StatCounter

mercoledì 25 marzo 2026

La Repubblica fondata sul lavoro (4)

Il lavoro è un pilastro fondamentale
della Costituzione italiana del 1948,
posizionato non solo come attività economica, 
ma come strumento di realizzazione personale
e di coesione sociale.
Il riconoscimento del lavoro come 
base della Repubblica Italiana 
definisce l'identità del Paese e orienta 
le sue politiche.




Principi basilari sul lavoro 

Abbiamo già accennato ad alcuni articoli della nostra  carta Costituzionale (artt. 1, 4, 35) e secondo un piano che abbiamo predisposto per il blog, riteniamo di dover porgere attenzione ad altri articoli e norme legislativi, pure essi di rilievo costituzionale prima di passare ad una esposizione dell’assetto pratico ed operativo dell’essere “cittadini” inseriti in quello che definiremo il “mondo del lavoro”.

==Art. 36 della Costituzione. Contiene alcuni precetti basilari in ordine alla retribuzione che oltre che essere  sufficiente a soddisfare le esigenze del lavoratore e della sua famiglia, è tale da assicurare un’esistenza libera e dignitosa, deve pure risultare proporzionata  alla quantità e qualità del lavoro prestato. Questi elementi sono immediatamente precettivi: il lavoratore può chiedere al giudice che la sua retribuzione, ritenuta non rispondente ai ricordati parametri, venga con suo provvedimento adeguata. Il giudice, se lo ritiene necessario, oltre a rifarsi ai principi costituzionali può evocare eventuali norme di legge o i contratti collettivi di lavoro, anche se non riferibili a quel preciso rapporto di lavoro. In tale percorso e’ il meccanismo della giurisprudenza ad estendere l’applicazione del ccnl (che a stretto rigore dovrebbe regolare i rapporti  solo degli iscritti al sindacato, anche a soggetti diversi.

—La durata massima della giornata lavorativa deve essere fissata con legge;  il ccnl può eventualmente soltanto ridurre l’orario massimo fissato per legge;

—Il riposo settimanale e le ferie nel regime legislativo sono dichiarati diritti irrinunciabili del lavoratore.

—Tre sono le forme di riposo garantite ed irrinunciabili al fine di anzitutto tutelare  l’integrità psico-fisica del cittadino, la salvaguardia di spazi di tempo  disponibili fuori  del luogo di lavoro per consentire lo sviluppo della personalità e la partecipazione  alla vita sociale e familiare. L’Ordinamento regolamenta in materia di orario  1) quello giornaliero (non oltre otto ore), tenendo presente che i ccnl generalmente dettano orari più favorevoli che, come tali, prevalgono. 2) quello settimanale  e annuale (previsti anche dall’art. 2109 c.c.) garantiscono al lavoratore la possibilità di recuperare le energie psicofisiche, dopo una settimana o un anno di lavoro sia di partecipare alla vita familiare e sociale.

(Segue).

Alla ricerca delle radici

Nella Sicilia tra il XVI e il XIX 
secolo, le "terre" erano centri 
abitati feudali, spesso feudi 
baronali o principati, che
fungevano da fulcro
amministrativo 
ed economico
nel contesto del latifondo.
Caratterizzate dalla presenza
di un 
baglio o un castello,
queste località divennero nuclei
di nuovi insediamenti grazie
alla 
licentia populandi.

Prima degli arbereshe

Nella Sicilia feudale

Il termine latino casale corrispondente all'arabo rahl o manzil compare nella topografia dell’Isola nell'XI sec., ma è intorno al 1120 che si impone nella terminologia ufficiale latina, ancora in alternanza con vicum, per poi diventare di uso esclusivo verso il 1150, e almeno fino alla fine del XIII sec. designa in Sicilia un villaggio rurale aperto, privo di difese, appartenente al territorio di un castrum (cioè di un abitato fortificato e munito di castello: quello che verrà definito terra nella terminologia ufficiale del regno normanno-svevo). 


Il casale è caratterizzato, con rare eccezioni, da un rapporto di dipendenza giuridica, amministrativa e militare, e i suoi abitanti, che generalmente appartengono alle etnie sottomesse (greco-bizantina e musulmana), sono di norma donati insieme al casale stesso e alle relative terre. Riguardo alle dimensioni, il termine casale può indicare realtà molto diverse, estendendosi dal villaggio di una certa grandezza e articolazione, talora anche con edifici di culto (chiesa o moschea) e con strutture produttive (per esempio fornaci di ceramica e vetro) alla semplice azienda agricola a carattere familiare. 


Con un processo che intorno al 1350 può dirsi ormai concluso, e i cui caratteri costituiscono uno dei grandi problemi aperti dell'archeologia medievale siciliana, il popolamento rurale per casali tende a rarefarsi, e nel corso del XIV sec. può dirsi completamente scomparso: la popolazione vive ormai tutta raggruppata nelle terrae fortificate, e anche se il termine casale compare ancora in documenti del XIV sec., non corrisponde più ad un abitato, ma ad un tenimentum terrarum o feudo, cioè ad un territorio spopolato. 

(Segue)

Terra di Sicilia

 Il primo Parlamento della storia è stato istituito qui da Ruggero II nel 1130.

La dominazione araba in Sicilia
iniziata nell’827 con lo sbarco a
Mazara e conclusa nel 1091, ha
trasformato l’Isola in un fiorente
emirato, centro di scambi culturali
e agricoli nel Mediterraneo.

Sotto la dinastia Kalbita, Palermo
divenne una capitale prospera.
Hanno introdotto l’irrigazione,
Nuove colture (agrumi, 
cotone) e lasciato un’eredità 
indelebile nell’architettura,
nella lingua e nel cibo.












*  *  *

Cosa sappiamo noi contessioti del territorio oggi pertinente alla giurisdizione del nostro Comune prima che arrivassero gli arbereshe? Probabilmente poco e se qualcuno sa qualcosa non ci pare che ne abbia mai trattato pubblicamente.

 Qualcosa al blog e’ pervenuto da fuori, dall’area agrigentina, da un rilevante personaggio pubblico che ci ha comunicato che segue frequentemente il nostro diffondere “ informazioni, conoscenze, opinioni, passioni e contenuti editoriali in modo costante, dinamico e plurali”, e si tratta di documentazione di taglio storico-scientifico che ci proponiamo di sviscerare in termini articolati e sopratutto contestualizzati dall’epoca storica arabo/normanna e successiva. Era quello il tempo in cui il territorio di quest’area di Sicilia era strutturata, se possiamo dire “amministrativamente” o comunque territorialmente, in Jaride e in Divise.

I termini J
arida e Divise venivano  utilizzati infatti in contesti storici e toponomastici all’epoca della dominazione araba e poi normanna e si riferivano all'organizzazione del territorio e alla gestione amministrativa delle
terre (=sarebbero i centri abitati), appunto fin tanto che sull’Isola durarono, come sopra riportato,  le dominazioni  arabe prima e quelle normane dopo.

Il significato nel contesto 
arabo/siculo-medievale:
 ==Jarida (o Garida): Deriva dall'arabo jarīdah, che significa originariamente "foglia di palma", ma che nel contesto storico-amministrativo, specialmente nel periodo normanno in Sicilia, indica un registro, un elenco o un catasto. Più specificamente, le "jaride" erano elenchi dei beni, delle terre e dei villani (contadini) di pertinenza reale o signorile. La famosa "Jarida di Monreale" è il documento fondamentale per la toponomastica e l'organizzazione agraria della Sicilia arabo-normanna.
==Divise (o Divisa): Questo termine, pur italianizzato, deriva dalla latinizzazione del termine arabo raḥl o, più in generale, indica la delimitazione o la partizione del territorio. Spesso utilizzato nei documenti come "divisa" per definire i confini di un casale o di una proprietà rurale, corrispondendo talvolta a unità amministrative o insediamenti rurale.
Abbreviando
==Jarida = Registro/Catasto. Liste, registri o catasti dei contribuenti.
==Divise = Confini/Partizioni territoriali (spesso legate a raḥl).

  

martedì 24 marzo 2026

Cosa abbiamo da attenderci ? (2)

La democrazia prospera
principalmente nei paesi che
garantiscono libertà individuali,
Stato di diritto, partecipazione
attiva dei cittadini e trasparenza
 istituzionale.
Gli USA e la democrazia
Circola in questi giorni il 
V Rapporto del Dem Istitute dell’Università di Gotenborg sullo stato delle “democrazie” nel mondo. L’Italia non occupa un posto onorevole, e’ posta infatti al 37’ posto.

Il giudizio sull’America di Donald Trump è di quelli che definire impietoso è già apprezzabile. Per la prima volta nella loro Storia gli Stati Uniti non sono più considerati una «democrazia liberale» bensì una «democrazia elettorale» e sono scivolati dal ventesimo al cinquantunesimo posto nella classifica di 179 Paesi. Per raggiungere postazioni così indietro sul versante della tutela dei diritti e della divisione dei poteri, l’ungherese Orbàn ci ha messo quattro anni, gli USA di Trump molto meno.

Trump occupa posizioni più  o meno equivalenti a quelli del turco Erdogan, del serbo Vučić, dell’indiano Modi. In testa alla graduatoria stanno Danimarca, Svezia e Norvegia e l’Italia sta al trentasettesimo posto. Il declino nazionale è iniziato dal 2017, accelerato negli ultimi anni. Contribuiscono all’indebolimento dello stato di diritto, l’intolleranza verso la separazione dei poteri e verso la libera stampa.


Il Novecento (4)

L’attuale fase storica e politica che vede una sostanziale divaricazione nella visione del mondo nella parte “Occidentale”, fra Usa ed Europa, riteniamo di dover pubblicare per qualche tempo le riflessioni di Eric John Ernest Hobsbawm (Alessandria d'Egitto, 9 giugno 1917  Londra, 1º ottobre 2012). E’ stato uno storico e scrittore britannico, considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicato la sua vita agli studi sull'evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo

*   *   *

Eric HobsbawmConsiderato uno dei principali intellettuali del XX secolo.

Un secolo diverso

Un mondo diverso. Per tre motivi.

 

Primo... "E tuttavia il mondo alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno".

È infatti un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi.


In primo luogo, non è più un mondo eurocentrico.

=Il Novecento ha portato al declino e alla caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della “civiltà occidentale”.

=Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti  da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto (..). 

=Le industrie che erano sorte sul suolo europeo sono emigrate altrove. 

=I paesi che un tempo guardavano, al di là degli oceani, all'Europa oggi guardano altrove. (...).


 Proprio lo sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. ( ...)»


(Segue)


(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve).

C’era una volta il ceto medio

Ci fa sapere il CENSIS 

C'era una volta, negli anni '70, un ceto medio 

rampante e felice, effetto dell'ascensore sociale, 

che funzionava e moltiplicava le aspettative.

«Sentirsi ceto medio era il segnale della riuscita sociale». 

Ciò che il CENSIS non dice è’ che in quegli anni il Meridione

si svuotò’ delle sue migliori energie, l’emigrazione verso il

Nord Europa raggiunse dimensioni inimmaginabili.

Continua il CENSIS: L’ascensore sociale poi si fermò. 

«Gli italiani si sono adagiati nella loro agiatezza piccolo-borghese». 

È venuto meno persino il desiderio di una vita migliore. 

E la società molecolare adesso vive più di rancori che 

di aspettative, che crede meno al lavoro e allo studio come 

mezzi per emanciparsi dalla propria condizione sociale. 

E il ceto medio, impoverendosi, è diventato una trappola 

identitaria, non una orgogliosa appartenenza. 

===========Il 59° Rapporto Censis descrive un'Italia "bella ma stagnante", caratterizzata da un profondo inverno demografico, deindustrializzazione e un calo del potere d'acquisto delle famiglie (-6% in quindici anni). Il ceto medio è in difficoltà, con disuguaglianze in aumento e una crescente necessità di welfare familiare, spesso sostenuto dai nonni pensionati.

Il Censis evidenzia una tendenza al "tirare a campare", con la ricerca di piccoli piaceri e la necessità di adattarsi a un contesto socio-economico difficile.

lunedì 23 marzo 2026

Referendum sulla Giustizia: ha vinto il NO


Elly Schlein esulta 
dopo la vittoria del No


Dati nazionali

Il No ha vinto con il 53,6%
. L'affluenza  definitiva è stata al 58,9%.

 Secondo più giornali dei paesi europei la storia d'amore tra la leader dell'estrema destra Giorgia Meloni e il suo elettorato è, pare sia giunta al termine. La presidente del Consiglio ha subito la sua prima sconfitta elettorale in tre anni e mezzo. La vittoria del No, in una consultazione presentata come un voto a favore o contro il governo, è un segnale di declino senza precedenti in vista delle elezioni politiche del 2027.

 Stando alla stampa indipendente italiana Meloni (che ha dichiarato:  è inevitabilmente indebolita dall’esito del referendum, ma verosimilmente) e’ preparata in gran parte a questa sconfitta, mentre secondo altre fonti giornalistiche con legami con lo stesso centrodestra la vittoria del No riflette una più ampia insoddisfazione pubblica nei confronti del governo. Questo voto stando a più analisti non è semplicemente un voto sullo spirito e sulla portata del significato del referendum: è stato un voto di sfiducia al governo, un segnale reale di cui le componenti governative devono preoccuparsi.

 Per la segretaria del Pd Schlein: l’esito del voto referendario  è un messaggio a Meloni, che ora assieme alla sua maggioranza dovranno riflettere sull'esito del voto. 

Contessa Entellina contro il Centro-Destra

Risultati nel Comune di Contessa Entellina del Referendum Giustizia 2026

I risultati definitivi del Referendum costituzionale 2026 sulla Giustizia per il Comune di Contessa Entellina sono stati resi noti. Questi i dati: ha vinto il No con una percentuale del 64,21% rispetto al 35,79% dei Sì. L'affluenza locale definitiva è stata del 40,86%.

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (5)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

La transizione in Iran, dal regno
di Mohammad Reza Pahlavi
all’instaurazione del regime
degli Ayatollah nel 1979,
rappresenta uno dei 
cambiamenti geopolitici
più significativi del XX
secolo, trasformando il
paese da una monarchia 
filo-occidentale a una
teocrazia islamica.

Manifestanti anticomunisti iraniani 
nel 1954.  Al colpo di stato del 1953, 
che attribuì allo scià  
Reza Pahlavi 
un potere quasi assoluto, 
segui una feroce persecuzione dei 
militanti nazionalisti e di sinistra.




















Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro dell'immagine, iniziò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò a essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono con il nome di Reza Pahlavi. 

Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli Inglesi, e aboli l'obbligatorietà per le donne di usare il velo.

Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della Storia moderna dell’Iran:

1) 1906-1911 la rivoluzione costituzionale; 

2) 1962-1963 avvenne la cosiddetta “rivoluzione bianca” conseguente alle vaste iniziative politiche e sociali intraprese dallo scia’; 







3) 1978-1979 la rivoluzione islamica.

L’evoluzione della società iraniana attraversa le tre datazioni riportate e passa attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizione e modernismo, a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran. 

Sul blog contiamo di poter tratteggiare gli aspetti di evoluzione culturale e sociale attraversati dal Paese nel decenni precedenti e posteriori la rivoluzione islamica.
(Segue)

Parole frequenti sui media

 

Pasdaran, è un organo
militare istituito in Iran
dopo la rivoluzione
iraniana del 1979. È
uno dei tre componenti
delle forze armate dell'Iran



PaSDARAN

I Pasdaran (letteralmente «guardiani» in persiano) sono i membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), un’organizzazione militare e paramilitare d’élite fondata in Iran nel 1979 dopo la caduta dello Scià. Il loro compito principale è proteggere il sistema politico-teocratico della Repubblica Islamica da minacce interne ed esterne

Il Novecento (3)

Un secolo diverso

Ricorrendo a testi e/o memorie di personaggi qualificati, e’ intento del Blog tracciare nel lungo termine ampie panoramiche sulla realtà umana e culturale del Novecento.

*  *  *

Walter Pedullà è nato a Siderno
nel 1930 e ha studiato a Messina
con Giacomo Debenedetti con cui si è
laureato divenendone poi assistente
all’università di Roma. Alla Sapienza
ha insegnato Letteratura italiana
moderna e contemporanea fino
al 2005. Militante della sinistra
socialista ha scritto per decenni
sull’«Avanti!» e altri periodici. Già
consigliere di amministrazione, è
stato presidente della Rai fra il ’92 e
il ’93 e poi del Teatro di Roma. Ha
diretto per il Poligrafico dello Stato
la collana Cento libri per Mille anni e
condiretto con Nino Borsellino
per Rizzoli la Storia generale della
letteratura italiana (’99). 





Se il Novecento in Europa ha desiderato soprattutto essere nuovo, in che modo, in quale misura lo è stato, nel bene e nel male, questo secolo di cui si dice tutto il meglio e tutto il peggio? Il Novecento è stato il secolo del socialismo in politica, dell'avanguardia nelle arti, della fissione dell'atomo in fisica e della scissione dell'io in psicologia. Il secolo dello Stato sociale in economia, della libertà in politica, della priorità del linguaggio in letteratura, della psicanalisi nelle scienze umane e dei quanti nelle scienze fisiche. E il secolo dell'automobile, degli aerei, dei viaggi interplanetari, del telefono, del computer, dei trapianti di organi, delle fibre ottiche e del laser. Ed è stato il secolo del cinema, della radio, della TV, delle trasmissioni satellitari, dei videoregistratori e dei compact disc. Nonché il secolo in cui lo sport da gioco è diventato lavoro, spettacolo, industria, il più veloce ed efficace fattore di riscatto sociale per i popoli di colore.

E il secolo di una migrazione, mai vista nelle stesse dimensioni, di genti che si sono mosse dai paesi d'origine verso l'Occidente più ricco in cerca di lavoro e di un livello di vita meno miserabile. E il secolo della pluralità di culture cui dare uguali diritti nello scacchiere mondiale ed è stato il secolo in cui le donne hanno conquistato pari opportunità di crescita individuale e collettiva. Di questa duplice crescita possono vantarsi tutti gli uomini, ma nel Novecento si dà il caso sventurato che gli individui siano stati ridotti a numero di matricola nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, e che la civiltà delle masse non sia la società degli eguali sognata dalle utopie dell'Ottocento, padre nobile e indimenticabile del nostro secolo.


Il Novecento è stato il secolo nella cui seconda metà la vita umana si è allungata in media di dieci anni in Europa: dove lo sviluppo demografico è vicino a zero e dove i vecchi saranno presto più numerosi dei giovani. Su una Terra che non è stata mai così popolata siamo diventati tanti che potrebbe diventare difficile sfamare miliardi di individui che aumentano proprio perché ora finalmente soddisfano i loro bisogni elementari i popoli più poveri.

L'iniziativa politica di rivoluzionari e di riformisti da una parte ha distribuito più equamente la ricchezza e le scoperte della scienza dall'altra hanno moltiplicato tecnologicamente la produzione di derrate alimentari, non di rado adulterate in modo mortale. Di progresso scientifico — la sua cifra più vistosa - il Novecento talvolta ha rischiato di morire. Non sono solo i millenaristi a parlare di fine del mondo. L'Apocalisse ci minaccia ogni giorno con l'uso improprio dell'energia atomica. Senza la quale peraltro diventerebbe più povero e debole il pianeta.


Il Novecento è stato il secolo in cui il nuovo delle ideologie egalitarie e libertarie e il nuovo delle scienze sembrano capaci di creare quasi dal nulla quello che si desidera. Si è creduto di poter ottenere tutto, e anche subito: con la violenza rivoluzionaria (le teorie di Sorel conquistano gli intellettuali del primo Novecento) e alla massima velocità (il mito dei futuristi che amano l'automobile più della Vittoria di Samotracia). Velocità e violenza, cioè due forme, da cui nasceranno i contenuti di prima necessità. In altri termini la violenza accelera la rivoluzione che provocherà il salto strutturale da una società all'altra. Ecco: è la struttura la divinità maggiore di un secolo che ha avuto quasi sempre l'illusione di poter trasformare rapidamente in realtà i sogni e gli ideali nutriti di assoluto. Questa stessa struttura, superficiale quanto profonda, svuotando d'importanza i contenuti e la gradualità, ha alimentato posizioni radicali, cioè estremistiche.


Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).

domenica 22 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Saulo Paolo di Tarso, noto
poi come San Paolo, fu un
accanito persecutore dei
primi cristiani, approvando
la morte di santo Stefano e
imprigionando credenti.
Da zelante fariseo
considerava il Cristianesimo
una minaccia, finché una 
visione di Gesù sulla via
di Damasco lo converti’,
trasformandolo nel 
principale apostolo dei
gentili.






Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Ancora Gerusalemme 

Dal punto di vista compositivo, si nota l'intenzione di Luca di agganciare la figura di Paolo alla fase iniziale di formazione ed espansione della chiesa, quella che parte da Gerusalemme: i primi riferimenti a Paolo, ancora persecutore (7,58; 8,1.3), si intrecciano con la parte finale dell'episodio di Stefano e un po' lo scombinano; e inoltre il consenso di Paolo all'uccisione di Stefano viene collegato con la persecuzione contro Gerusalemme che produrra’ come effetto la dispersione dei cristiani in Giudea e Samaria (8,1).

L'episodio di Damasco (9,1 ss.) viene presentato tra la missione di Filippo in Samaria (c. 8) e quella di Pietro in Giudea (9,32 ss.) e in qualche modo interrompe la sequenza Samaria-Giudea. Gli effetti di incoerenza e di disordine che ne derivano sul piano cronologico e storico risultano proprio per questo tanto più significativi ed espressivi.

Le contraddizioni iniziali di Paolo (persecutore/apostolo) nascono da Gerusalemme e sono le stesse contraddizioni di Gerusalemme, città insieme fedele e infedele, chiusa in se stessa e insieme capace di esprimere forze di espansione universalistica. Le contraddizioni di Gerusalemme sono le contraddizioni dell'umanità. Ma la scelta di Paolo apre uno sbocco alla contraddizione. Si può notare che la duplicità di Gerusalemme si riflette perfino nella duplice denominazione che Luca usa, nel Vangelo e negli Atti: Hierousalèm, che è trascrizione del termine ebraico e Hierosòlyma, che segue la grafia ellenistica. Con la prima denominazione egli intende richiamarsi soprattutto alla città santa, luogo del compimento del disegno di Dio e dell'opera redentrice di Gesù; con la seconda allude alla città profana, ma anche alla città colpevole, che non ha accolto il suo Signore. La distinzione di significato delle due denominazioni risulta più chiara nel Vangelo, ma trapela anche negli Atti: si nota una preferenza per la forma ebraica nei cc. 1-15 e nella parte relativa al soggiorno di Paolo a Gerusalemme (20,16-25,3), mentre il nome greco è usato prevalentemente nei cc. 16-19 e 25-28. 

Si può notare che la duplicità di Gerusalemme si riflette perfino nella duplice denominazione che Luca usa, nel Vangelo e negli Atti: Hierousalèm, che è trascrizione del termine ebraico e Hierosòlyma, che segue la grafia ellenistica. Con la prima denominazione egli intende richiamarsi soprattutto alla città santa, luogo del compimento del disegno di Dio e dell'opera redentrice di Gesù; con la seconda allude alla città profana, ma anche alla città colpevole, che non ha accolto il suo Signore. La distinzione di significato delle due denominazioni risulta più chiara nel Vangelo, ma trapela anche negli Atti: si nota una preferenza per la forma ebraica nei cc. 1-15 e nella parte relativa al soggiorno di Paolo a Gerusalemme (20,16-25,3), mentre il nome greco è usato prevalentemente nei cc. 16-19 e 25-28.


= = = 

L’uomo è l’esperienza religiosa

Per quanto ne sappiamo,  l’essere umano sin dalle origini ha collettivamente coltivato l’esperienza religiosa. Sociologi, etnologi ed altri studiosi, compresi gli storici, asseriscono che l’uomo ha sempre coltivato una qualche tradizione religiosa, partendo da quelli che sono ancora oggi i grandi interrogativi sulla vita: perché il mondo? perché la vita? perché la morte?

Su questa pagina settimanale di contenuto riflessivo religioso, aggiungeremo delle riflessioni, pure esse settimanali, a sfondo antropologico, sociologico. Intendiamo riflettere sul fatto religioso in quanto tale: dall’identità religiosa alle diverse tradizioni religiose fino alla visione laica che oggi conquista spazio specialmente nella parte occidentale del pianeta.

Parole frequenti sui media


Distinzione netta sì o no
tra i ruoli di  giudice e
pubblico ministero (PM).
Oggi appartengono allo
stesso ordine giudiziario
referendum

Per il referendum sulla Giustizia si vota oggi, domenica, 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Gli scrutini inizieranno subito dopo la chiusura dei seggi. Sulla scheda sono riportati i 7 articoli della Costituzione che la riforma modifica: l’elettore traccia un segno sul Sì o sul No.

sabato 21 marzo 2026

Seggi referendari aperti.

 Domenica (dalle 7 alle 23) e lunedì (dalle 7 alle 15) seggi aperti per il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia approvata in via definitiva dal Senato nell'ottobre scorso.

• Per la sua natura di referendum confermativo, non è previsto un quorum.  L’esito sarà valido qualunque sia il numero degli elettori.

• La riforma punta ad introdurre la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e requirenti. Di conseguenza, nasceranno due Csm distinti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato.


. Novità prevista anche quella del sorteggio dei membri dei Csm e della creazione di un'Alta corte disciplinare per i procedimenti contro le toghe.