| Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (Saluzzo, 27 settembre 1920 – Palermo, 3 settembre 1982) è stato uno dei più importanti generali, prefetti e servitori dello Stato italiano, simbolo indiscusso della lotta contro il terrorismo e la mafia. La sua determinazione e le sue innovazioni investigative hanno segnato la storia contemporanea d'Italia, pagate tragicamente con la vita nella strage di via Carini. |
Pertini parlo’ di «una sfida non più tollerabile». Gli editoriali di più giornali proposero di mettere mano alla legislazione antimafia, di trovare armi efficaci contro un mostro spesso annidato nei gangli (infedeli) dello Stato, perfino di «fare uso dell’articolo 102 della Costituzione che consente la creazione di sezioni specializzate della magistratura». E sarà proprio questa visione che anticiperà di dieci anni ciò che Giovanni Falcone avrebbe realizzato con l’istituzione della Superprocura e delle direzioni distrettuali antimafia. Dalla Chiesa parlando a Palermo auspicava proprio quegli interventi. Era arrivato a Palermo cento giorni prima per intercettare il nodo mafia-politica «senza riguardi per nessuno», come il generale aveva ripetuto anche a Giulio Andreotti con riferimento agli uomini della sua corrente, definita «la famiglia politica più inquinata».
Furono cento giorni segnati da ostilità e promesse mancate. A cominciare da quelle sui poteri di coordinamento della lotta alla mafia, mai concessi. Quel 3 settembre resta una data spartiacque nella storia della mafia e dell’antimafia. Quella sera la questione mafiosa diventò una questione nazionale e i Palazzi romani dovettero fare passi fino ad allora bloccati, come l’inserimento nel Codice penale del reato di «associazione mafiosa» (il 416 bis), la rapida approvazione della legge Rognoni-La Torre per i patrimoni dei boss e l’istituzione di un Alto commissariato contro la mafia.