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sabato 13 giugno 2026

Magnifica Humanitas

Papa Francesco e i successivi
interventi della Santa Sede
 (come l'enciclica 
Magnifica
Humanitas
 di Papa Leone XIV)
pongono l'accento sulla
necessità di disarmare
l'intelligenza artificiale dalle
logiche di dominio,
sfruttamento e
competizione economica
e geopolitica.

Riflessioni sull’enciclica, raccolte da più fonti e da più uomini di cultura. Non fare troppi affidamenti su IA.

=  =  =

Nella Lettera VII Platone racconta che  la verità non nasce come un dato trasferibile automaticamente da una mente all’altra, da un individuo all’altro.

 Il che indica che la conoscenza più alta scaturisce da una lunga convivenza con i problemi, dalle discussioni incessanti, dallo «sfregare» reciproco dei concetti e delle esperienze, come pietre focaie da cui improvvisamente balena la scintilla della comprensione. 

Il sapere non è altro che accensione interiore. La formazione umana, di ciascuno, nasce da processi. E se l’algoritmo dell’IA offre soluzioni, la sapienza cresce attraverso la fatica dell’errore, dell’attesa, e perfino dello smarrimento. 

Vero è che la macchina, il pc, riducono i tempi; ma l’educazione autentica, la riflessione umana li dilata.  La possibilità di ottenere immediatamente testi, immagini, analisi o decisioni rischia di creare un’umanità sempre più efficiente e sempre meno interiore.

La grande intuizione dell’enciclica di Papa Leone è che il problema non sia la sostituzione materiale dell’uomo, ma la sua atrofia spirituale. Se tutto viene prodotto senza sforzo, si perde il valore della maturazione.  Se ogni domanda riceve una risposta immediata, si perde la capacità di sostare nell’indecisione, di coltivare il dubbio, cioè di pensare con la propria testa.

La verità non è comoda. Richiede una trasformazione dello sguardo. Allo stesso modo Leone XIV sembra suggerire che l’IA non diventerà davvero docile e servizievole finché l’uomo stesso non saprà custodire ciò che in lui è irriducibile all’automazione. Ogni rivoluzione tecnologica promette un potenziamento umano; ma ogni potenziamento comporta anche una perdita.

Per questo la citazione di Platone non è archeologia culturale. È un avvertimento. Leone XIV non demonizza l’intelligenza artificiale: riconosce la sua utilità e persino la sua grandezza. Ma ricorda che esiste una differenza decisiva tra l’intelligenza e la sapienza. La prima può essere simulata. La seconda nasce soltanto da una vita vissuta.

Nel tempo in cui tutto accelera, il Papa difende il diritto umano alla lentezza. Nel tempo delle risposte automatiche, difende il valore delle domande. 

Nel tempo delle macchine che parlano, difende il silenzio in cui matura la coscienza. Ed è forse questo il motivo più profondo per cui Leone XIV cita Platone: perché il filosofo ateniese aveva compreso che la verità non è mai semplicemente disponibile. È un fuoco che deve accendersi nell’anima.

===

Sul tema IA torneremo con relativa frequenza.

Terzo millennio

 N. 01

L'economia è una scienza
sociale
; le riforme richiedono
decisioni politiche, consenso
sociale, solidità istituzionale
e sono sempre esposte a
imprevisti geopolitici o di
mercato.

Crisi globali, andamento
delle materie prime o
tensioni commerciali
internazionali, possono
vanificare anche i modelli
previsionali più rigorosi.


  Chi studia Economia all’Universitá, nella generalità dei casi, se non finisce a lavorare nella Pubblica Amministrazione, compreso l’insegnamento, trova la vocazione dirigenziale nelle grandi aziende del settore privato o pubblico. Tanti altri svolgono la professione libera del dottore commercialista (o quella del tributarista).

   C’è pure il settore interessante dello studioso che decide la carriera universitaria, o quella culturale in seno alle case editrici, ai Centri di Studi e agli Osservatori socio-economici.

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  Ad un conoscente che mi chiedeva se si può immaginare che una società (quella italiana, svizzera etc.) possa essere tratteggiata nel suo funzionamento ottimale … prima di rispondere ho atteso un pochettino e poi ho spiegato: se un medico può tracciare le linee guida per il vivere ottimale di un individuo attraverso un approccio olistico che integra la prevenzione, la medicina personalizzata e i più recenti studi sulla longevità, un economista può tratteggiare i percorsi ottimali di singoli comparti economici/sociali della complessa società del terzo millennio, ma non potrà’ mai garantire il successo di una ristrutturazione socio-economica territoriale. Un economista fornisce diagnosi, modelli e previsioni, ma il buon esito dipende da variabili più che complesse, tra cui la stabilità politica, il consenso sociale, le istituzioni locali e le congiunture internazionali.

  Senza il coinvolgimento e l'adesione della società civile, le misure di austerità o di riforma strutturale rischiano di generare forti tensioni e proteste. L'efficacia di una politica economica è condizionata dalla capacità della pubblica amministrazione di applicarla concretamente. Le crisi globali, comprese le guerre in qualsiasi punto del pianeta, le pandemie o le fluttuazioni dei mercati internazionali possono vanificare anche le strategie più solide. Per questo motivo, il lavoro dell'economista si inserisce sempre all'interno di un team multidisciplinare che include sociologi, giuristi e decisori politici.

(Segue)

Parole frequenti sui media

 

patrimoniale

Indica un’imposta che grava direttamente sulla ricchezza accumulata («stock») da parte di una persona o di un’azienda. Colpisce i beni mobili (denaro, azioni, veicoli, obbligazioni, gioielli) e immobili (case, fabbricati, terreni) al netto dei debiti. Può essere fissa o variabile, periodica o straordinaria.

In Italia non esiste un'imposta patrimoniale universale, ma sono applicate "patrimoniali occulte" come l'IMU (sugli immobili) e l'imposta di bollo (sui conti e depositi). Il dibattito politico è acceso su una proposta di prelievo dell'1,3% sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro, che secondo le stime colpirebbe l'1% della popolazione.

venerdì 12 giugno 2026

Gli USA si sono impelagati

Intanto Russia e Cina osservano

http://
Il Medio Oriente sta attraversando
una fase di 
tensione estrema e
ridefinizione geopolitica
A seguito
dell'intensificarsi del conflitto su scala
regionale, che ha visto pesanti scontri
tra Stati Uniti/Israele e l'Iran, gli equilibri
 sono in continuo mutamento.

Da tre giorni (in verità  nel corso delle notti) gli Stati Uniti hanno bombardato obiettivi iraniani. «Non si tratta di riaccendere la guerra, ma di definire i termini di un accordo», dice il segretario alla Difesa (ma ora è stato ridenominato proprio «alla Guerra») Pete Hegseth.

  La massima superpotenza mondiale (USA) e la massima potenza regionale (Israele) non riescono a piegare il regime che, nei loro piani, doveva cedere alla spallata definitiva.

 Gli iraniani, con una leadership più spregiudicata di prima, non cedono affatto. E se Netanyahu nuota comunque nell'acqua che preferisce – la guerra permanente – il più a disagio è Trump. Non per niente, dei tre attori è l'unico destinatario del martellante monito del suo connazionale più importante, credibile, autorevole, papa Leone XIV: «Chi crede in Gesù non può fare la guerra», riportano i giornali.

Parole frequenti sui media


Accordi di abramo 

Gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020, hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e Stati arabi e musulmani quali gli Emirati, il Bahrein, il Marocco, il Sudan e il Kazakistan. Promossi dagli Usa (tra i negoziatori: Jared Kushner) hanno aperto a relazioni ufficiali, cooperazione economica e di sicurezza. Sono nati nel contesto del piano Trump per il Medio Oriente. Prendono il nome dal patriarca Abramo, venerato da ebrei e musulmani.

Prima di queste intese, solo due stati arabi avevano relazioni diplomatiche ufficiali con lo Stato di Israele: l'Egitto (dal 1979) e la Giordania (dal 1994). L'inclusione di nazioni del Golfo e del Nord Africa ha segnato un mutamento epocale negli equilibri mediorientali, dimostrando la volontà di superare lo storico stallo sulla questione palestinese in favore di forti interessi economici e di sicurezza condivisi.

La Cultura, cosa è?

Probabilmente non esiste una definizione di “cultura” che sia completamente condivisa da ciascun essere umano a cui venga chiesta un soddisfacente tratteggio.

Senza voler  giungere a conclusioni troppo riduttive e senza immaginare di addentrarci nella vasta letteratura degli specialisti, ci viene suggerito da un amico, di ricorrere ad una analogia con i termini qui di seguito riportati:

="agricoltura" (valorizzazione dei suoli) oppure  "cultura fisica" (valorizzazione dei corpi), con "cultura intellettuale". 


Si è soliti definire la cultura tout court, intesa come il complesso delle azioni tese a valorizzare l'intelletto (la cosiddetta cultura animi di Cicerone) o le attività intellettuali o ancora le azioni tese ad arricchire l'intelletto. 

In opposizione a tutto ciò che è natura, la cultura — in particolare l'arte — rientra quindi tra le opere dell'uomo.


Sul blog per un breve periodo intendiamo riflettere su

Scienza e tecnologia che stanno influendo non poco su cultura intellettuale e su arte.


Il progresso scientifico e tecnico ha permeato, naturalmente a stadi e livelli differenziati, tutte le zone della nostra Terra, senza distinzioni di livelli di sviluppo. Questo fenomeno ha avuto e continua ad avere sulla nostra vita quotidiana effetti quantitativi e qualitativi diversificati, sia negativi che positivi, in base ai criteri adottati da ciascuno. L'impatto economico-finanziario non è sempre compatibile con l'impatto culturale quando si tratta di preservare e perpetuare la specificità delle varie culture.


La diversità ambientale di ciascuno si contrappone, necessariamente, all'uniformazione provocata dalla mondializzazione, effetto irreversibile di un fenomeno estremamente potente che influenza tutti i settori di attività e di pensiero in tutti i paesi, in ogni realtà umana.


L'umanità può oggi accedere alle altre culture grazie anche agli straordinari progressi e alle opportunità offerte nel campo dei mezzi di trasporto aereo (turismo e viaggi organizzati), delle telecomunicazioni e di tutte le Nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione,  oltre che dalla televisione. Nonostante questa inestimabile ricchezza, rappresentata dall'accessibilità alle altre culture, è opportuno tenere in memoria le parole di Claude Lévi-Strauss, antropologo: «Ogni cultura rappresenta un capitale di ricchezza umana inestimabile. Ogni popolo dispone di un patrimonio di miti e istituzioni che costituisce un'esperienza unica per tutta l'umanità. Pur comportando il rischio di una certa uniformazione e monotonia, la mondializzazione è il mezzo attraverso cui l'umanità riprende coscienza dell'importanza delle specificità culturali».


Nell'era delle tecnologie, quanto detto da Levi-Strauss rende attuale il pensiero di Terenzio all'epoca dell'antica Roma: «Sono un uomo, nulla di ciò che è umano mi è estraneo». E su questa scia, proveremo a richiamare il pensiero di un altro antropologo, ben noto a tanti di noi contessioti: Anton Blok.

(Segue)


giovedì 11 giugno 2026

Meritocrazia

La meritocrazia (dal latino
 
meritum e dal greco kratos)
è un 
sistema sociale o
organizzativo in cui le posizioni
 di responsabilità, i ruoli di comando
e i riconoscimenti non vengono
assegnati per censo, privilegi
ereditari o favoritismi, ma in base
alle competenze, al talento e
all'impegno individuale
.



 Sappiamo tutti che nel nostro Meridione mettere in campo la “meritocrazia” non entusiasma gli animi ne’ dei politicanti ne’ di tutti gli apparati che direttamente o indirettamente fanno riferimento ai “politicanti”.

  “Meritocrazia” significa, significherebbe se fosse in uso nella nostra terra, che i migliori, i più preparati, i più “competenti” vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi, indipendentemente da ceto e famiglia di origine e sesso. Ciò da noi non avviene, e la cosa e’ ben nota. E qui spunta l’immensa distanza dei nostri valori morali, di noi meridionali, di noi siciliani, … , nei confronti dei due sistemi di valori chiave dell’ideologia meritocratica: 

1) la piena responsabilizzazione degli individui,

2) le pari opportunità orientate alla mobilità sociale.

Ai nostri giorni le capacità di chiunque vanno apprezzate, come andavano condannate le ricchezze dei pochi feudatari che sfruttavano il lavoro di centinaia, migliaia di contadini, senza averne merito.

I valori morali della società corrente, democratica, aperta, vanno diffusi  per rompere il “circolo vizioso del demerito” e per sostituire le spaventose gerontocrazie sociali ed economiche, che fino a decenni fa soffocavano la fiducia nel merito, per il solo fatto di stare nel  merito, e non più nelle caste.

I conti pubblici non reggono (1)

 
Il nostro Paese, l’Italia, nel contesto dei membri dell’Unione Europea e’ quello che ha (forse da sempre) i conti non rispondenti agli standard concordati. Non da oggi quindi,  e però da da alcuni decenni siamo legati ad una Unione che ci osserva, giudica e prende atto del nostro convivere all’interno dell’Unione. 
Per qualche tempo ci piace fotografare il sistema tributario italiano, sistema che nel terzo millennio necessiterebbe di rigorosi curatori e gestori di un sistema complesso che non rendano mai ridicolo il Paese rispetto al resto dell’Europa dove, ormai, nessuno si stupisce del fatto che non sappiamo tenere i conti in ordine.

Il filo conduttore sarà quello di scoprire che nel nostro paese esistono cento denominazioni di imposte; manca però l’unica vera imposta che serve e che si denominerebbe la Patrimoniale.

 =. =. =
 
I conti dell'Italia presentano da anni criticità strutturali, caratterizzate da un'elevata 
incidenza del debito pubblico sul Prodotto Interno Lordo (PIL) e da difficoltà nel 
rispettare costantemente i parametri europei 
di bilancio.

Nel nostro Paese di imposte, tasse, contributi etc. ne esistono davvero tante eppure c'è un tipo d'imposta che stranamente non è mai stata sperimentata, applicata. Di tanto in tanto un parlamentare, consapevole che non verrà ascoltato, lancia l’idea e già il giorno dopo pure lui si scorda di averne parlato sui giornali o in tv. 


L'imposta in questione è la «patrimoniale», o «imposta sulla ricchezza». Il motivo che essa non viene raccolta ne’ dal governo del momento né dalla maggioranza parlamentare è formalmente che si tratta di una imposta patrimoniale mentre, storicamente, i nostri sistemi fiscali sono sempre fondati sulle imposte sui redditi (chi più guadagna, più paga) e sui consumi (chi più compra più iva paga; in passato chi più comprava più ige pagava. L’ige veniva applicata sull'intero valore del bene ad ogni passaggio del ciclo produttivo e distributivo, aumentando notevolmente il prezzo finale, fu abolita l’1 gennaio 1973).


L’avversione dei partiti politici, che siano di destra o di sinistra nei confronti dell’imposta patrimoniale è che il nostro sistema fiscale è fondato sulle imposte sul reddito e sui consumi, ossia che dall’Unita’ in poi si sono sempre tassati i frutti del lavoro e della ricchezza nella fase in cui questi  maturano. Esprimendoci in altri termini, in Italia e’ il reddito prodotto  di un patrimonio ad essere tassato e ciò non giustificherebbe una ulteriore imposizione sulla ricchezza, ossia sui patrimoni  in sé presi.


Una  ulteriore obiezione che talora viene sollevata è che, nei fatti, già oggi esistono forme di imposizione patrimoniale.

 I proprietari di abitazioni e terreni, ad esempio, anche se questi beni non sono ceduti in affitto e non producono reddito, sono ugualmente tassati sulla base del cosiddetto «reddito catastale», un reddito figurativo, non reale, che di fatto corrisponderebbe alla base imponibile di un'imposta patrimoniale. 

Vedremo in prosieguo le controdeduzioni  che si possono opporre alle due obiezioni.

(Segue)


La vita: serve uno scopo trascinante




Per vivere bene serve uno scopo trascinante fatto di ragionamenti, arte, letteratura e letture, riflessioni e scritti. Non esiste altro modo per percorrere il mistero dell’uomo, il senso della vita, il nocciolo dell’esistenza. 

 Qualcuno ha detto che il senso dell'esistenza non è un'equazione matematica o un dato di fatto oggettivo da scoprire. Si vive principalmente per creare il proprio significato attraverso le relazioni, le passioni, il superamento delle difficoltà e la continua evoluzione personale.

Claudio Spinelli, professore ordinario all’università di Pisa, arriva a una conclusione: «L’esistenza non ha un significato intrinseco, è un’assurdità ma va vissuta con la massima responsabilità. Ciascuno di noi è chiamato a scovarne il valore: Arte, stupore, fede, amore, lavoro e altro sono le finalità. Lo è anche la sofferenza». 


mercoledì 10 giugno 2026

Quella strage in Calabria

 

Il tragico omicidio di 
quattro lavoratori
agricoli migranti
, un
pakistano e tre afghani,
avvenuto a fine maggio
2026 ad 
Amendolara,
in provincia di Cosenza.
Le quattro vittime sono
state 
arsee vive all'interno
di un minivan 
parcheggiato
presso un'area di servizio.
Il drammatico evento ha
riacceso con forza il
dibattito nazionale sulla
piaga del 
caporalato
 e dello
sfruttamento del lavoro
nero nel settore agricolo
.
Nel 2016 venne approvata in Italia la legge «per il contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura».

 La strage di braccianti bruciati vivi in Calabria, avvenuta pochi giorni fa, ci ricorda che, 10 anni dopo quella legge, i caporali, il lavoro nero, lo sfruttamento dei lavoratori, le paghe da miseria sono ancora vigenti, come le erbacce strappate, qualche volta, ma mai estirpate.

 La ministra del Lavoro Calderone due giorni fa ha dichiarato «abbiamo già potenziato l’Ispettorato nazionale del lavoro e i Nuclei ispettivi del lavoro dei carabinieri», il che significa per tutta l’estate ci sarà «un’attività di vigilanza straordinaria in agricoltura», che, come nel 2025, anche quest’anno sono previste 10 mila ispezioni fra Calabria e Basilicata e che «utilizziamo le migliori tecnologie, compresi i droni». 

Sulla carta sembra un piano d’attacco poderoso. Se però l’educazione civica, la coscienza civica e l’esempio civico fossero alimento scolastico quotidiano forse i ministri del Lavoro di turno avrebbero più successo.

Il lavoro “nero” è diffuso soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia. Si tratta di un reato configurabile quando ci si approfitta dello stato di bisogno del lavoratore per sottoporlo a condizioni di sfruttamento.


Capita in mancanza di eredi

 

In mancanza di testamento
Più il vincolo di parentela è stretto,
più si ha diritto all'eredità; i
parenti più vicini escludono
automaticamente quelli più lontani.


Quando mancano eredi, i beni

passano allo Stato.

Il giudice tutelare del tribunale di Modena ha dichiarato «l'eredità vacante» di un uomo deceduto in provincia di Reggio Emilia nel marzo del 2009. Il patrimonio immobiliare dell'uomo, in base a questa dichiarazione, ora passa definitivamente nelle mani dello Stato.

L’articolo 586 del codice civile risolve  ogni problema (economico, giuridico e sociale) derivante dall’assenza di eredi del defunto, quando manca un legittimo titolare e non è stato redatto un testamento. Si parla in questo caso appunto di «eredità vacante», ossia di un’eredità priva di eredi legittimi o testamentari.

 Il Tribunale territorialmente competente, cessata la dichiarazione di giacenza dell’eredità «per intervenuta prescrizione del diritto di accettare l’eredità da parte di tutti i chiamati» revoca la nomina del curatore nominato e stabilisce infine «l’acquisto automatico allo Stato dei beni del deceduto».

 Il fenomeno dei «patrimoni senza eredi» è, attualmente, al centro di numerose riflessioni e studi in quanto valgono sugli otto miliardi di euro.

Conclusione: I giornali segnalano in questi giorni la scarsa propensione degli italiani a fare testamento e  laddove non si hanno eredi diretti, unici che possono invocare la quota legittima, i beni della persona deceduta finiscono allo Stato, al termine di una procedura che dura 10 anni.

Parole frequenti sui media

Nel mondo finanziario, 
il rischio è la possibilità che
il risultato sia diverso da
quello atteso
. Ma questo
“diverso” non è
necessariamente negativo.
Senza rischio, infatti, non
esisterebbero rendimenti.





Risiko 

Risiko è il termine giornalistico (mutuato dal celebre gioco da tavolo) con il quale si indica l’ondata di consolidamento che ha investito il settore italiano del credito. Ondata che è stata promossa dall’Europa. Alcune banche hanno lanciato offerte di acquisto su altre per incorporarle.


Giuseppe Castagna è il protagonista del risiko bancario di cui si parla sui media in questi giorni. L’undici volte campione italiano giovanile 100 e 200 metri delfino non sta operando però più in difesa (da Unicredit), ma si muove in avanti (amichevolmente verso Monte dei Paschi di Siena). Classe 1959, l’ad di Banco Bpm ieri ha proposto a Mps «merger of equals», una fusione tra pari, senza tuttavia specificare numeri: solo sinergie e la valorizzazione del 13% di Generali Assicurazioni. 

Il disegno dell’aggregazione tra i due istituti era nell’aria da prima del blitz di Unicredit sul Banco, ora Castagna —  determinato — vuol tornare protagonista e guidare un’altra grande operazione straordinaria dopo quella tra la Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare. 

martedì 9 giugno 2026

Viviamo all’interno di comunità

I cittadini devono esigere, i politici devono intervenire.

Vivere in Occidente significa
ridefinire il proprio stile di vita,
bilanciando il forte 
individualismo della società
moderna con il bisogno di 
connessione umana e 
sostenibilità. Le declinazioni
principali di questa scelta sono
varie.
Il nostro mondo occidentale ha i presupposti di sopravvivenza, più o meno bene, nel funzionamento della realtà politica-istituzionale, economica-sociale e assai poco in quella dell’etica e comportamenti pubblici. 

Prima della Rivoluzione francese lo Stato si faceva carico di tutto ciò che riguardava l’individuo, compreso la sua coscienza. Dopo quella rivoluzione si è imposta l’esigenza di tutelare la sfera personale dell’individuo,  senza con ciò condizionare l’organizzazione politica; ne discende che ogni parlamentare, ogni eletto, prova ad interpretare gli interessi di chi vive in questo o quel territorio. 

In questo contesto nessun organo pubblico si fa carico di proteggere gli interessi più intimi e personali di ciascuno. La nostra e’ una società fondata sullo scambio, sociale ed economico, ma a chi non possiede quasi nulla dal punto di vista materiale deve, dovrebbe, essere assicurato il necessario per realizzarsi e alleviare le pene del vivere (=attenzione, solidarietà, assistenza).

  Al di là delle leggi di tutela, esistono pure delle norme naturali che creano condizioni di ragionevoli convivenza sociale e che sono iscritte nella natura umana. Viene da chiederci: perché nel 2026 sentiamo dai media notizie di sfruttamenti umani ai danni, sopratutto, ma non solo, di immigrati?

Le strutture pubbliche, dallo Stato all'ultima periferia istituzionale, ci dicono i sociologi sono deboli quando sono deboli le coscienze della società. La cultura profonda di un popolo, i suoi principi morali, il suo atteggiamento più o meno familistico, la mancanza di senso civico producono la classe  politica, e sopratutto la burocrazia con le caratteristiche di quel popolo e della sua cultura.

  Su un libro e’ capitato leggere: se in un paese, in una città, le strade non vengono pulite, la stessa sporcizia la ritroverete nelle sedi della politica.

 Si tratterà di questioni morali, ma ogni società nel suo complesso ha il dovere di esigere e di interpretare.


Tensioni e polemiche

http://
Per il Quirinale il caso Minetti è chiuso. Non così per il team di legali della famiglia Minetti/Cipriani che stanno lavorando nella stesura degli atti contro quella che e’ definita «una campagna diffamatoria e denigratoria». Si tratta di una azione sul piano civile che stando alle notizie giornalistiche riguarda per ora il Fatto Quotidiano, oltre a Rai ed Rti per le trasmissioni Report e Cartabianca». 

La procedura civile prevede inizialmente il tentativo di mediazione, che è condizione di procedibilità per la citazione in giudizio, nella quale eventualmente verrà quantificata l’entità del danno secondo le valutazioni dei legali della coppia Minetti-Cipriani. 


Parole frequenti sui media


Un'imposta patrimoniale è
un prelievo fiscale che
colpisce la ricchezza
accumulata (il patrimonio)
.
A differenza delle imposte
ordinarie che colpiscono i
flussi di guadagno (come
l'IRPEF sullo stipendio),
questa tassa si applica
direttamente sullo "stock" di
beni mobili e immobili
posseduti in un determinato
momento.
Patrimoniale

Per «patrimoniale» si intende una tassa o un’imposta applicata sulla ricchezza accumulata (come i beni immobili o mobili come i capitali finanziari) anziché sui redditi prodotti o sui consumi. Un esempio di patrimoniale è l’Imu.

In Italia non esiste una tributo patrimoniale "puro" e universale sul patrimonio complessivo delle persone fisiche, ma il prelievo sulla ricchezza avviene attraverso imposte specifiche su singoli beni, come l'IMU per gli immobili, il bollo sui conti e depositi titoli, e le imposte sulle attività finanziarie all'estero (IVIE e IVAFE).

Il Dibattito Politico
Periodicamente, le forze di opposizione (come il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra) e i sindacati (sopratutti la CGIL) rilanciano la proposta di introdurre un'imposta progressiva dedicata esclusivamente ai grandi patrimoni (i cosiddetti "super-ricchi"). Tali proposte di riforma fiscale prevedono generalmente l'esclusione della prima casa e l'applicazione di aliquote progressive (dallo 0,2% all'1,3% a seconda della soglia) per i patrimoni netti superiori a 1-2 milioni di euro.

Queste misure mirerebbero, secondo i sostenitori, a redistribuire la ricchezza ed evitare disuguaglianze, trovando però la netta opposizione dell'attuale esecutivo.

lunedì 8 giugno 2026

Il bene di vivere bene

 Gli uomini si fanno la guerra

 Farsi la guerra è un adattamento rischioso e costoso, eppure i Trump, i Putin non rinunciano. A riprova, il conflitto si scatena spesso in condizioni di asimmetria di potere, cioè quando uno dei due gruppi si convince, a torto o a ragione, di poter rapidamente prevalere sull’altro (questo accade anche nella storia della guerra moderna). Per Putin l’Ucraina corrispondeva ad un giocattolo dinnanzi casa sua; per Trump l’Iran doveva essere un bau bau e concludere tutto.

 Per quanto ne sappiamo, in fatto di guerra la situazione cambiò completamente dal Neolitico in poi. Fu una transizione epocale: sorse la necessità di difendere stabilmente un territorio coltivato; le società diventarono sedentarie e allo stesso tempo si espansero demograficamente ed ebbero la necessità di colonizzare altre terre, esautorando gli autoctoni. Bisognava difendere i confini (una novità evolutiva), le proprietà, i beni.

  In sintesi, il conflitto fra gruppi fa parte del nostro, di noi umani,  retaggio evolutivo, a causa del «paradosso della bontà», ma come ne fanno parte anche la cooperazione, l’altruismo, il soccorso verso individui in difficoltà, la consolazione dello sconfitto, il rifiuto di scambi iniqui, cioè comportamenti improntati alla solidarietà