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giovedì 1 aprile 2021

Sicilia e pandemia. Mezzojuso nuovamente "zona rossa"

 Il presidente della Regione Musumeci ha con ordinanza determinato -da venerdì 2 a mercoledì 14 aprile- zone rosse i territori dei Comuni di: Borgetto, Ciminna, Mezzojuso e Partinico in provincia di Palermo, Lampedusa e Linosa in quella di Agrigentino e Priolo Gargallo ii Siracusa.

A richiedere i provvedimenti sono stati i  sindaci sulla scorta delle relazioni delle Asp, a seguito dell’aumento di casi positivi al Covid.

Ad oggi sono 27 le zone rosse sul territorio regionale. 

Nei giorni delle festività di Pasqua (3, 4 e 5 aprile), tutta la Sicilia sarà «rossa», come il resto d’Italia.


venerdì 30 ottobre 2020

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (34)

  Storia italiana in sintesi 

 1 877

L'Italia ha raggiunto il pareggio di bilancio e vive un intenso periodo di sviluppo industriale e scientifico.

Con l'approvazione della legge Coppino del 15 luglio viene resa gratuita l'istruzione elementare laica (il catechismo che fino ad allora era alla base della crescita dei fanciulli è reso facoltativo e su espressa richiesta dei genitori), anche se rimangono nel settore dell'insegnamento difficoltà di ordine economico ed organizzativo. Inizia, per concludersi nel 1884, l'inchiesta agraria promossa dal Parlamento e  affidata a Stefano Jacini.

Nel corso dell'anno si insedia un secondo governo De Pretis, il cui ministro degli Interni è Francesco Crispi.

segue)

1962

Prime interlocuzioni per un centro-sinistra

Il 27 Gennaio il Congresso di Napoli della Dc approva la linea politica di centro-sinistra. Il 22 Febbraio Fanfani viene chiamato a formare il suo quarto governo che questa volta sarà tripartito (Dc, Psdi, Pri) con l'appoggio esterno del Psi; i liberali si collocano all'opposizione. Il 6 maggio Antonio Segni viene eletto Presidente della Repubblica, con i voti del centro destra. I partiti del centro sinistra (Psdi, Pri, Psi e Pci) votano per Giuseppe Saragat. L'11 Ottobre Papa Giovanni XXIII innaugura in Vaticano il XXI concilio ecumenico. In novembre il governo di Amintore Fanfani procede alla nazionalizzazione dell'industria elettrica con la creazione dell'ENEL. Nello stesso anno viene varata la riforma della scuola media unificata (obbligatoria per tutti). La riforma urbanistica che rientrava, pure essa, negli accordi col Psi trova la netta avversione di più settori della Dc e non passa. La stessa istituzione delle autonomie regionali trova avversione  nella Dc. Sembra che già il disegno del centro-sinistra stia per affondare prima ancora che nasca. In Novembre la Dc in via ufficiale pone un freno all'azione riformatrice del governo Fanfani. Il Psi finora si è limitato ad un appoggio esterno al governo, ed intanto insorge la crisi di Cuba con i rischi per la pace nel mondo. In dicembre pure il Pci piglia in considerazione un possibile dialogo con la Dc.

venerdì 16 ottobre 2020

Sambuca di Sicilia e Mezzojuso. Musumeci dichiara le due cittadine "Zona Rossa"

 Noi siciliani siamo stati imprevidenti? Forse si o forse no. Covid 19 sta sicuramente riprendendo vigore e un po' ovunque si moltiplicano i contaggi. Due cittadine, entrambe care ai contessioti, Sambuca di Sicilia che settimanalmente molti contessioti frequentiamo per le più svariate ragioni e Mezzojuso, centro a noi sentimentalmente legato per la comune origine arbereshe, sono state dichiarate "zona rossa". Da quei centri non si potrà ne' entrare né uscire per alcune settimane se non per comprovatissime ragioni. All'interno dei due paesi i residenti non potranno circolare se non per provate ragioni. Conseguentemente resteranno chiuse scuole, uffici e altri servizi civici.

Pochi minuti fa ci è capitato di ascoltare su fb l'accorato discorso di incoraggiamento alla cittadinanza di Mezzojuso del parroco, papas Rosario Caruso. 

A tutti i residenti a Mezzojuso e Sambuca auguriamo di poter uscire al più presto dalla situazione delicata che ha indotto le Autorità ad assumere una tanto drastica decisione.



domenica 4 ottobre 2020

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (8)

Storia italiana in sintesi

1856

==25 Febbraio; A Parigi si svolge il Congresso di Pace delle potenze europee  per discutere le condizioni della pace dopo la guerra di Crimea. Cavour ottiene che il Piemonte partecipi sullo stesso piano delle altre potenze.

==Nella seduta dell'8 aprile Cavour e i ministri di Francia e Inghilterra hanno l'occasione di denunciare come pericolosi per la pace europea il malgoverno imperante nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie e l'occupazione militare austroungarica  delle Legazioni pontificie. Una delle prime conseguenze dell'attività diplomatica di Cavour a Parigi è la rottura (nel successivo mese di Ottobre) dei rapporti diplomatici tra Francia, Inghilterra e Regno delle Due Sicilie, provocata dall'ostinato rifiuto di Ferdinando II di Borbone di avviare qualunque riforma nel regno, nelle cui famigerate carceri vivono più di 600 detenuti politici.

Ancora oggi il corso principale
di Corleone è dedicato al
patriota Francesco
Bentivegna.
==22-26 Novembre; Il barone Francesco Bentivegna, ex deputato liberale nel Parlamento siciliano, ripetutamente arrestato e sorvegliato speciale della polizia del Regno delle Due Sicilie, riesce con una sessantina di compagni a occupare il comune di Mezzojuso (Pa), a liberare i prigionieri e a occupare il vicino paese di Villafrati. Nei giorni successivi, i rivoltosi, cresciuti di numero, si impadroniranno di Cefalù, ma, presentatasi al largo una nave da guerra e non suscitando la rivolta alcuna eco nei paesi vicini, si disperderanno nelle campagne circostanti.

 Novecento

1946

Le elezioni per la Costituente

Elettori                                                28.005,449

Votanti                                                24.947.187    (89,1%)

____________________________________________________

Partiti                                                    Voti            %        Seggi

==========================================

Democrazia Cristiana                           8.101.004       35,2     207

Partito Socialista Italiano di U.P.            4.758.129       20,7     115

Partito Comunista Italiano                    4.356.686        18,9     104

Unione Democratica Nazionale              1.560.638         6,8       41

Fronte dell'Uomo Qualunque                  1.211.956        5,3       30

Partito Repubblicano Italiano                 1.003.007         4,4       23

Blocco Nazionale della Libertà                  637.328          2,8      16

Partito d'Azione                                       334.748         1,5        7

Mov.to per l'Indip.za della Sicilia               171,201         0,7        4

Partito dei contadini d'Italia                      102.393         0,4       1 

Concentrazione dem.tica repubblicana        97.690          0,4       2

Partito Sardo d'Azione                               78.554          0,3       2

Movimento Unionista Italiano                     71.021          0,3       1

Partito Cristiano Sociale                             51.088          0,2       1

Partito Democratico del Lavoro                   40.633          0,2       1 

Fronte Dem.tico Progr.ta Rep.no                 21.853          0,1       1

Altre liste                                                412.550          1,8       _

_________________________________________________________

Schede Nulle                                           1.293.641       5,2 

Schede Bianche                                          643.067       2,6

.................................................................................................

Totale voti non validi                                1.936.708       7.8 

 Linguaggio

-relazione tra gesti e parole-

Si dice spesso che gli italiani parlano con le mani, soprattutto i Siciliani.

=)  Gesti e parole sono strettamente correlati fra loro;
=)  Da tempo si è iniziato a studiare le prime fasi di acquisizione del linguaggio nei bambini.
=)  Lo si è fatto soprattutto perchè i gesti sono elementi importanti per la fase pre-linguistica, cioè come comportamenti che hanno preceduto e preparato l'emergere del linguaggio nei bambini.
=)   Inizialmente i gesti hanno la funzione di aiutare il bambino nella costruzione dei significati delle parole.
rubrica curata da Vincenzo

sabato 26 settembre 2020

giovedì 17 settembre 2020

Referendum. Si politicizza il quesito contro la democrazia

 A rischiare grosso è il Pd, il partito che in Parlamento per tre volte ha votato contro la riduzione della rappresentanza e alla quarta votazione pur di rompere l'alleanza Lega (sovranisti)--M5S (populisti) ha votato favorevolmente.

 Il PD di Zingaretti, è inutile non evidenziarlo, rischia di deflagare. Sono tantissimi ormai gli esponenti, storici e non, del Partito che hanno capito che l'attacco al Parlamento è in verità un attacco alla "Democrazia". Da qui le prese di posizioni di tanti uomini di vertice che annunciano il voto per il NO, da Veltroni a seguire.

  Zingaretti, è notorio, ha schierato il partito sul SI per ragioni di acclarato opportunismo, verrebbe da dire. Ma la difesa della Costituzione e della Democrazia forse meritava più approfondimenti e più valutazioni. L’area Orfini è decisa per il NO, lo stesso l’ex tesoriere Dem, Luigi Zanda;  l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, e Gianni Cuperlo hanno ribadito la loro contrarietà alla riduzione del numero dei parlamentari e quindi il No al referendum. I big Democratici, quali Romano Prodi, Arturo Parisi, Giuseppe Fioroni e Rosy Bindi, sono schierati per il No. E pure il commissario europeo Gentiloni ha mostrato freddezza sulla decisione di Zingaretti.


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Riportiamo di seguito un documento firmato da tanti accademici universitari, oltre duecento, di Filosofia del Diritto e Sociologia del Diritto.

Appello per il NO: “Questo referendum è l’espressione più trasparente del qualunquismo populista”

Ecco il testo dell’appello:

promosso dai proff. Alessio Lo Giudice e Thomas Casadei

“Riteniamo che la proposta di riduzione del numero dei parlamentari, quale taglio lineare, sia l’espressione più trasparente del qualunquismo populista. Il taglio è del tutto separato, peraltro, sia da una legge elettorale che consenta un’effettiva scelta dei rappresentanti fuori da logiche che rischiano di essere sempre più oligarchiche sia da un eventuale disegno di riforma costituzionale di sistema, sul quale eventualmente confrontarsi in modo rigoroso. La proposta, oggetto del referendum costituzionale del 20-21 settembre, fa leva, in superficie, su un istinto e, in profondità, su una precisa visione culturale. L’istinto, trasversale e atavico, è quello della cosiddetta “anti-politica”. 

La riduzione rappresenta infatti, agli occhi di molti, un atto da supportare semplicemente perché rivolto contro la “classe politica”. Assecondare un tale istinto equivale ad alimentare quella cultura anti-istituzionale, in senso ampio, che sta progressivamente lacerando il tessuto civico del nostro Paese. La visione culturale che sostiene il taglio dei parlamentari consiste, invece, nell’avversione nei confronti della mediazione quale esito continuo di un sano processo democratico alimentato dal conflitto tra interessi e posizioni diversi. Un processo che, al contrario, avrebbe bisogno di essere sostenuto favorendo forme di nuova partecipazione e di cittadinanza attiva, nonché pratiche di deliberazione frutto di discussione in ogni sfera sociale. 

Il taglio drastico del numero dei parlamentari è invece l’incarnazione della deriva che ha condotto alla delegittimazione del Parlamento, di tutte le strutture sociali intermedie (partiti, sindacati, etc.) e dei luoghi in cui si elabora il sapere (scuola e università), volti a garantire momenti di confronto e deliberazione nel rispetto del pluralismo. Essendo convinti e convinte che, a tutela dello Stato democratico costituzionale, sia necessario opporsi a tale istinto e a tale visione, intendiamo votare No al prossimo referendum. La posta in gioco è il senso stesso della democrazia costituzionale, quale faticosa, e allo stesso tempo preziosa, forma di riconoscimento e valorizzazione di una pluralità di istanze in vista del perseguimento di un interesse autenticamente generale.”

mercoledì 16 settembre 2020

Referendum. Cento nomi del mondo della cultura dicono NO

Riportiamo dal settimanale L'Espresso le prese di posizione in vista del referendum di domenica prossima, di personaggi del mondo accademico,  delle associazioni, di giuristi e scrittori, di uomini del cinema e della musica. Tutti prendono posizione contro il taglio dei parlamentari, per la difesa della Costituzione e dalle bugie dei demagoghi, 

***

Chiara Saraceno
(sociologa e filosofa)
«Mi sembra una soluzione confusa, non particolarmente efficiente. L’equilibrio tra Camera e Senato non è risolto, la riforma è inutile e rischiosa, e i partiti la stanno utilizzando in maniera non propria».

Maurizio De Giovanni
(scrittore e sceneggiatore)
«Il taglio sarebbe un gravissimo problema per la nostra democrazia: siamo un Paese estremamente diversificato, e diminuire la rappresentanza - mantenendo questa legge elettorale - è un rischio soprattutto per il Meridione».

Franco Barbagallo
(storico e accademico)

«È una proposta populistica che lede l’ordito complesso della Costituzione italiana. È una misura demagogica».

Cecilia Strada
(ex-presidente di Emergency)

«Il mio è un No convinto perché se il problema è la qualità del Parlamento bisogna votare meglio, non votare meno».

Franco Arminio
(poeta, scrittore e regista)
«Non è questo il modo di risolvere i problemi del Parlamento, anzi: così le zone periferiche del nostro Paese - che io amo - perderanno ulteriore rappresentanza. Piuttosto, aumenterei la loro, di rappresentanza, con ulteriori parlamentari».

Max Casacci
(chitarrista, produttore e fondatore dei Subsonica)
«Dobbiamo evitare che si riducano gli spazi di rappresentanza di tanti mondi che danno sfaccettature e senso alla politica. Se riduciamo tutto a pochi capibastone, mutiliamo la democrazia stessa. E, in un mondo nel quale sempre più frequentemente le Democrazie, di semplificazione in semplificazione, tendono a trasformarsi in “Democrature”, credo di sapere da che parte stare».

Alberto Guidetti - Bebo
(artista musicale e fondatore de Lo Stato Sociale)
«Il dato di rappresentanza e delega democratica è da salvaguardare e non è pensabile usare strumentalmente un taglio con la scusa di un “risparmio” senza passare attraverso un processo di modifiche della legge elettorale».

Claudio Coccoluto
(dj)

«Se fosse stata una riforma ben definita e strutturata probabilmente ci avrei pensato, ma così - con solamente promesse di “correttivi” all’orizzonte, non mi fido. Il rischio è di fare una riforma a metà puramente demagogica».

Giorgio Battistelli
(compositore)

«Nel Paese c’è bisogno di pluralità, che con il taglio passerebbe in secondo piano. Non è questo il modo né il momento di tagliare i parlamentari».

Massimo Ghini
(attore)

«Il taglio è mostruoso: più potere in mano a pochi. Non sono stato d’accordo sin dall’inizio sul taglio dei parlamentari: sono cresciuto in una democrazia parlamentare e ritengo che il Parlamento sia il bene supremo. Quando i costituenti decisero il numero dei seggi, non lo fecero a casaccio. Si usciva dal totalitarismo e si volevano costruire una Camera dei deputati e un Senato con più voci. La nostra Costituzione è una delle migliori che siano state scritte, sono figlio di un partigiano e voglio ricordare la sofferenza che è costata».

Giuseppe Catozzella
(scrittore)

«Ci sono riforme da fare nella legge elettorale: il taglio dei parlamentari non è un’urgenza. Per me è una misura demagogica che diminuisce la rappresentanza del popolo in Parlamento».

Letizia Battaglia
(fotografa)

«Mi hanno rotto il cazzo con tutto questo moralismo di merda, riceviamo un sacco di soldi dall’Europa e li spendiamo male. Questa è solo una campagna elettorale: che i piccoli paesi e le cittadine minori abbiano una rappresentanza mi sembra più che importante».

Luca Ribuoli
(regista)

«Più c’è la possibilità di essere rappresentati, meglio è. Con tutti i problemi che abbiamo serve più gente, non meno. Non sono neanche d’accordo con la riduzione dello stipendio ai parlamentari: la politica troverebbe comunque il modo di assumere».

Otto Gabos
(fumettista)

«Prima serve una legge elettorale decente, poi si può pensare ai tagli. Così invece si rischia solo di esautorare ancora di più la funzione del Parlamento, resa già risibile negli ultimi anni. Secondo me anche la questione degli sprechi è marginale».

Sandro Veronesi
(scrittore)
«Dietro a questa proposta non c’è un criterio, non c’è una riforma. Il rischio è che si riduca solo la rappresentanza senza però ridurre i costi».

Silvia Ballestra
(scrittrice e traduttrice)

«Diminuirebbe la rappresentanza dei piccoli partiti e dei piccoli centri, che prima invece potevano esprimersi. Perché con meno parlamentari si diversifica meno il Parlamento».

Roberto Andò
(regista, sceneggiatore e scrittore)

«Mai come in questo momento non servono scorciatoie, totalmente pubblicitarie, che hanno uno scopo unicamente di propaganda. Rischiare di rompere il meccanismo lasciandolo sbilanciato è pericoloso».

Stefano Massini
(scrittore)

«Mi sbaglierò ma le riforme, quelle vere, dubito si facciano in fretta e furia abbassando con una sforbiciata i numeri della casta. Questa proposta mi pare redditizia sul piano della propaganda (“Li mandiamo a casa, meno pacchia, meno soldi, meno posti, meno tutto”), ma assai meno sul piano pratico. Insomma, qualcosa mi parla di una furbata, molto gradevole al palato ma meno al raziocinio».

Teresa Ciabatti
(scrittrice e sceneggiatrice)
«La riduzione dei parlamentari non mi sembra un’urgenza: credo che siano altre le priorità vere». 

Vincenzo Trione
(storico e critico d’arte)

«Una riforma del genere non ha senso senza un ripensamento generale del sistema, che andrebbe di conseguenza riequilibrato. Con dei collegi ampi si rischia invece di perdere la specificità dei Comuni». 

Elena Stancanelli
(scrittrice)

«È una riforma scellerata e non si fanno le riforme tagliando a caso deputati che sono già stati eletti». 

Emanuele Macaluso
(politico, sindacalista e giornalista)

«Bisogna contrapporsi all’anti-politica, perché i fautori del Sì e i 5 stelle hanno questo carattere. Il No è una rivalutazione della politica contro l’antipolitica».

Sabina Guzzanti
(comica, attrice e regista)

«Penso che il referendum non sia lo strumento adatto a riformare la Costituzione, che è un sistema complesso e ogni intervento ne implica altri affinché si mantengano gli equilibri istituzionali».

Francesca Chiavacci
(attivista, politica italiana e Presidente nazionale dell’Arci)

«Non credo nell’idea demagogica che questa riforma ci propone. Si tratta solo di una pericolosa contrazione della rappresentanza. La debolezza della nostra democrazia ha ragioni ben più profonde: i leaderismi, il populismi, pratiche oligarchiche nella selezione dei gruppi dirigenti. Ed è da lì che la politica dovrebbe ripartire per curarla e ricostruirla davvero».

Francesco Bruni
(sceneggiatore e regista)

«È una riforma demagogica: il risparmio è irrisorio e basterebbe ridurre lo stipendio dei parlamentari per ottenere lo stesso risultato. E non sono affatto convinto che resterebbero i migliori, ma solo i più garantiti».

Fabio Picchi
(chef e scrittore)

«La politica, come gli altri lavori - infermieri, vigili urbani -, deve essere pagata molto per mostrare la sua efficienza. “Ridurre” è una logica populista, che non tutela tutte le differenze che ci sono in Italia. Il numero dei Parlamentari non mi ha mai scandalizzato, semmai mi può scandalizzare la loro qualità».

Gene Gnocchi
(comico, conduttore televisivo e scrittore)

«Voto No per difendere il posto di lavoro dei miei colleghi comici che siedono in Parlamento».

Don Luigi Ciotti
(attivista e fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera)

«Voto fermamente No perché sono altre le riforme istituzionali importanti e necessarie. I provvedimenti di questo tipo indeboliscono la nostra rappresentanza».

Melissa Panarello
(scrittrice)

«Se i tanti parlamentari che ci sono adesso lasciano molto a desiderare, mi chiedo di cosa possano essere capaci in pochi. È una questione di statistica, capisci? Se sono in tanti almeno aumentano le possibilità che qualche intelligenza spunti come un fiore nel deserto. Inoltre, le oligarchie non mi sono mai piaciute».

Dacia Maraini
(scrittrice)

«Non si tratta di quantità, ma di qualità: bisognerebbe insistere su di essa e far lavorare i Parlamentari di più e meglio».

Seguono ancora tantissime altre dichiarazioni
in favore del NO

giovedì 12 dicembre 2019

Mezzojuso e polemiche. Il Consiglio dei Ministri ha sciolto il Consiglio Comunale e disposto la decadenza del Sindaco

Dopo mesi e mesi di polemiche sui giornali e la televisione sul caso delle sorelle Napoli e dopo una ispezione disposta dal Ministero degli Interni negli uffici del municipio il Governo nazionale ha deliberato lo scioglimento degli organi amministrativi del comune di Mezzojuso. 
La Repubblica on-line riporta fra altro nel titolo "C'è il concreto rischio di infiltrazioni". Sempre secondo "La Repubblica" il sindaco del centro che conserva tracce delle origini arbëreshe ha annunciato ricorso al Tar contro il provvedimento del Governo.

giovedì 23 maggio 2019

Grandi Uomini. Se tutti credessimo nella capacità di riscatto della Sicilia e nella fierezza della sua millenaria Storia ...

23 maggio 1992: a Palermo Cosa Nostra 
uccide il giudice antimafia e la sua scorta


Sono trascorsi  27 anni dal 23 maggio 1992 e finora  sono stati celebrati quattro processi, con più di venti mafiosi condannati all’ergastolo. Ma a volere la morte di Falcone sono state solamente menti riconosciute mafiose ?

In cosa si era distinto il giudice palermitano ? Assieme a Paolo Borsellino aveva istruito il primo maxiprocesso a Cosa Nostra, sintetizzato in
-centoventi faldoni contenenti quattrocentomila fogli processuali, 
-quattrocentosettantacinque imputati 
-e quattrocentotrentotto capi di imputazione: dall’associazione per delinquere di tipo mafioso  a tutti i reati contestati ai componenti criminali collegati a Cosa Nostra (estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e centoventi omicidi). 
Occorsero trecentoquarantanove udienze e milletrecentoquattordici interrogatori per arrivare l’11 Dicembre 1986 alla sentenza (circa 7.000 pagine), redatta dall'allora giovane giudice a latere Pietro Grasso.
Il 30 gennaio 1992 la Cassazione conferma le centinaia di condanne del maxiprocesso istruito -appunto- negli anni Ottanta da Falcone.

“Chi era Giovanni Falcone?”, secondo l'ex Presidente del Senato Pietro Grasso, era: 
-la straordinaria capacità lavorativa, 
-il dettaglio, 
-la morbosità, 
-la visione prospettica, 
-l’anticipazione di ogni possibile mossa, 
-l’instancabile voglia di lottare.

Il Maxiprocesso è certamente il fiore all’occhiello schiusosi -in via definitiva- nel ’92 e con esso si sostanziano le intuizioni del "pool" sulle connessioni della mafia con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria.
Di Falcone non va dimenticata anche l’inchiesta giudiziaria ‘Pizza connection’ che svolge negli Stati Uniti d’America con indagini sui traffici internazionali di eroina e cocaina che investono la Thailandia, la Sicilia nonché la Svizzera per il riciclaggio di denaro. 
Falcone -nel suo metodo lavorativo- spulcia ogni singolo movimento bancario e qualunque rapporto di “comparatico”, si sposta dovunque ce ne sia bisogno e tesse la sua trama pronto a disfarla in caso di errori. 
Era un uomo scrupoloso.

Il ministro socialista di Grazia e Giustizia Claudio Martelli, nel clima di veleni che il giudice viveva nella Palermo di quegli anni, lo accoglie a Roma e lo nomina dirigente dell’ufficio affari penali, dove Falcone chiama a lavorare con sé pure Pietro Grasso. A Roma compie il prezioso lavoro per organizzare a livello nazionale la lotta alla mafia, creando 
--la DNA (Direzione Nazionale Antimafia, con relativa banca dati), 
--le DDA (Direzioni Distrettuali Antimafia) 
--e la DIA (una specie di FBI italiana antimafia). 

Viene accusato -da suoi colleghi- di mirare a contrarre l’autonomia della magistratura e di essere in combutta con il potere politico. Le calunnie e il sabotaggio iniziano -in realtà- nell’88 con la sua mancata nomina alla successione di Caponnetto, assegnata invece a Meli sulla base dell’obsoleto criterio dell’anzianità anzicchè sulla base della professionalità.