| Quanto accaduto a Niscemi si va configurando come circostanza strutturale, più che una emergenza insorta improvvisamente. |
Il dissesto idrogeologico non è solo una questione tecnica, è una questione culturale. Riguarda il modo in cui percepiamo il territorio, il valore che attribuiamo al suolo, la memoria che siamo disposti a conservare. La frana di Niscemi è solo uno dei tanti segnali di un rischio strutturale che riguarda l’intera Italia, da Bolzano a Trapani.
Nel nostro Paese il dissesto idrogeologico, al contrario di quanto ritengono tanti politici non e’ una emergenza che spunta improvvisa, e’ una situazione, anzi una condizione strutturale. Se capita una forte pioggia (alluvione), se capita una frana, tutti mostriamo sorpresa. Colpa di madre natura. Ed invece così non è!
Il territorio su cui viviamo, viene da dire l’intero territorio italiano, è instabile e questa instabilità ai nostri giorni è misurabile, documentata, storicizzata da più “studi” a cura di Istituzioni e frequentemente da Università. Situazione sorprendente e’ che può essere conoscibile da chiunque grazie a piattaforme messe a disposizione dall’Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Esistono persino piattaforme che non sono solo rivolte agli addetti ai lavori.
Amministratori locali, chi compra casa, chi progetta infrastrutture, chi vuole sapere dove vive -essendo l’Italia un Paese civile- può (se lo vuole) disporre dei dati scientifici raccolti dagli organi pubblici come se fossero una proprietà tecnica disponibile per il cittadino. L’intero quadro del rischio idrogeologico è un gesto quasi politico prima ancora che tecnologico di cui ciascuno può e deve disporre. Come mai? Il territorio nazionale è monitorato, dall’alto, ancor meglio che dai tracciati cartografici e dai piani regolatori curati dai singoli enti locali. Il che significa che amministratori locali, vigili urbani, tecnici locali e del genio civile conoscono quali sono le aree solide e quelle fragili, quelle costruibili e quelle franose, quelle su cui si può’ realizzare un ponte e quelle dov’è la fragilità che non lo consente. Ed ovviamente, se il danno franoso investe un fabbricato costruito al di fuori della preliminare verifica sulla consistenza del suolo, esso è inevitabilmente abusivo.
Proseguendo vedremo che esistono documentazioni di monitoraggio fruibili da ciascun cittadino, oltre che dagli organi della Pubblica Amministrazione.

