StatCounter

domenica 15 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

 

Le epistole (o lettere) di
San Paolo costituiscono
una parte fondamentale
del Nuovo Testamento,
rappresentando i più 
antichi scritti cristiani
pervenuti. Sono state
scritte tra il 50 e il 60 d.c.
per rispondere a esigenze
pastorali, teologiche o
pratiche delle prime
comunità cristiane,
queste lettere hanno
plasmato la teologia
cristiana.






Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”. Gli Atti sono una fonte rilevante per la storia della Chiesa primitiva e il loro storico, definito “il primo storico cristiano”. L’opera inizia ricostituendo la vita di San Paolo e le tappe principali delle fondazioni di chiese, e in generale per stabilire gli unici punti di riferimento cronologici affidabili.

Per fare questo si basa su alcune indicazioni: in particolare sulla menzione, in 18,12, del proconsole Gallione (Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia..) riferita all’arresto di San Paolo durante il suo soggiorno a Corinto, dove rimase “un anno e sei mesi” (18,11). Attraverso altri indizi gli storici riescono a dedurre che Paolo stette a Corinto tra il 50 e il 52, anche se c’è chi fissa il periodo tra il 49 e il 51.

 Nei testi di San Paolo tanti altri sono i richiamo a vicende e figure storiche, riportate da tanti altri personaggi storici del tempo: Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, etc.:

=la carestia avvenuta al tempo dell’imperatore Claudio, databile tra il 46-48.

=la morte di Erode Agrippa, avvenuta nel 44.

= l’editto di espulsione dei giudei da Roma, che coinvolse Aquila e Priscilla, datato nel 49/50.

=la figura del procuratore Felice: assunse la carica nel 52/53.

=la successione, nella carica di procuratore, di Festo a Felice (24,27: Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo): e’ datata nel 59/60, o secondo altri nel 55.

. . . 

 Essere persone responsabili

Riflessioni estrapolate da un lungo testo di

P. Nino Fasullo:  redentorista, ha insegnato filosofia e pedagogia nelle scuole statali; ha fondato nel 1975, insieme a dei laici, la rivista Segno, strumento di approfondimento culturale e di indagine critica oltre che di impegno civile,

== Come tutte le cose umane anche la religione è carica di ambiguità. Può essere fonte di pace come di guerra, causa di amore come di odio, sorgente di generosità come di egoismo ottuso e disperato. Non c’è alcun bisogno che citi il più piccolo esempio. Della religione si può fare pressoché qualsiasi uso. Serve, e come! alla conquista e alla conservazione del potere. Con la religione si possono fare le cose più sublimi come le più turpi, le più dolci come le più violente. Con linguaggio pascaliano  si può parlare all’infinito di grandezza  e di miseria della religione. Forse niente c’è di più umano della religione.  …   …

== Ma se la religione è un fatto umano, e contiene in sé i limiti di tutti i fatti umani, nessuno può prendere scandalo dal fatto, che uno stesso uomo divida la sua vita, senza problemi tra crimine e religione. La possibilità della violenza collegata alla  religione e’ data dall’essere quest’ultima fatto umano. Così la religione sembra avere un limite genetico praticamente insuperabile. Non è Dio che spinge e ordina la violenza ma è l’uomo che la produce attribuendola a Dio e giudicandola, di conseguenza, conforme alla volontà e alla legge divine. Le ragioni della violenza si trovano intere nell’uomo, non in Dio. …   …

== Ma restiamo nell’orizzonte antropologico. E’ grande la religione perché l’uomo è capace di fare cose grandi. Ma è anche misera perché l’uomo è capace anche di cose meschine. Non c’è una fine delle religione come hanno immaginato le teorie sulla citta’ secolare degli anni 80. Le religioni, evidentemente, durerannno fino alla fine del mondo, ossia fin quando durerà l’uomo.

== sempre nel tentativo di cogliere la differenza, non assoluta ma reale, tra religione e Vangelo, possiamo dire che i caratteri del Vangelo non sono quelli della religione. Si può affermare tranquillamente, come non pochi hanno fatto, che il Vangelo (quindi il Cristianesimo) non è una religione. E’ altra cosa dalla religione. Intanto, Gesù non è venuto ad avviare una nuova religione. Le religioni le fondano gli uomini (siano pure profeti, siano pure ispirati da Dio), non le fonda Dio. In secondo luogo, il Vangelo non è una religione accanto alle altre.  E’ invece il bisogno dell’uomo da parte di Dio. Ha scritto Simone Weil: “L’idea di una ricerca dell’uomo da parte di Dio  e’ di uno splendore e di una profondità insondabili. Vi è decadenza quando viene rimpiazzata dall’idea di una ricerca di Dio da parte dell’uomo”.

Se la religione nasce dall’uomo, il Vangelo invece proviene da Dio. Il Vangelo è l’apparizione  della Grazia e della libertà destinate agli uomini, a cominciare dai poveri. In questo senso, è solo in questo, c’è una notevole differenza tra Religione e Vangelo.

-——————————————————————————————————————————-

Il gusto della riflessione 7)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =.  = Che cos’è’ l’amore?

Nessuno tra i poeti e 

i pensatori ha trovato 

risposta alla domanda:

“Che cos’è l’amore?”. 

Volete forse 

imprigionare la luce? 

Vi sfuggirà  tra le dita.


La frase è del teologo russo Pavel Evdokimov (nt. a San Pietroburgo nel 1910 e morto in Francia  nel 1970). Effettivamente non è facile definire l’amore. L’unico modo per conoscerlo è viverlo. Ai nostri giorni della parola “amore” si fa un larghissimo uso nelle canzoni.

L'amore è sicuramente un legame emotivo profondo che unisce le persone, un'esperienza complessa che combina sentimenti di affetto, vicinanza e desiderio di benessere reciproco, coinvolgendo aspetti chimici e psicologici, traducendosi in un'attrazione, una connessione stabile, impegno e volontà di creare un progetto di vita insieme, pur manifestandosi in molte forme, dall'amore romantico all'affetto familiare, alla solidarietà cristiana. E’ certo che l’amore non può essere definito e descritto in pienezza, sarebbe, dice qualcuno, come tentare di chiudere in una mano la “luce”.

sabato 14 febbraio 2026

Riflessioni sulla società

 


La sfida politica in Italia fra
Destra e Sinistra si concentra
sulla visione del Paese in vista
delle prospettive elettorali future,
con un forte scontro sui temi
economici, sociali e di politica
estera.

Il welfare state (in italiano
"stato del benessere" o "stato
sociale") è un 
modello di
organizzazione statale in cui il
potere pubblico interviene nelle
dinamiche economiche e sociali
per garantire standard minimi di
reddito, salute, istruzione,
abitazione e sicurezza a tutti
 i cittadini
. L'obiettivo principale
è la riduzione delle
disuguaglianze e la
protezione degli individui
dai rischi sociali (malattia,
vecchiaia, disoccupazione),
garantendo l'uguaglianza
sostanziale.










Welfare State (in italiano Stato Sociale o Stato del Benessere) è un modello politico-economico in cui lo Stato assume un ruolo fondamentale nella protezione e promozione del benessere sociale ed economico dei suoi cittadini. Si basa sui principi 

dell'uguaglianza delle opportunità

della distribuzione equa della ricchezza 

e della responsabilità pubblica per coloro che non sono in grado di sostenersi autonomamente

Il Welfare State è in qualche modo la bussola politica della “Sinistra” politica europea quando sta alla guida dei rispettivi paesi. 

Capita un poco in tutto il continente europeo che gli istituti e le garanzie politiche poste dai governi europei si trovano alla guida dei rispettivi paesi, vengono (non simultaneamente) riformulate e ritoccate a beneficio della diversa visione socio-economica posseduta dalle forze politiche uscite vincitrici nell’ultima tornata elettorale. Nel 2024, il welfare in Italia ha assorbito 669,2 miliardi di euro, pari al 60,4% della spesa pubblica totale, evidenziando l'enorme impatto economico del settore. Le sfide principali per la Sostenibilità ruotano attorno a: 

() Invecchiamento Demografico: Entro il 2050, si stima che gli ultra65enni raggiungeranno il 35,9% della popolazione. Questa parte della popolazione, sebbene rappresenti circa il 25% attuale, assorbe circa il 60% della spesa sanitaria nazionale, un dato che è destinato a crescere.

() Disequilibrio Finanziario: La pressione combinata tra invecchiamento della popolazione, spesa pensionistica e bisogni sanitari crea un forte disequilibrio strutturale nei conti pubblici.

() Bassa Natalità: Il calo delle nascite riduce la base contributiva futura, minando la solidarietà generazionale. 

Quello del “Welfare” è un tema che sul blog contiamo di approfondire.  Una problematica che va emergendo e’ quella della sostenibilità del welfare che, non potrà più dipendere solo dal finanziamento pubblico, ma dalla capacità di costruire una "welfare community" che coinvolga attivamente la società civile e che valorizzi le reti di supporto locali. Sul blog contiamo di molto doverci intrattenere sulla tematica, che mira sopratutto a garantire servizi essenziali attraverso un sistema di tassazione e redistribuzione. Pilastri fondamentali includono e restano comunque:

* Sanità pubblica: Accesso garantito alle cure mediche.

* Istruzione: Scuola e università pubbliche o sovvenzionate.

* Previdenza sociale: Pensioni di vecchiaia e invalidità.

* Assistenza sociale: Sostegno ai disoccupati, alle famiglie a basso reddito e alle persone con disabilita’.

Il blog e la cucina

 R I C E T T T E    N O V I T A ‘    S E G R E T I

Facili ricette di paste ripiene 

N. 5 lasagnette alla aprutina

Ingredienti-per-4-persone


Cultura e Società: dalla Modernità alla Contemporaneità (2)

Il mondo nel 1500

La demografia all'alba del '500
in Europa è caratterizzata da una
decisa 
fase di ripresa e crescita,
dopo il calo demografico e le
epidemie di peste che avevano
colpito il continente nel XIV e XV
secolo. All'inizio del XVI
 secolo, la popolazione europea
riprende ad aumentare in modo
sostanzioso, raddoppiando in
circa un secolo e mezzo (tra il
1450 e il 1600), passando
da circa 55-60 milioni a
oltre 100 milioni di abitanti.
 











Della realtà sociale in quell’alba della modernità non sappiamo moltissimo sul piano della strutturazione della popolazione. Fu più o meno in quel periodo che si cominciò (non ovunque) a registrare matrimoni, decessi e altri passaggi di vita umana e comunitaria. Sicuramente anche nell’antichità storica qualche censimento fu effettuato, ma aveva l’intento di censire la popolazione da destinare a fini militari. L’avvento della modernità (che generalmente si fa coincidere col dopo scoperta dell’America) si iniziò a censite con maggiore determinazione la popolazione (capofamiglia, terreni, bestiame e diritti feudali). In Cina, pure li’, viene ripresa l’antica consuetudine di conteggiare la popolazione, casa per casa, annotando l’occupazione del capofamiglia e la composizione del nucleo familiare di cui si hanno precedenti tracce sin dal 1368.

Nell’America meridionale, in quello che era l’impero del Perù tutti i sudditi ed i loro possedimenti usando i quipu (= mazzetti di cordicelle, ognuna di colore diverso a seconda della categoria di oggetti che rappresentava e con nodi ad altezze diverse: i nodi in fondo alla cordicella erano le unita’, quelli più in alto le decine, quelli ancora sopra le centinaia e così via.

I fattori demografici, sopratutto decessi e matrimoni, sono comunque quelli che in più aree del pianeta sono stati in qualche modo riportati a futura memoria, seppure il mosaico che ne viene e’ fortemente condizionato dalla vastissima varietà di strutture familiari e di abitudini matrimoniali che emergono. Ciò che gli studi demografici evidenziano  e’ che nel corso dei secoli, in tutti i popoli, si sono creati dei sottili equilibri di corrispondenza tra il numero dei morti e quello delle nascite.

venerdì 13 febbraio 2026

Una nuova pagina (1)

Vivere nell’Unione Europea

 Il blog incuriosisce lettori di varia formazione e orientamento. Non possiamo non accogliere il suggerimento, pertanto, di curare -pure con apporti di amici finora esterni al blog- una pagina sul “diritto” che comprenda riflessioni, commenti e modalità  di fruizione sulla legislazione vigente nel nostro Paese, con particolare attenzione al mondo agricolo e alla legislazione UE.

L'articolo 834 del codice civile,
così recita: "Nessuno può essere
privato in tutto o in parte dei beni
di sua proprietà se non per causa
di pubblico interesse, legalmente
dichiarata, e contro il pagamento
di una giusta indennità. Le norme
relative all'espropriazione per
causa di pubblico interesse sono
determinate da leggi speciali". 


Cogliamo l’occasione per ricordare che, come da sempre, il blog e’ aperto ad apporti e rilievi che, in spirito di ampliamento di opinioni, dovessero essere dissonanti dalla linea culturale del conduttore e dei collaboratori. Detto in altre parole e’ ammesso dissentire (argomentando).

= = =L’espropriazione per pubblica utilità.

 Enzo ci segnala di avere ricevuto una nota di espropriazione di una porzione di terreno ereditato dal padre per presunte esigenze di pubblico interesse da parte di un Comune limitrofo a Contessa Entellina. Dopo averne parlato con lui abbiamo concordato che per alcune pagine proveremo a sviscerare l’intera materia vigente in Italia.

L’espropriazione per pubblica utilità è una potestà attribuita allo Stato (..talvolta alla Regione ed enti locali ) di sacrificare, nell’interesse della collettività e a beneficio di pubbliche amministrazioni o di privati, e contro indennizzo, determinati beni dei cittadini.

  Quali le fondamenta? La potestà di esproprio da parte dello Stato ha carattere eccezionale; essa non può essere esercitata se non in casi in cui una legge la preveda. Il fondamento del potere di esproprio va individuato nell’art. 42 Cost., il quale dichiara che l’espropriazione può avere luogo “nei casi preveduti dalla legge”, non consente il concreto esercizio da parte di qualsiasi organo dello Stato, ma esige che la legge ordinaria determini da quale organo possa essere esercitato e in vista di quali interessi. L’interesse pubblico deve essere specificato dal legislatore ordinario, in rapporto a determinate categorie di utilità. Alcune di queste sono già riconosciute  dalla Costituzione: per esempio, gli artt. 43 e 44  che prevedono l’uno l’espropriazione di aziende industriali  di preminente interesse generale attinenti a servizi pubblici essenziali, a fonti di energia e a situazioni di monopolio, e l’altro l’espropriazione dei terreni posseduti al di là dei limiti di estensione consentiti alle proprietà terriere  private. Appunto in parziale attuazione dell’art. 44 Cost. sono state emanate le  leggi 12 maggio 1950, n. 230 e 21 ottobre 1950, 841, in base alle quali si è provveduto all’espropriazione di terreni in favore di speciali enti di colonizzazione fondiaria, al fine di trasformazione e di distribuzione ai contadini, mentre in attuazione dell’art. 43 Cost. e’ stata emanata la legge 6 dicembre 1962, n. 1643, in base alla quale si è provveduto all’espropriazione  in favore dell’Enel  (ente di Stato) delle aziende destinate  alla produzione e vendita  dell’energia elettrica.  Il caso più diffuso e conosciuto  di esproprio per pubblico interesse  è quello dell’espropriazione  di beni immobili  a favore di soggetti pubblici  o privati, preordinata  alla realizzazione di opere di pubblica utilità.

La  legge fondamentale e attuale in Italia per l'esproprio di pubblica utilità è iTesto Unico Espropri - D.P.R. n. 327 del 2001. Esso disciplina in modo uniforme il procedimento, inclusi il vincolo preordinato, la dichiarazione di pubblica utilità e la determinazione dell'indennità. Questo decreto ha sostituito la precedente normativa, tra cui la storica Legge n. 2359 del 25 giugno 1865.


Proviamo a conoscere elementi di archeologia

Perché ad Entella tutto langue?

Ulisse (o Odisseo in greco) è 
uno dei protagonisti più complessi
e centrali dell'epica greca, 
figura
chiave sia nell'Iliade che nell'Odissea,
 i due poemi epici attribuiti a Omero
.
Sebbene appaia in entrambe le
opere, il suo ruolo e la sua
caratterizzazione evolvono in modo
significativo, passando da guerriero
astuto a eroe viaggiatore.



L’antico mondo greco.

Di Omero non sappiamo proprio nulla, nemmeno s’egli sia veramente esistito. Stando alla leggenda egli fu un “trovatore” cieco dell’ottavo secolo a.C., che i signori del tempo invitavano per sentirgli raccontare le sue meravigliose storie. Essi non potevano leggerle, perché  in quei lontani secoli pure i grandi signori erano analfabeti e il loro vivere consisteva nel guerreggiare, cacciare e depredare. Qualcuno azzarda a scrivere che pure Omero era analfabeta. Egli sapeva raccattare storie direttamente dalla bocca del popolo e le risistemava con la sua fervida fantasia secondo il gusto del suo uditorio.

Egli riusciva ad esaltare gli antenati dei principi che gli davano ospitalità ed appagava sostanzialmente il loro orgoglio rintracciando alberi genealogici che faceva risalire direttamente ad un dio dell’antichità.

Ciò che attraverso l’Iliade ci ha lasciato della società achea ha poco di attendibile in quanto egli trasfigurava e abbelliva con l’estro poetico nell’intento di piacere ai clienti che, in buona parte, discendevano dai combattenti nella spedizione contro la città di Troia. Comunque attraverso l’Iliade possediamo più o meno un quadro di quel lontano mondo.

Ulisse viene tratteggiato pressapoco come un imbroglione; Achille mostra un trattamento di assoluta inciviltà del cadavere di Ettore. Eppure Omero riferisce su quei lontani giorni di grande rispetto verso l’ospitalità. Erano tempi, quelli narrati da Omero, in cui della “legge” non esistevano tracce. I verdetti a carico dei nemici venivano emanati da re, di testa sua.

Riflessioni sulla società

2026 

La successione ereditaria

L

e generazioni passano, i patrimoni (si spera) no. Quindi, come fare in modo che figli, i nipoti, le persone care possano beneficiare del patrimonio da noi ereditato dai nostri genitori, ovvero accumulato e guadagnato? 

= = Il primo passo è capire se le proprie «volontà» tengano conto di quelle delle persone cui si vuole (o comunque si deve) lasciare dei beni. Perché solo così si potrà evitare quello che non vorremmo mai lasciare dopo di noi: le liti. Capita che certi beni possano risultare indigesti o poco gestibili, e convenga cederli per tempo e monetizzare il risultato, in modo da poterlo rendere più adatto, per esempio alle divisioni. Perché uno dei nodi è proprio la questione della comunione ereditaria, che l’esperienza mostra essere … causa di contrasti e dispersione. Nella nostra Contessa Entellina non è stato infrequente venire a conoscenza di situazioni antipatiche verificatesi fra fratelli, sorelle e comunque parenti, per ragioni successorie.

La legge regola con previsione molti aspetti delle successioni, soprattutto riservando quote cospicue del patrimonio ai parenti più stretti, anche in presenza di testamento. Non è cioè possibile lasciare «a chi si vuole» il proprio patrimonio e nel testamento si deve tener presente che in presenza di figli e/o coniuge una parte è comunque a loro riservata. 

Non solo. Avviare in vita donazioni a figli e coniuge  - spesso sfugge-  che queste sono considerate, dal punto di vista giuridico, come anticipazioni di eredità e possono creare frizioni al momento della successione se i valori non sono calibrati con esattezza. 

Per chi sceglie la via del testamento, comunque, resta lo strumento di quello «olografo», cioè scritto a mano dal principio alla fine e che è pienamente valido purché tenga conto di tutti i limiti di legge, soprattutto quelli relativi alle quote di «legittima», e debitamente datato e firmato. C’è chi usa il pc per scrivere e questo è concettualmente sbagliato ma se tutti gli aventi diritto convalidano l’atto, questo resta valido.

giovedì 12 febbraio 2026

La comoda arte di governare la politica senza una sola idea. di Vito Riggio

  Riceviamo da un amico di Contessa E. un testo curato da un noto personaggio siciliano, uomo politico e da sempre amministratore di aziende pubbliche.  Già in passato sul blog abbiamo accolto testi che ci pervengono da più fonti, indipendentemente se siano vicine o meno alla visione del blog. Volentieri pertanto pubblichiamo il testo.

=  =  =

Sosteneva Raymond Aron, il grande pensatore liberale, amico e rivale di Sartre nell’immediato dopoguerra, che quando si studia la politica si ha a che fare con idee mentre quando la si pratica con passioni e interessi. Questa valutazione sembra non riguardare la Sicilia autonoma. Qui, almeno a guardare le cose in modo effettuale e non volontariamente servile o ingenuamente laudatorio, sembra scomparsa ogni ombra di idea e prevalgono interessi e passioni. Sia dal punto di vista discorsivo che da quello operativo. Il dibattito, se così lo si può ancora chiamare, riguarda la durata e la distribuzione degli incarichi, la scelta di persone da promuovere o scartare, la durata delle cariche istituzionali e soprattutto la distribuzione di benefici, sotto forma di bonus, esenzioni, rinvii di pagamenti o mutui e ogni altra forma di sollecitudine verso un popolo sempre meno disposto a recarsi alle urne. 

La situazione sembra quella dell’antica Atene, dove, al di là della retorica successiva sulla invenzione della democrazia, la gente comune, chi faceva andare le navi, non voleva perdere tempo con la politica e per convincerla a recarsi alla riunione della Boulè si passava con una corda intinta nel minio. Era vergogna essere toccati dal colore rosso che la corda usata per trascinare i renitenti e gli indifferenti lasciava sulle spalle. Oggi sarebbero milioni i toccati. Coloro che pensano non valga più la pena di occuparsi della cosa pubblica. Che non è più veramente di tutti ma solo dei pochi che intendono profittarne. Cioè non servire ma servirsene. Come disse un brillante ministro ora scomparso: “La situazione è un disastro. Ma è meglio che la gestiamo noi.” Quelli che ritengono sia importante solo ottenere vantaggi per sé, i propri cari e familiari e tutto il resto se lo sbrighino quelli che di politica campano. Oppure il disgusto di coloro che sono indignati, delusi, amareggiati da come le cose vanno e quindi si ritraggono. Gli astenuti morali. Diceva, a questo proposito, un siciliano illustre come Enzo Sellerio di non stare a Palermo ma a casa propria. E veramente così scompare una intera attitudine che vedeva nella politica, almeno di principio, la scienza fondamentale o meglio l’arte regale di governare la comunità. Vengono meno le analisi che hanno contrapposto le persone nel secolo ormai trascorso. In primo piano viene la piccola e mediocre ricerca del proprio particolare e crollano i partiti come canali di partecipazione alla determinazione dell’indirizzo politico. Che sembra scomparire nel grigiore di una prassi quasi cieca. Un aspetto della crisi che affligge le democrazie dappertutto. Non lontano dalla Nazione come preferiscono chiamarla i governanti attuali. E che da noi si declina come crisi del modello autonomistico. Della speranza riposta nell’autogoverno, nell’autodeterminazione, nella partecipazione. La fine cioè dell’alibi per tanto tempo in vita, alimentato da una narrazione corale, che il ritardo regionale fosse dovuto alla lunga dipendenza dall’esterno. E che i mali dell’isola si sarebbero risolti dando spazio e potere agli stessi siciliani. Oggi i dati smentiscono questo pensiero politico che fu alla base del regionalismo e della lotta per l’indipendenza o perlomeno per una forte e speciale autonomia in senso sturziano. E che diede vita allo Statuto ormai ottanta anni orsono. E sembra che la crisi sia aumentata. Sicuro non risolta, da quando i siciliani, sia pure parzialmente, si amministrano da soli, Ambiente, tutela delle coste e del paesaggio, risorse idriche, siccità e inondazioni. Tutto il campionario oltre la sanità che è tutta quanta di competenza regionale con scarsa soddisfazione degli utenti. E le graduatorie umilianti che vedono la Sicilia, insieme a Calabria e Campania agli ultimi posti per qualità della vita e ai primi per bulimia costruttiva.        

Come ha scritto Asor Rosa nel suo ultimo lavoro su Machiavelli e l’Italia, che ha come sottotitolo cronaca di una disfatta, ”I veri barbari non vengono più da fuori: sono dappertutto.” E sono all’interno delle istituzioni e nella società che un tempo si chiamava civile e spesso presenta picchi inauditi di violenza e cinismo. Ma tutto ciò non deve farci rinunciare alla democrazia, al libero confronto delle idee, quando tali idee ci siano. Non potranno che tornare ad esserci. In modi al momento imprevedibili che spetta ai giovani inventare e praticare nonostante delusione e migrazione. Al di là delle mode, delle meschine convenienze e del disincanto. Speriamo al più presto. In modo che la frana di Niscemi non sia la sola metafora rimasta della Sicilia. La Sicilia che ha visto uomini come Cassarà, Falcone e Borsellino Perchè virtù contro furore possa prendere l’armi e fia il combatter corto. In modo che la croce che è precipitata non richiami una disfatta irreparabile.

Vito Riggio

Il gusto della riflessione 6)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =

 La finta amicizia

Ci sono degli amici che

sono disposti a stare 

al vostro fianco fino all’ultima

lira. La vostra, non la loro.

 

Si tratta di una frase, ovviamente sarcastica, di Carlo Veneziano, giornalista e scrittore (1882-1950). La frase si adatta alla società dell’amicizia facile, sbrigativa e superficiale che si riscontra più nei piccoli centri come Contessa Entellina che nelle città quale Palermo. Molti scrittori e sociologi hanno scritto sull’amicizia, quella gratuita. Quando in essa si infiltra uno scopo, un interesse e’ inevitabile che essa prima o dopo e’ destinata ad inaridirsi. Il calcolo, il vantaggio, l’invidia sono agli antipodi dell’amicizia.

L’amicizia se e’ tale mostra generosità, volontà di perseguire insieme nella piena libertà delle personali idee e scelte che possono convivere nel dialogo e confronto sereno.

Politica, economia, sociologia, diritto

L’antico abitato di
Contessa Entellina
a valle di Brignet


L’urbanistica è la 
disciplina
tecnica, teorica e pratica che
studia, pianifica e gestisce lo
sviluppo del territorio, delle
città e delle aree urbane
. Il
suo obiettivo principale è
organizzare l'uso del territorio,
 garantendo la qualità
ambientale, l'adattamento
funzionale degli insediamenti
 e il benessere delle comunità.

L’economia / sociologia nella vita quotidiana: il vivere comunitario nei centri siciliani trascurati.

Territorio e vita. E’ facile volgendo lo sguardo indietro, per noi contessioni o comunque residenti nella Valle del Belice, cogliere la gravità degli eventi naturali  su chi (tanta gente) si vede, come a Niscemi,  cambiare non solo i ritmi della vita ma anche le prospettive sul futuro. 

  Se il sisma nel Belice non era prevedibile, verosimilmente la frana di Niscemi stava nel futuro delle cose, e lo stanno confermando i vari studi e le varie relazioni di tipo territoriali ed urbanistiche nel tempo curate dagli organismi tecnici pubblici. In una di quelle relazioni, che cominciano a filtrare, leggiamo “E’ facile, guardandosi alle spalle, vedere quanto questi cambiamenti (forse andrebbe scritto … eventi) si siano susseguiti inesorabilmente l’un l’altro, e quanto “naturale” fossero le loro conseguenze: i suburbi, per fare un esempio, sono il risultato di un mezzo di trasporto privato poco costoso

La questione cambia se ci si chiede fino a che punto e’ possibile prevedere queste catene di eventi  o aiutare a evitare alcuni  dei loro risultati  più indesiderabili. Il problema è che non e’ che manchino i profeti -sono sempre stati numerosi in quasi tutte le epoche e i luoghi-, ma piuttosto il contrario, e’ che su Niscemi il problema pare sia stato profetizzato.

Il vero problema è sempre stato selezionare  e scegliere fra le imbarazzanti qualità di futuri suggeriti in alternativa.  In questo, le società umane, frequentemente non mostrano grandi capacità (o volontà?). Proponendoci di proseguire il nostro percorso sull’urbanistica in Sicilia, riportiamo il pensiero di un noto economista statunitense: “Una previsione basata su dati passati può essere solida  se si rivela ragionevole partire dal presupposto che passato e futuro appartengono allo stesso universo statistico”.  Si tratta di un commento rilevante perché -avremo modo di coglierlo- i cambiamenti interessano anche gli stessi strumenti d’osservazione tradizionali.

(Segue)

Una foto del bel paese

 

Noi italiani siamo abituati a parlare male del nostro Paese e bene dei paesi esteri. 
Dai giornali di questi giorni estrapoliamo una fotografia non con immagini ma con dati statistici. Non ne attestiamo la piena attendibilità e però più testate hanno dedicato spazio.
L’unico dato che in quanto blog riconosciamo come verificabile e’ che negli anni cinquanta del Novecento i residenti a Contessa Entellina erano 3000-3500 unità. Oggi i residenti siamo più prossimi a mille che a millecinquecento.
-  -  -  -

L’Italia nel mondo. Sulla Terra siamo in 8,23 miliardi di individui; solo un abitante su 6 (meno del 17%) ha tutto ciò che in linea di massima hanno gli italiani: acqua corrente potabile, servizi igienici, energia elettrica, televisioni, giornali e circostanza non secondaria (1) protezione sociale (2) la libertà democratica; (3) welfare, (4) ospedali e (5) copertura dai tanti rischi; (6) istruzione e cibo

In molte parti del mondo, sopratutto in Africa e in alcuni paesi sud americani  si vive con meno di 2 dollari al giorno, gli ospedali sono un miraggio così come la scuola spesso a pagamento; il futuro è solo una parola senza grande significato. Solo 1,4 miliardi di individui o poco più hanno una qualche forma di protezione sociale; ma quelli che possono avere il welfare italiano — scuole, ospedali, cure sanitarie e assistenziali, pensioni e sussidi — sono nel mondo poco più di 700 milioni, meno del 10%.

L’Italia è tra i primi otto Paesi per Prodotto interno lordo (pil), preceduta da colossi come Usa, Cina, Giappone, Germania, India, Regno Unito e Francia; è al quarto posto per export, al secondo posto per manifattura in Europa; è tra i primi cinque Paesi al mondo per rapporto tra spesa sociale e Pil. Se poi guardiamo ai comportamenti degli italiani, emerge un Paese di «poveri benestanti»; siamo tra i primi in Europa, e quindi anche nel mondo, per possesso di prime case (oltre l’80% degli italiani), di seconde o più case. Al secondo posto per possesso di animali da compagnia dopo la piccola Ungheria: in base ai dati Istat il 37,7% delle famiglie vive con un animale domestico, cani e gatti, e il numero medio di cani per famiglia, tra quelle che ne possiedono, è pari a 1,3, mentre quello dei gatti è di 1,8. Per dirla in sintesi gli italiani possiedono 13,9 milioni di cani microchippati e circa 11 milioni di gatti oltre ad altri animali per un totale di circa 60 milioni (uccelli, pesci, piccoli mammiferi e rettili). 

Per contro

==i bimbi nelle famiglie italiane tra 0 e 14 anni sono solo 7,2 milioni molto meno di cani e gatti. 

== siamo primi di gran lunga in Europa per evasione fiscale e contributiva; 

==siamo esportatori netti di malavita organizzata. 

==siamo tra i primi tre Paesi per risorse impiegate in gioco d’azzardo con una spesa che nel 2024 è ammontata a 157 miliardi (agenzia dei monopoli), oltre a circa altri 20 miliardi di gioco irregolare: una quota pro capite di 2.665 euro molto più di quella sanitaria (2.345 euro). 

==siamo al quarto posto per uso di droghe, tra i primi due per possesso di smartphone e contratti di telefonia mobile con 80 milioni di sim attive (135% in rapporto alla popolazione)

==siamo al secondo posto per chirurgia estetica, 20 miliardi l’anno spesi per il fumo; 10 miliardi per maghi e fattucchiere per predire il futuro, ovvero molto più di quello che si versa nei fondi pensione. 

==== di contro siamo ultimi per tasso di occupazione, 

==== ultimi per produttività totale e meno di metà classifica per ore lavorate; 

=  = = siamo primi per debito pubblico. 

Altre specificità italiane

#### Siamo un Paese che spende circa 185 miliardi per l’assistenza sociale distribuiti senza fare ulteriori controlli ogni anno ai 30 milioni di italiani che hanno fatto la dichiarazione per l’Isee.

#### Una spesa assistenziale ormai fuori controllo e di poco inferiore a quella per le pensioni, al netto degli oltre 70 miliardi di Irpef che gravano sugli assegni pensionistici, erogata in denaro senza alcun gravame fiscale, a pioggia senza nemmeno una banca dati, come accade in moltissimi Paesi europei, per verificare gli effettivi bisognosi.

mercoledì 11 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 5)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =.  =

Scambiarsi un dollaro

 

Se tu ed io ci scambiamo

 un dollaro, restiamo sempre 

con  un dollaro ciascuno.

Se invece ci scambiamo

 le idee, dopo tu ne hai due e io pure.

 

La frase è di Dan Zaira, americano, e vuole ricordarci con massima efficacia che scambiarsi una idea o l’amore e’ un reciproco arricchimento spirituale.  Chi vive di scambi commerciali difficilmente gusta la bellezza della vita.

Politica, economia, sociologia, diritto

Contessa Entellina
Nella notte 1968, alle ore 2:33 del 15
gennaio, una scossa molto violenta
causò gravissimi danni
. Ma la scossa
più forte si verificò poco dopo, alle
ore 3:01, e causò gli effetti più gravi.
In quella notte perse la vita una ottima
persona, il concittadino, Agostino
Merendino.
Seguirono altre scosse 
che seminarono
vittime e danni in tutta la Valle
del Belice.





Territori e vita. Sotto più punti di vista, il centro abitato (che sia un grosso paese o una città) è sempre una realtà intrigante, nel senso che è quasi normalissimo che ciascuno provi ad intromettersi negli affari altrui.  La città, o comunque il grosso aggregato urbano, è comunque nella società occidentale luogo e sede dell’espressione della civilizzazione umana e, come contestualmente in tanti pensano e dicono,  luogo di dissipazione e alienante di “umanità“.

  Studiando la Storia scopriamo che nel corso dell’umanità i cambiamenti in direzione del progresso ci sono sempre stati e il loro ritmo si è sempre via via accellerato. In ultimo la rivoluzione industriale (e contestualmente commerciale) ha trasformato la società rurale di stretta sussistenza quale era senza alcun dubbio la realtà belicina ante ‘68 nella Sicilia occidentale, nella società sicuramente più ricca e urbana dei nostri giorni. E’ ovvio,  nel contempo, che ad ogni evento in direzione del progresso non e’ mai escluso uno o più risultato indesiderato. E anche nella nostra area, e nel complesso del Belice, qualcosa non è sempre andato per il verso giusto. Ma avremo tempo per intrattenerci.

= = = 

= = = 

L’economia / sociologia nella vita quotidiana: I cambiamenti dei centri abitati.
Sicilia nostra
Niscemi 2026. E’ facile, guardandosi alle spalle, vedere quanto i cambiamenti si siano susseguiti inesorabilmente l’un l’altro, e quanto “naturali” sono state le loro conseguenze: i suburbi di Niscemi che sorgevano prossimi al precipizio, per fare un esempio, sono il risultato di una tolleranza civica, clientelare, amicale, e nel contempo incivile, in una società quella italiana, timbrata come democratica e dal gusto europeo.
In una realtà siciliana, di periferia, clientelare e amicale, dove le previsioni e gli elaborati edilizie servono solo per conservarli negli archivi,  e’ da chiedersi fino a che punto e’ possibile prevedere la catena di eventi o meglio aiutare ad evitare  alcuni dei risultati più indesiderati? 
Non è che in Sicilia manchino i profeti (o meglio le persone corrette che non intendono categoricamente avvalersi dei favori clientelari), essi ci sono sempre stati, e sono pure stati numerosi in ogni epoca e in ogni area della nostra Isola che, per essere state persone corrette, hanno in più casi pesantemente pagato. Il vero problema della nostra Isola è sempre stato selezionare e scegliere  fra le imbarazzanti quantità di futuribili politicanti, chiacchieroni, ciarlatani e le persone serie e competenti che non amano fare esibizioni (qualcuno dice fare chiasso).

In materia urbanistica in Sicilia, la società civile non ha quasi mai dimostrato grande volontà di correttezza. Qui si è sempre cercato l’amicu e la parlata e l’invocazione e comunque l’attesa della “prossima” sanatoria.

Sul tema delle abitazioni, e comunque dell’urbanistica in Sicilia, ci proponiamo di dilungarci. Segno che il processo della “ricostruzione” nell’area del Belice qualche consapevolezza a tanti amici l’ha lasciata.