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venerdì 4 settembre 2026

Vivere in regime democratico

  Vivere, in età da pensionato, consultando i tanti libri acquistati negli anni giovanili e mai completamente letti -allora- fino in fondo, fino all’ultima pagina, fa scoprire ancora ai nostri giorni, in età  ormai -appunto- da pensionati, tante situazioni non sempre ben comprese o comunque non sufficientemente approfondite in precedenza.

= = = 

In regime repubblicano e democratico, 
l'indipendenza della magistratura
costituisce un principio cardine
dello Stato di diritto
. Nel sistema
costituzionale italiano 
la giustizia è
amministrata in nome del popolo
,
rendendo l'ordine giudiziario un
potere autonomo e privo di
subordinazione gerarchica
rispetto alle forze politiche.
L'Articolo 101 afferma che i
giudici sono soggetti 
soltanto
 
alla legge. Questo significa che
nessun organo politico può
imporre a un magistrato come
interpretare una norma o come
giudicare un caso.

L'Articolo 106 e l'Articolo 107 
garantiscono che i magistrati non
possono essere dispensati,
sospesi dal servizio né destinati
ad altre sedi o funzioni se non in
seguito a decisione del Consiglio
Superiore della Magistratura (CSM).


L’Indipendenza non è un privilegio
di casta, bensì una 
garanzia a
tutela del cittadino
. Essa assicura
l'eguaglianza di tutti di fronte alla
legge. Un giudice non indipendente
non potrebbe giudicare con
imparzialità i reati commessi da
esponenti del potere politico o
economico, compromettendo la
fiducia dei cittadini nelle istituzioni.








L’indipendenza della magistratura

dal periodo liberale post-unitario al fascismo

 L'Associazione nazionale magistrati venne fondata a Milano nel 1909 (dopo un precedente costituito dal cosiddetto Proclama di Trani del 1904), allo scopo, «escluso ogni carattere e fine politico», di 

«a) rinsaldare i vincoli di colleganza fra i soci;

 b) favorire l'incremento degli studi giuridici con uno speciale riguardo all'Ordinamento giudiziario; 

c) cooperare per le guarentigie della magistratura e la tutela degli interessi morali ed economici dei suoi membri». 

L'Associazione venne sciolta nel 1925 come conseguenza del disegno di legge sui sindacati che sarebbe poi divenuto legge 3 agosto 1926, n. 563, che all'art. I1 vietava le associazioni tra magistrati, e venne subito ricostituita, dopo un breve periodo di Comitato provvisorio, con un'Assemblea costitutiva il 21 ottobre 1945.

La vita associativa - e’ garantita anche ai magistrati dall'art. 18 della Costituzione - e la dinamica delle differenziazioni interne, vista in chiave di politicizzazione, ha dato spunto ad una proposta di legge degli onn. Romeo e Manco (gruppo Msi) per il divieto ai magistrati di appartenere a partiti politici e ad associazioni di categoria (proposta di legge n. 2234 presentata il 22 gennaio 1970).

(Segue)




L’Italia dei record

Il governo supera oggi quota 1412
giorni a Palazzo Chigi,
posizionandosi tra gli esecutivi
più longevi della Repubblica.




==Giorgia Meloni raggiunge oggi,  4 settembre, con 1412 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, il record di governo di più  lunga durata. 

==Pure Elly Schlein ha conseguito il suo record di durata tra i segretari del Pd (di solito poco più che un lavoro stagionale), ha infatti superato i 1261 giorni detenuti da Bersani. 

==Giuseppe Conte, che non è *figura che ami restare indietro in qualsiasi classifica, ha fatto subito sapere ai media di avere agli inizi di agosto superato il record di durata dei cinque anni di permanenza alla guida del Movimento Cinquestelle (1844 giorni). 

*   *   *

Sappiamo tutti che in politica la durata non dice tutto. Certo! Chi guida un governo ha la sensazione di stare seduto su una bicicletta, se non pedala cade.


L’uso politico della Storia

 e’ propaganda

L’uso politico della storia
smonta la complessità,
seleziona un fotogramma o
una parte di un processo
storico, brandisce la storia
come arma di propaganda.

E’ la
manipolazione del passato da
parte di governi o partiti per
giustificare le proprie idee
nel presente e fare propaganda.
Questo fenomeno trasforma i
fatti storici in strumenti di potere.
La ricerca scientifica degli storici
viene ignorata o distorta per
creare un vantaggio immediato.
-
Si usano documenti o foto fuori
 dal loro vero tempo per dimostrare
tesi false.
-
Si semplifica la realtà, si
cercano certezze assolute e
si punta al consenso immediato.




Amare la Storia, la Storia di tutti i tempi, significa dover sapere a priori che si può imbattere in ricostruzioni e manipolazioni del passato da parte di governi o partiti per giustificare le proprie idee nel presente e fare propaganda. Circostanza questa più che abituale nei paesi dove prevalgono i despoti alla Putin. 

 Questo fenomeno manipolatore trasforma i fatti storici in strumenti di potere. La ricerca scientifica degli storici viene ignorata o distorta per creare un vantaggio immediato a beneficio del gruppo di potere al momento in auge.

La storia vera studia i documenti, accetta la complessità dei fatti e ammette i dubbi. 

L'uso politico della Storia semplifica la realtà, cerca certezze assolute e punta al consenso immediato.

*   *   *

 Nicolas Grimal (Libourne, 13 novembre 1948), un egittologo francese, figlio del latinista Pierre Grimal, della storia dell'antico Egitto fino alla conquista di Alessandro, ricorda che Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso la Terra promessa, venne lungamente considerato l'avversario di Mosè e «il simbolo del male». 

Per alcuni secoli, nell'immaginazione degli europei, l'Egitto fu soprattutto una terra biblica, la temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osserva lo storico francese, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».

Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamès contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. 

Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico politiche del secolo seguente. 


Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore  di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco  dell’antica celebrasse  i suoi trionfi.


(Segue)

giovedì 3 settembre 2026

L’exclave di Ceuta

 Ceuta e Melilla

Il primo ministro spagnolo 
Pedro Sánchez ha difeso
fermamente la sovranità
perpetua di Ceuta e Melilla
,
dichiarando dinanzi al Congresso
dei Deputati che le due exclave
«
sono spagnole e
continueranno a esserlo
fino alla fine dei tempi
».

Ceuta fa parte del sistema
politico ed economico dell'UE,
ma ha una deroga per quanto
riguarda il sistema doganale (è
un porto franco e si trova
fuori dall'unione doganale
ordinaria).



A più di un mese dall’ingresso in massa di oltre 72.000 migranti irregolari marocchini nell’exclave di Ceuta, il primo ministro spagnolo ha riferito in Parlamento sui fatti. Il leader socialista ha dichiarato che anche la Commissione europea, «ha documentato la partecipazione di account e pubblicazioni collegati a ecosistemi informativi russi e filo-israeliani, ai quali si sono uniti anche alcuni esponenti dell'estrema destra internazionale e dell'estrema destra spagnola, che hanno approfittato della tragedia per fomentare paura e odio».

  Ha ribadito che non risultano «prove concrete» di una responsabilità delle autorità del Marocco, benché proprio in questi giorni sia filtrato un rapporto della Polizia Nazionale che indica la complicità di agenti di sicurezza marocchini nell'ingresso di migranti nella città autonoma, pur non implicando direttamente il governo di Rabat o i suoi servizi segreti.

 Sanchez ha confermato di essere costretto a muoversi come un equilibrista, per non scatenare un braccio di ferro con il confinante Marocco. «Mi tocca gestire questa crisi con rigore e con prudenza», ha detto Sánchez attaccato dall’opposizione di destra. Il premier ha negato che il governo abbia ricevuto una «allerta straordinaria» prima dell'ingresso di massa dei migranti pur riconoscendo che «tutte le istituzioni statali hanno rilevato un aumento degli arrivi nella città autonoma… un picco significativo, ma tutt'altro che senza precedenti o eccezionale».


La strage di via Carini

Il generale Carlo Alberto dalla
Chiesa
 (Saluzzo, 27 settembre
1920 – Palermo, 3 settembre 1982)
 
è stato uno dei più importanti 
generali, prefetti e servitori dello
Stato italiano
, simbolo indiscusso
della lotta contro il terrorismo e la 
mafia
. La sua determinazione e le
sue innovazioni investigative hanno
segnato la storia contemporanea
d'Italia, pagate tragicamente con
la vita nella 
strage di via Carini.





Era il 3 settembre del 1982 quando con il massacro del prefetto-generale Carlo Alberto dalla Chiesa, della giovane moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo scrisse qualche giornale  rischiò di morire «la speranza dei palermitani onesti» e si capì che occorreva richiamare il Paese alla «resistenza» e a una «difesa della democrazia mortalmente minacciata». 

Pertini parlo’ di «una sfida non più tollerabile». Gli editoriali di più giornali proposero di mettere mano alla legislazione antimafia, di trovare armi efficaci contro un mostro spesso annidato nei gangli (infedeli) dello Stato, perfino di «fare uso dell’articolo 102 della Costituzione che consente la creazione di sezioni specializzate della magistratura». E sarà proprio questa visione che anticiperà di dieci anni ciò che Giovanni Falcone avrebbe realizzato con l’istituzione della Superprocura e delle direzioni distrettuali antimafia. Dalla Chiesa parlando a Palermo auspicava proprio quegli interventi. Era  arrivato a Palermo cento giorni prima per intercettare il nodo mafia-politica «senza riguardi per nessuno», come il generale aveva ripetuto anche a Giulio Andreotti con riferimento agli uomini della sua corrente, definita «la famiglia politica più inquinata». 

Furono cento giorni segnati da ostilità e promesse mancate. A cominciare da quelle sui poteri di coordinamento della lotta alla mafia, mai concessi. Quel 3 settembre resta una data spartiacque nella storia della mafia e dell’antimafia. Quella sera la questione mafiosa diventò una questione nazionale e i Palazzi romani dovettero fare passi fino ad allora bloccati, come l’inserimento nel Codice penale del reato di «associazione mafiosa» (il 416 bis), la rapida approvazione della legge Rognoni-La Torre per i patrimoni dei boss e l’istituzione di un Alto commissariato contro la mafia. 


Interrogarsi

Interrogarsi sul vivere sociale 
significa riflettere sulle dinamiche
che regolano il nostro stare insieme,
oscillando costantemente tra il
bisogno di appartenenza e la tutela
dell'individualità. L'essere umano è
storicamente e biologicamente un
animale sociale, ma l'equilibrio
della convivenza non è mai
scontato o definitiva.

E’ ovvio che
ogni azione individuale genera un
impatto collettivo. Il vivere sociale
richiede pertanto  il
superamento dell'egoismo a
favore di una cittadinanza attiva
e consapevole. 
Creare ponti e
contesti inclusivi trasforma la
diversità da minaccia a risorsa.
Ovviamente la 
convivenza
necessita di un sistema di
valori condivisi, leggi e norme
morali che garantiscano
giustizia, equità e rispetto
della dignità umana.






…riflettere
Sul blog il taglio ed il contenuto dei testi, rispetto a un quindicennio fa, e’ in più casi, profondamente cambiato. Dalla vita quotidiana che intesseva per più tempo (anni) la vita locale e che veniva riportata sul blog, siamo, senza accorgerci, passati  alla riflessione del vivere locale e non. Segno, dice qualche amico utilizzando ironia, che conduttore e collaboratori del blog stanno invecchiando.

Effettivamente sul blog la “riflessione” tende ad occupare più spazio della analitica spiegazione dei fatti.

Sebbene ci proponiamo, comunque,  il ritorno ai “fatti” locali e non, non intendiamo rinunciare all'opportunità di interrogarci sul significato della vita e persino dell'universo. Noi esseri umani siamo per natura creature curiose e non possiamo fare a meno di riflettere sul mondo che ci circonda e sul posto che vi occupiamo; abbiamo una capacità intellettuale che ci permette di ragionare, oltre che interrogarci, e per quanto possiamo non rendercene conto ogni volta che facciamo un ragionamento pensiamo sulla base culturale, sociale e politica entro cui ci siamo formati, entro cui siamo cresciuti.

In fondo lo scopo della filosofia non è tanto trovare le risposte alle domande fondamentali, quanto il processo con cui cerchiamo tali risposte, usando il ragionamento anziché accettare passivamente le visioni convenzionali o l'autorità tradizionale che arriva dal Municipio, dall’Ars o da Palazzo Chigi. 

Nell'antica Grecia e in Cina, erano coloro che, insoddisfatti delle spiegazioni fornite dalla tradizione e dalla politica ufficiale, che hanno cercato risposte su base razionale. E proprio come facciamo noi con amici e lettori per provare a trarre conclusioni a cui siamo giunti e il modo in cui siamo arrivati. 

A volte incoraggiamo il dissenso e la critica delle idee come mezzo per affinarle e trovarne di nuove. Le idee nuove nascono dalla discussione e dall'esame, dall'analisi e dalla critica, sempre auspicabile,  delle teorie degli altri.

Nessuna novità, quindi!


L’amico cane (23)

Le motivazioni di razza

Le principali motivazioni
di razza del 
Cane da
Pastore Maremmano
Abruzzese
 sono
la spinta protettiva
, la 
territoriale, la possessiva e
la competitiva, affiancate
da una forte spinta 
epimeletica (di cura e
protezione del debole) e
un'autonomia legata alla
scarsa dipendenza
sociale dall'uomo
.
Delimita e difende con
fermezza lo spazio
considerato di sua
competenza.
Il Maremmano ha un
legame adulto e fiero
con il padrone, basato
sul rispetto reciproco e
non sulla sottomissione
o sulla ricerca continua
di approvazione.









È fondamentale valutare le caratteristiche, e nello specifico le motivazioni di razza, di un cane che intendiamo avere al fianco per una parte significativa della nostra vita. 
Dobbiamo sapere se, di base, può avere una spiccata motivazione cinestesica  (ovvero una forte attitudine al movimento); oppure predatoria; perlustrativa; di ricerca; sillegica, ovvero il desiderio di portare un oggetto (o una preda) in un luogo sicuro; territoriale, che porta il cane a difendere lo spazio che occupa; possessiva, che lo induce a difendere un oggetto; competitiva. L’emergere incontrollato di una o più di queste caratteristiche potrebbe avere conseguenze nella vita di tutti i giorni. 


Ce ne sono poi  altre che possono essere viste in un’ottica quasi sempre positiva: la motivazione affiliativa, per esempio, che porta il cane a cercare l’appartenenza ad un gruppo ristretto; la motivazione epimeletica, che gli fa desiderare di prendersi cura dei suoi famigliari; quella sociale, che lo apre al confronto con altri cani o con soggetti di specie diverse, a partire dagli esseri umani.
 

Cerchiamo allora di capire come la razza possa incidere sui comportamenti del cane. E, ancora prima, quali bisogni determini. Saperli soddisfare è il modo migliore per avviare una relazione proficua per entrambi e per l’intero contesto sociale. L’accettazione dei cani nella società dipende infatti molto, più che dai cani stessi, da coloro che ne sono responsabili. Quando ci si lamenta delle deiezioni non raccolte lungo strade e marciapiedi non si punta infatti il dito contro l’animale, bensì contro la persona che sta dall’altra parte del guinzaglio. Se non che le conseguenze – divieti, astio generalizzato, insofferenza – poi si ripercuotono soprattutto sul cane.


mercoledì 2 settembre 2026

Parole frequenti sui media


L'accisa sui carburanti rappresenta
una delle principali 
fonti di entrate
tributarie per lo Stato italiano
,
garantendo un gettito strutturale
quantificabile tra i 
25 e i 30 miliardi
di euro all'anno
. Questa imposta
si colloca stabilmente tra le voci
più rilevanti del bilancio statale, 
incidendo per circa il 4-5% sul
totale delle entrate complessive
 
della pubblica amministrazione


Accisa

È un’imposta indiretta applicata sulla fabbricazione, produzione o vendita di specifici beni di consumo: le prime in Italia, dal 1864, colpirono la birra e l’acqua gassata. Nel caso della benzina, le accise furono introdotte nel 1936 e vennero istituite organicamente dal 1939. 

E’, di fatto, un tributo erariale che rappresenta una delle voci principali delle entrate fiscali dello Stato italiano. Viene riscossa dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli direttamente alla fonte. 

Garantisce allo Stato circa 25-30 miliardi di euro ogni anno (4,8% delle entrate tributarie complessive). Si tratta di un importo fisso al litro (stabilito per legge) a cui si somma poi l'applicazione dell'IVA.


Attenti al gorilla!

A differenza dell'imperialismo
statunitense del secondo
dopoguerra, storicamente
mascherato da retorica sulla
difesa della democrazia e dei
diritti umani, la postura
diplomatica e militare di
Trump viene descritta
come più esplicita,
transazionale e focalizzata
sul dominio territoriale ed
economico diretto.


Spunti ripresi dai giornali di oggi

 Di un presidente statunitense che, nelle elezioni di metà mandato, perde la maggioranza parlamentare in uno o verosimilmente in entrambi i rami del Congresso, si dice che diventa «un'anatra zoppa». 

 Secondo l'Economist, però, Donald Trump potrebbe invece trasformarsi in un gorilla invecchiato, vendicativo.  Si, incanutito e ingrugnito. 

  La seconda presidenza Trump è stata caratterizzata sin da subito da risentimento e discorsi di conquista quasi imperialista. Al suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha definito "stupidi" i presidenti precedenti per aver rinunciato al controllo americano della Groenlandia dopo la seconda guerra mondiale, o per aver ceduto il Canale di Panama a Panama, promettendo di riprenderseli entrambi. 

  Non si trattava di semplici mosse di facciata. Tutto e’ cominciato a gennaio, dopo che le truppe americane avevano prelevato il leader venezuelano dalla sua residenza, consentendo a Trump di scegliere personalmente un governante più malleabile per quel Paese ricco di petrolio», e poi e poi ….

Chi è?

 Alessandro Di Battista
Nel panorama socio-politico
italiano, 
Schierarsi è
un'
associazione culturale e
movimento civico
 fondato
nell'aprile del 2023, di cui 
Alessandro Di Battista è il
vicepresidente e principale
esponente.



Ha fondato un’associazione: Schierarsi. È l’associazione creata nell’aprile 2023 da Alessandro Di Battista, oggi guidata dal presidente Luca Di Giuseppe, che vede il fondatore nel ruolo di vicepresidente. L’idea è di coinvolgere gruppi di cittadini «nella costruzione di proposte e progetti nell’interesse del Paese». Tra i temi seguiti, la sanità pubblica, la sostenibilità, la pace e la lotta alla criminalità organizzata. 

 Alessandro Di Battista vive queste ore ricoverato a L’Avana con la vicinanza di persone a lui care. E con l’aiuto di una equipe romana. L’ex deputato, insomma, non è più fisicamente solo. Con lui c’è la compagna, Sahra Lahousnia, un amico dell’ex M5S e il presidente di Schierarsi, Luca Di Giuseppe. E proprio l’associazione fondata dall’ex parlamentare ha voluto dare un doppio segnale. Non solo la presenza a Cuba del presidente, ma anche un messaggio per tutelare la privacy del suo leader.

 Le polemiche, intorno alle condizioni e le spese per il suo rientro in Italia vengono spente così, direttamente dall’interessato: «Sono assicurato, non è necessario l’aereo di Stato». Parole pronunciate con cortesia e gratitudine — riferiscono — da Di Battista. Nessuna volontà di prendere le distanze dall’offerta del governo che, peraltro, garantisce che l’Italia sta prestando l’assistenza che per prassi offrirebbe a qualsiasi cittadino nelle stesse condizioni.

martedì 1 settembre 2026

Tanti di noi sono nati nel ‘900

 

Sul blog sono un’infinità le tematiche che gli amici lettori vorrebbero fossero trattate. E però sono sulle dita di una mano che si contano i collaboratori reali del “Blog”. E’ ovvio che accettiamo e gradiamo ogni suggerimento utile sui contenuti da affrontare, tuttavia ci piacerebbe che ad ogni suggeritore si aggiungesse un collaboratore-autore.

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 Evocare alcuni passaggi del Novecento ci e’ sembrato un suggerimento meritevole di essere accolto perché in quel secolo stanno molte radici del nostro attuale vivere ed anche perché il suggeritore (Nicola, nome non vero) si è dichiarato disponibile a fornire almeno un testo settimanale. E per presentare la pagina suggerita ha allegato un foglietto di cui qui riportiamo spunti su cui si dichiara disponibile ad esplicarne storia, senso e sviluppi.

1) Sigmud Freud pubblica un libro “L’interpretazione dei sogni” che apre nuovi percorsi alla conoscenza degli esseri umani, sopratutto ai loro istinti, sentimenti ed emozioni.

2) Con i raggi X la medicina e la fisica fanno grandi balzi in avanti ed ancora vengono debellati il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi ed e’ normale continuare a vivere oltre gli ottant’anni.

3) Albert Einstein  ha rivoluzionato la concezione della natura e della materia. Oltre a sfruttare l’energia nucleare, l’uomo sta puntando ad utilizzare l’immensa fonte che e’ il Sole.

4) si sta lavorando per creare la vita in provetta, di prevenire le malattie ereditarie, di influenzare il clima che proprio in questi giorni ci sta tenendo sotto tiro.

5) sono scomparse tre ideologie mortifere, fascismo, nazismo e comunismo. 

A Nicola e a quanti altri interessati, assicuriamo che il Blog ha sempre accolto suggerimenti e testi e quando non sono stati firmati sono stati assunti dai responsabili del blog.

^^^^

 Assicuriamo comunque che e’ in corso l’elaborazione di un progetto che renda più coinvolgente e culturalmente vasto e più interessante il blog.

Passato, Presente.

 

Organizziamo un orto

Verosimilmente il nostro intervento per la corrente stagionalità e’ tardivo. I testi del nostro blog hanno comunque durate e proiezione anche sui tempi a venire e noi intendiamo approfittare, su questa pagina, della disponibilità di chi in materia di “orticoltura” ne sa tanto. La pagina, contiamo infatti, possa avere frequenza periodica.

= = = 

#Per organizzare un orto familiare in Sicilia, e’ bene scegliere un'area molto soleggiata, vicina a una fonte d'acqua e protetta dai venti caldi o forti, possibilmente  con siepi naturali.

#Posizionarlo dove possa ricevere sole per molte ore al giorno; circostanza fondamentale per ortaggi tipici come pomodori e melanzane.

#Prevedere, possibilmente, un sistema d'irrigazione a goccia e cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, essenziali per affrontare la siccità estiva siciliana.

#Lavorare la terra in profondità, ripulendola da sassi e erbacce, e arricchirla con compost o letame maturo.

#Dividere lo spazio in aiuole larghe circa 100 cm per poter raggiungere il centro senza calpestare la terra, lasciando camminamenti di 50 cm.

#Per una famiglia media, un'area di 40-50 metri quadri è sufficiente per garantire una buona varietà di verdure fresche.

Cosa coltivare:

(Primavera-Estate): Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e basilico.

(Autunno-Inverno): Cavoli, finocchi, insalate, biete e cipolle, che in Sicilia crescono benissimo grazie agli inverni miti.



Il gusto della riflessione (24)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Coltura e Cultura 

hanno stessa origine”

 ==Ci vuole pazienza, applicazione, curiosità

 e cura per veder crescere delle piante 

rigogliose dai semi che abbiamo piantato. 

==Sono le semplici leggi che

regolano la coltivazione o coltura. 

Per la cultura, che ha proprio la 

stessa origine, non è molto diverso.


Noto giornalista, scrittore,
autore televisivo e teatrale
si occupa principalmente
di tematiche legate alla cultura.



E’ di Paolo Fallai (
giornalista, scrittore e autore televisivo) la frase secondo cui il termine cultura deriva dal verbo latino colere (da cultus, che è il participio passato) e che significa "coltivare". 
Originariamente legato all'ambito agricolo (la coltivazione della terra o di una pianta), il vocabolo è stato poi esteso metaforicamente per indicare la "coltivazione" della mente e dell'anima umana attraverso l'educazione, la conoscenza e l’arte. L’evoluzione che porta dalla coltivazione della terra alla nascita della civiltà e del sapere ci costringe a fare alcuni passi indietro, fino a ricordare il concetto di rivoluzione Neolitica. Questo processo, iniziato circa 10.000 anni fa, ha trasformato l'umanità da nomade a sedentaria. L'agricoltura ha garantito stabilità e controllo sulle risorse. Quindi una produzione regolare e meno dipendenza dalla caccia casuale. Cibo in eccesso conservato per il futuro. Nascita dei primi villaggi stabili vicino ai fiumi. Più risorse disponibili per far crescere la popolazione.

 La divisione del lavoro. Con la nascita dei villaggi e delle prime comunità non tutta la popolazione doveva più dedicarsi alla ricerca di cibo. Con la specializzazione delle attività nascono artigiani, costruttori e mercanti. La differenziazione delle classi sociali si articola in base al ruolo e al possesso della terra (ma naturalmente forza e prepotenza continuano a farla da padrone). Si sviluppano leggi e governi per gestire le comunità (di solito impostate all’inizio dai più forti e dai più prepotenti).


lunedì 31 agosto 2026

Sui giornali, in questi giorni

Lo scontro politico di fine
agosto 2026 tra 
Stefano Bonaccini 
(presidente del
Partito Democratico)
e la Presidente del
Consiglio 
Giorgia
Meloni
 non riguarda
in realtà il fatto che
 "gli italiani non amino
la cultura" in senso
assoluto, bensì una
dura polemica sulle 
relazioni statistiche
tra titoli di studio e
orientamento di voto.




Gli italiani non amano la cultura?

 Sui giornali, nei giorni scorsi, c’è stata una polemica fra Stefano Bonaccini, esponente di primo piano Pd, e la presidente del Consiglio, Meloni. 

 Tema del confronto, ripreso da tutti i media: il basso livello culturale del nostro Paese (in tutti i ceti), che secondo gli ultimi dati Ocse (indagine PIAAC) è a dir poco drammatico e che dovrebbe preoccupare i governanti e l’opposizione in pari misura. Il 35% degli adulti non è in grado di comprendere frasi semplici e mostra gravi difficoltà nel decifrare il mondo contemporaneo. Solo il 3-4% si colloca al livello superiore, «quello che permette di affrontare la complessità e la riflessione critica».

 Il tema è: perché ci siamo ridotti a tanto? Quali sono i rimedi? Perché i numerosi festival letterari non hanno nessun impatto positivo? Perché i libri sono considerati un lusso? E perché non si moltiplicano le biblioteche pubbliche, fresche anche e accoglienti, luoghi di incontro, di cultura, di discussione, persino di riparo sociale? 

Migrazione siciliana nel mondo

Un giorno qualcuno ricorderà . . .  
La Sicilia conta oltre 826.000
residenti all'estero
 iscritti
all'AIRE e 
milioni di discendenti
 sparsi in tutto il mondo.
L'esodo di massa è iniziato alla fine
del XIX secolo a causa della crisi
agraria e della povertà del latifondo.
Tra il 1876 e il 1976 sono partiti
oltre 
2,5 milioni di siciliani.
Tra il 1961 e il 1971 oltre 612.000 
persone hanno lasciato l'isola dirette
in Europa (Francia, Germania, Belgio
 e Svizzera).
Le mete principali oltreoceano
sono state gli 
Stati Uniti,
l'
Argentina, il Canada e l'
Australia.





Capita di tanto in tanto che vengano a trovarci -a noi che persistiamo a vivere in quest’angolo di Sicilia, a Contessa-, gruppi di visitatori statunitensi con lontane origini locali, a giudicare dai loro cognomi. Si tratta di eredi di quel flusso migratorio iniziato subito dopo l’Unita’ d’Italia e ininterrottamente proseguito fino ai primi anni venti del Novecento, quando il Fascismo decise di interrompere il flusso perché doveva creare un Paese armato e militaresco con tante “baionette”.

  I visitatori che dalla lontana New Orleans arrivano fino a Contessa Entellina, immaginano di scoprire (o riscoprire dopo le narrazioni ascoltate dai nonni e dalle loro generazioni trascorse), un contesto umano, sociale e civile al quale in qualche modo ritengono di appartenere e col quale, stando alle narrazioni dei nonni, persistono legami di varia natura.

  Verosimilmente il plurisecolare distacco temporale  dal fenomeno migratorio che condusse migliaia di contessioti nella città del Golfo ha creato molteplici e diversificate consapevolezze dalla psicologia alla storia, dalla poesia del vivere alla sociologia e alla trattazione delle cose da far ascoltare ai periodici e casuali ospiti.

  = = = 

La migrazione dei siciliani, e specificatamente dei contessioti nel mondo, sarà’ oggetto di periodiche pagine sul blog, grazie anche alla collaborazione di chi il fenomeno lo conosce per esperienza diretta.