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“Opera aperta" è un celebre saggio di Umberto Eco pubblicato nel 1962, considerato una pietra miliare della semiotica e della teoria dell'arte contemporanea. Il testo introduce l'idea rivoluzionaria che l'opera d'arte moderna non sia un oggetto statico dal significato univoco, ma un processo in divenire che richiede la cooperazione attiva e interpretativa del fruitore per essere completato.
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L’Opera aperta"Molta della letteratura contemporanea è fondata sull'uso del simbolo come comunicazione dell'indefinito, aperta a reazioni e comprensioni sempre nuove.
Possiamo facilmente pensare all'opera di Kafka come ad un'opera "aperta" per eccellenza: processo, castello, attesa, condanna, malattia, metamorfosi, tortura non sono situazioni da intendersi nel loro significato letterale immediato.
Ma a differenza delle costruzioni allegoriche medievali, qui i soprasensi non sono dati in modo univoco, non sono garantiti da alcuna enciclopedia, non riposano su nessun ordine del mondo".
(U. Eco, Opera aperta, Milano 1962).
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Globalizzazione e regionalizzazione Si e’ conclusa relativamente di recente la marcia, avviata molti anni fa, verso il consolidamento dell'Europa (UE).
L’auspicio è che si unifichi effettivamente allargandosi oltre i confini tradizionali dell'Ovest, che comprenda, come desidera quel popolo, anche gli ucraini, magari per far fronte alla competizione economica con gli Stati Uniti e le altre grandi potenze orientali (Cina) che la globalizzazione rende concorrenti diretti perfino in casa nostra.
Non è nuovo il federalismo in Italia. Dunque le direttrici verso l'autonomia locale del potere possono, potranno, convivere con le esigenze della corrente globalizzazione.
Nei fatti stiamo vivendo in una sorta di altalena in cui da una parte c'è una forte spinta al decentramento, dall'altra una vigorosa tendenza alla concentrazione: analoga a quella che crea colossi economici multinazionali in cui annegano i poteri e le identità dei singoli Stati.
Vivremo una sorta di gara durissima, cominciata da anni fra regionalismi e contemporaneamente globalizzazione. Il millennio trascorso era iniziato nell'Europa medievale e latina e si è chiuso con l'Unione europea. E non è poco!!!
Naturalmente lo si sapeva: ci sarebbero stati confronti e scontri, facilitazioni e resistenze tra grande architettura narrativa e frammento, fra figuratività e informale, fra il cerchio e l'ordine quadro, fra scrittura grassa e scrittura magra, tra plurilinguismo dantesco e monolinguismo petrarchesco, fra narrare e descrivere, tra epica e quotidianità, tra realismo e fantastico, tra ordine e trasgressione, fra innovazione e rispetto della tradizione, fra progressisti e conservatori, fra riformisti e rivoluzionari e fra tutte le alternative nate dalla testa dell'uomo chissà quanti millenni fa.
Ripetizioni dunque, ma ci sarebbero state differenze. Nei secoli precedenti c'erano state varianti ma è nel Novecento che ci sarebbe stata la svolta radicale.
Per intanto nella nostra realtà di periferia abbiamo iniziato ad assistere al tracollo della plurimillenaria civiltà contadina a causa di questa grande novità strutturale che e’ l’Europa, e ne seguiranno tante all’insegna del progresso e al cambiamento dello stile di vita.
Si alternano, nascono e muoiono rapidamente in questo tempo tutte le invenzioni, ogni svolta, persino le strutture, che hanno fama di essere durature, se non perenni. "La novità seduce", diceva già Pope, e il Novecento l'ha presa come regola di vita. Si è parlato anche di "nuovismo" ma non senza ironia.
Una civiltà ora non dura più per un secolo e nemmeno Marinetti avrebbe sperato in un'età così veloce nel cambiare codici, strumenti e lingue. Relativismi pirandelliani? Possiamo essere felici anche noi italiani per avere inventato il futurismo e il pirandellismo che ora circolano nel mondo come connotati latentemente peculiari.
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L’osservazione sul terzo millennio, sull’Europa, sulla pace mondiale, sulla crescita umana costituirà monitoraggio frequente di questa pagina.