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lunedì 27 luglio 2026

Il blog

Disattenzione per lo spopolamento
Oltre il 70% del territorio
siciliano è minacciato dalla
desertificazione, un
fenomeno che colpisce in
modo duro i comuni delle
aree interne
. Questo degrado
ambientale si unisce a
un forte calo della
popolazione e alla
mancanza di servizi di
base. I 
piccoli paesi
montani e rurali con
meno di 5.000 abitanti
perdono residenti,
soprattutto giovani.
Restano nei borghi
interni quasi solo
persone anziane.
E’ in corso la chiusura
progressiva di classi
scolastiche, presidi sanitari
e persistono difficoltà
di collegamento
 stradale e ferroviario.



Il blog da alcuni mesi, forse dall’ultimo anno, ha via via cambiato il taglio degli interventi che vengono pubblicati. Continuerà a cambiare ancora in direzione di un percorso che  privilegerà la interpretazione della vicenda umana con i filtri, o se si vuole le lenti dell’economia, della sociologia, del diritto (=legislazione) e sopratutto delle risultanze storicamente riprese dalla pubblicistica più accreditata e dai dati statistici dell’Istat che proiettano, fra pochi decenni, la desertificazione di tanti contesti isolani, il nostro contesto locale compreso.

La temporalità che principalmente ci interesserà e’ quella che comincia con l’era moderna e che poi via via proseguirà con la contemporaneità fino ad arrivare alle nostre periodiche feste di paese. Intendiamo leggere i perché ed i come, dal vivere feudale e poi latifondistico e poi ancora dal vivere di emigrazione siamo arrivati alle feste continue che coinvolgono un numero via via sempre più striminzito di persone del luogo.  

La popolazione dei paesi di Sicilia, della Sicilia interna, dei residenti in quest’angolo di terra dove e’ pure situata la nostra Contessa Entellina, si compone ormai, nella stragrande maggioranza dei casi di pensionati. I giovani che acquisiscono un titolo di studio emigrano. Al 96%.


L’età del pensionamento






 Una recente sentenza della Corte costituzionale è di particolare rilievo nel dibattito sui diritti sociali della persona, sulla sostenibilità del sistema previdenziale e, in fondo sull’equità generazionale

 La causa era stata promossa da una dipendente che rivendicava il proprio diritto a rimanere al lavoro, per conseguire il minimo pensionistico fino al compimento del settantunesimo anno di età. Voleva restare, non andarsene prima. 

  Situazioni di questo tipo, andando a regime il metodo contributivo, non saranno un’eccezione. Segnalano anche una svolta.

 Il limite di 70 anni è tassativo. «Questa sentenza - è il commento di Raffaele Bifulco, ordinario di Diritto costituzionale alla Luiss - stabilisce un principio di ragionevolezza nell’applicazione della norma, tutela un diritto sociale della persona e interviene sul tema dell’equità generazionale nel senso che si liberano posti per i giovani, ma ovviamente lascia aperto l’interrogativo sulla sostenibilità del sistema previdenziale». Il ricorrente sarebbe stato però più contento di fare un anno in più di lavoro.

===

In realtà il sistema italiano è molto più variegato. In una prossima pagina riporteremo ulteriori articolazioni.

domenica 26 luglio 2026

La domenica è fatta per riflettere


Gli Atti degli Apostoli 
seguono un
progressivo disegno geografico e
teologico, fondato sul programma
enunciato in At 1,8: da Gerusalemme,
alla Giudea e Samaria, fino alle
estremità della terra
. L'opera si
divide principalmente in due
grandi parti incentrate su due
figure chiave: Pietro e Paolo,
segnate dal passaggio da
Gerusalemme a Roma.




Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Sono diverse le possibilità di individuare una struttura negli Atti, a seconda che si guardi alle tappe geografiche (e in particolare al programma indicato in 1,8), oppure ai personaggi in scena (Pietro e Paolo), oppure ai contenuti teologici (da questo punto di vista molti commentatori cercano di attribuire, anche nella struttura, un posto di rilievo al c. 15, che descrive il dibattito e le decisioni assunte nel concilio di Gerusalemme, col quale si passa decisamente, dalla fase della predicazione ai giudei, all'apertura della predicazione ai pagani).


Guardando al ruolo dei due principali personaggi, molti pensano a una grande bipartizione: cc. 1-12 (Pietro); 13-28 (Paolo), oppure, tenendo conto che Pietro compare ancora nel c. 15, cc. 1-15 (Pietro); 16-28 (Paolo). Guardando alle fondamentali svolte geografiche e alle indicazioni di 1,8, è stata proposta una tripartizione: cc. 1-7 (Gerusalemme); 8-12 (Giudea e Samaria); 13-28 (territori fuori dalla Palestina fino a Roma = fino ai confini della terra). Ma sono state anche suggerite altre articolazioni, in quattro, cinque, sei parti, ecc. Nessuna soluzione risulta veramente soddisfacente.


L'autore, pur suggerendo talora con sommari o formule, dei passaggi da una sezione all'altra, non permette di riconoscere chiaramente delle ripartizioni nette; anzi, spesso si ha l'impressione che voglia proprio evitare cesure nette, perché utilizza alcuni brani con funzione sia di conclusione di una sezione sia di inizio della sezione successiva (ad esempio, 4,1-4 rappresenta la conclusione dell'episodio della guarigione del paralitico, ma contemporaneamente introduce l'episodio dell'imprigionamento di Pietro e Giovanni). In altri casi, con anticipazioni, Luca intreccia una parte con quella successiva: Paolo è già menzionato tre volte come persecutore nella conclusione dell'episodio di Stefano (fine del c. 7-inizio del c. 8) e a queste menzioni si collega l'introduzione del c. 9, che racconta la conversione di Paolo.

= = =

= = = 

Ci viene suggerita la pubblicazione di una riflessione di G. Florovsku.


Il cristianesimo è esistito sin dall'inizio come una realtà corporativa, come comunità. Essere cristiano voleva dire appartenere alla comunità. Nessuno poteva essere cristiano da solo, come individuo separato, ma solo insieme ai «fratelli», solo in unione con loro: Unus christianus - nullus christianus. Le convinzioni personali e persino lo stile di vita non bastano a fare di una persona un cristiano. L'esistenza cristiana presume e sottintende l'adesione, l'appartenenza alla comunità.




La democrazia

Ci fu un tempo in cui la politica era cosa seria. 

I populisti, che in Italia conosciamo
ed abbiamo pure conosciuto nella
fase di governo, riducono la politica
a uno scontro binario e
moralistico. Da un lato c'è il
"
popolo puro" e dall'altro
l'"
élite corrotta" (o la casta).
Il potere si concentra nella
figura di un unico leader.
Egli si presenta come l'unico e
vero interprete della volontà
generale. 
I populisti scavalcano
 o indeboliscono i partiti tradizionali,
i sindacati e i media indipendenti.
Prediligono un rapporto verticale
e immediato con la base, spesso
supportato dai social network.

Vi è una profonda insofferenza
verso i contrappesi costituzionali,
i controlli della magistratura e le
tutele per le minoranze, considerati
come ostacoli burocratici alla
reale volontà del popolo.




* * *  

I politicanti del terzo millennio pare che non leggano mai un libro,  non riflettono e quindi non programmano

Si esprimono con espressioni usa e getta, non hanno visione alcuna sul domani e di fatto non progettanoma cercano spazio e prima fila in ogni opportunità.

Per i populisti/politicanti non esistono problemi complessi, per gli ignoranti audaci esistono soluzioni facili da attuare  e da spiegare alla base di riferimento, qui e ora, annullando qualsiasi scansione intermedia dell’arte della politica, che implicherebbe studio della questione, successiva riflessione e finale deliberazione

Da una parte, come e’ facile coglierec’è la ragione, dall’altra le passioni: cosa sia più facile stimolare in tempi di vacche magre e di scarso welfare lo cogliamo nella svolta sovranista e populista sempre più espansa in Europa e in America. 

Forse ancora non siamo all’ultima svolta, forse non ancora alla più pericolosa. In questa fase ci spiegano che, in nome delle esigenze della tecnica, vanno negati il bilanciamento democratico dei poteri e la sostanza stessa della democrazia liberale. 

*  *  *

Quanto sta accadendo è transumano e, dunque, ostile all’umana dignità. 

Abbastanza da avere attirato l’attenzione di Leone XIV nella sua potente enciclica. 


Non è detto che stiamo nuovamente cadendo nel buio pre-illuminista. 

Ma per liberare i cittadini dalle balle continue occorre che chi si occupa di politica restauri con essi un rapporto di fiducia. 

Rocard (ex primo ministro francese, storico dirigente socialista) sosteneva nel famoso «discorso del pianerottolo» che per salvare una banlieu (=sobborgo) bisognasse iniziare riparando le cassette delle lettere. Può sembrare minimalismo, forse è sano riformismo.

sabato 25 luglio 2026

Caro carburante

 

La benzina e soprattutto il
gasolio hanno superato la
soglia critica dei 
2 euro
al litro
 in gran parte del
Paese, gravando
pesantemente sulle
spese delle famiglie.
torna a salire il prezzo dei carburanti
La benzina che sfiora i 2 euro al litro (per la precisione, 1,968) e il diesel 2,161 euro sulla rete stradale mentre entrambi costano più di due euro al litro in autostrada: 2,059 euro la benzina e 2,228 il gasolio. 

E si tratta, è bene ricordarlo, dei prezzi medi in modalità self service (il servito costa di più). Cifre, diffuse ieri dall’Osservatorio sui prezzi del ministero delle Imprese, che certificano nuovi record delle quotazioni. Ed il “servito” costa di più.

=====

La crisi nel Golfo, quella che Trump doveva risolvere in ventiquattro ore, pesa sui costi dell'energia e in particolare dei carburanti. 

 La benzina adesso sfiora i 2 euro, a dire la verità li supera, al litro in strada. Il diesel costa 2,161 euro sulla rete stradale. Secondo il Codacons «in tre settimane il prezzo medio del gasolio è salito di 27,9 centesimi di euro sulla rete ordinaria e di 26 centesimi in autostrada mentre la benzina è rincarata di 16,5 centesimi», con la conseguenza che un pieno di diesel «costa oggi ben 14 euro in più rispetto al 3 luglio scorso quando è scaduto l’ultimo taglio delle accise, mentre un pieno di benzina costa 8,25 euro in più». 

 In rialzo anche le quotazioni del gas, che ieri al mercato di Amsterdam (Il Title Transfer Facility (TTF) è la piattaforma di scambio virtuale situata nei Paesi Bassi che funge da principale punto di riferimento per il prezzo all'ingrosso del gas nell'Unione Europea, condizionando direttamente i costi delle bollette energetiche in Italia)  ha chiuso con un aumento del 2,7% a 63,6 euro al megawattora. 

 Dall’inizio del mese le quotazioni del gas sono aumentate di oltre il 50% (dai 40 euro al megawattora del primo luglio). Intanto il petrolio Brent ieri veniva scambiato a a 97,2 dollari al barile, poco meno dei cento del giorno prima.

 Tra le ipotesi in considerazione del governo c’è il meccanismo delle accise mobili (che l'opposizione chiede da tempo di attivare). Un vertice in proposito tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti pare sia previsto. Ma ancora nulla di fatto.

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1815

Il 9 giugno 1815 si chiuse il congresso di Vienna, apertosi il primo novembre 1814, nel quale le potenze vincitrici di Napoleone, Austria, Russia, Prussia e Inghilterra, decidono la nuova sistemazione politica dell'Italia. La penisola italiana, che complessivamente contava una popolazione di poco inferiore ai venti milioni di abitanti, era divisa in 10 Stati:

=  il Regno di Sardegna, comprendente Piemonte, Savoia, Nizza, Sardegna e Liguria, con una popolazione di 3 814 000 abitanti; 

=  il Regno Lombardo-Veneto, sotto la sovranità dell'imperatore d'Austria, con 4 065 000 abitanti; 

= il Ducato di Parma e Piacenza (383 000 abitanti);

=  il Ducato di Modena e Reggio (375 000 abitanti); 

= il Ducato di Massa e Carrara (20 000 abitanti); 

= il Granducato di Toscana (1 264 000 abitanti); 

= il Ducato di Lucca (131 000 abitanti); 

= lo Stato della Chiesa, comprendente le Legazioni di Bologna, Ferrara e Ravenna, le Marche, Benevento e Pontecorvo (2 425 000 abitanti);

=  la Repubblica di San Marino (7 000 abitanti); 

= il Regno di Napoli e di Sicilia, comprendente tutto il Meridione (6.766.000 abitanti).

 Il Trentino e il Sud Tirolo tornavano a far parte dell'Austria e la Venezia Giulia divenne provincia illirica dell'impero asburgico.


                                

“La lotta senza vittoria inaridisce”. Quando,
una quindicina d’anni dopo, Pier Paolo
Pasolini con una lunga ode lo invitò a
rompere tutti gli indugi e a riportare la
sinistra nel governo del Paese, a Pietro
Nenni
quella categorica asserzione finale
non piacque. Almeno così raccontano. Si
era nel 1961, e il grande capo socialista era
 combattuto. Da una parte, l’esigenza di
puntellare la democrazia, investita in pieno
da pericolosi venti di restaurazione;
dall’altra, l’atavico massimalismo, che
gli faceva sembrare l’invocazione finale
del poeta un invito a cedere, anche a costo
di stipulare qualche compromesso al ribasso
con la Dc nelle trattative per il primo
centro-sinistra organico. Nel biennio ’44-’46,
invece, il giacobino libertario e antifascista
che si era fatto l’esilio in Francia e il
confino, e nel ventennio aveva (con
Rosselli, Saragat, Pertini e pochi altri)
tenuta accesa la tremula fiammella del
socialismo italiano, partì proprio da
quell’assunto: “la lotta senza vittoria inaridisce”.
 E se oggi festeggiamo il 2 Giugno – scritto
rigorosamente con la maiuscola – come Natale
della nuova Italia, lo dobbiamo
essenzialmente alla cocciutaggine, tutta
romagnola, con egli cui sostenne la
necessità, storica e indifferibile, della “rottura
istituzionale”.




  …….  L'italia dei nostri giorni


L’Italia dei nostri giorni, per programma che all’interno dei collaboratori del blog ci siamo dati, e’ quella del secondo dopoguerra mondiale. Avvieremo pertanto il percorso storico dalla fine degli anni quaranta del Novecento in poi. Fino a quando il gruppetto intenderà proseguire.


=E’ convinzione ampiamente condivisa, sia al livello storiografico che della coscienza popolare,  che il successo che porto’ nel secondo dopoguerra alla Repubblica democratica fondata sul lavoro sia stato assicurato  dall’apporto diretto e indiretto del mondo contadino ed operaio alle brigate partigiane. Allo sviluppo di queste pagine contribuiscono le memorie raccolte da due prigionieri contessioti nei campi di concentramento nazisti (ai nostri giorni deceduti e di nome entrambi Pietro) ed un militante delle brigate partigiane, pure egli ormai deceduto, di nome Salvatore. 


= Al di là del sacrificio individuale di chi alla Resistenza partecipo’ direttamente, la nostra Repubblica democratica è frutto direttamente e indirettamente dipendente dal contesto popolare che circondò e condusse la guerra di Liberazione dal nazi-fascismo, grazie  alla protezione, ai rifugi, ai rifornimenti, alle collaborazioni delle popolazioni delle valli e delle città che consentirono il prosieguo delle guerriglie e costrinsero alle ritirate le armate naziste.


Parole frequenti sui media


Il governo guidato da Narendra
Modi ha inizialmente cercato di
limitare il fenomeno oscurando
l'account X (Twitter) della CJP sul
territorio indiano per motivi di
sicurezza nazionale. Tuttavia, la
portata della mobilitazione ha spinto
le forze di opposizione (tra cui il
partito del Congresso) a sostenere
apertamente la piazza, costringendo
il Primo Ministro ad aprire il dialogo
sulla necessità di riformare il
sistema degli esami pubblici.


Cockroach

Il termine inglese per «scarafaggio» è stato usato lo scorso 15 maggio, dal presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant, quando durante un’udienza ha paragonato alcuni giovani disoccupati a «scarafaggi». L’uscita ha ovviamente scatenato sdegno online e questo ha spinto il trentenne Abhijeet Dipke, studente indiano di ritorno dalla Boston University, a fondare il Cockroach Janta Party, ovvero, Partito del Popolo degli Scarafaggi, un movimento anti corruzione che ha trasformato lo scarafaggio in simbolo di resilienza.

Dipke ha lanciato una provocazione sui social: "Cosa succederebbe se tutti gli scarafaggi si unissero?". I giovani indiani hanno fatto proprio l'insulto, trasformando lo scarafaggio nel simbolo della propria resilienza contro un sistema che non garantisce il futuro delle nuove generazioni.

Sfogliando i giornali

 Classi dirigenti?
Laureati italiani in fuga.
Il 35-43% dei giovani laureati
italiani under 35 sceglie di
lavorare all'estero
, spinto da
stipendi mediamente più alti
(fino al 60% in più rispetto
all'Italia), minore precarietà
 e percorsi di carriera più rapidi.
Le mete principali sono Svizzera,
Regno Unito, Germania e Stati
Uniti.



L'economista Francesco Giavazzi  è molto duro con certa politica: «Fra i molti disastri che Matteo Salvini ha regalato a questo Paese, la flat tax è certamente uno dei più gravi. Oggi un piccolo imprenditore, raggiunto un fatturato di 85.000 euro, non ha più alcun interesse ad ingrandirsi. Molti lo hanno capito da tempo e se ne vanno. L'Istat calcola che circa 367.000 giovani (25-34 anni) nel decennio 2014-2023 si sono trasferiti altrove; di questi, 146.000 sono laureati».

 Giavazzi boccia anche le norme fiscali che favoriscono il trasferimento in Italia: «Hanno sì aiutato il rientro di molti ricercatori, ma hanno soprattutto attratto banchieri inglesi, ricchi commercianti e finanzieri brasiliani e non solo, i quali hanno fatto esplodere il mercato immobiliare di Milano, molto raramente hanno creato alcunché».

venerdì 24 luglio 2026

La Letteratura (31)


Le tesi principali di Averroe
sostengono 
l'indipendenza tra
filosofia e religione, l'eternità
del mondo e l'unicità
dell'intelletto per tutto il genere
umano.





La dottrina dell' “amore cortese"

Nonostante il decreto di condanna del vescovo Tempier (1277), la dottrina dell'"amore cortese" (inteso come amore extra-coniugale) di Andrea il Cappellano (scrittore francese del XII secolo) ebbe grande diffusione, specie in Italia. 


Il passo che segue, del De amore di Cappellano, tratto da un volgarizzamento contenuto in un codice della Biblioteca Vaticana, mostra evidenti consonanze con la poetica dei "siciliani" e soprattutto degli "stilnovisti":


Questo è l'efetto dell'amore, 

che quelli ch'è diritto amante, non 

può essere avaro, e quelli ch'è 

aspro e no adorno e quelli ch'è di 

vil gente, si ‘l fa ben costumato; 

e superbi fa umili e l'amoroso 

molti servigi fae con umilitate ad 

altrui. Molto è gran cosa l'amo-

re, che fa l'uomo così vertudio-

so e ben costumato. Anche ne 

l'amar è una cosa molto da lau-

dare, che fa l'amante quasi ca-

sto, perciò che quelli ch'è ina-

morato a pena potrebe pensare a 

un'altra, e a pena può sofferire lo 

suo animo di guatare un'altra.


(Edizione a cura di G. Ruffini, Milano, 1980).

====


Sant’Alberto Magno mediante una compiuta riesposizione di gran parte degli scritti aristotelici che, di fatto, ne rappresenta un'interpretazione nuova e originale, arricchita dalla sua vasta conoscenza degli autori arabi, dei maestri "latini" dei secoli precedenti, di dottrine mediche, astronomiche e matematiche specifiche, e affidata a un commento assai organico, risolto nella stesura di trattati sistematici.

Per quanto concerne le conoscenze scientifiche, il domenicano non si limitò a riorganizzare il materiale proposto dagli scritti "fisici" e dai "libri naturali" di Aristotele e nelle opere degli scienziati arabi, bensì aggiunse i risultati di proprie osservazioni ed esperienze, ma anche, com'era inevitabile, notizie favolose e credenze mitiche. Pure seppe spesso mostrarsi critico e spregiudicato nei riguardi delle proprie fonti, preponendo quanto poteva direttamente conoscere all'accettazione passiva delle auctoritates.

Con questo, sarebbe assurdo credere che le sue conoscenze scientifiche superassero i limiti delle indagini correnti o che oltrepassassero i molti ostacoli posti dalla mancanza di vere tecniche sperimentali o di una sicura metodologia. 


Taluni tentativi di dimostrare la "modernità" delle sue idee, in questo ambito, sono piuttosto inutili apologie che contributi effettivi alla comprensione di una personalità per tanti aspetti tra le più eminenti della cultura filosofica medievale. Ma è innegabile che la sua opera costituì un tentativo consapevole e organico di concepire unitariamente il sapere del tempo e di offrirne un'adeguata trattazione, fondata sulla certezza di un ordine razionale autonomo della natura, le cui leggi e principi sono raggiungibili con l'esercizio della ragione, senza che occorra mai far ricorso a "verità" di ordine superiore o a una "lettura" mistica e simbolica del cosmo. Il che basta a far comprendere quale fosse il suo atteggiamento nei confronti del rapporto tra indagine filosofica e meditazione teologica, tema che proprio in quegli anni, era al centro di aspri contrasti polemici e sollecitava gli interventi dei più tenaci difensori dei difensori di tutto il sapere alla suprema verità della fede e della teologia che ne deriva.


(Segue)

 Temporalmente si e’ all’alba della distinzione tra i compiti della filosofia (e della scienza)  e quelli della teologia.


Parole frequenti sui media

 

Il procedimento è regolato dall'art.
681 del codice di procedura penale.
Può essere avviata su domanda del
condannato, del coniuge/convivente,
di un parente, del tutore, o tramite il
proprio avvocato. In alternativa, può
essere proposta dal Presidente del
Consiglio di disciplina o avviata
d'ufficio dal Ministro della Giustizia
o dallo stesso Capo dello Stato.




Grazia

L’articolo 87 della Costituzione prevede che il capo dello Stato, può concedere la grazia e commutare la pena. L’atto estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta. La domanda va diretta al Ministero di Grazia e Giustizia. Concessa la grazia, il pm ne cura l’esecuzione, ordinando nel caso la liberazione del condannato.

A differenza di amnistia e indulto, non cancella il reato ma incide solo sulla pena (principale o accessoria), estinguendola in tutto o in parte. Il procedimento è regolato dall'art. 681 del codice di procedura penale. Può essere avviata su domanda del condannato, del coniuge/convivente, di un parente, del tutore, o tramite il proprio avvocato. In alternativa, può essere proposta dal Presidente del Consiglio di disciplina o avviata d'ufficio dal Ministro della Giustizia o dallo stesso Capo dello Stato.

L’antico e il nuovo (4)

 

La civiltà occidentale affonda le
proprie radici nella Grecia antica.
Dal pensiero filosofico e scientifico
alla nascita della democrazia, quasi
ogni aspetto della cultura e della
società occidentale deriva
direttamente dalle intuizioni, dai
dibattiti e dalle conquiste di quel
popolo straordinario.
Autori come Platone e Aristotele
hanno posto le basi per il pensiero
logico, gettando le fondamenta del
metodo scientifico e della ricerca
della verità attraverso la ragione.
La nascita della parola democrazia
 (dal greco 
démos, popolo, e krátos,
 potere) nella 
polis di Atene segna
l'inizio della partecipazione dei
cittadini alla vita pubblica.
L'Iliade e l'Odissea di Omero sono
capisaldi della narrazione occidentale,
mentre il teatro (tragedia e commedia)
è nato ad Atene come strumento
di riflessione collettiva e morale.
L'arte di argomentare (la retorica)
 e la ricerca della giustizia sono
nate nelle piazze greche,
influenzando profondamente
anche il successivo diritto romano.



Il confronto con gli antichi.

Ogni volta che ci chiediamo che cosa vuol dire per noi, oggi, la civiltà e la cultura greca, oppure a quale nostro bisogno risponda il nostro continuo voler riscoprire templi, statue etc. del mondo greco, in realtà si tratta di un nostro affannarci a reinterpretare, da un osservatorio temporale molto diverso, e quindi fittizio, rivelazioni della nostra attuale identità. Ai Greci e’ toccato il ruolo di iniziatori e scopritori di discipline, di idee su quasi tutti i campi dell’ingegno umano. Essi stanno perciò al ruolo di matrice dell’oggi, di matrice di ogni nuovo sviluppo.

Gli oggetti culturali che essi hanno prodotto, ai nostri giorni non valgono in quanto veramente o meno avvenuti, ma in quanto esemplari. Esempla di perpetua validità.

Nel tempo ci proponiamo, pertanto, di cogliere le coordinate della tradizione e della cultura greca che persistono nel mondo moderno e contemporaneo. Ci proponiamo, avendone tempo e possibilità, di cogliere gli innesti culturali sul filone greco classico (ellenico) degli apporti arabi, persiani e poi, delle ulteriori riprese culturali bizantine e slave fino ad arrivare all’umanesimo europeo. Su tutto quanto tratteggiato ci proponiamo di trasmettere l’immagine culturale della Grecia antica che ritroviamo ancora oggi nella formazione delle coscienze nazionali odierne dell’intero Occidente.

Altre puntualizzazioni dovremo ancora riportare sul blog prima di iniziare a cogliere le iniziali radici del nostro essere “occidentali” e che  guidano il  mondo plurale di oggi.

giovedì 23 luglio 2026

Flash di Storia

Ci proponiamo di riportare periodicamente dei resoconti storici su personaggi, movimenti politici ed istituzioni, accompagnati, ove a noi disponibili, da tabelle, indici e immagini d’epoca. Filo conduttore sarà  la Storia politica e civile dell’Italia post-napoleonica con frequenti raffronti socio-politici-istituzionali più vicini a noi, cittadini del terzo millennio.

 L'italia dopo il 1815

Sebbene in epoche precedenti non fossero mancati precursori e progetti per un Italia unita, convenzionalmente l'anno 1815 è stato assunto dagli storici come data d'origine del processo risorgimentale che porterà nel 1861 alla proclamazione del Regno d'Italia sotto la dinastia dei Savoia. 


Il 1815 è una data spartiacque per tutta l'Europa: il congresso di Vienna sancisce infatti la dissoluzione dell'impero napoleonico e la restaurazione dei sovrani  assoluti. Per tutto il periodo le vicende interne dei vari Stati della penisola, tutti sotto l'influenza o il diretto dominio degli austriaci a eccezione del solo Piemonte, sono largamente determinate dal contesto internazionale. İ più significativi moti insurrezionali sono infatti strettamente correlati a rivoluzioni scoppiate in altre nazioni, in particolare in Francia, ed è grazie ad alleanze europee favorevoli che il Regno di Sardegna può alla fine degli anni Cinquanta procedere, dopo una serie di conflitti, all'annessione degli altri Stati italiani. 


Essenziale è comunque la mobilitazione popolare sotto la guida dei democratici per la cacciata dei Borboni dal Regno delle Due Sicilie.


Dal punto di vista economico i vari Stati,  e loro insieme, sono in condizioni di relativa arretratezza rispetto ai principali paesi europei.

                                                                            


Nel 2026 l'Italia sarà l'economia
con la crescita più bassa tra i
Paesi del G20. E’ quanto emerge
dalle ultime previsioni dell’OCSE




  …….  L'italia dei nostri giorni


Ancora oggi l'Italia non primeggia economicamente in Europa. Pur rimanendo tra le prime 10 economie mondiali e la terza nell'Eurozona, la sua economia presenta forti criticità strutturali, registrando ritmi di crescita e livelli di debito tra i peggiori del continente. 


Le stime della Commissione Europea collocano l'Italia nelle ultime posizioni per crescita economica. Con un aumento del PIL previsto attorno allo 0,5% - 0,6%, il Paese viaggia a rilento rispetto alla media europea, frenato dal calo della produzione industriale.


Il rapporto debito/PIL italiano è purtroppo ai vertici in Europa, superando il 137% e attestandosi come uno dei più alti dell'Eurozona.


Sul fronte del lavoro, l'Italia ha raggiunto livelli storici di occupazione, ma questo dato si scontra con salari stagnanti e un costo della vita che incide pesantemente sul potere d'acquisto.


I cittadini italiani mantengono una buona solidità per quanto riguarda il risparmio e il patrimonio privato (soprattutto immobiliare), ma la ricchezza netta pro capite rimane inferiore alla media dei paesi OCSE.