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giovedì 26 febbraio 2026

La nostra presenza nel mondo

 

Le giovani generazioni ci interpellano (3)  

= = = La Storia ci si presenta sempre imprevedibile e rischiosa. L’essere umano che per sua natura vorrebbe perseguire il bene, il meglio, l’ottimo per se’, finora ha manomesso l’ecosistema, si è disinteressato del dramma della fame in più  parti del pianeta (e si da’ a bloccare le imbarcazioni di chi cerca pane).

=. =. =  Nell’uomo convivono la crudeltà e la bontà del mondo. Accanto all’etica della solidarietà, che è l’etica della resistenza alla crudeltà del mondo, spunta l’egoismo e il disincanto. Persino il linguaggio burocratico produce un’umanita’ di ghiaccio, meccanica.

=. =. =  La Storia nostra, degli uomini, passa di mano in mano, ma ogni volta a pagare i prezzi più consistenti dei cambiamenti, in ogni angolo della Terra, continuano a essere coloro che ne sono sempre stati “fuori”.

(Segue)

La riforma della giustizia (1)

  Prima di entrare nel merito del Referendum

per due pagine ci piace riportare i malcontenti

raccolti in queste settimane sui giornali.

Sfogliando i giornali di questi giorni non si parla d’altro, se non del referendum sulla riforma della giustizia. Verosimilmente il blog non possiede tutti i titoli necessari per affrontare un tema che non manca di aspetti delicati del vivere sociale in regime di democrazia. Intendiamo tuttavia affrontare alcuni aspetti che da semplici cittadini ci compete conoscere per poi decidere partecipando al voto.

L’obiettivo della riforma è separare le 
carriere dei magistrati requirenti e giudicanti,
mediante la modifica di piu’ articoli della
Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107
e 110). 
A tal fine, sono stati previsti due 
distinti organi di autogoverno
      il Consiglio 
superiore della magistratura giudicante; il 
Consiglio superiore della magistratura requirente.
Principale innovazione: a) La Presidenza  di
entrambi gli organi è attribuita al Presidente
della Repubblica. Sono membri di diritto: 
rispettivamente il Primo Presidente della
Corte di Cassazione e il Procuratore
generale della Corte di Cassazione. Gli 
altri componenti di ciascun Consiglio 
superiore sono estratti a sorte () per 1/3 
da un elenco di professori e avvocati
compilato dal Parlamento in seduta comune;
I 2/3 ulteriori tra i magistrati giudicanti e 
requirenti.



1) Il tema di per sé non sarebbe il primo da affrontare in un paese dove chi ha a che fare con la giustizia ne esce, bene o male a secondo delle responsabilità, dopo anni ed anni di avere a che fare con avvocati, giudici, tribunali, e portafoglio (indipendentemente se si sia innocenti o colpevoli).

2) il motivo dichiarato per cui siamo chiamati alle urne e’, sarebbe, non quello della velocizzazione della giustizia, bensì: la separazione delle carriere tra chi indaga e chi giudica. Viene immaginato (dai promotori di centro-destra del referendum) che questa separazione renderà la giustizia non solo più veloce ma persino più giusta. 

3) La riforma voluta dall’Esecutivo (dal Governo)  è contenuta in un testo blindato. Prendere o lasciare. Le Camere l’hanno potuto solo approvata in doppia lettura. Senza poter apportare ritocchi. Perfettamente lecito sul piano giuridico se persino giuristi di sinistra ne sono sostenitori, ma inopportuno in una materia più che delicata quale e’ la “Giustizia”.

4)  Una stranezza che ci pare di cogliere: da quanto abbiamo finora capito destra/sinistra non c’entrano nulla, col loro storico presunto diverso bagaglio culturale, se è vero che un ex Presidente della Corte Costituzionale (già comunista), Augusto Barbera, o l’ex Pubblico Ministero Antonio Di Pietro sono favorevoli, assieme ad altri personaggi culturalmente di Sinistra, alla riforma e, quindi, favorevoli al Sì al pari dell’intero centro/destra.

5) Se votare SI oppure NO  non ha, non implica, motivazioni culturali/ideologiche, il fondamento e la distinzione sul referendum dove sta?

  Sta nel fastidio di talune forze politiche nei confronti dell’attuale assetto della Magistratura che gode con forza costituzionale della piena indipendenza dal Governo (anche se non dalla politica intesa estensivamente). Il Governo (e la maggioranza attuale di governo) ricorrendo al referendum vorrebbe limitare il potere di legittimità che oggi la Magistratura esercita, leggo su un articolo di Stefano Passigli.

_ _ _ 

  . Nella prossima pagina proveremo a cogliere i punti di divisione fra favorevoli e contrari alla riforma costituzionale.

(Segue)

L’amico cane (17)

 

La lealtà incondizionata dei cani,
la loro capacità di offrire conforto
emotivo e i numerosi benefici
per la nostra salute fisica e
mentale sono semplicemente
straordinari.







L’alimentazione corretta del cane costituisce la base per la sua vita lunga e sana. Capire quanto deve mangiare quotidianamente è un compito che richiede attenzione verso diversi fattori specifici. Non esiste sostanzialmente una risposta univoca valida per tutti i soggetti; il fabbisogno calorico varia in base alla razza e allo stile di vita.

= Un apporto calorico bilanciato garantisce il mantenimento del peso forma ideale. L’eccesso di cibo porta rapidamente all’obesità, mentre una carenza può causare problemi di sviluppo e debolezza sistemica.

= I cani adulti in buona salute necessitano generalmente di uno o due pasti al giorno per mantenere attivo il metabolismo.

= Il cibo umido contiene una percentuale maggiore di acqua, il che richiede dosi volumetriche più elevate per raggiungere il giusto apporto energetico.

= Un cane adulto di taglia media dovrebbe consumare circa 30 o 40 grammi di umido per ogni chilogrammo di peso corporeo.

 =Al contrario, il cibo secco è un alimento completo altamente concentrato e privo della maggior parte dei liquidi. Per le crocchette, la porzione ideale scende drasticamente a circa 10 grammi al giorno per ogni chilo di peso del cane.

 = Maggiore è il valore nutritivo dell’alimento, minore sarà la quantità necessaria da versare nella ciotola.

Si considera adulto un esemplare che ha compiuto il primo anno di età, momento in cui lo sviluppo fisico si stabilizza.

Di seguito riportiamo una tabella indicativa che mette in relazione il peso del cane con la grammatura di cibo secco e umido consigliata.

Peso del cane (Kg)Dosi cibo secco (gr/giorno)Dosi cibo umido (gr/giorno)
5 kg80-100150-200
10 kg175-200300-400
15 kg210-250450-600
20 kg280-300600-800
25 kg320-350750-1000
30 kg350-420900-1200
35 kg350-4901050-1400
40 kg400-5601200-1600
45 kg450-6301350-1800
50 kg500-7001500-2000

È importante ricordare che osservare regolarmente la condizione corporea aiuta a capire se le dosi sono corrette. Se l’animale tende a ingrassare pur seguendo quanto evidenziato nella tabella, è opportuno ridurre leggermente le quantità.

Viceversa, se si notano segni di dimagrimento eccessivo, sarà necessario incrementare la razione giornaliera.

mercoledì 25 febbraio 2026

La casa (5)

La Sicilia sta affrontando, fra le
tante situazioni disagevoli, pure 
una grave crisi climatica che
vede oltre il 
70% del suo territorio
a rischio desertificazione
 entro
tempi brevi, …. (a brevissimo
termine)con un impatto
devastante sull'agricoltura e, di
conseguenza, sulle tradizioni
popolari, le sagre e le feste di
paese.
 Il tessuto sociale
gravemente insidiato dal flusso
ininterrotto migratorio dei giovani,
sta portando allo spopolamento dei
borghi rurali
(e alla desertificazione culturale).








 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”. 

 Il futuro di ogni comunità, società umana, dipende dal sapere selezionare e scegliere fra le imbarazzanti quantità di futuri possibili e che ci vengono suggeriti, nell’ambito sociale e politico del nostro vivere in alternativa. In questo la cultura corrente, sopratutto la politica ed in generale il pensare delle società umane, non hanno dimostrato nelle aree del Meridione italiano grande capacità di riadattamento. 

 C’è una asserzione di un economista americano, Julian L. Simon: “Una previsione basata su dati del passato può ritenersi solida se si ritiene ragionevole  partire dal presupposto che passato e futuro appartengono  allo stesso universo statistico”.  Questo commento è illuminante su quanto accaduto nella Valle del Belice, a Contessa Entellina in particolare, su cui disponiamo abbastanza dati per verificare come i cambiamenti di assetti strutturali e sociali post sisma 1968 hanno anche interessato i precedenti strumenti d’osservazione del vivere umano tradizionale. 

 Il senso di quanto precede e’ che il ritmo del cambiamento sociale ed umano, che è sempre comunque veloce, va sempre misurato dai riferimenti storici: i fenomeni sociali procedono in modo non uniformi, i risultati finali diventano percettibili soltanto a balzi. 

= = = 

 Entreremo meglio sul senso di quanto riportato sopra, quando proseguendo sul discorso del mancato decollo del Mezzogiorno, dello spopolamento e della trascuratezza delle aree interne dell’Isola  e quando contestualizzeremo, in termini sociologici e poi economici, il tema della casa, il processo dell’urbanizzazione e l’inarrestabile flusso migratorio dall’area del Belice e più specificatamente del Corleonese e da Contessa Entellina.

  

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (2)

Da sempre, dalle origini dell’uomo, questi si interroga per procedere lungo il corso del tempo nella conoscenza, nel voler capire, nel voler scoprire.

Raramente il percorso è stato facile e pare sia stato Socrate ad additare quell’attraversare il tempo come una “strada”, anzi “la strada”, lungo la quale compito di ciascuno è conoscere, incrementare il bagaglio conoscitivo da porre a disposizione della comunità, dell’umanità. 

A rafforzare questo indirizzo di vita si sono, fra altri, impegnati nel corso della Storia Galileo, Pascal, Kant, Wittgenstein e tantissimi altri, fino ai nostri giorni.

La stranezza, nel nostro vivere e nel nostro esplorare, è, pare di capire, che ogni convinzione, anche la più  solida, col trascorrere del tempo, e addirittura quasi a velocità vertiginosa, venga spogliata di ogni certezza. Come se nulla, lungo il corso dei secoli, sarebbe stato mai solido e valevole per sempre.

(Segue)

La Letteratura, (19)

 

Riflessioni sulla poesia, di Eugenio Montale. “Mi procurai anch’io, a suo tempo, un’infarinatura di psicanalisi, ma pur senza ricorrere a quei lumi pensai presto, e ancora penso, che l’arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compagno o un surrogato. 

Ciò peraltro non giustifica alcuna deliberata turris eburnea: un poeta non deve rinunziare alla vita. E’ la vita che si incarica di sfuggirgli. (…) non nego che un poeta possa o debba esercitarsi nel suo mestiere, in quanto tale. Ma i migliori esercizi sono quelli interni, fatti di meditazione e di lettura. 

Letture d’ogni genere, non letture di poesie: non occorre che il poeta passi il tempo a leggere versi altrui, ma neppure si concepirebbe una sua ignoranza di quanto s’è fatto dal punto di vista tecnico, nell’arte sua. 

Il linguaggio di un poeta è un linguaggio storicizzato, un rapporto.  Ale in quanto si oppone o si differenzia da altri linguaggi. Naturalmente il grande semenzaio d’ogni trovata poetica è il campo della prosa. Una volta tutto era esprimibile in versi, e questi versi sembravano, e talvolta erano, poesia. 

Oggi si dicono in versi solo determinate cose … . Il bisogno di un poeta è la ricerca di una verità puntuale, non di una verità generale. Una verità del poeta-soggetto che non rinneghi quella dell’uomo-soggetto empirico”.

(Intenzioni).

martedì 24 febbraio 2026

La Letteratura (18)


Eugenio Montale mantenne
una 
posizione ferma di dissenso
intellettuale e morale verso il
fascismo, definendola
un’antifascismo

passivo. Rifiuto’ di prendere
la 
tessera del partito, firmo’ il
Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce nel 1925 e
perse il posto di lavoro al 
Gabinetto Vieusseux nel 1938
per le sue posizioni.







Montale e il fascismo. Scrive Montale, nel 1945, su Intellettuali e il fascismo: “Ne restarono immuni i pochi che ebbero davvero quella seconda vista dell’arte che è sempre discriminatrice e non può prescindere  dal senso del bene e del male; e fra i non artisti in senso stretto, quegli altri, i quali per origine , educazione e provenienza -Croce e Salvemini furono i loro maestri principali- erano chiamati ad agire, a lottare, a soffrire per tutti, affinché il filo della verità non fosse spezzato (Il fascismo e la letteratura, in Auto da fe’ ). Più tardi, in una intervista  alla RAI del 1951: “Fra questi  avvenimenti che oso  dire esterni  c’è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non sono stato fascista  e non ho cantato il fascismo ; ma neppure ho scritto poesie  in cui quella pseudo rivoluzione  apparisse osteggiata.  Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare  poesie ostili  al regime d’allora; ma il fatto è che non mi sarei  provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo”.

E in Le reazioni di Montale  (cit) : “Quello che i giovani non capiscono  è che il fascismo  suscitò all’inizio  grandi entusiasmi poi calati, ma riaccesi alla proclamazione dell’ impero. Gli antifascisti professionali danno l’impressione erronea del fascismo come di una piccola cricca che si impadronisce  con la violenza del potere.



La nostra presenza nel mondo

 Le giovani generazioni ci interpellano (1)

Vivere in democrazia 
significa
partecipare attivamente al governo
della società, godendo di libertà
fondamentali e uguaglianza davanti
alla legge, il che richiede
responsabilità, pensiero critico
e informazione libera
per operare
scelte consapevoli
. È un sistema
basato sull'autodeterminazione
e sul consenso, che va difeso da
disinformazione e autoritarismo.

Tutti i cittadini sono uguali
davanti alla legge e hanno
pari diritto di voto e
partecipazione politica,
indipendentemente dalle
proprie caratteristiche personali.






Con questa ulteriore pagina periodica e saltuaria ma frequente, come si e’ soliti operare sul blog intendiamo aumentare gli spazi interpretativi e comunque descrittivi dei giorni che stiamo attraversando su quest’angolo del pianeta Terra. Ogni giorno a noi cittadini del pianeta vengono proposte  scelte da compiere, e non ci riferiamo solamente al SÌ o al NO che siamo prossimamente chiamati a deporre nell’urna su un quesito referendario.

  Noi tutti esseri umani, col nostro sentire e col nostro pensare, abbiamo l’obbligo di contribuire lucidamente alle scelte sulle questioni che coinvolgono la società e talvolta il destino del mondo; seppure alla lontana, attraverso i percorsi della politica, veniamo coinvolti,  consapevolmente o meno, sul nostro dispiegarsi nel modo di vivere collettivo.

  In apertura di un ulteriore cammino di pensiero che intendiamo percorrere sul blog con la collaborazione di un gruppetto di giovanissimi ci piace iniziare con una frase di Abramo Lincoln: “Il futuro arriva solo un giorno alla volta”; tutti siamo pertanto chiamati a dire la nostra, …sempre, sempre, in relazione al nostro punto di vista, magari conservando il dubbio per non apparire settari. 

La casa (4)


Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.
 

I cambiamenti urbanistici ed edilizi nel nostro centro, Contessa Entellina, conseguenti al lungo processo della ricostruzione post-terremoto del gennaio 1968, valutati con ottica e pensiero sociale, fanno dire che il ritmo del cambiamento, non soltanto qui ma in tutta la Valle del Belice, è misurato sulla base dei riferimenti storici, nel senso che i fenomeni, tutti i processi sociali, procedono in modo non uniforme e i risultati, diventano percettibili soltanto a balzi. Detto diversamente: il nuovo contesto urbanistico ed edilizio locale di Contessa E. ha alterato i termini in base ai quali si conduceva la vita contadina. E poi, a ritmo più accentuato,  in conseguenza del processo della ricostruzione edilizia del post-terremoto ‘68.

Le nuove progettazioni sia urbanistiche che edilizie degli anni sessanta del Novecento hanno spazzato via dall’interno dell’abitato di Contessa E. ogni cenno tipico della società contadina (=stalle, pagliere, ovili negli slarghi pubblici etc.), anche perché il mondo rurale-contadino già negli anni sessanta del Novecento aveva subito un forte arretramento con l’avvio delle istituzioni europee (MEC), il cui effetto in tutto il meridione italiano fu l’avvio di un robusto processo migratorio. 

 Il successivo processo della ricostruzione, in tutta la Valle del Belice, è stato lungo, difficile, a volte contrastato e largamente non capito (e addirittura fortemente avversato)  da tanti, ma ha portato cambiamenti molto, molto, profondi;  si è verificata una vera rivoluzione abitativa, che ha inesorabilmente trasformato la società rurale di sussistenza pre-sisma in una società, se non più prospera sul piano economico, in una realtà più urbana e civile.  Avremo modo, nel lungo tempo che ci siamo assegnati per fotografare sul blog la realtà territoriale locale, e dell’intero Belice, per capire se si è trattato di una società più ricca e più gradevole, oppure (come pensiamo) quel processo di ammodernamento post-terremoto necessitava di essere ulteriormente completato con tutte le iniziative a sfondo di crescita e sviluppo economico territoriale. Da subito affermiamo che si tratta di una comunità, di più comunità, nella Valle del Belice, che sono sicuramente più urbane di come erano negli anni precedenti il terremoto.

Guardandoci all’indietro ci proponiamo di percorrere il quasi sessantennio che ci separa da quella notte del gennaio ‘68, e sopratutto di tratteggiare il lungo lavoro politico svolto dai sindaci e dagli amministratori del Belice, per uscire dalla realtà sociale ed economica prettamente contadina di allora, quando di case, di edifici, definibili tali ne esistevano ben pochi localmente e nella Valle.

_ _ _ 

 Pigliando spunto dal tema della “casa”, contiamo nel lungo tempo di impegnarci sul blog  in percorsi (o riflessioni)  di natura politica, economica e sociologica per fotografare la realtà dell’entroterra Siciliano (non solamente della Valle) tenendo presente che le case e l’avvenuta ricostruzione post-terremoto, hanno senso e prospettiva se sul territorio contestualmente esiste il lavoro.  Questo sarà un filone socio-culturale che ci proponiamo di svolgere, ma non sarà l’unico filone del blog che  rinnoveremo sotto più profili nei contenuti.

lunedì 23 febbraio 2026

Lo Sport


 Si, è vero, il conduttore del Blog non è grande appassionato di ”Sport”. 

Però le Olimpiadi Invernali meritano essere 

evocate.

Amare lo Sport significa abbracciare uno stile di vita che unisce benessere fisico e mentale, 

producendo endorfine e dopamina

  che riducono lo stress e aumentano la felicità
.

È passione, disciplina
e condivisione, capace di insegnare il rispetto delle regole e il superamento dei propri limiti.

Praticare attività fisica migliora l'umore, la salute 
cardiovascolare e la forza, rendendo la vita più sana e appagante
.

Contessa Entellina e la vicenda storica (4)

Le carceri baronali in
Sicilia
, attive durante
l'epoca feudale e
moderna, erano locali
di detenzione situati
all'interno o nei pressi
dei palazzi baronali.
Gestite dal castellano
per conto del feudatario,
 ospitavano carcerati 
in ambienti angusti,
separando nobili da
plebei. Erano
espressione diretta
della "giustizia dei
 baroni”.
(La foto non attiene
a Contessa
 E..

(Una cella del periodo
feudale contessioto
era visitabile fin
quando la biblioteca
comunale stava in 
Via Scanderberg).







 Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 Abbiamo avviato le prime pagine introduttive sul blog dedicate al contesto economico-agrario (ma, vedremo, contemporaneamente umano) del regime feudale nella Sicilia spagnola. Siamo semplicemente all’inizio dell’esplorazione di un tempo (l’alba della modernità) tanto diverso da quello attuale e stiamo tratteggiando i caratteri generali validi sull’intera Sicilia con le strutture economiche-giuridiche dell’epoca che proveremo a calare  nel contesto dei vasti dominio dei Cardona nella Sicilia centro-occidentale, che non differivano dai domini degli altri “baroni” dell’Isola.

La Sicilia feudale. Il potere più rilevante dei baroni cinquecenteschi sull’Isola non era tanto il ruolo di feudatari in termini di possessi agricoli della terra, a questo ruolo più limitato si perverra’, molto tardi nel tempo, nel 1812, con le riforme che instaureranno il latifondismo. Il potere dei baroni all’alba della modernità, quando gli arbereshe arrivarono in Sicilia, stava nel Merum et Mixtum Imperium. I baroni, quindi i Cardona, nella Sicilia di allora amministravano sui feudi in loro dominio la giustizia sui propri vassalli. Era questo il vero e significativo potere politico e sociale, il privilegio più rilevante di cui godevano i feudatari siciliani. Perveniva a loro dalla concessione regia del mero e misto imperio: il mero imperio corrispondeva alla bassa giustizia, ossia al diritto di comminare  lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino a quattro onze, poi aumentate nel corso della permanenza degli arbereshe a sette; mentre il misto imperio “consisteva nell’habere gladio potestatem ad puniendum facinoroso morte, esilio et  relegationes”. Quest’ultimo ruolo, tuttavia, più che connesso al feudo era una regalia règia ai più fidati feudatari (potestà esecutrice).

 Avremo modo di esplorare come i Cardona, ma non solo loro bensì l’intero corpo baronale siciliano,  esercitavano questo enorme potere all’interno delle vaste baronie governate nell’isola. Il carcere locale, di Contessa Entellina, possiamo in qualche modo immaginarlo, nelle linee generali ovviamente,  grazie alla circostanza che una (solamente una) delle celle risalenti,  appunto al periodo baronale, nel corso dei lavori di ristrutturazione degli anni cinquanta del Novecento, e’ stata salvaguardata dai vasti interventi di ristrutturazione del Palazzo. L’augurio è che venga salvaguardata e magari valorizzata sul piano storico e culturale a beneficio di chi verrà dopo di noi.


Il gusto della riflessione (13)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La generosità 

Il pane che tieni per te

e’ dell’affamato,

 il mantello che custodisci 

nel guardaroba e’ dell’ignudo, 

le scarpe che marciscono in casa 

tua sono dello scalzo

l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso.

 _____

  La frase sopra riportata non ha nulla a che fare con nessun politico della sinistra italiana o estera. Il senso da cogliere è che l’accumulo di beni sebbene possa essere un comportamento istintivo finalizzato a preservare il futuro, esso è il più delle volte spirito egoistico, lusso sfacciato che da opulenza non tarda a trasformarsi in egoismo. La frase è di molti secoli anteriore all’affermarsi in Europa del socialismo democratico e del comunismo dittatoriale. E’ di San Basilio (nacque, presso Adrianopoli, intorno all'812), santo abbastanza noto nelle comunità arbereshe di Sicilia, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con scritti e opero’ per la cura pastorale dei poveri e dei malati.  Ha posto il pane e i beni materiali al centro della sua dottrina sociale, definendo il superfluo come proprietà del povero e dell'affamato. Con frasi incisive, ha denunciato l'accumulo egoistico, definendolo un'ingiustizia e un furto verso chi soffre.

Il gusto della riflessione (12)

 

La tavola è un estratto con omissioni
….
Il PIL pro capite è l'
indicatore
economico che misura la
ricchezza media per abitante di
un territorio, ottenuto dividendo
il Prodotto Interno Lordo (PIL) totale
per il numero dei residenti
. È
fondamentale per confrontare
il tenore di vita tra aree diverse,
 sebbene non rifletta la
distribuzione del reddito. Nel
2024/2025, il PIL pro capite in
Italia si attesta intorno ai
34.000-43.000 USD (a
seconda della fonte/metodologia.









Le giovani generazioni ci interpellano (2)

L’Unione europea rappresenta ancora ai nostri giorni un’isola felice pur con le sue contraddizioni e differenze tra Stato e Stato. 

=La Spagna è al 38esimo posto nella classifica. L’Italia al 40esimo (gli Usa al 24esimo), anche se scherzando Sánchez ha detto che il suo è il terzo Paese al mondo più felice accanto a Finlandia e Danimarca. In realtà il terzo è l’Islanda, il quarto la Svezia e il quinto l’Olanda. 

= I leaders UE non sono stati nei recenti incontri d’accordo su tutto. Ovviamente a dividerli sono state le spese per la difesa. Frederiksen (Danimarca) e Stubb (Finlandia) hanno contestato la contrarietà di Sánchez a portare al 5% del Pil la spesa per la difesa. Un tetto che per la premier danese non solo non è eccessivo ma non è abbastanza ambizioso. Per ora i Nordici riescono a tenere assieme difesa e welfare. Per i Paesi del Sud Europa, Italia inclusa, con un alto debito pubblico, è più complicato.

- - -
Ci sono in giro sentimenti di spaesamento e di disincanto, sentimenti contrapposti che segnano le difficoltà dell’agire pubblico. L’Italia è l’unico paese dell’UE che continua ad andare appresso a Trump. Il quale Trump da immobiliarista ha creato un organismo parallelo e contrapposto all’Onu, di cui egli si è autoproclamato presidente a vita.

Cosa pensare? in Occidente sta venendo meno la piattaforma identitaria democratica comune, l’appartenenza sicura, la cultura di riferimento in cui poterci muovere consapevoli dello spazio di libertà che come appartiene a noi deve pure appartenere all’Ucraina. 

Rinunciare e ripiegare come vuole Trump nel sostegno all’Ucraina implica la rinuncia e il ripiego,  nell’incapacità di difendere e far valere dei valori e dei principi che sembrano consumati da un mondo appiattito, in un mondo dove tutto ritorna in dubbio. Ed invece quei valori e quei principi (dell’uomo occidentale) sono utili per leggere, capire e guidare la fase storica che stiamo vivendo.




domenica 22 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Gli Atti degli Apostoli
raccontano la nascita e
la diffusione della Chiesa
primitiva dopo
 l'ascensione di Gesù
,
mostrando come gli
apostoli, guidati dallo
Spirito Santo, diffusero
il messaggio cristiano
da Gerusalemme fino
a Roma, con focus
particolare sulle figure di
Pietro e Paolo e i loro
viaggi missionari. 
Il libro fa
da ponte tra i Vangeli e
gli scritti apostolici,
descrivendo eventi
chiave come la Pentecoste,
il martirio di Stefano, la
conversione di Paolo e il
Concilio di Gerusalemme,
 e sottolineando il ruolo
dello Spirito Santo come
 motore dell'espansione
del Vangelo.
Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Per tanti uomini della cultura gli “Atti” oltre che opera teologica, in qualche modo storica, e’ opera letteraria considerata nei suoi elementi fondanti,  nelle forme particolari e nelle strategie narrative adottate dall’autore. Elementi che sia pure sinteticamente ci proponiamo di sviluppare al fine di creare la “mappa” di collocazione dei singoli episodi e poi entrare nel progetto letterario immaginato da San Luca sono:

A) la trama, B) i luoghi, C) i tempi, D) i personaggi, E) le forme letterarie, F) la struttura generale.

 Quelli ricordati sono gli elementi da cui potremo cogliere indizi significativi per cogliere intenzioni e scopo di San Luca.

La trama. La trama a grandi linee origina dalle parole di Gesù (riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni  a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino alle estremità della terra) ed è pertanto incentrata sull’opera dello Spirito Santo che compie per mezzo degli apostoli e sulla testimonianza che essi devono rendere in tutto il mondo. Si intravede, pare di capire, la progressiva apertura dell’annuncio ai pagani.

L’estensione universalistica della salvezza è tema fondamentale. Il tema viene trattato a tutti i livelli, nello sviluppo degli itinerari, nei discorsi e nei racconti. La stessa successione degli episodi segue quest’impostazione: si passa dalla guarigione dello storpio, che è un giudeo alla conversione dell’eunuco etiope, che è un simpatizzante del giudaismo, alla conversione del centurione Cornelio  che è un pagano, alla guarigione dello storpio pagano.  ….  …..

La conclusione degli ‘Atti’ resta aperta. C’ è l’universalità del messaggio e la signoria di Cristo.

= = = 

Le fonti del Cristianesimo: Sono stati i discepoli di Gesù a raccogliere insegnamenti e basi di Gesù (I  Vangeli). Ma e’ stato un fariseo, che personalmente non conobbe Gesù, Paolo di Tarso, a scrivere in termini teologici profondi, nelle sue lettere, il valore salvifico della morte e resurrezione di quel Gesù. 

Tutti i tre secoli successivi alla morte di Gesù costituiscono il periodo delle origini della religione cristiana, in un contesto politico definibile ostile. 


Parole frequenti sui media

 abuso d’ufficio.L’abuso d’ufficio è l’accusa della Magistratura inglese al già principe Andrea. Nel sistema giudiziario britannico «Misconduct in Public Office», è un reato perseguibile solo con rinvio a giudizio e punibile fino all’ergastolo. 

 Consiste in un abuso o in una grave negligenza volontaria dei poteri di una carica pubblica, con nesso diretto tra condotta e funzioni. La Corte d’Appello ne richiede un’interpretazione restrittiva e la pubblica accusa deve valutarne gli elementi secondo il Code for Crown Prosecutors, la guida deontologica che dà i principi per stabilire se svolgere l’azione penale.

Curiosità: Il reato di abuso d'ufficio (ex art. 323 c.p.) è stato integralmente abrogato in Italia nel luglio 2024. Precedentemente puniva il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, violando norme di legge, procurava intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale o un danno ingiusto a terzi, generando dibattiti su vuoti di tutela.

Il caso del principe Andrea. Il re Carlo pare voglia mettere un punto fermo. E si affida alle indagini per suo fratello Andrea, come per un qualunque cittadino del regno. E la spiegazione sta nella circostanza che è a rischio la stessa Corona come mai prima. Perché non ci sono altri casi storici di arresto di un esponente della Royal family dal 1649 quando non un principe ma un Re, Carlo I, dopo esser stato arrestato fu giustiziato a Londra. Ma c’era una guerra civile.

sabato 21 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 12)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =.  = L’egoismo

Fra l'egoismo e la cooperazione, qual’e’

l'istinto più «umano» o «naturale»? 

I risultati sperimentali sono stati portati 

ora a favore di una tesi, ora dell'altra.

L’egoismo è il nostro atteggiamento 

più radicato e gli esseri umani 

si sono evoluti 

per massimizzare l'interesse personale.  

~~~

Per Richard Dawkins, “etologo”, gli individui sono «macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste conosciute come geni». 


Contessa Entellina e la vicenda storica (3)

L’agricoltura siciliana del Quattro-
Cinquecento è caratterizzata da 
una profonda vocazione
cerealicola, con l’isola che 
funge da granaio per il sistema
imperiale spagnolo. Il regime
feudale si regge sulla
monocoltura del grano, in
gran parte destinato alla
esportazione.
La vita per i contadini è 
estremamente difficile,
caratterizzata da stenti e
subordinazione ai feudatari o
ai gabellotti. Nonostante ciò,
la Sicilia attrae manodopera,
stagionale con immigrati
 (calabresi) impiegati nei
servizi agricoli stagionali.

















Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 All’inizio del 1500 vengono riformate le finanze pubbliche del Regno di Sicilia in direzione della istituzione di un sistema di controllo regolare e sopratutto efficace sia sul versante delle entrate che delle spese pubbliche. Nello stesso tempo viene definita l’imposizione diretta a carico delle famiglie di ciascuna città e ciascun paese (=Universita’) sulla base del censimento dei “fuochi” e delle anime e dell’inventario dei “beni e dei debiti” (=riveli di beni e anime).

  Il contesto istituzionale pubblico dell’epoca vedeva come sedi di Governo del Regno sia Palermo che Messina e, con a parte la Camera Reginale (istituita quest’ultima nel 1302 da Federico III d'Aragona per la moglie Eleonora d'Angiò consistente in un complesso feudale e dotale assegnato alle regine di Sicilia che includeva Siracusa, Lentini, Carlentini, Vizzini, Mineo e altre terre), con sede principale a Siracusa. La Camera Reginale rappresentava un "stato nello stato" che garantiva autonomia e rendite alla sovrana, rimasta attiva fino al 1537).

  Un dato che e’ inevitabile segnalare in vista di dover tratteggiare, in prosieguo, il vivere umano degli arbereshe di Contessa sui territori dei Cardona, e’ che, nella politica riformatrice del primo XV secolo, oltre che la riforma monetaria, su cui avremo modo di soffermarci, fu varata una sorta di scala mobile del valore di esportazione del grano (il tutto compreso sotto la denominazione de “le tratte”). Fu in pratica sancito che dovendosi sodisfare, per fini di finanza pubblica, la richiesta di grano originata da altri Stati “le tratte”, ossia i costi dei percorsi di trasporto dal luogo di produzione al porto di esportazione, nel caso di Calatamauro era Sciacca, restassero a carico del venditore.  L’intento era l’unificazione dei prezzi di esportazione da tutta l’Isola e, nelle intenzioni, pure l’inserimento dell’Isola nel nascente “commercio internazionale”. Il fatto però che può apparire strano, contenuto nel provvedimento, fu che quel costo invece andava aggiunto al prezzo del grano se da Sciacca fosse diretto via mare verso le aree settentrionali della Sicilia (nord-est, aree madonite/messinesi), zone tradizionalmente deficitarie di cereali.

_ _ _ 

 (segue). Contiamo di dover tratteggiare  le vicende e le circostanze storiche che dalla modernità alla contemporaneità vedranno gli arbereshe inserirsi nel contesto socio-economico dell’Isola.

  

Il blog

All’ombra dei monti
nascono le città degli uomini.

Anche le tende  nel deserto
si raccolgono all’ombra di una palma.

Umberto Santino

 Il punto per il 2026

Perché continuiamo a dedicare tempo (e pure impegno) al blog?  E’ difficile rispondere cercando una motivazione che prevalga su altre. Provando a cercare una risposta pensiamo che stiamo -come comunità  locale e pure come umanità più vasta- vivendo tempi di grande disorientamento generale. I media, e tutti gli apparati politici e non, del vivere dei nostri giorni, che in passato portavano cultura, nell’attuale fase storica -pare a noi- che rechino “spaesamento” e frequentemente inquietudine crescente derivante sopratutto dalla gestione irresponsabile, negli ultimi tempi, della politica internazionale, e in più casi pure di quella interna al nostro Paese Italia.

 Il blog tende ad affrontare tematiche, a volte complesse, però con l’intento di attraversare passaggi trattabili da quella che si definisce opinione pubblica. Più che per spiegare, il blog è per chi lo gestisce, uno strumento che è (vorrebbe essere) utile per comprendere.

  Questo blog origina in una realtà di periferia, quale è Contessa Entellina rispetto al mondo dove si decide e dove si valuta, e non aspira quindi  all’informazione o alla narrazione di chissà quale evento, ma coglie e prova ad esprimere semplici opinioni, punti di vista ora raccolti ed ora maturati nella fase di vita (storica?) che stiamo attraversando sul territorio più prossimo e, talvolta, grazie ai media, sul globo terrestre.

  Con questi intenti ed in questi contesti e’ sorto tanti anni fa il blog. In alcune fasi temporali e’ stato privilegiato il bisogno di conoscere, in altri esso ha provato ad additare mete utili da perseguire. Nel corso dei tanti anni di pubblicazioni non sono mancati momenti emblematici, specifici periodi sociali, circostanze politiche e in genere culturali, vicende umane/sociali locali o regionali o nazionali privilegiate ed altre purtroppo sottovalutate per sviste o per insufficiente attenzione. In linea generale sul blog abbiamo sempre inteso perseguire il sole dell’avvenire perché potesse splendere su tutti e su tutto nell’interesse collettivo e in particolare a beneficio della nostra terra.  Altre volte, e con frequenza, abbiamo coltivato e scritto il lato critico del vivere in un modello sociale che non risulta, non ci sembra pienamente equo. Su ogni scelta abbiamo cercato significati nella Storia e sopratutto nei valori dell’attualità storica.

  Continueremo quindi, almeno per il corrente 2026, ad alimentare -così speriamo- ulteriori pagine di lettura e più ampie linee di riflessione. Non riteniamo tuttavia di trovarci sempre perfettamente nel lato della certezza assoluta. No! Ecco perché non ci dispiace ricevere punti di vista critici.

  Buona lettura.