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venerdì 23 ottobre 2026

Prezzo del carburante e caro vita

 Nostri giorni
L’Italia, in particolare il Centro-Sud,
è interessata da forti agitazioni e
proteste guidate dagli autotrasportatori
e dagli agricoltori
 contro il carovita e
l'aumento dei prezzi del carburante.
A queste si stanno unendo mobilitazioni
studentesche.

Nelle ultime ore si registra l'inizio
di uno stato di agitazione in diverse
 scuole e università
 (in particolare
a Palermo, ma con mobilitazioni
simili a Milano, Lucca, Pistoia e Pescara).
Gli studenti protestano contro le
condizioni strutturali degli istituti,
definite fatiscenti, e la carenza
di spazi dedicati alla didattica.



 Stiamo, in Italia, vivendo un’emergenza strutturale che riguarda il prezzo dei carburanti e il carovita in generale. Si tratta di «un segnale» di ascolto nei confronti di categorie che stanno attraversando un momento complicato e di sofferenza. L’inflazione sembra sfugita al controllo degli organi preposti.

  Taluni esperti parlano proprio di un’emergenza che in realtà è strutturale e che riguarda il prezzo dei carburanti e il carovita in generale. Si tratta -appunto- di «un segnale» di ascolto nei confronti di categorie che stanno attraversando un momento complicato e di sofferenza e che inevitabilmente produrrà al momento delle scelte effetti elettorali.

  Certo, le cause sono interne alla politica italiana portata avanti dal centro-destra e dalla crisi in Medio Oriente che produce effetti sul caro carburanti. I camionisti in questi giorni hanno fermato le loro ordinarie attività e da questa circostanza sorge il mancato rifornimento alle pompe di benzina. In certe località del Meridione i supermercati hanno esaurito i prodotti negli scaffali.

  Forse il governo deve ancora capire che serve una politica economica adeguata ai giorni che stiamo vivendo e sopratutto che con i vari sindacati si discute sempre, a prescindere se siano schierati a destra o a sinistra.

Scienze sociali: l’Economia

L'economia è una scienza
sociale
 perché studia il
comportamento umano
e le decisioni relative
alla produzione, alla
distribuzione e al
consumo di beni e
servizi all'interno di
una collettivita’.



DEFINIZIONE DI ECONOMIA: 

È UNA DISCIPLINA CHE STUDIA LE RELAZIONI TRA GLI AGENTI ECONOMICI, COME LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LE BANCHE E IL SISTEMA FINANZIARIO, E IL RESTO DEL MONDO.

 ====(3) di cosa si occupa la Scienza economica?

Il rapporto fra il cittadino e l'economia si fa sempre più stretto non solamente perché il cittadino di oggi è, può essere cittadino-investitore. Anche in qualità di consumatore, di contribuente, di soggetto sociale in conflitto con altri, il cittadino dei nostri giorni si trova, volente o nolente, sempre più immerso in una realtà economica che deve in qualche modo conoscere e «dominare» e che, a sua volta, si fa sempre più complessa.


Gli esempi sono innumerevoli, ne riportiamo qualcuno:

La gente si trova di fronte a un sistema fiscale sempre più ramificato: in Italia esistono ormai circa cento forme di prelievo tributario (tra tasse, imposte, contributi), a loro volta articolate in innumerevoli sottospecie. Non tutte, per fortuna, colpiscono tutti. Ma chiunque di noi si trova immerso in una giungla fitta ed è bene che impari a districarsi. Quando, ad esempio, confronterà gli interessi promessi da investimenti alternativi, sarà opportuno che sappia che il peso del fisco, le aliquote fiscali, varia a seconda dei tipi di investimento: sugli interessi bancari si paga il 25 per cento; sui titoli di Stato l'aliquota varia dallo 0 al 12,5 per cento; sulle obbligazioni si paga dal 10,8 al 30 per cento; sugli utili per i soci delle cooperative il 10 per cento; e così via. Ecco quindi che la distinzione tra rendimento lordo e rendimento netto scende dai cieli della teoria economica e diventa uno strumento indispensabile nella valutazione di scelte molto concrete.


Un altro esempio, su un altro terreno. Per molti anni il cittadino ha convissuto con una situazione di inflazione galoppante, a due cifre, una condizione che ha messo a dura prova anche molte convinzioni dell'economista provetto. Non vi è alcuna certezza che una tale situazione non si ripresenti in un futuro più o meno prossimo: occorre quindi fare i conti con una realtà che è complicata anche da questo fattore, con scelte da farsi, per così dire, mentre il treno è in corsa. Ad esempio: in un periodo di forte inflazione conviene investire in attività che garantiscono un reddito fisso o uno variabile? Le grandi scelte economiche dei governi durante un certo periodo preludono a un aumento o a una riduzione dell'inflazione?


Domande, domande e ancora domande. È nelle diverse branche dell'economia che possiamo trovare una risposta razionale a questi e a molti altri interrogativi della nostra vita di tutti i giorni: nella teoria economica, nella statistica economica, nell'economia internazionale, nell'economia monetaria.

La scienza economica odierna, comunque, non ha pronta la ricetta per ogni questione che le si presenti. Rincorre con un po' d'affanno una realtà che si trasforma tumultuosamente, si dota di strumenti di analisi sempre più raffinati, come l'economia matematica in dosi massicce e l'informatica, i modelli per valutare le interdipendenze tra i diversi settori dell'apparato produttivo e i flussi finanziari, ma è costretta ad abbandonare molte certezze che in un passato recente ne facevano quasi un corpo di «leggi» coerenti e inattaccabili.

(Segue) 

giovedì 22 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?


La cultura della legalità non è
una semplice obbedienza formale
alle leggi, ma un 
insieme di valori,
 pratiche e consapevolezze
sociali
 che mettono al centro la
dignità umana, la giustizia e il
rispetto del bene comune. Promuoverla
significa trasformare le regole da
obblighi imposti dall'alto a principi
interiorizzati per una convivenza
civile e democratica. 

Principali Pilastri
Rispetto delle regole: 
Non si basa solo sul timore
 delle sanzioni, ma sulla
consapevolezza del valore
sociale della norma.
Responsabilità civica:
 Richiede un impegno attivo
del singolo cittadino per
il bene della collettività.
Contrasto alle mafie
e alla corruzione:
 
Rappresenta uno strumento
fondamentale di prevenzione
contro ogni forma di
criminalità e illegalità diffusa



cultura della legalità non è una semplice obbedienza formale alle leggi, ma un insieme di valori, pratiche e consapevolezze sociali che mettono al centro la dignità umana, la giustizia e il rispetto del bene comune. Promuoverla significa trasformare le regole da obblighi imposti dall'alto a principi interiorizzati per una convivenza civile e democratica

La Mafia esiste ancora ed è ovunque. Non sta solamente in Sicilia. Lo dimostrano gli articoli di giornali e le tante inchieste aperte che durano anni in conseguenza dello spirito omertoso di più spicchi di società e comunità.

 La Mafia la incontriamo quando nelle nostre città imbattiamo nei parcheggiatori abusivi che ci chiedono con determinazione una cifra prestabilita per posteggiare. Quando tanti di noi pensano alla “mafia” frequentemente pensano alla violenza e alle intimidazioni. Ed in effetti di questi comportamenti le mafie fanno uso.  E però la Mafia, le mafie ai nostri giorni fanno molto uso, basta leggere i giornali, oltre che dell’intimidazione anche della corruzione che investe uomini delle istituzioni. E la corruzione fa a pieno titolo del metodo mafioso. E capita, purtroppo, che dei politicanti favoriscano imprese malavitose a danno di quelle pulite. E queste imprese favorite inevitabilmente danneggiano le imprese pulite, vittime dello squilibrio della concorrenza.

Sulla nostra terra, la Sicilia, e non solo su essa purtroppo, pesano quei tanti comportamenti che imprigionano la verità, il regolare svolgimento della vita democratica. 

—-

Sui comportamenti non regolari della vita pubblica nella nostra Terra di Sicilia, periodicamente, svilupperemo delle riflessioni e in qualche caso riporteremo episodi che ci pervengono dai media e da chi ritiene di avere subito indebite intromissioni.

  

mercoledì 21 ottobre 2026

Politica e rancore

Sopratutto nei piccoli centri

Il rancore — inteso come un sentimento di avversione profonda e duratura covato per un torto o un'offesa subita — è diventato ai nostri giorni uno degli elementi chiave per analizzare i fenomeni politici contemporanei, in particolare la crescita dei movimenti populisti e la disaffezione dei cittadini.

Cosa sta alla base del rancore permanente della cittadinanza rispetto al mondo dei politici ? 

- Presunta perdita di prestigio e riconoscimento: Non si tratta solo di disuguaglianze economiche o di reddito, ma della sensazione di non avere riconosciuto valore sociale, onore o considerazione pubblica.

- Disuguaglianze e ascensore sociale bloccato: La ricchezza alle dimensioni nazionali cresce in modo diseguale mentre le opportunità di miglioramento sociale si riducono, generando inevitabili  frustrazione verso le classi dirigenti, di qualsiasi livello.

- La "politica di sorvolo": La distanza fra il politicante, che si atteggia a novello principino, viene percepita nei territori (come il tessuto produttivo o le categorie specifiche, le classi meno fortunate) e le istituzioni vengono vissute spesso come snodi burocratici, vessatori e comunque non amichevoli.

Come la politica gestisce o subisce il rancore ?

- La narrazione del torto: Una parte della comunicazione politica dei nostri giorni tende ad accarezzare la frustrazione degli elettori, identificando dei colpevoli altri e promettendo rivalsa.

- Il successo del populismo: Molti analisti — tra cui giuristi e sociologi -  evidenziano come il risentimento alimenti il consenso di forze politiche di vario orientamento, moltiplicando l'ostilità sociale anziché cercare sintesi comunitarie.

- Dalla rabbia all'indignazione: Diversi dibattiti politici suggeriscono che per superare questa fase il rancore non debba essere cavalcato, ma trasformato in indignazione propositiva e spinta al cambiamento istituzionale.

martedì 20 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?


La Legge 92/2019: 
Ha introdotto in modo
strutturale l'insegnamento
dell'educazione civica
nelle scuole italiane,
includendo la legalità
e il contrasto alle mafie.



La cultura della legalità.

Mafia, camorra, ‘ndrangheta, clientelismo caratterizzano gli italiani in qualsiasi punto della Terra. E però, di fatto, in passato, sono esistiti personaggi di cultura, politici democristiani, e figure “presunte autorevoli” nel nostro Paese che hanno ritenuto di negare una simile e palese realtà sociale di prepotenza e di violenza personalizzabile. 

Taluni altri autori e scrittori, hanno persino provato a giustificarlo ritenendo che il portato post seconda guerra mondiale della democrazia sia stato nel nostro Meridione una sorta di idolo valido sempre e comunque. Che l’illegalità di massa di alcuni decenni fa in Sicilia, e non solamente qui, sia stata una sorta di spia di istituzioni inadatte che hanno voluto inculcare valori tradizionali, sia pure legittimi, ma che provocavano il fenomeno mafia, la cancrena della mafia.

Riportavano i mali intesi “valori del rapporto diretto da uomo a uomo”, la famiglia e i vincoli di parentela, l’amicizia, l’impegno verbale che prevalgono sul contratto scritto, il senso dell’onore, il riconoscimento della leadership naturale su quella istituzionale, il carisma del “padrino”, la giustizia istantanea su quella dei tribunali.

(Segue)




lunedì 19 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

 ====(2) 

Stiamo proseguendo dalla precedente pagina: 

di cosa si occupa la Scienza economica?

Lo sviluppo economico
è il processo a medio-lungo 
termine che determina il 
cambiamento qualitativo e 
quantitativo 
dell'economia di 
un paese o di una regione, con 
l'obiettivo di migliorare il 
benessere sociale e la qualità 
della vita
 della popolazione.


C'è una quota crescente di cittadini, tra i lavoratori dipendenti come tra quelli autonomi, che (nei tempi in cui può) risparmia parte del proprio reddito: una massa di risparmiatori che via via aumenta col passare degli anni e col diffondersi della cultura in generale e di quella socio-economica in particolare. I livelli retributivi crescono perché le condizioni del mercato del lavoro sono profondamente mutate rispetto al passato: la disoccupazione è diminuita anche in connessione del fenomeno migratorio dal Sud verso il Nord e per qualche anno si è in Italia sfiorata persino la piena occupazione. Il lavoro è divenuto via via una risorsa «scarsa». Attualmente l'Italia è, fra i paesi industrializzati dell'Occidente, quello in cui la percentuale del risparmio sul reddito è fra la più alta,  un primato talvolta insidiato dal Giappone. Una quota di risparmio molto elevata che con l'andare del tempo si sposa con un reddito rapidamente cresciuto: il reddito nazionale italiano è oggi ai primi posti tra quelli dei paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Federale e la Francia ( il PIL pro capite in Italia è stimato a 38.309 euro). In pratica, una gran quantità di risparmio che cerca una collocazione il più possibile redditizia.

Se negli anni '50/60, il materasso, o un conto corrente postale, o tutt'al più un libretto di deposito bancario sembrava alla maggior parte della gente il sistema migliore per conservare magri risparmi, nei decenni seguenti queste soluzioni appaiono via via più inadeguate. Ma debbono passare ancora moltı annı prıma che il problema delle scelte di investimento finanziario (il deposito bancario, i titoli di Stato, le obbligazioni, i fondi di investimento, le azioni, fino a strumenti sempre più sofisticati) divenga una questione di interesse generale, quale possiamo dire sia oggi. 

 Per molto tempo, infatti, la destinazione «naturale» del risparmio, quando questo superava una certa soglia, era l'acquisto di un'abitazione. Oggi oltre il 60 per cento delle famiglie italiane ha una casa in proprietà e nella nostra realtà di Contessa Entellina più famiglie possiedono più abitazione ( conseguente alla mancata iniziativa di arresto del flusso migratorio) e l'acquisto di altri immobili, da destinare all'affitto, se è la forma di investimento più sperimentata non appare assolutamente conveniente. Ecco quindi che in anni recenti si pongono per i risparmiatori, per gli operatori economici problemi di scelta degli investimenti impensabili in passato e che richiedono un bagaglio di conoscenze economiche molto più cospicuo, rispetto alla tradizionale agricoltura di sussistenza dei decenni e secoli trascorsi.

Il risparmio e il suo conseguente investimento diventano indispensabili per procurarsi fonti di reddito integrative alla pensione per gli anni successivi al ritiro dal lavoro (senza scordare che la vita media si e’ allungata).

——

Abbiamo voluto tracciare un ragionamento di taglio familiare. Ma la disciplina economica è rivolta anche (anzi e sopratutto) a chi ha voglia di contribuire alla crescita socio-economica delle comunità, dei territori e degli Stati. Su queste prime iniziali pagine introduttive ci auguriamo di proseguire e di contribuire a diffondere principi e volontà di sviluppo a beneficio delle nostre aree territoriali. Facendo ovviamente pressione sui politici perché, pure loro, anzi sopratutto loro,  si attivino e perseguano la logica dello sviluppo economico e territoriale.


domenica 18 ottobre 2026

Storia del Cristianesimo (8)

 Brevi flash sulle origini 

La Chiesa delle origini nasce 
formalmente a Gerusalemme 
durante il giorno di Pentecoste, 
50 giorni dopo la Pasqua di Risurrezione. 
Secondo la dottrina  e il racconto 
biblico degli Atti degli Apostoli, 
sebbene la Chiesa sia stata istituita da 
Gesù Cristo, la sua manifestazione ed 
espansione nel mondo ha avuto inizio 
proprio con la predicazione e l'azione 
diretta dei dodici apostoli sotto la guida 
dello Spirito Santo.
Il principio secondo cui la vera 
Chiesa deve risalire storicamente agli 
apostoli prende il nome di apostolicità. 
Questa continuità storica e dottrinale 
è garantita, nella teologia cattolica 
e ortodossa, dalla Successione Apostolica, 
ossia la trasmissione ininterrotta 
dell'autorità spirituale dagli apostoli ai 
loro successori, i vescovi, tramite 
l'imposizione delle mani.


Provare a cogliere

La prima chiesa.  La prima comunità ecclesiale cristiana è stata fondata a Gerusalemme il giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, secondo il Nuovo Testamento e la tradizione. Gli apostoli — riuniti nel Cenacolo con Maria dopo la Pentecoste — iniziarono a predicare la resurrezione di Gesù e a battezzare i primi credenti.


La comunità di Antiochia in Siria (fondata intorno al 38–40 d.C. dagli apostoli Pietro e Paolo) è spesso citata come la prima chiesa impiantata al di fuori di Gerusalemme e il luogo in cui i seguaci di Gesù furono chiamati per la prima volta "cristiani".


L'aumento del numero dei fedeli, come pure l’espansione territoriale, pose alle comunità cristiane il problema della loro organizzazione. Si formarono cosi, gradualmente, le prime istituzioni ecclesiastiche. A capo di ciascuna comunità cristiana era un Vescovo «sorvegliante», da cui dipendevano alcuni diaconi, dotati di funzioni soprattutto amministrative e assistenziali, e alcuni presbiteri, preposti a funzioni spirituali e liturgiche.


L'autorità del vescovo si fondava sulla cosiddetta «successione apostolica»: ogni apostolo aveva personalmente consacrato, a capo di ciascuna delle comunità cristiane, un vescovo. Tutti i vescovi, in teoria, erano uguali e autonomi: tuttavia molti riconoscevano al vescovo di Roma una posizione di maggiore prestigio, poiché egli era il vescovo della capitale dell'impero e la chiesa romana era stata fondata, come quella di Antiochia,  dagli apostoli Pietro e Paolo.


=. =. =

ANTICO TESTAMENTO

Il tema, il centro sviluppato e’ una sorta di “patto”, di “alleanza” e addirittura di “promessa” che parte da Dio. E’ Lui che in varie tappe entra in scena, nelle scene della storia, ora per giudicare e ore per salvare.

Per i credenti Egli sarebbe, e’, in azione nella Storia di Israele per tracciare il suo disegno. L’uomo sarebbe, e’ chiamato, a collaborare al progetto divino, conservando autonomia e libertà, e contemporaneamente perseguendo il suo personale impegno di fede.

sabato 17 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (6)

Primi approcci
Fra le ricerche sulla economia politica e sui dati statistica relativi al secolo iniziato nel 1700 ci e’ capitata una  tabella che nella sua estrema sintesi coglie il numero delle terre (=comunità) e delle anime (=abitanti) ricadenti  nel demanio dello Stato e di quelle invece ricadenti nel dominio feudale. 

Resta esclusa dalla tabella la città di Palermo, la cui  popolazione si era soliti calcolarla in 1/10 di quella del Regno; effettivamente  nel 1770 essa si aggirava intorno ai 180.000 abitanti: sicché Palermo, dopo Napoli era la città con maggiore popolazione della penisola, più di Roma e di Milano. Sostanzialmente i 2/3 del territorio del Regno ed i 2/3 della popolazione erano sotto il dominio baronale. Il rimanente 1/3 era direttamente governato dalla monarchia, in pratica tutte le città demaniali.

Per i baroni, sia le estensioni dei feudi che le persone che su di essi insistevano venivano considerati globalmente loro dirette proprietà. Stando all’ultimo censimento in tempo feudale del 1791, i baroni, e quindi le baronie, sull’Isola erano 340. In questo quadro che via via andremo tratteggiando, va precisato che i baroni erano non solo signori laici, ma anche ecclesiastici. E ciò ci fa subito evocare che sull’attuale territorio di Contessa Entellina, entro confini ben controllati e vigilati, insistettero le signorie baronali non solo dei Cardona e loro successori, ma anche le signorie ecclesiastiche, pure esse baronali, degli Abati di Santa Maria del Bosco.

(Segue)


Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

 =====

Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

François Hartog nato nel 
1946) è uno dei più autorevoli 
storici e intellettuali francesi
contemporanei
, direttore di studi
emerito presso l'
École des Hautes
Études en Sciences Sociales
 
(EHESS)
 di Parigi. Allievo del
celebre grecista Jean-Pierre
Vernant e legato alla tradizione
storiografica della rivista 
Annales,
Hartog ha profondamente
rinnovato l'epistemologia della
storia e la riflessione filosofica
sul 
concetto di tempo e sul
modo in cui le società umane
si rapportano al proprio passato
e futuro.

Hartog descrive l'epoca
contemporanea (a partire
dagli ultimi decenni del
Novecento) come dominata
dal 
presentismo. In questo
regime, il futuro ha perso la
sua forza propulsiva (legata
all'idea illuminista e moderna
di progresso) e il passato
viene continuamente fagocitato
e mercificato. Il risultato è
un 
presente perpetuo
,
ossessionato dall'istantaneità,
dall'urgenza, dai social media
e dalla logica della
memoria/patrimonio, che
fatica a progettare il domani o
ad affrontare sfide a lungo
termine come la crisi climatica.






===== La Storia dell’Occidente e 

della sua cultura


 Si tratta di una lunga storia dai registri molteplici, 

sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco di incastri.  


Stando a Moliere: «Gli antichi, signore, sono

gli antichi, e noi siamo la gente di adesso».  

 

Jacob Perizonius nei primi anni del xv secolo, 

dipinge un triste quadro della decadenza degli 

studi classici in Europa. 

Quel verso un giorno famoso, «Chi ci libererà dai 

Greci e dai Romani?», non è piú che una curiosità. 


E, nel momento stesso in cui il posto degli 

antichi nella scuola si fa sempre piú ristretto, 

la domanda della «gente di adesso», se mai 

ne formulasse una, sarebbe:  

«Ma chi erano insomma questi 

Greci e questi Romani?» 


Un rapporto diretto con loro è ancora possibile? 

Le loro domande sono ancora le nostre? 

Possiamo ancora, o di nuovo, far nostre 

alcune loro domande? 

La politica greca, la democrazia hanno ancora 

qualcosa da dirci, o piuttosto, siamo in grado 

di porre loro delle domande pertinenti sul nostro presente?


———-O———-

François Hartog è Direttore di studi emerito all’École des Hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dei suoi numerosi lavori, in Italia sono stati pubblicati Lo specchio di Erodoto (il Saggiatore 1992), Memoria di Ulisse. Racconti sulla frontiera nell’antica Grecia (Einaudi 2002), Regimi di storicità (Sellerio 2007) e Chronos. L’Occidente alle prese con il tempo (2022). 

Sostenuto da una estesa e apprezzata esperienza di storico dell'antichità ma attento al presente, François Hartog discute il rapporto delle società con la propria storia, il loro modo di viverla e rappresentarla, in sostanza il senso del loro essere nel tempo. Centrale nella sua riflessione è il concetto di «regime di storicità», alla cui elaborazione è pervenuto utilizzando suggerimenti di Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger, dunque di almeno due secoli della cultura europea. 

Per regime di storicità, dice Hartog, si possono intendere in un'accezione ristretta «il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla», in senso esteso invece «le modalità di coscienza di sé di una comunità umana». Utile per capire e comparare «tipi di storia diversi», la nozione di regime di storicità, secondo Hartog, è decisiva per capire i modi storici delle società di relazionarsi e esperire la temporalità, dunque «le loro maniere di essere nel tempo». L'assunzione di questo nuovo punto di vista per studiare la storia, necessariamente all'incrocio di storiografia e antropologia, tra i suoi esiti più interessanti comporta lo sconvolgimento di un ordine del tempo, articolato in passato, presente e futuro, quindi la necessità di guardare le vicende storiche con lo sguardo non più rivolto al passato. 

Compito ineludibile quindi dello storico, pensa Hartog seguendo Lucien Febvre, è quello di «rispondere alle domande che si pone l'uomo d'oggi», non per cancellare il passato ma per «comprendere in cosa appunto differisce dal presente». Un presente ormai diventato «onnipresente»: testimonianza e denuncia del reale regime di storicità di un Occidente che, al di là degli esibiti proclami, rifiuta la memoria e si nega all'utopia di un diverso futuro.