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domenica 21 marzo 2021

Alle radici del Cristianesimo

Domenica V di Quaresima: S. Maria Egiziaca

La Chiesa di tradizione bizantina propone nella V domenica di Quaresima alla considerazione la figura ascetica di Santa Maria Egiziaca. 

L'intento è quello di mostrare ai fedeli di ogni epoca la potenza della conversione in genere e, la trasformazione radicale dell'individuo che si converte: Maria, da prostituta della corrotta Alessandria d'Egitto, diventa esempio di ascesi,  paragonata, negli sticheri del Vespro bizantino, a Giovanni Battista.


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Una domanda rivolta all'Arcivescovo Vincenzo Paglia,  consigliere spirituale della Comunità di Sant'Egidio e presidente della Federazione Biblica cattolica internazionale, dal giornalista e scrittore Saverio Gaeta.

Domanda:

Quello cattolico è un solo Dio in tre persone, composto com'è dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. L'idea della Trinità è però uno dei misteri più ardui da comprendere, sia per la sua stessa  composizione uno-trina, sia per la presenza di uno spirito immateriale rappresentato generalmente in forma di colomba. Si tratta soltanto di un simbolo teologico, oppure qwuesto "dialogo d'amore" ha anche dei risvolti concreti?

Risposta:

  Il mistero della Trinità è centrale nella fede cristiana, E' vero che Gesù non usa mai il termine Trinità. Parla però molto spesso del Padre, dello Spirito Santo e di sé come Figlio. La Chiesa ha sintetizzato questo mistero -a partire dal II secolo- parlando della Santa Triade, delle tre Persone che formano l'unico Dio. Questo mistero di Dio, uno e trino, vuole mostrarci che non ci troviamo di fronte a una sollecitudine, magari alta e potente. Dio, ci dice la Scrittura, è un dialogo d'amore; da sempre è una comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Parlare della Trinità significa perciò svelare qualcosa della vita interna di Dio.

  E' vero che le nostre parole sono appena dei balbettii. Sant'Agostino diceva: "La formula -tre Persone- è stata ompiegata per non dire questo, ma per evitare di non avere proprio niente da dire". In maniera semplice e balbettante potremmo dire che il Dio di Gesù è una "famiglia" di tre persone che si vogliono così bene da essere una persona sola. Questo mistero intimo di Dio svela però anche il cuore di ogni realtà umana. L'intera creazione porta nel suo essere più profondo l'impronta di nquesto singolarissimo rapporto di comunione  tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E gli uomini, creati ad immagine e somiglianza di Dio, partecipano in modo particolare del mistero trinitario.

  Tutti veniamo dalla comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito e verso di essa andiamo. E' una prospettiva che coinvolge la nostra vita e quella dell'intera umanità. E si potrebbe dire che in questo passaggio storico il mistero della comunione appare tra le sfide più bricianti lanciate alla Chiesa cattolica e a tutte le Chiese cristiane. E' la sfida a vivere nell'amore e a superare ogni divisione, ogni distanza, ogni confine, proprio mentre sembrano prevalere le spinte a ristabilirli  e a tracciarne di nuovi.

martedì 16 marzo 2021

Localismo siciliano. Ancora oggi nelle campagne non si parla di quintali di grano o altri cereali ma di salme di prodotti

 Leggendo la storia italiana pre-unitaria mi sono imbattuto sulle unità di misura storiche della Sicilia baronale e in quelle della Sicilia di pochi anni fa (per non dire dei nostri giorni).

 Chi vive nei paesi dell'entroterra sa che i nostri padri per vendere i raccolti di grano e degli altri aridi non si esprimevano in quintale o in tonnellate ma in salme di prodotto.

 La salma di grano corrispondeva, nella misura legale, a 224 chilogrammi. In realtà la salma ed i suoi sottomultipli (tumolo, modello e carozzo) variavano per la capienza da comune a comune. 

 Per misurare la superficie dei terreni i nostri nonni e padri non si esprimevano in metri o chilometri quadrati, ma -ancora una volta- in "salme".  La salma delle superficie, quella legale, era di ettari 1,746, ma in ogni paese il riferimento alla salma comportava estensioni sempre diverse dalla legale ed i contraenti di una compa-vendita terriera per intendersi bisognava che preliminarmente specificassero se intendevano avvalersi della "canna" di Contessa o di quella di Bisacquino o di qualunque altro "stato". Il termine "stato" in realtà indicava una comunità  locale differente dalla propria. Comunità che possedevano ciascuna proprie unità di misure.


sabato 27 febbraio 2021

Storia municipale. Ripresa dal Giornale di Sicilia del 4-5 gennaio 1904

 

Nell'Italia pre-fascista le gestioni municipali non conoscevano formazioni politiche solide. Quella era l'Italia liberale con partiti piuttosto liquidi dove al massimo la distinzione era fra "liberali-conservatori" e "liberali-democratici". Il movimento socialista era sorto in Sicilia al seguito del Movimento dei Fasci Siciliani di fine '800 e nei paesi dell'entroterra possedeva radici ancora piuttosto deboli. Pur in questo quadro, di nascente spirito partecipativo, accadeva gia' allora che le amministrazioni comunali andassero in tilt o per contrasti interni o per il venir meno del numero legale per sostenere le maggioranze consiliari, dovuto all'allora inarrestabile flusso migratorio verso gli Usa dei consiglieri comunali.

 Di gestioni commissariali nel nostro Comune, Contessa Entellina,  ne sono esistite, oltre che nel periodo fascista quando poteva capitare che il podestà arrivasse da altri centri, anche nel periodo liberale quando la vicenda locale ruotava attorno ai due schieramenti, quello dei bianchi e quello dei neri (entrambi più o meno liberaleggianti).

 Da persona vicina al Blog ci è stato fornito un ritaglio del Giornale di Sicilia del 4-5 gennaio 1904 che prefigura un imminente scioglimento del Consiglio Comunale. 

 In seguito contiamo di contestualizzare il periodo del primo Novecento contessioto nel quadro socio-economico ampio e comprensibile nelle  articolazioni civiche.

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GIornale di Sicilia 4-5 gennaio 1904

La situazione municipale

in Contessa Entellina

Contessa2. (Scanderbergh) Per la decadenza e l'allontanamento dal paese di alcuni consiglieri, appartenenti alla maggioranza consiliare, la situazione dell'attuazione si è resa alquanto difficile.

Il bilancio per l'anno 1904, elaborato da questa Giunta con criteri notevolissimi di santa amministrazione, per ragioni facili da comprendersi non fu approvato dall'opposizione.

L'attuale amministrazione ha cercato di provocare le elezioni generali per essere riaffermata e corroborata e di meglio continuare la sua nobile via di correttezza e saviezza amministrativa, necessaria in ogni epoca e degna dei nostri tempi.

Crediamo pertanto che fra non molto il Consiglio Comunale verrà sciolto ed inviato un R. Commissario per formare un bilancio ed indire le elezioni.

domenica 13 dicembre 2020

Alle radici del Cristianesimo

  Dalla Filocalia:

Massimo il Confessore, è stato un monaco e teologo bizantino, venerato santo sia dalle Chiese cattolica e ortodossa che lo ricordano il 13 agosto di ogni anno.

X Tu renderai a ciascuno secondo le opere sue, non significa che Dio retribuisce quelle opere fatte a prescindere dalla retta intenzione.
-Dio retribuisce quelle che sono compiute, con retta intenzione. 
-Il giudizio di Dio non guarda alle cose che si fanno, ma all'intenzione.

X Se vuoi trovare la via che conduce alla vita, cercala e lì la troverai in quella via che dice: Io sono la via, la porta, la verità e la vita. Ma cercala con grande fatica perchè pochi sono quelli che la trovano, e non accada che tu, escluso dai pochi, ti ritrovi fra i molti.
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Stiamo estrapolando già da tre settimane alcune pagina introduttive dal libro di Hans Kung: Dio esiste? 
Nelle prime pagine l'autore trattegia la figura di "Cartesio",  filosofo e matematico francese, fondatore della matematica e della filosofia moderna. Scopo del libro è di usare, applicare -in un certo senso- il metodo scientifico per la ricerca del fondamento della "fede".

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Io penso, dunque sono?: René Descartes

4) La certezza fondamentale della ragione

  Ma come può l'uomo trovare questo fondamento di roccia? Il cammino che Descartes aveva tracciato chiaramente già nel suo Discours - come "assaggio" e scoperta vissuta -nelle sue Meditazioni viene percorso in maniera sistematica - e molto più radicale - sotto il profilo della dimostrazione dell'esistenza di Dio ew dell'essenza dell'anima umana. Quello che nel Discours si presenta come storia del suo spirito, nelle Meditazioni viene rappresentato e, fondamentalmente, sviluppato come la storia dello spirito stesso. E' il cammino audace del dubbio metodico (avanzato in maniera sistematica) e radicale (che giunge alle radici); e perciò universale (chge si estende a tutto). Nei Principi esso viene ripetuto nello stesso ordine.

Tutto ciò su cui si può dubitare
  Come può, quindi, l'uomo raggiungerre un fondamento stabile, irremovibile, in mezzo a tutti i suoi reali e possibili errori? "Già da qualche tempo mi sono accolto che, fin dai miei primi anni, avevo accolto come vere una quantità di false  opinioni, onde ciò che in appresso ho fondato sopra principi così malsicuri, non poteva essere che assai dubbio ed incerto,; di guisa che m'era d'uopo prendere seriamente una volta in vita mia a disfarmi di tutte le opinioni ricevute fino allora, in mia credenza, per cominciare tutto di nuovo dalle fondamenta, se volevo stabilire qualche cosa di fermo e di durevole nelle scienze"
  Ma questa "grandissima impresa", questa "distruzioner (eversio) generale delle sue opinioni" l'uomo, preferisce rimandarla alla sua "età matura".  A tal fine lo stesso Descartes non soltanto si è appartato, ma si è anche fissato delle regole metodiche, e persino alcune regole morali; una "morale par provision", pur in mezzo ad ogni sorta di dubbi, una "morale" molto conformistica, accettata comer "provvisoria", ma che Descartes finisce per dichiarare definitiva. E così ora -impavido, ma avanzando lentamente, per non cadere, come un uomo che cammina nell'oscurità e solo- egli  percorre il cammino pericoloso del dubbio che, come spera e si attende, lo vede condurre non alla disperazione, ma ad una certezza indubitabile.
   Ora l'uomo dubitante constata subito che è possibile dubitare di quasi tutto, "di tutte le cose, e particolarmente delle cose materiali". E per spiegare come tutto sia dubitabile non occorre esaminare ogni cosa in particolare, il che richiederebbe un lavoro infinito: "Poichè la rovina delle fondamenta trascina necessariamente con sé il resto dell'edificio, io attaccherò dapprima i principi sui quali tutte le mie antiche opinioni erano poggiate". 
  E ciò avviene in quattro tappe:
   Prima riflessione: La percezione sensibile è insicura ! Poichè spesso i sensi ci ingannano, non ci si può mai fidare interamente di essi. La certezza del mondo esterno in generale è dubitabile".
   Tuttavia: l'incertezza può riguardare le cose più piccole e più lontane, ma non me, che sono qui seduto, con le mie mani e con tutto il mio corpo ?

   Seconda riflessione: Non è possibile distinguere con sicurezza la veglia dal sonno! In sogno possiamo ripetere le stesse esperienze che facciamo in stato di veglia, e cioè: che io sono qui seduto, con le mie mani e con tutto il mio corpo. Non potrebbe tutto ciò essere soltanto un sogno (allucinazione, fissazione) ? Anche la certezza  della mia esistenza corporea, quindi, è dubitabile.
   Tuttavia: L'incertezza può riguardare tutti questi particolari, ma non la natura dei corpi in generale, la loro estensione, quantità, grandezza, numero, luogo e tempo?  2+3  non fa sempre 5, e i quadrati non hanno sempre quattro lati?

   Terza riflessione: Tutto potrebbe essere illusione ! Se ci inganniamo già tanto, perchè non dovremmo ingannarci ancher a proposito di ciò che ci sembra la cosa più certa ? Anche i concetti e i principi fondamentali più universali della natura sono dubitabili.
   Tuttavia: Una tale incertezza dell'uomo può certamente essere immaginata, ma soltanto se si presuppone che il Dio infinitamente buono abbia creato l'uomo in una così radicale assurdità. Il che però è in contrasto con la bontà di Dio.

   Quarta riflessione: Al posto di Dio potrebbe esserci uno spirito che ci spinge all'errore! Non si potrebbe "per un istante supporre che vi sia, non già un vero Dio, che è fonte sovrana di verità, ma un certo cattivo genio (genius malignus), non meno astuto e ingannatore che possente, che abbia impiegato  tutta la sua industria  a ingannarmi"? Tutto, allora, al di fuori di me e in me non sarebbe "niente altro che il gioco ingannatore di sogni".

   Descartes, che certamente rifiuta il Dio arbitrario del nominalismo, non esita a mettere radicalmente in dubbio, sia pure soltanto "per supposizione", metodicamente, la verità del creatore. In tal modo il dubbio universale e radicale ha raggiunto e colpito le radici di ogni certezza di Dio quale fondamento ultimo di ogni autocertezza ! Come si può ora evitare la disperazione di fronte ad un simile dubbio radicale? Questo metodo non porta per lo meno allo scetticismo più completo?

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Alle radici del Cristianesimo sta l'Ebraismo.

Alcune riflessioni e dati di fatto

4) Yahweh, un Dio potente e creatore, è -secondo la Bibbia- legato da patti e da impegni ad Israele, il popolo ebraico. E' un Dio che sa usare la mano pesante nei confronti delle colpe dei popoli e che nello stesso tempo è sollecito e generoso nel soccorrere i giusti e coloro che si ravvedono.
   Stando alla Bibbia Egli è l'unico Dio, nel senso che è l'unico a cui Israele deve tributare il culto, diversamente da quanto capita agli altri popoli che possiedono più divinità, una per ciascun evento della vita. Peraltro,  Yahweh pur essendo rappresentato come il Dio di Israele nello stesso tempo è raffigurato in un contesto molto più ampio che investe l'intera umanità e addirittura appare come un arbitro, l'arbitro esclusivo, delle vicende dell'universo.

venerdì 27 novembre 2020

Contessa Entellina. Vita ordinaria; Futuro da attendere e realtà ... con cui confrontarci (1)

La pagina da cui attendiamo

un futuro migliore 

La foto attiene
alla condotta
idrica che
alimenta 
l'approvigionamento
dei borghi.
1) Apprendiamo che avremmo avuto -nei mesi trascorsi- una stagione di siccità che avrebbe prodotto come causa una notevole contrazione delle acque fluenti dalle sorgenti; motivo per cui l'erogazione dell'acqua potabile nel centro abitato mediante la condotta pubblica avverrà -a decorrere da ieri- a giorni alterni.

L'inizio dell'erogazione e' fissata alle 7,30 fino ad esaurimento, nella giornata, delle scorte di cui alle "vasche".

2) Apprendiamo ancora che nel pomeriggio di domani, 28 novembre alle 16,oo è convocato il Consiglio Comunale per trattare variazioni di programmi nell'elenco delle oo.pp ed in quello degli acquisti di beni e servizi. Seguirà il riassetto con variazioni del bilancio.

mercoledì 28 ottobre 2020

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (33)

 Storia italiana in sintesi 

 1 876

In marzo, in seguito alle dimissioni del gabinetto presieduto da Minghetti, Vittorio Emanuele II affida l'incarico per la formazione di un nuovo ministero a De Pretis, capo della Sinistra parlamentare.

Agostino De Pretis, leader della Sinistra Liberale, piemontese, assieme a Rattazzi formò il primo ministero della Sinistra rimanendo al potere quasi inibterrottamente fino al 1887. La Sinistra operaia, diversamente che in Germania non è ancora entrata in Parlamento, divisa come è tra moderati, mazziniani, socialisteggianti e internazionalisti. Punto fermo comunque di tutte le anime è che debba istituirsi il suffragio universale  il loro XIV congresso del 3-4 Settembre si chiude indicando comunque all'unanimità che la via al socialismo da perseguire è quello delle cooperative. Pure i cattolici continuano a restare fuori dal Parlamento

A Milano nasce il Corriere della Sera, con una tiratura iniziale di 3.000 copie. Primo direttore è Eugenio Torelli-Viollier. Alla prima uscita il giornale si autodefinisce "conservatore" ed è il portavoce di potenti gruppi imprenditoriali lombardi.

segue)

1961

Prime interlocuzioni per un centro-sinistra

E' l'anno di parecchie manifestazioni per il centenario dell'Unità d'Italia.
Il democristiano Ettore Bernabei diventa direttore generale della Rai.
A Milano, prima città d'Italia,  nasce la prima giunta di centro-sinistra con Psi, Psdi, Dc. sulla base di un accordo intercorso fra Pietro Nenni e Amintore Fanfani. Seguiranno nel corso dell'anno altre giunte di centro-sinistra a Genova, Firenze etc. Il centro-sinistra non nasce ancora invece al livello nazionale. Al livello parlamentare comunque viene avviato il dibattito sullo sviluppo sperequato fra Nord e Sud del Paese su cui i socialisti esigono una programmazione globale di tutti gli investimenti pubblici.
A metà marzo a Milano si apre il XXXIV congresso del Psi che affronta i rischi che in quel periodo corre la Repubblica circa possibili involuzioni di stampo autoritario. Il Congresso ribadisce l'assoluta autonomia del partito rispetto al Pci. Viene affrontato il possibile ingresso del partito al Governo solo se sussisteranno le condizioni di avviare una serie di riforme strutturali nel sistema socio-economico.
Dal Congresso uscirà comunque rafforzata la componente della Sinistra (29 componenti della Sinistra di Tullio Vecchietti, 9 della componente di Lellio Basso e Sandro Pertini, e 45 autonomisti di Pietro Nenni). Nenni e De Martino vengono riconfermati rispettivamente segretario e Vice Segretario. Il Psi sosterrà con voti di astensione i governi che dovessero orientarsi a sinistra. In giugno tuttavia il psi presenta una mozione di sfiducia al governo, che subito dopo si dimette. In quello che sarà definito il Convegno di San Pellegrino di alcuni esponenti Dc, sia Fanfani che Moro, si pronunciano favorevolmente per una svolta in direzione del centro-sinistra. Il psi continuerà a sostenere i governi successivi non votando favorevolmente ma astenendosi.

lunedì 19 ottobre 2020

Terra e Vita. Storia siciliana per immagini. (3)

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia".

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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La Storia ed Entella.
Volendo narrare di Contessa stiamo prendendo le mosse da
lontano, da lontanissimo, a cominciare da Entella. 
Di Entella purtroppo sappiamo poco.

La cartina evidenzia le città sia
del periodo fenicio che punico.


-Alcuni storici attestano la presenza dei Fenici in Sicilia già nell'XI secolo a.C.

-La cartina vorrebbe attestare la presenza di centri abitati (pure Entella) durante il periodo fenicio e quello punico. 

-Tanti studiosi fissano -per la verità- la presenza fenicia in Sicilia all'VIII secolo a.C.

-La vicenda storica dei Fenici comincia comunque nel XII secolo e si chiude nel IV con la conquista di Alessandro Magno. della città di Tiro (nell'odierno Libano). Le testimonianze archeologiche più significative della presenza fenicia in Sicilia sono quelle di Mozia, dello Stagnone e di Capo Lilibeo, presso Marsala.


Qui accanto è la porta nord di Mozia che consentiva l'ingresso nell'insediamento fenicio.

Il centro abitato di Mozia fu costruito nell'VIII secolo a.C.

Nel VI secolo era divenuta città punica e attaccata dai greci siracusani per assoggettarla. Nel 397 Dionisio il Vecchio la distrusse, dopo un lungo assedio.

I sopravvissuti alla vendetta dei siracusani fuggirono verso la terraferma dove fondarono Lilibeo (oggi: Marsala).

Nella c.da Cappiddazzu, insiste una piccola basilica di gusto bizantino.

Fino al 1767 l'isoletta appartenne ai Gesuiti. Nel XIX secolo divenne proprietà dell'inglese Giuseppe Whitaker il quale avviò i primi scavi archeologici. Dal 1971 è proprietà della Fondazione Whitaker la cui sede è a Palermo (villa Malfitano).

martedì 6 ottobre 2020

Motivi per riflettere. Noi gente del XXI secolo

Fatti e detti vari

Domani sarà firmato il nuovo dpcm. Le mascherine saranno obbligatorie anche all’aperto, ma non ci sarà il coprifuoco per i locali: il ministro Roberto Speranza lo ha spiegato in Parlamento. Da nove settimane i numeri dei contagi stanno crescendo, anche se la situazione è migliore rispetto al resto d’Europa.

Roberto Speranza, ministro della salute

 "In due mesi c'è stato un salto in avanti significativo dei casi:, 3487 ora sono i ricoverati e in terapia intensiva abbiamo 323 persone. Questi numeri ad oggi sono sostenibili per il nostro Ssn", 

"È chiaro che rispetto ai giorni più difficili con 4mila persone in terapia intensiva la situazione è gestibile ma non possiamo non vedere la tendenza. Il virus  circola e continua a mandare persone in stato di grande sofferenza. Inoltre nella prima fase l’età media dei casi era di 70 anni ora è di 41 anni, anche in questo caso la tendenza non può farci stare tranquilli perchè ad agosto l’età media era di 31 anni".

"I prossimi mesi non saranno facili ma saranno mesi di convivenza in attesa delle cure. Penso che dobbiamo riprendere e recuperare appieno lo spirito di unità nazionale e lo spirito di marzo, quando il paese si è stretto a coorte e ha saputo essere unito. in questi mesi difficili l'italia ha dimostrato di essere un grande paese e penso che arriva il tempo in cui dovremo dimostrarlo di nuovo".

"È sotto gli occhi di tutti che il quadro internazionale e nazionale segnali una mutazione di fase rispetto ai mesi passati; nel mondo i contagiati superano 35 milioni con oltre 1 milione di decessi, e l’Ecdc segnala che l'italia ha 45 come infetti ogni 100.000 abitanti su due settimane. In tutti i paesi c'è una inversione di marcia ripristinando misure restrittive: l’Italia sta meglio in questo momento e sta reggendo meglio questa seconda ondata ma non dobbiamo farci illusioni e sarebbe sbagliato sulla base dei numeri credere di esserne fuori".

"Nel Dpcm che ci accingiamo ad adottare valutiamo l’estensione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine anche all’aperto e diciamo con forza ai cittadini che dobbiamo fare uno sforzo in più perchè in ogni situazione in cui c'è il rischio di incontrare persone non conviventi c'è la necessità di usarle".

"Nel prossimo Dpcm dobbiamo continuare sulla linea della prudenza. L’indirizzo del governo è confermare le misure essenziali che fin qui ci hanno consentito di provare a gestire la fase di convivenza con l’epidemia ma provando a dare un segnale al paese di primo rafforzamento di queste misure. E’ utile perchè in sintonia con la tendenza epidemiologica di risalita dei casi che da nove settimane contraddistingue la situazione in Italia".

"Le tre regole fondamentali sono l’asse portante del Dpcm. 

---Le mascherine sono strumento essenziale per contrastare la diffusione del Covid. 

---La seconda regola è quella del distanziamento e del divieto di assembramenti. Norme già vigenti che dobbiamo rendere più esecutive possibili. Per questo lavoriamo per aumentare il livello dei controlli. 

---Il terzo punto ha a che fare con il rispetto delle fondamentali norme igieniche. 

Su queste tre regole essenziali è costruito il Dpcm che approveremo domani".

Massimo Giannini, direttore de La Stampa

Dopo un sabato di tosse, ieri ho fatto un tampone e sono positivo al COVID19. Ringrazio tutti per l’affetto, al giornale ci stiamo organizzando e domani ci saremo, come sempre e più di sempre. Ma attenti: il virus c’è, usiamo tutte le precauzioni. Solo così “andrà tutto bene”.

Donald Trump, presidente USA

“State attenti, siate prudenti, ma uscite fuori, non lasciate dominarvi dal virus, si può combattere. Dobbiamo riaprire la nostra economia”.

“Mi sento più forte di 20 anni fa” .

Carlo Cottarelli, economista

Il ministro Speranza dice: "Priorità è la salute non il calcio. Se dobbiamo rischiare facciamolo per le scuole, non gli stadi." Anche se, da tifoso, mi spiacerebbe se interrompessero il campionato (soprattutto quest'anno!), Speranza ha ragione. La scuola viene prima.

Laura Boldrini, già presidente della Camera dei deputati

La prima necessità è tutelare la salute. Ha ragione il ministro Speranza, ora concentriamoci a garantire il diritto all'istruzione di ragazze e ragazzi. E continuiamo ad essere responsabili: mascherina, distanziamento, igiene delle mani.

domenica 22 novembre 2015

Contessa e la sua gente. Una lettura con occhi contadini

Sollecitato su cosa vertono i colloqui da me intrattenuti con Nicola Foto, riporto in questo post il tema base, la tematica di fondo che inseguito andrà ad arricchirsi, nelle circostanze di dettaglio, con eventi, episodi e personaggi specifici.
(1)
Dal 1884 al 1891 in Sicilia, il movimento, formato da contadini, operai, muratori e artigiani, insorse contro il governo sino al duro intervento militare di Francesco Crispi.
Questo è il tema di partenza di tutti gli incontri avuti da chi scrive con il contessioto Nicola Foto. 
Francesco Crispi
arbëresh originario di
Palazzo Adriano
Nicola, un arbëresh di lingua, formazione e aspirazioni, non amava affatto Francesco Crispi, l'arbëresh assurto fino alla Presidenza del Consiglio del Regno d'Italia. Più volte tornava, nel corso dei colloqui programmati che avevamo fissato, a spiegare che Foto è un cognome tipicamente arbëresh, probabilmente originario dalla Grecia, e potrebbe avere origine da Fotos= luce.
Dopo la più volte ripetuta introduzione e precisazione ora ricordate passava a puntualizzazione che il Movimento di massa dei Fasci Siciliani dei lavoratori rappresentò una rivoluzione riformista, di ispirazione democratica e socialista, un tentativo di riscatto delle classi povere contro lo Stato che invece appoggiava i ricchi. 

L’Unità d’Italia, che a Contessa lasciò una scia di sangue con motivazioni solamente in parte politiche, non aveva portato i benefici sperati ed il malcontento covava fra i ceti più poveri e umili del paese che chiedevano, e loro portavoce era il sacerdote e poi parroco Nicolò Genovese, uno scrittore poeta e giornalista,  riforme fiscali e redistribuzione delle terre. 

Alla fine dell’’800, proprio negli anni in cui in Via Cucci, nei pressi dell'abitazione del parroco Genovese, veniva aperta la sede politico-sindacale del Fascio dei Lavoratori, la mafia locale guidata da personaggi di Chiusa Sclafani accumulava attraverso il controllo delle masserie di Vaccarizzo risorse, contro la forza lavoro dei piccoli contadini e dei braccianti, e dominava sul territorio percorrendo con suoi uomini il fitto reticolo di trazzere e viottoli. 
Il movimento dei Fasci dei Lavoratori di Contessa si pose quindi come strumento di lotta organizzata contro la mafia. Nicola spiegava inoltre come subito dopo l'Unità d'Italia la famiglia dei Lo Iacono che da sempre (dal '600 ?) aveva gestito con mdi paternalistici le masserie del territorio fu costretta a lasciare la gestione agli estranei, a quelli di Chiusa. Da questo frangente egli spiegava il perchè il Movimento di occupazione delle terre, specialmente di Castello Calatamauro fu guidato proprio dai Lo Iacono, che impressero l'indirizzo riformista alle agitazioni di quei mesi. 

Bernardino Verro, socialista di Corleone,
venne più volte a Contessa
per organizzare i contadini del luogo
nel Fascio dei Lavoratori
Quando gli mostravo i libri di storia che evidenziavano che a Castello Calatamauro i contadini gridavano "viva il fascio dei lavoratori, viva il re" egli lo giustificava col fatto che il Movimento era democratico e socialista ed era rivolto contro i mafiosi e conseguentemente per una equa distribuzione dei poderi su cui applicare nuovi patti agrari.  

La grande crisi degli ultimi anni del XIX secolo colpì soprattutto i ceti popolari anche perché i contratti agrari venivano imposti senza alcuna proporzione tra rendita dei latifondisti, capitale dei gestori dei feudi e lavoro dei contadini. 
Da questo contesto traggono origine gli scritti sociali del parroco Genovese e la grande emigrazione di massa, che svuotò letteralmente il paese, a fine Ottocento.

domenica 27 ottobre 2013

Historia magistra vitae ..... lo scriveva Cicerone (n. 1)

Eugenio Scalfari nel suo editoriale domenicale su laRepubblica oggi accenna al tramonto della modernità, a quel tempo in cui l'uomo viveva della memoria del passato, viveva il presente e programmava con le basi culturali possedute il futuro.
Adesso siamo quindi nel post-moderno.
Arriva il Novecento
Il mondo che ci sta attorno appare ricco di nevrotici ricchi e infelici, zeppo di berlusconiadi e di ignoranza senza fine.
 La gente oggi ignora che (noi uomini) siano esistiti, o che esistano tuttora sulla terra, in popoli che vivono diversamente: che non hanno i soldi come pensiero cardine della vita; non si fanno chiamare “ragazzi” fino a quando hanno 40 anni; lavorano nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche o come artigiani quasi tutto il giorno e non sono stressati; hanno degli ideali derivanti dall’educazione dei genitori e dallo stato e dall’epoca in cui vivono, dalla loro filosofia e dalla loro religione.
 
Una cosa è certa; giorno dopo giorno constatiamo invece, almeno in Italia, che non è la cultura che ci guida ma l'improvvisazione, gli occhi bendati e l'inconcludenza di chi vive nel potere per il potere e in vista del potere.
Quale potere ? Quello economico, quello politico, quello cultural-religioso.
Forse è sempre stato così nella Storia dell'Uomo se già nei Vangeli il Nazareno si pone in netto contrasto col potere economico degli anziani, quello politico-culturale degli scriba che interpretavano la Legge, quello sacerdotale del Sinedrio.
 
Da oggi tenteremo, per quanto ci riguarda, di iniziare -con costanza- la giornata del Blog ricordandoci per flash di alcuni avvenimenti politici-culturali/religiosi ed economici che hanno segnato il Novecento, il secolo "breve" che sta condizionando il nostro vivere attuale.
 
La concezione della storia maestra di vita si basa sull’idea che conoscendo gli errori passati sia possibile non ripeterli in futuro, ed anche trarre dei generali insegnamenti morali su come ci si deve comportare alla luce degli errori del passato come anche delle tante cose ben realizzate.
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Flash sull'anno 1900
27 febbraio
Alcuni sindacalisti fondano in Gran Bretagna la "Labour Representation  Committee", un'organizzazione che pone le basi per la nascita del Partito Laburista. Un partito che ancora oggi è espressione del sindacato.
In Italia il processo di nascita della "Sinistra politico-sindacale" è inverso. Sarà il Partito socialista che il 1' Ottobre del 1906 avvierà la nascita del sindacato confederale, la Cgil. Un sindacato che fino a non molti anni fa esprimeva grosse componenti dell'area socialista.
 
29 aprile
Dopo che gli Stati Uniti avevano già annesso al loro dominio le Hawai (1897), l'isola ottiene una nuova Costituzione, in qualità di territorio americano.
Il 7 dicembre 1941, alle ore 7 e 30 circa, la base navale di Pearl Harbor, non lontano da Honolulu, fu attaccata dalle forze aeree giapponesi. Si trattò quindi di un attacco al territorio americano e fu ... guerra.
Il 21 agosto 1959 le Hawaii avranno lo status definitivo di 50º stato dell'Unione.
 
10 giugno
In Italia si svolgono le elezioni politiche a cui partecipano il 58,3 degli aventi diritto e che vedono, per la prima volta, una massiccia partecipazione dei cattolici nonostante il non expedit del 1874. Il risultato tuttavia segna una notevolissima avanzata dell'Estrema Sinistra che passa da 67 a 96 deputati (Estrema Sinistra -allora- veniva definito ciò che oggi è definibile centro-sinistra (Radicali, Socialisti, Repubblicani). Anche la "Sinistra Costituzionale" ottiene una buona affermazione , ottenendo 116 seggi. Sinistra Costituzionale equivaleva ai liberali di Sinistra, coloro che si rifacevano allo spirito Risorgimentale e le cui figure di spicco erano Zanardelli, Giolitti, e lo era stato pure Francesco Crispi (l'arbresh garibaldino). I gruppi governativi (liberali di destra) perdono terreno, ma conservano la maggioranza.
Presidente della Camera verrà eletto  poco dopo Niccolò Gallo, candidato governativo, con 242 voti  contro i 214 del candidato delle opposizioni Giuseppe Biancheri.
Il sacerdote
Nicolò Genovese
Uomo di grande cultura ed impegnato sul
versante sociale
A Contessa su quale scacchiera si svolgeva il gioco politico-amministrativo ?
Il confronto era fra due schieramenti: i Bianchi (legati all'area governativa con filo diretto all'on.le Finocchiaro Aprile) ed i Neri (capeggiati dal parroco della Favara, Nicolò Genovese, legato ai circoli radical-socialisti di Palermo: Colajanni). La base elettorale a Contessa era molto ristretta non raggiungendo i 150 elettori.
Il numerosissimo clero greco era prevalentemente legato con la classe dirigente locale (i Bianchi) tuttavia i papàs (numerosi) di uno dei rami Loiacono che era imparentato col parroco Genovese erano sistematicamente candidati alle amministrative per i Neri. Ai Neri veniva assegnato -in genere- sempre la carica di Vice-Sindaco. Per quasi un ventennio il Vice-Sindaco dei Neri sarà Papàs Cola Loiacono.
Il Papàs Cola, Loiacono come Loiacono era l'establisment dei Bianchi, conviverà con sindaci incessantemente Loiacono (rara sarà l'apparizione di sindaci Gassisi) e comunque parenti.
Anche con il successivo affermarsi del Fascismo, a Contessa Entellina, la vicenda politica ruoterà fra la ferma opposizione del sacerdote Nicolò Genovese e di un Loiacono (Don Ciccio Loiacono, ultimo sindaco eletto, socialista) ed il resto dell'establisment rappresentato da altri Loiacono ed altri Genovese.
E' significativo che prima del Concordato del 1929 al clero non era inibita la partecipazione alla vita politico-amministrativa.
 
Abbiamo voluto, oggi, evidenziare come l'affermarsi di filoni culturali-politici nazionali non passano senza lasciare il segno in realtà minuscole come il micro-cosmo contessioto.

martedì 3 luglio 2012

Sagra del grano o mangiata a sbafo

 La festa è finita, la sagra del "grano" con relativa grande "mangiata" è passata ed una grande quantità di salsiccia è finita ...., e la situazione socio-economica di Contessa Entellina è tale e quale, per non dire ... peggiore perchè alimenta delusioni.
  Tenuto conto che in questi giorni sta per concludersi la raccolta del grano e la grande "mangiata" non è servita a fare nessuna riflessione, grazie ai politicanti locali "muti" che ci guidano, riteniamo giusto rievocare i grandi sacrifici che l'agricoltura locale ha comportato per migliaia e migliaia di contessioti che ci hanno preceduti.
  Sacrifici ricordati negli opuscoletti che un grande concittadino, il parroco Nicolò Genovese, ci ha tramandato e che purtroppo -come capita a tutti i grandi "contessioti"- viene sistematicamente ignorato o comunque non adeguatamente valorizzato dalla pubblicistica locale, che anche quando butta al vento €. 80 mila per ricostruire la vicenda storica del paese preferisce soffermarsi su 80.000 banalità.
 In ogni manifestazione analoga, ovunque si svolga, per la verità vengono presentati progetti di rilancio socio-economico, da noi prevale il mutismo.

Nella giornata della "mangiata", tenuto conto che gli amministratori locali non dispongono di progetti di crescita-sviluppo  del nostro territorio si sarebbe potuto rievocare, senza astio ovviamente,
-lo sfruttamento e la miseria,
-l'ingiustizia sociale antica e quella più recente dei contadini, dei jurnateri ma anche dei burgisi che pure loro di stenti vivevano.
Si sarebbe potuto rievocare come quella gente, i nostri antenati arbereshe che lavoravano il "grano" in uno dei comuni a più alta densità latifondistica (Contessa Entellina), hanno alimentato ininterrottamente, da quasi due secoli, il flusso migratorio che fino ad un paio di decenni fà era caratterizzato dalle valigie di cartone ed oggi dal diploma o dalla laurea nella borsa in pelle.
Si la "mangiata" da sola, con un eccesso di salsiccia possibilmente da conservare ... per l'onorevole è puramente e semplicemente spreco di denaro pubblico in un momento di grave crisi della finanza pubblica. Non serve a promuovere nulla.
Se mancano, come mancano ed è più che palese, le capacità intellettuali di pensare un domani migliore, sarebbe stato giusto -almeno- che i giovani, la cittadinanza di oggi, fosse stata catapultata nel mondo agricolo di ieri, quando la terra, gli uomini, gli animali e gli elementi tutti della natura dipingevano le vite dei nostri padri che sulla "terra", sulla terra di questo angolo di Sicilia, hanno segnato la storia della nostra agricoltura.
Queste cose evidentemente non portano consenso, non portano voti.
Meglio mangiare caddozzi di sasizza a sbafo.

giovedì 22 dicembre 2011

Flash sulla nostra Storia

In Sicilia il regime feudale fu definitivamente abrogato (sul piano formale)  dal regime anglo–borbonico istituito sull’isola durante il decennio francese che si contrappose al Bonaparte che scorazzava per ogni capo del continente, 
-con l’entrata in vigore della costituzione del regno di Sicilia del 1812 (chiaro stampo liberale britannico) sotto l’asfissiante influenza di William Bentinck. 
-Altri provvedimenti in materia abrogativa del vecchio regime si ebbero, ad opera di Francesco I e Ferdinando II, nel 1825, nel 1838 e nel 1841
Tutte queste date -con i conseguenti provvedimenti abrogativi- ebbero a Contessa importanti ripercussioni e conseguenze di natura socio-economiche, raccolte in un  opuscoletto scritto da Francesco Lojacono (Don Ciccio), parente del parroco Nicolò Genovese  e sindaco di Contessa, rimosso dall'incarico nel 1924 dai fascisti.

sabato 11 giugno 2011

Nicolò Genovese: nel libro di Napoleone Colajanni "Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause"

VIII.
IL LATIFONDO
La condizione economica dei lavoratori della terra in Sicilia, come dappertutto, è intimamente connessa colla divisione della proprietà rurale e col genere di coltura. Nota la prima, s'intuisce - e del resto vi si accennò - che debba prevalere la grande proprietà e la coltura estensiva; e questa coltura persistente è, poi, la conseguenza della grande proprietà, del latifondo, esistente un po' per ogni dove in Italia, assolutamente prevalente e caratteristico nell'isola. Merita menzione speciale, ma breve perchè l'argomento è già stato trattato da tutti gli scrittori, che si sono occupati delle cose siciliane dal punto di vista economico e sociale.
L'on. Sonnino sulle orme di altri osservatori locali e sulla base di dati statistici - incompleti ed inesatti - sin dal 1876 riconobbe che la proprietà è pochissimo divisa, specialmente nella parte interna e meridionale dell'Isola dove «manca una vera classe di proprietarî piccoli o medi e si salta invece d'un tratto, dal grande proprietario che possiede migliaia di ettari, al piccolo censuario di poche are di terra. La censuazione dell'asse ecclesiastico ha modificato pochissimo queste condizioni della proprietà giacchè la immensa maggioranza di quelle terre è passata tale e quale nelle mani dei grossi proprietari.» (I contadini ecc., pagine 174 e 175).
Il Prof. Basile molti anni or sono constatò che dal 1852 al 1871 il numero dei proprietarî era disceso da 608,601 a 549,957; c'era dunque diminuzione, nonostante il censimento dei beni dell'asse ecclesiastico, da cui si sperava un aumento notevole; e lo stesso Basile riconfermò il fatto doloroso nel 1894.
Il sacerdote Genovese la osservazione generica volle dettagliare per un sito da lui esattamente conosciuto. Egli scrive: «Il comune di Contessa Entellina, in provincia di Palermo, ha un agro di circa 9000 salme di terra (la salma di Contessa corrisponde ad ettari 2,67). Ebbene, quante ne possiede la generalità dei suoi tremila abitanti? Appena 300 salme: precisamente il 3 % di tutto il vasto territorio! E le altre 8700 salme? Non è d'uopo dirlo: eccetto una minimissima porzione spettante a pochi altri piccoli proprietarî, sono tutte possedute da non più che venti benestanti, tra principi, conti, baroni e cavalieri!» (La quistione agraria in Sicilia, Milano 1894).
Il caso di Entella è quello di cento altri comuni; e in qualcuno - ad esempio Terranova, Siculiana, ecc., ecc. - la concentrazione della proprietà in poche mani è maggiore.
Si avverta altresì che la qualifica di proprietario in Sicilia come in Sardegna spesse volte non è che una ironia. Si tratta di proprietà polverizzate o si limita alla proprietà di un lurido tugurio, che serve di abitazione e che non ajuta a vivere. I più di questi proprietarii, osservò l'on. Damiani nel volume dell'Inchiesta agraria dedicato alla Sicilia, sono da considerarsi piuttosto come proletarî.
Sono invero una realtà indiscutibile tutte le tristi conseguenze della esistenza della grande proprietà, del latifondo; conseguenze varie e complesse politiche, economiche, morali, e intellettuali.
«Il latifondo, osserva il Baer, mantiene e conserva una deplorabile dissonanza fra le istituzioni politiche ed amministrative e fra la legislazione civile, che la Sicilia ha comuni al resto d'Italia e le condizioni reali di quella società e della proprietà territoriale. Ed è risaputo che quando siavi tale dissonanza gli effetti delle istituzioni e delle leggi sono alcuna volta nulli, il più soventi perniciosi.» (Il latifondo in Sicilia nella Nuova Antologia, 15 aprile 1883). E la dissonanza nasce dalla mancanza di un numero sufficiente di piccoli e medii proprietarî.
La esistenza della grande proprietà presuppone la correlativa preponderanza numerica di proletariato agricolo: il quale è più infelice dove l'ex feudo, il latifondo è coltivato dal fittabile: peggio ancora se quest'ultimo lo suddivide ad altri gabellotti minori. Allora il salariato è in condizioni peggiori dello schiavo: ed esso mangia quel pane, di cui dalla provincia di Palermo mi si mandarono due campioni, che suscitarono la indignazione di quanti lo videro nella Camera dei deputati e fuori. La sua non è più vita, che oggi possa considerarsi come umana. Non deve sorprendere se insorge e cerca ripetere le Jacqueries; ma deve soltanto far meraviglia che tanto tempo abbia aspettato per ribellarsi!
Il latifondo favorisce il sistema del fitto e genera il gabellotto la cui funzione è tanto esiziale quanto lo è in Irlanda il middleman, che sta tra il landlord e il contadino coltivatore. Intanto dalla scomparsa del gabellotto36, acutamente osserva il Salvioli, se il grande proprietario dovesse dare direttamente le terre in fitto ai contadini poco giovamento questi ne trarrebbero per l'aspra concorrenza, che tra loro si farebbero per ottenere gli spezzoni di migliore qualità e più vicini all'abitato.
Se il sistema del fitto riesce di grave nocumento ai lavoratori e produsse pel passato l'agiatezza ed anche la ricchezza dei gabellotti, che finirono col costituire la parte più forte della borghesia isolana, adesso rovina questa classe di sfruttatori.
Checchè ne dicano e ne pensino alcuni, nella divisione dei prodotti oggi non sono più i fittabili coloro che se la passano più allegramente, poichè in generale il fitto delle terre in Sicilia dal 1860 aumentò del 40 % mentre diminuì sensibilmente il prezzo del frumento, ch'è il prodotto principale. I fittabili, dunque, stanno male37.
Non possono che stare peggio i sub-fittabili, ma coloro che conducono vita veramente inumana sono i contadini o mezzadri, che ricevono la terra di terza mano.
Il gabellotto alla sua volta suddivide il latifondo, ch'è spesso un ex feudo, ad altri; e i sub-gabellotti finalmente danno la terra a mezzadria o la fanno coltivare in economia dai cosidetti jurnatara, - lavoratori alla giornata. Ora la terra, generalmente, non può produrre tanto da mantenere, oltre il fisco che attualmente la fa da leone, il proprietario, il gabellotto, il sub-gabellotto e il contadino; produce ancora meno in Sicilia dove nel latifondo vige la coltura primitiva, estensiva: dove l'aratura è superficiale e la concimazione o manca o è deficientissima per la qualità e per la quantità: dove d'irrigazione non è a discorrere e gli avvicendamenti vi sono irrazionali e il suolo viene sfruttato colla vera agricoltura ladra, come la chiamò il Liebig: dove mancano stalle, case coloniche e financo l'acqua potabile. Molti dunque si devono risentire della deficienza della produzione, rilevata testè dal Combes de Lestrade nel Journal des Economistes, che deve essere ripartita tra tanti consumatori - taluni dei quali prendono più di quanto dovrebbero nello stesso presente regime economico; e più di tutti se ne risentono i contadini ai quali non rimangono, che le briciole.
La coltura si mantiene estensiva e la terra produce poco, perchè il grande proprietario non è stimolato dal bisogno a fare miglioramenti e trasformazioni e per un lungo periodo ha visto anche aumentare fortemente le sue rendite per la concorrenza tra gabellotti, che ha elevato i fitti; nè i miglioramenti di qualsiasi genere potevano e possono farli i gabellotti, che coltivano il latifondo per un brevissimo tempo - la durata dei fitti è al massimo di nove anni, ma più di frequente di quattro o di sei; e molto meno i contadini che vi lavorano a giornata o l'hanno a mezzadria o a terratico solamente per uno o due anni38.
Il latifondo che per mancanza di caseggiati tiene lontani i contadini dalla terra e mantiene questa deserta e priva del tutto di alberi, costringe i primi a vivere in grandi centri producendo queste altre non meno esiziali risultanze:
1. il contadino perde molto tempo nel recarsi ogni giorno dalle città nella campagna e quando vi pernotta, nei pagliai o all'aperto, di estate, vi prende le febbri intermittenti,
2. la solitudine delle campagne e la grande distanza tra i centri abitati favorisce il furto campestre,l'abigeato, il malandrinaggio e il brigantaggio;
3. la coabitazione di contadini e di elementi industriali e commerciali nelle città fa gravare sui primi dei pesi che non dovrebbero sentire - specialmente il dazio di consumo - e mantiene le città o i grossi centri abitati in condizioni igieniche deplorevoli.
L'organizzazione sociale, che fa capo al latifondo dal Baer viene riassunta, infine, così: «un'aristocrazia lontana dalle terre, che possiede e che non conosce, una classe media costituita da pochi esercenti le professioni liberali e da potenti fittajuoli in grande e da coloro, che vivono speculando sulla miseria altrui, ed un numeroso stuolo di poveri coloni e braccianti, è questa l'organizzazione sociale delle regioni dove prevale il latifondo; e non è dessa quella in cui le istituzioni politiche e amministrative della società odierna possano funzionare a pubblico vantaggio, in cui possa trovarsi cooperazione assidua, indipendente, giusta ed efficace agli ufficî del governo nell'amministrazione dei comuni, delle provincie, delle opere pie e fino della giustizia.»
Se il latifondo è in Sicilia ora com'è stato sempre e in ogni luogo pernicioso sorge spontanea la domanda: perchè esso dura da secoli e non scompare mentre è condannato dalla scienza, dal sentimento di giustizia, dall'umanità?
Fu notato che il latifondo dura in Sicilia da moltissimi secoli e preesisteva alla nascita del feudalismo sotto i Normanni. Il barone Benevantano lo fa rimontare ai tempi di Verre nel territorio di Lentini; e il Genovese sull'autorità di Diego Orlando, di Ludovico Bianchini, di Birri, di Palmieri, di Monsignor Lancia di Brolo, di Amari lo riporta non solo ai Romani, ma anche ai Cartaginesi.
Dal fatto di questa lunga durata se n'è voluto argomentare, che il latifondo in Sicilia è qualche cosa di fatale, che si connette alle condizioni fisiche e climatologiche dell'isola. Se ciò fosse vero le disgraziate popolazioni agricole della Sicilia sarebbero condannate eternamente al dolore. Ma vero non è, e lo ha dimostrato il Baer con poche acute osservazioni di fatto.
«Quando si dice che le terre dei latifondi non sono atte ad altra produzione che a quella dei cereali e che al loro spossamento per le replicate colture non possa altrimenti rimediarsi che col lasciarle a pascolo naturale per più anni, si dimenticano tutti i prodigi della coltura intensiva mediante gli avvicendamenti e gl'ingrassi. Le terre sabbiose e pantanose della Prussia orientale sotto un cielo inclemente, sono senza dubbio più sterili di ogni peggior angolo della Sicilia, eppure se ne cava grande profitto. L'agricoltura fiamminga, una delle più perfette del mondo si esercita su terre, che sono il peggior suolo dell'Europa. Il clima ed il terreno presso le città e borgate nelle provincie siciliane ove sono i latifondi non sono per certo diversi da quelli delle terre circostanti, ed intanto le terre prossime alle città sono coltivate con altri sistemi e con eccellenti risultati. Di più in alcuni latifondi, che appartenevano alle corporazioni religiose col censimento si spezzarono e si trasformarono in meglio come attorno a Mazzara e in gran parte della provincia di Trapani: l'osservazione è del Prof. Corleo. Viceversa secondo le diligenti ricerche dell'Amari ventidue grosse città ch'esistevano a' tempi dei Mussulmani nelle provincie di Girgenti, di Trapani e di Palermo sono sparite così che di moltissimi nomi di castelli e ville ricordati negli scrittori di quell'epoca non si ha più traccia; e l'antico territorio di Giato, ora diviso in tre comuni con circa 18 mila abitanti conteneva ai tempi di Guglielmo il Buono una popolazione di 60 mila abitanti con 40 e più villaggi.»
Ecco come negli stessi siti, nonostante la permanenza delle cause fisiche, compare e scompare il deserto rattristante del latifondo coll'alternarsi delle cause sociali.
Gli esempî relativi alla Sicilia sono tassativi e sufficienti a provare il predominio delle cause sociali sulle cause fisiche e climatologiche; ma se occorresse, molti altri di altrove se ne potrebbero trovare, ed altrettanto convincenti, nei libri del compianto De Laveleye e nella grande opera del Reclus sulla geografia.
Se questa fosse una trattazione storica mi dilungherei nello esporre quali furono le cause sociali, che in Sicilia determinarono la creazione e il mantenimento del latifondo; chi vuol conoscerle ricorra al Palmieri e allo stesso Baer bastando al mio assunto l'avere dimostrato l'inesistenza delle cause fisiche, che furono invocate anche da recente da interessati difensori del latifondo. E questa dimostrazione impone al governo l'obbligo di studiare i mezzi per rompere il giogo del latifondo e per avviarlo a benefica trasformazione, e deve infondere altresì nei lavoratori l'energia e la costanza di chiederla colla coscienza che può venire dalla conosciuta possibilità di conseguire il fine che si propongono.