanziale della regola, dato che in questa materia la credibilità nei confronti di noi stessi e del mondo è un requisito essenziale. Sarà anche necessario attuare rapidamente l'armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche. Opportunamente la proposta di legge in discussione in Parlamento già prevede l'assegnazione allo Stato della potestà legislativa esclusiva in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici. Nell'immediato daremo piena attuazione alle manovre varate nel corso dell'estate, completandole attraverso interventi in linea con la lettera di intenti inviata alle autorità europee.
Nel corso delle prossime settimane valuteremo la necessità di ulteriori correttivi. Una parte significativa della correzione dei saldi programmata durante l'estate è attesa dall'attuazione della riforma dei sistemi fiscale ed assistenziale. Dovremmo pervenire al più presto ad una definizione di tale riforma e ad una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Dovranno inoltre essere identificati gli interventi, volti a colmare l'eventuale divario rispetto a quelli indicati nella manovra di bilancio.
Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l'obiettivo di allinearci rapidamente alle best practices europee.
Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio. Ritengo inoltre necessario ridurre le sovrapposizioni tra i livelli decisionali e favorire la gestione integrata dei servizi per gli Enti locali di minori dimensioni. Il riordino delle competenze delle Province può essere disposto con legge ordinaria. La prevista specifica modifica della Costituzione potrà completare il processo, consentendone la completa eliminazione, così come prevedono gli impegni presi con l'Europa.
APPLAUSI
Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa, previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda l'integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell'ordine, l'accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria.
Gli interventi saranno coordinati con la spending review in corso, che intendo rafforzare e rendere particolarmente incisiva con la precisa individuazione di tempi e responsabilità. Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l'età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi.
Il nostro sistema pensionistico rimane però caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio.
Il rispetto delle regole e delle istituzioni e la lotta all'illegalità riceveranno attenzione prioritaria da questo Governo. Per riacquistare fiducia nel futuro dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che caratterizzano uno Stato di diritto, quindi si procederà alla lotta all'evasione fiscale e all'illegalità, non solo per aumentare il gettito (il che non guasta), ma anche per abbattere le aliquote: questo può essere fatto con efficacia prestando particolare attenzione al monitoraggio della ricchezza accumulata (ho detto monitoraggio della ricchezza accumulata) e non solo ai redditi prodotti.
L'evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Interventi incisivi in questo campo possono ridurre il peso dell'aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l'uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica, accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorare la qualità degli accertamenti.
Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 prevede per il 2014 l'entrata in vigore dell'imposta municipale che assorbirà l'attuale ICI, escludendo tuttavia la prima casa e l'IRPEF sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali. In questa cornice intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare: tra i principali Paesi europei, l'Italia è caratterizzata da un'imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L'esenzione dall'ICI delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità - se non vogliamo chiamarla anomalia - del nostro ordinamento tributario.
Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare a dismissione sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera d'intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di almeno 5 miliardi all'anno nel prossimo triennio. A tale scopo verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia, è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello macroeconomico e microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti determinati dal vincolo di bilancio.
La pressione fiscale in Italia è elevata nel confronto storico e in quello internazionale (nel testo scritto che avrete a disposizione si danno ulteriori elementi). Nel tempo e via via che si manifesteranno gli effetti della spending review sarà possibile programmare una graduale riduzione della pressione fiscale; tuttavia anche prima, a parità di gettito, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull'attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico.
APPLAUSI
Dal lato della spesa, un impulso all'attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l'agenda digitale. Ho quasi concluso.
Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione.
APPLAUSI
Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività, tenendo conto dell'eterogeneità che contraddistingue in particolare l'economia italiana. In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere.
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Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare, che va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro, superando l'attuale segmentazione. Più mobilità tra impresa e settori è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell'economia italiana e sospingerne la crescita.
È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. Tenendo conto dei vincoli di bilancio occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro. Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali, ma è nostro dovere cercare di evitare le angosce che accompagnano questi processi.
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È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell'azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso. Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.
È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.
C'è poi un problema legato all'invecchiamento della popolazione che si traduce in oneri crescenti per le famiglie; andrà quindi prestata attenzioni ai servizi di cura agli anziani, oggi una preoccupazione sempre più urgente nelle famiglie in un momento in cui affrontano difficoltà crescenti.
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Infine un'attenzione particolare andrà assicurata alle prospettive per i giovani; dico "infine" nel senso di finalità di tutta la nostra azione. Questa sarà una delle priorità di azione di questo Governo, nella convinzione che ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l'intero Paese. Dobbiamo porci l'obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di strutturare le proprie potenzialità in base al merito individuale indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. Per questo ritengo importante inserire nell'azione di Governo misure che valorizzino le capacità individuali e eliminino ogni forma di cooptazione. L'Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti; deve essere lei orgogliosa dei suoi talenti e non trasformarsi in un'entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata, mobilità sociale ma anche geografica, non solo all'interno del nostro Paese ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.
L'ultimo punto che desidero brevemente presentarvi - ed è una caratteristica spero distintiva del nostro Esecutivo, se consentirete al nostro, o vostro, Governo di nascere, è quella delle politiche micro-economiche per la crescita.
Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori. La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all'accrescimento dei livelli d'istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall'INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. Nell'università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d'incentivazione basati sulla valutazione, previsti dalla riforma. Gli investimenti in infrastrutture, di cui tante volte e giustamente abbiamo parlato e si è parlato negli corso degli anni, sono fattori rilevanti per accrescere la produttività totale dell'economia.
A questo scopo, abbiamo per la prima volta valorizzato in modo organico nella struttura del Governo la politica, anzi, le politiche di sviluppo dell'economia reale, con l'attribuzione ad un unico Ministro delle competenze sullo sviluppo economico e sulle infrastrutture ed i trasporti. Questo vuole indicare quasi visivamente e in termini di organigramma del Governo che pari attenzione e centralità vanno attribuite a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e a ciò che ad esso consente di crescere e, quindi, di restare stabile a lungo termine, cioè appunto la crescita.
Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto a ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative, nonché a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime.
Intendiamo anche rafforzare gli strumenti d'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di disposizioni legislative o amministrative, statali o locali, che abbiano effetti distorsivi della concorrenza, accrescere la qualità dei servizi pubblici, nel quadro di un'azione volta a ridurre il deficit di concorrenza a livello locale, ridurre i tempi della giustizia civile, in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie, e rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, anche attraverso la delega fiscale.
Un innalzamento significativo del tasso di crescita è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale. In tal senso, una strategia di rilancio della crescita non può prescindere da un'azione determinata ed efficace di contrasto alla criminalità organizzata e a tutte le mafie, che vada a colpire gli interessi economici delle organizzazioni e le loro infiltrazioni nell'economia legale.
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Il risanamento della finanza pubblica ed il rilancio della crescita contribuiranno a rafforzare la posizione dell'Italia in Europa e, più in generale, la nostra politica estera: vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partners strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale ed internazionale rimarranno i cardini di tale politica. Voglio qui ricordare i nostri militari impegnati in missioni all'estero, le Forze Armate ed i rappresentanti delle forze dell'ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia.
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L'Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa d'iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali.
Dimenticavo di dirvi, a proposito di militari impegnati in missioni all'estero, che se non vedete ancora in questi banchi il nostro collega Ministro della difesa, è perché l'altra sera l'ho svegliato alle tre di notte in Afghanistan, pensando che fosse a Bruxelles dove si trova la sua sede ordinaria di lavoro. Ho notato prima una certa esitazione e poi grande entusiasmo nell'accettazione della proposta. (Applausi dai Gruppi PdL e PD). Ecco un esempio di militare impegnato all'estero che sta facendo i salti mortali per arrivare a giurare nelle mani del Capo dello Stato nelle prossime ore. Scusate quindi la sua assenza.
La gravità della situazione attuale richiede una risposta pronta e decisa nella creazione di condizioni favorevoli alla crescita nel perseguimento del pareggio di bilancio, con interventi strutturali e con un'equa distribuzione dei sacrifici.
Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni. Vi ringrazio.
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