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martedì 11 agosto 2026

C’era l’America degli immigrati (2)

Per alcune pagine ci piace evocare l’America dei nostri nonni, quella dov’è si emigrava e si veniva accolti per svolgervi lavori duri ma dignitosi e si acquisiva uno stile di vita che in madre patria era difficile mantenere. Era un’America che nulla aveva a che fare con i Trump e con i discorsi inattendibili per orecchie ed intelligenze umane e democratiche oggi consolidate in tutto l’Occidente.

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Il Far West (o Vecchio West)
indica i territori occidentali
degli Stati Uniti compresi tra
il fiume Mississippi e la
costa del Pacifico, celebri
per l'espansione dei pionieri,
la corsa all'oro e la cultura
 dei cowboy. L'area geografica
principale tocca stati simbolo
 come 
California, Arizona e
Uta.

 Il periodo più intenso
va dalla fine della guerra
civile (1865) fino al 1890
circa.




 
Un poco di Storia
in ottica socio-economica

Nel 1760 il Canada passò all'Inghilterra, che ebbe anche la Florida. 20 anni dopo gli spagnoli se la ripresero; intanto la Gran Bretagna aveva allargato i suoi interessi attraverso la Compagnia della Baia di Hudson e il commercio delle pelli comprate per pochi spiccioli dagli indiani resistette fino al 1870.

Non ebbe l'Alaska, perché era dominio russo. Nella seconda metà del Settecento le 13 colonie inglesi si costruirono l'indipendenza. Ormai si erano scoperte grandi ricchezze, si erano impiantate le prime industrie e la Gran Bretagna le sottomise a un controllo ferreo per non disperdere neanche una briciola di quel ben di Dio. Pretese di essere l'unica destinataria delle esportazioni e l'unica fornitrice dei prodotti da importare che, anche se venivano da altri Paesi, dovevano prima fermarsi in Inghilterra per pagare dogane e mediazioni. In America potevano svilupparsi solo le industrie utili all'Inghilterra e quelle in concorrenza non avevano futuro. Le richieste di tasse aumentavano giacché la loro entità non era più fissata dalle assenblee locali, ma dal parlamento di Londra dove le colonie non avevano rappresentanti che le tutelassero. Il primo moto d'indipendenza cominciò con alcuni giovani che nel porto di Boston, fingendosi facchini, buttarono in mare 340 casse di tè gravate dal dazio, l'Inghilterra chiuse il porto finché non fosse stato risarcito il danno. Ma ormai il Nordamerica aveva armi, navi, soldati, e nel 1775 volarono le prime pallottole; l'anno dopo l'indipendenza era una realtà che venne formalmente riconosciuta nel 1783. 


Lo Stato federale fu costruito in breve tempo: nel 1803 per 15 milioni di dollari si acquistarono dalla Francia gli oltre 2 milioni di kmq della Louisiana. Nel 1819 la Spagna vendette la Florida (153.000 kmq) per 5 milioni di dollari. Nel 1845 il Texas (oltre 3 milioni di kmq) si staccava dal Messico e chiedeva la fusione con gli Stati Uniti che pagavano il suo debito pubblico di 7 milioni e mezzo di dollari.


Iniziava così l'epopea del Far West a danno degli indiani. L'anno dopo fu annesso l'Oregon; nel 1848, dopo la guerra contro il Messico, la California, l'Arizona, il Nuovo Messico. L'unificazione era costata poco più di 50 milioni di dollari. L'immenso territorio aveva meno di 4 milioni di abitanti dei quali 757.208 erano schiavi negri e in più c'era la scarsa popolazione indiana. Quindi gli emigrati europei furono  i benvenuti e il livello demografico lievitò fino ai 105.710.620 nel 1920

Aree interne dell’Isola (2)

Contessa Entellina,
a partire dal 1870 circa,
è diventato un paese
di forte emigrazione
.
Molti abitanti sono
partiti verso gli Stati
Uniti (specie New
Orleans), la Germania,
la Svizzera e il Nord
 Italia a causa della
carenza di opportunità 
lavorative.
New Orleans accoglie
una grande comunità
 di originari contessioti.
Altri flussi si dirigono
in Europa centrale
 (Germania e Svizzera)
 e nelle regioni del Nord
Italia.
Il calo demografico
continua nel tempo,
segnato anche dagli
eventi sismici 1968
e dalle difficoltà
economiche locali.
E più recentemente
dall’assenza assoluta
della “politica”, ossia
quell'insieme delle
attività, delle modalità
di governo e delle
decisioni che riguardano
la gestione pubblica e
la direzione di una
comunità.





 Contessa Entellina, e non solo

Aree interne, addio: come ripopolarle

Consentendolo la politica, ci pensa il non profit.


«Secondo i dati completi aggiornati al 2024 nei comuni delle aree interne risiede il 22,6% della popolazione italiana - spiega Antonella Bianchino, dirigente dell’Ufficio territoriale Area Sud di Istat - mentre il 9 per cento abita nei comuni periferici e ultraperiferici. Oltre il 36% della popolazione del Mezzogiorno vive in aree interne, al Nord la percentuale è inferiore al 15 per cento. Risiedere in un’area lontana dai servizi essenziali comporta inevitabilmente una condizione di marginalità economica e sociale che ha contribuito in modo significativo al declino demografico di queste aree negli ultimi settant’anni». 

Dal 1951 un comune su quattro delle aree interne perde sistematicamente popolazione. Fra questi rientra (purtroppo a ritmi accelerati) la nostra Contessa Entellina. 

Nei primi dieci anni del nuovo secolo c’è stata un’inversione di tendenza, ma poi il calo ha ricominciato a essere marcato.

 «Guardando alla dinamica della popolazione rispetto all’anno precedente - prosegue Bianchino - a fronte di una popolazione nazionale sostanzialmente stabile rispetto al 2023, i dati evidenziano in queste aree una flessione di 24.710 unità». Una diminuzione dettata in parte dal saldo naturale, in parte dalle migrazioni interne e solo parzialmente compensata dalle migrazioni dall’estero. 

Lo spopolamento delle aree interne ha un duplice effetto negativo: da una parte impoverisce gli ecosistemi e il patrimonio territoriale, dall’altra riduce la sicurezza e la qualità della vita delle persone che continuano a viverli.

Vivere nelle aree interne della Sicilia, come ci capita nel Corleonese, offre sicuramente un contesto naturale e umano autentico ma si scontra con una viabilità secondaria e provinciale gravemente dissestata, trascurata e con politici che probabilmente non ne fanno uso. Le buche, le frane non riparate che permangono per mesi, anni ed oltre e l'isolamento logistico che complicano la vita quotidiana, i soccorsi sanitari e il lavoro agricolo e quello pendolare. E ovviamente non bastano le sterili feste paesane per far dimenticare il disagevole vivere i servizi amministrativi e sanitari dislocati nei centri maggiori: Corleone o Sciacca.


(Segue)

lunedì 10 agosto 2026

Sfogliando i giornali (1)

Nelle prime pagine dei
quotidiani, i tre temi caldi del
dibattito mediatico riguardano
il caso Report-Ranucci, lo
scontro internazionale sulla
sospensione del trattato
di Schengen e l'attacco
frontale di 
Massimo
Cacciari
 al centrosinistra.


 Caso Ranucci

L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Rai «Report». 

L'attentato era avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia, vicino Roma: un ordigno artigianale era stato fatto esplodere sotto la casa del giornalista.

Il caso Migranti e Schengen

La sospensione da parte dell’Italia delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, davanti ai gravi fatti di Ceuta, è stato un errore politico. Perché ha accentuato, l’isolamento politico del governo Meloni nell’Unione europea. L’iniziativa italiana ha dato il là alla strumentalizzazione delle regole europee in chiave interna (contro la concorrenza sovranista a destra) proprio nel momento in cui sarebbe stato invece necessario un maggiore grado di solidarietà tra tutti i Ventisette. Senza quello spirito non si difendono le frontiere comuni, non si garantisce la sicurezza interna, non si tutelano gli interessi nazionali. E le regole esistenti, per quanto le si voglia  forzare, alla fine valgono poco.p.

Senza quello spirito non avremmo mai avuto, nel 1993,il mercato .

E’ amaro cogliere che nel 2026 le leadership europee, di destra e sinistra,  non hanno il coraggio di sostenere la libertà di circolazione delle persone (oltre che delle merci, dei capitali e dei servizi) perché terrorizzate dai vari Vannacci, Abascal e Weidel. Sarebbe un gesto di grande avvedutezza se il governo Meloni richiamasse l’importanza dello spirito - ammesso che ancora lo condivida - e tornasse subito nell’alveo delle regole di Schengen, rilanciando la collaborazione sulle reali minacce alla nostra sovranità. Non sarebbe il cedimento a un ricatto fuori posto, ma la dimostrazione di una coraggiosa comprensione della gravità di quello che è accaduto (l’accantonamento della libera circolazione nella costituenda Unione Europea).

Cosa pensa dei Partiti Massimo Cacciari?

Il campo largo a Sinistra? Un’unità politico-strategica non può nascere soltanto dal primum vivere. Il premio di maggioranza costringe a fare la coalizione, questo è ovvio, ma non si può pretendere che da un motivo così — sopravvivere elettoralmente — nasca un’alleanza strategica vera. Mi sembra evidente. Le coalizioni serie si costruiscono sulla base di analisi, di dibattiti, attraverso mozioni congressuali che stabiliscano modalità, termini e limiti dell’alleanza. E soprattutto nascono da partiti con un’organizzazione solida e gruppi dirigenti altrettanto solidi.

 L’unità manca dentro il Partito democratico tanto quanto dentro il Movimento 5 Stelle. Parlo di quell’unità che nasce da un confronto, magari anche duro, al termine del quale la linea è quella di chi ha vinto quello scontro, ma che prima ha ascoltato le idee degli altri. 

  Ciò che dico è una verità lapalissiana. Io mi posso permettere il lusso, del tutto inutile, di dirlo ad alta voce. Se me lo si chiede, rispondo quello che penso. Anche se, ormai, è tempo perso: il dibattito politico è ridotto a un derby tra tifosi dell’Inter e tifosi del Milan.

C’era l’America degli immigrati (1)

 Per alcune pagine ci piace evocare l’America dei nostri nonni, quella dov’è si emigrava e si veniva accolti per svolgervi lavori duri ma dignitosi e si acquisiva uno stile di vita che in madre patria era difficile mantenere. Era un’America che nulla aveva a che fare con i Trump e con i discorsi inattendibili per orecchie ed intelligenze umane e democratiche oggi consolidate in tutto l’Occidente.

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Gli Stati Uniti nacquero e
crebbero grazie a imponenti
ondate migratorie
.
Fin dalla
fondazione, il Paese ha
aperto le porte a popoli da
tutto il mondo, plasmando
una nazione multietnica
fondata sull'accoglienza e
sulla spinta di milioni di
persone in cerca di terra
e libertà. 
La giovane
nazione aveva bisogno
di manodopera e di
popolare vasti territori,
incentivando l'arrivo di
nuovi coloni per sostenere
la crescita economica e
demografica.
Dalla metà del XIX secolo
e poi all'inizio del Novecento
 
 le provenienze si
spostarono verso l'Europa
meridionale e orientale,
portando milioni di
italiani, slavi ed ebrei.



Un poco di Storia,
in ottica socio-economica
I primi esploratori avevano considerato il Nuovo Continente un immenso, ricchissimo territorio da spartire tra le potenze europee.

Gli spagnoli si assicurarono la California, il Colorado, l'Arizona, il Nuovo Messico; i portoghesi occuparono il Brasile; tra il Seicento e il Settecento, inglesi, olandesi e svedesi si stanziarono lungo la costa orientale. 


Compagnie coloniali munite di patenti governative organizzavano i loro stabilimenti creando centri abitati e basi commerciali.


 Arrivavano    gruppi di fuggiaschi per motivi politici e religiosi: gli ugonotti francesi, protestanti, massacrati prima in patria e poi dagli spagnoli; i «Pilgrim Fathers», padri pellegrini puritani. Essi raggiunsero la Nuova Inghilterra, ossia quel tratto che oggi comprende il Maine, il Massachusetts, il New Hampshire, Rhode Island, il Vermont, il Connecticut, e furono i capostipiti di quella cultura «yankee» democratica e intransigente che fu l'anima dell'America. Nella Georgia dei Cherokee e dei Creek il primo gruppo di coloni fu costituito da debitori che avevano preferito espatriare anziché scontare la pena in carcere. Al Nord si formò una popolazione di piccoli coltivatori, giacché il clima rigido limitava l'agricoltura e consentiva solo la crescita di cereali. Sulla costa s'impiantarono le più lucrose attività della caccia, della pesca e i primi commerci. La borghesia non esisteva, le scuole erano di là da venire, come del resto le industrie.


Al centro e al sud, invece, si andava formando un'aristocrazia agricola con estesi possedimenti in cui lavoravano gli schiavi negri importati; i raccolti di tabacco, indaco, riso, zucchero e più tardi di cotone permisero il formarsi di grandi patrimoni.

Proprio per l'organizzazione sociale improntata a principi democratici di liberi stanziamenti e di libero commercio, la colonizzazione inglese ebbe maggior fortuna, mentre la Francia, che interveniva nei suoi possessi canadesi con l'imposizione di monopoli, con sistemi feudali di spartizione delle terre, con lo strapotere ecclesiastico, scoraggiava l'emigrazione, e quella popolazione di coatti era troppo scarsa per poter sfruttare il Canada. 


I pochi trasferiti con la forza si dedicavano alla caccia e al commercio delle pelli e finirono con l'essere assorbiti dalla popolazione locale.


(Segue)

Aree interne dell’Isola


Il Castello di Calatamauro è
un'
antica fortezza medievale
situata su un picco roccioso a 
764 metri s.l.m. nel territorio
comunale di Contessa Entellina,
in provincia di Palermo
. Il sito
fa parte dell'area geografica
della 
Valle del Belice.

Periodo bizantino e arabo
:
Probabile fondazione bizantina,
divenne poi un'importante
roccaforte musulmana. Il
nome stesso deriva dall'arabo 
Qal'at tāmūr (Fortezza di Tamur).

Epoca federiciana
:
Nel XIII secolo, sotto
Federico II, assunse un ruolo
militare strategico cruciale
come base contro i
musulmani in rivolta
nella vicina Entella. Venne
inserito tra i 
castra exempta 
(castelli demaniali sotto
il controllo regio diretto).


Guerra del Vespro: Nel
corso dei Vespri Siciliani,
la fortezza fu distrutta dai
 corleonesi.








Contessa Entellina, e non solo

Per alcune pagine del blog ci soffermeremo sulle  aree interne, una colonna dorsale dell’Italia, del Meridione e delle Isole, sopratutto: lontane dai centri urbani, prive o quasi di infrastrutture e servizi, economicamente fragili e abitate per lo più da popolazione di età avanzata. 

Hanno quasi tutte caratteristiche simili: stanno in collina o in montagna, ma non solo, in piena estate molti italiani invidiano il loro clima (ritenuto) più temperato rispetto al caldo torrido e oppressivo delle grandi città. Magari diventano meta di un breve periodo di vacanza, ma il coraggio e l’ambizione di sceglierle come residenza toccano ancora pochi centri, forse quelle dove le Amministrazioni Comunali sono culturalmente attrezzate e non hanno Associazioni pro-visitatori da ritenere non allineate.

Nelle aree interne della nostra Sicilia le offerte di lavoro sono poche e sarebbero tutte da inventare. Tuttavia, pur essendo difficili da abitare, e’ proprio dalle aree interne che passa un pezzo fondamentale del futuro del nostro Paese anche e soprattutto per le risorse da scoprire, per la qualità della vita che possono offrire, per la necessità di proteggere questi terreni nell’interesse e in chiave di prevenzione di possibili disastri naturali. 

Se guardiamo ai numeri la fotografia delle aree interne è impietosa considerando anche il crescente invecchiamento di chi le abita. Non basta: il trend non si sta invertendo nonostante da qualche anno sia stata attivata una Strategia nazionale di rilancio. E soprattutto ci sono sempre meno giovani, anche perché i servizi per l’infanzia sono carenti. Ma è opportuno ripeterlo, perché è vero e le potenzialità ci sono: recuperare l’abitabilità di queste aree e sostenere la capacità di resilienza in quella parte di società civile che sceglie di viverci, impegnandosi per migliorarne le condizioni, è una scommessa che vale la pena perseguire. Per più di un motivo. 

Sempre che la politica amministrativa sia all’altezza del compito.

(Segue)


domenica 9 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Il prologo del Libro che
stiamo trattando 
è rivolto al 
destinatario dello
scritto: un certo
Teofilo, nome di 
un personaggio
sconosciuto.
Cmq. Teofilo
significa “amico
di Dio”. 
Verosimilmente
San Luca
si rivolge
ai lettori.







Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

La III sezione (cc. 13-20) e’ dedicata tutta ai viaggi missionari di Paolo, che lo portano prima in Asia , poi anche in Macedonia e Grecia e che lo spingono, inoltre, a rendersi sempre  sempre più conto del parziale fallimento della missione ai giudei e della necessità di rivolgersi ai pagani. Inizia con la menzione  di un nuovo gruppo, quello dei cinque profeti e dottori (o maestri) di Antiochia, tra i quali Barnaba e Paolo, che vengono scelti dallo Spirito Santo per la missione. 

Centro ideale della sezione é il concilio di Gerusalemme (c. 15), che è collocato tra il primo viaggio missionario e gli altri due e sancisce la legittimità di ammettere nella chiesa i pagani convertiti, senza imporre loro l'obbligo di osservare la legge dei giudei, ma semplicemente alcune regole minime di convivenza.

 Il racconto in questa sezione segue uno schema abbastanza fisso: predicazione di Paolo, e dei suoi compagni, nelle sinagoghe, con duplice esito: sia conversioni sia ostilità e persecuzioni, quindi il trasferimento altrove. Anche Paolo vive l'esperienza di una liberazione miracolosa dal carcere a Filippi. Già con 19,21 si preannuncia il viaggio a Gerusalemme, con cui inizierà l'ultima parte. E si può notare che in 19,20 abbiamo l'ultima ripresa del ritornello sulla crescita della parola di Dio (cfr. 6,7 e 12,24). La sezione si conclude idealmente con il discorso di addio di Paolo a Mileto.

La IV sezione (cc. 21-28) è raccolta intorno alla testimonianza che Paolo rende a Gerusalemme, ma che lo porta anche a Roma: le due tappe sono sentite come strettamente collegate (cfr. 19,21; 23,11). Quasi tutta la sezione parla di persecuzioni, complotti e processi di cui Paolo è vittima, a Gerusalemme e a Cesarea, e in essa acquistano rilievo i tre importanti discorsi che Paolo pronuncia a Gerusalemme, alla folla dei giudei (c. 22), a Cesarea, davanti al governatore Felice (c.24), sempre a Cesarea, davanti al governatore Festo e al re Agrippa (c.26). 

Il viaggio per mare e la drammatica scena del naufragio e del salvataggio, che assumono un significato di prefigurazione simbolica della missione nel mondo, separano le vicende palestinesi dal soggiomo romano che conclude l'opera in una situazione aperta.

 Si può considerare un epilogo il sommario di 28,30,31, che richiama alcuni temi del prologo (Regno, Gesù Cristo).

=. =. =

=. =. =

Secondo San Gregorio Nazianzeno (noto anche come Gregorio il Teologo; Arianzo, 329 circa – Nazianzo, 390 circa) “Dio e’, nel mondo invisibile, ciò che il sole e’ nel mondo visibile: sorgente di luce…Il sole illumina gli occhi, Dio la mente. Il sole e’ ciò che di più bello vi sia fra le cose che vediamo, Dio lo è tra quelle che conosciamo”.


In realtà, pare che San Gregorio, con questa frase abbia ripreso il pensiero che già fu di Platone.

9 Agosto

France LoJacono
e’ venuta meno
all’età’ di 106 anni
e 6 mesi
il 9 Agosto 2024
Il peso della coincidenza

Il  9 agosto rappresenta una coincidenza profonda per chi unisce nello stesso giorno il proprio compleanno e il lutto per la perdita della madre, trasformando una data di nascita in un anniversario di memoria e di assenza.

Si tratta di una giornata in cui si:

-Sovrappone la gioia della vita alla tristezza del distacco,

-Rende difficile festeggiare il proprio giorno con leggerezza,

-Trasforma il compleanno in un momento di riflessione intima,

-Facilita il valore del legame materno che resta vivo dentro di sé.



sabato 8 agosto 2026

Italia/Spagna: un confronto non calcistico

 

Il confronto politico tra Italia e
Spagna si è trasformato, 
nell'agosto
2026, in una dura crisi diplomatica
ed istituzionale focalizzata sulla
gestione dei flussi migratori e
sulla sospensione del trattato di
Schengen
. Il culmine delle tensioni è
scaturito dalla decisione del governo
italiano di introdurre controlli alle
frontiere interne a seguito dell'arrivo di
circa 72.000 migranti nell'enclave
spagnola di Ceuta.
La divergenza ideologica riflette due
opposti modelli di governance e
di posizionamento europeo, guidati
rispettivamente dalla Premier italiana
Giorgia Meloni e dal Primo Ministro
spagnolo Pedro Sánchez.

La ritorsione della Spagna: 
A partire dalla mezzanotte di sabato
8 agosto, Madrid ha reintrodotto
per ritorsione i controlli
temporanei di frontiera su tutti
i collegamenti aerei e marittimi
provenienti dall'Italia, colpendo
porti e aeroporti.

Mentre Palazzo Chigi tenta di
minimizzare lo scontro definendo
la misura come "non ostile" verso
un Paese amico, gli analisti europei
rilevano che si tratta di una sfida
meramente politica e ideologica,
cavalcata da entrambi i leader
per logiche di consenso interno.


A Bruxelles ora si temono altre ripercussioni politiche. 

C’è la preoccupazione che la Ue possa dividersi lungo un fronte tutto politico: conservatori da una parte, progressisti dall’altra. Senza contare che, storicamente, le soluzioni dei problemi si allontanano se Germania e Francia si schierano su versanti opposti.

La discussione giuridica sulla «Carta di Schengen» sta accendendo un contrasto forse senza precedenti tra due soci europei. La «Carta di Schengen» (articolo 25) consente a uno Stato della Ue di ripristinare i controlli alla frontiera, anche «in una situazione eccezionale caratterizzata da spostamenti non autorizzati improvvisi e su vasta scala di cittadini di Paesi terzi tra Stati membri». Il punto è che il provvedimento va notificato alla Commissione e a tutti gli altri partner. La Spagna contesta all’Italia di aver adottato questa misura «in modo unilaterale».

L’Italia risponde che il Regolamento non prevede ultimatum come quello di Pedro Sánchez. Nello stesso tempo, le norme assegnano un ruolo di mediazione alla Commissione europea, che finora non si è visto. Anzi, l’esecutivo di Bruxelles rischia di spaccarsi. Tra i sei vice presidenti esecutivi figurano la socialista spagnola Teresa Ribera e l’italiano Raffaele Fitto, di Fratelli d’Italia. A cascata, gli effetti potrebbero estendersi ai rapporti tra i Popolari e i Socialisti, le due formazioni che insieme appoggiano Von der Leyen.

Agosto

 

Per  il caldo estremo si muore
Quando la temperatura interna
supera i 40-41 °C, il corpo non
riesce più a raffreddarsi
. Questo
provoca il collasso degli organi
vitali, gravi danni al cervello e
problemi al cuore. Le categorie
più a rischio sono gli anziani, i
malati e chi lavora all'aperto.


Per il caldo si parla di ondate e sembra che non piova più, ci sono solo nubifragi e grandinate. L’afa opprimente dicono alcuni che ci sia sempre stata, ma a dirlo sono tutti coloro che negano i danni del cambiamento climatico. In verità, la sensazione è che viviamo l’esasperazione dei fenomeni estremi e l’allarme lo lanciano più scienziati.

 Stiamo assistendo all’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. 

  Le statistiche sui morti sul lavoro dicono che sono ormai stabilmente un centinaio al mese, nel clamore degli annunci e nella povertà dei fatti: le ispezioni all’Inail diminuiscono perché gli ispettori sono sempre meno. 

  Le vittime del caldo non si sa, peraltro, bene neanche in quale statistica contarle. 

Come difendersi dal caldo estremo
  • Bere molta acqua e mangiare frutta fresca.
  • Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata.
  • Restare in luoghi freschi o con aria condizionata.
  • Non fare sforzi fisici intensi sotto il sole.
  • Controllare spesso le persone anziane o fragili.

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.

venerdì 7 agosto 2026

Il gusto della riflessione (14)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La differenza

fra vivere ed esistere.

Guardatevi attorno: 

tutti vivono, solo alcuni esistono. 

Vivono, ma non esistono, 

perché in-sistono, 

perché cioè si collocano dentro, 

dentro la catena, 

alimentare e di altro tipo, della vita. 


Alcuni, invece, e-sistono, 

hanno il coraggio di collocarsi fuori, 

di esistere nel senso radicale del 

termine indicato dalla filologia.

 E così vanno alla ricerca della 

forza di essere migliori.

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Vito Mancuso

La riflessione riportata e’ di Vito Mancuso, noto teologo laico, filosofo e saggista italiano, apprezzato per le sue riflessioni sulla spiritualità, l'etica e il rapporto tra fede e scienza. In questa società, intende evidenziare che ciascuno di noi vuole essere il migliore,  nessuno -a suo dire- si cura di essere semplicemente e autenticamente migliore: cioè di lavorare su di sé, individuare i propri vizi, estirparli, far fiorire le virtù e così non limitarsi a vivere ma iniziare a esistere.

 La differenza tra vivere ed esistere sta nel passaggio dalla semplice presenza al mondo alla piena consapevolezza di séEsistere (dal latino ex-sistere, venire fuori) significa esserci, occupare uno spazio e compiere atti biologici elementari. Vivere significa invece aggiungere a tutto ciò un senso profondo, fatto di emozioni, scelte e passioni. Significa dare una direzione al proprio tempo e fare scelte autonome. Significa esprimere la propria essenza e lasciare un segno autentico del proprio passaggio.

Il Vivere supera la dimensione puramente materiale per abbracciare la sfera emotiva, intellettuale e spirituale dell'essere umano.