| Papa Francesco e i successivi interventi della Santa Sede (come l'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV) pongono l'accento sulla necessità di disarmare l'intelligenza artificiale dalle logiche di dominio, sfruttamento e competizione economica e geopolitica. |
Riflessioni sull’enciclica, raccolte da più fonti e da più uomini di cultura. Non fare troppi affidamenti su IA.
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Nella Lettera VII Platone racconta che la verità non nasce come un dato trasferibile automaticamente da una mente all’altra, da un individuo all’altro.
Il che indica che la conoscenza più alta scaturisce da una lunga convivenza con i problemi, dalle discussioni incessanti, dallo «sfregare» reciproco dei concetti e delle esperienze, come pietre focaie da cui improvvisamente balena la scintilla della comprensione.
Il sapere non è altro che accensione interiore. La formazione umana, di ciascuno, nasce da processi. E se l’algoritmo dell’IA offre soluzioni, la sapienza cresce attraverso la fatica dell’errore, dell’attesa, e perfino dello smarrimento.
Vero è che la macchina, il pc, riducono i tempi; ma l’educazione autentica, la riflessione umana li dilata. La possibilità di ottenere immediatamente testi, immagini, analisi o decisioni rischia di creare un’umanità sempre più efficiente e sempre meno interiore.
La grande intuizione dell’enciclica di Papa Leone è che il problema non sia la sostituzione materiale dell’uomo, ma la sua atrofia spirituale. Se tutto viene prodotto senza sforzo, si perde il valore della maturazione. Se ogni domanda riceve una risposta immediata, si perde la capacità di sostare nell’indecisione, di coltivare il dubbio, cioè di pensare con la propria testa.
La verità non è comoda. Richiede una trasformazione dello sguardo. Allo stesso modo Leone XIV sembra suggerire che l’IA non diventerà davvero docile e servizievole finché l’uomo stesso non saprà custodire ciò che in lui è irriducibile all’automazione. Ogni rivoluzione tecnologica promette un potenziamento umano; ma ogni potenziamento comporta anche una perdita.
Per questo la citazione di Platone non è archeologia culturale. È un avvertimento. Leone XIV non demonizza l’intelligenza artificiale: riconosce la sua utilità e persino la sua grandezza. Ma ricorda che esiste una differenza decisiva tra l’intelligenza e la sapienza. La prima può essere simulata. La seconda nasce soltanto da una vita vissuta.
Nel tempo in cui tutto accelera, il Papa difende il diritto umano alla lentezza. Nel tempo delle risposte automatiche, difende il valore delle domande.
Nel tempo delle macchine che parlano, difende il silenzio in cui matura la coscienza. Ed è forse questo il motivo più profondo per cui Leone XIV cita Platone: perché il filosofo ateniese aveva compreso che la verità non è mai semplicemente disponibile. È un fuoco che deve accendersi nell’anima.
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Sul tema IA torneremo con relativa frequenza.