I cittadini devono esigere, i politici devono intervenire.
Prima della Rivoluzione francese lo Stato si faceva carico di tutto ciò che riguardava l’individuo, compreso la sua coscienza. Dopo quella rivoluzione si è imposta l’esigenza di tutelare la sfera personale dell’individuo, senza con ciò condizionare l’organizzazione politica; ne discende che ogni parlamentare, ogni eletto, prova ad interpretare gli interessi di chi vive in questo o quel territorio.
In questo contesto nessun organo pubblico si fa carico di proteggere gli interessi più intimi e personali di ciascuno. La nostra e’ una società fondata sullo scambio, sociale ed economico, ma a chi non possiede quasi nulla dal punto di vista materiale deve, dovrebbe, essere assicurato il necessario per realizzarsi e alleviare le pene del vivere (=attenzione, solidarietà, assistenza).
Al di là delle leggi di tutela, esistono pure delle norme naturali che creano condizioni di ragionevoli convivenza sociale e che sono iscritte nella natura umana. Viene da chiederci: perché nel 2026 sentiamo dai media notizie di sfruttamenti umani ai danni, sopratutto, ma non solo, di immigrati?
Le strutture pubbliche, dallo Stato all'ultima periferia istituzionale, ci dicono i sociologi sono deboli quando sono deboli le coscienze della società. La cultura profonda di un popolo, i suoi principi morali, il suo atteggiamento più o meno familistico, la mancanza di senso civico producono la classe politica, e sopratutto la burocrazia con le caratteristiche di quel popolo e della sua cultura.
Su un libro e’ capitato leggere: se in un paese, in una città, le strade non vengono pulite, la stessa sporcizia la ritroverete nelle sedi della politica.
Si tratterà di questioni morali, ma ogni società nel suo complesso ha il dovere di esigere e di interpretare.
