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venerdì 31 luglio 2026

Il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

 

14) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.





= = = Fra noi uomini tutti vorremmo
essere i migliori, pochi fra noi puntano
ad essere semplicemente migliori.

 = = = Questa concezione della vita è

raffigurata al meglio dalla piramide,

al cui vertice ognuno anela a collocare

se stesso. 

 = = = Chi vuole essere il migliore possiede 

l’impostazione da sempre dominante, vuole

la supremazia per comandare, riceverne ubidienza

e ossequio, e così godere  della propria potenza.


Scriveva Spinozza: la ricerca degli onori e’ di grande impedimento giacché, per conseguirli, bisogna necessariamente prendere a modello  di vita i più, evitando ciò che tutti gli altri evitano e cercando cio’ che tutti cercano.


 

Le retribuzioni reali in Italia

Le cifre recenti dell'Ufficio
parlamentare di bilancio (UPB)
 
mostrano che 
tra il 1990 e il
2026 le retribuzioni reali lorde
dei dipendenti privati sono
scese del 6,6%, i salari dell'industria
 sono saliti del 16,5% e quelli
del terziario sono calati del 20,9%.




Ufficio parlamentare di bilancio (UPB)
Dal rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sulla grande depressione italiana dei salari, Gian Paolo Patta, ex segretario confederale della Cgil,  sconsolato dichiara: «Questo è il risultato di 36 anni di Seconda Repubblica».  

Vi  è, nell’osservazione di un vecchio autorevole e deluso esponente della sinistra sindacale, l’amara constatazione che le ragioni delle classi lavoratrici fossero meglio garantite nella Prima repubblica. 

È andata veramente così? Le cifre contenute nel rapporto dell’Upb sono purtroppo avvilenti:

=testimoniano da una parte il declino dell’economia italiana nel suo complesso che, crescendo meno delle altre, 

=l’impoverimento relativo di quei posti di lavoro nelle aziende troppo piccole per guadagnare competitività e accrescere il valore aggiunto. Oltre naturalmente al dilagare di forme precarie e sottopagate, in particolare nei servizi. Mentre le retribuzioni reali lorde medie a tempo pieno equivalente dei Paesi Ocse — l’organizzazione di Parigi che riunisce le maggiori economie del mondo — sono aumentate mediamente del 35 per cento tra il 1990 e il 2024, le nostre, uniche, sono addirittura diminuite dell’1,6 per cento.
 I dati Inps, che fotografano più in profondità le varie tipologie di impiego, anche a tempo parziale, sono addirittura peggiori. La caduta delle retribuzioni lorde reali nel settore privato, tra il 1990 e il 2026, è stata del 6,6 per cento. Nella fascia più modesta persino del 40,8 per cento. Il dieci per cento più povero lo è diventato ancora di più. Si è salvato solo il dieci per cento «più ricco». 

Non c’è dubbio che nella Prima repubblica le retribuzioni fossero difese meglio. Ma era un altro mondo, molto diverso da quello attuale. Vi era un potere negoziale dei sindacati e dei partiti maggiore anche per la concentrazione nell’industria della parte più rilevante della forza lavoro. C’era poi la scala mobile che da meccanismo protettivo verso l’inflazione si trasformò però — attraverso la spirale tra prezzi e salari — in un infernale trappola di rigidità. La competitività perduta veniva recuperata, in maniera via via sempre meno efficace, solo grazie alle svalutazioni competitive della lira. 

La globalizzazione ha visto la vittoria dei capitali, più liberi e dunque meno tassabili, rispetto al lavoro, meno libero e più tassabile. La flessibilità delle forme contrattuali ha aiutato le aziende e migliorato l’occupazione a danno dei livelli retributivi. Gli imprenditori si sono cullati troppo a lungo sul tema del costo del lavoro, preoccupandosi molto meno della sua qualità. Ora non trovano profili adeguati al necessario salto tecnologico.

Riflessioni di Economia e Storia economica (1)

 Sistemi economici da esplorare

L’euro (€) è la valuta ufficiale
di 21 Stati membri dell'Unione
europea
, gestita dalla Banca
Centrale Europea
(BCE). È
entrato in vigore il 1°
gennaio 1999 per i conti, 
e il 1° gennaio 2002 come
denaro in contanti.

= = = 
Sul blog puntiamo
nel voler sviluppare
analisi di lungo periodo
sui sistemi economici:
dal feudalesimo
nobiliare al latifondo,
dalla monocultura del
grano, al vino DOC,
dal servilismo
al clientelismo,
etc. etc.




 La circostanza di una moneta unica europea, con la persistenza sul vecchio continente di lingue diverse, storie diverse, intrecci di forze e debolezze diverse tra i paesi europei, ci induce a riflettere sulla “storia economica” del nostro Paese, l’Italia,  che deve, ai nostri giorni, confrontarsi con realtà molto dinamiche sul piano non solo continentale ma anche mondiale. 
 E però intendiamo iniziare la nostra narrazione da lontano, da molto lontano. Siamo certi comunque che dai lettori più affezionati la cosa potrà essere favorevolmente accolta.

 ====

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?

L’economia siciliana del primo e secondo millennio è sempre stata sostanzialmente basata sull’agricoltura, e in particolare sulla pastorizia in una fase iniziale e la monocultura del grano, successivamente, a cominciare dall’alba della modernità. Fino al settecento la voce principale di esportazione era, appunto, il grano seguito dal sale e poi dal settecento lo zolfo. Esportazioni che, più storici sottolineano, non venivano quasi mai curate dai siciliani. Quello del commercio e del mondo degli affari, stando alla totalità degli storici dei secoli passati non ha mai coinvolto gli operatori siciliani, che, invece, hanno, da sempre, mostrato spiccato interesse, anche al costo di sacrifici, per il possesso ed infine per la proprietà della terra. 

  Per un preciso periodo, sul blog, proveremo a tracciare l’assetto socio-economico e quello giuridico della “terra” avvalendoci del supporto di una vastissima bibliografia, di cui daremo conto ai lettori mano mano che di essa ci serviremo. La mappatura e la rilevazione storico-sociale del vivere agricolo (contadino) le faremo decorrere dall’affermarsi del feudalesimo, da prima quindi dell’arrivo degli arbereshe sui territori dell’Isola

 Dal contesto storico medievale, ancora prima -quindi- della vicenda umana di quegli immigrati del XV secolo (che arrivando in Sicilia intesero sottrarsi alla dominazione turco-ottomana), svilupperemo il procedere del regime giuridico feudale e poi, in successione, sottolineeremo l’affermarsi della lenta disgregazione feudale in parallelo ai demani; quel tutto che capiterà già all’alba della contemporaneità a favore della diffusione della proprietà privata. 

 Stiamo, sostanzialmente immaginando di passare in rassegna sul blog cinque secoli di Storia, di grande interesse, tutta incentrata sugli istituti giuridici, in ottica storica e sociale dei distinti periodi, dal feudalesimo, passando per il latifondismo e poi alla proprietà privata della terra. Intendiamo soffermarci  e riflettere su ciò che ogni epoca storica ha implicato sul vivere sociale e comunitario locale e, più estesamente, sul vivere siciliano.

 Si tratterà’, in buona sostanza, di fotografare e far rivivere  cinque/sei secoli di evoluzione socio-economica delle popolazioni dell’Isola, attraverso cui passare in rassegna i modelli comportamentali umani nella gestione della terra, che poi nel loro procedere portarono al superamento del feudalesimo prima e poi del latifondismo. Contiamo, in conclusione, di pervenire a quella che fu definita la Riforma agraria degli anni cinquanta del Novecento. 

   Concludendo, ci proponiamo in altri termini,  di tratteggiare il vivere locale, della comunità contessiota, dalla fondazione, in periodo feudale, alla ricostruzione post sisma 1968 che vede i giovani muniti di plurimi diplomi di laurea emigrare e la pubblica amministrazione assente o muta sulle problematiche che stanno dietro al calo demografico delle aree interne all’Isola.

  Altre informazioni guida contiamo di doverle al lettore via via che le trattazioni lo esigeranno. 

(Segue)

giovedì 30 luglio 2026

Da granaio dell’Impero a …


La Sicilia è passata dall'essere il
"granaio" di Roma e d'Europa a una
regione che non copre nemmeno
il proprio fabbisogno a causa di costi
di produzione alti, concorrenza
estera a basso prezzo e crisi climatica.
Chi si dedica allo studio della Storia economica siciliana, scandita nei vari secoli e pure millenni, coglie che sempre (fino a meno di un secolo fa) apprende che qui, nei campi dell’Isola, è stata dominante per secoli e millenni la monocoltura del grano: prima l’Isola e’ stata il  “granaio di Roma”, poi il “granaio dei Goti” e, adesso, e’ dato leggere, che la nostra e’ una regione importatrice di grano russo e di farine Usa.

 L'agricoltura cerealicola siciliana resta ancora oggi quella di tipo estensiva di sempre, pur ricca di biodiversità e legata al recupero dei grani antichi, sconta tuttavia, ed ovviamente, rese per ettaro inferiori rispetto ai mercati esteri del Nord Europa o del Mar Nero.

  Forse sarebbe tempo per i politici italiani di fare i governanti delle esigenze emergenti piuttosto che inseguire i presunti consensi inseguendo le feste di paese e di quartiere. Ma forse è chiedere troppo.

Il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

 

13) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.



= = = Viviamo secondo un modello  di sviluppo,

che adora gli oggetti, non la lettura, la cultura, 

la partecipazione sociale e politica.

= =  = Serve riscoprire le nostre radici che affondano

           nella cultura classica e nella tradizione cristiana.

= = = Solo colui che non cerca più di vincere 

e di prevalere, ma recupera il senso profondo 

dell’essere forte, saggio e temperante, può infine 

essere giusto, e fiorire in armonia.


 

Concezione della vita di un condannato a morte

 

Pavel A. Florenskij (1882-1937) è stato un filosofo e teologo, scienziato e sacerdote ortodosso della Chiesa russa, fucilato nel 1937 dopo anni di confino. È considerato uno dei maggiori pensatori del XX secolo ed è autore di centinaia di titoli tra saggi, studi scientifici, recensioni, lettere e scritti autobiografici ancora in corso di pubblicazione in molti Paesi del mondo. Tra i volumi apparsi in Italia, si ricordano in particolare La colonna e il fondamento della verità (Rusconi, 1974; San Paolo, 2010), Le porte regali (Adelphi, 1977), Lo spazio e il tempo nell'arte (Adelphi, 1995), Non dimenticatemi (Mondadori, 2000). Ai miei figli (Mondadori, 2003), Il concetto di Chiesa nella Sacra Scrittura (San Paolo, 2008).

In una lettera dal gulag risalente al 2 giugno del 1935, indirizzata alla moglie Anna, Florenskij raccontava di un passato che non è passato, e che piuttosto riemerge in virtù di determinate circostanze, rivelandosi definitivamente come un eterno presente. Poche settimane prima, il 12 aprile, si diceva, sicuro del fatto che "tutto passa, ma tutto rimane". Così spiegava:


Questa è la mia sensazione più profonda:

 che niente si perde completamente, 

niente svanisce, ma si conserva in qualche 

modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, 

anche se noi cessiamo di percepirlo. 

Così pure le grandi imprese, anche se 

tutti le avessero dimenticate, in qualche 

maniera rimangono e danno i loro frutti. 


Perciò, se anche ci dispiace per il passato, 

abbiamo però la viva sensazione della sua eternità. 

Al passato non abbiamo detto addio per sempre, ma solo per breve tempo.

Mi sembra che tutti gli uomini, di qualunque 

convinzione siano, nel profondo dell'anima 

abbiano in realtà questa stessa impressione. 

Senza questo, la vita diventerebbe insensata e vuota.

mercoledì 29 luglio 2026

Parole frequenti sui media

 

Sigfrido Ranucci è un noto 
giornalista d'inchiesta,
autore e conduttore
televisivo italiano
, celebre
soprattutto per essere alla
 guida del programma 
Report
 su Rai 3.



report

È la trasmissione Rai di inchieste giornalistiche condotta dal 1994 al 2016 da Milena Gabanelli e dal 2017 da Sigfrido Ranucci. Gli autori sono giornalisti freelance che autoproducono le proprie inchieste (cioè le realizzano e montano con mezzi e a spese propri) e le vendono alla Rai senza l’intermediazione di società esterne.

Nell'ottobre del 2025, un ordigno ha distrutto le auto della famiglia di Ranucci a Pomezia. L'inchiesta della Procura di Roma ha portato, a fine giugno 2026, all'arresto di quattro persone legate alla criminalità campana con l'aggravante del metodo mafioso

In via cautelativa, i vertici Rai hanno sospeso la messa in onda delle repliche estive del programma per fare chiarezza sulla vicenda. La decisione ha sollevato forti proteste da parte dei sindacati dei giornalisti e dei partiti di opposizione, che hanno parlato di censura.

L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

   

12) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.




Una celebre frase tratta dal Testamento 
di Heiligenstadtuna lettera scritta da 
Ludwig van Beethoven nell'ottobre 
del 1802 e indirizzata ai suoi fratelli, 
riporta:
Raccomandate ai vostri figli di essere 
virtuosi;  perché  soltanto la virtù può 
rendere felici, non certo il denaro. 
Parlo per esperienza.