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mercoledì 12 agosto 2026

Parole frequenti sui media


Report è lo storico programma
televisivo italiano di giornalismo
investigativo, in onda in prima
serata su Rai 3 la domenica
alle ore 20:30
. Ideato storicamente
da Milena Gabanelli, dal 2017 è
condotto e guidato da 
Sigfrido
 Ranucci.


Il programma è al centro della
cronaca giudiziaria a causa
dell'inchiesta della Procura di
Roma su Valter Lavitola, indagato
 per aver commissionato una
finta bomba davanti alla casa di
Ranucci. Secondo l'accusa,
il gesto non era un attentato
violento, ma un piano per
spingere l'opinione pubblica a
sostenere una (mai avvenuta)
 carriera politica del giornalista,
allontanandolo di fatto dalla
conduzione del programma
.

Report

E’ la denominazione della trasmissione Rai di giornalismo investigativo condotta dal 2017 da Sigfrido Ranucci, e prima di lui da Milena Gabanelli (1994-2016). Vi lavorano in tutto dieci persone, che fanno da supporto agli autori freelance che realizzano le puntate. Sono andate in onda 553 puntate, di 120 minuti l’una, in 29 edizioni.

Valter Lavitola, 60 anni, è stato arrestato e portato in carcere a Rebibbia per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, il conduttore della trasmissione.

L’attentato era finto: mirato ad «accrescere la popolarità» di Sigfrido Ranucci e «favorirne l’ascesa politica» per garantire un «ruolo di primo piano nel nuovo scenario» a chi lo aveva commissionato. Ma lui, il mandante, «l’amico fraterno» Valter Lavitola, in carcere ieri ci è finito davvero. 

sabato 6 giugno 2026

Pannicelli caldi

 

È prorogato fino al 3 luglio il taglio delle accise su benzina e gasolio. Lo si legge nel decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. 

  Gli sconti scattano da domani 7 giugno 2026 e «fino al 3 luglio». Resta di 5 centesimi il taglio delle accise sulla benzina, mentre si riduce a 5 centesimi lo sconto per il gasolio. Per il gasolio il taglio viene quindi ulteriormente dimezzato dagli attuali 10 centesimi (12,2 contando anche l'Iva), a 5 centesimi (6,1 centesimi con l'Iva).

lunedì 23 marzo 2026

Referendum sulla Giustizia: ha vinto il NO


Elly Schlein esulta 
dopo la vittoria del No


Dati nazionali

Il No ha vinto con il 53,6%
. L'affluenza  definitiva è stata al 58,9%.

 Secondo più giornali dei paesi europei la storia d'amore tra la leader dell'estrema destra Giorgia Meloni e il suo elettorato è, pare sia giunta al termine. La presidente del Consiglio ha subito la sua prima sconfitta elettorale in tre anni e mezzo. La vittoria del No, in una consultazione presentata come un voto a favore o contro il governo, è un segnale di declino senza precedenti in vista delle elezioni politiche del 2027.

 Stando alla stampa indipendente italiana Meloni (che ha dichiarato:  è inevitabilmente indebolita dall’esito del referendum, ma verosimilmente) e’ preparata in gran parte a questa sconfitta, mentre secondo altre fonti giornalistiche con legami con lo stesso centrodestra la vittoria del No riflette una più ampia insoddisfazione pubblica nei confronti del governo. Questo voto stando a più analisti non è semplicemente un voto sullo spirito e sulla portata del significato del referendum: è stato un voto di sfiducia al governo, un segnale reale di cui le componenti governative devono preoccuparsi.

 Per la segretaria del Pd Schlein: l’esito del voto referendario  è un messaggio a Meloni, che ora assieme alla sua maggioranza dovranno riflettere sull'esito del voto. 

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (7)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

La transizione in Iran, dal regno
di Mohammad Reza Pahlavi
all’instaurazione del regime
degli Ayatollah nel 1979,
rappresenta uno dei 
cambiamenti geopolitici
più significativi del XX
secolo, trasformando il
paese da una monarchia 
filo-occidentale a una
teocrazia islamica.

Manifestanti anticomunisti iraniani 
nel 1954.  Al colpo di stato del 1953, 
che attribuì allo scià  
Reza Pahlavi 
un potere quasi assoluto, 
segui una feroce persecuzione dei 
militanti nazionalisti e di sinistra.




















Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro dell'immagine, iniziò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò a essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono con il nome di Reza Pahlavi. 

Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli Inglesi, e aboli l'obbligatorietà per le donne di usare il velo.

Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della Storia moderna dell’Iran:

1) 1906-1911 la rivoluzione costituzionale; 

2) 1962-1963 avvenne la cosiddetta “rivoluzione bianca” conseguente alle vaste iniziative politiche e sociali intraprese dallo scia’; 







3) 1978-1979 la rivoluzione islamica.

L’evoluzione della società iraniana attraversa le tre datazioni riportate e passa attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizione e modernismo, a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran. 

Sul blog contiamo di poter tratteggiare gli aspetti di evoluzione culturale e sociale attraversati dal Paese nel decenni precedenti e posteriori la rivoluzione islamica.
(Segue)

Parole frequenti sui media

 

Pasdaran, è un organo
militare istituito in Iran
dopo la rivoluzione
iraniana del 1979. È
uno dei tre componenti
delle forze armate dell'Iran



PaSDARAN

I Pasdaran (letteralmente «guardiani» in persiano) sono i membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), un’organizzazione militare e paramilitare d’élite fondata in Iran nel 1979 dopo la caduta dello Scià. Il loro compito principale è proteggere il sistema politico-teocratico della Repubblica Islamica da minacce interne ed esterne

martedì 17 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (6)

La cultura iraniana è un ricco
mosaico che fonde l'antica
eredità persiana, i valori
islamici sciiti e influenze
moderne
. Fondamentale
è il 
Nowruz (Capodanno
persiano), insieme a
celebrazioni come la notte
di Yalda e Sizdah Bedar,
che sottolineano il legame
con la natura. Ospitalità,
calligrafia, poesia e
l'artigianato (tappeti) sono
pilastri della vita sociale.

Nonostante la maggioranza
sciita, l'Iran ospita comunità
zoroastriane, cristiane
ed ebraiche, garantendo
una certa diversità religiosa.








Cultura, tradizione e modernità in Iran 

    Non è esagerazione affermare che la storia iraniana è stata raccontata quasi sempre da narratori occidentali (studenti, ricercatori etc.) senza che nessuno abbia mai avuto accesso alle fonti orali o scritte sull’Iran che fosse espressione interna del Paese. Tutto ciò che in Occidente sappiamo dell’Iran esprime punti di vista e sensibilità storiche e non, è comunque interpretazione occidentale. In questi giorni di guerra che infiammano in Medio Oriente tutte le “narrazioni” che ascoltiamo in tv o leggiamo sui giornali ci arrivano con letture e interpretazioni nostre, dell’Occidente e, qualche giornale preferisce definirle ”narrazioni distanti”.

  Nel mondo occidentale finora dell’Iran ci ha interessato e in qualche caso appassionato l’aspetto evolutivo della politica: il passaggio dalla monarchia di Mohammad Reza Pahlavi alla repubblica islamica e il quadro turbolento tra modernismo e contemporaneità. Vera attenzione alle questioni relative alla tradizione, alla cultura del Paese, e ai tentativi di modernismo non e’  mai stata posta.

  Vista da questa prospettiva, la storia iraniana del xx secolo potrebbe, e secondo alcuni, persino, dovrebbe essere interpretata come una sorta d'inevitabile e quasi fatalistica opposizione tra modernisti e tradizionalisti. Un'interpretazione di questo genere ha suggerito anche l'esistenza di molte sfumature e differenze, ma l'aspetto sempre posto in rilievo maggiormente è senz’altro questo dualismo esclusivo, spesso descritto come antagonismo.

 Due sono i principali sovvertimenti, a livello sociale e politico, dell'Iran moderno, le rivoluzioni del 1906-1911 e del 1978-1979, e in quei sovvertimenti  e’ essenziale individuare gli aspetti fondamentali di due rivoluzioni rispetto al vivere e  ai rapporti fra tradizione e modernismo.


(Segue)


venerdì 13 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (5)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

Quella del popolo iraniano è una Storia che, nel nostro mondo occidentale, è sempre stata raccontata da narratori e da studiosi europei.  Fino a pochi decenni fa, studenti, ricercatori e lo stesso pubblico mondiale in genere non avevano possibilità di accedere a fonti scritte o orali sull'Iran che fossero espressione di una esposizione  "interna" sulla storia di quella parte di mondo.

Gruppo di ragazze col velo
tradizionale  durante la
celebrazione  del primo 
anniversario della rivoluzione
islamica. Il ritorno, allora,
di Khomeini accelerò 
la scomparsa dell’apparato
del vecchio regime e il
trionfo del nuovo.





Gli storici ed i cultori del  sapere occidentale sull'Iran non dubitano che, in taluni casi,  il loro contributo sul mondo iraniano (persiano)  è stato notevole, né del fatto che un punto di vista "interno" debba essere intrinsecamente e necessariamente migliore. C’è però che la storiografia occidentale vuole richiamare l'attenzione sulla questione delle sensibilità o dei punti di vista di tipo soggettivo che sono implicitamente o esplicitamente presenti nell'interpretazione degli eventi storici. 

Se da un lato l'adozione di una prospettiva esterna sarebbe certamente problematica nel momento in cui costituisse l'unica, o la principale fonte di conoscenza e comprensione della storia di qualsiasi paese, nel caso dell'Iran risulta ancor più evidente la necessità di una presa di coscienza della stratificazione di un tipo di conoscenza caratterizzata da una "narrazione distante"' e pertanto abbondantemente diversa.


Volendo attribuire ancora qualche validità all'affermazione di Hegel relativamente al ruolo della passione e dell'interesse sul funzionamento della mente, si può ritenere che passione e interesse abbiano avuto negli ultimi decenni un enorme impatto sul modo in cui si sono sedimentate le immagini dell'Iran nelle menti di molti di coloro che hanno narrato storie su questo paese da un punto di vista "non centrale", non coerente a quel mondo.


In presenza di tale rilevante e significativa condizione, sorge spontaneo chiedersi quali siano i fatti della storia iraniana moderna che hanno suscitato più interesse o passione nella visione e nel punto di vista occidentale.


Accanto agli aspetti politici ed economici relativi alle trasformazioni che portarono alle due rivoluzioni, costituzionale e islamica, e ai cambiamenti ad esse susseguiti in ambito politico, sociale ed economico, oggetto di dibattiti è divenuta la tematica relativa a cultura e civiltà, focalizzata in particolare modo sulle relazioni tra tradizionalismo e modernismo. Qualsiasi analisi dell'Iran moderno e contemporaneo deve, pertanto, necessariamente tenere conto delle questioni relative a tradizione, cultura e modernismo


(segue)

_ _ _


Su queste pagine intendiamo esplorare se l‘approccio occidentale di approcciare le visioni del mondo, con la violenza, siano appropriate.





giovedì 12 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (4)

L’allora Presidente iraniano
Mohammed Khathami
durante la visita ad una 
raffineria del Golfo Persico
nel marzo 2000. I
riformisti da lui guidati
ottennero la vittoria
alle elezioni del 2000,
trionfo poi confermato
nel giugno 2001.









 Cultura, tradizione e modernità in Iran

 Ci proponiamo di incentrarci per alcune settimane sulla storia moderna e contemporanea dell'Iran sotto l’ottica culturale, fra tradizione e modernità. Dopo alcune brevi considerazioni iniziali, il tema che ci interesserà sarà quello dei rapporti tra classe intellettuale, tradizione e modernità così come sono venuti configurandosi in relazione ai principali eventi della sua storia nel secolo scorso. 

 Al contrario di come tanti media ci lasciano intendere, in queste ore, l’Iran non è un Paese né arretrato e ancor meno privo di una Storia.

 Ci proponiamo di analizzarne le interpretazioni sia storiche che culturali, ancora ai nostri giorni esistenti.


Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della vicenda moderna dell'Iran. Due sono gli avvenimenti principali collegati alla nascita dell'Iran moderno, a) la rivoluzione costituzionale del 1906-1911 e b) la rivoluzione islamica del 1978-1979, entrambi punti di riferimento più importanti.

Tra questi esistono, tuttavia, anche altri fatti storici importanti la cui analisi ci aiuterà a una comprensione esaustiva dell'Iran moderno, quali per esempio:

  • il movimento nazionale sviluppatosi tra il 1951 e il 1953, (nazionalizzazione dell'industria petrolifera);
  • le iniziative politico e sociale intraprese dallo scia tra il 1962 e il 1963: " rivoluzione bianca” e il relativo movimento di opposizione.

Sulla scorta di una abbondante letteratura che da sempre è stata coltivata in Italia su questo Paese, mai ritenuto sottosviluppato e ancor meno culturalmente arretrato, ci proponiamo di cogliere le modalità di evoluzione della società iraniana attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizioni e modernismo a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran, sopratutto fino a prima della rivoluzione Komeinista.


  La comprensione delle diverse realtà iraniane, contraddistinte sicuramente da una natura complessa e sempre in continua evoluzione, può ulteriormente aumentare se useremo più diversità di approcci che considerino il processo storico fino all’impresa illegale e folle di Trump (seppure nell’arco di un secolo fin qui non siano mancate all’interno del Paese insurrezioni, rivoluzioni e guerre).

  Su più pagine ci proponiamo di cogliere il modo in cui si sono perpetuate nel tempo, evolvendosi, valori e riferimenti culturali ed in relativi spazi di espressione.




mercoledì 11 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (3)


Nel 1921 il colonnello Reza Khan, 
al centro dell’immagine, iniziò 
una rivoluzione che, nella Persia
del 1923, lo portò ad essere 
nominato presidente del consiglio
e, nel 1925, a occupare  il trono
con il nome di Reza Pahlavi.
Tra le varie misure adottate, 
cancello’ tutte le concessioni
petrolifere che favorivano gli
inglesi, e abolì l’obbligatorietà
per le donne di usare il
velo.

Il 16 gennaio 1979 a causa della 
Rivoluzione islamica guidata
dall'Ayatollah Khomeini, lo Scia
travolto dalle proteste di
piazza e dalla perdita di
consenso, abbandonò il
paese con la moglie Farah
Diba, ponendo fine a
decenni di monarchia.








Cultura, tradizione e modernità in Iran

  Breve introduzione storica: Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro della foto che siamo riusciti a rintracciare, avviò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò ad essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono  con il nome di Reza Pahlavi. Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli inglesi, e abolì l’obbligatorietà per le donne di usare il velo.

- - -

 Ci proponiamo di ripercorrere la Storia dal Novecento in poi del Paese che ai nostri giorni si trova all’attenzione del mondo in seguito all’iniziativa trumpiana di esigere un cambio di regime in Iran. Svilupperemo alcune considerazioni iniziali (tradizioni e modernita’ ed interpretazioni sociali).

 Nel corso del XX secolo, al livello storico, nel Paese sono accaduti due avvenimenti principali che hanno portato l’Iran al confronto col mondo moderno: nel periodo 1906-1911 avvenne una rivoluzione costituzionale mentre nel periodo 1978-1978 la rivoluzione islamica. Tra i due eventi altri eventi storici utili per cogliere esaustivamente la vicenda iraniana sono accaduti, quali: la nazionalizzazione dell’industria petrolifera fra il 1951-1953 da parte del governo di Mohammed Mossdeq  e poi tra il 1962 ed il 1963 la cosiddetta “rivoluzione bianca” e l’affermarsi di un movimento di opposizione.

Sul blog ci proponiamo di soffermarci sul processo di evoluzione della società iraniana al livello a) politico, b) culturale, c) economico che hanno attraversato l’intero Novecento fino a … ieri, e proveremo a cogliere le interpretazioni possibili all’interno del mondo culturale di questo paese che continua a vivere tra tradizione e modernismo a fronte di profondi mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia contemporanea dell’Iran.

Il Paese è caratterizzato da diversissime realtà sociali e culturali peraltro in continua evoluzione e contrasti sfociati con relativa frequenza in insurrezioni, rivoluzioni, guerre.

(Segue)

lunedì 2 febbraio 2026

Curiosità


 Leggendo l’odg dell’odierno

 Consiglio dei Ministri.

Scorrendo l’ordine del giorno intravediamo anche norme di semplificazione: tra queste la carta d’identità che non dovrà essere più rinnovata se il titolare ha più di 70 anni, una novità che riguarda più di 10 milioni di cittadini. E circa 10 milioni sono anche le persone che ogni anno chiedono all’Inps l’Isee per presentare una domanda di prestazione sociale e non dovranno più farlo: saranno le scuole, le università e le altre istituzioni a procurarselo telematicamente dall’Inps. C’è  ancora la tessera elettorale che potrà anche «essere acquisita dall’elettore in modalità digitale».

Le semplificazioni burocratiche mirano a ridurre tempi, costi e ostacoli amministrativi per cittadini e imprese, rendendo la Pubblica Amministrazione più efficiente. Attraverso strumenti come SCIA, conferenza di servizi, silenzio assenso e autocertificazioni (DPR 445/2000), il processo di digitalizzazione e il DDL Semplificazioni 2025 puntano a eliminare duplicazioni documentali e velocizzare i procedimenti, col risultato di 600 procedure snellite entro il 2025.

venerdì 30 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (4)

 

In politica, progressista indica
 chi sostiene il progresso sociale,
economico e civile attraverso
riforme innovative, promuovendo
uguaglianza, diritti umani,
giustizia sociale ed ambientale,
 e un'evoluzione democratica,
opponendosi alla conservazione
dello status quo e alle
disuguaglianze. In Italia si
caratterizza per
un'apertura al cambiamento,
l'emancipazione e l'estensione
delle libertà individuali,
spesso associato a politiche
di sinistra o centro-sinistra, e si
fonda sull'applicazione della
Costituzione per garantire pari
dignità e opportunità per tutti
 i cittadini.





 Culture alte e culture dominate

All’inizio del Novecento le ideologie dichiaratamente progressiste erano tre: nazionalismo, liberalismo e socialismo. La prima tendenza (nazionalismo) affermava il principio di autodeterminazione  dei popoli (popoli corrispondeva ad appartenenti ad una storia, una patria o una cultura comune o a tutti questi elementi insieme) e inevitabilmente rappresentava un pericolo per le concezioni di tipo imperiale che rappresentava. La seconda corrente di pensiero (il Liberalismo) proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, e per taluni costituiva una minaccia alla pace per certi precetti imperialistici che coltivava.il terzo orientamento, propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una “comunità “ o “comune”, si opponeva alle ideologie sopra ricordate: secondo i socialisti del primo Novecento il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni delmXVIII secolo.

Uno dei principi del “nazionalismo”  era l’autenticità, che andava ricercata nella lingua, nella tradizione e nel coraggio della gente comune, e sopratutto delle popolazioni non ancora inglobate nella “società commerciale”.

I liberali perseguivano gli ideali di indipendenza individuale e di libertà di giudizio, premesse indispensabili per consolidare una società commerciale. Mezzi di diffusione di queste convinzioni furono tante opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull’oppressione.

I socialisti si prefiggevano il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti proprio dalla società commerciale. La letteratura ispirata agli ideali socialisti profetizzava processi evolutivi e, nelle ali estremiste, prossime rivoluzioni. L’arte di ispirazione socialista era orientata al realismo ed era rivolta alla gente comune.

  Il panorama politico complessivo offriva comunque pure elementi di convergenza. Tanti nazionalisti si riconoscevano negli orientamenti liberali, altri erano fortemente conservatori. Non mancavano liberali che vedevano il socialismo come l’evoluzione ed il punto di arrivo del liberalismo. C’erano socialisti che riconoscevano al liberalismo contributi e apporti al progresso economico. Questi aspetti di compenetrazione vennero tutti meno durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. 

  In quel periodo quella che era l’Internazionale Socialista (di cultura e visione democratica) si dissolse e in Russia i bolscevichi, alla fine della guerra, provarono a diffondere la loro rivoluzione su scala europea. Da quegli eventi i socialisti di ciascun paese iniziarono a porre le loro tesi su scala nazionale.

(Segue)

mercoledì 28 gennaio 2026

Proviamo a capire (2)

Dove va il mondo?
Nel 2026, il contesto
geopolitico e interno
evidenzia dinamiche
complesse. Da un lato,
 si dibatte su una visione
di 
autocrati internazionali
 (riferendosi a Trump/
Putin/
Xi Jinping) che
 influenzano le politiche
globali, con alleati europei
potenzialmente ridotti
a vassalli. Dall'altro,
in Italia, il dibattito
giuridico tocca la riforma
della separazione delle
carriere.

La politica aggressiva
degli USA sotto la 
presidenza Trump, 
impone dazi e condizioni,
e vorrebbe spingere i
Paesi europei in ruoli
marginali o
di "vassallaggio"








 L’Europa democratica è 
compatibile con l’autocrazia Usa ?

E’ da qualche tempo che sul blog  segnaliamo che le differenze di linea politica fra Trump e Putin ( Xi Jinping compreso ) si sono via via assottigliate. Perseguono tutti e tre l’autocrazia, quella forma di governo in cui il potere assoluto e apparentemente illimitato è concentrato nelle mani di un singolo individuo (l'autocrate) o di un gruppo ristretto, che lo esercita senza vincoli costituzionali o rappresentativi. Storicamente associata alle monarchie assolute (es. Russia zarista), e che oggi descrive sistemi personalistici in cui manca un meccanismo democratico di autocorrezione. Il presidente francese Macron arriva a dichiarare pubblicamente: «Trump ci vuole vassalli». Forse è la stessa aspirazione di Putin e di Xi Jinping. 

= = = I vassalli erano nobili a cui il sovrano affidava il controllo su ampie porzioni di territorio, detti feudi, in cambio della loro assoluta fedeltà. Così a scendere, valvassori e valvassini.

= = = Nel Medioevo le catene di dipendenza erano personali oggi sono sistemiche: si sono trasformate in dazi, in tecnologia, in protezione militare. Il vassallaggio moderno non ha servitù palesi ma ha costi di uscita proibitivi. Non prevede ordini diretti ma produce dipendenza strutturale. A tratti, però, il sovrano è diventato così arrogante da volere persino annettersi territori non suoi e da permettersi l’umiliazione pubblica nei confronti di chi dissente.

= = = Sta capitando dopo ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, durante i quali l’Occidente si è sentito più o meno stabile con la sua stella polare alla Casa Bianca, adesso  è bastato un anno di amministrazione Trump a far sì che nessuno potrà mai più sentirsi al sicuro sotto l’ombrello di Washington.

= = = Stando ad alcuni osservatori sarebbe giunto il tempo della maggiore età per l’Occidente Europeo, il momento che cominci a fare da sé. Dialogando e concordando con gli Stati Uniti solo quando è possibile. Muovendosi da solo entro schemi nuovi che coesistano con quelli antichi.

sabato 17 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (3)

Donna eschimese con il
figlio in una foto del 1903.
Agli inizi del XX secolo
prese il via l’interesse per
i gruppi umani che fino
ad allora avevano occupato
uno spazio marginale
nella storiografia.




 Culture alte e culture dominate

 Fino allo scorso secolo, lo abbiamo evidenziato nella pagina precedente, non esistettero conoscenze antropologiche sulle comunità “ristrette” sul modello della nostra Contessa Entellina. Fu Anton Blok, uno studioso olandese, a fotografare la realtà strutturata del nostro centro, che peraltro rispecchiava il quadro umano della Sicilia Occidentale. Gli studi antropologici in più parti dell’Europa erano iniziati già dopo la scoperta dell’America e ancor più in seguito, dopo i viaggi di James  Cook in Polinesia patrocinati allora dalla Royal Society britannica. Da questa fase storica iniziarono a svilupparsi gli archivi storici che ancora oggi offrono numerose informazioni, se si vuole di parte, sulle culture dominate dalle potenze coloniali o comunque dominanti.

 L’accumularsi delle informazioni antropologiche dall’Ottocento in poi ha fatto sorgere nelle principali città europee varie “società scientifiche” con la missione, quantomeno apparente, di studiare le società  del tempo andato, cioè le comunità e le culture poste sotto l’egida del governo imperiale britannico.

  L’approccio allo studio di questi gruppi era influenzato dal paradigma scientifico del tempo, il darwinismo, allora orientato prevalentemente allo studio dell’evoluzione di pratiche culturali specifiche o della cultura umana nel suo complesso. 

  Un esempio: i primi teorici delle scienze umane (oggi diremmo l’antropologia) iniziarono a studiare fenomeni come l’evoluzione di forme specifiche di matrimoni o di parentela, dato che il passaggio dal matriarcato al patriarcato o viceversa rappresentava un interesse comune, e si riteneva che entrambe fossero probabilmente precedute da una promiscuità primitiva, che costituiva una comprensibile ossessione del periodo vittoriano.

= = =

(Sull’antropologia del primo novecento procederemo e probabilmente comprenderemo molti aspetti del vivere trascorso e di quello corrente).

domenica 11 gennaio 2026

Il Leonardo da Vinci Russo

  Prima lettera de “La Colonna e il fondamento della verità “


Filosofo, matematico e teologo,
Florenskij è considerato per il
suo geniale eclettismo una
sorta di “Leonardo Da Vinci

Pavel Florenskij (1882-1937),
poliedrico pensatore, scienziato,
matematico, fisico, teologo e
prete ortodosso russo, paragonato
a Leonardo per la sua genialità
enciclopedica e l'ampiezza dei
suoi interessi che spaziavano
dalla scienza all'arte, dalla
filosofia alla mistica,
vittima
della repressione staliniana
.

La teodicea
 (dal greco theos,
dio, e 
dike, giustizia) è la 
branca della filosofia e della
teologia che tenta di giustificare
la bontà e la giustizia di Dio di
fronte all'esistenza del male
nel mondo
, una problematica
introdotta e sistematizzata da
Leibniz nel suo libro 
Saggi di
teodicea
 (1710). Cerca di
conciliare un Dio
onnipotente e buono con la
presenza di sofferenza e
malvagità, spesso attraverso
concetti come il libero arbitrio e
la creazione del "migliore dei
mondi possibil.










Pavel Florenskij . 

Lettera Prima: Due Mondi

  Mio mite, mio limpido!

 Quando per la prima volta dopo la tua partenza ho aperto la porta della nostra stanza  costruita a volta, gelo, tristezza e solitudine mi hanno investito. 

   Vi sono entrato ahimè solo, senza di te. 

   Non è stata soltanto una prima impressione. Eccomi  lavato e rassettato. Ecco il file dei pensieri materializzati, allineati sugli scaffali, come prima. Il tuo letto è al suo posto, e anche la tua sedia (voglio almeno l’illusione  di averti ancora con me!). Nel lumino di terracotta, come allora, continua ad ardere l’olio e un piccolo fascio di luce raggiunge il Volto Acheropito del Salvatore. Come allora, a sera tarda, fuori della finestra, il vento continua a fischiare tra gli alberi. Come allora, ecco il bastone della guardia notturna che conforta con il suo rintocco e le locomotive a vapore con il loro urlo rauco. Al mattino, come prima, si intrecciano i richiami degli uccelli. Come allora, verso le quattro,  la campana chiama al Mattutino. Mi si fondono i giorni e le notti: come se non sapessi dove sono e che cosa mi succede. Sotto le volte della nostra camera, tra le anguste pareti, si sono insediati il non terrestre e l’atemporale; oltre le pareti la gente passa, parla, racconta le novità, legge il giornale, e va e viene incessantemente. Le locomotive a vapore lontane urlano come contralti. Qui e’ l’eterna quiete, la’ e’ l’eterno movimento; tutto come prima … Ma tu non sei con me e l'universo mi sembra vuoto; non solo, del tutto solo in tutto il mondo. Eppure questa triste solitudine mi brucia nel petto dolcemente. A tratti mi sembra di essere trasformato in una foglia  che il vento fa girare a mulinello per la strada.

  Stamane mi sono alzato di buon mattino e ho avvertito qualcosa di nuovo; infatti nello spazio di una notte e’ terminata l’estate, il vento strappa e trascina via, serpeggiando, le foglie dorate, gli uccelli si raccolgono a stormi, le gru volano in lunghissime file, si sono insediati da noi i corvi e le cornacchie, l’aria è pervasa dal fresco profumo autunnale delle fronde appassite, trascinate via dall’angoscia.

  Sono andato nella radura del bosco.

  Le foglie cadevano a una a una, volteggiando nell’aria come farfalle morienti e finivano in terra. Sull’erba piegata il vento giocava, “con le tenue ombre” dei rami. Com’è bello, e brioso, è angosciante! Fratello mio, lontano e tranquillo!  In te c’è la primavera, in me l’autunno, un costante autunno, come s’è tutta l’anima si struggesse di dolce pena nel vedere queste foglie svolazzanti, nell’annusare “l’aroma dei tremuleti impalliditi”.

   Pare che l’anima ritrovi se stessa a cospetto di questa morte,  nella trepidazione che presagisce  la risurrezione. A cospetto della morte! La morte infatti mi circonda. E non parlo ora dei miei pensieri, né della morte in generale, ma della morte dei miei cari, perduti in questi anni: come foglie ingiallite sono venuti a mancare, a uno a uno in questi ultimi anni. In essi avevo avvertito un’anima, in essi talvolta risplendette per me un riflesso del Cielo. Non ebbi solo del bene, e la coscienza si inquieta. “Che cosa ho fatto per loro?”. Non ci sono più, tra me e loro si è aperto l’abisso.

   Il cuore si era unito a loro per l’eternita’, e a uno a uno, come foglie d’autunno, eccoli volteggiare sulla voragine nebbiosa. Cadono senza ritorno, non posso più abbracciare le loro ginocchia, spargere lacrime, chiedendo perdono, chiedendo perdono davanti al mondo intero.

  Con un risalto indelebile mi tornano alla mente a uno a uno tutti i peccati, tutte le “piccole bassezze”. Come sigilli di fuoco mi penetrano sempre più a fondo le “piccole” disattenzioni, l’egoismo, la durezza di cuore, che un po’ alla volta hanno mutilato l’anima. Mai niente di apertamente cattivo, mai niente di sensibilmente peccaminoso ma sempre, ( sempre, o Signore!) queste piccole miserie si sono accumulate, e guardando indietro non vedi che bassezza. Nulla di buono …oh, Signore!

   Le foglie autunnali cadono disegnando cerchi sulla terra. Calda e placida arde la lampada perpetua, le persone amiche muoiono l’una dopo l’altra. “So che risorgeranno nella risurrezione nell’ultimo giorno”, e tuttavia, con sorta di pena pacata, davanti alla nostra croce che tu hai composta con semplici bastoni e che fu santificata dal nostro starec, gentile, ripeto: “Signore! Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe stato morto”.

   Tutto volteggia, tutto scivola nell’abisso della morte. Solo Lui rimane, solo Lui è immutabile, vita e riposo. “A Lui tende tutto il corso degli eventi, come la periferia verso il centro, in Lui convergono tutti i raggi del tempo”. Queste parole non le dico io, con la mia povera esperienza: le testimonia Teofane il Recluso, che si è sprofondato tutto nell’Unico Centro, l’En. Per contro, al di fuori di quest’Unico Centro, “l’unica certezza è che niente  c’è di certo e che niente c’è di più miserabile e di più superbo dell’uomo: solum certum nihil esse certi et homine nihil miserius aut superbius, come scrisse Plinio il Vecchio., uno dei pagani più nobili, consacrato tutto alla sua sete infinita di sapere. Si, nella vita tutto si agita, tutto vacilla in immagini di miraggio, ma dal profondo dell’anima si innalza la necessità ineluttabile di appoggiarsi alla “Colonna e Fondamento della Verità” (1 Tim 3,15), della Verità e non semplicemente di una delle verità particolari, bonaria, umana, che si contorce e vola lontano, come polvere spinta verso i monti dal soffio del vento; della Verità (Istina) integra ed eterna nei secoli, una e Divina, della Verità luminosa e sovraluminosa, di quella Verità-Giustizia (Pravda) che secondo un antico poeta è “il sole del mondo”.

   Ma come ci accosteremo a questa “Colonna” ?

   Presso il corpo incorrotto del beato Sergio, che sempre placa l’anima inquieta, in ogni giorno e in ogni ora sentiamo la preghiera che promette pace anche alla ragione turbata. Tutto il brano evangelico (Mt 11.27-30) che si legge nell’Ufficio  (Moleben’) del santo ha un significato sopratutto conoscitivo, oso dire teoretico-conoscitivo, gnoseologico. Questo significato appare tanto più caro se notiamo che l’oggetto di tutto il capitolo 11 del Vangelo di Matteo è il problema della conoscenza, dell’insufficienza di ogni conoscenza razionalistica e della necessità di una conoscenza spirituale. Si, Dio “ha nascosto” tutto ciò che unicamente si può definire degno di essere conosciuto “ai dotti e i sapienti” e “lo ha rivelato ai piccoli” (Mt 11.26). Sarebbe violenza ingiustificata alla Parola di Dio interpretare  “i dotti e i sapienti” come “pseudotti” e “pseusapienti” ma che poi in realtà tali non sono, come anche ravvisare  nei “piccoli” dei sapienti virtuosi. Il Signore senza alcuna ironia ha detto proprio quello che voleva dire: la vera sapienza umana, la vera razionalità umana sono insufficienti proprio in quanto umane. Allo stesso tempo l’-infanzia- mentale , il difetto di quella ricchezza mentale, la quale impedisce di entrare  nel regno dei Cieli , può essere la condizione  per acquisire la sapienza spirituale. La Sapienza di tutto è in Gesù Cristo e perciò si può ottenere La Sapienza solo per Lui e da Lui. Tutti gli sforzi umani tormentosamente compiuti dai poveri sapienti per attingere la conoscenza sono vani. Come goffi cammelli essi sono oberati  dalle loro conoscenze , e come acqua salmastra  la scienza può soltanto acuire la sete  del sapere senza mai dissetare l’intelletto ardente. Invece il “giogo soave” del Signore e il Suo  “peso leggero” danno all’intelletto ciò che non dà (né può dare) il peso crudele , gravoso e molesto della scienza. Ecco perché presso la tomba che effonde grazia continuano a risuonare, come sorgente perenne di acqua viva, le parole divine: “Tutto è stato dato a me dal Padre mio: e nessuno conosce il Figlio se non il Padre; e nessuno conosce il Padre eccetto il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo. Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò. Prendete su di voi il giogo, e imparate da me, perché sono mite e umile di cuore; e troverete pace per le anime vostre; il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,27-30).

   Lungi da me il desiderio di convincere qualcuno; parlo dalla mia pochezza, e se anche una sola anima  sentisse che non le parlo con la bocca  ne’ all’orecchio, io sarei soddisfatto. So che tu mi accetti, perché sei tu che spezzi le mura del mio egoismo.

   Fratello dell’anima mia! Anche lontano e solo, sono con te. Elevandomi al di sopra del tempo, vedo il tuo sguardo chiaro e parlo ancora con te, a faccia a faccia, per te intendo scrivere le mie pagine discontinue. Non ti dispiacerà se le scrivo senza metodo, segnando appena alcune pietre miliari.

   Di nascosto, durante le notti sorde d’autunno, nelle ore sacre del silenzio, quando sulle palpebre spunta una lacrima di entusiasmo, mi metterò a scriverti schemi e miseri frammenti delle questioni che abbiamo tanto discusso insieme. Sai già che cosa scriverò, capisci che non intendo insegnare  e che semmai il tono cattedratico proviene dalla mia incapacità. Se un maestro saggio trasmette quasi scherzando nozioni difficili, lo scolaro inesperto assume un tono solenne anche nelle sciocchezze. E io sono soltanto uno scolaro che, facendo da eco, ripete per te le lezioni dell’amore.