StatCounter

giovedì 9 luglio 2026

Parole frequenti sui media


Il lavoro è il pilastro della
Repubblica italiana. 
L'articolo
1
 stabilisce il principio lavorista,
ponendolo a fondamento dello
Stato
 . Esso è un diritto
inalienabile
 che la Repubblica
si impegna a rendere effettivo
(art. 4) e, al contempo, un 
dovere sociale, poiché ogni
cittadino è chiamato a concorrere
al progresso della società.




Salario Minimo

È una paga oraria fissata per legge, sotto la quale nessun lavoratore può essere retribuito. In Italia non esiste ancora: i minimi salariali sono stabiliti dai contratti collettivi. 

La proposta di introdurre una soglia di 9 euro lordi l’ora (compresi tredicesima e Tfr) è sostenuta da Partito democratico, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra e Azione. Mentre il governo della premier Giorgia Meloni, inclusa tutta la coalizione di centrodestra, è contrario al salario minimo e punta a rafforzare la contrattazione collettiva.

In Italia non esiste per legge perché il sistema è storicamente basato sulla contrattazione collettiva, demandando a sindacati e associazioni datoriali la definizione delle retribuzioni minime tramite i CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro).

Un Personaggio


Insieme ad Allen Ginsberg e
William S. Burroughs ha dato
 vita a un movimento culturale
che ha profondamente influenzato
la controcultura degli anni '60
e i successivi movimenti giovanili.
Jack Kerouacè stato uno scrittore e poeta statunitense, considerato il padre e l'icona della Beat Generation. Attraverso i il suo stile di scrittura spontaneo e ritmico, ispirato al jazz, ha ridefinito la letteratura del Novecento
 ed espresso il rifiuto del materialismo della società americana del dopoguerra.

On the Road (Sulla strada): Il suo capolavoro assoluto, pubblicato nel 1957 e scritto su un unico rotolo di carta da teletype lungo 36 metri. Narra i viaggi autostradali attraverso gli Stati Uniti, celebrando la libertà, l'amicizia e la ricerca spirituale.



*  *  *

L’anima esiste?


L’anima di un bambino si 

affaccia dagli occhi.

Si manifesta da quelle finestre

che sono gli occhi, e degli occhi

così incantevoli certamente profetizzano

e stanno a indicare la più incantevole 

delle anime.

Dalla prepotenza alla mafia (1)

 Ricordando il prof. Anton Blok

La società civile e le associazioni
locali continuano ai nostri giorni  a
promuovere iniziative di contrasto
culturale. Movimenti come 
Addiopizzo operano attivamente
per sostenere le vittime del racket
e favorire una cultura della legalità.

La mafia siciliana (Cosa Nostra) nasce nell'Ottocento come sistema di privatizzazione della violenza. Si sviluppa nei latifondi della Sicilia occidentale – tra Palermo, Agrigento e Trapani – dove i proprietari (generalmente assenti o comunque incapaci di proteggere i propri interessi) delegavano la gestione dei terreni e l'ordine pubblico a mediatori violenti, i gabellotti

 Questi mediatori imposero il loro controllo sul territorio attraverso l'estorsione (il pizzo) e l'intimidazione. Divennero noti come "uomini d'onore" e crearono una rete di potere basata su regole non scritte come l'omertà (il silenzio) e la protezione reciproca.

 Dopo l'Unità d'Italia nel 1860, lo Stato ebbe enormi difficoltà ad affermare la propria autorità in Sicilia. La mafia, da semplice rete di criminalità locale, si trasformò in un sistema di intermediazione parassitaria tra la società contadina e lo Stato. Sfruttando la capacità di controllare vaste fasce di popolazione, i mafiosi offrirono pacchetti di voti ai politici in cambio di immunità e favori. Divennero frequentemente e diffusamente gli unici a garantire "ordine" nelle campagne, punendo i furti e risolvendo dispute, in cambio di obbedienza e sottomissione. 

 La transizione della mafia dalle aree rurali alle grandi città è avvenuta principalmente a partire dagli anni '50 e '60 del Novecento. In questo periodo, Cosa Nostra ha abbandonato la sua storica vocazione di "polizia privata" dei latifondi per riciclarsi come potente impresa criminale ed economica radicata nei grandi centri urbani.

  Il passaggio alla città coincise con il "sacco di Palermo" e il boom economico degli anni '50 e '60. La mafia si spostò nei centri urbani per infiltrarsi in nuovi settori altamente redditizi:

  Edilizia e appalti: Attraverso la speculazione e il controllo delle licenze, la mafia ha riciclato denaro sporco.

 Traffico di stupefacenti: I proventi del contrabbando e del narcotraffico internazionale hanno trasformato le cosche in vere e proprie holding finanziarie.

    Controllo politico: Istituendo solidi legami con la pubblica amministrazione e il ceto politico, la mafia è diventata un'entità in grado di orientare appalti e flussi di cassa.

   Nelle città, la suddivisione del potere si è riorganizzata su base territoriale attraverso le "famiglie" coordinate da una Commissione. Successivamente, questa espansione ha varcato i confini regionali, portando le mafie (come 'Ndrangheta, Cosa Nostra e camorra) a radicarsi nel Nord Italia e sui mercati finanziari internazionali.

=====

Ricorrendo alle pubblicazioni di Anton Blok, Francesco Renda, Fiandaca/Costantino, Giuseppe Carlo Marino ed altri, contiamo -per qualche tempo- di tracciare in particolare la vicenda latifondistica (e non solo essa) nell’area più prossima a Contessa Entellina.

mercoledì 8 luglio 2026

Dichiarazione finale NATO

 I capi di Stato e di governo dell'Alleanza Nord Atlantica, riuniti ad Ankara, hanno riaffermato il loro «incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico». 

 

È quanto si legge nella dichiarazione conclusiva del vertice in Turchia. 

«Un attacco a uno è un attacco a tutti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità per il miliardo di cittadini della nostra Alleanza di nazioni libere e democratiche. Rimaniamo fedeli al nostro approccio a 360 gradi in materia di deterrenza e difesa», si legge.

==== 

Il premier spagnolo Pedro Sánchez 
e il Presidente statunitense 
Donald Trump si trovano al
centro di un duro scontro
diplomatico
 che vede Sánchez
alla guida della fronda europea
contraria alle politiche belliche
di Washington. 
Il governo di Madrid
ha formalmente negato agli Stati
Uniti l'autorizzazione all'utilizzo
delle basi militari strategiche
di Rota e Morón in Andalusia
per le operazioni belliche
condotte contro l'Iran. Sánchez ha
rivendicato la scelta dichiarando
che la Spagna non sarà complice
di azioni contrarie ai propri
valori e al diritto internazionale.




Poco prima dell'avvio del vertice, Trump aveva nuovamente attaccato la Spagna nel corso di una conferenza stampa con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Il presidente americano ha definito il Paese iberico «una causa persa», sostenendo che «non ha speranza» e che gli spagnoli sono «cattiva gente», chiedendo inoltre di interrompere «tutti i rapporti commerciali» con Madrid, «comprese le visite». 

In attesa della replica ufficiale di Sanchez, prevista nella conferenza stampa conclusiva del vertice, fonti del governo spagnolo hanno dichiarato di accogliere le parole del presidente americano «con tranquillità e normalità», ricordando che la politica commerciale rientra nelle competenze dell'Unione europea e che gli Stati Uniti non possono instaurare relazioni commerciali differenziate con un singolo Stato membro.

Noi del terzo millennnio e la saggezza degli antichi (1)

 
Nos plane hoc tempore homunculi sumus

 Quella riportata in rosso è una celebre espressione usata dall’altrettanto celebre umanista Leonardo Bruni in una lettera del 1408 (e ripresa da Petrarca), con cui si lamentava di come, rispetto ai grandi eroi del passato (come Cicerone o Marcello), gli intellettuali del suo tempo fossero solo piccoli uomini (homunculi), privi di un'epoca abbastanza grandiosa per compiere gesta memorabili.

 E’ una riflessione che tocca da vicino il senso di inadeguatezza di noi uomini di fronte alle avversità, alle grandi crisi globali, o semplicemente alla vastità del mondo e della monumentalita’ della storia. Si tratta di un sentimento raffrontato con la nostra  quotidianità, coi nostri progetti che talvolta vengono considerati  troppo grandi.

 Anche se i problemi del nostro tempo sembrano insormontabili, tutti noi che viviamo in quest’area di Sicilia, di Sicilia trascurata, potremmo sempre esercitare un impatto concreto su scala locale. Concentrarci sulle cose tangibili, sulle cose che possiamo cambiare, migliorare, fruire nel nostro raggio d'azione diretto.  Nel nostro piccolo.

A differenza del passato, oggi, nel terzo millennio, le nostre "piccole" azioni, le nostre minuscole iniziative, si inseriscono -possono inserirsi-  in reti globali. Il nostro contributo, unito a quello di altri, riesce a costruire  il cambiamento giorno dopo giorno.

 Spesso ci sentiamo piccoli, inadeguati, perché si guarda alla vetta della montagna invece che al primo passo. Ridimensionare i problemi e affrontarli con costanza, con volontà, sfruttando esperienze, è spesso più efficace che cercare di cambiare il mondo tutto in una volta.

La buona  strategia di partenza è sempre stata quella di isolare una singola sfida o un progetto che sta a cuore, mappare le risorse e le persone del luogo che possono aiutare ad affrontarlo.

= = = 

Con questa pagina avvieremo uno studio, sotto più profili, del mondo occidentale, a cominciare dalla modernità, da poco prima dell’arrivo degli arbereshe sul suolo di Sicilia. Faremo richiami allo spazio e al vivere locale, contessioto. Ma anche al pensiero occidentale, che nulla ha a che fare col Trump di turno.

Parole frequenti sui media

 

Per classe dirigente (o establishment) si intende l'insieme delle persone che, per ruolo e influenza, guidano la società. Comprende il gruppo che detiene il potere decisionale, economico, politico e culturale, ed ingloba politicidirigenti d'azienda e finanzierialti funzionari della pubblica amministrazioneprofessionistigiornalisti e intellettuali.

Il ruolo fondamentale di una classe dirigente è quello di orientare le scelte collettive e di guidare il Paese, sebbene la sua composizione e la sua autorevolezza possano variare significativamente a seconda del contesto storico e sociale

 Essa non si plasma nelle scuole di formazione ma nelle professioni, nell'impresa, nel sindacato, nell'arte, nella cultura. E’ una  questione di passione per lo studio, la scuola, l'educazione.

 Con la logica calcistica del vivaio, il campione viene fuori se hai il vivaio, non per concorso. Non lamentiamoci se …

Europei, le origini nella Storia greca


La storia greca è il codice genetico del 
pensiero occidentale. Ha inventato 
categorie universali—dalla 
democrazia al razionalismo—che, 
attraverso Roma e il Rinascimento,
 sono diventate il fondamento 
indiscusso delle istituzioni, della 
scienza e della filosofia del mondo 
moderno.
John Stuard Mill (Londra 1806 - Avignone 1873) è stato un filosofo ed economista britannico. Tra i massimi esponenti del liberalismo classico e dell'utilitarismo, ha riformulato la morale in senso qualitativo ed è stato un pioniere dell'emancipazione femminile e del suffragio universale.

 C’e’ una frase nelle sue tante opere che suona così:   

La battaglia di Maratona,

anche come evento della storia 

inglese, e’ più importante della 

battaglia di Hastings

Se in quel remoto giorno il 

risultato dello scontro fosse 

stato diverso (se i greci non avessero 

vinto),Britanni e Sassoni forse 

vagherebbero ancora per le selve”.

La frase intende sottolineare che le radici comuni della civiltà occidentale risiedono nella grecità e danno per dimostrato il suo valore preternazionale e fondativo che scavalca a un tempo i confini dei popoli e le barriere dei tempi.

In altre parole: la Storia greca come storia universale, come snodo essenziale per intendere il mondo moderno.

(Segue)

martedì 7 luglio 2026

L’Occidente continua ad essere unito?

 Equilibri mondiali
La NATO (Organizzazione del Trattato
dell'Atlantico del Nord) è un'
alleanza
politico-militare nata nel 1949 e
composta da 32 Paesi membri tra
Europa e Nord America
. Il suo scopo
principale è garantire la libertà e la
sicurezza degli Stati aderenti attraverso
la difesa collettiva.

In settimana ci sarà una riunione Nato ad Ankara (Turchia). Importante per capire lo stato delle relazioni tra gli Stati Uniti, principali finanziatori dell'Alleanza atlantica, e gli alleati europei che il presidente americano Donald Trump non smette di criticare (sia per i contributi ritenuti insufficienti alla spesa militare dell'Alleanza, sia per non averlo seguito nella guerra contro l'Iran, decisa unilateralmente da Usa e Israele).

 L'articolo 5 dello Statuto Nato ribadisce l'«impegno incrollabile alla difesa collettiva». È di fatto il caposaldo della Nato e stabilisce che un attacco armato contro uno o più Stati membri, in Europa o in Nord America, è considerato «un attacco contro tutti». Trump aveva dato più volte segnali ambigui in proposito, ha detto persino che stava valutando l’ipotesi di uscire dall’alleanza, facendo temere che non volesse più applicarlo (o non volesse applicarlo in toto). La dichiarazione serve a rassicurare tutti gli altri Stati membri, soprattutto gli europei, sulla tenuta (almeno per ora) dell'alleanza. 

Gli aiuti all'Ucraina.  Il documento, che deve ancora ricevere l’approvazione definitiva da parte dei leaders al vertice, impegna anche i membri della Nato a fornire 70 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina per il 2026 e livelli di sostegno «almeno equivalenti» nel 2027, secondo la dichiarazione licenziata dagli ambasciatori.

Il documento afferma anche che la Russia rappresenta «una minaccia a lungo termine» per «la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche» e che «gli alleati ribadiscono che l’Iran non deve mai entrare in possesso di armi nucleari e invitano l’Iran a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz».

Italiani emigrati, contessioti emigrati. (2)

Gli italiani che si trasferiscono
all'estero, che rappresentano un
esodo in forte crescita (con oltre
 150.000 partenze in alcuni anni
record) , 
mantengono abitudini
culturali forti, ma si adattano
inevitabilmente ai ritmi e alle
regole del Paese ospitante,
dando vita a un ibrido tra
integrazione e conservazione
delle proprie origini.

La cosiddetta "fuga dei cervelli"
(che rappresenta oltre il 50% di
chi parte e si concentra nella
fascia tra i 20 e i 40 anni)
impara necessariamente la
lingua e si adatta agli standard
lavorativi locali per fare
carriera. Tuttavia, anche
loro spesso cercano di
mantenere uno stile di vita
e una socialità molto legati
all'Italia.


La chiamano mobilità umana e della migrazione, in realtà rappresenta la Storia della ormai secolare migrazione italiana, la cui narrazione periodicamente è perseguita dal Rapporto İtaliani nel Mondo, edito dalla Fondazione Migrantes, che abbiamo voluto consultare prima di avviare una serie di pagine sull’emigrazione sul blog.

Tutti siamo consapevoli, noi che restiamo dove siamo nati e coloro che per ragionevoli motivi sono emigrati, che l’Italia è profondamente cambiata grazie anche a questi movimenti prevalentemente dal Sud al Nord e verso l'estero, oltre che,  in seguito alcuni, una minoranza, dall'estero sono rientrati nella terra di origine. 

 La multiculturalità fa ormai parte della nostra realtà, ma noi italiani siamo stati tra i primi a produrla e ad esserne portatori. Oggi, quando riflettiamo sull'emigrazione all’interno delle nostre famiglie significa parlare della nostra identità, in virtù dei percorsi che si sono tracciati -appunto- nelle nostre storie familiari, caratterizzate, in alcuni casi, da spostamenti lunghi centinaia o migliaia e migliaia di chilometri.

La società cambia, ma il destino migrante dell'uomo meridionale italiano resta. Tante famiglie ai nostri giorni, anche senza essersi mosse dalla nostra Italia,  vivono nella multiculturalità e nella pluralità in conseguenza dei significativi flussi immigratori.


Nel 1891 l'Enciclica Rerum Novarum, di Papa Leone XIII, parlava del Novecento ormai alle porte come del secolo delle migrazioni: cosa che è effettivamente avvenuta e che continuiamo a rilevare ancora oggi che siamo nel terzo millennio. Un uomo, una donna, una famiglia emigrano con tutto ciò che sono e, quindi, anche con col loro bagaglio culturale. E questo non deve stupite: gli italiani che vanno all’estero per alcuni decenni continuano a vivere da italiani. Non c’è pertanto da eccepire se gli immigrati prima di completamente integrarsi nei nostri costumi necessitano di anni, e persino di decenni.

Parole frequenti sui media

 

L'Interpol (Organizzazione
Internazionale della Polizia
Criminale) è a tutti gli effetti
un'
organizzazione
intergovernativa
. Riconosciuta
ufficialmente dalle Nazioni Unite,
 
permette alle forze di polizia
di 196 Paesi membri di
collaborare per prevenire e
combattere la criminalità
internazionale.

Si tratta di un organo di
coordinamento, 
non
possiede una propria forza di
polizia di intervento diretto
sul campo
 . Il suo scopo è
unicamente quello di facilitare
lo scambio di informazioni e
assistere le polizie locali
nelle indagini transfrontaliere.





Interpol

L’Organizzazione internazionale della polizia criminale ha sede a Lione e unisce le polizie di 196 Paesi. Il suo obiettivo è consentire agli investigatori di condividere informazioni su criminali che agiscono oltre i confini nazionali.

La costituzione dell'Interpol vieta tassativamente all'organizzazione di intervenire o essere utilizzata per questioni di carattere politico, militare, religioso o razziale. Il suo focus resta unicamente il crimine comune transnazionale (es. terrorismo, traffico di esseri umani, pedopornografia online e cybercrimine).

Fu istituita nel 1923, quando si chiamava International Criminal Police Commission. Rifondata nel 1946, dopo essere stata trasferita a Berlino sotto il controllo della Germania nazista dal 1938 al 1945, ha invece assunto l’attuale nome e l’attuale struttura dieci anni più tardi.

Nel rispetto del principio di neutralità politica che la sua Carta costitutiva esplicita, l’Interpol non ha competenza in materia di crimini politici, militari e religiosi: le principali aree dove invece l’organizzazione interviene ed è attiva sono la pubblica sicurezza, il contrasto al terrorismo e la criminalità organizzata, la lotta contro la pirateria, i traffici illeciti di droga, di esseri umani e armi, e ancora il riciclaggio di denaro, la pornografia minorile, la corruzione, i crimini informatici e quelli ambientali

lunedì 6 luglio 2026

Anni sessanta

L’emigrazione permanente del Meridione
La Sicilia alla fine degli anni
cinquanta  visse una profonda
lacerazione socio-economica:
l'isola fu investita
da 
un'emigrazione di massa
senza precedenti
, fattore che
sradico’ il vecchio mondo
contadino senza però integrarlo
pienamente nel "miracolo economico"
italiano. Mentre l'Italia
centro-settentrionale procedette
grazie al boom dei consumi, la
Sicilia divenne un territorio di
forti contrasti strutturali e
speranze deluse


Centinaia di migliaia di
siciliani, in prevalenza
giovani maschi, emigrarono
verso il "Triangolo
Industriale" (Milano, Torino,
Genova) o verso l'Europa
settentrionale (Germania,
Belgio, Svizzera).





Mi e’ stato chiesto cosa ero, cosa facevo, nei primi anni sessanta. Ero appena un ragazzino, ma ricordo bene che quelli erano anni di profondi disagi sociali, umani all’interno della comunità di Contessa Entellina, e della Sicilia in generale. Ogni mattina alle 5,30 la corriera di Stassi partiva sovraccarica di gente, contessioti, che emigravano, in direzione della Germania, Svizzera, Francia, Belgio spesso con le valigie di cartone rilegate con cordicelle (e più volte con spago) per evitare che cedessero al sovraccarico dei contenuti. I giovani, ma anche i meno giovani,  intraprendevano il viaggio della speranza. Contessa riprendeva la via della migrazione che dagli anni venti era stata bloccata dal Fascismo che puntava ad avere molte baionette piuttosto che tanti posti di lavoro.  In questa nuova svolta migratoria non si andava più in America, a New Orleans,  ma nel Nord Europa.

Era quello, nel 1960, un tempo di cambiamenti: quell’anno, stando al censimento, il Paese (Italia) aveva raggiunto una popolazione di 50 milioni e 45 mila italiani e la stragrande maggioranza non se la passava affatto bene. Un operaio, se trovava lavoro portava a casa 45.000 lire al mese. Il Giornale di Sicilia costava 30 lire e a Contessa Entellina lo si comprava presso la rivendita delle sorelle Tardo, in via Liuzza. I governi dell’epoca erano, in un certo senso più che retrivi, in termini politici. La Democrazia Cristiana non aveva la maggioranza assoluta e in Parlamento varava solamente leggi che soddisfacevano le forze più retrive dell’estrema destra, gli eredi del Duce e il gruppo parlamentare monarchico. Ricordo che nel corso di manifestazioni per uno sciopero nazionale promosso dai sindacati la repressione fu tremenda e la Polizia fu autorizzata a sparare e le vittime nel corso degli scontri furono dieci (fra Sicilia e Reggio Emilia).

 Devono passare altri tre anni perché inizi la stagione dei governi di centro-sinistra con nuovi protagonisti, Pietro Nenni e Ugo La Malfa. Il quadro politico cambio’, ma quello sociale necessitò inevitabilmente di ulteriore lungo tempo.

(Segue)

Statuto dei Lavoratori

Lo Statuto dei Lavoratori
 (Legge 20 maggio 1970, n. 300)
 è il 
testo normativo fondamentale
del diritto del lavoro in Italia
.
Emanato sull'onda delle lotte sindacali
dell'Autunno Caldo, la legge ha
l'obiettivo principale di 
portare i
principi della Costituzione Italiana
all'interno dei luoghi di lavoro
,
tutelando la dignità, la libertà e l'attività
 sindacale dei dipendenti. I padri politici e
intellettuali della norma furono i ministri
del Lavoro Giacomo Brodolini e
Carlo Donat-Cattin, insieme al giurista
Gino Giugni.



Il curatore del Blog, per più anni ha gestito i rapporti 

lavoristici di una medio-grande azienda. A distanza di decenni

dal pensionamento, ritiene di rievocare l’assetto legislativo

dello Statuto dei Lavoratori e successivo,   che caratterizza  un periodo, per certi aspetti, storico.

* * *     * * * 

Legge 20 maggio 1970, n. 300, pubblicatasulla GURI 27 maggio 1970, n. 131. Norme sulla tutela delle libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

L'idea di adottare uno «Statuto dei lavoratori», diretto a garantire il rispetto delle libertà costituzionali negli ambienti di lavoro nacque molto tempo fa. Infatti, il decennio successivo all'entrata in vigore della Costituzione fu caratterizzato dalla tendenza da parte imprenditoriale, a restringere e ridimensionare i diritti dei lavoratori all'interno delle aziende, soprattutto con riguardo all'aspetto della tutela sindacale. l datori di lavoro, infatti, forti dell'assenza in tale periodo di una disciplina limitativa dei licenziamenti, tendevano a isolare i pochi attivisti sindacali e a mantenere i lavoratori in una posizione di inferiorità, nel perseguimento di una logica diretta a impedire che nei posti di lavoro si organizzasse e si sviluppasse una forza politica-sindacale capace di influire in modo determinante sulle strutture sociali, provocandone dei cambiamenti radicali. 

Il legislatore del 1970 si propose di contro di attribuire al sindacalismo tradizionale una posizione di privilegio all'interno delle singole aziende, e segui’ la linea promozionale e di sostegno garantendo con tale meccanismo anche allo Stato di avere come interlocutori dei soggetti stabili e maggiormente disponibili al compromesso. Su queste basi venne emanato lo Statuto dei lavoratori.


Il titolo I dello Statuto ha per oggetto innanzitutto la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori ed è diretto a evitare quelle situazioni di repressione che potrebbero attuarsi nell'ambito dell'impresa (come l'uso della polizia privata nelle fabbriche, il controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, l'assunzione di informazioni sui lavoratori, l'esercizio del potere disciplinare, ecc.). 

Il titolo Il, quindi, mira a rafforzare l'effettività del principio della libertà sindacale all'interno dei luoghi di lavoro ed enuncia i principi generali di libertà, imponendo al datore di lavoro essenzialmente di astenersi da una serie di comportamenti che la limiterebbero. 

Il titolo IlI mira, invece, a eliminare o attenuare quegli ostacoli che di fatto impediscono l'esercizio dell'attività sindacale. In quest'ottica viene richiesto al datore di lavoro non un comportamento passivo, l'astensione, ma un atteggiamento positivo di collaborazione, il che sarà per lui più gravoso.

Proprio per questa ragione il titolo III è denominato «Legislazione sostegno» dell'attività sindacale, in quanto il legislatore ha predisposto dei mezzi affinché i sindacati possano agire efficacemente.

Tuttavia proprio perché, come sopra accennato, i diritti riconosciuti dal titolo IlI richiedono una collaborazione del datore di lavoro, e sono dunque un onere per lui, ma soprattutto in considerazione della scelta promozionale sopra esaminata e perseguita nell'elaborazione dello Statuto, il legislatore non ha voluto riconoscere tali diritti indistintamente a tutte le organizzazioni sindacali, ma all'interno di queste ha operato una selezione attuata fondamentalmente dall'art. 19, che apre il titolo IlI, e al commento del quale si rinvia. 

Nell'ambito del titolo IV, che reca disposizioni varie e generali, di rilievo è la disposizione di cui all'art. 28 (repressione della condotta antisindacale), che introduce un efficace strumento diretto a rendere effettivo il principio di libertà sindacale garantito nei titoli precedenti. 

Il titolo V contiene alcune norme sul collocamento superate dagli interventi normativi successivi (v. ASSUNZIONE) e, infine, il titolo VI determina sostanzialmente il campo di applicazione della normativa e contiene altre disposizioni finali e penali.


 Nelle prossime pagine contiamo di  esaminare i singoli articoli e le specifiche fattispecie.