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martedì 31 marzo 2026

Il Novecento (2)

Il Novecento, un secolo "diverso",
spesso definito dallo storico Eric
Hobsbawm
 come il "secolo breve"
.
 Questa definizione delimita il secolo
non sui 100 anni canonici, ma nel
periodo compreso tra l'inizio della
Prima Guerra Mondiale (1914) e la
caduta dell'Unione Sovietica (1991),
un arco temporale segnato da una
coerenza interna di eventi estremi,
rivoluzioni tecnologiche e
mutamenti sociali radicali.




Un secolo diverso

  Per gli storici e complessivamente per gli studiosi dell’uomo nelle varie sue discipline di studio il Novecento è stato un mondo complessivamente diverso a quest’inizio del terzo millennio per più ragioni.  L’intero pianeta, l’intero mondo, alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno". 

  All’alba del terzo millennio ci ritroviamo con un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi. 

1) In primo luogo, il pianeta non è più un mondo eurocentrico. Il Novecento è stato il secolo del declino e per più  storici della caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della "civiltà occidentale".

2) Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto ...) e il processo industriale che era sorto sul suolo europeo vede la gran parte delle grandi industrie tutte emigrate altrove. 

3) I paesi al di là degli oceani, che un tempo guardavano  all'Europa, oggi guardano altrove. ...]. Lo stesso sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. (...)»

Così: (E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano 1995).



Parole frequenti sui media

 

ANM 

L’Associazione nazionale magistrati è l’organizzazione che rappresenta i magistrati italiani. Tutela l’indipendenza della magistratura, promuove i valori costituzionali e interviene nel dibattito pubblico su giustizia e riforme. Vi sono iscritti circa il 90% dei magistrati italiani in quanto associazione sindacale dei magistrati italiani, fondata nel 1909 per tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Non è di fatto un partito politico, ma interviene nel dibattito sulle riforme della giustizia. È composta da diverse correnti interne con vari orientamenti.

Frasi di verità

Le parole ci servono 

Paul Valery,
 Sg
uardi sul mondo attuale
 (1871 – 1945), scrittore
 e poeta francese.

La politica fu in primo luogo l’arte di

impedire alla gente di immischiarsi in

ciò che la riguarda.

In un’epoca successiva si aggiunse

l’arte di costringerla a decidere su 

ciò che non capisce.

lunedì 30 marzo 2026

Curiosità sul nostro essere italiani

==Un paradosso, tutto italiano, è che di giovani ne abbiamo pochi, e quei pochi li spingiamo ad andarsene, ad emigrare. A sentire i tg ed i discorsi dei politici, che siano di destra o di sinistra,  bisognerebbe  fare di più per loro che sono il nostro futuro, e però, poi li penalizziamo su una delle libertà personali più importanti, quella politica.

 I giovani italiani  sono quelli che hanno meno diritti politici nell’Unione europea: In Austria, Belgio e Germania si può votare a 16 anni, in Grecia a 17. In quasi tutta Europa si viene eletti a 18 anni, da noi a 25 alla Camera e 40 al Senato.

==Altro paradosso italico: l'emigrazione dei laureati italiani, spesso definita "fuga dei cervelli", è un fenomeno in costante crescita che ha raggiunto livelli record negli ultimi anni. Secondo i dati più recenti, nel 2024 si è registrato un aumento del 38% degli espatriati italiani. Negli ultimi 10 anni, circa 97.000 laureati hanno lasciato l'Italia. Il fenomeno fornisce questi ulteriori dati: il Mezzogiorno è l'area più colpita (315.000 laureati in 23 anni), anche se si registra ora una fuga record anche dal Nord Italia, in particolare dalla Lombardia. I laureati italiani si dirigono prevalentemente verso paesi con economie avanzate che offrono migliori prospettive di carriera:

Frasi di verità

 Le parole ci servono

   
Non esiste essere umano che di essa, della morte, non abbia la massima avversione (paura). E’ giusto che sia così; l’autocoscienza che essa sia il massimo nemico e’ il tesoro che ci fa dire che siamo “esseri umani”.

 Di noi esseri umani solamente i filosofi hanno provato a cercare medicinali, cure, contro la ferita che infligge quella paura. Se la medicina ed i medici si occupano della cura del nostro corpo, per Epicuro la medicina della nostra anima è da individuare nella filosofia, il cui scopo e’ quello di alleviare l’animo umano. 

Politica economica e spopolamento

 Contro l’esodo/contro lo spopolamento

Contessa Entellina è un Comune dove la fascia giovanile è sostanzialmente assente. I giovani che raggiungono i sedici/diciotto anni vanno via, cercano istituzioni culturali-formative, posti di lavoro, contesti di vivacità socio-economica-produttiva per avviare una vita in linea allo stile del terzo millennio. A Contessa Entellina da alcuni decenni, da quando la “Politica” è sparita dal vivere locale, se non nella versione miope, quella diffusa in tutto l’entroterra siciliano, e’ palese che non esiste spazio per le giovani leve.

 Alla luce di questa triste situazione sociale e nel contesto delle frequenti variazioni degli assetti culturali da sviluppare sul blog, riteniamo possa essere utile avviare, nei ritmi periodici soliti, una pagina di “politica economica”, la disciplina che si studia in più facoltà universitarie, da Giurispudenza a Sociologia, da Economia a Scienze Politiche etc.

 Chissà se stimoleremo coscienze degli “addetti” in direzione delle azioni e degli interventi pubblici —attuabili da Stato, Regione e organismi pubblici e privati— finalizzati a incidere sul depresso sistema socio-economico in direzione del raggiungimento degli obiettivi specifici di crescita territoriale (che, ovviamente non siano influenzati dal siculo clientelismo!)

  Compito della Politica Economica è di correggere i malfunzionamenti del mercato e dove necessario delle trascuratezze locali, promuovendo, sia pure in tempi avvenire, crescita, occupazione e un'equa distribuzione del reddito. Fa male leggere sulle statistiche diffuse dall’Istat  che il reddito prevalente, nei comuni come Contessa Entellina, proviene dal sistema pensionistico. L’amico con cui abbiamo commentato i dati e’ uscito con una battuta che fa effettivamente male: tutta Contessa Entellina è un centro di ricovero per pensionati! 

 A noi non sta bene !

=. =. =

Compito della politica e’ di guidare l'economia territoriale verso equilibri desiderati di occupazione e crescita sociale, modificando lo status quo per correggere inefficienze di sistema e ridurre la disoccupazione.

Compito dei decisori pubblici è di utilizzare i vari strumenti di crescita di breve, medio o lungo periodo, adattandosi al contesto economico mutevole per garantirne la crescita, o quanto meno la stabilità, 

domenica 29 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere

 Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

L'arresto di San Paolo nel Tempio
 di 
Gerusalemme (Atti 21) segna
una svolta 
drammatica,
trasformando  la sua missione 
da predicatore itinerante a
testimone in catene. 
Accusato
falsamente di aver introdotto 
pagani nel luogo santo, fu
salvato 
dai romani da una
folla inferocita, 
trasformando
il Tempio nel luogo  della sua
passione e testimonianza.





Il tempio. Forse è possibile ed interessante cogliere un significato non puramente da cronaca nelle indicazioni dei luoghi particolari in cui si svolgono le azioni dei personaggi che si incontrano leggendo gli “Atti degli Apostoli”: tempio, sinagoga, casa, strada, ecc.

Va colta innanzitutto l'importanza attribuita al tempio in tutta la prima parte degli Atti, quella  ambientata a Gerusalemme (cc. 2-5), così come nell'ultima parte (cc. 21-26). Il termine Jerovn, "tempio", compare 23 volte negli Atti, e quasi esclusivamente in queste due sezioni.

Gesù, quando era giunto a Gerusalemme per subirvi le vicende culminanti della sua missione (passione, morte, risurrezione), come prima cosa entra nel tempio e ne scaccia i mercanti, denunciando le condizioni in cui il tempio era stato trasformato ('spelonca di ladri"), in contrasto con quello che avrebbe dovuto essere: "casa di preghiera" (Lc 19,45). In seguito aveva fatto del tempio il luogo quotidiano del suo insegnamento pubblico e dei suoi dibattiti con le autorità religose giudaiche, finché ne aveva predetto la completa distruzione (Lc 21,6). Al momento della morte, il velo del tempio si era squarciato (23,45), a significare (così spiegano gli interpreti) la fine di una concezione esclusivista del culto nel tempio.

Alla fine del Vangelo gli apostoli "stavano sempre nel tempio lodando Dio" (Lc 24,53): il tempio non aveva esaurito la sua funzione, ma era ritornato ad essere quello che Dio voleva: casa di preghiera. A questa conclusione si riaggancia anche la prima sezione degli Atti, dove la comunità si raduna nel tempio ogni giorno per la preghiera (2,46; 3,1), e in particolare si ritrova nel portico di Salomone (5,12). 

 Dopo la miracolosa liberazione dal carcere, gli apostoli vengono espressamente mandati dall'angelo a predicare nel tempio (5,20.21.25). Il carattere abituale di questo comportamento è indicato dai due sommari di 2,46: "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio", e 5,42: "E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annuncio che Gesù è il Cristo".

L'episodio dello storpio (c. 3) acquista un valore emblematico: escluso dal tempio perché menomato, viene riammesso dopo la guarigione. L'ingresso nel tempio rappresenta la reintegrazione completa nel popolo eletto e nel rapporto pieno con la divinità. Parlando in questa occasione nel tempio, Pietro lancia il suo appello al popolo giudaico perché, senza rinnegare le proprie tradizioni, ma portandole a compimento, accolga la salvezza che viene da Gesù.


Anche san Paolo, alla fine della sua missione, si reca a Gerusalemme, e qui esprime ossequio verso il tempio: accetta senza discutere la proposta di San Giacomo di compiere un rito di purificazione nel tempio per dimostrare che non intende rompere con la legge di Mosè (21,26). Rievocando gli eventi della propria conversione, ricorda che, proprio mentre pregava nel tempio, aveva avuto una visione di Gesù e il mandato di andare a predicare ai pagani (22,17-21). Questo particolare, nuovo rispetto alla versione precedente dell'episodio (c. 9), è significativo della volontà di san Paolo di manifestare il suo rispetto per il tempio.

E però la sua presenza nel tempio suscita scandalo nei giudei osservanti, viene sentita come una profanazione, anche se in base a un equivoco, la gente afferma che Paolo predica contro il tempio e che vi ha introdotto dei pagani (21,27-30). Paolo si difenderà dall'accusa di aver profanato il tempio (24,12.17-18). Sta di fatto che lo trascinano fuori dal tempio e chiudono le porte. Si avverte un contrasto rispetto all'episodio dello storpio, che, prima escluso, viene fatto entrare nel tempio (3,8), mentre Paolo viene chiuso fuori (21,30).


(Segue) 

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La sociologia. La religione permea sin dall’inizio la vicenda storica umana. Sin dalle prime lezioni di Storia dell’umanità, dall’alba delle prime civiltà, dagli antichi greci (Iliade, Odissea) egizi, babilonesi apprendiamo che mai sono esistiti gruppi, comunità che non avvertivano l’esigenza di coltivare una qualche forma di percorso del tempo secondo una tradizione religiosa. All’origine di questi percorsi e di queste motivazioni -ovunque- e’ sempre stato il voler cogliere, capire perché ci siamo qui? Chi siamo? Quale è il fine per cui siamo e poi cessiamo? 

Non v’è dubbio che di risposte, ciascuna religione, ne possiede una; è però (forse) alla base c’è una esigenza universale  dell’essere umano di individuare, di darsi, in quanto comunita’, un riferimento proprio-collettivo frutto del contesto socio-storico-culturale entro cui insiste.

Su questa pagina domenicale, dedicata da sempre  al riferimento “cristiano”, (in appendice), riporteremo brevi riflessioni, fra lo storico ed il sociologico della realtà religiosa in quanto tale, che -ovunque- caratterizza gran parte della umanità, dall’inizio storico ad oggi.

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Parole frequenti sui media


articolo 138

È l’articolo della Carta costituzionale che stabilisce la procedura per la revisione e le leggi costituzionali. Se una legge non viene approvata a maggioranza di due terzi delle due Camere, può essere sottoposta a referendum popolare. La richiesta di consultazione popolare può essere avanzata da un quinto dei membri di una Camera (40 senatori, 80 deputati), da 500 mila elettori o da 5 Consigli regionali.


sabato 28 marzo 2026

Frasi di verità

*Le parole ci servono:

Per scoprire e parlare dell’esistenza,

del nostro vivere su questo pianeta.

-Dobbiamo perciò sviluppare il pensiero critico,

-dobbiamo porci domande fondamentali,

-e dobbiamo ragionare con rigore. 

Dobbiamo veicolare concetti, che possono 

diventare teorie se riusciamo a bene

argomentarle e difenderle dalle confutazioni, grazie alle parole.

L’illusione di ingrossare la propria immagine (2)

Farsi un’idea illusoria di  qualcuno 

=Mostrarsi superiori nasconde insicurezza 

 Ciascun essere umano è una realtà complessa che offre nei confronti della società di sé una certa immagine (popolare, prestigiosa etc.) che tende via via a conservare e pure ad accrescere. La realtà di ciascuno è infatti rappresentata da un insieme di realtà. C’è l’individuo con un suo precipuo aspetto fisico, con un proprio quoziente intellettuale, con un certo temperamento (=un certo carattere), con certe reazioni primarie e secondarie. Tutto questo insieme, in maniera compenetrato, da’ forma a quella che viene detta una coscienza. Quell’insieme ora succintamente evocato è qualcuno, e’ un individuo, a cui diamo un nome, per differenziarlo socialmente da altri; altri che tutti (ed ognuno) sono dei soggetti.

Quel nome che viene dato è una sorta di aureola, che taluni definiscono il prestigio personale del soggetto, seppure non è altro che un apprezzamento dell’opinione pubblica.  L’opinione pubblica non è nient’altro che la visione, la valutazione che la società ha del soggetto di cui ci stiamo interessando. L’individuo, grazie all’apprezzamento sociale, si crea sostanzialmente una sua specifica immagine (=visione, opinione), che letta con ottica diversa  possiamo  dire che quell’individuo proietta nella società una sua specifica immagine sull’opinione pubblica. L’individuo, grazie all’immagine che sa proiettare, diventa il personaggio.

Certo, la gran parte della gente non si cura, anzi nemmeno sa di quello che è, e nemmeno di come appare. Eppure, nella società, in questa società -in questa parte di mondo- l’immagine conta (interessa)  più della realtà vera. L’illusione vale più dell’obiettività. E quest’asserzione ci spiega perché in questa parte di mondo vige la corsa all’apparenza (=il gioco di chi è più bravo ad ingannare): fare la migliore impressione!

(segue).

La Repubblica fondata sul lavoro (5)

 Il lavoro è il principio cardine
su cui si basa la comunità
politica e lo Stato. Non
indica un obbligo lavorativo,
 ma valorizza l'attività manuale
 e intellettuale come strumento
di progresso sociale e
mezzo di realizzazione
personale

Principi basilari sul lavoro

 Stiamo enucleando i principi costituzionali.

 ==Art. 37 della Costituzione. Quest’articolo della nostra Costituzione contiene i principi sulla parità di trattamento  e retribuzione tra uomo e donna che esplichino le stesse mansioni lavorative, così come tra lavoratori adulti e minori. Esso afferma, inoltre, la necessità di permettere alla donna  di svolgere, contemporaneamente all’attività lavorativa, quella di madre. Lo stesso articolo impone, ancora che, con legge, si preveda il limite minimo di età per il lavoro salariato (l. 17 ottobre 1967, n. 977).  La norma si occupa di due categorie di lavoratori (donne e minori) che in tempi trascorsi sono state particolarmente sfruttate. Per quanto riguarda la donna va ricordata 

1) la legge  09/01/1963, n. 7, che vieta il licenziamento per causa di matrimonio.

2)  la legge 30/12/1971, n. 1204, che tutela la lavoratrice madre. Tutela anche la lavoratrice madre anche nel profilo che non può svolgere lavori pesanti, garantendola ancora nei periodi di astensione dal lavoro obbligatori e facoltativi, per favorire la sua funzione di madre accanto al figlio.

 Per quanto riguarda invece la tutela dei minori, l’art. 37  della Costituzione  enuncia tre distinti principi:

-la fissazione di un’età minima, al di sotto della quale non si può accedere al mondo del lavoro. Generalmente l’età e’ fissata a 15 anni, ma è elevata a 16 o 18 anni per alcuni lavori pesanti, individuati da apposite leggi. Per i lavori agricoli è abbassata a 14 anni, come pure per quelli domestici, compatibilmente con l’obbligo scolastico. E’necessario, inoltre, che prima dell’assunzione e durante il rapporto di lavoro i lavoratori minori siano sottoposti a visita medica  per accertare l’idoneità, senza pregiudizio per la salute, all’attività lavorativa.

-la tutela del lavoro minorile;

-il principio della parità di retribuzione a parità di mansioni svolte.

(Segue)

venerdì 27 marzo 2026

La letteratura (24)

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello (1867-1936) 
è
una delle figure più influenti
e rivoluzionarie della letteratura
italiana ed europea del
Novecento, capace di traghettare
la narrativa e il teatro dal verismo
ottocentesco a una moderna
concezione relativistica e
psicologica
. Vincitore del Premio
Nobel per la letteratura nel
 1934, ha trasformato la
scrittura in uno strumento
di indagine profonda dell'animo
umano e della crisi d'identità
moderna.



Grazie
 alle collaborazioni su cui potremo contare sulle pagine di Letteratura, su Pirandello ci intratterremo abbastanza a lungo. Si tratterà di pagine di visioni del vivere che Pirandello ha maturato  nell’arco della sua vita, dal 28 giugno 1867 al 10 dicembre 1936. Un tempo entro cui non mancarono sconvolgimenti sociali, scientifici e tecnologici che inevitabilmente incisero nello stile di vita e nel modo di leggere il mondo da parte di uno scrittore ed artista quale Pirandello fu.

Pirandello era nato in una Sicilia prettamente agricola poco dopo l’Unita’ del Paese e già nei primi anni del Novecento riferisce di un mondo avviato ad essere dominato dalla tecnica e dalla meccanica. Egli non apprezza il processo ed il corso della storia che intravede all'orizzonte e comincia nelle sue meditazioni e nelle metafore a parlare di alienazione dell’uomo. Di fatto egli vive criticamente la transizione che vede scorrere nel suo tempo e sempre di fatto, con impegno morale e conoscitivo, manifesta il suo rifiuto.

Le rare occasioni in cui nella sua opera di scrittore si manifesta l’espressione del progresso egli usa una sorta di tonalità divinatoria negativa, a fronte della nostalgia del passato (ritenuto più umano, più integro e più vero).  Nel suo SI GIRA… (1915)  così riporta …quattro generazioni di lumi, quattro, olio, petrolio, gas e luce elettrica, nel giro di vent’anni, eh… eh… sono troppe, sa?  e ci si guasta la vista, e anche la testa; e anche la testa, un poco (….). Tante cose nel buio vedevo con quei lumi la’, che loro forse non vedono più con la lampada elettrica. Pirandello nei suoi romanzi, anche in anni distanti da quel 1915, non riporterà nei suoi romanzi o drammi mai cenno dei nuovi mezzi di comunicazione: telefono, radio ed altro ancora. Farà qualche cenno ai treni ottocenteschi. Tram ed automobili da lui vengono presi di mira, come se egli soffrisse quell’avvento di nuova tecnologia.

=  =  =  =

Su Pirandello contiamo di doverci intrattenere per qualche tempo.

Punti di vista in politica

L’umore e le decisioni di
Donald Trump, specialmente 
durante il suo secondo 
mandato iniziato nel 2025,
 sono spesso 
descritti
come imprevedibili e 
volubili, capaci di dettare
l'agenda 
politica ed
economica globale 
fin dalle prime ore del
mattino. 
Il suo stile di
leadership  si basa 
sull'
America First, agendo
con impeto su dazi e
politica  estera, 
come nel caso delle recenti 
tensioni con l'UE e la
questione iraniana.



Gli Stati Uniti d’Europa

ancora non esistono.

Sulla guerra nel Golfo, l’Europa sin dal primo giorno, ha evitato di parlare francamente ed ha evitato di criticare l’iniziativa in violazione delle prescrizioni ONU da parte di Israele e USA. Volendo essere più precisi l'Europa ha prodotto quasi tante posizioni quanti sono i paesi aderenti e i loro leaders politici. Gli europei hanno fatto fatica a parlare con una voce sola, mostrando al mondo che che “essa”, l’Europa unita, non esiste, che  nessuna Europa unita con una politica estera ed una difesa propria esiste. Bene che vada esiste l’assenza di coraggio di fronte ad un Trump, che addirittura non sente nemmeno il bisogno di informare in anticipo ciò che sta per provocare, bloccando le forniture di carburanti all’Intero Pianeta.

Il cancelliere Merz e Giorgia Meloni, entrambi timorosi di esprimere anche la critica più blanda verso il capo della Casa Bianca, hanno definito quelli di Usa e Israele «interventi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale». Pure Macron ha evitato lo scontro con Washington condannando dapprima solo le reazioni iraniane poi ha  chiesto una seduta di emergenza ONU.  Starmer ha cercato di barcamentarsi, scontentando tutti, gli inglesi e Trump e il resto degli europei. Solo il socialista Pedro Sanchez ha osato criticare dall'inizio l'azione militare, tenendo il punto anche dopo le minacce di Trump di interrompere ogni rapporto con la Spagna.

Viene da riflettere e poter affermare: vero è che la franchezza in politica è un tema dibattuto, ma essa è cruciale per costruire fiducia, autenticità e credibilità. Ritengo che la chiarezza e la coerenza tra parole e azioni sono fondamentali per una comunicazione efficace, e però spesso i politici ricorrono a un linguaggio ambiguo o al cosiddetto "politichese" per evitare di perdere consensi, o per il timore che un Trump di turno li bacchetti (=li minacci). A noi è conseguentemente piaciuto senza se e senza ma il linguaggio semplice e diretto, utilizzato da Pedro Sanchez perché crea fiducia rispetto al linguaggio complesso e inefficace della gran parte dei leaders europei riferendosi al Trump di giornata.


Una donna alla guida della Chiesa Anglicana

 

Come prevede il rito di insediamento Sarah Mullally, ha bussato tre volte ai portoni della cattedrale di Canterbury. Quando questi si sono aperti, è entrata con le parole: «Sono Sarah, serva di Gesù Cristo».

 E’ la prima donna alla guida della chiesa anglicana ed ha preso ufficialmente posto il 25 marzo sul trono diocesano e sulla cattedra di Sant’Agostino con una cerimonia incentrata sull’unione, sull’inclusione e sulla necessità di lavorare per un futuro in grado di affrontare sfide importanti, dagli abusi al riconoscimento e l’accettazione della diversità.

E’ divenuta prete nel 2002, vescova di Londra dal 2018 al gennaio di quest’anno, Mullally rappresenta una svolta progressista per la fede anglicana: «Spero che la mia nomina — aveva detto prima dell’insediamento ufficiale — dimostri a ogni bambina e a ogni persona che può continuare a inseguire i suoi sogni e ottenere ciò che vuole». 

Erano presenti al rito di insediamento il premier Keir Starmer, il principe William con la moglie Kate e i rappresentanti internazionali delle comunioni anglicane, diffusi in 65 Paesi. Non a tutti è piaciuta la decisione di scegliere come primate una donna, per giunta con vedute liberali su genere e sessualità. 

Per l’insediamento ha scelto il giorno dell’Annunciazione e ha voluto ricordare che le novità possono avere esiti positivi. «Maria», ha detto durante la cerimonia, «ha messo la sua speranza nel futuro di Dio e, attraverso Maria, Dio ha fatto una cosa nuova».

giovedì 26 marzo 2026

Riflessione sull’esito referendario

 Non solamente valutazione sulla giustizia: la gente si è espressa pure sul disagio sociale.

Dando un’occhiata ai giornali si coglie che poca o nulla è l’attenzione sull’esito del recente referendum sulle carriere dei giudici. A stupire è invece la significativa partecipazione alle urne da parte degli iscritti nelle liste elettorali. Molta più gente e’ andata domenica scorsa ai seggi rispetto alle elezioni europee del 2024. Il fenomeno non lo cogliamo a Contessa Entellina dove l’affluenza è stata del poco più  del 40%. Ma qui vale sopratutto la consistenza della tantissima gente emigrata.

 Quale l’interpretazione? Il disaggio sociale sta aumentando un po’ ovunque dal Nord al Sud dell’Italia e la gente ha sentito il bisogno di esprimersi. E quando il disagio sociale si amplia, dire (e scrivere) NO e’ il messaggio più spontaneo.

 Swg , azienda di indagini, ha testato il polso degli italiani nel suo “Scenario post referendum 2026” e ci fa sapere che hanno sorretto l’ondata dei no anche il disagio e la protesta di tante parti della società, dal Sud alle grandi città. Nel grafico sulle emozioni più sentite degli ultimi dodici mesi prevalgono disgusto, rabbia e paura, la speranza è in netta discesa. Si impenna l’indice negativo della percezione della situazione economica generale, come peraltro confermato dalle previsioni, peggiorate, dell’Ocse.  

Alla fine Santanchè ha ceduto

 La politica nell’Italia di prima, seconda, terza … Repubblica.

 =d’altronde se vediamo cosa fanno i Trump, i Putin etc. etc.=

*    *     *

Cara Giorgia 


Dopo le dimissioni del sottosegretario
Andrea Delmastro e della capa di
gabinetto del Guardasigilli Carlo
Nordio, Giusi Bartolozzi, ieri ha
lasciato anche la ministra del Turismo
Daniela Santanchè. E lo ha fatto con
una lettera alla premier che ha preteso
 il passo indietro: «Non vorrei essere
 il capro espiatorio di una sconfitta
che non è certo stata determinata
da me... obbedisco... non ti nascondo
un po’ di amarezza... ma nella mia
vita sono abituata a pagare i miei conti
 e spesso anche quelli degli altri...
».

Questo il punto di vista
della dimissionaria.




ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.

Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto.
 Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.

Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. 
Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. 

Cari saluti. 
Daniela

Vivere da cittadino (1)

I tre pilastri della
cittadinanza:
appartenenza, diritti
e partecipazione.

Essere cittadini, 


Essere cittadini significa partecipare attivamente alla comunità, conoscendo e vivendo diritti e doveri sanciti dalla Costituzione. Implica consapevolezza dell'impatto delle proprie azioni, responsabilità sociale, sostenibilità e inclusione, sia a livello locale che globale. Essere cittadini e’ una condizione giuridica e un impegno democratico, fondamentale per l'identità di ciascuno. 

Non significa semplicemente limitarsi all'esercizio di voto, ma anche (e sopratutto) contribuire allo sviluppo della società, prendendosi cura del territorio e delle cause sociali.

Significa conoscere le tutele giuridiche (salute, istruzione) e rispettare i doveri verso la comunità.

Essere cittadini del mondo implica promuovere l'inclusione, senza pregiudizi o stereotipi, in un contesto interculturale (=cittadinanza globale).

In Italia, la cittadinanza si basa principalmente sullo ius sanguinis (diritto di sangue), ma è anche un processo di inclusione per chi cresce nel territorio.

Essere cittadini significa anche, e sopratutto nei paesi democratici, possedere senso critico, che implica la libertà di pensare, di scrivere e, occorrendo, di denunciare. 

Essere cittadini non è un semplice ornamento, è, deve essere sostanza: saper leggere la realtà, verificarla e restituirla; significa adoperarsi per la grammatica della verità. 

Il cittadino di un Paese democratico deve saper riconoscere i fatti, pesarne la portata, distinguerli dal frastuono della politica. 

Il cittadino deve sempre saper scegliere, gerarchizzare, dare ordine a ciò che accade nella vita pubblica.  Deve saper leggere ciò che i politicanti puntano a opacizzare. 

Il cittadino deve adoperarsi a  concatenare i gesti della vita sociale e contribuire a dare forma al flusso disordinato del mondo. 

Il cittadino consapevole non si preoccupa dell’eterogenea architettura con cui opera il modulo dedicato all’Intelligenza Artificiale. 

Riflessioni sulla società (2)

I cambiamenti mettono in luce
come la famiglia sia un'istituzione
in continua evoluzione, capace
di adattarsi alle trasformazioni
della società complessa in cui
viviamo.

Non si parla più di un unico
modello, ma di "famiglie", con
una varietà di strutture
(monogenitoriali, ricostituite,
 coppie di fatto, ecc.) che
rispondono a nuove esigenze
sociali.





2026: La famiglia 

La famiglia del terzo millennio è caratterizzata da una profonda evoluzione e diversificazione, superando il modello tradizionale per abbracciare molteplici nuove forme e strutture. Questo contesto è segnato da una continua riorganizzazione e da una crisi funzionale, dove i legami e le aspettative sono in costante cambiamento. Ai nostri giorni, nella parte occidentale del pianeta, non si parla più di un unico modello, ma di "famiglie", con una varietà di strutture (monogenitoriali, ricostituite, coppie di fatto, ecc.) che rispondono a nuove esigenze sociali.

Ed allora: la famiglia è una società naturale? I dati dell’antropologia dimostrano che in realtà la famiglia è una costruzione sociale, e la moderna famiglia occidentale è solo uno dei possibili modelli. Anche la famiglia europea ha subito profonde  trasformazioni: dalle grandi famiglie allargate  alle famiglie nucleari con sempre meno componenti.

Cosa sta alla base della formazione della famiglia? A leggere i libri degli antropologi ci sono le motivazioni economiche, socioculturali e quelle generazionali. Ai nostri giorni, almeno nella parte occidentale del pianeta si assiste al progressivo rinvio della decisione di formare una famiglia e all’aumento delle convivenze. In crescita viene rilevata la questione delle coppie omosessuali.

Specificatamente i sociologi e pure i dati ISTAT ci fanno rilevare un crescente ritardo, di anno in anno, dell’età dei matrimoni, come pure dei matrimoni civili. Sempre i dati ISTAT mettono in evidenza, via via lungo il tempo, il sempre più basso numero di figli e il persistere di forti legami con le famiglie di origine. Nel contempo non sono sporadiche le separazioni, i divorzi e le famiglie con un unico genitore.

  Su tutte queste problematiche contiamo con relativa frequenza di dedicare pagine sul blog.

Parole frequenti sui media

 accisa

L’accisa è un’imposta indiretta sulla produzione e sui consumi, applicata a determinate tipologie di prodotti, che sorge nel momento in cui questi vengono fabbricati o importati e che diventa esigibile quando avviene l’immissione in consumo degli stessi beni, in base ad aliquote di imposta dipendenti dalla specifica destinazione d’uso. Nel caso del gas naturale e dell’energia elettrica l’accisa sorge e diventa esigibile al momento della fornitura agli utenti finali o quando viene consumata per uso proprio