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giovedì 25 giugno 2026

Cittadino consapevole (1)

 L’Economia, una scienza sociale

L'Italia è la sesta economia
OCSE e la quarta in Europa,
rappresentando oltre il 13% del
PIL dell'UE

  Tutti i cittadini, che siano lavoratori o pensionati, che vivano con un reddito da lavoro o di pensione, o che gestiscano in proprio una piccola, media o grande azienda sono, nolenti o volenti, chiamati a occuparsi di scelte e problematiche economiche. Fino ad un trentennio/quarantennio fa l’unica economia che coinvolgeva alcuni componenti di una famiglia era quella “domestica”, quella che induceva alcuni componenti su come spendere il reddito, distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentari, abbigliamenti, abitazione, tempo libero … 

  Ai nostri giorni tutti, indipendentemente dall’attività che svolgiamo, siamo coinvolti consapevolmente o meno dalle grandi questioni economiche (andamento macroeconomico del Paese) e dall’andamento della finanza pubblica e privata (inflazione, tariffe etc.).

   Si tratta di un periodo, o di una situazione di breve durata? Ovviamente no! Il processo socio-economico che stiamo vivendo è iniziato da decenni e si è intensificato via via con più incidenza col trascorrere degli anni. Il rapporto tra cittadini e sistema socio-economico nel lungo termine, sopratutto negli ultimi decenni, è qualitativamente di molto mutato. Ciò che in passato interessava una ristretta cerchia di persone, e’ oggi diventata materia di scelta quasi quotidiana e di valutazione per la quasi totalità delle famiglie e pure per i singoli.

  La nostra non è più una società agricola. Dietro l’economia agricola c’era moltissimo auto-consumo. La famiglia contadina venne meno, nella nostra regione, non molti decenni fa; essa produceva sopratutto per soddisfare direttamente i propri bisogni (autoconsumo) e solo il residuo della produzione veniva immesso sul mercato dietro corrispettivo monetario. Quella era un'economia familiare nella quale la moneta, l’andamento dei prezzi e tutto ciò che vi è connesso avevano in definitiva un ruolo marginale. 

  La graduale scomparsa  di quell’agricoltura per l'autoconsumo, la sua progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e decisamente orientata al mercato costituiscono un processo che ha coinvolto milioni di italiani, soprattutto a partire dal dopoguerra. Nel 1951, ancora il 42,2 per cento della popolazione attiva era assorbito dall'agricoltura, contro circa il 3,6 per cento circa attuale.

= = = = 

In Italia il settore primario occupa
complessivamente circa 
1 milione
 di lavoratori
. Nello specifico, si
contano 
circa 367.000 coltivatori
diretti
 e circa 1.130.000 aziende
agricole
 attive gestite a livello
familiare o imprenditoriale


Ci proponiamo di introdurre sul Blog facili pagine di “ECONOMIA politica”. Riteniamo che nel terzo millennio tutti dovremmo conoscere gli elementi base di questa disciplina. Oltre che servirci nella vita pratica di ogni giorno, potra’ risultarci utile per giudicare i politici che gestiscono sconsideratamente i denari pubblici e che poi applicano livelli impositivi a carico delle comunità senza saperne cogliere l’incidenza sul tessuto socio-economico che si trovano a gestire.

Quanto sopra contiamo di svolgerlo nella massima semplicità e non ricorrendo né a linguaggio tecnico e ancor meno a quello matematico.

Buona lettura!


Ondata di calore

 «Il caldo è un’emergenza sanitaria», a segnalarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità specificando che l’Europa è «la regione che si sta riscaldando più rapidamente al mondo». Negli ultimi 4 anni le estati roventi hanno causato oltre 200 mila decessi. Di caldo (e afa) si può morire anche in breve tempo, quando viene alterato il sistema di regolazione della temperatura corporea. I rischi maggiori si corrono con colpo di calore e disidratazione. Le persone più esposte sono bambini, anziani e fragili.

Il colpo di calore è l’evenienza più grave legata alle alte temperature. Può manifestarsi anche in un ambiente chiuso e in 10-15 minuti può portare il soggetto a una temperatura corporea di 40-41° C con successivo collasso. È necessario chiamare subito il 118 e, nel frattempo, cercare di raffreddare il corpo con panni imbevuti di acqua fredda. I sintomi sono: mal di testa, nausea, vertigini, stato confusionale e perdita di coscienza. Esiste anche lo «stress da calore» (che può precedere il colpo di calore): riguarda chi pratica attività fisica in un ambiente eccessivamente caldo.

Usare prudenza

Il colpo di calore è l’evenienza più grave legata alle alte temperature: può manifestarsi all’aperto, in un ambiente chiuso e in un luogo dove non batte direttamente il sole. In 10-15 minuti può portare il soggetto a una temperatura corporea di 40-41° C con successivo collasso e (se non gestito) decesso.

I sintomi sono: mal di testa, nausea, vomito, vertigini, fino ad arrivare a stati confusionali e perdita di coscienza. Si interviene chiamando subito il medico o il 118 e, nel frattempo, cercando di far scendere la temperatura corporea della persona trasportandola in un luogo fresco, tamponando il corpo con un panno imbevuto di acqua fredda e/o una borsa di ghiaccio posata sulla testa.

== L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tramite il direttore regionale per l'Europa, Hans Kluge, ha dichiarato: «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi 4 anni il caldo ha causato oltre 200mila decessi».

== Per affrontare il caldo è consigliabile fare pasti leggeri, digeribili e ricchi di frutta e verdura. Gli alimenti più idratanti sono: anguria, melone, cetrioli, zucchine, pesche, fragole, ciliegie, albicocche, fichi, frutti di bosco, pomodori, melanzane, sedano, peperoni. È bene limitare il consumo di cibi ricchi di grassi, fritti, salse o piatti troppo elaborati e salati.

== Molti anziani soffrono di disturbi di salute che il caldo può aggravare: nei cardiopatici sono in agguato possibili episodi di tachicardia e aritmie. L'effetto combinato dei farmaci e della sudorazione può far abbassare troppo la pressione, la disidratazione, anche parziale, può provocare calcolosi renale o peggiorare malattie renali. È bene tenerli sempre monitorati e rivolgersi al medico curante per consigli specifici.



Fine della Storia o dei miti?

Lev Tolstoj
Lev Tolstoj: 

Non fate niente che sia contrario all’amore

Col XXI secolo, almeno nella parte di mondo in cui ci troviamo a vivere, sono ormai crollate le ideologie, sono scomparsi i dibattiti esistenziali, e sono venute meno le dispute valoriali. Non mancano però, anzi all’orizzonte aumentano, gli interrogativi sui possibili futuri che attendono l’intera umanità.

Molte sono le inquietudini che segnano il futuro, a cominciare dai troppi personaggi, che in solitudine, tengono in mano le sorti di miliardi di persone: dai Trump ai Putin, per arrivare ai Xi Jinping. Si, tre personaggi che non fanno mistero di voler imporre la loro personale volontà su più spazi e popoli della Terra. A sfogliare i giornali, o comunque a seguire i media, si ha più di un sospetto che in questo mondo, il più accade e continuerà ad accadere, senza l’incomodo di dover dire la nostra, o quanto meno dei nostri designati, dei designati da noi che continuiamo a recarci ai seggi elettorali.

Noi tutti, o quanto meno in tanti nel nostro Occidente, da qualche secolo abbiamo via via scoperto la vita privata rispetto al sociale, rispetto alle problematiche comuni, e ci ritroviamo adesso con le culture massificate e la convinzione di avere guadagnato la nostra privacy, che va rivelandosi in più circostanza la spia di una mentalità egoista, reazionaria e talvolta cinica. E’ lecito, su quanto stiamo assistendo ai nostri giorni, temere che l’affermazione dell’individualismo sociale (per alcuni, o tanti versi benefico) stia dando eccessivo spazio ai Trump, ai Putin e ai  Xi Jinping di misurare i loro potenziali di potere.

Con quanto riportato nulla intendiamo togliere al primato della politica, intendiamo anzi riattivarla alla luce delle ombre che arrivano da certi scenari e da certe figure della recita pubblica.

(Segue)

mercoledì 24 giugno 2026

L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

9) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.




=I greci diedero alla civiltà umana qualcosa che essa 
non aveva e con cui fu intrapresa una spinta e una 
direzione diversa da quella dell’Oriente.

=E non si riesce neppure ad intendere perché la 

scienza sia potuta nascere  appunto solamente

in Occidente  e non in Oriente. 


E’ stata la filosofia a creare alcune categorie
essenziali e quella logica, ossia “modo di pensare”
e “mentalità”, del tutto nuovi atti a generare la
scienza, e indirettamente le principali sue applicazioni.



L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

Luciano Lama

Percorsi di Storia 6

 Il 24 luglio 1972 viene sottoscritto un patto federativo tra Cgil, Cisl e Uil, nel quale si sottolinea fra l'altro «l'obiettivo dell'unità sindacale quale esigenza irrinunciabile» e si vara, a tal fine, come strumento transitorio, «una federazione tra le confederazioni articolata ai vari livelli, con prerogative delegate e organi propri».

La stagione dell'unità dura abbastanza poco. Il movimento sindacale nei primi anni Settanta assume un ruolo decisivo come interlocutore del potere politico, la crescita di forza conseguente all'unificazione si fa sentire e il sindacato unitario non è più soltanto portatore di interessi relativi alle condizioni di lavoro, ma si propone come controparte del governo sui temi delle riforme (casa, sanità, trasporti, ecc.) e della politica economica in generale.

La sua crescita di ruolo incontra però via via ostacoli insormontabili: la situazione politica si deteriora e si sviluppa il fenomeno del terrorismo, le crisi petrolifere e l'inflazione galoppante riducono le possibilità di una politica di riforme, le imprese riescono sempre meno a far quadrare i conti.

Dalla metà degli anni Settanta il processo di unificazione entra in crisi: il movimento sindacale prova a far passare tra i suoi aderenti una linea di «austerità», di contenimento delle rivendicazioni, mentre le imprese conducono radicali   processi di ristrutturazione con licenziamenti. Il peso della classe operaia, quantitativo e politico, diminuisce.

La concorrenza tra le sigle sindacali si riapre. Siamo ai conflitti fra le confederazioni alla ricerca di una rappresentatività in declino si sono  aggiunti i  rapresentanti sindacali «autonomi» sempre più numerosi, in difesa di interessi particolari di categorie specifiche di lavoratori che non si riconoscono più nelle grandi organizzazioni.

E’ l'effetto dell'appiattimento retributivo e normativo prodotto dalle politiche sindacali degli anni precedenti, in rotta di collisione con la crescente differenziazione delle mansioni, delle professionalità presenti nel mondo del lavoro.

In discussione non è solo la politica di questa o quella confederazione, ma il principio della confederalità, cioè dell'unificazione degli interessi differenziati dell'universo dei lavoratori dipendenti, in un mondo del lavoro in cui declinano i mestieri tradizionali e nascono continuamente nuove professioni, spesso con una vita di assai breve durata.

Senso civico e politica

Politica indica l'arte e la pratica
di governare, amministrare una
comunità e risolvere i problemi
collettivi per il bene comune. Il 
politicante, invece, è una figura
spregiativa che definisce il politico
di professione il quale antepone
gli interessi personali o di parte 
a quelli della collettività.




Avere il senso del tempo

Che ai nostri giorni viviamo una vita “frettolosa”, frantumata fra più impegni, quasi ad inseguire adempimenti e scadenze ne siamo un poco consapevoli in tanti. E però, quasi per paradosso, in tanti confidano in un rinnovato rapporto, sia col trascendente  che con la natura. Esistono sicuramente fasce di popolazione che provano a capire e cogliere il senso del mondo, entro cui indubitabilmente sta il loro futuro. Per capirlo,  cogliere quel senso esiste, sarebbe utile, la letteratura, e per alcuni altri l’arte; e però non pare che la società, quella dei nostri giorni in particolare, guidata dai politicanti del terzo millennio, assolva a ciò a cui dovrebbe porre attenzione. È, infatti, più facile per i tanti politici distogliere l’attenzione della gente con le distrazioni dalla realtà che assolvere al ruolo prioritario della politica. La politica diretta alla distrazione della gente consegue molto più successo rispetto a quella mirata alla crescita socio-umana, ed in ogni caso, parte significativa della società rimane sempre e comunque segnata dal miraggio.

Un amico sottolinea che la politica che sia progressista o conservatrice raramente risulta leggibile alla maggioranza della gente. E’ vero! Se lo fosse capiremmo meglio chi siamo e che cosa dovremmo fare. Ed infatti non sapendo cosa fare deleghiamo tutta la parte più rilevante che attiene al domani a chi oggi non sa fare altro che destinare risorse per distrarci.

A cosa dovrebbe servire la politica?

A volere essere pignoli, potremmo dire che esser politico significa esser chiamato a vivere un servizio, nella propria vita, ma per gli altri.


martedì 23 giugno 2026

Presentazione del libro

 

Storie singolari di Contessa Entellina

e degli altri insediamenti Arbereshe della Sicilia

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La novità in libreria di  Domenico Cuccia

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L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

 Percorsi di Storia (5)

Nel 1968-69 nascono i primi consigli di fabbrica, organismi sindacali eletti dai lavoratori degli stabilimenti industriali iscritti o non iscritti al sindacato: le condizioni materiali  del lavoro nei singoli impianti assumono un ruolo di primo piano  nella contrattazione  e travolgono le barriere di tipo ideologico  esistenti tra le confederazioni.

Il tema dell'unità sindacale è all'ordine del giorno e in questa direzione si muovono, nei primi anni Settanta, numerosi passi concreti.  

«L’unità si realizza su obiettivi molto concreti: ritmi di lavoro, fatica, igiene e sicurezza, aumenti salariali, ecc. Del resto, questa unità è tanto più facile da realizzare in quanto i sindacati, per le loro divergenze e per la repressione padronale del passato, non sono ancora abbastanza forti e strutturati nei luoghi di lavoro. Non  possono dunque frenarla  con il ricorso alle divisioni ideologiche».

Le federazioni dei lavoratori metalmeccanici sono all'avanguardia del processo unitario. Da loro parte, nei primi anni Settanta, l'iniziativa di una federazione unitaria, la Flm, a cui i lavoratori possono iscriversi direttamente, anziché aderire a Fiom, Fim e Uilm, e che si struttura anche mettendo in comune alcuni «servizi» precedentemente offerti da ciascuna federazione, dalle sedi alla difesa in giudizio dei lavoratori. Parallelamente al processo di unificazione, i sindacati tendono a sganciarsi dai partiti: viene sancita l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche e i dirigenti sindacali eletti in Parlamento dai diversi partiti rinunciano al mandato parlamentare.

L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

8
Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.

 













=La filosofia e’ sempre stata una metafisica
ossia una disciplina tesa ad affrontare la
tematica dell’ -intero- e a risolvere i problemi
ultimativi della realtà e dell’uomo.

=La Scienza, invece, è nata e si è 
sviluppata come approfondimento  di 
tematiche  concernenti le parti del “reale”.

 In ogni tempo la scienza ha affascinato l’uomo  e ha dimostrato di essere in grado di fornire soluzioni mirabili, ricche di stupefacenti applicazioni  pratiche. Ma le questioni fondamentali riguardanti il senso dell’essere, la finalità dell’uomo, lo scopo del suo esistere  esorbitano dagli ambiti della sua indagine, e sono quindi, sotto certi aspetti, meta-scientifiche, intendendo per scienza le restrizioni della ragione a conoscenza basata solo sull’esperienza e sul calcolo.

 

 

 

Essere cittadini

Il lavoro non è solo un
mezzo di sostentamento, ma
il principale strumento di
realizzazione personale e di
partecipazione alla vita
economica e sociale del Paese.



L’Italia è  una repubblica fondata sul lavoro.

La Costituzione repubblicana detta numerosi e moderni principi in ordine alla tutela e al ruolo del lavoro. Alcuni di essi sono inseriti tra gli stessi principi generali (artt. 1 e 4), altri, invece, tra i diritti e i doveri dei cittadini in materia economica (artt. 35-40).

Implicazioni più o meno dirette con il lavoro sono offerte da altri articoli costituzionali (artt. 41-46). Per qualche tempo contiamo  di approfondire la portata di quegli articoli che hanno più dirette implicazioni con la materia lavoristica.


Art. 1

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. 

Questo esordio intende indicare nel lavoro l’elemento qualificante  che sta alla base della nostra forma di Stato. Il lavoro, non solamente quello subordinato, ne’ solamente quello autonomo, è inteso come fine a se stesso o come mezzo di sostentamento, ma strumento imprescindibile per l’affermazione della personalità di ciascuno nell’ambito della compagine sociale. La dignità di ciascun cittadino italiano pertanto si basa sullo svolgimento di un lavoro e non più sulla nascita, sul censo o su altri privilegi.


I nostri anziani, a Contessa E., erano soliti recitare che a nobilitare l’uomo, l’essere umano, e’ l’esercizio di un lavoro, dal più umile al più identitario. L’espressione racchiude l'idea etica e morale che l'attività lavorativa, intesa come contributo attivo alla società, conferisca dignità, valore e identità. Più che un'affermazione letterale, è in verità un concetto filosofico profondo che ha radici storiche e culturali. Il proverbio (da taluni attribuito a Charles Darwin) indica come, attraverso l'impegno e l'ingegno, l'essere umano plasmi se stesso e il mondo. Non si riferisce a una nobiltà di sangue, ma a una crescita personale e morale. Di fatto il lavoro è il pilastro su cui si fondano tutte le società moderne. In Italia, ad esempio, trova consacrazione nei principi fondamentali della Costituzione (Articolo 4 della Costituzione), che riconosce il dovere e il diritto di tutti a svolgere un'attività che contribuisca al progresso materiale o spirituale della società.


Il dibattito pubblico contemporaneo verte sulla centralità del benessere personale, sulla tutela dei diritti dei lavoratori e sulla necessità di un impiego che lasci spazio anche alla vita privata, agli affetti e al tempo libero.


= = = 

(Segue: Nel contesto dell’ampliamento degli interessi del blog, la materia lavoristica avrà ampio spazio.

lunedì 22 giugno 2026

Noi esseri umani

La mitezza è l'espressione di una 
forza interiore e di un profondo
autocontrollo, ben lontana dalla
passività o dalla mancanza di
carattere.

Norberto Bobbio considerava la
mitezza una virtù attiva, uno
dei più importanti antidoti
al dogmatismo e alla violenza.







Se chiediamo ad un antropologo quale sia stato il primo segno di umanità, la risposta è: un femore guarito. Ci spiegano che i “primitivi”, da quel momento non furono più “primitivi”, invece di abbandonare il malato lo protessero e lo nutrirono per mesi e mesi. Fino al suo ritorno nella comunità.

Trump ha ribaltato un’altra zona di conforto della nostra coscienza. Visto che papa Leone invitava alla pace, invece che alla guerra, Donald l’ha definito “debole”. Da saltare sulla sedia. Non solo per l’aggressione verbale, non solo per il fatto inedito, un presidente americano contro il Pontefice, pure esso americano, ma per una questione più profonda. Cioè l’uso del termine “debole” come insulto

La parola che, da sempre, porta verso il rispetto e la sensibilità, trasformata in un randello sulla testa del fragile o presunto fragile. La risposta del Papa è stata «io non ho paura», ha riacceso anche una (antica) verità: la mitezza non è arrendevolezza, solo una certa tracotanza può associare due termini così lontani.

Dagli egizi fino a Trump

Credono di lavorare per 
il bene comune e ritengono
loro dovere cercare, controllare 
e punire i trasgressori delle
regole.
Il primo bombarda i 
palestinesi in fila per il
cibo. Il secondo dispone
retate di presunti immigrati
illegali. Il terzo scatena
nel terzo millennio una
guerra di invasione.



Pagine di Storia
 Nella ricostruzione della storia dell'antico Egitto fino ad Alessandro, ci piace intrattenerci prossimamente su alcune pagine del blog su Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso la Terra promessa. Questi era una figura lungamente considerato avversario di Mosè e ritenuto «il simbolo del male». Storicamente non è stato unico ad essere ritenuto “simbolo del male”. Per restare vicini ai nostri decenni non possiamo di certo dimenticarci ne’ di Giuseppe Stalin ne’ di Adolfo Hitler. 

Nell'immaginazione degli europei, per secoli, l'Egitto è stato soprattutto una terra biblica, temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osservano  più storici, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».

Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto (= il governatore che amministrava il paese per conto dell'Impero Ottomano) l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamés contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. 

Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico-politiche del secolo seguente. 

Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno  volle che un’altra  epigrafe,  a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.


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Con questo prima pagina di riflessione a sfondo storico ci proponiamo di avviare sul blog  una serie di vicende storiche per mettere in luce che figure come Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu che oggi guidano superpotenze e nazioni in un’ottica di accentramento del potere e di sovranismo sono spesso descritti come leader forti che  gestiscono crisi globali complesse e che si confrontano su equilibri geopolitici e conflitti. Verosimilmente si tratta di personalità, di figure, che cercano di imporre la propria visione del mondo a discapito delle regole democratiche e del multilateralismo. E nella Storia dell’uomo, fino a ieri, erano definiti tiranni.

I telegiornali




La Rai e la Destra

Impressione diffusa e’ che il Tg della rai, che sia canale 1, o 2, o 3, essendo sempre guidato da giornalisti con una esperienza di cronaca e di inchiesta, appaia quasi sempre  più concentrato sul racconto dell’attualità quotidiana che sulla costruzione di una visione complessiva dei grandi temi nazionali e internazionali, nello spirito ideale del servizio pubblico. Tanto, basta! Agli italiani non va commentato altro!

Riteniamo invece che le vicende del mondo non sono semplici cronache, sono proiezioni ideali, sociali e culturali. Come si fa a raccontarci che Trump si rivolge al Presidente del Consiglio come se affrontasse una ragazzina piuttosto che il capo di governo di un Paese di sessanta milioni di persone? La RAI nel terzo millennio preferisce la narrazione del quotidiano all’approfondimento.

Al giorno d’oggi, non è  difficile spiegare che non basta mostrare i muscoli per vincere le guerre, neanche se sei il più forte potere militare del mondo;  la diplomazia, la politica, la visione culturale  rappresentano l’arte di ottenere ciò che si vuole, lasciando credere all’altro che è ciò che vuole anche lui. 


domenica 21 giugno 2026

Caritas: mai assistite tante famiglie

In dieci anni le persone accompagnate
dalla rete Caritas sono aumentate
del 48%, mentre gli over 65 assistiti
registrano un incremento del 191%.
Crescono la solitudine, i bisogni sanitari
e le difficoltà abitative, mentre
avere un lavoro non basta più a
proteggere dall’indigenza.


L'Italia è, stando alle statistiche, l'ottava economia mondiale per Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale e la terza potenza economica dell'Unione Europea.

= = =… e però:

 La Caritas rivela nel suo ultimo rapporto di avere assistito o aiutato materialmente, nel 2025, più di 283 mila persone. Il «Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia»: fa il paio con quella sui 93 milioni di persone a rischio di povertà in Europa a cui Buone Notizie ha appena dedicato una inchiesta e rappresenta un approfondimento specifico sulle fragilità che attraversa il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.

 Il dato generale è quello per cui la povertà tende sempre più a perdere il carattere dell'eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una «strutturale normalità». Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali rispetto a prima della pandemia Covid e conferma l'esistenza di una povertà radicata, condizione stabile nella vita di molte famiglie.

 Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.


 «I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano - sottolinea mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana - e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone».
 Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. In questa prospettiva la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

 Il Report della Caritas evidenzia ancora il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%). 

 Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Si registra inoltre una graduale crescita dell’Isee medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) di coloro che chiedono aiuto. E non è una buona notizia perché non significa un miglioramento economico bensì un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.

La domenica è fatta per riflettere

  

Il libro Gli Atti degli Apostoli 
narra la nascita e la diffusione
del Cristianesimo, dall'Ascensione
di Gesù
 fino all'arrivo a Roma
dell'apostolo Paolo
. Scritto
dall'evangelista 
Luca intorno all'80
d.C. come continuazione del
suo Vangelo.

Riflettendo sugli Atti degli Apostoli

Date simboliche

I Racconti (2)

  • Scene di vita ecclesiale: elezione del dodicesimo apostolo in sostituzione di Giuda, elezione dei Sette, concilio di Gerusalemme, invio in missione di Barnaba e Paolo, ecc. Si tratta di racconti sostanzialmente nuovi rispetto ai Vangeli
  • Racconti di viaggio: sono caratteristici i brani che riferiscono itinerari e tappe, a proposito della missione di Paolo. Si tratta per lo più di cronache sintetiche, con brevi annotazioni. Molto sviluppato (occupa tutto il c. 27) è invece il racconto del percorso per mare tra Cesarea e Malta, con la tempesta e il naufragio.63 Si possono riscontrare alcune somiglianze col viaggio di Gesù verso Gerusalemme nel Vangelo di Luca.
  • Racconti di missione: riferiscono le attività di predicazione degli apostoli in circostanze specifiche (ad es., l'incontro tra l'apostolo Filippo e l'eunuco); spesso sono collegati ai racconti di viaggio. Anche questo tipo di racconti ha precedenti nei Vangeli: le varie missioni dei discepoli di Gesù.
  • Racconti di conversione: di Cornelio, di Paolo, del carceriere, ecc. Sono spesso accompagnati da manifestazioni soprannaturali (visioni). Possono riecheggiare racconti biblici di chiamata.
  • - Racconti di persecuzione e martirio. Sono particolarmente numerosi: quelli di Stefano, di Giacomo, di Paolo, ecc. Dipendono in modo più o meno evidente dal racconto evangelico della passione di Gesù.

    Anche quando Luca utilizza lo stesso tipo di racconto ha sempre cura di evitare

    la monotonia con variazioni efficaci.

sabato 20 giugno 2026

L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

 

Complessivamente si stima
che siano più di 15 milioni gli
italiani che hanno in tasca una
tessera sindacale, includendo
anche le sigle autonome.




Percorsi di Storia (4)

Nell'ottobre 1948 nasce la Legil, Libera confederazione generale italiana del lavoro, fondata dalla componente democristiana della Cgil.

Il 1949 è ancora più denso di avvenimenti: la Legil si trasforma in Cisl unendo le sue forze a quelle di repubblicani e socialdemocratici che nel frattempo avevano anch'essi abbandonato la Cgil. Nasce inoltre, da un'altra costola della Cgil, la Uil, formata da una parte dei socialisti e da repubblicani di tendenze laiche. Nel 1949 nasce anche la Cisnal, sindacato legato alle forze di estrema destra nostalgiche del fascismo.

Dietro a tutte queste sigle i rapporti di forza reali, il peso effettivo delle organizzazioni sindacali, sono nettamente a favore della Cgil e, all'interno di essa, della componente comunista. Nel 1950 la Cgil ha quasi cinque milioni di iscritti (oltre il 60 per cento di comunisti), la Cisl circa un milione e mezzo, la Uil circa un milione e la Cisnal  ne dichiara 300 mila.


Le divisioni e i contrasti tra le confederazioni  caratterizzano tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Solo sul finire di questi ultimi si avvia un processo di progressiva convergenza tra Cgil, Cisl, UIL, sull’onda delle lotte operaie del 1968-69.

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