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venerdì 9 ottobre 2026

Per non dimenticare

 

Gli IMI (Internati Militari
Italiani) nella 
Prussia
orientale
 furono decine
di migliaia di soldati catturati
dai tedeschi dopo
l'armistizio dell'8 settembre
1943
 e deportati nei campi di
concentramento e lavoro
del Reich settentrionale, in
particolare nello 
Stalag I-B di 
Hohenstein (oggi Olsztynek,
in Polonia) e nei suoi numerosi
sottocampi (
Arbeitskommandos).

  IMI (Internati Militari Italiani) nella 
Prussia orientale furono decine
di migliaia di soldati catturati dai
tedeschi dopo l'armistizio dell'8
settembre 1943
 e deportati nei
campi di concentramento e lavoro
del Reich settentrionale, in
particolare nello 
Stalag I-B di 
Hohenstein (oggi Olsztynek) e
nei suoi numerosi sottocampi
(
Arbeitskommandos).

Nel freddo estremo della Prussia
orientale, i militari affrontarono
fame nera, turni di lavoro estenuanti,
 baracche inadeguate e la durezza
della sorveglianza nazista,
resistendo tuttavia attraverso
il "no" al lavoro volontario e la
cosiddetta 
resistenza senza armi.








Ricordi tratti da appunti raccolti da due contessioti Internati militari italiani (Imi), che in più  tratti delle rispettive  narrazione coincidono.
Uno dei due, oggi 9 Ottobre, avrebbe compiuto 116 anni e intendiamo evocarlo sul blog.

-  -  - 

 «L’8 settembre 1943, a seguito dell’armistizio tra l’esercito italiano e le forze angloamericane, fummo considerati, dai tedeschi traditori e poi nemici, in quanto militari italiani richiamati, in territorio dichiarato in stato di guerra. Il 9 settembre i comandanti ordinarono l’ammaina bandiera e di preparare gli zaini». In realtà in quell’8-9 settembre si assistette allo sbandamento completo dell’esercito italiano.

  I due contessioti non stavano sullo stesso territorio, ma il destino successivo a quel 9 settembre fu per loro identico: furono fatti prigionieri dalle forze armate tedesche con altri loro commilitoni e furono condotti alla stazione ferroviaria a ciascuno di loro più prossima. Il 10 settembre stipati su carri bestiame furono destinati  per l’allora Prussia orientale, dove furono internati in campi di concentramento nazisti, in distinte aree dell’allora Prussia Orientale tedesca, oggi territori Ucraino/Polacchi. 

 A loro era stato chiesto di scegliere tra Benito Mussolini e il nuovo capo del governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio: risposero, come altre migliaia di commilitoni -prigionieri dei tedeschi- Badoglio. Così dalle settimane successive, da prigionieri dei tedeschi, patirono il freddo e la fame all’interno dei campi di concentramento, senza che l’uno sapesse dell’altro.

 Col trascorrere delle settimane e pure dei mesi furono, dai campi di concentramento trasferiti e assegnati per lo svolgimento di lavori, di lavoro comunque coatto e sotto vigilanza. Non furono trattati male dalle famiglie a cui furono affidati, ma si trattava comunque di ruoli asserviti e sopratutto senza possibilità alcuna di comunicare con le rispettive famiglie». 

Nell’aprile del 1945 furono liberati dai russi dell’Armata Rossa che avanzavano verso Ovest. Nella prima metà di settembre 1945, dopo mesi di vagare senza meta e dopo avere rifiutato l’offerta di iniziare una nuova vita nella vasta Russia, iniziò il viaggio di rimpatrio in treno che durò un mese.


Kuntisa e il regime feudale (2)

Il 1812 per la Sicilia è l’anno di
svolta. La Costituzione, imposta
dal Parlamento
, travolge
l’antico stato feudale e
ridisegna, avendo a modello
quelle inglesi le istituzioni
dell’Isola. 
La disposizione  
precisava che 
“Cessando
la natura e forma de’ feudi,
tutte le proprietà, diritti e
pertinenze per lo innanzi
feudali, rimaner debbono,
giusta le rispettive concessioni,
in proprietà allodiale presso
ciascuno possessore”.
 Qui
stava l’inganno, infatti
attraverso quella
disposizione 
ai baroni veniva
riconosciuta la piena
proprietà dei feudi
, sgravata
da ogni corrispettivo che in
precedenza il feudatario,
in assenza della piena
proprietà, doveva nei
confronti del Regno.






Ancora introduzioni

Lo abbiamo già riportato: il regime feudale in Sicilia è stato un sistema politico, economico e sociale basato sulla terra divisa in estesissimi feudi nelle mani di pochissimi fra aristocratici ed enti ecclesiastici e sul potere assoluto, incontrollato e libero dei baroni. Questo regime e’ durato dall'epoca normanna fino alla sua abolizione nel 1812. 

 Tanti secoli di società e comunità rette su discrezionalità e arbitrio. I sovrani normanni e svevi (come Ruggero II e Federico II) usarono i feudi per controllare il territorio, chiedendo in cambio obblighi militari e fedeltà alla corona. I nobili (i baroni) detennero per loro il cosiddetto mero e misto imperio, cioè il potere di amministrare la giustizia, riscuotere le tasse e persino condannare a morte nei propri domini.

Sulla spinta dall'influenza inglese e dalla necessità di modernizzare l'isola, la Costituzione siciliana del 1812 abolì formalmente la feudalità, trasformando i feudi in proprietà private (allodii). Ma sul piano sociale ed economico cambiò ben poco: nonostante l'abolizione giuridica del feudo che gestiva l’ordinamento della vita pubblica e il passaggio al latifondo, il potere economico della vecchia classe nobiliare (poi divenuta borghese) rimase intatto per un ulteriore secolo, resistendo fino alle riforme agrarie della metà del Novecento.

 Sul blog ci proponiamo di esplorare sia il mondo feudale che inizia nel XII secolo e arriva al XVIII secolo che quello latifondista che arriva fino all’alba dell’instaurarione della Repubblica. Proveremo a cogliere l’assetto istituzionale, economico e sociale sia della società feudale entro cui dalla metà del XV secolo gli arbereshe di Sicilia, in fuga dalla loro patria, vennero ad imbattersi. Contiamo ovviamente di fare luce sul vivere -nelle aree interne dell’Isola- sotto il regime feudale (=regime pubblicistico), poi latifondista (=regime di vita dell’ottanta per cento delle terre agricole affidate ai gabellotti, ossia alla mafia) ed infine, con la Repubblica in regime, di democrazia. Di Democrazia occidentale.

 

Parole frequenti sui media


I leader delle principali forze
politiche si sono espressi sulla
questione in seguito alla
Direzione nazionale del Partito
Democratico del 2 ottobre 2026.
primarie

È lo strumento con cui i sostenitori di un partito o di una coalizione eleggono il leader. Il 16 ottobre 2005 Romano Prodi vinse con il 74,2% quelle dell’Unione per il candidato premier di centrosinistra alle Politiche 2006 (e poi andò a Palazzo Chigi per la seconda volta). Sul tenere o meno le primarie per la scelta del candidato premier del Campo largo in vista delle Politiche 2027, Pd e M5S stanno ancora discutendo. Tra i nodi principali, la modalità di voto: ai gazebo oppure anche online.

Quando le primarie? Per il capogruppo Pd al Senato: «Il percorso lo stabiliremo insieme, anche alla luce della data del voto. Le primarie sono un’opportunità democratica, chi vincerà non imporrà il proprio programma ma porterà avanti il progetto comune. Io sono decisamente favorevole alle primarie: rappresentano una grande occasione di partecipazione».

Nonostante la convergenza di facciata sulla necessità di votare, non esiste ancora alcun accordo sulle regole concrete. I principali punti di scontro e dibattito riguardano: 1) Modalità di voto: Si discute sull'equilibrio tra i tradizionali gazebo fisici (cari al PD) e le piattaforme per il voto online (soluzione caldeggiata dal M5S). All'interno dello stesso Partito Democratico sono emerse forti preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle consultazioni online, temendo possibili attacchi o interferenze esterne (ad esempio da parte di hacker russi). 2) Resta da capire chi potrà effettivamente candidarsi e quali forze politiche formeranno l'alleanza. 3) Manca l'intesa sull'opportunità di scrivere e blindare un programma comune prima del voto o se lasciare che sia il leader vincitore a dettare la linea.

giovedì 8 ottobre 2026

Essere cittadini attivi

Comunicato della Camera del Lavoro

di

Corleone

E' arrivato il momento di dire BASTA. 
Perché vivere non deve essere un lusso.

🚩 Camera del lavoro di Corleone 
🗓️ Venerdì 9 ottobre 
🕟 Ore 16.30 

Bollette alle stelle, spesa impossibile, affitti impagabili.

Pensioni che non bastano, stipendi che non arrivano a fine mese.

Aumenta la spesa militare a discapito di sanità pubblica e istruzione. 

Il costo della vita è diventato sempre più insostenibile. E a pagare sono sempre gli stessi: pensionati, lavoratori, famiglie.

 *.  *.  *
Di questo parleremo all’assemblea indetta venerdì 9 ottobre alle ore 16.30 alla Camera del lavoro di Corleone, in vista del corteo del 14 ottobre a Palermo e della manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma.

L’amico cane (28)

  

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative. 

= = = 

Dare un nome al cane che

abbia valore pure ad esso.

Il nome che diamo al cane oltre ad avere valore per noi, deve valere pure per lui. Ciò a cui associamo il cane (il nome) deve valere pure per esso, permettendogli di prevedere cosa seguirà dopo essere stato chiamato. Col tempo il cane sarà motivato ogni volta che viene chiamato. In un certo senso il cane ad ogni richiamo si sentirà condizionato ma contemporaneamente avvertira’ una sorta di piacere. 

In genere, al richiamo il cane avverte una sorta di piacere che lo condizionerà. In genere per abituarlo il proprietario da’ qualcosa, una ricompensa. Ogni volta che si vuole insegnargli un comando nuovo, è bene ricorrere ad una gratifica per incoraggiarlo a eseguirlo. 

E’ una buona idea ripetere abitualmente l'esercizio un paio di volte al giorno, per le settimane a seguire, mentre si svolgono le normali attività. 

Una volta che il cane riconosce il proprio nome, oltre a gratificarlo con un pezzetto di cibo, basterà dirgli “bravo” o coccolarlo un pochettino e su queste basi rispondera’ ogni volta che lo sente. Pronunciando il suo nome e, quando egli guarda, e’ il caso di proporgli livelli diversi di gratificazione: a volte un pezzetto di cibo, altre volte, un semplice «bravo» e qualche lode; nel mentre, si può passare nel coccolarlo. In base a ciò che sappiamo dalla scienza, vale la pena capire quale tipo di ricompensa il cane preferisca. 


Non che debba diventare il suo unico premio: un po' di varietà è il segreto di un buon addestramento.

(Segue)

Il Novecento

  Il curatore del Blog conserva giornali, libri di Storia, raccolte e materiale politico dei partiti che hanno fatto nascere la democrazia nel Paese, la Repubblica Italiana, in seguito alla sconfitta del Fascismo.

  Da quel materiale “storico”, della Prima e ovviamente della Seconda Repubblica, conta di estrarre rievocazioni e vicende che via via ci hanno condotto al quadro e alla realtà dei nostri giorni.

   Piace iniziare il cammino storico, che -a Dio volendo- potrebbe, nel disegno proposto, essere lungo, da una introduzione e presentazione su questa pagina.

=.  =.  =



Lo scenario storico italiano del Novecento è un percorso complesso e tumultuoso, segnato da profonde trasformazioni storiche, sociali, artistiche e letterarie che hanno definito l'identità del Paese moderno.

 Le Coordinate Storiche e Sociali, nell’esposizione immaginata, le riportiamo scandite su cinque fenomeni politici-sociali:

 1) Dall'età giolittiana al Fascismo: Il secolo si apre con l'industrializzazione (nascita della FIAT nel 1899), le migrazioni sopratutto in direzione delle Americhe e le tensioni sociali, culminate nella tragedia della Prima Guerra Mondiale e nell'avvento del regime fascista (1922-1943), che impose un rigido controllo sulla cultura e non solamente su essa.

2) La Repubblica e il Boom Economico: In seguito alla Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza viene istituita la Repubblica (1946). Tra il 1958 e il 1963 l'Italia vive il fenomeno socio-economico denominato il "miracolo economico", trasformandosi da paese agricolo a importante potenza industriale, accompagnato però da grandi migrazioni interne dal Sud al Nord ed esterne verso i Paesi del nord Europa.

3) Il Tempo delle Riforme: Gli anni 60’,  '70 e '80 caratterizzati nel Paese, per la prima volta, dalla politica di centro-sinistra, sono segnati da importanti conquiste civili (servizio sanitario generalizzato, divorzio, aborto), ma anche da pesanti ferite come il terrorismo politico (anni di piombo) e le stragi mafiose. 

4) gli Anni di Piombo e il terrorismo (dalla strage di Piazza Fontana al sequestro di Aldo Moro), la violenta offensiva della mafia negli anni '90 (con gli assassinii dei magistrati Falcone e Borsellino) e l'inchiesta di Mani Pulite (Tangentopoli) che decreta il crollo della Prima Repubblica

5) Il "Novecento" nell'Arte e nella Cultura: In ambito storico-artistico, la parola identifica una specifica e importantissima corrente rappresentata dal manifesto del "ritorno all'ordine" del primo dopoguerra: dopo le provocazioni e le destrutturazioni del Futurismo, gli artisti (tra cui Mario Sironi, Achille Funi e Carlo Carrà) scelgono di recuperare la tradizione figurativa classica, le geometrie solide e la chiarezza compositiva tipica del Rinascimento italiano.

(Segue)

Parole frequenti sui media

 Gigafactory

Gigafactory impianto 
industriale di dimensioni 
monumentali progettato 
originariamente per la 
produzione su larghissima 
scala di batterie agli ioni
 di litio, componenti per 
veicoli elettrici e sistemi 
di accumulo energetico.

è un

Una gigafactory in generale è un impianto industriale di enormi dimensioni, progettato per una produzione su grande scala. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, con il termine gigafactory si intende soprattutto un grande centro di calcolo, con decine di migliaia di chip avanzati, per addestrare e utilizzare modelli di AI. Il piano lanciato dalla Commissione europea prevede grandi data center con circa 100.000 chip AI molto avanzati. Ma gigafactory, in senso più lato, è anche un termine usato per descrivere grandi impianti manifatturieri, soprattutto per beni sempre legati alle nuove tecnologie, come le batterie, i semiconduttori e i componenti per le tecnologie energetiche.

mercoledì 7 ottobre 2026

7 Ottobre

 

L'attacco di Hamas del 7
ottobre 2023
 viene definito
da scrittori come Etgar Keret
come un 
"giorno eterno",
un trauma indelebile che
continua a pesare sulla
memoria collettiva
ebraica e israeliana.
Lo Shabbat: L'attacco
è iniziato alle ore 06:29
del mattino durante il
sabato di riposo sacro
per gli ebrei.
L'operazione ha causato
circa 1.200 morti tra civili
e militari.
Oltre 250 persone sono
state rapite e portate
nella Striscia di Gaza.


« Il giorno eterno», così gli ebrei evocano quello dell’attacco lanciato da Hamas contro i kibbutz più prossimi a Gaza, alle 6,29 del 7 ottobre di tre anni fa.

  Furono 1.200 i morti di quel giorno, e 250 i rapiti il cui destino non ha smesso di lacerare la società israeliana neanche dopo la liberazione dei superstiti. La ferita del massacro e la paura che si ripeta si innestano sulla attuale campagna elettorale per il voto in programma tra 20 giorni, che -sostanzialmente- si delinea come un referendum su Benjamin Netanyahu.

  Netanyahu porta su di sé notevoli responsabilità. E questo lo denunciano tutti i media del mondo: Egli continua a puntare sul consolidare del dominio di Hamas a Gaza e di indebolire e delegittimare -su questa via e in ogni modo- l’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania, per accreditare nell’opinione pubblica mondiale la tesi che da parte palestinese non vi sia un partner affidabile. 

  Su questa via  continua a spogliare e a disorientare quel popolo degli ultimi lembi di terra, comunità locale dopo comunità locale. D’altro lato e’ sempre lui a disporre di tutti i servizi di sicurezza israeliani e ad avere personalmente ignorato gli allarmi degli ultimi giorni, precedenti la strage portata da Hamas, compreso quello trasmessogli dal presidente degli Emirati arabi.

Lo Statuto dei Lavoratori (10)


Lo Statuto dei Lavoratori è la 
Legge 20 maggio 1970, n. 300, una
delle norme fondamentali del diritto
del lavoro italiano che tutela la libertà,
la dignità e i diritti sindacali nei luoghi
di lavoro.
Approvato il 20 maggio 1970, fu
fortemente voluto dal Ministro del
Lavoro Giacomo Brodolini e ideato
dal giurista Gino Giugni.


Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 39 della Costituzione.  

Il primo comma dell’articolo 39 della Costituzione enuncia la lìbertà di organizzazione sindacale. Si tratta di un principio rivoluzionario che si pone in netto contrasto con il sistema corporativo (1926-1944) introdotto dal regime fascista. In quell'epoca esisteva, infatti, un Sindacato unico, sottoposto a un penetrante controllo dello Stato, che aveva la rappresentanza legale di tutti i componenti della categorica e stipulava così contratti collettivi applicabili a tutti i lavoratori che vi appartenevano.

Una prima importante osservazione riguarda il fatto che la norma tutela la libertà di organizzazione e non di associazione sindacale. La differenza non é solo terminologica: infatti, il termine organizzazione è più ampio del termine associazione, il che vuol dire che il legislatore tutela tutti  i movimenti sindacali anche se non hanno forma di associazione, come per esempio i consigli di fabbrica o i comitati di base sorti in anni più recenti.


La ibertà sindacale va intesa nel senso piu ampio comprendente i diritti del singolo di costituire un nuovo sindacato in qualunque forma e non solo in quella associativa, di aderire a sindacati già esistenti cosi come di non aderire ad alcun sindacato, senza che queste scelte possano comportare per il lavoratore un trattamento peggiorativo o discriminatorio.

Si è discusso se la libertà sindacale riguarda  anche i datori di lavoro, e in particolare se possano qualificarsi come “sindacali” e dunque essere tutelate dall’art. 39 Cost., invece che dal generico art. 18 Cost. che garantisce anch’esso la libertà di associazione  (ma secondo un profilo diverso e meno ampio rispetto a quella di cui all'art.  39), anche le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro.

Sul tema non si registrano opinioni uniformi: c'è chi sostiene, infatti, che non v'é ragione di fare differenziazioni perché anche le organizzazioni dei datori di lavoro sono sindacali e come tali rientrano nell'art. 39; c'è chi, invece, sostiene che la norma, in considerazione anche della sua collocazione (gli artt. dal 35 al 40 si occupano dei diritti del lavoratore), non intendeva far riferimento anche a queste organizzazioni che in sostanza sono solo sindacati di risposta nati per resistere ai veri e propri sindacati dei lavoratori.


L'enunciato principio di libertà sindacale ha trovato poi la sua più grande attuazione nello Statuto dei lavoratori, che attraverso una serie di norme ha cercato di rendere effettivo tale diritto e nel titolo Ill della cosiddetta legislazione di sostegno ha addirittura cercato di rimuovere alcuni ostacolli che avrebbero potuto impedire o anche solo rendere più difficoltoso l'esercizio delle libertà sindacali.  Sempre lo Statuto, all'art. 28, ha poi previsto uno strumento processuale molto efficace per rimuovere gli eventuali comportamenti, cosiddetti anti-sindacali, che realizzino una violazione della libertà sindacale (sullo Statuto dei Lavoratori ci soffermeremo in seguito).


(Segue)




Sui giornali in questi giorni

 I cinque stelle e Putin

==Conte, dopo aver partecipato ad un governo con la Lega di Salvini appena qualche anno fa, vuole adesso stare nella coalizione di centro-sinistra, ma alle sue condizioni. Fra i punti che pone c’è  che vorrebbe guidare l’alleanza di “centro-sinistra” mettendosi in prima persona alla guida, pur non avendo i numeri.

== Il rapporto tra il Movimento 5 Stelle (M5S) e la Russia di Vladimir Putin ha registrato diverse fasi nel corso degli anni, passando da posizioni di dialogo e convergenza a una condanna formale dell'invasione dell'Ucraina, pur mantenendo posizioni critiche sull'invio di armi e sulle sanzioni.

== Nel 2016, una delegazione del M5S (tra cui Manlio Di Stefano) si recò a Mosca per un accordo di cooperazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Nello stesso periodo si registrarono incontri con esponenti vicini al Cremlino e posizioni critiche verso le sanzioni occidentali imposte dopo la crisi della Crimea del 2014.

== Da presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ospitò a Roma Vladimir Putin nel 2019, dopo una sua visita a Mosca, auspicando un progressivo superamento delle tensioni e delle sanzioni internazionali.

== Le posizioni recenti. Il M5S ha continuato a sollevare forti perplessità sull'efficacia delle sanzioni economiche contro Mosca e sulle strategie energetiche europee, attirandosi le critiche delle altre forze politiche che continuano a interpretare alcune delle loro mozioni parlamentari come aperture indirette o "favori" alla linea del Cremlino. Dal canto loro, i vertici pentastellati respingono tali etichette, rivendicando una linea di rigido pacifismo e di ricerca autonoma della pace.


Kuntisa e il regime feudale (1)

 

Le radici del parlamento risalgono
alla prima assise itinerante convocata
dal Gran Conte Ruggero I a 
Mazara
del Vallo nel 1097
. Tuttavia,
l'istituzione assunse una fisionomia
formale e deliberativa nel 
1130 a
Palermo
, quando i membri si
riunirono presso il 
Palazzo dei
Normanni
 per acclamare Ruggero
II re di Sicilia.
A differenza del feudalesimo
anarchico del nord Europa, la
 "costituzione" normanna manteneva
l'autorità centrale saldamente
nelle mani del re. Con l'emanazione
delle 
Assise di Ariano (1140)
,
Ruggero II introdusse un corpo
di leggi scritte e universali valevoli
per l'intero territorio. Il sovrano si
pose al di sopra dei particolarismi
locali: i baroni siciliani detenevano
i feudi dal sovrano ma non potevano
esercitare la giustizia maggiore o
battere moneta, prerogative che
rimasero esclusive della Corona.





L’antica Costituzione politica siciliana

   Sappiamo tutti, a Contessa Entellina, che quando nella seconda metà del quattrocento cominciarono ad arrivare sul territorio (nei pressi di Castello Calatamauro) i primi nuclei di arbereshe, in Sicilia vigeva il regime socio-economico feudale.

    L’articolazione costituzionale e sociale di quel regime resterà vigente sul territorio dell’Isola fino al 1812.

   Quel regime, se valutato e giudicato con i parametri culturali dei nostri giorni, e’ da ritenere un assetto prettamente aristocratico, governato da aristocratici e da un vice-re con residenza a Palermo. 

   Il regime, nella sua essenza di governo, risaliva a secoli ancora precedenti, al tempo dei Normanni in Sicilia e nel suo affermarsi, in quelle lontane origini, si trattava di un assetto innovativo e addirittura esemplare in un’Europa dove al “potere” non si assegnavano regole. Quella Costituzione, inesistente in assoluto negli altri Stati della penisola, conteneva comunque un patto che sanciva le attribuzioni del potere supremo e riconosceva dei diritti, il tutto attraverso un’Assemblea.

   Sul blog  ci proponiamo di contestualizzare quell’assetto istituzionale e sociale nel XV secolo e cogliere come ancora la dignità dell’uomo era da scoprire e conseguentemente da riconoscere. 

  Dall’inizio, appunto, del XV secolo (=arrivo degli arbereshe), il Regno di Sicilia era subordinato alla politica della monarchia spagnola e il governo locale era affidato ad un relativamente ristretto numero di “baroni” che avevano predominio assoluto in ogni aspetto di vita pubblica. Gli storici arrivano a sostenere che la monarchia spagnola, rispetto al potere dei baroni, era più che arrendevole.

===

Segue

Ci proponiamo di sviluppare la vicenda storica di Contessa, di Hora e Kuntises, all’interno del piu’ ampio assetto feudale, vigente in Sicilia dal dominio normanno al 1812. Filo conduttore sarà  la vicenda storica feudale in Sicilia.

martedì 6 ottobre 2026

Perché di questo blog

Dichiarazione di intenti

 Perché dedicare impegno e tempo al blog? è l’interrogativo di un già compagno della scuola elementare e amico sin da allora.


«Quanto riportiamo sul blog e’, vorrebbe essere, un lungo viaggio nell’identità locale e -in tempi più recenti- in quella più ampia, a cura di un “contessioto”. 

Ciò, da Contessa, un centro piccolo ma interessante, statico su più  fronti, in quelli politici-amministrativi sopratutto, ma dinamico nei flussi migratori che attestano presenze in quasi ogni dove del pianeta. Gente che parte e che raramente torna. E chi va via, nella gran parte dei casi, non conserva la nostalgia del rientro nemmeno nel periodo del pensionamento».

 E però il vivere qui, in quest’angolo di Sicilia è interessante culturalmente; qui, si riesce con facilità a capire  l’essenza umana, ossia  quell'insieme delle caratteristiche uniche, biologiche, razionali, relazionali e spirituali che definiscono la natura dell'uomo. Ci conosciamo, peraltro, tutti.

-   -   -

 Avremo tempo per più ampiamente spiegare.

.


Il gusto della riflessione


Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha 
partecipato alla cerimonia 
di chiusura della 
27ª 
edizione di Pordenonelegge
 
(Festa del libro e della libertà) 
il 
20 settembre 2026 
presso il Teatro Verdi di 
Pordenone. Nel suo 
discorso, il Capo dello Stato 
ha elogiato la cultura e 
la lettura come motori 
essenziali della storia e 
presidi fondamentali 
della democrazia.




Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - elogio della cultura


«Cultura e libertà non si fermano ai confini» dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel mettere il sigillo all’edizione numero 27 del festival di Pordenonelegge,  (dove ha ricevuto l’onorificenza «Ambassador for freedom») 

=parla di libertà di espressione («è il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre. Il diritto a esprimere opinioni è argine all’arbitrio»), 

=evoca la «tentazione di democrazia illiberale che emerge a livello globale», 

=cita scrittori, intellettuali e dissidenti di ogni Paese, ricorda il valore del dissenso «ancor più prezioso dove viene negato» e cita il pensiero unico «naturalmente, strumento di oppressione». 

= Il Presidente ha ricordato che la libertà di espressione include la libertà di dissentire e di manifestare il proprio pensiero, definendola una barriera democratica contro la censura e le tentazioni globali di "democrazia illiberale"