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mercoledì 5 agosto 2026

Riflessioni di Economia e Storia economica (2)

L'Italia del XV secolo
 (il Quattrocento) 
era una
terra divisa in tanti Stati
diversi, guidata da
Signorie e Repubbliche,
ed è famosa per la
nascita del Rinascimento.
Grazie alla ricchezza delle
corti e dei mercanti,
l'Italia diventa il centro
di una grande rinascita
della cultura, della pittura,
 della scultura e della
letteratura.



Sistemi economici da esplorare

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?


L'Italia del XV secolo, il secolo del crollo dell’Impero Romano d’Oriente e della migrazione degli arbereshe dai Balcani nel Sud Italia ed in Sicilia, almeno quella centrale e quella settentrionale, era ai vertici mondiali della ricchezza. Era probabilmente più ricca, per caput (=pro capite), di quanto non sia mai stata sino alla vigilia della prima guerra mondiale. 


La ricchezza era non solo manifatturiera, commerciale, finanziaria, ma anche agricola. Il tutto si fondava su un diritto commerciale moderno in relazione ai tempi, su raffinate istituzioni finanziarie, su mercati articolati ed efficienti e su una tecnologia d'avanguardia, anche in agricoltura.


In quell’alba della modernità, più storici ci fanno sapere che gli italiani (quelli del centro-nord) seppero - con l'imprenditorialità, con la laboriosità, con lo studio nelle scuole e nelle botteghe - produrre cose che piacquero al mondo. Seppero aggiungere valore alle risorse primarie di cui l'Italia scarseggiava e che si dovevano importare e pagare esportando con successo, da parte di un paese naturalmente trasformatore, per necessità volto ai traffici internazionali e che solo nell'apertura al commercio con l'estero poteva prosperare. 

Quell'esperienza storica socio-economico - con le sue ascese, le cadute, i recuperi - è di speciale rilievo per tutti i paesi che la natura non ha dotato delle risorse primarie più richieste internazionalmente.


Si era all’alba dello Stato moderno che però cominciava a prender forma in Spagna, in Francia, nelle isole britanniche. Gli storici sostengono che lo Stato moderno di vasta dimensione ha giuocato un ruolo importante, non solo sul piano militare, civile, istituzionale, culturale ma anche su quello economico. Ha unificato legislazione, amministrazione, pesi e misure, sistema monetario; ha creato mercati e li ha sostenuti con la Marina, con l'Esercito; ha costruito porti, strade, canali; ha favorito il trasferimento delle tecniche.  


E, purtroppo, tutto ciò è in gran parte mancato all'Italia divisa e colonizzata. 


Quale peso ha avuto questa carenza nel declino italiano nei successivi secoli XVII e XVIII? Su queste ed altre circostanze, attinenti l’arretratezza del Meridione rifletteremo.

martedì 4 agosto 2026

Agosto

 Agosto offre l'occasione di rallentare i ritmi abituali, cambiare prospettiva sul tempo libero e riscoprire il valore della quiete. Pure sul blog, per alcuni giorni, ridurremo le pagine, pronti tuttavia a riprendere i ritmi abituali nel giro di pochi giorni.

 Agosto è il tempo in cui si dà spazio ai propri reali bisogni fisici e mentali. Auguriamo ai lettori giornate di distensione e gioia pure con buone letture. Buone letture che contiamo di riportare pure noi sul blog in continuazione e via via sempre più di maggior interesse.

Un libro di ottimismo

Nel saggio del 2026 del
politologo Giovanni Orsina, 
Controrivoluzione. Una storia
politica del nostro tempo
,
il fenomeno del 
populismo
contemporaneo
 viene letto
proprio come una
controrivoluzione.
La "Rivoluzione" globale:
Un processo iniziato negli
anni '70 che ha cercato di
ridurre lo spazio della politica
 a favore dell'economia, del
diritto globale e di una nuova
morale fortemente
individualista.
La reazione populista:
Una ribellione delle masse
contro le élite, nata dalla
rabbia e dalla delusione
verso un sistema globale
che ha finito per dimenticare
i bisogni quotidiani dei cittadini.


All fine prevarrà la democrazia liberale?

Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea e direttore del dipartimento di Scienze politiche della Luiss ha mandato in libreria un saggio: “Controrivoluzione”. Una «storia politica del nostro tempo» che inquadra i movimenti di idee nell’ultimo secolo, e però non rassicurante in quanto all’idea di futuro non da’ nulla di rassicurante. Il punto chiave del libro e’  l‘interrogativo:  Com'è potuto finire, un mondo che sembrava destinato a sempre maggiori conquiste (civili, politiche, economiche, etiche) in mano in gran parte ai populisti di destra e di sinistra?

Preoccupato sul futuro, egli dice: “Sul futuro non ho una risposta. Nel libro scrivo che dobbiamo rallentare i processi trasformativi di questo mondo, cercare di mantenere l’ordine liberale, al quale sono piuttosto affezionato, ma eliminando questa spinta utopica. Accettando la realtà che i diritti possano anche non espandersi all’infinito, e proprio per salvaguardare la libertà».

Per Orsina la politica è anche costruzione di un’identità collettiva, visione del futuro. E una visione collettiva del futuro non può essere ridotta soltanto alla moltiplicazione dei diritti individuali. L’obiettivo dell’autorealizzazione non viene più raggiunto con la politica, ma attraverso la sfera giuridica, con una nuova moralità ugualitaria e universalista, il cosiddetto politicamente corretto, e con l’espansione del mercato. 

È quello tratteggiato un ordine liberale radicalizzato, che crede di avere raggiunto un sistema perfetto, destinato prima o dopo a espandersi in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’90 entrano in scena Clinton e Blair, col loro ottimismo e moralismo. Nel 1999 il giornalista Thomas Friedman ebbe a scrivere “The Lexus and Olive Tree”, e introdusse il concetto di “globalution”, variante politica della globalizzazione economica. Arriva a dire che "in Cina arriverà la libertà di stampa".

lunedì 3 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816

 In tutti gli Stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione di gran parte dell'eredità bonapartista. Ritornano in vigore gli antichi ordinamenti prerivoluzionari e, in diversi Stati, la classe dirigente napoleonica è sostituita almeno in parte, dai legittimisti. 

 Grazie all'opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi de' Medici a Napoli, Vittorio Fossombroni in Toscana, il generale Adam Neipperg a Parma, la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco che era nei voti della cultura più intransigente della restaurazione e riesce talvolta a ritrovare una continuità con il riformismo settecentesco. Ma censura, repressione, restaurazione di antichi privilegi diffondono un profondo malcontento negli ambienti liberali; nostalgici dell'età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari "giacobini" e "comunisti" buonarrotiani si organizzano in società segrete. 

 Una grave crisi economica, provocata dalla carestia che investe tutta l'Europa, fa sentire le sue conseguenze in diverse parti d'Italia, suscitando manifestazioni di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.

 

La Repubblica Italiana, nata
nel
1946, fu voluta soprattutto 
dal popolo italiano tramite
il referendum istituzionale
 
e sostenuta con forza dai 
principali partiti antifascisti
di massa. 
Il 2 e 3 giugno
1946 i cittadini scelsero la
Repubblica con 12.718.641
voti (54,3%) contro i 10.718.502
della monarchia. 
Per la prima
volta in una consultazione
politica nazionale, il voto fu
esteso alle donne, le quali
rappresentarono la maggioranza
assoluta dei votanti (circa
13 milioni su 25 totali).

I partiti del Comitato di
Liberazione Nazionale
guidarono la transizione:
La Democrazia Cristiana
guidata
 da Alcide De Gasperi
  il 
Partito Socialista di Pietro
Nenni e il 
Partito Comunista
di Palmiro Togliatti.



…….  L'italia dei nostri giorni

Il referendum del 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica Italiana. La Costituzione repubblicana promulgata nel 1948 è il primo statuto che l'Italia unita elabora  con metodo democratico. 

Il sistema politico repubblicano è caratterizzato da una successione di governi di breve durata, ma da una forte staticità del quadro politico, dovuta ai condizionamenti imposti dalla collocazione internazionale del nostro paese e alla relativa immobilità dei comportamenti elettorali, legata anche alla solidità del radicamento sociale dei maggiori partiti di massa. 

In campo sociale ed economico è la fase di più profonda e rapida trasformazione in tutta la storia nazionale.


Nell’arco di circa quattro decenni il primato nell'occupazione passa dall'agricoltura all’industria e poi dall'industria al terziario. 

L'obbligo scolastico viene ampiamente attuato, e si impone una cultura di massa relativamente omogenea in una società fino allora fortemente differenziata culturalmente per ceti e per regioni. 

Ciò favorisce anche lo sviluppo di moderne forme di consumo.


Dagli anni sessanta, ed anche da prima, del Novecento l’emigrazione dalle regioni meridionali  e nordorientali si indirizza verso i paesi nordeuropei e continua a redistribuire la popolazione pure all’interno del territorio nazionale


Dagli anni Ottanta si assiste per la prima volta a un afflusso di immigranti  mediorientali e africani, che continua tuttora sotto più forme. 

Ma avremo tempo per soffermarci sul tema emigrazione/immigrazione dal momento che noi contessioti sappiamo che ancora oggi, per incompetenza politico/amministrativa di chi dovrebbe guidarli, i giovani meridionali (e non solo meridionali), con titoli di studio o meno, continuano ad emigrare. 

Fra i rimedi che frequentemente i politici meridionali sanno trovare per riuscire popolari all’elettorato c’è lo sperpero di denaro pubblico per serate canore. Ed ovviamente … non convincono nessuno dei nostri emigrati a tornare.

Il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

 

16) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.





= = = La civiltà occidentale, così avanzata, 
così civilizzata, ha scoperto tardi lo straordinario 
escamotage, che Zygmunt Bauman avvertiva con 
preoccupazione, di fronte alla liquefazione dello 
spirito moderno:

= = = Politica e potere si sono separati. 
All’uno spetta il diritto di parola; all’altro 
la facoltà di decidere e agire. 

= = = Di conseguenza il potere, compreso quello 
economico-finanziario, si è svincolato dalle 
leggi territoriali e corre libero a livello sovranazionale.


/////////.             //////////
Zygmunt Bauman definisce la società di oggi come una società liquida (o di modernità liquida), caratterizzata da incertezzainstabilità e mancanza di punti di riferimento fissi. In questo mondo, i legami, le identità e le strutture sociali non riescono più a mantenersi stabili nel tempo.
Rispetto al passato (la società "solida" industriale), dove tutto era più rigido ma sicuro, oggi le regole e le istituzioni si sono sintonizzate sul cambiamento continuo. Lo Stato, il lavoro fisso e le comunità tradizionali non offrono più una protezione o un percorso sicuro per la vita delle persone.

Le relazioni umane e l'affetto diventano "liquidi", cioè temporanei, precari e facili da chiudere o sostituire. Si cerca il contatto ma si teme di restare "intrappolati" in un legame che dura per sempre. L'individuo deve inventarsi da solo la propria identità, spesso sentendosi solo e sotto pressione. Le persone e gli oggetti vengono usati e buttati via molto in fretta, guidati dalle regole del mercato e del consumo.

domenica 2 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

La struttura degli Atti degli
Apostoli 
si divide principalmente
secondo un criterio geografico e
progressivo basato sulle parole
di Gesù in At 1,8: la nascita della
Chiesa a Gerusalemme, la
diffusione in Giudea e Samaria,
e l'espansione fino a Roma.

Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Un possibile tentativo di strutturazione, che tiene conto dei diversi fattori, è quello in quattro parti, di cui forniamo a parte lo schema.

Dopo il prologo (1,1-11), che presenta il programma affidato da Gesù ai discepoli, possiamo individuare una I sezione (1,12-5,42), tutta ambientata a Gerusalemme e con protagonista Pietro. La sezione ha inizio con un atto istituzionale importante: la ricostituzione del numero dei dodici apostoli e con la consacrazione della comunità missionaria nella Pentecoste. Dedica inoltre speciale attenzione alla vita della comunità primitiva con tre ampi sommari (cc. 2,4,5); ma è tutta inquadrata da sommari sulla comunità (1,14 e 5,42). Al successo crescente della predicazione che fa sviluppare visibilmente la comunità (da centoventi membri si arriva a tremila e poi a cinquemila) si alternano due persecuzioni esterne contro gli apostoli (ma un angelo interviene la seconda volta a liberarli) e un grave episodio di dissidio interno (Anania e Saffira).

La II sezione (cc. 6-12) è fin dall'inizio orientata ad un allargamento fuori da Gerusalemme e descrive la missione in Samaria e in Giudea, ad opera di Filippo e di Pietro. E' introdotta ancora da un evento istituzionale: l'istituzione dei Sette, richiesti dagli "ellenisti", probabilmente giudei di lingua e cultura greca, forse giudei della diaspora. I personaggi di Stefano e di Filippo sono due dei Sette. Tutta la sezione è incorniciata da due sommari simili che parlano della crescita della Parola di Dio (6,7; 12,24). All'inizio e alla fine abbiamo due episodi drammatici di persecuzione violenta: quella contro Stefano, che si conclude con la lapidazione, e quella contro Giacomo, che viene decapitato, e contro Pietro, che viene imprigionato, ma poi miracolosamente liberato da un angelo. Ma abbiamo pure una serie di straordinarie, seppure diverse, conversioni: quella dell'eunuco etiope, quella di Paolo, che da persecutore diventa seguace di Gesù, quella del centurione Cornelio e, conseguentemente, quella di Pietro, che arriva a rendersi conto che Dio vuole la salvezza anche per i pagani.


Parole frequenti sui media

 

Ceuta è una città autonoma
spagnola
 situata nel Nordafrica,
interamente circondata dal
Marocco, fatta eccezione per
il suo affaccio sul Mar Mediterraneo
vicino allo stretto di Gibilterra
.
Rappresenta una delle due uniche
enclavi europee (l'altra è Melilla) a
condividere un confine terrestre
con uno Stato africano.
exclave

Il termine indica una porzione di territorio di uno Stato che però è separata geograficamente dal resto del territorio nazionale, essendo circondata da territorio di uno o più altri Stati. Ceuta è uno degli esempi più noti, in quanto città spagnola situata sulla costa marocchina e separata dalla Penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra.

Ceuta è un'exclave situata sulla costa del Nordafrica, circondata dal territorio del Marocco e dal Mar Mediterraneo. Gode di un regime fiscale speciale ed è un porto franco. Pur non facendo parte dello spazio doganale comune europeo, è territorio della Spagna e dell'Unione Europea a tutti gli effetti.

sabato 1 agosto 2026

Il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

 

15) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.





= = = Ho la sensazione che da qualche tempo in giro
assistiamo alla fiducia nella forza, non nella forza del
bene che è la virtù, ma nella forza che conosce se stessa
e che vuole imporsi per il gusto primitivo del trionfo
esplicandosi come potere, fama, successo, ricchezza
e che vuole raggiungere questi obiettivi a qualunque 
costo. 

= = = Scriveva Beethoven: Raccomandate ai 
vostri figli di essere virtuosi; perché soltanto 
la virtù  può rendere felici, non certo il denaro. 
Parlo per esperienza. E’ stata la virtù 
che mi ha sostenuto nella sofferenza.

In Italia nascono sempre meno figli

 

Cause principali: 1) stipendi bassi,
costi alti per la vita quotidiana
 e difficoltà a trovare o mantenere
un lavoro stabile, 2) 
carenza di asili
nido e supporti concreti per la
famiglia e la maternità, 3) 
diminuisce drasticamente il
numero di donne in età riproduttiva
.




Nel 2025, lo scorso anno,  in Italia sono nati 355 mila bambini, un record negativo. 

Nel 1964, in Italia erano nati un milione di bambini. 

Nel 1995, 526 mila. 

Siamo ormai al «minimo storico» e stando agli esperti  dipende in parte dal fatto che i potenziali genitori sono sempre meno. Il tasso di fecondità italiano  è di 1,14 figli per donna, contro l'1,46 della Germania, per esempio, o l'1,61 della Francia. 



L'attuale governo parla quasi sempre di sostegno alla maternità, o al massimo alla famiglia. Ma il fatto che gli italiani facciano sempre meno figli è piuttosto un problema di tutta la società.

«Nel 2024 le donne che dichiaravano di voler avere figli nei tre anni successivi avrebbero voluto generare 760 mila nuovi nati l'anno; nel 2025 ne sono nati appena 355 mila, meno della metà. La nascita di un figlio aumenta concretamente il rischio di cadere in povertà. Secondo uno studio condotto tra il 2016 e il 2023, tra le donne che hanno dichiarato di volere certamente un figlio nei tre anni successivi al 2016, solo il 42,8% l'ha effettivamente avuto: alcune hanno ritardato la scelta rispetto a quanto dichiarato, altre hanno rinunciato al loro desiderio».


Il Bene comune?

Nella repubblica teorizzata da Platone
ciascun membro deve svolgere le mansioni
che gli competono, secondo le proprie
inclinazioni naturali, e ognuno deve agire
nell’interesse della collettività. Le regole
imposte alle varie classi sociali, che appaiono
 rigide e autoritarie ai nostri occhi, nella
prospettiva platonica sono funzionali a 
evitare il prevalere degli istinti egoistici e
individualistici
. Per questo motivo, in
particolare, ai governanti sono interdetti i
vincoli familiari e il possesso di beni materiali:
essi devono operare le proprie scelte
senza che gli affetti o gli interessi privati
possano interferire con la 
responsabilità e
la 
lealtà verso lo Stato. Platone è convinto,
infatti, che le principali cause di
degenerazione dei regimi politici risiedano 
nell’ambizione, nell’avidità e nell’arbitrio,
ossia nella tendenza dei governanti a
porre al primo posto il proprio tornaconto
rispetto al benessere dei cittadini.

 Politica, e non solo.

Il bene comune indica, secondo alcuni punti di vista, tutto ciò che è utile e necessario per il benessere di tutti i membri di una comunità, come l'acqua, l'ambiente e la salute. Non è proprietà privata né solo dello Stato, ma un valore condiviso che appartiene a tutti. Secondo alcuni? Si, nel contesto del relativismo tanti di noi vedono l’Idea del Bene, ma tantissimi altri di noi corrono il rischio di non vederla per nulla.

 A sentire le registrazioni conservate dei nostri nonni, dei nostri padri che parteciparono alle due guerre mondiali il bene, per loro, in più momenti della loro vita, fu legato alla vita fisica come la fame, il freddo, le epidemie, oppure alla vita sociale come il poter disporre dei diritti politici, o l’eguaglianza dei sessi e dei diritti socio/politici.

 Il vivere di noi esseri umani implica il percorrere una direzione, disporre di una prospettiva. Ai nostri giorni i mezzi di comunicazione nutrono la nostra energia e riescono persino a dargli direzione. E purtroppo la direzione prevalente e’ in direzione del consumismo, dell’intrattenimento che raramente conducono in direzione della comunione e della solidarietà umana.

 Su questa pagina, avvalendoci anche di certa letteratura, proveremo a cogliere una (o più) logica del mondo che tenta ad esplicare alcune ragioni del nostro essere qui. Inevitabilmente tocca a ciascuno di noi trovare il “valore” per cui alimentare la propria vita interiore sulla base di una propria visione, filosofia che giustifica la presenza nel mondo. 

venerdì 31 luglio 2026

Il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

 

14) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro oppositori.





= = = Fra noi uomini tutti vorremmo
essere i migliori, pochi fra noi puntano
ad essere semplicemente migliori.

 = = = Questa concezione della vita è

raffigurata al meglio dalla piramide,

al cui vertice ognuno anela a collocare

se stesso. 

 = = = Chi vuole essere il migliore possiede 

l’impostazione da sempre dominante, vuole

la supremazia per comandare, riceverne ubidienza

e ossequio, e così godere  della propria potenza.


Scriveva Spinozza: la ricerca degli onori e’ di grande impedimento giacché, per conseguirli, bisogna necessariamente prendere a modello  di vita i più, evitando ciò che tutti gli altri evitano e cercando cio’ che tutti cercano.


 

Le retribuzioni reali in Italia

Le cifre recenti dell'Ufficio
parlamentare di bilancio (UPB)
 
mostrano che 
tra il 1990 e il
2026 le retribuzioni reali lorde
dei dipendenti privati sono
scese del 6,6%, i salari dell'industria
 sono saliti del 16,5% e quelli
del terziario sono calati del 20,9%.




Ufficio parlamentare di bilancio (UPB)
Dal rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sulla grande depressione italiana dei salari, Gian Paolo Patta, ex segretario confederale della Cgil,  sconsolato dichiara: «Questo è il risultato di 36 anni di Seconda Repubblica».  

Vi  è, nell’osservazione di un vecchio autorevole e deluso esponente della sinistra sindacale, l’amara constatazione che le ragioni delle classi lavoratrici fossero meglio garantite nella Prima repubblica. 

È andata veramente così? Le cifre contenute nel rapporto dell’Upb sono purtroppo avvilenti:

=testimoniano da una parte il declino dell’economia italiana nel suo complesso che, crescendo meno delle altre, 

=l’impoverimento relativo di quei posti di lavoro nelle aziende troppo piccole per guadagnare competitività e accrescere il valore aggiunto. Oltre naturalmente al dilagare di forme precarie e sottopagate, in particolare nei servizi. Mentre le retribuzioni reali lorde medie a tempo pieno equivalente dei Paesi Ocse — l’organizzazione di Parigi che riunisce le maggiori economie del mondo — sono aumentate mediamente del 35 per cento tra il 1990 e il 2024, le nostre, uniche, sono addirittura diminuite dell’1,6 per cento.
 I dati Inps, che fotografano più in profondità le varie tipologie di impiego, anche a tempo parziale, sono addirittura peggiori. La caduta delle retribuzioni lorde reali nel settore privato, tra il 1990 e il 2026, è stata del 6,6 per cento. Nella fascia più modesta persino del 40,8 per cento. Il dieci per cento più povero lo è diventato ancora di più. Si è salvato solo il dieci per cento «più ricco». 

Non c’è dubbio che nella Prima repubblica le retribuzioni fossero difese meglio. Ma era un altro mondo, molto diverso da quello attuale. Vi era un potere negoziale dei sindacati e dei partiti maggiore anche per la concentrazione nell’industria della parte più rilevante della forza lavoro. C’era poi la scala mobile che da meccanismo protettivo verso l’inflazione si trasformò però — attraverso la spirale tra prezzi e salari — in un infernale trappola di rigidità. La competitività perduta veniva recuperata, in maniera via via sempre meno efficace, solo grazie alle svalutazioni competitive della lira. 

La globalizzazione ha visto la vittoria dei capitali, più liberi e dunque meno tassabili, rispetto al lavoro, meno libero e più tassabile. La flessibilità delle forme contrattuali ha aiutato le aziende e migliorato l’occupazione a danno dei livelli retributivi. Gli imprenditori si sono cullati troppo a lungo sul tema del costo del lavoro, preoccupandosi molto meno della sua qualità. Ora non trovano profili adeguati al necessario salto tecnologico.

Riflessioni di Economia e Storia economica (1)

 Sistemi economici da esplorare

L’euro (€) è la valuta ufficiale
di 21 Stati membri dell'Unione
europea
, gestita dalla Banca
Centrale Europea
(BCE). È
entrato in vigore il 1°
gennaio 1999 per i conti, 
e il 1° gennaio 2002 come
denaro in contanti.

= = = 
Sul blog puntiamo
nel voler sviluppare
analisi di lungo periodo
sui sistemi economici:
dal feudalesimo
nobiliare al latifondo,
dalla monocultura del
grano, al vino DOC,
dal servilismo
al clientelismo,
etc. etc.




 La circostanza di una moneta unica europea, con la persistenza sul vecchio continente di lingue diverse, storie diverse, intrecci di forze e debolezze diverse tra i paesi europei, ci induce a riflettere sulla “storia economica” del nostro Paese, l’Italia,  che deve, ai nostri giorni, confrontarsi con realtà molto dinamiche sul piano non solo continentale ma anche mondiale. 
 E però intendiamo iniziare la nostra narrazione da lontano, da molto lontano. Siamo certi comunque che dai lettori più affezionati la cosa potrà essere favorevolmente accolta.

 ====

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?

L’economia siciliana del primo e secondo millennio è sempre stata sostanzialmente basata sull’agricoltura, e in particolare sulla pastorizia in una fase iniziale e la monocultura del grano, successivamente, a cominciare dall’alba della modernità. Fino al settecento la voce principale di esportazione era, appunto, il grano seguito dal sale e poi dal settecento lo zolfo. Esportazioni che, più storici sottolineano, non venivano quasi mai curate dai siciliani. Quello del commercio e del mondo degli affari, stando alla totalità degli storici dei secoli passati non ha mai coinvolto gli operatori siciliani, che, invece, hanno, da sempre, mostrato spiccato interesse, anche al costo di sacrifici, per il possesso ed infine per la proprietà della terra. 

  Per un preciso periodo, sul blog, proveremo a tracciare l’assetto socio-economico e quello giuridico della “terra” avvalendoci del supporto di una vastissima bibliografia, di cui daremo conto ai lettori mano mano che di essa ci serviremo. La mappatura e la rilevazione storico-sociale del vivere agricolo (contadino) le faremo decorrere dall’affermarsi del feudalesimo, da prima quindi dell’arrivo degli arbereshe sui territori dell’Isola

 Dal contesto storico medievale, ancora prima -quindi- della vicenda umana di quegli immigrati del XV secolo (che arrivando in Sicilia intesero sottrarsi alla dominazione turco-ottomana), svilupperemo il procedere del regime giuridico feudale e poi, in successione, sottolineeremo l’affermarsi della lenta disgregazione feudale in parallelo ai demani; quel tutto che capiterà già all’alba della contemporaneità a favore della diffusione della proprietà privata. 

 Stiamo, sostanzialmente immaginando di passare in rassegna sul blog cinque secoli di Storia, di grande interesse, tutta incentrata sugli istituti giuridici, in ottica storica e sociale dei distinti periodi, dal feudalesimo, passando per il latifondismo e poi alla proprietà privata della terra. Intendiamo soffermarci  e riflettere su ciò che ogni epoca storica ha implicato sul vivere sociale e comunitario locale e, più estesamente, sul vivere siciliano.

 Si tratterà’, in buona sostanza, di fotografare e far rivivere  cinque/sei secoli di evoluzione socio-economica delle popolazioni dell’Isola, attraverso cui passare in rassegna i modelli comportamentali umani nella gestione della terra, che poi nel loro procedere portarono al superamento del feudalesimo prima e poi del latifondismo. Contiamo, in conclusione, di pervenire a quella che fu definita la Riforma agraria degli anni cinquanta del Novecento. 

   Concludendo, ci proponiamo in altri termini,  di tratteggiare il vivere locale, della comunità contessiota, dalla fondazione, in periodo feudale, alla ricostruzione post sisma 1968 che vede i giovani muniti di plurimi diplomi di laurea emigrare e la pubblica amministrazione assente o muta sulle problematiche che stanno dietro al calo demografico delle aree interne all’Isola.

  Altre informazioni guida contiamo di doverle al lettore via via che le trattazioni lo esigeranno. 

(Segue)