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venerdì 27 febbraio 2026

La riforma della giustizia (2)

Prima di entrare nel merito del Referendum

ci piace riportare i malcontenti

raccolti in queste settimane sui giornali.

Il cuore della riforma della giustizia
 
prevede una separazione netta 
tra giudici e pubblici ministeri. 
Oggi tutti i magistrati seguono lo 
stesso percorso formativo e nei 
primi dieci anni di carriera possono 
cambiare funzione una volta, 
passando dal ruolo giudicante a 
quello requirente o viceversa. Con 
la riforma, questo passaggio 
verrebbe definitivamente bloccato: 
giudici e pm seguirebbero due 
percorsi separati e non comunicanti.
Un altro elemento centrale è 
la creazione di due Csm, uno per 
la magistratura requirente e 
l’altro per quella giudicante, 
entrambi presieduti dal Capo dello 
Stato. I membri dei due Csm 
restano in carica 4 anni. E ne 
fanno parte, di diritto i vertici della 
Cassazione. Gli altri consiglieri 
vengono individuati attraverso sorteggi.
La riforma introduce inoltre 
l’Alta Corte disciplinare, un 
nuovo organo composto da 15 
membri che avrà il compito di 
decidere sulle sanzioni ai 
magistrati, oggi di competenza del 
Consiglio superiore della magistratura. 
I 15 membri saranno nominati in 
parte dal presidente della Repubblica, 
in parte sorteggiati da elenchi 
predisposti dal Parlamento e in 
parte scelti tra magistrati con 
requisiti specifici.



Un elemento essenziale da tenere presente in questa nostra riflessione, sullo stato d’animo con cui ci recheremo ai seggi fra pochi giorni, è  ovviamente la assoluta difesa dell’indipendenza della magistratura così come e’ stata voluta dai padri costituenti all’alba dell’affermarsi della Repubblica. E però,  riflettere sulla circostanza referendaria che intacca alcuni articoli della Carta Costituzionale, e’ doveroso. Dobbiamo, vorremmo capire perché siamo chiamati alle urne.

_X) Nessuno dubita che nel “Palazzo” vigono forme di corporativismo e di autoreferenzialità degli stessi giudici. Quante volte abbiamo letto sui giornali di inchieste finite nel nulla?

_X) Quante persone sono state coinvolte e poi risultate, dopo lunghissimi processi, del tutto estranee persino ai fatti. Fisiologia o patologia del sistema? 

_X) Il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, in una intervista al Messaggero, di qualche tempo fa sostenne che, dopo Tangentopoli, la magistratura ritenne di perseguire anche i costumi, non solamente i reati. «Abbiamo abbandonato il metodo – disse Flick – di giudicare il fatto per guardare successivamente all’uomo, oggi si giudica l’uomo, il corruttore, l’associato a delinquere, ossia il tipo di persona che è espressa da quel fatto». 

_X) Quante volte abbiamo letto sui giornali la sproporzione tra l’enfasi delle accuse e l’irrilevanza di assoluzioni che, arrivando dopo troppi anni non trovano sui giornali le professionalità che conservassero un minimo di memoria, finivano per essere liquidate in poco spazio. Le vite, tutte le vite, meritano rispetto. Restituire la dignità alle persone ingiustamente accusate, oltre a essere un fattore di civiltà, rafforza la lotta all’illegalità, non la indebolisce.

===Entrando nel merito del Referendum, attenendoci ad un recente libro di Stefano Passigli: «Nordio - Ragioni e pericoli di una riforma» leggiamo che il problema è, sarebbe, la lentezza dei processi civili e penali in Italia. E’, sarebbe pure, un problema la decisione del Governo di proporre all’approvazione del Parlamento una riforma costituzionale anziché intervenire sulla lunghezza dei processi. 

= = = Affrontare un tema – quello della separazione delle carriere – di fatto già definitivamente risolto dalla Legge Cartabia del 2022, non risolve il vero male della giustizia, e sarebbe dannosa -secondo taluni giuristi- perché divide profondamente la nostra cultura politica proprio su di una delle questioni – la struttura e l’esercizio della giurisdizione – su cui maggiore sarebbe la necessità di unità.

____ 

  Nella prossima pagina proveremo a cogliere altri punti di divisione fra favorevoli e contrari alla riforma costituzionale.

(Segue)


Lo Sport

L’affare olimpico

Domenica 22 febbraio si sono conclusi i Giochi di Milano Cortina 2026 Il rapporto tra le antiche gare di Olimpia e quelle odierne — ampiamente evocato su tutti i media nei giorni scorsi — sa di inverosimile. 

= = = Differenza positiva a favore del presente è sicuramente  la partecipazione, nei Giochi di oggi, di atleti che di qualche loro disabilità fisica hanno fatto un punto di forza. Ci prepariamo infatti ad assistere alla Paralimpiade (6-15 marzo) nello stesso scenario di Milano Cortina: un evento che sarebbe stato impensabile nella società antica, dove la perfezione del corpo era un prerequisito per ogni altro tipo di eccellenza. 

= = = Altro aspetto positivo e’ la partecipazione delle donne, anticamente limitata a una gara di corsa in onore della dea Hera, a cui concorrevano solo ragazze nubili, presumibilmente provenienti da Sparta, alle quali soltanto non era interdetta l’esibizione della nudità atletica. 

Per il resto, nell’antica Grecia, gli atleti erano solo maschi che gareggiavano svestiti, forse in ossequio a quella «nudità rituale» connessa, fin da tempi remoti, alle pratiche di iniziazione legate al passaggio dall’adolescenza all’età adulta. 

*. *. *

###C’e’ una distanza incolmabile tra l’Olimpiade di oggi e quelle che si svolgevano nell’Antica Grecia, ed è tutta  di tipo politico e risiede nel concetto di ekecheirìa (letteralmente «tenere le mani lontane dal nemico», la «tregua sacra» o «pace olimpica»): la scelta deliberata di sospendere le guerre. I Giochi imponevano il silenzio delle armi. Nelle Olimpiadi contemporanee permane una tragica convivenza con il fragore dei conflitti in corso. 

###Un’altra asimmetria è di tipo strutturale:  oggi, pulsa un indotto di milioni di euro in termini di diritti televisivi, sponsorizzazioni globali e trasformazioni urbanistiche. L’atleta — che a Olimpia veniva premiato con una corona di ulivo o di alloro, e nel migliore dei casi con un epinicio (un canto in onore della vittoria)è oggi diventato un brand. La vittoria non è più solo un valore etico, è una quotazione economica. 


Nonostante Trump… negli Usa l’equilibrio dei poteri funziona

 L’uomo d’affari alla guida della più grande democrazia…..


L’equilibrio dei poteri negli Stati
Uniti (il sistema di 
checks and
balances
) sta affrontando nel
2025-2026 una delle sfide più
severe della sua storia,
caratterizzata da un
tentativo di forte accentramento
del potere esecutivo da parte
dell'amministrazione Trump, spesso
descritto come una "guerra aperta"
alle istituzioni tradizionali. Nonostante
questo, il sistema costituzionale
sta mostrando segnali di resistenza,
con la Corte Suprema che ha
frenato azioni presidenziali chiave,
come nel caso dei dazi.

La Corte Suprema ha stabilito che
Trump ha ecceduto la sua autorità
nell'uso dell'International Emergency
Economic Powers Act (IEEPA) per
imporre dazi doganali, dichiarando
che il potere di tassazione (inclusi
 i dazi) spetta al Congresso.

Un sondaggio del febbraio 2026
indica che il 68% degli americani
ritiene che il sistema di pesi e
contrappesi non funzioni bene,
con una forte percezione di
minaccia alla democrazia.





La Corte Suprema Americana ha dichiarato incostituzionali i dazi di Trump. Questi hanno consentito, con una legge del 1977 (l’Ieepa),  al  presidente il potere di «regolare … le importazioni» in caso di emergenza. 

===La Corte Suprema ha esplicitato però che tale generico termine non può includere l’introduzione di tasse sui contribuenti americani, che, senza una delega esplicita, solo il Congresso può approvare. La Corte ha sostanzialmente spiegato a Trump che  i dazi sono tasse pagate dagli americani, non soldi che fluiscono dal resto del mondo. 

= = = Questo è vero anche secondo i dettami della Scienza Economica. Non doveva essere una Corte a doverlo spiegare al Presidente del Paese più influente delle cose del mondo. I dazi in entrata in un Paese, negli USA, sono ovviamente pagati dagli importatori americani, non dai paesi esteri.

= = = Trump ora ha introdotto, appellandosi alla Sezione 122 del Trade Act del 1972, dazi del 15% (il livello massimo consentito da tale legge) verso tutti i Paesi, quindi anche l’Ue. Ma li può tenere solo per 5 mesi a meno di una conferma del Congresso. Resta quindi una notevole incertezza che non può far bene né all’economia americana né a quella mondiale.

=. =. = La Corte Suprema ha ribadito che il presidente, nel suo ruolo di titolare del potere esecutivo ex art.2 della Costituzione, non può interpretare le leggi a suo piacere. Ci sono limiti che deve rispettare. Si potrà dire e pensare che alla fine Trump utilizzerà altri strumenti legali per portare avanti la guerra dei dazi.

=. =. = La decisone della Corte dimostra comunque che, anche nell’America trumpiana, la divisione dei poteri è ancora presa seriamente. Sin dall’entrata in vigore della Costituzione americana nel 1789, i confini del potere del presidente sono stati soggetti a infinite discussioni. Trump interpreta il suo ruolo spingendo ai limiti la teoria dell’Esecutivo Unitario, secondo cui tutto il potere esecutivo è concentrato nel presidente, quasi estendendolo persino alle istituzioni indipendenti come la Fed. 

 =. =. = Il vertice del potere giudiziario, nonostante sei dei nove membri della Corte Suprema siano stati nominati da presidenti repubblicani (tre da Trump stesso), ha chiarito quali siano i limiti che non possono essere oltrepassati. Questa riaffermazione della criticità per una democrazia della separazione dei poteri è fondamentale.

giovedì 26 febbraio 2026

La nostra presenza nel mondo

 

Le giovani generazioni ci interpellano (3)  

= = = La Storia ci si presenta sempre imprevedibile e rischiosa. L’essere umano che per sua natura vorrebbe perseguire il bene, il meglio, l’ottimo per se’, finora ha manomesso l’ecosistema, si è disinteressato del dramma della fame in più  parti del pianeta (e si da’ a bloccare le imbarcazioni di chi cerca pane).

=. =. =  Nell’uomo convivono la crudeltà e la bontà del mondo. Accanto all’etica della solidarietà, che è l’etica della resistenza alla crudeltà del mondo, spunta l’egoismo e il disincanto. Persino il linguaggio burocratico produce un’umanita’ di ghiaccio, meccanica.

=. =. =  La Storia nostra, degli uomini, passa di mano in mano, ma ogni volta a pagare i prezzi più consistenti dei cambiamenti, in ogni angolo della Terra, continuano a essere coloro che ne sono sempre stati “fuori”.

(Segue)

La riforma della giustizia (1)

  Prima di entrare nel merito del Referendum

per due pagine ci piace riportare i malcontenti

raccolti in queste settimane sui giornali.

Sfogliando i giornali di questi giorni non si parla d’altro, se non del referendum sulla riforma della giustizia. Verosimilmente il blog non possiede tutti i titoli necessari per affrontare un tema che non manca di aspetti delicati del vivere sociale in regime di democrazia. Intendiamo tuttavia affrontare alcuni aspetti che da semplici cittadini ci compete conoscere per poi decidere partecipando al voto.

L’obiettivo della riforma è separare le 
carriere dei magistrati requirenti e giudicanti,
mediante la modifica di piu’ articoli della
Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107
e 110). 
A tal fine, sono stati previsti due 
distinti organi di autogoverno
      il Consiglio 
superiore della magistratura giudicante; il 
Consiglio superiore della magistratura requirente.
Principale innovazione: a) La Presidenza  di
entrambi gli organi è attribuita al Presidente
della Repubblica. Sono membri di diritto: 
rispettivamente il Primo Presidente della
Corte di Cassazione e il Procuratore
generale della Corte di Cassazione. Gli 
altri componenti di ciascun Consiglio 
superiore sono estratti a sorte () per 1/3 
da un elenco di professori e avvocati
compilato dal Parlamento in seduta comune;
I 2/3 ulteriori tra i magistrati giudicanti e 
requirenti.



1) Il tema di per sé non sarebbe il primo da affrontare in un paese dove chi ha a che fare con la giustizia ne esce, bene o male a secondo delle responsabilità, dopo anni ed anni di avere a che fare con avvocati, giudici, tribunali, e portafoglio (indipendentemente se si sia innocenti o colpevoli).

2) il motivo dichiarato per cui siamo chiamati alle urne e’, sarebbe, non quello della velocizzazione della giustizia, bensì: la separazione delle carriere tra chi indaga e chi giudica. Viene immaginato (dai promotori di centro-destra del referendum) che questa separazione renderà la giustizia non solo più veloce ma persino più giusta. 

3) La riforma voluta dall’Esecutivo (dal Governo)  è contenuta in un testo blindato. Prendere o lasciare. Le Camere l’hanno potuto solo approvata in doppia lettura. Senza poter apportare ritocchi. Perfettamente lecito sul piano giuridico se persino giuristi di sinistra ne sono sostenitori, ma inopportuno in una materia più che delicata quale e’ la “Giustizia”.

4)  Una stranezza che ci pare di cogliere: da quanto abbiamo finora capito destra/sinistra non c’entrano nulla, col loro storico presunto diverso bagaglio culturale, se è vero che un ex Presidente della Corte Costituzionale (già comunista), Augusto Barbera, o l’ex Pubblico Ministero Antonio Di Pietro sono favorevoli, assieme ad altri personaggi culturalmente di Sinistra, alla riforma e, quindi, favorevoli al Sì al pari dell’intero centro/destra.

5) Se votare SI oppure NO  non ha, non implica, motivazioni culturali/ideologiche, il fondamento e la distinzione sul referendum dove sta?

  Sta nel fastidio di talune forze politiche nei confronti dell’attuale assetto della Magistratura che gode con forza costituzionale della piena indipendenza dal Governo (anche se non dalla politica intesa estensivamente). Il Governo (e la maggioranza attuale di governo) ricorrendo al referendum vorrebbe limitare il potere di legittimità che oggi la Magistratura esercita, leggo su un articolo di Stefano Passigli.

_ _ _ 

  . Nella prossima pagina proveremo a cogliere i punti di divisione fra favorevoli e contrari alla riforma costituzionale.

(Segue)

L’amico cane (17)

 

La lealtà incondizionata dei cani,
la loro capacità di offrire conforto
emotivo e i numerosi benefici
per la nostra salute fisica e
mentale sono semplicemente
straordinari.







L’alimentazione corretta del cane costituisce la base per la sua vita lunga e sana. Capire quanto deve mangiare quotidianamente è un compito che richiede attenzione verso diversi fattori specifici. Non esiste sostanzialmente una risposta univoca valida per tutti i soggetti; il fabbisogno calorico varia in base alla razza e allo stile di vita.

= Un apporto calorico bilanciato garantisce il mantenimento del peso forma ideale. L’eccesso di cibo porta rapidamente all’obesità, mentre una carenza può causare problemi di sviluppo e debolezza sistemica.

= I cani adulti in buona salute necessitano generalmente di uno o due pasti al giorno per mantenere attivo il metabolismo.

= Il cibo umido contiene una percentuale maggiore di acqua, il che richiede dosi volumetriche più elevate per raggiungere il giusto apporto energetico.

= Un cane adulto di taglia media dovrebbe consumare circa 30 o 40 grammi di umido per ogni chilogrammo di peso corporeo.

 =Al contrario, il cibo secco è un alimento completo altamente concentrato e privo della maggior parte dei liquidi. Per le crocchette, la porzione ideale scende drasticamente a circa 10 grammi al giorno per ogni chilo di peso del cane.

 = Maggiore è il valore nutritivo dell’alimento, minore sarà la quantità necessaria da versare nella ciotola.

Si considera adulto un esemplare che ha compiuto il primo anno di età, momento in cui lo sviluppo fisico si stabilizza.

Di seguito riportiamo una tabella indicativa che mette in relazione il peso del cane con la grammatura di cibo secco e umido consigliata.

Peso del cane (Kg)Dosi cibo secco (gr/giorno)Dosi cibo umido (gr/giorno)
5 kg80-100150-200
10 kg175-200300-400
15 kg210-250450-600
20 kg280-300600-800
25 kg320-350750-1000
30 kg350-420900-1200
35 kg350-4901050-1400
40 kg400-5601200-1600
45 kg450-6301350-1800
50 kg500-7001500-2000

È importante ricordare che osservare regolarmente la condizione corporea aiuta a capire se le dosi sono corrette. Se l’animale tende a ingrassare pur seguendo quanto evidenziato nella tabella, è opportuno ridurre leggermente le quantità.

Viceversa, se si notano segni di dimagrimento eccessivo, sarà necessario incrementare la razione giornaliera.

mercoledì 25 febbraio 2026

La Letteratura, (19)

 

Riflessioni sulla poesia, di Eugenio Montale. “Mi procurai anch’io, a suo tempo, un’infarinatura di psicanalisi, ma pur senza ricorrere a quei lumi pensai presto, e ancora penso, che l’arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compagno o un surrogato. 

Ciò peraltro non giustifica alcuna deliberata turris eburnea: un poeta non deve rinunziare alla vita. E’ la vita che si incarica di sfuggirgli. (…) non nego che un poeta possa o debba esercitarsi nel suo mestiere, in quanto tale. Ma i migliori esercizi sono quelli interni, fatti di meditazione e di lettura. 

Letture d’ogni genere, non letture di poesie: non occorre che il poeta passi il tempo a leggere versi altrui, ma neppure si concepirebbe una sua ignoranza di quanto s’è fatto dal punto di vista tecnico, nell’arte sua. 

Il linguaggio di un poeta è un linguaggio storicizzato, un rapporto.  Ale in quanto si oppone o si differenzia da altri linguaggi. Naturalmente il grande semenzaio d’ogni trovata poetica è il campo della prosa. Una volta tutto era esprimibile in versi, e questi versi sembravano, e talvolta erano, poesia. 

Oggi si dicono in versi solo determinate cose … . Il bisogno di un poeta è la ricerca di una verità puntuale, non di una verità generale. Una verità del poeta-soggetto che non rinneghi quella dell’uomo-soggetto empirico”.

(Intenzioni).

La casa (5)

La Sicilia sta affrontando, fra le
tante situazioni disagevoli, pure 
una grave crisi climatica che
vede oltre il 
70% del suo territorio
a rischio desertificazione
 entro
tempi brevi, …. (a brevissimo
termine)con un impatto
devastante sull'agricoltura e, di
conseguenza, sulle tradizioni
popolari, le sagre e le feste di
paese.
 Il tessuto sociale
gravemente insidiato dal flusso
ininterrotto migratorio dei giovani,
sta portando allo spopolamento dei
borghi rurali
(e alla desertificazione culturale).








 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”. 

 Il futuro di ogni comunità, società umana, dipende dal sapere selezionare e scegliere fra le imbarazzanti quantità di futuri possibili e che ci vengono suggeriti, nell’ambito sociale e politico del nostro vivere in alternativa. In questo la cultura corrente, sopratutto la politica ed in generale il pensare delle società umane, non hanno dimostrato nelle aree del Meridione italiano grande capacità di riadattamento. 

 C’è una asserzione di un economista americano, Julian L. Simon: “Una previsione basata su dati del passato può ritenersi solida se si ritiene ragionevole  partire dal presupposto che passato e futuro appartengono  allo stesso universo statistico”.  Questo commento è illuminante su quanto accaduto nella Valle del Belice, a Contessa Entellina in particolare, su cui disponiamo abbastanza dati per verificare come i cambiamenti di assetti strutturali e sociali post sisma 1968 hanno anche interessato i precedenti strumenti d’osservazione del vivere umano tradizionale. 

 Il senso di quanto precede e’ che il ritmo del cambiamento sociale ed umano, che è sempre comunque veloce, va sempre misurato dai riferimenti storici: i fenomeni sociali procedono in modo non uniformi, i risultati finali diventano percettibili soltanto a balzi. 

= = = 

 Entreremo meglio sul senso di quanto riportato sopra, quando proseguendo sul discorso del mancato decollo del Mezzogiorno, dello spopolamento e della trascuratezza delle aree interne dell’Isola  e quando contestualizzeremo, in termini sociologici e poi economici, il tema della casa, il processo dell’urbanizzazione e l’inarrestabile flusso migratorio dall’area del Belice e più specificatamente del Corleonese e da Contessa Entellina.

  

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (2)

Da sempre, dalle origini dell’uomo, questi si interroga per procedere lungo il corso del tempo nella conoscenza, nel voler capire, nel voler scoprire.

Raramente il percorso è stato facile e pare sia stato Socrate ad additare quell’attraversare il tempo come una “strada”, anzi “la strada”, lungo la quale compito di ciascuno è conoscere, incrementare il bagaglio conoscitivo da porre a disposizione della comunità, dell’umanità. 

A rafforzare questo indirizzo di vita si sono, fra altri, impegnati nel corso della Storia Galileo, Pascal, Kant, Wittgenstein e tantissimi altri, fino ai nostri giorni.

La stranezza, nel nostro vivere e nel nostro esplorare, è, pare di capire, che ogni convinzione, anche la più  solida, col trascorrere del tempo, e addirittura quasi a velocità vertiginosa, venga spogliata di ogni certezza. Come se nulla, lungo il corso dei secoli, sarebbe stato mai solido e valevole per sempre.

(Segue)

martedì 24 febbraio 2026

La Letteratura (18)


Eugenio Montale mantenne
una 
posizione ferma di dissenso
intellettuale e morale verso il
fascismo, definendola
un’antifascismo

passivo. Rifiuto’ di prendere
la 
tessera del partito, firmo’ il
Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce nel 1925 e
perse il posto di lavoro al 
Gabinetto Vieusseux nel 1938
per le sue posizioni.







Montale e il fascismo. Scrive Montale, nel 1945, su Intellettuali e il fascismo: “Ne restarono immuni i pochi che ebbero davvero quella seconda vista dell’arte che è sempre discriminatrice e non può prescindere  dal senso del bene e del male; e fra i non artisti in senso stretto, quegli altri, i quali per origine , educazione e provenienza -Croce e Salvemini furono i loro maestri principali- erano chiamati ad agire, a lottare, a soffrire per tutti, affinché il filo della verità non fosse spezzato (Il fascismo e la letteratura, in Auto da fe’ ). Più tardi, in una intervista  alla RAI del 1951: “Fra questi  avvenimenti che oso  dire esterni  c’è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non sono stato fascista  e non ho cantato il fascismo ; ma neppure ho scritto poesie  in cui quella pseudo rivoluzione  apparisse osteggiata.  Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare  poesie ostili  al regime d’allora; ma il fatto è che non mi sarei  provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo”.

E in Le reazioni di Montale  (cit) : “Quello che i giovani non capiscono  è che il fascismo  suscitò all’inizio  grandi entusiasmi poi calati, ma riaccesi alla proclamazione dell’ impero. Gli antifascisti professionali danno l’impressione erronea del fascismo come di una piccola cricca che si impadronisce  con la violenza del potere.



La nostra presenza nel mondo

 Le giovani generazioni ci interpellano (1)

Vivere in democrazia 
significa
partecipare attivamente al governo
della società, godendo di libertà
fondamentali e uguaglianza davanti
alla legge, il che richiede
responsabilità, pensiero critico
e informazione libera
per operare
scelte consapevoli
. È un sistema
basato sull'autodeterminazione
e sul consenso, che va difeso da
disinformazione e autoritarismo.

Tutti i cittadini sono uguali
davanti alla legge e hanno
pari diritto di voto e
partecipazione politica,
indipendentemente dalle
proprie caratteristiche personali.






Con questa ulteriore pagina periodica e saltuaria ma frequente, come si e’ soliti operare sul blog intendiamo aumentare gli spazi interpretativi e comunque descrittivi dei giorni che stiamo attraversando su quest’angolo del pianeta Terra. Ogni giorno a noi cittadini del pianeta vengono proposte  scelte da compiere, e non ci riferiamo solamente al SÌ o al NO che siamo prossimamente chiamati a deporre nell’urna su un quesito referendario.

  Noi tutti esseri umani, col nostro sentire e col nostro pensare, abbiamo l’obbligo di contribuire lucidamente alle scelte sulle questioni che coinvolgono la società e talvolta il destino del mondo; seppure alla lontana, attraverso i percorsi della politica, veniamo coinvolti,  consapevolmente o meno, sul nostro dispiegarsi nel modo di vivere collettivo.

  In apertura di un ulteriore cammino di pensiero che intendiamo percorrere sul blog con la collaborazione di un gruppetto di giovanissimi ci piace iniziare con una frase di Abramo Lincoln: “Il futuro arriva solo un giorno alla volta”; tutti siamo pertanto chiamati a dire la nostra, …sempre, sempre, in relazione al nostro punto di vista, magari conservando il dubbio per non apparire settari. 

La casa (4)


Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.
 

I cambiamenti urbanistici ed edilizi nel nostro centro, Contessa Entellina, conseguenti al lungo processo della ricostruzione post-terremoto del gennaio 1968, valutati con ottica e pensiero sociale, fanno dire che il ritmo del cambiamento, non soltanto qui ma in tutta la Valle del Belice, è misurato sulla base dei riferimenti storici, nel senso che i fenomeni, tutti i processi sociali, procedono in modo non uniforme e i risultati, diventano percettibili soltanto a balzi. Detto diversamente: il nuovo contesto urbanistico ed edilizio locale di Contessa E. ha alterato i termini in base ai quali si conduceva la vita contadina. E poi, a ritmo più accentuato,  in conseguenza del processo della ricostruzione edilizia del post-terremoto ‘68.

Le nuove progettazioni sia urbanistiche che edilizie degli anni sessanta del Novecento hanno spazzato via dall’interno dell’abitato di Contessa E. ogni cenno tipico della società contadina (=stalle, pagliere, ovili negli slarghi pubblici etc.), anche perché il mondo rurale-contadino già negli anni sessanta del Novecento aveva subito un forte arretramento con l’avvio delle istituzioni europee (MEC), il cui effetto in tutto il meridione italiano fu l’avvio di un robusto processo migratorio. 

 Il successivo processo della ricostruzione, in tutta la Valle del Belice, è stato lungo, difficile, a volte contrastato e largamente non capito (e addirittura fortemente avversato)  da tanti, ma ha portato cambiamenti molto, molto, profondi;  si è verificata una vera rivoluzione abitativa, che ha inesorabilmente trasformato la società rurale di sussistenza pre-sisma in una società, se non più prospera sul piano economico, in una realtà più urbana e civile.  Avremo modo, nel lungo tempo che ci siamo assegnati per fotografare sul blog la realtà territoriale locale, e dell’intero Belice, per capire se si è trattato di una società più ricca e più gradevole, oppure (come pensiamo) quel processo di ammodernamento post-terremoto necessitava di essere ulteriormente completato con tutte le iniziative a sfondo di crescita e sviluppo economico territoriale. Da subito affermiamo che si tratta di una comunità, di più comunità, nella Valle del Belice, che sono sicuramente più urbane di come erano negli anni precedenti il terremoto.

Guardandoci all’indietro ci proponiamo di percorrere il quasi sessantennio che ci separa da quella notte del gennaio ‘68, e sopratutto di tratteggiare il lungo lavoro politico svolto dai sindaci e dagli amministratori del Belice, per uscire dalla realtà sociale ed economica prettamente contadina di allora, quando di case, di edifici, definibili tali ne esistevano ben pochi localmente e nella Valle.

_ _ _ 

 Pigliando spunto dal tema della “casa”, contiamo nel lungo tempo di impegnarci sul blog  in percorsi (o riflessioni)  di natura politica, economica e sociologica per fotografare la realtà dell’entroterra Siciliano (non solamente della Valle) tenendo presente che le case e l’avvenuta ricostruzione post-terremoto, hanno senso e prospettiva se sul territorio contestualmente esiste il lavoro.  Questo sarà un filone socio-culturale che ci proponiamo di svolgere, ma non sarà l’unico filone del blog che  rinnoveremo sotto più profili nei contenuti.

lunedì 23 febbraio 2026

Lo Sport


 Si, è vero, il conduttore del Blog non è grande appassionato di ”Sport”. 

Però le Olimpiadi Invernali meritano essere 

evocate.

Amare lo Sport significa abbracciare uno stile di vita che unisce benessere fisico e mentale, 

producendo endorfine e dopamina

  che riducono lo stress e aumentano la felicità
.

È passione, disciplina
e condivisione, capace di insegnare il rispetto delle regole e il superamento dei propri limiti.

Praticare attività fisica migliora l'umore, la salute 
cardiovascolare e la forza, rendendo la vita più sana e appagante
.

Contessa Entellina e la vicenda storica (4)

Le carceri baronali in
Sicilia
, attive durante
l'epoca feudale e
moderna, erano locali
di detenzione situati
all'interno o nei pressi
dei palazzi baronali.
Gestite dal castellano
per conto del feudatario,
 ospitavano carcerati 
in ambienti angusti,
separando nobili da
plebei. Erano
espressione diretta
della "giustizia dei
 baroni”.
(La foto non attiene
a Contessa
 E..

(Una cella del periodo
feudale contessioto
era visitabile fin
quando la biblioteca
comunale stava in 
Via Scanderberg).







 Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 Abbiamo avviato le prime pagine introduttive sul blog dedicate al contesto economico-agrario (ma, vedremo, contemporaneamente umano) del regime feudale nella Sicilia spagnola. Siamo semplicemente all’inizio dell’esplorazione di un tempo (l’alba della modernità) tanto diverso da quello attuale e stiamo tratteggiando i caratteri generali validi sull’intera Sicilia con le strutture economiche-giuridiche dell’epoca che proveremo a calare  nel contesto dei vasti dominio dei Cardona nella Sicilia centro-occidentale, che non differivano dai domini degli altri “baroni” dell’Isola.

La Sicilia feudale. Il potere più rilevante dei baroni cinquecenteschi sull’Isola non era tanto il ruolo di feudatari in termini di possessi agricoli della terra, a questo ruolo più limitato si perverra’, molto tardi nel tempo, nel 1812, con le riforme che instaureranno il latifondismo. Il potere dei baroni all’alba della modernità, quando gli arbereshe arrivarono in Sicilia, stava nel Merum et Mixtum Imperium. I baroni, quindi i Cardona, nella Sicilia di allora amministravano sui feudi in loro dominio la giustizia sui propri vassalli. Era questo il vero e significativo potere politico e sociale, il privilegio più rilevante di cui godevano i feudatari siciliani. Perveniva a loro dalla concessione regia del mero e misto imperio: il mero imperio corrispondeva alla bassa giustizia, ossia al diritto di comminare  lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino a quattro onze, poi aumentate nel corso della permanenza degli arbereshe a sette; mentre il misto imperio “consisteva nell’habere gladio potestatem ad puniendum facinoroso morte, esilio et  relegationes”. Quest’ultimo ruolo, tuttavia, più che connesso al feudo era una regalia règia ai più fidati feudatari (potestà esecutrice).

 Avremo modo di esplorare come i Cardona, ma non solo loro bensì l’intero corpo baronale siciliano,  esercitavano questo enorme potere all’interno delle vaste baronie governate nell’isola. Il carcere locale, di Contessa Entellina, possiamo in qualche modo immaginarlo, nelle linee generali ovviamente,  grazie alla circostanza che una (solamente una) delle celle risalenti,  appunto al periodo baronale, nel corso dei lavori di ristrutturazione degli anni cinquanta del Novecento, e’ stata salvaguardata dai vasti interventi di ristrutturazione del Palazzo. L’augurio è che venga salvaguardata e magari valorizzata sul piano storico e culturale a beneficio di chi verrà dopo di noi.


Il gusto della riflessione (13)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La generosità 

Il pane che tieni per te

e’ dell’affamato,

 il mantello che custodisci 

nel guardaroba e’ dell’ignudo, 

le scarpe che marciscono in casa 

tua sono dello scalzo

l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso.

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  La frase sopra riportata non ha nulla a che fare con nessun politico della sinistra italiana o estera. Il senso da cogliere è che l’accumulo di beni sebbene possa essere un comportamento istintivo finalizzato a preservare il futuro, esso è il più delle volte spirito egoistico, lusso sfacciato che da opulenza non tarda a trasformarsi in egoismo. La frase è di molti secoli anteriore all’affermarsi in Europa del socialismo democratico e del comunismo dittatoriale. E’ di San Basilio (nacque, presso Adrianopoli, intorno all'812), santo abbastanza noto nelle comunità arbereshe di Sicilia, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con scritti e opero’ per la cura pastorale dei poveri e dei malati.  Ha posto il pane e i beni materiali al centro della sua dottrina sociale, definendo il superfluo come proprietà del povero e dell'affamato. Con frasi incisive, ha denunciato l'accumulo egoistico, definendolo un'ingiustizia e un furto verso chi soffre.

Il gusto della riflessione (12)

 

La tavola è un estratto con omissioni
….
Il PIL pro capite è l'
indicatore
economico che misura la
ricchezza media per abitante di
un territorio, ottenuto dividendo
il Prodotto Interno Lordo (PIL) totale
per il numero dei residenti
. È
fondamentale per confrontare
il tenore di vita tra aree diverse,
 sebbene non rifletta la
distribuzione del reddito. Nel
2024/2025, il PIL pro capite in
Italia si attesta intorno ai
34.000-43.000 USD (a
seconda della fonte/metodologia.









Le giovani generazioni ci interpellano (2)

L’Unione europea rappresenta ancora ai nostri giorni un’isola felice pur con le sue contraddizioni e differenze tra Stato e Stato. 

=La Spagna è al 38esimo posto nella classifica. L’Italia al 40esimo (gli Usa al 24esimo), anche se scherzando Sánchez ha detto che il suo è il terzo Paese al mondo più felice accanto a Finlandia e Danimarca. In realtà il terzo è l’Islanda, il quarto la Svezia e il quinto l’Olanda. 

= I leaders UE non sono stati nei recenti incontri d’accordo su tutto. Ovviamente a dividerli sono state le spese per la difesa. Frederiksen (Danimarca) e Stubb (Finlandia) hanno contestato la contrarietà di Sánchez a portare al 5% del Pil la spesa per la difesa. Un tetto che per la premier danese non solo non è eccessivo ma non è abbastanza ambizioso. Per ora i Nordici riescono a tenere assieme difesa e welfare. Per i Paesi del Sud Europa, Italia inclusa, con un alto debito pubblico, è più complicato.

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Ci sono in giro sentimenti di spaesamento e di disincanto, sentimenti contrapposti che segnano le difficoltà dell’agire pubblico. L’Italia è l’unico paese dell’UE che continua ad andare appresso a Trump. Il quale Trump da immobiliarista ha creato un organismo parallelo e contrapposto all’Onu, di cui egli si è autoproclamato presidente a vita.

Cosa pensare? in Occidente sta venendo meno la piattaforma identitaria democratica comune, l’appartenenza sicura, la cultura di riferimento in cui poterci muovere consapevoli dello spazio di libertà che come appartiene a noi deve pure appartenere all’Ucraina. 

Rinunciare e ripiegare come vuole Trump nel sostegno all’Ucraina implica la rinuncia e il ripiego,  nell’incapacità di difendere e far valere dei valori e dei principi che sembrano consumati da un mondo appiattito, in un mondo dove tutto ritorna in dubbio. Ed invece quei valori e quei principi (dell’uomo occidentale) sono utili per leggere, capire e guidare la fase storica che stiamo vivendo.




domenica 22 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Gli Atti degli Apostoli
raccontano la nascita e
la diffusione della Chiesa
primitiva dopo
 l'ascensione di Gesù
,
mostrando come gli
apostoli, guidati dallo
Spirito Santo, diffusero
il messaggio cristiano
da Gerusalemme fino
a Roma, con focus
particolare sulle figure di
Pietro e Paolo e i loro
viaggi missionari. 
Il libro fa
da ponte tra i Vangeli e
gli scritti apostolici,
descrivendo eventi
chiave come la Pentecoste,
il martirio di Stefano, la
conversione di Paolo e il
Concilio di Gerusalemme,
 e sottolineando il ruolo
dello Spirito Santo come
 motore dell'espansione
del Vangelo.
Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Per tanti uomini della cultura gli “Atti” oltre che opera teologica, in qualche modo storica, e’ opera letteraria considerata nei suoi elementi fondanti,  nelle forme particolari e nelle strategie narrative adottate dall’autore. Elementi che sia pure sinteticamente ci proponiamo di sviluppare al fine di creare la “mappa” di collocazione dei singoli episodi e poi entrare nel progetto letterario immaginato da San Luca sono:

A) la trama, B) i luoghi, C) i tempi, D) i personaggi, E) le forme letterarie, F) la struttura generale.

 Quelli ricordati sono gli elementi da cui potremo cogliere indizi significativi per cogliere intenzioni e scopo di San Luca.

La trama. La trama a grandi linee origina dalle parole di Gesù (riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni  a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino alle estremità della terra) ed è pertanto incentrata sull’opera dello Spirito Santo che compie per mezzo degli apostoli e sulla testimonianza che essi devono rendere in tutto il mondo. Si intravede, pare di capire, la progressiva apertura dell’annuncio ai pagani.

L’estensione universalistica della salvezza è tema fondamentale. Il tema viene trattato a tutti i livelli, nello sviluppo degli itinerari, nei discorsi e nei racconti. La stessa successione degli episodi segue quest’impostazione: si passa dalla guarigione dello storpio, che è un giudeo alla conversione dell’eunuco etiope, che è un simpatizzante del giudaismo, alla conversione del centurione Cornelio  che è un pagano, alla guarigione dello storpio pagano.  ….  …..

La conclusione degli ‘Atti’ resta aperta. C’ è l’universalità del messaggio e la signoria di Cristo.

= = = 

Le fonti del Cristianesimo: Sono stati i discepoli di Gesù a raccogliere insegnamenti e basi di Gesù (I  Vangeli). Ma e’ stato un fariseo, che personalmente non conobbe Gesù, Paolo di Tarso, a scrivere in termini teologici profondi, nelle sue lettere, il valore salvifico della morte e resurrezione di quel Gesù. 

Tutti i tre secoli successivi alla morte di Gesù costituiscono il periodo delle origini della religione cristiana, in un contesto politico definibile ostile.