| I Sommari negli Atti degli Apostoli sono brevi e densi riassunti narrativi inseriti dall'autore (l'evangelista Luca) per descrivere la vita quotidiana, la crescita e lo spirito della prima comunità cristiana di Gerusalemme. |
I Sommari.
Si tratta di riassunti brevi, talora essenziali, di fatti che si sono verificati in un certo periodo di tempo e che vengono presentati come abituali. Sono numerosi negli Atti e ricalcano una forma già presente nei Vangeli, ma assumono caratteri particolari. Poiche tendono a incentrarsi sugli stessi temi, danno l'intonazione all'intero racconto.
Un buon numero di sommari, in punti chiave del racconto, puntualizzano la costante crescita della parola di Dio.
Costituiscono una sorta di ritornello i seguenti sommari, che, come vedremo, assumono anche una funzione strutturante, perché sono collocati nelle principali cerniere del racconto:
- 6,7 (dopo la istituzione dei Sette): "E la parola di Dio cresceva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme";
- 12,24 (alla fine della missione di Pietro): "La parola di Dio cresceva e si moltiplicava";
- 19,20 (verso la fine dei viaggi missionari di Paolo): "Così la parola del Signore cresceva e si rafforzava con potenza".
Questo tema della crescita fa eco al ritornello che pure aveva caratterizzato il racconto dell'infanzia nel Vangelo, dove sia per Giovanni Battista sia per Gesù questo motivo è sempre presente: "il fanciullo (Giovanni) cresceva e si irrobustiva nello Spirito" (1,80); "il fanciullo (Gesù) cresceva e si irrobustiva colmo di sapienza, e la grazia era con lui" (2,40); "Gesù progrediva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini"(2,52). C'è un'infanzia anche per la Chiesa...
Simili e connesse sono le annotazioni sullo sviluppo dell'evangelizzazione:
- 8,4: "Quelli che erano stati dispersi andavano per il paese annunciando la Parola";
-11,19-20: "I dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano andarono fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non dicevano la Parola a nessuno se non ai giudei. Ma c'erano alcuni di loro, persone di Cipro e della Cirenaica, che, giunti ad Antiochia, parlavano anche agli ellenisti annunciando il Signore Gesù";
-13,49: "La parola di Dio si diffondeva per tutta la regione (= nella Pisidia)";
-17,13: "Anche in Berea fu annunciata da Paolo la parola di Dio";
- 19,10: Tutti gli abitanti dell'Asia ascoltarono la parola del Signore, giudei e greci", ecc.
Inoltre abbiamo in più punti indicazioni sull'aumento del numero dei credenti.
Dopo che in 1,15 è stato detto che i fratelli, agli inizi, erano circa 120, in 2,41, a conclusione dei fatti e del discorso della pentecoste, l'autore annota: "Coloro che accolsero la sua (= di Pietro) parola furono battezzati e in quel giorno si aggiunsero circa tremila anime". In 2,47: "Il Signore aggiungeva ogni giorno alla comunità quelli che si salvavano"; in 4,4: "Molti di quelli che avevano ascoltato il discorso (di Pietro)
credettero e il numero delle persone divenne di circa cinquemila"; in 5,14: "Aumentavano sempre di più i credenti nel Signore, una moltitudine di uomini e donne".
(Segue)
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La Religione e sue categorie: Sacro/profano.
Il concetto di «sacro» (dal latino sacer, consacrato, separato) rimanda a qualcosa di altro dall'esperienza comune, l'esperienza di una trascendenza, di «un radicalmente altro» verso cui l'uomo si protende, e implica il sottomettergli la propria vita in una dimensione di culto e di obbedienza. Secondo questa accezione «sacro» significa: «qui c'è Dio, o comunque qualcosa di divino (e gli sottometto la mia esistenza)».
Il concetto di «profano» (dal latino pro, davanti, fanum, tempio) è esattamente l'opposto. Il termine non rimanda a una trascendenza e anzi suppone di essere al di fuori della sua sfera di influenza. Possiamo tradurre il termine profano con la perifrasi: «qui non c'è Dio, e non mi interessa o non ho bisogno che ci sia».
I due concetti sono dunque in perfetta antitesi fra loro: il primo rimanda alla sfera della religione, il secondo all'ambito al di fuori della religione.
