StatCounter

giovedì 2 aprile 2026

Avvenne il 2 Aprile

Il soggiorno siciliano di Goethe,
toccando Palermo, Agrigento,
Catania e Messina, è raccontato
come una "disposizione d'animo
eminentemente poetica" a
contatto con una natura magica.





  Sicilia nostra 

 1787 Il grande letterato tedesco Volfango Goethe arriva a Palermo, iniziando una visita dell’Isola che si protrarrà fino al 13 maggio, e che gli lascerà nell’animo un ricordo indimenticabile. Scrisse infatti “L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito”.

-  -  - 

Johann Wolfgang von Goethe visitò la Sicilia tra aprile e maggio del 1787, durante il suo 
Viaggio in Italia. L'esperienza, fondamentale per il suo percorso, lo incantò per la luce, la natura rigogliosa e l'arte classica, portandolo alla celebre affermazione: "L'Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna; è in Sicilia che si trova la chiave di tutto"


Non solo “la famiglia nel bosco”

 

Grande clamore i media mostrano per la vicenda della “famiglia nel bosco”. Danno la sensazione di avere scoperto una realtà sconosciuta agli italiani, specialmente ai meridionali. La realtà sociale e demografica dell’Italia invece ci dice che la metà degli italiani vivono in comunità medie o addirittura piccole (e come nel caso di Contessa Entellina, abbondantemente disabitate). Vivere nei piccoli centri, o in campagna a due/tre/quattro chilometri da un piccolo centro abitato non significa affatto che si intende vivere da eremiti o che si intende condurre esclusivamente una vita da contadini. E però nessuno alla RAI spiega che vivere nei piccoli centri rurali o in aperta campagna non riguarda poche decine di persone, ma milioni di italiani. Secondo l’ISTAT, nei comuni italiani fino a 5mila abitanti, i residenti nel 2024 erano il 16,4% della popolazione mentre in quelli medio-piccoli (dai 5mila ai 50mila abitanti) lo stesso anno si contava circa il 50% degli italiani. 

   Si tratta di zone montane, dalle Alpi agli Appennini e delle aree interne della Sicilia, ad aver registrato tra il 2019 e il 2023 un incremento significativo, di quasi 100mila nuovi abitanti, stando a quanto leggiamo sul Rapporto Montagne Italia 2025, realizzato da Uncem nell’ambito del Progetto ITALIAE. Ovviamente  in queste realtà tantissimi servizi, anche per incompetenza delle amministrazioni civiche, sono carenti o assenti, ma non significa che manchi la “civiltà” o la sensazione di vivere nel terzo millennio dell’era cristiana.

     Fra le ragioni per cui si preferisce la quiete rispetto al caos cittadino: «Ci sono tanti giovani che riprendono l’attività agroalimentare ma c’è anche chi vuole fuggire dal riscaldamento globale che nelle metropoli è sempre più evidente e insopportabile». C’è anche la possibilità, e risulta pure nella nostra Contessa Entellina,  di lavorare in smart working, grande vantaggio che rende possibile poter vivere in aree tranquille senza restare isolati dal mondo. Tutto questo è fattibile auspicando che esistano buone connessioni per il tele-lavoro anche in mezzo alle aree dove le amministrazioni civiche non sempre sono sensibili ai bisogni. 

   In una realtà come Contessa Entellina è ovvio che mancano tante infrastrutture e servizi adeguati. Da noi fatichiamo a vedere tanti servizi, come l’istruzione scolastica superiore e l’assistenza sanitaria specialistica. Su questo fronte la qualità della vita dipende strettamente dalla connessione stradale con i centri come Sciacca o Palermo o Corleone. E comunque la sostenibilità passa per la tecnologia. Vivere nella natura incontaminata non è fantascienza. Basta volerlo.

La guerra l’ha iniziata Trump… noi paghiamo il conto

 L’instabilità politica, la guerra, l’inflazione
L’escalation di conflitti nel
Golfo (2026) sta  provocando
un significativo aumento dei
prezzi energetici, con il
greggio e le bollette in 
forte crescita. Ne discendono
rincari significativi per il
sistema produttivo italiano,
con impatti diretti sui costi
dei carburanti.

 L’attuale situazione geo-politica mondiale, con la guerra intrapresa da Trump in Medio Oriente,  ci sta scombussolando, in quanto cittadini, nel confronto prezzi dei beni/redditi da pensione o da retribuzioni.

 Che i prezzi dei beni siano il risultato del libero incontro tra la domanda e l'offerta è spesso solo una favola che alcuni (non tutti) economisti amano raccontare. Un simile regime presupporrebbe un mercato perfettamente concorrenziale, una situazione, questa, che costituisce più spesso l'eccezione che non la regola sui mercati della gran parte dei beni.

  Sul blog non abbiamo mai condotto analisi sul funzionamento dei cosiddetti liberi mercati come vengono impartite all’Universita’. 

Alcune merci sono prodotte dallo Stato in regime di monopolio, altre dai privati sempre in regime di monopolio o oligopolio, per altre ancora vi sono accordi sui prezzi tra produttori, in molti casi i beni arrivano sul mercato attraverso un sistema distributivo ove vige la concorrenza imperfetta, a volte, infine, sono i consumatori di un determinato bene ad avere in mano il monopolio o l'oligopolio della domanda (che, in questo caso, si chiamano monopsonio e oligopsonio). I prezzi, di conseguenza, anziché essere il prodotto di una mano invisibile, sono l’espressione della volontà di pochi soggetti, interessati al proprio tornaconto assai più  che alla stabilità dei prezzi.


Soprattutto nelle fasi di forte inflazione, lo Stato si è posto, quindi, in Italia e altrove, l'obiettivo di esercitare un controllo sui prezzi, di impedirne crescite ingiustificate, molto superiori a quelle dei costi di produzione dei beni. Si è così via via venuto a formare anche nel nostro Paese un sistema articolato di regolazione dei prezzi.


Rifletteremo sulla scia di quanto sta capitando in seguito alla guerra del golfo.
(Segue)

mercoledì 1 aprile 2026

La politica italiana e la guerra in Iran

La crisi di Sigonella dell’Otto-
bre 1985 fu un grave scontro
diplomatico e militare tra 
Italia e USA, scaturito dal
dirottamento della nave
Achille Lauro da parte
di terroristi palestinesi. 
Il governo guidato da 
Bettino Craxi rivendicò la
sovranità italiana sulla
base siciliana, opponendosi
con le armi(Vam e
Carabinieri) alla Delta
Force americana, che voleva
prendere in custodia i
terroristi, protegendoli
fino all’arrivo delle 
autorità italiane.


 Nella giornata di ieri l'Italia ha impedito a due caccia armati americani diretti nelle zone di guerra, in Iran, di compiere una tappa tecnica nella base di Sigonella, in Sicilia. Lo Stato Maggiore italiano ha fatto sapere al Governo che «Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani. Il piano è stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo. 

  Alle prime verifiche si è capito che non si trattava di voli normali o logistici e quindi non compresi nel trattato con l’Italia. E’ stato immediatamente informato il ministro della Difesa Guido Grosseto, che a sua volta ha chiamato la premier Giorgia Meloni.
  Le regole secondo i media prevedono: «I caccia sono armati e probabilmente si dirigono in Medio Oriente. Secondo le regole non possono atterrare. Se volessero farlo, secondo una procedura precisa, dovrebbero prima consultare il governo italiano, che a sua volta dovrebbe coinvolgere il Parlamento. La telefonata di Crosetto alla premier dura pochi minuti, non c’è tempo per una valutazione politica, il profilo è in primo luogo giuridico e tecnico, ci sono delle violazioni palesi, non si può che rispondere di no.
Il Comando Usa e’ stato così informato che quegli aerei non possono atterrare a Sigonella.
Va notato che l’episodio è  ben diverso da quanto ha fin ora messo in campo  il governo di Pedro Sanchez in Spagna che, invece, ha negato ogni accesso al suo spazio aereo ai mezzi militari americani coinvolti nella guerra in Iran, anche da un punto di vista logistico (cioè per i rifornimenti, i trasporti o l’assistenza).

La Repubblica fondata sul lavoro (6)

 

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
(CCNL) è l’accordo tra sindacati e associazioni
datoriali che disciplina i rapporti lavorativi in
Italia per specifici settori. Definisce stipendi
minimi, ferie, orari, inquadramento e malattia,
garantendo tutele omogenee su tutto il
territorio nazionale.





Il Contratto collettivo del lavoro

È il contratto stipulato tra tra le associazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro; ha la finalità di predeterminare le condizioni generali  che sono applicate ai lavoratori  subordinati di un determinato settore nel contratto individuale di lavoro. Le condizioni generali contenute nei contratti collettivi di lavoro normalmente si riferiscono:

- all’ammontare della retribuzione  (stabiliscono un minimo retributivo);

- a ferie , congedi, qualifiche, mansioni etc. regolandone i principi fondamentali ;

- ai diritti ed obblighi  delle parti;

- ai provvedimenti disciplinari etc.

 I contratti collettivi nazionali di lavoro (in sigla CCNL) rappresenta la manifestazione del potere detenuto dalle associazioni sindacali sulla disciplina dei rapporti lavorativi.

  Può essere inquadrabile tra i contratti normativi e ha la fondamentale funzione di tutelare gli interessi delle singole categorie di lavoratori per i quali è stato stipulato.

= = = 

Avremo modo e tempo di intrattenerci sulla natura del contratto di lavoro e quale forma deve avere.

Voglia di capire


Questa pagina punterà settimanalmente sui continui interrogativi dell’umanità. Interrogativi su noi uomini all’interno dello scenario del mondo e nel confronto fra noi uomini. Proveremo a cogliere le stoltezze, quando piuttosto che accettare la realtà, tentiamo di contraffarla..

=. =. =

Da Socrate a Pascal, da Kant a tanti altri fino ai nostri giorni, tantissimi ingegni, si sono adoperati per trovare la “strada”, il percorso per cogliere la “verità “ sull’essere umano. 

 In ogni secolo, dai greci a quello  corrente, sono state trovate risposte e, però, accompagnate da mille interrogativi. 

 Quelle risposte che sembravano certezze hanno nel tempo, invece, quasi consolidato la certezza che, ormai, nulla sarebbe rimasto sicuro per sempre.

Albanesi di Sicilia: Leonardo Lala



Il contadino-poeta popolare 

arbresh NARDUCI

Ci viene segnalata per la pubblicazione la poesia del noto -nostro concittadino- Leonardo Lala, il contadino-poeta arberesh di Contessa Entellina.

   Gluha arbëreshë

 Isht një shërbesë                                                    

çë ngë mënd blihet,

ngë shitet

dhe ngë ndrohet.

Isht një sherbesë,

çë ka ruhet

si shumë e vlerëshme.

Ky trashgim shumë i paçmuarshëm

te prinderevet tonë,

isht gluha arbereshe.

Si ruan dritën e syut,

ashtu ka ruash gluhën tënde.

Flit te gluha jote,

perçe isht zoeja mëmës.

Duaje gluhën tënde

si sytë e balltëvet,

duaje gjindjen

çë flasën kete gluhe.


   La lingua albanese


C'è una cosa 

che non si può comprare, 

non si vende 

e non si cambia.

C'è una cosa 

che si deve difendere 

come preziosissima.

Questa eredità inestimabile 

dei nostri Padri

è la nostra lingua albanese.

Come difendi la luce dell'occhio, 

così devi difendere la tua lingua.

Parla nella tua lingua, 

perché è la voce della mamma.

Ama la tua lingua 

come gli occhi della fronte.

Ama il popolo 

che parla questa lingua.

martedì 31 marzo 2026

Gli ex dc si sono incontrati

 Un amarcord,

Nostalgici ottantenni 

Dario Franceschini ha riunito i già’
"ragazzi 
ribelli" della giovanile della
Democrazia 
Cristiana. 
L'incontro si è concentrato
sulla memoria 

storica, in particolare digitalizzando 
l'archivio della rivista "Nuova politica",
 con un approccio ispirato ai valori 
democratici cristiani.



 Erano circa duecento incanutiti di una storia di altri tempi, eredi di un passato che l’avvento del bipolarismo, della seconda repubblica, ha disperso in più direzioni, ma testimoni delle origini ovunque abbiano poi optato di collocarsi. Ieri la loro attuale appartenenza, quell’incontro (stando ai giornali) è parsa una reunion di traditi e traditori

Seduti ai tavoli hanno rivissuto la loro esperienza attraverso frammenti delle interviste televisive di Mixer, dove Giovanni Minoli ha intervistato quei già capi della balena bianca, pronti a tratteggiare da Ciriaco De Mita, ad Antonio Gava, da Giulio Andreotti, ad Arnaldo Forlani, un Amintore Fanfani che si riteneva il migliore in una scuderia di asini. Franco Marini sempre con la pipa, Mino Martinazzoli sempre preoccupato. Un amarcord. 

Mescolati nel salone c’era chi è stato qualcuno e chi vorrebbe diventare qualcosa, come Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli. Perché ci saranno le elezioni e poi la corsa al Quirinale. Dario Franceschini ha preso la parola, in quanto ideatore dell’evento, con Pier Ferdinando Casini al fianco, ed ha puntato nel non rinfacciarsi più l’accusa di tradimento per aver scelto di stare a destra o a sinistra: «Non saremo più la saliera della politica ma possiamo ancora essere il sale della politica».

Il Novecento (2)

Il Novecento, un secolo "diverso",
spesso definito dallo storico Eric
Hobsbawm
 come il "secolo breve"
.
 Questa definizione delimita il secolo
non sui 100 anni canonici, ma nel
periodo compreso tra l'inizio della
Prima Guerra Mondiale (1914) e la
caduta dell'Unione Sovietica (1991),
un arco temporale segnato da una
coerenza interna di eventi estremi,
rivoluzioni tecnologiche e
mutamenti sociali radicali.




Un secolo diverso

  Per gli storici e complessivamente per gli studiosi dell’uomo nelle varie sue discipline di studio, il Novecento è stato un mondo complessivamente diverso a quest’inizio del terzo millennio per più ragioni.  L’intero pianeta, l’intero mondo, alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno". 

  All’alba del terzo millennio ci ritroviamo con un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi. 

1) In primo luogo, il pianeta non è più un mondo eurocentrico. Il Novecento è stato il secolo del declino e per più  storici della caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della "civiltà occidentale".

2) Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto …. e il processo industriale che era sorto sul suolo europeo vede la gran parte delle grandi industrie tutte emigrate altrove. 

3) I paesi al di là degli oceani, che un tempo guardavano  all'Europa, oggi guardano altrove. .... Lo stesso sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. (...)»

Così: (E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano 1995).



Parole frequenti sui media

 

ANM 

L’Associazione nazionale magistrati è l’organizzazione che rappresenta i magistrati italiani. Tutela l’indipendenza della magistratura, promuove i valori costituzionali e interviene nel dibattito pubblico su giustizia e riforme. Vi sono iscritti circa il 90% dei magistrati italiani in quanto associazione sindacale dei magistrati italiani, fondata nel 1909 per tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Non è di fatto un partito politico, ma interviene nel dibattito sulle riforme della giustizia. È composta da diverse correnti interne con vari orientamenti.

Frasi di verità

Le parole ci servono 

Paul Valery,
 Sg
uardi sul mondo attuale
 (1871 – 1945), scrittore
 e poeta francese.

La politica fu in primo luogo l’arte di

impedire alla gente di immischiarsi in

ciò che la riguarda.

In un’epoca successiva si aggiunse

l’arte di costringerla a decidere su 

ciò che non capisce.

lunedì 30 marzo 2026

Politica economica e spopolamento

 Contro l’esodo/contro lo spopolamento

Contessa Entellina è un Comune dove la fascia giovanile è sostanzialmente assente. I giovani che raggiungono i sedici/diciotto anni vanno via, cercano istituzioni culturali-formative, posti di lavoro, contesti di vivacità socio-economica-produttiva per avviare una vita in linea allo stile del terzo millennio. A Contessa Entellina da alcuni decenni, da quando la “Politica” è sparita dal vivere locale, se non nella versione miope, quella diffusa in tutto l’entroterra siciliano, e’ palese che non esiste spazio per le giovani leve.

 Alla luce di questa triste situazione sociale e nel contesto delle frequenti variazioni degli assetti culturali da sviluppare sul blog, riteniamo possa essere utile avviare, nei ritmi periodici soliti, una pagina di “politica economica”, la disciplina che si studia in più facoltà universitarie, da Giurispudenza a Sociologia, da Economia a Scienze Politiche etc.

 Chissà se stimoleremo coscienze degli “addetti” in direzione delle azioni e degli interventi pubblici —attuabili da Stato, Regione e organismi pubblici e privati— finalizzati a incidere sul depresso sistema socio-economico in direzione del raggiungimento degli obiettivi specifici di crescita territoriale (che, ovviamente non siano influenzati dal siculo clientelismo!)

  Compito della Politica Economica è di correggere i malfunzionamenti del mercato e dove necessario delle trascuratezze locali, promuovendo, sia pure in tempi avvenire, crescita, occupazione e un'equa distribuzione del reddito. Fa male leggere sulle statistiche diffuse dall’Istat  che il reddito prevalente, nei comuni come Contessa Entellina, proviene dal sistema pensionistico. L’amico con cui abbiamo commentato i dati e’ uscito con una battuta che fa effettivamente male: tutta Contessa Entellina è un centro di ricovero per pensionati! 

 A noi non sta bene !

=. =. =

Compito della politica e’ di guidare l'economia territoriale verso equilibri desiderati di occupazione e crescita sociale, modificando lo status quo per correggere inefficienze di sistema e ridurre la disoccupazione.

Compito dei decisori pubblici è di utilizzare i vari strumenti di crescita di breve, medio o lungo periodo, adattandosi al contesto economico mutevole per garantirne la crescita, o quanto meno la stabilità, 

Curiosità sul nostro essere italiani

==Un paradosso, tutto italiano, è che di giovani ne abbiamo pochi, e quei pochi li spingiamo ad andarsene, ad emigrare. A sentire i tg ed i discorsi dei politici, che siano di destra o di sinistra,  bisognerebbe  fare di più per loro che sono il nostro futuro, e però, poi li penalizziamo su una delle libertà personali più importanti, quella politica.

 I giovani italiani  sono quelli che hanno meno diritti politici nell’Unione europea: In Austria, Belgio e Germania si può votare a 16 anni, in Grecia a 17. In quasi tutta Europa si viene eletti a 18 anni, da noi a 25 alla Camera e 40 al Senato.

==Altro paradosso italico: l'emigrazione dei laureati italiani, spesso definita "fuga dei cervelli", è un fenomeno in costante crescita che ha raggiunto livelli record negli ultimi anni. Secondo i dati più recenti, nel 2024 si è registrato un aumento del 38% degli espatriati italiani. Negli ultimi 10 anni, circa 97.000 laureati hanno lasciato l'Italia. Il fenomeno fornisce questi ulteriori dati: il Mezzogiorno è l'area più colpita (315.000 laureati in 23 anni), anche se si registra ora una fuga record anche dal Nord Italia, in particolare dalla Lombardia. I laureati italiani si dirigono prevalentemente verso paesi con economie avanzate che offrono migliori prospettive di carriera:

Frasi di verità

 Le parole ci servono

   
Non esiste essere umano che di essa, della morte, non abbia la massima avversione (paura). E’ giusto che sia così; l’autocoscienza che essa sia il massimo nemico e’ il tesoro che ci fa dire che siamo “esseri umani”.

 Di noi esseri umani solamente i filosofi hanno provato a cercare medicinali, cure, contro la ferita che infligge quella paura. Se la medicina ed i medici si occupano della cura del nostro corpo, per Epicuro la medicina della nostra anima è da individuare nella filosofia, il cui scopo e’ quello di alleviare l’animo umano. 

domenica 29 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere

 Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

L'arresto di San Paolo nel Tempio
 di 
Gerusalemme (Atti 21) segna
una svolta 
drammatica,
trasformando  la sua missione 
da predicatore itinerante a
testimone in catene. 
Accusato
falsamente di aver introdotto 
pagani nel luogo santo, fu
salvato 
dai romani da una
folla inferocita, 
trasformando
il Tempio nel luogo  della sua
passione e testimonianza.





Il tempio. Forse è possibile ed interessante cogliere un significato non puramente da cronaca nelle indicazioni dei luoghi particolari in cui si svolgono le azioni dei personaggi che si incontrano leggendo gli “Atti degli Apostoli”: tempio, sinagoga, casa, strada, ecc.

Va colta innanzitutto l'importanza attribuita al tempio in tutta la prima parte degli Atti, quella  ambientata a Gerusalemme (cc. 2-5), così come nell'ultima parte (cc. 21-26). Il termine Jerovn, "tempio", compare 23 volte negli Atti, e quasi esclusivamente in queste due sezioni.

Gesù, quando era giunto a Gerusalemme per subirvi le vicende culminanti della sua missione (passione, morte, risurrezione), come prima cosa entra nel tempio e ne scaccia i mercanti, denunciando le condizioni in cui il tempio era stato trasformato ('spelonca di ladri"), in contrasto con quello che avrebbe dovuto essere: "casa di preghiera" (Lc 19,45). In seguito aveva fatto del tempio il luogo quotidiano del suo insegnamento pubblico e dei suoi dibattiti con le autorità religose giudaiche, finché ne aveva predetto la completa distruzione (Lc 21,6). Al momento della morte, il velo del tempio si era squarciato (23,45), a significare (così spiegano gli interpreti) la fine di una concezione esclusivista del culto nel tempio.

Alla fine del Vangelo gli apostoli "stavano sempre nel tempio lodando Dio" (Lc 24,53): il tempio non aveva esaurito la sua funzione, ma era ritornato ad essere quello che Dio voleva: casa di preghiera. A questa conclusione si riaggancia anche la prima sezione degli Atti, dove la comunità si raduna nel tempio ogni giorno per la preghiera (2,46; 3,1), e in particolare si ritrova nel portico di Salomone (5,12). 

 Dopo la miracolosa liberazione dal carcere, gli apostoli vengono espressamente mandati dall'angelo a predicare nel tempio (5,20.21.25). Il carattere abituale di questo comportamento è indicato dai due sommari di 2,46: "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio", e 5,42: "E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annuncio che Gesù è il Cristo".

L'episodio dello storpio (c. 3) acquista un valore emblematico: escluso dal tempio perché menomato, viene riammesso dopo la guarigione. L'ingresso nel tempio rappresenta la reintegrazione completa nel popolo eletto e nel rapporto pieno con la divinità. Parlando in questa occasione nel tempio, Pietro lancia il suo appello al popolo giudaico perché, senza rinnegare le proprie tradizioni, ma portandole a compimento, accolga la salvezza che viene da Gesù.


Anche san Paolo, alla fine della sua missione, si reca a Gerusalemme, e qui esprime ossequio verso il tempio: accetta senza discutere la proposta di San Giacomo di compiere un rito di purificazione nel tempio per dimostrare che non intende rompere con la legge di Mosè (21,26). Rievocando gli eventi della propria conversione, ricorda che, proprio mentre pregava nel tempio, aveva avuto una visione di Gesù e il mandato di andare a predicare ai pagani (22,17-21). Questo particolare, nuovo rispetto alla versione precedente dell'episodio (c. 9), è significativo della volontà di san Paolo di manifestare il suo rispetto per il tempio.

E però la sua presenza nel tempio suscita scandalo nei giudei osservanti, viene sentita come una profanazione, anche se in base a un equivoco, la gente afferma che Paolo predica contro il tempio e che vi ha introdotto dei pagani (21,27-30). Paolo si difenderà dall'accusa di aver profanato il tempio (24,12.17-18). Sta di fatto che lo trascinano fuori dal tempio e chiudono le porte. Si avverte un contrasto rispetto all'episodio dello storpio, che, prima escluso, viene fatto entrare nel tempio (3,8), mentre Paolo viene chiuso fuori (21,30).


(Segue) 

= = =

La sociologia. La religione permea sin dall’inizio la vicenda storica umana. Sin dalle prime lezioni di Storia dell’umanità, dall’alba delle prime civiltà, dagli antichi greci (Iliade, Odissea) egizi, babilonesi apprendiamo che mai sono esistiti gruppi, comunità che non avvertivano l’esigenza di coltivare una qualche forma di percorso del tempo secondo una tradizione religiosa. All’origine di questi percorsi e di queste motivazioni -ovunque- e’ sempre stato il voler cogliere, capire perché ci siamo qui? Chi siamo? Quale è il fine per cui siamo e poi cessiamo? 

Non v’è dubbio che di risposte, ciascuna religione, ne possiede una; è però (forse) alla base c’è una esigenza universale  dell’essere umano di individuare, di darsi, in quanto comunita’, un riferimento proprio-collettivo frutto del contesto socio-storico-culturale entro cui insiste.

Su questa pagina domenicale, dedicata da sempre  al riferimento “cristiano”, (in appendice), riporteremo brevi riflessioni, fra lo storico ed il sociologico della realtà religiosa in quanto tale, che -ovunque- caratterizza gran parte della umanità, dall’inizio storico ad oggi.

= = = 




Parole frequenti sui media


articolo 138

È l’articolo della Carta costituzionale che stabilisce la procedura per la revisione e le leggi costituzionali. Se una legge non viene approvata a maggioranza di due terzi delle due Camere, può essere sottoposta a referendum popolare. La richiesta di consultazione popolare può essere avanzata da un quinto dei membri di una Camera (40 senatori, 80 deputati), da 500 mila elettori o da 5 Consigli regionali.


sabato 28 marzo 2026

Frasi di verità

*Le parole ci servono:

Per scoprire e parlare dell’esistenza,

del nostro vivere su questo pianeta.

-Dobbiamo perciò sviluppare il pensiero critico,

-dobbiamo porci domande fondamentali,

-e dobbiamo ragionare con rigore. 

Dobbiamo veicolare concetti, che possono 

diventare teorie se riusciamo a bene

argomentarle e difenderle dalle confutazioni, grazie alle parole.