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lunedì 9 dicembre 2024

Parole ricorrenti sui media

 SEDNAYA (= Carcere dell’orrore. Gravissime violazione dei diritti umani nel carcere di Damasco, in Siria). 

Oltre a essere un piccolo villaggio cristiano a Nord di Damasco, noto per un antico monastero e le sue reliquie, è anche il nome della famigerata prigione siriana, definita il mattatoio umano, dove secondo le denunce di Amnesty International tra il 2011 e il 2015 gruppi di 50 detenuti venivano impiccati di notte due o tre volte alla settimana. Qui sono state praticate anche torture come la privazione del cibo e dell’acqua. Il carcere è stato costruito negli anni 80 insieme a quello di Tadmur a Palmira proprio per i prigionieri politici.

Nei tre edifici fatti costruire da Hafez e dati in gestione ai servizi segreti sarebbero state uccise 13 mila persone, i cadaveri buttati nelle fosse comuni, solo nel 2018 il regime ha iniziato ad ammettere che erano scomparsi. Da Seydanya non sono mai più usciti gli attivisti laici, gli agitatori delle prime manifestazioni pacifiche, gli ideologi che mostravano una vera alternativa alla dittatura.

martedì 27 febbraio 2024

Ritagli di giornali

 In Sardegna vince il campo largo (PD-M5S). Il Centro-Destra, troppo sicuro di sé, assapora dopo l'affermazione nazionale del 2022 la prima sconfitta.



giovedì 7 luglio 2022

La Turchia di Erdogan. Fa da mediatrice fra Occidente e Putin

 Draghi è stato in Turchia! Alla fine la necessità ha prevalso sui principi! 

 L'ultima volta che il premier italiano si era occupato di Erdogan era per denunciare l'assoluta estraneità di costui ai valori occidentali, l'estraneità del "caudillo" del Medio Oriente rispetto ai valori euro-americani, quando lo accusò di non avere rispetto delle donne, e nella specie di  Ursula von der Leyen, a cui in un incontro ufficiale non le fu offerta nemmeno una sedia che rispettasse il rango di rappresentante dell'U.E.

La politica ha le sue esigenze e l'Occidente non esita a chiudere gli occhi quando all'orizzonte di "caudilli" peggiori di Erdogan si intravedono i Putin e, andando più in là, certe figure cinesi che di Hong Kong puntano a farne una caserma.

 Effettivamente la forza del complesso militare-industriale della Turchia, e il disimpegno degli americani dal Medio Oriente, hanno fatto della Turchia il pilastro, o il presunto pilastro, dell'Occidente in Medio Oriente. Il ritiro da quell'area degli americani soddisfa le ambizioni geopolitiche di Erdogan in Iraq, Libia e Siria, e permette sia l’estensione delle operazioni navali nel Mediterraneo, sia l’istallazione di basi turche in Qatar e Somalia. 

 Nonostante la Turchia sia parte dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (Nato), il Cremlino è stato finora per Erdogan il referente per ogni intervento su scala internazionale e ha definito i limiti del dispiegamento della sua zona di influenza. Erdogan e Putin si intendono e gli Americani di Biden cominciano a coltivare, al contrario di Trump, più di qualche dubbio  sul personaggio.

 Erdogani, in piena autonomia si erge a campione dell’islamismo moderno, ed esempio della capacità di attrazione sia nel mondo mussulmano che in quello dei dittatori alla Putin, in un clima di crescente sospetto per i partner della Nato, da cui rivendica autonomia strategica, mettendo in questione (o addirittura, ignorando) i valori dell’occidente.

 La verità è che la posizione geografica della Turchia è strategica, è quella che fu -a suo tempo- l'area avanzata dell'Impero Romano d'Oriente. Impero che mai esitò ad esercitare un ruolo tutto suo, rispetto a Roma.

 Cercheremo nelle prossime pagine di cogliere come i "romani d'Oriente" si comportavano rispetto ai "Romani d'Occidente".

giovedì 11 novembre 2021

Piccolo vocabolario. Per capire qualcosa su ciò di cui si chiacchiera nei vicoletti

 Alcuni cenni su ciò di cui si discute

a Glasgow, sui cambiamenti climatici

Dal 31 di Ottobre sino al prossimo 12 Novembre, in Scozia, è in corso la conferenza mondiale sui "cambiamenti climatici", promossa nel contesto delle Nazioni Unite. Anche chi non si occupa di problematiche climatiche, qualsiasi cittadino del pianeta, che abbia a cuore il buon vivere su questo pianeta si accorge che lo scorrere dei decenni procura sintomi di difficoltà al buon vivere dell'essere umano, di tutti. 

(1) Aumentano le aree desertiche nelle aree africane e conseguentemente sempre più esseri umani provano a trasferirsi dove la vita sia meno dura (emigrazioni di masse in direzione dell'Europa), 

(2) le temperature nell'intero pianeta tendono a surriscaldarsi a causa della tendenza dei paesi sviluppati ed industrializzati, almeno di tanti fra loro, di usare fossili che alimentano emissioni dannose agli esseri umani.

 Entrambi le sopraricordate situazioni creano inevitabilmente malessere anche all'interno dei paesi cosiddetti benestanti. Da decenni si prova con trattati e convenzioni di limitare il surriscaldamento del pianeta. Nel 1992 ben 196 paesi sottoscrissero il trattato che prevedeva di raggiungere entro il  2020 di contributi significatrivi intesi, appunto, alla riduzione delle emissioni di gas serra tali da evitare che la temperatura del pianeta media mondiale non aumentasse oltre l'1,5 gradi rispetto al periodo anteriore all'industrializzazione del pianeta. Oltre quel livello, sostengono gli studi scientifici, la situazione (nell'intero pianeta) potrebbe diventare incontrollabile e le conseguenze catastrofiche.

La terapia immaginata punterebbe alla riduzione, entro il 2030, di delle emissioni "globali" del 45% rispetto al 2010. Ma finora solo i paesi occidentali e quelli meno sviluppati hanno condiviso e approntato piani aggiornati e allineati, e addirittura puntano ad obiettivi più ambiziosi; i paesi che più inquinano (Russia, Cina ed India, i maggiori produttori di anitride carbonica) tardano ad allineare i loro obiettivi di contrazione delle emissioni. 

 Le Nazioni Unite, prima ancora che iniziassero i lavori di Glasgow, hanno rappresentato che continuando il trend attuale senza i correttivi auspicati, entro fine secolo la temperatura media globale crescerà di ulteriori 2,7 gradi.

A Glasgow si sta conseguentemente insistendo perchè tutti i paesi si allineino agli obiettivi e si adoperino per evitare il surriscaldamento del pianeta, e la correlata desertificazione di vastissime aree. Un lavoro diplomatico difficile per più ragioni, su cui ci soffermeremo in seguito, dal momento che Cina e Russia non intendono modificare i loro piani. Piani che ricadono con gravi conseguenze sull'intero globo.

I paesi occidentale, col premier britannico che ospita la conferenza scozzese, propongono di cessare in assoluto l'uso del carbon fossile quale fonte di energia entro il 2040. Obiettivo obiettivamente difficile, ma il cui mancato raggiungimento sarà pagato soprattutti dai paesi più poveri; proprio loro che all'inquinamento non hanno contribuito. Questi paesi continueranno ad assistere alla desertificazione dei loro territori e all'emigrazione massiccia delle loro popolazioni verso le aree mediterranee.

(Segue)

giovedì 28 ottobre 2021

Eventi storici. La marcia su Roma

Il 28 ottobre 1922 il governo dichiarò lo stato d'assedio, ma il re (alle 8 e 30) si rifiutò di controfirmarlo e Luigi Facta, presidente del Consiglio, si dimise

Novantanove anni fa, il  29 Ottobre 1922, il Fascismo, movimento politico minoritario in seno al Parlamento e nel Paese, previo la messa in scena di una marcia su Roma, consegue, con la sostanziale complicità della monarchia dei Savoia, l'incarico di costituire un governo.

 Si trattò dell'inizio della fine dello stato liberale. Mussolini costitui' un governo con l'assenso dei conservatori, di alcune fasce di ambienti liberali e con l'opposizione del solo fronte socialista. Dopo quell'evento di forzatura istituzionale della "marcia",  il Fascismo non lascerà più il potere per un ventennio. Verrà sciolto il Parlamento e via via pure i partiti e con essi le istituzioni della democrazia liberale.  Verra' perseguitata ' l'opposizione in ogni località del paese e verranno indotti parecchi italiani a scegliere l'esilio. E non si trattò solamente dei prestigiosi nomi dell'antifascismo che tutti conosciamo, i Pertini, i Nenni, i fratelli Rosselli etc. Furono migliaia gli uomini politici costretti a scegliere l'esilio e tantissimi quelli costretti a vivere al confino, in località lontane dai contatti umani. Tanti vennero persino assassinati, il nome di Matteotti li rappresenta simbolicamente tutti.

 Pure nei paesini, come Contessa Entellina, su segnalazione e pressione dei fascisti locali furono proposti gli allontanamenti degli esponenti più in vista dell'antifascismo locale di ispirazione socialista, fra cui due giovani studenti universitari che si erano distinti nell'organizzazione di manifestazioni e proteste a difesa delle libertà statutarie. Furono indotti per tutta la durata del regime a non tornare in paese, e costretti a vivere in altra regione del Paese. 

domenica 17 ottobre 2021

Valle del Belice. Esisteva la possibilità di una agricoltura moderna; ma la burocrazia e la politica ...

 Se non tutti i 31 progetti per l'irrigazione dei campi agricoli siciliani, almeno qualcuno forse potrà essere salvato e farlo rientrare nei finanziamenti del Recovery Found. Non è dato conoscere quali progetti, tramite un’istruttoria di emergenza, potranno essere finanziati. 

Persi 430 milioni di euro 
del Pnrr che sarebbero 
serviti  per ammodernare
l'agricoltura delle aree del
Belice, di Ribera ed altre ancora.

Tra quelli presentati e respinti ricordiamo qui il progetto da 39 milioni di euro finalizzato a potenziare il sistema di irrigazione dell’area di Ribera. Ancora, un progetto da 37 milioni di euro per garantire rifornimenti idrici regolari agli agricoltori di Naro. Poi la sistemazione ed il potenziamento delle condutture anche nelle campagne della Valle del Belìce. Tanti altri progetti puntavano ad incentivare il riempimento e il successivo sfruttamento della diga Garcia. Tutti interventi necessari a sostenere il comparto agricolo che specialmente nell'are del Belice possiede alcuni aspetti che sanno di realtà contadina.

martedì 31 agosto 2021

Pandemia senza freni. La variante Delta rischia di reimporre le restrizioni

Tornano le restrizioni per il trasporto pubblico locale, dove rispunta la figura  del controllore,.

Da domani 1 settembre scatta l’obbligo di green pass per aerei, navi, traghetti e treni a lunga percorrenza.

 La colpa dell'ulteriore allerta è soprattutto della variante Delta, più aggressiva e contagiosa, e, nei paesi più avanzati  del sostanziale rallentamento (zone bianche) delle restrizioni per affrontare la stagione estiva.

I vaccini hanno  tenuto basso il numero dei casi gravi e dei decessi, ma non ce ne sono abbastanza, adesso , per i paesi in via di sviluppo dove la pandemia, in molti casi, è fuori controllo. E se la pandemia non la si combatte pure in quei paesi, nessun rilassamento potrà applicarsi  nel "primo" mondo.

venerdì 13 agosto 2021

Recovery Plan. Arrivano a Roma i primi 25miliardi

 La Commissione europea ha accreditato 24,9miliardi all'Italia, anticipo del 13% sui 191,5 miliardi dell'ammontare totale del Recovery per il Paese, fino al 2026.

 Il restante 87% verrà accreditato via via che il governo italiano dimostrerà l'avvenuto rispetto delle esecuzioni previste dal Piano.

 I 24,9 miliardi sono composti per 8,957 mld da aiuti a fondo perduto (pari al 13% dei 68,9mld di sovvenzioni previste) e 15,937mld di prestiti (il 13% di 122,6mld).

giovedì 12 agosto 2021

Sicilia in fiamme. E sull'isola cala il marchio dell'incivilta'

 Pure Monte Pellegrino brucia. La notte appena trascorsa è stata caratterizzata nuovamente da vasti incendi in provincia di Palermo; in particolare sono state colpite dalle fiamme ulteriormente  le montagne delle Madonie. I roghi sono divampati a Polizzi Generosa, Castellana Sicula e Geraci Sicula.

Un trentenne è morto a Paternò (Catania) schiacciato dal suo trattore nel tentativo di spegnere un incendio in un podere interessato da un vasto incendio come lo era stato tre settimane fa.
    Stava trasportando una botte piena d'acqua sul suo trattore che all'altezza di una curva lungo la S.P. 58, si è capovolto schiacciandolo e uccidendolo sul colpo.
 
 Gli incendi che devastano l'Isola di cosa sono figli? C'è chi sostiene dell'incivilta' complessiva di noi siciliani, altri della cultura mafiosa che ci caratterizza, altri ancora della nostra mancata adesione alla cultura comunitaria e al vivere civile.
 Sostanzialmente noi siciliani non possediamo il senso civico, la coscienza  e la volonta' di saper vivere la "bellezza comunitaria":
  Come è quando ne usciremo? 
  Quando investiremo -veramente- nella scuola è nella formazione delle coscienze.  Quando ....

 Di chi è la colpa se Palermo è un immondezzaio,  appena fuori dal portone di casa? Dalla casa di ciascuno?

giovedì 18 marzo 2021

Farmaco antivirus. I furbetti, ossia i privi di senso civico, sono tantissimi... diciamo che nello spirito siamo tutti noi

 In nessun paese, stando ai giornali, la disciplina sulla vaccinazione è stata tanto violata come avvenuto in Italia. In grandi città e in piccoli borghi, quale -tanto per fare un esempio dimensionale- è il nostro piccolo paesino, non c'è stato qualcuno che non  si è appiccicata una  medaglietta che lo abilitasse a scavalcare anziani, malati e categorie precarie, pur di arrivare per primo alla vaccinazione. Insomma tantissimi capitani alla Schettino.

Tutto ciò, in linea generale senza nessun pudore né vergogna. Quasi quasi nella logica siciliana andrebbe  apprezzato il Sindaco di Corleone il quale dopo avere cercato delle giustificazioni sulla sua errata impresa di farsi vaccinare fra i primi, più recentemente ha chiesto scusa e ha riconosciuto di avere sbagliato. È persino arrivato a presentare le dimissioni dall'incarico di primo cittadino.

 I moltissimi altri che nel corleonese, nelle Madone, in Sicilia ed oltre lo Stretto di Messina quando si renderanno conto di avere sbagliato e quando renderanno pubbliche scuse, se specialmente continuano a rivestire incarici pubblici? Forse mai. Purtroppo!

sabato 6 marzo 2021

Contessa Entellina. Quella domenica di cinquantatre anni fa (14)

 Estratti dalla

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE 

D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE 

E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE 

COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968 

(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)  

Prima parte pubblicata Pigiare qui)   Seconda parte pubblicata (Pigiare qui)   Terza parte pubblicata (Pigiare qui)   Quarta parte pubblicata (Pigiare qui)   Quinta parte pubblicata (Pigiare qui)   Sesta parte  pubblicata (Pigiare qui)   Settima parte pubblicata (Pigiare qui)   Ottava parte pubblicata (Pigiare qui)   Nona parte pubblicata (Pigiare qui) Decima parte (Pigiare qui) Undicesima parte (Pigiare qui) Dodicesima parte (Pigiare qui)

CAPITOLO IV 

LA PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE URBANISTICA 

AI VARI LIVELLI  — I TRASFERIMENTI DEGLI ABITATI 

Il trasferimento degli abitati. — // quadro di riferimento. 

L'introduzione, agli articoli 1 e 11 della legge 241/1968, del concetto di trasferimento degli abitati è un fatto abbastanza nuovo, nella storia urbanistica italiana. In questo senso può sorprendere che a poco più di un mese dal sisma, con il decreto-legge n. 79/1968 (convertito nella citata legge n. 241 del 1968), si assumesse in linea di principio una tale determinazione e che si ritenessero sufficienti trenta giorni per deliberare definitivamente in proposito sulle singole situazioni. La successione formale degli atti previsti dalla legge è la seguente: 

a) Il Ministro dei lavori pubblici (di concerto con i Ministri dell'interno e del tesoro e d'intesa con il Presidente della Regione Siciliana, sentito il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici), propone gli abitati o le parti di abitato da trasferire; 

b) il Presidente della Repubblica determina gli stessi, con proprio, apposito decreto; 

c) la Commissione tecnica di cui all'articolo 12, presieduta dal capo dell'Ispettorato, redige i programmi delle opere di competenza del Ministero dei lavori pubblici, che vengono definiti più chiaramente come programmi di trasferimento con l'articolo 4 della legge 858/1968. Quest'ultimo prevede anche che i Comuni interessati debbano esprimere il proprio parere (sul programma, non sul trasferimento) entro venti giorni (1)

(1) Ciò probabilmente in conseguenza dell'approvazione della Legge regionale n. 20 del 18 luglio 1968, ma anche in considerazione dell'estensione del concetto di « programma di trasferimento » che si andava delineando, fino a diventare troppo simile a quello di « piano urbanistico attuativo ».

d) Il Ministro dei lavori pubblici, seguendo la prassi di cui al punto a), approva i programmi (2); e) in seguito all'approvazione dei programmi, l'Ispettorato redige il progetto esecutivo del trasferimento. Né la legge 241/1968, né la legge 858/1968 precisano in che cosa consista tale progetto esecutivo, ma certamente esso è cosa distinta dal programma, come pure dai progetti delle singole opere cui l'Ispettorato darà seguito, eventualmente valendosi delle facoltà di concessione ad enti pubblici o comunque autorizzati. Non sarà inutile, nel prosieguo, distinguere nettamente tra i due diversi ruoli assegnati agli Ispettori per le zone terremotate, come capi dell'Ispettorato e come Presidenti della Commissione tecnica di cui all'articolo 12 della legge n. 241/1968. Benché infatti questo settore non sia oggetto specifico del presente capitolo, è opportuno notare come dall'esame degli atti risulti costantemente, e non senza conseguenze, la confusione tra i due ruoli, da parte dei protagonisti di allora. Per quanto riguarda i 14 Comuni soggetti a trasferimento parziale o totale degli abitati, l'attività svolta dall'Ispettorato sembra aver coperto di fatto una gamma di funzioni e competenze assai più vasta di quanto previsto. Ciò è avvenuto valendosi forse di ulteriori istruzioni ministeriali (3), ovvero occupando progressivamente gli spazi istituzionalmente riservati ad altri enti ed organismi, sia locali che statali, decentrati, per carenza degli stessi, ovvero reputando necessario, almeno nei primi anni, mantenere accentrata l'iniziativa della ricostruzione. Sta di fatto che l'Ispettorato si è trovato oggettivamente impreparato ad assolvere i propri compiti, quelli istituzionali e quelli in un modo o nell'altro acquisiti. È chiaramente in questo contesto che si colloca, fin dall'inizio, la stretta collaborazione con l'ISES, che indubbiamente va molto al di là di un semplice rapporto di committenza, garantito da convenzioni, per l'affidamento della progettazione ed esecuzione di opere, sia pure di tutte le opere programmate. Nella vicenda dei 14 Comuni a trasferimento parziale o totale degli abitati, le attività dell'ISES, dell'Ispettorato e della Commissione ex articolo 12 costituiscono un insieme difficilmente districabile e ne fanno fede alcune testimonianze (delibere e lettere dei Comuni, ad esempio), in cui si confondono chiaramente tecnici dell'Ispettorato, o addirittura l'Ispettore, con tecnici incaricati dall'ISES (1).

(2) Il citato articolo 4 della legge 858/1958, per la verità, prevede un'approvazione da parte dell'Ispettorato, ma quest'ultima non sembra in alcun modo poter surrogare o sostituire l'approvazione del Ministero, che rimane in essere al secondo comma dell'articolo 11 della legge 241/1968 non modificato. 

(3) Queste non risultavano agli atti, ma è stato fatto cenno, ad esempio, dall'Ing. Corona, nel corso della audizione, ad istruzioni verbali. 

 Nella vicenda dei 14 Comuni a trasferimento parziale o totale degli abitati, le attività dell'ISES, dell'Ispettorato e della Commissione ex articolo 12 costituiscono un insieme difficilmente districabile e ne fanno fede alcune testimonianze (delibere e lettere dei Comuni, ad esempio), in cui si confondono chiaramente tecnici dell'Ispettorato, o addirittura l'Ispettore, con tecnici incaricati dall'ISES. Sulla base di testimonianze ed indizi si può ragionevolmente presumere che l'ISES, unico ente autorizzato per legge all'intervento in caso di calamità, fin dall'inizio si sia mosso a livello locale e centrale, prendendo contatti con il Ministero dei lavori pubblici, al cui controllo del resto era sottoposto per statuto, e con la Regione, per la quale, come è già stato ricordato, elaborò uno « schema territoriale » (presentato nel novembre 1968), non dissimile dallo « studio preliminare » elaborato dal Consiglio Superiore dei lavori pubblici nel marzo 1968. Un « piano di coordinamento » redatto dall'ISES, ad esempio, fu discusso da un non meglio identificato « Comitato », costituito presso l'Ispettorato e, a quanto sembra, presieduto dallo stesso Ispettore, il 12 ottobre 1968 (come risulta da un rapporto dell'Ispettore al Ministero, datato 21 novembre 1968), appena quattro giorni dopo la stipula della prima convenzione-studi. 

È probabile, in realtà, che questo piano fosse lo stesso redatto dall'ISES per incarico della Regione Siciliana, ma in tal caso non si spiega a che titolo il piano stesso venisse sottoposto prima all'Ispettorato, sia pure in sede di « comitato », né se tale piano facesse o meno parte di elaborati conseguenti la convenzione-studi e a chi fossero stati imputati i relativi oneri. Sempre a titolo di esempio, è opportuno citare il problema delle relazioni geologiche. Quella redatta dall'ISES, non firmata (ma concordemente attribuita al Prof. Florida, che l'avrebbe curata a titolo « amichevole », secondo la dichiarazione resa dai responsabili dell'ISES nel corso dell'audizione), non è datata. Tuttavia la relazione del Servizio Geologico di Stato, collocabile tra la fine di luglio ed i primi di agosto del 1969, fa esplicito riferimento a studi geologico-localizzativi redatti dal Prof. Florida per l'ISES, in data evidentemente precedente, e soprattutto precedente alla convenzione per studi e rilevamenti di tale tipo, stipulata solo il 19 aprile 1970. Studi geologici (e tantomeno « localizzativi ») non erano infatti previsti dalle precedenti convenzioni-studi per quanto ciò possa sembrare strano, data la situazione. Si rileva, tra l'altro, l'atteggiamento critico del Servizio Geologico di Stato, per le localizzazioni prescelte. 

La stipula delle prime convenzioni tra l'ISES e l'Ispettorato, in sostanza, sembra potersi intendere come precisazione e ratifica di un rapporto collaborativo effettuato dall'ISES a « scopo promozionale » in periodo anche antecedente le convenzioni stesse. Anche l'ingresso ufficiale dell'ISES nella vicenda del Belice, con la prima « convenzione studi » dell'8 ottobre 1968 desta tuttavia non poche perplessità. Con tale convenzione, infatti, l'ISES entra in campo, indipendentemente da ogni questione di legittimità (approfondita altrove), in un momento decisionale delicato e comunque antecedente quello previsto dalle leggi per « altri » enti pubblici o comunque autorizzati ad intervenire. 

L'Ente, in sostanza, avrebbe dovuto fungere da supporto tecnico per l'Ispettorato, non solo per la progettazione e realizzazione delle opere di competenza ministeriale, ma anche per la loro programmazione e quantificazione. In altre parole avrebbe dovuto quantomeno collaborare a definire e quantificare le opere che esso stesso avrebbe presumibilmente e (certamente dal 17 giugno 1969, data della prima convenzione-lavori) progettato ed appaltato in futuro. Può esser eancora una volta ricordato che la programmazione di dette opere, nei Comuni a trasferimento parziale o totale degli abitati, non era di competenza dell'Ispettorato, ma della Commissione tecnica di cui all'articolo 12, presieduta dall'Ispettore in carica, mentre all'Ispettorato spettava il compito di redigere ed eventualmente far redigere i progetti esecutivi. È anche opportuno ricordare che le opere di competenza ministeriale di cui all'articolo 1 della legge 241/1968, potevano essere effettuate anche nelle località prescelte per il trasferimento, ma non esclusivamente (articolo 8 della stessa legge). Ciò significa che dette opere (servizi pubblici, urbanizzazioni e case per i senzatetto) potevano essere previste, progettate e realizzate anche nell'ambito dei vecchi centri con la sola esclusione di quelli a trasferimento totale. Non risulta invece che tale ipotesi sia stata presa in considerazione; anzi si è teso a trasferire il più possibile anche attrezzature e servizi esistenti nei nuovi insediamenti, nonostante vi fosse in genere opposizione da parte delle autorità locali. 

Per i Comuni soggetti a trasferimento totale o parziale degli abitati, l'insieme delle opere di competenza ministeriale da realizzarsi nei nuovi insediamenti assumeva di fatto una tale entità da rendere praticamente impossibile la redazione dei programmi relativi e soprattutto la previsione delle spese necessarie, senza un preciso riferimento dimensionale e localizzativo. Ciò configurava, per ovvi motivi, qualcosa di molto vicino e formalmente simile ad un piano urbanistico attuativo. Esso si sarebbe trovato, per di più, a non dipendere da uno strumento urbanistico di grado superiore, come un Piano regolatore generale o, almeno, un Programma di fabbricazione. C'è da notare, tuttavia, che l'articolo 1 della legge 241/1968, nell'elencare le opere di competenza ministeriale, distingue sub f) il trasferimento di abitati dalle altre opere, lasciando supporre per questo una qualità diversa, che non la semplice somma delle opere precedentemente indicate. Nella stesura della legge 241/1968, come si è visto in precedenza, il legislatore aveva evitato ogni possibile riferimento ad una vera e propria azione di pianificazione urbanistica, sia perchè, per la Sicilia, essa era già allora materia di competenza regionale, sia probabilmente per il comprensibile timore di ritardare la ricostruzione, subordinandola ad una prassi amministrativo-decisionale tradizionale, lenta e complicata basata in gran parte sull'iniziativa comunale nei confronti della quale, evidentemente, non si riteneva di poter fare grande affidamento. Infine, forse, perchè non era possibile prevedere a priori l'estensione e la complessità dei trasferimenti attuati. In teoria del resto, secondo la legge regionale tutti i Comuni, compresi 10 dei 14 di cui trattasi, avrebbero dovuto essere dotati entro la prima decade del novembre 1968 almeno di un programma di fabbricazione. Secondo la legge 241/1968, invece, tutti i programmi ministeriali di trasferimento avrebbero dovuto essere approvati entro l'aprile 1968, e così è stato, almeno formalmente (1). Nonostante il mancato coordinamento tra legislazione nazionale e regionale (cioè tra la realizzazione delle opere di competenza ministeriale e la pianificazione urbanistico-territoriale) i Comuni avrebbero dunque potuto, nel periodo tra l'aprile ed il novembre 1968, redigere i propri programmi di fabbricazione sulla base dei programmi di opere ministeriali e questi essere successivamente perfezionati e resi esecutivi, sulla base dei programmi di fabbricazione comunali, che avrebbero, tra l'altro, indicato la localizzazione dei nuovi insediamenti. In ogni caso, tra Comuni e Ispettorato si sarebbe dovuto stabilire un rapporto di collaborazione che, invece, appare del tutto assente, anche dall'esame dei documenti. 

(1) I primi programmi sono stati approvati il 26 aprile 1968 e per Sambuca, Menfi, Camporeale e Contessa Entellina il 30 gennaio 1969. I programmi definitivi, a meno di modifiche e varianti, sono stati invece approvati dal marzo all'agosto 1969 con l'eccezione di Salemi (14 aprile 1970).

La Regione, dal canto suo, avrebbe potuto sia accelerare la progettazione e l'approvazione dei piani comprensoriali, sia surrogare quei Comuni che, trovandosi in oggettive difficoltà, non avessero potuto provvedere da soli alla redazione dei programmi di fabbricazione. Considerando che i programmi effettivi sono stati in realtà approvati tra il marzo e l'agosto 1969, nello stesso periodo si sarebbe potuta conseguire una piano-programmazione integrata tra i vari soggetti, ben più organica ed ordinata di quanto non sia stato. Essa, inoltre, avrebbe permesso un più facile passaggio dal regime « straordinario » a quello ordinario. Non bisogna infatti dimenticare che l'Ispettorato era un organo provvisorio. Il pur contraddittorio tentativo delle leggi successive a quella n. 241/ 1968 di graduare il passaggio di competenze dall'Ispettorato ai Comuni ed in parte alla Regione si è di fatto sempre vanificato nella sostanza, proprio a causa del totale accentramento di compiti e funzioni nell'Ispettorato, anzi, fino al 1974, nel binomio ISES-Ispettorato. Prima di affrontare in dettaglio i programmi di trasferimento, dì esclusiva pertinenza dell'Ispettorato e, per la parte tecnica, dell'ISES, è bene ricordare ancora una volta che essi non possono in alcun modo essere considerati esaustivi della ricostruzione nel Belice. Né lo spirito né la lettera della legge 241/1968, infatti, attribuiscono ai programmi di trasferimento l'importanza ed il ruolo che essi hanno in realtà assunto. Si può senz'altro affermare che i programmi di trasferimento hanno praticamente assorbito tutte le riserve umane, tecniche e finanziarie e che proprio questa dilatazione ha determinato sia la centralità dell'Ispettorato, sia la subalternità degli enti locali, in particolare dei Comuni, 

Non è un caso che solo dal 1976, con il vero inizio della ricostruzione, i Comuni abbiano potuto assumere nuovamente un proprio seppur limitato ruolo. Anche questa situazione, tuttavia è parzialmente attribuibile alla legge 241/1968, o meglio all'interpretazione che si è voluto dare dell'intento, manifestato dalla legge, di provvedere alla « rinascita » economica e sociale delle zone colpite dal sisma. Tale intento di natura generale è stato trasferito di peso alla progettazione dei singoli programmi e piani di trasferimento, come si dimostrerà in seguito. Basti qui ricordare che questa impostazione fa da premessa ad ambedue le convenzioni studi stipulate dall'ISES con l'Ispettorato e non è stata priva di conseguenze nella predisposizione dei programmi stessi. Ciò che interessa sottolineare è che gran parte delle scelte e delle decisioni che hanno guidato la ricostruzione del Belice non erano affatto « obbligate » dalla legge o da situazioni di fatto. La legge 241/1968, infatti, prevede la possibilità di trasferire gli abitati, ma come provvedimento « estremo » (non obbligato) e non isolato, anzi integrato a tutti gli altri provvedimenti che si sarebbero dovuti prendere per la ricostruzione e che sono stati spesso trascurati. Né la legge, né, come si vedrà in seguito, lo stato di fatto conseguente il sisma giustificavano inoltre l'uso estensivo ed esclusivo dei trasferimenti e l'entità che essi hanno assunto, e che indubbiamente è stata accettata fin dall'inizio con estrema leggerezza da tutti i soggetti in causa, eccettuate forse le popolazioni colpite. La disamina degli errori e delle anomalie che si sono sommate nella redazione e nell'attuazione dei programmi di trasferimento, è bene ricordarlo, può essere condotta solo partendo da questi presupposti. 

(Segue)

Analisi dei programmi di trasferimento.104

venerdì 19 febbraio 2021

Sicilia e Storia. Dai greci a ... (7)

 La Colonizzazione

Le città greche di Sicilia nel loro assetto sociale e istituzionale ricalcarono ovunque lo schema della madrepatria. Il potere politico era competenza di un gruppo di famiglie che costituivano l'aristocrazia locale; si trattava in linea di massima dei discendenti dei primi coloni giunti dalla Grecia e che avevano costituito la "colonia". Ad essi competeva oltre che il ruolo di governo anche il controllo delle funzioni di culto nei templi e l'amministrazione della giustizia.

Agli aristocratici competeva, quando la politica mostrava la propria impotenza, capeggiare le "stasis", che per facilità traduciamo in "guerre civili". Toccava agli aristocratici risolvere i contrasti interni alla città, quindi, anche ricorrendo all'uso delle armi; in fondo si trattasva di travagli interni alla stessa oligarchia.

Via via che le città greche dell'Isola diventarono prospere e mano mano che l'oligarchia diventava sempre più ricca divenne inevitabile lo scontro tra l'oligarchia e le plebi. Nè mancarono gli scontri tra una "polis" e un'altra "polis", entrambe greche. Più rare le guerre tra greci e indigeni che nel tempo erano stati ormai quasi tutti assimilati.

Come erano governate le città?

Da quanto apprendiamo dalle testimonianze storiche nelle città greche di Sicilia non mancarono mai i tiranni (individui spregiudicati, demagoghi e avventurieri) che frequentemente si impadronirono del potere approfittando dei disordini e degli scontri fra i gruppi oligarchici che gestivano il potere.

I primi tiranni comparvero poco prima del V secolo a.C. e ad essi, già nel IV secolo a.C. erano subentrsati i "grandi tiranni". Ma di questi aspetti tratteremo in seguito.

Aristotele così tratteggia le tirannie: "E c'è una trasformazione della oligarchia nella tirannide, com'è successo in Sicilia alla maggior parte delle antiche oligarchie; così a Leontini si passò nella tirannide di Panezio, a Gela in quella di Leandro e nello stesso modo in molte altre città". (La Politica)

sabato 9 gennaio 2021

Politica italiana. Vacilla il governo semi-populista

 La sensazione di Pd e M5s è che Renzi voglia un'intesa complessiva prima di lasciare che il Recovery vada in Cdm. Senza un'intesa le ministre di Iv potrebbero dimettersi prima del Cdm, con una nota o un tweet, senza sedersi al tavolo. Ma c'è ancora tempo per trattare: il rimpasto è un'offerta sul tavolo. Circola l'ipotesi di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Pd e anche quella di un nuovo ministro al Recovery. Per Iv ci sarebbe la Difesa a Ettore Rosato e forse un altro ministero. La delega ai Servizi passerebbe a un uomo di fiducia del premier. Ma per ora lo stallo non si sblocca. C'è chi scommette che una trattativa vera si possa aprire a ridosso del Cdm, magari nelle ore immediatamente successive alle dimissioni delle ministre Iv. Ma i più si preparano alla conta, uno scenario poco gradito al Pd perché se anche spuntassero i "responsabili" e Iv si spaccasse, la nuova maggioranza potrebbe essere ancora più fragile. (Ansa)
















mercoledì 30 dicembre 2020

Io parlo, tu ascolti. Conferenza stampa di fine anno

Il bilancio di un anno segnato 

dalla pandemia di Covid-19.

Secondo tradizione il premier stamane ha tenuto la conferenza stampa di fine anno trasmessa dalla Tv.

Sofia Ventura, nota politologa, così ha commentato la modalità di conduzione della Conferenza Stampa:

Capisco bene?

Presidente dell'Odg Carlo Verna che modera conferenza stampa del Presidente Conte ha posto come regola che non vi possono essere repliche a risposte?

Ma allora i giornalisti a che servono?

Solo a lanciare la palla e poi Conte ci giochicchia come meglio preferisce?

venerdì 30 ottobre 2020

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (34)

  Storia italiana in sintesi 

 1 877

L'Italia ha raggiunto il pareggio di bilancio e vive un intenso periodo di sviluppo industriale e scientifico.

Con l'approvazione della legge Coppino del 15 luglio viene resa gratuita l'istruzione elementare laica (il catechismo che fino ad allora era alla base della crescita dei fanciulli è reso facoltativo e su espressa richiesta dei genitori), anche se rimangono nel settore dell'insegnamento difficoltà di ordine economico ed organizzativo. Inizia, per concludersi nel 1884, l'inchiesta agraria promossa dal Parlamento e  affidata a Stefano Jacini.

Nel corso dell'anno si insedia un secondo governo De Pretis, il cui ministro degli Interni è Francesco Crispi.

segue)

1962

Prime interlocuzioni per un centro-sinistra

Il 27 Gennaio il Congresso di Napoli della Dc approva la linea politica di centro-sinistra. Il 22 Febbraio Fanfani viene chiamato a formare il suo quarto governo che questa volta sarà tripartito (Dc, Psdi, Pri) con l'appoggio esterno del Psi; i liberali si collocano all'opposizione. Il 6 maggio Antonio Segni viene eletto Presidente della Repubblica, con i voti del centro destra. I partiti del centro sinistra (Psdi, Pri, Psi e Pci) votano per Giuseppe Saragat. L'11 Ottobre Papa Giovanni XXIII innaugura in Vaticano il XXI concilio ecumenico. In novembre il governo di Amintore Fanfani procede alla nazionalizzazione dell'industria elettrica con la creazione dell'ENEL. Nello stesso anno viene varata la riforma della scuola media unificata (obbligatoria per tutti). La riforma urbanistica che rientrava, pure essa, negli accordi col Psi trova la netta avversione di più settori della Dc e non passa. La stessa istituzione delle autonomie regionali trova avversione  nella Dc. Sembra che già il disegno del centro-sinistra stia per affondare prima ancora che nasca. In Novembre la Dc in via ufficiale pone un freno all'azione riformatrice del governo Fanfani. Il Psi finora si è limitato ad un appoggio esterno al governo, ed intanto insorge la crisi di Cuba con i rischi per la pace nel mondo. In dicembre pure il Pci piglia in considerazione un possibile dialogo con la Dc.

martedì 20 ottobre 2020

Accadde oggi: 20 ottovre; in Sicilia

 20 Ottobre 2017

 

Il Supplemento Ordinario n. 1, 20 ottobre 2017 della Gazzetta Regionale Siciliana pubblica il DECRETO 6 ottobre 2017, Contrassegni dei gruppi di liste provinciali definitivamente ammessi per l’elezione del Presidente della Regione ed il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana del 5 novembre 2017.

Le elezioni sarannoi vinte da Nello Musumeci  (centro destra) col 39,5% dei consensi, contro il 34,65 andati a Giancarlo Cancellieri (m5s) e il 16,65 a Fabrizio Micari (centro-sinistra).