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mercoledì 28 ottobre 2026

Informazioni da conoscere

 

Il sistema pubblico italiano
si basa su tre principi fondamentali
stabiliti dall'articolo 32 della
Costituzione: 
universalità,
uguaglianza ed equità.
Copre la prevenzione, la
cura e la riabilitazione
attraverso i medici di
medicina generale, le
strutture ospedaliere
e la fornitura di farmaci
essenziali.



Servizio Sanitario Nazionale

 A una persona che si ammala il Servizio sanitario nazionale garantisce l’assistenza presso le strutture sanitarie della sua Regione di residenza. 

 Ma si può scegliere di ricevere prestazioni comprese nei «Livelli essenziali di assistenza» (Lea), anche in strutture pubbliche o convenzionate di altre Regioni.

 È la cosiddetta «mobilità sanitaria interregionale». 
Non è più una libera scelta, però, se si è costretti a «migrare» per la carenza di servizi e prestazioni essenziali o perché sono troppo lunghi i tempi di attesa per eseguire un intervento chirurgico. 

 
I più penalizzati viviamo al Sud dove, peraltro, è più bassa l’aspettativa di vita rispetto al Nord. Continuano a raccontarlo i dati: anno dopo anno, indicano gli stessi territori di partenza e le stesse mete dei «viaggi della salute». 

 La mobilità sanitaria è un diritto legato alla tutela della salute. Si distingue in: 

() «apparente» se il paziente riceve cure nella Regione in cui vive ma risiede altrove;

() «casuale» se si ha bisogno di cure urgenti fuori Regione; 

() «effettiva» se dovuta alla scelta del paziente. 


Genera ovviamente compensazioni economiche tra Regioni. La Regione che cura pazienti di altre Regioni incassa, quella da cui si «fugge» rimborsa i costi per le cure ai propri residenti.
 Ebbene, il valore della mobilità sanitaria interregionale è in aumento: nel 2023 ha raggiunto il livello più alto mai registrato prima, toccando la cifra record di 5,15 miliardi di euro, secondo i calcoli della Fondazione Gimbe basati su dati ufficiali.


Le Regioni che più «attraggono» pazienti - e incassano più risorse per curarli - sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, conferma il rapporto Gimbe. Invece Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna pagano il prezzo più alto in termini di pazienti «in fuga» e di rimborsi dei costi per le cure ricevute dai propri residenti altrove.

Il gusto della riflessione

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =  = La democrazia muore nell’ignoranza

Non è la stampa che deve amministrare

 la giustizia, meno che mai emettere sentenze.

Una cosa sono i pubblici ministeri e 

gli avvocati e un’altra i giornalisti.

 I giornalisti denunciano crimini e misfatti, tuttavia 

i processi non si fanno sulle pagine dei quotidiani. 

La stampa ha il dovere di informare i cittadini 

che, a loro volta, hanno quello di far sentire 

la propria voce, e chiedere che 

vengano raddrizzate le storture del sistema.

 E’  anche nell'indifferenza per la legge, nella 

tolleranza per gli intolleranti che marcisce una società.


Oltre alla carriera televisiva,
è un'autrice di bestseller per 
Rizzoli Libri
 e Solferino.
*. *. *. *. *

Lilli Gruber (all'anagrafe Dietlinde Gruber) è una delle più note giornaliste, conduttrici televisive e scrittrici italiane, celebre per essere stata la prima donna a condurre un telegiornale in prima serata in Italia. Dal 2008 è il volto simbolo del programma di approfondimento politico Otto e mezzo in onda su LA7. Nel 2004 si dimette dalla Rai per candidarsi alle elezioni europee con la coalizione Uniti nell'Ulivo. Viene eletta al Parlamento europeo raccogliendo oltre 1,2 milioni di preferenze. Ricopre il ruolo di europarlamentare fino al settembre 2008, spendendosi in commissioni per gli affari esteri e i diritti civili, prima di rassegnare le dimissioni per tornare al giornalismo attivo.

Parole frequenti sui media


decreto sicurezza

Dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’imputabilità per i minori tra i 14 e 18 anni, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo anche per i piccoli raduni.

—-()—

L'espressione "Decreto Sicurezza" fa riferimento a due importanti provvedimenti legislativi approvati dal Governo nel corso del 2026. Il più recente, incentrato su criminalità minorile e manifestazioni pubbliche, è appena entrato in vigore, si tratta del 

Decreto Sicurezza del 22 Ottobre 2026 (D.L. n. 190), che introduce una forte stretta sulla criminalità minorile e sulla gestione dell'ordine pubblico durante i cortei.

- Reclusione fino a 12 anni per chi utilizza la rete o i social network per organizzare, coordinare o istigare gruppi violentI;

- Viene introdotta una presunzione di imputabilità per i minori nella fascia d'età tra i 14 e i 18 anni, affiancata dall'estensione dei tempi di fermo preventivo;

- Viene inserito nel codice penale l'articolo 420-bis ("Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche"). Chi partecipa attivamente a disordini in un gruppo di almeno 5 persone (lanciando oggetti o creando pericoli) rischia fino a 5 anni di carcere e multe fino a 20.000 euro, con aggravanti se agisce a volto coperto.

martedì 27 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

 DEFINIZIONE DI ECONOMIA: È UNA DISCIPLINA CHE STUDIA LE RELAZIONI TRA GLI AGENTI ECONOMICI, COME LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LE BANCHE E IL SISTEMA FINANZIARIO, E IL RESTO DEL MONDO.

 ====(4) di cosa si occupa la Scienza economica?

La carriera di Paolo
Forcellini è indissolubilmente
legata al mondo del
giornalismo economico e
della saggistica: è stato
per moltissimi anni 
a
capo dei servizi di
economia e interni del
settimanale L'Espresso
,
testata per la quale ha
curato a lungo la celebre
e influente rubrica di
retroscena politici ed
economici 
«Riservato». 





In passato  si dava per scontato che una situzione di larga disoccupazione determinasse un abbassamento dei salari. Oggi un’alta disoccupazione complessiva può  tranquillamente convivere con retribuzioni rapidamente crescenti. Prima ancora la disoccupazione in generale si può accompagnare con forti tensioni su segmenti particolari del mercato del lavoro, con scarsità, ad esempio, di lavoratori  superqualificati o della manodopera più dequalificata. E’ sotto gli occhi di tutti la crescente presenza di forze di lavoro straniere in Italia benché il tasso di disoccupazione superi in più territori il 10 per cento. 

Il mercato del lavoro  si è articolato in tanti sottomercati solo parzialmente fra loro comunicanti. Certe professioni non sono più accettate dalla popolazione autoctona perché giudicate degradanti o poco remunerative, per certe altre i tempi di acquisizione della professionalità sono molto lunghi ed è dificile ottenere un pronto adeguamento tra la domanda e l'offerta di lavoro. Le prescrizioni generali valgono quindi sempre meno, e questo è un fenomeno che concerne un buon numero dei tradizionali strumenti aggregati» dell'analisi economica.


Prendiamo ad esempio gli investimenti. 

Fino a tempi relativamente recenti era una convinzione consolidata che più investimenti significassero più occupazione. Ora questa «legge» ha un valore relativo: in tempi di informatica e di automazione un incremento degli investimenti può determinare anche una riduzione dell'occupazione. Per altro verso gli investimenti in nuove tecnologie, quando si sostituiscono a quelli di tipo tradizionale, possono ridurre il livello complessivo di investimento (perché spesso meno costosi) ma aumentare notevolmente la produttività. In generale, le differenziazioni settoriali e all'interno dei settori produttivi si sono molto accentuate negli ultimi anni, rendendo necessari approcci altrettanto differenziati.

Un altro fattore che ha complicato la vita degli economisti e resa più effimera quella delle teorie economiche è l'accresciuta interdipendenza internazionale delle economie. La teoria economica ha elaborato strumenti e indicazioni adeguati a governare con ragionevole prevedibilità dei sistemi chiusi, delle economie nazionali, mentre i sistemi economici di tutto il mondo sono tra loro sempre più interconnessi. 

L'innalzamento o l'abbassamento dei saggi di interesse negli Stati Uniti o in Giappone provoca importanti conseguenze anche in Italia, così pure le variazioni nei cambi tra le monete, o l'aumento delle esportazioni di questo o quel paese. L indebitamento di alcuni paesi poveri non e’ affatto una questione che riguardi loro  e loro soli.

Fermiamoci qui, anche se gli esempi potrebbero continuare a lungo.

Molte leggi generali assumono quindi oggi una validità assai più circoscritta e relatica. Ma tutto cio’ non può significare che vi è meno bisogno di economia, ma, anzi, che le nostre conoscenze economiche debbono aumentare sensibilmente.

Paolo Forcellini

giornalista, economista e scrittore italiano originario di Venezia

Per molti anni a capo dei servizi di economia e interni del 

settimanale l'Espresso, curando anche la storica rubrica Riservato

Parole frequenti sui media


Il nuovo "Decreto Sicurezza"
 (formalmente recante
 
"Disposizioni urgenti in
materia di sicurezza pubblica
e contrasto alla criminalità
minorile"
), è stato pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 246
ed è 
ufficialmente in vigore
dal 23 ottobre 2026.
decreto sicurezza

Dopo le devastazioni dello scorso fine settimana a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo prevista anche per i piccoli raduni.

Questo provvedimento d'urgenza fa seguito a una precedente tornata di norme sulla sicurezza varata a inizio anno (il D.L. 23/2026 convertito nella Legge 54/2026) e introduce un'ulteriore e decisa stretta penale e amministrativa, concentrandosi in particolare sulle violenze durante le manifestazioni pubbliche e sulla responsabilità legata ai reati dei minori. Il decreto introduce nel codice penale il nuovissimo articolo 420-bis c.p., specificamente mirato a punire la violenza nelle manifestazioni pubbliche:

-Chiunque partecipi attivamente a condotte violente nel corso di manifestazioni rischia la reclusione da 2 a 5 anni.

-Per chi organizza, promuove o dirige tali condotte violente, la pena è decisamente più severa e va da 4 a 12 anni di reclusione.

-Vengono potenziati gli strumenti di prevenzione a disposizione della polizia per il mantenimento dell'ordine pubblico in contesti di piazza.

Un altro asse portante del testo è il contrasto ai reati commessi dai minori, che introduce una forte responsabilizzazione della sfera familiare:

—-Viene inasprito il principio della "responsabilità genitoriale" per i danni causati dai figli minorenni, prevedendo specifiche sanzioni economiche o risarcitorie a carico dei genitori dei minori che commettono atti illeciti o vandalismi.

—-Questa misura ha sollevato forti dibattiti politici e sociali in merito alla sostenibilità economica per le famiglie meno abbienti.

Il D.L. 190/2026 si affianca e integra le misure già introdotte dal primo decreto sicurezza dell'anno (il D.L. n. 23/2026 di febbraio), che aveva già stabilito:

= Pene più severe per il porto di armi bianche (lame superiori a 8 cm e modelli pieghevoli);

= La procedibilità d'ufficio per i furti con destrezza e l'introduzione del reato di rapina organizzata (fino a 25 anni di carcere);

= L'estensione del Daspo urbano e l'istituzione delle "zone rosse" prefettizie (fino a 18 mesi) per allontanare soggetti pericolosi da determinate aree delle città;

= L'inasprimento delle pene per la fuga pericolosa in auto davanti al posto di blocco (fino a 5 anni di reclusione).

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso forti perplessità, definendo "miope" la scelta di rispondere a problematiche sociali e giovanili unicamente attraverso la creazione di nuovi reati e l'inasprimento delle risposte repressive, senza un parallelo investimento sulle cause profonde del disagio.

27 Ottobre

 Il 27 ottobre 1986, quarant’anni fa Giovanni Paolo II invitò ad Assisi, nella città di San Francesco, i leaders di tutte le religioni per pregare gli uni accanto agli altri. Era il tempo della guerra fredda e quell’iniziativa suscitò entusiasmi e resistenze, anche tra i cattolici. 

27.10.1986: è una data storica
per la Chiesa cattolica e per il
dialogo globale: quel giorno si
svolse il primo storico 
Incontro
interreligioso di Assisi
, una
Giornata mondiale di
preghiera per la pace ideata
e promossa da Papa Giovanni
Paolo II. Quell’
 evento diede
vita al cosiddetto
 
"Spirito di Assisi"
, un modello
di fraternità e dialogo che
continua a essere celebrato e
rinnovato ancora oggi.




  Nelle edizioni successive la partecipazione si allargò e oggi tanti rivendicano quello spirito, in relazione a quanto accade in Ucraina e non solamente lì.

  In quel 27 ottobre fu Karol Wojtyła, un papa polacco, a ricevere le autorità e le delegazioni religiose presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi. Sedette al centro, e gli altri si disposero a semicerchio intorno a lui, allo stesso livello. Nel discorso di benvenuto chiarì che il «trovarsi insieme di tanti capi religiosi per pregare» voleva invitare il mondo «a diventare consapevole che esiste un’altra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici». 

  L’incontro proponeva la via alternativa verso la pace della preghiera, con le parole del Pontefice, «quale relazione con un potere supremo che sorpassa le nostre capacità umane da sole». Di pontefice in pontefice, di evento in evento, lo spirito di Assisi si è incarnato in molti modi. In questo 27 ottobre toccherà a Leone XIV, che sappiamo essersi sottoposto nei giorni scorsi  a intervento chirurgico, recarsi ad Assisi per un nuovo incontro cui dovrebbe partecipare, tra gli altri, il Patriarca di Costantinopoli.

lunedì 26 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?

Franco Roberti è un ex
magistrato e politico italiano,
noto in particolare per aver
ricoperto la carica di 
Procuratore nazionale
antimafia e antiterrorismo.
Il 25 luglio 2013 è stato
nominato dal CSM alla
guida della 
Direzione Nazionale
Antimafia
, ruolo che nel 2015
è stato esteso anche alle
funzioni di contrasto al terrorismo
internazionale. Ha mantenuto
l'incarico fino al pensionamento
nel novembre 2017.
Nel dicembre 2017 è stato
nominato consigliere del
Ministro dell'Interno per le
materie di terrorismo e
criminalità organizzata.
Alle elezioni europee del 2019
è stato eletto come capolista
del 
Partito Democratico nella
circoscrizione Italia meridionale.
Ha fatto parte della 
IX legislatura
del Parlamento Europeo
,
concludendo il mandato nel
luglio 2024.


Dov’è la Mafia?

Verosimilmente la risposta al quesito scritto in rosso è: la mafia è ovunque. Lo sostiene in un suo libro l’ex magistrato Franco Roberti. Lo confermano le inchieste della Magistratura e dei media e l’esperienza delle coscienze civiche che lasciano tutte, costantemente, intendere che la mafia è ovunque. L’indice che ci fa dire che essa sta ovunque in Italia e’ -anche- la corruzione diffusissima all’interno di tantissimi ambienti.

Mafia non è soltanto quella che con metodi violenti e di intimidazione ci induce o vorrebbe indurci ad atti di subordinazione. Le mafie si servono di intimidazioni, ma frequentemente puntano a servirsi del denaro. Questo serve loro per alcuni dei loro comportamenti, quale il ricorso alla corruzione.

Le ingentissime risorse finanziarie di cui essa dispone (provenienti dalle tante attività illecite) vengono riciclate e le servono per corrompere o per metterle a disposizione di imprese che operano nella legalità. Facendo ciò, la Mafia, già altera finanziando imprese a lei vicine la concorrenza e squilibrando conseguentemente il mercato. Tante imprese legali sono costrette a chiudere perché impossibilitate a competere in condizioni impari sul mercato. Ciò e’ un danno comunitario oltre che una slealtà alla concorrenza su un mercato che dovrebbe essere libero.

Nostri giorni

 Sfogliando i giornali di oggi.

= Matteo Salvini resta segretario della Lega. Il ministro dei Trasporti ha superato il candidato Massimo Garavaglia con 465 voti a 146. In termini percentuali, Salvini è stato confermato segretario con il 76% dei voti sui 611 votanti, per Garavaglia il 24% dei consensi. I delegati registrati al voto erano 614 (sui 707 aventi diritto), ma hanno votato in 611.

= Salvini fra i propositi manifestati nel discorso rivolto ai delegati, ha palesato la volontà di mettere fine agli aiuti all'Ucraina in questi termini: Ci si può domandare al congresso della Lega, forza di governo responsabile e leale ma mai silente, se dopo 4 anni di conflitto e migliaia di morti, pensare di mandare altre armi e altri soldi e approvare altri sanzioni sia la via migliore per approvare la pace? Ci si può porre questo quesito? Ora investiamo in diplomazia perché nel 2026 le guerre non finiscono sul campo ma al tavolo diplomatico. Prima si riporta al tavolo della diplomazia - ha aggiunto - e meglio è per tutti».

————-

L'Albania è scossa da
una violenta ondata di
proteste di massa e
scontri a Tirana
 e in altre
 città, con decine di migliaia
di manifestanti che chiedono
le dimissioni immediate del
primo ministro Edi Rama. La
mobilitazione, nata mesi fa
da motivazioni economiche
e ambientali, è recentemente
degenerata in aperta rivolta
sociale e studentesca, portando
a duri scontri con la polizia
antisommossa, assalti a
palazzi governativi, centinaia
di feriti e centinaia di arresti.


Cosa accade il Albania? 
(***) A Tirana si stanno registrando violenti scontri di guerriglia urbana tra la polizia e migliaia di manifestanti, scesi in piazza per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Edi Rama. Le tensioni fanno parte di un'ondata di contestazioni più ampia che prosegue da diversi giorni e che vede uniti gruppi di studenti universitari e l'opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha. La rabbia dei manifestanti è alimentata principalmente 1) Percezione di corruzione diffusa all'interno delle istituzioni governative, 2) Mancanza di opportunità lavorative e degrado sociale,  3) Richiesta di riforme strutturali nel sistema educativo.

(***) La situazione è degenerata in particolare nel fine settimana del 24 e 25 ottobre 2026, trasformando le vie principali di Tirana in un teatro di duri confronti. Ai cortei si sono uniti anche gruppi di ultras della capitale. La polizia antisommossa ha reagito in modo massiccio ricorrendo a idranti e gas lacrimogeni per disperdere i blocchi stradali e riprendere il controllo del viale principale di Tirana.

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Parole frequenti sui media


Il  cap (o tetto al prezzo) è
un 
meccanismo economico
 che fissa un limite massimo
invalicabile al prezzo di
vendita di determinati beni o
servizi di pubblica utilità
,
storicamente applicato per
proteggere i consumatori
in mercati monopolistici
o durante crisi energetiche.
L'argomento è di forte
attualità in Italia a causa delle
recenti misure adottate
dai principali operatori
della distribuzione di
carburante
price cap Espressione inglese che indica un «tetto al prezzo». Di recente è stata utilizzata per segnalare appunto il tetto al prezzo che è stato introdotto da alcune compagnie per quanto riguarda benzina e diesel. L’intervento è stato caldeggiato dal governo per fare fronte ai rincari dei carburanti dovuti alla guerra nel Golfo e al blocco di Hormuz. Le prime compagnie ad aderire sono state Eni, IP, Q8, Tamoil. Ora Eni e Tamoil prorogano la misura fino alla fine dell’anno.

L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha confermato che il meccanismo del price cap rimarrà attivo fino alla fine del 2026. Anche la compagnia Q8 ha confermato la disponibilità a prorogare la misura a seguito dei colloqui bilaterali tra il governo italiano e il Kuwait. Soglie attuali: Il tetto massimo è fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro al litro per il gasolio.

Kuntisa e il regime feudale (7)

Primi approcci 
Ancora nel Settecento,
la Sicilia era
dominata da un regime feudale
pervasivo e strutturato sul privilegi
o 
che regolava l'intero assetto
socio-economico e politico dell'isola.
A differenza di altre aree d'Europa
dove il feudalesimo era ormai in
netto declino, nel Regno di Sicilia
il sistema rimaneva solidissimo e
contava 
oltre 2.000 feudi
,
condizionando la vita della maggior
parte della popolazione
.






Abbiamo già tratteggiato nelle pagine precedenti che sin dal periodo normanno la maggior parte della proprietà fondiaria dell'Isola era affidata alle mani di alcuni baroni. Ogni “baronia” aveva il dominio su terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi, alle praterie, ma predominavano i terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano il “feudo”; motivo per cui in Sicilia feudo divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


E però  la giurisdizione dei baroni, travalicando i confini delle terre di cui erano diretti proprietari,  in realtà, la stragrande parte della proprietà fondiaria dell'Isola si riconduceva nelle  mani di alcuni, pochi, baroni. 

Il feudo era formato da terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi alle praterie, ma con assoluta predominanza  dei  terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano la vasta campagna siciliana. Da questo quadro di trascuratezza in Sicilia il termine “feudo” divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


Dal momento che la giurisdizione dei baroni, travalicava i confini delle terre, di cui erano diretti assegnatari regi e si estendeva su città e villaggi, quindi su Kuntisa,  e rispettivi demani, e quindi anche sulle piccole proprietà private comprese nel loro dominio, ne derivò che i padroni di queste ultime si sentivano pure essi sottoposti al barone giusto una serie di molteplici o multiformi legami che avremo modo di tratteggiare sul blog.

domenica 25 ottobre 2026

Nostri giorni


I principali quotidiani nazionali
di oggi, 
domenica 25
ottobre 2026
, focalizzano
l'attenzione sui principali
scenari politici interni,
sulle tensioni sociali e
sulle complesse dinamiche
internazionali.


Sfogliando i giornali di oggi.

Il caos della scorsa settimana. Lo scorso fine settimana migliaia di ragazzi hanno creato disordini con azioni violente per le strade di Milano, Bologna, Brescia e Bergamo.

La retata della Polizia. Venerdì la Digos ha fatto perquisizioni in 18 città a un centinaio di persone, metà erano minori coinvolti negli scontri di Milano: sono state sequestrate armi.

Il dispositivo di sicurezza. Per prevenire disordini, nei cortei di ieri (domenica) le autorità hanno disposto un rigoroso dispositivo di sicurezza con 1400 agenti compresi 500 parà della Folgore.

La sfida lanciata su possibili raid. Il Movimento 17 Ottobre, motore della protesta, aveva lanciato la sfida: sabato raduni a sorpresa. Individuato ieri il creatore della pagina.

Sono oltre quattromila i soggetti identificati ieri, 110 i minori portati in Questura o in caserme su 371 controllati.

200 i giovani identificati ieri a Roma durante la manifestazione, 30 dei quali sottoposti a fermo preventivo.

La vicenda: Gli investigatori della Digos  della Polizia postale hanno identificato, grazie anche agli investigatori di Meta e del provider l’amministratore della pagina social “Movimento 17 Ottobre” che dopo gli scontri della scorsa settimana a Milano aveva annunciato nuovi raduni in diverse città italiane.

Polizia postale. È la specialità della Polizia di Stato che indaga sui reati commessi in rete. Dal 2024 fa capo alla Direzione centrale per la Polizia scientifica e la sicurezza cibernetica. Opera attraverso 18 centri e 82 sezioni territoriali, con agenti, investigatori e tecnici specializzati. Contrasta truffe online, pedoporno-grafia, attacchi informatici e minacce estremiste. Monitora siti e social net-work, analizza le tracce digitali e ricostruisce i collegamenti tra profili. Può acquisire dati ed effettuare perquisizioni nel rispetto della legge.

«I server esteri, le zone oscure. C’è un rischio democratico»: 

Le proteste in Italia e Francia corrono sui social, ma dietro la loro diffusione c’è una «zona oscura» rischia di pesare sulla democrazia. A lanciare l’allarme è Marco Gui, docente di sociologia dei media alla Milano-Bicocca e presidente della fondazione Patti digitali. «È difficile interpretare un fenomeno di protesta senza sapere se qualcuno lo sta manovrando dall’esterno», avverte. 

Le piattaforme, da Instagram e Facebook a TikTok e X, appartengono a società private straniere e sono governate da algoritmi poco trasparenti: alcuni contenuti vengono amplificati, altri marginalizzati. Il docente cita messaggi circolati tra studenti del Nord Italia che annunciavano disordini e violenze: potrebbero rappresentare «una strumentalizzazione della legittima volontà di protesta dei giovani». Da qui l’appello a regole condivise, per rendere trasparenti i meccanismi dei social e capire quanto le mobilitazioni nascano dal basso. Il tema è emerso al meeting dei Patti Digitali a Milano, dove si è discusso anche dell’età minima per aprire account sui social.


Parole frequenti sui media

L'imputabilità è la capacità 
d'intendere e di volere che
 
un soggetto deve possedere al 
momento della commissione 
di un fatto previsto dalla legge 
come reato
.
Sotto i 14 anni vige la non 
imputabilità assoluta. Tra i 
14 e i 18 anni, l'imputabilità 
viene valutata caso per 
caso dal giudice (un recente 
decreto sicurezza ha 
introdotto una presunzione 
di imputabilità dai 14 anni 
in su).




imputabilità

L’ottavo decreto Sicurezza del governo interviene sulla punibilità dei minori e prevede l’estensione della presunzione della capacità di intendere e di volere e, di conseguenza, l’imputabilità, per i minori tra i 14 e i 18 anni che possono essere perseguiti senza attenuanti legate all’età.

Il ministro Nordio: «Ci sono dei momenti in cui è necessario mandare dietro le sbarre i minori violenti ma il sistema carcerario minorile in questo momento è in sofferenza».

Il ministro Matteo Salvini: «Andrei anche oltre, via i bonus ai genitori di minorenni che delinquono». 

Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: «Non possiamo condannare 12-13enni che sbagliano e devono pagare a essere violenti per tutta la vita».

Il ministro Giuseppe Valditara:  « All’origine di queste violenze non ci sono le difficoltà economiche. C’è un’allarmante mancanza di valori».