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sabato 4 luglio 2026

La cultura, cosa è?

La distanza tra l'Europa e
gli Stati Uniti nell'era Trump è
diventata evidente su più
fronti, separando due modelli
di società e di governance.
Questo allontanamento si
basa su divergenze profonde,
che coinvolgono le scelte
economiche, la tutela dei
diritti e la visione del ruolo
dell'Occidente nel mondo.

L'approccio isolazionista
statunitense mira a
disimpegnarsi dal ruolo
di "poliziotto del mondo" e
mette in discussione accordi
storici. L'Europa, costretta
a fare i conti con un conflitto
alle proprie porte, si trova
a dover ripensare e rafforzare
la propria autonomia
strategica e il suo sistema
di difesa comune.






Viaggio dentro il processo culturale. 

Per qualche tempo all’interno delle pagine del blog contiamo di intrecciare storia, cronaca, politica, sentimenti umani ai problemi della cultura. Stiamo assistendo ai nostri giorni alla frattura (rottura?) di visione delle cose del mondo fra USA ed Europa e ci chiediamo se il dato e’ solo politico, magari con l’aggiunta economica, oppure fra le due sponde dell’Atlantico sta accadendo qualcosa di più profondo? Qualcosa di culturale? Parleremo pertanto di cultura, di arte e di politica in quanto espressione di ben altro.

La pagina, per la natura della tematica, è aperta a chi conviene su ciò che andremo sviluppando ed a chi dissente. 

= = = 

Cosa sta provocando la rottura fra Europa e Nord America? Esiste sicuramente una serie di ragioni storiche e persino ideologiche. Esiste una problematica che risale all’Ottocento che ha assistito all’unita’ spirituale e culturale fra le due sponde dell’Atlantico e che sembra recentemente via via spezzarsi. 

Partiremo da lontano, ma a noi più che la lontananza politica (che persisterà con certezza fino alla fine della presidenza Trump), interesserà quella culturale e spirituale che invece  è andata spezzandosi e probabilmente resterà di difficile ricomposizione, per non dire impossibile.  Proveremo a cogliere come dalla polemica trumpiana si sviluppa una visione nuova e differenziata delle cose del mondo; e a questo punto la differenziazione da politica va, andrebbe, letta in termini culturali. Ossia ci ritroviamo diversi noi europei dagli americani.

A) L’Ottocento europeo ha conosciuto una tendenza rivoluzionaria di fondo, sulla cui base si è sviluppato il pensiero filosofico, letterario e politico, oltre che la produzione artistica e l’impegno degli intellettuali in Europa. Il tutto era sopratutto avvenuto già nel periodo antecedente le tante rivoluzioni del 1848. Nella generalità dei paesi europei, nonostante le differenze di lingue e di stirpi, di livello politico, sociale ed economico, si puntava ovunque all’affermarsi di uno sviluppo spirituale, che era quello ereditato dalla Rivoluzione francese (nozione di popolo, concetto di libertà, fiducia nel progresso). Nel 1848, quando tutta Europa si infiammò, mai tanti poeti, letterati si ritrovarono tra gli insorti col fucile in spalla. L’arte, la letteratura sono state viste come specchio della nuova realtà in movimento, espressione attiva del popolo. In quel movimento politico del 1848 per la prima volta l’arte, la letteratura, la cultura in generale per la prima volta furono viste come specchio, espressione attiva del popolo.

C’è’ una frase di Jules Michele (1798–1874 è stato uno dei massimi storici e saggisti francesi del XIX secolo), che sottolinea la necessità del popolo nella cultura: “La generazione passata è stata una generazione di oratori, l’attuale sia di veri produttori, di uomini d’azione, che di lavoro sociale. E d’azione in molti sensi. La Letteratura, uscita dalle ombre della fantasia, prenderà di fatto corpo e realtà, sarà una forma dell’azione; essa non sarà più divertimento di qualche individuo, o di pigri, ma la voce del popolo al popolo”.

(segue)

Un personaggio

 

30/10/1871-20/07/1945
Paul Valéry (1871-1945) è stato un celebre poeta, saggista e scrittore francese. Tra i massimi esponenti del Simbolismo, è famoso per il rigore intellettuale, la poesia cerebrale e le profonde riflessioni sulla natura dell'arte, del linguaggio e della coscienza.
E’ annoverato fra gli intellettuali più influenti d'Europa e membro dell' Académie Française.

Nei suoi Sguardi sul mondo attuale, 
così giudica la “politica”:

La politica fu in primo luogo
l’arte di impedire alla gente
di immischiarsi  in ciò che la
riguarda.
In un’epoca successiva si

aggiunse l’arte di  costringerla

a decidere su ciò che non capisce.

Parole frequenti sui media


onde lente. Il sonno a onde lente, o sonno profondo non Rem, è la fase del sonno essenziale per il recupero fisico, il consolidamento della memoria e la rigenerazione cellulare. È caratterizzato da onde cerebrali delta ampie e sincronizzate. Quando la temperatura supera i 26 gradi, il sonno profondo si riduce e rende più difficile il recupero. 

Corrisponde alla fase più profonda del sonno non-REM (stadio N3). È caratterizzato da onde cerebrali ampie e lentissime (onde delta). Durante questa fase, battito cardiaco, pressione e respirazione rallentano al massimo, mentre il corpo si rigenera e il cervello consolida i ricordi

venerdì 3 luglio 2026

Parole frequenti sui media

 

L’OMS è attualmente
composta da 
194 Stati
membri.
omsL’Organizzazione Mondiale della Sanità, con sede a Ginevra, è stata istituita con il Trattato di New York del 1946 ed è entrata in vigore nel 1948. Ha come missione di garantire a tutte le persone «il più alto livello possibile di salute fisica, mentale e sociale». L'organizzazione conta 194 Stati membri e lavora con l'obiettivo di far raggiungere a tutte le popolazioni il livello più alto possibile di salute. Le sue funzioni principali includono:

  • Gestione delle emergenze: coordina la risposta globale a pandemie ed epidemie.
  • Linee guida sanitarie: stabilisce standard globali e scientifici per farmaci e cure.
  • Prevenzione e salute: promuove campagne contro malattie, fumo, abuso di alcol e malnutrizione.
  • Sostegno tecnico: aiuta i Paesi vulnerabili a sviluppare sistemi sanitari solidi

  • Immaginiamo di vivere nel 1400

     

    Re Alfonso fu uno dei monarchi
    più potenti e influenti del
    Rinascimento, capace di
    unificare sotto la Corona
    d'Aragona gran parte dei
    territori del Mediterraneo
    occidentale. E
    reditò i titoli di
    re di Aragona, Sardegna e Sicilia
     nel 1416. La sua impresa più
    celebre fu la 
    conquista del
    Regno di Napoli
     nel 1442,
    strappandolo alla dinastia francese
     degli Angiò dopo anni di duri
    scontri militari. A Napoli
    assunse il nome di 
    Alfonso I.

    Città, ceto dirigente e privilegi (1)


    Il 30 maggio 1421, durante il suo viaggio in Sicilia, re Alfonso venne a Catania.

    Direttosi, per entrare nella città, verso la porta di Aci, la trovò chiusa. Qui i giurati Niccolò d'Usina, Errico Tedeschi, Niccolaccio Migliarisi, Andrea Leone, Astasiello Taranto e Antoniello Paternò gli si presentarono dinanzi e gli chiesero di voler conservare i privilegi della città sottoscrivendo un atto pubblico che fu letto e confermato dal notaio Giovanni di Mina. Conclusasi la cerimonia, il sovrano poté entrare e soggiornare nel castello Ursino per due giorni. 


    Ventisette anni prima un altro re, Martino I, si era trovato di fronte le porte chiuse di Catania, ma quella volta nessuno si presentò ad accoglierlo: per entrare dovette assediare la città per terra e per mare e combattere. Estenuati dalla fame e dalla sete, i catanesi alla fine trattarono la resa (6 agosto 1394) ed evitarono il saccheggio pagando 5.000 fiorini; il re confermò loro i privilegi e dichiarò di non volerli punire per devozione a Sant'Agata.


    La città medioevale, anche se facente parte di un regno e riconoscendo l'autorità suprema di un sovrano, manifesta in siffatti episodi la sua radicale singolarità, la sacralità del suo territorio e il forte senso d'appartenenza dei suoi abitanti ad una comunità politico-religiosa caratterizzata da un particolare reggimento e dal particolare culto ad un santo protettore. Essa non è un semplice ente pubblico regolato da una legge generale ma una comunità civica che si regge su consuetudini, regolamenti, statuti, forme di tassazione, rapporti con il territorio, con le altre città e con lo Stato acquisiti nel corso del tempo e considerati patrimonio comune di tutti i cittadini, i quali peraltro non sono tali per il semplice fatto di risiedervi: della città tardo-medioevale e moderna si è cittadini come si è di uno stato e la cittadinanza è una qualità che non si perde trasferendosi altrove.

    (Segue)


    ====

    Nel lungo termine ci proponiamo di conoscere la Sicilia, quella anteriore all’insediamento degli arbereshe.

    La Letteratura (29)

    Dalla cultura medievale a …

    Dopo la nascita delle prime 
    università medievali (come 
    Bologna nel 1088 e Parigi) , 
    il sistema di istruzione 
    superiore conobbe una 
    rapida espansione in 
    Europa e una profonda 
    evoluzione istituzionale 
    che gettò le basi per 
    l'università moderna.





    Il prestigio acquisito dalle istituzioni universitarie non mancò di suscitare l'attenzione e anche la preoccupazione dei due poteri che, nel mondo del XIll secolo, miravano a controllare le istituzioni intellettuali e gli uomini che vi operavano: le monarchie, nei Paesi dove affermarono la loro egemonia, e la Sede romana. Però l'iniziativa pontificia, forte del richiamo al valore universale della christianitas e della tradizione che attribuiva agli intellettuali un certo carattere "clericale", riuscì a prevalere. Filippo Il Augusto, re di Francia, riconobbe, sino dal 1200, l'universitas studiorum parigina, destinata a diventare la massima istituzione accademica europea; ma i suoi statuti furono approvati da Innocenzo III che li fece compilare, nel 1215, dal proprio legato Roberto di Courçon. Non solo: benché le università tendessero ad articolarsi nelle quattro distinte facoltà delle "arti", di medicina, di giurisprudenza e di teologia, fu particolare preoccupazione della Chiesa di riaffermare sempre la preminenza della "scienza sacra" nell'ordine del sapere. Di fronte alla crisi aperta da esperienze intellettuali così sconvolgenti occorreva, insomma, ristabilire una gerarchia di valori e di "autorità" che non poteva essere sovvertita. Però fu chiaro agli stessi teologi che occorreva rinnovare profondamente, nei concetti e nei metodi, la loro disciplina, e operare nuove scelte ed elaborazioni teoriche che definissero con chiarezza i rapporti tra la "scienza sacra" e la filosofia e permettessero, d'altra parte, di trasformare la maestosa "enciclopedia" aristotelica nel fondamento scientifico di una cultura ancora culminante nella fede e nella rivelazione cristiana.

    A svolgere questa missione intellettuale furono chiamati, soprattutto, gli ordini mendicanti, nati per offrire una nuova risposta all'esigenza di vivere il messaggio cristiano in piena conformità con la parola evangelica, ma anche alla necessità di affrontare il difficile dialogo della Chiesa con una reatà mondana già così lontana dai modi di vivere e dall'assetto sociale dell'Europa altomedievale. Queste istituzioni, e, in particolare, i frati minori francescani e i frati predicatori domenicani, si dimostrarono subito straordinariamente capaci di operare in queste diverse condizioni storiche, con un'indubbia duttilità che permise loro d'integrarsi in un "tessuto" sociale già assai più complesso e di operare il rinnovamento intellettuale della Chiesa ormai imposto dai tempi. Formati da religiosi che si spostavano, con singolare mobilità, nel più diversi ambienti, nelle scuole e nelle corti, tra dotti e popolani, tra ricchi mercanti e la plebe più povera delle città e dei contadi, gli ordini mendicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di dicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di una cultura estranea alla tradizione cristiana, ma assai funzionale agli sviluppi della vita economica, sociale e politica, per tentare di ricondurla sotto la "disciplina" e le finalità della Chiesa. Va detto subito che essi operarono con propositi e metodi assai diversi.


    (Segue)

    giovedì 2 luglio 2026

    Contessa Entellina si svuota

    Non solo Contessa Entellina

    Il Rapporto annuale Istat 2026 segnala inoltre

    che sempre più donne laureate lasciano l’Italia


     Ogni anno decine di migliaia di giovani lasciano il paese Italia. Con la laurea in tasca. E tra chi parte, ci sono sempre più donne. Che Contessa Entellina si è svuotata da tempo non fa più notizia; tanto e’ vero che qui per gli anziani che restiamo vengono organizzate feste su più gusti; tanto si usano soldi pubblici! Ogni notizia in materia ormai, qui, a Contessa Entellina passa inosservata.

     Più rilevante, e pertanto attenzionata dai media, e’ la segnalazione ISTAT secondo cui ogni anno decine di migliaia di giovani lasciano il Paese. Con la laurea in tasca. E tra chi parte, ci sono sempre più donne. I numeri sono stati fotografati dal Rapporto annuale Istat 2026: nel 2024 hanno lasciato l’Italia 25mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, a fronte di poco più di 4 mila rientri. Il Cnel ha tradotto questo esodo in una cifra impressionante: 160 miliardi di euro di capitale umano perso nell’ultimo decennio. Le ragioni non sono misteriose: gli stipendi italiani sono fermi in termini reali ai livelli del 1990, chi studia sa già, prima di cercare lavoro, che altrove sarà pagato meglio, riconosciuto prima, stabilizzato più in fretta.

     La quota di donne che si trasferiscono all’estero è cresciuta: oggi sono circa la metà. E tra le emigrate la quota di laureate supera quella maschile. C’è poco da stupirsi. È il risultato di un sistema che chiede alle donne di essere più brave e poi offre loro meno. Meno salario, meno carriera, meno spazio. 

      In un paese tra i più anziani al mondo, le strutture accademiche, produttive e istituzionali riflettono ancora chi le ha costruite e chi le occupa. Per una giovane donna, lo spazio è spesso quello che rimane. 

     Chi non vuole aspettare, parte. Un report dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro misura: le donne occupate dedicano al lavoro domestico e di cura non retribuito oltre due ore al giorno, contro poco più di mezz’ora degli uomini. Non è un dato di natura, ma l’esito di un welfare che scarica sulla famiglia e dentro la famiglia, sulle donne, ciò che altrove è affidato ai servizi pubblici. Congedi di paternità residuali, asili nido insufficienti, carriere femminili che rallentano con la nascita dei figli mentre quelle maschili, spesso, accelerano.

     Chi lascia l’Italia non cerca un paese diverso. Cerca un sistema che non chieda di scegliere tra vita professionale e vita personale, una scelta che agli uomini, per lo più, non viene posta. Cerca un contesto in cui essere presa sul serio: senza battute sull’aspetto, senza paternalismo, senza dover dimostrare il doppio per ottenere la metà. Difficile trovarlo in un paese in cui il dibattito pubblico è avvitato sulla nostalgia del passato, il sessismo resta costume accettato e la parità continua a essere trattata come un’agenda sospetta.
 Il problema non è soltanto attrarre chi è partita. È costruire un paese in cui valga la pena restare.


    La Letteratura (28)

     

    Il termine università, nell'originaria
    accezione del termine, designa un
    preciso modello d'istruzione che ha le
    sue origini nelle chiese e nei conventi
    europei, dove, attorno all'XI secolo,
    iniziarono a tenersi lezioni, con letture
    e commento di testi filosofici e giuridici,
    e presso di essi, o in genere attorno a
    grandi personalità ecclesiastiche, varie
    categorie di docenti e studenti
    cominciarono a organizzarsi in
    corporazioni o universitates.



    La nascita delle università

    Secondo il significato originario del termine (universitas, comunità), l'università era una corporazione di insegnanti e studenti, organizzata con ruoli diversi (a Parigi prevaleva il ruolo dei docenti, a Bologna quello degli studenti). Nel Duecento fu usato il termine di Studium generale per indicare l'università dove vi era almeno una delle maggiori facoltà, dove insegnavano numerosi docenti e dove più grande era l'afluenza di studenti, anche stranieri.


    I primi Studia generalia furono le università di Bologna, Parigi e Oxford. Mentre nelle università italiane prevalevano le facoltà (come diritto e medicina) che abilitavano a una professione, nelle università straniere la facoltà principale era la teologia (lasciata in Italia agli ordini religiosi). Il docente universitario riceveva una paga commisurata al suo prestigio, corrisposta in un primo tempo dagli studenti con un sistema di autotassazione (la collecta) e costituita, in un secondo tempo, da benefici o rendite ecclesiastiche.


    Nel 1155, l'imperatore Federico Barbarossa concesse agli studenti bolognesi l'Authentica Habita, garantendo loro immunità, privilegi e la libertà di spostarsi per studiare senza subire ritorsioni.

    L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

     

    11) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.






    =. = = Parlare di se’ stessi è pericoloso
    sopratutto in quest’epoca dominata
    dall’individualismo.

    =. =. = Ma come si può conoscere la 
    verità di un uomo senza capire l’ambiente 
    che lo ha generato, gli incontri che lo hanno
    segnato, le svolte che ci sono state 
    nella sua vita?

    =. = =  Nella vita di ciascuno ci sono
    degli incontri che spiegano molti aspetti
    della sua personalità e dell’impegno di
    vita che seguirà.

    mercoledì 1 luglio 2026

    Il cammino dell’uomo (1)

    Il cammino dell'umanità 
    dalla caverna alla Luna 
    rappresenta l'incredibile
    evoluzione tecnologica,
     culturale e cognitiva che
    ha permesso a una specie
    di primati di passare
    dal rifugio in una grotta
    alla conquista dello spazio
    extra-atmosferico.

     6000 anni fa 
    Comincia l’avventura

    Fra 6000 e 5000 anni fa, nell'area della Fertile Mezzaluna ( regione storica del Medio Oriente: si estende partendo dalle valli del fiume Nilo ‘in Egitto’, passando per la costa del Mar Mediterraneo “Levante”, fino ad arrivare ai fiumi Tigri ed Eufrate “la Mesopotamia”) vengono inventati l'aratro e poco più tardi il giogo

    In Mesopotamia si registra l'invenzione della ruota e la sua applicazione nei trasporti (costruzione di carri a due e quattro ruote) e nella manifattura del vasellame (tavola rotante del vasaio).

    Gli artigiani egiziani per imitare i lapislazzuli (=pietre preziose di colore blu) creano la «porcellana egiziana», il primo materiale sintetico.


    Compaiono in Egitto i primi sigilli piani, usati per imprimere un segno di riconoscimento su giare e altri recipienti. Vengono costruiti in Mesopotamia ed Egitto i primi telai orizzontali.


    3500 a.C. Nel corso e verso la fine del IV millennio a.C., in Egitto, durante il periodo protostorico detto pre-dinastico o pre-tinita, si opera l'unificazione culturale, amministrativa e politica della valle del Nilo, a nord delle cateratte fino al delta. L'unificazione si esprime attraverso il ricordo di alcuni mitici sovrani, come i re Scorpione e Narmer, ed è simboleggiata dalla sovrapposizione, sulla corona rossa del sud (Alto Egitto), del copricapo bianco a tiara del nord (Basso Egitto).

     

     Secondo alcuni, Narmer sarebbe da identificare con lo stesso primo faraone Mene. 3000-2605 a.C.


    =====

    Il blog sta procedendo con gradualità ad una modifica di impostazione, ma sopratutto di contenuti. Ciò avviene grazie all’ampliamento delle collaborazioni. I lettori troveranno le tematiche di sempre, anzi verranno ampliate quelle localistiche, ma nel contempo verrà ampliata l’attenzione su ciò che l’uomo del terzo millennio si propone di conseguire. Forse arriveremo a scoprire che missione dell’uomo non è organizzare le feste a spese della comunità, ma migliorare il vivere allargando gli orizzonti.

    Terzo millennio (1)

    Il terremoto del Belice del 1968
    ha stravolto radicalmente lo
    stile di vita locale,
    trasformando antiche
    comunità agricole in una
    società segnata per decenni
    dalla precarietà delle
    baraccopoli, da lunghi
    ritardi nella ricostruzione
    e da una forte spinta
     all'emigrazione e allo
    spopolamento.

    Il post-terremoto ha
    causato un esodo massiccio
    verso il nord Italia o 
    verso l’estero.


     La casa post-terremoto ‘68

     Capita confrontarsi con conoscenti o amici ed evocare gli anni giovanili, gli anni di studio, i vari transiti da un impegno lavorativo ad un’altro. E’ capitato pure evocare il vivere a Contessa Entellina quando l’ambiente edilizio, residenziale, abitativo era quello pre-sisma ‘68. Da una di queste evocazioni e’ spuntata l’idea di tratteggiare sul blog i cambiamenti di stili di vita e sopratutto i cambiamenti delle nostre abitazioni, del nostro paese rispetto alla realtà socio-umana pre-terremoto.

      Per andare avanti per qualche tempo sulla tematica tratteggiata nel corso della chiacchierata, serve  ovviamente la memoria e l’apporto collettivo, se consideriamo che le case delle famiglie nel corso dei decenni successivi all’evento “terremoto ‘68”, a ricostruzione dell’abitazione avvenuta, e’ andata riempendosi di arredi e apparecchiature che rispetto al vivere nel ventennio successivo alla seconda guerra mondiale tendono a risparmiare fatica e tempo (dalle stufe, o dagli impianti di riscaldamento, alle lavatrici, dall’aspirapolvere alla lavastoviglie, oltre che alla tv ed altri ancora).

     L’irrompere del mondo esterno all’interno delle nostre case è verosimilmente andato di pari passo con la riduzione degli spazi e le occasioni di incontro pubblici del paese, della comunità.  Si è prolungato il tempo passato entro le mura domestiche e nel contempo si sono svuotati i tanti circoli e ritrovi pubblici del periodo pre-terremoto. E, non ci riferiamo, per intanto, al fenomeno migratorio. 

    (Segue)

     

    L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

    10) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.




    = = = Gli uomini sostengono di fare la guerra
    per poter vivere in pace.

    = = = La sola garanzia di una lunga pace fra
    gli uomini è la loro reciproca impotenza di 
    nuocersi.

    = = = La pace non fu fatta per amore della giustizia,
    ma la giustizia per amore della pace.


    martedì 30 giugno 2026

    L’uomo deve cambiare comportamenti

     

    L’ondata di caldo estremo
    Giornate con 
    incremento dell’afa


    Ogni volta che la cappa torrida ricopre il nostro Paese, scatta il dibattito se essa sia causata o meno dal riscaldamento climatico. La causa specifica di queste temperature è un anticiclone africano che trattiene sull’Italia masse di aria calda di origine subtropicale. Dunque il clima non c’entra nulla? Al contrario. La causa di fondo è che il riscaldamento globale indotto dalle attività umane rende questi fenomeni estremi più frequenti, più intensi e più lunghi. 

    Un’ondata di calore opprimente e insistente sta rendendo più difficile la nostra vita. Non possiamo lavorare all’aperto nelle ore centrali della giornata. Anziani, bambini e persone fragili rischiano danni seri alla salute. Siamo dentro un grande processo di cambiamento, al quale abbiamo contribuito e che adesso ha un’inerzia tutta sua che non possiamo fermare. Le leggi della fisica sono indifferenti ai nostri discorsi. Possiamo anche decidere di ignorarle, ma loro continueranno ad agire. 

    Quanto sta accadendo è la nuova normalità che dovremo vivere a ogni stagione, per i prossimi decenni. Lo sanno bene le compagnie assicurative, che, leggiamo sui giornali, hanno aumentato di molto i costi per le coperture degli eventi naturali. Le leggi della fisica sono indifferenti ai nostri discorsi. La causa di fondo è che il riscaldamento globale, indotto dalle attività umane, rende questi fenomeni estremi più frequenti, più intensi e più lunghi. 

    La cultura nel XXI secolo fino ai nostri giorni (8)


    Il settarismo è l'estremizzazione
    della partigianeria. Quando la 
    cultura perde il suo spirito critico
    per diventare un'adesione fideistica e
    acritica, si salda alla 
    politica 
    generando chiusura, intolleranza e
    l'incapacità di dialogare con chi ha
    visioni diverse, riducendo il dibattito
    a scontro tra tifoserie.



    Cultura, Politica e Settarismo

    Tra cultura (o culture) e politica esiste un legame che definire stretto è poco. Un legame che rimanda a questioni essenziali del vivere: l’identità, la partecipazione, la libertà, la diversità, l’etica, la democrazia, la pace sociale e persino la stabilità politica di una comunità.

    Se vale quanto succintamente sopra riportato, consegue che gli esseri umani, che siano arbereshe, venezuelani o libanesi, in quanto protagonisti della loro storia e portatori di loro specifiche rappresentazioni, norme e valori, hanno la facoltà, il diritto e il dovere di elaborare e adottare adeguati sistemi di gestione dei loro affari, dei loro costumi, delle loro prospettive.

    La legittimità e l’efficacia di un sistema politico, di una convivenza comunitaria dipendono dalla capacità di rispondere alle aspettative e alle aspirazioni  di coloro dai quali deriva; cosicché il voto elettorale libero costituisce, in teoria, il momento privilegiato in cui si esplica o si annulla tale conformità.

    ====

    Su questa pagina ragioneremo, con relativa frequenza, sul vivere democratico in Sicilia, in Italia, in Europa, in Occidente. Che si tratti del più piccolo borgo al paese più popoloso del pianeta.

    Per chi ama la Storia

    La Restaurazione è il periodo
    della storia europea che va dal 
    1814 al 1830, caratterizzato dal
    tentativo delle potenze continentali
    di ripristinare l'Antico Regime
    dopo la sconfitta di Napoleone


    Pagine di cronologia 

    1816 In tutti gli Stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione della gran parte dell’eredità bonapartista. Ritornano in vigore gli antichi ordinamenti prerivoluzionari e, in diversi Stati, la classe dirigente napoleonica e’ sostituita almeno in parte, dai legittimisti. Grazie all’opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi de Medici a Napoli, Vittorio Frossombroni in Toscana, il generale Adam Neipperg a Parma, la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco  che era nei voti della cultura più intransigente della Restaurazione e riesce talvolta a ritrovare una continuità con il riformismo settecentesco. Ma censura, repressione di antichi privilegi diffondono un profondo malcontento negli ambienti liberali, nostalgici dell’età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari “giacobini” e “comunisti” buonarottiani si organizzano in società segrete. Una grave crisi economica, provocata dalla carestia che investe tutta l’Europa, fa sentire le sue conseguenze in diverse parti d’Italia, suscitando manifestazioni  di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.


    «Restaurazione» 

    Restaurazione è un concetto che indica il ritorno a condizioni politiche antecedenti a un rivolgimento sociale o a una rivoluzione.

    Come categoria storiografica fu coniata nell'Ottocento dagli storici francesi con l'intento di designare il periodo segnato dal ritorno in Francia dei sovrani borbonici (1814-1830). Successivamente il suo significato si è esteso sino a definire un ciclo della storia europea segnato dal ritorno dei sovrani spodestati da Napoleone e dalla volontà di ripristinare l'assolutismo, impedire la ricomparsa delle rivoluzioni, stabilizzare l'Europa intorno alle grandi monarchie. Tuttavia il  concreto svolgimento degli avvenimenti dimostrò l'impossibilità di restaurare compiutamente l'antico ordine. Infatti, se sul piano della giustificazione teorica l'azione dei re fu accompagnata da ideali controrivoluzionari, nella realtà  dei comportamenti molti di loro scelsero una linea di compromesso, accettando alcune riforme realizzate da Napoleone e servendosi di personale militare e amministrativo formatosi in età napoleonica. In alcuni casi, come in Francia, il compromesso finì con l'accogliere, seppure con forti limitazioni, il principio della Costituzione e della rappresentanza della nazione tramite il parlamento.



    lunedì 29 giugno 2026

    Storie singolari di Contessa Entellina

    Mos harro kush je,
    mos harro ka vjen,
    mos harro se dhe ti erdhe
    ka dejti,

    mos harro …



      Ho letto, non in un solo giorno, il libro curato da Mimmo Cuccia che nei giorni scorsi è stato presentato in via ufficiale nell’Aula Consiliare del Comune. Si tratta di una interessante panoramica storica, etnica, socio-economica e in generale culturale della realtà che è stata Contessa Entellina nel tempo andato. Un lavoro di ricerca che sicuramente ha impegnato l’autore in termini di tempo e di dedizione. Conosciamo tutti, noi di Contessa, infatti l’essere scrupoloso ed esigente dell’autore del libro. 

      Ho seguito i lavori di presentazione di pochi giorni fa del libro svoltisi nell’aula consiliare di Contessa, a cui ha contribuito con interventi, oltre al sindaco, il prof. Matteo Mandala’. Con Mimmo, io che scrivo queste righe, ho condiviso decenni e decenni di impegni, aspettative e auspici nel campo politico, amministrativo ed in quello culturale pertinenti la realtà locale e non solo. So, quindi, quanto egli sia scrupoloso e puntuale nel ricorrere alle fonti.

     Valutare un libro sulla storia socio-economica-politica di un piccolo comune siciliano, dell’entroterra, dove si e’ avuta una delle più  ampie estensione della realtà latifondista (e quindi mafiosa) e nel contempo cogliere e mettere in risalto nel testo la realtà culturale arbereshe ha richiesto all’autore e richiederà ai lettori di doverlo analizzare su due livelli: sul rigore delle fonti e sopratutto sulla capacità di inserire la micro-storia locale nel contesto regionale e comunque in quello più  ampio della realtà locale.

      Con questo approccio conto di interpretare e di cogliere via via che rifletteremo, speriamo in tanti, sulle pagine del blog, la consistenza storica e culturale del libro. Conto inoltre che alla  traccia che potremo noi tutti contessioti cogliere dalle pagine del libro, venga suggerita, in prosieguo, dall’autore la lettura più utile sui capisaldi che egli, se vuole, potrà sviluppare sulle pagine del blog.