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giovedì 27 agosto 2026

Letteratura: Origini linguistiche (2)

L'importanza del concilio risiede
nel suo 
Canone XVII, nel quale i
vescovi constatarono che la
popolazione non comprendeva
più il latino classico usato
durante le funzioni religiose. Per
garantire la diffusione del
cristianesimo, il concilio stabilì
che l
a liturgia e la messa dovevano
rimanere in 
latino classico.
L'omelia (la predica) doveva
essere tradotta in 
lingua
rustica romana
 (i primi
volgari neolatini, antenati del
francese) o in 
lingua thiotisca 
(germanico/tedesco).
 Il Certificato di nascita del volgare: 

Il momento in cui si acquista una chiara ed esplicita coscienza dell'esistenza del volgare è segnato dal concilio di Tours dell'anno 813, nella cui diciassettesima deliberazione si legge:


Visum est unanimitati nostrae ut quilibet episcopus habeat ome-lias continentes necessarias ad-monitiones, quibus subiecti eru-diantur: id est de fide catholica, prout capere possint. ET UT EA-SDEM OMELIAS QUISQUE APERTE TRANSFERRE STU-DEAT IN RUSTICAM RO-MANAM LINGUAM AUT THIOTISCAM, QUO FACI-LIUS CUNCTI POSSINT IN-TELLIGERE QUAE DICUN-TUR.

[All'unanimità abbiamo deliberato che ciascun vescovo tenga omelie, contenenti le ammonizioni necessarie a istruire i sottoposti circa la fede cattolica, secondo la loro capacità di comprensione. E che si studi di tradurre comprensibilmente le medesime omelie nella lingua romana rustica o nella tedesca, affinché più facilmente tutti possano intendere quel che vien detto).


(Monumenta Germaniae Historica, Concilia, II, 286)

=. =. =


L’emergere dei volgari


Testo di Francesco Sabatini/

 (Pescocostanzo, 19 dicembre 1931) è un 

linguista, filologo e lessicografo italiano, 

presidente onorario dell'Accademia della Crusca.


Questo difficile e instabile rapporto tra parlato e scritto (che viene inquadrato nel moderno concetto della "diglossia") si risolse solo dopo alcuni secoli, nell'età carolingia: quando una decisa e consapevole "riforma" dell'organizzazione del sapere e delle istituzioni preposte all'istruzione portò a una restaurazione del latino scritto nelle forme classiche, da ricercare accuratamente nei testi classici.


Fu questo un aspetto essenziale della cosiddetta "rinascita carolingia" promossa dal monaco anglosassone Alcuino di York, grande consigliere culturale di Carlo Magno, e diffusa in tutta l'Europa attraverso la Schola palatina. Questa operazione fece compiere al latino scritto il passo decisivo verso la fissità e, potremmo dire, la "trascendenza'": da quell'epoca il latino fu decisamente sottratto al fluire del tempo, diventando una lingua inevitabilmente lontana dalle sollecitazioni della realtà quotidiana, e quindi morta alla comunicazione nelle situazioni concrete, ma nello stesso tempo adatta all'elaborazione e alla circolazione dell'alta cultura internazionale. Per contraccolpo maturò allora la coscienza della sostanziale autonomia della lingua parlata, a cui si dette decisamente il nome di "volgare", e si affermò anche la volontà di provvederla di una sua tradizione di scrittura e di renderla gradualmente degna di un uso colto.


Va precisato che l'esistenza di fatto di lingue volgari strutturalmente ormai separate dal latino, e anche una certa coscienza di questa distanza, risalgono certamente ben indietro rispetto alla svolta carolingia, come testimonia la lunga e consapevole pratica di una tradizione scritta di latino volgareggiante attestata tra il VI e l'VIII secolo. Il fatto nuovo è dato dall'intenzione di elevare tali lingue alla dignità della scrittura e dell'uso ufficiale, un evento che si colloca pienamente solo nel quadro di quella realtà etnica e politica nuova che fu l'Impero carolingio: in questo contesto sulle lingue figlie del latino agì da potente catalizzatore la coabitazione e la concorrenza con le più audaci e libere lingue germaniche.

Testimonianze inequivocabili di questo processo, realizzatosi più precocemente e decisamente in Francia, sono le deliberazioni del concilio di Tours, dell'813, nel quale si esortano i vescovi a "tradurre le omelie dal latino nella lingua romana rustica o nella tedesca", e la redazione dei solenni Giuramenti di Strasburgo, dell'842, scambiati tra Ludovico il Germanico, che giurò in romana lingua, e Carlo il Calvo, che giurò in teudisca. Anche il caso del graffito romano della catacomba di Commodilla, che anticipa forse di qualche decennio il più celebre testo di Strasburgo, si situa in un contesto direttamente investito dalle correnti culturali carolinge. Ma il cammino che doveva portare dai primi tentativi di fissare nella scrittura, per usi contingenti e settoriali, il volgare parlato delle singole aree, fino alla costruzione di lingue sovraregionali capaci di incarnare una vera e propria tradizione letteraria o addirittura di sostenere il peso di un intero sistema culturale, con la varia gamma delle sue espressioni, questo cammino fu lungo e laborioso. Nel caso italiano esso ha richiesto addirittura la serie di secoli che va dall'inizio del secolo IX all'inizio del XVIII: dopo l'opera poderosa e le energiche affermazioni di Dante, bisognò aspettare l'opera di Galileo e quella di Vico perché si verificasse il decisivo sfondamento della barriera che precludeva al volgare il campo dell'alta speculazione scientifica e filosofica.

(Segue)






La società degli uomini

La giustizia umana è passata
dalla vendetta privata e dalle
leggi del taglione dei primi
codici antichi
 ai sistemi di
diritti universali
. Questo
cammino ha trasformato la
regola del più forte in norme
scritte, per limitare il potere e
difendere la dignità di ogni
persona.

Dopo le tragedie del
Novecento, il mondo ha
creato carte
internazionali per
proteggere le persone
anche contro le leggi
ingiuste dei propri Stati.




 La giustizia? 

Ogni popolo, fin dalle comunità più antiche, ha sempre punito gli atti criminali che minano profondamente le basi della società. All'inizio fu solo una vendetta privata degli offesi contro chi li aveva danneggiati, ma in seguito, quando la vendetta divenne obbligatoria e nessuno poté più sottrarsi al proprio dovere, allora si trasformò in un fatto sociale.


E questo primo embrione di giustizia cominciò ad organizzarsi confondendosi magari con elementi religiosi: le azioni proibite erano «tabù» e infrangere un «tabù» equivaleva all'estromissione dalla comunità o alla morte. Anche se ampiamente applicata, la morte non era la sola pena riservata agli assassini. Cosi i congiunti delle vittime escogitavano punizioni alternative crudelmente raffinate: gli indiani Omaha d'America, per esempio, obbligavano il colpevole a espiare restando isolato, con le mani sui fianchi, il collo fisso in una sola direzione, nutrito di cibi freddi e coperto da un mantello per un periodo che poteva raggiungere i quattro anni.

La vittima doveva essere comunque vendicata, anche se la causa della sua morte era accidentale: così se l'individuo era caduto da un albero, se ne segava il tronco alle radici; se era stato sbranato da una belva, si organizzava una battuta di caccia per eliminare l'assassino.

Il diffusissimo tabù dell'incesto comportava pene che andavano dalle multe, all'esilio, alla morte; l'adulterio invece a volte poteva essere superato con una comune litigata, altre volte però comportava l'amputazione delle mani, lo sventramento, ripudi, sfregi, evirazioni dell'amante, ecc. Gli indiani Semang strappavano i capelli all'infedele e le staccavano il naso con un morso. I Batacchi divoravano sia incestuosi che adulteri. Nel Gabon la moglie traditrice era abbandonata su un formicaio finché gli insetti non l'avevano divorata.

Col tempo altre norme giuridiche divisero il reato in reato di tipo privato, soggetto alla vendetta personale, e reato di tipo sociale, punito dalle strutture statali che consideravano la trasgressione un sacrilegio contro gli dei.

A questo punto si apriva il fantasioso e cruento ventaglio delle punizioni.

Nell'antico Egitto i tribunali comminavano i lavori forzati nelle miniere, varie mutilazioni (una mano, la lingua, il naso, le orecchie), il rogo, la decapitazione; a volte il condannato veniva esposto infilzato a un palo.

Ma la pena più temuta era sicuramente quella di essere immerso vivo nel matron, ossia una soda corrosiva, oppure di essere imbalsamato vivo.


Ai personaggi di censo, di solito, venivano risparmiate simili sofferenze, se provvedevano a uccidersi da soli. Anche Sumeri e Babilonesi punivano molto crudelmente i loro criminali.

E quando vi era qualche dubbio si rimandava all'ordalia, al giudizio divino.

L'indiziato veniva gettato nell'Eufrate: se affogava aveva pagato per le sue colpe, se si salvava, gli dei avevano riconosciuto la sua innocenza.


«Occhio per occhio, dente per dente» diceva la Bibbia: la legge del taglione, ossia ripagare il criminale con lo stesso reato, fu a lungo e in molti paesi una forma di giustizia-vendetta. A Babilonia, se una casa mal costruita crollava sul proprietario, era condannato a morire chi l'aveva eretta. Ma se sotto le macerie rimaneva il figlio del proprietario, doveva soccombere il figlio del costruttore.

(Segue)


L’amico cane (22)

 

La «personalità» dei cani 


Oltre alle caratteristiche specifiche della razza a cui un cane appartiene, bisogna tenere conto della «personalità» del singolo animale. Non è sbagliato utilizzare un termine che, normalmente, tendiamo ad associare agli esseri umani. 

Un cane prova emozioni e sentimenti, vive attimi di gioia o di paura, di tristezza o di solitudine. Può avere una vita intensa e ricca di esperienze, di interazioni con le persone, di incontri con altri suoi simili o con altri animali. Può avere la fortuna di trascorrere con il suo responsabile umano molti momenti all’aria aperta, in natura, in movimento. Oppure ritrovarsi a passare intere giornate da solo in un appartamento. O anche in un giardino, ma la sostanza non cambia: i metri quadri a disposizione non attenuano la solitudine. 

Il cane è un animale sociale, come lo siamo noi. E tende a voler stare il più possibile all’interno del proprio gruppo famigliare di riferimento, che sia umano oppure no, come avviene nei lupi o nei cani vaganti, che si muovono spesso in branco. Tutto questo contribuisce a forgiarne il carattere e a definirne, appunto, una personalità. E anche questo è un fattore che determina il comportamento di cui non si può non tenere conto.

mercoledì 26 agosto 2026

Parole frequenti sui media

Il sistema bancario italiano sta
  
vivendo una fase di
consolidamento e forte
redditività, trainato da grandi
operazioni straordinarie, utili
record nei primi mesi dell'anno
e da una spinta decisa verso
la digitalizzazione e l'uso
dell'intelligenza artificiale, pur
in presenza di una leggera
flessione dei ricavi e di rischi
geopolitici monitorati da 
Banca d'Italia.

Il 2026 e’ un anno di
esecuzione per le grandi
manovre e fusioni avviate
nei periodi precedenti.


 Qual è la differenza fra 

opa, ops e opas?


Un’opa è un’offerta di acquisizione tutta in denaro. Un’ops è invece uno scambio: il pretendente propone ai soci della «preda» di diventare suoi azionisti. Un’opas, infine, è una combinazione delle due: l’acquirente mette sul piatto sia suoi titoli sia denaro.

Il sistema creditizio nazionale vive una fase di intenso fermento, nota come "risiko bancario", al centro della quale spiccano la contesa su Monte dei Paschi di Siena (MPS) tra Intesa Sanpaolo e Banco BPM, la spinta al consolidamento tecnologico e le manovre per ridisegnare i grandi poli finanziari italiani ed europei. Il Monte dei Paschi è diventato l'obiettivo conteso di grandi manovre, con l'offerta di Intesa Sanpaolo contraffatta o affiancata alle precedenti ipotesi di integrazione con Banco BPM. Le mosse finanziarie inevitabilmente creano dibattito istituzionale sulle preferenze strategiche per il controllo e la stabilità dei grandi istituti nazionali.

Il risiko bancario in Italia ha raggiunto il suo culmine in questo agosto 2026, trasformandosi in una battaglia finanziaria e politica senza precedenti che vede scontrarsi i principali istituti del Paese. Al centro dello scontro ci sono Monte dei Paschi di Siena (MPS)Intesa SanpaoloBanco BPM e il gruppo Unipol/BPER.

Passato, Presente.

Organizziamo un orto

L'orticoltura siciliana è fortemente 
specializzata a seconda delle aree 
geografiche e vanta diversi prodotti a 
marchio di tutela, grazie a una 
combinazione unica di clima 
mediterraneo favorevole
innovazione tecnologica e un 
ricchissimo patrimonio di 
biodiversità locale.

Decenni fa a Contessa erano tante le famiglie che avevano un orto familiare curato in via generale da più componenti del nucleo. Per quanto ci e’ dato conoscere il loro numero si è andato in tempi recenti riducendo, sia perché il nostro “paese” e’ annoverato (ancora una volta) fra quelli con flussi migratori giovanili accelerati e perché in carenza di prospettive sul “domani” il flusso migratorio ha ripreso i ritmi accelerati assimilati in qualità e quantità a quelli dei decenni precedente e successivi all’inizio del Novecento, quando tantissimi si diressero a New Orleans.

 Sul blog continueremo a dedicarci a vicende storiche e sociali del territorio, a contesti e filoni culturali che possono indicare prospettive di crescita umana, e per chi ama dedicarsi all’orticoltura, perché dispone anche di una piccola frazione di terreno, ed intende mettere in atto o comunque preparare terriciati, riciclare rifiuti domestici, detriti vegetali e tutti i materiali organici che generalmente si conferiscono e che invece sono un economico e pure utilissimo concime.

 Fra i propositi c’è il far conoscere alcune tecniche che sanno di antico e che i nostri nonni suggerivano.

Cosa e’ che non funziona più sul piano sociale?

 L’Occidente del secolo passato non c’è più. Trump pericolo per la democrazia

Il dibattito geopolitico
contemporaneo evidenzia come
la percezione di una 
crisi
strutturale dell'Occidente
(caratterizzata da frammentazione
politica, polarizzazione sociale
ed erosione della leadership
economica) si traduca in un 
vantaggio strategico per
la Cina
. Pechino sfrutta i punti
deboli delle democrazie liberali
per posizionarsi come il nuovo
 perno dell'ordine mondiale e
del "secolo asiatico".




 La storia sta presentando il conto. Lo sfilacciamento dei partiti e del loro esistere, il vuoto programmatico che dura da anni, l’inconsistenza e l’inconcludenza della “classe?”. Intendiamo della classe  politica e insieme ad essa, l’impossibilità della sussistenza di una leadership stabile? Sono queste  le domande che vengono spontanee a chi chiede che fine abbia fatto la Politica. E’ tutto tanto chiaro che pure i ragazzini riescono a cogliere la crisi del Paese. Certamente le cause profonde di tutto questo, vanno ricercate sopratutto nel passato. 

Qualcuno sostiene che tutto è iniziato con una coincidenza cronologica. 

==1) Il sistema politico della prima Repubblica entra in crisi e si disintegra agli inizi degli anni Novanta del Novecento.

 ==2) Tutto avviene in coincidenza di una svolta decisiva a livello mondiale: quando il sistema democratico occidentale a guida americana, superata la sfida comunista, entra a vele spiegate nella via della globalizzazione. 

==3) La globalizzazione sarà l’inizio di una drammatica trasformazione dell’Occidente. Con l’ascesa della Cina, l’Occidente perde l’egemonia che esso aveva di fatto sull’intero sistema planetario: dall’industria pesante a quella leggera, dallo sfruttamento delle materie prime ai mezzi di comunicazione, alle apparecchiature elettroniche, agli armamenti. 

==4) Pure nella ricerca scientifica,  nell’innovazione tecnologica, l’Occidente perde da tempo il primo posto che un tempo era il suo.

Nello spazio di tre decenni l’Occidente perde lo slancio economico-produttivo precedente. I fattori dominanti dell’Occidente diventano ormai 1) la finanza ed i servizi, 2) ci si accorge che la  popolazione invecchia e che 3) il fenomeno dell’immigrazione è incontrollato. 4) Cresce il divario sociale e l’emarginazione, mentre 5) i sistemi d’istruzione perdono capacità di formazione, di selezione e di promozione, e 6) il Welfare stenta sempre di più a tener dietro alle crescenti necessità del sistema. 

Declina la fiducia nel futuro. La natalità crolla a ritmi talora vertiginosi. I legami sociali — quello familiare, religioso, nazionale, politico — si allentano fino a svanire. Questa sorte tocca il vincolo associativo delle stesse organizzazioni sindacali e partitiche che diventano l’ombra di ciò che erano stati nei primi decenni repubblicani. All’individuo e’ rimasta solo la dimensione di consumatore che alimenta la sua solitudine. 

(Segue) 

martedì 25 agosto 2026

La piazza

La piazza nel Meridione è da
sempre il cuore pulsante della
vita sociale, un palcoscenico a
cielo aperto dove si intrecciano
relazioni, si discute di politica e
si custodisce l'identità della
comunità
. È uno spazio fisico
e simbolico che definisce il
ritmo e l'anima dei paesi del
Sud Italia.


Riflettiamo e dibattiamo (1)

 Sul blog tante sono le pagine dedicate, nelle intenzioni, a voler cogliere il significato del vivere. Qualcuno fa osservare che puntare a quell’obiettivo (cogliere il significato del vivere) è filosofia, e lo dice come se si volesse perdere tempo.


 La filosofia per quanto ne sappiamo è ciò che ognuno di noi fa quando non deve occuparsi delle faccende quotidiane e ha l'opportunità di interrogarsi sul significato della vita e del convivere in mezzo agli altri.


 Noi esseri umani siamo per natura creature sociali e nel contempo creature curiose e non possiamo fare a meno di riflettere sul mondo che ci circonda e sul posto che vi occupiamo; abbiamo (se vogliamo sfruttarla) una potente capacità intellettuale che ci permette di ragionare, oltre che interrogarci, e per quanto possiamo non rendercene conto ogni volta che facciamo un ragionamento stiamo in realtà pensando  filosoficamente.


 Lo scopo che ci consente di dedicare impegno e tempo nel portare avanti alcune iniziative nel vivere di ciascuno e’ di  attivare il processo con cui cerchiamo delle risposte; usiamo il ragionamento e non sempre  accettiamo passivamente le visioni sociali convenzionali o il detto dell'autorità tradizionale.


 Da persone democratiche riteniamo che le idee nuove nascono dalla discussione e dall’esame, dall'analisi e dalla critica delle visioni altrui (si! … la chiamano democrazia).

===

Su questa pagina raccoglieremo discorsi da piazza (e pure discorsi di quartiere).


Lo Statuto dei Lavoratori (6)

diritti fondamentali del  
lavoratore

L’art. 36 della Costituzione
s
tabilisce che la retribuzione
deve essere proporzionata
e sufficiente a garantire
un'esistenza libera e
dignitosa, fissa i limiti
dell'orario di lavoro e
garantisce il diritto
irrinunciabile al riposo
settimanale e alle ferie
.annuali retribuite



Ancora sui 

principi costituzionali 

Ancora sull’articolo 36 della Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 36 garantisce indirettamente il diritto al riposo giornaliero: affermando, infatti, che la legge deve stabilire la durata massima della giornata lavorativa ne deriverà anche il riposo garantito a ciascun lavoratore.

La Costituzione, enunciando il principio di una durata massima della giornata di lavoro, ha accolto e ribadito una rivendicazione che emerse sul piano internazionale nel corso dell’Ottocento, mentre in Italia si cominciò a far sentire solo all'inizio del 1900.

Dopo la Prima Guerra mondiale si avverti la necessità di un accordo internazionale in materia, che venne formalizzato dall'OlL con una convenzione in cui si stabiliva che, per i dipendenti di imprese industriali, la durata massima del lavoro doveva essere di otto ore giornaliere e quarantotto settimanali. L'Italia, oltre a ratificare detta convenzione, predispose una propria regolamentazione della materia contenuta innanzitutto nel r.d.l. 5 marzo 1923, n. 629 convertito poi nel 1925 in legge, che limita l'orario di lavoro per gli operai e per gli impiegati delle imprese industriali o commerciali di qualunque natura. Ed è proprio questa legge che ancor oggi costituisce la disciplina legale di riferimento e che realizza il rinvio contenuto sia nell'articolo costituzionale sia nel precedente articolo del codice civile (art. 2107). Se questa è la disciplina legale bisogna, tuttavia, tenere presente che i contratti collettivi, laddove ovviamente questi esistano e siano applicabili, dettano normalmente condizioni più favorevoli che, come tali, prevalgono.


Per quanto concerne, invece, il diritto al riposo settimanale e annuale, previsti anche dall'art. 2109 c.c., essi sono riconosciuti al fine di garantire al lavoratore sia la possibilità di recuperare le energie psicofisiche, dopo una settimana o un anno di lavoro, sia la possibilità di partecipare alla vita familiare e sociale. Ed è proprio in relazione a ciò che normalmente il riposo settimanale deve cadere di domenica perché è in quel giorno che il lavoratore ha la possibilità di passare il proprio tempo libero con la propria famiglia o con i propri amici.


I principi enunciati dalla norma che si commenta vanno dunque coordinati con tutta la legislazione di attuazione, anche precedente all'entrata in vigore della Costituzione, che ci proponiamo di analizzare dettagliatamente quando si parlerà dell'orario di lavoro.


(Segue)



Il gusto della riflessione (21)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

Amalia Moretti Foggia 
(Mantova, 11 maggio 1872 –
Milano, 11 luglio 1947)
è stata una 
pioniera della
medicina e una delle
figure più amate del
giornalismo divulgativo
italiano del ventesimo
secolo
. È celebre per
essere stata 
la prima
donna in Italia a
specializzarsi in
pediatria
 e per aver
conquistato milioni di
lettori con gli pseudonimi
di 
Dottor Amal e 
Petronilla sulle
pagine de 
La
Domenica del Corriere.

=  =. =
  « Vuoi la salute?

Alzati, cammina».

 Deambulare necesse est; e’ necessario

camminare, se si vuol godere appieno

quel gran bene che e’ una salute perfetta.

Ma tu, la compi, ogni giorno, la tua

indispensabile camminata? E quanto e’ lunga?

E tu, essendo lunghe le distanze, devi farti

sempre trasportare, per poter compiere il

lavoro della tua giornata? 

=  =  = 

Le superiori ammonizioni sono di Amalia Moretti, pediatra (1872-1947). Ci lasciò’ scritto, fra tant’è ammonizioni, quanto segue: una legge di Natura ammonisce ad ogni organo del tuo corpo, lo ha assegnato il suo ufficio speciale, ed i suoi lavori vari da compiere; ed è solo dal concordo assieme dei suoi mille lavori dei suoi mille organi che può solo venire al tuo corpo quel bene supremo che a piene mani io gli largisco, quel gran bene che e’ la salute. Ma se, non ligio ai comandamenti, uno solo fra i tuoi organi dovesse o non lavorare, o poco lavorare, il pieno accordo verrebbe allora difettare; il giusto equilibrio a spezzarsi; e la perfetta salute a mancare.

lunedì 24 agosto 2026

Il gusto della riflessione (20)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=  =. =Invecchiare 

è vivere

  •  Essere vecchi, per giunta poveri, equivale
  • al massimo della solitudine, perché assomma 
  • i due handicap individualmente e socialmente 
  • meno tollerati. 

Ma se guardiamo intorno a noi ci si accorge che 

talune frange della società hanno come esorcizzato

un declino che per altre e’ ineluttabile: 

la classe politica, ad esempio, sembra non conoscere, 

diciamo, pensionamento. Raccolgo, qui, una curiosità diffusa: 

è un vantaggio o un rischio essere governati 

da una sorta di gerontocrazia, per dirla scientificamente?

La gerontocrazia è
una 
forma di governo o
di potere in cui il
comando spetta alle
persone più anziane
della società
. La parola
viene dal greco 
geron 
(vecchio) e 
kratos 
(potere). 
Oggi il termine ha
spesso un valore critico
o polemico. Si usa per
indicare sistemi politici
o economici in cui i giovani
sono esclusi dai ruoli
chiave a favore di una
classe dirigente molto
avanti con gli anni.


———

———

La convinzione riportata e’ di Francesco Antonini (medico che negli anni ’60 ha introdotto la geriatria in Italia secondo una visione del tutto nuova: al centro dell’interesse vi è la persona anziana nella sua totalità, da curare in modo rapido ed intensivo in caso di un evento acuto (generalmente ictus o infarto) lavorando poi sulle capacità residue. Parola d’ordine: mantenere un’autonomia che sola può garantire le libertà di pensiero e di movimento, insieme alla fiducia nelle proprie possibilità).

 Ciò che sta accadendo è, più recentemente, un fatto unico nella storia della nostra specie. Dopo millenni di relativa stabilità, e contravvenendo ai suoi stessi ritmi biologici, l'esistenza ha compiuto un grande salto: i centenari, che solo qualche decennio fa rappresentavano un'eccezione, ora si contano a migliaia. Tutto questo induce a rivedere ogni nostra cognizione sul limite massimo da assegnare alla vita; e ad accettare che si possa, anzi che si debba, morire fra i 105 e i 120 anni. Questo, sí, sarà un traguardo difficilmente valicabile, almeno secondo gli attuali criteri di riferimento. Già oggi, tuttavia, la morte di un ottantenne deve essere considerata prematura. Avviene, infatti, quasi sempre per malattia, non per usura fisiologica. Si stenta a crederlo perché siamo riluttanti a liberarci di un'antropologia arcaica, che continua a invischiare idee, progetti, speranze.