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mercoledì 27 gennaio 2021

Dirigenza populista. Rischio di perdere opportunità per i nostri figli

Benedetto Croce, per giudicare

la classe politica dei suoi tempi, la definiva

"onogrocrazia".

Auguriamoci che oggi non si arrivi a tanto.

Pare che i vertici, almeno in parte, dei partiti più responsabili comincino a capire che un paese di 60 milioni non può affrontare una pandemia e le relative conseguenze sul piano sociale ed economico avendo nel governo un sovraccarico di "non-competenti" in materia tecnico-economica. Pare; speriamo!

Vincere le elezioni in un paese che non ha mai esitato ad affidarsi ai demagoghi di turno è relativamente facile; diventa difficile però governare un paese di 60 milioni di persone se piuttosto che seguire le logiche e le visioni della politica si seguono le vocazioni populiste.

Recovery Fund

Gran parte dei paesi europei ha già depositato intenzioni, programmi ed azioni esplicative del "Recovery Fund" presso la Commissione Europea, l'Italia non solo non ha ancora pronti i progetti di massima e conseguentemente quelli esecutivi ma adesso comincia a mettere in serie difficoltà "politiche" i propri rappresentanti che siedono in seno alla Commissione (Gentiloni), che in situazione di affanno provano a giustificare le evidenti carenze del nostro sistema istituzionale..

Che dire ? Viene da chiedersi perchè da agosto fino adesso la competenza di sviluppare tecnicamente i titoli dei "settori" e degli "interventi" è rimasta alla Presidenza del Consiglio e non è -come avrebbe dovuto avvenire- passata invece al ministero dell'economia, che ne dovrebbe avere ovvia e professionale competenza ?


Una Riflessione

 "Leggere,

leggere un libro,

per me è questa l'esplorazione

dell'universo".



Marguerite Duras

scrittrice, regista e 

sceneggiatrice francese. 

(1914-1996)

76 anni fa. La guerra si avviava alla conclusione e vennnero subito fuori stermini e atrocità

 Nel mondo cristiano e in quello mussulmano mediovale e moderno le tante minoranze  israelite diffuse un pò ovunque fra Europa, Asia e Africa sono sempre state "tollerate" previo l'ufficiale rinuncia al ruolo di essere il "popolo eletto". Non è che mancassero persecuzioni di massa, però il culmine dell'odio verso quelle comunità arrivò nel XX secolo, viene da dire "ieri", in pieno XX secolo con il nazismo, coadiuvato dal fascismo e nell'est europeo dal comunismo sovietico che egemonizzava i tanti paesi satelliti.

Per alcune pagine ci piace trattegiare cosa accadeva nel Medioevo cattolico-romano.

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In pieno Medio Evo gli ebrei erano diffusi ovunque in Occidente, nelle campagne e nelle città, all'interno delle realtà cristiane e pure fra gli arabi. Convissero ovunque per secoli in buone relazione con popolazioni di religiosità diversa da quando l'esercito romano, guidato da Tito Flavio Vespasiano (il futuro imperatore Tito), assediò e conquistò la città di Gerusalemme, detenuta dai ribelli rispetto all'Impero Romano sin dall'inizio della rivolta, nel 66 al 70 dopo Cristo.

A seguito della vittoria romana la città e il suo tempio furono distrutti e la popolazione dispersa.

In tanti, in comunità di esuli prima e di gente laboriosa dopo, stettero per secoli senza soluzione di continuità in ottime relazioni con le società ospitanti. La diversità di culto non fu motivo di attrito anche perchè la geografia dei loro insediamenti, nel corso dei secoli, variava. Molti ebrei si insediarono nella parte occidentale dell'Impero, Spagna, Francia e Meridione dell'Italia, Sicilia soprattutto. Insediamenti importanti sorsero in Germania lungo il corso del Reno e via via nelle città di Colonia, Magonza, Treviri etc.  La diffusione in Inghilterra arrivò durante il periodo normanno. La loro diffusione più capillare in Spagna e Sicilia avvenne soprattutto durante il dominio saraceno.

Gli ebrei provenivano in Occidente -lungo il corso di più secoli- dalle regioni Medio Orientali, dove generalmente erano dediti ad attività agricole; sulla base della circostanza che in Occidente si ritrovarono in contesti istituzionali semi-feudali e via via sempre più feudali essi preferirono -in prevalenza- aggregarsi in comunità nei centri cittadini dove già insistevano precedenti e significativi nuclei e quartieri ebraici con relative sinagoghe, e ciò implicò -sia pure lungo decenni e secoli- la riconversione dell'attività professionale. L'attività che cominciò via via a caratterizzare la comunità non fu più l'agricoltura al servizio dei feudatari bensì il commercio, l'artigianato, la professione medica e nel periodo arabo la burocrazia  nell'apparato islamico. E' da evidenziare -in questa breve panoramica- che durante la presenza islamica nell'Occidente europeo fra arabi ed ebrei esistette una buona e pacifica convivenza, sia pure con ovvi e ordinari momenti di crisi e talora di accentuati contrasti. L'atteggiamento di relativa tolleranza entro cui vissero gli ebrei nei primi secoli in Occidente è documentato da tutti gli storici.

In genere ai mussulmani interessava, pur di dominare politicamente e militarmente i territori conquistati, di non obbligare nè cristiani nè ebrei alla conversione, bensì di esigere tributi e sottomissione.

Le condizioni di vita

Nel Medio Evo cristiano fu sancito in Occidente che gli ebrei dovessero stare in stato di soggezione e con minori diritti rispetto ai cristiani. Ovviamente il rispetto delle prescrizioni variava da realtà a realtà. Non risulta -per esempio- che fino a fine quattrocento (cacciata degli ebrei dalla Sicilia) a Bisacquino o a Giuliana gli ebrei subissero restrizioni particolari. In questi centri essi erano il nermo delle "maestranze" e godevano di un buon tenore di vita. A Palermo gli ebrei -che erano tantissimi- facevano i mercanti nel commercio con paesi lontani, esercitavano le professioni sanitarie e gestivano i feudi per conto di Signori e Baroni.

Ai primi del Medio Evo persino papi e imperatori ricorrevano alle cure di medici ebrei, perchè considerati "esperti". E non mancano "privilegi" concessi ad ebrei con cui questi venivano esentati dal pagamento di imposte. Veniva concessa loro piena libertà di commercio e possibilità di assumere alle dipendenze persone di religione cristiana.

Esistevano certamente delle restrizioni, come il divieto assoluto di svolgere proselitismo ebraico. E proprio questi provvedimenti restrittivi davano alle varie e diffuse comunità ebraico la consapevolezza della loro identità e li spingevano a restare sempre uniti nella consapevolezza di essere, comunque, un popolo in esilio. Nella memoria ebraica Gerusalemme rimaneva idealmente l'unità di tutte le comunità in diaspora. La Città di Gerusalemme divenne il simbolo sul quale si fondava la memoria del passato, della libertà religiosa e della speranza nell'avvenire e della fine dell'esilio di Israele.

In alcune regioni cattoliche esistettero tuttavia provvedimenti restrittivi e di scarsa tolleranza: coloro che si convertivano al Cristianesimo per non subire restrizioni dovevano periodicamente pronunciare la "professione di fede" dinnanzi ai prelati cattolici.

martedì 26 gennaio 2021

Crisi Politica. Si prova a riaccogliere Renzi, però depotenziato

1)  Questa mattina si è tenuto l’ultimo Consiglio dei Ministri presieduto da Conte (bis); il premier ha annunciato le dimissioni del governo e subito si è recato al Quirinale, dove ha rimesso l’incarico a Mattarella. 

2) Subito dopo ha incontrato la seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Elisabetta Casellati. e poi altro incontro con il presidente della Camera Roberto Fico. Il governo rimane  in carica per lo svolgimento degli affari correnti, come l’eventuale emanazione di decreti legge urgenti. 

3) Mattarella ha accettato la dimissioni del presidente del Consiglio, con riserva: ha deciso infatti di indire le consultazioni con i partiti.

Mosse iniziali dei Partiti

4) Scalfarotto: “Italia Viva non farà un nome” specifico alle consultazioni. 

5) Pd, M5S e Leu fanno al momento quadrato attorno al presidente del Consiglio uscente.

6) Il centrodestra ha fatto sapere che andrà al Quirinale con una delegazione unitaria, ma permangono divergenze interne non di poco conto. Forza Italia con Silvio Berlusconi continua a chiedere un governo di unità nazionale. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, invece, chiedono elezioni entro giugno. 

7) Nel Pd da alcune voci si sollecita l'immediata rièresa del dialogo con Italia Viva, altri settori mettono mani avanti: "Renzi non può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai". 

8) Si starebbe lavorando per costituire il gruppo dei "costruttori", pronti a dare una mano alla nascita del Conte ter. Si vuole costituire questo nuovo gruppo per depotenziare il ruolo determinante all'interno della maggioranza posseduto da Italia Viva. Costituito questo ipotizzato gruppo sarà coinvolto nelle trattative pure quello di Matteo Renzi.

76 anni fa. La guerra si avviava alla conclusione e vennnero subito fuori stermini e atrocità

 (2)

 Gli ebrei

Il vizio della memoria su quanto accade in più parti del mondo e in qualche modo pure in Italia ci consente di conservare i fondamenti del vivere civile;  è un vizio utile perchè dà consapevolezza  quando ci rechiamo a votare e pure nella vita sociale di ogni giorno, è utile soprattutto per i più giovani. L'Antisemitismo, seppure strettamente connesso con la storia cristiana medievale, nacque nei termini applicati nel '900 nel 1879, coniata da un Wilhelm Marr, fondatore della lega antisemita. Era quello un periodo in cui molti libri sostenevano che l'umanità fosse divisa in razze, che gli ebrei fossero semiti, e che avessero ciascuna caratteristiche fisiologiche e morali innate dannose per la società occidentale. 

Era una visione razzista che peraltro si estendeva all'intero pianeta e che negli ebrei individuava il peggio del peggio.  Un peggio immutabile.

Questa inumana teoria alimentò  odio in più parti dell'Europa. La storia del ventesimo secolo ci ha dimostrato come talune teorie più che alla vita e alla grandezza dell'uomo conducono -anche oggi- alla morte milioni di persone, e non ci riferiamo solamente all'antisemitismo nazista, ma al Fascismo fanatico come al comunismo dell'esperienza storica sovietica e non e alle tante esaltazioni di oggi che imperversano soprattutto in Africa e nel Medio Oriente.

Da qui il dovere di rinnovare, anno dopo anno rievocazioni educative, pedagogiche, convegni e interventi di approfondimento culturale, la memoria della tragedia dell’olocausto

Ho letto in queste ore che la verità, pur essendo sempre palese ed evidente,  non sempre riesce a farsi strada da sola, ma, al contrario, è necessario che sia sostenuta ad alta voce contro la diffusione delle menzogne, che, nel tempo, ove non contrastate vengono presentate come verità.

Le teorie negazionistiche tentano di farci dimenticare che la verità sta solamente da una parte, in direzione della cultura condivisa di eguaglianza e fratellanza fra gli uomini, che in termini politici si chiama democrazia, e meglio ancora di democrazia-sociale.

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Gi Internati

In questo periodo proviamo, sul blog, a rievocare accanto alla feroce repressione nazi-fascista contro gli ebrei anche gli  810mila militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra (soprattutto in Grecia, Jugoslavia e Albania) e pure sul suolo italiano perchè -avendo rifiutato dopo l'8 Settembre- di asservirsi ai tedeschi contro gli alleati furono considerati disertori oppure  franchi tiratori. Moltissimi non furono nemmeno arrestati e deportati nei campi di concentramento ma furono trucidati sul posto; da non dimenticare è l'eccidio di Cefalonia

Il genitore di chi scrive, catturato in qualità di militare mentre era in servizio in Campania (Maddaloni), fu ritenuto prigionieri di guerra  e immediatamente deportato dai tedeschi nei campi di concentramento, in Prussia Orientale, oggi territorio russo/polacco. Sebbene gli italiani di Salò sapessero che centinaia di migliaia di italiani prigionieri dei tedeschi pativano nei campi di concentramento dei loro alleati tedeschi,  li considerarono "ufficialmente" propri militari in attesa di impiego. Fu loro proposto dai tedeschi e da ufficiali di Salò, al fine di uscire dai lager, di tornare in Italia a fianco dei tedeschi e tutti, in ottocentomila, rifiutarono.

Nemmeno i tedeschi li classificarono "prigionieri di guerra" e per poterli "schiavizzare", come di fatti fecero, senza i controlli  prescritti dalle Convenzioni Internazionali, li classificarono  "internati militari" (IMI), categoria ignorata dalla Convezione di Ginevra sui Prigionieri, del 1929. 

Da qui le disumanità subite da quei 800mila italiani nei campi di concentramento. Delle decine di Contessioti che furono deportati in Prussia Orientale, nei campi di concentramento e di lavoro, solamente poche unità -a fine guerra- tornarono in paese. C'era pure il papà di chi scrive e il papà di Antonella Guzzardo.

Sicilia e Storia. Dai greci a ... (4)

 La Colonizzazione

L'espressione colonizzazione come la attuavano i greci nell'VIII secolo a.C. è di contenuto completamente diversa da come l'abbiamo intesa negli ultini tre o quattro secoli, a cominciare dalla scoperta dell'America. La colonizzazione greca fu pure diversa da quella che attuarono qualche secolo dopo i romani nello stesso bacino mediterraneo.

L'abbiamo accennato la scorsa volta: Messina si espanse nella vicina Milazzo, ma quest'ultima non appena ebbe mura cittadine di difesa e strutture umane di governo si rese indipendente dalla città d'origine. Allo stesso modo le colonie grece di Sicilia non furono mai dipendenze o domini della città madre che le aveva fondate. Non esisteva in buona sostanza alcuna servitù di tipo politico e ancor meno di taglio economico.

L'unico legame che univa le città greche dell'intero bacino mediterraneo era, fu, di tipo sentimentale.

Perchè la colonizzazione?

Sotto un'ottica prettamente commerciale le colonie greche rappresentavano dei mercati per piazzare il surplus di beni delle rispettive metropoli di origine. Erano i mercanti che stimolavano i governi delle rispettive città a procedere all'espansione coloniale per loro esclusive motivazioni mercantili, mai a monte ci fu una decisione politica. E tuttavia le nuove città greche di Sicilia (in piena indipendenza) non svolsero affari esclusivamente con la città madre-patria.

Una ulteriore motivazione verso la colonizzazione del Mediterraneo fu la sovrapopolazione e la ristrettezza di terra nella penisola ellenica. Altre motivazioni a spingere i greci ad espandersi furono a) epidemie periodiche b) siccità periodiche c) le frequenti lotte intestine che germogliavano nel sistema democratico suscettibili di sfociare in qualcos'altro.

L'identikit dei coloni, di coloro che dovevano lasciare la città greca di origine, era prefissato da norme affermatesi nel tempo:

--essere giovani e non sposati,

--appartenere a famiglie indigenti.

Ad ogni spedizione coloniale non potevano partecipare più di cinquecento giovani. A stabilire l'impresa era il governo delle singole città greche, ma non mancarono singole iniziative di privati organizzati fra loro.

Come mai le città greche non si unirono mai in alleanza per conquistare aree sia costiere che interne nel Mediterraneo ? La ragione sta nel fatto che la Grecia classica non fu mai "stato" nè unitario nè federato. Ciascuna  città (polis) badava a se stessa.

Le navi in partenza erano sempre navi da guerra, perchè più agili rispetto alle navi da trasporto.

***

Piccole Riflessioni

Come non pensare che il sistema adottato dai greci di creare colonie ad Occidente del Mediterraneo senza che alle spalle dei colonizzatori esistesse uno Stato unitario forte  e nemmeno la copertura della città d'origine, sia ancora oggi in auge? Adesso non sono più i greci a colonizzare senza avere alle spalle eserciti nazionali/cittadini a loro sostegno, sono gli Usa che sono certamente uno stato federale e, a prescindere da certe sciagurate imprese (Corea, Vietnam ...), hanno conquistato il mondo non con le armi ma con Google, Facebook, Amazon etc. etc. ed hanno grazie a questi "colossi" diffuso il loro stile di vita.

Se i greci hanno sviluppato la prima civiltà sulla dimensione del mondo allora conosciuto, il Mediterraneo (VIII sec. a.C.) a prescindere dall'urto militare di uno Stato, gli Usa hanno imposto il loro stile di vita al pianeta più con Google che con i militari che pure, in imprese spesso fallimentari e nelle due guerre mondiali del Novecento, hanno usato. Tutti sappiamo infatti che i pesanti bilanci finanziari di questi giganti economici Usa rendono ridicoli quelli di non pochi "stati" aderenti all'Unione Europea.

Una Riflessione

 "Tutte le cose descritte

in un libro

sono emotivamente vere,

anche se

non lo sono nei fatti!"



Gabrielle Zevin

scrittrice e sceneggiatrice statunitense

24 ottobre 1977




lunedì 25 gennaio 2021

Crisi politica. Alla fine Conte cede

Siamo alla crisi di governo.

1) Conte domani andrà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Alle 21 di oggi si riuniscono i gruppi parlamentari M5S.  E domani in mattinata si riunirà il Consiglio dei ministri per prendere atto della apertura della crisi.

Il premier ha ritenuto di non avere i numeri sufficienti per affrontare il voto in Aula sulla relazione del Ministro della Giustizia, Bonafede.

2) Zingaretti: "Avanti per costituire un esecutivo più ampio".  Berlusconi: "O governo di unità nazionale o alle urne".


3) Sia il Pd che il M5s, se non per vier ufficiali ma ufficiose, hanno spinto il premier a riaprire un dialogo con Matteo Renzi, una soluzione che oramai appare inevitabile. Per sterilizzare altre iniziative renziane si punta a ottenere sostegni (ufficiali o non dichiarati) dall'area berlusconiana. 

4) Con i soldi del Recovery Fund in bilico, e nel pieno di una campagna vaccinale – anch’essa incerta e che annaspa- Conte non poteva politicamente permettersi di incancrenire la situazione sociale ed economica del Paese.

5) Spera in un terzo incarico da Mattarella?. Mah! a crisi aperta tutto sarà possibile. 

Mondo contadino. Chi è nato nella seconda metà del '900 ha ricordi di un mondo diverso

 Sentiamo parlare in campo agricolo soprattutto da alcuni anziani -con quasi nostalgia- della biodiversità del passato. Esistono sollecitazioni per modelli di agricoltura intesi a coltivare, diffondere e assaporare le varietà in uso nel mondo contadino, quello pre-meccanizzazione, dei quali vengono riaffermati e difesi il valore come materiale genetico e culturale irrinunciabile per le basi di una sana agricoltura naturale e valida nella contemporaneità.

 Accogliamo con piacere -nell'ottica ora ricordata- la proposta pervenutaci da un anziano amico di pubblicare mese dopo mese alcune immagini di Almanacchi e Lunari Siciliani dei tempi andati attraverso cui possiamo percepire idee di fondo e simboli della seconda metà del Novecento.

(1) GENNAIO:



(2) GENNAIO




















(3) GENNAIO




Contessa Entellina. Fasci Siciliani e quadro locale (4)

 Breve cronologia generale

La riforma borbonica del 1812 con cui venivano abolite tutte le Baronie nobiliari aveva previsto che, fermo restando che i feudi  sarebbero rimasti ai baroni in piena proprietà e liberamente vendibili, tutti i feudi sottratti invece ai soppressi Enti ecclesiastici dovessero essere frammentati per poter avviare la "piccola proprietà contadina". Così non avvenne; tutti i beni degli enti ecclesiastici finirono in grandissima estensione in mano a nuovi aspiranti baroni (fuori tempo). Per capire meglio basta che i nostri lettori riflettano sul destino finale del patrimonio immobiliare-terriero di Santa Maria del Bosco. La piccola proprietà contadina a cui in tanti aspiravano si imbatte' in buona sostanza nell'ingordigia e nella connivenza della politica. 

Nel 1860  si verificò una situazione paradossale: la grande aspirazione dei contadini, alimentata fra altri anche da Garibaldi, non fu conseguita e addirittura ciò che si verificò aggravò la miseria dell'intera Isola. Braccianti e contadini che precedentemente potevano godere degli usi civici sui terreni baronali adesso si videro sbarrati gli accessi nelle proprietà private dei nuovi aspiranti "baroni". Come mai ? 

Gli aspiranti nuovi baroni ovunque si impadronirono dei Municipi facendosi nominare sindaci o facendo nominare loro amici Sindaci che come primo atto fecero sparire, in senso letterale, gli originali degli antichi "capitoli di concessione" istitutivi della Università baronale, che sia pure su logica feudale offrivano alcuni benefici e aspettative per i contadini.

A Contessa la situazione divenne pesante e non solamente qui, ma in tutta l'Isola. Subito dopo la battaglia di Ponte Ammiraglio (1860) alcune centinaia di Contessioti (alcuni dati riferiscono di 400 unità) che avevano seguito gli animatori garibaldini locali, i fratelli Vaccaro, li seguirono pure nella decisione di emigrare a New Orleans. Molte altre centinaia di contadini espulsi pure essi dai feudi si affidarono alla speranza alimentata e ben guidata dal parroco Nicolò Genovese e alle iniziative del nascente socialismo che nei comuni interni della Sicilia Occidentale, faceva riferimento a Bernardino Verro (Corleone) e a Nicola Barbato (Piana degli Albanesi).

Le agitazioni cominciarono ovunque nell'Isola e da Roma furono promosse inchieste governative e parlamentari per capire e intervenire in conseguenza; la più famosa è quella del 1874 di Franchetti e Sonnino e quella parlamentare del 1875. Il parlamentare siciliano Abele Damiani nel 1884 descrisse con molti particolari il quadro misero sia economico che morale e sociale dei contadini locali. Questa la conclusione del Damiani: "Questi fatti dovrebbero ormai impensierire e le classi colte e il Governo; che non si sciolgono le questioni coll'indifferenza, rifiutandosi dal preoccuparsene e tanto meno poi soffocandole con la forza... Chi può prevedere dove si andrà a finire perdurando questo stato d'abbrutimento?".

Ed arriviamo al 1893.

Nostro intentimento non è -al momento di rievocare il movimento locale, di Contessa Entellina, che peraltro diluito in parecchie pagine è già trattegiato. Nostro proposito è quello di trattegiare la figura di Napoleone Colajanni, che sappiamo essere stato interlocutore e amico del parroco Nicolò Genovese. 

Una Riflessione

 "Non ho avuto mai

un dolore che un'ora

di lettura non

non abbia dissipato".



Charles Montesquieu

filosofo, giurista, storico e 

pensatore politico francese. 

(1689-1755)


domenica 24 gennaio 2021

Crisi politica. La pandemia mostra di non voler attendere la politica

Il viceministro della Salute, in queste ore ,ha detto: «Da domani le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari. Iniziative legali contro Pfizer e AstraZeneca? Una diffida andrà fatta, per la causa aspetterei». Gli over 80 dovranno aspettare marzo.

1) Pd e M5S fingono di immaginare che se in Senato non si trovano i "volenterosi" o "costruttori", come preferiscono chiamarli i giornali più benevoli, si andrà alle urne. La verità è che le urne le abborrono anzitutto i M5S che ridurrebbero a meno di un terzo l'attuale pattuglia che hanno nei due rami del Parlamento, e gli stessi Pd che non si può dire che godano di buona salute.

2) Ed allora? sono in corso tentativi per riallacciare i rapporti con l'Italia dei Valori di Matteo Renzi. D'altronde al Pd, che conserva un poco di cultura garantista di origine socialista, non dispiace affatto se fra mercoledi e giovedi -in Senato- si creano le condizioni per far saltare il Guardasigilli grillino, colui  che vorrebbe eliminare la prescrizione nei processi penali. 

3) Renzi, secondo il pd Boccia, dovrebbe "rivedere la valutazione politica" che ha portato alle dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti. Giuseppe Conte, che non punta affatto al recupero di I.V. va invece dritto per la sua strada e prosegue con la caccia ai responsabili, caccia che si presenta via via sempre più in salita. Più senatori infatti della stessa maggioranza (Casini, Nencini ...) hanno annunciato che voteranno contro la relazione che Bonafede terrà in aula in materia di "prescrizione" nei giudizi penali.

4)  Luigi Di Maio ha dichiarato che: "Il voto su Bonafede è un voto sul governo". E avverte: "Dobbiamo trovare una soluzione entro 48 ore, se delle forze politiche si vogliono avvicinare ben venga, altrimenti si scivola verso il voto".

5) E girano -ancora- voci, ne ha accennato pure Lucia Annunziata nel suo programma tv domenicale, sulla possibilità di creare un governo in linea con quello europeo: destra liberal-popolare (Berlusconi), centristi entro cui starebbero pure i M5S, e sinistra socialista (prevalentemente Pd, Leu etc.).

Alle radici del Cristianesimo

Da una raccolta di discorsi di 

Papa Francesco. (2003)

 Bipolarismo tra libertà e schiavitù

..E' la lotta di ciascuno:  essere libero o schiavo ... e mira al cuore di cviascuno di noi ... mira proprio alla nostra esistenza, e ci interpella: sei libero o sei schiavo ? Sei libero con la spontaneità che ci viene dalla coerenza di essere persona? Oppure sei schiavo dei condizionamenti che accetti, dei limiti che lasci cristallizzare nel peccato o semplicemente della tua autonomia?

 Alla luce di questa bipolarità  "libertà-schiavitù", oggi, iniziamo l'anno scolastico e oggi ho di fronte voi ragazzi e ragazze delle nostre scuole, e voi educatori che preferisco chiamare maestri. Quella di educatore è una funzione, mentre maestro, ... essere maestro, è una passione. Anche davanti a voi maestri voglio porre questa domanda: liberi o schiavi? E la chiave che risolve l'antinomia, secondo le parole di Gesù, si trova nella verità: "La verità vi farà liberi, se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" Gv. 8,31-32

 E' la verità a liberare l'uomo, a renderlo realmente libero, persona, a consacrarlo nella sua totale potenzialità: la verità tutta intera, a volte dura, a volte accettata a denti stretti, a volte crocifigente, ma la verità. Così com'è. La tentazione tipica della nostra debolezza spesso ci conduce ai giri di parole, ad attaccarci alle sfumature, a ridurla, se non a negoziarla o a metterla da parte.

 Essere maestri significa prendere cuori di ragazzi e ragazze e inculcare in essi, con passione di maestri, la passione per quella verità su cui non si può scendere a patti, che non dipende da un consenso pur di allineare verso il basso i valori fondanti della nostra esistenza. E non ci sfugge che questa civiltà  è diventata un mercato in cui si negoziano mezze verità  che sono menzogne. Condurre un ragazzo o una ragazza per la via della mezza verità, per la via dell'inganno, è prostituirne il cuore, è seminare corruzione anzichè libertà.

 La nostra vocazione di maestri ci porta a seminare appassionatamente la verità che li renderà liberi, che non li farà arrendere  alle mode, al marketing, alle cose più facili, al "pensa ai fatti tuoi".

 La verità ci rende liberi, ed è questo che oggi proclama Gesù: ciò che non è verità ci rende schiavi. A voi ragazzi e ragazze chiedo di non avere paura della verità, di cercarla, di non avere paura di sbagliare nel cercare la verità: la troverete. Ma state attenti a chi vi vende l'inganno, a chi vi sedute con la menzogna. Attenti ai vetri colorati; anche oggi ci offrono vetri colorati dicendoci che sono la verità più preziosa. Voglio che voi maestri e maestre siate tali appassionatamente. E auguro a voi ragazzi e ragazze un anno scolastico nella verità e che essa vi renda liberi.

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La verità che libera non è altro che l'amore.

76 anni fa. La guerra si avviava alla conclusione e vennnero subito fuori stermini e atrocità

(1)

 Gli ebrei

Fra qualche giorno verrà rievocato l'Olocausto di circa sei milioni di ebrei deportati, rinchiusi nei campi di concentramento, costretti a turni di lavoro massacranti, fatti deperire e poi mandati a morire nelle camere a gas e quindi nei forni crematoi. Si trattò di un odio disumano alimentato dalla propaganda e dalla violenza nazista. Ma oggi sappiamo che non fu da meno la violenza fascista o quella sovietica sempre nei confronti degli stessi ebrei.

 Volendo fare una panoramica su quelle tragedie ci imbattiamo subito con terminalogie che suonano "deportati", "internati", "assoggettati al lavoro forzato", "dispersi".  

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I  deportati

Ci capita di leggere che dal 1943 fino alla fine della guerra, nel periodo in cui l'Italia si trovò divisa con i tedeschi a Nord e gli alleati a Sud, gli organismi italiani preposti ad assistere i militari che venivano resi prigionieri non riuscirono mai ad ottenere dai Tedeschi gli elenchi dei deportati, le notizie dei decessi nei campi di concentramento e nemmeno lo stato di salute loro. Non ottennero notizie nè gli organi del governo Badoglio nè quelli del governo di Salò, allora peraltro alleato dei tedeschi. La questione è grave perchè l'Italia fra i paesi del continente europeo  ha avuto un numero rilevante di deportati: oltre agli ebrei furono deportati prigionieri per ragioni politiche, lavoratori forzati e molte migliaia di militari che non vollero aderire alla Repubblica di Salò. 

I tedeschi subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 calarono immediatamente in Italia e iniziarono a rastrellare i militari italiani rimasti allo sbando e privi di disposizioni dai rispettivi Comandi; nulla i tedeschi attivarono per alcune settimane nei confronti degli ebrei, forse perchè convinti di poter trattenere l'avanzata alleata e di rinviare a dopo quanto già avevano compiuto ai danni degli ebrei tedeschi. Questa circostanza rassicurò o meglio creò la pericolosa illusione negli ebrei italiani che gli alleati avrebbero liberato rapidamente la penisola. Altra circostanza che tranquillizzò (nel senso che faceva eludere il peggio) gli ebrei italiani fu la loro adesione all'imposizione di taglie (a Roma i tedeschi ottennero dagli ebrei la consegna di kg. 50 di oro in cambio del rispetto delle loro persone e dei loro beni). Convinti che in Italia i tedeschi non avrebbero attivato la persecuzione, tanti ebrei rimasero nei loro domicili fiduciosi che il "temporale" sarebbe passato. Lo storico Renzo De Felice scrive nella sua Storia d'Italia "Oggi è veramente inconcepibile come tanti Ebrei si siano lasciati prendere dai tedeschi, mentre avrebbero avuto ampie possibilità di salvarsi, o almeno di cercare di farlo".

Quando iniziarono le razzie tedesche ovviamente si diffuse il panico, ma era ormai tardi. I Tedeschi generalmente curarono i rastrellamenti con propri militari, ma frequentemente si servirono di reparti fascisti e comunque  attinsero sempre dagli elenchi curati dalle Questure sulla base dei provvedimenti antiraziali del 1938. Il rastrellamento più pesante a Roma fu quello del 16 ottobre 1943  compiuto da reparti di polizias tedesca che prelevarono dal ghetto e dalle altre abitazioni cittadine Ebrei di ogni condizione (uomini e donne, vecchi e bambini, sani ed ammalati). Rastrellamenti seguirono a Firenze il 6 novembre 1943, a Ferrara il 14 novembre 1943, a Gorizia il 23 novembre e altre decine e decine in altre località. Sempre De Felice scrive che dopo il rastrellamento di Roma  "si può dire che ogni Ebreo dovette la sua salvezza ad un Italiano".

Gli ebrei rastrellati in Italia e subito deportati nei territori del Reich furono 7945 e di essi solamente 610 sono tornati in Italia a guerra finita. La maggior parte finirono ad Auschwitz, ma piccoli gruppi finirono a Mauthausen, Dachau, Bersen, Buchenwald, Flossemburg, Rawensbruk.

Gli ebrei rispetto ad altri deportati nei lager patirono molto più che altre etnie; essi infatti erano in grande prevalenza professori, medici, avvocati, commercianti, impiegati e trovavano difficoltà maggiori nei pesanti lavori manuali dei campi.

(Segue)

Una Riflessione

 "Il libro è una cosa:

lo si può mettere su

un tavolo 

e guardarlo soltanto,

ma se lo apri e leggi diventa un mondo".



Leonardo Sciascia

 scrittore, giornalista, saggista, 

drammaturgo, poeta, politico, 

critico d'arte e insegnante italiano.

1921-1989

sabato 23 gennaio 2021

Crisi politica. Tutti fanno i saggi con i discorsi, molto meno ... con i fatti

1) Con la vicenda che vede un governo privo dei numeri al Senato potrebbe slittare la presentazione a Palazzo Madama del documento del ministro della Giustizia, sul quale Italia Viva ha annunciato il voto contrario. 

2) Per la mente pensante del Pd -Bettini- "Renzi è garanzia di instabilità, è sbagliato aprire". A questo punto la strada diventa in salita per il Presidente del Consiglio nella ricerca di un sostegno più largo al governo. 

3) Di Maio, essendosi scordato di avere cercato alleanze con i gilet gialli che incendiavano auto e negozi a Parigi, dice: c'è chi fa giochini di palazzo.

4) Orlando, vice segretario Pd: "per andare avanti serve una maggioranza solida" e aggiunge  "Non è che con una maggioranza che si conquista di volta in volta si gestiscono 209 miliardi di Recovery e si affronta la pandemia. E' evidente che lavoriamo perché si produca qualcosa di solido e duraturo o non ci sono le condizioni. La battaglia del Senato è stata importante, perché era giusto evitare la caduta del governo ma non basta, serve che il governo abbia la maggioranza per andare avanti".

5) Chi sperava -dopo i tanti inviti ai liberali- in Berlusconi deve prendere atto: "Finora i partiti della maggioranza hanno lasciato cadere questo appello a soluzioni condivise, preferendo tattiche parlamentari di corto respiro. Di fronte a questo, abbiamo constatato che una paralisi di due mesi per le elezioni farebbe meno danni rispetto ad una paralisi di due anni di non-governo. Ma è evidente che il Paese ha bisogno di concordia e di efficienza, non di paralisi che, lunghe o brevi che siano, in questo momento non farebbero il bene dell'Italia". 

6) Landini, segretario generale della Cgil: "Abbiamo l’occasione di decidere come investire più di 300 miliardi in sei anni, è un'occasione storica per cambiare il nostro Paese. Bisogna essere consapevoli che siamo indietro e che abbiamo bisogno di riforme".

Contessa Entellina. Quella domenica di cinquantatre anni fa (4)

   Estratti dalla 

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE 

D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE 

E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE 

COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968 

(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)  

Prima parte pubblicata (Pigiare qui)

Seconda parte pubblicata (Pigiare qui)

Il ruolo dell'ANAS. 

Sempre all'Amministrazione dello Stato, e per l'esattezza all'ANAS, (azienda che opera nell'ambito del Ministero dei Lavori Pubblici, dotata di autonomia gestionale e di autonomia di bilancio, gerarchicamente posta alle dipendenze del Ministro dei Lavori Pubblici che ne presiede il Consiglio di Amministrazione), vennero affidati, con l'articolo 59-ter della legge n. 241 del 1968, gli interventi per la viabilità ed in particolare quelli relativi alla costruzione dell'autostrada Punta Raisi-Mazara del Vallo, per un importo preventivato di 30 miliardi. Il fatto che la scelta della costruzione di questa importante arteria di comunicazione sia stata esplicitamente compiuta, ed in termini obbligatori, dalla legge comunque circoscrive le responsabilità di ordine tecnico o amministrativo degli organi e degli enti dello Stato deputati alla ricostruzione. Comunque la previsione di un programma di opere stradali di rilevante entità finanziaria, costituisce cosa di non poco conto, di cui si tratterà in altra parte della relazione.

La Regione Siciliana ed i Comuni. 

Alla Regione Siciliana, ai sensi dell'articolo 14 del proprio Statuto, è demandata competenza legislativa esclusiva in numerose materie tra cui l'agricoltura, l'Industria ed il commercio; i lavori pubblici (eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale); l'urbanistica. L'articolo 20 dello Statuto regionale prevede inoltre che al Presidente ed agli Assessori regionali sia devoluto lo svolgimento delle funzioni esecutive ed amministrative concernenti tali materie. Nell'ambito di queste competenze, all'indomani del terremoto, la Regione, con la legge regionale n. 1 del 3 febbraio 1968, si dotò di norme volte a definire strumenti di pianificazione urbanistica (articoli da 2 a 5) e di programmi per la rinascita socio-economica delle zone terremotate, da predisporre a cura degli enti economici regionali; ente di sviluppo siciliano, ente di sviluppo agricolo, ente siciliano per la promozione industriale (art. 6). Conseguentemente la Regione provvide alla costituzione di consorzi di Comuni, cui la legge devolveva l'adozione dei nuovi strumenti, denominati « piani comprensoijiali ». Inoltre ravvisò la necessità di un coordinamento e di una armonizzazione dei piani comprensòriali; è pertanto stabilì di procedere alla redazione di un « piano terrìtoriàé di coordinamento » che avrebbe dovuto fornire la griglia di riferimento per ogni successiva operazione nel territorio. 

L'incarico di progettare tale piano fu affidato all'Istituto per lo sviluppo dell'edilizia sociale mediante convenzione in data 5 luglio 1969. Tale incarico fu assolto con la consegna degli elaborati, il piano tuttavia non giunse mai all'approvazione definitiva da parte della Giunta di Governo. Più avanti nella relazione si esporranno valutazioni circa la portata delle eventuali sovrapposizioni e concorrenze della pianificazione a livello regionale incentrata sui piani comprensoriali con quella posta in essere dallo Stato, ed incentrata su programmi di opere per il trasferimento degli abitati. Anche intorno agli adempimenti collegati all'articolo 6 della legge regionale n. 1 e all'articolo 59 della legge 241, cui si è già fatto cenno in precedenza, considerazioni più approfondite verranno in seguito, nella parte in cui si tratterà dei provvedimenti volti a favorire la ripresa socio-economica delle zone terremotate. 

Infine, per quanto riguarda l'attività urbanistica a livello comunale, un esame ed una valutazione completi non sono stati possibili per la quasi totale impossibilità di disporre di una adeguata documentazione. In particolare bisogna ricordare che i 14 comuni più gravemente interessati dal sisma hanno indubbiamente scontato il fatto che le vaste distruzioni hanno investito anche gli uffici e le strutture comunali. Un discorso diverso, deve farsi per i comuni meno gravemente colpiti, laddove le strutture amministrative hanno continuato a funzionare consentendo così di accedere in maniera cospicua ai fondi per la riparazione degli immobili danneggiati: si è detto da più parti che probabilmente l'allargamento dell'area terremotata a oltre cento paesi ha finito per favorire quelli interessati in modo marginale rispetto agli altri che si è reso necessario trasferire, i cui abitanti per lunghi anni hanno vissuto, ed in parte continuano a vivere negli alloggi di fortuna.

L'Istituto per lo sviluppo dell'edilizia sociale (ISES).

 Una volta istituito l'Ispettorato generale per le zone terremotate si trovò a disimpegnare una ingente mole di lavoro, in base alle vaste competenze assegnategli dalla legge n. 241 del 1968. Perciò, avvalendosi come vedremo di una facoltà concessagli dalla legge, decise di affidare mediante convenzioni ad un ente pubblico operante nel settore dell'edilizia sociale, le opere di ricostruzione. 

 La scelta cadde sull'ISES, un ente che già operava da molti anni nel settore dell'edilizia pubblica, ed in particolare di quella scolastica. L'ISES era stato istituito il 15 febbraio 1963 con la legge n. 133. Non nasceva dal nulla ma dalla trasformazione del Comitato UNRRACÀSÀS che veniva contemporaneamente soppresso. (In base alla legge, all'ISES continuavano a far capo tutte le attività patrimoniali e le obbligazioni del vecchio UNRRA-CASAS, nonché la titolarità attiva e passiva di tutti i rapporti processuali). Dall'articolo 1 della medesima legge veniva attribuita al nuovo istituto la personalità giuridica pubblica ponendolo, contemporaneamente, sotto la vigilanza del Ministero dei Lavori Pubblici. Come compito istituzionale ISES doveva svolgere attività nel campo dell'edilizia sociale, nonché favorire lo sviluppo organico delle comunità mediante proprie attività di studio, sperimentazione e programmazione tecnica. A tale proposito venne consentito che l'ente assumesse la realizzazione dei programmi edilizi relativi a dette attività, su iniziativa statale o di enti pubblici. La legge permetteva poi il ricorso all'ente da parte degli enti locali nell'adempimento dei compiti ad essi demandati in materica di opere pubbliche e, ciò che maggiormente interessa, affermava la competenza istituzionale dell'ISES per gli interventi a carattere assistenziale e ai fini della ricostruzione edilizia a seguito di pubbliche calamità. Quanto alla sua struttura interna furono individuati i seguenti organi: 

1) il Presidente, che ne aveva legale rappresentanza; 

2) il Consiglio di amministrazione, composto — oltre che dal Presidente — da: un esperto designato dal Ministero dell'Interno, un esperto designato dal Ministero della Pubblica Istruzione, tre esperti designati dal Ministero dei Lavori Pubblici, un esperto designato dal Ministero della Sanità, un esperto designato dal Presidente del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, due rappresentanti eletti dal personale, un rappresentante dell'Associazione nazionale sinistrati e danneggiati di guerra designato dalla medesima, un esperto designato dal Comitato centrale per il programma decennale di costruzione di alloggi per lavoratori, un esperto designato dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, un componente designato dall'Associazione nazionale dei Comuni d'Italia, un componente designato dall'Unione delle Province d'Italia. (Il Consiglio di amministrazione poteva eleggere nel proprio seno un vice presidente ed una Giunta esecutiva composta, oltre che dal Presidente, da non più di quattro consiglieri).

3) Il Collegio dei revisori, composto da un Presidente e da due membri effettivi e due supplenti designati dal Ministro per il tesoro. Il Presidente, il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio dei Revisori erano nominati con decreto del Ministro dei lavori pubblici per una durata nella carica di quattro anni, mentre il Direttore generale era nominato dal Ministro per i lavori pubblici su proposta del Consiglio di Amministrazione. In definitiva, l'ISES costituiva un ente di diritto pubblico, nel cui consiglio di amministrazione erano rappresentate tutte le componenti interessate ai problemi dell'edilizia sociale, e che per naturale vocazione tendeva a sviluppare iniziative in collaborazione con gli enti locali (di ciò fa fede anche l'articolazione territoriale dell'Istituto, con rappresentanze numerose in tutte le Regioni d'Italia). Si può dire che al tempo del terremoto l'ISES era generalmente considerato come uno degli enti edilizi più qualificati. D'altro canto, la vocazione tecnocratica da un lato, ed il particolare momento culturale dall'altra, non mancarono di condizionare talune scelte di ricostruzione,sulle quali in ogni caso non può dirsi che sia stato veramente compiuto un riscontro accurato da parte degli altri soggetti preposti alla ricostruzione.

L'ISES venne praticamente incaricato dell'intera opera di ricostruzione degli abitati distrutti da trasferire, in tutto o in parte, nonché della relativa progettazione urbanistica, intervenendo altresì nella definizione dell'assetto dell'intera area sinistrata. Delle convenzioni con cui l'Ispettorato commissionò la ricostruzione all'ISES si dirà in altra parte della relazione. Sin da ora tuttavia viene formulata qualche osservazione in merito all'attività dell'ISES per il periodo che coincide ali'incirca con la data della sua soppressione.

Come è noto la legge n. 865 del 1971 prevedeva la soppressione degli enti operanti nel settore dell'edilizia residenziale pubblica e la concentrazione nelle mani dello Stato di tutti i fondi pubblici stanziati a livello nazionale, in vista di una loro distribuzione territoriale in base ad un piano predisposto dal Comitato per l'edilizia residenziale. Restavano in vita, in base alla lettera a) dell'articolo 8 della legge, solo gli Isituti autonomi delle case popolari di cui si prevedeva comunque la ristrutturazione ed il riordinamento (articolo 6 della stessa legge). Con la lettera d) dello stesso articolo 8 veniva poi stabilito che, con decreto delegato da emanare entro il 31 dicembre 1972, si sarebbe provveduto allo scioglimento di tutti gli enti pubblici edilizi ad eccezione degli IACP. Il decreto in questione sopravvenne in data 30 dicembre 1972, contrassegnato dai n. 1036. Nel suo articolo 13 si stabiliva la soppressione, con effetto dal 31 dicembre 1973 e restando salvi gli effetti delle deliberazioni già adottate ed approvate, anche dell'ISES. Naturalmente la soppressione per legge di un ente è solo un presupposto del suo reale scioglimento e del trasferimento di tutte le sue funzioni. Pertanto si resero necessarie norme transitorie contenute negli articoli 14, 15 e 16 dello stesso decreto, sulla base delle quali si stabilì in seguito, con la legge n. 9 del 19 gennaio 1974 (all'art. 1) che il Ministro per i lavori pubblici avrebbe provveduto: « ...mediante appositi comitati dotati di autonomia patrimoniale e contabile:

a) alla liquidazione delle situazioni attive e passive della GESCAL, dell'ISES e dell'INCIS;

b) al completamento dei programmi deliberati dai predetti enti anteriormente al 31 dicembre 1972, già appaltati o in corso di appalto, nonché al graduale trasferimento del patrimonio e dei programmi degli stessi alle amministrazioni ed enti di competenza entro il 31 dicembre 1974»,

In pratica, quest'ultimo termine si traduce in una proroga rispetto ai termini previsti nei citati articoli 14, 15 e 16 del decreto n. 1036 del 1972.

L'ISES, comunque, avrebbe dovuto cessare da ogni attività proprio alla data del 31 dicembre 1973, e trasferire quanto gli competeva al Comitato Liquidatore. In regime di liquidazione peraltro, l'ente continuò ad operare fino alla fine dell'aprile 1974, quando un telegramma a firma del Capo di Gabinetto del Ministro per i lavori pubblici affermò doversi disporre l'immediato e totale trasferimento di ogni attività dell'ISES nelle zone terremotate, restando al personale dell'Ufficio lavori dell'ISES nelle more del materiale passaggio di consegne solo l'ordinaria amministrazione, non comprensiva di nessun atto innovativo, modificativo, integrativo o revisionale. La titolarità di tali atti sarebbe stata, infatti, assunta dall'Ispettorato generale per le zone terremotate. Si tratta di un documento importante, purtroppo privo di data, ma comunque successivo al 26 aprile 1974 (la data ricorre nel testo come riferimento ad un precedente fonogramma), che segna il reale inizio della fase di scioglimento dell'Ente e di liquidazione delle sue pendenze, liquidazione che è tuttora in corso.

Il ruolo degli IACP. 

Non è necessario di spendere parole al riguardo. Infatti gli IACP furono interessati all'attività di ricostruzione in modo del tutto marginale, come risulta chiaramente dai documenti agli atti della Commissione.

(Segue)

Motivi per riflettere. Noi gente del XXI secolo

 Detti e fatti vari

 

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia,  firma due nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da domani 24 gennaio. Passa in area arancione la Regione Sardegna. La Regione Lombardia in seguito alla relazione tecnica dell'ISS passa da area rossa ad area arancione.

Attilio Fontana, presidente regione Lombardia

La Lombardia deve essere collocata in zona arancione.
Lo evidenziano i dati all’esame della Cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette.
A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze.

 Carlo Cottarelli, economista

=Il Corriere conferma che la Lombardia ha trasmesso dati sbagliati sui contagiati. In ogni caso, le responsabilità vanno accertate e ci devono essere conseguenze. Non si chiude una regione per errore. Le pubbliche amministrazioni sono nostre e vanno gestite da persone competenti.

=Tra i vantaggi della Brexit veniva citato il costo dell'Erasmus: UK pagava, ma i suoi studenti lo usavano poco. Ora si scopre che le loro università avranno grossi danni economici per il calo degli studenti di altri paesi. Nessuno ci aveva pensato prima?

Alessandro De Nicola, presidente Adam Smith Society,

In un paese non dico civile, ma normale, il responsabile della trasmissione dati sanitari della Lombardia si sarebbe già dimesso o scaraventato fuori (l’assessore lo ha già fatto “x stanchezza”). Fioccherebbero le cause per danni (succederà) e la Corte dei Conti ne chiederebbe conto.

C.A. Carnevale-Maffè, economista alla Bocconi

Sembra che 10 milioni di lombardi siano stati sequestrati in zona rossa per settimane, e non solo per quest’ultima, a causa dell’imperizia di politici e funzionari che pure si rifiutano tuttora di rispettare l’obbligo della trasparenza dei criteri di decisione. Che dire?

Francesco Clemente, professore di Diritto Pubblico

Chi non ama l'incertezza, l'ambiguità e la frammentazione politica che sta vedendo, s'immagini cosa potrebbe accadere con il ritorno ad una legge proporzionale pura... Serve dare sostanza alla politica, non mero posizionamento.

Luigi Marattin, parlamentare I.V.

E io che pensavo che l’errore su Rt lombardo fosse relativa all’intervallo di confidenza della stima statistica. Macché. Dal 12 ottobre (!!!)hanno contato tra i contagiati pure i guariti. Il Covid una cosa ce l’ha insegnata: abbiamo problemi a raccogliere, leggere e usare i dati.

Giovanni Valentini, già direttore de L'Espresso

Tajani (FI) rifiuta l’ipotesi del governo di unità nazionale. Ora Matteo Rrenzi non ha più alibi: se non si fa il Conte-ter, si va alle elezioni anticipate. Doppio salto mortale. Senza rete. Nel buio.

Mauro del Bue, già direttore de Avanti!

Passi per Bertinotti che si professa ancora comunista, ma sentire Bersani che si sente vicino alle posizioni di Gramsci nel 21 mi costringe a precisare che Gramsci votò a favore della mozione filo bolscevica che proponeva la rivoluzione armata e la dittatura del proletariato.

Debora Serrachiani, deputato pd

Bene la scelta di Arcuri di procedere per vie legali contro Pfizer. È in gioco la salute di milioni di cittadini: inaccettabile il comportamento della casa farmaceutica. Solo con i vaccini potremo sconfiggere la pandemia, non c’è tempo da perdere.

Chiara Giaccardi, sociologa - antropologa

Rivelazioni del virus:

1) l’individualismo é una ideologia, la realtà é che siamo tutti connessi

2) la morte é compagna di viaggio quotidiana

3) il mercato é insufficiente per governare le società complesse.