Il referendum sulla giustizia si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Si tratta di referendum costituzionale confermativo riguardante la legge costituzionale n. 253 del 30 ottobre 2025 (nota come Riforma Nordio). L’esito è deciso dalla maggioranza dei voti validi. Il quesito chiede ai cittadini di confermare o bocciare le modifiche a sette articoli della Costituzione che introducono: |
Pare che la gente ancora non si senta coinvolta
Stando a quanto riportano i giornali il referendum sulla giustizia non sta coinvolgendo l’interesse della gente: poco più del 40% degli elettori dichiara di seguire la campagna elettorale con una certa attenzione, solo il 9% la segue con molto interesse. Stando alle risultanze di certe indagini statistiche l’affluenza si collocherebbe al 42%, e molto difficilmente potrebbe arrivare, al massimo, al 49. Allo stato attuale sembra acquisita una tendenza al crescere della contrarietà, cui ha contribuito la maggiore mobilitazione dell’opposizione e anche alcuni eccessi comunicativi da parte di esponenti istituzionali del centrodestra.
C’è che l’oggetto della riforma, tutto sommato, interessare poco, e le forze politiche certo non stanno assecondando lo sforzo di chiarire i contenuti del referendum. Poco più del 50% si considera almeno abbastanza informato dei temi della riforma (ma la quota dei «molto informati» rimane al 10%) e il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante. D’altronde, l’attenzione dei cittadini negli ultimi giorni si concentra sull’attacco all’Iran, facendo diminuire l’interesse per gli altri temi dell’agenda politica.
Anche la propensione a recarsi alle urne vede qualche flessione: se infatti nella rilevazione del 12 febbraio, poco meno di un mese fa, il 36% era sicuro di partecipare e il 16% lo riteneva probabile, oggi i sicuri salgono di un punto, al 37%, mentre scendono di quattro punti coloro che ci stanno pensando, oggi al 12%.
Tenendo conto di tutti questi indicatori, la partecipazione massima, ad oggi, potrebbe arrivare intorno al 49%. Stando alle stime di partecipazione nell’elettorato, nelle singole formazioni politiche, le stime per partito segnalano la partecipazione del Pd (63%) seguito dai pentastellati (57%) e dagli elettori delle altre liste del centrosinistra (51%), quella di FdI (59%), di FI e Noi Moderati l’affluenza stimata si attesta al 45%, tra i leghisti al 44%.
I risultati vedono una tendenza alla crescita del No. Nello scenario con una partecipazione al 42%, i Sì arriverebbero al 47,6% (perdendo 1,8% rispetto al sondaggio del 12 febbraio) e i No al 52,4%, con analogo incremento rispetto al sondaggio precedente. Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, ci si troverebbe sul filo della parità: i Sì al 50,2%, i No al 49,8%.
