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martedì 1 settembre 2026

Passato, Presente.

 

Organizziamo un orto

Verosimilmente il nostro intervento per la corrente stagionalità e’ tardivo. I testi del nostro blog hanno comunque durate e proiezione anche sui tempi a venire e noi intendiamo approfittare, su questa pagina, della disponibilità di chi in materia di “orticoltura” ne sa tanto. La pagina, contiamo infatti, possa avere frequenza periodica.

= = = 

#Per organizzare un orto familiare in Sicilia, e’ bene scegliere un'area molto soleggiata, vicina a una fonte d'acqua e protetta dai venti caldi o forti, possibilmente  con siepi naturali.

#Posizionarlo dove possa ricevere sole per molte ore al giorno; circostanza fondamentale per ortaggi tipici come pomodori e melanzane.

#Prevedere, possibilmente, un sistema d'irrigazione a goccia e cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, essenziali per affrontare la siccità estiva siciliana.

#Lavorare la terra in profondità, ripulendola da sassi e erbacce, e arricchirla con compost o letame maturo.

#Dividere lo spazio in aiuole larghe circa 100 cm per poter raggiungere il centro senza calpestare la terra, lasciando camminamenti di 50 cm.

#Per una famiglia media, un'area di 40-50 metri quadri è sufficiente per garantire una buona varietà di verdure fresche.

Cosa coltivare:

(Primavera-Estate): Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e basilico.

(Autunno-Inverno): Cavoli, finocchi, insalate, biete e cipolle, che in Sicilia crescono benissimo grazie agli inverni miti.



lunedì 24 agosto 2026

Evocando la gestualità del mondo contadino

 Quando non si usava la parola esplicita

I contadini poeti nella Sicilia del
Novecento 
rappresentano una
voce autentica e profonda della
civiltà contadina, legata alla terra,
alle lotte sociali e al mondo dei
dialetti
. Figure come Ignazio
Buttitta, cantore della protesta
e della dignità popolare, e i
poeti anonimi o minori delle
feste di piazza e della tradizione
rurale hanno usato la poesia
come strumento di riscatto, fatica
e memoria.
A Contessa Entellina vi erano
più figure che seppero interpretare
la durezza dei tempi e
pure lasciavano trasparire
nei loro versi la cattiveria
di chi approfittava dei
ruoli di potere e 
frequentemente di 
prepotenza.






Fra le memorie che conservo e risalenti a decine di anni fa, ci sono personaggi, figure locali di Contessa Entellina, che e’ difficile dimenticare. Ai nostri giorni quelle figure, col loro modo di parlare (recitare), di evocare tempi andati e personaggi storici di Contessa Entellina li avremmo annoverati come figure del Teatro-Azione. In questa forma di recita si mette in discussione la centralità della parola e del testo e si sposta il fuoco dell’evento scenico sulla voce, sulla recita e sul corpo dell’attore come luogo primario di senso.

  Era la voce, il corpo e l’organismo che agiva e che produceva significato attraverso il movimento, la tensione muscolare, il ritmo del respiro. La gestualità (un po’ tipica della civiltà contadina) si caricava così di un valore autonomo, quasi linguistico: un alfabeto fisico capace di comunicare senza mediazione verbale, spesso ai limiti della resistenza fisica e dell’improvvisazione.

 La gestualità nel mondo contadino siciliano prima della Seconda Guerra Mondiale e poi per qualche tempo ancora ( meno di un paio di decenni) era un vero e proprio linguaggio visivo e comunitario. Sostituiva o rafforzava le parole, regolava i rapporti sociali, esprimeva rispetto, onore, fede religiosa e serviva pure a comunicare a distanza nei campi aperti. Gesti ampi del braccio o fischi codificati servivano a parlarsi da un fondo all'altro della valle senza urlare. 

 Togliere la coppola o toccarla appena con due dita era il segno basilare di riverenza verso il proprietario terriero, il medico o il prete del paese. Nelle fiere del bestiame ( da noi, a Contessa E. 8 maggio e 9 settembre), gli accordi si chiudevano spesso con una stretta di mano vigorosa protetta da un fazzoletto per non mostrare ad altri la cifra pattuita o per suggellare l'onore della parola data.

Fra i ricordi, collegati a specifici personaggi locali, c’e’ un modo comunicativo di silenzio espressivo: spesso bastava un cenno del mento verso l'alto per dire "no" o un movimento della mano a palpa in giù per calmare qualcuno.