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sabato 10 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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Nuccio Ordine,(Diamante, 18 luglio 1958 – Cosenza, 10 giugno 2023) è stato uno dei più celebri filosofi, storici della letteratura e saggisti italiani contemporanei, ampiamente riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti del Rinascimento e della figura di Giordano Bruno. Professore ordinario di Letteratura italiana presso l'Università della Calabria, ha dedicato la sua vita alla difesa della cultura umanistica e dei saperi considerati "non produttivi" dalla società dei consumi. 

Il suo nome è legato indissolubilmente al saggio bestseller globale L'utilità dell'inutile (2013), tradotto in oltre 32 paesi. In questa opera-manifesto, Ordine contesta duramente la logica neoliberista e mercantile applicata all'istruzione e alla cultura. Il suo pensiero cardine si articola in alcuni punti fondamentali:

-Discipline come la letteratura, l'arte, la musica e la ricerca scientifica pura sono ritenute oggi "inutili" solo perché non generano un profitto economico immediato. Tuttavia, Nuccio Ordine dimostra che sono proprio questi saperi a formare uno spirito critico e a "rendere l'umanità più umana". 

-Per Nuccio Ordine, ciò che viene considerato "inutile" dalle leggi del mercato è in realtà l'unica cosa che ci rende autenticamente umani.

-Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia.

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5) Fa male vedere trionfare nelle televisioni e nei media nuove rappresentazioni del successo, incarnate nell'imprenditore che riesce a creare un impero truffando o nell'uomo politico impunito che umilia il Parlamento facendo votare leggi ad personam. 

6) Fa male vedere uomini e donne impegnati in una folle corsa verso la terra promessa del guadagno, dove tutto ciò che li circonda - la natura, gli oggetti, gli altri esseri umani - non suscita alcun interesse. 

7) Lo sguardo puntato sull'obiettivo da raggiungere non permette più di cogliere la gioia dei piccoli gesti quotidiani e di scoprire la bellezza che pulsa nelle nostre vite: in un tramonto, in un cielo stellato, nella tenerezza di un bacio, in un fiore che sboccia, in una farfalla che vola, nel sorriso di un bambino. Perché, spesso, la grandezza si percepisce meglio proprio nelle cose più semplici. "Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia”.


Kuntisa e il regime feudale (3)

L'eversione della feudalità
in Sicilia
, sancita con
l'approvazione della 
Costituzione siciliana
del 1812
, rappresenta un
momento di svolta
fondamentale nella storia
dell'isola. A differenza
di quanto accaduto
nell'Europa continentale
e nel Regno di Napoli
 (dove la feudalità fu
abolita per via militare
e rivoluzionaria dai
francesi nel 1806), 
in Sicilia
lo smantellamento del regime
feudale avvenne per via
parlamentare e fu guidato,
almeno formalmente, dalla
stessa aristocrazia isolana.

Fino ai primi anni
dell'Ottocento, la Sicilia
era dominata da un
sistema socio-economico
e giuridico di stampo
medievale, caratterizzato
dal potere quasi assoluto
dei baroni (
il baronaggio).

 La terra era concentrata
nelle mani di pochissime
famiglie aristocratiche.
L'istituto del 
fidecommesso 
e del 
maggiorasco impediva
la divisione o la vendita
dei patrimoni, che dovevano
passare integri all'erede
primogenito. Questo
bloccava il mercato della
terra e scoraggiava gli
investimenti agricoli.

—-O—


 Primi approcci

L’assetto feudale della Sicilia che fu. Lungo tutto il Settecento nella nostra Isola, ed ovviamente nella Kuntisa fondata nella seconda metà del XV secolo, l’assetto sociale e quello economico continuava ad essere quello feudale che senza alcuna “riforma”  continuava a reggersi sui medesimi criteri economici-tecnici e sui medesimi diritti e doveri civici e sociali del XV secolo. Era quello l’assetto basato sul “privilegio feudale”.

Contiamo di esplorare via via -nel profondo e nei dettagli- il vivere nel regime feudale che ovviamente coinvolgeva l’intero regno di Sicilia, ma per fornire una prima idea di quell’assetto socio/economico comunitario riporteremo riquadri e dati sull’Isola che vanno dal X al XVIII secolo. Dati purtroppo ora completi ed ora parziali, comunque sufficientemente indicativi di una realtà umana diventata ormai lontana nel tempo.

Dal 1747 il governo dell’Isola, che diffidava dei “riveli” periodici, promosse nuovi censimenti che nelle intenzioni si riteneva dovessero essere più attendibili.

Un quadro sulla popolazione, risalente al 1747, riporta il numero delle Terre (città e paesi) e delle anime ricadenti nel demanio dello Stato e negli spazi  a dominio feudale. Il quadro non contiene dati sulla città di Palermo. Per il capoluogo dell’Isola esisteva la presunzione legale e ufficializzata che essa annoverasse un decimo dell’intera popolazione del Regno di Sicilia.

Studiando e sintetizzando i dati della tabella viene confermato che più dei 2/3 del territorio ed oltre la metà  della popolazione dell’Isola sottostavano al dominio dei “baroni”.

Baroni su cui contiamo di dedicare la maggiore attenzione, a cominciare da Eleonora d’Aragona (XV secolo), i Cardona (XVI secolo), i Gioeni, i Colonna (XVII-XVIII secoli). Nostro intendimento è infatti di arrivare al 1812, l’anno dell’eversione della feudalità.

(Segue)

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Una utile annotazione: 

I baroni fino al 1812 non erano semplici proprietari terrieri, ma veri e propri sovrani nei loro feudi. Esercitavano la giustizia civile e penale (ovviamente con apparati più  o meno professionali da loro incaricati), riscuotevano imposte e tasse proprie, controllavano i monopoli locali, ossia i mulini (che gli antenati di chi scrive questa pagina gestivano previo contratti di locazione sul territorio di Kuntisa e non solo), i frantoi, le taverne e imponevano prestazioni di lavoro gratuito (angarie e perangarie*) ai contadini che insistevano sui loro feudi.

E’ questa omissione della letteratura storica locale che ci spinge a, in qualche modo, meglio focalizzare parte della vicenda storica locale.

(*) La perangherìa (o parangarìa) è un antico termine giuridico e feudale che indica un onere, un servizio forzoso o una prestazione obbligatoria (simile alla corvée) che i vassalli, i contadini e i lavoratori agricoli erano tenuti a prestare a favore del proprio barone o signore feudale.

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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L’intelligenza artificiale? 

9) «Il mondo è in pericolo e adesso lo raccontano 

anche i creatori dell’intelligenza artificiale. 

10) Che fine farà il lavoro? Come si modellerà 

una società che è già in crisi profonda? 

11) Chi controlla l’AI controllerà la vita delle persone, 

ci spiegherà cosa fare e alla fine anche cosa pensare. 

12) L’uomo potrebbe diventare inutile e le 

cose inutili vengono spazzate via».

Di fronte all'avanzata degli
algoritmi, Cazzullo propone
come antidoto il recupero
della cultura e dei valori
dell'Umanesimo. La riscoperta
di figure storiche e dell'arte
rappresenta la via per
difendere la centralità
dell'essere umano e
preservare la nostra
identità e spiritualità
 profonda.

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 Le asserzioni sopra riportate sono di Aldo Cazzullo, giornalista fra i più apprezzati in Italia che richiama, fra altre, le riflessioni di Leone XIV. Il giornalista considera l'intelligenza artificiale una sfida epocale e complessa che rischia di appiattire l'interiorità umana e imporre un pensiero unico. 

Chi sviluppa e controlla questi sistemi stabilisce infatti le "linee guida di sicurezza", i filtri etici e i criteri di rilevanza delle informazioni.

 Di conseguenza, esiste il rischio concreto che una concentrazione eccessiva di questo potere in mano a pochi attori (siano essi governi autoritari o grandi corporazioni monopolistiche) possa influenzare l'opinione pubblica, polarizzare le società o censurare determinate visioni del mondo.

venerdì 9 ottobre 2026

Nobel per la Pace 2026

Il Premio Nobel per la Pace
2026
 è stato assegnato alla giurista
e magistrata sudafricana 
Navanethem
 "Navi" Pillay

È celebre per il contributo dato
storicamente contro il regime
dell'apartheid in Sudafrica,
periodo durante il quale ha difeso
 numerosi prigionieri politici,
 tra cui anche 
Nelson Mandela.



  Il premio Nobel per la Pace 2026 è andato alla giurista sudafricana di origine indiane Navanethem "Navi" Pillay, celebre per il suo contributo alla lotta all'apartheid e per il suo ruolo di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati che, nel 2025, ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza. Nel corso della sua lunga carriera, Pillay ha difeso numerosi prigionieri politici, compreso Nelson Mandela.

 Pillay, fa sapere il Comitato norvegese per il Nobel, è stata scelta per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale, sottolineando che il riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Per non dimenticare

 

Gli IMI (Internati Militari
Italiani) nella 
Prussia
orientale
 furono decine
di migliaia di soldati catturati
dai tedeschi dopo
l'armistizio dell'8 settembre
1943
 e deportati nei campi di
concentramento e lavoro
del Reich settentrionale, in
particolare nello 
Stalag I-B di 
Hohenstein (oggi Olsztynek,
in Polonia) e nei suoi numerosi
sottocampi (
Arbeitskommandos).

Nel freddo estremo della Prussia
orientale, i militari affrontarono
fame nera, turni di lavoro estenuanti,
 baracche inadeguate e la durezza
della sorveglianza nazista,
resistendo tuttavia attraverso
il "no" al lavoro volontario e la
cosiddetta 
resistenza senza armi.








Ricordi tratti da appunti raccolti da due contessioti Internati militari italiani (Imi), che in più  tratti delle rispettive  narrazione coincidono.
Uno dei due, oggi 9 Ottobre, avrebbe compiuto 116 anni e intendiamo evocarlo sul blog.

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 «L’8 settembre 1943, a seguito dell’armistizio tra l’esercito italiano e le forze angloamericane, fummo considerati, dai tedeschi traditori e poi nemici, in quanto militari italiani richiamati, in territorio dichiarato in stato di guerra. Il 9 settembre i comandanti ordinarono l’ammaina bandiera e di preparare gli zaini». In realtà in quell’8-9 settembre si assistette allo sbandamento completo dell’esercito italiano.

  I due contessioti non stavano sullo stesso territorio, ma il destino successivo a quel 9 settembre fu per loro identico: furono fatti prigionieri dalle forze armate tedesche con altri loro commilitoni e furono condotti alla stazione ferroviaria a ciascuno di loro più prossima. Il 10 settembre stipati su carri bestiame furono destinati  per l’allora Prussia orientale, dove furono internati in campi di concentramento nazisti, in distinte aree dell’allora Prussia Orientale tedesca, oggi territori Ucraino/Polacchi. 

 A loro era stato chiesto di scegliere tra Benito Mussolini e il nuovo capo del governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio: risposero, come altre migliaia di commilitoni -prigionieri dei tedeschi- Badoglio. Così dalle settimane successive, da prigionieri dei tedeschi, patirono il freddo e la fame all’interno dei campi di concentramento, senza che l’uno sapesse dell’altro.

 Col trascorrere delle settimane e pure dei mesi furono, dai campi di concentramento trasferiti e assegnati per lo svolgimento di lavori, di lavoro comunque coatto e sotto vigilanza. Non furono trattati male dalle famiglie a cui furono affidati, ma si trattava comunque di ruoli asserviti e sopratutto senza possibilità alcuna di comunicare con le rispettive famiglie». 

Nell’aprile del 1945 furono liberati dai russi dell’Armata Rossa che avanzavano verso Ovest. Nella prima metà di settembre 1945, dopo mesi di vagare senza meta e dopo avere rifiutato l’offerta di iniziare una nuova vita nella vasta Russia, iniziò il viaggio di rimpatrio in treno che durò un mese.

Kuntisa e il regime feudale (2)

Il 1812 per la Sicilia è l’anno di
svolta. La Costituzione, imposta
dal Parlamento
, travolge
l’antico stato feudale e
ridisegna, avendo a modello
quelle inglesi le istituzioni
dell’Isola. 
La disposizione  
precisava che 
“Cessando
la natura e forma de’ feudi,
tutte le proprietà, diritti e
pertinenze per lo innanzi
feudali, rimaner debbono,
giusta le rispettive concessioni,
in proprietà allodiale presso
ciascuno possessore”.
 Qui
stava l’inganno, infatti
attraverso quella
disposizione 
ai baroni veniva
riconosciuta la piena
proprietà dei feudi
, sgravata
da ogni corrispettivo che in
precedenza il feudatario,
in assenza della piena
proprietà, doveva nei
confronti del Regno.






Ancora introduzioni

Lo abbiamo già riportato: il regime feudale in Sicilia è stato un sistema politico, economico e sociale basato sulla terra divisa in estesissimi feudi nelle mani di pochissimi fra aristocratici ed enti ecclesiastici e sul potere assoluto, incontrollato e libero dei baroni. Questo regime e’ durato dall'epoca normanna fino alla sua abolizione nel 1812. 

 Tanti secoli di società e comunità rette su discrezionalità e arbitrio. I sovrani normanni e svevi (come Ruggero II e Federico II) usarono i feudi per controllare il territorio, chiedendo in cambio obblighi militari e fedeltà alla corona. I nobili (i baroni) detennero per loro il cosiddetto mero e misto imperio, cioè il potere di amministrare la giustizia, riscuotere le tasse e persino condannare a morte nei propri domini.

Sulla spinta dall'influenza inglese e dalla necessità di modernizzare l'isola, la Costituzione siciliana del 1812 abolì formalmente la feudalità, trasformando i feudi in proprietà private (allodii). Ma sul piano sociale ed economico cambiò ben poco: nonostante l'abolizione giuridica del feudo che gestiva l’ordinamento della vita pubblica e il passaggio al latifondo, il potere economico della vecchia classe nobiliare (poi divenuta borghese) rimase intatto per un ulteriore secolo, resistendo fino alle riforme agrarie della metà del Novecento.

 Sul blog ci proponiamo di esplorare sia il mondo feudale che inizia nel XII secolo e arriva al XVIII secolo che quello latifondista che arriva fino all’alba dell’instaurarione della Repubblica. Proveremo a cogliere l’assetto istituzionale, economico e sociale sia della società feudale entro cui dalla metà del XV secolo gli arbereshe di Sicilia, in fuga dalla loro patria, vennero ad imbattersi. Contiamo ovviamente di fare luce sul vivere -nelle aree interne dell’Isola- sotto il regime feudale (=regime pubblicistico), poi latifondista (=regime di vita dell’ottanta per cento delle terre agricole affidate ai gabellotti, ossia alla mafia) ed infine, con la Repubblica in regime, di democrazia. Di Democrazia occidentale.

 

Parole frequenti sui media


I leader delle principali forze
politiche si sono espressi sulla
questione in seguito alla
Direzione nazionale del Partito
Democratico del 2 ottobre 2026.
primarie

È lo strumento con cui i sostenitori di un partito o di una coalizione eleggono il leader. Il 16 ottobre 2005 Romano Prodi vinse con il 74,2% quelle dell’Unione per il candidato premier di centrosinistra alle Politiche 2006 (e poi andò a Palazzo Chigi per la seconda volta). Sul tenere o meno le primarie per la scelta del candidato premier del Campo largo in vista delle Politiche 2027, Pd e M5S stanno ancora discutendo. Tra i nodi principali, la modalità di voto: ai gazebo oppure anche online.

Quando le primarie? Per il capogruppo Pd al Senato: «Il percorso lo stabiliremo insieme, anche alla luce della data del voto. Le primarie sono un’opportunità democratica, chi vincerà non imporrà il proprio programma ma porterà avanti il progetto comune. Io sono decisamente favorevole alle primarie: rappresentano una grande occasione di partecipazione».

Nonostante la convergenza di facciata sulla necessità di votare, non esiste ancora alcun accordo sulle regole concrete. I principali punti di scontro e dibattito riguardano: 1) Modalità di voto: Si discute sull'equilibrio tra i tradizionali gazebo fisici (cari al PD) e le piattaforme per il voto online (soluzione caldeggiata dal M5S). All'interno dello stesso Partito Democratico sono emerse forti preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle consultazioni online, temendo possibili attacchi o interferenze esterne (ad esempio da parte di hacker russi). 2) Resta da capire chi potrà effettivamente candidarsi e quali forze politiche formeranno l'alleanza. 3) Manca l'intesa sull'opportunità di scrivere e blindare un programma comune prima del voto o se lasciare che sia il leader vincitore a dettare la linea.

giovedì 8 ottobre 2026

Essere cittadini attivi

Comunicato della Camera del Lavoro

di

Corleone

E' arrivato il momento di dire BASTA. 
Perché vivere non deve essere un lusso.

🚩 Camera del lavoro di Corleone 
🗓️ Venerdì 9 ottobre 
🕟 Ore 16.30 

Bollette alle stelle, spesa impossibile, affitti impagabili.

Pensioni che non bastano, stipendi che non arrivano a fine mese.

Aumenta la spesa militare a discapito di sanità pubblica e istruzione. 

Il costo della vita è diventato sempre più insostenibile. E a pagare sono sempre gli stessi: pensionati, lavoratori, famiglie.

 *.  *.  *
Di questo parleremo all’assemblea indetta venerdì 9 ottobre alle ore 16.30 alla Camera del lavoro di Corleone, in vista del corteo del 14 ottobre a Palermo e della manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma.

L’amico cane (28)

  

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative. 

= = = 

Dare un nome al cane che

abbia valore pure ad esso.

Il nome che diamo al cane oltre ad avere valore per noi, deve valere pure per lui. Ciò a cui associamo il cane (il nome) deve valere pure per esso, permettendogli di prevedere cosa seguirà dopo essere stato chiamato. Col tempo il cane sarà motivato ogni volta che viene chiamato. In un certo senso il cane ad ogni richiamo si sentirà condizionato ma contemporaneamente avvertira’ una sorta di piacere. 

In genere, al richiamo il cane avverte una sorta di piacere che lo condizionerà. In genere per abituarlo il proprietario da’ qualcosa, una ricompensa. Ogni volta che si vuole insegnargli un comando nuovo, è bene ricorrere ad una gratifica per incoraggiarlo a eseguirlo. 

E’ una buona idea ripetere abitualmente l'esercizio un paio di volte al giorno, per le settimane a seguire, mentre si svolgono le normali attività. 

Una volta che il cane riconosce il proprio nome, oltre a gratificarlo con un pezzetto di cibo, basterà dirgli “bravo” o coccolarlo un pochettino e su queste basi rispondera’ ogni volta che lo sente. Pronunciando il suo nome e, quando egli guarda, e’ il caso di proporgli livelli diversi di gratificazione: a volte un pezzetto di cibo, altre volte, un semplice «bravo» e qualche lode; nel mentre, si può passare nel coccolarlo. In base a ciò che sappiamo dalla scienza, vale la pena capire quale tipo di ricompensa il cane preferisca. 


Non che debba diventare il suo unico premio: un po' di varietà è il segreto di un buon addestramento.

(Segue)

Il Novecento (1)

  Il curatore del Blog conserva giornali, libri di Storia, raccolte e materiale politico dei partiti che hanno fatto nascere la democrazia nel Paese, la Repubblica Italiana, in seguito alla sconfitta del Fascismo.

  Da quel materiale “storico”, della Prima e ovviamente della Seconda Repubblica, conta di estrarre rievocazioni e vicende che via via ci hanno condotto al quadro e alla realtà dei nostri giorni.

   Piace iniziare il cammino storico, che -a Dio volendo- potrebbe, nel disegno proposto, essere lungo, da una introduzione e presentazione su questa pagina.

=.  =.  =



Lo scenario storico italiano del Novecento è un percorso complesso e tumultuoso, segnato da profonde trasformazioni storiche, sociali, artistiche e letterarie che hanno definito l'identità del Paese moderno.

 Le Coordinate Storiche e Sociali, nell’esposizione immaginata, le riportiamo scandite su cinque fenomeni politici-sociali:

 1) Dall'età giolittiana al Fascismo: Il secolo si apre con l'industrializzazione (nascita della FIAT nel 1899), le migrazioni sopratutto in direzione delle Americhe e le tensioni sociali, culminate nella tragedia della Prima Guerra Mondiale e nell'avvento del regime fascista (1922-1943), che impose un rigido controllo sulla cultura e non solamente su essa.

2) La Repubblica e il Boom Economico: In seguito alla Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza viene istituita la Repubblica (1946). Tra il 1958 e il 1963 l'Italia vive il fenomeno socio-economico denominato il "miracolo economico", trasformandosi da paese agricolo a importante potenza industriale, accompagnato però da grandi migrazioni interne dal Sud al Nord ed esterne verso i Paesi del nord Europa.

3) Il Tempo delle Riforme: Gli anni 60’,  '70 e '80 caratterizzati nel Paese, per la prima volta, dalla politica di centro-sinistra, sono segnati da importanti conquiste civili (servizio sanitario generalizzato, divorzio, aborto), ma anche da pesanti ferite come il terrorismo politico (anni di piombo) e le stragi mafiose. 

4) gli Anni di Piombo e il terrorismo (dalla strage di Piazza Fontana al sequestro di Aldo Moro), la violenta offensiva della mafia negli anni '90 (con gli assassinii dei magistrati Falcone e Borsellino) e l'inchiesta di Mani Pulite (Tangentopoli) che decreta il crollo della Prima Repubblica

5) Il "Novecento" nell'Arte e nella Cultura: In ambito storico-artistico, la parola identifica una specifica e importantissima corrente rappresentata dal manifesto del "ritorno all'ordine" del primo dopoguerra: dopo le provocazioni e le destrutturazioni del Futurismo, gli artisti (tra cui Mario Sironi, Achille Funi e Carlo Carrà) scelgono di recuperare la tradizione figurativa classica, le geometrie solide e la chiarezza compositiva tipica del Rinascimento italiano.

(Segue)

Parole frequenti sui media

 Gigafactory

Gigafactory impianto 
industriale di dimensioni 
monumentali progettato 
originariamente per la 
produzione su larghissima 
scala di batterie agli ioni
 di litio, componenti per 
veicoli elettrici e sistemi 
di accumulo energetico.

è un

Una gigafactory in generale è un impianto industriale di enormi dimensioni, progettato per una produzione su grande scala. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, con il termine gigafactory si intende soprattutto un grande centro di calcolo, con decine di migliaia di chip avanzati, per addestrare e utilizzare modelli di AI. Il piano lanciato dalla Commissione europea prevede grandi data center con circa 100.000 chip AI molto avanzati. Ma gigafactory, in senso più lato, è anche un termine usato per descrivere grandi impianti manifatturieri, soprattutto per beni sempre legati alle nuove tecnologie, come le batterie, i semiconduttori e i componenti per le tecnologie energetiche.