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domenica 24 maggio 2026

24 maggio

La guerra carneficina

 La guerra era cominciata il 24 maggio del 1915. Sembrerà incredibile ma per quella guerra che gli italiani combatterono contro l’Austria furono chiamati alle armi quasi sei milioni di italiani. Fra quelli ci fu il mio nonno paterno, di cui porto nome e cognome. Era sposato e già padre di cinque figli e però, per motivi che egli nei suoi racconti non mancava di riferire a noi nipoti, fu incluso nell’elenco dei reclutabili. Le classi mobilitate per quella guerra andavano dai nati nel 1874 ai nati nel 1900, ossia da chi possedeva quarant’anni a chi ne possedeva appena diciassette.

In quella prima guerra mondiale, a
ritrovarsi a combattere nella
 battaglia della Bainsizza (agosto
1917) correndo
il grave rischio di perdere la vita, ci fu il 
nonno paterno di chi scrive queste righe,
Domenico Clesi, di cui porto
nome e cognome.
Quella battaglia comportò 
enormi perdite da parte italiana,
 con 40.000 morti, 108.000 feriti
e 18.000 prigionieri per l'Italia

Nei ricorrenti racconti a
noi nipoti, di quella battaglia,
il nonno ammetteva sempre
di essere stato fortunato, di
esserne uscito vivo. Diceva
che si trattò di una carneficina
avvenuta fra sottovalutazioni
e carenze dei comandi italiani.
Il 29 agosto Cadorna decise di
arrestare 
l’offensiva, che ormai
si era inaridita. I combattimenti,
molto sanguinosi, proseguirono
anche ai  primi di settembre, ma
si trattava di un’attività di logorio,
che non spostava
 gli equilibri. Alla fine
circa 400
dei 600 battaglioni italiani
impiegati  avevano perso da
metà ai due terzi dei
loro effettivi
 Il comando italiano
aveva trascurato le difficoltà
logistiche  dell’offensiva: la
Bainsizza è infatti
un altopiano impervio, povero di
strade, per cui dopo il primo slancio
divenne assai
faticoso, in mancanza di efficienti
vie di comunicazione, alimentare
lo sforzo dei reparti in prima linea
con rifornimenti  adeguati.












Durante quei tre anni e mezzo di guerra i morti italiani furono 650mila (di cui 100mila da prigionieri). Mai tanti abitanti nella storia precedente dell’Italia unita erano stati coinvolti tutti insieme, in un compito comune e drammatico,  ed al quale era messa in gioco, secondo la parola d’ordine ufficiale, la sopravvivenza nazionale.

  Gli elenchi dei caduti comparvero ben presto nella più vasta campagna monumentale che mai si fosse conosciuta, nome per nome, comune per comune, meticolosi e inesorabili, erano e restano ancora ai nostri giorni la prova che all’impresa e all’ecatombe a cui tutti avevano preso parte, dal Gottardo a Lampedusa e tutte le comunità avevano pagato un prezzo. A Contessa E. il numeroso elenco dei caduti del luogo e’ riportato sulle lapidi esposte sul prospetto della Chiesa delle Anime Sante, in piazza. 

  Sul fronte interno, migliaia di operai furono militarizzati per ragioni di ordine pubblico e per assicurare la produzione nei settori vitali dell’economia di guerra. La guerra non poteva rinunciare a nessuna energia materiale, morale e immaginaria, e aveva bisogno di tutti, senza distinzioni di professione, di genere, di età. Quel rimescolamento, a dire di più scrittori, rese gli italiani più simili tra loro e più vicini agli altri europei. Contadini meridionali, contessioti che non erano mai stati nemmeno a Palermo e contessioti che già erano stati a New Orleans ed erano rientrati, si ritrovarono tra le montagne del Trentino. Contadini analfabeti e pastori fecero conoscenza della tecnologia e dell’organizzazione incarnate nelle artiglierie, nei lavori del genio militare. Da semianalfabeti dovettero imparare a interpretare le informazioni essenziali utili alla loro salvezza. Abituati per lo più ad esprimersi in dialetto, e quelli di Contessa in arbereshe, per intendersi dovettero elaborare tutti una specie di lingua comune: l’italiano popolare.

    

La domenica è fatta per riflettere

 

Nel libro degli Atti degli Apostoli,
 le date non sono semplici indicatori
cronologici, ma possiedono un forte
 valore simbolico e teologico

Le principali ricorrenze e finestre
temporali scandiscono il passaggio
dall'ebraismo al cristianesimo e
l'espansione della Chiesa dalle origini
fino a Roma:

= i 
Quaranta Giorni
 (\(40\)):
 Questo numero ricorre all'inizio
del testo, indicando il tempo in cui il
Risorto istruisce gli apostoli prima
dell'Ascensione. Nella tradizione biblica,
 \(40\) giorni rappresentano sempre
un tempo di preparazione, transizione
e maturità spirituale (come i \(40\)
anni di Israele nel deserto o i \(40\)
giorni di Gesù).
= 
l Giorno della Pentecoste (\(50\)
giorni):
 Celebrato cinquanta giorni
dopo la Pasqua, questo giorno è il
cuore teologico degli Atti. Simboleggia
il compimento dell'Antico Testamento e
il dono dello Spirito Santo. Se l'Antica
Alleanza era stata data sul monte Sinai,
la Nuova Alleanza viene ora scritta
nei cuori di tutti i popoli, parlando lingue
diverse.


Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Date simboliche

 Carica di significato simbolico è l'annotazione che Pietro viene arrestato (per la terza volta) da Erode proprio quando "erano i giorni degli azzimi" (12,3), che richiamano i giorni in cui anche Gesù venne arrestato e incominciò la sua passione (cfr. Le 22,1.7). Una seconda menzione dei giorni degli azzimi si ha negli Atti in 20,6, di nuovo in rapporto al viaggio di Paolo verso Gerusalemme (il gruppo salpa da Filippi, "dopo i giorni degli azzimi").

Subito dopo si ha un'altra indicazione allusiva: la riunione eucaristica, a Troade, "nel primo giorno della settimana" (20,7), ossia nello stesso giorno della risurrezione di Gesù (cfr. Le 24,1) 58: non a caso, in occasione di questa riunione Paolo compirà il miracolo della risurrezione del giovane Eutico. Il suo viaggio verso Gerusalemme, dunque, si svolge nei giorni "sacri" tra la Pasqua e la pentecoste, ed è in qualche modo consacrato da questa eucaristia "domenicale", che, non solo ricorda la risurrezione di Gesù, ma la rinnova concretamente ridonando la vita a un ragazzo morto.

Ma, a proposito di questo giorno, "il primo della settimana" (solo successivamente diventerà la nostra "domenica"), vale la pena di prendere in considerazione le menzioni del "sabato", che sono più numerose (nove volte). Il sabato compare all'inizio degli Atti (1,12) a proposito della distanza tra monte degli Ulivi e Gerusalemme, indicata come "la distanza permessa in giorno di sabato": questo cenno sembra suggerire un atteggiamento di osservanza del precetto giudaico da parte degli apostoli. 59 Ma il sabato è poi quasi sempre richiamato in rapporto con l'usanza rituale di andare, di sabato, in sinagoga per leggere e spiegare la Scrittura. 60 Si tratta di un'usanza giudaica, che viene però mantenuta dai cristiani, sulle orme, del resto, di Gesù (cfr. Lc 4,16). Paolo la rispetta costantemente durante la sua predicazione, almeno per un certo periodo (13,14.44; 16,13; 17,2; 18,4). Ma, dopo l'abbandono della sinagoga, che si verifica a Corinto (18,7), anche l'osservanza del sabato non viene più menzionata. Successivamente abbiamo, piuttosto, il ricordo della riunione comunitaria nel giorno della risurrezione di Gesù (20,7), che sembra suggerire il superamento del sabato e di ciò che il sabato rappresenta. A Roma, per l'annuncio ai giudei, viene fissato un giorno (28,23), senza che sia specificato quale.

—— ***——

Papa Leone XIV e una nuova Enciclica

A 135 anni dalla «Rerum Novarum» di Leone XIII, la Chiesa rimette al centro la persona e l’umanesimo, a fine Ottocento avvolta dalla rivoluzione industriale, oggi dal digitale e dall’intelligenza artificiale. 

 «Magnifica Humanitas», di Leone XIV, resterà nella storia come una delle encicliche più importanti, come la «Pacem in terris» di Giovanni XXIII e la «Humanae Vitae» di Paolo VI. Papa Prevost ha detto chiaramente di aver scelto il nome Leone in omaggio al lontano predecessore Leone XIII, che scrisse la Rerum Novarum per preparare la Chiesa e i fedeli ad affrontare la rivoluzione industriale. Oggi Leone XIV deve affrontare un’altra rivoluzione: quella dell’intelligenza artificiale. Che tra l’altro viene dal suo Paese, gli Stati Uniti d’America. 

Leone sa che non si ferma il vento con le mani e che un’enciclica non può arrestare il corso della storia. Ma ammonisce a mettere l’intelligenza artificiale, come ogni altra scoperta scientifica ed evoluzione tecnologia, al servizio dell’uomo, e non contro. L’intelligenza artificiale deve servire l’umanità; non cancellarla o sostituirla, per il profitto di pochi. Dopo la riproducibilità tecnica dei corpi, con la clonazione, siamo alla riproducibilità tecnica della mente. L’uomo si erge, o crede di ergersi, a creatore. 

Un’enciclica è uno strumento antico, fin dalla lingua, il latino, e fin dal nome, che in greco indica un messaggio destinato ad andare in circolo, ad arrivare a tutti, a farsi universale. 

___*___

Con l’espressione Sociologia della religione intendiamo, secondo più cultori, il comportamento religioso valutato nella vita pratica e nello stesso tempo il rapporto reciproco che sussiste fra esperienza religiosa e realtà socio-economica circostante.

sabato 23 maggio 2026

Parole frequenti sui media

 

deficit

Il deficit pubblico, o disavanzo, è la situazione economica in cui le uscite superano le entrate. In Italia per il 2025 il dato è al 3,1%, di poco sopra la soglia del 3% che permetterebbe l’uscita dalla procedura di infrazione Ue.

Le nuove regole Ue sui conti pubblici seguono un approccio basato su aggiustamenti di bilancio specifici per Paese. Gli Stati con un debito eccessivo sono tenuti a ridurlo in media dell’1 % all’anno se il loro debito è superiore al 90% del Pil, e dello 0,5% all’anno in media se è tra il 60% e il 90%. Se il disavanzo di un Paese è superiore al 3% del Pil, dovrebbe essere ridotto durante i periodi di crescita per raggiungere l’1,5% e creare una riserva di spesa per periodo con condizioni economiche difficili. Ogni Paese negozia con Bruxelles un piano di rientro che può essere in 4 o 7 anni.

L’impegno per un mondo migliore 1)

Il Rimboschimento: … si tratta sempre di individuare il motore per il cambiamento.

Il comune rientra nei progetti
focalizzati sulle aree forestali e
montane interne (come le
Foreste Corleonesi) sviluppati
con l'assistenza scientifica
dell'Università di Palermo
.






Il rimboschimento, a Contessa Entellina, ha avuto l’impulso iniziale e massimo per volontà del sindaco Di Martino a cominciare dagli anni sessanta del Novecento.   I programmi di rimboschimento in quegli anni Sessanta furono promossi per contrastare il dissesto idrogeologico, mitigare l'abbandono delle zone interne e sopratutto nelle intenzioni di Di Martino creare occupazione. Gli interventi si concentrarono nelle aree demaniali e montane, trasformando il paesaggio con l'introduzione massiccia di conifere (pino d'Aleppo e cipresso), pur non essendo originarie dell'isola.

  La priorità, come ricordato, non era solamente naturalistica ma serviva a trattenere il suolo sui rilievi franosi e garantire un lavoro continuativo alle maestranze locali impiegate nei progetti. Furono impiegate prevalentemente conifere mediterranee per la loro elevata capacità di adattamento a terreni aridi e degradati e sopratutto gli eucalipti. Ovviamente l’iniziativa puntava, oltre ai fini occupazionali che tuttora persistono, anche  a prevenire e frenare l’erosione di specifiche aree del territorio comunale. Quell’iniziale iniziativa di rimboschimento ha segnato fino ai nostri giorni sia vaste zone del territorio che una discreta fascia di popolazione coinvolta nei turni di lavorazione. Attualmente il territorio di Contessa Entellina è interessato da un importante piano di rimboschimento e riforestazione, un maxi-progetto della Città Metropolitana di Palermo (finanziato dal PNRR) che prevede la messa a dimora di ulteriori piante autoctone. Nelle aree boschive locali si stanno creando aree resilienti con aceri, querce, bagolari e frassini, così stando alla pianificazione.

Vivere nei piccoli centri

Strade deserte

 Il comune di Contessa Entellina, o di Campofiorito o di qualunque piccolo centro è molte cose insieme. E’ una comunità di persone che tendenzialmente non si sono scelte nel convivere in uno stesso luogo, ma che devono vivere all’interno dello stesso ambito umano, ambito sociale. Essi, come tutti i cittadini della Repubblica, e come quelli di tutti i paesi del mondo, sono chiamati a condividere le regole dello Stato (la Costituzione Repubblicana, le leggi ed i regolamenti)  e sopratutto i punti di vista molto diversi che sorgono, crescono e poi si affermano all’interno della “comunità “.  Non significa che ogni opinione va condivisa, però il punto di vista maggioritario seppure non condiviso va rispettato. Non vi è dubbio, che nell’ambito societario,  spesso può insorgere un tasso di litigiosità più o meno elevato, che comunque la Costituzione repubblicana ammette e consente purché il tutto si svolga nell’ambito delle precise regole democratiche

I piccoli comuni (sotto i 5.000
abitanti) affrontano criticità
strutturali molto più gravose
 rispetto alle grandi città
. Le
principali difficoltà includono
la 
carenza cronica di
personale
 qualificato, la 
scarsità di risorse finanziarie,
l'isolamento dai servizi
essenziali e la difficoltà nel
gestire la burocrazia.

La carenza di lavoro e il
progressivo ritiro di servizi pubblici
 o privati (sportelli bancari,
trasporti, uffici postali) accellerano
 l'abbandono, in particolare dei
giovani, lasciando comunità
con un'alta percentuale di anziani.



Ma si commetterebbe un errore a pensare che i contrasti, i punti di vista divergenti  riguardino solo opinioni o obiettivi socio-politici divergenti. In realtà la ragione profonda di molti punti di vista divergenti, all’interno di tutte le comunità  umane, ristrette o ampie, è legata a questioni di rispetto, di riconoscimento, di equità, persino di responsabilità verso gli altri, assieme -ovviamente- a obiettivi e visioni politiche, seppure tutte democratiche e però  divergenti.

A osservarli bene, i piccolo comuni (ma a maggior ragione i grandi) non sono altro che esempi del perché i governi nazionali  facciano fatica a gestire le spinte provenienti dai cittadini e dai diversi elettorati, oltre che dai partiti e dai sindacati. E però, proprio in quella fatica di puntare alla convergenza, sta la grande bontà della democrazia.

Non c’è dubbio che un sindaco di un piccolo comune come e’ Contessa Entellina, Campofiorito, o anche Bisacquino, non è paragonabile a un primo ministro, ma certamente tra i suoi compiti c'è, oltre al raggiungimento del consenso, anche quello di trovare soluzioni che mettano d'accordo le parti sociali (categorie sociali, organizzazioni culturali, organizzazioni varie). Per questo anche un piccolo comune potrebbe essere considerato come un vero e proprio asset, basti pensare alla questione dell'evoluzione energetica: le scelte, ogni scelta politica,  può essere strategica non solo per la realtà locale, ma anche per il Paese. E questo vale per altri aspetti come la sostenibilità, la tutela del lavoro, la capacità di visione per il domani.


E ora, ai nostri giorni, c'è anche la sfida tech, e l'Intelligenza artificiale può essere un alleato per ottimizzare la gestione, a patto che venga governata, guidata e condivisa. Altrimenti questa rischia di diventare anche un'ulteriore fronte di scontro sociale.


venerdì 22 maggio 2026

L’Occidente smarrito

Se gli USA hanno smarrito la strada …. 
La democrazia garantisce le libertà
 fondamentali, la tutela dei diritti
e la risoluzione pacifica dei conflitti
.
Tuttavia, può non "convenire" a chi
detiene il potere in modo autoritario
o a chi preferisce decisioni rapide e
verticistiche rispetto al complesso
processo di mediazione politica.

Se l’America si è affidata al primo Trump che gli è capitato, non deve essere credibile e possibile che la democrazia, in Occidente, debba affidarsi alle destre estreme e alle figure alla Salvini, che purtroppo prosperano dai Balcani al nord del Continente.

  Che le destre estreme, che hanno numi del tipo Putin, Trump ed altri ancora peggiori,  è lecito fermarli, persino secondo un padre del liberalismo come Karl Popper. 

 Occorre un sentimento. Un discorso legittimante che appassioni alla comune causa democratica e che, in quell’entità che chiamavamo Occidente, appare ai nostri giorni smarrito nel silenzio. 

  Si attribuisce allo scrittore cattolico Gilbert Keith Chesterton un aforisma utile: non è vero che chi non crede più in Dio non creda più a nulla, comincia piuttosto a credere a tutto. Con le dovute proporzioni, ciò vale anche per la democrazia: chi smette di credere nelle istituzioni liberali, può credere a qualsiasi demiurgo da circo equestre, persino ad un Trump. Ma, per ricostituire una fede, occorre almeno qualcuno che la professi ad alta voce. E la democrazia conviene a tutti.

Quel passaggio dall’ignoranza alla consapevolezza

Il riconoscere la vera
natura di essere.

Lo scoprire chi …
   In questo mondo, pare di aver capito, che  tutti gli esseri umani nascondono segreti destinati a venire alla luce in un crescendo che culmina nell’agnizione finale (=  riconoscimento improvviso e inaspettato della vera identità o natura di un personaggio).

 Ciascuno vive il proprio  incanto in comunione con la natura, pronto ad accettare il mistero della vita in un fiducioso abbandono o contando di non scoprirlo. E però tanti personaggi visionari e pieni di fascino nel celebrare la forza della lettura e della narrazione come bussola e chiave interpretativa dell’esistenza, ritengono che  «per leggere la vita bisogna leggere i libri». 

Di fatto anche i tanti racconti danno ordine, forza e speranza e, in nome di una tradizione novellistica che affonda le radici nelle Mille e una notte e nel Decameron, salvano il tempo dell’attesa e la vita stessa che intanto passa. L'agnizione è, in buona sostanza, un termine letterario e teatrale che indica il riconoscimento improvviso e inaspettato della vera identità o natura di un personaggio. Derivante dal latino agnitio (derivato di agnoscĕre, "riconoscere"), rappresenta un colpo di scena classico che svela verità nascoste, spesso cambiando radicalmente l'intreccio. Tocca a ciascun uomo inseguire il contenuto di quel termine.

Parole frequenti sui media

 

In base al nuovo Patto
di stabilità, 
i Paesi con un
debito eccessivo sono
tenuti a ridurlo in media
dell'1 % all'anno se il
loro debito è superiore
al 90% del Pil, e dello
0,5% all'anno in media
se è tra il 60% e il 90%
patto di stabilità 

Secondo il nuovo patto di Stabilità e crescita, in vigore dal 2024, i Paesi con debito pubblico elevato (+ 60% del Pil) o deficit eccessivo (+ 3% del Pil) concordano con la Commissione Ue un piano di rientro la cui durata può passare da 4 a 7 anni se si impegnano a realizzare riforme e investimenti.

L’Italia continua a non avere i conti in regola e, quindi, la premier Meloni si rivolge alla «cara Ursula», affinché l’Europa dia «un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini». Il testo integrale della lettera, stando a quanto riportano i giornali, va nel merito della richiesta: estendere la deroga al patto di Stabilità, come accade per il progetto Safe legato alla difesa, anche alle spese energetiche dovute alla crisi dello stretto di Hormuz. Altrimenti, in assenza «di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Allo stesso tempo il testo è molto politico e legato alla stretta attualità, che si può chiamare e significare anche, e non solo,  costi alla pompa di benzina. Le casse italiane piangono e il fondo del barile pare sia stato già ampiamente raschiato, stando a quanto lascia capire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

E se la “cara Ursula” mostra di non poter ascoltare Meloni, questa punta a stringere alleanze strategiche con gli altri Stati membri, sopratutto con Berlino. Il cancelliere Merz potrebbe cambiare la predisposizione dell’Ue. Macron, presidente francese, da qualche tempo spinge per un debito comune, tipo mini Recovery, come ai tempi del Covid. 


giovedì 21 maggio 2026

Parole frequenti sui media

Impugnare una sentenza significa
contestare una decisione
giudiziaria ritenuta errata o
ingiusta, chiedendo a un
giudice di grado superiore
di riesaminarla
. Questo
processo è regolato da
scadenze tassative e
richiede l'assistenza
obbligatoria di un avvocato
per predisporre l'atto
(Appello, Cassazione o
Revocazione)
.
impugnazione

Nell’ambito di un processo, è la possibilità data alle parti in causa (ed eccezionalmente anche a terzi) di ricorrere contro una sentenza. L’impugnazione della sentenza, come atto giuridico, apre dunque una nuova fase del processo, con un nuovo grado di giudizio che si svolge però davanti a un giudice diverso.

Non sarebbe un quarto grado di giudizio e non esprimerebbe mai una valutazione sul singolo caso concreto per il grande rispetto che si deve al lavoro di tutti coloro che si occupano di queste vicende.

730, c’è pure la dichiarazione «super semplificata»

 

l’Agenzia delle Entrate ha introdotto dal 2024 il modello super semplificato che agevola non poco la vita ai cittadini. E che si affianca al «pre-compilato» già familiare a milioni di dipendenti e pensionati. 
Nella propria area riservata del sito dell’Agenzia Entrate, il contribuente. ( a cui può  accedere con lo Spid) trova i dati e le informazioni di dettaglio sui redditi e gli oneri già in possesso del Fisco, così come del resto avviene con il precompilato.

Se si dovesse ritenere che i dati indicati sono incompleti o non corretti, si possono modificare o integrare senza alcuno sforzo, mediante una procedura guidata che non richiederà al contribuente l’individuazione dei campi del modello 730 dove devono essere riportate le nuove informazioni. In pratica i righi interessati verranno compilati e generati automaticamente dal software dell’Agenzia delle Entrate.
 Anche nella procedura del 730 super-semplificato, analogamente a quanto avviene nel precompilato, è prevista una sezione informativa apposita con i dati di quegli oneri che, pur disponibili, non sono automaticamente inseriti nel modello, indicando i motivi del mancato utilizzo.
La modalità di compilazione super-semplificata è una procedura che interessa i contribuenti che predispongono il 730 da soli, direttamente tramite il sito web dell’Agenzia delle Entrate e con una situazione reddituale non troppo complessa. 
In alternativa, il contribuente che si avvale del «fai da te» può comunque decidere di continuare con la consolidata procedura del precompilato.
 
Si può accedere ai propri modelli 730 utilizzando lo Spid o la carta d’identità elettronica (CIE) o la carta nazionale dei servizi (CNS).
Ricordiamo che i modelli 730 possono essere accettati, modificati e inviati a partire dal 15 maggio: c’è comunque tempo perché il termine di presentazione del 730 è fissato al 30 settembre, ma chi ha bisogno di incassare rapidamente il rimborso Irpef, può presentarlo già a maggio-giugno per ottenere l’accredito sulla busta paga di luglio o con la rata di pensione di agosto e settembre. 

Ricordiamo ancora che, per molte spese, come ad esempio quelle sanitarie (con alcune eccezioni come l’acquisto di farmaci e dispositivi medici, occhiali da vista e lenti a contatto), la detrazione è ammessa solo se il pagamento è avvenuto con strumenti tracciabili, vale a dire bonifico bancario, carte di credito, carte di debito, carte prepagate, Mav, PagoPA, bollettini postali, assegni ovvero via smartphone con app o altri sistemi di pagamento tracciabile.

Riflessioni di Storia economica

L’economia per tutti
L'economia meridionale ha
vissuto fasi alterne: da 
un'agricoltura pre-unitaria 
penalizzata dalla politica 
doganale
, al massiccio esodo 
migratorio tra fine '800 e anni '50, 
fino alla stagione della Cassa per 
il Mezzogiorno (1950-1984). 
Oggi permane un forte divario, 
con il PIL pro capite del Sud 
che è circa la metà di quello del 
Centro-Nord.






L’Italia, lungo tutti i secoli del Medioevo, e’ stata assai più progredita del resto dell’Europa e prima ancora, era stata più  avanzata nel periodo dell’Impero Romano.  Essa viene a trovarsi  invece nel 1800 relativamente arretrata; e il divario aumenta nei decenni successivi, col progresso travolgente della prima rivoluzione industriale nell'Europa della Manica. 

 Dall'Unità fino a tutto il Ventennio, poi, l'economia comincia, fra molte esitazioni ed incertezze, a trasformarsi; riesce in qualche modo a contenere la sua inferiorità rispetto ai paesi europei più avanzati.

Dopo la seconda guerra mondiale alla ripresa segue quello che verrà definito il miracolo economico, e nel giro di una generazione l'Italia raggiunge posizioni di parità con le maggiori economie industriali. Con una pecca che -in qualche misura- persiste ancora oggi: il forte divario fra il Nord avanzato e molte aree del Sud che conoscono disoccupazione, emigrazione, carenze di servizi e festini, religiosi e non, promossi dai politicanti privi di visione.

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Il perché di questi nodi e’ quanto ci proponiamo di cogliere.

mercoledì 20 maggio 2026

Contessa Entellina si svuota

 Chi ha superato i cinquant’anni/sessant’anni ed oltre,  e vive a Contessa ha ricordi dei compagni di scuola elementare, anzi conserva foto di gruppo delle classi dalla prima alla quinta classe. 

  In prima elementare, e’ il ricordo di chi scrive,  la classe maschile era composta da sessanta ragazzi e il maestro era Pasquale Caruso. In quinta, nell’arco di appena quattro/cinque anni il numero dei componenti della classe si era ridotta, non in quanto era avvenuta una selezione. No! In quel finire degli anni cinquanta era accaduto che l’emigrazione di intere famiglie aveva iniziato a svuotare Contessa. In classe quinta maschile ci ritrovammo infatti in appena tredici (13) ragazzi col maestro Di Lorenzo, un insegnante di Piana degli Albanesi.

Le aree interne della
Sicilia subiscono da
decenni un forte
spopolamento

L'entroterra racchiude
diversi borghi fantasma
disabitati, spesso
abbandonati a causa di
calamità naturali, crisi
delle attività  o
migrazioni di massa
verso le coste e il Nord
Italia

  La scuola media, all’inizio degli anni sessanta fu istituita col primo governo di centro-sinistra, voluto dal partito socialista allora guidato da Pietro Nenni. Ma questa sarà un’altra Storia. E avremo tempo per riflettere quanto sul piano umano-sociale accadeva, in quell’inizio degli anni sessanta.

 Ricordiamo, per intanto, che l’emigrazione ha fatto sì che oggi degli antichi sessanta ragazzi maschili della prima elementare, tutti immortalati in una foto col maestro Pasqualino, a Contessa siamo rimasti appena quattro anzianotti/pensionati. Certo di alcuni sappiamo che sono deceduti, ma in tanti oggi vivono in Australia, in Venezuela, in Germania, in Svizzera, persino in Spagna e in Argentina.

 Perché sul blog questa evocazione? 

Perché ne’ i governi italiani, ne’ gli amministratori meridionali si sono mai posti fra gli obiettivi la ri-vitalizzazione del nostro Mezzogiorno. Certo, i tanti Belfiore, Di Martino, etc., sindaci del Belice nel periodo post-sisma ‘68, si posero innanzi il quadro di rinascita e trovarono ascolto al livello governativo mobilitando la popolazione. E frenarono per alcuni decenni il fenomeno migratorio. E poi ? Venuti meno i Di Martino, i Belfiore, i Montalbano etc. che possedevano “visione politica” è venuta meno la mobilitazione sociale della Valle, che aveva mostrato una realtà umana arretratissima della Sicilia anni sessanta, e senza quei “politici” tutto si è bloccato, o meglio normalizzato ai tempi della Sicilia di sempre. Oggi siamo ai politicanti che chiedono, ed ottengono finanziamenti dai livelli di potere superiore, per festeggiare il nulla piuttosto che agevolare i servizi di crescita  sociale ed economica. I politici dei nostri giorni (nella gran parte, ovviamente non tutti) puntano a promuovere la loro figura proponendo alle piazze cantanti, palchi, sfilate e irragionevolezze in una zona, l’interno dell’Isola,  che annualmente perde giovani con titoli di studio che vanno nel Nord del Paese e nel contesto UE.

(Segue)

—-

Su questa pagina vorremmo risvegliare il senso della civica dignità, contro le offese che arrivano dallo sperpero del denaro pubblico.

La nuova realtà dell’Europa


http://
L'ex Premier italiano ed ex
Presidente della BCE ha lanciato
un duro monito sul futuro
geopolitico ed economico del
continente.


Relazione del prof. Mario Draghi

  «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo soli», dice Mario Draghi. O meglio, «siamo soli insieme». Senza i suoi principali alleati, America in testa. Soprattutto, l’Europa a questo nuovo mondo «sta rispondendo dentro un sistema che non è mai stato concepito per sfide di questa portata».
Per questo, dice Draghi, le decisioni che l’Europa deve prendere «non possono più essere contenute dentro il quadro istituzionale che abbiamo ereditato». Non funzionerebbe. Per lui, la risposta sta in un forte cambiamento, nel coraggio e in quel che lui personalmente chiama «federalismo pragmatico».

  Draghi dice che il quadro mondiale è completamente cambiato. «Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista». «Dall’altra parte dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine del dopoguerra restino impegnati a preservarlo. Decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, senza riguardo per le regole che un tempo gli Stati Uniti difendevano. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate».
  «Per ora, l’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque». E ancora: «L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato». Ma è molto critico anche con Pechino. «Né la Cina offre un’ancora alternativa. Sta generando eccedenze industriali su una scala che il mondo non può assorbire senza svuotare la nostra stessa base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia».

 «Il progetto europeo è stato costruito, deliberatamente e saggiamente — dice Draghi — per impedire la concentrazione del potere. Dopo le catastrofi della prima metà del ventesimo secolo, gli europei decisero che nessuno Stato membro avrebbe dominato gli altri». Agenzie indipendenti, processi vincolati da regole e mercati, accordi tra governi venivano avvolti «in strati di procedura che ne eliminavano la carica politica». Volontariamente. I risultati di quel sistema, dice Draghi, furono straordinari: la pace; il mercato unico; l’euro; la libertà di muoversi. «Ci ha permesso di realizzare qualcosa di storicamente raro: integrazione senza subordinazione». Finché non ha funzionato più.

Il sistema europeo poggiava su due assunti. Il primo: «Che l’Europa avesse costruito un’economia veramente aperta, nella quale lo Stato non aveva bisogno di dirigere la crescita». Il secondo: «Che l’Europa non avrebbe mai più dovuto confrontarsi con le domande più dure del potere e della sicurezza, perché altri avrebbero risposto per noi».
 Ma il fatto è che «entrambi gli assunti si sono ora rivelati vuoti». Emerge il Draghi più politico: «C’è un’ironia in tutto questo. L’Europa si è affidata ai mercati per svolgere un lavoro che l’autorità politica comune non era stata autorizzata a compiere. Ma abbiamo negato a quei mercati la scala continentale di cui avevano bisogno per riuscire». Draghi crede che molte delle soluzioni attuali, come stringere accordi economici internazionali, siano un cerotto: aiutano ma non risolvono il vero problema — un messaggio sul quale ai tedeschi e a Merz devono essere fischiate le orecchie. «Questi strumenti non produrranno ciò che i loro sostenitori sperano, a meno che l’Europa non risolva anche l’incoerenza al cuore del proprio modello economico».

Draghi individua tre grosse vulnerabilità dell’Europa.


1. Dipendenza dalla domanda esterna. «Le imprese europee hanno cercato crescita fuori dall’Europa, perché il mercato interno non era abbastanza integrato e dinamico».

2. Dipendenze strategiche (incluso il GNL americano).

3. Il ritardo tecnologico, soprattutto nell’IA. «È forse la vulnerabilità che considera più grave — dice Draghi —. L’Europa sta perdendo terreno rispetto a Usa e Cina nelle tecnologie decisive del prossimo decennio».

Passa alle proposte. Alcune note dal suo rapporto: completare davvero il mercato unico; una politica industriale («Se gli Stati membri europei tentano una politica industriale su larga scala dentro l’attuale struttura del mercato unico, falliranno. Spenderanno in modo inefficiente, frammenteranno gli investimenti lungo linee nazionali e imporranno costi gli uni agli altri»).
Fa una lunga digressione sulla necessità della difesa europea e dell’autonomia strategica. E qui c’è anche un messaggio per i sovranisti: «Persino i partiti che hanno costruito la loro identità sulla sovranità nazionale riconoscono ora che nessuna nazione europea può difendersi da sola».
Federalismo pragmatico. 
Infine parla di due idee che gli stanno a cuore. Il suo «federalismo pragmatico»: per Draghi, l’Europa a 27 spesso non riesce a decidere, perché tutto viene diluito da procedure e compromessi. Le soluzioni sono varie, tra queste «permettere ai Paesi che vogliono avanzare di farlo», ma anche «creare cooperazioni concrete», che diano risultati visibili, creando consenso nella popolazione. E serve soprattutto «più capacità di decisione politica». Le istituzioni attuali non bastano più, l’Europa deve mettere «la sostanza prima del processo». Insomma, serve coraggio, che per Draghi gli stessi cittadini vogliono e richiedono.
Serve prendere decisioni: «Alcune richiedono una scala che solo l’Europa può fornire. Altre richiedono un grado di legittimità democratica che deve essere costruito dal basso». Cioè democraticamente.
 Il Professore ha finito. 

Riflessioni di Storia economica

La mancata crescita del
Mezzogiorno è un
fenomeno complesso
e storico, 
alimentato da
un divario infrastrutturale
persistente, una carenza
di investimenti produttivi
e la fuga di capitale umano
.
Nonostante segnali di
ripresa occupazionale, il
Sud sconta una bassa
produttività, con posti di
lavoro concentrati in
settori a basso valore
aggiunto.


Sicilia bedda
Perché nel nostro Paese c’è una grande disparità di sviluppo economico fra il Nord ed il Sud? Perché in Sicilia, al di fuori della raccomandazione o del clientelismo, i giovani non trovano lavoro? Perché nelle aree interne dell’Isola la viabilità esterna ai centri abitati sa di antiche carrettiere? Perché nel nostro Mezzogiorno il ricorso alla raccomandazione per trovare un posto in Ospedale per curarsi è questione politica piuttosto che civica?

Ai moltissimi altri “perché”, che hanno tutti per sfondo aspetti sociali, politici o amministrativi, sono le discipline della sociologia e dell’economia che danno risposte (forse congiuntamente alla disciplina che esplora la cattiva coscienza della politica). Servirebbe infatti, e sopratutto, una allenata coscienza politica e sociale che sappia scoprire e denunciare le tantissime mascalzonaggini che si nascondono dietro tanti personaggi che si sono create l’immagine di manovratori all’interno della cosa pubblica.

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L’Italia nel contesto europeo era l’area più avanzata economicamente e civile socialmente nei secoli medievali e, prima ancora nel periodo imperiale romano. L’arretratezza socio-economica caratterizza ormai la penisola dall’Ottocento in poi, quando essa perde, se si può dire, il treno della rivoluzione industriale che si afferma invece quasi ovunque nei paesi occidentali dell’Europa.

 Nel secondo dopo guerra, in regime pluralista e democratico c’è stato il cosiddetto miracolo economico che però ha interessato solamente le regioni settentrionali.

  Sul blog ci piace cogliere i tanti perché e le tantissime occasioni mancate nel corso della modernità e poi della contemporaneità che hanno gravemente danneggiato il Meridione. Ci intratterremo ovviamente sulle responsabilità delle classi politiche, sul clientelismo e sulla preferenza in talune cariche di rilievo dell’ignoranza, affronteremo pure il livello di competenza professionale dei giovani formati nelle scuole e nelle università.

martedì 19 maggio 2026

Integrare gli italiani di seconda generazione

 Il fatto di Modena

L’attentatore di Modena non era un terrorista islamico, uno dei tanti di cui si sente abbiano messo in atto azioni  in Europa. E’ un giovane italiano nato a Seriate ed è pure laureato in economia.  Ci dicono le autorità che e’ «affetto da turbe psichiche», nel linguaggio della gente comune un pazzo. Tuttavia questo ci tranquillizza fino a un certo punto. Perché scene come quelle di Modena non si erano mai viste in Italia. Perché molte volte, non soltanto di fronte al Bataclan o agli attentati di Londra e Bruxelles, ma anche di fronte agli attacchi indiscriminati del «lupo solitario» lanciato con un veicolo contro la folla — come la strage del 14 luglio a Nizza, dove l’attentatore era su un camion, o gli attacchi contro i mercatini di Natale in Germania — abbiamo pensato: qui da noi non succede e non potrebbe succedere. Invece è successo, oltretutto non in un luogo di disagio ma in una città accogliente come Modena, su una strada che è uno dei simboli dell’identità italiana come la via Emilia. 

  Che fare allora? Mantenere i nervi saldi. Lavorare per integrare gli italiani di seconda generazione. La verità è che l’osmosi tra l’Africa, continente immenso, giovane e in crescita, e l’Europa, continente piccolo, vecchio e in declino, ci sarà. L’importante è governare bene l’integrazione dei nuovi italiani, di cui il nostro Paese ha bisogno. La vicenda di Modena ci insegna che filtrare gli ingressi non basta, serve ciò che ad oggi manca: l’opera di integrazione che allievi le difficoltà di integrazione..


Chi è Trump?

 Trump è quell’uomo che in ogni caso cerca di fregare il prossimo. Su di lui non c’è da stupirsi se quello che dice non corrisponde mai a quello che pensa, e se quello che pensa non è più quello che ha pensato ieri e non è ancora quello che penserà domani. 

Indignarsi con un simile essere e costernarsi con uno così non serve. Serve di più mettersi in condizione come stenta di fare fra grandi difficoltà l’Europa di poterne fare a meno.

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Michael Cohen, ex avvocato personale di Donald Trump, ha descritto Trump davanti al Congresso come un "razzista", un "truffatore" e un "imbroglione", basandosi sui dieci anni trascorsi lavorando per lui.

Il lungo cammino della civiltà (5)

 Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

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Il lungo cammino della civiltà

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

5) punti di premessa. Molti studiosi per il lungo periodo precedente all’uso della “scrittura” usano la denominazione di “preistoria” . Eppure gli studiosi più accorti asseriscono che questo termine è usato impropriamente in quanto esclude dallo spazio della “Storia” ben il 99,80% dell’esistenza sulla terra della umanità. In pratica agli storici toccherebbe narrare solamente lo 0,20% dell’esistezza dell’umanità su questa Terra (quella basata su fonti scritte). 

Questa circostanza viene ritenuta, da altri studiosi, una circostanza di lettura della vicenda umana peggiorativa perché viene affidata alla, relativamente recente, conoscenza della scrittura.

Certo, questo periodo anteriore all’invenzione della scrittura (preistorico) corrisponde alla nascita, infanzia e adolescenza dell’umanità. Si tratta del periodo/processo evolutivo biologico e culturale che ha portato all’origine, allo sviluppo e diffusione dell’essere umano moderno (Homo sapiens) a partire da antenati comuni, condivisi con le grandi scimmie antropomorfe. E’ quello il periodo che sta agli albori della “società di classe” che per millenni ha caratterizzato il periodo della “storia propriamente detta”.

Noi oggi non comprenderemmo gran parte delle caratteristiche essenziali della civiltà umana, che senza la conoscenza delle maggior parti dei tratti principali delle culture contemporanee, rimarrebbe incomprensibile.

6) preistoria. Il termine “preistoria”  è abbastanza recente, risale al XIX secolo e, in origine designava il periodo durante il quale l’uomo, i nostri antenati erano stati  contemporanei di specie animale estinte; le vestigia di quest’epoca erano state ritrovate dai geologi e dai paleontologi in livelli geologici molto antichi. Prova evidente che l’uomo aveva fatto la sua comparsa molto prima dei seimila anni riconosciuti dalla cronologia biblica.

L’aggettivo “antidiluviano” (=prima del diluvio) che fu utilizzato per identificare quel periodo, venne nel tempo sostituito, negli ambienti storico-scientifici dal termine “preistoria”, per identificare tutti i periodi antecedenti la scrittura.

(Segue)

Parole frequenti sui media


L'espressione è stata utilizzata
per descrivere un possibile
conflitto tra gli Stati Uniti
d'America e la Repubblica
Popolare Cinese, venendo
anche ripresa da Xi Jinping
in occasione dell'incontro
con Donald Trump tenutosi il
14 maggio 2026.
La trappola di Tucidide. Con «Trappola di Tucidide» si intende una dinamica in cui il rischio di scontro aumenta quando una potenza emergente minaccia il predominio di una già consolidata. Accadde tra Atene e Sparta nel V secolo a.C., quando combatterono la guerra del Peloponneso raccontata proprio da Tucidide. Il concetto è stato ripreso dal politologo Graham Allison in un suo fortunato saggio del 2017. Il riferimento, ai nostri giorni, o comunque l’allusione e’ su quanto capita sul primato mondiale fra USA e Cina.

Tucidide (Atene, 460 a.C. ca. – 400 a.C. ca.) è stato uno storico, militare e pensatore ateniese, considerato il padre della storiografia moderna e del realismo politico. Celebre per la sua opera "La guerra del Peloponneso", ha introdotto un metodo di analisi oggettivo, basato sulla ricerca delle cause profonde e delle dinamiche umane e politiche, privo di elementi mitici o trascendentill suo significato profondo risiede nell'aver capito che la storia è fatta dagli uomini e dalle loro scelte razionali (o irrazionali), rendendo la sua analisi incredibilmente moderna e applicabile ancora oggi.