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venerdì 1 maggio 2026

Portella delle Ginestre

 

La strage di Portella
della Ginestra
 
avvenne il 1° maggio
1947 a Piana degli
Albanesi (PA), dove la
banda di Salvatore
Giuliano aprì il fuoco
su oltre 2000 contadini
che festeggiavano la
Festa del Lavoro e la
vittoria politica delle
sinistre, causando 11
morti e oltre 30 feriti.
È un evento centrale
del dopoguerra, spesso
considerato il primo mistero
italiano con possibili
mandanti mafiosi e politici.






Era il primo maggio 1947, la banda di Salvatore Giuliano, un bandito che era stato legato al movimento separatista siciliano, attacca una manifestazione di lavoratori riuniti per festeggiare il primo maggio:  si contano dodici morti e una trentina di feriti, tra cui tre bambini, e il ferimento di oltre trenta persone. L’episodio che porta inequivocabilmente il segno della mafia, suscita viva impressione in tutta Italia. Per il giorno seguente la CGIL  indice uno sciopero generale di protesta, a cui non aderisce la corrente democristiana, la quale considera la dimostrazione un’ingerenza nella sfera della politica che esula dai compiti di un’organizzazione sindacale.

Fu uno dei primi e più gravi eccidi nell'Italia repubblicana, considerato un momento chiave della "strategia della tensione”. Si susseguiranno uno dopo l’altro gli attentati stragisti di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna, del Treno Italicus, dell’aereo di Ustica ecc.

Nel processo che è seguito dinnanzi alla Corte di Assise sono comparsi i presunti esecutori materiali (i banditi di Salvatore Giuliano), ma questi non sono stati accompagnati dai mandanti, da coloro che che quella strage concepirono e disposero. Su quella vicenda, come su altre accadute in quel secondo dopo-guerra, giustizia non è stata fatta.

Festa dei Lavoratori

Dice l’Istat che tra il 2021 e il 2024,
il Mezzogiorno ha vissuto un boom
occupazionale grazie ai fondi del
PNRR, con una crescita del PIL
prevista (+0,7% nel 2025)
. Tuttavia,
persiste la 
"fuga dei cervelli",
con 175mila giovani emigrati e
24mila laureati in meno nel 2024, a
causa di salari bassi e lavoro povero.

La disoccupazione giovanile
(15-24 anni) resta elevata, attorno
al 18,5-19%. Molti giovani
percepiscono la mancanza di
meritocrazia come causa
principale della partenza verso
il Nord e i paesi UE.



 La società dei talenti è davvero un obiettivo impossibile?

Se lo chiedono in molti, a partire dai nostri giovani e dalle loro famiglie. Il quadro complessivo del lavoro per i giovani italiani, per quelli del Meridione in particolare, non è rassicurante e la cultura prevalente, ossia il giudizio dei documenti socio-economici pubblici o delle Istituzioni-Osservatori privati mostra, nella percezione e narrazione del lavoro, segnali di cedimento, rassegnazione, pessimismo. Destino dei giovani meridionali pare sia quello di emigrare e di essere accolti dalle istituzioni culturali e imprenditoriali straniere.

Eppure, se analizziamo in profondità i problemi, e ripensiamo alle vicende del recente e del passato che hanno coinvolto i nostri nonni e i nostri padri, c'è ancora spazio per un sano e motivato ottimismo. Una società dei talenti, e dei giovani formati,  è possibile già subito, senza cadere nei rinfacci e nei piagnistei. Basta ripartire dalle fondamenta che non sono certo le (pur importanti) riforme del mercato del lavoro, ma, prima di ogni altra cosa, le sedi dell'educazione e della formazione che devono puntare sui nostri giovani con moduli aperti verso il mondo del lavoro.

Sono la scuola e la famiglia le principali pietre angolari su cui ancora oggi, come forse da sempre, costruire la società dei talenti che siano da subito accolti dal mondo del lavoro.

 Il vero antidoto alla precarietà e alla rassegnazione, all’emigrazione, non è certo il formalismo giuridico, tanto meno quello che passa attraverso il mitico contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nei moderni mercati l'unica strada per sopravvivere è sopratutto quella del continuo apprendimento e dell'incessante crescita umana e professionale, su cui tuttavia l'Italia non ha sino ad ora maturato un sufficiente patrimonio di esperienze e buone prassi.


Adeguati percorsi di istruzione e formazione assicurano la qualità del capitale umano sul piano delle competenze, delle attitudini e delle motivazioni  etiche, ideali e culturali.

Noi di Contessa Entellina, ne’ in piazza, ne’ all’interno delle istituzioni, abbiamo aperto veri dibattiti, non formalistici, sulla prospettiva da offrire ai nostri giovani che conseguono i titoli di studio. Siamo fermi ai lavori alla forestale, sicuramente da incentivare, e continuiamo nell’attesa di una qualche legge (ormai improbabile) del tipo occupazione giovanile da inserire nella Pubblica Amministrazione. 

Da noi serve la guida per l’inserimento nella vita attiva, e bisogna rifuggire dalle discussioni e chiacchiere del passato. Serve, fra altre, che la formazione sia sempre finalizzata da subito al fine che deve già essere noto e pronto (transizione scuola lavoro).

(Segue)





Élite politico-civiche di ieri, élite di oggi 2)

Padri costituenti hanno
 inserito, nel Primo articolo
della Costituzione, 
quel
“fondata sul lavoro”
 
come a volerci dire 
di
non dimenticare mai
 
la 
funzione sociale,
 etica, morale ed economica
 
che riveste 
la parola
 “lavoro
, oramai quasi
passata in secondo piano
.



La competenza vale ?

Da qualche parte ho letto, e mi è  rimasta impressa, una discussione dei primi anni cinquanta del Novecento fra un noto giornalista dell’epoca e il principe di Lampedusa e duca di Palma Giuseppe Tomasi. Il giornalista, forse in maniera insistente, chiedeva “Ma che cosa fate nella vita?”. Il principe, futuro autore del Gattopardo, e uomo di vasta cultura rispose: Sono principe. Con quella risposta da uomo libero egli intese dire che egli non era homo faber, ossia a lui non si addiceva l’etica del lavoro e quella convinzione connessa al lavoro secondo cui le persone possano cambiare le cose che non funzionano attraverso il proprio impegno lavorativo.

Ai nostri giorni, di contro, alla domanda “chi sei?” Si è sostituita, senza che forse ci siamo resi conto, la domanda “che cosa fai?”.

Ci piace, come abitualmente facciamo sul blog, per qualche tempo, dedicare spazio alla società dei nostri giorni, l’età della professione, per cogliere quel qualcosa che forse abbiamo perduto in dignità rispetto ai nostri bisnonni, e forse pure rispetto ai nostri genitori.

Dignità eparola che i romani usavano col significato di nobilitas; storicamente nobilitas significava anche  fusione tra patriziato e plebe ricca (equites) a partire dal IV secolo a.C.. Definiva le famiglie con antenati consoli o magistrati curuli, unendo prestigio di sangue, ricchezza e potere politico, differenziandosi dai patres (vecchia aristocrazia) e dagli homines novi.

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Più dettagliatamente intendiamo cogliere su queste pagine quanto lungo e’ stato il cammino dell’umanità verso la democrazia e quanto essa non sia mai -effettivamente- mai stata messa al sicuro, in nessun Paese,  nemmeno negli USA e nemmeno in altri posti, se noi uomini normalissimi non sappiamo vegliare e salvaguardare la dignità che ci deriva nella società per l’essere ciascuno lavoratore in qualsiasi comparto.  L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, come stabilito dall'Articolo 1 della Costituzione italiana. Il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza, ma è considerato il criterio di cittadinanza, partecipazione attiva alla costruzione della società e fondamento della dignità umana.

giovedì 30 aprile 2026

L’uomo, la società degli uomini (4)

 La cultura caratterizza


La cultura caratterizza 
l'identità di un gruppo umano,
distinguendolo dagli altri
attraverso un insieme
condiviso di conoscenze,
credenze, arte, morale, leggi,
costumi e abitudini acquisite
.
Essa agisce come un sistema
operativo appreso e dinamico
che guida il pensiero
e il comportamento,
permettendo
 l'adattamento all'ambiente.

La cultura plasma il modo in
cui le persone percepiscono
la realtà, si relazionano e
agiscono, costituendo il
 "patrimonio" materiale e
immateriale di una
società.




Il mondo, visto sotto l’ottica culturale, e’ veramente vasto, grande, esteso dal Pacifico all’Atlantico. Sono stati i paesi occidentali, dai portoghesi agli spagnoli fino agli inglesi, dal XV secoli in poi ad avventurarsi in un nuovo mondo ed hanno ricominciato a raccordare le tante “idee” diffuse nel pianeta che fino ad allora apparivano separate e contrapposte. Da quel XV secolo le tante idee e visioni di vita e del mondo iniziarono ad essere organizzare in civiltà.E qualche problema per l’umanità cominciò a sorgere.

 Ponendo attenzione a quanto emerge all’attenzione di noi occidentali, in quel XV secolo va corretta la convinzione di noi occidentali che la civilta’ sia sorta nel bacino mediterraneo al seguito della storia greco-romana e che, in seguito, si sia riaffermata in quest’area del pianeta nel XV secolo col Rinascimento. 

 Gli studiosi dei nostri giorni puntano a mettere in risalto e a ricostruire la sussistenza di relazioni umane da sempre esistite, sin dall’età del bronzo e fino all’età delle esplorazioni che lungo i secoli si incontravano e poi si allontanavano. Da quegli incontri, connessioni umane, avvenivano cambiamenti storici. 

 Sennonché sui libri di Storia, di noi occidentali, si e’ cominciato ad usare il termine “civiltà “, e da quell’uso sono iniziate le tante fratture fra quelli che sono sempre stati e continuano ad essere gli esseri umani.

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 (Avremo modo e tempo di meglio cogliere….)



La Repubblica fondata sul lavoro (10)

I cittadini consapevoli
comprendono che la
democrazia non è solo
il governo della
maggioranza, ma un
sistema basato su 
pesi
e contrappesi
 (checks
and balances
) per
garantire il rispetto dei
diritti fondamentali e
limitare il potere.
Questo equilibrio,
centrale nella 
Costituzione
italiana
 e in altre
democrazie, impedisce
derive autoritarie.




Conti che non tornano

Proviamo ad essere cittadini consapevoli

 L’Istituto di statistica italiano e quello europeo, hanno entrambi confermato quanto verosimilmente in tanti già’ avevano presagito: nel 2025 il rapporto tra il disavanzo e il prodotto interno lordo italiani si è attestato al 3,1%. Un dato, quel 0,1% in più, che pone l'Italia sopra la soglia massima del 3% di deficit annuale ammessa dall'Unione europea per evitare di incappare in restrizioni finanziari nell'area dell'euro.

  Il dato negativo  ci impedirà di uscire quest’anno dalla procedura d’infrazione europea, che impone tra le altre cose limiti alla spesa pubblica (siamo in compagnia di altri 9 Stati Ue). 

  Il dato negativo, in verità oltre ai limiti imposti dall’Unione Europea costringe il nostro Paese anche a dover fare i conti con una situazione dell’assetto complessiva dell'economia peggiore di quella sperata e prevista. L’Europa ci ha messo il termometro, ma la realtà anomala è tutta nostra, degli italiani.

  Il rientro dalla procedura è probabilmente rinviato all’anno prossimo, ma la premier Meloni prova a parare il colpo e rivendica l’impegno nel controllo della spesa pubblica. Dai giornali cogliamo questa sua dichiarazione: «Il governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022 abbiamo trovato un rapporto deficit-Pil dell’8,1%, lo abbiamo portato al 3,1. Un dato inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati». E’ chiaro il rammarico per avere mancato, sia pure di poco, l’obiettivo che avrebbe consentito la mobilitazione di maggiori risorse per il 2026, «rammarico» per la mancata uscita dalla procedura, ed essa  torna a prendersela con il Superbonus, anche perché quest’anno sono stati contabilizzati molti ritardati pagamenti dei benefici legati all’edilizia. 

  Al di là delle conseguenze lamentate dalla  Meloni, esiste in verità un pesante impatto inflazionistico che colgono e subiscono le famiglie il cui reddito da lavoro ha perso potere d’acquisto.

= = =

  Sul blog, contiamo di inserire in prosieguo, delle brevi riflessioni sul funzionamento dei sistemi socio-economici occidentali. Di fatto nessun provvedimento governativo è mai neutro. Può favorire spezzoni di società, favorire comparti economici,  beneficiare comparti sociali sfavoriti, socialmente svantaggiati e, inevitabilmente non incentivare altri comparti sociali. In tutto ciò ha rilevanza la sostanza politica di chi guida le sorti di una comunità, di un Paese, di una Unione di paesi. Destra politica e Sinistra politica hanno obiettivi sociali e politici diversi. E’ importante che da cittadini ci impegniamo a seguire sempre più da vicino possibile il procedere della realtà politica. Da lavoratori e’ imprescindibile, se si vuole intendere ragione del potere di acquisto dei salari in discesa seguire gli indirizzi delle OO.SS., ad essi compete il infatti il ruolo da protagonisti nel contesto pluralistico del sistema sociale, economico e politico.

 Il blog proverà a tratteggiare aspetti del vivere nella realtà di un Paese democratico. Se comprendiamo le regole sarà spontaneo cogliere e apprezzare il ruolo dei partiti politici, dei sindacati, delle associazioni culturali, delle istituzioni, … del vivere in un contesto dove valgono i pesi e i contrappesi, dove si apprezza la democrazia.

 

A chi fa paura la sociologia?

 Che succede in paesi che sapevamo democratici?
La paura della sociologia nasce
spesso dalla sua capacità di 
mettere a nudo i costrutti
sociali
, sfidando le visioni del
mondo consolidate, le credenze
personali e le strutture di potere
.
In ambito accademico, talvolta c'è
diffidenza verso approcci innovativi
come i 
cultural studies, preferendo
la tradizione, mentre in ambito
politico la paura è legata all'uso
dei dati per analizzare le dinamiche
 del consenso.

La sociologia sfida le visioni del
 mondo consolidate e le norme
sociali, mettendo a disagio chi
preferisce non analizzare
criticamente le proprie esperienze
di vita.

La sociologia usa i dati per
analizzare il consenso, il potere
e i mutamenti sociali, il che può
spaventare chi basa il proprio
potere su narrazioni non verificate
o sul mantenimento dello 
status quo









Non è la prima volta che la sociologia, scienza scomoda, finisce nel mirino dei governi.

 I nazisti soppressero, a loro tempo,  l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, costringendo docenti come Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse a migrare oltreoceano nel 1934. Analoga sorte tocco’ in Unione Sovietica durante lo stalinismo, e nella Cina maoista la sociologia fu abolita dagli insegnamenti nel 1952. In Brasile, durante la dittatura militare, non ebbe vita facile, mentre l’Argentina di Jorge Rafael Videla, negli anni Settanta, si liberò delle scienze sociali considerate sovversive. 

Ai nostri giorni sono gli Usa a percorrere la storia in senso inverso, cancellando la sociologia dalle materie obbligatorie nelle università. Avviene in Florida per decisione del governatore repubblicano Ron DeSantis e di Raymond Rodrigues, responsabile del sistema universitario statale. 

Lo scorso anno Trump ha minacciato di tagliare i fondi pubblici della ricerca a Harvard, ed ha revocato  il permesso di accogliere studenti stranieri. Mai prima d’ora un’amministrazione si era permessa d’infrangere l’autonomia accademica nei percorsi di studio. Pratica abituale nei  regimi autocratici

«Da oltre un secolo i sociologi sanno che le questioni relative all’etnia, al genere, alla povertà e alla classe sociale — afferma David L. Altheide, professore emerito di Sociologia all’Università dell’Arizona e autore di Gonzo Governance (Routledge) — sono insite nell’ordine istituzionale e non possono essere affrontate adeguatamente senza apportare cambiamenti alle istituzioni. Questa consapevolezza rappresenta una minaccia per qualsiasi autocrate». 

  In tempi oscuri, quando il clima democratico si appanna in qualsiasi parte del pianeta,  la sociologia è la prima a subire la censura. Scienza moderna che avrebbe dovuto sostituire la filosofia nel comprendere e indirizzare l’umanità, la sociologia era nata per fare ordine nella società. Osservatrice imparziale (puramente oggettiva, per Max Weber) ma forse per questo poco incline ai compromessi. Intesa a denunciare la verità, quindi rivoluzionaria.

mercoledì 29 aprile 2026

Il caso del giorno

 

Continua a fare rumore il caso Nicole Minetti. E verosimilmente continuerà a farlo ancora per più tempo.

Stando ai giornali il Governo vorrebbe uscirne al più presto e semplifica il tutto in pochi e apparentemente semplici passaggi: 
===Nel caso in cui dovesse stabilirsi che la domanda di grazia si regge su dati non veritieri, la Procura generale di Milano potrebbe modificare il proprio parere iniziale. Al termine degli approfondimenti richiesti dal Quirinale, verrebbe trasmesso un nuovo parere al ministero della Giustizia e poi al Colle, a cui spetterà la decisione di una ipotetica revoca della grazia.
 L’annullamento avrebbe effetto retroattivo: l’atto di grazia viene considerato come mai esistito (invalidità dell’atto) e l’ordine di carcerazione viene ripristinato dal magistrato di sorveglianza.
Negli ambienti governativi si punta a sottolineare che il Guardasigilli non ha responsabilità, e dunque il governo è estraneo alla bufera; le indagini che hanno portato all’istanza di grazia sono state svolte e certificate dalla Procura generale di Milano, l’atto di clemenza è stato firmato dal capo dello Stato, con il parere favorevole (di prassi) del ministro della Giustizia. E così dopo il faccia a faccia di un’ora — iniziato alle 13 — tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano, Giorgia Meloni in conferenza stampa tende a ritenere ordinaria amministrazione tutto quanto e’ racchiuso nel caso “Minetti”.

La premier su ulteriori accertamenti, ma sostiene di non notare «qualcosa di errato, di particolare, di strano o di curioso» in quel fascicolo. Dal suo punto di vista sono state seguite «regole e procedure». Se falsità ci sono nel fascicolo non spettava a Nordio scoprirle: «Non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il ministero si avvale della magistratura» e Nordio «non poteva sapere qualcosa che non sapeva la pg». Dunque, e’ la conclusione di Meloni, colpa della magistratura? «No, è colpa di Nordio, come sempre», sbotta Meloni che evita di rispondere alla domanda sull’opportunità di dare la grazia all’ex igienista dentale, condannata per favoreggiamento della prostituzione. «Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica. Poi se davanti a un bicchiere di vino mi chiede che ne penso, glielo dico».
E’ chiaro che la vicenda ha risvolti tecnico-giuridici molto più rilevanti e sul blog contiamo di seguirli.

Il lungo cammino della civiltà (1)

Grandi figure del Novecento
repubblicano italiano che hanno
guidato la transizione dal
fascismo alla democrazia, 
definendo l’assetto
 istituzionale, sono stati:
Alcide De Gasperi, Pietro
Nenni ed altri.
  Brevi bagliori di cultura storica

Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

# # # # # 


Il lungo cammino della civiltà 

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

1) Il nostro modo di pensare, quello che oggi definiamo alla occidentale, origina dagli antichi greci e dai romani. Ricordiamoci però che greci e romani attinsero idee e visioni di vita, sia pure riadattandole, dai codici di leggi e letteratura della Mesopotamia, dalla scultura dell’Egitto, dai sistemi idraulici dell’Assiria, e dall’alfabeto Medio Orientale.

E però ne’ i greci ne’ i romani oggi condividerebbero con noi quelli che definiamo valori occidentali odierni. La democrazia greca era riservata solamente agli uomini, le donne non avevano diritto di parola in pubblico e (in pubblico) dovevano portare sciarpe e veli. I romani, da parte loro, gestivano i mercati degli schiavi e assistevano alle esecuzioni capitali per divertimento.



Parole frequenti sui media

Lo scostamento di
bilancio
 è lo strumento
con cui il Governo
chiede al Parlamento
l'autorizzazione a
indebitarsi più di
quanto
precedentemente
pianificato.


scostamento di bilancio

È l’autorizzazione che il governo deve richiedere al Parlamento per aumentare l’indebitamento pubblico rispetto agli obiettivi stabiliti nel Def o nella manovra. La premier Giorgia Meloni non lo ha escluso, dopo il mancato raggiungimento del 3% nel rapporto deficit-Pil.

 Lo scostamento indica l'azione di allontanare o il risultato di tale azione, definendo la differenza, il divario o la distanza tra due valori o posizioni. In ambito economico, rappresenta la differenza tra risultati effettivi e pianificati (budget), mentre in statistica indica la dispersione dei dati.

 Per lo scostamento di bilancio il governo richiede di ricorrere all’indebitamento per finanziare alcune misure. Deve essere giustificato da eventi di eccezionale gravità ed autorizzato dal parlamento a maggioranza assoluta

Parole frequenti sui media

 
L’accisa è un'imposta indiretta 
applicata sulla produzione o sul
consumo di specifiche categorie di
prodotti
, come carburanti, alcolici,
tabacchi ed energia elettrica. A
differenza dell'IVA, che si calcola in
percentuale sul valore del bene,
l'accisa è un 
importo fisso 
determinato in base alla quantità del
prodotto (ad esempio, un tot per
litro o per kilowattora).






Accise

Le accise sono imposte applicate su prodotti considerati strategici, come carburanti, energia, alcolici e tabacchi. Non seguono l’andamento dei prezzi: sono tasse fisse, calcolate sulla quantità, e finiscono direttamente nel costo finale pagato dal consumatore. In Italia rappresentano una voce storica del gettito pubblico, nate spesso per far fronte a emergenze e poi rimaste come entrata stabile. È anche per questo che il loro peso sui carburanti torna ciclicamente al centro del dibattito.

martedì 28 aprile 2026

Il caso del giorno

 Il caso esplode nuovamente a causa di presunte irregolarità e falsità nelle motivazioni che hanno portato alla concessione della grazia.

Al centro del sospetto c'è il
racconto relativo all'adozione
di un bambino in Uruguay.
Secondo alcune ricostruzioni,
Minetti avrebbe dichiarato
che il figlio necessitava di
cure mediche urgenti in Italia,
ma emergono dubbi sulla
regolarità dell'adozione e
sulla reale necessità
degli interventi medici.







La grazia concessa a Nicole Minetti raggiunge l’acme: le opposizioni passano all’attacco del governo Meloni.

Debora  Serracchiani (Pd) chiede le dimissioni di Carlo Nordio, ministro della giustizia e Matteo Renzi quelle di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio. Quale l’accusa al governo? l’aver girato al Quirinale un’istruttoria carente, sull’ex igienista dentale e reclutatrice di ragazze per Silvio Berlusconi condannata a complessivi 3 anni e 11 mesi per induzione alla prostituzione e peculato nei processi Ruby bis e Rimborsopoli. E, in conseguenza di quell’istruttoria carente, graziata dal presidente Mattarella.

Il ministro di Grazia e Giustizia, Nordio, replica: «agli atti della procedura» non vi è nessuna «anomalia». Il fascicolo fu istruito quando era ancora capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Quella valutazione, sottolinea Nordio, ha avuto il «parere favorevole» della procura generale e della direzione del ministero competente (Direzione Affari Giustizia). Il parere del ministero, specifica, è stato «conseguente». La Procura Generale della Corte d’Appello di Milano, dice “La procura generale agisce su delega del ministero. Quando arriverà si adopererà per fare gli accertamenti necessari”. In procura generale si spiega che già «in precedenza erano stati svolti gli accertamenti normalmente richiesti in casi analoghi. Accertamenti, però, che non comprendevano indagini all’estero». In buona sostanza la Procura generale di Milano non era delegata a indagare fuori dall’Italia. 

Ora però, a fronte di due versioni inconciliabili, occorre capire dove sia la verità.

Dai giornali apprendiamo: Il bambino, uruguaiano, ha sofferto sì di una grave patologia che ha richiesto costose cure, ma non è orfano. Né è mai stato abbandonato dai genitori naturali. Anzi, dagli atti del Tribunale di Maldonado in Uruguay, consultati da Il Fatto Quotidiano, risulterebbe che Minetti ha fatto causa alla mamma e al papà biologici del bambino per togliere loro la potestà. Tanto da rendere il piccolo a tutti gli effetti un figlio conteso a suon di carte bollate fino alla definitiva assegnazione alla nuova madre nel febbraio 2023. L’intera procedura di adozione si sarebbe inoltre snodata su un percorso poco chiaro.

L’Italia, l’austerità e il debito pubblico


Il nuovo 
Patto di Stabilità
e Crescita
 (PSC) 2024
 
impone
vincoli più stringenti dal
2025-2027,
con un piano di rientro dal
deficit (atteso al 3,1% nel
2025,
poi calo) e riduzione del debito,
 minacciando di limitare gli
investimenti pubblici in Italia e
imporre tagli strutturali o nuove
tasse.


Sebbene il nuovo patto offra
percorsi più personalizzati, le
regole rimangono focalizzate
sul controllo della spesa
primaria netta, limitando la
spesa pubblica nazionale.









Dal 2025 le regole di contabilità pubblica che i Paesi europei devono soddisfare, in ossequio al patto di Stabilità prevedono questa disciplina:

== a  contare non è il deficit, cioè la differenza fra spese ed entrate fiscali, ma ad essere sotto osservazione è la spesa complessiva;

== ciascun Paese dell’Unione si impegna ad un sentiero di spesa, e su questo verrà valutato.

== se a causa della recessione economica, le entrate calino e il deficit quindi aumenti, si valuta: se quel deficit è solo colpa della recessione che ha ridotto le entrate e tuttavia le spese sono rimaste sulla traiettoria prevista, non c’è alcuna infrazione e quel deficit non deve essere corretto. 

== se invece è cresciuta la spesa pubblica più della previsione di bilancio, il Paese, in questo caso l’Italia, è tenuto a ridurla: non immediatamente, come accadeva in passato, ma nell’arco di alcuni anni.

== Nello scorso anno il deficit (3,1 anziché 3 per cento) è conseguito da un aumento delle spese, ma -attenzione- non spese del 2025, bensì spese di anni precedenti, contabilizzate solo nel 2025: e si tratta per lo più di ritardati pagamenti di superbonus edilizi. 

==Non trattandosi di alcun aumento imprevisto delle spese, quel deficit, che scomparirà l’anno prossimo, non deve essere tagliato dalle regole del Patto di Stabilità.

E’ chiaro che si tratta di questioni contabili, non economiche, e in quanto tali non influiscono sul corso del sistema economico.

Scienza: osservare l’Universo (2)

La filosofia è scritta in questo
grandissimo libro che
continuamente

ci sta aperto innanzi agli occhi
(io dico l’Universo), ma non
si può intendere se prima non
s’impara  a intendere la lingua
e conoscer i caratteri ne’ quali
e’ scritto.
Galileo Galilei




L’astronomia

La missione Artemis II ha segnato un momento storico in quest’aprile 2026, riportando esseri umani attorno alla Luna per la prima volta dopo oltre 50 anni. L'equipaggio di quattro astronauti (tre americani e un canadese) ha completato con successo un sorvolo lunare di circa 10 giorni a bordo della capsula Orion, ammarando nel Pacifico il 10 aprile 2026.

ScopoLa Luna è il campo di addestramento finale per testare tecnologie, habitat e sistemi di supporto vitale necessari per il futuro viaggio umano su Marte. In buona sostanza la finalità scientifica principale del programma Artemis è di stabilire una presenza umana sostenibile e duratura sulla Luna, utilizzandola in prospettiva come piattaforma di test per tecnologie, procedure e indagini biologiche fondamentali per il futuro sbarco umano su Marte. La Luna funge -appunto- da "trampolino" per imparare a vivere e lavorare nello spazio profondo, mitigando i rischi per le future missioni marziane.

Obiettivi:

 1) Esplorare il polo sud lunare per individuare ghiaccio d'acqua da convertire in acqua potabile, ossigeno e carburante (idrogeno/ossigeno) per i razzi, testando l'utilizzo delle risorse in situ (ISRU).

 2) Studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti e della microgravità sul corpo umano (sistema immunitario, cardiovascolare) oltre la protezione della fascia di Van Allen, essenziale per i lunghi viaggi verso Marte.

 3) Analisi dei crateri e dei campioni del polo sud, che custodiscono informazioni sul primo miliardo di anni del sistema solare, utile per capire la formazione planetaria.

In parole facili ed intuitive: la missione Artemis punta a trasformare la Luna in un "laboratorio" per testare le tecnologie necessarie a rendere l'uomo una specie multiplanetaria in vista di una missione da venire in direzione di Marte.

Parole frequenti sui media

Il Powers Act (ufficialmente 
noto come 
War Powers
Resolution
 del 1973) è una legge 
federale degli Stati Uniti 
pensata per limitare il potere del 
Presidente di impegnare le 
forze armate in conflitti armati 
all'estero senza il consenso del 
Congresso.


Powers Act 

La legge americana del 1973 stabilisce che il presidente Usa deve notificare il Congresso entro 48 ore dall’invio di truppe fuori dal territorio nazionale  e che non può mantenerle impegnate per più di 60 giorni senza un’approvazione formale dal Congresso, più eventuali altri 30 giorni ma per il ritiro.

A partire da aprile 2026, il War Powers Act è al centro di un intenso dibattito politico a causa del coinvolgimento militare degli Stati Uniti in un conflitto contro l'Iran (iniziato il 28 febbraio 2026.

Il termine di 60 giorni per le operazioni non autorizzate in Iran scade ufficialmente il 1° maggio 2026 (alcune fonti citano il 29 aprile come data limite di 60 giorni dall'inizio dei raid).

Gli iraniani, a prescindere dai vincoli giuridici di Trump, hanno comunque capito che il tempo gioca a loro favore e si sono attrezzati per gestire una lunga partita. Lo si capisce da come stanno conducendo la trattativa, indugiando su ogni minimo dettaglio e cercando di rimandare il confronto sulle questioni chiave, come il nucleare.



lunedì 27 aprile 2026

L’uomo, la società degli uomini (3)

La cultura caratterizza

L'evoluzione dell'umanità,
dalle prime testimonianze
simboliche nelle caverne
fino alla conquista
dello spazio, rappresenta
un viaggio unico di ingegno,
adattamento e curiosità.
Questo percorso può
essere riassunto
attraverso alcune
tappe fondamentali che
sul blog contiamo di 
percorrere.




Pare che la nostra civiltà, il nostro vivere in questa parte di mondo, in Occidente, sia un’immensa tessitura di più caratteristiche provenienti da varie culture e vari popoli: 

-il diritto romano, 

-l’assetto socio-economico più o meno individualistico 

- la religiosità diffusasi duemila anni fa dalla Palestina etc. etc.

 Secondo alcuni studiosi però a voler cercare la tessitura dei filoni originari (sin dalle origini dell’uomo) non è cosa facile. Si sarebbe, come forse è normale che accadesse nel corso dei secoli, sviluppata una sorta di guazzabuglio socio-culturale.

 Effettivamente a sfogliare i testi di Storia o di Sociologia lo sviluppo della cultura occidentale è basata su valori che già rinveniamo nella Storia dell’antica Grecia e in quella di Roma. Cultura, questa,  che in qualche modo e’ andata smarrita nei cosiddetti secoli bui medievali per poi riaffermarsi col Rinascimento e da allora rilanciati -appunto dall’Occidente- in ogni direzione del pianeta. 

 La narrazione di vita occidentale attinge ancora dagli scritti biblici e dalla storia medio-orientale che, ai nostri giorni, trova vasta accoglienza in tutte le terre ad occidente del globo mentre la Storia e la vicenda complessiva dell’umanità, sebbene abbia molto da riconoscere all’Occidente, non va sicuramente limitata a questa sola sfera della Terra, anche perché sia i Greci che i Romani, da parte loro, non hanno fatto altro che dilatare e riadattare visioni e invenzioni dei mesopotani, dei fenici, degli  egiziani e di altri popoli medio-orientali.

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Col quadro finora tracciato ci proponiamo di cogliere valori, o meglio, di tratteggiare lo sviluppo culturale nel pianeta, con le ascese (e periodiche cadute) che vedono l’uomo arrivare grazie all’ingegno sulla Luna, e nel contempo, purtroppo a promuovere minacce, tirannie e guerre per imporre supposte superiorità culturali.