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lunedì 10 agosto 2026

C’era l’America degli immigrati (1)

 Per alcune pagine ci piace evocare l’America dei nostri nonni, quella dov’è si emigrava e si veniva accolti per svolgervi lavori duri ma dignitosi e si acquisiva uno stile di vita che in madre patria era difficile mantenere. Era un’America che nulla aveva a che fare con i Trump e con i discorsi inattendibili per orecchie ed intelligenze umane e democratiche oggi consolidate in tutto l’Occidente.

- - - - 

Gli Stati Uniti nacquero e
crebbero grazie a imponenti
ondate migratorie
.
Fin dalla
fondazione, il Paese ha
aperto le porte a popoli da
tutto il mondo, plasmando
una nazione multietnica
fondata sull'accoglienza e
sulla spinta di milioni di
persone in cerca di terra
e libertà. 
La giovane
nazione aveva bisogno
di manodopera e di
popolare vasti territori,
incentivando l'arrivo di
nuovi coloni per sostenere
la crescita economica e
demografica.
Dalla metà del XIX secolo
e poi all'inizio del Novecento
 
 le provenienze si
spostarono verso l'Europa
meridionale e orientale,
portando milioni di
italiani, slavi ed ebrei.



Un poco di Storia,
in ottica socio-economica
I primi esploratori avevano considerato il Nuovo Continente un immenso, ricchissimo territorio da spartire tra le potenze europee.

Gli spagnoli si assicurarono la California, il Colorado, l'Arizona, il Nuovo Messico; i portoghesi occuparono il Brasile; tra il Seicento e il Settecento, inglesi, olandesi e svedesi si stanziarono lungo la costa orientale. 


Compagnie coloniali munite di patenti governative organizzavano i loro stabilimenti creando centri abitati e basi commerciali.


 Arrivavano    gruppi di fuggiaschi per motivi politici e religiosi: gli ugonotti francesi, protestanti, massacrati prima in patria e poi dagli spagnoli; i «Pilgrim Fathers», padri pellegrini puritani. Essi raggiunsero la Nuova Inghilterra, ossia quel tratto che oggi comprende il Maine, il Massachusetts, il New Hampshire, Rhode Island, il Vermont, il Connecticut, e furono i capostipiti di quella cultura «yankee» democratica e intransigente che fu l'anima dell'America. Nella Georgia dei Cherokee e dei Creek il primo gruppo di coloni fu costituito da debitori che avevano preferito espatriare anziché scontare la pena in carcere. Al Nord si formò una popolazione di piccoli coltivatori, giacché il clima rigido limitava l'agricoltura e consentiva solo la crescita di cereali. Sulla costa s'impiantarono le più lucrose attività della caccia, della pesca e i primi commerci. La borghesia non esisteva, le scuole erano di là da venire, come del resto le industrie.


Al centro e al sud, invece, si andava formando un'aristocrazia agricola con estesi possedimenti in cui lavoravano gli schiavi negri importati; i raccolti di tabacco, indaco, riso, zucchero e più tardi di cotone permisero il formarsi di grandi patrimoni.

Proprio per l'organizzazione sociale improntata a principi democratici di liberi stanziamenti e di libero commercio, la colonizzazione inglese ebbe maggior fortuna, mentre la Francia, che interveniva nei suoi possessi canadesi con l'imposizione di monopoli, con sistemi feudali di spartizione delle terre, con lo strapotere ecclesiastico, scoraggiava l'emigrazione, e quella popolazione di coatti era troppo scarsa per poter sfruttare il Canada. 


I pochi trasferiti con la forza si dedicavano alla caccia e al commercio delle pelli e finirono con l'essere assorbiti dalla popolazione locale.


(Segue)

Aree interne dell’Isola


Il Castello di Calatamauro è
un'
antica fortezza medievale
situata su un picco roccioso a 
764 metri s.l.m. nel territorio
comunale di Contessa Entellina,
in provincia di Palermo
. Il sito
fa parte dell'area geografica
della 
Valle del Belice.

Periodo bizantino e arabo
:
Probabile fondazione bizantina,
divenne poi un'importante
roccaforte musulmana. Il
nome stesso deriva dall'arabo 
Qal'at tāmūr (Fortezza di Tamur).

Epoca federiciana
:
Nel XIII secolo, sotto
Federico II, assunse un ruolo
militare strategico cruciale
come base contro i
musulmani in rivolta
nella vicina Entella. Venne
inserito tra i 
castra exempta 
(castelli demaniali sotto
il controllo regio diretto).


Guerra del Vespro: Nel
corso dei Vespri Siciliani,
la fortezza fu distrutta dai
 corleonesi.








Contessa Entellina, e non solo

Per alcune pagine del blog ci soffermeremo sulle  aree interne, una colonna dorsale dell’Italia, del Meridione e delle Isole, sopratutto: lontane dai centri urbani, prive o quasi di infrastrutture e servizi, economicamente fragili e abitate per lo più da popolazione di età avanzata. 

Hanno quasi tutte caratteristiche simili: stanno in collina o in montagna, ma non solo, in piena estate molti italiani invidiano il loro clima (ritenuto) più temperato rispetto al caldo torrido e oppressivo delle grandi città. Magari diventano meta di un breve periodo di vacanza, ma il coraggio e l’ambizione di sceglierle come residenza toccano ancora pochi centri, forse quelle dove le Amministrazioni Comunali sono culturalmente attrezzate e non hanno Associazioni pro-visitatori da ritenere non allineate.

Nelle aree interne della nostra Sicilia le offerte di lavoro sono poche e sarebbero tutte da inventare. Tuttavia, pur essendo difficili da abitare, e’ proprio dalle aree interne che passa un pezzo fondamentale del futuro del nostro Paese anche e soprattutto per le risorse da scoprire, per la qualità della vita che possono offrire, per la necessità di proteggere questi terreni nell’interesse e in chiave di prevenzione di possibili disastri naturali. 

Se guardiamo ai numeri la fotografia delle aree interne è impietosa considerando anche il crescente invecchiamento di chi le abita. Non basta: il trend non si sta invertendo nonostante da qualche anno sia stata attivata una Strategia nazionale di rilancio. E soprattutto ci sono sempre meno giovani, anche perché i servizi per l’infanzia sono carenti. Ma è opportuno ripeterlo, perché è vero e le potenzialità ci sono: recuperare l’abitabilità di queste aree e sostenere la capacità di resilienza in quella parte di società civile che sceglie di viverci, impegnandosi per migliorarne le condizioni, è una scommessa che vale la pena perseguire. Per più di un motivo. 

Sempre che la politica amministrativa sia all’altezza del compito.

(Segue)


domenica 9 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Il prologo del Libro che
stiamo trattando 
è rivolto al 
destinatario dello
scritto: un certo
Teofilo, nome di 
un personaggio
sconosciuto.
Cmq. Teofilo
significa “amico
di Dio”. 
Verosimilmente
San Luca
si rivolge
ai lettori.







Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

La III sezione (cc. 13-20) e’ dedicata tutta ai viaggi missionari di Paolo, che lo portano prima in Asia , poi anche in Macedonia e Grecia e che lo spingono, inoltre, a rendersi sempre  sempre più conto del parziale fallimento della missione ai giudei e della necessità di rivolgersi ai pagani. Inizia con la menzione  di un nuovo gruppo, quello dei cinque profeti e dottori (o maestri) di Antiochia, tra i quali Barnaba e Paolo, che vengono scelti dallo Spirito Santo per la missione. 

Centro ideale della sezione é il concilio di Gerusalemme (c. 15), che è collocato tra il primo viaggio missionario e gli altri due e sancisce la legittimità di ammettere nella chiesa i pagani convertiti, senza imporre loro l'obbligo di osservare la legge dei giudei, ma semplicemente alcune regole minime di convivenza.

 Il racconto in questa sezione segue uno schema abbastanza fisso: predicazione di Paolo, e dei suoi compagni, nelle sinagoghe, con duplice esito: sia conversioni sia ostilità e persecuzioni, quindi il trasferimento altrove. Anche Paolo vive l'esperienza di una liberazione miracolosa dal carcere a Filippi. Già con 19,21 si preannuncia il viaggio a Gerusalemme, con cui inizierà l'ultima parte. E si può notare che in 19,20 abbiamo l'ultima ripresa del ritornello sulla crescita della parola di Dio (cfr. 6,7 e 12,24). La sezione si conclude idealmente con il discorso di addio di Paolo a Mileto.

La IV sezione (cc. 21-28) è raccolta intorno alla testimonianza che Paolo rende a Gerusalemme, ma che lo porta anche a Roma: le due tappe sono sentite come strettamente collegate (cfr. 19,21; 23,11). Quasi tutta la sezione parla di persecuzioni, complotti e processi di cui Paolo è vittima, a Gerusalemme e a Cesarea, e in essa acquistano rilievo i tre importanti discorsi che Paolo pronuncia a Gerusalemme, alla folla dei giudei (c. 22), a Cesarea, davanti al governatore Felice (c.24), sempre a Cesarea, davanti al governatore Festo e al re Agrippa (c.26). 

Il viaggio per mare e la drammatica scena del naufragio e del salvataggio, che assumono un significato di prefigurazione simbolica della missione nel mondo, separano le vicende palestinesi dal soggiomo romano che conclude l'opera in una situazione aperta.

 Si può considerare un epilogo il sommario di 28,30,31, che richiama alcuni temi del prologo (Regno, Gesù Cristo).

=. =. =

=. =. =

Secondo San Gregorio Nazianzeno (noto anche come Gregorio il Teologo; Arianzo, 329 circa – Nazianzo, 390 circa) “Dio e’, nel mondo invisibile, ciò che il sole e’ nel mondo visibile: sorgente di luce…Il sole illumina gli occhi, Dio la mente. Il sole e’ ciò che di più bello vi sia fra le cose che vediamo, Dio lo è tra quelle che conosciamo”.


In realtà, pare che San Gregorio, con questa frase abbia ripreso il pensiero che già fu di Platone.

9 Agosto

France LoJacono
e’ venuta meno
all’età’ di 106 anni
e 6 mesi
il 9 Agosto 2024
Il peso della coincidenza

Il  9 agosto rappresenta una coincidenza profonda per chi unisce nello stesso giorno il proprio compleanno e il lutto per la perdita della madre, trasformando una data di nascita in un anniversario di memoria e di assenza.

Si tratta di una giornata in cui si:

-Sovrappone la gioia della vita alla tristezza del distacco,

-Rende difficile festeggiare il proprio giorno con leggerezza,

-Trasforma il compleanno in un momento di riflessione intima,

-Facilita il valore del legame materno che resta vivo dentro di sé.



sabato 8 agosto 2026

Italia/Spagna: un confronto non calcistico

 

Il confronto politico tra Italia e
Spagna si è trasformato, 
nell'agosto
2026, in una dura crisi diplomatica
ed istituzionale focalizzata sulla
gestione dei flussi migratori e
sulla sospensione del trattato di
Schengen
. Il culmine delle tensioni è
scaturito dalla decisione del governo
italiano di introdurre controlli alle
frontiere interne a seguito dell'arrivo di
circa 72.000 migranti nell'enclave
spagnola di Ceuta.
La divergenza ideologica riflette due
opposti modelli di governance e
di posizionamento europeo, guidati
rispettivamente dalla Premier italiana
Giorgia Meloni e dal Primo Ministro
spagnolo Pedro Sánchez.

La ritorsione della Spagna: 
A partire dalla mezzanotte di sabato
8 agosto, Madrid ha reintrodotto
per ritorsione i controlli
temporanei di frontiera su tutti
i collegamenti aerei e marittimi
provenienti dall'Italia, colpendo
porti e aeroporti.

Mentre Palazzo Chigi tenta di
minimizzare lo scontro definendo
la misura come "non ostile" verso
un Paese amico, gli analisti europei
rilevano che si tratta di una sfida
meramente politica e ideologica,
cavalcata da entrambi i leader
per logiche di consenso interno.


A Bruxelles ora si temono altre ripercussioni politiche. 

C’è la preoccupazione che la Ue possa dividersi lungo un fronte tutto politico: conservatori da una parte, progressisti dall’altra. Senza contare che, storicamente, le soluzioni dei problemi si allontanano se Germania e Francia si schierano su versanti opposti.

La discussione giuridica sulla «Carta di Schengen» sta accendendo un contrasto forse senza precedenti tra due soci europei. La «Carta di Schengen» (articolo 25) consente a uno Stato della Ue di ripristinare i controlli alla frontiera, anche «in una situazione eccezionale caratterizzata da spostamenti non autorizzati improvvisi e su vasta scala di cittadini di Paesi terzi tra Stati membri». Il punto è che il provvedimento va notificato alla Commissione e a tutti gli altri partner. La Spagna contesta all’Italia di aver adottato questa misura «in modo unilaterale».

L’Italia risponde che il Regolamento non prevede ultimatum come quello di Pedro Sánchez. Nello stesso tempo, le norme assegnano un ruolo di mediazione alla Commissione europea, che finora non si è visto. Anzi, l’esecutivo di Bruxelles rischia di spaccarsi. Tra i sei vice presidenti esecutivi figurano la socialista spagnola Teresa Ribera e l’italiano Raffaele Fitto, di Fratelli d’Italia. A cascata, gli effetti potrebbero estendersi ai rapporti tra i Popolari e i Socialisti, le due formazioni che insieme appoggiano Von der Leyen.

Agosto

 

Per  il caldo estremo si muore
Quando la temperatura interna
supera i 40-41 °C, il corpo non
riesce più a raffreddarsi
. Questo
provoca il collasso degli organi
vitali, gravi danni al cervello e
problemi al cuore. Le categorie
più a rischio sono gli anziani, i
malati e chi lavora all'aperto.


Per il caldo si parla di ondate e sembra che non piova più, ci sono solo nubifragi e grandinate. L’afa opprimente dicono alcuni che ci sia sempre stata, ma a dirlo sono tutti coloro che negano i danni del cambiamento climatico. In verità, la sensazione è che viviamo l’esasperazione dei fenomeni estremi e l’allarme lo lanciano più scienziati.

 Stiamo assistendo all’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. 

  Le statistiche sui morti sul lavoro dicono che sono ormai stabilmente un centinaio al mese, nel clamore degli annunci e nella povertà dei fatti: le ispezioni all’Inail diminuiscono perché gli ispettori sono sempre meno. 

  Le vittime del caldo non si sa, peraltro, bene neanche in quale statistica contarle. 

Come difendersi dal caldo estremo
  • Bere molta acqua e mangiare frutta fresca.
  • Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata.
  • Restare in luoghi freschi o con aria condizionata.
  • Non fare sforzi fisici intensi sotto il sole.
  • Controllare spesso le persone anziane o fragili.

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.

venerdì 7 agosto 2026

Il gusto della riflessione (14)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La differenza

fra vivere ed esistere.

Guardatevi attorno: 

tutti vivono, solo alcuni esistono. 

Vivono, ma non esistono, 

perché in-sistono, 

perché cioè si collocano dentro, 

dentro la catena, 

alimentare e di altro tipo, della vita. 


Alcuni, invece, e-sistono, 

hanno il coraggio di collocarsi fuori, 

di esistere nel senso radicale del 

termine indicato dalla filologia.

 E così vanno alla ricerca della 

forza di essere migliori.

———-

Vito Mancuso

La riflessione riportata e’ di Vito Mancuso, noto teologo laico, filosofo e saggista italiano, apprezzato per le sue riflessioni sulla spiritualità, l'etica e il rapporto tra fede e scienza. In questa società, intende evidenziare che ciascuno di noi vuole essere il migliore,  nessuno -a suo dire- si cura di essere semplicemente e autenticamente migliore: cioè di lavorare su di sé, individuare i propri vizi, estirparli, far fiorire le virtù e così non limitarsi a vivere ma iniziare a esistere.

 La differenza tra vivere ed esistere sta nel passaggio dalla semplice presenza al mondo alla piena consapevolezza di séEsistere (dal latino ex-sistere, venire fuori) significa esserci, occupare uno spazio e compiere atti biologici elementari. Vivere significa invece aggiungere a tutto ciò un senso profondo, fatto di emozioni, scelte e passioni. Significa dare una direzione al proprio tempo e fare scelte autonome. Significa esprimere la propria essenza e lasciare un segno autentico del proprio passaggio.

Il Vivere supera la dimensione puramente materiale per abbracciare la sfera emotiva, intellettuale e spirituale dell'essere umano.

giovedì 6 agosto 2026

Tempo di ferie e di vacanze

Rider e’ il  clclofattorino
che effettua
consegne a domicilio.
Si sposta principalmente
in bicicletta, e-bike,
scooter o monopattino.

La figura è al centro di forti
dibattiti legali e sindacali in
Italia e in Europa riguardanti
 le tutele contrattuali, l'uso
degli algoritmi di gestione
e il passaggio dal lavoro
autonomo a quello
subordinato.



 Non per tutti, però

lo leggiamo da più riviste e giornali

Quella cui assistiamo è l’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. 

 La regola del nostro tempo è semplice: chi può permetterselo starà bene, chi non può si arrangi.

-A chi interessano i migranti irregolari spediti dai caporali a raccogliere i pomodori sotto il sole cocente? 

-A chi importa qualcosa dei rider che consegnano pacchi e pasti a qualunque ora (fra le 12,00 e le 14,00) a Palermo o nel resto delle altre città ? 

La «presunzione legale di subordinazione» dei rider alle piattaforme delle consegne a domicilio è stata riconosciuta in questi giorni dal governo Meloni nel decreto legislativo che ha recepito la direttiva europea sul lavoro digitale. Questa nozione, frutto di un conflitto lungo anni tra i governi e nel parlamento europeo, potrebbe dare ai sindacati, ai lavoratori e alla magistratura gli strumenti per fermare il caporalato digitale e imporre lo stabile riconoscimento dei diritti dei ciclofattorini. 

Il primo fungo atomico

 

Il cielo sopra Hiroshima

 Il primo attacco nucleare della storia: sul finire della Seconda Guerra mondiale, il 6 agosto 1945, il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò sulla città giapponese di Hiroshima la bomba atomica Little Boy. Tre giorni dopo fu sganciata su Nagasaki l’atomica Fat Man. Le esplosioni causarono in totale oltre 220 mila vittime dirette.

  Il professor Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi ha spiegato sui giornali: «Ci sono due tipi di armi nucleari: le strategiche e le altre. Le nucleari strategiche possono andare dagli Stati Uniti alla Russia e viceversa. Per la loro riduzione c’è stato il trattato Start. Ci sono poi i missili a raggio intermedio (più di 500 km). Un missile a raggio intermedio, installato, per esempio, in Ucraina, può raggiungere Mosca in pochi minuti, il che rende l’intera situazione instabile. Nel 1987 era stato firmato il trattato INF per l’eliminazione di tutti i missili a medio raggio. Lo Start non è stato rinnovato e l’INF è stato denunciato. Non stiamo più in un mondo bilaterale, bisogna passare a un mondo multilaterale con l’ingresso della Cina tra le potenze atomiche. Si sta muovendo verso un’espansione dell’armamento nucleare. Le cose potrebbero peggiorare velocemente in una maniera imprevista».

mercoledì 5 agosto 2026

Riflessioni di Economia e Storia economica (2)

L'Italia del XV secolo
 (il Quattrocento) 
era una
terra divisa in tanti Stati
diversi, guidata da
Signorie e Repubbliche,
ed è famosa per la
nascita del Rinascimento.
Grazie alla ricchezza delle
corti e dei mercanti,
l'Italia diventa il centro
di una grande rinascita
della cultura, della pittura,
 della scultura e della
letteratura.



Sistemi economici da esplorare

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?


L'Italia del XV secolo, il secolo del crollo dell’Impero Romano d’Oriente e della migrazione degli arbereshe dai Balcani nel Sud Italia ed in Sicilia, almeno quella centrale e quella settentrionale, era ai vertici mondiali della ricchezza. Era probabilmente più ricca, per caput (=pro capite), di quanto non sia mai stata sino alla vigilia della prima guerra mondiale. 


La ricchezza era non solo manifatturiera, commerciale, finanziaria, ma anche agricola. Il tutto si fondava su un diritto commerciale moderno in relazione ai tempi, su raffinate istituzioni finanziarie, su mercati articolati ed efficienti e su una tecnologia d'avanguardia, anche in agricoltura.


In quell’alba della modernità, più storici ci fanno sapere che gli italiani (quelli del centro-nord) seppero - con l'imprenditorialità, con la laboriosità, con lo studio nelle scuole e nelle botteghe - produrre cose che piacquero al mondo. Seppero aggiungere valore alle risorse primarie di cui l'Italia scarseggiava e che si dovevano importare e pagare esportando con successo, da parte di un paese naturalmente trasformatore, per necessità volto ai traffici internazionali e che solo nell'apertura al commercio con l'estero poteva prosperare. 

Quell'esperienza storica socio-economico - con le sue ascese, le cadute, i recuperi - è di speciale rilievo per tutti i paesi che la natura non ha dotato delle risorse primarie più richieste internazionalmente.


Si era all’alba dello Stato moderno che però cominciava a prender forma in Spagna, in Francia, nelle isole britanniche. Gli storici sostengono che lo Stato moderno di vasta dimensione ha giocato un ruolo importante, non solo sul piano militare, civile, istituzionale, culturale ma anche su quello economico. Ha unificato legislazione, amministrazione, pesi e misure, sistema monetario; ha creato mercati e li ha sostenuti con la Marina, con l'Esercito; ha costruito porti, strade, canali; ha favorito il trasferimento delle tecniche.  


E, purtroppo, tutto ciò è in gran parte mancato all'Italia divisa e colonizzata. 


Quale peso ha avuto questa carenza nel declino italiano nei successivi secoli XVII e XVIII? Su queste ed altre circostanze, attinenti l’arretratezza del Meridione rifletteremo.

martedì 4 agosto 2026

Agosto

 Agosto offre l'occasione di rallentare i ritmi abituali, cambiare prospettiva sul tempo libero e riscoprire il valore della quiete. Pure sul blog, per alcuni giorni, ridurremo le pagine, pronti tuttavia a riprendere i ritmi abituali nel giro di pochi giorni.

 Agosto è il tempo in cui si dà spazio ai propri reali bisogni fisici e mentali. Auguriamo ai lettori giornate di distensione e gioia pure con buone letture. Buone letture che contiamo di riportare pure noi sul blog in continuazione e via via sempre più di maggior interesse.

Un libro di ottimismo

Nel saggio del 2026 del
politologo Giovanni Orsina, 
Controrivoluzione. Una storia
politica del nostro tempo
,
il fenomeno del 
populismo
contemporaneo
 viene letto
proprio come una
controrivoluzione.
La "Rivoluzione" globale:
Un processo iniziato negli
anni '70 che ha cercato di
ridurre lo spazio della politica
 a favore dell'economia, del
diritto globale e di una nuova
morale fortemente
individualista.
La reazione populista:
Una ribellione delle masse
contro le élite, nata dalla
rabbia e dalla delusione
verso un sistema globale
che ha finito per dimenticare
i bisogni quotidiani dei cittadini.


All fine prevarrà la democrazia liberale?

Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea e direttore del dipartimento di Scienze politiche della Luiss ha mandato in libreria un saggio: “Controrivoluzione”. Una «storia politica del nostro tempo» che inquadra i movimenti di idee nell’ultimo secolo, e però non rassicurante in quanto all’idea di futuro non da’ nulla di rassicurante. Il punto chiave del libro e’  l‘interrogativo:  Com'è potuto finire, un mondo che sembrava destinato a sempre maggiori conquiste (civili, politiche, economiche, etiche) in mano in gran parte ai populisti di destra e di sinistra?

Preoccupato sul futuro, egli dice: “Sul futuro non ho una risposta. Nel libro scrivo che dobbiamo rallentare i processi trasformativi di questo mondo, cercare di mantenere l’ordine liberale, al quale sono piuttosto affezionato, ma eliminando questa spinta utopica. Accettando la realtà che i diritti possano anche non espandersi all’infinito, e proprio per salvaguardare la libertà».

Per Orsina la politica è anche costruzione di un’identità collettiva, visione del futuro. E una visione collettiva del futuro non può essere ridotta soltanto alla moltiplicazione dei diritti individuali. L’obiettivo dell’autorealizzazione non viene più raggiunto con la politica, ma attraverso la sfera giuridica, con una nuova moralità ugualitaria e universalista, il cosiddetto politicamente corretto, e con l’espansione del mercato. 

È quello tratteggiato un ordine liberale radicalizzato, che crede di avere raggiunto un sistema perfetto, destinato prima o dopo a espandersi in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’90 entrano in scena Clinton e Blair, col loro ottimismo e moralismo. Nel 1999 il giornalista Thomas Friedman ebbe a scrivere “The Lexus and Olive Tree”, e introdusse il concetto di “globalution”, variante politica della globalizzazione economica. Arriva a dire che "in Cina arriverà la libertà di stampa".