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domenica 6 settembre 2026

Il governo longevo


Nel contesto del dibattito politico in Italia,
 l'affermazione che la destra sia
storicamente più compatta della
sinistra
 riflette una realtà legata alla
natura stessa e alle dinamiche
organizzative delle due coalizioni,
evidenti sia nel sistema elettorale che
nella gestione del potere.

Il centrodestra italiano (rappresentato
principalmente dall'asse Fratelli d'Italia,
 Lega e Forza Italia) condivide un forte
pragmatismo elettorale. Pur essendoci
forti rivalità interne e differenze
programmatiche (ad esempio sulla
giustizia o sull'autonomia), le forze di
destra tendono a trovare rapidamente
una sintesi per vincere nei collegi
uninominali
 e presentarsi unite al voto.

Al contrario, l'area del centrosinistra e
della sinistra radicale soffre storicamente
di una forte frammentazione ideologica 
e di conflitti di leadership costanti
 (come il difficile dialogo strutturale
tra Partito Democratico, Movimento 5
Stelle e le forze centriste o ecologiste).
Le differenze su temi civili, economici
o di politica estera portano spesso
a scissioni o a veti incrociati che
impediscono la creazione di un fronte
compatto.




 

Il record di Meloni a Palazzo Chigi, evocato in questi giorni, è uno specchio nel quale il centrosinistra alla fine si riflette. Al di là delle battute sulla «durata senza risultati» della premier, il Centro-Sinistra non può che interrogarsi sull’instabilità dei suoi precedenti governi. Per evitare di ripercorrere la stessa strada del passato.

 Non v’è dubbio che la stabilità ha una valenza in politica, misura sul lungo periodo la compattezza di una coalizione all’atto delle scelte ed è un antidoto contro il fisiologico logorio nella gestione del potere. 

Il divario tra i 1.413 giorni di Meloni e gli 887 di Prodi è eloquente. C’è pure stato un governo-Renzi con 1.024 giorni, ma  non fa testo perché il suo Gabinetto fu il lascito di un precedente accordo di larghe intese.

*   *   *

 La riflessione che manca a Sinistra: 

… la stabilità e’ un valore.

Fassino tempo fa parlò di una «babele di linguaggi». Bersani evidenziò «la divisione dell’area progressista, incapace di costruire una proposta di governo omogenea». Nessuno  ha mai concentrato l’attenzione su un altro aspetto, di cui pure i dirigenti Pd discutono riservatamente: «Il problema del riconoscimento della leadership al nostro interno». 

Molti a Sinistra dimenticano la competizione che hanno segnato la storia del centrosinistra. Prodi divenne il candidato della coalizione dopo che D’Alema gli disse in un evento pubblico: «Noi le conferiamo la nostra forza». Un incarico in partenza considerato part-time, visto che il Professore battè per due volte Berlusconi e per due volte fu mandato a casa dai suoi alleati (tre, se si contano i 101 che gli impedirono l’ascesa al Colle). L'episodio dei 101 è diventato il caso politico dei "franchi tiratori" per eccellenza in Italia.

Esiste inoltre una pretesa superiorità politica a Sinistra che, combinata ad una  tendenza autolesionista diffusa nel corso della Terza Repubblica hanno caratterizzato le passate stagioni. Ricordiamoci che a partire dal 1996 furono bruciati quattro governi: Prodi, D’Alema I, D’Alema II e Amato.

Elly Schlein ad oggi non ha confermato in quanto segretaria del maggior partito della coalizione di centro-sinistra la candidatura a premier per le prossime elezioni politiche.



Parole frequenti sui media


Exclave

La città di Ceuta (come quella di Melilla) costituisce un’exclave della Spagna in Marocco. 

Con «exclave» si intende un’area che appartiene a uno Stato ma è separata dal resto di quel Paese e completamente circondata dal territorio di un altro Stato. Dal punto di vista di questo Stato che la circonda, quella stessa area appartenente a un altro Paese è invece un’«enclave». Sono enclave, la Città del Vaticano e San Marino, entrambi interamente circondati dall'Italia.

Campione d'Italia: è un'enclave per la Svizzera (perché è circondata dal suo territorio) ed è un'exclave per l'Italia (perché separata dal resto dello stivale).

Storia del Cristianesimo (2)

I quattro Vangeli canonici 
sono i 
testi sacri del
Cristianesimo che
compongono la prima parte
del Nuovo Testamento
.
Scritti in greco tra il 60
e il 100 d.C., raccontano la
vita, la predicazione, la
morte e la risurrezione
di Gesù di Nazarth.
Matteo: si rivolge alla 
Comunità di
cristiani di origine ebraica.

Sottolinea come Gesù sia il
Messia che adempie le
profezie dell'Antico Testamento.
Marco: si rivolge ai
Cristiani di Roma e di
cultura pagana. Ha uno
stile dinamico e diretto.
Luca: si rivolge ai Pagani
convertiti. 
È noto come il
Vangelo della misericordia e
dell'attenzione ai poveri e
alle donne. 
Giovanni: si
rivolge a tutte le comunità 
cristiane, con un forte 
approccio teologico e
spirituale.





Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere 

4 Vangeli

Il Nuovo Testamento comprende quattro vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. I primi tre vangeli vengono chiamati dagli studiosi «sinottici», perché in essi ci sono molti contenuti simili, in alcuni punti identici; essi seguono la stessa sequenza cronologica e descrivono fondamentalmente gli stessi avvenimenti. 

Il quarto vangelo pare sia un caso a parte: potrebbe essere stato scritto -quasi- a completare i primi tre e richiama l'attenzione del lettore non tanto sui miracoli e sulle parabole di Cristo, quanto sul significato teologico del suo insegnamento.


Tra gli evangelisti vi sono discordanze: 

1) Matteo narra la guarigione di due indemoniati (Mt 8,28-34), mentre nelle narrazioni parallele di Marco e di Luca si parla della guarigione di un indemoniato; 

2) le testimonianze dei quattro evangelisti sulla visita delle donne mirofore al sepolcro vuoto, dopo la risurrezione di Cristo, si differenziano nei dettagli. 

Queste e simili discordanze, tuttavia, si spiegano con il fatto che a scrivere degli stessi avvenimenti fossero persone diverse - fra le quali alcune erano state testimoni degli avvenimenti, mentre altre li raccontavano sulla base di parole altrui - e le narrazioni fossero stilate anni dopo gli avvenimenti descritti. 

La presenza di discordanze, per gli studiosi, non fa che aumentare l'attendibilità del racconto degli evangelisti, testimoniando che non si erano messi d'accordo fra loro. Fra gli evangelisti non esistono divergenze sostanziali.


Più Chiese

La parola «Chiesa» viene menzionata nei vangeli (pare) una volta sola. Nel Vangelo di Matteo Gesù chiese ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Gesù chiese: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone figlio di Giona. perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mi 16,13-18).


Questo racconto è stato interpretato in maniera differente nelle Chiese cristiane d'Oriente e d'Occidente. In Occidente si è sottolineato il ruolo di Pietro come capo della comunità degli apostoli, come vicario di Cristo in terra, che ha trasmesso il suo primato ai vescovi di Roma. In Oriente ha trovato diffusione l'interpretazione secondo cui la Chiesa è fondata sulla fede nella divinità di Gesù Cristo, di cui le parole di Pietro rappresentano la professione.

* Lo stesso apostolo Pietro, nella sua Prima lettera, afferma che la pietra angolare della Chiesa è Cristo (cf. 1Pt 2,4).


sabato 5 settembre 2026

Vivere in regime democratico

L'avanzata delle destre e delle forze
radicali in Italia mette alla prova la
tenuta della democrazia e il rispetto
dei poteri di controllo dello Stato.

Dal settembre 2022 l'Italia è
guidata da una coalizione di centrodestra
 formata da Fratelli d'Italia, Lega e Forza
Italia.
Il 
ruolo della magistratura: Molti
osservatori temono che il rapporto tra
il potere politico e la magistratura possa
subire tensioni pericolose per l'equilibrio
costituzionale.
La Presidenza della Repubblica e la
Corte Costituzionale restano i
principali punti di riferimento per
bilanciare le decisioni del governo.

I diritti civili:
 Le opposizioni
denunciano restrizioni nei diritti
delle donne, delle comunità
LGBTQ+ e nei modi di esprimere il
dissenso, come le proteste nelle piazze
o il diritto di sciopero
.

Significato con le destre 

estreme che avanzano

Pare che in questi primi decenni del terzo millennio le democrazie non godono di un buono stato di salute. Oggi soltanto il 28% della popolazione mondiale vive in regimi che possiamo definire pienamente democratici mentre la stragrande maggioranza della popolazione vive in forme deteriorate di democrazie (le regole formali restano integre, ma perdono efficacia ed autonomia) se non addirittura di autocrazie.

  Sfogliando certa stampa pare che stia cambiando la percezione e l'idea di democrazia che l'opinione pubblica ha nel mondo.

=. =. = Democrazia è un termine carico di storia  che ci arriva dall’Antica Grecia ed è un termine il cui contenuto è cambiato lungo il  tempo. Certamente le democrazie contemporanee non hanno nulla in comune con le  democrazie degli ateniesi, che frequentemente su molti media costituiscono il punto di riferimento, il prototipo a cui la nostra Costituzione si riferisce. 

=. =. = Democrazia come è intesa nella Costituzione italiana è un concetto che non si può ridurre al significato principale etimologico della parola, che significa il «potere esercitato dal popolo» ma è stata arricchita via via da molte istituzioni. Cosa dice la nostra Costituzione a proposito della democrazia?  dopo aver definito la Repubblica Italiana come una Repubblica democratica c'è  una precisazione: 

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle  forme e nei limiti della Costituzione. 

E' importante notare che la scelta popolare nelle elezioni non è soltanto e direttamente quella di eleggere chi sarà al governo ma è anche di eleggere dei rappresentanti. Questo è stato esplicitato in modo molto chiaro dalla Corte costituzionale in due decisioni (nel 2014 e nel 2017), con cui essa afferma che la democrazia non è soltanto dare un governo il più stabile  possibile al Paese ma è anche eleggere i  rappresentanti che esprimano le voci di chi non è nella maggioranza di governo. 

Il verbo «appartenere»

Il titolare della  sovranità è il popolo ma le modalità, le forme con cui si esprime sono le più varie. La scelta fondamentale della nostra Costituzione è la scelta per la democrazia rappresentativa. Il popolo elegge i propri rappresentanti in Parlamento e il Parlamento poi costituirà un governo con l'intervento e la scelta del Presidente della Repubblica, che è legato al Parlamento da un rapporto di fiducia.




Il Novecento, per flash (2)

Conoscere il passato per non

ricadere negli stessi pericoli

Il secolo breve
(The Age of Extremes:
The Short Twentieth
Century, 1914-1991)
e’ un celebre saggio
storico scritto dallo
storico marxista
britannico Eric
Hobsbawn
 nel 
1994.



Quando inizia il xx secolo? Se ci si attiene rigorosamente al calendario la risposta è ovvia, ma diversi aspetti che caratterizzarono gli anni dal 1900 al 1914 possono essere considerati la continuazione delle tendenze del XIX secolo.

Nelle società industriali ancora in quell’alba di secolo relativamente poco numerose, i progressi tecnologici intensificarono la stratificazione sociale, mentre la maggioranza della popolazione del resto del mondo, non potendo accedere a tale sviluppo, era ancora occupata nell'agricoltura e nella manifattura tradizionale. 

Questa innovativa situazione determinò le diverse forme di un ordine mondiale imperialista e in particolar modo, in Africa e in Asia, quelle del colonialismo, anche se quest'ultimo si sviluppò all'interno di un contesto politico in cui continuavano a sussistere gli imperi multietnici austro-ungarico (retto dalla monarchia asburgica) e russo (retto dagli zar).

Questa situazione, caratterizzata da competizioni, crisi e alleanze, fu aggravata dallo scatenarsi delle rivalità coloniali.


Se si accetta tale assunto, la cesura con il XIX secolo si produsse con la Prima Guerra Mondiale; è allora infatti che iniziò veramente quello che Eric J. Hobsbawn chiamò il "secolo breve".


I primi anni del dopoguerra

Una volta stabilito che il secolo XIX si concluse con le ultime battaglie dell'assurda guerra del 1914-1918, e’ doveroso constatare che i problemi economici e sociali che si manifesteranno nel corso dell'intero xx secolo, così come i vari orientamenti politici, cominciano ad emergere disordinatamente a partire dal 1919, dopo la firma dei trattati di Versailles, di Saint-Germain, di Trianon, di Neuilly e di Sèvres. 

L'Europa, che per più di quattro anni aveva dilapidato le sue risorse, divorato le sue riserve e si era indebitata per pagare i proiettili del fuoco di sbarramento, perse definitivamente il dominio dell'economia mondiale che aveva esercitato per secoli. Da creditrice divenne debitrice, in particolar modo degli Stati Uniti, che si ritrovarono al primo posto dell'economia mondiale.


Thomas Woodrow Wilson, il presidente degli Stati Uniti, ovvero della nazione il cui intervento in guerra rappresentò il fattore decisivo per la soluzione del conflitto, tenendo conto che i trattati di pace assomigliano a una resa dei conti imposta dai vincitori, non si accontentò di uno statuto diplomatico simile ai numerosi accordi realizzati nei secoli precedenti, ma propose di unire le forze morali e spirituali dei diversi paesi per dare vita a un'organizzazione collettiva e permanente che mantenesse in maniera stabile la pace. L'ideologia wilsoniana e il suo misticismo democratico furono alla base della fondazione della Società delle Nazioni di cui, paradossalmente, gli Stati Uniti non saranno membri. Non molto tempo dopo, il francese Léon Bourgeois si convinse della necessità di affiancare all'Assemblea Generale della Società delle Nazioni una Commissione per la cooperazione intellettuale, con l'incarico di studiare soprattutto i problemi di coordinamento delle biblioteche scientifiche, dei diritti d'autore, della preservazione del patrimonio architettonico in Europa e in Asia, dell'organizzazione e del ruolo dei musei, del cinema didattico e dell'elenco delle maggiori opere musicali. Vi fecero parte dodici personalità dal prestigio internazionale, fra le quali Albert Einstein, Marie Curie, Henri Bergson, Gonzague de Reynold, Jules Destrées. In seguito si aggiungeranno, fra gli altri, Salvador de Madariaga, John Galsworthy, Félix Weingartner, Paul Valéry, Helen Vacaresco, Henri Focillon.


Presto però cominciarono a emergere quei conflitti che condurranno a una nuova catastrofe mondiale. Mentre l'alternanza del potere fra socialisti e conservatori avvenne in maniera democratica nei paesi in cui la tradizione parlamentare aveva resistito alla bufera, in altri dove la miseria si era aggiunta alle umiliazioni della sconfitta, o allo scontento per la vittoria, le masse popolari non appena vennero sollecitate da forze rivoluzionarie o nazionaliste furono pronte a seguire i capi carismatici di sinistra o di destra.


Nel 1917 in Russia la Rivoluzione determinò la fine del potere degli zar. Lenin, che utilizzava "un linguaggio di fuoco applicando una logica di scure", trasformò i soviet di deputati, operai, contadini e soldati, in semplici organi di diffusione del suo potere dittatoriale. Dopo una guerra civile che fece sprofondare il paese nel caos, quello che si è soliti chiamare il " comunismo di guerra" consolidò la rivoluzione attraverso un implacabile sistema repressivo. Inoltre l'ideologia comunista non solo si dichiarò internazionale, ma si definì anche integrale, includendo, oltre all'ordine politico anche quello sociale, religioso e morale.

Ciò che ne spiega il fascino è che l'idea comunista e quella democratica sembrano confondersi, perché hanno in comune la speranza in un mondo libero da ogni dominazione e da ogni sfruttamento. 


Quando però nel 1922 Stalin divenne segretario generale del Partito comunista, sfruttò le rivalità personali, eliminò i suoi avversari e costrui progressivamente il suo impero autocratico, dove il partito si sostituì all'eguaglianza, la delazione alla fraternità, la coercizione alla libertà.


(Segue)


Il gusto della riflessione (25)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

                                                                                                                              “La storia personale ci rende 
storici di noi stessi”.

===Nel momento stesso in cui compie una 

serie di atti nella sua vita, ciascuno di noi

 "scrive" un capitolo della propria "storia"

E capisce quasi istintivamente di essere, nel 

presente in cui vive, il risultato di un complesso 

intreccio di azioni compiute, di condizionamenti 

familiari, di influenze derivanti dall'esser nato e 

cresciuto in un determinato paese, in un gruppo

sociale, in un ambiente piuttosto che in altri.

 = = = Quando poi costruiamo progetti per il futuro, 

siamo naturalmente portati a tirare bilanci. 

E perciò siamo spinti a guardare indietro, 

riflettere sui nostri passi, a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia


Il professore emerito
dell'Università di Torino e
illustre storico delle
dottrine politiche – interpreta
il 
senso della Storia non
come un disegno
provvidenziale o
un'evoluzione fatalmente
orientata verso il
progresso, bensì come
un 
immenso fiume in
cui scorrono insieme
 acque limpide e acque
terribilmente torbide.



Sono parole dello storico Massimo L. Salvatori (oggi 89enne). Suo pensiero è che tutto ciò che ormai ci sta indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri. Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi.

Per Salvadori la storia è il terreno del conflitto, della scelta morale e della responsabilità umana. Il suo pensiero sul valore del cammino storico e sulla sua interpretazione si articola attorno ad alcuni nodi fondamentali: -Nel suo saggio In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti, Salvadori affronta il declino dello studio storico a favore di un appiattimento sul presente e sulle discipline puramente tecniche. Il senso profondo della storia risiede invece nella sua funzione di bussola civile. Senza la memoria del passato e delle sue contraddizioni, le società contemporanee perdono la capacità di fare scelte pubbliche consapevoli ed etiche. Lo storico prende posizione contro la cancel culture e i tentativi ideologici di riscrittura retrospettiva, ricordando che il passato va compreso nella sua complessità cronologica e contestuale, non cancellato o giudicato con la moralità del presente. 

Un tema cardine della sua riflessione (sviluppato in L’idea di progresso. Possiamo farne a meno?) riguarda lo scacco dell'ottimismo illuminista. Salvadori evidenzia una drammatica scissione avvenuta nel Novecento:  da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha corso a velocità esponenziale. Dall'altro, il progresso etico-politico ha subito clamorose regressioni, sfociando nei totalitarismi, nei genocidi, nei gulag e nei campi di sterminio. Il "senso" della storia non è quindi una marcia trionfale e garantita verso il meglio; la storia può regredire fino all'annullamento se gli esseri umani non si assumono la piena responsabilità delle proprie scelte.

Per Salvadori studiare la storia serve a ricordarci che gli straordinari strumenti creati dall'uomo (tecnologici ed economici) non hanno una direzione intrinseca: spetta esclusivamente alla cultura, all'orientamento morale e alle decisioni della classe dirigente e dei cittadini stabilire se tali mezzi verranno usati per il progresso o per la catastrofe

venerdì 4 settembre 2026

Vivere in regime democratico

  Vivere, in età da pensionato, consultando i tanti libri acquistati negli anni giovanili e mai completamente letti -allora- fino in fondo, fino all’ultima pagina, fa scoprire ancora ai nostri giorni, in età  ormai -appunto- da pensionati, tante situazioni non sempre ben comprese o comunque non sufficientemente approfondite in precedenza.

= = = 

In regime repubblicano e democratico, 
l'indipendenza della magistratura
costituisce un principio cardine
dello Stato di diritto
. Nel sistema
costituzionale italiano 
la giustizia è
amministrata in nome del popolo
,
rendendo l'ordine giudiziario un
potere autonomo e privo di
subordinazione gerarchica
rispetto alle forze politiche.
L'Articolo 101 afferma che i
giudici sono soggetti 
soltanto
 
alla legge. Questo significa che
nessun organo politico può
imporre a un magistrato come
interpretare una norma o come
giudicare un caso.

L'Articolo 106 e l'Articolo 107 
garantiscono che i magistrati non
possono essere dispensati,
sospesi dal servizio né destinati
ad altre sedi o funzioni se non in
seguito a decisione del Consiglio
Superiore della Magistratura (CSM).


L’Indipendenza non è un privilegio
di casta, bensì una 
garanzia a
tutela del cittadino
. Essa assicura
l'eguaglianza di tutti di fronte alla
legge. Un giudice non indipendente
non potrebbe giudicare con
imparzialità i reati commessi da
esponenti del potere politico o
economico, compromettendo la
fiducia dei cittadini nelle istituzioni.








L’indipendenza della magistratura

dal periodo liberale post-unitario al fascismo

 L'Associazione nazionale magistrati venne fondata a Milano nel 1909 (dopo un precedente costituito dal cosiddetto Proclama di Trani del 1904), allo scopo, «escluso ogni carattere e fine politico», di 

«a) rinsaldare i vincoli di colleganza fra i soci;

 b) favorire l'incremento degli studi giuridici con uno speciale riguardo all'Ordinamento giudiziario; 

c) cooperare per le guarentigie della magistratura e la tutela degli interessi morali ed economici dei suoi membri». 

L'Associazione venne sciolta nel 1925 come conseguenza del disegno di legge sui sindacati che sarebbe poi divenuto legge 3 agosto 1926, n. 563, che all'art. I1 vietava le associazioni tra magistrati, e venne subito ricostituita, dopo un breve periodo di Comitato provvisorio, con un'Assemblea costitutiva il 21 ottobre 1945.

La vita associativa - e’ garantita anche ai magistrati dall'art. 18 della Costituzione - e la dinamica delle differenziazioni interne, vista in chiave di politicizzazione, ha dato spunto ad una proposta di legge degli onn. Romeo e Manco (gruppo Msi) per il divieto ai magistrati di appartenere a partiti politici e ad associazioni di categoria (proposta di legge n. 2234 presentata il 22 gennaio 1970).

(Segue)




L’Italia dei record

Il governo supera oggi quota 1412
giorni a Palazzo Chigi,
posizionandosi tra gli esecutivi
più longevi della Repubblica.




==Giorgia Meloni raggiunge oggi,  4 settembre, con 1412 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, il record di governo di più  lunga durata. 

==Pure Elly Schlein ha conseguito il suo record di durata tra i segretari del Pd (di solito poco più che un lavoro stagionale), ha infatti superato i 1261 giorni detenuti da Bersani. 

==Giuseppe Conte, che non è *figura che ami restare indietro in qualsiasi classifica, ha fatto subito sapere ai media di avere agli inizi di agosto superato il record di durata dei cinque anni di permanenza alla guida del Movimento Cinquestelle (1844 giorni). 

*   *   *

Sappiamo tutti che in politica la durata non dice tutto. Certo! Chi guida un governo ha la sensazione di stare seduto su una bicicletta, se non pedala cade.


L’uso politico della Storia

 e’ propaganda

L’uso politico della storia
smonta la complessità,
seleziona un fotogramma o
una parte di un processo
storico, brandisce la storia
come arma di propaganda.

E’ la
manipolazione del passato da
parte di governi o partiti per
giustificare le proprie idee
nel presente e fare propaganda.
Questo fenomeno trasforma i
fatti storici in strumenti di potere.
La ricerca scientifica degli storici
viene ignorata o distorta per
creare un vantaggio immediato.
-
Si usano documenti o foto fuori
 dal loro vero tempo per dimostrare
tesi false.
-
Si semplifica la realtà, si
cercano certezze assolute e
si punta al consenso immediato.




Amare la Storia, la Storia di tutti i tempi, significa dover sapere a priori che si può imbattere in ricostruzioni e manipolazioni del passato da parte di governi o partiti per giustificare le proprie idee nel presente e fare propaganda. Circostanza questa più che abituale nei paesi dove prevalgono i despoti alla Putin. 

 Questo fenomeno manipolatore trasforma i fatti storici in strumenti di potere. La ricerca scientifica degli storici viene ignorata o distorta per creare un vantaggio immediato a beneficio del gruppo di potere al momento in auge.

La storia vera studia i documenti, accetta la complessità dei fatti e ammette i dubbi. 

L'uso politico della Storia semplifica la realtà, cerca certezze assolute e punta al consenso immediato.

*   *   *

 Nicolas Grimal (Libourne, 13 novembre 1948), un egittologo francese, figlio del latinista Pierre Grimal, della storia dell'antico Egitto fino alla conquista di Alessandro, ricorda che Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso la Terra promessa, venne lungamente considerato l'avversario di Mosè e «il simbolo del male». 

Per alcuni secoli, nell'immaginazione degli europei, l'Egitto fu soprattutto una terra biblica, la temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osserva lo storico francese, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».

Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamès contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. 

Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico politiche del secolo seguente. 


Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore  di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco  dell’antica celebrasse  i suoi trionfi.


(Segue)