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lunedì 4 maggio 2026

Noi esseri umani

 Amiamo il bello, il buono

1) Tutti gli esseri umani, con naturalezza e istintivamente, osservando un panorama, un quadro d’autore, una giovane ragazza istintivamente, con naturalezza raccordiamo la visione, senza che sia necessario riflettere, al bello. Se ci chiedono perché ci sembri bello quanto osservato, può capitare di non trovare una spiegazione.

 Capita che noi umani -frequentemente- assimiliamo buono e  bello. Tutto ciò che troviamo bello in automatico lo riteniamo buono per il vivere. E però chi la sa più lunga di noi ci contesta. No, tutto ciò a cui appiccichiamo l’aggettivo bello, non è affatto detto che sia buono per la nostra vita.

  E’ davvero cosi?

 Il concetto che il bello e il buono ("kalokagathia" nell'antica Grecia) facciano sempre bene è un ideale filosofico e morale profondo, spesso considerato pilastro della civiltà occidentale. Tuttavia, nella pratica del vivere quotidiano, la risposta è sfaccettata: mentre la ricerca del bello e del bene promuove generalmente il benessere, un'interpretazione rigida o idealizzata può talvolta avere effetti inaspettati.

 ==Regola generale e’, sarebbe, che il bello, la bellezza intesa come armonia, ordine e proporzione, produce un effetto rasserenante e stimolante sulla mente.

 == Il "buono" (la bontà morale, l'agire etico, l'opera ben fatta) genera relazioni positive e un senso di realizzazione personale.

== La ricerca della bellezza e della bontà si associa spesso ad uno stile di vita sano, con effetti benefici provati sulla salute mentale e fisica, riducendo stress e ansia.

E però,

 == Il cercare ossessivamente il "meglio" o la perfezione assoluta (l'ottimo) può diventare nemico del bene, portando a procrastinazione, frustrazione e inazione.

 == Una bellezza superficiale, scollegata dalla bontà interiore o dall'utilità, può essere ingannevole o effimera.

 == La pretesa che tutto debba essere perfetto può portare a ignorare la bellezza e la bontà presenti nelle cose imperfette della vita quotidiana.

In conclusione, il bello e il buono fanno bene al vivere quando sono intesi come aspirazione alla qualità e all'etica, piuttosto che come pretesa di perfezione assoluta.

Il lungo cammino della civiltà (2)

 

Il principio di eguaglianza è
sancito dall'
articolo 3 della
Costituzione italiana, che
definisce i pilastri della democrazia
italiana. Esso si divide in due
 componenti fondamentali:
l'
uguaglianza formale
 (comma 1), che garantisce la
parità di tutti i cittadini di fronte
alla legge senza distinzioni, e
l'
uguaglianza sostanziale
 (comma 2), che impegna lo Stato
a rimuovere gli ostacoli
economici e sociali che
limitano la libertà e l'effettiva
partecipazione dei cittadini
alla vita collettiva.




Brevi bagliori di cultura storica

Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

# # # # # 

Il lungo cammino della civiltà 

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

2) Tutti siamo diversi, tutti siamo uguali davanti alla legge. Sembrerebbe che qualcosa non funzioni in questo essere uguali, o diversi, su una miriade di aspetti: economici, sessuali, sociali, culturali… Si tratta di una relazione pienamente politica, che nei secoli non ha mai smesso di interrogare l’ umanità? 

L’Uguaglianza, quell’idea sfuggente inseguita dai socialisti di ogni parte del pianeta. Persino nel passato remotissimo, addirittura preistorico gli esseri umani cominciarono a porsi le stesse domande. La tensione degli esseri umani tra la gerarchia e il suo rifiuto, tra l’uguaglianza e la stessa, tra identità e la differenza si sono intensamente sviluppati nella gerarchia, eppure incredibilmente in ciascun uomo esiste una sorta di resistenza alla gerarchia e al dominio. 

Per tanti autori quella dell’eguaglianza e’ un’idea ingenua che vive, non esaminata, non completamente vagliata dentro ognuno di noi. Per Aristotele si può essere uguali solo quando si è simili (homoioi kai isoi), e per il nazista Carl Schmitt che porta alle estreme conseguenze questo concetto (eminentemente democratico, socialista), l’uguaglianza e’ valevole per il Volk, il popolo tedesco, e la disuguaglianza — terribile e tirannica — per tutti gli altri.

 Per Karl Marx, fiero oppositore dell’uguaglianza, dato che aveva riconosciuto con chiarezza «le tendenze di omologazione e standardizzazione proprie della modernità, e in particolare del capitalismo» per essere uguali dobbiamo essere soldati in uniforme, allievi omologati di una boarding school britannica. McMahon riduce l’uguaglianza a tautologia: si è eguali se si è uguali, soldatini identici gli uni agli altri: per razza, cultura, ricchezza… 

E però: «Significa che non dobbiamo essere per forza identici per essere uguali come cittadini: possiamo, dobbiamo differire in tantissimi aspetti, ma l’uguaglianza di diritti ci dev’essere garantita». Eppure proprio qui si cela uno dei segreti nascosti (McMahon li chiama dirty secrets) della retorica egualitaria: «Quando si ha a che fare con una popolazione estremamente globalizzata ed etnicamente eterogenea, per le persone diventa sempre più difficile tollerare questa uguaglianza-nella-differenza. Troppe differenze ci mettono a disagio, anche se l’idea dell’uguaglianza continua ad affascinarci».

 Per Martin Luther King (nel celebre discorso I have a dream del 1963, ndr), quella dell’eguaglianza si tratta di una nota promissoria, una promessa di piena attuazione futura».

 McMahon, autore di un interessante, recente libro, resta ottimista: «L’uguaglianza è stata immaginata in molti modi nel corso della storia. E può essere immaginata ancora».

Il mondo in subbuglio

Secondo il Global Peace
Index
, si registrano circa 59
conflitti attivi
, un numero
record dalla fine della
Seconda Guerra Mondiale.
Queste tensioni non riguardano
solo scontri armati diretti,
ma anche competizioni
tecnologiche e attriti
sociali profondi.




La pace aspirazione ideale
Il mondo attraversa una fase di alta instabilità con circa 56-59 conflitti attivi, record dal secondo dopoguerra. I principali punti di tensione includono l'Ucraina, Gaza, Yemen, Siria, Sudan, Myanmar e l'area del Pacifico (Taiwan/Cina-USA). Tensioni etniche e sociali sono avvertite in USA, Sud Africa e Europa.

 ==La Russia da quattro anni aggredisce l’Ucraina senza riuscire a domare un popolo orgoglioso e non disposto ad essere sottomesso. Il conflitto si svolge in zone come Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea.

 == Israele con la scusa/giustificazione della propria sicurezza nazionale e con l'obiettivo di annientare le capacità militari e di governo di Hamas, organizzazione ritenuta terroristica, che controlla la Striscia e ha provocato l'attacco del 7 ottobre 2023 tiene in scacco Libano e non solo esso  con la motivazione di dover garantire la sicurezza dei propri cittadini. La tensione e’ elevata oltre che a Gaza e nella regione, nello Yemen e in Siria.

 ==Donald Trump tiene sotto sorveglianza lo Stretto di Hormuz.

==Taiwan e Mar Cinese Meridionale: Alta tensione strategica sussiste  tra Cina e Stati Uniti, centrale per la geopolitica globale e i semiconduttori.

== Conflitti e instabilità vigono in Sudan, Somalia, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali e Niger.

domenica 3 maggio 2026

Il caso del giorno

In linea di principio la
grazia già concessa dal
Presidente della Repubblica
non è revocabile. Nessuna
norma ne’ costituzionale
ne’ ordinaria lo prevede.

Alcuni giuristi sostengono
che pur essendo considerata
un atto definitivo e straordinario,
la stabilità della grazia può
vacillare se vengono meno i
presupposti di verità e
correttezza sui quali è stata
 fondata.


 La grazia già concessa si può revocare?

 Sì se, come avviene in via generica, nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione della revoca dell'atto in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell'ergastolo). I precedenti sono pochissimi;  c'è quello di Graziano Mesina, il bandito sardo graziato da Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 e poi condannato nel 2016 a 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari con conseguente revoca della grazia. 

I costituzionalisti, a proposito del caso Minetti, richiamano un principio generale secondo cui se dovessero spuntare da una istruttoria i presupposti infondati del beneficio si apre la possibilità di revocarlo con un apposito atto. "Non ci sono precedenti di una revoca della grazia perché basata su presupposti infondati. Il costituzionalista Stefano Ceccanti dice che in mancanza di una normativa espressa, si ricorre a principi generali, seppure piuttosto vaghi. Si evidenziano, in questa circostanza,  i fondamenti erronei e l’atto e’ nullo, spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista e ordinario di Diritto pubblico. In buona sostanza potrebbe esserci, nell'eventualità, un decreto del presidente della Repubblica che annulla l'altro perché carente dei fondamenti.

"In ogni caso - sottolinea il prof. Ceccanti - al di là del rimedio concretamente individuato non credo che un atto nullo per carenza di fondamenti possa rimanere vigente". 

In una intervista a Repubblica, il costituzionalista Cesare Mirabelli sostiene  che l'istruttoria spetta al Procuratore generale che "assume le opportune informazioni e trasmette la domanda con le proprie valutazioni al ministro della Giustizia", il quale a sua volta può fare valutazioni e "i suoi uffici possono integrare l'istruttoria con approfondimenti". In merito alla possibile revoca dell'atto per l'ex consigliera regionale, il giurista afferma che "la grazia non è revocabile, ma può essere sottoposta a  condizione" e che bisognerebbe verificare se nel decreto siano state poste clausole risolutive legate alla "cura del figlio, che ha motivato la grazia”, ricordando che lo stato di abbandono del minore è il presupposto dell'adozione anche se i genitori naturali sono viventi. In conclusione  Mirabello ribadisce che "il provvedimento di grazia risponde a una esigenza umanitaria o di equità che giustifica la non espiazione della pena, e non è sindacabile”.



La domenica è fatta per riflettere

 

Gli Atti degli Apostoli, scritti
da Luca come seconda parte
della sua opera (continuazione
del Vangelo), presenta una
visione unica del tempo e
dell'escatologia, definita come
 "escatologia realizzata"
o "tempo della Chiesa".
Invece di attendere una
fine imminente
del mondo, Luca focalizza
l'attenzione sulla 
diffusione
della Parola
 e sulla missione.




Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Tempo ed escatologia. 

Nel prologo degli Atti viene posta una questione di cronologia da parte degli apostoli a Gesù risorto; gli chiedono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituisci il regno per Israele?" (1,6). E' una domanda che richiama le aspettative dei due discepoli di Emmaus: "Speravamo che fosse lui quello che deve riscattare Israele" (Le 24,21), aspettative che a loro parevano frustrate dal fatto che Gesù fosse ormai morto da tre giorni. Però, ora che Gesù è risorto, si riaccendono, e il desiderio è che la realizzazione sia immediata. Non solo i discepoli nutrivano tali pensieri, anche i contemporanei, che già avevano tempestato Gesù di domande sul momento del compimento del Regno, durante la sua missione (Le 17,20: "Quando viene il Regno di Dio?") e, allorché Gesù era vicino a Gerusalemme, "credevano - dice Luca (19,11) - che il regno di Dio dovesse manifestarsi subito". Ma Gesù ogni volta rifiuta di fornire indicazioni cronologicamente precise e cerca di correggere il punto di vista degli interlocutori.


Negli Atti risponde agli apostoli: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha posto in suo potere, ma riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, in Samaria e fino alle estremità della terra" (1,7-8). Gesù sposta l'attenzione dalla scansione dei tempi, che è nelle mani di Dio, ai compiti di testimonianza che toccano agli apostoli e che li porteranno a percorrere tutto il mondo: dai tempi l'interesse passa ai luoghi e alle azioni; così come, da Israele, l'interesse passa ai popoli di tutta la terra. 

Nel Vangelo la risposta alla domanda "Quando viene il Regno di Dio?" era stata: "Il Regno di Dio non viene in modo che lo si possa notare; non diranno: Eccolo qui o là. Perché, ecco, il Regno di Dio è dentro di voi (o: in mezzo a voi)" (Lc 17,20-21). E, per controbattere le attese che il Regno dovesse manifestarsi subito, Gesù aveva raccontato la parabola delle mine (Lc 19,12-27), dove si parla di un padrone, un futuro re, che se ne va lontano per ricevere il titolo regale, e lascia ai servi l'impegno di far fruttare il denaro assegnato a ciascuno. In questi casi Gesù parla di un Regno che è già presente e che comporta un impegno quotidiano di servizio da parte dei credenti: il messaggio, quindi, è simile a quello degli Atti.


In modo analogo taluni interpretano anche il discorso escatologico di Lc 21, che prende le mosse da una domanda della gente a proposito della distruzione del tempio, un evento sentito come collegato con l'instaurazione del Regno e coi tempi messianici: "Quando accadranno queste cose e quale sarà il segno che stanno per accadere?" (21,7). Gesù nella sua risposta annuncia soprattutto persecuzioni e necessità di testimoniare, e dà come segni la caduta di Gerusalemme e i segni cosmici che accompagnano, secondo i profeti, la venuta del Figlio dell'uomo; invita insistentemente a vegliare, pregare e resistere; assicura però anche l'assistenza dello Spirito e la salvezza (21,8-36). 

Le vicende narrate negli Atti sviluppano di fatto molte delle predizioni: il tema delle persecuzioni, che è una costante in tutta la missione degli apostoli.

= = =

=  =. =

Durkheim, sociologo e filosofo francese. Ritiene la funzione della religione come fattore di integrazione dell’individuo con la società e forza coesiva. La religione è interpretata come un’importante forma di integrazione sociale. Il singolo si identifica nel gruppo, e viceversa. Afferma Durkheim: “Se la religione ha generato quanto c’è di essenziale nella società, e’ perché l’idea di società è l’anima della religione”.

sabato 2 maggio 2026

La Sicilia di ieri

La giustizia nella Costituzione
italiana (Titolo IV, artt. 101-113)
è amministrata in nome del
popolo, con magistrati soggetti
soltanto alla legge, autonomi e
indipendenti da altri poteri
. Il 
giusto processo (art. 111)
assicura contraddittorio,
parità e durata ragionevole,
mentre la 
Corte
Costituzionale
 garantisce
la legittimità costituzionale
delle legge.



Appunti dal diario

  Uno dei valori cardini di certe aree siciliane, fino a poche decine di anni fa, era l’omertà. Molti processi giudiziari intentati a certi personaggi non raggiungevano il fine della “giustizia”  in quanto l’imputato, il testimone e in qualche caso, la stessa parte lesa, per ragioni culturali, piuttosto che attenersi alle regole della verità dei fatti assumevano un comportamento omertoso.

   Molti anni fa e’ capitato di dover partecipare, nella veste di giudice popolare, allo svolgimento di alcuni processi. Capito’ di dover assistere allo svolgimento di tante dichiarazioni di “non so”, “non ricordo”. 

Si coglieva, nel contesto di un luogo destinato alla ricerca della verità, una realtà di gente come fosse fuori dal mondo.

 Erano gli anni della Sicilia omertosa.

 L’omertà in Sicilia è stata fino a non molti anni fa una forma di silenzio complice, radicata nella cultura mafiosa, che impediva la denuncia di crimini e colpevoli, proteggendo per questa via gli interessi mafiosi. La  "legge del silenzio" si basava sul terrore e sulla sfiducia nelle istituzioni, trasformando la mancata collaborazione in un codice d'onore distorto, noto come "farsi uomo"

(Segue)

   

 

Chiunque può curare la propria precompilata

 

Spesso non necessaria per
chi ha solo reddito da
lavoro dipendente con
un unico datore di lavoro.





Comincia la stagione della dichiarazione redditi  2026. 

 La Dichiarazione dei redditi «precompilata» sarà a disposizione dei contribuenti a partire dal pomeriggio di giovedì 30 aprile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate: saranno infatti disponibili, in modalità consultazione, le dichiarazioni 730 già predisposte con i dati in possesso del Fisco o inviati dagli enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. 

 In totale, sono più di 1 miliardo e 300 milioni le informazioni trasmesse per le precompilate 2026, con i redditi percepiti e le spese che danno diritto a sgravi e detrazioni fiscali. 
Per l’invio del 730 ed eventuali modifiche il semaforo verde è previsto per il prossimo 14 maggio, con scadenza finale fissata al 30 settembre 2026. 

 Questi i dati inclusi nella precompilata:

= Primeggiano le spese sanitarie, seguono i premi assicurativi (circa 96,5 milioni di dati) e le Certificazioni Uniche (più di 71 milioni). 

= 
Rispetto allo scorso anno, crescono ampiamente i dati relativi alle spese per abbonamento al trasporto pubblico (circa 2,3 milioni, +700%): dal 2025, infatti, è divenuto obbligatorio l’invio dei dati da parte delle aziende di trasporto. 


 = In aumento anche i dati dei redditi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per la vendita delle eccedenze da impianti fotovoltaici (+300%), e quelli relativi ai bonus asili (+98%). 

  = 
spuntano i dati dei contributi per l’acquisto di elettrodomestici ad elevata efficienza energetica (bonus elettrodomestici), riconosciuti e comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.


Fra le novità della Precompilata c’e’ il «riordino» delle detrazioni per i redditi più alti. 

= 
Da quest’anno, la persona di fiducia ha la possibilità di ampliare il proprio raggio d’azione: ad esempio, può inviare la dichiarazione dei redditi anche se congiunta, o accedere al servizio web per la gestione delle autorizzazioni in capo all’erede. Tutto ciò a condizione che sia stata preventivamente abilitata ai servizi online dell’Agenzia (provvedimento del 22 settembre 2023), nel primo caso dal soggetto dichiarante e dal coniuge, nel secondo dall’erede. 


 = Un’altra novità riguarda i contribuenti con redditi superiori a 75 mila euro, per i quali il calcolo delle detrazioni nella precompilata terrà conto automaticamente del cosiddetto “riordino delle detrazioni”, introdotto dalla legge di bilancio 2025, che prevede un limite al totale complessivo delle spese detraibili in funzione del reddito e del carico familiare. 

I media in questi giorni

 

La grazia e’ un atto di
clemenza che non
cancella il reato ma
condona la pena
(diversamente
dall'amnistia).

E’ un atto
sostanzialmente
presidenziale,
controfirmato dal
Ministro della
Giustizia.








1) Che cosa è la grazia?


La grazia è un atto di clemenza individuale con cui il presidente della Repubblica «può concedere la grazia e commutare le pene», ovvero estingue in tutto o in parte la pena oppure la commuta (cioè la sostituisce con una meno grave). Il riferimento costituzionale è l’articolo 87 della Costituzione italiana.

2) Come è disciplinato l’istituto della grazia?


La grazia è un «istituto clemenziale di origine antichissima» e in Italia è regolata — oltre che dalla Costituzione, che attribuisce il potere al presidente della Repubblica — dall’articolo 681 del codice di procedura penale. Il capo dello Stato non agisce da solo, non ha potere discrezionale assoluto: il procedimento passa attraverso il ministero della Giustizia.

3). Chi può chiedere la grazia?


La domanda di grazia può essere presentata dalla persona condannata, dai familiari o conviventi del condannato, dagli avvocati difensori, dal tutore o curatore.  L’istanza viene indirizzata al ministero di Giustizia o al presidente della Repubblica. Se il condannato è detenuto la domanda può essere presentata al magistrato di sorveglianza che la trasmette al ministero di Giustizia dopo aver raccolto le osservazioni del procuratore generale presso la Corte d’appello.

4) Come avviene l’istruttoria?


Quando la domanda arriva al ministero, comincia la fase della raccolta delle informazioni. Vengono acquisiti documenti e pareri dal Tribunale di sorveglianza, dalla Procura generale presso la Corte d’appello, del magistrato di sorveglianza del carcere se il soggetto è detenuto. Il Quirinale spiega che viene acquisita «ogni informazione utile relativa al condannato», anche relazioni familiari.

5) Quando interviene il capo dello Stato?


Interviene nella fase finale. Quando tutti i passaggi dell’istruttoria sono stati espletati, il ministero della Giustizia formula una proposta di accoglimento o di rigetto e la trasmette al presidente della Repubblica.

venerdì 1 maggio 2026

Il primo maggio

Anno significativo1866,
quando a Chicago, nello
Stato dell'Illinois, venne
approvata una legge che
introdusse la giornata
lavorativa di otto ore
. Il
provvedimento entrò in vigore
l'anno successivo, il
primo maggio 1867, data
segnata da una grande
manifestazione.


Per il lavoro sicuro e remunerato

E’ giornata festiva, festa civile, in Italia. La data fu istituita ufficialmente a Parigi nel 1889 dalla Seconda Internazionale socialista, e in Italia si celebra dal 1891. E’ un giorno festivo riconosciuto per legge (legge n. 26), che celebra i diritti dei lavoratori e le battaglie sindacali.

 Nel corso del Novecento è stata soppressa durante il ventennio fascista (spostata al 21 aprile) e ripristinata ufficialmente nel 1947, anno in cui divenne festa nazionale. Commemora le lotte per il lavoro dignitoso, la sicurezza sul lavoro e la riduzione dell'orario lavorativo (storicamente la battaglia per le 8 ore).

 Cosa intende celebrare questa giornata? Intende evocare e celebrare il ruolo ed il protagonismo all’interno della società  delle lavoratrici e dei lavoratori, perché sia adeguatamente remunerato, dignitoso e al contempo sicuro da rischi e incidenti. Per questo fine, strumento di garanzia e vigilanza e’ il sindacato, organizzazione rappresentativa ispirata alla giustizia sociale, che rappresenta i lavoratori e ne tutela gli interessi sia collettivi che individuali.

Élite politico-civiche di ieri, élite di oggi (2)

Padri costituenti hanno
 inserito, nel Primo articolo
della Costituzione, 
quel
“fondata sul lavoro”
 
come a volerci dire 
di
non dimenticare mai
 
la 
funzione sociale,
 etica, morale ed economica
 
che riveste 
la parola
 “lavoro
, oramai quasi
passata in secondo piano
.



La competenza vale ?

Da qualche parte ho letto, e mi è  rimasta impressa, una discussione dei primi anni cinquanta del Novecento fra un noto giornalista dell’epoca e il principe di Lampedusa e duca di Palma Giuseppe Tomasi. Il giornalista, forse in maniera insistente, chiedeva “Ma che cosa fate nella vita?”. Il principe, futuro autore del Gattopardo, e uomo di vasta cultura rispose: Sono principe. Con quella risposta da uomo libero egli intese dire che egli non era homo faber, ossia a lui non si addiceva l’etica del lavoro e quella convinzione connessa al lavoro secondo cui le persone possano cambiare le cose che non funzionano attraverso il proprio impegno lavorativo.

Ai nostri giorni, di contro, alla domanda “chi sei?” Si è sostituita, senza che forse ci siamo resi conto, la domanda “che cosa fai?”.

Ci piace, come abitualmente facciamo sul blog, per qualche tempo, dedicare spazio alla società dei nostri giorni, l’età della professione, per cogliere quel qualcosa che forse abbiamo perduto in dignità rispetto ai nostri bisnonni, e forse pure rispetto ai nostri genitori.

Dignità eparola che i romani usavano col significato di nobilitas; storicamente nobilitas significava anche  fusione tra patriziato e plebe ricca (equites) a partire dal IV secolo a.C.. Definiva le famiglie con antenati consoli o magistrati curuli, unendo prestigio di sangue, ricchezza e potere politico, differenziandosi dai patres (vecchia aristocrazia) e dagli homines novi.

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Più dettagliatamente intendiamo cogliere su queste pagine quanto lungo e’ stato il cammino dell’umanità verso la democrazia e quanto essa non sia mai -effettivamente- mai stata messa al sicuro, in nessun Paese,  nemmeno negli USA e nemmeno in altri posti, se noi uomini normalissimi non sappiamo vegliare e salvaguardare la dignità che ci deriva nella società per l’essere ciascuno lavoratore in qualsiasi comparto.  L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, come stabilito dall'Articolo 1 della Costituzione italiana. Il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza, ma è considerato il criterio di cittadinanza, partecipazione attiva alla costruzione della società e fondamento della dignità umana.

Festa dei Lavoratori

Dice l’Istat che tra il 2021 e il 2024,
il Mezzogiorno ha vissuto un boom
occupazionale grazie ai fondi del
PNRR, con una crescita del PIL
prevista (+0,7% nel 2025)
. Tuttavia,
persiste la 
"fuga dei cervelli",
con 175mila giovani emigrati e
24mila laureati in meno nel 2024, a
causa di salari bassi e lavoro povero.

La disoccupazione giovanile
(15-24 anni) resta elevata, attorno
al 18,5-19%. Molti giovani
percepiscono la mancanza di
meritocrazia come causa
principale della partenza verso
il Nord e i paesi UE.



 La società dei talenti è davvero un obiettivo impossibile?

Se lo chiedono in molti, a partire dai nostri giovani e dalle loro famiglie. Il quadro complessivo del lavoro per i giovani italiani, per quelli del Meridione in particolare, non è rassicurante e la cultura prevalente, ossia il giudizio dei documenti socio-economici pubblici o delle Istituzioni-Osservatori privati mostra, nella percezione e narrazione del lavoro, segnali di cedimento, rassegnazione, pessimismo. Destino dei giovani meridionali pare sia quello di emigrare e di essere accolti dalle istituzioni culturali e imprenditoriali straniere.

Eppure, se analizziamo in profondità i problemi, e ripensiamo alle vicende del recente e del passato che hanno coinvolto i nostri nonni e i nostri padri, c'è ancora spazio per un sano e motivato ottimismo. Una società dei talenti, e dei giovani formati,  è possibile già subito, senza cadere nei rinfacci e nei piagnistei. Basta ripartire dalle fondamenta che non sono certo le (pur importanti) riforme del mercato del lavoro, ma, prima di ogni altra cosa, le sedi dell'educazione e della formazione che devono puntare sui nostri giovani con moduli aperti verso il mondo del lavoro.

Sono la scuola e la famiglia le principali pietre angolari su cui ancora oggi, come forse da sempre, costruire la società dei talenti che siano da subito accolti dal mondo del lavoro.

 Il vero antidoto alla precarietà e alla rassegnazione, all’emigrazione, non è certo il formalismo giuridico, tanto meno quello che passa attraverso il mitico contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nei moderni mercati l'unica strada per sopravvivere è sopratutto quella del continuo apprendimento e dell'incessante crescita umana e professionale, su cui tuttavia l'Italia non ha sino ad ora maturato un sufficiente patrimonio di esperienze e buone prassi.


Adeguati percorsi di istruzione e formazione assicurano la qualità del capitale umano sul piano delle competenze, delle attitudini e delle motivazioni  etiche, ideali e culturali.

Noi di Contessa Entellina, ne’ in piazza, ne’ all’interno delle istituzioni, abbiamo aperto veri dibattiti, non formalistici, sulla prospettiva da offrire ai nostri giovani che conseguono i titoli di studio. Siamo fermi ai lavori alla forestale, sicuramente da incentivare, e continuiamo nell’attesa di una qualche legge (ormai improbabile) del tipo occupazione giovanile da inserire nella Pubblica Amministrazione. 

Da noi serve la guida per l’inserimento nella vita attiva, e bisogna rifuggire dalle discussioni e chiacchiere del passato. Serve, fra altre, che la formazione sia sempre finalizzata da subito al fine che deve già essere noto e pronto (transizione scuola lavoro).

(Segue)





Portella delle Ginestre

 

La strage di Portella
della Ginestra
 
avvenne il 1° maggio
1947 a Piana degli
Albanesi (PA), dove la
banda di Salvatore
Giuliano aprì il fuoco
su oltre 2000 contadini
che festeggiavano la
Festa del Lavoro e la
vittoria politica delle
sinistre, causando 11
morti e oltre 30 feriti.
È un evento centrale
del dopoguerra, spesso
considerato il primo mistero
italiano con possibili
mandanti mafiosi e politici.






Era il primo maggio 1947, la banda di Salvatore Giuliano, un bandito che era stato legato al movimento separatista siciliano, attacca una manifestazione di lavoratori riuniti per festeggiare il primo maggio:  si contano dodici morti e una trentina di feriti, tra cui tre bambini, e il ferimento di oltre trenta persone. L’episodio che porta inequivocabilmente il segno della mafia, suscita viva impressione in tutta Italia. Per il giorno seguente la CGIL  indice uno sciopero generale di protesta, a cui non aderisce la corrente democristiana, la quale considera la dimostrazione un’ingerenza nella sfera della politica che esula dai compiti di un’organizzazione sindacale.

Fu uno dei primi e più gravi eccidi nell'Italia repubblicana, considerato un momento chiave della "strategia della tensione”. Si susseguiranno uno dopo l’altro gli attentati stragisti di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna, del Treno Italicus, dell’aereo di Ustica ecc.

Nel processo che è seguito dinnanzi alla Corte di Assise sono comparsi i presunti esecutori materiali (i banditi di Salvatore Giuliano), ma questi non sono stati accompagnati dai mandanti, da coloro che quella strage concepirono e disposero. Su quella vicenda, come su altre accadute in quel secondo dopo-guerra, giustizia non è stata fatta.

giovedì 30 aprile 2026

L’uomo, la società degli uomini (4)

 La cultura caratterizza


La cultura caratterizza 
l'identità di un gruppo umano,
distinguendolo dagli altri
attraverso un insieme
condiviso di conoscenze,
credenze, arte, morale, leggi,
costumi e abitudini acquisite
.
Essa agisce come un sistema
operativo appreso e dinamico
che guida il pensiero
e il comportamento,
permettendo
 l'adattamento all'ambiente.

La cultura plasma il modo in
cui le persone percepiscono
la realtà, si relazionano e
agiscono, costituendo il
 "patrimonio" materiale e
immateriale di una
società.




Il mondo, visto sotto l’ottica culturale, e’ veramente vasto, grande, esteso dal Pacifico all’Atlantico. Sono stati i paesi occidentali, dai portoghesi agli spagnoli fino agli inglesi, dal XV secoli in poi ad avventurarsi in un nuovo mondo ed hanno ricominciato a raccordare le tante “idee” diffuse nel pianeta che fino ad allora apparivano separate e contrapposte. Da quel XV secolo le tante idee e visioni di vita e del mondo iniziarono ad essere organizzare in civiltà.E qualche problema per l’umanità cominciò a sorgere.

 Ponendo attenzione a quanto emerge all’attenzione di noi occidentali, in quel XV secolo va corretta la convinzione di noi occidentali che la civilta’ sia sorta nel bacino mediterraneo al seguito della storia greco-romana e che, in seguito, si sia riaffermata in quest’area del pianeta nel XV secolo col Rinascimento. 

 Gli studiosi dei nostri giorni puntano a mettere in risalto e a ricostruire la sussistenza di relazioni umane da sempre esistite, sin dall’età del bronzo e fino all’età delle esplorazioni che lungo i secoli si incontravano e poi si allontanavano. Da quegli incontri, connessioni umane, avvenivano cambiamenti storici. 

 Sennonché sui libri di Storia, di noi occidentali, si e’ cominciato ad usare il termine “civiltà “, e da quell’uso sono iniziate le tante fratture fra quelli che sono sempre stati e continuano ad essere gli esseri umani.

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 (Avremo modo e tempo di meglio cogliere….)