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giovedì 5 marzo 2026

La riforma della giustizia (4)

Leonardo Sciascia
La Giustizia è tutela e
realizzazione di tutti i
valori fondamentali dell’uomo, 
è questione di libertà e
democrazia. Le norme
giuridiche si sappia, che
di sicuro sono “diritto”
ma, tuttavia, non è detto
che rappresentino
l’espressione della giustizia
come valore, superiore
 alle mutevoli leggi umane.

Fu proprio Sciascia che si
spese per l’approvazione del
referendum del 1986 sulla
legge sulla responsabilità
civile del magistrato dinanzi
alla distorsione nell’esercizio
del potere giudiziario.
«Quando i giudici godono
il proprio potere invece di
soffrirlo, la società che a
quel potere li ha delegati,
inevitabilmente è
costretta a giudicarli»













Prima di entrare nel merito del Referendum

riporteremo riflessioni e ruoli

attesi dal buon funzionamento della Giustizia

=  = = = = 

Non è pensabile che una riflessione sulla Giustizia possa prescindere da una più ampia riflessione sull’uomo e seguire un percorso disallineato e indipendente da quelli che la società, la cultura, la moralità possono, a loro volta, comportare.

Secondo più esperti del diritto e dei codici esistono nella stratificazione legislativa e nei codici tante norme non opportune, ne’ necessarie ( perché non sempre ciò che è legittimo è anche opportuno e necessario). A leggere certi interventi di magistrati capita cogliere che se e’ vero che siamo tutti uguali davanti alla legge, e’ anche vero che ad un analogo provvedimento della legge non fanno seguito conseguenze identiche.

Fra altre osservazioni in materia di giustizia che qua e là con frequenza capita di cogliere c’è quella di un avvocato che commentando una sentenza, non vi coglie ragione, o meglio non vi trova ne’ scienza ne’ coscienza di aderenza alle norme giuridiche, ma vi ravvisa la Ragione di Stato in relazione, ad esempio, di dover, di fronte ad una figura istituzionale da una parte e all’intelligenza dall’altra, il giudice decidere di seguire la prima perché non si sente di fare diversamente. La spiegazione appare cinica? Si è sempre fatto così, per principio si è spinti a credere chi riveste uno status. Si tratta, in simile evenienza, ovviamente, di assimilazione, o più semplicemente di pigrizia, ha sempre visto fare così.

Perché la Giustizia è vista come organo di punizione?  Una teoria asserisce che si punisce per reprimere, per retribuire il male per il male. Sostiene il ministro Nordio in un libretto datato  anni fa’ che “ se il reato è la negazione del diritto, la pena, che è la negazione della negazione, riequilibra la bilancia della giustizia”.

Un’altra teoria asserisce che si punisce per intimidire i consociati attraverso la cosiddetta pena esemplare. Per la Costituzione repubblicana si punisce invece solamente per fini rieducativi. E purtroppo, in tanti sostengono che il carcere sovraffollato, o comunque in quanto carcere, non ha nulla a che fare con la rieducazione.

====

Le riflessioni di questa pagina originano dalla  lettura del Quaderno Leonardo Sciascia n. 9

Contessa Entellina e la vicenda storica (5)

Messina è stata storicamente una
co-capitale del Regno di Sicilia,
contesa con Palermo, durante i 
periodi svevo, angioino e aragonese,
fungendo da snodo cruciale nel
Mediterraneo. Grazie al suo porto
era considerata la capitale
economica e finanziaria, spesso
la vera “capitale dimenticata”.
Nel 1674-1678, si ribellò’
al dominio spagnolo.

L'amministrazione della
giustizia in Sicilia durante
il periodo feudale era
di fatto  
caratterizzata da una
frequente intromissione 
tra la giustizia regia e quella
 baronale. I feudatari
esercitavano il "
mero e
misto imperium
"
 (giurisdizione penale e
civile) nei loro feudi
tramite 
giudici locali,
mentre la Corona
tentava vanamente
di centralizzare il
potere tramite tribunali
superiori come la 
Gran
Corte della Vicaria.




Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

La giurisdizione feudale nella  Sicilia  cinquecentesca era nelle sue massime funzioni nelle mani dei baroni, in particolare il mero e misto imperio, un potente strumento di assoluto controllo della popolazione contadina che insisteva sui territori da loro dominati. Va sottolineato che prima del dominio spagnolo solamente tre dei più influenti esponenti dell'aristocrazia siciliana disponevano di questa ampia funzione sui loro casali ed erano gli Aragona (su Naso), i Moncada (su Augusta) e i Chiaramonte (su Modica). Fu Federico III D’Aragona (1296-1337), che pur volendo restringere il sistema della giustizia penale sotto il controllo regio, nei fatti a causa delle difficili condizioni di governo entro cui venne a trovarsi, fu costretti a concedere amplissimi poteri, persino in giurisdizione criminale, ai baroni.

Lo storico Rosario Gregorio (Palermo, 23 ottobre 1753 – Palermo, 13 giugno 1809) così giudica quella decisione federiciana: in somma ruminarono allora gli antichi ordini del re Ruggieri e dell’imperador Federigo, per cui ridotti i baroni tutti alla sola giurisdizion bajulare, era per sistema di costituzione la criminale in mano dei magistrati, che dal principe immediatamente e in ogni anno erano costituiti: che se nel diritto pubblico siciliano dei tempi normanni e svevi riputavasi quella un ufficio puramente personale e temporaneo, avvenne nei tempi aragonesi, che cominciassi per abuso a considerarla ancora come inerente ai feudi, e quasi una prerogativa ereditaria.

In particolare, il mero e misto imperio, potentissimo strumento di controllo sulla popolazione, venne concesso sia nella giurisdizione civile che penale “ex uberiori munificientie gratia speciali, quamquam non sit de nostre more”. Nella sostanza i feudatari esercitavano il mero e misto imperium (giurisdizione penale e civile) nei loro feudi tramite giudici locali che loro insediavano.

Rientrando nella vicenda dei Cardona: Il titolo di “Barone”, nella Sicilia quattro/cinquecentesca, competeva ovviamente ai Cardona in quanto feudatari con giurisdizione su vastissimi territori della Sicilia Occidentale, Calatamauro compreso. Essi in quanto Baroni amministravano, col loro apparato amministrativo (che avremo modo di individuare in prosieguo)  oltre che la giurisdizione amministrativa e civile anche la giurisdizione penale territoriale con personale fatto arrivare dal messinese. Apparato da loro scelto e fatto insediare fra gli arbereshe della neo-istituita Kuntisa, e che  fecero arrivare appunto dall’area del messinese in quanto in quell’area si praticava la religiosità “bizantina”, la stessa in uso dagli arbereshe. Quell’apparato religioso-civile, nel fluire del tempo, ha guidato la complessiva vita sociale della comunità locale (negli aspetti amministrativi, feudali, giudiziari e ovviamente religiosi) lungo i secoli, in via di diritto e convenzionale, fino al 1812.

(Segue)

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (6)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere


= = = Noi esseri umani non siamo un

accidente della Storia, non siamo 

soltanto un animale,  fra le miriadi 

di materie e di vita sulla terra.

= = = L’uomo rappresenta la forma di vita più 

alta di materia e energia sulla Terra. 

Nella sua natura essenziale non ha 

nulla in comune se non con se stesso.

-  -  -  -  - 

La frase è estrapolata da un lungo discorso di George Simpson (16 giugno 1902 – 6 ottobre 1984, è stato un paleontologo statunitense). Le “qualità “ dell’uomo che lo rendono unico starebbero  nella sua “diversità “.  Egli sa persino riprogettarsi, darsi -se vuole- un’altra natura. Se fino a pochi anni fa egli viveva il ruolo assegnatogli dalla natura, oggi egli progetta il sangue artificiale, l’interfaccia tra cervello e computer capace di moltiplicare l’attività intellettuale, le telecamere che possano svolgere il ruolo degli occhi e molto altro.

mercoledì 4 marzo 2026

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (5)

L’uomo del terzo millennio
vive una profonda
contraddizione rispetto alla
guerra
, spesso considerata
uno strumento arcaico di
risoluzione dei conflitti,
eppure ancora persistente
.
La guerra moderna,
caratterizzata da
tecnologie avanzate,
cibernetica e droni,
solleva la necessità 
di nuove competenze
tattiche.















La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere

= =I giorni seguono l’uno l’altro. E …la Storia non la si trova solamente nei compendi, ma anche nella cronaca di ogni giorno di cui essa si nutre giorno dopo giorno, sistemando la situazione di prima per annunciare il dopo. Nell’immediato non usiamo mai la “S” maiuscola di Storia, ma la “c” minuscola di cronaca.

==Eppure l’uomo si adopera, almeno prova, a non affidarsi solamente all’abusato destino della Storia. Ogni momento della nostra vicenda è sempre illuminata da lampi improvvisi su ciò che ci accade di volta in volta. Da quella didascalia a modo di film comunque nascono e si svolgono i nostri progetti di vita.

== Sono milioni gli uomini che ogni giorno scorgono sorgere davanti a loro il futuro. Alcuni restano storditi perché l’avvenire si è materializzato in fretta; si tratta di quella logica dell’epoca, quasi che il futuro fosse una malattia contro cui doversi premunire. 

_. _. _ 

N.P. ci fa osservare: Dal primo homo  sapiens sono trascorsi 50.000 anni, e 2000 generazioni ci separano dall’ultimo ominide. C’è n’e’ stata una più umana delle altre ? 

La Letteratura (22)

 Ignazio Silone (pseudonimo poi nome legale di Secondo Tranquilli) (Pescina dei Marsi (L'Aquila)1900 - Ginevra (Svizzera) 1978)

Ignazio Silone diresse
l’edizione romana del
quotidiano Avanti! tra
il 1945 e il 1946, 
contribuendo al dibattito
politico nel dopoguerra
dopo il rientro in Italia.
Nominato nel dicembre
1945, mantenne l’incarico
sino all’estate del 1946, 
sostenendo la linea della
autonomia socialista, per
poi fondare la rivista
Europa socialista.









E stato dirigente del Partito comunista italiano fino al 1927. Uscito dal partito nel 1930, visse in Svizzera fino al 1945. Rientrato in Italia, si iscrisse al Partito socialista e fu deputato all'Assemblea Costituente (è stato direttore dell'Avanti!). Aderì quindi al partito socialdemocratico. Premio Penna d'oro nel 1971. Alcune delle sue opere narrative, sempre improntate a un forte impegno civile, furono pubblicate in esilio e solo nel dopoguerra edite in Italia: Fontamara (Zurigo 1933, poi Roma 1947, poi, in edizioni definitive, Milano 1953), Vino e pane (titolo originale Bread and Wine, Londra 1936, poi in italiano col titolo Pane e vino, Zurigo 1937; edizione riveduta,Milano 1955), Il seme sotto la neve (titolo originale Der Samen unterm Schnee, Zurigo 1941, poi Roma 1945; edizione riveduta Milano 1953), Una manciata di more

(Milano 1952), Il segreto di Luca (ivi 1956; premio Salento), La volpe e le camelie (ivi 1960), L'avventura di un povero cristiano (ivi 1968; premio Campiello), Severina (postumo, ivi 1981).

Tra i saggi: Der Faschismus (Zurigo 1934, poi in italiano Carnago 1992), La scuola dei dittatori (ivi 1938,poi Milano 1962), Il Dio che è fallito (Milano 1947), Uscita di sicurezza (ivi 1965), Memoriale dal carcere svizzero (Cosenza 1979).

Curiosità


Avevamo la migliore
Sanità del Mondo
—••—
Il caso di Domenico
Un punto di non ritorno che arriva alla fine
di una catena di errori: il contenitore
isotermico di vecchia generazione senza
termostato utilizzato per il trasporto
dell'organo
, la fornitura del ghiaccio secco
anziché quello tradizionale per conservare
il cuore
, i mancati controlli della temperatura
nel corso del viaggio di ritorno da Bolzano
a Napoli
. Infine, l'espianto del cuoricino
malato prima di controllare le condizioni
di quello da trapiantare.








Decenni fa fu creato il Sistema Sanitario 

Nazionale  che funzionò per più tempo, ora … …

Seguire i media in questi ultimi giorni su quanto avvenuto nella sala operatoria di Bolzano, durante l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, sa dell’inimmaginabile

Un contenitore di plastica più adatto a ospitare un’insalata di pomodoro, cipolla, condita con olio,  piuttosto che un organo umano. E poi il ghiaccio secco portato da una «operatrice non specializzata». E, ancora, -stando a quanto apprendiamo dai media- goffi tentativi di versare acqua fredda, poi tiepida e infine calda sul cuore ghiacciato del donatore, come si trattasse di un bastoncino di pesce surgelato (leggiamo su un commento giornalistico).

E poi, la scena descrittiva -che arriva al caotico e mortificante- dei medici austriaci che sgridano i colleghi italiani cercando invano di rimediare al malfatto, al disastro.

E’ ovvio che si è trattato di pressappochismo e improvvisazione che butta ombre sulla professionalità sanitaria italiana, tanto apprezzata fino a non molto tempo fa nel mondo. Ad uscirne danneggiato è l’intero sistema sanitario, probabilmente per mancanza di soldi, di strutture, di motivazioni e di competenze. 

Resta lo scandalo della morte evitabile di un bambino.

martedì 3 marzo 2026

La Letteratura (21)

Le leggi razziali del 1938 furono 
un insieme di provvedimenti 
legislativi emanati dal regime 
fascista per discriminare 
ed escludere gli ebrei dalla vita 
civile, sociale e lavorativa in 
Italia. 
Basate su un razzismo
 biologico, vietarono matrimoni 
misti, licenziarono ebrei 
da uffici pubblici e scuole, e 
confiscarono i loro beni.

L’immagine in questa pagina
attiene alla copertina
del primo numero della rivista
“La difesa della razza”, voce
 ufficiale del razzismo italiano
(agosto 1938). L’immagine
mostra una spada che separa
un profilo ariano da uno 
semitico e da uno camuso.
















 Nella Letteratura italiana del Novecento occupano un posto a sé le scritture di memorie e di testimonianze del trauma degli anni Trenta e Quaranta e, in particolare, delle rievocazioni della tragedia dell’ebraismo italiano. Gli ebrei italiani deportati e sterminati tra il 1943-1945 furono circa 10mila. Pure la loro progressiva perdita di diritti, l’emarginazione e la persecuzione a partire dal 1938 e la loro successiva partecipazione alla guerra di Liberazione e’ via via andata ricostituendosi in ambito storiografico e quelle memorie e testimonianze sono entrate a far parte della Letteratura italiana.

L’elaborazione letteraria del trauma nazi-fascista, quella scrittura e narrazione tramandata ci fa sopravvivere la dignità e l’identità dell’essere umano, ci accresce la memoria e costituisce per noi che leggiamo e ascoltiamo, e siamo qui, in un Paese che vogliamo che sia e resti democratico, uno strumento di sopravvivenza.

Le Leggi Razziali

 (testo di Fabio Massimo Bertoldo, bibliografo e filologo): 

Le leggi razziali furono emanate dall’estate del 1938 “impedivano agli ebrei:-)  di usufruire  dei diritti di istruzione e insegnamento, -) di prestare servizio nell’esercito, -) di contrarre matrimonio  con cittadini “ariani”, -) di esercitare la patria potestà, -) di svolgere una professione (gli ebrei non potevano lavorare presso nessun ente, amministrazione, istituto a carattere pubblico; ne’ esercitare l’ufficio notarile o l’attività giornalistica; allo stesso modo a loro erano vietati  il commercio di oggetti usati e d.antiquariato, di libri, di carte da gioco, di oggetti di cartoleria; l’amministrazione di case e l’attività legate al settore dello spettacolo); -) di testare, -) di iniziativa privata, -) di tenere domestici “ariani”; furono vietate le licenze (…). Oltre al divieto di essere iscritti al Partito Nazionale Fascista, erano proibite tutte le forme di associazione e collaborazione e professionale con non ebrei, di far parte di associazioni culturali e sportive, di accedere alle biblioteche pubbliche. Venne persino vietato l’inserimento del proprio nome negli elenchi del telefono e il possesso di apparecchi radiofonici.  (…). Il 30 novembre 1943, infine, un’ordinanza di polizia stabiliva: “Tutti gli ebrei … a qualunque nazionalità appartengano, residenti nel territorio nazionale, debbono essere inviati  in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili ed immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati”. (P. Di Cori, Le leggi razziali, in I luoghi della memoria. Simboli e miti dell’Italia Unita, a cura di M. Isnenghi, Bari-Roma 1996, pag. 472).

(Su questo risvolto della Letteratura contemporanea contiamo di soffermarci per qualche tempo).

La riforma della Giustizia (3)

Euripide (circa 485-406 
a.C.) 

è stato 
uno dei tre grandi
tragediografi greci dell'età 
classica, noto per il suo 
approccio innovativo, 
razionalistico e introspettivo

Le sue opere smantellano i 
valori tradizionali, ponendo al 
centro la psicologia dei 
personaggi, le loro passioni 
e le angosce interiori, 
rendendolo il più "moderno"
 tra gli autori tragici antichi
.






Prima di entrare nel merito del Referendum

riporteremo riflessioni e ruoli

attesi dal buon funzionamento della Giustizia

=  = = = = =

Quando le leggi siano state scritte, chi è debole e chi è ricco hanno uguale giustizia.

E’ lecito ai più deboli, se sono accusati, rispondere alla pari a chi ha più mezzi: 

il più piccolo vince il più grande, se la giustizia è dalla  sua parte.

_  _  _

_. _. _ 





Quella riportata è  una celebre riflessione sulla parità dei cittadini di fronte alla legge,   è tratta dalle 
Supplici (vv. 433-437) di Euripide, noto tragediografo greco del V secolo a.C..
Il Contesto: Il passo è pronunciato da Teseo, re di Atene, in risposta a un araldo tebano che difendeva un modello politico tirannico.
Il Significato: Euripide, attraverso Teseo, esalta i vantaggi della democrazia e delle leggi scritte (nomoi gegrammenoi), che garantiscono uguali diritti sia al povero che al ricco, permettendo al più debole di rispondere alla pari al potente e di prevalere grazie alla giustizia e alla ragione, non alla forza. 
Il concetto di Isonomia: Questo brano è una delle più antiche e chiare affermazioni del principio di isonomia (uguaglianza di fronte alla legge) e dell'uguaglianza dei diritti (isegoria) alla base della democrazia ateniese.

La nostra presenza nel mondo

 La riflessione e l'interrogazione 
La riflessione costituisce
il nucleo del metodo
filosofico di Platone,
ereditato da Socrate e
trasformato  nella  dialettica
(=tecnica del dialogo e
del confronto di idee).
Per Platone, la filosofia
non è un insieme di 
dottrine statiche
ma un processo dinamico 
di ricerca, interrogazione
e pensiero riflessivo,
volto a risvegliare
la conoscenza delle
idee già presenti 
nell’anima (reminiscenze)



Le giovani generazioni ci interpellano (5)  

Questa pagina è, e vuole essere, uno spazio di riflessione sul mondo che ci circonda. Pare che Platone ci abbia lasciato questo breve insegnamento: Interrogarsi ed interrogare e’ compito del vivere, perché non vi è altro modo  per dare inizio al dare senso.


*  *  *

= = =La riflessione appartiene a ciascuno di noi quando per curiosità insorta da un particolare evento o per trovare spiegazioni sul comportamento di taluni, ci interroghiamo sul nostro trovarci a vivere o comunque a conoscere quello specifico evento sociale.

= = = Generalmente la gran parte delle risposte, a quelle che riteniamo siano domande fondamentali, le otteniamo col nostro rapido ragionamento interiore facendo nostre le convenzioni della società entro cui siamo parte.

= = = Eppure le idee correnti non sempre andrebbero prese come solide. Il dissenso e/o la critica delle idee (comprese quelle correnti) oltre che accettabili in regime di vita libera e democratica, sono mezzo per affinarle e per trovarne di nuove.

_ _ _ 

Alla luce di quanto riportato c’è molto da riflettere sull’assoluta carenza di confronto politico-amministrativo esistente nella conduzione di tanti comuni della nostra Isola, Contessa Entellina compresa, dove in Consiglio Comunale si verifica che uno svolge la relazione, nessuno osserva, tutti approvano. Eppure nella contemporaneità il dissenso o anche la semplice osservazione è consentita pure all’interno di una stessa compagine, persino all’interno di ogni nucleo familiare. Ci viene da evocare su quanto capita all’interno di uno stesso partito: all’interno del Pd pare che convivano almeno dieci partiti, con riflessioni e tesi in contrapposizione l’una dall’altra.

lunedì 2 marzo 2026

Parole frequenti sui media


L'International Emergency Economic
Powers Act è una legge federale
statunitense promulgata nel 1977
che conferisce al Presidente il
potere di identificare qualunque
minaccia abbia origine al di fuori
degli Stati Uniti.







IEEPA. L’International Emergency Economic Powers Act è una legge federale promulgata nel 1977 che conferisce al presidente il potere di identificare qualunque minaccia abbia origine al di fuori degli Stati Uniti. Storicamente, i presidenti hanno applicato questa legge per promuovere sanzioni economiche e misure di embargo nei confronti di Paesi come Iran, Corea del Nord e Russia. Nel 2025, l’amministrazione Trump ha invocato lo Ieepa per giustificare l’introduzione di un esteso sistema di dazi a molti Paesi.

  Trump ha appreso della bocciatura del provvedimento adottato sulla base dell’ International Emergency Economic Powers Act mentre era in riunione con i governatori per una colazione di lavoro. Poco dopo, uno dei suoi consiglieri gli ha passato un bigliettino. «È una sconfitta, allora?», ha chiesto il presidente. Il consigliere che gli ha portato la notizia ha confermato che la Corte suprema aveva appena stabilito l’illegalità dei dazi imposti attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge del 1977 sui poteri economici di emergenza internazionale: un duro colpo alla politica economica del presidente. Trump ha detto ai governatori che, nonostante il suo aspetto apparentemente calmo, dentro si sentiva ribollire, e ha definito la decisione una vergogna.

  Con un verdetto di 6 voti a 3 e un’opinione scritta dal Giudice Capo John Roberts e appoggiata anche da due dei giudici conservatori nominati da Trump (Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch), la Corte ha stabilito che il presidente aveva oltrepassato la sua autorità imponendo i dazi attraverso l’IEEPA senza l’approvazione del Congresso.


La nostra presenza nel mondo

Il dibattito geopolitico contemporaneo
identifica principalmente la 
Russia
 (come erede diretta dell'Unione
Sovietica) e la 
Cina (nonostante il
mantenimento della struttura formale
del Partito Comunista) come potenze
ex comuniste che oggi adottano
politiche estere descritte da molti
analisti e critici come "imperialiste" o
neo-imperiali.
La Russia ha intrapreso un percorso
che, specialmente sotto Vladimir Putin,
è stato definito "imperialismo periferico"
 o mirato al ripristino dell'influenza
sovietica. L'invasione su larga scala
dell'Ucraina nel 2022 è vista come un
tentativo di ripristinare il controllo
imperiale sui territori dell'ex URSS.
La Russia utilizza anche attività proxy
privacy (=inferiore, scarsa privacy)
e relazioni diplomatiche/economiche
per estendere la sua influenza in
Africa.





Le giovani generazioni ci interpellano (4)  

Transitiamo su un pianeta dalle mutazioni imprevedibili, inimmaginabili.

= = =Nei decenni trascorsi ci eravamo convinti (vedasi il libro: la fine della Storia e l’ultimo uomo, di Francis Fukuyama) che nel mondo, dopo il crollo ovunque del comunismo, non vi sarebbero stati più alternative alla democrazia (e alla libertà individuale), dal momento che l’unica alternativa di sistema, il comunismo, si era dissolto da sé stesso.

= = = Quel crollo del sistema oppressivo si è, tuttavia, rivitalizzato. La Storia, con la sua ovvia e sempre vitale forza, ci ha consegnato in Russia un regime di estrema destra e non solamente lì. Come a voler dire che un certo mondo voglia sperimentare ruoli e meccanismi, pur sempre antidemocratici, ma da altra sponda. 

= = = Come in fisica si ha a che fare con l’antimateria e in biologia con l’anticorpo, in politica pare che si preferisca transitare da un estremo all’altro, dal breznevismo alla destra estrema putiniana.

La Letteratura (20)

Tra il 1943 e il 1945, oltre
 40.000-45.000 
italiani
 (politici, ebrei e lavoratori)
furono deportati nei lager
nazisti, con un tasso di mortalità
del 45% per i politici
nei campi di detenzione.

A questi si aggiungono
circa
650.000 Internati
Militari Italiani
 (IMI) deportati 
nei campi di prigionia
come forza lavoro coatta, di
cui circa 50.000 deceduti
di stenti.
Fra i militari
deportati, il Blog decenni
fa ha raccolto le
testimonianze di due
concittadini
di Contessa Entellina.

E’ verosimile
che i Contessioti siano
stati ben più di quei due
e che alcuni non  sono mai
più  tornati perché  deceduti
di stenti nei campi di
concentramento.


.
 Memorie e testimonianze novecentesche

La letteratura italiana del Novecento accoglie vasti spazi di memorie e testimonianze di quello che fu il trauma degli anni Trenta e Quaranta, con speciale testimonianza a quella che fu la tragedia dell’ebraismo italiano; non ci riferiamo solamente  alle scritture letterarie centrate sulla soluzione finale nei campi di concentramento  e di sterminio (1943-1945), che costarono al solo ebraismo italiano circa 10.000 persone, ma anche la progressiva perdita di diritti, persecuzione ed emarginazione di tanti italiani che non intesero aderire alla Repubblica sociale mussoliniana. Per quanto attiene la letteratura ebraica di riferiremo ai tanti autori che hanno fatto la  scelta di un’altra appartenenza nazionale, quella non sionista e quindi non israeliana.

Questa memoria sugli ebrei italiani è stata per lungo tempo negata e via via nel Novecento, in seguito alla persecuzione, iniziò un processo di recupero delle radici e di ricostruzione della storia più recente, a cura dell’ebraismo della diaspora, con l’intento di differenziarsi ( e pure per contrapporsi) dall’ebraismo dello Stato d’Israele e da quello delle comunità ebraiche nordamericane. Gran parte di queste memorie e testimonianze a cura, oltre che da scrittori, anche e sopratutto da scriventi per i quali lo scrivere  non fu soltanto un atto di assoluta necessità, ma lo scrivere divenne esso stesso necessità perché compito assoluto ed estremo e dovere di dare testimonianza della disumanità subita e trasmettere e mantenere viva la memoria per impedire che quel danno si possa ancora ripetere in altre forme.

Troppo lungo e’ l’elenco degli autori e dei libri  di “memoria e testimonianza” . Noi ci proponiamo di intrattenerci, su ulteriori poche pagine, sulla letteratura italiana del secondo dopo guerra, sul clima disumano portato avanti dalle “leggi razziali” e sul complessivo clima vissuto non solo dagli ebrei ma anche dai deportati italiani nei campi di concentramento tedeschi dislocati, prevalentemente nell’area polacco-ucraina, dove per tanto tempo finirono anche concittadini di Contessa Entellina, la cui unica  colpa fu di non avere voluto aderire alla repubblica sociale mussoliniana.

(Segue)

domenica 1 marzo 2026

E adesso ?

L’ayatollah Khamenei è stato ucciso

L’isolamento dell’Iran appare visibile. Una vasta coalizione arabo-sunnita moderata, ha condannato le ritorsioni iraniane ma nessuno ha avuto a che dire sull’attacco iniziale di Stati Uniti e Israele. Stavolta non c’è il rischio che l’attacco esterno stringa la popolazione iraniana attorno al regime. Nelle ultime manifestazioni contro la dittatura islamica si erano levate sempre più spesso le proteste delle piazze, a favore di un intervento «liberatore» dall’esterno.

Cosa succede adesso? Il ruolo dell’Iran è essenziale in quell’area del pianeta;  andrebbe evitato il vuoto di potere, il rischio di un’altra Libia. In Iran non e’ esistita sotto  Khamenei un’opposizione politica organizzata che oggi possa assumere il governo. I pericoli sono tanti, come i dubbi. Del resto, alla vigilia dell’attacco, persino il Pentagono ha fatto trapelare obiezioni sia tecniche che politiche. Sulle analisi inquiete sul «dopo» neessuno ha certezze e il Medio Oriente è una trappola di sorprese.

Per il governo cinese è : «Inaccettabile l'uccisione di un leader di un Paese sovrano e l'incitamento a un cambio di regime». La Cina ha espresso «ferma condanna» per l'uccisione della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ribadendo l'appello a una cessazione «immediata» delle operazioni militari in Medio Oriente.

 Il ministero degli Esteri di Pechino ha definito l'uccisione dell'ayatollah una «grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran, nonché un attacco agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e alle norme fondamentali delle relazioni internazionali». 

Pechino ha quindi espresso la propria ferma opposizione e condanna per quanto avvenuto, chiedendo «un'immediata cessazione delle operazioni militari» nella regione. Pure Putin ha inviato solidarietà e condoglianze ai vertici del potere iraniano.


La domenica è fatta per riflettere


Il libro degli Atti degli apostoli è
l'unico documento antico che ci
riferisce gli inizi del Cristianesimo
e la "carriera folgorante" dell'apostolo
Paolo. Gli Atti degli apostoli si
interrogano sulle origini del
cristianesimo e sulle ragioni
della rottura fra cristiani e
giudei. Essi illustrano i tentativi
 della missione cristiana in un
contesto religioso fortemente
concorrenziale, informando
sulla vita dei primi cristiani e
sulla nascita delle loro comunità.
Inoltre, tentano di spiegare
il successo del movimento,
nonostante le forti opposizioni
che ha incontrato.



Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Il quadro geografico.

  Gli Atti degli Apostoli si caratterizzano per la densità di indicazioni geografiche di quel mondo antico, che però avvertono gli storici non vanno interpretati esclusivamente secondo un valore storico e realistico, ma anche, e forse sopratutto, secondo un significato simbolico e teologico.

  L’itinerario. L’intera trama degli Atti e’, verosimilmente, determinata dal progetto di estensione spaziale (Gesù nel prologo rivolto ai discepoli pronuncia parole programmatiche “Riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi  e ‘Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samaria e fino all’estremità della terra”  (1,8).

  I primi sette capitoli sono ambientati a Gerusalemme, che è il luogo dove Gesù inizialmente aveva ordinato di non allontanarsi (1,4)  in attesa del compimento della promessa  del Padre, cioè dell’invio della potenza dello Spirito (cfr. Lc 24,49).  Dopo, però, in conseguenza della persecuzione seguita alla predicazione di Stefano, inizia la dispersione dei primi cristiani. Dispersione della prima comunità che arriva ”fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia”.

(Segue)

*   *   *

 La religione quale sistema di significati

e di Assoluto.

 Il fatto religioso. Ci soffermeremo per qualche tempo nel tratteggiare il fenomeno religioso con ottica sociologica. D’altronde da qualche tempo stiamo usando, quasi su ogni tematica, questo metodo.

 E’ scontato -tanto per introdurre la tematica-  che la religione, tutte le religioni, possono costituire forza di conservazione o di destabilizzazione dello status quo. Basta porre attenzione sul mondo islamico, oppure su quello ebraico, per cogliere che il “fattore politico”, in entrambi le comunità mediorientali, ha assunto ai nostri giorni (ma non solamente adesso), assoluta prevalenza sul fattore “religioso”.

 Proveremo, questo è  l’intento, a capire la religione come ricerca di ”significati e di Assoluto” rispetto agli interrogativi di sempre dell’umanità: il dolore, l’amore, la vita, la morte …. . Una cosa emerge subito e possiamo avanzarla: non tutte le religioni si concentrano sui temi ora accennati, e ove lo fanno il loro differenziarsi prevale sul convergere.

Parole frequenti sui media

russkij mir. 
Significa «Mondo Russo», ed è un concetto politico, ideologico e culturale che definisce la sfera di influenza che oltrepassa i confini russi attuali. Viene descritto come un’ideologia del putinismo che giustifica le ambizioni imperiali e il neo-imperialismo russo, ponendosi come un’alternativa ai valori occidentali. Il concetto è stato utilizzato come giustificazione ideologica nella guerra russo-ucraina, descrivendo l’Ucraina e altre aree post-sovietiche come parte integrante di questo «Mondo Russo». 

Si basa su tre pilastri: la Chiesa Ortodossa, la cultura e la lingua russa, e la memoria storica comune. Detto in altri termini indica una comunità transnazionale unita dalla lingua, dalla cultura, dalla storia e dalla religione (Chiesa ortodossa russa). Viene descritto come una dottrina di soft power o, in contesti critici, come espansionismo neo-imperialista. Il concetto è centrale nel putinismo e viene utilizzato per giustificare l'azione di Mosca in paesi vicini, in particolare l'Ucraina, considerata parte inalienabile di questa "civiltà".

sabato 28 febbraio 2026

Le follie umane: ricorrere alla guerra!

 

USA e Israele attaccano l’Iran
L’obiettivo esplicito non è più
smantellare il programma nucleare
ma cambiare il regime. 
L'offensiva congiunta con Israele
punta ad abbattere il regime
islamico
.




Dopo settimane di tensione, Stati Uniti e Israele hanno lanciato nelle prime ore di oggi l’attacco sull’Iran avendolo «pianificato per mesi». 

 L’azione è -come viene definita in queste circostanze-  «preventiva»: l’intento dichiarato è quello di «impedire che Teheran abbia armi atomiche».


 Nelle scorse settimane, i negoziatori di Iran e Stati Uniti si erano incontrati a Ginevra per cercare un accordo sul nucleare. L’ultimo summit, giovedì, aveva dato risultati di cui Trump si era ieri detto «deluso».


 Da settimane gli Stati Uniti accumulavano nell’area mezzi militari. Nella zona si trovano attualmente  due portaerei e centinaia di caccia statunitensi, oltre a mezzi di supporto. L'Onu si è detto contrario agli attacchi, chiedendo che le parti tornino al tavolo dei negoziati. La Francia ha chiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Condanna di Mosca e Pechino: «Aggressione immotivata»

La democrazia

 Ad Atene significava il “corpo civico”.

Il termine dêmos (δῆμος)
significa
 popolointeso
come l'insieme dei
cittadini, la 
popolazione
o il ceto popolare, in 
particolare contrapposto
all’aristocrazia,nell’antica
Grecia.
E’ la base etimologica di
termini come “democrazia”
(potere, del popolo) e
demografia.













I comportamenti di Donald Trump ci fanno riflettere sulla “Democrazia”. Avviamo pertanto sul blog alcune pagine sul tema, come al solito con poche righe, su cosa si intendeva con questo termine nell’antica Grecia. 

= = = =  In ambito storico, "demo" (dal greco démos) si riferisce al popolo o alle suddivisioni territoriali nell'antica Grecia. Era altresì l’apparato politico-economico fondato sull’alleanza dei ceti dominanti delle città. Ad Atene il governo spettava alla parte popolare dei liberi, il «demo» (da qui ‘democrazia’ come sistema politico), e l’analogo domina nelle città alleate. Spesso si trattava tuttavia di minoranze numeriche. 

= = = = Tucidide (storico e filosofo ateniese) ha riflettuto su qual fosse la migliore forma di governo.  Ha analizzato in maniera critica il meccanismo democratico: ha apprezzato Pericle, del quale ha ascoltato le parole, perché ha saputo trasformare la democrazia in un regime in cui il leader più capace guida il sistema.

= = = = Nel corso della sua vita, Tucidide ha fatto esperienza anche di un’altra modalità della politica ateniese, l’oligarchia. Nell’anno 411 a.C. gli oligarchi che detestano e tentano di colpire la democrazia – sperando nell’aiuto spartano – prendono il potere ad Atene. È un disastro: governano per quattro mesi e scoppia una guerra civile, o quasi, al termine della quale si determina un regime misto.

= = = = Tucidide fa comunque un elogio di questa forma di governo, in parte democratico e in parte oligarchico, fondata su una limitazione della cittadinanza. Non più tutti i maschi liberi in età militare sono considerati cittadini: sarebbero teoricamente 30mila, ma soltanto 5 mila benestanti. Successivamente si rende conto, però, che quell’equilibrio e’ instabile, e determina la liquidazione dell’Impero.