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venerdì 2 ottobre 2026

La società degli uomini (2)

Nella Costituzione italiana, la dignità umana non è racchiusa in un singolo articolo-manifesto, ma costituisce il vero e proprio filo conduttore e valore fondante dell'intero ordinamento repubblicano. Pur non essendoci una formula assoluta e generale come in altre carte coeve (ad esempio la Legge Fondamentale tedesca), la dignità "innerva" tutta la prima parte del testo costituzionale, legandosi a doppio filo al principio personalista, pluralista e lavorista.

==Quattro sono i pilastri fondamentali: 

1) La "pari dignità sociale" e l'uguaglianza (Articolo 3). La menzione più celebre si trova all'articolo 3, secondo cui "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge". La dignità non è intesa come un concetto astratto o nobiliare, ma come una condizione sociale paritaria: ogni persona ha lo stesso valore intrinseco, a prescindere da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali. Il secondo comma affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono il pieno sviluppo.

2) Dignità e Lavoro (Articoli 36 e 38). Nel modello costituzionale italiano, il lavoro è lo strumento principale di emancipazione e affermazione della dignità umana. L'Articolo 36 stabilisce che la retribuzione del lavoratore deve essere proporzionata al lavoro svolto e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. L'Articolo 38 garantisce i mezzi di sostentamento e l'assistenza sociale in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione involontaria, affinché nessuno sia privato della propria dignità a causa di condizioni di vulnerabilità.

3) I limiti all'iniziativa economica (Articolo 41). La Costituzione tutela la libertà d'impresa, ma stabilisce una precisa gerarchia di valori. L'Articolo 41 sancisce chiaramente che l'iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Il profitto non può mai calpestare il valore della persona.

4) Salute e trattamenti sanitari (Articolo 32). Il diritto alla salute è tutelato dall'Articolo 32 anche nella sua dimensione di rispetto dell'identità personale. La norma vieta espressamente che un trattamento sanitario obbligatorio (stabilito per legge) possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. 

 La visione della società secondo Aristotele

La teorizzazione dello schiavismo

 Nella società occidentale, dall’Illuminismo, e comunque dalla fine del Settecento, chi possiede i mezzi di produzione, riesce pure ad imporre la propria rappresentazione del mondo teorizzandone la unicità: per questa via giustifica il proprio dominio e legittima la propria superiorità su chi è impegnato nella produzione come forza lavoro. Avviene, seguendo Aristotele,  che tutti coloro la cui cultura è diversa da quella egemone, non rientrando i loro comportamenti nel discretizzato secondo i modelli dominanti, vengono associati alla natura. Non sono cioè logos ma caos. Sono barbari, primitivi, diversi, devianti. La loro condizione subalterna o marginale viene cosí affermata come un dato naturale. E’ lo stesso Aristotele a esprimere i seguenti concetti:

«Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, è soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artigiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare».   

Aristotele, con quanto ora riportato, insiste nel riferire alla natura la diversità di condizione sociale, e nell'assumere questa a segno di inferiorità. Egli considera inoltre l'opinione apparentemente strana che uno strumento per essere perfetto deve servire a una sola funzione. 

E una stranezza il cui valore ideologico viene chiarito subito dopo, quando leggiamo che per il filosofo greco «le arti... hanno una sfera ben determinata, hanno bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti propri di ciascuna di esse (gli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati; per esempio, per il capitano di nave, il timone è strumento inanimato, l'osservatore sulla prua, animato: poiché l'operaio nelle arti tien luogo d'utensile): cosí nell'economia la proprietà è strumento per la vita, il possederla è il complesso degli strumenti, lo schiavo è una proprietà animata, e l'operaio è uno strumento superiore a tutti gli altri strumenti»

(Politica I 12526 1-7; I 12536 25-34). 


Il discorso ora è chiaro: se lo strumento piú perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. In questo modo, restando stabile l'assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, il logos, cioè, manterrà il predominio sul caos.

La concezione gerarchica tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, anche se non sempre esplicitata nei termini schematici e crudi usati dal filosofo greco, è un carattere distintivo di molte civiltà. La ritroviamo in qualche modo anche nel pensiero cristiano, la cui storia in larga misura si confonde per molti secoli con quella della civiltà occidentale. Il Cristianesimo, ovviamente, muovendo dal presupposto della parità umana, per recuperare la distinzione negata, riformulava in modo diverso l'opposizione attraverso la messa in valore dell'ascesi. Ne risultava cosí un nuovo ordine gerarchico che poneva al livello piú basso il lavoro materiale e a quello piú alto il lavoro, l’impegno spirituale.

=. =.  =


(Segue: su questa pagina punteremo a mettere in rilievo il ruolo del fattore “Lavoro”  dall’alba della civiltà fino ai nostri giorni).

Parole frequenti sui media


Il percorso formativo in Intelligenza
Artificiale
 dell'Università degli
Studi di Palermo (UniPa)
 è una 
Laurea Triennale (Classe L-31) 
pensata per formare esperti
interdisciplinari in grado di
padroneggiare i pilastri tecnologici,
matematici ed etici dell'IA.




intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale (abbreviata con AI, l’acronimo per il termine inglese artificial intelligence) è un insieme di tecnologie che consentono ai computer di apprendere, ragionare ed eseguire una serie di attività avanzate in modi che prima poteva predisporre solo l’intelligenza umana, come comprendere il linguaggio, analizzare i dati e persino fornire suggerimenti utili.

Fuori dalla classe, l’intelligenza artificiale è già parte della vita degli studenti. Quasi tutti la usano: solo il 6% dichiara di non ricorrere mai all’AI per studiare o fare i compiti. Uno su tre (32%) lo fa spesso e per il 13% è parte integrante del proprio metodo di studio. Alle superiori l’uso frequente sale al 41%, alle medie scende al 22%. «Nelle classi sperimentali non si verifica, come ci aspettavamo, un aumento d’uso. Anzi, l’utilizzo diventa più consapevole, più critico e finalizzato» aggiunge Scalcon.

L'Università degli Studi di Palermo (UniPa) offre un apposito Corso di Laurea Triennale in Intelligenza Artificiale (Codice 2461) afferente al Dipartimento di Matematica e Informatica.

Agricoltura meridionale

 Sfogliando i giornali

La Sicilia e il Meridione italiano sono vulnerabile al riscaldamento globale. Secondo il recente studio del centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, entro il 2050 il riscaldamento potrebbe costare al nostro Paese fino a 6 punti di Pil. Il Mezzogiorno, per la sua collocazione geografica, è l’area più esposta, essendo colpito in settori vitali della sua economia, quali l’agricoltura, l’alimentare, il turismo, l’energia. 

L'agricoltura in Sicilia affronta
una grave crisi a causa
dell'aridità dei terreni e del
 rischio concreto di
desertificazione che minaccia
oltre il 70% del territorio
regionale.








Siccità, ondate di calore e scarsità d’acqua e rischi per le qualità delle produzioni, stanno già danneggiando l’agroalimentare che è una delle voci più importanti dell’export meridionale. 

Estati più calde comportano maggiore consumo elettrico per l’uso massivo dei condizionatori, non adeguatamente compensato dalla minore spesa per il riscaldamento conseguente agli inverni più miti. E però la carenza idrica al Sud richiede significativi investimenti sia per le reti che per gli invasi al fine di combattere la desertificazione di tante zone. 

Il territorio meridionale è particolarmente fragile dal punto di vista geologico, in particolare in termini di aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni atmosferici estremi e di progressivi processi di desertificazione, e il cambiamento climatico aggrava criticità strutturali esistenti da decenni e mai risolte.

I ritardi nella realizzazione di interventi strutturali di prevenzione dell’emergenza climatica non sono imputabili solo alla scarsità di risorse, ma anche alla frammentazione amministrativa che rallenta la programmazione e non è stata in grado di accelerare i tempi di attuazione delle opere. Va affrontato il cambiamento climatico con un approccio differenziato che tenga conto delle peculiarità di ciascuna regione, e quella a maggior rischio desertificazione è proprio la Sicilia, con il 70% del territorio minacciato da insufficienza idrica. 


giovedì 1 ottobre 2026

Onda nera nel vecchio continente?


Le recenti affermazioni
dell'ultradestra di 
AfD
 (Alternative für Deutschland)
 
nelle elezioni statali (come
in Sassonia-Anhalt,
-Pomerania e a Berlino)
hanno riacceso i timori dei
partner europei. L'AfD viene
ormai descritta dagli
analisti come un vero
e proprio "partito di massa"
radicato nel sistema, non
più una semplice forza di
protesta.

Molti osservatori guardano
 con attenzione ai prossimi
grandi appuntamenti elettorali
in nazioni chiave come 
Francia, Italia, Spagna
e Polonia
, dove le coalizioni
e i partiti nazionalisti
continuano a guadagnare
terreno nei sondaggi.





L'allarme sull'avanzata dell'estrema destra in Europa è piuttosto forte. I giornali di ogni orientamento ne  scrivono giornalmente. In più Paesi: Francia, Italia, Bulgaria, Spagna e Polonia, si voterà fra pochi mesi e quanto si sta verificando in più realtà del vecchio continente, e’ chiaro a tutti, non succedeva dagli anni ’30 del Novecento.  

 Ciò che stranizza gli osservatori, gli studiosi, e’ che fra gli ammiratori di Putin a casa nostra non mancano oltre che nell’estrema destra vannacciana, anche nella presunta sinistra e sopratutto tra i simpatizzanti dei 5 Stelle. Taluni giornalisti de Il Fatto scrivono articoli di entusiasmo perché Putin ha battuto tutti i record elettorali, dimenticandosi di far sapere ai lettori che Putin nelle elezioni e’ stato l’unico candidato nella sua Russia.

  In USA, Trump ha fatto crollare l’economia del suo Paese per le guerre che attizza un po’ ovunque nel pianeta. E la dedtra che nei mesi scorsi era più trumpiana di Trump, pare di capire, che in vista delle prossime elezioni in casa nostra, comincia a pigliare le distanze da lui che, negli USA, stando ai sondaggi, raggiunge percentuali bassissime di consenso.

 In Europa le cose non vanno meglio, ma ne tratteremo nei prossimi giorni.

Il gusto della riflessione


Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - lanciare sospetti

Nessuna accusa esplicita, …. Solo un interrogativo, 

un dubbio, un’ombra. È questo il genio dell’insinuazione: 

non ha bisogno di prove perché non si presenta

come un’accusa. Si limita a mettere in circolo un

sospetto e poi si ritira, lasciando agli altri,

soprattutto ai social, il lavoro sporco dell’interpretazione.

 L’insinuazione è la forma più elegante della miseria retorica: 

non dice «è così», dice «e se fosse così?».

 E proprio per questo è difficile da smentire. 

Si può confutare un dubbio? 

Come si può processare una supposizione? 

L’insinuazione non cerca la verità: cerca un sospetto 

abbastanza resistente da sopravvivere alla verità.


  La frase è del giornalista Aldo Grasso, che cogliendo frasi allusive nella politica dei nostri giorni, riprende a sua volta una frase di Francesco De Santis del 1869 che scriveva “ Ci è una parola caratteristica, venuta oggi molto in voga, ed è “insinuazione”: cioè a dire un’accusa lanciata con tante scappatoie e sotto così mutevoli apparenze, che non vi è parola o frase dove tu possa coglierla, arrestarla e riconoscerla”.

L’amico cane (27)

 Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative. 

= = = 

I cani, ma ci stiamo su questa pagina riferendo in particolare ai “maremmani”, tutti sono  cani impegnativi. Possiedono capacità straordinarie. Il loro legame con chi si occupa di loro  sa di  naturalezza e può sembrare innato. Quella comprensione quasi istintiva permette loro di comunicare in modo tale da essere una coppia imbattibile

 In effetti, proprio quel legame spinge a cambiare il tradizionale approccio all'addestramento. Non sempre il cane reagisce «secondo manuale». Non sempre preferisce un biscottino a uno scoiattolo o altro animaletto che scappa.

Vari sono i metodi  e nuove tecniche si vanno affermando per addestrare l’amico cane. In partenza bisogna accettare che ciascun cane è un individuo a sé, con peculiarità ed espressioni proprie. Ogni esemplare è un essere unico, al pari di ogni persona. Non vale l'idea che tutti i cani apprendano allo stesso modo. Al contrario, ciascun cane ha personalità, temperamento, motivazioni e caratteristiche genetiche differenti, tutti fattori che ne influenzano il comportamento.

I cani convivono con gli esseri umani da decine di migliaia di anni. La scienza ha spiegato come siano arrivati a sviluppare degli straordinari meccanismi cerebrali che li avvicinano all'uomo, un fattore che non è stato osservato in nessun'altra specie. Una caratteristica unica del cervello canino è la presenza di alcune zone dedicate a leggere le emozioni nella voce umana, e di altre molto sensibili alle espressioni del volto delle persone. 

I cani sono geneticamente predisposti a legarsi all'uomo e i loro sistemi neurobiologici si sono evoluti per sperimentare l'«amore» in modo simile. Quando ricevono le coccole da parte dei proprietari, i cani rilasciano ossitocina - l'ormone dell'amore - proprio come accade alle persone. Cè una ragione se li consideriamo i nostri migliori amici: i loro cervelli sono programmati per entrare in relazione con noi.


A volte li giudichiamo ingiustamente, pensando che ci ignorino di proposito, quando in realtà hanno solo un modo di comprendere diverso da quello che ci aspettiamo. Attribuendo loro qualità umane - cioè antropomorfizzandoli - rischiamo non solo di non capire ciò di cui hanno davvero bisogno, ma anche di perderci la loro innata bellezza.


L'intenzione, sul blog, è di trasmettere quanto scienza e pratica dell'addestramento cinofilo aiutano a capire cosa pensa il cane e perché, talvolta, quei pensieri si traducano in comportamenti indesiderati: come l'ignorare i nostri (per poi guardarci con aria molto colpevole).

Nelle pagine che seguiranno, approfondiremo quanto il “parco scientifico” ritiene di possedere e che verosimilmente ci lascia intendere che accade nel cervello del cane che ci appartiene.


mercoledì 30 settembre 2026

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato

Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

=====

1) ci viene insegnato: L'Illuminismo è il grande movimento culturale e filosofico del Settecento che pone la ragione al centro della riflessione per emancipare l'uomo dall'ignoranza e dal dispotismo.

2) Gli uomini hanno tutti pari dignità perché dotati di ragione. E su basi razionali va costruita la convivenza, la comunità locale e quella più vasta, riconoscendo a ogni individuo diritti fondamentali. È l’Abc illuminista, che spesso diamo per scontato e invece incontra crescenti opposizioni da politici (meglio dire politicanti).

Letteratura: personaggi del Novecento

Il teatro nel Novecento 
abbandona le regole
classiche e il dramma
borghese ottocentesco
per diventare uno spazio
di sperimentazione, crisi
dell'identità e denuncia
sociale.

 Il teatro all’alba del Novecento 

Il passaggio dal teatro dell'Ottocento a quello del ventesimo secolo avviene nel segno della ottocentesca continuità dovuta alla presenza fisica d'un nutrito gruppo di padri nobili e dalla vigoria della commedia di intrattenimento borghese o dialettale a impianto realistico. La continuità attraverso drammi tardo naturalistici e nell’ansia di futuro aprono alle suggestioni del simbolismo, ad atmosfere intimistiche, a trasfigurazioni lirico-sentimentali. 

 Su questo sottofondo D'Annunzio sfida le convenzioni del repertorio borghese con il suo progetto di un teatro poetico-rituale ed esplode poi nello sperimentalismo contestatario dell'avanguardia futurista. In chiave ironica, si propongono le prime indagini d'una drammaturgia del grottesco.

Del passato resta invece il dramma storico: velleità nazionalistico-imperiali animano la tensione retorica e l'orpello storico consente di mascherare disagi sociali.


Gerolamo Rovetta offrì (1901) una visione idilliaca del Risorgimento e con Re Burlone, nel 1905, un caricaturale ritratto di Ferdinando Il di Borbone. Quelli sono anni in cui il nazionalismo incomincia a diventare un partito e se la dannunziana Francesca da Rimini (1901) dava l'illusione della tragedia nazionale di alto prestigio letterario, il Giulio Cesare (1902) di Enrico Corradini - teorico del nazionalismo e critico drammatico sul "Marzocco" - attinge dalla romanità miti, suggestioni, idee-forza per una politica espansionistica. 

Alfredo Oriani con il suo Invincibile (1902) - sul palcoscenico del Margherita di Genova - capovolge il modulo Amleto, trasponendolo negli anni della speculazione borghese per declamare o recriminare le ragioni d'una rivolta ideale perpetuamente frustrata.

Il gusto della riflessione

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - Riflettere, interrogarsi, ragionare.

Johann Wolfgang von Goethe
Noi esseri umani siamo per natura

creature curiose e non possiamo 

fare a meno di riflettere sul mondo

che ci circonda e sul posto vi occupiamo.

Abbiamo una potente capacità intellettuale 

che ci permette di ragionare oltre che                     

            interrogarci,

e per quanto possiamo non rendercene conto

ogni volta che  facciamo un ragionamento

pensiamo filosoficamente.


 Pensare filosoficamente sul mondo che ci circonda significa trasformare l'ovvio in un mistero da esplorare. Non si tratta di fuggire dalla realtà in un astrattismo radicale, ma al contrario di calare il pensiero nella materia per metterne a nudo i meccanismi, superando l'abitudine e i pregiudizi quotidiani.

La filosofia non è un insieme statico di risposte, bensì un movimento della mente che si attiva attraverso canali ben precisi:

-Lo stupore e la meraviglia: Come ricordava Aristotele, la filosofia nasce dalla meraviglia di fronte all'esistenza. Guardare il mondo con occhi nuovi significa chiedersi perché le cose siano così e non in un altro modo.

-La decostruzione delle certezze: Significa porsi domande radicali (es. "Quello che vedo è reale o è una costruzione della mia mente?"). Questo esercizio scardina i condizionamenti e libera lo spazio per un pensiero autenticamente critico.

-L'intreccio tra l'interno e l'esterno: Il modo in cui interpretiamo la realtà è strettamente legato a ciò che siamo. Suggeriva Goethe, non percepiamo il mondo per come esso è, ma per come siamo noi: i nostri valori, le nostre paure e le nostre speranze colorano l'ambiente circostante.

Il Fascismo italiano, e non solo. (1)

 Per qualche tempo ci proponiamo di ricordare ai tanti italiani che mostrano di aver dimenticato la vicenda storica della politica di certa estrema destra (quella fascista), eventi e contesti del ventennio. Eventi e contesti vissuti dai nostri genitori e/o dai nostri nonni, che per volontà da essi non voluta si ritrovarono sotto un regime autoritario e persino arruolati (e in tanti finiti prigionieri nei campi nazisti nel corso della  seconda fase della guerra mondiale 1939-1945).

——*.  *.  *——

La marcia su Roma fu una
manifestazione armata ed
eversiva organizzata dal 
Partito
Nazionale Fascista (PNF)
 il 
28 ottobre 1922. L'evento, ideato
come un vero e proprio colpo di
Stato, costrinse il re Vittorio
Emanuele III ad affidare a 
Benito Mussolini l'incarico
di formare un nuovo governo,
segnando la fine dello Stato liberale
 e l'inizio del regime fascista in Italia.
Nel primo dopoguerra l'Italia
sprofondò in una profonda
instabilità politica ed economica.
 Il movimento fascista crebbe
rapidamente sfruttando il
malcontento popolare e
imponendosi attraverso le
violenze squadriste. Nel corso del
congresso fascista di Napoli
del 24 ottobre 1922, Mussolini
ruppe gli indugi dichiarando:
 
"O ci danno il governo o lo
prendiamo calando a Roma”.

Mentre circa 25.000 camicie
nere
 convergevano mal armate
e disorganizzate verso le porte
di Roma partendo da varie
località (come Santa Marinella,
Tivoli e Civitavecchia) e
coordinandosi dal quartier
generale di Perugia, Mussolini
scelse prudentemente di
rimanere a Milano in attesa
degli sviluppi politici.




All’inizio della dittatura

Pioggia. Poco cibo, tende insufficienti e sostanzialmente munite da armi inadeguate all’iniziativa a cui erano state chiamate. Quelle “truppe fasciste” concentrate a nord di Roma per l’attacco alla capitale erano stanche, bagnate e persino affamate quando, nel pomeriggio del 29 ottobre 1922, qualcuno comincia a diffondere  la notizia che Benito Mussolini è stato nominato capo del governo.


I primi arrivati attendevano dal pomeriggio del giorno precedente l'attacco alla capitale. Nei giorni successivi, gruppi di uomini si sono aggiunti nell’area circostante la capitale: Tivoli, Monterotondo, Santa Marinella, Foligno, Valmontone e Civitavecchia, le squadre sono state fermate dagli stessi ordini fascisti, senza che dell'attacco si arrivi neppure a programmare l'inizio. 

Continuano invece gli assalti per rubare armi, che non sono ancora in quantità sufficiente: gli squadristi riuniti a Foligno, per lo più toscani - come del resto la maggior parte di coloro che sono partiti per marciare su Roma -, sono inviati a Spoleto dal quadrumvirato per assaltare il deposito militare della città. Ci riusciranno senza che il comandante e le truppe di guardia abbiano almeno provato, o fatto finta,  a difenderlo.


Nei luoghi di concentramento: gli squadristi erano stati chiamati per un'azione definita eroica e invece stavano lì a sostare alle porte di Roma, costretti ad un'attesa inoperosa e, ai loro occhi, immotivata. Qualcuno contravviene agli ordini. Il 29 ottobre un gruppo tenta l'occupazione di un forte a Monte Mario: l'esercito lo blocca e lo obbliga a tornare indietro.

Quando poi, il pomeriggio dello stesso giorno, comincia a circolare la voce che Mussolini è stato incaricato di formare il nuovo governo, gli squadristi pensano che l'ordine di entrare nella capitale arriverà immediatamente. 

Non fu cosi. Le squadre rimangono ai confini della capitale, aspettando l'arrivo di Mussolini che, si diffonde la voce, parte in treno da Milano. 

Tra quel 29 e 30 Ottobre erano state attivate delle colonne fasciste organizzate dai generali Gustavo Fara, Sante Ceccherini ed Emilio De Bono: più o meno 16.000 uomini. Ma il permesso di entrare nella capitale e occuparla arriva a partire dalle 13.30 del 30 ottobre.  La disposizione di occupare la capitale è  trasformato in invito a entrarvi: arrivano nella capitale in treno e, addirittura, per ordine espresso del sovrano e del nuovo presidente del Consiglio. Vengono alloggiate e nutrite in caserme e scuole. Un quadro completamente diverso rispetto a quello prospettato dal comando fascista, ma anche rispetto a quello che gli squadristi avevano immaginato. 

I fascisti entrano a Roma, ma non l'hanno conquistata e l'alone eroico della loro impresa ha sostanzialmente perso smalto. Una volta entrati nella capitale, Roma, in quei giorni continua a respingerli più di qualsiasi altra città.


Gli antifascisti, in città e nella penisola, non si sono rassegnati a lasciare occupare le aree dove sono in maggioranza e che, in qualche modo, controllano.  Nella zona di San Lorenzo non si arrendono agli squadristi che invadono il loro quartiere, come non si arrendono gli abitanti della Prenestina, della Nomentana e quelli di Borgo Pio e della zona della via Trionfale: i fascisti cercano di occupare spazi che sono loro ostili, e i loro antagonisti continuano a rispondere.


L'attacco squadrista a Roma è pesantissimo: violenze nei quartieri popolari, olio di ricino agli avversari, case di deputati antifascisti distrutte, bastonature e poi incendi e distruzioni di sedi di partito, di giornali, di case del popolo. I fascisti decidono di attaccare tutti i potenziali oppositori: ma Roma è una delle poche città d'Italia dove l'opposizione antifascista non cede il campo senza combattere.


(Segue)


martedì 29 settembre 2026

Sui giornali in questi giorni

 Corsa agli armamenti?
La spesa complessiva nell’Intelligenza artificiale (AI) è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollario. 

 Quella militare mondiale ufficiale avrebbe raggiunto nel 2025, secondo Sipri, i 2,8 trilioni di dollari. 

 Sono ordini di grandezza che sfuggono all’immediata comprensione. Cifre che ci appaiono fantascientifiche, avveniristiche, non raramente distopiche (realtà oppressiva e disumana).

Il gusto della riflessione (29)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - 

Dagli scrittori dell'umanesimo
civile fiorentino (come
Machiavelli o Coluccio Salutati)
 fino alla politica moderna, le
fonti storiche sono spesso state
modificate o interpretate in modo
pilotato per sostenere una
specifica tesi politica.




L’uso politico della Storia

Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso 

la Terra promessa, venne lungamente considerato 

l'avversario di Mosè e «il simbolo del male». 


Per alcuni secoli, nell'immaginazione degli europei,

l'Egitto fu soprattutto una terra biblica, la temporanea 

prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento.


Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici 

della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, 

il faraone divenne, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba 

e, più in generale, della passata grandezza del paese».


=.  =.  =

La frase è di Nicolas Grimal (1948), tra i più noti egittologi al mondo, dirige il comitato scientifico dell'Ifao del Cairo. Già docente all'Università della Sorbona, dal 2000 è professore di Egittologia al Collège de France. Ha scritto numerosi studi specialistici fra cui Le termes de la propagande royale du Nouvel Empire à la conquête d'Alexandre (1986). 

La frase vuole soltanto essere un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato.

Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamēs contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. 

Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico politiche del secolo seguente. 

Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. 

Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.