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domenica 23 agosto 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Il rapporto tra Roma e
Bisanzio
 rappresenta la
continuità e la
trasformazione
dell'Impero Romano
.
Nel 330 d.C. l'imperatore
Costantino spostò la capitale
Bisanzio, fondandola
"Nuova Roma"
(Costantinopoli).
 Questo diede vita all'Impero
Romano d'Oriente, i cui
abitanti continuavano
a considerarsi veri Romani
 (
Romei).
I bizantini non si definivano
tali; usavano il nome 
Rhomaioi (Romani) per
indicare la loro eredità
politica e giuridica.
L'Impero d'Oriente
sopravvisse per oltre
un millennio alla caduta
di Roma del 476 d.C.,
cadendo infine nel 1453.


Roma/Bisanzio

Quando nel 324 l’Imperatore Costantino decise di trasferire la capitale dell’Impero a Costantinopoli pose, a sua insaputa, le basi di numerose controversie che, con il passare del tempo, si sarebbero trasformate in un conflitto permanente tra la Chiesa di Roma e le Chiese d'oriente. 

Dopo aver  raggiunto la prosperità, Costantinopoli si sentì promossa, come la prima Roma, a un grande destino universale: si vantò di essere diventata la sede di una Chiesa che rifulgeva nei suoi riti e che fioriva di uomini, santi e dottrine, eclissando con la sua espansione quella che a Roma conservava le tombe di Pietro e Paolo, mentre il decadente impero latino sarebbe crollato sotto gli assalti dei Barbari.

Anche se fondate sulla stessa fede, definita dai sette grandi Concili ecumenici, Roma e Bisanzio non avrebbero tardato, fin dal VI e VII secolo, a diventare a poco a poco estranee l'una all'altra per poi finire per separarsi del tutto. 

Si è trattato del frutto di un processo lungo e complesso dove si mescolano divergenze culturali (la civiltà « greco-romana» si scinde tra la sua componente latina e quella ellenica), eventi storici (dominio dei Franchi a ovest, espansione dell'islam a est), rivalità geopolitiche (il sacro Impero romano-germanico contro l'antico Impero romano-bizantino), controversie dottrinali (la famosa questione del filioque, l'esistenza di preti sposati in Oriente) e conflitti ecclesiologici (monarchia papale contro la conciliarità).

Da una parte e dall'altra l'orgoglio, il disprezzo, l'ignoranza, le incomprensioni, la sufficienza, le provocazioni e l'intransigenza, se non addirittura il fanatismo, finiranno per esacerbare le differenze e i contrasti, trasformandoli in ostilità. 

Il risultato sarà, nel 1054, lo scisma tra Roma e Bisanzio: una scissione che verrà suggellata nel 1204 dal sacco di Costantinopoli durante la sesta crociata. 


Nel 1453, minata da controversie intestine secolari, Bisanzio soccomberà all'assalto dei Turchi e vivrà da allora per molti secoli sotto il giogo ottomano.

Tuttavia, nel giorno in cui il fulgore dei ceri cessò di far scintillare gli ori della basilica di Santa Sofia, la fiaccola della fede ortodossa era già passata nelle mani della ”Santa Russia”, il cui nascente impero punto’ ad immaginarsi come la terza Roma.

(Segue)

====

San Paolo non è un camerata 

«San Paolo non è un camerata. E le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico». 


Undici sacerdoti contro Roberto Vannacci. Undici sacerdoti, rappresentanti della Fondazione Interesse Uomo, che opera tra Basilicata e Sicilia, scrivono una lettera al leader di Futuro nazionale. Vannacci aveva citato la Norvegia come possibile modello per l’Italia: «Ha deciso di non dare i sussidi prima dei 5 anni di permanenza». Poi ha aggiunto: «Cito il camerata San Paolo, “Chi non lavora, neppure mangi”». 


Una citazione che ha suscitato nei sacerdoti «profondo dissenso e sconcerto: associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più nel programma di una fazione politica, è una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede». 


La frase, dicono i sacerdoti, è stata «totalmente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d’esclusione sociale. San Paolo non invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso». Il richiamo è al rispetto: «Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale». In chiusura anche un consiglio al generale, citando ancora San Paolo: «Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri».

Parole frequenti sui media


La 47ª edizione del Meeting
per l'amicizia fra i popoli
 si
tiene alla 
Fiera di Rimini dal 21
al 26 agosto 2026
. Il tema centrale
di quest'anno è 
«L'amor che move
il sole e l'altre stelle»
, celebre
verso finale del Paradiso della 
Divina Commedia di Dante
Alighieri.

Il dibattito istituzionale: Presenti
i massimi esponenti della politica e
della società; il Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella ha
aperto l'evento con un messaggio
contro l'odio.





meeting

Il Meeting di Rimini è la kermesse annuale organizzata dalla Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli di Comunione e liberazione, la comunità fondata da don Giussani: propone una riflessione su temi religiosi, culturali, politici e artistici con dibattiti, incontri e mostre. 

La prima edizione fu nel 1980, con il titolo «La pace e i diritti dell’uomo»: diede spazio alla situazione nell’Urss e ospitò alcuni dissidenti russi. La 47esima edizione è iniziata venerdì e si concluderà mercoledì: il titolo di quest’anno è «L’amor che move il sole e l’altre stelle», dall’ultimo verso della Divina Commedia di Dante.

Alla manifestazione di quest’anno partecipano circa 500 relatori provenienti dal mondo istituzionale, religioso e culturale, tra cui ben 13 ministri del governo e 5 cardinali.

sabato 22 agosto 2026

Contessa Entellina, per noi è sempre “Hora”

Contessa Entellina
in lingua arbëreshe,
 
Hora e Kuntisës (o 
semplicemente 
Horë, che 
significa il paese o la città). 
Fondata nel XV secolo, è 
una storica comunità 
arbëreshe in Sicilia di 
rito greco-bizantino.




Pagine di Storia, memorie e curiosità 


Ricordo alcuni anni fa di avere avuto sul blog un pubblico confronto, con quello che era l’ultimo dei monaci  basiliani che permaneva al Monastero Basiliano SS. Salvatoresituato sulla sommità della collina Sklizza a Piana degli Albanesi. Si tratta del complesso monumentale, edificato nella prima metà degli anni '50 dai monaci basiliani dell'Abbazia di Grottaferrata, caratterizzato fra altro da una chiesa in stile neo-bizantino con rivestimenti in mattoni e marmi locali. 

 Su una pagina del blog, riferendomi al paese di Contessa Entellina, avevo usato il termine arbereshe “Hora”, parola che noi tutti contessioti usiamo per riferirci al nostro centro abitato, da sempre. La tesi del monaco basiliano era che quell’appellativo, “Hora”, competeva solamente a Piana degli Albanesi. Il confronto e le argomentazioni durarono per più giorni: ognuno rimase comunque sulle proprie convinzioni.

= = =

 Quel confronto, comunque interessante per i temi che vennero svolti, mi e’ tornato in memoria nel confronto con due amici che si propongono, ed insieme ci proponiamo, di dedicare alcune pagine del blog alla nostra Contessa Entellina, quella di oggi, quella delle strade deserte, delle aule con pochi alunni, dei giovani che conseguono un titolo di studio e poi, tutti, proprio tutti, emigrano.

 Si, …  ci proponiamo di discutere dell’immenso patrimonio edilizio post-terremoto,  nella stragrande maggioranza dei casi, disabitato. 

 Le tematiche saranno comunque tante e varie, tutte, riteniamo, culturalmente e socialmente interessanti. Oltre agli inevitabili temi a sfondo socio-economici, l’amico architetto, tratterà del “vivere la casa” e del “vivere il territorio”, due situazioni che si possono combinare e condizionarsi reciprocamente.

 Come sempre, chi vuole potrà dire il proprio pensiero.


 

  

La Sicilia, terra dei contrari?

Giuseppe Carlo Marino è nato nel
capoluogo siciliano, si trasferì a
Firenze e nel 1962 conseguì la
laurea in Scienze politiche. Il
grande amore per la Sicilia
lo portò ad elaborare la tesi
Sinistra siciliana dopo
il Risorgimento ed ebbe
anche una menzione
dell'Istituto Cesare Alfieri.
Marino, a Firenze, conobbe
Giorgio La Pira, Mario Luzi e
Nicola Pistelli e nel 1970 tornò
a Palermo, divenendo assistente
di Storia del Risorgimento
all'università di Palermo e poco
dopo professore incaricato di
Storia moderna.
Nel 2001, poi, la cattedra
di Storia contemporanea.




Dinamiche di potere da leggere

superando antichi stereotipi culturali.

 La Sicilia è una terra di contrari e di profondi contrasti, una definizione che riflette perfettamente la sua natura geografica, culturale e sociale, tanto da spingere grandi scrittori come Luigi Pirandello a definirla non un'isola, ma un vero e proprio "paradosso". Questa terra, la nostra terra, unisce elementi opposti in un equilibrio unico, dove la bellezza mozzafiato convive costantemente con enormi contraddizioni.

Giuseppe Carlo Marino (1939-2024), e’ stato un noto storico ed emerito dell'Università di Palermo che ha ampiamente analizzato la Sicilia descrivendola come una struttura storica basata su profonde contraddizioni sociali, politiche e culturali. E’ stato un pioniere nello studio della mafia intesa non come semplice criminalità comune, ma come un blocco di potere organico ed economico cresciuto in parallelo e in contrasto con le istituzioni ufficiali. Nei suoi numerosi saggi (come L'ideologia sicilianista del 1972), ha smontato il mito della Sicilia "vittima passiva" della storia, evidenziando come le classi dirigenti locali abbiano frequentemente cavalcato l'orgoglio isolano per difendere i propri privilegi conservatori contro la modernizzazione. Ha anche raccontato la coesistenza paradossale di spinte progressiste radicali (le lotte contadine del secondo dopo-guerra e i movimenti sindacali) e le resistenze feudali, sfociate in quella che ha definito la drammatica catena della "La Sicilia delle stragi“.

Temi chiave della sua ricerca:

== La Mafia come sistema di potere: rifiuto dell'idea di mafia come semplice "criminalità comune" o fenomeno folcloristico, interpretandola invece come classe dirigente consociativa.

== Storia delle vittime: focus storiografico sulle masse popolari, sui lavoratori e sui servitori dello Stato che hanno pagato il prezzo del sangue nella terra delle stragi.

== Uso pubblico della storia: impegno costante nella divulgazione e nel movimento antimafia culturale, collaborando anche con la RAI.

- - -

La Sicilia, terra dei contrari, intendiamo di tanto in tanto leggerla col bagaglio culturale di tanti autorevoli scrittori, siciliani e non, del fenomeno della Mafia. Intendiamo -ovviamente- esplorare il pensiero del prof. Anton Blok che sulla vicenda storica latifondistica locale di Contessa Entellina  (e non solo)  ha dedicato una opera diffusa in tutti i paesi dell’emisfero occidentale. Iniziamo intanto conoscendo il profilo culturale del prof. Giuseppe Carlo Marino, storico dell’Università di Palermo.


Parole frequenti sui media

 

Un'ONG (Organizzazione
Non Governativa
) è
un'
associazione privata
senza fini di lucro
,
indipendente dai governi
e dalle organizzazioni
internazionali, che opera
in settori di interesse
pubblico, umanitario,
sociale o di cooperazione
allo sviluppo.





ong 

Le Organizzazioni non governative sono enti privati senza fini di lucro, indipendenti dai governi, che operano in settori di utilità sociale, umanitaria, ambientale o di cooperazione internazionale e si finanziano attraverso le donazioni. Tra le Ong con navi di salvataggio che operano nel Mar Mediterraneo per il soccorso ai migranti ci sono Emergency e Medici senza frontiere.

Ambiti di intervento: 

Cooperazione allo sviluppo: Progetti a lungo termine per l'educazione, la sanità, l'agricoltura e le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo,

Aiuto umanitario: Interventi d'emergenza in caso di guerre, carestie o calamità naturali,

Diritti umani e ambiente: Tutela dei diritti civili, salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità,

Soccorso in mare: Attività di ricerca e salvataggio nel Mar Mediterraneo.



venerdì 21 agosto 2026

Il gusto della riflessione (19)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La Forza e 

la diplomazia.

«Viviamo in un mondo in cui 

la forza ha sostituito il diritto»

«La diplomazia è al servizio della pace, 

la forza è lo strumento della guerra». 

In realtà: 

Non c’è diritto senza una 

forza che lo sorregga.

Angelo Panebianco è un noto 
politologo, saggista e
accademico italiano
, nato a
Bologna l'11 giugno 1948. La sua
impostazione scientifica e teorica
 è fortemente influenzata dal
realismo politico. Si
concentra sulle istituzioni
 democratiche occidentali, sui
partiti politici, sulla geopolitica
e sulla sociologia politica.

È fin troppo facile dimostrare, sostiene il giornalista Angelo Panebianco, l’inconsistenza delle prime due affermazioni. Non c’è diritto che abbia una qualche effettività (che non si riduca, cioè, a un insieme di gride manzonian) se non c’è un apparato della forza che lo sostenga e ne garantisca l’applicazione. E vale anche nei rapporti interstatali ove il diritto internazionale, per avere una qualche effettività, richiede la presenza di grandi potenze che abbiano interesse a mantenerlo in vigore e che minaccino l’uso della forza a questo scopo. Se il diritto internazionale, in una certa fase storica, perde effettività significa che la o le potenze che ne erano garanti hanno smesso di svolgere tale funzione. 

Non c’è nella scacchiera mondiale diritto senza una forza che lo sorregga. Stessa cosa vale nel caso della diplomazia. L’idea che l’attività diplomatica in presenza di guerre, della competizione di potenza con tutte le sue durezze, sia soltanto una faccenda di buona volontà ove vince chi ha le maggiori capacità persuasive è manifestamente falsa.

Parole frequenti sui media

 Jamming È una tecnica di guerra elettronica usata per disturbare o rendere inutilizzabili i segnali radio ed elettronici dell’avversario.

jamming indica principalmente
un'
interferenza elettronica
volontaria per bloccare segnali
radio
, un'improvvisazione musicale
di gruppo.
E’ usato in ambito militare o
nelle trasmissioni per impedire
la ricezione di un segnale.






In pratica, si trasmettono segnali molto forti o appositamente costruiti per «coprire» quelli che servono a un dispositivo per funzionare.

Può essere usato contro i droni, disturbandone il collegamento con il suo operatore e il Gps e altri sistemi di navigazione, impedendo al drone o a un missile di determinare la propria posizione.

- - - 

Gli sconfinamenti di droni in Romania e in Lettonia, rafforzano l’idea di una pressione multidirezionale sul fianco orientale. 

In Romania, il ripetersi di intrusioni o cadute di velivoli senza pilota legati al conflitto ha mostrato quanto sia sottile la linea tra guerra confinata e coinvolgimento territoriale degli alleati. In Lettonia, e più in generale nell’area baltica, le incursioni si inseriscono in un contesto già segnato da jamming del Gps, minacce verbali e pressioni sulle infrastrutture. Anche quando non c’è prova di un attacco deliberato, l’effetto politico resta lo stesso: mostrare che i confini orientali della Nato sono penetrabili e che l’insicurezza può essere esportata.

Secondo fonti europee di intelligence, la Russia potrebbe intensificare le operazioni ibride contro gli Stati baltici e la Polonia, ricorrendo a sabotaggi infrastrutturali o perfino a operazioni false flag. Parallelamente, sarebbero circolati avvertimenti americani sulla possibilità di future mosse russe volte a testare le difese occidentali.

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1817

 Le società segrete. Le organizzazioni clandestine già presenti sotto il regime napoleonico si moltiplicarono in tutta Europa durante la restaurazione, differenziandosi per ideologia, struttura interna, metodi di lotta. Alcune aspiravano semplicemente alla costituzione o al l'indipendenza nazionale, altre elaborarono articolati progetti di democrazia e di uguaglianza sociale. Alcune seguivano modelli gerarchici, con complessi rituali di ascendenza massonica e gradi diversi di iniziazione altre organizzarono autonome "chiese" locali; alcune propugnavano colpi di Stato militari, altre miravano a più vaste insurrezioni popolari. Cambiavano frequentemente nome e composizione interna per sfuggire alla repressione poliziesca e in certi casi senza che gli stessi membri ne fossero a conoscenza, erano controllate da sette più importanti, a volte di carattere internazionale. I governi ne conoscevano di solito l'esistenza e vi infiltravano delle spie. In genere sopravalutavano tanto la pericolosità interna delle sette quanto i loro legami internazionali: errori facilmente spiegabili alla luce del persistente terrore del giacobinismo e della interpretazione dominante della rivoluzione francese come effetto di un complotto massonico. 

In Italia erano particolarmente diffuse l'Adelfia, che vantava in Piemonte un notevole seguito nell'esercito, l'Ordine delfico, che trovava i suoi adepti fra i massoni dell'ex Regno Italico, la Società guelfa, presente nello Stato Pontificio, e la Carboneria, particolarmente diffusa nel Meridione, ma con ramificazioni in ogni parte d'Italia. 

Nel 1818 Filippo Buonaroti e Federico Confalonieri tentarono di riorganizzare le sette in alcune grandi organizzazioni: i Sublimi maestri perfetti in Piemonte, la Federazione italiana in Lombardia, la Costituzione latina nell'Italia centrale.

Le sette reazionarie. 

Nell'Italia della restaurazione non si muovevano nell'ombra soltanto società segrete liberali o rivoluzionarie, ma anche sette apertamente reazionarie, legate al misticismo religioso e ai teorici più intransigenti della restaurazione europea. Nostalgiche dell'antico regime, tali sette erano sorte in diverse parti d'Europa durante il dominio napoleonico e premevano per una più dura politica di repressione nei confronti di coloro che avevano servito il regime francese e dei fermenti liberali, che costituivano una minaccia per l'assolutismo. In Italia agivano semiclan-destinamente tre grandi associazioni reazionarie, diverse nei metodi più che nelle finalità. 

Nel Regno delle Due Sicilie operavano i Calderari, una setta nata durante l'età napoleonica, riorganizzata ed estesa per opera del principe di Canosa, la quale raccoglieva reazionari del 1799, baroni dell'aristocrazia meridionale, elementi provenienti dalle bande brigantesche borboniche, e non esitava a reclutare malviventi e avventurieri di ogni genere. Nello Stato Pontificio agivano i cosiddetti San-fedisti, un nugolo di organizzazioni nate da antiche associazioni clandestine sorte durante l'età napoleonica. Violentemente antiliberali, con un programma di rafforzamento del potere della Chiesa e del papa, i Sanfedisti avrebbero assunto una forza notevole nel clima di paura e repressione seguito al fallimento dei moti del 1820 e del 1821. Un carattere di maggiore pubblicità ebbero invece in Piemonte le Amicizie. Sorte come società segrete durante il dominio francese, nel 1817, su suggerimento di Joseph de Maistre, vennero riunite nell'organizzazione delle Amicizie cristiane al fine di svolgere un’intensa attività di stampa, a livello popolare, a favore della rinnovata alleanza fra il trono e l’altare.



I 556 deputati eletti alla
Costituente (tra cui 21 donne)
scrissero il testo della nuova
carta fondamentale.
…….  L'italia dei nostri giorni

ENRICO DE NICOLA

Il 28 giugno 1946 Enrico De Nicola venne eletto capo provvisorio della Repubblica Italiana, con 396 voti su 504 votanti, superando la prevista maggioranza di tre quinti dell'Assemblea costituente. Il 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, divenne presidente della repubblica fino all'11 maggio, quando cedette la carica a Luigi Einaudi, primo presidente eletto dal Parlamento. De Nicola era nato a Napoli nel 1877.

Eletto alla Camera dei deputati nel 1909, aveva ricoperto la carica di presidente dell'assemblea di Montecitorio dal 1920 al 1924. Nel 1921 si era impegnato nella definizione di un "patto di pacificazione" tra fascisti e socialisti e aveva offerto la sua mediazione per la formazione del governo Bonomi. Per due volte nel 1922 fu incaricato di formare un governo, ma non riuscì nell'intento a causa dei veti posti da popolari e giolittiani. In occasione delle elezioni del 1924, che segnarono il definitivo affossamento dello Stato liberale, in un primo momento aderì al listone fascista, dal quale ritirò la propria candidatura pochi giorni prima del voto, dichiarando di volersi ritirare dalla lotta politica. 

Fu nominato senatore nel 1929. Nella delicata fase attraversata dal paese dopo la caduta del fascismo e 1'8 settembre 1943, De Nicola elaborò la soluzione di compromesso per la questione istituzionale che portò al ritiro di Vittorio Emanuele III e all'attribuzione della luogotenenza a Umberto di Savoia. Dopo l'esperienza di capo dello Stato ricoprì la carica di presidente del Senato nel 1951-1952. Fu presidente della prima Corte costituzionale istituita nel 1956. Morì a Torre del Greco (NA) nel 1959.

giovedì 20 agosto 2026

Cosa abbiamo capito?

 Come distinguere il

 “Vero” dall’ “Inverosimile”

La vicenda che coinvolge il
giornalista Sigfrido Ranucci e
l'ex faccendiere Valter Lavitola
 
ha assunto contorni così paradossali
ed emotivamente disorientanti da
giustificare in pieno lo sconcerto del 
"in che mondo viviamo?". La realtà
emersa dalle indagini della Procura di
Roma e dalle confessioni  ha
superato la trama di qualsiasi
fanta-thriller politico.

La vicenda mette a nudo dinamiche
profondamente ciniche della società
contemporanea
, articolate su più livell
i.
Il movente assurdo: Secondo
l'accusa e le ammissioni dello stesso
Lavitola, la bomba 
non è stata messa
per colpire o zittire Ranucci, ma
"a suo favore"
. L'obiettivo dichiarato
era quello di aumentarne a
dismisura la notorietà pubblica,
blindarne la scorta e lanciarne la
figura sul piano politico.


Ranucci resta ad oggi la vittima di un odioso attentato orchestrato da un avventuriero ambizioso, quel Valter Lavitola che, però, con Ranucci aveva una fitta frequentazione. Ranucci al primo interrogatorio ripercorse le sue direttrici di sempre. E, davanti alla richiesta di illustrare un possibile movente dell’azione dinamitarda, parlò della possibilità che fosse stata la camorra o dell’eventualità che la pista da seguire fosse quella dei cantieri navali approfonditi nel corso di due servizi di Report dal giornalista Daniele Autieri.

 Sappiamo che i quattro esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, sono dei piccoli pregiudicati della provincia di Avellino che eseguirono il blitz su preciso input. Si tratta di un piccolo progresso a fronte dei molti silenzi. 

  Per completare il quadro, il pm antimafia Edoardo De Santis, si propone almeno due obiettivi. In parallelo a ulteriori analisi sui dispositivi elettronici di Lavitola — cellulari e pc — il magistrato potrebbe risentire i protagonisti degli avvenimenti di Pomezia, gli indagati e la vittima. 

Il gusto della riflessione (18)


FRANCESCO RENDA è stato
professore emerito di storia moderna
ha dedicato la sua vita allo
studio della Sicilia e alle
lotte del movimento contadino.

Il 1° maggio 1947 avrebbe
dovuto partecipare come
oratore ufficiale all'evento.
Si salvò miracolosamente
a causa di un guasto alla
moto, arrivando sul posto
subito dopo la sparatoria
per soccorrere i feriti.


Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. =  « la mafia non è solo

criminalità organizzata».

 

= = = Finora, la nostra attenzione è stata solo rivolta alla analisi della mafia come fenomeno criminale. Ma sebbene la mafia sia senza dubbio un fenomeno di criminalità organizzata, non ogni criminalità organizzata è mafia. 

= = = Quel che fa la differenza è la molteplicità dei rapporti di tolleranza e di collusione che la società nel suo insieme concede o non concede. Senza tali rapporti la criminalità non sarebbe mai divenuta mafia, e anche oggi, non sarebbe mafia.

 =  =  = La storia della mafia è dunque solo in parte storia della criminalità. Nel complesso invece è storia dei legami che tengono insieme la criminalità con i vari comparti della società civile politica istituzionale e viceversa.  

=.  =.  = E’ da capire il perché la società non sia riuscita a liberarsi da un fenomeno così anomalo e devastante.        

 ————-

La riflessione e’ del prof. Francesco Renda. Terminata l'esperienza parlamentare diretta, si è concentrato sulla ricerca scientifica diventando professore ordinario e presidente della facoltà di Scienze Politiche a Palermo. Nel 1977 ha fondato l'Istituto Gramsci Siciliano, del quale è stato a lungo presidente. A Contessa E. e’ stato ospite del convegno pubblico con cui l’Amministrazione Comunale, guidata da Francesco Di Martino, ha conferito la cittadinanza onoraria al sociologo olandese Anton Blok, autore di varie dispense ed un libro, diffuso in più paesi del pianeta, La Mafia in un paese della Sicilia Occidentale.



Il bene comune?

Il bene comune indica l'insieme
di quelle condizioni di vita sociale
che permettono a tutti i singoli
cittadini, alle famiglie e ai gruppi
di raggiungere la propria pienezza.
Tuttavia, 
il concetto
cambia molto a seconda della
visione filosofica, politica ed
economica di riferimento,
generando interpretazioni
e tensioni divergenti tra loro
.


 Politica, e non solo.

Sfogliando giornali e libri di decenni passati si ha la sensazione che parole un tempo forti, autorevoli, addirittura normative (verità, ordine, patria, giustizia, disciplina, solidarietà, educazione, regola, senso ….) siano ai nostri giorni parole vuote. Evocarle da l’impressione di evocare fantasmi, persone all’antica o come si dice adesso “politicamente scorrette”.

Rinviamo ad altra occasione l’avvenuto smagliamento delle organizzazioni partitiche e politiche dei nostri giorni, e’ certo però che la rete dei rapporti umani da più tempo -si coglie- si va smagliando, i legami civici languono, le scuole culturali diffuse sui territori, se ancora esistono, sono aperte ai minimalismi, ai pensieri deboli.

Tratteggiando il mondo di periferia, se si agisce per la collettività, ci si accorge presto che la rete dei rapporti umani si smaglia, i legami culturali e sociali languono e i grandi ideali lasciano spazio solamente ai minimalismi, alle costruzioni deboli. E sapevamo che la politica deve, dovrebbe tendere a interpretare interessi di carattere generale, ma per quanto essa si adoperi (con figure non sempre opportune), stenta a chiarirne e a difenderne il senso  alto ed intero nel quale la gran parte della società possa riconoscersi, non solo come cittadini, ma anche come persone.

Così, quando vien meno il consenso interiore a ciò che lasciamo fare, il nostro tempo pur ricco di tantissime cose da fare, finisce per apparirci privo di significato, cioè di valore.

(Segue)