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venerdì 17 luglio 2026

Ambiente: Territorio da studiare (1)

Il territorio di Contessa
Entellina (a circa 80 km da
Palermo) 
sorge nella Valle
del Belice, alle falde del Monte
Genuardo
. È un'importante
 oasi etnica, linguistica
e religiosa fondata nel
XV secolo da esuli albanesi
 (
arbëreshë). L'area è celebre
 per le sue tradizioni, il
rito greco-bizantino e il
ricco patrimonio
naturalistico e archeologico.
Il territorio è rinomato
per le sue produzioni
vitivinicole di eccellenza,
con storiche cantine
radicate nel comprensorio.






 Mille punti di vista.

Mille approcci.

Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

(Segue)

venerdì 6 maggio 2022

Cosa conosciamo della Sicilia? (1)

Una rubrica per conoscere qualcosa in più

della Sicilia e su Contessa Entellina

La Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella ricade sul territorio di Contessa Entellina, "area tipicamente siciliana", fondata economicamente sull'agricoltura e sulla zootecnia, piuttosto raramente interessata da politiche di sviluppo. L'unica vera iniziativa mirata alla crescita territoriale è stata la realizzazione della Diga Garcia, più recentemente dedicata al giornalista Mario Francese, assassinato dalla Mafia per avere svelato intrecci politica/mafia.

La diga Garcia dedicata al
giornalista Mario Francese.

Sullo sfondo si nota la Rocca
di Entella.

La diga sbarra il fiume Belice Sinistro e fu realizzata dal Consorzio per l'Alto e Medio Belice nella prima metà degli anno '80 del Novecento. Avrebbe dovuto risolvere l'annoso problema dell'irrigazione delle colture e recare modernità in un'area che ne avverte bisogno. Purtroppo ad oggi di benefici all'agricoltura, nell'area di Contessa Entellina, non se ne sono visti. Proprio in occasione del varo del PNRR (i finanziamenti europei per la rinascita socio-economica) -pochi mesi fa- abbiamo appreso che l'Assessorato Regionale preposto alla progettazione e realizzazione ha saputo far "fallire" l'iniziativa. Nè abbiamo sentito lagnanze dal mondo politico. Come se fallire iniziative di una certa rilevanza sia ordinaria amministrazione. 

Finora il lago ha comunque addolcito il paesaggio circostante ed è diventato -ci dice un testo da noi consultato-  un punto di riferimento per gli uccelli migratori che vi sostano nel periodo dello svernamento.

*  *  *  *  *

 Dovevamo soffermarci sulla Grotta di Entella ed invece ci siamo soffermati  sulla diga "Mario Francese". Ci proponiamo comunque di dover spaziare sul territorio di Contessa e pertanto la Grotta avremo modo di meglio inquadrarla nel contesto più complessivo del territorio.

domenica 26 dicembre 2021

Un personaggio alla volta (2)

Leggere la prima parte (Pigiando qui)

Ci piace riportare la seconda parte del testo che lo storico Casarrubea dedica a Danilo Dolci -cristiano anomalo-, ricordato da uno storico di vicende siciliane per il riscatto sociale, nel secondo dopo-guerra.

   ^^^

 L'Europa è avvelenata dai nazionalismi reazionari -gli scrittori sempre da Perugia il 16 maggio 1961-, l'America ha troppe tentazioni di titanismo imperialistico e affaristico che può portare al bellicismo e a spazzare via gli avversari, come disturbatori "dell'ordine americano". Invece quel lavoro paziente di comunità non violenta che studia se stessa e forma strumenti per guidarsi ed elevarsi, è veramente l'indicazione di un ritmo più pacato, di un vivere dove ci si conosce e ci si controlla insieme, e dove si progredisce rispettando sempre più la vita.

Immagine di una delle tante
marce pacifiste organizzate da
Danilo Dolci per il riscatto delle
tante aree occidentali della Sicilia
dagli anni Cinquanta/Sessanta.

La realizzazione della diga Garcia
è anche un merito suo.
 E che fosse prevalente, anzi, causale, il senso religioso della vita vissuto nella prassi quotidiana del rapporto con l'uomo e i suoi problemi, a partire da quelli più gravi, era esplicitato in un'altra lettera dell'anno successivo, quando Capitani tornava a parlare  degli estremisti francescani umbri del Duecento e del Trecento, abituati a mangiare pane e qualche oliva "ma che crearono le premesse della filosofia moderna dell'individuo (da Occam a Leibniz) e le premesse del nostro lavoro social-religioso, appunto perchè anti-autoritario". Questa centralità, che è religiosa ma si riconduce anche all'esperienza dell'antifascismo, accomuna, su un piano generazionale quasi conseguente, Dolci e Tullio Vinay (La Spezia 1909 - Roma 1996), quest'ultimo una delle maggiori personalità del protestantesimo italiano e mondiale, che a Riesi, paese tra i più poveri dell'interno della Sicilia, aveva fondato nel 1961 una comunità laico/religiosa, al servizio della crescita di quella popolazione. Non si tratta di intellettuali mossi da capricci filantropici; ma, al contrario, di uomini che volevano sperimentare la possibilità di un diverso modo di esistere, e di agire, di rapportarsi con l'universo, a partire dagli anelli più deboli.

 Nonostante le diversità culturali, politiche e umane, tra questi intellettuali del '900, non si può sottovaslutare il dato che proprio in questo secolo, carico di tragedie e di insegnamenti, sulle ceneri del fascismo e del nazismo europeo, affondano le radici di una concezione innovativa dello Stato e della società che è giusto non smarrire, se non a costo di una perdita di senso e di prospettiva di quelle azioni che hanno fondato le ragioni della democrazia sostanziale, il sogno di un mondo nuovo. La pace nel mondo, il rispetto per l'ambiente,  l'attenzione per la non-violenza come metodo di crescita, la condanna di ogni guerra, l'ottimismo nell'uomo, sono il denominatore comune, il tessuto connettivo sul quale, in contrasto con ogni dottrinarismo, si cimentano le esperienze di uomini di così diversa provenienza geografica, ma così straordinariamente uniti, nella costruzione di un mondo diverso. Per tutti la Sicilia è, conclusa la tragedia del fascismo, frontiera,  luogo delle battaglie concrete in cui ciascuno misura, da diverse angolature, la scommessa che ha fatto con se stesso. Per Giorgio La Pira, ad esempio, valgono, succintamente, per tutte, opere come  L'attesa della povera gente, LEF, Firenze 1978; Le premesse della politica. Architettura per uno stato democratico, LEF, Firenze 1978; La casa comune. Una Costituzione per l'uomo, Cultura Editrice, Firenze 1979; Il sentiero di Isaia, Cultura Editrice, Firenze 1979. Per Dolci, Voci nella città di Dio, Mazara, Società Editrice Italia, 1951; Fare presto (e bene) perchè si muore, Torino, De Silva 1954; Banditi a Partinico, Bari, La Terza, 1955; Processo all'articolo 4, Torino, Einaudi, 1956; Inchiesta a Palermo, Torino, Einaudi, 1960; Conversazioni, Torino, Einaudi, 1962; Chi gioca solo, Torino, Einaudi, 1962.

Per Vinay la realizzazione della Comunità Agape, tanto vicina al Borgo di Dio di Dolci. Per Levi, il suo scavo nelle piaghe della Sicilia, per comprenderle, additarne i confini, curarle, attraverso la denuncia, l'azione sociale.

Ma di fronte ai mali del mondo, e soprattutto alla guerra, all'oppressione e alla dittatura, alla miseria che uccide le energie dell'uomo, Dolci matura e definisce, in modo irreversibile, la sua scelta, politica e civile,  per una azione sociale dal basso, la cui opinione di fondo è l'obiezione di coscienza. Su questa si innerva tutta la sua esperienza successiva.

domenica 12 dicembre 2021

Maltempo in Sicilia. Ponti che crollano, strade impercorribili, dighe che non riescono a smaltire l'acqua, aeroporti che diorottano aerei

E la diga Garcia ha dato da pensare!

  La mattinata di questa domenica sembra voler rassicurare: non piove! 

  Gli ultimi due giorni hanno messo a dura prova le esili difese dalle intemperie di cui gode la nostra Regione. E' inutile riferire sulle infrastrutture viarie del territorio di Contessa Entellina, ormai sappiamo che quel poco che di tanto in tanto viene realizzato lo si costruisce, mi riferisce un amico, con la ricotta piuttosto che con solide basi di cemento armato. Non ho chiesto a cosa si riferisse, ma ho pensato che alludesse al ponte di accesso a Badessa, andato via dopo una ventina di mesi dalla realizzazione, nella contrada storica che fu dei principi di Giardinello.

Diga Garcia
Mario Francese
  E' accaduto di peggio negli ultimi due giorni in Sicilia; nei pressi di Castellamare è crollato un ponte molto più transitato e presumibilmente meglio vigilato in fase di realizzazione; si tratta del ponte Bartolomeo sulla statale 18. Strada questa statale dove si presume che ad aprire gli occhi non dovrebbero essere solamente figure di paese.

   A Marsala, nel trapanese,  per la seconda volta a distanza di una ventina di giorni sono state allagate case e terreni, e non parliamo degli alberi e cartelloni stradali divelti.

  L'aeroporto di Palermo ha fatto dirottare i voli diretti a Punta Raisi su Catania. Non riferiamo delle frane, smottamenti e dell'esondazione che hanno privileggiato l'agrigentino. 

  Da quanto accade in Sicilia ogni volta in cui la pioggia eccede la solita portata mediterranea, è inevitabile fare delle considerazioni sulla sicurezza delle nostre strade (a Contessa le definiamo trazzere) e in genere delle infrastrutture pubbliche.    La prima riflessione è che in estate (col bel tempo) non si eseguono i controlli perchè c'è troppo caldo. D'altronde per eseguire veri e seri interventi di manutenzione straordinaria bisogna fare le perizie (i progetti) e in genere i Servizi Tecnici dei comuni dicono di essere oberati da impegni.    Quando qualche comunicato degli amministratori sostiene che un progetto da una scrivania è passata ad un'altra scopriamo che ogni sosta richiede tre o quattro anni di tempo. Esageriamo ? No, perchè abbiamo annotato tutti gli annunci e le affermazioni di alcune autorità prossime della Sicilia Occidentale.

  Ed ovviamente i risultati a distanza di anni  si vedono:  strade, ponti e viadotti autostradali e non, nella maggior parte dei casi, necessitano di interventi di messa in sicurezza e di accurati controlli sulla loro conformazione strutturale. 

 A questo punto dobbiamo ammettere che non è questione di questa o quella classe dirigente. No! Le abbiamo provate tutte in Sicilia (conosciamo centro-destra e finto centro-sinistra della quarta e quinta Repubblica). E' colpa del sistema di pubblica formazione (o istruzione; insomma delle scuole): in Italia  ciò che non sappiamo fare è "il saper crescere cittadini", crescere gente con la consapevolezza che l'essere umano più che appartenere esclusivamente alla propria famiglia deve appartenere alla "comunità". E qui il discorso è troppo lungo da sviluppare e pertanto ci fermiamo.

giovedì 4 marzo 2021

Contessa Entellina e Territorio. Cosa c'è da valorizzare (16)

Il paesaggio e l'intero  territorio contessioto sono dal punto di vista naturalistico incontaminati; lo spaziare dello sguardo qui sa sempre oltre che di incontaminato pure di
 luminoso; -in alcune località-  il territorio offre vedute -e tinte di colori- ingentilite  dal verde delle vigne, degli ulivi secolari e  in tempi relativamente recenti da pochi nuovi impianti. Il territorio è caratterizzato prevalentemente da colline, ed è proprio questa caratteristica che lo rende ideale per la destinazione a vigneto e/o uliveto.

 Tanti sono gli aspetti chiave sotto il profilo agrario -e più estesamente economico- per valorizzare quest'angolo di Sicilia e per farlo uscire dalla stagnazione e -peggio ancora- dal declino demografico che ormai appare fuori controllo. 


Esistono svariati studi sul territorio di Contessa E., curati dal post-terremoto in poi e fino ad arrivare a ... ieri, per  evidenziare il significato, gli obiettivi, le attività, le capacità e in particolare, le attitudini per fargli cambiare volto sociale ed economico  (cambiamento); ma da decenni mancano le voci "politiche" interessate a far valere la realtà e la potenzialità nelle sedi dove si decidono, nella ruota illogica e spesso clientelare, i destini delle località e delle genti prive di voce.

 

 La "politica" locale che si svolge sui territori e nei municipi dell'Isola da parecchio tempo non osa mobilitarsi, come per esempio avvenne nei primi anni del post-terremoto belicino, quando forze sociali (sindacati) e politiche (partiti) si diedero da fare perchè la ricostruzione, almeno edilizia, procedesse.

Fu ovviamente un errore quello di fermarsi all'edilizia; ma quando si dovette passare oltre tutti i protagonisti della prima stagione post-terremoto non ci furono più, e la nuova generazione di "politici" non possedette la lungimiranza che sarebbe servita per il completamento "civile" del Belice.

Ovviamente non si può e non si deve sempre generalizzare; da tempo i politici del Belice non hanno influenza nelle scelte che investono i territori. Proprio per questo quadro che abbiamo trattegiato ci sarebbe da augurarsi che le realtà locali (aziende, associazioni, organizzazioni con intenti politici, sindacali e ambientaliste) si raccordassero per sapere  almeno muovere voci mirate sulla destinazione e l'utilizzo dei fondi del Recovery Fund.



mercoledì 27 gennaio 2021

Terra e Vita. Storia Siciliana per immagini ( 13 )

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia". Cesare Pavese

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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Gli anni passano e con essi vanno via molti ricordi della società che fu. La traversata degli anni cinquanta del Novecento fu, almeno in quest'angolo di Sicilia dove insiste Contessa, l'ultimo decennio della "società contadina"; già ai primi degli anni sessanta (probabilmente col diffondersi della tv) tutto quel mondo iniziò ad offuscarsi fino a scomparire quasi completamente col terribile terremoto nella Valle del Belice che, a Contessa e non solamente qui, avviò un modello di vita (ambientale, di stile, di aspettative, di organizzazione, etc,) completamente diverso.

Fino ai primi anni '60 venivano a Contessa i "carrittera", gente che con i tipici carretti siciliani carichi di mercanzie e alimenti (sacchi di patate, scatolame vario, vasche di sarde salate, vassellami  e altri generi e comunque di lunga conservazione) assolvevano -allora- alla funzione che oggi assolvono -in contesti e situazioni diversissime- i rivenditori che giornalmente -venendo da Menfi con "camioncini"- riforniscono Contessa di frutta, verdure e ortaggi vari. 

Il carretto oggi è scomparso dalla circolazione nelle nostre strade, ma è finito nei musei grazie  ai coloratissimi disegni e agli intagli bucolici, che narrando le vicende di Orlando e Rinaldo ne facevano e ne fanno un vero e proprio oggetto d’arte e d’artigianato.

Un poeta siciliano, Giuseppe Pulizzi di Cianciana, così ha immortalato il carretto ed il carrettiere di un tempo che sono impressi nei ricordi di chi negli anni cinquanta non era altri che un ragazzo. 

Il carrettiere della memoria è rimasto un personaggio vero e identificato in "mastru Binidittu" che tre volte la settimana veniva in quegli anni cinquanta, da Bisacquino a Contessa, a vendere ciò che oggi andiamo a comprare nei punti di vendita.

   A tempi di scarsizza e di scunfurti

a tutti banni cc'eranu carretti,

li mezzi chi facivanu trasporti

di merci di pirsuni e autri uggetti, 

Li muli e li cavaddi li cchiù forti

"mpaiavanu 'nta l'asti fatti addetti

cu pitturali, sidduni e cudera,

cu suttapanza, retini e tistera.

  Di tutti svariati custruzioni 

di li carretti pittari e baggiani

li custruivanu lussusi e boni

òo Catanisi e li Palermitani:

vantati sunnu in ogni nazioni

li nostri gran carretti siciliani,

c'ogni turista resta sudisfattu

vidennu 'stu carrettu comu è fattu.

  Lu milliottucentunovantunu

René Bazin, turista e pilligrinu

pi Santa Rusulia dissi a unu

di vidiri un spittaculu divinu,

di 'sti carretti ''un nn 'havi, no, nissunu,

diciva, ca quant'avi chi caminu

m'addugnu veru ca 'ntuttu lu munnu 

carretti comu ccà nun cci nni sunnu,

  Add'epuca cu era carritteri,

abbilitusu si putia chiamari,

ca era un privileggiu 'stu misteri

macari di putillu 'mmdiari.

Nni travaglianu 'nta li canteri,

'nta li stratuna e 'nmezzu a li ciumari

e cc'eranu trasporti purtuali

di merci, di alimenti e ciriali.

  'Nta li paisi lu funnacu cc'era:

stadduni cu 'na lunga mangiatura

ca era albergu pi li carrittera

e pi li muli chini di sudura;

dda dintra era lu stessu di 'na gera

di carrittera funti a tarda ura,

quarcunu si sistimava e cuvirnava

lu mulu mentri 'n'avutru cantava.

  Pirtempu, a lu cantari di lu gaddu

s'arzava ogn'unu cu lu torcicoddu,

sciuglivanu lu mulu e lu cavaddu

e po' l'armici cci mittianu 'ncoddu,

un mulu cu lu pettu senza caddu

trasiva 'nmezzu l'asti tardu e moddu

pinsannu forsi c'avia di fari 

chilometri sissanta di marciari,

  'Mpaiavanu e dicianu: - A la via ! -

e lu cavaddu o mulu s'avviava

'nta lu stratuni chi lu dirigia

lu carritteri 'ncapu chi cantava.

La usciula rutanti chi sbattia

comu 'na musica scampaniava

ca nni la notti funna e silinziusa

pariva 'na puisia diliziusa.

  Li carrittera tannu eranu amici;

si salutavanu a palori duci,

unu diciva all'autru: -Chi si dici?-

e l'autru: - Tantu beni nni cunnuci!-

Ma ora l'autisti su' nnimici,

nirvusi tutti chi fettanu vuci

massimamenti dintra la città

ca foddi patintati cci nn'è assà.

  Ma quannu nova ticnulugia

truvaru li scinziati e li 'ngignera,

lu camiu e la macchina curria

firmannusi carretti e carrittera.

Però lu carritteri chi vulia

di li trasporti ancora la carrera,

pi la patenti iva a la cunquista

e divintava subitu autista.

martedì 12 gennaio 2021

Diga Garcia. Emergono due cadaveri

  Due cadaveri sono emersi dalle acque della diga Garcia, intestata al giornalista Mario Francese assassinato dalla Mafia.

 I due corpi sarebbero stati trovasti legati con una corda e un cubo di cemento. Il rinvenimento è avvenuto grazie alla circostanza che il livello dell'invaso è calato di alcuni punti fino a far emergere i due corpi.

 Secondo gli inquirenti i resti potrebbero essere quelli di due imprenditori, padre e figlio, scomparsi dal loro cantiere di Isola delle Femmine oltre un decennio fa.

venerdì 1 gennaio 2021

Auguri per un 2021 sereno

 BUON 

2021


Metà della popolazione mondiale non ha accesso alle cure di cui ha bisogno: il nostro sogno è una medicina accessibile, gratuita e di alta qualità per tutti”.


È  il messaggio di auguri contenuto nel video “Ognuno ha diritto a una possibilità”, realizzato per il 2021 
da Emergency .

lunedì 19 ottobre 2020

Terra e Vita. Storia siciliana per immagini. (3)

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia".

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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La Storia ed Entella.
Volendo narrare di Contessa stiamo prendendo le mosse da
lontano, da lontanissimo, a cominciare da Entella. 
Di Entella purtroppo sappiamo poco.

La cartina evidenzia le città sia
del periodo fenicio che punico.


-Alcuni storici attestano la presenza dei Fenici in Sicilia già nell'XI secolo a.C.

-La cartina vorrebbe attestare la presenza di centri abitati (pure Entella) durante il periodo fenicio e quello punico. 

-Tanti studiosi fissano -per la verità- la presenza fenicia in Sicilia all'VIII secolo a.C.

-La vicenda storica dei Fenici comincia comunque nel XII secolo e si chiude nel IV con la conquista di Alessandro Magno. della città di Tiro (nell'odierno Libano). Le testimonianze archeologiche più significative della presenza fenicia in Sicilia sono quelle di Mozia, dello Stagnone e di Capo Lilibeo, presso Marsala.


Qui accanto è la porta nord di Mozia che consentiva l'ingresso nell'insediamento fenicio.

Il centro abitato di Mozia fu costruito nell'VIII secolo a.C.

Nel VI secolo era divenuta città punica e attaccata dai greci siracusani per assoggettarla. Nel 397 Dionisio il Vecchio la distrusse, dopo un lungo assedio.

I sopravvissuti alla vendetta dei siracusani fuggirono verso la terraferma dove fondarono Lilibeo (oggi: Marsala).

Nella c.da Cappiddazzu, insiste una piccola basilica di gusto bizantino.

Fino al 1767 l'isoletta appartenne ai Gesuiti. Nel XIX secolo divenne proprietà dell'inglese Giuseppe Whitaker il quale avviò i primi scavi archeologici. Dal 1971 è proprietà della Fondazione Whitaker la cui sede è a Palermo (villa Malfitano).

sabato 6 aprile 2019

Cultura e Legalità. E' il titolo di un Convegno promosso dall'Amministrazione, che assegnerà quattro borse di studio

Riceviamo e volentieri pubblchiamo 
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BORSA DI STUDIO 

“Mario Francese”

Sabato 13 aprile alle ore 10,00 - in Contessa Entellina.

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L’Amministrazione Comunale di Contessa Entellina ha finanziato delle borse di studio per premiare gli studenti contessioti meritevoli, che si sono distinti nel conseguire 
==la maturità ( voto da 90/100 a 100 ) nell'anno scolastico  2017/18:
•Antonino Tardo 
•Gabriele Maienza
==e la  laurea con 110 e lode nell'anno accademco 2018 
•Emanuela Bruno 
•Anna Rita Di Giovanna . 

L'assegnazione della borsa di studio, intitolata al giornalista Mario Francese vittima di mafia, sarà occasione per conoscere il personaggio attraverso il racconto del figlio Giulio Francese, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Palermo. 

Ai premiati verrà anche offerta la possibilità di fare uno stage presso l’Ordine. 

Per la prima volta il comune diventa contenitore culturale grazie all’installazione della pregevolissima mostra fotografica “Mario Francese-una vita in cronaca”.
Una mostra che vuole ripercorrere il percorso professionale e di vita di un uomo che con assoluto impegno e onestà ha avuto, come pochi, la capacità di spingersi al di là della rassicurante ignoranza e di procurare a una Sicilia insidiata dal tarlo della mafia almeno uno squarcio di luce.

giovedì 1 marzo 2018

Diga Garcia. In arrivo un milione di euro

In arrivo finanziamenti -previsti dal Cipe- per nove dighe siciliane. Si tratta di lavori sollecitati recentemente dal Governo regionale per fronteggiare e risolvere l’emergenza idrica nell’Isola.
Nell’ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione, è stato dato via libera, innanzitutto, alla copertura finanziaria per il completamento della Diga Pietrarossa, opera a cavallo tra Enna e Catania, una delle maggiori incompiute ultradecennali.
Questi gli impianti interessati dal piano: 
--Pietrarossa (a cavallo tra Aidone e Mineo, province Enna e Catania),60 milioni; 
--Fanaco, (Castronovo di Sicilia, provincia di Palermo), 700mila euro; 
Diga Garcia
(dedicata a Mario Francese)
--Garcia (Contessa Entellina, provincia di Palermo), 1 milione; 
--Nicoletti (Leonforte, provincia Enna), 1 milione; 
--Paceco (nell’omonimo comune in provincia di Trapani), 350 mila euro; 
--Piano del Leone (Castronovo, provincia di Palermo), 2 milioni; 
--Ponte Barca (Paterno’, provincia Catania), 175 mila euro; 
--Rubino (Trapani), 250mila euro; 
--Scansano (Piana degli Albanesi, provincia di Palermo), 300mila euro.
Così NELLO MUSUMECI, presidente della Regione Sicilia:
“Fin dall’insediamento il governo ha dovuto fronteggiare emergenze decennali mai risolte, a cominciare, proprio, da quella idrica. Ma ha voluto anche concepire un piano strategico di potenziamento delle infrastrutture, in modo tale che, fra qualche anno, questo attuale stato di crisi possa essere solo un lontano ricordo. Il completamento della diga Pietrarossa rappresenta, in particolare, un traguardo importante atteso da lunghissimo tempo. E’ questa la risposta concreta a tutti coloro che, forse non avendo altri argomenti per pretestuose accuse, hanno messo in dubbio l’azione tempestiva ed efficace del governo. Adesso – conclude – bisogna passare alla fase operativa. Per il completamento della diga Pietrarossa oggi mi incontrerò con l’assessore delle Infrastrutture, Marco Falcone, e il direttore del Consorzio di bonifica, Fabio Bizzini. Niente piu’ perdite di tempo!”.

sabato 14 gennaio 2017

Il Terremoto 1968. Ricordi sempre più lontani

Nel 2017, ossia ai nostri giorni, nella Valle del Belice coloro che vissero le vicende connesse al terremoto del 14-15 gennaio 1968 costituiscono ormai -verosimilmente- una minoranza della complessiva popolazione residente e ancor meno sono coloro che di quelle vicende conservano lucidamente la memoria.   

Il presente Blog non ritiene di costituire un riferimento o un qualcosa di rilevante per tutto ciò che attiene al territorio di Contessa Entellina e alle zone limitrofe, tuttavia sulla vicenda del terremoto conserva parecchie pagine in termini di racconti, memorie, fatti e personaggi. Tutto è stato fatto perchè le generazioni più recenti possano sapere ciò che avvenne, come avvenne, come fu affrontato, come ha cambiato la vita, come e perchè ha costituito spartiacque fra la secolare vecchia società contadina e la mai consolidata -dalle nostre parti- società moderna, che peraltro in più parti del pianeta è oggi definita post-moderna per le spinte avveniristiche avvenute non solamente sul piano tecnologico ma soprattutto sul modo di essere e pensarsi uomini.

Adesso siamo al 49° anno da quello sconvolgimento sismico che ha causato nella Valle oltre 300 morti, uno dei quali  è stato il caro concittadino Agostino Merendino, caro perchè personalmente era conosciuto da chi scrive queste note. Lo sconvolgimento ha avuto inoltre -come ricordato sopra- effetti  sul campo socio-economico dell'intero territorio dove è saltato il modo di vita contadino, modo immutato verosimilmente dall'epoca preistorica. 
La Valle era sicuramente un'area fra le più arretrate e povere dell'intero stivale italico, e lo testimonia la circostanza che molti paesi -fra cui Contessa- erano usciti da meno di un ventennio dal latifondismo. 
La viabilità era (ed in buona parte è ancora oggi) quella tracciata nel post unità d'Italia, ipotizzata per consentire ai carretti di trasportare derrate da un paese all'altro. Le trazzere mai curate da nessuno venivano percorse a dorso di mulo ed erano esattamente quelle che oggi sappiamo, grazie alle accurate cartine degli archeologi, attraversate da Timoleonte e dai suoi soldati nella Sicilia greca (V-IV secolo a.C.). Le abitazioni decenti in ciascun paese della Valle erano meno di una decina, tutte le altre vedevano stalle, magazzini e pollai concomitanti e/o sottostanti ai vani destinati agli umani.
I sociologi -che dopo l'evento sismico abbondarono nell'area- hanno documentato su centinaia di migliaia di pagine quanto molto sommariamente stiamo rievocando.

Dal punto di vista politico quel 1968 era caratterizzato dalla polverizzazione della politica centrista che era stata prevalente in Italia nel dopoguerra. Soffermandoci a Contessa ci sentiamo di asserire che molto, tanto, fece il giovane sindaco socialista del tempo, Francesco Di Martino. Era giovane, entusiasta e convinto che il mondo migliore rispetto a quello arretrato dominante da secoli nella zona fosse possibile. Era un militante organico al suo partito e proprio per questa ragione era in continuazione aggiornato sull'evoluzione legislativa che interessava la Valle. Era aggiornato e nello stesso temp aggiornava i parlamentari del suo partito su ciò che nella Valle serviva. Allo stesso modo si trovarono ad essere e a fare gli altri sindaci all'interno delle organizzazioni politiche cui aderivano. E' un dato d fatto che tutti i sindaci dei paesi della Valle, di quei primi anni post-terremoto, per la popolarità acquisita divennero successivamente parlamentari regionali e/o nazionali.
Per quanto riguarda Di Martino è da evidenziare il suo attacco finale, in collaborazione con i parlamentari della sinistra, ai residui di feudalesimo sul nostro territorio: l'estinzione dell'enfiteusi che ancora nei primi anni settanta investiva alcune zone del territorio.

La ricostruzione, tutt'ora mai completamente ultimata nelle indispensabili infrastrutture (viabilità, soprattutto), negli anni successivi al terremoto non fu solo abitativa (che non è poco soprattutto sotto il profilo igienico-urbanistico) ma anche educativa e formativa. Dal mondo contadino subordinato alla prepotenza dei forti è lentamente venuta su una società ed un modo di vivere più aperto alle idee del Paese più vasto che è l'Italia, e adesso l'Europa. 
Oggi a 49 anni dal sisma la ricostruzione si è fermata purtroppo solamente all'edilizia e al cambiamento dei costumi della precedente sopraffazione. Resta e si amplia la disoccupazione, riesplosa dopo la fine degli interventi urbanistici e delle opere per l'invaso di Garcia, e dilaga come non mai -a nostra memoria- l'emigrazione.

Conclusione.
La Ricostruzione del Belice, avrebbe potuto e dovuto essere una opportunità di rinascita ed invece nel corso dei decenni ha perso slancio e orientamenti rispetto a proposti della prima ora. La Valle oggi è un'area di abbandono e di centri abitati semi vuoti, come area di abbandono è l'intero Meridione del nostro Paese.  

sabato 15 marzo 2014

Entella, Timoleonte e la cultura di allora (n. 5)

Abbiamo descritto nelle scorse settimane come l'esercito siceliota arrivato al seguito di Timoleonte da Siracusa si sia posizionato (in c.da Carrubba) nelle alture frastagliate ed intervallate da incisivi torrenti che confluivano, allora come oggi, nel Belice Sinistro.


Dai testi storici di Plutarco e di Diodoro appare evidente che i punici in Sicilia non tenessero un esercito a tutela e sicurezza delle citta' loro alleate e -dalle letture delle loro cronache che mostrano grande spirito enfatico- apprendiamo che a Marsala (Lilibeo) per tentare di espugnare Entella (passata dall'alleanza con i cartaginesi a quella con i sicelioti) sbarcarono 70.000 soldati.
La successiva battaglia viene descritta interamente sotto il segno ed i presagi favorevoli della volonta' divina. 

-Voli di aquile (riferiti come messaggeri divini), 
-vento e tempesta che favoriscono i sicelioti 
-ed il Crimiso che si ingrossa fino a straripare e a indurre i punici a mettersi disordinatamente in fuga. 

Un aquila con un serpente fra gli artigli, prima della battaglia, sorvola la contrada Carrubba -accampamento siracusano- e fra i soldati si diffonde la paura, ma Timoleonte da' immediatamente una lettura di auspicio, di vittoria, a quel messaggio di Zeus.

A battaglia conclusa Timoleonte fara' coniare in molte citta' siceliote monete con l'aquila che tiene un serpente negli artigli.
Un aspetto che ricorre nelle descrizioni delle battaglie, in tutte le battaglie,  fra sicelioti e punici e che gli storici riportano sono: 

-il fiume che si ingrossa (p.e. l'Himera ), 
-il temporale ed il vento che sempre favoriscono i greci di Sicilia. 
Ed in effetti le battaglia sull'Himera (presso Termini Imeresi) e sul Crimiso vengono descritte con molte similitudini, seppure distanziate nel tempo. 
Sull'Himera (480 a.C.) il comandante siracusano che usava astuzia e stratagemmi era Gelone, sul Crimiso c'era Timoleonte. 
L'armata cartaginese che precipitosamente fugge dal corso dell'Himera e si raccoglie a Marsala per tornare in patria si ripete con i punici che scappano dal Belice, lasciando sul teatro di guerra migliaia di morti, verso Marsala per imbarcarsi e tornare in patria. 
In entrambi i casi i prigionieri cartaginesi furono adibiti sul territorio dell'isola all'esecuzione di opere pubbliche, idrauliche soprattutto.

Come pote' -concretamente-  l'esercito dei sicelioti avere, con facilita', la meglio sull'Armata cartaginese ?
Sullo sfondo si intravede uno scorcio della Rocca
Sulla destra inizia la frastagliata altura che arriva a
Carrubba e a Malacarne. Il Belice sinistro scorre
alle pendici delle alture e nell'area pianeggiante
oggi destinata alla viticoltura.

Dalle colline prospicienti la confluenza del Belice, quelle che stanno di fronte alle alture di Kautalì, i siracusani -nascosti anche grazie ad una fitta nebbia, non infrequente ancora ai nostri giorni (specialmente da quando e' operante la diga Garcia) - piombarono sul guado che i cartaginesi avrebbero dovuto attraversare per poter quindi cingere d'assedio -come si proponevano- la Rocca di Entella, e magari tentare di accedere in città forzando le difese dalla contrada Petraro (Nord-Ovest della Rocca).

Scopo dei nostri interventi sul Blog è stato quello di stimolare la curiosità del lettore. 
Ci auguriamo di essere riusciti nell'intento. Dal prossimo numero inizieremo a pubblicare le traduzioni della questione (339 a.C.) siceliota/punica su Entella come la descrissero Plutarco e Diodoro.
(segue)

venerdì 7 febbraio 2014

Rischio esondazione del fiume Belice

 Il sindaco di Salaparuta Rosario Drago ha emanato l’ordinanza che “vieta a
chiunque di sostare o transitare lungo gli argini del fiume Belice ricadenti nel territorio di Salaparuta”.
 Il divieto si protrarrà fino alla conclusione dello stato di vigilanza rinforzata da parte degli enti preposti al controllo e monitoraggio dell’invaso Diga Garcia.  
Pure il sindaco di Poggioreale Lorenzo Pagliaroli ha dichiarato lo stato di “allerta” contro il rischio esondazioni del fiume Belice, a seguito delle abbondanti piogge degli ultimi giorni.
I timori maggiori di esondazione si hanno nella zona di confluenza del Belice destro e di quello sinistro.

mercoledì 18 settembre 2013

Consorzi di bonifica. Attendono da sempre di essere riformati


In Sicilia, soprattutto nell'interno dell'isola, esiste una agricoltura priva di irrigazione. La cerealicoltura persiste non perché i terreni siano particolarmente vocati ma perché non esiste alternativa.
Eppure la Regione (mamma regione) ha dotato l'isola di ben 11 enti (con relativi Consigli, talora commissariati) e 2.192 dipendenti tutti incaricati di irrigare.
Le statistiche sostengono che le zone dei litorali e quelle pianeggianti siano irrigue, poco più del 50% dei terreni agricoli.
Senonchè anche per queste zone (fortunate) esistono i nei:
-condotte colabrodo,
-oltre la metà delle zone classificate irrigue in realtà sono prive di acqua.
 
Gli Enti che dovrebbero occuparsi dell'irrigazione qui in Sicilia li chiamiamo "Consorzi di Bonifica". Sono 11 strutture che galleggiano in una crisi perenne perché privi di fondi da impiegare, sovraffollati di personale fino al punto che le pagine dei libri-paga non li contengono. Costano 60 milioni fra costi del personale, spese di energia, affitto locali etc.
Il personale assiste impotente al disastro delle reti irrigue rotte e colabrodo.
Attualmente i Consigli di Amministrazioni, frutto dei sottoboschi politici, sono commissariati da parte dell'assessorato regionale all'Agricoltura.

giovedì 12 settembre 2013

Comune di Contessa Entellina. Ogni problematica dovrebbe essere occasione per riflettere sul possibile "Sviluppo" ... invece

Nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Contessa Entellina ha assolto ad un adempimento necessario, in carenza di Piano Regolatore, finalizzato apporre il "vincolo di esproprio" su alcuni terreni interessati ad opere irrigue originate dalla Diga Garcia (oggi, diga Francese).
Ciò che ci colpisce nei lavori del Consiglio Comunale è che nessuno, né dalla maggioranza né dalla minoranza, ha sentito il dovere civico di dibattere -in quanto solleticato dall'argomento- sul possibile sviluppo di questo territorio. Come si fa a trattare le richieste del "Consorzio di Bonifica" e non discutere degli indirizzi che vorremmo dare al territorio ?
Si sarebbe potuto delineare in Consiglio Comunale quale agricoltura vorremmo, quale assetto territoriale ci attendiamo, le ragioni percui il nostro Comune sarebbe condannato a restare senza Piano Regolatore dopo un decennio di assessorato ai lavori pubblici assegnato al Pd Messina.
Maggioranza e minoranza preferiscono -purtroppo- occuparsi di altro. Sono attratti da altri interessi.
Avremo modo di discutere su cosa appassiona il nostro Consiglio Comunale.