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sabato 2 maggio 2026

La Sicilia di ieri

La giustizia nella Costituzione
italiana (Titolo IV, artt. 101-113)
è amministrata in nome del
popolo, con magistrati soggetti
soltanto alla legge, autonomi e
indipendenti da altri poteri
. Il 
giusto processo (art. 111)
assicura contraddittorio,
parità e durata ragionevole,
mentre la 
Corte
Costituzionale
 garantisce
la legittimità costituzionale
delle legge.



Appunti dal diario

  Uno dei valori cardini di certe aree siciliane, fino a poche decine di anni fa, era l’omertà. Molti processi giudiziari intentati a certi personaggi non raggiungevano il fine della “giustizia”  in quanto l’imputato, il testimone e in qualche caso, la stessa parte lesa, per ragioni culturali, piuttosto che attenersi alle regole della verità dei fatti assumevano un comportamento omertoso.

   Molti anni fa e’ capitato di dover partecipare, nella veste di giudice popolare, allo svolgimento di alcuni processi. Capito’ di dover assistere allo svolgimento di tante dichiarazioni di “non so”, “non ricordo”. 

Si coglieva, nel contesto di un luogo destinato alla ricerca della verità, una realtà di gente come fosse fuori dal mondo.

 Erano gli anni della Sicilia omertosa.

 L’omertà in Sicilia è stata fino a non molti anni fa una forma di silenzio complice, radicata nella cultura mafiosa, che impediva la denuncia di crimini e colpevoli, proteggendo per questa via gli interessi mafiosi. La  "legge del silenzio" si basava sul terrore e sulla sfiducia nelle istituzioni, trasformando la mancata collaborazione in un codice d'onore distorto, noto come "farsi uomo"

(Segue)

   

 

Chiunque può curare la propria precompilata

 

Spesso non necessaria per
chi ha solo reddito da
lavoro dipendente con
un unico datore di lavoro.





Comincia la stagione della dichiarazione redditi  2026. 

 La Dichiarazione dei redditi «precompilata» sarà a disposizione dei contribuenti a partire dal pomeriggio di giovedì 30 aprile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate: saranno infatti disponibili, in modalità consultazione, le dichiarazioni 730 già predisposte con i dati in possesso del Fisco o inviati dagli enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. 

 In totale, sono più di 1 miliardo e 300 milioni le informazioni trasmesse per le precompilate 2026, con i redditi percepiti e le spese che danno diritto a sgravi e detrazioni fiscali. 
Per l’invio del 730 ed eventuali modifiche il semaforo verde è previsto per il prossimo 14 maggio, con scadenza finale fissata al 30 settembre 2026. 

 Questi i dati inclusi nella precompilata:

= Primeggiano le spese sanitarie, seguono i premi assicurativi (circa 96,5 milioni di dati) e le Certificazioni Uniche (più di 71 milioni). 

= 
Rispetto allo scorso anno, crescono ampiamente i dati relativi alle spese per abbonamento al trasporto pubblico (circa 2,3 milioni, +700%): dal 2025, infatti, è divenuto obbligatorio l’invio dei dati da parte delle aziende di trasporto. 


 = In aumento anche i dati dei redditi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per la vendita delle eccedenze da impianti fotovoltaici (+300%), e quelli relativi ai bonus asili (+98%). 

  = 
spuntano i dati dei contributi per l’acquisto di elettrodomestici ad elevata efficienza energetica (bonus elettrodomestici), riconosciuti e comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.


Fra le novità della Precompilata c’e’ il «riordino» delle detrazioni per i redditi più alti. 

= 
Da quest’anno, la persona di fiducia ha la possibilità di ampliare il proprio raggio d’azione: ad esempio, può inviare la dichiarazione dei redditi anche se congiunta, o accedere al servizio web per la gestione delle autorizzazioni in capo all’erede. Tutto ciò a condizione che sia stata preventivamente abilitata ai servizi online dell’Agenzia (provvedimento del 22 settembre 2023), nel primo caso dal soggetto dichiarante e dal coniuge, nel secondo dall’erede. 


 = Un’altra novità riguarda i contribuenti con redditi superiori a 75 mila euro, per i quali il calcolo delle detrazioni nella precompilata terrà conto automaticamente del cosiddetto “riordino delle detrazioni”, introdotto dalla legge di bilancio 2025, che prevede un limite al totale complessivo delle spese detraibili in funzione del reddito e del carico familiare. 

I media in questi giorni

 

La grazia e’ un atto di
clemenza che non
cancella il reato ma
condona la pena
(diversamente
dall'amnistia).

E’ un atto
sostanzialmente
presidenziale,
controfirmato dal
Ministro della
Giustizia.








1) Che cosa è la grazia?


La grazia è un atto di clemenza individuale con cui il presidente della Repubblica «può concedere la grazia e commutare le pene», ovvero estingue in tutto o in parte la pena oppure la commuta (cioè la sostituisce con una meno grave). Il riferimento costituzionale è l’articolo 87 della Costituzione italiana.

2) Come è disciplinato l’istituto della grazia?


La grazia è un «istituto clemenziale di origine antichissima» e in Italia è regolata — oltre che dalla Costituzione, che attribuisce il potere al presidente della Repubblica — dall’articolo 681 del codice di procedura penale. Il capo dello Stato non agisce da solo, non ha potere discrezionale assoluto: il procedimento passa attraverso il ministero della Giustizia.

3). Chi può chiedere la grazia?


La domanda di grazia può essere presentata dalla persona condannata, dai familiari o conviventi del condannato, dagli avvocati difensori, dal tutore o curatore.  L’istanza viene indirizzata al ministero di Giustizia o al presidente della Repubblica. Se il condannato è detenuto la domanda può essere presentata al magistrato di sorveglianza che la trasmette al ministero di Giustizia dopo aver raccolto le osservazioni del procuratore generale presso la Corte d’appello.

4) Come avviene l’istruttoria?


Quando la domanda arriva al ministero, comincia la fase della raccolta delle informazioni. Vengono acquisiti documenti e pareri dal Tribunale di sorveglianza, dalla Procura generale presso la Corte d’appello, del magistrato di sorveglianza del carcere se il soggetto è detenuto. Il Quirinale spiega che viene acquisita «ogni informazione utile relativa al condannato», anche relazioni familiari.

5) Quando interviene il capo dello Stato?


Interviene nella fase finale. Quando tutti i passaggi dell’istruttoria sono stati espletati, il ministero della Giustizia formula una proposta di accoglimento o di rigetto e la trasmette al presidente della Repubblica.

venerdì 1 maggio 2026

Il primo maggio

Anno significativo1866,
quando a Chicago, nello
Stato dell'Illinois, venne
approvata una legge che
introdusse la giornata
lavorativa di otto ore
. Il
provvedimento entrò in vigore
l'anno successivo, il
primo maggio 1867, data
segnata da una grande
manifestazione.


Per il lavoro sicuro e remunerato

E’ giornata festiva, festa civile, in Italia. La data fu istituita ufficialmente a Parigi nel 1889 dalla Seconda Internazionale socialista, e in Italia si celebra dal 1891. E’ un giorno festivo riconosciuto per legge (legge n. 26), che celebra i diritti dei lavoratori e le battaglie sindacali.

 Nel corso del Novecento è stata soppressa durante il ventennio fascista (spostata al 21 aprile) e ripristinata ufficialmente nel 1947, anno in cui divenne festa nazionale. Commemora le lotte per il lavoro dignitoso, la sicurezza sul lavoro e la riduzione dell'orario lavorativo (storicamente la battaglia per le 8 ore).

 Cosa intende celebrare questa giornata? Intende evocare e celebrare il ruolo ed il protagonismo all’interno della società  delle lavoratrici e dei lavoratori, perché sia adeguatamente remunerato, dignitoso e al contempo sicuro da rischi e incidenti. Per questo fine, strumento di garanzia e vigilanza e’ il sindacato, organizzazione rappresentativa ispirata alla giustizia sociale, che rappresenta i lavoratori e ne tutela gli interessi sia collettivi che individuali.

Élite politico-civiche di ieri, élite di oggi (2)

Padri costituenti hanno
 inserito, nel Primo articolo
della Costituzione, 
quel
“fondata sul lavoro”
 
come a volerci dire 
di
non dimenticare mai
 
la 
funzione sociale,
 etica, morale ed economica
 
che riveste 
la parola
 “lavoro
, oramai quasi
passata in secondo piano
.



La competenza vale ?

Da qualche parte ho letto, e mi è  rimasta impressa, una discussione dei primi anni cinquanta del Novecento fra un noto giornalista dell’epoca e il principe di Lampedusa e duca di Palma Giuseppe Tomasi. Il giornalista, forse in maniera insistente, chiedeva “Ma che cosa fate nella vita?”. Il principe, futuro autore del Gattopardo, e uomo di vasta cultura rispose: Sono principe. Con quella risposta da uomo libero egli intese dire che egli non era homo faber, ossia a lui non si addiceva l’etica del lavoro e quella convinzione connessa al lavoro secondo cui le persone possano cambiare le cose che non funzionano attraverso il proprio impegno lavorativo.

Ai nostri giorni, di contro, alla domanda “chi sei?” Si è sostituita, senza che forse ci siamo resi conto, la domanda “che cosa fai?”.

Ci piace, come abitualmente facciamo sul blog, per qualche tempo, dedicare spazio alla società dei nostri giorni, l’età della professione, per cogliere quel qualcosa che forse abbiamo perduto in dignità rispetto ai nostri bisnonni, e forse pure rispetto ai nostri genitori.

Dignità eparola che i romani usavano col significato di nobilitas; storicamente nobilitas significava anche  fusione tra patriziato e plebe ricca (equites) a partire dal IV secolo a.C.. Definiva le famiglie con antenati consoli o magistrati curuli, unendo prestigio di sangue, ricchezza e potere politico, differenziandosi dai patres (vecchia aristocrazia) e dagli homines novi.

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Più dettagliatamente intendiamo cogliere su queste pagine quanto lungo e’ stato il cammino dell’umanità verso la democrazia e quanto essa non sia mai -effettivamente- mai stata messa al sicuro, in nessun Paese,  nemmeno negli USA e nemmeno in altri posti, se noi uomini normalissimi non sappiamo vegliare e salvaguardare la dignità che ci deriva nella società per l’essere ciascuno lavoratore in qualsiasi comparto.  L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, come stabilito dall'Articolo 1 della Costituzione italiana. Il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza, ma è considerato il criterio di cittadinanza, partecipazione attiva alla costruzione della società e fondamento della dignità umana.

Festa dei Lavoratori

Dice l’Istat che tra il 2021 e il 2024,
il Mezzogiorno ha vissuto un boom
occupazionale grazie ai fondi del
PNRR, con una crescita del PIL
prevista (+0,7% nel 2025)
. Tuttavia,
persiste la 
"fuga dei cervelli",
con 175mila giovani emigrati e
24mila laureati in meno nel 2024, a
causa di salari bassi e lavoro povero.

La disoccupazione giovanile
(15-24 anni) resta elevata, attorno
al 18,5-19%. Molti giovani
percepiscono la mancanza di
meritocrazia come causa
principale della partenza verso
il Nord e i paesi UE.



 La società dei talenti è davvero un obiettivo impossibile?

Se lo chiedono in molti, a partire dai nostri giovani e dalle loro famiglie. Il quadro complessivo del lavoro per i giovani italiani, per quelli del Meridione in particolare, non è rassicurante e la cultura prevalente, ossia il giudizio dei documenti socio-economici pubblici o delle Istituzioni-Osservatori privati mostra, nella percezione e narrazione del lavoro, segnali di cedimento, rassegnazione, pessimismo. Destino dei giovani meridionali pare sia quello di emigrare e di essere accolti dalle istituzioni culturali e imprenditoriali straniere.

Eppure, se analizziamo in profondità i problemi, e ripensiamo alle vicende del recente e del passato che hanno coinvolto i nostri nonni e i nostri padri, c'è ancora spazio per un sano e motivato ottimismo. Una società dei talenti, e dei giovani formati,  è possibile già subito, senza cadere nei rinfacci e nei piagnistei. Basta ripartire dalle fondamenta che non sono certo le (pur importanti) riforme del mercato del lavoro, ma, prima di ogni altra cosa, le sedi dell'educazione e della formazione che devono puntare sui nostri giovani con moduli aperti verso il mondo del lavoro.

Sono la scuola e la famiglia le principali pietre angolari su cui ancora oggi, come forse da sempre, costruire la società dei talenti che siano da subito accolti dal mondo del lavoro.

 Il vero antidoto alla precarietà e alla rassegnazione, all’emigrazione, non è certo il formalismo giuridico, tanto meno quello che passa attraverso il mitico contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nei moderni mercati l'unica strada per sopravvivere è sopratutto quella del continuo apprendimento e dell'incessante crescita umana e professionale, su cui tuttavia l'Italia non ha sino ad ora maturato un sufficiente patrimonio di esperienze e buone prassi.


Adeguati percorsi di istruzione e formazione assicurano la qualità del capitale umano sul piano delle competenze, delle attitudini e delle motivazioni  etiche, ideali e culturali.

Noi di Contessa Entellina, ne’ in piazza, ne’ all’interno delle istituzioni, abbiamo aperto veri dibattiti, non formalistici, sulla prospettiva da offrire ai nostri giovani che conseguono i titoli di studio. Siamo fermi ai lavori alla forestale, sicuramente da incentivare, e continuiamo nell’attesa di una qualche legge (ormai improbabile) del tipo occupazione giovanile da inserire nella Pubblica Amministrazione. 

Da noi serve la guida per l’inserimento nella vita attiva, e bisogna rifuggire dalle discussioni e chiacchiere del passato. Serve, fra altre, che la formazione sia sempre finalizzata da subito al fine che deve già essere noto e pronto (transizione scuola lavoro).

(Segue)





Portella delle Ginestre

 

La strage di Portella
della Ginestra
 
avvenne il 1° maggio
1947 a Piana degli
Albanesi (PA), dove la
banda di Salvatore
Giuliano aprì il fuoco
su oltre 2000 contadini
che festeggiavano la
Festa del Lavoro e la
vittoria politica delle
sinistre, causando 11
morti e oltre 30 feriti.
È un evento centrale
del dopoguerra, spesso
considerato il primo mistero
italiano con possibili
mandanti mafiosi e politici.






Era il primo maggio 1947, la banda di Salvatore Giuliano, un bandito che era stato legato al movimento separatista siciliano, attacca una manifestazione di lavoratori riuniti per festeggiare il primo maggio:  si contano dodici morti e una trentina di feriti, tra cui tre bambini, e il ferimento di oltre trenta persone. L’episodio che porta inequivocabilmente il segno della mafia, suscita viva impressione in tutta Italia. Per il giorno seguente la CGIL  indice uno sciopero generale di protesta, a cui non aderisce la corrente democristiana, la quale considera la dimostrazione un’ingerenza nella sfera della politica che esula dai compiti di un’organizzazione sindacale.

Fu uno dei primi e più gravi eccidi nell'Italia repubblicana, considerato un momento chiave della "strategia della tensione”. Si susseguiranno uno dopo l’altro gli attentati stragisti di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna, del Treno Italicus, dell’aereo di Ustica ecc.

Nel processo che è seguito dinnanzi alla Corte di Assise sono comparsi i presunti esecutori materiali (i banditi di Salvatore Giuliano), ma questi non sono stati accompagnati dai mandanti, da coloro che quella strage concepirono e disposero. Su quella vicenda, come su altre accadute in quel secondo dopo-guerra, giustizia non è stata fatta.

giovedì 30 aprile 2026

L’uomo, la società degli uomini (4)

 La cultura caratterizza


La cultura caratterizza 
l'identità di un gruppo umano,
distinguendolo dagli altri
attraverso un insieme
condiviso di conoscenze,
credenze, arte, morale, leggi,
costumi e abitudini acquisite
.
Essa agisce come un sistema
operativo appreso e dinamico
che guida il pensiero
e il comportamento,
permettendo
 l'adattamento all'ambiente.

La cultura plasma il modo in
cui le persone percepiscono
la realtà, si relazionano e
agiscono, costituendo il
 "patrimonio" materiale e
immateriale di una
società.




Il mondo, visto sotto l’ottica culturale, e’ veramente vasto, grande, esteso dal Pacifico all’Atlantico. Sono stati i paesi occidentali, dai portoghesi agli spagnoli fino agli inglesi, dal XV secoli in poi ad avventurarsi in un nuovo mondo ed hanno ricominciato a raccordare le tante “idee” diffuse nel pianeta che fino ad allora apparivano separate e contrapposte. Da quel XV secolo le tante idee e visioni di vita e del mondo iniziarono ad essere organizzare in civiltà.E qualche problema per l’umanità cominciò a sorgere.

 Ponendo attenzione a quanto emerge all’attenzione di noi occidentali, in quel XV secolo va corretta la convinzione di noi occidentali che la civilta’ sia sorta nel bacino mediterraneo al seguito della storia greco-romana e che, in seguito, si sia riaffermata in quest’area del pianeta nel XV secolo col Rinascimento. 

 Gli studiosi dei nostri giorni puntano a mettere in risalto e a ricostruire la sussistenza di relazioni umane da sempre esistite, sin dall’età del bronzo e fino all’età delle esplorazioni che lungo i secoli si incontravano e poi si allontanavano. Da quegli incontri, connessioni umane, avvenivano cambiamenti storici. 

 Sennonché sui libri di Storia, di noi occidentali, si e’ cominciato ad usare il termine “civiltà “, e da quell’uso sono iniziate le tante fratture fra quelli che sono sempre stati e continuano ad essere gli esseri umani.

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 (Avremo modo e tempo di meglio cogliere….)



La Repubblica fondata sul lavoro (10)

I cittadini consapevoli
comprendono che la
democrazia non è solo
il governo della
maggioranza, ma un
sistema basato su 
pesi
e contrappesi
 (checks
and balances
) per
garantire il rispetto dei
diritti fondamentali e
limitare il potere.
Questo equilibrio,
centrale nella 
Costituzione
italiana
 e in altre
democrazie, impedisce
derive autoritarie.




Conti che non tornano

Proviamo ad essere cittadini consapevoli

 L’Istituto di statistica italiano e quello europeo, hanno entrambi confermato quanto verosimilmente in tanti già’ avevano presagito: nel 2025 il rapporto tra il disavanzo e il prodotto interno lordo italiani si è attestato al 3,1%. Un dato, quel 0,1% in più, che pone l'Italia sopra la soglia massima del 3% di deficit annuale ammessa dall'Unione europea per evitare di incappare in restrizioni finanziari nell'area dell'euro.

  Il dato negativo  ci impedirà di uscire quest’anno dalla procedura d’infrazione europea, che impone tra le altre cose limiti alla spesa pubblica (siamo in compagnia di altri 9 Stati Ue). 

  Il dato negativo, in verità oltre ai limiti imposti dall’Unione Europea costringe il nostro Paese anche a dover fare i conti con una situazione dell’assetto complessiva dell'economia peggiore di quella sperata e prevista. L’Europa ci ha messo il termometro, ma la realtà anomala è tutta nostra, degli italiani.

  Il rientro dalla procedura è probabilmente rinviato all’anno prossimo, ma la premier Meloni prova a parare il colpo e rivendica l’impegno nel controllo della spesa pubblica. Dai giornali cogliamo questa sua dichiarazione: «Il governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022 abbiamo trovato un rapporto deficit-Pil dell’8,1%, lo abbiamo portato al 3,1. Un dato inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati». E’ chiaro il rammarico per avere mancato, sia pure di poco, l’obiettivo che avrebbe consentito la mobilitazione di maggiori risorse per il 2026, «rammarico» per la mancata uscita dalla procedura, ed essa  torna a prendersela con il Superbonus, anche perché quest’anno sono stati contabilizzati molti ritardati pagamenti dei benefici legati all’edilizia. 

  Al di là delle conseguenze lamentate dalla  Meloni, esiste in verità un pesante impatto inflazionistico che colgono e subiscono le famiglie il cui reddito da lavoro ha perso potere d’acquisto.

= = =

  Sul blog, contiamo di inserire in prosieguo, delle brevi riflessioni sul funzionamento dei sistemi socio-economici occidentali. Di fatto nessun provvedimento governativo è mai neutro. Può favorire spezzoni di società, favorire comparti economici,  beneficiare comparti sociali sfavoriti, socialmente svantaggiati e, inevitabilmente non incentivare altri comparti sociali. In tutto ciò ha rilevanza la sostanza politica di chi guida le sorti di una comunità, di un Paese, di una Unione di paesi. Destra politica e Sinistra politica hanno obiettivi sociali e politici diversi. E’ importante che da cittadini ci impegniamo a seguire sempre più da vicino possibile il procedere della realtà politica. Da lavoratori e’ imprescindibile, se si vuole intendere ragione del potere di acquisto dei salari in discesa seguire gli indirizzi delle OO.SS., ad essi compete il infatti il ruolo da protagonisti nel contesto pluralistico del sistema sociale, economico e politico.

 Il blog proverà a tratteggiare aspetti del vivere nella realtà di un Paese democratico. Se comprendiamo le regole sarà spontaneo cogliere e apprezzare il ruolo dei partiti politici, dei sindacati, delle associazioni culturali, delle istituzioni, … del vivere in un contesto dove valgono i pesi e i contrappesi, dove si apprezza la democrazia.

 

A chi fa paura la sociologia?

 Che succede in paesi che sapevamo democratici?
La paura della sociologia nasce
spesso dalla sua capacità di 
mettere a nudo i costrutti
sociali
, sfidando le visioni del
mondo consolidate, le credenze
personali e le strutture di potere
.
In ambito accademico, talvolta c'è
diffidenza verso approcci innovativi
come i 
cultural studies, preferendo
la tradizione, mentre in ambito
politico la paura è legata all'uso
dei dati per analizzare le dinamiche
 del consenso.

La sociologia sfida le visioni del
 mondo consolidate e le norme
sociali, mettendo a disagio chi
preferisce non analizzare
criticamente le proprie esperienze
di vita.

La sociologia usa i dati per
analizzare il consenso, il potere
e i mutamenti sociali, il che può
spaventare chi basa il proprio
potere su narrazioni non verificate
o sul mantenimento dello 
status quo









Non è la prima volta che la sociologia, scienza scomoda, finisce nel mirino dei governi.

 I nazisti soppressero, a loro tempo,  l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, costringendo docenti come Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse a migrare oltreoceano nel 1934. Analoga sorte tocco’ in Unione Sovietica durante lo stalinismo, e nella Cina maoista la sociologia fu abolita dagli insegnamenti nel 1952. In Brasile, durante la dittatura militare, non ebbe vita facile, mentre l’Argentina di Jorge Rafael Videla, negli anni Settanta, si liberò delle scienze sociali considerate sovversive. 

Ai nostri giorni sono gli Usa a percorrere la storia in senso inverso, cancellando la sociologia dalle materie obbligatorie nelle università. Avviene in Florida per decisione del governatore repubblicano Ron DeSantis e di Raymond Rodrigues, responsabile del sistema universitario statale. 

Lo scorso anno Trump ha minacciato di tagliare i fondi pubblici della ricerca a Harvard, ed ha revocato  il permesso di accogliere studenti stranieri. Mai prima d’ora un’amministrazione si era permessa d’infrangere l’autonomia accademica nei percorsi di studio. Pratica abituale nei  regimi autocratici

«Da oltre un secolo i sociologi sanno che le questioni relative all’etnia, al genere, alla povertà e alla classe sociale — afferma David L. Altheide, professore emerito di Sociologia all’Università dell’Arizona e autore di Gonzo Governance (Routledge) — sono insite nell’ordine istituzionale e non possono essere affrontate adeguatamente senza apportare cambiamenti alle istituzioni. Questa consapevolezza rappresenta una minaccia per qualsiasi autocrate». 

  In tempi oscuri, quando il clima democratico si appanna in qualsiasi parte del pianeta,  la sociologia è la prima a subire la censura. Scienza moderna che avrebbe dovuto sostituire la filosofia nel comprendere e indirizzare l’umanità, la sociologia era nata per fare ordine nella società. Osservatrice imparziale (puramente oggettiva, per Max Weber) ma forse per questo poco incline ai compromessi. Intesa a denunciare la verità, quindi rivoluzionaria.

mercoledì 29 aprile 2026

Il caso del giorno

 

Continua a fare rumore il caso Nicole Minetti. E verosimilmente continuerà a farlo ancora per più tempo.

Stando ai giornali il Governo vorrebbe uscirne al più presto e semplifica il tutto in pochi e apparentemente semplici passaggi: 
===Nel caso in cui dovesse stabilirsi che la domanda di grazia si regge su dati non veritieri, la Procura generale di Milano potrebbe modificare il proprio parere iniziale. Al termine degli approfondimenti richiesti dal Quirinale, verrebbe trasmesso un nuovo parere al ministero della Giustizia e poi al Colle, a cui spetterà la decisione di una ipotetica revoca della grazia.
 L’annullamento avrebbe effetto retroattivo: l’atto di grazia viene considerato come mai esistito (invalidità dell’atto) e l’ordine di carcerazione viene ripristinato dal magistrato di sorveglianza.
Negli ambienti governativi si punta a sottolineare che il Guardasigilli non ha responsabilità, e dunque il governo è estraneo alla bufera; le indagini che hanno portato all’istanza di grazia sono state svolte e certificate dalla Procura generale di Milano, l’atto di clemenza è stato firmato dal capo dello Stato, con il parere favorevole (di prassi) del ministro della Giustizia. E così dopo il faccia a faccia di un’ora — iniziato alle 13 — tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano, Giorgia Meloni in conferenza stampa tende a ritenere ordinaria amministrazione tutto quanto e’ racchiuso nel caso “Minetti”.

La premier su ulteriori accertamenti, ma sostiene di non notare «qualcosa di errato, di particolare, di strano o di curioso» in quel fascicolo. Dal suo punto di vista sono state seguite «regole e procedure». Se falsità ci sono nel fascicolo non spettava a Nordio scoprirle: «Non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il ministero si avvale della magistratura» e Nordio «non poteva sapere qualcosa che non sapeva la pg». Dunque, e’ la conclusione di Meloni, colpa della magistratura? «No, è colpa di Nordio, come sempre», sbotta Meloni che evita di rispondere alla domanda sull’opportunità di dare la grazia all’ex igienista dentale, condannata per favoreggiamento della prostituzione. «Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica. Poi se davanti a un bicchiere di vino mi chiede che ne penso, glielo dico».
E’ chiaro che la vicenda ha risvolti tecnico-giuridici molto più rilevanti e sul blog contiamo di seguirli.

Il lungo cammino della civiltà (1)

Grandi figure del Novecento
repubblicano italiano che hanno
guidato la transizione dal
fascismo alla democrazia, 
definendo l’assetto
 istituzionale, sono stati:
Alcide De Gasperi, Pietro
Nenni ed altri.
  Brevi bagliori di cultura storica

Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

# # # # # 


Il lungo cammino della civiltà 

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

1) Il nostro modo di pensare, quello che oggi definiamo alla occidentale, origina dagli antichi greci e dai romani. Ricordiamoci però che greci e romani attinsero idee e visioni di vita, sia pure riadattandole, dai codici di leggi e letteratura della Mesopotamia, dalla scultura dell’Egitto, dai sistemi idraulici dell’Assiria, e dall’alfabeto Medio Orientale.

E però ne’ i greci ne’ i romani oggi condividerebbero con noi quelli che definiamo valori occidentali odierni. La democrazia greca era riservata solamente agli uomini, le donne non avevano diritto di parola in pubblico e (in pubblico) dovevano portare sciarpe e veli. I romani, da parte loro, gestivano i mercati degli schiavi e assistevano alle esecuzioni capitali per divertimento.



Parole frequenti sui media

Lo scostamento di
bilancio
 è lo strumento
con cui il Governo
chiede al Parlamento
l'autorizzazione a
indebitarsi più di
quanto
precedentemente
pianificato.


scostamento di bilancio

È l’autorizzazione che il governo deve richiedere al Parlamento per aumentare l’indebitamento pubblico rispetto agli obiettivi stabiliti nel Def o nella manovra. La premier Giorgia Meloni non lo ha escluso, dopo il mancato raggiungimento del 3% nel rapporto deficit-Pil.

 Lo scostamento indica l'azione di allontanare o il risultato di tale azione, definendo la differenza, il divario o la distanza tra due valori o posizioni. In ambito economico, rappresenta la differenza tra risultati effettivi e pianificati (budget), mentre in statistica indica la dispersione dei dati.

 Per lo scostamento di bilancio il governo richiede di ricorrere all’indebitamento per finanziare alcune misure. Deve essere giustificato da eventi di eccezionale gravità ed autorizzato dal parlamento a maggioranza assoluta

Parole frequenti sui media

 
L’accisa è un'imposta indiretta 
applicata sulla produzione o sul
consumo di specifiche categorie di
prodotti
, come carburanti, alcolici,
tabacchi ed energia elettrica. A
differenza dell'IVA, che si calcola in
percentuale sul valore del bene,
l'accisa è un 
importo fisso 
determinato in base alla quantità del
prodotto (ad esempio, un tot per
litro o per kilowattora).






Accise

Le accise sono imposte applicate su prodotti considerati strategici, come carburanti, energia, alcolici e tabacchi. Non seguono l’andamento dei prezzi: sono tasse fisse, calcolate sulla quantità, e finiscono direttamente nel costo finale pagato dal consumatore. In Italia rappresentano una voce storica del gettito pubblico, nate spesso per far fronte a emergenze e poi rimaste come entrata stabile. È anche per questo che il loro peso sui carburanti torna ciclicamente al centro del dibattito.

martedì 28 aprile 2026

Scienza: osservare l’Universo (2)

La filosofia è scritta in questo
grandissimo libro che
continuamente

ci sta aperto innanzi agli occhi
(io dico l’Universo), ma non
si può intendere se prima non
s’impara  a intendere la lingua
e conoscer i caratteri ne’ quali
e’ scritto.
Galileo Galilei




L’astronomia

La missione Artemis II ha segnato un momento storico in quest’aprile 2026, riportando esseri umani attorno alla Luna per la prima volta dopo oltre 50 anni. L'equipaggio di quattro astronauti (tre americani e un canadese) ha completato con successo un sorvolo lunare di circa 10 giorni a bordo della capsula Orion, ammarando nel Pacifico il 10 aprile 2026.

ScopoLa Luna è il campo di addestramento finale per testare tecnologie, habitat e sistemi di supporto vitale necessari per il futuro viaggio umano su Marte. In buona sostanza la finalità scientifica principale del programma Artemis è di stabilire una presenza umana sostenibile e duratura sulla Luna, utilizzandola in prospettiva come piattaforma di test per tecnologie, procedure e indagini biologiche fondamentali per il futuro sbarco umano su Marte. La Luna funge -appunto- da "trampolino" per imparare a vivere e lavorare nello spazio profondo, mitigando i rischi per le future missioni marziane.

Obiettivi:

 1) Esplorare il polo sud lunare per individuare ghiaccio d'acqua da convertire in acqua potabile, ossigeno e carburante (idrogeno/ossigeno) per i razzi, testando l'utilizzo delle risorse in situ (ISRU).

 2) Studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti e della microgravità sul corpo umano (sistema immunitario, cardiovascolare) oltre la protezione della fascia di Van Allen, essenziale per i lunghi viaggi verso Marte.

 3) Analisi dei crateri e dei campioni del polo sud, che custodiscono informazioni sul primo miliardo di anni del sistema solare, utile per capire la formazione planetaria.

In parole facili ed intuitive: la missione Artemis punta a trasformare la Luna in un "laboratorio" per testare le tecnologie necessarie a rendere l'uomo una specie multiplanetaria in vista di una missione da venire in direzione di Marte.

Il caso del giorno

 Il caso esplode nuovamente a causa di presunte irregolarità e falsità nelle motivazioni che hanno portato alla concessione della grazia.

Al centro del sospetto c'è il
racconto relativo all'adozione
di un bambino in Uruguay.
Secondo alcune ricostruzioni,
Minetti avrebbe dichiarato
che il figlio necessitava di
cure mediche urgenti in Italia,
ma emergono dubbi sulla
regolarità dell'adozione e
sulla reale necessità
degli interventi medici.







La grazia concessa a Nicole Minetti raggiunge l’acme: le opposizioni passano all’attacco del governo Meloni.

Debora  Serracchiani (Pd) chiede le dimissioni di Carlo Nordio, ministro della giustizia e Matteo Renzi quelle di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio. Quale l’accusa al governo? l’aver girato al Quirinale un’istruttoria carente, sull’ex igienista dentale e reclutatrice di ragazze per Silvio Berlusconi condannata a complessivi 3 anni e 11 mesi per induzione alla prostituzione e peculato nei processi Ruby bis e Rimborsopoli. E, in conseguenza di quell’istruttoria carente, graziata dal presidente Mattarella.

Il ministro di Grazia e Giustizia, Nordio, replica: «agli atti della procedura» non vi è nessuna «anomalia». Il fascicolo fu istruito quando era ancora capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Quella valutazione, sottolinea Nordio, ha avuto il «parere favorevole» della procura generale e della direzione del ministero competente (Direzione Affari Giustizia). Il parere del ministero, specifica, è stato «conseguente». La Procura Generale della Corte d’Appello di Milano, dice “La procura generale agisce su delega del ministero. Quando arriverà si adopererà per fare gli accertamenti necessari”. In procura generale si spiega che già «in precedenza erano stati svolti gli accertamenti normalmente richiesti in casi analoghi. Accertamenti, però, che non comprendevano indagini all’estero». In buona sostanza la Procura generale di Milano non era delegata a indagare fuori dall’Italia. 

Ora però, a fronte di due versioni inconciliabili, occorre capire dove sia la verità.

Dai giornali apprendiamo: Il bambino, uruguaiano, ha sofferto sì di una grave patologia che ha richiesto costose cure, ma non è orfano. Né è mai stato abbandonato dai genitori naturali. Anzi, dagli atti del Tribunale di Maldonado in Uruguay, consultati da Il Fatto Quotidiano, risulterebbe che Minetti ha fatto causa alla mamma e al papà biologici del bambino per togliere loro la potestà. Tanto da rendere il piccolo a tutti gli effetti un figlio conteso a suon di carte bollate fino alla definitiva assegnazione alla nuova madre nel febbraio 2023. L’intera procedura di adozione si sarebbe inoltre snodata su un percorso poco chiaro.