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«L’8 settembre 1943, a seguito dell’armistizio tra l’esercito italiano e le forze angloamericane, fummo considerati, dai tedeschi traditori e poi nemici, in quanto militari italiani richiamati, in territorio dichiarato in stato di guerra. Il 9 settembre i comandanti ordinarono l’ammaina bandiera e di preparare gli zaini». In realtà in quell’8-9 settembre si assistette allo sbandamento completo dell’esercito italiano.
I due contessioti non stavano sullo stesso territorio, ma il destino successivo a quel 9 settembre fu per loro identico: furono fatti prigionieri dalle forze armate tedesche con altri loro commilitoni e furono condotti alla stazione ferroviaria a ciascuno di loro più prossima. Il 10 settembre stipati su carri bestiame furono destinati per l’allora Prussia orientale, dove furono internati in campi di concentramento nazisti, in distinte aree dell’allora Prussia Orientale tedesca, oggi territori Ucraino/Polacchi.
A loro era stato chiesto di scegliere tra Benito Mussolini e il nuovo capo del governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio: risposero, come altre migliaia di commilitoni -prigionieri dei tedeschi- Badoglio. Così dalle settimane successive, da prigionieri dei tedeschi, patirono il freddo e la fame all’interno dei campi di concentramento, senza che l’uno sapesse dell’altro.
Col trascorrere delle settimane e pure dei mesi furono, dai campi di concentramento trasferiti e assegnati per lo svolgimento di lavori, di lavoro comunque coatto e sotto vigilanza. Non furono trattati male dalle famiglie a cui furono affidati, ma si trattava comunque di ruoli asserviti e sopratutto senza possibilità alcuna di comunicare con le rispettive famiglie».
Nell’aprile del 1945 furono liberati dai russi dell’Armata Rossa che avanzavano verso Ovest. Nella prima metà di settembre 1945, dopo mesi di vagare senza meta e dopo avere rifiutato l’offerta di iniziare una nuova vita nella vasta Russia, iniziò il viaggio di rimpatrio in treno che durò un mese.


