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giovedì 13 agosto 2026

C’era l’America degli immigrati (3)

Il passaggio storico 
dall'America fondata
e cresciuta
sull'immigrazione
alle politiche restrittive
della presidenza di
Donald Trump
 
rappresenta una delle
più radicali
trasformazioni
dell'identità politica,
 culturale ed
economica degli
Stati Uniti. 

Per secoli, gli Stati Uniti 
d'America hanno costruito il 
proprio mito fondativo e la 
propria forza economica
 sul concetto di "Melting 
Pot" (crogiolo di culture) 
e sull'accoglienza.
Nel corso del secondo 
mandato, l'amministrazione 
Trump ha intensificato in 
modo senza precedenti 
l'azione di contrasto. I 
piani prevedono campagne
 di deportazione di massa
l'uso di ordini esecutivi 
accelerati, blitz mirati da 
parte delle squadre 
dell'Immigration and 
Customs Enforcement (ICE) 
negli aeroporti o nei tribunali, 
e la volontà di 
reinterpretare il 14°
 emendamento per negare 
la cittadinanza automatica 
ai figli di immigrati 
irregolari nati sul suolo 
americano.


Un poco di Storia,

in ottica socio-economica

 Nel Sudamerica i conquistadores avevano spazzato via grandi civiltà come quelle degli Incas nel Perú e degli Aztechi messicani. I figli creoli, meticci, mulatti di quei soldati crebbero nell'odio della violenza paterna, furono costretti al battesimo ma per lungo tempo rimasero pagani nel cuore, identificando il cristianesimo con la crudeltà e l'avidità. 

Per frenare l'accaparramento di ricchezze da parte dei missionari, Pio V dovette proibire che portassero valori personali al loro ritorno in patria. Le attività locali erano compromesse da alte tassazioni e monopoli. Era vietata la coltivazione della vite e dell'ulivo per non competere con la Spagna e tutto il commercio era in mani spagnole. Le rivoluzioni avvenute nel Settecento portarono all'indipendenza dei vari Paesi del Sud, e ai moti non furono estranei gli Stati Uniti che iniziarono la penetrazione commerciale in quei territori specie per il petrolio messicano, per i metalli brasiliani e peruviani, per la gomma, il caffe, i cereali, il cacao, la carne, i pellami. Tra Nord e Sud si profilavano forti diversità: il Nord industriale era protezionista, il Sud agrario era per il libero scambio.

 Sulla schiavitù avveniva lo scontro più forte: l'Ovest Usa ne voleva l'abolizione perché temeva la concorrenza dei prodotti più a buon mercato a causa della manodopera schiava. Si alleò dunque con il Nord che voleva bloccare l'estensione della schiavitù nel West messicano.

Un altro punto di dissidio era che il Nord voleva estendere il governo federale, mentre il Sud voleva l'autonomia dei vari Paesi. Sotto la presidenza di Lincoln alcuni Stati sudisti si staccarono dall'Unione per formare gli Stati Confederati d'America: nel 1861 scoppiò la guerra di secessione (o guerra civile) finita nel 1865 con un milione di morti e con la vittoria nordista. Lincoln fu ucciso, si disse, dai sudisti.


Abolita la schiavitù mettendo in ginocchio l'economia del Sud, per gli Stati Uniti iniziò la penetrazione economica, industriale, commerciale nella parte meridionale del continente. L'America, percorsa da un sorprendente impulso produttivo, divenne il luogo delle improvvise, immense fortune, ma anche delle spaventose povertà. L'Alaska era stata acquistata dai russi nel 1867 per poco più di 7 milioni di dollari e nel 1869 si ebbe l'annessione delle Hawaii. 


Sotto la presidenza di Roosevelt (33’, 1933-1945) gli Stati Uniti divennero una grande potenza.


Nel 1904 erano iniziati i lavori per il canale di Panama.


= = = 

= = = 


Zohran Mamdani (di cui alla superiore foto) è il 112º sindaco di New York, in carica dal 1° gennaio 2026. È un politico e attivista statunitense di origini ugandesi e indiane, esponente del Partito Democratico e dei Democratic Socialists of America (DSA). Rappresenta la nuova ondata socialista statunitense ed è il primo sindaco di fede musulmana e il primo asioamericano a guidare la città di New York.

Ha vinto a sorpresa le primarie democratiche sconfiggendo figure di spicco dell'establishment come Andrew Cuomo, trionfando successivamente alle elezioni cittadine del novembre 2025.


La sua amministrazione si concentra sul contrasto al costo della vita, sulle politiche abitative e sul potenziamento dei servizi pubblici finanziati attraverso una maggiore tassazione dei ceti più ricchi. Tra i suoi provvedimenti più noti figurano il lancio di cinque supermercati di proprietà comunale con sconti del 30% e una ferma presa di posizione in politica estera, inclusa la richiesta formale al governo USA di arrestare il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu in seguito al mandato della Corte Penale Internazionale.


Lo Statuto dei Lavoratori (5)

L'articolo 36 è una norma
precettiva.
 I giudici del lavoro italiani la
utilizzano direttamente per
dichiarare nulle le retribuzioni
troppo basse previste da
contratti
individuali o collettivi pirata,
adeguandole ai parametri
minimi della 
giurisprudenza
e dei CCNL
. Questa norma
è costantemente al centro
del dibattito politico in Italia
riguardante l'introduzione di
un salario minimo legale.



Ancora sui 

principi costituzionali 

Articolo 36 della Costituzione

Piu’ specifici e maggiormente incidenti sulla disciplina concreta del lavoro, sono gli artt. 36 e 37. Il primo contiene alcuni precetti basilari in ordine alla retribuzione, che, non solo deve essere sufficiente a soddisfare le esigenze del lavoratore e della sua famiglia  tale da assicurare un’esistenza libera e dignitosa, ma deve pure risultare proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato. Si tratta di una norma immediatamente precettiva, cioè di immediata applicabilità, così che il lavoratore può chiedere al giudice che la sua retribuzione, ritenuta non rispondente ai sopra indicati parametri, venga a essi adeguata. I giudice vi provvede, se lo ritiene necessario, facendo riferimento, oltre che alle eventuali norme di legge esistenti, ai contratti collettivi, anche se non applicabili a quel preciso rapporto di lavoro. Attraverso questo meccanismo, dunque, la giurisprudenza è arrivata a estendere l'applicazione di una parte del contratto collettivo, che a stretto rigore dovrebbe regolare i rapporti solo dei soggetti iscritti al sindacato, anche a soggetti diversi.

 Il secondo e il terzo comma trattano

-della durata massima della giornata lavorativa: questa deve essere stabilita dalla legge: il contratto collettivo individuale può eventualmente soltanto scendere al di sotto del massimo fissato;

-del riposo settimanale e delle ferie che sono dichiarati diritti irrinunciabili del prestatore.

-La seconda parte della disposizione garantisce al lavoratore, dunque, tre forme di riposo: quello giornaliero (2° comma), quello settimanale e quello annuale (3° comma). Si tratta di diritti inderogabili e infungibili con la conseguenza che sono illegittime e incostituzionali le soppressioni e riduzioni di una di queste pause, anche se ne viene incrementata un'altra (per esempio non si può rinunciare alla pausa settimanale per aumentare il numero di giorni di ferie).

-Con la limitazione temporale della prestazione lavorativa si vogliono soddisfare tre importantissime esigenze: 1) la tutela dell'integrità psicofisica del cittadino; 2) la salvaguardia di spazi di tempo disponibile fuori del luogo di lavoro per permettere lo sviluppo della personalità e 3) la partecipazione alla vita sociale e familiare e, infine, l’equa distribuzione delle possibilità di lavoro in un mercato caratterizzato dalla cronica eccedenza  dell’offerta rispetto alla domanda.

(Segue)


mercoledì 12 agosto 2026

Aree interne dell’Isola (3)

L’abbazia di Santa Maria
del Bosco
 (nota anche come 
Santa Maria del Bosco di
Calatamauro
è un antico e
maestoso complesso
monastico situato a
Contessa Entellina
, all'interno
della città metropolitana
di Palermo, in Sicilia
. Immersa
nella suggestiva cornice della 
Riserva naturale orientata
Monte Genuardo e Santa
Maria del Bosco
, l'abbazia
vanta oltre 700 anni di storia
ed è considerata una delle
strutture cenobitiche più
grandi e affascinanti d'Europa.

Ai nostri giorni la struttura
è in parte adibita a 
relais di
charme, location per
matrimoni ed eventi
, e
ospita al suo interno un
ristorante di cucina
tradizionale e mediterranea.







 Aree interne, addio: 

come ripopolarle?

 Ci e’ stato richiesto di intrattenerci per alcuni giorni sul blog sulla realtà delle aree interne, che costituiscono, che lo sappiano o meno i politi, la colonna dorsale dell’Isola: 

=lontane dai centri urbani, 

=prive o quasi di infrastrutture e servizi, 

=economicamente fragili e abitate per lo più da popolazione di età avanzata

= Sono in collina o in montagna e in piena estate molti italiani invidiano il loro clima più temperato rispetto al caldo torrido e oppressivo delle città. 

= Magari diventano meta di un breve periodo di vacanza, ma il coraggio e l’ambizione di sceglierle come residenza non ci pensano nemmeno i loro amministratori locali che per loro esigenze lavorative vivono altrove. Anche perché le offerte di lavoro in queste zone sono, sarebbero tuttora, tutte da inventare. 

Dalle aree interne passa comunque un pezzo fondamentale del futuro del nostro Paese anche e soprattutto per le risorse ancora da scoprire, per la qualità della vita che possono offrire, per la necessità di proteggere queste aree nell’interesse e in chiave di prevenzione di possibili disastri naturali. 

La fotografia delle aree interne è più che impietosa considerando anche il crescente invecchiamento di chi le abita. Il trend non si sta invertendo nonostante da qualche anno sia stata attivata una cosiddetta Strategia nazionale di rilancio. 

Di fatto nei paesi delle aree interne sono sempre meno i giovani. E, però, le potenzialità ci sono, ci sarebbero: recuperare e sostenere la capacità di resilienza in quella parte di società civile che sceglie di viverci, impegnandosi per migliorarne le condizioni, sarebbe una scommessa che varrebbe la pena perseguire. Sicuramente non servono le feste promosse o patrocinate finora da tanti enti locali, il cui fine pare sia promuovere l’immagine dell’amministratore di turno.

(Segue)

Il gusto della riflessione (15)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =cosa siamo

noi umani.

= = = Publio Papinio Stazio, nella conclusione  di

L’essenza del Cristianesimo :

Homo homini deus est

questo è  il nuovo punto 

di vista,  il supremo principio 

pratico che segnerà una svolta 

decisiva  nella storia del mondo.

______

Stazio deve gran parte
della sua fama postuma a 
Dante Alighieri, che lo
inserisce come personaggio
chiave nel 
Purgatorio (dal
canto XXI al XXXIII). Nel
poema dantesco, Stazio
viene presentato come un
cristiano segreto,
convertitosi alla fede
grazie alla lettura della
quarta 
Egloga di Virgilio.
Per questa ragione,
assume il ruolo di
seconda guida di Dante,
accompagnandolo nel
passaggio cruciale tra
la fine del Purgatorio
(rappresentato da Virgilio) e
l'ingresso nel Paradiso
(guidato da Beatrice).

“Homo homini deus est" significa "l'uomo è un dio per l'uomo". La frase chiave si completa spesso con "si suum officium sciat" (se conosce il proprio dovere). Questa idea ci ricorda che possiamo fare del bene, aiutare gli altri e salvarci a vicenda.

Baruch Spinoza ha ripreso questo pensiero per spiegare che l'uomo è il più grande aiuto per il suo simile quando c'è ragione e amore.

Eppure tutti conoscono la frase opposta, homo homini lupus ("l'uomo è un lupo per l'uomo"), che parla di egoismo e guerra, descrive l'egoismo e la tendenza naturale degli esseri umani a farsi la guerra e a sopraffarsi a vicenda per interesse o paura, mentre “deus est” sceglie la speranza e la pace. Amore per il prossimo e obbedienza morale alla giustizia.


Parole frequenti sui media


Report è lo storico programma
televisivo italiano di giornalismo
investigativo, in onda in prima
serata su Rai 3 la domenica
alle ore 20:30
. Ideato storicamente
da Milena Gabanelli, dal 2017 è
condotto e guidato da 
Sigfrido
 Ranucci.


Il programma è al centro della
cronaca giudiziaria a causa
dell'inchiesta della Procura di
Roma su Valter Lavitola, indagato
 per aver commissionato una
finta bomba davanti alla casa di
Ranucci. Secondo l'accusa,
il gesto non era un attentato
violento, ma un piano per
spingere l'opinione pubblica a
sostenere una (mai avvenuta)
 carriera politica del giornalista,
allontanandolo di fatto dalla
conduzione del programma
.

Report

E’ la denominazione della trasmissione Rai di giornalismo investigativo condotta dal 2017 da Sigfrido Ranucci, e prima di lui da Milena Gabanelli (1994-2016). Vi lavorano in tutto dieci persone, che fanno da supporto agli autori freelance che realizzano le puntate. Sono andate in onda 553 puntate, di 120 minuti l’una, in 29 edizioni.

Valter Lavitola, 60 anni, è stato arrestato e portato in carcere a Rebibbia per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, il conduttore della trasmissione.

L’attentato era finto: mirato ad «accrescere la popolarità» di Sigfrido Ranucci e «favorirne l’ascesa politica» per garantire un «ruolo di primo piano nel nuovo scenario» a chi lo aveva commissionato. Ma lui, il mandante, «l’amico fraterno» Valter Lavitola, in carcere ieri ci è finito davvero. 

martedì 11 agosto 2026

C’era l’America degli immigrati (2)

Per alcune pagine ci piace evocare l’America dei nostri nonni, quella dov’è si emigrava e si veniva accolti per svolgervi lavori duri ma dignitosi e si acquisiva uno stile di vita che in madre patria era difficile mantenere. Era un’America che nulla aveva a che fare con i Trump e con i discorsi inattendibili per orecchie ed intelligenze umane e democratiche oggi consolidate in tutto l’Occidente.

- - - - 

Il Far West (o Vecchio West)
indica i territori occidentali
degli Stati Uniti compresi tra
il fiume Mississippi e la
costa del Pacifico, celebri
per l'espansione dei pionieri,
la corsa all'oro e la cultura
 dei cowboy. L'area geografica
principale tocca stati simbolo
 come 
California, Arizona e
Uta.

 Il periodo più intenso
va dalla fine della guerra
civile (1865) fino al 1890
circa.




 
Un poco di Storia
in ottica socio-economica

Nel 1760 il Canada passò all'Inghilterra, che ebbe anche la Florida. 20 anni dopo gli spagnoli se la ripresero; intanto la Gran Bretagna aveva allargato i suoi interessi attraverso la Compagnia della Baia di Hudson e il commercio delle pelli comprate per pochi spiccioli dagli indiani resistette fino al 1870.

Non ebbe l'Alaska, perché era dominio russo. Nella seconda metà del Settecento le 13 colonie inglesi si costruirono l'indipendenza. Ormai si erano scoperte grandi ricchezze, si erano impiantate le prime industrie e la Gran Bretagna le sottomise a un controllo ferreo per non disperdere neanche una briciola di quel ben di Dio. Pretese di essere l'unica destinataria delle esportazioni e l'unica fornitrice dei prodotti da importare che, anche se venivano da altri Paesi, dovevano prima fermarsi in Inghilterra per pagare dogane e mediazioni. In America potevano svilupparsi solo le industrie utili all'Inghilterra e quelle in concorrenza non avevano futuro. Le richieste di tasse aumentavano giacché la loro entità non era più fissata dalle assenblee locali, ma dal parlamento di Londra dove le colonie non avevano rappresentanti che le tutelassero. Il primo moto d'indipendenza cominciò con alcuni giovani che nel porto di Boston, fingendosi facchini, buttarono in mare 340 casse di tè gravate dal dazio, l'Inghilterra chiuse il porto finché non fosse stato risarcito il danno. Ma ormai il Nordamerica aveva armi, navi, soldati, e nel 1775 volarono le prime pallottole; l'anno dopo l'indipendenza era una realtà che venne formalmente riconosciuta nel 1783. 


Lo Stato federale fu costruito in breve tempo: nel 1803 per 15 milioni di dollari si acquistarono dalla Francia gli oltre 2 milioni di kmq della Louisiana. Nel 1819 la Spagna vendette la Florida (153.000 kmq) per 5 milioni di dollari. Nel 1845 il Texas (oltre 3 milioni di kmq) si staccava dal Messico e chiedeva la fusione con gli Stati Uniti che pagavano il suo debito pubblico di 7 milioni e mezzo di dollari.


Iniziava così l'epopea del Far West a danno degli indiani. L'anno dopo fu annesso l'Oregon; nel 1848, dopo la guerra contro il Messico, la California, l'Arizona, il Nuovo Messico. L'unificazione era costata poco più di 50 milioni di dollari. L'immenso territorio aveva meno di 4 milioni di abitanti dei quali 757.208 erano schiavi negri e in più c'era la scarsa popolazione indiana. Quindi gli emigrati europei furono  i benvenuti e il livello demografico lievitò fino ai 105.710.620 nel 1920

Aree interne dell’Isola (2)

Contessa Entellina,
a partire dal 1870 circa,
è diventato un paese
di forte emigrazione
.
Molti abitanti sono
partiti verso gli Stati
Uniti (specie New
Orleans), la Germania,
la Svizzera e il Nord
 Italia a causa della
carenza di opportunità 
lavorative.
New Orleans accoglie
una grande comunità
 di originari contessioti.
Altri flussi si dirigono
in Europa centrale
 (Germania e Svizzera)
 e nelle regioni del Nord
Italia.
Il calo demografico
continua nel tempo,
segnato anche dagli
eventi sismici 1968
e dalle difficoltà
economiche locali.
E più recentemente
dall’assenza assoluta
della “politica”, ossia
quell'insieme delle
attività, delle modalità
di governo e delle
decisioni che riguardano
la gestione pubblica e
la direzione di una
comunità.





 Contessa Entellina, e non solo

Aree interne, addio: come ripopolarle

Consentendolo la politica, ci pensa il non profit.


«Secondo i dati completi aggiornati al 2024 nei comuni delle aree interne risiede il 22,6% della popolazione italiana - spiega Antonella Bianchino, dirigente dell’Ufficio territoriale Area Sud di Istat - mentre il 9 per cento abita nei comuni periferici e ultraperiferici. Oltre il 36% della popolazione del Mezzogiorno vive in aree interne, al Nord la percentuale è inferiore al 15 per cento. Risiedere in un’area lontana dai servizi essenziali comporta inevitabilmente una condizione di marginalità economica e sociale che ha contribuito in modo significativo al declino demografico di queste aree negli ultimi settant’anni». 

Dal 1951 un comune su quattro delle aree interne perde sistematicamente popolazione. Fra questi rientra (purtroppo a ritmi accelerati) la nostra Contessa Entellina. 

Nei primi dieci anni del nuovo secolo c’è stata un’inversione di tendenza, ma poi il calo ha ricominciato a essere marcato.

 «Guardando alla dinamica della popolazione rispetto all’anno precedente - prosegue Bianchino - a fronte di una popolazione nazionale sostanzialmente stabile rispetto al 2023, i dati evidenziano in queste aree una flessione di 24.710 unità». Una diminuzione dettata in parte dal saldo naturale, in parte dalle migrazioni interne e solo parzialmente compensata dalle migrazioni dall’estero. 

Lo spopolamento delle aree interne ha un duplice effetto negativo: da una parte impoverisce gli ecosistemi e il patrimonio territoriale, dall’altra riduce la sicurezza e la qualità della vita delle persone che continuano a viverli.

Vivere nelle aree interne della Sicilia, come ci capita nel Corleonese, offre sicuramente un contesto naturale e umano autentico ma si scontra con una viabilità secondaria e provinciale gravemente dissestata, trascurata e con politici che probabilmente non ne fanno uso. Le buche, le frane non riparate che permangono per mesi, anni ed oltre e l'isolamento logistico che complicano la vita quotidiana, i soccorsi sanitari e il lavoro agricolo e quello pendolare. E ovviamente non bastano le sterili feste paesane per far dimenticare il disagevole vivere i servizi amministrativi e sanitari dislocati nei centri maggiori: Corleone o Sciacca.


(Segue)

lunedì 10 agosto 2026

Sfogliando i giornali (1)

Nelle prime pagine dei
quotidiani, i tre temi caldi del
dibattito mediatico riguardano
il caso Report-Ranucci, lo
scontro internazionale sulla
sospensione del trattato
di Schengen e l'attacco
frontale di 
Massimo
Cacciari
 al centrosinistra.


 Caso Ranucci

L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Rai «Report». 

L'attentato era avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia, vicino Roma: un ordigno artigianale era stato fatto esplodere sotto la casa del giornalista.

Il caso Migranti e Schengen

La sospensione da parte dell’Italia delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, davanti ai gravi fatti di Ceuta, è stato un errore politico. Perché ha accentuato, l’isolamento politico del governo Meloni nell’Unione europea. L’iniziativa italiana ha dato il là alla strumentalizzazione delle regole europee in chiave interna (contro la concorrenza sovranista a destra) proprio nel momento in cui sarebbe stato invece necessario un maggiore grado di solidarietà tra tutti i Ventisette. Senza quello spirito non si difendono le frontiere comuni, non si garantisce la sicurezza interna, non si tutelano gli interessi nazionali. E le regole esistenti, per quanto le si voglia  forzare, alla fine valgono poco.p.

Senza quello spirito non avremmo mai avuto, nel 1993,il mercato .

E’ amaro cogliere che nel 2026 le leadership europee, di destra e sinistra,  non hanno il coraggio di sostenere la libertà di circolazione delle persone (oltre che delle merci, dei capitali e dei servizi) perché terrorizzate dai vari Vannacci, Abascal e Weidel. Sarebbe un gesto di grande avvedutezza se il governo Meloni richiamasse l’importanza dello spirito - ammesso che ancora lo condivida - e tornasse subito nell’alveo delle regole di Schengen, rilanciando la collaborazione sulle reali minacce alla nostra sovranità. Non sarebbe il cedimento a un ricatto fuori posto, ma la dimostrazione di una coraggiosa comprensione della gravità di quello che è accaduto (l’accantonamento della libera circolazione nella costituenda Unione Europea).

Cosa pensa dei Partiti Massimo Cacciari?

Il campo largo a Sinistra? Un’unità politico-strategica non può nascere soltanto dal primum vivere. Il premio di maggioranza costringe a fare la coalizione, questo è ovvio, ma non si può pretendere che da un motivo così — sopravvivere elettoralmente — nasca un’alleanza strategica vera. Mi sembra evidente. Le coalizioni serie si costruiscono sulla base di analisi, di dibattiti, attraverso mozioni congressuali che stabiliscano modalità, termini e limiti dell’alleanza. E soprattutto nascono da partiti con un’organizzazione solida e gruppi dirigenti altrettanto solidi.

 L’unità manca dentro il Partito democratico tanto quanto dentro il Movimento 5 Stelle. Parlo di quell’unità che nasce da un confronto, magari anche duro, al termine del quale la linea è quella di chi ha vinto quello scontro, ma che prima ha ascoltato le idee degli altri. 

  Ciò che dico è una verità lapalissiana. Io mi posso permettere il lusso, del tutto inutile, di dirlo ad alta voce. Se me lo si chiede, rispondo quello che penso. Anche se, ormai, è tempo perso: il dibattito politico è ridotto a un derby tra tifosi dell’Inter e tifosi del Milan.

C’era l’America degli immigrati (1)

 Per alcune pagine ci piace evocare l’America dei nostri nonni, quella dov’è si emigrava e si veniva accolti per svolgervi lavori duri ma dignitosi e si acquisiva uno stile di vita che in madre patria era difficile mantenere. Era un’America che nulla aveva a che fare con i Trump e con i discorsi inattendibili per orecchie ed intelligenze umane e democratiche oggi consolidate in tutto l’Occidente.

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Gli Stati Uniti nacquero e
crebbero grazie a imponenti
ondate migratorie
.
Fin dalla
fondazione, il Paese ha
aperto le porte a popoli da
tutto il mondo, plasmando
una nazione multietnica
fondata sull'accoglienza e
sulla spinta di milioni di
persone in cerca di terra
e libertà. 
La giovane
nazione aveva bisogno
di manodopera e di
popolare vasti territori,
incentivando l'arrivo di
nuovi coloni per sostenere
la crescita economica e
demografica.
Dalla metà del XIX secolo
e poi all'inizio del Novecento
 
 le provenienze si
spostarono verso l'Europa
meridionale e orientale,
portando milioni di
italiani, slavi ed ebrei.



Un poco di Storia,
in ottica socio-economica
I primi esploratori avevano considerato il Nuovo Continente un immenso, ricchissimo territorio da spartire tra le potenze europee.

Gli spagnoli si assicurarono la California, il Colorado, l'Arizona, il Nuovo Messico; i portoghesi occuparono il Brasile; tra il Seicento e il Settecento, inglesi, olandesi e svedesi si stanziarono lungo la costa orientale. 


Compagnie coloniali munite di patenti governative organizzavano i loro stabilimenti creando centri abitati e basi commerciali.


 Arrivavano    gruppi di fuggiaschi per motivi politici e religiosi: gli ugonotti francesi, protestanti, massacrati prima in patria e poi dagli spagnoli; i «Pilgrim Fathers», padri pellegrini puritani. Essi raggiunsero la Nuova Inghilterra, ossia quel tratto che oggi comprende il Maine, il Massachusetts, il New Hampshire, Rhode Island, il Vermont, il Connecticut, e furono i capostipiti di quella cultura «yankee» democratica e intransigente che fu l'anima dell'America. Nella Georgia dei Cherokee e dei Creek il primo gruppo di coloni fu costituito da debitori che avevano preferito espatriare anziché scontare la pena in carcere. Al Nord si formò una popolazione di piccoli coltivatori, giacché il clima rigido limitava l'agricoltura e consentiva solo la crescita di cereali. Sulla costa s'impiantarono le più lucrose attività della caccia, della pesca e i primi commerci. La borghesia non esisteva, le scuole erano di là da venire, come del resto le industrie.


Al centro e al sud, invece, si andava formando un'aristocrazia agricola con estesi possedimenti in cui lavoravano gli schiavi negri importati; i raccolti di tabacco, indaco, riso, zucchero e più tardi di cotone permisero il formarsi di grandi patrimoni.

Proprio per l'organizzazione sociale improntata a principi democratici di liberi stanziamenti e di libero commercio, la colonizzazione inglese ebbe maggior fortuna, mentre la Francia, che interveniva nei suoi possessi canadesi con l'imposizione di monopoli, con sistemi feudali di spartizione delle terre, con lo strapotere ecclesiastico, scoraggiava l'emigrazione, e quella popolazione di coatti era troppo scarsa per poter sfruttare il Canada. 


I pochi trasferiti con la forza si dedicavano alla caccia e al commercio delle pelli e finirono con l'essere assorbiti dalla popolazione locale.


(Segue)