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domenica 6 settembre 2026

Storia del Cristianesimo (2)

I quattro Vangeli canonici 
sono i 
testi sacri del
Cristianesimo che
compongono la prima parte
del Nuovo Testamento
.
Scritti in greco tra il 60
e il 100 d.C., raccontano la
vita, la predicazione, la
morte e la risurrezione
di Gesù di Nazarth.
Matteo: si rivolge alla 
Comunità di
cristiani di origine ebraica.

Sottolinea come Gesù sia il
Messia che adempie le
profezie dell'Antico Testamento.
Marco: si rivolge ai
Cristiani di Roma e di
cultura pagana. Ha uno
stile dinamico e diretto.
Luca: si rivolge ai Pagani
convertiti. 
È noto come il
Vangelo della misericordia e
dell'attenzione ai poveri e
alle donne. 
Giovanni: si
rivolge a tutte le comunità 
cristiane, con un forte 
approccio teologico e
spirituale.





Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere 

4 Vangeli

Il Nuovo Testamento comprende quattro vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. I primi tre vangeli vengono chiamati dagli studiosi «sinottici», perché in essi ci sono molti contenuti simili, in alcuni punti identici; essi seguono la stessa sequenza cronologica e descrivono fondamentalmente gli stessi avvenimenti. 

Il quarto vangelo pare sia un caso a parte: potrebbe essere stato scritto -quasi- a completare i primi tre e richiama l'attenzione del lettore non tanto sui miracoli e sulle parabole di Cristo, quanto sul significato teologico del suo insegnamento.


Tra gli evangelisti vi sono discordanze: 

1) Matteo narra la guarigione di due indemoniati (Mt 8,28-34), mentre nelle narrazioni parallele di Marco e di Luca si parla della guarigione di un indemoniato; 

2) le testimonianze dei quattro evangelisti sulla visita delle donne mirofore al sepolcro vuoto, dopo la risurrezione di Cristo, si differenziano nei dettagli. 

Queste e simili discordanze, tuttavia, si spiegano con il fatto che a scrivere degli stessi avvenimenti fossero persone diverse - fra le quali alcune erano state testimoni degli avvenimenti, mentre altre li raccontavano sulla base di parole altrui - e le narrazioni fossero stilate anni dopo gli avvenimenti descritti. 

La presenza di discordanze, per gli studiosi, non fa che aumentare l'attendibilità del racconto degli evangelisti, testimoniando che non si erano messi d'accordo fra loro. Fra gli evangelisti non esistono divergenze sostanziali.


Più Chiese

La parola «Chiesa» viene menzionata nei vangeli (pare) una volta sola. Nel Vangelo di Matteo Gesù chiese ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Gesù chiese: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone figlio di Giona. perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mi 16,13-18).


Questo racconto è stato interpretato in maniera differente nelle Chiese cristiane d'Oriente e d'Occidente. In Occidente si è sottolineato il ruolo di Pietro come capo della comunità degli apostoli, come vicario di Cristo in terra, che ha trasmesso il suo primato ai vescovi di Roma. In Oriente ha trovato diffusione l'interpretazione secondo cui la Chiesa è fondata sulla fede nella divinità di Gesù Cristo, di cui le parole di Pietro rappresentano la professione.

* Lo stesso apostolo Pietro, nella sua Prima lettera, afferma che la pietra angolare della Chiesa è Cristo (cf. 1Pt 2,4).


sabato 5 settembre 2026

Il Novecento, per flash (2)

Conoscere il passato per non

ricadere negli stessi pericoli

Il secolo breve
(The Age of Extremes:
The Short Twentieth
Century, 1914-1991)
e’ un celebre saggio
storico scritto dallo
storico marxista
britannico Eric
Hobsbawn
 nel 
1994.



Quando inizia il xx secolo? Se ci si attiene rigorosamente al calendario la risposta è ovvia, ma diversi aspetti che caratterizzarono gli anni dal 1900 al 1914 possono essere considerati la continuazione delle tendenze del XIX secolo.

Nelle società industriali ancora in quell’alba di secolo relativamente poco numerose, i progressi tecnologici intensificarono la stratificazione sociale, mentre la maggioranza della popolazione del resto del mondo, non potendo accedere a tale sviluppo, era ancora occupata nell'agricoltura e nella manifattura tradizionale. 

Questa innovativa situazione determinò le diverse forme di un ordine mondiale imperialista e in particolar modo, in Africa e in Asia, quelle del colonialismo, anche se quest'ultimo si sviluppò all'interno di un contesto politico in cui continuavano a sussistere gli imperi multietnici austro-ungarico (retto dalla monarchia asburgica) e russo (retto dagli zar).

Questa situazione, caratterizzata da competizioni, crisi e alleanze, fu aggravata dallo scatenarsi delle rivalità coloniali.


Se si accetta tale assunto, la cesura con il XIX secolo si produsse con la Prima Guerra Mondiale; è allora infatti che iniziò veramente quello che Eric J. Hobsbawn chiamò il "secolo breve".


I primi anni del dopoguerra

Una volta stabilito che il secolo XIX si concluse con le ultime battaglie dell'assurda guerra del 1914-1918, e’ doveroso constatare che i problemi economici e sociali che si manifesteranno nel corso dell'intero xx secolo, così come i vari orientamenti politici, cominciano ad emergere disordinatamente a partire dal 1919, dopo la firma dei trattati di Versailles, di Saint-Germain, di Trianon, di Neuilly e di Sèvres. 

L'Europa, che per più di quattro anni aveva dilapidato le sue risorse, divorato le sue riserve e si era indebitata per pagare i proiettili del fuoco di sbarramento, perse definitivamente il dominio dell'economia mondiale che aveva esercitato per secoli. Da creditrice divenne debitrice, in particolar modo degli Stati Uniti, che si ritrovarono al primo posto dell'economia mondiale.


Thomas Woodrow Wilson, il presidente degli Stati Uniti, ovvero della nazione il cui intervento in guerra rappresentò il fattore decisivo per la soluzione del conflitto, tenendo conto che i trattati di pace assomigliano a una resa dei conti imposta dai vincitori, non si accontentò di uno statuto diplomatico simile ai numerosi accordi realizzati nei secoli precedenti, ma propose di unire le forze morali e spirituali dei diversi paesi per dare vita a un'organizzazione collettiva e permanente che mantenesse in maniera stabile la pace. L'ideologia wilsoniana e il suo misticismo democratico furono alla base della fondazione della Società delle Nazioni di cui, paradossalmente, gli Stati Uniti non saranno membri. Non molto tempo dopo, il francese Léon Bourgeois si convinse della necessità di affiancare all'Assemblea Generale della Società delle Nazioni una Commissione per la cooperazione intellettuale, con l'incarico di studiare soprattutto i problemi di coordinamento delle biblioteche scientifiche, dei diritti d'autore, della preservazione del patrimonio architettonico in Europa e in Asia, dell'organizzazione e del ruolo dei musei, del cinema didattico e dell'elenco delle maggiori opere musicali. Vi fecero parte dodici personalità dal prestigio internazionale, fra le quali Albert Einstein, Marie Curie, Henri Bergson, Gonzague de Reynold, Jules Destrées. In seguito si aggiungeranno, fra gli altri, Salvador de Madariaga, John Galsworthy, Félix Weingartner, Paul Valéry, Helen Vacaresco, Henri Focillon.


Presto però cominciarono a emergere quei conflitti che condurranno a una nuova catastrofe mondiale. Mentre l'alternanza del potere fra socialisti e conservatori avvenne in maniera democratica nei paesi in cui la tradizione parlamentare aveva resistito alla bufera, in altri dove la miseria si era aggiunta alle umiliazioni della sconfitta, o allo scontento per la vittoria, le masse popolari non appena vennero sollecitate da forze rivoluzionarie o nazionaliste furono pronte a seguire i capi carismatici di sinistra o di destra.


Nel 1917 in Russia la Rivoluzione determinò la fine del potere degli zar. Lenin, che utilizzava "un linguaggio di fuoco applicando una logica di scure", trasformò i soviet di deputati, operai, contadini e soldati, in semplici organi di diffusione del suo potere dittatoriale. Dopo una guerra civile che fece sprofondare il paese nel caos, quello che si è soliti chiamare il " comunismo di guerra" consolidò la rivoluzione attraverso un implacabile sistema repressivo. Inoltre l'ideologia comunista non solo si dichiarò internazionale, ma si definì anche integrale, includendo, oltre all'ordine politico anche quello sociale, religioso e morale.

Ciò che ne spiega il fascino è che l'idea comunista e quella democratica sembrano confondersi, perché hanno in comune la speranza in un mondo libero da ogni dominazione e da ogni sfruttamento. 


Quando però nel 1922 Stalin divenne segretario generale del Partito comunista, sfruttò le rivalità personali, eliminò i suoi avversari e costrui progressivamente il suo impero autocratico, dove il partito si sostituì all'eguaglianza, la delazione alla fraternità, la coercizione alla libertà.


(Segue)


Il gusto della riflessione (25)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

                                                                                                                              “La storia personale ci rende 
storici di noi stessi”.

===Nel momento stesso in cui compie una 

serie di atti nella sua vita, ciascuno di noi

 "scrive" un capitolo della propria "storia"

E capisce quasi istintivamente di essere, nel 

presente in cui vive, il risultato di un complesso 

intreccio di azioni compiute, di condizionamenti 

familiari, di influenze derivanti dall'esser nato e 

cresciuto in un determinato paese, in un gruppo

sociale, in un ambiente piuttosto che in altri.

 = = = Quando poi costruiamo progetti per il futuro, 

siamo naturalmente portati a tirare bilanci. 

E perciò siamo spinti a guardare indietro, 

riflettere sui nostri passi, a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia


Il professore emerito
dell'Università di Torino e
illustre storico delle
dottrine politiche – interpreta
il 
senso della Storia non
come un disegno
provvidenziale o
un'evoluzione fatalmente
orientata verso il
progresso, bensì come
un 
immenso fiume in
cui scorrono insieme
 acque limpide e acque
terribilmente torbide.



Sono parole dello storico Massimo L. Salvatori (oggi 89enne). Suo pensiero è che tutto ciò che ormai ci sta indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri. Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi.

Per Salvadori la storia è il terreno del conflitto, della scelta morale e della responsabilità umana. Il suo pensiero sul valore del cammino storico e sulla sua interpretazione si articola attorno ad alcuni nodi fondamentali: -Nel suo saggio In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti, Salvadori affronta il declino dello studio storico a favore di un appiattimento sul presente e sulle discipline puramente tecniche. Il senso profondo della storia risiede invece nella sua funzione di bussola civile. Senza la memoria del passato e delle sue contraddizioni, le società contemporanee perdono la capacità di fare scelte pubbliche consapevoli ed etiche. Lo storico prende posizione contro la cancel culture e i tentativi ideologici di riscrittura retrospettiva, ricordando che il passato va compreso nella sua complessità cronologica e contestuale, non cancellato o giudicato con la moralità del presente. 

Un tema cardine della sua riflessione (sviluppato in L’idea di progresso. Possiamo farne a meno?) riguarda lo scacco dell'ottimismo illuminista. Salvadori evidenzia una drammatica scissione avvenuta nel Novecento:  da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha corso a velocità esponenziale. Dall'altro, il progresso etico-politico ha subito clamorose regressioni, sfociando nei totalitarismi, nei genocidi, nei gulag e nei campi di sterminio. Il "senso" della storia non è quindi una marcia trionfale e garantita verso il meglio; la storia può regredire fino all'annullamento se gli esseri umani non si assumono la piena responsabilità delle proprie scelte.

Per Salvadori studiare la storia serve a ricordarci che gli straordinari strumenti creati dall'uomo (tecnologici ed economici) non hanno una direzione intrinseca: spetta esclusivamente alla cultura, all'orientamento morale e alle decisioni della classe dirigente e dei cittadini stabilire se tali mezzi verranno usati per il progresso o per la catastrofe

martedì 1 settembre 2026

Tanti di noi sono nati nel ‘900

 

Sul blog sono un’infinità le tematiche che gli amici lettori vorrebbero fossero trattate. E però sono sulle dita di una mano che si contano i collaboratori reali del “Blog”. E’ ovvio che accettiamo e gradiamo ogni suggerimento utile sui contenuti da affrontare, tuttavia ci piacerebbe che ad ogni suggeritore si aggiungesse un collaboratore-autore.

====

 Evocare alcuni passaggi del Novecento ci e’ sembrato un suggerimento meritevole di essere accolto perché in quel secolo stanno molte radici del nostro attuale vivere ed anche perché il suggeritore (Nicola, nome non vero) si è dichiarato disponibile a fornire almeno un testo settimanale. E per presentare la pagina suggerita ha allegato un foglietto di cui qui riportiamo spunti su cui si dichiara disponibile ad esplicarne storia, senso e sviluppi.

1) Sigmud Freud pubblica un libro “L’interpretazione dei sogni” che apre nuovi percorsi alla conoscenza degli esseri umani, sopratutto ai loro istinti, sentimenti ed emozioni.

2) Con i raggi X la medicina e la fisica fanno grandi balzi in avanti ed ancora vengono debellati il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi ed e’ normale continuare a vivere oltre gli ottant’anni.

3) Albert Einstein  ha rivoluzionato la concezione della natura e della materia. Oltre a sfruttare l’energia nucleare, l’uomo sta puntando ad utilizzare l’immensa fonte che e’ il Sole.

4) si sta lavorando per creare la vita in provetta, di prevenire le malattie ereditarie, di influenzare il clima che proprio in questi giorni ci sta tenendo sotto tiro.

5) sono scomparse tre ideologie mortifere, fascismo, nazismo e comunismo. 

A Nicola e a quanti altri interessati, assicuriamo che il Blog ha sempre accolto suggerimenti e testi e quando non sono stati firmati sono stati assunti dai responsabili del blog.

^^^^

 Assicuriamo comunque che e’ in corso l’elaborazione di un progetto che renda più coinvolgente e culturalmente vasto e più interessante il blog.

lunedì 31 agosto 2026

Migrazione siciliana nel mondo

Un giorno qualcuno ricorderà . . .  
La Sicilia conta oltre 826.000
residenti all'estero
 iscritti
all'AIRE e 
milioni di discendenti
 sparsi in tutto il mondo.
L'esodo di massa è iniziato alla fine
del XIX secolo a causa della crisi
agraria e della povertà del latifondo.
Tra il 1876 e il 1976 sono partiti
oltre 
2,5 milioni di siciliani.
Tra il 1961 e il 1971 oltre 612.000 
persone hanno lasciato l'isola dirette
in Europa (Francia, Germania, Belgio
 e Svizzera).
Le mete principali oltreoceano
sono state gli 
Stati Uniti,
l'
Argentina, il Canada e l'
Australia.





Capita di tanto in tanto che vengano a trovarci -a noi che persistiamo a vivere in quest’angolo di Sicilia, a Contessa-, gruppi di visitatori statunitensi con lontane origini locali, a giudicare dai loro cognomi. Si tratta di eredi di quel flusso migratorio iniziato subito dopo l’Unita’ d’Italia e ininterrottamente proseguito fino ai primi anni venti del Novecento, quando il Fascismo decise di interrompere il flusso perché doveva creare un Paese armato e militaresco con tante “baionette”.

  I visitatori che dalla lontana New Orleans arrivano fino a Contessa Entellina, immaginano di scoprire (o riscoprire dopo le narrazioni ascoltate dai nonni e dalle loro generazioni trascorse), un contesto umano, sociale e civile al quale in qualche modo ritengono di appartenere e col quale, stando alle narrazioni dei nonni, persistono legami di varia natura.

  Verosimilmente il plurisecolare distacco temporale  dal fenomeno migratorio che condusse migliaia di contessioti nella città del Golfo ha creato molteplici e diversificate consapevolezze dalla psicologia alla storia, dalla poesia del vivere alla sociologia e alla trattazione delle cose da far ascoltare ai periodici e casuali ospiti.

  = = = 

La migrazione dei siciliani, e specificatamente dei contessioti nel mondo, sarà’ oggetto di periodiche pagine sul blog, grazie anche alla collaborazione di chi il fenomeno lo conosce per esperienza diretta.

Il gusto della riflessione (23)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Seminare dubbi, non

già’ raccogliere certezze”

 
La riflessione accanto descrive 
con grande sensibilità 

un fenomeno
 psicologico e neurologico
molto reale, spesso
riassunto nella 
legge di Ribot o nel
concetto di 
memoria retrograda. 
Nelle
persone anziane, o in
presenza di un declino
cognitivo, i ricordi
recenti (la memoria
a breve termine) sono i
primi a sbiadire perché il
cervello fatica a
fissare nuove informazioni.
Al contrario,
i ricordi della giovinezza
o dell'infanzia (la memoria
a lungo termine) rimangono
nitidi, quasi tangibili, perché
consolidati nel tempo.
  Il vecchio vive di ricordi e per i

ricordi, ma la sua memoria si

affievolisce di giorno in giorno. 

Il tempo della memoria procede all'inverso 

di quello reale: tanto più vivi i ricordi che 

affiorano nella reminiscenza quanto più 

lontani nel tempo degli eventi. 

Ma sai anche che ciò che è rimasto, o 

sei riuscito a scavare in quel pozzo senza 

fondo, non è che un'infinitesima parte 

della storia della tua vita.



=. =. =  = 

 Queste celebri parole appartengono al saggio De senectute e altri scritti autobiografici del filosofo e giurista Norberto Bobbio. Esse descrivono la vecchiaia come un viaggio a ritroso, in cui il passato remoto riaffiora con forza mentre il presente e il passato recente svaniscono. 

Il tempo invertito: Gli eventi lontani (l'infanzia, la giovinezza) diventano più nitidi e vivi rispetto a ciò che è accaduto il giorno prima.

 Il pozzo della storia: I ricordi che emergono rappresentano solo una piccola parte del vissuto totale di una persona. La fragilità del presente: Più la vita si consuma, più la mente si aggrappa a ciò che è radicato nei primi anni dell’esistenza.


   

domenica 30 agosto 2026

Storia del Cristianesimo

Brevi flash sulle origini 


La figura di Gesù Cristo 
rimane in gran parte un
mistero per quanto riguarda
i suoi tratti somatici e la
sua apparenza fisica,
poiché i Vangeli non
contengono descrizioni
dettagliate del suo viso
o della sua altezza.
La ricerca accademica e
gli storici concordano sul
fatto che Gesù di Nazareth
sia un personaggio storico
realmente esistito in Terra
Santa nel I secolo,
respingendo l'ipotesi che
sia solo un mito.



Provare a cogliere

Alle origini del  cristianesimo spunta la figura unica e sicuramente misteriosa, di Gesù Cristo, l'uomo che dichiarò di essere il Figlio di Dio

Il conflitto attorno alla figura e al suo insegnamento cominciò già durante la sua vita e continua ancora oggi. 

Alcuni, i cristiani, lo riconoscono come il Dio incarnato, altri -bene che vada- lo ritengono un profeta esaltato dai suoi discepoli, oppure un grande maestro di moralità; altri ancora affermano che quest'uomo non sia mai esistito.


Gesù non ha lasciato dopo di sé nessuno scritto, nessun documento tangibile del suo passaggio sulla terra. È rimasto il gruppo di discepoli a cui egli diede il nome di Chiesa. Di fatto Chiesa è sinonimo di cristianesimo: non è possibile essere cristiani senza essere membri della Chiesa. Il cristianesimo non è mai esistito senza la Chiesa e all'infuori della Chiesa.


La Chiesa, nelle intenzioni dei fondatori e degli aderenti, è in qualche modo custode e intende essere continuatrice dell’opera del nazareno. Attraverso la chiesa, per i credenti, e’ ancora Cristo che prosegue la sua opera in favore dell’umanità. 

E’ sintomatico quanto frequentemente nelle chiese di tradizione bizantina si sente in alcuni uffici “oggi il Signore nasce a Betlemme dalla Vergine”, “oggi il Signore del creato e’ di fronte a Pilato”. Per tanti che partecipano ai riti comunitari si tratterebbe di retorica ecclesiastica. E’ che attraverso la Chiesa i cristiani acquisiscono gli insegnamenti del Cristo e prendono parte alla sua vita, morte e resurrezione. Gli avvenimenti della vita di Cristo diventano realtà per il credente, che attraverso la Chiesa fa esperienza di Cristo, conoscendolo personalmente.


(Segue)

=. =. = 

Il Vaticano ha una nuova Costituzione.

Leone XIV ha emanato la nuova Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, ovvero la sua Costituzione, appena tre anni dopo quella firmata da Francesco, e l’essenziale sta nella premessa.

 La Legge, scrive con sobrietà Prevost, «per sua natura serve a dare costitutiva fisionomia allo Stato della Città del Vaticano, posto dal Trattato Lateranense come strumento per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza e per garantirle la sovranità anche nel campo internazionale». 

«La differenza con il testo emanato da Bergoglio il 13 maggio 2023 si nota subito - scrive il vaticanista Gian Guido Vecchi -. Francesco aveva stupito molti canonisti con un incipit di sapore teocratico senza precedenti: "Chiamato ad esercitare in forza del munus petrino poteri sovrani anche sullo Stato della Città del Vaticano...". Il Papa gesuita, per la prima volta, faceva insomma derivare direttamente dall’essere successore di Pietro anche la sua autorità sul piccolo Stato, appena 44 ettari». 

Il nuovo testo, entrato subito in vigore, «sostituisce integralmente» quello di tre anni fa. E scompare il riferimento al munus petrino.



giovedì 27 agosto 2026

Letteratura: Origini linguistiche (2)

L'importanza del concilio risiede
nel suo 
Canone XVII, nel quale i
vescovi constatarono che la
popolazione non comprendeva
più il latino classico usato
durante le funzioni religiose. Per
garantire la diffusione del
cristianesimo, il concilio stabilì
che l
a liturgia e la messa dovevano
rimanere in 
latino classico.
L'omelia (la predica) doveva
essere tradotta in 
lingua
rustica romana
 (i primi
volgari neolatini, antenati del
francese) o in 
lingua thiotisca 
(germanico/tedesco).
 Il Certificato di nascita del volgare: 

Il momento in cui si acquista una chiara ed esplicita coscienza dell'esistenza del volgare è segnato dal concilio di Tours dell'anno 813, nella cui diciassettesima deliberazione si legge:


Visum est unanimitati nostrae ut quilibet episcopus habeat ome-lias continentes necessarias ad-monitiones, quibus subiecti eru-diantur: id est de fide catholica, prout capere possint. ET UT EA-SDEM OMELIAS QUISQUE APERTE TRANSFERRE STU-DEAT IN RUSTICAM RO-MANAM LINGUAM AUT THIOTISCAM, QUO FACI-LIUS CUNCTI POSSINT IN-TELLIGERE QUAE DICUN-TUR.

[All'unanimità abbiamo deliberato che ciascun vescovo tenga omelie, contenenti le ammonizioni necessarie a istruire i sottoposti circa la fede cattolica, secondo la loro capacità di comprensione. E che si studi di tradurre comprensibilmente le medesime omelie nella lingua romana rustica o nella tedesca, affinché più facilmente tutti possano intendere quel che vien detto).


(Monumenta Germaniae Historica, Concilia, II, 286)

=. =. =


L’emergere dei volgari


Testo di Francesco Sabatini/

 (Pescocostanzo, 19 dicembre 1931) è un 

linguista, filologo e lessicografo italiano, 

presidente onorario dell'Accademia della Crusca.


Questo difficile e instabile rapporto tra parlato e scritto (che viene inquadrato nel moderno concetto della "diglossia") si risolse solo dopo alcuni secoli, nell'età carolingia: quando una decisa e consapevole "riforma" dell'organizzazione del sapere e delle istituzioni preposte all'istruzione portò a una restaurazione del latino scritto nelle forme classiche, da ricercare accuratamente nei testi classici.


Fu questo un aspetto essenziale della cosiddetta "rinascita carolingia" promossa dal monaco anglosassone Alcuino di York, grande consigliere culturale di Carlo Magno, e diffusa in tutta l'Europa attraverso la Schola palatina. Questa operazione fece compiere al latino scritto il passo decisivo verso la fissità e, potremmo dire, la "trascendenza'": da quell'epoca il latino fu decisamente sottratto al fluire del tempo, diventando una lingua inevitabilmente lontana dalle sollecitazioni della realtà quotidiana, e quindi morta alla comunicazione nelle situazioni concrete, ma nello stesso tempo adatta all'elaborazione e alla circolazione dell'alta cultura internazionale. Per contraccolpo maturò allora la coscienza della sostanziale autonomia della lingua parlata, a cui si dette decisamente il nome di "volgare", e si affermò anche la volontà di provvederla di una sua tradizione di scrittura e di renderla gradualmente degna di un uso colto.


Va precisato che l'esistenza di fatto di lingue volgari strutturalmente ormai separate dal latino, e anche una certa coscienza di questa distanza, risalgono certamente ben indietro rispetto alla svolta carolingia, come testimonia la lunga e consapevole pratica di una tradizione scritta di latino volgareggiante attestata tra il VI e l'VIII secolo. Il fatto nuovo è dato dall'intenzione di elevare tali lingue alla dignità della scrittura e dell'uso ufficiale, un evento che si colloca pienamente solo nel quadro di quella realtà etnica e politica nuova che fu l'Impero carolingio: in questo contesto sulle lingue figlie del latino agì da potente catalizzatore la coabitazione e la concorrenza con le più audaci e libere lingue germaniche.

Testimonianze inequivocabili di questo processo, realizzatosi più precocemente e decisamente in Francia, sono le deliberazioni del concilio di Tours, dell'813, nel quale si esortano i vescovi a "tradurre le omelie dal latino nella lingua romana rustica o nella tedesca", e la redazione dei solenni Giuramenti di Strasburgo, dell'842, scambiati tra Ludovico il Germanico, che giurò in romana lingua, e Carlo il Calvo, che giurò in teudisca. Anche il caso del graffito romano della catacomba di Commodilla, che anticipa forse di qualche decennio il più celebre testo di Strasburgo, si situa in un contesto direttamente investito dalle correnti culturali carolinge. Ma il cammino che doveva portare dai primi tentativi di fissare nella scrittura, per usi contingenti e settoriali, il volgare parlato delle singole aree, fino alla costruzione di lingue sovraregionali capaci di incarnare una vera e propria tradizione letteraria o addirittura di sostenere il peso di un intero sistema culturale, con la varia gamma delle sue espressioni, questo cammino fu lungo e laborioso. Nel caso italiano esso ha richiesto addirittura la serie di secoli che va dall'inizio del secolo IX all'inizio del XVIII: dopo l'opera poderosa e le energiche affermazioni di Dante, bisognò aspettare l'opera di Galileo e quella di Vico perché si verificasse il decisivo sfondamento della barriera che precludeva al volgare il campo dell'alta speculazione scientifica e filosofica.

(Segue)