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mercoledì 14 ottobre 2026

Il Novecento (2)

 

Il Novecento (il XX secolo) è
stato giudicato dagli storici e
dai filosofi attraverso
definizioni contrastanti, a
causa della sua natura
profondamente duale,
segnata da immani tragedie
ma anche da progressi
straordinari.

Viene ricordato come
un'epoca di drammatiche
polarizzazioni. Ha visto
coesistere i più grandi
progressi scientifici,
tecnologici, medici e di
emancipazione sociale
della storia umana con
le peggiori barbarie
e tragedie, come i 
totalitarismi, i campi
di sterminio (la 
Shoah)
e la minaccia nucleare.

Nel XX secolo sono accadute (forse come sempre nel corso dell’umanità ) eventi terribili e avanzamenti dell’umanità che hanno del meraviglioso.

 Gli amanti delle statistiche ci assicurano che la statura media della gente è aumentata dai cinque ai quindici centimetri, gli adolescenti hanno raggiunto la maturità più rapidamente; la gente rimane il più a lungo possibile giovane e vive più a lungo. La fatica nei lavori agricoli e industriali è stato di molto alleviato, e tutti -se lo vogliono- dispongono di più  tempo per lo svago. Sono cambiate, e profondamente modificano, le abitudini e i costumi del vivere. Ciò in ogni paese del pianeta.


Il Progresso scientifico è avanzato, grazie anche al grande numero di scienziati che seguono ormai ogni aspetto del vivere umano.

 Dalla fine dell'Ottocento gli uomini godono dell'acqua corrente, delle strade illuminate, della possibilità di conservare o congelare il cibo, di usare macchine per cucire, per lavare o per scrivere.

Nelle nostre campagne da decenni tagliamo l'erba e falciamo/trebiamo il grano con mezzi meccanici. Da alcuni decenni disponiamo di telefoni e telefonini.

Gli aerei in poche ore collegano le più grandi città del pianeta.


Con questa pagina introduttiva contiamo di spaziare sulla “storia” di ciò che il Novecento ha lasciato alle giovani generazioni di questo XXI secolo dell’era cristiana. Nel bene e nel male.


Lo Statuto dei Lavoratori (12)

Il diritto di sciopero è un principio 
fondamentale sancito dall'articolo 40 
della Costituzione Italiana
, il quale 
stabilisce che esso si esercita 
"nell'ambito 
delle leggi che lo regolano"
. Viene 
definito come un 
diritto individuale 
ad esercizio collettivo
: spetta al 
singolo lavoratore (subordinato o 
autonomo) decidere se aderire, ma 
l'azione di astensione deve essere 
concordata da un gruppo per la 
tutela di un interesse comune.

Nei settori in cui lo sciopero potrebbe 
compromettere i diritti fondamentali 
dei cittadini (es. sanità, trasporti, istruzione,
 igiene pubblica), l'esercizio è rigidamente 
disciplinato dalla 
Legge 146/1990. In 
questi ambiti vigono obblighi stringenti:
1) Preavviso Minimo: 
Almeno 
10 giorni prima,
2) 
obbligo di garantire turni minimi,
3) 
in caso di grave pregiudizio la
Prefettura o il Ministero, previo
segnalazione della Commissione
di Garanzia possono emanare
ordinanza di precettazione.



Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 40 della Costituzione

 L’art. 40 riconosce, quale diritto, la forma di lotta dello sciopero, purché esercitato nell'ambito delle leggi che lo regolano. 

 Il riconoscimento del diritto dl sciopero conferisce al principio di lIbertà sindacale enunciato nell'articolo precedente una maggiore effettività, perché è proprio attraverso l'autotutela che Il sindacato riesce a imporre le proprie rivendicazioni. 

Per comprendere quanto sia rivoluzionaria la norma che qui si commenta vale la pena di ricordare come l'ordinamento italiano nelle diverse epoche storiche abbia considerato in maniera diversa lo sciopero. Fino al 1889 lo sciopero fu considerato un delitto, e come tale perseguito penalmente: con l'entrata in vigore in quell'anno del codice penale, cosiddetto Zanardelli, lo sciopero cessò di essere un delitto e venne tollerato come una libertà di fatto, purché fosse realizzato senza violenza o minaccia.


Nel 1926, con l'ordinamento corporativo, si ritornò alla repressione penale e vennero delineate una serie di figure criminose che comprendevano il reato di sciopero e di serrata per fini contrattuali, nonché i reati di sciopero politico e di sciopero di solidarietà, di boicottaggio, di occupazione d'azienda e di sabotaggio, tutte fattispecie inserite nel codice penale del 1931 (codice Rocco, allora in vigore). Veniva anche punito e ancor più severamente, lo sciopero nel pubblico impiego che integrava un reato contro la pubblica amministrazione. Tali norme non furono però abrogate  con la caduta dell'ordinamento corporativo e per conseguenza negli anni successivi si assistette a un'operazione di rilettura in chiave costituzionale della maggior parte di queste norme, in modo che il loro contenuto fosse compatibile con il diritto di sciopero. in sostanza, la Corte costituzionale, chiamata diverse volte a dichiarare l'incostituzionalità degli articoli del codice penale che incriminavano lo sciopero, affermò che incostituzionali erano solo le norme che vietavano lo sciopero e la serrata a fini contrattuali. Le altre norma vennero salvate ma, sempre secondo la Corte Costituzionale vanno oggi interpretate nel senso che sono vietati solo quegli scioperi che mirano a sovvertire l'ordine costituzionale o ad ostacolare il libero esercizio del diritti e poteri di sovranità popolare (si tratta in effetti di ipotesi più scolastiche che reali). Le norme che incriminavano lo sciopero dei  dipendenti pubblici sono invece state abrogate dalla legge sui servizi pubblici essenziali (l. 12 gennaio 1990, n. 146).

 Il riconoscimento dello sciopero come diritto costituzionale è dunque una vera e propria conquista dell’ordinamento repubblicano.  

Affermare che lo sciopero è non solo tollerato, come avveniva già nel periodo precorporativo, ma anche tutelato in quanto diritto vero e proprio, comporta innanzitutto che l'effettuazione dello sciopero, che consiste nell'astenersi dal rendere la prestazione lavorativa, non configura un inadempimento contrattuale.

In altre parole, Il lavoratore che sciopera non percepirà per il periodo in cui non ha lavorato alcuna retribuzione,  ma non sarà soggetto a sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro perché il suo comportamento non è in violazione degli obblighi contrattuali.

Il riconoscimento del diritto di sciopero implica necessariamente il riconoscimento di attività strumentali a tale diritto quali sono la propaganda intesa a far aderire allo sciopero tutti i lavoratori, oppure le manifestazioni pubbliche per sensibilizzare e rendere partecipe l'opinione pubblica; il picchettaggio, purché non si manifesti in comportamenti illeciti penalmente (la barriera umana, per esempio, è stata diverse volte ritenuta illegittima perché è superabile solo con la forza e costituisce dunque un atto di violenza nei confronti dei lavoratori che non intendono aderire allo sciopero).


Un grosso problema che ha dovuto affrontare la giurisprudenza nell'applicare la norma in esame e in assenza di una legislazione specifica sull'esercizio del diritto di sciopero riguarda i limiti di tale diritto. Infatti, l'art. 40 Cost., dopo aver riconosciuto tale diritto, non lo definisce né lo delimita, ma rinvia per queste funzioni alla legge, che non è mai stata emanata a  eccezione di quella per il settore del servizi pubblici. Al di fuori dall'ambito di tutela dell'art. 40 Cost. si pone la serrata, che consiste nella chiusura totale o parziale dell'azienda e cioè nel rifiuto da parte del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa conseguentemente di pagare la retribuzione. La serrata non è più punibile penalmente ed è una libertà di fatto che non gode, nel silenzio della Costituzione, delle stesse garanzie del diritto di sciopero.


Nodulo polmonare. Cosa e’?

Nodulo polmonare: è 
un'opacità isolata,
generalmente di forma
rotondeggiante, con un 
diametro inferiore ai 3
centimetri
. Nelle
immagini radiologiche
(come radiografie o TAC)
appare come una macchia
 più chiara o densa rispetto
al tessuto polmonare
circostante, che è
normalmente pieno
d'aria e quindi scuro.

Stando alla Scienza

 Secondo la scienza il nodulo polmonare -nella gran parte dei casi- non è maligna. Papa Leone ha comunicato dalla solita finestra del Palazzo Vaticano:  «I medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato» e poi ha aggiunto che nei prossimi giorni sarebbe stato operato per asportarlo.

 Stando alla scienza medica la grande maggioranza dei noduli non è maligna, infatti se circa la metà degli esami evidenzia noduli polmonari, l’incidenza di neoplasie scoperte con lo screening è intorno al 2%.  Se sussiste il sospetto di un tumore, dopo una serie di accertamenti, il nodulo viene asportato e poi analizzato. Se la lesione è piccola (in genere inferiore ai tre centimetri) il chirurgo interviene con tecniche operatorie mini-invasive (videotoracoscopia oppure robot). Sarà poi l'esito dell'esame istologico a dire come si procede: oggi le cure a disposizione sono moltissime.

 Se il tumore asportato è piccolo e l’istologia favorevole è possibile che non sia necessaria nessun’altra terapia, solo periodici controlli nel tempo.

martedì 13 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (5)

I riveli di beni ed anime 
erano i censimenti
periodici della popolazione
 e del patrimonio introdotti
nel Regno di Sicilia a
partire dal XVI secolo
.

Il loro scopo principale
era di natura
 
fiscale
e militare
: servivano
infatti a calcolare e
ripartire i "donativi"
(le tasse) che ogni
municipalità (
Università)
doveva versare alle casse
del Regno e a stimare
il numero di
uomini atti alle armi.



Prima ancora di inoltrarci nella vicenda storica sul regime feudale siciliano, e poi specificatamente di quello dei Cardona, riteniamo utile presentare alcune utili fonti chiarificatrici su quei lontani tempi:

 I riveli di beni e di anime.

I riveli erano registri fiscali che si accompagnavano a censimenti periodici introdotti nel Regno di Sicilia a partire dal XVI secolo (dal 1569 che venivano curati dal Tribunale del Real Patrimonio). Servivano a ripartire i donativi, ossia i tributi che ogni comunità, definita  Università (p. esempio Kuntisa)  doveva versare alle casse statali (il Regno di Sicilia) in base alla ricchezza effettiva ovvero presunta (vedremo in seguito come veniva applicata). Sul piano operativo si applicava ad ogni capofamiglia (o "rivelante") che era obbligato a dichiarare i componenti del proprio nucleo familiare (le anime con nomi ed età) e i propri averi (case, terreni, animali, debiti, crediti e affitti). Oltre che a finanziare le spese del Vice-reame di Sicilia i Riveli servivano anche a stimare il numero di uomini atti alle armi presenti sul territorio. Altre utili fonti potrebbero essere i registri parrocchiali, ove non  siano andati perduti.

I Riveli nel Regno di Sicilia vennero effettuati a intervalli irregolari nel corso dei secoli, in particolare negli anni:
  • 1505, 1548, 1569-1570, 1583, 1593
  • 1606, 1616, 1623-1624, 1636, 1651, 1681
  • 1714, 1747-1756
  • 1806 e 1831 (prima quindi dell'unificazione e poi col primo censimento nazionale che si svolgerà nel 1861).                                                                                                                (Segue)

Parole frequenti sui media

 XIX legislatura

La XIX legislatura della Repubblica
Italiana
 ha avuto ufficialmente
inizio il 
13 ottobre 2022, a seguito
delle elezioni politiche del 25
settembre. Si tratta della prima
legislatura della storia repubblicana
 a vedere la riduzione del numero
dei parlamentari a 
400 deputati e 
200 senatori elettivi.


È l’attuale legislatura del Parlamento italiano, in carica dal 13 ottobre 2022 dopo le elezioni politiche anticipate che si sono tenute il 25 settembre 2022 e che hanno composto la Camera e il Senato. Il governo di Giorgia Meloni, il primo (e unico) della XIX legislatura, è il 68esimo esecutivo e il più longevo della storia della Repubblica, in carica da 1.446 giorni.

Tra l’autunno 2026 e il 2027 andranno al voto ben otto stati europei, tra cui quattro grandi (Spagna, Francia, Italia, Polonia). Ci aspetta una campagna elettorale che non sarà solo nazionale, ma presumibilmente assumerà un respiro europeo. Sarà una campagna dura e non semplice, soprattutto nel nostro Paese, di fronte a un’opinione pubblica piuttosto disincantata che, dall’una e dall’altra parte, andrà convinta.


Scienze sociali: l’Economia

  Su sollecitazione di un conoscente, uno studente, sul blog con relativa ricorrenza tratteremo di “Economia”, quella scienza sociale che analizza come gli esseri umani gestiscono (o dovrebbero gestire) le risorse scarse per soddisfare bisogni illimitati e che pertanto si occupa di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. Usa modelli matematici, statistica e dati quantitativi per formulare teorie e fare previsioni. Studia il comportamento delle persone e delle società; per questo motivo è influenzata da psicologia, storia, politica e imprevisti che rendono le previsioni meno rigide.

L’Economia fornisce agli Stati
gli strumenti per regolare i mercati,
combattere la povertà e la
disuguaglianza, e gestire sanità,
istruzione e imposizione fiscale.
Spiega fenomeni complessi
come l'inflazione, l'andamento dei
 salari, la disoccupazione e le crisi
finanziarie. 
Studia l'uso ottimale
delle risorse naturali e lo sviluppo
di modelli come l'
Economia
circolare.








====(1)


Perché il cittadino comune, quello che magari vive di un solo reddito da lavoro dipendente, un salario o dal reddito di un esercizio artigiano o commerciale o della gestione di una azienda agricola, o coi proventi di uno stipendio o pensione, ai nostri giorni dovrebbe occuparsi di questioni economiche? di conoscere le situazioni che direttamente o indirettamente influiscono sul suo portafoglio e/o in quello familiare?


Fino ad un paio di decenni fa l'unica economia che poteva interessarlo era quella «domestica», cioè come spendere il proprio reddito distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentazione, abbigliamento, abitazione, tempo libero e così via. Oggi invece il cittadino del terzo millennio percepisce, e giustamente, di essere sempre più coinvolto anche dalle grandi questioni economiche (dal cosiddetto andamento macroeconomico del paese) e dagli affari della finanza pubblica e privata. Senza purtroppo essere stato direttamente coinvolto in tante scelte di natura politica.


Cosa sta capitando sotto i nostri occhi di cittadini del terzo millennio?


In verità  nel corso di un periodo molto lungo, con più intensità nei decenni più recenti, si sono verificati numerosi mutamenti qualitativi nel rapporto tra la generalità dei cittadini e i sistemi economici entro cui vivono. Ciò che in passato interessava solo una ristretta cerchia di persone è ora materia di scelte quotidiane e di valutazione per una massa sempre più larga di persone.


Alcune evoluzioni:

1) la riduzione dell’occupazione agricola e la contrazione di peso delle attività agricole più povere: quelle del piccolo contadino e del mezzadro con un modesto appezzamento che fino agli anni sessanta del Novecento in Sicilia, a Contessa Entellina, erano diffuse. Dietro a quella economia rurale c'era molto autoconsumo. In altre parole, la famiglia contadina produceva in primo luogo per soddisfare direttamente i propri bisogni, quelli alimentari innanzitutto, e solo il residuo veniva scambiato sul mercato con denaro.


Era un'economia familiare nella quale la moneta, i movimenti dei prezzi e tutto ciò che vi è connesso avevano in definitiva un ruolo marginale. La riduzione di quell’agricoltura per l'autoconsumo, la sua progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e decisamente orientata al mercato costituiscono un processo che ha coinvolto milioni di italiani. Nel 1951 ancora il 42,2% per cento della popolazione attiva era assorbito dall'agricoltura, contro il 3,4 per cento circa attuale.


L'ingresso in una fabbrica o in un ufficio di una quota sempre crescente della popolazione non è stato comunque di per sé motivo sufficiente ad alimentare un grande flusso di domanda di conoscenze economiche. Negli anni di più intenso sviluppo e industrializzazione, gli anni '50 e i primi anni ‘60, il mercato del lavoro — il rapporto tra domanda e offerta di manodopera — presentava una larga sovrabbondanza di braccia. La presenza di molti disoccupati fa del lavoro una merce in eccesso. Come conseguenza i salari e gli stipendi si mantenevano relativamente bassi, nella maggior parte dei casi appena sufficienti a soddisfare i bisogni essenziali o poco più.

Il discorso vale, grosso modo, anche per buona parte dei lavoratori autonomi negli anni '50-'60. Il piccolo commerciante e l'artigiano, il coltivatore diretto si trovavano a prestare servizi in una società nella quale i consumi erano ancora contenuti, le scelte dei consumatori erano oculate perché tenute a freno dai bassi redditi: i redditi degli artigiani e dei commercianti come quelli dei piccoli coltivatori della terra conseguentemente erano risicati.


(Segue)


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Per qualche tempo svilupperemo il discorso introduttivo e retrospettivo per coinvolgere l’interesse, speriamo, sopratutto, dei giovani. In seguito proveremo a capire cosa e come e cosa fanno nel loro impegno professionale gli economisti.




lunedì 12 ottobre 2026

Curiosità pensioni

 


Oggi per conseguire il diritto alla pensione occorrono 67 anni di età per poter beneficiare del requisito di vecchiaia, tra 7 anni, nel 2033, potrebbero volercene 68, per poi arrivare potenzialmente a 70 anni nel 2049. 

  Il numero effettivo dipenderà da quanto, anno dopo anno, aumenterà la longevità nel nostro Paese. Dinamiche simili ci sono per i requisiti basati sull’anzianità contributiva: se oggi un uomo ha bisogno di accumulare 42 anni e 10 mesi di contributi, tra quindici anni, nel 2041, si potrebbe salire a 44 anni e 10 mesi. 


Il Papa. Ha un nodulo polmonare.

 

La Santa Sede, attraverso il portavoce Matteo Bruni, ha fatto sapere che «l’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». Il Papa Prevost conta di rimettersi in breve tempo e di non annullare il viaggio in Sudamerica che tra il 6 e il 17 novembre lo porterà in Uruguay, in Argentina e in Perù, il Paese nel quale ha vissuto vent’anni come missionario e poi come vescovo.

  Dell’intervento ne ha parlato direttamente il Papa ai fedeli, alla fine dell’Angelus, e lo ha fatto secondo il suo stile, con tono asciutto e un sorriso appena accennato, come a trasmettere tranquillità: ha riferito di «un nodulo circoscritto al polmone», individuato «in una fase molto iniziale e ben localizzato», e insomma di una situazione sotto controllo.

 Il Papà  ha compiuto 71 anni a metà settembre ma ha il fisico di un sessantenne in forma e conta di riprendersi subito. 

Kuntisa e il regime feudale (4)

Nella Sicilia del Quattrocento,
il binomio tra il possesso della terra, la
dimensione del vivere umano e la
caratura politica 
rappresenta il
fulcro delle dinamiche sociali ed
economiche dell'isola
, allora
integrata nella 
Corona d'Aragona 
sotto la dinastia dei Trastámara.

Questo secolo, tradizionalmente
visto come un periodo di
transizione dal Medioevo all'Età
Moderna, si caratterizza per una
profonda ristrutturazione del potere
feudale, dell'economia cerealicola e
delle reti urbane.
La Sicilia del Quattrocento sperimenta
una stabilità istituzionale interna
che favorisce la ridefinizione dei
rapporti di forza: la terra rimane la
fonte primaria della ricchezza e dello
status sociale, mentre la politica si
sposta dai campi di battaglia trecenteschi
alle aule parlamentari e alle cancellerie
vicereali, consolidando quel modello
 sociale ed economico basato sul
Feudo che caratterizzerà l'isola per
i secoli a venire.



 Primi approcci

  Nell’intento di tracciare il quadro della realtà sociale, economica e politica del VIVERE umano nel regime della Sicilia feudale iniziato nel 1061 con lo sbarco a Messina di Roberto il Guiscardo e Ruggero I d'Altavilla e che ha portato alla creazione del Regno di Sicilia nel 1130, e’ scontato che i documenti a cui ci rifaremo sono quelli più recenti, ossia quelli del “settecento” che, e’ bene evidenziarlo, gli archivi siciliani conservano con ammirabile diligenza. 

 La società siciliana del XVIII secolo era ancora sul piano giuridico, sociale ed economico, fondata sul privilegio feudale nella identica misura e sostanza in cui lo era cinque secoli prima ed ovviamente lo era ancora nel XV secolo quando comincia a costituirsi nell’area interna dell’Isola, a valle di Kalatamauro e successivamente di Brignet, la comunità arbereshe che darà origine a Kuntisa.

 Prima ancora di avviare il discorso sugli arbereshe che daranno origine alla comunità di Kuntisa tracceremo la natura di quello che segnava, durante l’intero Medio Evo, il coefficiente di potenza nella Sicilia a regime feudale:(1) il possesso della terra da cui conseguentemente originava (2) il privilegio feudale e a cui seguiva (3) la caratura politica delle classi dominanti.


     

Lo Statuto dei Lavoratori (11)

 

La libertà sindacale è il diritto
fondamentale, costituzionalmente
tutelato, di prestatori e datori di
lavoro, consistente nel poter
organizzare o aderire liberamente
ad organizzazioni per tutelare
i propri interessi lavorativi. Per
libertà sindacale si intende, pertanto,
 la libertà di associazione e di azione
 per la difesa di interessi collettivi
professionali. Essa riguarda la
facoltà di iniziativa, adesione e
partecipazione dei singoli all’attività
della coalizione. Viene tutelata sia
la libertà positiva, ossia il diritto di
costituire o aderire ad un sindacato, sia
 la libertà negativa, ossia la libertà
di non affiliarsi ad alcun sindacato
o recedere dall’iscrizione senza
subire alcuna penalizzazione o
discriminazione sul luogo di lavoro.
Con riferimento alla libertà
sindacale negativa si precisa che
in Italia non sono ammesse
clausole c.d. 
closed shop, tipiche
della tradizione anglosassone, le
quali impongono di assumere solo
lavoratori aderenti ad un determinato
sindacato. Difatti l’articolo 15 dello
Statuto dei lavoratori (legge n. 300
del 1970) dichiara nullo qualsiasi
accordo che subordini l’assunzione
o il mantenimento del posto di
lavoro all’iscrizione ad un’organizzazione
sindacale.





Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 39 della Costituzione.

La norma costituzionale dell’art.  (2° comma e segg.) stabilisce che l'unico obbligo che può essere imposto ai sindacati, e dunque l'unica ingerenza statale, è quello della registrazione attraverso la quale le organizzazioni sindacali ottengono la personalità giuridica e quindi la possibilltà di stipulare contratti collettivi obbligatori per tutti gli appartenenti alla categoria cui Il contratto si riferisce.

Al tavolo delle trattative per la stipulazione del contratto collettivo avrebbe, però, dovuto sedere un unico soggetto collettivo (cosiddette rapunitarie), che rappresentasse i diversi sindacati esistenti per ciascuna categoria (per esempio tutti i sindacati del metalmeccanici, dei chimici, ecc.), e li rappresentasse inoltre non tutti paritariamente, ma in relazione all'effettivo numero di

iscritti che ciascun sindacato poteva vantare, in modo che il peso delle decisioni di ciascun sindacato fosse proporzionale alla forza ottenuta dal maggior numero di lavoratori iscritti.


Attraverso questo meccanismo il legislatore costituente credeva di aver trovato la soluzione a uno spinoso problema: conciliare l'esistenza di una pluralità di sindacati, indispensabile per poter garantire la libertà sindacale, con la necessità di avere un unico contratto collettivo obbligatorio per tutta la categoria.

Tutto ciò necessitava però di una legge di attuazione che, come già riportato in precedenza, non é stata mai emanata cosi che a distanza oramai di tanti decenni si può dire, quasi con cerlezza, che il meccanismo enunciato sia stato abbandonato. Conseguentemente i sindacati, privi della personalità giuridica, sono semplici associazioni non riconosciute (disciplinati dagli artt. 1321 e segg. c.c.).


Le ragioni della mancata attuazione della norma sono di due ordini: contingente e storico. Con riguardo al primo fattore, furono proprio i sindacati a opporsi, in quanto l'attuazione della norma avrebbe comportato un controllo sia sul loro ordinamento interno sia sul numero effettivo del loro iscritti. Da un punto di vista storico, invece, diminuì la necessità di avere un contratto collettivo efficace per tutti i lavoratori della stessa categoria, e ciò sia perché si riuscì per vie diverse legislative (si tratta della l. 14 luglio 1959,  n. 741, dí cui tratteremo sul blog in prosieguo) e giurisprudenziali (che riprenderemo quando affronteremo dell'efficacia del contratto collettivo) a ottenere comunque un'estensione dell'efficacia del contratto collettivo a soggetti non iscritti, sia -ancora- perché, a partire dagli anni Sessanta, il legislatore dei primi governi di centro-sinistra, di fronte alle istanze promosse dalle parti sociali, reagì, Invece che con l'attuazione della norma, promulgando leggi speciali.


(Segue)

domenica 11 ottobre 2026

Trump, il disinvolto.

Non informando nemmeno 

gli alleati europei

 Donald Trump ha deciso di scaricare l’Ucraina e di raggiungere buoni accordi commerciali con la Russia di Putin.  «l’Ucraina abbia un nuovo presidente». L’ha mandato a dire a Volodymyr Zelensky che apprende l’annuncio dall’accordo tra Mosca e Washington sul diesel russo.

 E -ovviamente-  il Cremlino applaude con un post dell’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev, che pubblica una copertina del Time con una foto del presidente ucraino e la scritta «The Endgame» (=Finale partita).

Zelensky è stato netto: «Ci hanno usati come copertura». Poi, Trump e Putin hanno celebrato l’intesa. 

La paura di perdere le elezioni di midterm ha fatto scatenare Trump. In buona sostanza ha stretto il «patto del diesel» con Putin, e in un colpo solo, rompendo con Zelensky, sconfessando il Congresso e sopratutto spiazzando gli alleati europei.

 Il presidente americano è arrivato a chiedere esplicitamente la rimozione del leader ucraino.

Parole frequenti sui media

 

Il premio Nobel per la Pace è
stato
assegnato a Navanethem
 '
Navy' Pillay.
La motivazione del comitato
norvegese: «Nel corso della
sua carriera Pillay ha mantenuto
una ferma bussola morale e
una costante adesione ai principi
fondamentali della giustizia,
contribuendo a rafforzare il
ruolo e l'efficacia del
diritto internazionale».




genocidio

La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (termine coniato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin nel 1944) fu approvata dall’Onu nel 1948. I primi quattro punti dell’articolo 2 recitano: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale: a. Uccisione di membri del gruppo; b. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c. Sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d. Misure per impedire nascite all’interno del gruppo».

Navi Pillay, sudafricana, ha avuto il riconoscimento per una carriera iniziata nel suo Paese, il Sudafrica, come avvocata degli attivisti anti-apartheid a iniziare da Nelson Mandela; proseguita a Ginevra, come Alta commissaria Onu per i diritti umani e, più di recente, alla guida della commissione indipendente su Gaza che ha accusato Israele di genocidio e Hamas di crimini di guerra. In mezzo il suo periodo all’Aia, da giudice della Corte internazionale di giustizia, Pillay ha «dimostrato che le misure legali possono contribuire a prevenire atti di guerra», recita la motivazione.

Storia del Cristianesimo (7)

 

La missione di San Paolo
 (Saulo di Tarso) è 
portare il
Vangelo di Gesù a tutti i
popoli, con particolare
attenzione ai Gentili (i
non ebrei)
, guadagnandosi
il titolo di "Apostolo delle Genti.
"
Ha percorso circa 15.000
chilometri
 in diversi anni,
compiendo tre grandi viaggi
missionari attraverso la Siria,
l'Asia Minore (Cipro,
 Anatolia), la Macedonia e la
Grecia (fondando comunità
a Filippi, Tessalonica, Atene e
Corinto)
.  
 Fu sostenitore della salvezza
in Cristo, aperta a tutti, senza
l'obbligo di seguire
integralmente la Legge giudaica.








Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

 La missione di San Paolo. San Paolo non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una nuova interpretazione della Legge di Mosè. Ma, nella nota esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà sempre Lui, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»). 

«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti [...] Infine apparve anché a me» (I Cor. 15,3-8). E non è infatti il «Gesù storico» che tutti i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge mosaica e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. 

«Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così», egli dice nella II lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia. Da qui si afferma il principio paolino della giustificazione di tuti gli uomini (Giudei e pagani) per mezzo della sola fede nel Cristo morto e risorto (Rm. 3,29-30).

Il cristianesimo conseguentemente si staccava dal giudaismo e si affermava in maniera perentoria come religione non nazionale, ma universale. Gli elementi più legati alla tradizione giudaica reagirono perciò con forza a questa novità.


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IL RITO BIZANTINO.

Il rito cattolico-bizantino in Italia è custodito dalla Chiesa bizantina cattolica in Italia (o Chiesa italo-albanese/italo-greca), una Chiesa sui iuris soggetta alla Santa Sede che si articola storicamente e giuridicamente in tre realtà:


-L’Eparchia di Piana degli Albanesi (Sicilia), istituita il 26 ottobre 1937 da Papa Pio XI, accoglie i discendenti degli esuli albanesi (arbëreshë) giunti in Sicilia a partire dal XV secolo. Ha sede a Piana degli Albanesi (PA), con la Cattedrale di San Demetrio Megalomartire e la Concattedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana a Palermo. 

Le lingue liturgiche utilizzati sono il greco koinè e l'albanese, ma anche l’italiano.


-L'Eparchia di Lungro (Calabria), istituita il 13 febbraio 1919 da Papa Benedetto XV, è la circoscrizione di riferimento per le comunità arbëreshë dell'Italia continentale. Ha sede a Lungro (CS), in Calabria, con la Cattedrale di San Nicola di Mira (famosa per il grande mosaico del Pantocrator).

Le Lingue liturgiche utilizzate sono il greco e l’albanese, ma anche l’italiano.


-L'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata (San Nilo), fondata nel 1004 da San Nilo di Rossano, è un monastero di monaci dell'Ordine Basiliano d'Italia. L'attuale assetto liturgico-istituzionale legato al rito bizantino è stato ribadito nel corso del Novecento, affiancandosi alle eparchie meridionali. E’ retta da un Esarca. Non è un'eparchia territoriale come le prime due, ma un monastero sui iuris dell'Ordine Basiliano. I monaci basiliani celebrano la Divina Liturgia secondo il rito greco-bizantino e custodiscono un immenso patrimonio di codici e manoscritti antichi nella celebre biblioteca dell'abbazia.