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sabato 29 agosto 2026

Parole frequenti sui media


La Coalizione dei Volenterosi
è sorta su iniziativa guidata
da Francia e Regno Unito. La 
Coalizione riunisce diversi
Paesi europei con l'obiettivo di
garantire una cooperazione
strutturata a lungo termine a
favore dell'Ucraina, sopperendo
ai momenti di incertezza
legati agli aiuti statunitensi.


volenterosi

La coalizione dei Volenterosi è nata il 17 febbraio 2025 a Parigi, su iniziativa del presidente francese Macron e dell’ex premier britannico Starmer. Riunisce 35 Paesi con l’obiettivo di fornire solide garanzie di sicurezza all’Ucraina e spingere alla difesa comune. Nel 2003 l’espressione Coalition of the Willing fu usata dal presidente Usa Bush per l’alleanza nata con lo scopo di abbattere il regime di Saddam in Iraq.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha il 24 agosto u.s. presentato i dettagli di un piano elaborato insieme a Stati Uniti ed UE. La proposta prevede un cessate il fuoco e la successiva creazione di una zona economica libera cuscinetto, con un arretramento delle truppe russa e ucraina sotto la supervisione di una terza parte amministratrice.

Chi è l’ignorante?

 

Chi si ritiene un tuttologo 
è una
persona che 
pretende
boriosamente di sapere
tutto
 e presume di poter parlare
con competenza di qualsiasi
argomento, vantando conoscenze
in ogni campo.
Il termine è un neologismo
nato con un'accezione 
ironica,
scherzosa o spregiativa.



Colui che si ritiene tuttologo

Non ci riferiamo all’ignoranza dell’uomo comune. Ci riferiamo all’ignoranza delle presunte élite, quell’ignoranza che in certe circostanze  esibiscono persone che vengono qualificate come appartenenti alle élite, alle classi dirigenti comunitarie e che frequentemente produce danni sociali. Ignoranza, in questo contesto, si intende l’assenza di conoscenze adeguate su un qualunque oggetto del vastissimo interesse pubblico unita all’infondata convinzione di possedere quelle conoscenze e se, per élite, in modo del tutto neutro, si intende l’insieme di coloro che occupano la cosa pubblica, di vertice, e persino posizioni nelle professioni che più influenzano il pubblico, allora qualcosa di interessante al riguardo si può forse osservare e sottolineare.

In una democrazia, tutti hanno il diritto di dire la loro su qualunque argomento di interesse pubblico. Ma da chi pretende, per la posizione che occupa, di influenzare l’opinione pubblica, è lecito attendersi sobrietà. Oltre che conoscenze adeguate su ciò di cui parla. È lecito attendersi che egli coltivi il dubbio, che sappia trasmettere a quelli che non dispongono degli strumenti culturali di cui egli dispone il senso della complessità dei problemi pubblici (di tutti i problemi pubblici). 

L’opinione pubblica ha diritto di non essere ingannata. La inganna chi pretende di venderle ricette semplici su cose complicatissime. C’è un modo infallibile per identificare l’ignorante (quale che sia il suo livello di istruzione o la posizione che occupa). È colui che non ha dubbi, non usa mai formule dubitative, esibisce solo certezze.

Lo Statuto dei Lavoratori (7)

Ancora sui

principi costituzionali

 Articolo 37 della Costituzione

L’art. 37 contiene i principi sulla parità di trattamento e retribuzione  tra uomo e donna che esplichino  le stesse mansioni lavorative, così  tra lavoratori adulti e minori. Inoltre, si afferma la necessità di permettere alla donna di svolgere, contemporaneamente all'attività lavorativa, quella di madre. Lo stesso articolo impone altresi che, con legge, si preveda il limite minimo d'età per il lavoro salariato (l. 17 ottobre 1967, n. 977). La norma si occupa di due categorie di lavoratori, donne e minori, che nel passato sono state particolarmente sfruttate. Anche qui i principi enunciati dalla norma costituzionale sono stati attuati da una serie di leggi. In particolare, per quanto concerne la donna va ricordata la l. 9 gennaio 1963, n. 7, che vieta i licenziamenti per causa di matrimonio. Analogo divieto circa il licenziamento è previsto anche dalla successiva I. 30 dicembre 1971, n. 1204, che tutela la lavoratrice madre. Questa legge prevede inoltre una tutela generale a favore della lavoratrice madre considerando sia la sua salute, per cui non può svolgere lavori pesanti, sia garantendo dei periodi di astensione dal lavoro obbligatori e facoltativi, per favorire la sua funzione di madre accanto al figtio.

Per quanto riguarda invece la tutela del minori, l'art. 37 Cost. enuncia tre distinti principi: la fissazione dI un'età minima, al di sotto della quale non si può accedere al mondo del lavoro: la tutela in generale del lavoro minorile e il principio di parità di retribuzione a parità di mansioni svolte.

Per quanto riguarda l'età, generalmente è fissata a 15 anni, ma è elevata a 16 o 18 per alcuni lavori pesanti, espressamente individuati dalla legge, ed è abbassata a 14 per il lavoro agricolo, domestico, per quello leggero non industriale e per particolari attività (si pensi allo spettacolo in cui spesso è necessaria la presenza di minori), compatibilmente con l'obbligo scolastico. Inoltre, la legge dispone, sempre in linea generale, che le condizioni ambientali in cui devono lavorare questi soggetti non possano né ledere né pregiudicare la loro crescita E necessario, poi, che prima dell'assunzione e durante il rapporto di lavoro i lavoratori minori siano sottoposti a visita medica per accertare che siano in grado di svolgere, senza alcun pregiudizio per la loro salute, l'attività lavorativa.

Altre disposizioni riguardano delle condizioni di particolare favore, rispetto agli altri lavoratori, in relazione all'orario, alle ferie, al divieto di lavoro notturno, ecc.

Per quel che concerne la parità di retribuzione, va ricordato che in applicazione di questo principio la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le disposizioni di quei contratti di lavoro che prevedevano che il periodo per maturare gli scatti di anzianità decorresse solo dal ventunesimo anno di età.

Pertanto, anche qualora il contratto collettivo continui a contenere disposizioni analoghe, queste non potranno essere applicate e di conseguenza, l'anzianità decorrerà sempre dal momento dell'assunzione, indipendentemente dall'età del lavoratore.

(Segue)

venerdì 28 agosto 2026

Report nel dopo Ranucci

 Novità Rai
Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi 
sono i nuovi conduttori di 
Report
su Rai Play
La Rai ha rimosso
ufficialmente Sigfrido Ranucci dalla
guida del programma il 28 agosto
2026
 tramite una nota stampa
. Il
licenziamento chiude settimane di
infuocate polemiche politiche e
mediatiche legate al "caso Lavitola"
e all'attentato subìto dal giornalista.

Sigfrido Ranucci non sarà più il conduttore di Report, il giornalista dovrà  passare la guida dopo nove anni dal passaggio di testimone con Milena Gabanelli. La decisione è stata comunicata dalla Rai con una nota nella quale vengono comunicati anche i nomi dei due sostituti: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi.

La Rai ha quindi scelto di puntare su una coppia di giornalisti investigativi formatisi internamente, entrambi vincitori di passate selezioni per professionisti.

Il gusto della riflessione (22)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. = 

 « le diseguaglianze sociali

sono artificiali »

 La distinzione fra Destra e Sinistra per la 

quale l’ideale dell’eguaglianza è sempre 

stato la stella polare, e’ nettissima.

   Basta spostare lo sguardo alla questione 

          sociale internazionale, per rendersi conto,

          che la sinistra non solo non ha compiuto

il proprio cammino ma lo ha appena cominciato.


Norberto Bobbio (Torino,
18 ottobre 1909 – Torino, 9
gennaio 2004) è stato uno
dei più autorevoli 
filosofi
del diritto, politologi e
intellettuali italiani
 del
Novecento. 
Nominato 
senatore a vita nel 1984 dal
Presidente Sandro Pertini,
Bobbio ha rappresentato una
figura centrale nel dibattito
culturale e politico del
secondo dopoguerra,
distinguendosi come un
pilastro del 
socialismo
liberale e della
difesa dei valori
democratici.



Nel celebre saggio Destra e sinistra (1994), il filosofo Norberto Bobbio sostiene che la distinzione tra destra e sinistra politica non è morta ma resta fondamentale. Il criterio principale per distinguerle è l’atteggiamento verso il concetto di uguaglianza: la sinistra è egualitaria, mentre la destra accetta o valorizza le disuguaglianze. 

La Sinistra considera le disuguaglianze sociali come qualcosa di artificiale e da rimuovere. Lotta per unire le persone e ridurre le differenze economiche e sociali. La Destra: Considera le disuguaglianze come naturali, inevitabili o persino giuste (dovute alle diverse capacità o meriti degli individui). Tende a preservare l'ordine sociale esistente.

Libertà e Autorità: Secondo Bobbio, la coppia libertà-autorità non serve a distinguere destra e sinistra, ma a dividere i moderati dagli estremisti. Esistono sia destre democratiche sia destre autoritarie (come il fascismo), così come sono esistite sinistre autoritarie (come il bolscevismo sovietico). La visione della società: La sinistra punta all'inclusione e al cambiamento progressista, mentre la destra privilegia la tradizione, la conservazione e la difesa di identità particolari (come la nazione o la religione).

In sintesi, per Bobbio i due termini conservano un senso preciso: la sinistra vuole rendere gli uomini più uguali, la destra ritiene che le differenze non vadano cancellate.

Nel saggio Destra e sinistra. Ragioni (1994), il filosofo Norberto Bobbio sostiene che la dicotomia tra destra e sinistra conservi piena validità. Il criterio fondamentale di distinzione non risiede nei metodi di governo, ma nel diverso atteggiamento ideale e pratico nei confronti del concetto di eguaglianza. 

La Sinistra: Attribuisce maggiore importanza a ciò che rende gli esseri umani uguali. Tende a promuovere politiche volte a rimuovere o ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche ritenute ingiuste. La Destra: Considera le diseguaglianze tra gli uomini come un dato ineliminabile, naturale o persino auspicabile per il merito e l'ordine sociale, senza avvertire la necessità di ridurla.

L'opposizione tra libertà e autoritarismo non serve a distinguere destra da sinistra, ma individua la posizione lungo la linea della democrazia. I moderati (sia a destra che a sinistra) accettano le regole della democrazia e la difesa delle libertà fondamentali. Gli estremisti (come i totalitarismi del Novecento, fascismo e comunismo bolscevico) rifiutano la democrazia e giustificano l'uso della violenza e dell'autoritarismo. Bobbio conclude che, nonostante i mutamenti storici e la tentazione di dichiarare superata questa opposizione, i termini destra e sinistra restano irriducibili l'uno all'altro. Il metro dell'eguaglianza rimane l'indicatore più affidabile per orientarsi nello spettro politico.

Parole frequenti sui media

 

La parola woke (forma
passata del verbo inglese 
wake, "svegliarsi")
indica la 
consapevolezza
e la sensibilità
verso le ingiustizie
sociali
, con particolare
riferimento a
discriminazioni razziali,
di genere, orientamento
sessuale e disabilità.


woke

Deriva dal verbo «to wake», svegliarsi, ha una lunga tradizione nella comunità afro-americana ed è un invito a non distogliere lo sguardo dalle ingiustizie sociali. Dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis nel 2020 e le proteste al grido di Black Lives Matter, il «woke» si diffonde a livello globale e, dalle comunità Lgbtqia+ alle altre minoranze, diventa la cultura delle giovani generazioni che lottano contro ogni forma di discriminazione: razziale, di genere, sessuale, economica, coloniale. Si estende al linguaggio e alle politiche di inclusione nei posti di lavoro e, tra i suoi punti fondanti, ci sono il principio per cui le forme di oppressione si rafforzano l’una con l’altra (intersezionalità), la critica delle strutture di potere e l’attivismo dal basso per riformarle.

Nato originariamente all'interno della comunità afroamericana, il termine ha vissuto una profonda evoluzione semantica, diventando oggi un concetto centrale e divisivo nel dibattito politico globale e italiano. Il termine "woke" ha perso quasi totalmente la sua originaria valenza puramente descrittiva ed è diventato un'arma retorica nel dibattito pubblico. Per i progressisti l'attitudine woke è ritenuta come un necessario percorso di inclusione, ascolto delle minoranze, intersezionalità e superamento dei privilegi storici. I conservatori utilizzano il termine in modo dispregiativo per stigmatizzare quello che considerano un moralismo dogmatico, un'iper-reattività culturale o una censura ideologica radicale in contesti accademici, aziendali e mediatici.

Cittadino consapevole (7)

 L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accelerato dei nostri tempi.

La moneta metallica nasce
in Asia Minore (Lidia) nel VII
secolo a.C.
 e arriva subito dopo
in Europa 
grazie alle colonie
greche
, che iniziano a coniare i
primi pezzi in argento e bronzo
per facilitare i commerci nel
mar Egeo e in Magna Grecia.
 
I Romani
: Inizialmente
usano pezzi di bronzo non
 lavorato pesati sulla
bilancia (
aes rude), poi
creano il denario
d'argento nel III secolo a.C.



==  == ==
L’invenzione della moneta (III)

 Gli schiavi erano, lungo il tempo entro cui stiamo svolgendo la narrazione che porterà all’affermazione della “moneta”, merce di scambio fra le più ambite. I mercanti si rifornivano in Africa e ovunque fossero disponibili: i  Bahnars dell'Indocina ne davano uno per 5 bufali, o per 7, a seconda delle sue capacità e del suo stato fisico, ma anche 7 pignatte bastavano a portarsi via un uomo in buona salute. Nella Grecia omerica - si legge nell'«Odissea» - Laerte diede 20 buoi per avere Euriclea, la fedele nutrice di Ulisse che lo riconobbe dopo vent'anni quando tornò a Itaca.

Nell'antica Irlanda una schiava valeva 3 mucche e uno schiavo 7 schiave. Ovunque il bene più diffuso per il baratto fu il bestiame, col quale si pagava qualsiasi cosa: il testo sacro dell'Avesta stabilì i compensi del medico che, a seconda della cura, andavano da un semplice pezzo di carne a un'asina da latte, o un bue, o 4 cavalli.

Ma onestà voleva che la parcella in natura fosse saldata solo se il paziente era guarito. Col bestiame si pagavano tasse e ammende che a Roma, per i diversi reati, potevano essere di due montoni o di 30 buoi. Anche gli atleti vincitori delle gare ricevevano in premio capi di bestiame. 


Greggi e armenti servivano a tutti, e in epoche in cui il libero pascolo abbondava, mantenerli costava quasi niente, per questo motivo ebbero largo impiego negli scambi tanto che, successivamente, nelle varie lingue la parola che indica il denaro prese la stessa radice della parola usata per il bestiame: in sanscrito «roupan significava gregge e rupia si chiamò la moneta. In latino, da «pecus», gregge, venne una serie di parole: pecunia, denaro; peculium, piccola somma data dal padre in amministrazione al figlio; il peculato, ossia il furto di armenti, è la parola poi passata a definire il reato del pubblico ufficiale che si appropria del denaro a lui affidato. La stessa parola «capitale» viene dai capi di bestiame che costituivano un investimento.


Il pagamento in bestiame fini per rivelarsi scomodissimo: era mal divisibile per i piccoli acquisti, occupava troppo spazio nelle navi mercantili e un'epidemia poteva distruggere quanto si era appena guadagnato. Quando si diffusero i metalli, essi divennero la nuova moneta: si trasportavano più facilmente, non si alteravano, erano necessari a tutti, avevano un valore stabile a seconda del peso ed erano divisibili anche in piccole quantità.

Circolavano a mattoni, a blocchi, in verghe, in polvere, sotto forma di vanghe, coltelli, foggiati ad anelli e bracciali; per i grossi affari si cedevano addirittura miniere.


(Segue)

giovedì 27 agosto 2026

Letteratura: Origini linguistiche (2)

L'importanza del concilio risiede
nel suo 
Canone XVII, nel quale i
vescovi constatarono che la
popolazione non comprendeva
più il latino classico usato
durante le funzioni religiose. Per
garantire la diffusione del
cristianesimo, il concilio stabilì
che l
a liturgia e la messa dovevano
rimanere in 
latino classico.
L'omelia (la predica) doveva
essere tradotta in 
lingua
rustica romana
 (i primi
volgari neolatini, antenati del
francese) o in 
lingua thiotisca 
(germanico/tedesco).
 Il Certificato di nascita del volgare: 

Il momento in cui si acquista una chiara ed esplicita coscienza dell'esistenza del volgare è segnato dal concilio di Tours dell'anno 813, nella cui diciassettesima deliberazione si legge:


Visum est unanimitati nostrae ut quilibet episcopus habeat ome-lias continentes necessarias ad-monitiones, quibus subiecti eru-diantur: id est de fide catholica, prout capere possint. ET UT EA-SDEM OMELIAS QUISQUE APERTE TRANSFERRE STU-DEAT IN RUSTICAM RO-MANAM LINGUAM AUT THIOTISCAM, QUO FACI-LIUS CUNCTI POSSINT IN-TELLIGERE QUAE DICUN-TUR.

[All'unanimità abbiamo deliberato che ciascun vescovo tenga omelie, contenenti le ammonizioni necessarie a istruire i sottoposti circa la fede cattolica, secondo la loro capacità di comprensione. E che si studi di tradurre comprensibilmente le medesime omelie nella lingua romana rustica o nella tedesca, affinché più facilmente tutti possano intendere quel che vien detto).


(Monumenta Germaniae Historica, Concilia, II, 286)

=. =. =


L’emergere dei volgari


Testo di Francesco Sabatini/

 (Pescocostanzo, 19 dicembre 1931) è un 

linguista, filologo e lessicografo italiano, 

presidente onorario dell'Accademia della Crusca.


Questo difficile e instabile rapporto tra parlato e scritto (che viene inquadrato nel moderno concetto della "diglossia") si risolse solo dopo alcuni secoli, nell'età carolingia: quando una decisa e consapevole "riforma" dell'organizzazione del sapere e delle istituzioni preposte all'istruzione portò a una restaurazione del latino scritto nelle forme classiche, da ricercare accuratamente nei testi classici.


Fu questo un aspetto essenziale della cosiddetta "rinascita carolingia" promossa dal monaco anglosassone Alcuino di York, grande consigliere culturale di Carlo Magno, e diffusa in tutta l'Europa attraverso la Schola palatina. Questa operazione fece compiere al latino scritto il passo decisivo verso la fissità e, potremmo dire, la "trascendenza'": da quell'epoca il latino fu decisamente sottratto al fluire del tempo, diventando una lingua inevitabilmente lontana dalle sollecitazioni della realtà quotidiana, e quindi morta alla comunicazione nelle situazioni concrete, ma nello stesso tempo adatta all'elaborazione e alla circolazione dell'alta cultura internazionale. Per contraccolpo maturò allora la coscienza della sostanziale autonomia della lingua parlata, a cui si dette decisamente il nome di "volgare", e si affermò anche la volontà di provvederla di una sua tradizione di scrittura e di renderla gradualmente degna di un uso colto.


Va precisato che l'esistenza di fatto di lingue volgari strutturalmente ormai separate dal latino, e anche una certa coscienza di questa distanza, risalgono certamente ben indietro rispetto alla svolta carolingia, come testimonia la lunga e consapevole pratica di una tradizione scritta di latino volgareggiante attestata tra il VI e l'VIII secolo. Il fatto nuovo è dato dall'intenzione di elevare tali lingue alla dignità della scrittura e dell'uso ufficiale, un evento che si colloca pienamente solo nel quadro di quella realtà etnica e politica nuova che fu l'Impero carolingio: in questo contesto sulle lingue figlie del latino agì da potente catalizzatore la coabitazione e la concorrenza con le più audaci e libere lingue germaniche.

Testimonianze inequivocabili di questo processo, realizzatosi più precocemente e decisamente in Francia, sono le deliberazioni del concilio di Tours, dell'813, nel quale si esortano i vescovi a "tradurre le omelie dal latino nella lingua romana rustica o nella tedesca", e la redazione dei solenni Giuramenti di Strasburgo, dell'842, scambiati tra Ludovico il Germanico, che giurò in romana lingua, e Carlo il Calvo, che giurò in teudisca. Anche il caso del graffito romano della catacomba di Commodilla, che anticipa forse di qualche decennio il più celebre testo di Strasburgo, si situa in un contesto direttamente investito dalle correnti culturali carolinge. Ma il cammino che doveva portare dai primi tentativi di fissare nella scrittura, per usi contingenti e settoriali, il volgare parlato delle singole aree, fino alla costruzione di lingue sovraregionali capaci di incarnare una vera e propria tradizione letteraria o addirittura di sostenere il peso di un intero sistema culturale, con la varia gamma delle sue espressioni, questo cammino fu lungo e laborioso. Nel caso italiano esso ha richiesto addirittura la serie di secoli che va dall'inizio del secolo IX all'inizio del XVIII: dopo l'opera poderosa e le energiche affermazioni di Dante, bisognò aspettare l'opera di Galileo e quella di Vico perché si verificasse il decisivo sfondamento della barriera che precludeva al volgare il campo dell'alta speculazione scientifica e filosofica.

(Segue)






La società degli uomini

La giustizia umana è passata
dalla vendetta privata e dalle
leggi del taglione dei primi
codici antichi
 ai sistemi di
diritti universali
. Questo
cammino ha trasformato la
regola del più forte in norme
scritte, per limitare il potere e
difendere la dignità di ogni
persona.

Dopo le tragedie del
Novecento, il mondo ha
creato carte
internazionali per
proteggere le persone
anche contro le leggi
ingiuste dei propri Stati.




 La giustizia? 

Ogni popolo, fin dalle comunità più antiche, ha sempre punito gli atti criminali che minano profondamente le basi della società. All'inizio fu solo una vendetta privata degli offesi contro chi li aveva danneggiati, ma in seguito, quando la vendetta divenne obbligatoria e nessuno poté più sottrarsi al proprio dovere, allora si trasformò in un fatto sociale.


E questo primo embrione di giustizia cominciò ad organizzarsi confondendosi magari con elementi religiosi: le azioni proibite erano «tabù» e infrangere un «tabù» equivaleva all'estromissione dalla comunità o alla morte. Anche se ampiamente applicata, la morte non era la sola pena riservata agli assassini. Cosi i congiunti delle vittime escogitavano punizioni alternative crudelmente raffinate: gli indiani Omaha d'America, per esempio, obbligavano il colpevole a espiare restando isolato, con le mani sui fianchi, il collo fisso in una sola direzione, nutrito di cibi freddi e coperto da un mantello per un periodo che poteva raggiungere i quattro anni.

La vittima doveva essere comunque vendicata, anche se la causa della sua morte era accidentale: così se l'individuo era caduto da un albero, se ne segava il tronco alle radici; se era stato sbranato da una belva, si organizzava una battuta di caccia per eliminare l'assassino.

Il diffusissimo tabù dell'incesto comportava pene che andavano dalle multe, all'esilio, alla morte; l'adulterio invece a volte poteva essere superato con una comune litigata, altre volte però comportava l'amputazione delle mani, lo sventramento, ripudi, sfregi, evirazioni dell'amante, ecc. Gli indiani Semang strappavano i capelli all'infedele e le staccavano il naso con un morso. I Batacchi divoravano sia incestuosi che adulteri. Nel Gabon la moglie traditrice era abbandonata su un formicaio finché gli insetti non l'avevano divorata.

Col tempo altre norme giuridiche divisero il reato in reato di tipo privato, soggetto alla vendetta personale, e reato di tipo sociale, punito dalle strutture statali che consideravano la trasgressione un sacrilegio contro gli dei.

A questo punto si apriva il fantasioso e cruento ventaglio delle punizioni.

Nell'antico Egitto i tribunali comminavano i lavori forzati nelle miniere, varie mutilazioni (una mano, la lingua, il naso, le orecchie), il rogo, la decapitazione; a volte il condannato veniva esposto infilzato a un palo.

Ma la pena più temuta era sicuramente quella di essere immerso vivo nel matron, ossia una soda corrosiva, oppure di essere imbalsamato vivo.


Ai personaggi di censo, di solito, venivano risparmiate simili sofferenze, se provvedevano a uccidersi da soli. Anche Sumeri e Babilonesi punivano molto crudelmente i loro criminali.

E quando vi era qualche dubbio si rimandava all'ordalia, al giudizio divino.

L'indiziato veniva gettato nell'Eufrate: se affogava aveva pagato per le sue colpe, se si salvava, gli dei avevano riconosciuto la sua innocenza.


«Occhio per occhio, dente per dente» diceva la Bibbia: la legge del taglione, ossia ripagare il criminale con lo stesso reato, fu a lungo e in molti paesi una forma di giustizia-vendetta. A Babilonia, se una casa mal costruita crollava sul proprietario, era condannato a morire chi l'aveva eretta. Ma se sotto le macerie rimaneva il figlio del proprietario, doveva soccombere il figlio del costruttore.

(Segue)