Storie singolari di Contessa Entellinae degli altri insediamenti Arbereshe della Sicilia
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La novità in libreria di Domenico Cuccia
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Storie singolari di Contessa Entellinae degli altri insediamenti Arbereshe della Sicilia
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La novità in libreria di Domenico Cuccia
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Nel 1968-69 nascono i primi consigli di fabbrica, organismi sindacali eletti dai lavoratori degli stabilimenti industriali iscritti o non iscritti al sindacato: le condizioni materiali del lavoro nei singoli impianti assumono un ruolo di primo piano nella contrattazione e travolgono le barriere di tipo ideologico esistenti tra le confederazioni.
Il tema dell'unità sindacale è all'ordine del giorno e in questa direzione si muovono, nei primi anni Settanta, numerosi passi concreti.
«L’unità si realizza su obiettivi molto concreti: ritmi di lavoro, fatica, igiene e sicurezza, aumenti salariali, ecc. Del resto, questa unità è tanto più facile da realizzare in quanto i sindacati, per le loro divergenze e per la repressione padronale del passato, non sono ancora abbastanza forti e strutturati nei luoghi di lavoro. Non possono dunque frenarla con il ricorso alle divisioni ideologiche».
Le federazioni dei lavoratori metalmeccanici sono all'avanguardia del processo unitario. Da loro parte, nei primi anni Settanta, l'iniziativa di una federazione unitaria, la Flm, a cui i lavoratori possono iscriversi direttamente, anziché aderire a Fiom, Fim e Uilm, e che si struttura anche mettendo in comune alcuni «servizi» precedentemente offerti da ciascuna federazione, dalle sedi alla difesa in giudizio dei lavoratori. Parallelamente al processo di unificazione, i sindacati tendono a sganciarsi dai partiti: viene sancita l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche e i dirigenti sindacali eletti in Parlamento dai diversi partiti rinunciano al mandato parlamentare.
=La Scienza, invece, è nata e si è
sviluppata come approfondimento di
tematiche concernenti le parti del “reale”.
In ogni tempo la scienza ha affascinato l’uomo e ha dimostrato di essere in grado di fornire soluzioni mirabili, ricche di stupefacenti applicazioni pratiche. Ma le questioni fondamentali riguardanti il senso dell’essere, la finalità dell’uomo, lo scopo del suo esistere esorbitano dagli ambiti della sua indagine, e sono quindi, sotto certi aspetti, meta-scientifiche, intendendo per scienza le restrizioni della ragione a conoscenza basata solo sull’esperienza e sul calcolo.
| Il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento, ma il principale strumento di realizzazione personale e di partecipazione alla vita economica e sociale del Paese. |
La Costituzione repubblicana detta numerosi e moderni principi in ordine alla tutela e al ruolo del lavoro. Alcuni di essi sono inseriti tra gli stessi principi generali (artt. 1 e 4), altri, invece, tra i diritti e i doveri dei cittadini in materia economica (artt. 35-40).
Implicazioni più o meno dirette con il lavoro sono offerte da altri articoli costituzionali (artt. 41-46). Per qualche tempo contiamo di approfondire la portata di quegli articoli che hanno più dirette implicazioni con la materia lavoristica.
Art. 1
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Questo esordio intende indicare nel lavoro l’elemento qualificante che sta alla base della nostra forma di Stato. Il lavoro, non solamente quello subordinato, ne’ solamente quello autonomo, è inteso come fine a se stesso o come mezzo di sostentamento, ma strumento imprescindibile per l’affermazione della personalità di ciascuno nell’ambito della compagine sociale. La dignità di ciascun cittadino italiano pertanto si basa sullo svolgimento di un lavoro e non più sulla nascita, sul censo o su altri privilegi.
I nostri anziani, a Contessa E., erano soliti recitare che a nobilitare l’uomo, l’essere umano, e’ l’esercizio di un lavoro, dal più umile al più identitario. L’espressione racchiude l'idea etica e morale che l'attività lavorativa, intesa come contributo attivo alla società, conferisca dignità, valore e identità. Più che un'affermazione letterale, è in verità un concetto filosofico profondo che ha radici storiche e culturali. Il proverbio (da taluni attribuito a Charles Darwin) indica come, attraverso l'impegno e l'ingegno, l'essere umano plasmi se stesso e il mondo. Non si riferisce a una nobiltà di sangue, ma a una crescita personale e morale. Di fatto il lavoro è il pilastro su cui si fondano tutte le società moderne. In Italia, ad esempio, trova consacrazione nei principi fondamentali della Costituzione (Articolo 4 della Costituzione), che riconosce il dovere e il diritto di tutti a svolgere un'attività che contribuisca al progresso materiale o spirituale della società.
Il dibattito pubblico contemporaneo verte sulla centralità del benessere personale, sulla tutela dei diritti dei lavoratori e sulla necessità di un impiego che lasci spazio anche alla vita privata, agli affetti e al tempo libero.
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(Segue: Nel contesto dell’ampliamento degli interessi del blog, la materia lavoristica avrà ampio spazio.
Trump ha ribaltato un’altra zona di conforto della nostra coscienza. Visto che papa Leone invitava alla pace, invece che alla guerra, Donald l’ha definito “debole”. Da saltare sulla sedia. Non solo per l’aggressione verbale, non solo per il fatto inedito, un presidente americano contro il Pontefice, pure esso americano, ma per una questione più profonda. Cioè l’uso del termine “debole” come insulto.
La parola che, da sempre, porta verso il rispetto e la sensibilità, trasformata in un randello sulla testa del fragile o presunto fragile. La risposta del Papa è stata «io non ho paura», ha riacceso anche una (antica) verità: la mitezza non è arrendevolezza, solo una certa tracotanza può associare due termini così lontani.
| Credono di lavorare per il bene comune e ritengono loro dovere cercare, controllare e punire i trasgressori delle regole. Il primo bombarda i palestinesi in fila per il cibo. Il secondo dispone retate di presunti immigrati illegali. Il terzo scatena nel terzo millennio una guerra di invasione. |
Nell'immaginazione degli europei, per secoli, l'Egitto è stato soprattutto una terra biblica, temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osservano più storici, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».
Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto (= il governatore che amministrava il paese per conto dell'Impero Ottomano) l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamés contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro.
Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico-politiche del secolo seguente.
Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.
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Con questo prima pagina di riflessione a sfondo storico ci proponiamo di avviare sul blog una serie di vicende storiche per mettere in luce che figure come Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu che oggi guidano superpotenze e nazioni in un’ottica di accentramento del potere e di sovranismo sono spesso descritti come leader forti che gestiscono crisi globali complesse e che si confrontano su equilibri geopolitici e conflitti. Verosimilmente si tratta di personalità, di figure, che cercano di imporre la propria visione del mondo a discapito delle regole democratiche e del multilateralismo. E nella Storia dell’uomo, fino a ieri, erano definiti tiranni.
Impressione diffusa e’ che il Tg della rai, che sia canale 1, o 2, o 3, essendo sempre guidato da giornalisti con una esperienza di cronaca e di inchiesta, appaia quasi sempre più concentrato sul racconto dell’attualità quotidiana che sulla costruzione di una visione complessiva dei grandi temi nazionali e internazionali, nello spirito ideale del servizio pubblico. Tanto, basta! Agli italiani non va commentato altro!
Riteniamo invece che le vicende del mondo non sono semplici cronache, sono proiezioni ideali, sociali e culturali. Come si fa a raccontarci che Trump si rivolge al Presidente del Consiglio come se affrontasse una ragazzina piuttosto che il capo di governo di un Paese di sessanta milioni di persone? La RAI nel terzo millennio preferisce la narrazione del quotidiano all’approfondimento.
Al giorno d’oggi, non è difficile spiegare che non basta mostrare i muscoli per vincere le guerre, neanche se sei il più forte potere militare del mondo; la diplomazia, la politica, la visione culturale rappresentano l’arte di ottenere ciò che si vuole, lasciando credere all’altro che è ciò che vuole anche lui.
| In dieci anni le persone accompagnate dalla rete Caritas sono aumentate del 48%, mentre gli over 65 assistiti registrano un incremento del 191%. Crescono la solitudine, i bisogni sanitari e le difficoltà abitative, mentre avere un lavoro non basta più a proteggere dall’indigenza. |
= = =… e però:
La Caritas rivela nel suo ultimo rapporto di avere assistito o aiutato materialmente, nel 2025, più di 283 mila persone. Il «Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia»: fa il paio con quella sui 93 milioni di persone a rischio di povertà in Europa a cui Buone Notizie ha appena dedicato una inchiesta e rappresenta un approfondimento specifico sulle fragilità che attraversa il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.
Il dato generale è quello per cui la povertà tende sempre più a perdere il carattere dell'eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una «strutturale normalità». Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali rispetto a prima della pandemia Covid e conferma l'esistenza di una povertà radicata, condizione stabile nella vita di molte famiglie.
Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
«I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano - sottolinea mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana - e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone». Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. In questa prospettiva la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.
Il Report della Caritas evidenzia ancora il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%).
Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Si registra inoltre una graduale crescita dell’Isee medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) di coloro che chiedono aiuto. E non è una buona notizia perché non significa un miglioramento economico bensì un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.
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| Il libro Gli Atti degli Apostoli narra la nascita e la diffusione del Cristianesimo, dall'Ascensione di Gesù fino all'arrivo a Roma dell'apostolo Paolo. Scritto dall'evangelista Luca intorno all'80 d.C. come continuazione del suo Vangelo. |
Date simboliche
I Racconti (2)
- Racconti di persecuzione e martirio. Sono particolarmente numerosi: quelli di Stefano, di Giacomo, di Paolo, ecc. Dipendono in modo più o meno evidente dal racconto evangelico della passione di Gesù.
Anche quando Luca utilizza lo stesso tipo di racconto ha sempre cura di evitare
la monotonia con variazioni efficaci.
| Complessivamente si stima che siano più di 15 milioni gli italiani che hanno in tasca una tessera sindacale, includendo anche le sigle autonome. |
Nell'ottobre 1948 nasce la Legil, Libera confederazione generale italiana del lavoro, fondata dalla componente democristiana della Cgil.
Il 1949 è ancora più denso di avvenimenti: la Legil si trasforma in Cisl unendo le sue forze a quelle di repubblicani e socialdemocratici che nel frattempo avevano anch'essi abbandonato la Cgil. Nasce inoltre, da un'altra costola della Cgil, la Uil, formata da una parte dei socialisti e da repubblicani di tendenze laiche. Nel 1949 nasce anche la Cisnal, sindacato legato alle forze di estrema destra nostalgiche del fascismo.
Dietro a tutte queste sigle i rapporti di forza reali, il peso effettivo delle organizzazioni sindacali, sono nettamente a favore della Cgil e, all'interno di essa, della componente comunista. Nel 1950 la Cgil ha quasi cinque milioni di iscritti (oltre il 60 per cento di comunisti), la Cisl circa un milione e mezzo, la Uil circa un milione e la Cisnal ne dichiara 300 mila.
Le divisioni e i contrasti tra le confederazioni caratterizzano tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Solo sul finire di questi ultimi si avvia un processo di progressiva convergenza tra Cgil, Cisl, UIL, sull’onda delle lotte operaie del 1968-69.
(Segue)
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| La cultura medievale |
cultura medievale
La storia della vicenda letteraria italiana, dalle origini sino all’età di Dante e di Petrarca si svolse in un contesto culturale caratterizzato da grandi trasformazioni delle conoscenze, delle idee dominanti che hanno inciso per lungo tempo sulla visione del mondo (sulla cultura) dell’Occidente.
Sono avvenuti eventi politici-sociali che in ottica socio-economica, ai nostri giorni, definiremmo:
“Rivoluzione urbana”
“Affermazione e progresso delle attività mercantili”
“Movimenti riformatori della vita ecclesiastica”
“Inizi delle spedizioni crociate”.
Tutti fenomeni, insieme ad altri che avremo modo di considerare, che portavano in sé presupposti storici di una nuova, diversa lettura della vicenda umana e dell’esperienza letteraria, di quelle che ai nostri giorni riconducono alla visione sociologica della società. Già all’alba del XII secolo in più aree europee erano stati istituiti centri di insegnamento e di cultura, dotati di biblioteche e di istituzioni, finalizzate di nuove generazioni di ”chierici” (=professionisti intellettuali) che si dedicavano a studi filosofici, scientifici estranei alla tradizione monastica del sapere altomedievale. Oltre che gli studi giuridici, si coltivavano la dialettica, la retorica, e si meditava metafisica e teologia aperta alle tecniche logiche disputatorie. Tutte novità che arrivavano in Occidente dalla civiltà bizantina e da quella araba, eredi entrambe della speculazione greca. Si iniziava inoltre lo studio di Virgilio e di Stazio, di Ovidio e di Lucano.
Gli “scolastici” puntavano a difendere, contro i rigidi custodi di una cultura integralmente “sacra”, il valore indiscutibile di una formazione letteraria umanistica, capace di rinnovare, persino nella finezza del segno grafico, la lontana ispirazione classicista della “riforma” carolingia. Gli storici ci dicono di un atteggiamento intellettuale nuovo che, nel breve lasso di tempo, doveva mutare la stessa figura del chierico “dotto” del XII secolo ( che viveva prevalentemente negli ambienti urbani. Figura emblematica del tempo e’ Bernardo di Chartres che si propone di impostare tutti gli studi sulla lettera e gli studi classici che non minacciano affatto la fede, ma la chiariscono e l’illuminano.
Segue
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Questa pagina curata da tre giovani avrà aggiornamenti frequenti e si propone di scavare sulla cultura, la letteratura, dell’Occidente.
| Le zecche sono parassiti pericolosi che si annidano nell'erba alta e nei boschi. Possono trasmettere gravi malattie infettive al cane, come la Malattia di Lyme, la Babesiosi e l'Ehrlichiosi. È fondamentale rimuoverle rapidamente e usare regolarmente gli antiparassitari per prevenirne l'attacco. () |
Che le zecche siano sempre più diffuse non è una sensazione. Studi e attività di monitoraggio svolti negli anni recenti hanno documentato un aumento delle aree in cui questi aracnidi sono presenti e un prolungamento del loro periodo di attività.
Stando a certe letture, una delle ragioni è che gli inverni sono diventati meno rigidi. Le zecche, che fino a qualche decennio fa in molte zone rallentavano drasticamente la propria attività durante i mesi freddi, oggi trovano condizioni favorevoli per una parte più ampia dell'anno.
La conseguenza di questo mutamento climatico è l'allungamento della stagione delle zecche. Allo stesso tempo, il clima più mite nel corso dell’anno sopratutto nella nostra Sicilia, ma non solamente qui, favorisce la loro presenza anche in aree montane e collinari dove fino a pochi anni fa erano molto meno frequenti.
Questi aracnidi (sì, le zecche non sono insetti ma parenti dei ragni) rappresentano già di per sé una scocciatura. C'è qualcosa di profondamente sgradevole nello scoprire una zecca attaccata alla propria pelle dopo che è rimasta lì per ore a nutrirsi del sangue senza che ce ne accorgessimo. È una di quelle esperienze capaci di mettere a disagio anche un frequentatore di boschi e sentieri.
La preoccupazione non dovrebbe riguardare tanto la puntura in sé, generalmente indolore, quanto la possibilità che alcune zecche trasmettano agenti patogeni responsabili di malattie anche serie. La più conosciuta è probabilmente la malattia di Lyme, un'infezione batterica che negli ultimi anni ha contribuito a rendere le zecche un tema sempre più presente nel dibattito pubblico. C'è poi la TBE, l'encefalite da zecca, una malattia virale presente soprattutto in alcune aree dell'Italia settentrionale e dell'Europa centrale. Tra le due esiste però una differenza importante. Per la TBE è disponibile un vaccino. Per la malattia di Lyme, invece, ancora no. È importante però evitare allarmismi inutili. Non tutte le zecche sono infette, non tutte le punture provocano una malattia e nella maggior parte dei casi un incontro con una zecca per fortuna non ha conseguenze.
L 'obiettivo non deve essere la paura, ma la prevenzione. Come spesso accade, non esiste una sola strada. Repellenti e antiparassitari specifici restano strumenti importanti e in molte situazioni rappresentano la scelta più efficace. Questo però non significa che tutto dipenda dai prodotti che applichiamo sulla pelle, sugli abiti o sul pelo dei nostri animali. Una parte della prevenzione consiste nel capire come si comportano questi parassiti. Le zecche non saltano dagli alberi e non inseguono persone o cani. Aspettano. Restano immobili sulla vegetazione e si affidano a segnali chimici, termici e meccanici per intercettare il passaggio di un possibile ospite. Comprendere questo meccanismo significa già ridurre una parte del rischio.
(Sulla scorta di uno studio pervenutoci, riporteremo periodicamente utili informazioni per la salvaguardia dei cani)
| È considerato un'organizzazione terroristica da Israele, dagli Stati Uniti, dalla Lega Araba e, per quanto riguarda la sua ala militare, dall'Unione Europea. |
Si tratta di un movimento sciita libanese che è un partito politico, una organizzazione armata e una rete sociale. Il nome in arabo significa «Partito di Dio». Nasce in Libano nei primi anni Ottanta, durante la guerra civile e dopo l’invasione israeliana del 1982, ed è figlio diretto della Rivoluzione iraniana. La Repubblica islamica li finanzia e li addestra.
Il movimento viene istituito grazie al supporto ideologico e finanziario dei Pasdaran (I Guardiani della Rivoluzione Islamica) iraniani. Oggi combina un potente braccio armato, una rete di servizi sociali e una radicata rappresentanza politica nelle istituzioni libanesi. Possiede un arsenale di decine di migliaia di razzi e missili a lungo raggio, droni e miliziani addestrati, superiore a quello di molti eserciti regolari. Partecipa regolarmente alle elezioni in Libano, controlla ministeri e gestisce una vasta rete assistenziale (scuole, ospedali e sussidi) che gli garantisce un solido consenso tra la popolazione sciita.
Percorsi di Storia (3)Il Patto di Roma (noto anche
come Patto di unità sindacale)
è lo storico accordo siglato nel
giugno 1944 che ha sancito la
nascita della CGIL unitaria,
riunendo per la prima volta
in un unico sindacato i
lavoratori di fede socialista,
comunista e cattolica.
La data simbolica: Il documento
porta la data del 3 giugno.
Questo perché uno dei principali
negoziatori, il sindacalista socialista
Bruno Buozzi, fu barbaramente
ucciso dai nazisti proprio il 4
giugno alle porte di Roma
(nell'eccidio de La Storta). La
data fu retrodatata in suo onore.
Mussolini fa a pezzi il movimento sindacale ed è solo con la fine del fascismo, cioè circa ottanta anni fa, che i sindacati rinascono e via via assumono le caratteristiche con cui li conosciamo oggi.
L'atto di rinascita, se così si può scrivere, è datato 3 giugno 1944: i partiti antifascisti, comunisti, cattolici e socialisti, le tre componenti politico-culturali dell'opposizione al regime fascista, sottoscrivono il cosiddetto «patto di Roma», con il quale si sancisce la costituzione di una confederazione unitaria tra le tre componenti.
Sorge, o risorge, così la Cgil, sulla base di un accordo che mette in primo piano il contributo che il sindacato può e deve dare alla ricostruzione del Paese dopo la seconda guerra mondiale e, prima ancora, il sostegno del sindacato alla lotta di liberazione dall'oppressione nazi-fascista.
Anche in questa fase la storia del movimento sindacale si muove parallelamente a quella del sistema politico. Durante la Resistenza e nei primi anni del dopoguerra i partiti politici avversi al regime fascista si muovono unitariamente, nel Cnl prima e nel governo successivamente. Mano a mano che ci si avvia alla rottura fra le forze politiche antifasciste, anche nel sindacato si manifestano le prime fratture.
Una importante occasione di conflitto fra le componenti sindacali fu il varo del piano Marshall, il programma finanziato dagli Stati Uniti per la ricostruzione europea.
Uno dei segretari della Cgil, il democristiano Pastore, appoggia il piano, mentre la componente comunista maggioritaria sul terreno degli iscritti, lo avversa apertamente. Le divisioni si acutizzano con la travolgente vittoria politica della Dc nelle elezioni del 1948, lo sciopero seguito all’attentato a Palmiro Togliatti e altri episodi ancora.
(Segue)
Il conto della guerra. Usa e l'Iran hanno ufficialmente annunciato
il raggiungimento di uno storico accordo di
pace per porre fine al violento conflitto
bellico e diplomatico che li vedeva
contrapposti. L'intesa, strutturata in 14
punti chiave, è stata mediata dal
Pakistan ed è stata inizialmente siglata
in via digitale; la firma formale e ufficiale
del documento è prevista per oggi,
venerdì 19 giugno 2026 a Ginevra,
in Svizzera.
In 46 giorni di operazioni in Iran gli Stati Uniti hanno speso 51,2 miliardi di dollari, con una prima settimana da 11,3 miliardi e una media vicina al miliardo al giorno.
Le stime del Pentagono citate al Congresso parlano di 29 miliardi dopo nove settimane e mezzo, e solo le prime 100 ore di bombardamenti sono costate 3,7 miliardi.
Sul fronte iraniano le cifre sono meno trasparenti, ma l’emorragia si legge nelle armi usate. Teheran ha lanciato oltre 1.500 missili e 4.700 droni contro, Israele, le basi americane e le infrastrutture del Golfo, eppure secondo Washington conserva ancora circa il 70 per cento dei suoi stock di missili. Ogni missile o drone abbattuto significa, per gli americani, gli israeliani e per le monarchie del Golfo, un sistema Patriot, Thaad o Iron Dome dal costo di centinaia di migliaia, a volte milioni, di dollari a colpo. Una settimana di combattimenti può valere 5, 7 miliardi per gli Stati Uniti, e altrettanti miliardi in danni e mancati introiti per l’Iran.
Un incentivo potentissimo a congelare il fronte e ritrovare la pace.
A Waterloo Napoleone subisce la sconfitta definitiva.
| 18.06.1815 |