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mercoledì 11 marzo 2026

Cosa abbiamo da attenderci ?

Sulla base delle analisi
geopolitiche all'inizio del 2026,
 i conflitti in Ucraina e in Medio
Oriente si prospettano come
crisi prolungate, interconnesse
e ad alto rischio, segnando un
periodo di profonda instabilità
internazionale.


La crisi nel Golfo Persico,
con possibili minacce alle
infrastrutture energetiche e
al trasporto petrolifero
nello Stretto di Hormuz,
comporta un alto rischio di
shock sui prezzi del petrolio,
che potrebbero superare i
100 USD/bbl.

La persistenza di entrambi i
conflitti pesa sulla crescita
economica europea,
aumentando le incertezze
sull'inflazione e testando
la resilienza delle catene di
approvvigionamento.

















L’Italia è il Paese più vulnerabile in Europa in conseguenza sia della guerra in Ucraina che di quella in Medio Oriente. 

Quali le valutazioni che ci inducono a trarre conclusioni ?

=- Siamo il paese più dipendente della media dei Paesi europei dall’import di idrocarburi.

=- Siamo dipendenti da Paesi fornitori poco affidabili (Medio Oriente), che possono lasciarci a secco o ricattarci, ma primo tra tutti i paesi inaffidabili c’è  da inserire, da un anno in qua’, pure e sopratutto gli Stati Uniti.

=- La quota delle energie rinnovabili (che anni fa si diceva ci avrebbe riscattato da ogni dipendenza e ricatto estero) nei consumi energetici è cresciuta meno che nella media europea. 

 =-  In questo clima non abbiamo niente di buono da attenderci dai prossimi mesi, se non una pesante ondata inflazionistica.

=-L'impennata dei prezzi oltre che dall’imprevidenza del nostro Governo, sempre impreparato su ciò che avviene sul globo terrestre, arriverà dalla sciagurata politica trumpiana che ha messo in subbuglio il già sconvolto, di per sé, Medio Oriente. 

I giornali

 Dice Papa Leone XIV : “La stampa non è solo veicolo di diffusione delle notizie  ma anche delle idee e della cultura come fermento vivo della società”.

Il giornalismo formativo-culturale
in Italia ha radici antiche, in
origine legate alla terza pagina. 
Oggi le sfide sono legate alla
velocità dell’informazione
e alla necessità di
approfondimento critico,
speco in collaborazione
con le istituzioni.

 I giornali fungono da ponte tra le
diverse discipline (umanistiche e
scientifiche), educando il pubblico
e diffondendo saperi e nel
contempo cercando di mantenere
alto il livello critico rispetto alla
superficialità dei trend.
























 = = =  Oggi tantissimi di noi italiani si informano su ciò che capita nel mondo seguendo i telegiornali o le tante radio che possediamo nelle automobili. In Italia la lettura dei giornali pare sia in caduta, e ciò -riteniamo noi- non è una buona circostanza. Tutti noi non vogliamo di certo essere convinti dai tanti chiacchieroni che per più ragioni ci assillano attraverso radio e televisioni, ma per coltivare una nostra personale formazione (per formarci una convinzione indipendente) abbiamo bisogno di leggere, leggere tanto sia libri che giornali, e di coltivare una nostra libera visione per non restare isolati dalle cose del mondo. Solo coltivando una nostra visione potremo essere cittadini indipendenti, non isolati dalle altrui esuberanze.

E’ ovvio che in giro, nei piccoli come nei grandi centri, capita di ascoltare chiacchiere da gradassi che meritano di essere accantonate, possedendo ciascuno di noi una base civica comunque attinta a scuola,  oltre che dalla lettura dei giornali. Ciascuno scegliendo gli orientamenti più confacenti, seguendo le linee della politica democratica ed evitando sempre di dare credito ai chiacchieroni di paese o ai populisti di turno, e’ ai nostri giorni, in condizione di scegliere per la convivenza, la pace e per il senso da dare alla propria vita.

 Attraverso la libera stampa siamo in condizione di saper distinguere i politici dai politicanti,  coloro che hanno senso civico da quelli che curano gli affari propri. In quanto cittadini abbiamo l’onere di accorgerci della grettezza o della timidezza di certe linee politiche. Nessuno dubita che anche i giornali perseguono linee politiche loro proprie, ma acquisita l’informazione ciascuno di noi nella propria libertà di giudizio, col proprio bagaglio culturale, potrà essere in condizione di trarre convinzioni.

 Concludendo, e’ scontato che nella lettura dei giornali e nel seguire qualsiasi altro media, vanno distinti i fatti, che restano fatti, dalle opinioni, che restano opinioni che ciascuno di noi deve (proprio attraverso la lettura) saper coltivare e sempre meglio elaborare.

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (3)


Nel 1921 il colonnello Reza Khan, 
al centro dell’immagine, iniziò 
una rivoluzione che, nella Persia
del 1923, lo portò ad essere 
nominato presidente del consiglio
e, nel 1925, a occupare  il trono
con il nome di Reza Pahlavi.
Tra le varie misure adottate, 
cancello’ tutte le concessioni
petrolifere che favorivano gli
inglesi, e abolì l’obbligatorietà
per le donne di usare il
velo.

Il 16 gennaio 1979 a causa della 
Rivoluzione islamica guidata
dall'Ayatollah Khomeini, lo Scia
travolto dalle proteste di
piazza e dalla perdita di
consenso, abbandonò il
paese con la moglie Farah
Diba, ponendo fine a
decenni di monarchia.








Cultura, tradizione e modernità in Iran

  Breve introduzione storica: Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro della foto che siamo riusciti a rintracciare, avviò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò ad essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono  con il nome di Reza Pahlavi. Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli inglesi, e abolì l’obbligatorietà per le donne di usare il velo.

- - -

 Ci proponiamo di ripercorrere la Storia dal Novecento in poi del Paese che ai nostri giorni si trova all’attenzione del mondo in seguito all’iniziativa trumpiana di esigere un cambio di regime in Iran. Svilupperemo alcune considerazioni iniziali (tradizioni e modernita’ ed interpretazioni sociali).

 Nel corso del XX secolo, al livello storico, nel Paese sono accaduti due avvenimenti principali che hanno portato l’Iran al confronto col mondo moderno: nel periodo 1906-1911 avvenne una rivoluzione costituzionale mentre nel periodo 1978-1978 la rivoluzione islamica. Tra i due eventi altri eventi storici utili per cogliere esaustivamente la vicenda iraniana sono accaduti, quali: la nazionalizzazione dell’industria petrolifera fra il 1951-1953 da parte del governo di Mohammed Mossdeq  e poi tra il 1962 ed il 1963 la cosiddetta “rivoluzione bianca” e l’affermarsi di un movimento di opposizione.

Sul blog ci proponiamo di soffermarci sul processo di evoluzione della società iraniana al livello a) politico, b) culturale, c) economico che hanno attraversato l’intero Novecento fino a … ieri, e proveremo a cogliere le interpretazioni possibili all’interno del mondo culturale di questo paese che continua a vivere tra tradizione e modernismo a fronte di profondi mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia contemporanea dell’Iran.

Il Paese è caratterizzato da diversissime realtà sociali e culturali peraltro in continua evoluzione e contrasti sfociati con relativa frequenza in insurrezioni, rivoluzioni, guerre.

(Segue)

martedì 10 marzo 2026

Le donne

 Le donne per la prima volta al voto
Fu un momento storico
di straordinaria portata:
milioni di donne che
per la prima volta
entravano in un seggio
elettorale, con la
consapevolezza
di contare, di esistere
come cittadine a pieno
titolo. Non solo mogli,
madri o lavoratrici:
donne con una voce,
con un voto, con il
diritto di
contribuire al
futuro del Paese.









Il 10 marzo 1946, ottant’anni fa, inizia una tornata elettorale amministrativa storica, alla quale partecipano anche, per la prima volta, le donne (alcune, una manciata, saranno elette sindache). 

 Non era mai successo. Pochi mesi dopo, il 2-3 giugno, saranno chiamate a eleggere l’Assemblea Costituente e a decidere il futuro istituzionale del Paese: monarchia o repubblica. E vinse la Repubblica.

Il suffragio universale fu introdotto in Italia dal decreto legislativo luogotenenziale Bonomi, il 1° febbraio 1945: permise a tutte le donne con la maggiore età (escluse le prostitute che esercitavano «fuori dei locali autorizzati») di votare. Per essere anche elette, dovettero aspettare un secondo decreto, il n. 74 del 10 marzo 1946. Il primo voto effettivo femminile fu quindi espresso durante le elezioni amministrative che si tennero in una prima tornata tra marzo e aprile del 1946 e poi tra ottobre e novembre (a causa dello stato di devastazione del Paese), che rinnovarono centinaia di amministrazioni comunali. In quella occasione furono elette anche le prime undici sindache d’Italia: Ninetta Bartoli a Borutta (Sassari), Margherita Sanna a Orune (Nuoro), Ottavia Fontana a Veronella (Verona), Alda Arisi a Borgosatollo (Brescia), Elena Tosetti a Fanano (Modena), Ada Natali a Massa Fermana (all’epoca Ascoli Piceno), Elsa Damiani a Spello (Perugia), Anna Montiroli a Roccantica (Rieti), Caterina Tufarelli Palumbo Pisani a San Sosti (Cosenza), Lydia Toraldo Serra a Tropea (all’epoca Catanzaro) e Ines Nervi Carratelli a San Pietro in Amantea.  Nei primi anni cinquanta pure a Contessa Entellina fu eletta sindaco Pia Schirò, insegnante e cugina prima del genitore di chi scrive queste righe.

La Riforma della Giustizia


Il referendum sulla giustizia 
si terrà domenica 22 e
lunedì 23 marzo 2026. Si
tratta di referendum 
costituzionale confermativo
riguardante la legge 
costituzionale n. 253 del
30 ottobre 2025 (nota
come Riforma Nordio).
L’esito è deciso dalla
maggioranza dei voti
validi. Il 
quesito chiede ai
cittadini di confermare o
bocciare le modifiche a sette
articoli della Costituzione che
introducono:

Pare che la gente ancora non si senta coinvolta

 Stando a quanto riportano i giornali il referendum sulla giustizia non sta coinvolgendo l’interesse della gente: poco più del 40% degli elettori dichiara di seguire la campagna elettorale con una certa attenzione, solo il 9% la segue con molto interesse. Stando alle risultanze di certe indagini statistiche l’affluenza si collocherebbe al 42%, e molto difficilmente potrebbe arrivare, al massimo, al 49. Allo stato attuale sembra acquisita una tendenza al crescere della contrarietà, cui ha contribuito la maggiore mobilitazione dell’opposizione e anche alcuni eccessi comunicativi da parte di esponenti istituzionali del centrodestra.

C’è che l’oggetto della riforma, tutto sommato,  interessare poco, e le forze politiche certo non stanno assecondando lo sforzo di chiarire i contenuti del referendum. Poco più del 50% si considera almeno abbastanza informato dei temi della riforma (ma la quota dei «molto informati» rimane al 10%) e il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante. D’altronde, l’attenzione dei cittadini negli ultimi giorni si concentra sull’attacco all’Iran, facendo diminuire l’interesse per gli altri temi dell’agenda politica.

La partecipazione 

Anche la propensione a recarsi alle urne vede qualche flessione: se infatti nella rilevazione del 12 febbraio, poco meno di un mese fa, il 36% era sicuro di partecipare e il 16% lo riteneva probabile, oggi i sicuri salgono di un punto, al 37%, mentre scendono di quattro punti coloro che ci stanno pensando, oggi al 12%. 

Tenendo conto di tutti questi indicatori, la partecipazione massima, ad oggi, potrebbe arrivare intorno al 49%. Stando alle stime di partecipazione  nell’elettorato, nelle singole formazioni politiche, le stime per partito segnalano la partecipazione  del Pd (63%) seguito dai pentastellati (57%) e dagli elettori delle altre liste del centrosinistra (51%), quella di FdI (59%),  di FI e Noi Moderati l’affluenza stimata si attesta al 45%, tra i leghisti al 44%.

I risultati vedono una tendenza alla crescita del No. Nello scenario con una partecipazione al 42%, i Sì arriverebbero al 47,6% (perdendo 1,8% rispetto al sondaggio del 12 febbraio) e i No al 52,4%, con analogo incremento rispetto al sondaggio precedente. Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, ci si troverebbe sul filo della parità: i Sì al 50,2%, i No al 49,8%.


La nostra presenza nel mondo

 

L'uomo desidera poter scegliere il proprio
percorso di vita, operare secondo il proprio
talento e gestire la propria esistenza senza
costrizioni esterne.
La libertà è il
presupposto per godere di ogni altro diritto
Le giovani generazioni ci interpellano (10)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere 

Quale è la spinta  verso la crescita umana, sociale e culturale? 



=. =. = 1) I cambiamenti più evidenti dipendono dalle scelte politiche e dalla economia. Ma alla base di entrambe (politica ed economia) c’è il lavoro di scavo che fa la cultura e la sua vicinanza alle più profonde emozioni che smuove nuove sensibilità etiche che finiranno per diventare politica. Naturalmente a lungo termine e spesso con movimenti contradittori.

=  =  =  2) Le nuove idee di avanzamento democratico quasi sempre suscitano reazioni, a volte durissime, come sta succedendo in Iran in questi giorni. I cambiamenti vanno affrontati con coraggio e non cedendo alla nostalgia del passato e nemmeno alla censura del presente.

=. = =  3) I diritti civili non appartengono solamente all’Occidente come dichiarano alcuni.  Ogni essere umano sa cosa sia la libertà, anche se la paura a volte diventa consenso formale. La ragazza iraniana che si toglie il velo (rischiando la vita) non corre dietro a principi e valori occidentali ma all’innato e universale bisogno di libertà e autonomia dell’essere umano.

Interrogativi

In base alle informazioni disponibili, 
si registra una situazione di gravissima
crisi in Iran, che ha portato a
speculazioni e notizie drammatiche sul vertice
del regime. 
Ecco i punti chiave:
 Ali Khamenei, e’ stato ucciso
in un attacco, descritto in alcuni
contesti come un'operazione militare
congiunta tra Stati Uniti e Israele.
La situazione è stata definita da alcune
pubblicazioni come una forma di
"tirannicidio", innescata dalla necessità
di affrontare un regime teocratico.
Questo avviene in un contesto di
accresciuta tensione internazionale
e "ritorno dell'hard power" nell'area.

Il tirannicidio
Sui giornali di questi giorni più personaggi, giornalisti, scrittori e figure del mondo della cultura si chiedono se si può essere contenti per la morte di Adolf Hitler? Per la morte di Josep Stalin? E per quella dell’ayatollah Khamenei? 

E’ certo che più personaggi, politici progressisti, gente che sappiamo dotata di umanità e di sensibilità dalla notizia dell’avvenuta uccisione del dittatore, hanno provato quanto meno sollievo. Anche cristiani, gente di fede, timorati di Dio che conoscono a memoria il quinto comandamento. 

Verosimilmente, nessun politico o no ha pensato all’ammonimento: «Porgi l’altra guancia». Come non ha pensato al Vangelo secondo Matteo:  «Chi di spada ferisce, di spada perisce», ne’ ancor meno al  Deuteronomio: «Israele vai, distruggi il tuo nemico, sradica le sue cose. Della popolazione che conquisterai riduci in schiavitù le donne e i bambini e uccidi tutti i maschi». 

Anche per chi cristiano non è, in Occidente è abbastanza diffusa la cultura e il ripudio della violenza,  patrimonio comune di credenti e non. Eppure l’uccisione di Khamenei non ha provocato particolari fremiti. Di lui e delle 108 bambine ammazzate sotto le bombe non ci sono state mostrate le foto, tutto fra noi è scivolato assieme ad altre notizie, quale l’aumento del costo della benzina.

C’e’ qualche voce che giustifica il tirannicidio dicendo che con la morte di un uomo, si evita l’uccisione di molti altri. Se Hitler fosse stato ucciso, forse, non ci sarebbero stati sei milioni di ebrei uccisi e non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale. Ma allora, eliminando Putin («eliminare» è termine disgustoso) non si sarebbe evitato il massacro dei soldati russi e ucraini di questi anni?  Non si sarebbero forse evitate Hiroshima e Nagasaki, eliminando Harry Truman? Solo che le cose si complicano. Perché le atomiche furono sganciate per evitare un nuovo massacro di americani nella battaglia finale con i giapponesi. 

La nozione di tirannicidio è ormai inservibile, perché la definizione è troppo ampia.  Uccidere un leader straniero implica un calcolo strategico con probabilità di riuscita discutibili. Un regime non è un pollo; decapitarlo non ne provoca necessariamente la morte dopo un breve ballo. Nell'era moderna, nessuno stato di polizia è mai morto per semplice assassinio. E il rischio di ritorsione, cioè che altri regimi decidano di prendere di mira leader occidentali o «non tiranni» diventa altissimo, una svolta dopo avere infranto il tabù. Ed evocando Hobbes: il tiranno non esiste, siamo tutti i tiranni di qualcun altro. C’è una parte giusta, certo, e noi lo siamo per definizione. Ma se questa può bastare come giustificazione morale (può bastare?), l’efficacia è molto discutibile. Pensiamo davvero che sia giusto gioire per la morte di Khamenei?

lunedì 9 marzo 2026

La nostra presenza nel mondo

 

Le giovani generazioni ci interpellano (9)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere

* * *

=. =. = Se fin dal suo inizio 

la storia della vita ha uno scopo, 

e lo scopo più alto è l’uomo,

=. =. = nostro compito è quello di partecipare al progetto, non certo di contrastarlo.

=. =. = O siamo forse il risultato di un processo che non aveva in mente di produrci e non si aspetta da noi nulla di speciale?


##La questione. Eclisse di Dio o della storia?" è un noto libro del giornalista e scrittore Sergio Zavoli (21.09.1923-04.08.2020), pubblicato da Mondadori. L'opera esplora il dilemma se la crisi contemporanea sia dovuta a una perdita del senso del sacro ("eclissi di Dio") o alla perdita di significato e direzione delle vicende umane ("eclissi della storia"), analizzando il rapporto tra fede, etica e modernita’.  Il concetto è stato esplorato anche da Martin Buber, che definisce l'epoca attuale come un oscuramento della luce celeste, non una scomparsa di Dio stesso, ma un allontanamento dell'uomo. Vuole riflettere sulla crisi dei grandi racconti ideologici e la difficoltà dell'uomo moderno nel dare un senso coerente e progressivo agli eventi storici.

La casa (6)

La casa non è semplicemente
un bene materiale o un insieme di
metri quadri, ma rappresenta un
complesso sistema di valori che
spaziano dall'emotivo al sociale,
fino all'economico. Essa è
considerata il "guscio" che
protegge, il luogo della
memoria e l'estensione della
nostra personalità.
E’ 
il luogo degli affetti, dove si
costruiscono e conservano i
ricordi più preziosi (feste, cene,
momenti in famiglia).
Rappresenta un "rifugio" che
offre sicurezza, calore e intimità.






 Valori simbolici

Ricordo che negli anni successivi al sisma 1968, che a Contessa Entellina causò la morte di una ottima  persona, Agostino Merendino, e il danneggiamento del vecchio modo di costruire e vivere le abitazioni, la preoccupazione di tanti, degli amministratori e pure dei tanti professionisti tecnici coinvolti nel processo della ricostruzione, fu se procedere al ripristino del vecchio sito abitato o se (come peraltro avvenuto in più centri della Valle del Belice) spostare totalmente, o parzialmente, il centro abitato. Il dibattito, in ambito politico-culturale fu ampio e lungo. L’allora sindaco, Francesco Di Martino, dedicò mesi e tanto impegno sociale e politico-amministrativo nel confronto sia con i tecnici, che numerosi furono impegnati in tutta la Valle dall’Ispettorato Zone Terremotate, che con la popolazione che settimanalmente veniva ascoltata nelle Assemblee cittadine che si svolgevano nel “capannone” di via Palermo. 

La casa, della casa si parlò, si discusse e ci si confrontò per parecchio tempo, per mesi e verosimilmente anni. Di quegli anni, di quei confronti, che talora erano in ambito comunitario divaricanti, conservo memoria e pure registrazioni destinate a futura memoria. Sono infatti documenti di passione, di impegno e di coinvolgimento cittadino. E non poteva che essere così in quegli anni e in quel contesto umano e sociale.

Contessa Entellina, in quella realtà umana successiva al sisma 1968, scopri’ oltre alla necessità di avere, riavere le abitazioni, scopri’ il valore simbolico che la casa, l’abitazione, possiede. In quella vicenda post terremoto si crearono legami profondi tra casa e comunità, tra dialettica continua su spazi privati e spazi pubblici e in quel lungo evento temporale della ri-costruzione delle case, in tanti che allora eravamo giovanissimi, abbiamo conosciuto i cambiamenti che la contemporaneità ci presentava al seguito di un dramma, di un devastante terremoto.

-  -  -

  Contiamo di dover sviluppare sul blog un ampio capitolo su “La casa e i suoi valori simbolici”.


Dalla Prima Repubblica ai nostri giorni.

Dare senso al vivere significa
creare attivamente uno scopo 
personale, trovando motivazioni 
profonde nelle azioni quotidiane, 
nelle relazioni e nelle passioni
. Il 
senso non è preconfezionato, 
ma costruito giorno per giorno 
attraverso la consapevolezza, il 
contributo verso gli altri, 
l'amore e la crescita personale, 
anche nei momenti difficili.





Il vivere implica di dover dare “senso e significato”

al proprio ritrovarsi membro della società.

  Frequentemente, sul blog, torniamo sull’intendimento di volerlo rendere via via sempre più interessante per una platea ampia e sopratutto coinvolta nelle tematiche affrontate. Più volte nel corso degli anni abbiamo cambiato impostazione e sopratutto contenuti, nel senso che frequentemente abbiamo cambiato tematiche ed interessi su cui spaziare e sopratutto su cui riflettere. 

  Stando alle rilevazioni curate dal gestore infrastrutturale (Google), il blog è seguito da un discreto pubblico di lettori, o comunque di persone che sistematicamente lo consultano.

  Il proposito del responsabile del blog è di continuare con le tematiche finora proposte ma sempre accogliendo i suggerimenti e le ipotesi che gli vengono di volta in volta  segnalate.  Su questo presupposto, sarà curata una ulteriore pagina settimanale rievocativa del mondo come esso ci veniva presentato mezzo secolo fa. Tratteggeremo, il mondo degli anni sessanta/settanta del Novecento, riportando riflessioni e confronti rispetto al vivere e alle problematiche dei nostri giorni.  

Affrontando la vicenda comunitaria, sia nazionale che locale,  proveremo ad interpretarla nel suo divenire e proveremo pure ad inserire le diverse opinioni culturali e socio-politiche che contribuirono allo specifico risultato con cui abbiamo oggi a che fare.

 

domenica 8 marzo 2026

La Letteratura (24)

La frase "la parola diventa
cultura” 
incarna il processo
per cui il linguaggio, la
narrazione e l'espressione
interiore si trasformano 
in conoscenze, tradizioni
e forme d'arte condivise,
arricchendo l'identità sociale
.
È una sintesi tra espressione
personale e patrimonio
collettivo, spesso 
fondamentale nel
dialogo fede-cultura.








 La parola che diventa cultura

Ai nostri giorni tra cultura dell'immagine e cultura della parola non c'è alcun dissidio, contrariamente a quanto possano pensare rassegnati o allarmati i nostalgici dell'«universo Gutenberg", vale a dire della carta stampata, del cui futuro nessuno dubita. La «nuova civiltà della scrittura» che appare inaugurata con l'orizzonte tolemaico sembra in questo senso darci ragione.

La parola, sia come espressione linguistica comune e individuale, sia come parola scritta e letteraria, può sempre dirsi storia, magari storia letteraria ? 


Per Carlo Emilio Gadda  (Milano 1893 - Roma 1973) anche il linguaggio e’ letteratura, seppure il fondamento storico della parola e della letteratura è un principio che teorie e metodi della critica hanno in tempi recenti contestato. In un terreno seminato dallo storicismo di ascendenza vichiana, poi innestato in quello di derivazione hegeliana - che ha fruttato un modello ineguagliato di inquadramento prospettico delle vicende letterarie come la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis - era difficile proporre inquadramenti diversi o alternativi. 

La svolta positivistica tra Ottocento e Novecento restaurò le trattazioni per generi articolando le due massime categorie aristoteliche, l'epica e il dramma, nelle molte forme della letteratura post-classica, senza però sostituire il principio storiografico, comunque ritradotto in storia documentaria ed erudita. 

Il divieto teorico di Benedetto Croce di convertire la poesia, oggetto di giudizio individuale, in una trama discorsiva di valore per lui solo pragmatico, indusse semmai la critica di scuola crociana, prevalente fino all'immediato secondo dopoguerra, a riassorbire nelle prospettive desanctisiane caratterizzazioni estetiche di taglio monocratico. Ma quel divieto non riusci a delegittimare un'attività storiografica che frattanto si incrementava anche con una produzione di manuali scolastici rispondenti al progetto idealistico e anti normativo della riforma dell'istruzione superiore voluta da Giovanni Gentile. 

Poi, fino alla metà degli anni Sessanta, la riflessione sul ruolo degli intellettuali nel presente e nel passato, animata dalla pubblicazione postuma dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, impresse al desanctisismo sempre ritornante una svolta di corpo sociologico. La storiografia letteraria pagava il suo tributo alla “battaglia delle idee” promossa dalla cultura “progressista”, orientando il recupero delle tradizioni sulle linee del realismo: quella tipologia artistica elevata a canone dell’allora massimo esponente della critica marxista George Lukacs (mentre la socio-stilistica Erich Auerach ne sottolineava l’aspetto “creaturale”).

(Segue)

La domenica è fatta per riflettere

Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 


Gli Atti degli Apostoli, scritti
da Luca come seguito al
suo Vangelo, narrano la
nascita e l'espansione
della Chiesa primitiva da
Gerusalemme fino a Roma,
 sotto la guida dello Spirito
Santo
Il messaggio centrale
 è la testimonianza della
Risurrezione di Gesù, la
conversione e la
diffusione universale
del Vangelo,
evidenziando il ruolo
di Pietro e Paolo.








Gerusalemme.
 Nella geografia degli Atti, Gerusalemme ha una posizione di eccezionale importanza. San Luca si differenzia però da San Marco che attribuisce alla Galilea il ruolo di polo opposto alla Giudea e a Gerusalemme. San Marco nel suo Vangelo aveva costruito uno schema, in cui Gerusalemme rappresenta il luogo dell’ostilità a Gesù e della sua prima predicazione. La Galilea invece era la terra di origine di Gesù e della sua prima predicazione. Per evidenziare la polarità fra Gerusalemme e Galilea, San Marco evita di menzionare la Samaria, a cui invece San Luca e San Giovanni attribuiscono presenza significativa. La Galilea per la sua posizione marginale, al confine con i territori pagani  viene privilegiata in quanto ponte verso l’estensione universale: Galilea delle genti, veniva chiamata dai giudei. Ma proprio dalla Galilea arriva Gesù…

San Luca, invece riduce il ruolo della Galilea e concentra la sua attenzione su Gerusalemme (citata 93 volte fra Vangelo e Atti) contro le 13 volte evocata da Matteo, 10 da Marco e 12 da Giovanni.

Nella prima parte degli Atti Gerusalemme costituisce la sede della comunità cristiana nascente, in ossequio ad una precisa disposizione di Gesù, che lo aveva chiesto nell’ultimo incontro con gli apostoli, che restassero a Gerusalemme fino al compimento della promessa del Padre, ossia fino all’invio dello spirito Santo. La comunità di Gerusalemme viene presentata come il modello di ogni chiesa.

 In seguito Gerusalemme è il luogo di partenza dell’espansione del Vangelo in tutto il mondo, ma resta anche il punto di riferimento nelle varie fasi di ampliamento della missione. E' infatti possibile notare, a proposito della seconda fase, quella in Giudea e Samaria, che a conclusione della missione in Samaria si ha l'intervento di apostoli venuti da Gerusalemme, i quali alla fine ritornano a Gerusalemme (8,14.25); e successivamente anche Pietro, dopo la conversione di Cornelio a Cesarea, sale a Gerusalemme per render conto della missione in Giudea, che aveva suscitato perplessità (1,1-2). Ma anche la fase successiva ha ancora spesso Gerusalemme in primo piano: a Gerusalemme, come risulta da 12,25, si attuano l'uccisione dell'apostolo Giacomo, l’imprigionamento e la liberazione di Pietro, eventi raccontati nel c. 12. A Gerusalemme si svolge l'importante concilio, che consacra e regola tutta la missione ai pagani, sempre irrilevante per il futuro (c.15). In molte occasioni, dunque, Gerusalemme, in quanto sede dei dodici apostoli, svolge il ruolo di legittimazione di tutta la missione cristiana.
(Segue)

*   *   *

 La religione quale sistema di significati

e di Assoluto.

Scopo del blog e’ di individuare un quadro del fatto religioso in un quadro possibilmente essenziale e ordinato (schematico?). E’ ovvio che qui, sul blog, non si potrà essere né completi né rivelatori di chi sa cosa. Come già preannunciato il solco che si seguirà e’ di natura prettamente sociologico, se si vuole culturale, non certo partigiano di una o l’altra religiosità. E la sociologia  più che soluzioni solleva e si pone sempre interrogativi; interrogativi che nascono in ciascun essere umano: da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo, perché la vita, perché la gioia di alcuni e la sofferenza di altri?

La “sociologia della religione”, più specificatamente, si propone di cogliere la caratterizzazione di fondo che si trova nell’essenzialità dell’essere, del “fatto religioso”. 


sabato 7 marzo 2026

Il blog e la cucina

 R I C E T T T E    N O V I T A ‘    S E G R E T I

Facili ricette di paste ripiene 

N. 6 Raviolini di fave al basilico e maggiorana

Ingredienti-per-4-persone





La casa (6)

La Sicilia sta attraversando una
profonda crisi demografica e
strutturale, definita da molti
osservatori come una vera e
propria 
fuga generazionale.
 Tra il 2000 e il 2020, oltre 
500.000
siciliani
 hanno lasciato l'isola, e il
fenomeno ha continuato a ritmo
sostenuto anche negli anni
successivi, con circa 15mila
persone che lasciano la
regione ogni anno, di cui
7mila giovani laureati.






La piazza si svuota

E’ venuto a trovarmi una persona, un conoscente di Sambuca di Sicilia. La prima osservazione che ha fatto è stata: ma la gente dov’è? Non ho incontrato nessuno a cui chiedere dove tu abitassi. Ho cercato una risposta che non riuscivo a facilmente trovare, con immediatezza, ed ho detto: noi di Contessa siamo persone laboriose, nelle ore diurne siamo impegnate nei lavori sia domestici che in campagna. Ho raccolto il sorrisetto dell’amico e siamo passati a discutere, generalizzando, sulla realtà delle zone interne della nostra Sicilia, afflitte dalla fuga dei giovani e dalla assoluta incomprensione del fenomeno da parte della politica e di coloro, che per loro scelta, si dedicano alla cosa pubblica.

Dal post terremoto del 1968, lo abbiamo constatato tutti,  noi che viviamo nella realtà del  Belice, una delle conseguenze, fra altre, è stata la trasformazione culturale indotta dalla fine dell’agora e dal conseguente isolamento dei pochi residenti, in gran parte con età media più alta della media nazionale.

 Questa realtà di desertificazione non è legata al concetto di spazi pubblici più o meno sicuri. Tutte le realtà regionali della Sicilia, comprese quelle del Belice, ai nostri giorni, godono di buone caratteristiche di civiltà e di urbanità. La realtà vera è che si può avere un ambiente ostile anche se abbellito e reso gradevole con del verde davanti casa e negli slarghi urbani.

 Il sussistere del livello dell’eta’ media dei residenti al di sopra di quello regionale e/o nazionale, già di per sé, esprime “più di un libro di sociologia” e fa capire quale è il quadro sociale, umano dell’intera area del  Belice, di Contessa E. ed un po’ in linea generale del Meridione italiano.

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Del vivere e dell’abitare nell’area del Belice, a Contessa Entellina, contiamo di intrattenerci sul blog per qualche tempo sul blog.

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (8)
 Siamo cittadini

=. = = Lo siamo perché godiamo 

della libertà di coscienza, 

di stampa, di religione.

= =Auspichiamo l’eguaglianza

 dei cittadini tutti nei 

riguardi della legge,

= = = Parteggiamo per la divisione dei

poteri pubblici, comunque privati 

di ogni assolutismo.

_  _  _ 

Essere cittadini significa partecipare attivamente alla vita di una comunità, locale o globale, assumendosi responsabilità e diritti all'interno di un ordinamento giuridico. Implica consapevolezza del proprio impatto sociale, rispetto delle regole, tutela dell'ambiente e contributo al benessere comune, superando la delega passiva.


venerdì 6 marzo 2026

I giornali

 L’Europa priva di una voce unica, e Trump mostra un’immagine dell’Occidente imperiale.

La tensione è esplosa il 3 marzo
2026
, in seguito al rifiuto della
Spagna di concedere agli Stati Uniti
l'uso delle basi militari di 
Rota 
Morón per operazioni legate
all'offensiva militare statunitense
e israeliana contro l'
Iran 
(denominata 
Operation
Epic Fury
)






Cosa ha detto Sánchez:
—«Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno»; 
—«Non si può giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone»; 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica»; 
—«La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se siamo dalla parte della pace e del diritto internazionale»; 
—«A un atto illegale non si può rispondere con un altro; è così che iniziano i grandi disastri dell'umanità». 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha aggiunto. 
Sánchez ha semplicemente negato l'uso delle basi spagnole citando il rispetto del diritto internazionale. Trump ha definito la Spagna un "alleato terribile" e ha affermato che gli USA potrebbero usare le basi "se volessero", indipendentemente dal permesso locale ed  ha ordinato al Segretario del Tesoro Scott Bessent di immediatamente "interrompere ogni affare" con la Spagna. 

L'annuncio ha scosso l'Unione Europea, poiché la politica commerciale è di competenza esclusiva dell'UE e non dei singoli stati membri.

 In questo contesto il premier spagnolo è diventato il campione globale di chi disapprova la guerra scatenata da Usa e Israele ma non vuole essere ridotto a fiancheggiatore dell’Iran. 



La Letteratura (23)

 Fermenti letterari
Gli studi letterari rivestono una rilevanza
fondamentale nel mondo contemporaneo,
 
agendo non solo come custodia della
memoria culturale, ma anche come
strumento critico essenziale
per interpretare la complessità
della società moderna
.

Essi promuovono lo sviluppo dell'empatia, 
migliorano le capacità cognitive e 
analitiche e permettono di esplorare la 
condizione umana attraverso l'esperienza 
vicaria delle storie.
 La letteratura consente 
di immergersi in mondi e prospettive 
diverse, allenando la capacità di 
comprendere l'altro e di analizzare la 
realtà in modo critico. Studi mostrano 
una correlazione tra la lettura e 
l'aumento delle capacità di introspezione, 
migliorando la conoscenza di sé.




Per tanti la letteratura consiste in una esperienza extratemporale quasi circoscrivibile entro uno spazio extraterritoriale, e così facendo affermano e praticano una sorta di sua inviolabilità, fondata sulla separatezza del suo universo parallelo, dei suoi contenuti, e delle sue forme. Secondo altri invece la letteratura non ha mai mancato di costituirsi come storia: storia di se stessa, delle opere e degli individui che la compongono vivendo tutto insieme di interrelazioni, e di quella storia generala  delle “civiltà “ o ‘nazioni’ (nel senso che Vico da’ a questo concetto), dove la parola e’ fondamento di cultura, anzi genera ed esprime cultura.

La parola non ha perduto la sua funzione, comunicativa espressiva formativa ricostruttiva, neppure misurandosi con la trasformazione radicale della cultura nelle società economicamente  evolute: misurandosi cioè con l’espansione  mondiale del suo raggio territoriale una volta limitato allo spazio euroasiatico  delle epoche precolombiane, e con la rivoluzione tecnologica che ha consentito l’unificazione telematica del pianeta, la concentrazione dei suoi innumerevoli habitat  nel “villaggio elettronico” attraverso la comunicazione per immagini. Certo nella trasmissione degli eventi l’immagine produce effetti più sensibili, eppure la parola continua a dire quello che ha sempre detto oralmente e per iscritto, persino acquistando nella reciprocità del rapporto nuove possibilità di valorizzazione. Semmai, la crisi della parola fu un fenomeno protratto molto a lungo nei secoli succeduti al collasso in Occidente della società classica mediterranea. Quei secoli lontani, definiti bui, in realtà furono soltanto fuochi: l’alfabeto visivo prevaleva su quello scritto, i libri scarseggiavano, ma dal Sud al Nord del continente l’Europa cristiana disegnava un paesaggio comune di chiese e castelli prima che di città  e dentro i nuovi templi le figure al posto delle lettere rendevano visibili un racconto verbale latente.

Non era stata però la concorrenza dell’immagine a provocare la crisi della parola; essa fu piuttosto coinvolta nel declino di una civiltà che ne aveva esaltato le funzioni e il valore nelle varie articolazioni, politiche giuridiche artistiche della sua vita sociale. Allo stesso modo, ai nostri giorni tra cultura dell’immagine e cultura della parola non c’è dissidio, contrariamente a quanto possano pensare rassegnati o allarmati i nostalgici dell’universo Gugenberg, vale a dire della carta stampata, del cui futuro non dubitiamo.

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La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano
 (7)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere



=. =. = Nella sofferenza gli animali sono nostri pari.

=  =  = Il dolore, e’ dolore, indipendentemente dal

fatto se sia il tuo, il mio o quello di qualcun altro.

=. =. = La misura in cui gli animali non umani

provano sofferenza e’ ciò di cui dovremmo tenere

conto quando prendiamo decisioni  relative alla

loro vita, astenendoci quindi da attività che 

possano procurargli dolore.


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Peter Singer, noto non solo in ambito accademico, è considerato il padre fondatore del movimento di liberazione animale, come anche del movimento dell’ "altruismo efficace". Ritenuto uno dei filosofi più influenti al mondo, avendo contribuito in modo fondamentale a cambiare la percezione del mondo animale e a ripensare i doveri morali nei confronti dei Paesi più poveri, nel 2021 ha ricevuto il Berggruen Prize, considerato il premio Nobel per la filosofia. Filosofo utilitarista australiano è il padre del moderno movimento per i diritti degli animali, celebre per il libro Liberazione animale (1975). Sostiene l'antispecismo, argomentando che la capacità di soffrire, e non l'intelligenza e’ il criterio fondamentale per la considerazione morale.