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lunedì 23 febbraio 2026

Lo Sport


 Si, è vero, il conduttore del Blog non è grande appassionato di ”Sport”. 

Però le Olimpiadi Invernali meritano essere 

evocate.

Amare lo Sport significa abbracciare uno stile di vita che unisce benessere fisico e mentale, 

producendo endorfine e dopamina

  che riducono lo stress e aumentano la felicità
.

È passione, disciplina
e condivisione, capace di insegnare il rispetto delle regole e il superamento dei propri limiti.

Praticare attività fisica migliora l'umore, la salute 
cardiovascolare e la forza, rendendo la vita più sana e appagante
.

Contessa Entellina e la vicenda storica (4)

Le carceri baronali in
Sicilia
, attive durante
l'epoca feudale e
moderna, erano locali
di detenzione situati
all'interno o nei pressi
dei palazzi baronali.
Gestite dal castellano
per conto del feudatario,
 ospitavano carcerati 
in ambienti angusti,
separando nobili da
plebei. Erano
espressione diretta
della "giustizia dei
 baroni”.
(La foto non attiene
a Contessa
 E..

(Una cella del periodo
feudale contessioto
era visitabile fin
quando la biblioteca
comunale stava in 
Via Scanderberg).







 Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 Abbiamo avviato le prime pagine introduttive sul blog dedicate al contesto economico-agrario (ma, vedremo, contemporaneamente umano) del regime feudale nella Sicilia spagnola. Siamo semplicemente all’inizio dell’esplorazione di un tempo (l’alba della modernità) tanto diverso da quello attuale e stiamo tratteggiando i caratteri generali validi sull’intera Sicilia con le strutture economiche-giuridiche dell’epoca che proveremo a calare  nel contesto dei vasti dominio dei Cardona nella Sicilia centro-occidentale, che non differivano dai domini degli altri “baroni” dell’Isola.

La Sicilia feudale. Il potere più rilevante dei baroni cinquecenteschi sull’Isola non era tanto il ruolo di feudatari in termini di possessi agricoli della terra, a questo ruolo più limitato si perverra’, molto tardi nel tempo, nel 1812, con le riforme che instaureranno il latifondismo. Il potere dei baroni all’alba della modernità, quando gli arbereshe arrivarono in Sicilia, stava nel Merum et Mixtum Imperium. I baroni, quindi i Cardona, nella Sicilia di allora amministravano sui feudi in loro dominio la giustizia sui propri vassalli. Era questo il vero e significativo potere politico e sociale, il privilegio più rilevante di cui godevano i feudatari siciliani. Perveniva a loro dalla concessione regia del mero e misto imperio: il mero imperio corrispondeva alla bassa giustizia, ossia al diritto di comminare  lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino a quattro onze, poi aumentate nel corso della permanenza degli arbereshe a sette; mentre il misto imperio “consisteva nell’habere gladio potestatem ad puniendum facinoroso morte, esilio et  relegationes”. Quest’ultimo ruolo, tuttavia, più che connesso al feudo era una regalia règia ai più fidati feudatari (potestà esecutrice).

 Avremo modo di esplorare come i Cardona, ma non solo loro bensì l’intero corpo baronale siciliano,  esercitavano questo enorme potere all’interno delle vaste baronie governate nell’isola. Il carcere locale, di Contessa Entellina, possiamo in qualche modo immaginarlo, nelle linee generali ovviamente,  grazie alla circostanza che una (solamente una) delle celle risalenti,  appunto al periodo baronale, nel corso dei lavori di ristrutturazione degli anni cinquanta del Novecento, e’ stata salvaguardata dai vasti interventi di ristrutturazione del Palazzo. L’augurio è che venga salvaguardata e magari valorizzata sul piano storico e culturale a beneficio di chi verrà dopo di noi.


Il gusto della riflessione (13)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La generosità 

Il pane che tieni per te

e’ dell’affamato,

 il mantello che custodisci 

nel guardaroba e’ dell’ignudo, 

le scarpe che marciscono in casa 

tua sono dello scalzo

l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso.

 _____

  La frase sopra riportata non ha nulla a che fare con nessun politico della sinistra italiana o estera. Il senso da cogliere è che l’accumulo di beni sebbene possa essere un comportamento istintivo finalizzato a preservare il futuro, esso è il più delle volte spirito egoistico, lusso sfacciato che da opulenza non tarda a trasformarsi in egoismo. La frase è di molti secoli anteriore all’affermarsi in Europa del socialismo democratico e del comunismo dittatoriale. E’ di San Basilio (nacque, presso Adrianopoli, intorno all'812), santo abbastanza noto nelle comunità arbereshe di Sicilia, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con scritti e opero’ per la cura pastorale dei poveri e dei malati.  Ha posto il pane e i beni materiali al centro della sua dottrina sociale, definendo il superfluo come proprietà del povero e dell'affamato. Con frasi incisive, ha denunciato l'accumulo egoistico, definendolo un'ingiustizia e un furto verso chi soffre.

Il gusto della riflessione (12)

 

La tavola è un estratto con omissioni
….
Il PIL pro capite è l'
indicatore
economico che misura la
ricchezza media per abitante di
un territorio, ottenuto dividendo
il Prodotto Interno Lordo (PIL) totale
per il numero dei residenti
. È
fondamentale per confrontare
il tenore di vita tra aree diverse,
 sebbene non rifletta la
distribuzione del reddito. Nel
2024/2025, il PIL pro capite in
Italia si attesta intorno ai
34.000-43.000 USD (a
seconda della fonte/metodologia.









Le giovani generazioni ci interpellano (2)

L’Unione europea rappresenta ancora ai nostri giorni un’isola felice pur con le sue contraddizioni e differenze tra Stato e Stato. 

=La Spagna è al 38esimo posto nella classifica. L’Italia al 40esimo (gli Usa al 24esimo), anche se scherzando Sánchez ha detto che il suo è il terzo Paese al mondo più felice accanto a Finlandia e Danimarca. In realtà il terzo è l’Islanda, il quarto la Svezia e il quinto l’Olanda. 

= I leaders UE non sono stati nei recenti incontri d’accordo su tutto. Ovviamente a dividerli sono state le spese per la difesa. Frederiksen (Danimarca) e Stubb (Finlandia) hanno contestato la contrarietà di Sánchez a portare al 5% del Pil la spesa per la difesa. Un tetto che per la premier danese non solo non è eccessivo ma non è abbastanza ambizioso. Per ora i Nordici riescono a tenere assieme difesa e welfare. Per i Paesi del Sud Europa, Italia inclusa, con un alto debito pubblico, è più complicato.

- - -
Ci sono in giro sentimenti di spaesamento e di disincanto, sentimenti contrapposti che segnano le difficoltà dell’agire pubblico. L’Italia è l’unico paese dell’UE che continua ad andare appresso a Trump. Il quale Trump da immobiliarista ha creato un organismo parallelo e contrapposto all’Onu, di cui egli si è autoproclamato presidente a vita.

Cosa pensare? in Occidente sta venendo meno la piattaforma identitaria democratica comune, l’appartenenza sicura, la cultura di riferimento in cui poterci muovere consapevoli dello spazio di libertà che come appartiene a noi deve pure appartenere all’Ucraina. 

Rinunciare e ripiegare come vuole Trump nel sostegno all’Ucraina implica la rinuncia e il ripiego,  nell’incapacità di difendere e far valere dei valori e dei principi che sembrano consumati da un mondo appiattito, in un mondo dove tutto ritorna in dubbio. Ed invece quei valori e quei principi (dell’uomo occidentale) sono utili per leggere, capire e guidare la fase storica che stiamo vivendo.




domenica 22 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Gli Atti degli Apostoli
raccontano la nascita e
la diffusione della Chiesa
primitiva dopo
 l'ascensione di Gesù
,
mostrando come gli
apostoli, guidati dallo
Spirito Santo, diffusero
il messaggio cristiano
da Gerusalemme fino
a Roma, con focus
particolare sulle figure di
Pietro e Paolo e i loro
viaggi missionari. 
Il libro fa
da ponte tra i Vangeli e
gli scritti apostolici,
descrivendo eventi
chiave come la Pentecoste,
il martirio di Stefano, la
conversione di Paolo e il
Concilio di Gerusalemme,
 e sottolineando il ruolo
dello Spirito Santo come
 motore dell'espansione
del Vangelo.
Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Per tanti uomini della cultura gli “Atti” oltre che opera teologica, in qualche modo storica, e’ opera letteraria considerata nei suoi elementi fondanti,  nelle forme particolari e nelle strategie narrative adottate dall’autore. Elementi che sia pure sinteticamente ci proponiamo di sviluppare al fine di creare la “mappa” di collocazione dei singoli episodi e poi entrare nel progetto letterario immaginato da San Luca sono:

A) la trama, B) i luoghi, C) i tempi, D) i personaggi, E) le forme letterarie, F) la struttura generale.

 Quelli ricordati sono gli elementi da cui potremo cogliere indizi significativi per cogliere intenzioni e scopo di San Luca.

La trama. La trama a grandi linee origina dalle parole di Gesù (riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni  a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino alle estremità della terra) ed è pertanto incentrata sull’opera dello Spirito Santo che compie per mezzo degli apostoli e sulla testimonianza che essi devono rendere in tutto il mondo. Si intravede, pare di capire, la progressiva apertura dell’annuncio ai pagani.

L’estensione universalistica della salvezza è tema fondamentale. Il tema viene trattato a tutti i livelli, nello sviluppo degli itinerari, nei discorsi e nei racconti. La stessa successione degli episodi segue quest’impostazione: si passa dalla guarigione dello storpio, che è un giudeo alla conversione dell’eunuco etiope, che è un simpatizzante del giudaismo, alla conversione del centurione Cornelio  che è un pagano, alla guarigione dello storpio pagano.  ….  …..

La conclusione degli ‘Atti’ resta aperta. C’ è l’universalità del messaggio e la signoria di Cristo.

= = = 

Le fonti del Cristianesimo: Sono stati i discepoli di Gesù a raccogliere insegnamenti e basi di Gesù (I  Vangeli). Ma e’ stato un fariseo, che personalmente non conobbe Gesù, Paolo di Tarso, a scrivere in termini teologici profondi, nelle sue lettere, il valore salvifico della morte e resurrezione di quel Gesù. 

Tutti i tre secoli successivi alla morte di Gesù costituiscono il periodo delle origini della religione cristiana, in un contesto politico definibile ostile. 


Parole frequenti sui media

 abuso d’ufficio.L’abuso d’ufficio è l’accusa della Magistratura inglese al già principe Andrea. Nel sistema giudiziario britannico «Misconduct in Public Office», è un reato perseguibile solo con rinvio a giudizio e punibile fino all’ergastolo. 

 Consiste in un abuso o in una grave negligenza volontaria dei poteri di una carica pubblica, con nesso diretto tra condotta e funzioni. La Corte d’Appello ne richiede un’interpretazione restrittiva e la pubblica accusa deve valutarne gli elementi secondo il Code for Crown Prosecutors, la guida deontologica che dà i principi per stabilire se svolgere l’azione penale.

Curiosità: Il reato di abuso d'ufficio (ex art. 323 c.p.) è stato integralmente abrogato in Italia nel luglio 2024. Precedentemente puniva il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, violando norme di legge, procurava intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale o un danno ingiusto a terzi, generando dibattiti su vuoti di tutela.

Il caso del principe Andrea. Il re Carlo pare voglia mettere un punto fermo. E si affida alle indagini per suo fratello Andrea, come per un qualunque cittadino del regno. E la spiegazione sta nella circostanza che è a rischio la stessa Corona come mai prima. Perché non ci sono altri casi storici di arresto di un esponente della Royal family dal 1649 quando non un principe ma un Re, Carlo I, dopo esser stato arrestato fu giustiziato a Londra. Ma c’era una guerra civile.

sabato 21 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 12)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =.  = L’egoismo

Fra l'egoismo e la cooperazione, qual’e’

l'istinto più «umano» o «naturale»? 

I risultati sperimentali sono stati portati 

ora a favore di una tesi, ora dell'altra.

L’egoismo è il nostro atteggiamento 

più radicato e gli esseri umani 

si sono evoluti 

per massimizzare l'interesse personale.  

~~~

Per Richard Dawkins, “etologo”, gli individui sono «macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste conosciute come geni». 


Contessa Entellina e la vicenda storica (3)

L’agricoltura siciliana del Quattro-
Cinquecento è caratterizzata da 
una profonda vocazione
cerealicola, con l’isola che 
funge da granaio per il sistema
imperiale spagnolo. Il regime
feudale si regge sulla
monocoltura del grano, in
gran parte destinato alla
esportazione.
La vita per i contadini è 
estremamente difficile,
caratterizzata da stenti e
subordinazione ai feudatari o
ai gabellotti. Nonostante ciò,
la Sicilia attrae manodopera,
stagionale con immigrati
 (calabresi) impiegati nei
servizi agricoli stagionali.

















Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 All’inizio del 1500 vengono riformate le finanze pubbliche del Regno di Sicilia in direzione della istituzione di un sistema di controllo regolare e sopratutto efficace sia sul versante delle entrate che delle spese pubbliche. Nello stesso tempo viene definita l’imposizione diretta a carico delle famiglie di ciascuna città e ciascun paese (=Universita’) sulla base del censimento dei “fuochi” e delle anime e dell’inventario dei “beni e dei debiti” (=riveli di beni e anime).

  Il contesto istituzionale pubblico dell’epoca vedeva come sedi di Governo del Regno sia Palermo che Messina e, con a parte la Camera Reginale (istituita quest’ultima nel 1302 da Federico III d'Aragona per la moglie Eleonora d'Angiò consistente in un complesso feudale e dotale assegnato alle regine di Sicilia che includeva Siracusa, Lentini, Carlentini, Vizzini, Mineo e altre terre), con sede principale a Siracusa. La Camera Reginale rappresentava un "stato nello stato" che garantiva autonomia e rendite alla sovrana, rimasta attiva fino al 1537).

  Un dato che e’ inevitabile segnalare in vista di dover tratteggiare, in prosieguo, il vivere umano degli arbereshe di Contessa sui territori dei Cardona, e’ che, nella politica riformatrice del primo XV secolo, oltre che la riforma monetaria, su cui avremo modo di soffermarci, fu varata una sorta di scala mobile del valore di esportazione del grano (il tutto compreso sotto la denominazione de “le tratte”). Fu in pratica sancito che dovendosi sodisfare, per fini di finanza pubblica, la richiesta di grano originata da altri Stati “le tratte”, ossia i costi dei percorsi di trasporto dal luogo di produzione al porto di esportazione, nel caso di Calatamauro era Sciacca, restassero a carico del venditore.  L’intento era l’unificazione dei prezzi di esportazione da tutta l’Isola e, nelle intenzioni, pure l’inserimento dell’Isola nel nascente “commercio internazionale”. Il fatto però che può apparire strano, contenuto nel provvedimento, fu che quel costo invece andava aggiunto al prezzo del grano se da Sciacca fosse diretto via mare verso le aree settentrionali della Sicilia (nord-est, aree madonite/messinesi), zone tradizionalmente deficitarie di cereali.

_ _ _ 

 (segue). Contiamo di dover tratteggiare  le vicende e le circostanze storiche che dalla modernità alla contemporaneità vedranno gli arbereshe inserirsi nel contesto socio-economico dell’Isola.

  

Il blog

All’ombra dei monti
nascono le città degli uomini.

Anche le tende  nel deserto
si raccolgono all’ombra di una palma.

Umberto Santino

 Il punto per il 2026

Perché continuiamo a dedicare tempo (e pure impegno) al blog?  E’ difficile rispondere cercando una motivazione che prevalga su altre. Provando a cercare una risposta pensiamo che stiamo -come comunità  locale e pure come umanità più vasta- vivendo tempi di grande disorientamento generale. I media, e tutti gli apparati politici e non, del vivere dei nostri giorni, che in passato portavano cultura, nell’attuale fase storica -pare a noi- che rechino “spaesamento” e frequentemente inquietudine crescente derivante sopratutto dalla gestione irresponsabile, negli ultimi tempi, della politica internazionale, e in più casi pure di quella interna al nostro Paese Italia.

 Il blog tende ad affrontare tematiche, a volte complesse, però con l’intento di attraversare passaggi trattabili da quella che si definisce opinione pubblica. Più che per spiegare, il blog è per chi lo gestisce, uno strumento che è (vorrebbe essere) utile per comprendere.

  Questo blog origina in una realtà di periferia, quale è Contessa Entellina rispetto al mondo dove si decide e dove si valuta, e non aspira quindi  all’informazione o alla narrazione di chissà quale evento, ma coglie e prova ad esprimere semplici opinioni, punti di vista ora raccolti ed ora maturati nella fase di vita (storica?) che stiamo attraversando sul territorio più prossimo e, talvolta, grazie ai media, sul globo terrestre.

  Con questi intenti ed in questi contesti e’ sorto tanti anni fa il blog. In alcune fasi temporali e’ stato privilegiato il bisogno di conoscere, in altri esso ha provato ad additare mete utili da perseguire. Nel corso dei tanti anni di pubblicazioni non sono mancati momenti emblematici, specifici periodi sociali, circostanze politiche e in genere culturali, vicende umane/sociali locali o regionali o nazionali privilegiate ed altre purtroppo sottovalutate per sviste o per insufficiente attenzione. In linea generale sul blog abbiamo sempre inteso perseguire il sole dell’avvenire perché potesse splendere su tutti e su tutto nell’interesse collettivo e in particolare a beneficio della nostra terra.  Altre volte, e con frequenza, abbiamo coltivato e scritto il lato critico del vivere in un modello sociale che non risulta, non ci sembra pienamente equo. Su ogni scelta abbiamo cercato significati nella Storia e sopratutto nei valori dell’attualità storica.

  Continueremo quindi, almeno per il corrente 2026, ad alimentare -così speriamo- ulteriori pagine di lettura e più ampie linee di riflessione. Non riteniamo tuttavia di trovarci sempre perfettamente nel lato della certezza assoluta. No! Ecco perché non ci dispiace ricevere punti di vista critici.

  Buona lettura.

venerdì 20 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 11)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =

La ragione e il torto

La ragione e il torto non si

dividono mai con un taglio

così netto che ogni parte abbia

soltanto dell’una o dell’altra. 


Quella riportata è una frase de I Promessi Sposi di Manzoni. Essa vuole evidenziare la facilità con cui individuiamo le colpe altrui mentre stentiamo a riconoscere le nostre. Alla base ovviamente c’è sempre la nostra superbia. Certo,  la ragione e la colpa difficilmente possono scindere con un colpo di spada, ma frequentemente sussistono proporzioni differenti. Ma non bisogna nemmeno pensare che alla fine … siamo un po’ tutti colpevoli e tutti giusti. Se si insinua questa valutazione crolla ogni valutazione etica, ogni giudizio e ogni volontà di protestare. Viene meno lo sdegno della coscienza che invece è una virtù ‘

Contessa Entellina e la vicenda storica (2)

Il Cinquecento è un secolo
fondamentale per la storia degli
 Arbëreshë in Sicilia, segnando
il consolidamento della loro
presenza nell'isola dopo i primi
arrivi tardo-quattrocenteschi.
Fuggendo 
dall'avanzata ottomana 
nei Balcani (in particolare dopo la 
morte di Giorgio Castriota Scanderbeg 
nel 1468), diverse ondate di profughi 
albanesi e greci si stabilirono in Sicilia 
tra la fine del XV e la prima metà del 
XVI secolo, con un'intensificazione 
tra il 1500 e il 1534.

I profughi cristiani abbandonarono
l'Albania e il Peloponneso per sfuggire
 alle persecuzioni religiose e alle
guerre condotte dall'Impero Ottomano.

Perché vennero in Sicilia, Calabria
e altri territori del Meridione
italiano? 
A causa della lunga crisi
demografica della Sicilia, i nobili
locali e la Corona aragonese-spagnola
accolsero questi gruppi. Agli albanesi
venne concesso di ripopolare feudi
abbandonati o scarsamente coltivati,
trasformando zone interne in centri
agricoli attivi.

















In quale realtà  sociale arrivarono gli arbereshe?

 L’inizio della modernità si apre nell’area mediterranea in un permanente confronto guerreggiato con la Sicilia spagnola minacciata dall’espansionismo ottomano. Su quel periodo storico, va evidenziato, gli archivi italiani, compresi quelli palermitani, sono fra i più ricchi di documentazione forse dell’intera Europa. Chi scrive trascorse i primi due anni del pensionamento vivendo intere giornate all’interno delle varie istituzioni culturali palermitane raccogliendo materiale storico (si intende in fotocopia) sull’Isola, mai verosimilmente completamente e approfonditamente successivamente studiato. 

 Proveremo una iniziale sistemazione di quegli spunti culturali capitatici con quelle carte riportando sulle pagine del blog alcuni sistemi di vita  -appunto-  di quell’alba della Modernità, che per noi contessioti, significa oltre che scoperta dell’America anche arrivo degli arbereshe sui territori dei Cardona, qui in Sicilia,  e conseguente avvio della fondazione del nostro centro abitato. E’ probabile che non saremo sempre sufficientemente lineari e metodici, però contiamo di introdurre una visione culturale aderente al vivere di cinque/sei secoli fa. 

 Secondo più storici gli archivi siciliani sono fra le fonti più ricche dell’età medievale e moderna. Pare che le comunità locali (i comuni) che in Sicilia nel cinquecento venivano denominati “stati” furono fra i primi ad usare la scrittura per registrare le memorie delle loro decisioni (=verbalizzare), utili anche per accumulare informazioni necessarie per il funzionamento  della loro amministrazione. Fu nell’alba del Cinquecento che, attraverso la struttura amministrativa locale, iniziano i periodici censimenti della popolazione, l’istituzione dei primi catasti sugli immobili e l’istituzione dei libri contabili feudali, nonché le verbalizzazioni delle strutture amministrative baronali, di cui erano parte la gran parte dei centri abitati di natura contadina.

Il Mondo italiano  nel  Cinquecento

Quale era il profilo sociale del meridione italiano e della Sicilia all’alba della modernità? Il feudalesimo strutturale continuava ad essere realtà caratterizzante. Non esisteva di fatto nell’Isola una presenza del ceto borghese che sapesse individuare gli elementi di novità sociale che pure qua e là andava germogliando nel mondo letterario e pure commerciale. Le scarse presenze borghesi avevano forti difficoltà ad accedere alla proprietà della terra, riserva esclusiva e comunque prioritaria dell’aristocrazia, che in più contesti del territorio dell’Isola era di origine spagnola, e pure riserva della chiesa. Aristocrazia e Chiesa avevano la fonte di sussistenza dai censi, dai luoghi di monte (=titoli del debito pubblico che finanziavano i singoli Stati della penisola).  I censi erano prestazione in natura o in denaro dovuta dai contadini.

In quell’alba della Modernità tutte le fasce popolari erano condannate a vivere alla giornata, nel disordine del contesto sociale. Gli stessi Stati e loro strutture periferiche mostravano la loro sussistenza nel disordine, quasi sempre al limite del fallimento e nella resistenza passiva dei sudditi che nella struttura statuale vedevano tutto, tranne che un tutore del bene pubblico. Questa  mancanza di fiducia delle masse alimentava resistenze al processo di riscossione del dovuto alle casse pubbliche. Più storici sottolineano l’attitudine a temporeggiare di tutti coloro che avendo l’incarico di riscuotere “donativi”, “tasse” e “gabelle” trattenevano per lungo tempo i ricavati piuttosto che rimetterli nelle casse statuali. Ed intanto dovendo lo Stato comunque funzionare  e pagare i suoi servitori, militari etc. accadeva che esso si faceva prestare dai suoi servitori, che già avevano riscosso i tributi dalla gente, il denaro. Nel valutare un simile sistema statuale alcuni pensano che il tutto sarebbe da ironizzare, ma quella realtà di irregolarità e di disordine istituzionale non era tipicità del meridione italiano, era una quasi regola -un poco in tutt’Europa- nel funzionamento dell’amministrazione finanziaria.

 Certo non mancavano denunce, minacce di ritirare l’incarico e le sanzioni (mai portate sino all’esecuzione) in capo agli incaricati infedeli  E’ che ogni vice-re o governatore spagnolo si adoperava con le verifiche e con le sanzioni ma, queste, andavano quasi sempre vanificate. I compromessi fra strutture regie/statuali e incaricati della periferie  infatti alla fine arrivavano a conclusione, segno che le connivenze fra autorità statuale e strutture periferiche (che prima o dopo germoglieranno in Sicilia in quella struttura denominata Mafia) ha radici piuttosto lontane nel tempo.

(Segue)

 

La casa (3)

 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.

Qualcuno, capita che incontrandoci, chieda: ma dove stai? non ti vedo in giro! Effettivamente tanti di noi cogliamo, a prescindere dalle situazioni legate all’età o alla salute, che il modo di vivere di noi contemporanei è molto diverso dal vivere (dal trascorrere il tempo libero) di trenta o quarant’anni fa, quando nei paesi di provincia si trascorreva tanto tempo libero in piazza, all’interno dei circoli e pure dei bar. In quei posti ci si incontrava fra compaesani, fra amici, compagni di partiti politici e si apprendevano novita’ di vita sociale e in generale notizie di vita civica.

Ai nostri giorni il modello di vivere la cittadinanza locale è di molto differente dal periodo pre-terremoto, tanto per indicare un fenomeno di svolta che in quest’area di Sicilia ha alterato ogni stile di vita, compreso, per restare in tema, il modo di socializzare in ambito comunitario.

 Esiste una vastissima produzione letteraria sulla trasformazione antropologica avvenuta nell’area belicina dal post-sisma ‘68, consequente al passaggio dalla prevalente società contadina post-seconda guerra mondiale all’odierno modello di vita retta su diversi moduli di convivenza e su diversi spazi lavorativi. Anche la tecnologia (o come dicono tanti amici, la meccanizzazione) ha contribuito a mutare il modo di vivere l’attività  agricola di ciascuno.

La disoccupazione nel Meridione d'Italia
resta strutturale.




A Contessa, come in tutte le comunità del Belice, disponiamo di abitazioni che con quelle precedenti al sisma che ha colpito la Valle del Belice nel 1968 non hanno più molto a che fare, suggerisce qualcuno. Con questo suggerimento in realtà l’interlocutore vuole dire che persino il processo e le conseguenze della ricostruzione post-terremoto ‘68 ha portato, o prodotto, conseguenze spaziali e di decentralizzazione che hanno spinto tutti coloro che non sono finora emigrati a vivere in assetti di isolamento e di doversi spostare per le esigenze esterne all’abitazione ricorrendo alla mobilità automobilistica. Il vivere contessioto, conclude l’interlocutore, oggi dispone di ampi spazi domestici e pure ampi spazi pubblici in paese, ma per interloquire col prossimo bisogna ricorrere alla mobilità automobilistica dal momento che nell’abitato con capienza per più migliaia di potenziali residenti vivono, persino con attestazione anagrafica pochissime persone, in buona parte anziani pensionati.

(Segue). 



giovedì 19 febbraio 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (1)

Il passaggio dal Medioevo (476-1492) 
all'Età Moderna (dal XV/XVI secolo)
 e ‘ un processo storico complesso, 
caratterizzato da trasformazioni
 radicali tra il Trecento e il 
Cinquecento, non da una 
rottura netta.
L’evoluzione ha visto la nascita 
degli Stati moderni, le scoperte 
geografiche, la Riforma protestante 
e il passaggio da un’economia 
feudale a una di mercato.












 Scaviamo sull’alba della Modernità 








Sul blog, sopratutto in anni trascorsi, abbiamo provato a richiamare l’attenzione di quanti si interessano di studi storici ed economico-sociale, molti aspetti e periodi di storia dei secoli successivi alla fondazione di Contessa. Il tutto era inquadrato all’interno del sistema socio-economico feudale prima e poi latifondista.

 L’impegno ed il lavoro di ricerca svolto su più contesti bibliotecari e culturali di Palermo non è però mai confluito per quanto attiene la secolare vicenda del baronaggio locale (nel suo aspetto economico e giuridico) in un testo libresco unico. Probabilmente altri riusciranno a organizzare il consistente materiale, finora affrontato sul blog in modo episodico e sicuramente frammentario, in qualcosa di organico e connesso.

  Avendo pertanto finora affrontato tematiche ed eventi storici mai correlati, abbiamo comunque e sempre inteso rendere evidenti ragioni e contesti del progressivo indebolimento e poi della decadenza del tradizionale ceto baronale e feudale siciliano, a cominciare -appunto- dal periodo dell’insediamento degli arbereshe nell’Isola ai decenni più vicini a noi, e comunque dal varo della Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1’ gennaio 1948.

 Il conduttore del blog non ha mai smesso di curare gli studi di approfondimento della tematica proposta all’esame di Storia economica di tanti anni fa alla Facoltà di Economia e Commercio di Palermo e ha finora raccolto una vasta documentazione sul quadro evolutivo istituzionale, sociale ed economico del vivere siciliano dal Cinquecento feudale ai nostri giorni di democrazia costituzionale. Ritiene però che sia forse giunto il tempo di esporre in maniera piu’ organica la vicenda storica che inizia dal baronaggio siciliano, non già attraverso gli episodi avulsi o circoscritti dall’inizio della modernità (periodo di arrivo degli arbereshe in Sicilia), ma in quanto processo storico di evoluzione della società siciliana. 

 Il periodo di insediamento degli arbereshe in quest’angolo di Sicilia Occidentale su cui si trova  Contessa, assiste in numerose  aree dell’Isola al sorgere di altre e numerose realtà comunitarie, e contemporaneamente assiste al crescere sotto più aspetti di un nuovo e diverso modo di vivere. Di fatto, in quel periodo storico,  e’ già crollato l’Impero Romano d’Oriente (con capitale Costantinopoli), e’ stata scoperta l’America e dal Medio Evo si passa alla Modernità, (approssimativamente tra il XV e il XVI secolo). Si entra sostanzialmente in un periodo che segna una trasformazione profonda in tutta Europa, segnata dalla fine dell'unità medievale e dall'inizio di una nuova era. Eventi chiave come la scoperta dell'America (1492), la Riforma Protestante, l’invenzione della stampa e il Rinascimento iniziano di fatto a rivoluzionare la concezione dell'uomo, la politica, l'economia e la scienza in seguito all’affermarsi di un nuovo regime di produzione terriero e al confermarsi di conseguenti redditi della terra. Inizia, pure contemporaneamente, seppure molto timidamente, la vita economica dell’Isola con la presenza di tante famiglie (estere, provenienti dal Nord Europa)  che avviano il commercio estero del grano.

 Tantissimi ritrovamenti archivistici degli ultimi decenni spiegano, o comunque danno luce, ai tanti perché delle comunità arbereshe sorte in Sicilia e nel Meridione Italiano in quell’alba della “modernità “.  Nell’analisi organica della tematica ora accennata proveremo periodicamente e sistematicamente a coinvolgere i lettori.

Parole frequenti sui media

 Il mese di digiuno del Ramadan

Il mese di digiuno del Ramadan e’ iniziato  ieri nel Golfo e in buona parte dei Paesi islamici tranne alcune eccezioni come l’Iran dove comincerà oggi. Il periodo sacro islamico, durante il quale centinaia di milioni di musulmani nel mondo osservano il digiuno dall’alba al tramonto, comincia tradizionalmente con l’avvistamento della luna crescente. II Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam e impone ai fedeli di astenersi durante le ore diurne da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali. I credenti sono inoltre incoraggiati a fare elemosina ai poveri. Per l’occasione la Farnesina ha augurato un «sereno Ramadan alle comunità musulmane in Italia e nel mondo».

Letteratura (17)

 Ancora
Il rapporto di Giuseppe Ungaretti
con il Futurismo e l’anarchismo
si concentra principalmente  nella
sua giovinezza e nel periodo
precedente la Prima Guerra
Mondiale, caratterizzato da una
ricerca di rottura.

 Il 
futurismo e l'anarchismo
hanno rappresentato per
Ungaretti una "fase di rottura"
necessaria per liberarsi
dalla tradizione ottocentesca,
ma la sua vera vocazione
poetica ha preso presto
una direzione diversa, più
intima, tragica ed essenziale.

Nonostante la vicinanza, la
poesia di Ungaretti si
distingue per una ricerca
di essenzialità e "parola
pura" (che lo porterà
all'ermetismo) piuttosto
che per il futurismo
rumoroso di Marinetti.











 

Futurista e anarchico. Le prime poesie edite di Ungaretti appaiono nel 1915 su “Lacerba”, rivista dei futuristi, e su “La critica magistrale”, periodico animato da Franco Ciarlantini, esponente di un sindacalismo rivoluzionario e con venature anarchiche che, poi, però confluira’ nel tormentone del fascismo.

- - -

“Nella sua risoluta vocazione poetica, nella sua formazione letteraria tra “La Voce” e “L’acerba” porto’ un contatto più diretto  più rischiose correnti poetiche d’Europa: quelle che fanno della poesia sguardo conoscitivo, e totalmente conoscitivo;  e perciò riuscì a trafilare in se’ un’esperienza assai varia, a farla fruttare.

Nel “gusto” del Novecento la forma ungarettiana sembra quella che, con più risolutezza, ha riassunto in sé il senso delle radicali ricerche del tempo e che essa s’individua per una specialissima problematica. La forma, in Ungaretti, sembra voler rifiutare ogni alterazione della situazione; e in Allegria l’identità tra  l’ “organismo di parole” in cui vive la poesia e la realtà della storia parve così, per la prima volta, stabilita nel nostro paese,  dal nostro tempo”.

La superiore riflessione è 

di L. Anceschi (1911-1995)

mercoledì 18 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 10)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =

Scienza economica e arte


Far nascere un impresa 
e’ un atto creativo,
paragonabile

all’intuizione dell’artista.


 

L’impresa (l’azienda), in quanto propositrice di innovazioni, può considerarsi interprete  dell’atto estetico e quindi in grado di conferire alla sua attività valenza d’arte. A pensarla in questo modo è  Jose’ Angel Sanchez Asiain, famoso economista spagnolo, che arriva a sostenere che “ Benedetto Croce diceva che l’opera d’arte è il culmine del suo processo formativo, il conseguimento e il successo di una serie di tentativi”. Questa intuizione, secondo la visione crociana, si confà perfettamente  all’impegno dell’imprenditore continuamente impegnato/obbligato a studiare nuove alternative, e a sperimentarle in nuovi campi di attività, ad armonizzare convenientemente le domande dei diversi agenti economici, sociali e addirittura storici che intervengono nel processo imprenditoriale.

Quali i punti chiave che paragonano l'imprenditoria all'arte?
= l'artista "vede" l'opera finita prima di iniziare, l'imprenditore intuisce un'opportunità o una soluzione innovativa prima che diventi evidente sul mercato;
L'imprenditore, come l'artista, crea un'entità (l'azienda) che richiede immaginazione, progettazione e sensibilità estetica per plasmare idee in qualcosa di tangibile;
L'impresa viene vista come una scultura in continua evoluzione, dove l'imprenditore agisce come artista che modella la struttura, la cultura e il team;
=  Entrambi operano in contesti di ambiguità, scommettendo sulla propria visione senza avere la garanzia di un risultato finale;
Proprio come l'artista lavora con vincoli di materiale o di tecnica, l'imprenditore crea all'interno dei vincoli del mercato e delle risorse limitate.

Alcuni studi descrivono l'imprenditoria come un mix di 40% arte e 60% scienza.

Una nuova pagina (2)

La Costituzione della Repubblica
Italiana, entrata in vigore il 1’ gennaio
1948, e’ la legge fondamentale dello
Stato, nata per fondare un ordinamento
democratico, libero e repubblicano dopo
la seconda guerra mondiale. Approvata
dall’Assemblea Costituente il 22
dicembre 1947, si basa sulla sovranità 
popolare, sul lavoro, sui diritti inviolabili
dell’uomo e sull’eguaglianza sostanziale.

Vivere in democrazia

Abbiamo aperto questa nuova pagina sul blog soffermandoci sull’espropriazione dei beni privati “per pubblica utilità “.  In realtà il disegno propostoci è di spaziare sull’assetto giuridico del nostro Paese, di cui ciascuno di noi è cittadino. Il proposito più ampio è infatti di spaziare su “I grandi temi dell’Ordinamento giuridico italiano”. Il tentativo sarà di rendere facili concetti e contesti che frequentemente facili non sono, o che tali non appaiono ad alcuni di noi. Riteniamo che con la buona volontà riusciremo nel tentativo di riflettere insieme sul contesto “giuridico” entro cui tutti da cittadini  conviviamo. 

L’accenno proposto sull’esproprio per pubblica utilità ci induce nelle prossime pagine a trattare il grande tema del diritto di proprietà, a cui l’esproprio per pubblica utilità fa riferimento. Però il vero tema che intendiamo sviscerare ampiamente  e in prospettiva l’Ordinamento degli Enti Locali, dal momento che constatiamo in questa parte di Sicilia Occidentale il grande disinteresse della gente sulla conduzione dei Municipi, non solamente qui a Contessa Entellina (dove addirittura non esiste una minoranza consiliare) ma anche nell’area prossima dove poco conosciuto pare essere il senso civico e l’ombra egoistica del sono tutto io contrasta con lo spirito democratico e coinvolgente della nostra Costituzione. Trattando, su questa iniziale pagina e seguenti, della proprietà privata intendiamo, anche, evidenziare che esistono effettivamente spazi privati dove ciascuno può estrinsecare il suo essere e la sua preferenza di spirito, ma esistono gli spazi pubblici dove il protagonismo dei politici deve possedere estrinsecazioni di interesse collettivo, inclusi nel novero dei destinatari i possibili e sempre auspicabili avversari politici, che in regime democratico possiedono pari (se non maggiori) diritti e aspettative dei partigiani del potere temporaneo conseguito nelle tornate elettorali, i quali partigiani del potere, generalmente, non cercano diritti, ma favori. In buona sostanza ci proponiamo di fotografare una Sicilia che ci piace e che ricorre al “diritto” e nello stesso tempo una Sicilia che vorremmo migliore e che evitasse di ricorrere al “clientelismo”.

= = = 

PRINCIPI COSTITUZIONALI

La Costituzione prende in esame la proprietà privata nell’art. 42. Questo, al primo comma, dispone che la proprietà può essere “pubblica” o “privata” e che i beni economici (impianti, fabbricati, ….) appartengono allo Stato, a enti o a privati.

Il secondo comma dello stesso articolo dispone che la proprietà privata  è riconosciuta e garantita  dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento, e i limiti allo scopo  di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. I due indirizzi a cui la Costituzione vincola il legislatore ordinario sono pertanto quello della funzione sociale e quello di renderla accessibile a tutti.

Svilupperemo dettagliatamente la portata dei termini “funzione sociale” e “accessibilità “. Il tutto, lo ripetiamo, nell’intento di distinguere cosa pubblica  (gestibile con un suo ordinamento) e beni privati (gestibili secondo il codice civile). Il fine? Il clientelismo è possibile (seppure non auspicabile) con i beni privati, mai con quelli pubblici.

(Segue)

Il Lavoro (8)

La fuga dei giovani dal Meridione
e’ 
una vera e propria "emorragia"
demografica e di talenti, con circa
134mila studenti e 36mila laureati
che lasciano il Sud ogni anno verso
il Centro-Nord o l'estero.
 Questo
esodo costa oltre 4 miliardi di euro
l'anno, impoverendo il territorio
di capitale umano e di futuro.











 L’insicurezza dei giovani

Seguendo i media una riflessione viene subito alla ribalta: né i giornali,  né la letteratura e ancor meno il cinema in Italia raccontano più il lavoro che manca. Sarà che sono i media a non percepire il fenomeno e nemmeno più si addentrano nei meandri del mercato del lavoro, oppure sta avvenendo che i giovani, qui da noi nelle aree interne dell’Isola non ci sono più per la semplice ragione che in gran parte sono emigrati nel Nord del Paese o addirittura nei Paesi UE. 

 Nei decenni passati i giornali, che fossero politicamente schierati a destra o a sinistra, riempivano pagine sul lavoro precario, la flessibilità, il pacchetto Treu, la legge Biagi. Esisteva sostanzialmente una moda culturale e letteraria che denunciava le condizioni di insicurezza   e instabilità di tanti giovani e meno giovani che vivevano appunto in condizioni di insicurezza e instabilità. Ai nostri giorni i tanti precari della Pubblica Amministrazione risultano stabilizzati, ma la Politica ignora che ormai sono nell’ordine delle migliaia i giovani laureati che la settimana successiva al conseguimento del titolo universitario partono non più verso il Nord Italia ma verso la Germania, la Francia, la Svizzera e altrove. Chi resta in Sicilia, nelle aree interne deve, dovrebbe piegarsi, o rivolgersi a “San Precario”, il protettore dei precari della terra.

A sfogliare certe riviste pare che esista in Italia, o meglio nel Meridione, un problema della qualità del lavoro creato negli ultimi decenni, con effetti negativi sulle prospettive di crescita professionale e sulla produttività. Su questi temi sociali, economici e sopratutto umani dedicheremo amplissimo spazio sul blog. Dovrebbe occuparsi di queste questioni la politica, ma da noi, in Sicilia, nel Meridione, pare che essa sia destinata alla perdita delle occasioni che, va detto, l’Unione Europea offre. Conoscere quelle opportunità significa leggere, studiare, tenersi aggiornati e tutto ciò risulta, per tanti, non per tutti, fastidioso. E poi i nostri politici preferiscono insediarsi piuttosto che capire in cosa consiste il loro ruolo. Per il blog è ovviamente antipatico tracciare le giornate dei politici (e degli amministratori) siciliani, e però immaginiamo di dover in prosieguo riportare una giornata tipo di un amministratore di un piccolo-medio paese dell’Isola.