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I tre pilastri della cittadinanza: appartenenza, diritti e partecipazione.
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Essere cittadini,
Essere cittadini significa partecipare attivamente alla comunità, conoscendo e vivendo diritti e doveri sanciti dalla Costituzione. Implica consapevolezza dell'impatto delle proprie azioni, responsabilità sociale, sostenibilità e inclusione, sia a livello locale che globale. Essere cittadini e’ una condizione giuridica e un impegno democratico, fondamentale per l'identità di ciascuno.
Non significa semplicemente limitarsi all'esercizio di voto, ma anche (e sopratutto) contribuire allo sviluppo della società, prendendosi cura del territorio e delle cause sociali.
Significa conoscere le tutele giuridiche (salute, istruzione) e rispettare i doveri verso la comunità.
Essere cittadini del mondo implica promuovere l'inclusione, senza pregiudizi o stereotipi, in un contesto interculturale (=cittadinanza globale).
In Italia, la cittadinanza si basa principalmente sullo ius sanguinis (diritto di sangue), ma è anche un processo di inclusione per chi cresce nel territorio.
Essere cittadini significa anche, e sopratutto nei paesi democratici, possedere senso critico, che implica la libertà di pensare, di scrivere e, occorrendo, di denunciare.
Essere cittadini non è un semplice ornamento, è, deve essere sostanza: saper leggere la realtà, verificarla e restituirla; significa adoperarsi per la grammatica della verità.
Il cittadino di un Paese democratico deve saper riconoscere i fatti, pesarne la portata, distinguerli dal frastuono della politica.
Il cittadino deve sempre saper scegliere, gerarchizzare, dare ordine a ciò che accade nella vita pubblica. Deve saper leggere ciò che i politicanti puntano a opacizzare.
Il cittadino deve adoperarsi a concatenare i gesti della vita sociale e contribuire a dare forma al flusso disordinato del mondo.
Il cittadino consapevole non si preoccupa dell’eterogenea architettura con cui opera il modulo dedicato all’Intelligenza Artificiale.