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martedì 6 ottobre 2026

Perché di questo blog

Dichiarazione di intenti

 Perché dedicare impegno e tempo al blog? è l’interrogativo di un già compagno della scuola elementare e amico sin da allora.


«Quanto riportiamo sul blog e’, vorrebbe essere, un lungo viaggio nell’identità locale e -in tempi più recenti- in quella più ampia, a cura di un “contessioto”. 

Ciò, da Contessa, un centro piccolo ma interessante, statico su più  fronti, in quelli politici-amministrativi sopratutto, ma dinamico nei flussi migratori che attestano presenze in quasi ogni dove del pianeta. Gente che parte e che raramente torna. E chi va via, nella gran parte dei casi, non conserva la nostalgia del rientro nemmeno nel periodo del pensionamento».

 E però il vivere qui, in quest’angolo di Sicilia è interessante culturalmente; qui, si riesce con facilità a capire  l’essenza umana, ossia  quell'insieme delle caratteristiche uniche, biologiche, razionali, relazionali e spirituali che definiscono la natura dell'uomo. Ci conosciamo, peraltro, tutti.

-   -   -

 Avremo tempo per più ampiamente spiegare.

.


Il gusto della riflessione


Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha 
partecipato alla cerimonia 
di chiusura della 
27ª 
edizione di Pordenonelegge
 
(Festa del libro e della libertà) 
il 
20 settembre 2026 
presso il Teatro Verdi di 
Pordenone. Nel suo 
discorso, il Capo dello Stato 
ha elogiato la cultura e 
la lettura come motori 
essenziali della storia e 
presidi fondamentali 
della democrazia.




Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - elogio della cultura


«Cultura e libertà non si fermano ai confini» dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel mettere il sigillo all’edizione numero 27 del festival di Pordenonelegge,  (dove ha ricevuto l’onorificenza «Ambassador for freedom») 

=parla di libertà di espressione («è il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre. Il diritto a esprimere opinioni è argine all’arbitrio»), 

=evoca la «tentazione di democrazia illiberale che emerge a livello globale», 

=cita scrittori, intellettuali e dissidenti di ogni Paese, ricorda il valore del dissenso «ancor più prezioso dove viene negato» e cita il pensiero unico «naturalmente, strumento di oppressione». 

= Il Presidente ha ricordato che la libertà di espressione include la libertà di dissentire e di manifestare il proprio pensiero, definendola una barriera democratica contro la censura e le tentazioni globali di "democrazia illiberale"


Parole frequenti sui media

 dpfp

Il Consiglio dei Ministri ha
approvato il Documento
Programmatico di Finanza
Pubblica (DPFP) 2026
 il 2
ottobre 2026
, delineando la
cornice macroeconomica e i
conti pubblici italiani che
guideranno la prossima legge
di bilancio. Il nuovo strumento
di programmazione sostituisce
ufficialmente il vecchio DEF per
conformarsi alle nuove regole
della governance europea.





È il Documento programmatico di finanza pubblica che ha sostituito la Nadef attraverso la riforma delle regole Ue entrata in vigore nel 2024: viene approvato dal Consiglio dei ministri per impostare la legge di Bilancio, poi viene trasmesso in Parlamento e successivamente inviato alla Commissione europea (che esprime un parere) e all’Eurogruppo. Il testo rivede le stime macroeconomiche e di finanza pubblica per il triennio successivo in base all’andamento dell’economia.

Il governo si avvia chiedere al Parlamento  fino a 29 miliardi di euro di maggiori spese in deficit, e fissare i punti fermi della legge di Bilancio. La Manovra di fatto sarà l’ultima di questa legislatura, un’inevitabile test per misurare il consenso dell’esecutivo prima delle elezioni politiche. «Io monitoro giorno dopo giorno la situazione. Credo che l’approccio debba essere più prudente», dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, riferendosi alla Manovra nell’intento di tenerla al riparo da una moltitudine di richieste da parte degli alleati di governo.

lunedì 5 ottobre 2026

Elezioni anticipate in Spagna

 

Il primo ministro spagnolo 
Pedro Sánchez si è dimesso 
oggi, 
5 ottobre 2026, e ha
annunciato lo scioglimento
delle Camere con la convocazione
di 
elezioni generali anticipate 
per il 
29 novembre 2026.
La decisione è arrivata in
seguito alla bocciatura in
Parlamento dei decreti legge
governativi riguardanti le politiche
sulla casa e la regolamentazione
degli affitti, sopraggiunta dopo
un periodo di forti proteste di
piazza. Nel suo discorso
istituzionale alla nazione
trasmesso in diretta tv dal
Palazzo della Moncloa,
Sánchez ha dichiarato che il
voto rappresenterà per
i cittadini la scelta tra
 "retrocedere con l'ultradestra
o avanzare nel progresso",
ribadendo la necessità di
ottenere una maggioranza
parlamentare progressista
più ampia.


Si vota il 29 Novembre

Venerdì il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti per tamponare la crisi degli affitti. Ha votato contro l’opposizione di destra (Popolari e Vox) più i catalani di Junts, il partito che offriva il suo appoggio esterno al governo del premier socialista. Secondo El País quasi tutti i ministri e i dirigenti socialisti spingevano Sanchez verso le elezioni anticipate. E lui ha deciso, oggi, lunedì: si voterà il 29 novembre.

  La piazza è in subbuglio in più localita’ della Spagna. Si è mobilitata per lo sfratto di Maricarmen, un’anziana malata, e ne ha fatto una bandiera per tutto quel che non funziona. Dopo quindici anni, sono tornate a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, le tende. 

  Non ce ne andiamo senza una soluzione minacciano gli accampati. L’ultima volta era nato il movimento degli Indignados, con conseguente terremoto elettorale, oggi Sanchez può solo sperare di essere lui ad intercettare il malcontento.

Rischio ultra-destre

 

I legami tra l'ultradestra tedesca 
e l'Alto Adige (Südtirol) si sono
intensificati significativamente a 
settembre 2026, in concomitanza
con i successi elettorali del partito
di estrema destra tedesco Alternative
für Deutschland (AfD)
 nei Land della
Germania orientale
. Questa saldatura
politica ruota attorno ai temi del
nazionalismo etnico,
dell'antieuropeismo e delle spinte
secessioniste sudtirolesi.





Spuntano, nel contesto delle ultradestre in espansione pure quelle altoatesine e tedesche.  Concordano su molti contenuti e altrettante strategie; pure su quello che noi italiani denominiamo Alto Adige e loro preferiscono denominare Sud Tirolo: «Non è Italia». Ai tedeschi di Alternative für Deutschland interessa l’Alto Adige. 

Il legame tra l'Alto Adige e il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD) si è intensificato da poche settimane, dal settembre 2026, sollevando vive polemiche politiche e proteste antifasciste.

Perché ?  Quali i Passaggi storici?: 

==Il 5 settembre 1946 a Parigi venne firmato l'accordo De Gasperi-Gruber sulle minoranze.

==== Il 12 settembre 2026, il leader dei giovani dell'AfD (Generation Deutschland), Jean-Pascal Hohm, è stato ospite a Termeno a un congresso del movimento giovanile della Südtiroler Freiheit (StF), fondato da Eva Klotz.

==== Durante l'evento, Hohm ha dichiarato pubblicamente "Il Sudtirolo non è Italia", riprendendo il motto storico dei secessionisti sudtirolesi e lodando le spinte indipendentiste locali come esempio.

==== La visita ha generato la dura reazione di circa trenta/cinquanta associazioni antifasciste e locali, che hanno organizzato contromanifestazioni per contestare la presenza del rappresentante dell'ultradestra tedesca.

==== Il 23 settembre 2026 si è aperto un ulteriore fronte polemico a Berlino, a seguito di un'iniziativa dell'AfD al Bundestag dedicata agli 80 anni dell'Accordo De Gasperi-Gruber. L'esponente di Fratelli d'Italia Marco Galateo ha duramente criticato l'evento accusando l'AfD di voler strumentalizzare la ricorrenza per separare l'Alto Adige dall'Italia, mentre Forza Italia ha annunciato un'interrogazione europea. Dal canto suo, il deputato dell'AfD Marc Jongen ha ridimensionato l'iniziativa smentendo mire territoriali tedesche.

==== contesto politico

L'AfD – etichettata da anni dai servizi di sicurezza interni tedeschi come di estrema destra e al centro del dibattito europeo per le sue posizioni radicali su immigrazione e identità – cerca sponde oltralpe con i movimenti identitari e separatisti dell'area sudtirolese, trovando un canale di dialogo con la componente più oltranzista della destra locale come la Südtiroler Freiheit. Questo asse suscita forti preoccupazioni nelle forze politiche italiane ed europee a difesa dell'attuale assetto autonomistico e territoriale.
Il parlamentare di AfD Marc Jongen ha smentito la presenza di mire territoriali ufficiali da parte tedesca, sebbene il partito resti accusato in Germania e in Italia di alimentare derive nazionaliste ed eversive dopo i recenti successi elettorali del partito in Sassonia-Anhalt.

Parole frequenti sui media


INFLAZIONE

Nelle economie di mercato (nei paesi occidentali) i prezzi di beni e servizi possono restare uguali, aumentare e diminuire. Si ha inflazione quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. Questo significa che con un euro si possono acquistare meno beni e servizi rispetto al passato.


Come funziona

Perdita di valore: L'aumento dei prezzi riduce il potere d'acquisto della moneta. 
Meno beni: A parità di denaro, si possono comprare meno cose rispetto al passato
Non riguarda un solo prodotto: L'aumento deve essere generale e non limitato al prezzo di un singolo articolo. 
Le cause principali
Inflazione da domanda: Quando la richiesta di beni da parte dei consumatori supera la capacità di offerta del mercato, facendo salire i prezzi
Inflazione da costi: Quando aumentano i costi di produzione per le aziende — come le materie prime o l'energia — e i rincari vengono scaricati sui prezzi finali. 
Come si misura
Indice dei prezzi: Si calcola monitorando le variazioni di prezzo di un "paniere" di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie. 
Riferimenti ufficiali: In Italia i dati sono rilevati dall’Istat, mentre a livello europeo la Banca Centrale Europea (BCE) monitora l'Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC)

La Sicilia, la Valle Belice del tempo che fu

 Vincenzo Guarrasi è un noto geografo e antropologo italiano, professore emerito di Geografia presso l'Università degli Studi di Palermo. Formatosi inizialmente come antropologo, ha dedicato la sua lunga carriera accademica (insegnando dal 1977 al 2017) all'esplorazione dei legami tra territorio, cultura e società. Tra le sue principali aree di ricerca figurano la geografia culturale e urbana, lo sviluppo locale, le migrazioni internazionali nel Mediterraneo e il concetto di "città cosmopolita". Ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo all'interno della comunità geografica italiana, tra cui quello di vicepresidente dell'Associazione dei Geografi Italiani (AGEI). È inoltre autore di numerose monografie e saggi accademici, tra i quali spiccano:

La condizione marginale

La città cosmopolita. Geografie dell'ascolto

La tempesta perfetta. Quando l'umanità iniziò a cospirare contro se stessa (pubblicato dalle Edizioni Museo Pasqualino).

Del professore ci e’ capitato leggere un testo circa l’uso della “pietra” nell’edilizia siciliana. Il testo è risultato interessante, perché a chi ha età avanzata, ricorda l’edilizia contessiota e non solo, del pre-terremoto nella Valle del Belice ‘1968’. Il brano è parecchio lungo e sul blog osiamo pigliare solamente le prime due pagine del libro ad impronta antropologica.

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La cartina coglie
l’area belicina.

L'
urbanistica contadina
 siciliana 
(o habitat rurale) 
si esprime storicamente
attraverso un dualismo
unico: 
l'accentramento
urbano
 della popolazione
nei borghi (la cosiddetta
 "città-paese") e la rete
di presidi isolati nel territorio
 (le masserie), entrambi
nati per rispondere alle
esigenze del latifondo, del
clima e della difesa.


Scritture di pietra, come tatuaggi, modellano il paesaggio siciliano. Segni dell'azione dell'uomo, intesa a plasmare e a riplasmare continuamente il proprio ambiente, ritroviamo nella ragnatela di muri a secco della regione iblea, nelle pazienti opere di terrazzamento che sospingono verso l'alto le colture arboree lungo i fianchi dell'Etna, nei ciottolati e nei lastricati dei centri storici minori, nei fabbricati, infine, dell'edilizia pubblica e privata, civile e religiosa.

In poche altre regioni del mondo, d'altronde, come nel bacino del Mediterraneo, l'architettura della pietra poteva trovare un ambiente piú favorevole al proprio sviluppo. La pietra da costruzione per eccellenza, infatti, non è certo il granito che si scheggia sotto il piccone o il martello, ma il calcare che si lascia tagliare dal cesello, sezionare in forme regolari, aggiustare e combinare nelle forme piú diverse. La pietra calcarea, dunque, che già domina il paesaggio mediterraneo naturale, perché raramente la vegetazione la ricopre di un manto cosí folto da impedirle di apparire a nudo, dà la propria impronta indelebile anche al paesaggio umano realizzando una particolare continuità tra natura e cultura, ambiente urbano e rurale. Spoglio delle proprie essenze vegetali spontanee per l'intensità delle colture e il morso delle greggi, per la pratica plurisecolare del debbio e gli incendi dei pastori, che ne hanno progressivamente ridimensionato e degradato la superficie boschiva, il mondo mediterraneo consegna alla pietra la propria immagine di paesaggio interamente costruito, straordinaria amalgama di natura e cultura (Vidal de La Blache 1948, 155).


A partire dal tardo Medioevo in Sicilia, come in altre regioni dell'Europa e del Mediterraneo, la pietra è andata soppiantando il legno nelle opere architettoniche (Guidoni 1980, 80). Lentamente, ma inesorabilmente. La civiltà della pietra ha richiesto secoli per costituirsi. E stato necessario sfruttare le cave, scegliere le pietre di piú facile lavorazione e che in seguito induriscono all'aria. È stato necessario investire su un lungo arco di secoli (Braudel 1982, 247).


Contessa Entellina
L'edilizia contadina 
prima del terremoto
del Belìce del 1968
 rifletteva
fedelmente l'economia
latifondista, la cultura
agraria e la specifica
matrice identitaria 
arbëreshë (italo-albanese)
che caratterizzavano
questo lembo della Sicilia
occidentale.

Sebbene le scosse 
del 1968 abbiano 
imposto una parziale 
delocalizzazione e la 
nascita di nuove aree 
urbanizzate, il centro 
storico di Contessa 
Entellina è riuscito a 
preservare gran parte 
del suo antico tessuto 
edilizio rispetto a borghi 
vicini completamente 
rasi al suolo (come 
Poggioreale o Gibellina)




Ma è probabile che in questa area abbia preso forma la nozione di «patrimonio edilizio». È qui, infatti, piú che altrove, che una casa dura e continua a testimoniare nel tempo la lentezza di civiltà o di culture, ostinate a conservare, maniere, ripetere. Quanto è naturale, d'altronde, la ripetizione dove i materiali di costruzione variano poco e in ogni regione si impongono precise costrizioni. Costrizioni, spesso, di lunga durata (Braudel 1982, 246). Dalla scelta di costruire in pietra i luoghi dell'abitare, discendono, infatti, alcune conseguenze: i materiali idonei a un tale impiego sono rari perché essi devono resistere non soltanto alle risposte climatiche e all'azione distruttiva degli agenti atmosferici, ma anche alla degradazione che deriva dall'azione del tempo. I materiali da costruzione vengono scelti, pertanto, in relazione alla durata che sono in grado di assicurare al manufatto edilizio. 

La durata diviene cosí la dimensione chiave dell'abitare nella regione mediterranea. Non è cosí ovunque. In numerose società le costruzioni hanno una vita assai breve e sono spesso abbandonate o distrutte quando il proprietario muore. All'inevitabile, e umano, trasalimento di fronte al grande mistero che avanza, alla linea d'ombra che tutto tende ad abbracciare, l'uomo mediterraneo ha risposto, cercando di rendere visibile il tempo e i sentimenti, di costringerli a assumere dimensioni spaziali, di dare alle proprie relazioni con il mondo le forme della pietra (Tuan 1978, 97).

Uno dei problemi fondamentali di ogni tipo di architettura è quello della copertura. Per definire uno spazio chiuso, infatti, occorre che esso sia separato dall'esterno da ogni parte, anche da quella superiore. Ma per dotare la costruzione di un tetto, che la ripari efficacemente dagli agenti atmosferici, bisogna aftrontare il problema della gravità. Ogni struttura necessita di due componenti: un elemento di tensione orizzontale che raccolga le forze e un elemento verticale che possa resistere a queste ultime per trasmetterle al suolo. Intuitivamente è manifesto che il nodo fondamentale è costituito dall'elemento di tensione orizzontale (quello che chiude lo spazio) e che sono le caratteristiche di questo elemento ad avere un'influenza essenziale sulla forma della costruzione stessa (Raport 1972, 144).

L'insieme delle forze di gravitazione e la loro trasmissione al suolo esigono in generale dei materiali resistenti alla tensione e alla pressione. 

In Sicilia sono comunemente usati materiali organici come il legno, le canne o altre fibre vegetali intrecciate, privilegiati, per le loro doti di leggerezza e di elasticità, a loro volta ricoperti, per garantirne l'impermeabilità, da tegole in terracotta. Molto diffuso e dai tempi più remoti è il ricorso a volte, archi o cupole, che garantiscono gli effetti di leggerezza e di elasticità, grazie alle proprietà intrinseche alla stessa forma geometrica. 

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(Il testo procede, interessante ancora per più pagine, ma noi ci fermiamo qui. Abbiamo voluto evocare, la realtà urbana ostica delle società  contadine siciliane, ricalcata come in ogni territorio dell’Isola pure nella Valle del Belice del tempo andato, ed ovviamente anche nella nostra Contessa Entellina. Realtà, quella, frutto della società affermatasi dal quattro/cinquecento agli anni sessanta del Novecento).





domenica 4 ottobre 2026

Storia del Cristianesimo (6)


Il Cristianesimo delle origini
ha un forte radicamento
nella comunità dei giudei 
ellenisti di Gerusalemme
,
ovvero gli ebrei di lingua e
cultura greca provenienti dalla
diaspora.
Erano giudei cristiani
di madrelingua greca,
distinti dagli ebrei
tradizionali di lingua
aramaica.
Tra di essi emersero i primi
diaconi, come Stefano, il
cui martirio segnò la
prima grande rottura con
l'ebraismo ortodosso e la
conseguente diaspora dei
credenti verso la Siria (in
particolare ad Antiochia,
dove nacque il nome stesso
di "cristiani").
Gli ellenisti portarono il
Vangelo al di fuori
dell'ambiente strettamente
 palestinese, traducendo
l'esperienza e la figura
di Gesù in categorie culturali
accessibili al mondo
greco-romano.
Questo humus culturale
ha permesso il successivo
incontro fecondo tra la
fede cristiana nascente
e la filosofia greca, visibile
nello sviluppo dei testi
del Nuovo Testamento (scritti
in greco) e nel pensiero dei
Padri della Chiesa.







Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

 Dagli ellenisti sorge il Cristianesimo. Il fatto che l’annuncio degli apostoli si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico inevitabile. In particolare i discepoli di origine palestinese e di lingua aramaica(*) potevano forse ritenere che la loro fede in Cristo non li obbligasse a lasciare le tradizioni di Israele e ad aprirsi al mondo dei pagani, ma i Giudei provenienti dalla diaspora (i cosiddetti Ellenisti) ed i pagani simpatizzanti del giudaismo (i proseliti) portarono nel gruppo una religiosità diversa, più libera nei confronti di quelle tradizioni e più aperta alla cultura ellenistica.

Dall’iniziativa di questi nuovi discepoli, bersaglio, per la loro critica alla Legge mosaica e al Tempio di Gerusalemme, della prima «persecuzione» da parte delle autorità giudaiche e costretti perciò a fuggire da Gerusalemme, scaturi’ già negli anni Trenta quell'evento decisivo della storia del primitivo cristianesimo che è la missione ai pagani e nacque nella città di Antiochia la prima comunità composta da Giudei e da pagani che, per distinguersi e contrapporsi ai loro compatrioti, assunsero -appunto- il nome di cristiani. 

Il cristianesimo si staccava in questo modo dal giudaismo e cominciava il suo cammino da Oriente verso Occidente, dal mondo giudaico all’impero romano.


La missione di San Paolo. Avvenne che nella comunità cristiana irruppe Paolo, e le tensioni si acuirono. Paolo era infatti un giudeo, anzi un fariseo, molto orgoglioso della sua identità giudaica e tenacemente attaccato all'osservanza della Legge; ma era vissuto a Tarso in Asia Minore e aveva quindi una formazione ellenistica che lo rendeva più sensibile ai valori della cultura dei pagani; e inoltre, per qualche servizio reso a Roma dalla sua famiglia, possedeva cittadinanza romana, il che lo predisponeva diversamente nei confronti del governo imperiale. Egli non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, colui che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una diversa interpretazione della Legge di Mosè. 

Nell’esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà san Paolo, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»). 


«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti … Infine apparve anche a me» (1 Cor. 15,3-8). 

E non si tratta del «Gesù storico» che i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più cosi», egli dice nella Il’ lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia.

——-
(*) L'aramaico e l'ebraico sono lingue sorelle della famiglia semitica nord-occidentale, simili ma distinte, paragonabili a due idiomi romanzi come lo spagnolo e il portoghese o l'italiano e il rumeno.
= = =

Punti di vista:

Ai nostri giorni, in quest’alba del terzo millennio, i popoli e le culture tendono ad incontrarsi sempre di più (e stranamente, in qualche caso a scontrarsi con presupposti di ignoranza), attraverso i mass-media e sopratutto personalmente.  In più contesti si provano i confronti culturali tra le religioni. Si tratta di un insperato momento di grazia agli occhi di coloro che credono in Dio, che addirittura  (per i cristiani) opera nel mondo e nella storia, avendo sparso nell'animo di ogni uomo, le inermi parole del suo amore.


Ogni religione, tutte le religioni tendono però a chiudersi in sé, in un campo privilegiato ed esclusivo del proprio rapporto con Dio. Eppure, lo cogliamo nei nostri giorni, le religioni tendono pure e sopratutto ai nostri giorni ad esercitare comprensione ed amicizia anche nei confronti di chi, con pieno convincimento e gioia interiore, pratica e vive una religione diversa dalla nostra. Circostanza, questa ora evocata, tanto diversa quando, anche in tempi non lontani, certi fedeli cristiani, capeggiati da disinformati sacerdoti, osavano chiudere i portoni a cristiani, cattolici, appartenenti peraltro alla stessa diocesi cattolica, e però, portatori di bagagli rituali cattolici ma diversi da quelli soliti in ambito siciliano.


=. =. =

Antico e Nuovo Testamento

SI TRATTA DI SCRITTI DIVERSIFICATI


Gli scritti del Nuovo Testamento sono vicini al tempo di Cristo. E però compresi quelli che più  parlano di lui, i Vangeli o gli Atti degli Apostoli, non sono un «reportage»; sono testimonianze. Garantiscono l'essenziale di un fatto per dirne il significato.  Gli scritti sono un'espressione di continuità dell’evento Cristo.


TESTI REDATTI IN EPOCHE DIVERSE

Gli scritti del Nuovo Testamento non sono tutti della stessa epoca. I primi testi vengono datati attorno ai venti anni dopo la morte di Gesù e non si tratta ancora  dei Vangeli, ma delle lettere di Paolo ai cristiani di Tessalonica. Scorrendole nel loro ordine cronologico, si può scorgere la traccia dell'evoluzione del suo pensiero e la successione dei problemi incontrati dalle comunità. 

La redazione definitiva dei Vangeli sinottici segna un altro periodo letterario che va dall'anno 65 all'80 circa, quando si è avvertita la necessità di disporre di opere sull'insieme del messaggio e della vita di Cristo.