StatCounter

lunedì 29 giugno 2026

Storie singolari di Contessa Entellina

Mos harro kush je,
mos harro ka vjen,
mos harro se dhe ti erdhe
ka dejti,

mos harro …



  Ho letto, non in un solo giorno, il libro curato da Mimmo Cuccia che nei giorni scorsi è stato presentato in via ufficiale nell’Aula Consiliare del Comune. Si tratta di una interessante panoramica storica, etnica, socio-economica e in generale culturale della realtà che è stata Contessa Entellina nel tempo andato. Un lavoro di ricerca che sicuramente ha impegnato l’autore in termini di tempo e di dedizione. Conosciamo tutti, noi di Contessa, infatti l’essere scrupoloso ed esigente dell’autore del libro. 

  Ho seguito i lavori di presentazione di pochi giorni fa del libro svoltisi nell’aula consiliare di Contessa, a cui ha contribuito con interventi, oltre al sindaco, il prof. Matteo Mandala’. Con Mimmo, io che scrivo queste righe, ho condiviso decenni e decenni di impegni, aspettative e auspici nel campo politico, amministrativo ed in quello culturale pertinenti la realtà locale e non solo. So, quindi, quanto egli sia scrupoloso e puntuale nel ricorrere alle fonti.

 Valutare un libro sulla storia socio-economica-politica di un piccolo comune siciliano, dell’entroterra, dove si e’ avuta una delle più  ampie estensione della realtà latifondista (e quindi mafiosa) e nel contempo cogliere e mettere in risalto nel testo la realtà culturale arbereshe ha richiesto all’autore e richiederà ai lettori di doverlo analizzare su due livelli: sul rigore delle fonti e sopratutto sulla capacità di inserire la micro-storia locale nel contesto regionale e comunque in quello più  ampio della realtà locale.

  Con questo approccio conto di interpretare e di cogliere via via che rifletteremo, speriamo in tanti, sulle pagine del blog, la consistenza storica e culturale del libro. Conto inoltre che alla  traccia che potremo noi tutti contessioti cogliere dalle pagine del libro, venga suggerita, in prosieguo, dall’autore la lettura più utile sui capisaldi che egli, se vuole, potrà sviluppare sulle pagine del blog.

In Venezuela la terra continua a tremare

In Venezuela vivono famiglie originarie di Contessa E.
Il drammatico terremoto che ha
colpito il nord del Venezuela ha
provocato un bilancio devastante
e ancora provvisorio di almeno
 1.430 morti e decine di migliaia
di dispersi
. La catastrofe ha avuto
inizio la notte del 
24 giugno 2026 
con due violentissime scosse
principali di magnitudo 
7.2 e 7.5,
le più gravi registrate nel Paese da
oltre un secolo.


Il Venezuela trema ancora e il numero delle vittime continua a salire. Uno degli ultimi dati raccolto sui media è di 1.430 morti, 3.238 feriti e 432 scosse di assestamento. I dispersi sarebbero ancora 
decine di migliaia. 

Tra la popolazione, cresce la rabbia per le difficoltà organizzative dello Stato. Fin dai primi attimi dopo le scosse, decine di migliaia di venezuelani si sono mobilitati per aiutare ad estrarre le persone intrappolate o per trasportare i rifornimenti, ma in alcune zone di Caracas, l’aiuto dei volontari presso gli edifici crollati ora viene rifiutato, per permettere il lavoro dei mezzi pesanti, finalmente all’opera. 

Qualcosa sta  cambiando in Venezuela. Lo dimostra l’approccio delle autorità nei confronti dei giornalisti, soprattutto quelli stranieri. Molti sono arrivati al seguito delle missioni di soccorso nazionali, e questa volta la
 burocrazia non sembra più volerli fermare.

In Venezuela vivono alcune famiglie contessiote emigrate negli anni sessanta del Novecento. L’augurio è che stiano bene.

Per chi ama la Storia

Il Congresso di Vienna
 (1814-1815) fu una 
conferenza internazionale
che riunì le principali
potenze europee dopo
la sconfitta di Napoleone
.
Il suo obiettivo principale
era ridisegnare la mappa
del continente e ripristinare
l'
Ancien Régime
,
inaugurando l'epoca storica
nota come la Restaurazione
.

Pagine di cronologia

 1815 è uno degli anni più cruciali della storia moderna: segna la fine dell'era napoleonica, la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo e l'inizio del periodo della Restaurazione sancito dal Congresso di Vienna. Le monarchie europee ripristinarono l' Ancien Régime, ed in Italia torna la Restaurazione.

Il Congresso di Vienna sancisce la nuova organizzazione politica dell’Italia divisa in 10 Stati.  

Vano si rivela il tentativo del re di Napoli, Gioacchino Murat, di sollevare le popolazioni italiche con la promessa  di un regno unito e indipendente. 

L’Austria si conferma come il guardiano della Restaurazione in Italia: sconfigge i murattiani, reprime i fermenti filo napoleonici, ma impedisce anche alle forze più reazionarie  di scatenare spietate reazioni che provocherebbero nuove spirali di violenza.

Nuovi equilibri sociali

Occorreva poi creare un sistema politico-territoriale che - dinanzi all'eventuale minaccia di una revanche militare francese - fosse in grado di meglio difendersi di quanto avevano saputo fare i vari Staterelli tedeschi e italiani dell'epoca prerivoluzionaria.

Durante la Rivoluzione e l'impero erano state abolite in Francia e nei territori da essa occupati e negli Stati satelliti, le proprietà ecclesiastiche (e nei primi anni della Rivoluzione anche le proprietà nobiliari); quelle terre erano poi state in larga misura vendute e si era così creata una nuova, numerosa e potente borghesia terriera. 

Che si doveva fare? Distruggere tutte queste move proprietà per restituirle agli antichi possessori? Si sarebbe corso il rischio di provocare una sollevazione generale in mezza Europa da parte di un ceto ormai economicamente fortissimo e che aveva acquistato una grande influenza negli organismi politici e amministrativi dei Paesi in cui i Francesi  erano arrivati. Si convenne su una politica di compromesso rinunciando alla “restaurazione”  e cercando di riequilibrare le diverse esigenze sopra accennate.




domenica 28 giugno 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Riflettendo sugli Atti degli Apostoli

Date simboliche

I Racconti,

Sono molti e di vario tipo.


- Scene di vita ecclesiale: elezione del dodicesimo apostolo in sostituzione di Giuda, elezione dei Sette, concilio di Gerusalemme, invio in missione di Barnaba e Paolo, ecc. Si tratta di racconti sostanzialmente nuovi rispetto ai Vangeli.

-  Racconti di viaggio: sono caratteristici i brani che riferiscono itinerari e tappe, a proposito della missione di Paolo. Si tratta per lo più di cronache sintetiche, con brevi annotazioni. Molto sviluppato (occupa tutto il c. 27) è invece il racconto del percorso per mare tra Cesarea e Malta, con la tempesta e il naufragio. Si possono riscontrare alcune somiglianze col viaggio di Gesù verso Gerusalemme nel Vangelo di Luca.

Racconti di missione: riferiscono le attività di predicazione degli apostoli in circostanze specifiche (ad es., l'incontro tra l'apostolo Filippo e l'eunuco); spesso sono collegati ai racconti di viaggio. Anche questo tipo di racconti ha precedenti nei Vangeli: le varie missioni dei discepoli di Gesù.

- Racconti di conversione: di Cornelio, di Paolo, del carceriere, ecc. Sono spesso accompagnati da manifestazioni soprannaturali (visioni). Possono riecheggiare racconti biblici di chiamata.

- Racconti di persecuzione e martirio. Sono particolarmente numerosi: abbiamo quelli di Stefano, di Giacomo, di Paolo, ecc. Dipendono in modo più o meno evidente dal racconto evangelico della passione di Gesù.

  Anche quando Luca utilizza lo stesso tipo di racconto ha sempre cura di evitare la monotonia con variazioni efficaci.

=.  =.  =




La Jarida di Monreale

 Conoscere i territori

La Jarida è lo strumento principale
utilizzato dagli studiosi—tra cui
le ricerche specifiche sulle 
Divise Battallarii e Divisa
Fantasine—per ricostruire la
viabilità, gli insediamenti rurali
 e le antiche trazzere siciliane.



La Jarida di Monreale (spesso definita anche platea) è uno storico registro catastale e documentale del 1182, redatto sia in arabo che in latino. Contiene l'inventario dei confini e delle terre assegnate dal re normanno Guglielmo II all'abbazia benedettina di Santa Maria Nuova di Monreale. Si tratta del registro ufficiale, di carattere diplomatico e amministrativo, con cui il re Guglielmo II d'Altavilla concesse alla Chiesa di Santa Maria Nuova di Monreale il privilegio di trattenere e amministrare i propri immensi possedimenti terrieri e feudali.

 Il documento è di fondamentale importanza per la ricostruzione storica e geografica della Sicilia medievale, in particolare per l'area dell'Alto Belice, che ovviamente include con parecchi motivi di interesse l’attuale territorio di Contessa Entellina. Elenca dettagliatamente i confini territoriali, i feudi e i casali, inclusi quelli di Entella e Calatamauro; ovviamente quelli di più o meno un millennio fa.

 Il documento è steso  in arabo e in latino, quasi a voler testimoniare il processo di transizione culturale e amministrativo in Sicilia durante il passaggio dalla dominazione araba a quella normanna. Molti dei toponimi attuali del territorio contessioto derivano direttamente da quelli arabi trascritti nella Jarida e permettono agli studiosi di mappare l'antico paesaggio rurale del periodo arabo. Effettivamente la Jarida è una fonte inestimabile per mappare antiche strade e comprendere l'organizzazione del territorio attorno all'antico castello di Calatamauro e alla città-fortezza di Entella durante il periodo delle rivolte islamiche contro l'imperatore Federico II di Svevia.

(Segue)

sabato 27 giugno 2026

Ondata di calore

 

Quando la temperatura esterna
e l'umidità sono troppo elevate,
 il corpo umano non riesce più a
raffreddarsi efficacemente tramite
il sudore. Questo può portare
a un pericoloso innalzamento della
temperatura corporea interna,
causando danni irreversibili.


Apprendiamo dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tramite il direttore regionale per l'Europa, Hans Kluge:

1)  «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi 4 anni il caldo ha causato oltre 200mila decessi».

2) Di caldo (e afa) si può morire e lo si fa in breve tempo, soprattutto quando le vittime sono soggetti deboli e a rischio. Il caldo estremo altera il sistema di regolazione della temperatura corporea soprattutto in presenza di tassi di umidità elevati che impediscono all’organismo di sudare. I rischi maggiori si corrono con: colpo di calore, disidratazione, congestione.

3) Il colpo di calore è l’evenienza più grave legata alle alte temperature: può manifestarsi all’aperto, in un ambiente chiuso e in un luogo dove non batte direttamente il sole. In 10-15 minuti può portare il soggetto a una temperatura corporea di 40-41° C con successivo collasso e (se non gestito) decesso.

4) I sintomi sono: mal di testa, nausea, vomito, vertigini, fino ad arrivare a stati confusionali e perdita di coscienza. Si interviene chiamando subito il 118 e, nel frattempo, cercando di far scendere la temperatura corporea della persona trasportandola in un luogo fresco, tamponando il corpo con un panno imbevuto di acqua fredda e/o una borsa di ghiaccio posata sulla testa.

5) La disidratazione è un altro pericolo serio. Non sempre si beve a sufficienza, ma con il caldo, la perdita di liquidi dall’organismo dovuta alla sudorazione può determinare pericolose alterazioni metaboliche: la principale conseguenza è l’abbassamento della pressione arteriosa, che a sua volta aumenta il pericolo di svenimento o collasso. I segni principali della disidratazione sono: sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, problemi di concentrazione, memoria, irritabilità. E’ bene bere almeno 8 bicchieri di acqua al giorno anche se il quantitativo dipende da attività fisica, ambiente ed età. Un criterio di valutazione sempre valido è il colore delle urine che deve rimanere chiaro. No alle bevande zuccherate che non dissetano e attenzione alla temperatura dei liquidi: se troppo freddi l’organismo reagisce producendo altro calore. L'alcol è un vasodilatatore e ha un forte effetto diuretico, che accelera la disidratazione.


Novità in libreria

 Storie singolari di Contessa Entellina

e degli altri insediamenti Arbereshe della Sicilia

======== 

La novità in libreria di  Domenico Cuccia

========  

Si è svolta, nella prima serata di ieri, nell’Aula Consiliare del Comune di Contessa Entellina, intestata a Francesco Di Martino, la preannunciata presentazione del libro curato da Mimmo Cuccia su alcune vicende che hanno tratteggiato la vicenda storica locale di Contessa Entellina.  Dopo la presentazione/introduzione del tema oggetto del libro da parte del sindaco di Contessa Entellina, Leonardo Spera, e l’ampia panoramica a sfondo culturale e letteraria della tematica affrontata dal professore di Lingua e Letteratura Albanese nell’Università di Palermo, prof. Matteo Mandala’, e ‘ stato l’avv. Domenico Cuccia, l’autore, a dilungarsi sulle “storie singolari” che compongono il corposo libro. Riservandoci in prosieguo di poter entrare nel merito della tematica affrontata dal libro, magari coinvolgendo l’autore, riportiamo la “Sinossi” del testo che, per intanto, rileviamo dalla copertina di chiusura.

*   *   *

SINOSSI: Cosa lega le antiche stirpi albanesi approdate in Sicilia nel XV e XVI secolo alle vicende giuridiche, sociali e religiose che hanno plasmato il volto di Contessa Entellina? In questo volume, Domenico Cuccia conduce il lettore in un viaggio rigoroso e appassionato attraverso le radici di una comunità unica. Dalle concessioni feudali al tempo dei viceré spagnoli alle complesse dinamiche tra clero greco e latino, fino alle testimonianze di illustri studiosi italiani e stranieri, il libro ricompone il mosaico di un'identità che ha saputo resistere al tempo.

Non è solo una cronaca di fatti storici, ma un atto d'amore verso le proprie origini: un invito a «non dimenticare da dove vieni» rivolto alle nuove generazioni, affinché il patrimonio degli Arbëresbë di Sicilia continui a essere memoria viva e non solo documento d'archivio.

Il caporalato (2)

Il latifondo è stato una costante
nell'economia siciliana fin dai
tempi dell'antica Roma e, in
seguito, del sistema feudale. Ha
caratterizzato per secoli vaste
aree, in particolare in Sicilia.
 Genesi di una legge. 

Ci sono voluti decenni perché venisse finalmente varata una legge (n.199 del 2016) per contrastare l’intermediazione illegale e lo sfruttamento lavorativo e offrire uno strumento alla repressione. Accadde un  fatto di sangue a cui seguì una lunga scia di proteste: 

A) il 7 gennaio 2010, due braccianti agricoli africani vennero assassinati a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro (RC). 

B) Un anno dopo, la Cgil (con Fillea e Flai) promosse la campagna “Stop caporalato” chiedendo al legislatore l’inserimento nel codice penale del reato di caporalato e il perseguimento penale di chi sfrutta e riduce in schiavitù i lavoratori.



C)  La legge punisce chiunque recluti o organizzi manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Per i caporali e i datori di lavoro è’ prevista la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato o impiegato. La legge stabilisce criteri precisi per determinare se un lavoratore si trova in una condizione di sfruttamento (basta una violazione): 

   1) Violazioni retributive: reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali (o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto). 

   

2) Violazioni normative: reiterata violazione delle norme in materia di orario di lavoro, periodi di riposo, aspettative, ferie, sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro. 

    3) Condizioni degradanti: sottoposizione dei lavoratori a condizioni di alloggio o di lavoro degradanti.

    4)  sfruttamento derivante dallo stato di vulnerabilità o bisogno del lavoratore (ad esempio la condizione di irregolarità del permesso di soggiorno).



 Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista, è stato autore del libro  Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori 2008, poi ripubblicato da Feltrinelli). Leogrande ha indagato in particolare sugli eventi dei primi anni Duemila, quando migliaia di lavoratori immigrati, inizialmente soprattutto polacchi e in seguito provenienti dall'Africa subsahariana e dalla Romania, venivano attirati in Italia con false promesse di lavoro redditizio.

 

"Siamo uomini o caporali?" è una delle più celebri battute della storia del cinema italiano, ideata da Totò (Antonio De Curtis). La frase dà il titolo all'omonimo film del 1955, diretto da Camillo Mastrocinque. Nel film, Totò esplicita una vera e propria filosofia di vita, dividendo l'intera umanità in due categorie distinte. Gli uomini: la stragrande maggioranza, che lavorano, faticano, soffrono e sopportano le ingiustizie quotidiane con dignità. E i caporali: che sono una minoranza, gli oppressori e tutti coloro che sfruttano e umiliano il prossimo. Se nel 1955, con Totò si poteva sorridere su questa semplice filosofia di vita, oggi non possiamo più permetterci questa leggerezza. Perfino la parola caporalato sembra inadeguata. Altro che caporali, chiamiamoli per quello che sono: schiavisti.

venerdì 26 giugno 2026

Il caporalato (1)

 Sfogliando libri e documenti
Il caporalato, ci capita leggere su un libretto sindacale di parecchi decenni fa, e’  storicamente sorto in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Con questo termine si intendeva e, ancora oggi, si intende descrivere il reclutamento di manodopera nelle campagne e -almeno nei decenni passati- nei grandi cantieri edili. 

 Il dizionario di Tullio De Mauro attesta il termine di caporalato, nella lingua italiana,  già dal 1830.



L'origine etimologica e storica. 

 La parola caporale deriva dal latino caput (testa/capo), ed il suo significato originario indica colui che è "a capo" di un gruppo. Nell’organizzazione militaresca dell'Ottocento, il caporale era un grado, il più basso, della gerarchia, incaricato del contatto diretto e dell'arruolamento delle giovani reclute.

 Nel mondo dell’agricoltura latifondistica siciliana, mi racconta l’anziano compagno socialista da sempre che ha trascorso gli anni giovanili lavorando proprio nell’azienda di Vaccarizzo, il ”caporale” identificava il "caposquadra", ossia il fattore che gestiva, stava a capo dei braccianti, reclutati ciclicamente in piazza, nella piazza di Contessa Entellina.

  Agli inizi del Novecento, l'espressione, o se si vuole la “qualifica” definiva la pratica criminale, illegale, dei mediatori che all'alba, nelle piazze della Sicilia dimenticata, quella interna e quindi comprendente pure Contessa Entellina, selezionavano i "lavoratori alla giornata", i iurnatera, (il cosiddetto mercato delle braccia), trattenendo per sé una parte della loro misera paga. 



L'evoluzione del contesto economico.  

Con la riforma fondiaria del 1950 e la lenta modernizzazione dell'agricoltura intensiva, il termine e’ ormai consolidato nel dibattito politico e sindacale per denunciare lo sfruttamento dei braccianti meridionali. 

Ai nostri giorni il termine “caporale” non riguarda solamente i lavoratori agricoli del meridione, e’ divenuto sinonimo dello sfruttamento dei lavoratori migranti e nel contempo e’  ritenuto un grave reato penale di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro", introdotto nell'ordinamento nel 2011 e  potenziato con la legge sul Caporalato  nel 2016.



La storia del termine e la cronaca. 

Uno dei primi dizionari italiani ad accogliere la voce «caporalato» per indicare lo sfruttamento illegale della manodopera agricola, è stato il Sabatini-Coletti, nel 1978. Solo due anni dopo dovette scoprirla tutta l’informazione, nel riferire le sconvolgenti notizie provenienti proprio dalla Puglia: il 19 maggio 1980 tre ragazze di Ceglie Messapica morirono in un pulmino dei caporali. Si chiamavano Pompea Argentiero, Lucia Altavilla e Donata Lombardi. Avevano 16, 17 e 23 anni. Si erano alzate alle 3 del mattino per andare a raccogliere le fragole.

(Segue)

Sfogliando i giornali

I giovani cercano lavoro
Sebbene sia in calo rispetto
agli anni passati, il mercato del lavoro
per gli under 29 rimane critico, con un
elevato numero di giovani NEET (che
non lavorano né studiano) e un'alta
percentuale di contratti precari o con
retribuzioni considerate insoddisfacenti.

 Cosa richiede il mercato del lavoro


I mestieri più richiesti dalle aziende? 

Operai edili, manutentori industriali, impiantisti elettrici, saldatori, meccanici specializzati, idraulici, tecnici di automazione, programmatori CNC, tecnici di laboratorio controllo qualità e autisti di mezzi pubblici: si tratta di 10 figure professionali che risulterebbero più difficili da trovare nel 2026. Ad attestarlo  e’ l’Osservatorio del Centro Nazionale Orientamento di Elis con Skuola.net. 

 In questa fase storica risulta però che il 48,9% degli studenti delle scuole superiori scarta l’idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico: e si tratta di una percentuale in aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno. 

  Resta, stando all’indagine, significativa la distanza tra le esigenze professionali delle aziende e le aspirazioni dei giovani.

Trump e la democrazia

 

Molti politologi, costituzionalisti ed
esponenti dell'opposizione sostengono
che l'approccio di Trump metta a dura
 prova la tenuta democratica degli
Stati Uniti attraverso diverse direttrici.
Le preoccupazioni per le politiche
della seconda presidenza hanno
generato forti risposte nella società
 civile. Ne sono un esempio le
manifestazioni nazionali note come 
No Kings (o No Dictators), nate per
contestare i decreti della Casa Bianca
e difendere i principi della Repubblica
dal rischio di derive autocratiche.




Le grandi democrazie occidentali sono radicate o comunque hanno solidi sostegni in quanto sia le componenti di destra che quelle di sinistra, per meglio radicarsi, provano ad occupare gli spazi di centro, di conquistare l’elettorato di centro. Su queste basi il sistema democratico garantisce stabilità a prescindere che alle elezioni vinca il centro-destra o il centro-sinistra.

  Nella situazione odierna degli USA a guida Trump si sta assistendo ad un contesto “centrifugo”. La politica trumpiana ha tutti i caratteri dell’estremismo di destra e inevitabilmente fette via via crescenti di elettorato di fronte allo scontro ideologico si allontana dal centro e il contesto politico diventa rovente. Il rischio a questo punto non è dei fronti politici che infiammano gli animi bensì del sistema democratico che si ritrova a rischio di “crollo”.

 Gli Stati Uniti a guida Trump stanno contribuendo alla destabilizzazione delle democrazie europee in due modi: uno diretto e uno indiretto (il secondo è il più importante). Il modo diretto ha a che fare con il fatto che se un estremista occupa la Casa Bianca il suo impatto sull’Europa è immediato e devastante. Le aggressioni verbali di Trump contro Meloni (ultime di una lunga serie di insulti ai vecchi alleati), frutto dell’esplicita volontà del presidente americano di logorare gli antichi legami euro-atlantici sono solo l’ultima goccia: è dal momento in cui si è insediato alla Casa Bianca che Trump non perde un’occasione per soffiare sul fuoco, per favorire un estremismo europeo che egli non ha creato ma che incentiva allo scopo di destabilizzare le democrazie europee.

A contare di più è ciò che sta dietro al trumpismo. È il declino della potenza americana (un fenomeno che va al di là di Trump) che logora i rapporti euro-atlantici e destabilizza, per conseguenza, le democrazie europee. Rapporti che  difficilmente torneranno ad essere quelli di un tempo. Non verrà meno l’alleanza (serve sia agli europei che agli americani) ma difficilmente essa sarà ancora la calda coperta che ha protetto l’Europa fino a qualche tempo fa. 

La stabilità delle democrazie europee è dipesa, dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi, dalla solidità dei rapporti euro-atlantici. Come ridare stabilità alle nostre democrazie nelle nuove condizioni? I russi si danno molto da fare per gonfiare, nei Paesi europei, estremismi che, per lo più, sono filorussi, che operano per spingere l’Europa nelle braccia della Federazione russa.

Al di là della (spesso scontata, talvolta anche fastidiosa) retorica europeista, la ragione per cui ci conviene puntare sull’Europa, sull’integrazione europea, è semplice: la stabilità delle democrazie richiede il loro inserimento in un quadro internazionale stabile. Se non è più l’America a fornirlo l’unica alternativa disponibile, o potenzialmente disponibile, è l’Europa. Un’altra scialuppa di salvataggio non c’è.

giovedì 25 giugno 2026

Cittadino consapevole (1)

 L’Economia, una scienza sociale

L'Italia è la sesta economia
OCSE e la quarta in Europa,
rappresentando oltre il 13% del
PIL dell'UE

  Tutti i cittadini, che siano lavoratori o pensionati, che vivano con un reddito da lavoro o di pensione, o che gestiscano in proprio una piccola, media o grande azienda sono, nolenti o volenti, chiamati a occuparsi di scelte e problematiche economiche. Fino ad un trentennio/quarantennio fa l’unica economia che coinvolgeva alcuni componenti di una famiglia era quella “domestica”, quella che induceva alcuni componenti su come spendere il reddito, distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentari, abbigliamenti, abitazione, tempo libero … 

  Ai nostri giorni tutti, indipendentemente dall’attività che svolgiamo, siamo coinvolti consapevolmente o meno dalle grandi questioni economiche (andamento macroeconomico del Paese) e dall’andamento della finanza pubblica e privata (inflazione, tariffe etc.).

   Si tratta di un periodo, o di una situazione di breve durata? Ovviamente no! Il processo socio-economico che stiamo vivendo è iniziato da decenni e si è intensificato via via con più incidenza col trascorrere degli anni. Il rapporto tra cittadini e sistema socio-economico nel lungo termine, sopratutto negli ultimi decenni, è qualitativamente di molto mutato. Ciò che in passato interessava una ristretta cerchia di persone, e’ oggi diventata materia di scelta quasi quotidiana e di valutazione per la quasi totalità delle famiglie e pure per i singoli.

  La nostra non è più una società agricola. Dietro l’economia agricola c’era moltissimo auto-consumo. La famiglia contadina venne meno, nella nostra regione, non molti decenni fa; essa produceva sopratutto per soddisfare direttamente i propri bisogni (autoconsumo) e solo il residuo della produzione veniva immesso sul mercato dietro corrispettivo monetario. Quella era un'economia familiare nella quale la moneta, l’andamento dei prezzi e tutto ciò che vi è connesso avevano in definitiva un ruolo marginale. 

  La graduale scomparsa  di quell’agricoltura per l'autoconsumo, la sua progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e decisamente orientata al mercato costituiscono un processo che ha coinvolto milioni di italiani, soprattutto a partire dal dopoguerra. Nel 1951, ancora il 42,2 per cento della popolazione attiva era assorbito dall'agricoltura, contro circa il 3,6 per cento circa attuale.

= = = = 

In Italia il settore primario occupa
complessivamente circa 
1 milione
 di lavoratori
. Nello specifico, si
contano 
circa 367.000 coltivatori
diretti
 e circa 1.130.000 aziende
agricole
 attive gestite a livello
familiare o imprenditoriale


Ci proponiamo di introdurre sul Blog facili pagine di “ECONOMIA politica”. Riteniamo che nel terzo millennio tutti dovremmo conoscere gli elementi base di questa disciplina. Oltre che servirci nella vita pratica di ogni giorno, potra’ risultarci utile per giudicare i politici che gestiscono sconsideratamente i denari pubblici e che poi applicano livelli impositivi a carico delle comunità senza saperne cogliere l’incidenza sul tessuto socio-economico che si trovano a gestire.

Quanto sopra contiamo di svolgerlo nella massima semplicità e non ricorrendo né a linguaggio tecnico e ancor meno a quello matematico.

Buona lettura!


Ondata di calore

 «Il caldo è un’emergenza sanitaria», a segnalarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità specificando che l’Europa è «la regione che si sta riscaldando più rapidamente al mondo». Negli ultimi 4 anni le estati roventi hanno causato oltre 200 mila decessi. Di caldo (e afa) si può morire anche in breve tempo, quando viene alterato il sistema di regolazione della temperatura corporea. I rischi maggiori si corrono con colpo di calore e disidratazione. Le persone più esposte sono bambini, anziani e fragili.

Il colpo di calore è l’evenienza più grave legata alle alte temperature. Può manifestarsi anche in un ambiente chiuso e in 10-15 minuti può portare il soggetto a una temperatura corporea di 40-41° C con successivo collasso. È necessario chiamare subito il 118 e, nel frattempo, cercare di raffreddare il corpo con panni imbevuti di acqua fredda. I sintomi sono: mal di testa, nausea, vertigini, stato confusionale e perdita di coscienza. Esiste anche lo «stress da calore» (che può precedere il colpo di calore): riguarda chi pratica attività fisica in un ambiente eccessivamente caldo.

Usare prudenza

Il colpo di calore è l’evenienza più grave legata alle alte temperature: può manifestarsi all’aperto, in un ambiente chiuso e in un luogo dove non batte direttamente il sole. In 10-15 minuti può portare il soggetto a una temperatura corporea di 40-41° C con successivo collasso e (se non gestito) decesso.

I sintomi sono: mal di testa, nausea, vomito, vertigini, fino ad arrivare a stati confusionali e perdita di coscienza. Si interviene chiamando subito il medico o il 118 e, nel frattempo, cercando di far scendere la temperatura corporea della persona trasportandola in un luogo fresco, tamponando il corpo con un panno imbevuto di acqua fredda e/o una borsa di ghiaccio posata sulla testa.

== L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tramite il direttore regionale per l'Europa, Hans Kluge, ha dichiarato: «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi 4 anni il caldo ha causato oltre 200mila decessi».

== Per affrontare il caldo è consigliabile fare pasti leggeri, digeribili e ricchi di frutta e verdura. Gli alimenti più idratanti sono: anguria, melone, cetrioli, zucchine, pesche, fragole, ciliegie, albicocche, fichi, frutti di bosco, pomodori, melanzane, sedano, peperoni. È bene limitare il consumo di cibi ricchi di grassi, fritti, salse o piatti troppo elaborati e salati.

== Molti anziani soffrono di disturbi di salute che il caldo può aggravare: nei cardiopatici sono in agguato possibili episodi di tachicardia e aritmie. L'effetto combinato dei farmaci e della sudorazione può far abbassare troppo la pressione, la disidratazione, anche parziale, può provocare calcolosi renale o peggiorare malattie renali. È bene tenerli sempre monitorati e rivolgersi al medico curante per consigli specifici.



Fine della Storia o dei miti?

Lev Tolstoj
Lev Tolstoj: 

Non fate niente che sia contrario all’amore

Col XXI secolo, almeno nella parte di mondo in cui ci troviamo a vivere, sono ormai crollate le ideologie, sono scomparsi i dibattiti esistenziali, e sono venute meno le dispute valoriali. Non mancano però, anzi all’orizzonte aumentano, gli interrogativi sui possibili futuri che attendono l’intera umanità.

Molte sono le inquietudini che segnano il futuro, a cominciare dai troppi personaggi, che in solitudine, tengono in mano le sorti di miliardi di persone: dai Trump ai Putin, per arrivare ai Xi Jinping. Si, tre personaggi che non fanno mistero di voler imporre la loro personale volontà su più spazi e popoli della Terra. A sfogliare i giornali, o comunque a seguire i media, si ha più di un sospetto che in questo mondo, il più accade e continuerà ad accadere, senza l’incomodo di dover dire la nostra, o quanto meno dei nostri designati, dei designati da noi che continuiamo a recarci ai seggi elettorali.

Noi tutti, o quanto meno in tanti nel nostro Occidente, da qualche secolo abbiamo via via scoperto la vita privata rispetto al sociale, rispetto alle problematiche comuni, e ci ritroviamo adesso con le culture massificate e la convinzione di avere guadagnato la nostra privacy, che va rivelandosi in più circostanza la spia di una mentalità egoista, reazionaria e talvolta cinica. E’ lecito, su quanto stiamo assistendo ai nostri giorni, temere che l’affermazione dell’individualismo sociale (per alcuni, o tanti versi benefico) stia dando eccessivo spazio ai Trump, ai Putin e ai  Xi Jinping di misurare i loro potenziali di potere.

Con quanto riportato nulla intendiamo togliere al primato della politica, intendiamo anzi riattivarla alla luce delle ombre che arrivano da certi scenari e da certe figure della recita pubblica.

(Segue)

mercoledì 24 giugno 2026

L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

9) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.




=I greci diedero alla civiltà umana qualcosa che essa 
non aveva e con cui fu intrapresa una spinta e una 
direzione diversa da quella dell’Oriente.

=E non si riesce neppure ad intendere perché la 

scienza sia potuta nascere  appunto solamente

in Occidente  e non in Oriente. 


E’ stata la filosofia a creare alcune categorie
essenziali e quella logica, ossia “modo di pensare”
e “mentalità”, del tutto nuovi atti a generare la
scienza, e indirettamente le principali sue applicazioni.