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venerdì 16 ottobre 2026

Parole frequenti sui media

 

Il Il documento sintetizza gli
obiettivi di finanza pubblica
(come i target
di crescita e deficit) e illustra in
anteprima a Bruxelles il progetto
della 
Legge di Bilancio
 (la "Manovra") per l'anno
 successivo, consentendo
alle istituzioni europee di
valutarne la conformità con i
vincoli del Patto di Stabilità.
DPB 

Il Documento programmatico di bilancio è un documento di finanza pubblica che i Paesi dell’Eurozona devono inviare ogni anno alla Commissione europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. Riassume in modo sintetico e standardizzato le principali linee di intervento della futura legge di Bilancio nazionale, prima che questa venga approvata dal Parlamento.

DPB E LEGGE DI BILANCIO: Sebbene vi sia una stretta connessione logica e temporale, il Documento programmatico di bilancio e la legge di bilancio non coincidono formalmente.

Il Dpb, curato in particolare dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rappresenta una sintesi programmatica e preventiva che anticipa le linee guida e le misure principali che andranno a comporre la manovra vera e propria.

La legge di bilancio costituisce invece il provvedimento normativo e contabile complesso che viene discusso, emendato e approvato dal Parlamento italiano entro la fine dell’anno, traducendo in norme giuridiche e stanziamenti di spesa gli obiettivi generali già delineati e discussi in sede europea attraverso il Dpb.

La società degli uomini

 La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

La distinzione tra lavoro
manuale
 e lavoro
intellettuale
 rappresenta
una delle dicotomie
fondamentali della storia
sociale, economica e
filosofica dell'umanità.
Storicamente radicata
nella divisione del
lavoro, questa
separazione definisce
le attività basate
principalmente sullo
sforzo fisico e sull'uso
del corpo rispetto a
quelle incentrate sulla
progettazione,
l'elaborazione
concettuale e l'uso
della mente.

Mentre il codice civile
italiano disciplina la 
prestazione d'opera
intellettuale
 basandosi
sull'insostituibilità e sulla
diligenza qualificata del
professionista, l'evoluzione
culturale e tecnologica ha
costantemente ridefinito
i confini e il valore di
questi due concetti.





Nella società degli esseri umani, generalmente, si enfatizza più il valore del loro dire, del loro esprimersi, che il loro fare. Il riferire sul lavoro e sulla strumentazione con cui si opera nella vita viene quasi sempre trascurato.

 Un antropologo ebbe a spiegare che la natura e non la cultura, avevano e hanno ancora un chiaro valore ideologico. Servivano, come servono, a chi possiede i mezzi della produzione, a imporre la propria rappresentazione del mondo, teorizzandone la unicità: per giustificare il proprio dominio e legittimare la propria superiorità su chi è impegnato nella produzione come forza lavoro.

 In conseguenza tutti coloro la cui cultura è diversa da quella egemone, non rientrando i loro comportamenti nel discretizzato secondo i modelli dominanti, sono associati alla natura. Non sono cioè il logos ma il caos. Sono barbari primitivi, diversi, devianti. La loro condizione subalterna o marginale viene cosí affermata come un dato naturale. E’ lo stesso Aristotele a esprimere questi concetti: «Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, è soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artigiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare». Si noti l'insistenza nel riferire alla natura la diversità, e nell'assumere questa a segno di inferiorità. Si consideri altresí l'opinione apparentemente strana che uno strumento per essere perfetto deve servire a una sola funzione. È una stranezza il cui valore ideologico viene chiarito subito dopo, quando leggiamo che per il filosofo greco «le arti... hanno una sfera ben determinata, han bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti propri di ciascuna di esse (gli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati; per es., per il capitano di nave, il timone è strumento inanimato, l'osservatore sulla prua, animato: poiché l'operaio nelle arti tien luogo d'utensile): cosí nell'economia la proprietà è strumento per la vita, il possederla è il complesso degli strumenti, lo schiavo è una proprietà animata, e l'operaio è uno strumento superiore a tutti gli altri strumenti» (Politica I 12526 1-7; 1 12530 25-34). 

Il discorso ora è chiaro: se lo strumento più perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. In questo modo, restando stabile l’assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, il logos, cioè, manterrà il predominio sul caos.

La concezione gerarchica tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, anche se non sempre esplicitata nei termini schematici e crudi usati dal filosofo greco, è un carattere distintivo di molte civiltà. La ritroviamo anche nel pensiero cristiano, la cui storia in larga misura si confonde per molti secoli con quella della civiltà occidentale. Il Cristianesimo, ovviamente, muovendo dal presupposto della parità umana, per recuperare la distinzione negata, riformulava in modo diverso l'opposizione che poneva al livello piú basso il lavoro materiale e a quello più alto il lavoro spirituale. E’ significativo a questo proposito la posizione di Agostino, uno dei massimi sostenitori della dignità del lavoro manuale fino a postularne la funzione ascetica. Quando tuttavia il santo si trova ad affrontare il problema del diverso valore da assegnare alla vita attiva e alla vita contemplativa, non può ignorare il noto passo di San Luca (X, 38-42) in cui è narrato l’episodio di Marta, e anche egli, come Cristo, sostiene le ragioni  di chi come Maria ha scelto la “Parola”.

 

(Segue)

Finisce l’amicizia Trump-Meloni?

La Presidente del Consiglio 
Giorgia Meloni 
mantiene una linea atlantista e
filo-ucraina
, ponendosi in netto
contrasto con le posizioni, giudicate
più ambigue o apertamente contrarie
alla linea del governo, espresse
dal 
Movimento 5 Stelle, dalla 
Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier
rispetto a queste forze politiche è
emerso chiaramente nei dibattiti
parlamentari del 
metà ottobre 2026 
alla vigilia del Consiglio Europeo.



Meloni mantiene una linea fermamente atlantista e filo-ucraina, ponendosi in netto contrasto con le posizioni, giudicate più ambigue o apertamente contrarie alla linea del governo, espresse dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier rispetto a queste forze politiche è emerso chiaramente nei dibattiti parlamentari del metà ottobre 2026 alla vigilia del Consiglio Europeo.

E… in Italia parte del centro-sinistra

plaude alla Premier, condividendone la presa di distanza da Putin.

Ma Lega e 5 Stelle mostrano vicinanza e simpatia a Putin.

 Trump apprezza il petrolio di Putin ? «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Giorgia Meloni, intervenendo in Senato due giorni fa, alla vigilia del Consiglio europeo, non ha lasciato equivoci. «La Russia - ha aggiunto - punta a piegare il popolo ucraino con il terrore perché non riesce ad avanzare. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa è ciò che la rende possibile. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione».

 Zelensky ovviamente ha apprezzato ma in più banchi dell’opposizione è’ stata mostrata condivisione: (Calenda, Renzi, Casini, Scalfarotto, Sensi, Rojc, Verini, Zampa, Delrio. Senatori di Azione, tutta Italia Viva ed riformisti del Pd).

Meloni ha ovviamente e palesemente provato ad allargare le fratture più evidenti nel centrosinistra, che sul tema Ucraina-Russia ha finito per presentare cinque mozioni diverse l’una sull’altra. Nel contempo ha lanciato frecciate pure a Lega e vannacciani. «Non deve dirlo a me “noi siamo al fianco dell’Ucraina”, temo che debba dirlo da quelle parti...», ha detto al dem Provenzano indicando i banchi del M5S. «Comprare gas da Mosca non darebbe vantaggi al nostro Paese, quindi quali interessi state difendendo insistendo con questa proposta?», ha detto rivolta a Futuro nazionale (ma un po' anche alla Lega, visto che Matteo Salvini, dal vertice dei Patrioti a Bruxelles, ieri è tornato a ribadire che «si è dato tanto all’Ucraina. È l’ora della diplomazia e di comprare gas e petrolio dove costa di meno» (il senatore leghista Claudio Borghi è rimasto palesemente seduto senza applaudire durante la standing ovation della maggioranza alle parole della presidente del Consiglio sulla difesa dell'Ucraina).

giovedì 15 ottobre 2026

L’amico cane (29)

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative.  


Il cane da pastore maremmano abruzzeseè una storica razza italiana da guardiania. 
E’ un cane di grande mole, robusto e
forte. I maschi pesano tra i 40 e i 52 kg 
per un'altezza al garrese di 67-73,5 cm;
le femmine, più eleganti, pesano 35-45 kg e
misurano 62-70 cm.
Il pelo è lungo, abbondante e ruvido
al tatto. Il colore è esclusivamente 
bianco solido, anche se sono tollerate
sfumature avorio o arancio chiaro.



= = = 

 Una serie di appunti.

  • cani giocano per diversi motivi: per stogare l'energia in eccesso, per esercitarsi in comportamenti simili a quelli della caccia e per imparare a interagire socialmente con i propri simili.
  • I cani hanno motivazioni diverse per giocare con gli esseri umani invece che con i propri simili.
  • I cani sono biologicamente predisposti al gioco: ormoni come il cortisolo e l'ossitocina influenzano
  • quanto e come giocano.
  • Una buona socializzazione consiste nell'esporre il cane a stimoli che potrebbero distrarlo e insegnargli a rispondere in modo sano. Il gioco non controllato con altri cani può portare a cattive abitudini, come pure a un'eccessiva sovraeccitazione anticipatoria nel momento in cui il quattrozampe scorge l'arrivo di altri suoi simili.
  • Insegna al cane a interagire con te in cambio di una ricompensa di alto valore.
  • Ricompensa il cane quando, vicino a una distrazione, sceglie di distogliere la propria attenzione da essa per fissarla invece su di te.
  • Aumenta in modo graduale il livello delle distrazioni e proponi gli esercizi in contesti diversi per generalizzare il comportamento.
  • Introduci il richiamo del cane in presenza di distrazioni, iniziando da situazioni semplici e aumentandone progressivamente i livelli di difficoltà.

Il Novecento (3)

L'incidente di Ual Ual 
fu uno scontro armato avvenuto 
il 5 dicembre 1934 presso la località
di Ual Ual (o Walwal), un'area
desertica dell'Ogaden ricca di pozzi
d'acqua posizionata lungo il confine
conteso tra l'Etiopia e la Somalia
Italiana
. L'evento vide contrapposte
le truppe dell'Impero etiopico e un
presidio militare italiano composto in
larga parte da dubat (truppe coloniali
somale). Questo scontro, che provocò
la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati
del presidio italiano, fu amplificato a
fini propagandistici dal regime fascista
e divenne il principale 
casus belli formale
per l'aggressione e l'inizio della 
Guerra
d'Etiopia
 nell'ottobre del 1935.





Conoscere il passato per 


non ricadere negli stessi pericoli

*.    *.    *pagine di Storia in breve
Anni venti e trenta

Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella. 

Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.


In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.


Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.


Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.

La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.

Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot. 

Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.

(Segue)

Un Personaggio

 

Il suo esordio letterario è avvenuto
con 
Il nome della rosa (1980), un
giallo storico ambientato nel Medioevo
 che ha venduto oltre 
50 milioni di copie 
in tutto il mondo ed è stato tradotto in
47 lingue. Il successo è stato amplificato
anche dall'omonimo film cult
interpretato da Sean Connery. Tra
gli altri suoi romanzi di grande
successo si ricordano 
Il pendolo di
Foucault
 (1988), Baudolino (2000)
e il suo ultimo libro, 
Numero zero (2015).






Umberto Eco (1932–2016) è stato uno dei più importanti filosofi, semiologi, scrittori e intellettuali italiani del secondo Novecento. Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, si è laureato in filosofia all'Università di Torino nel 1954 con una tesi su Tommaso d'Aquino. È stato professore di semiotica all'Università di Bologna e fondatore del corso di laurea in DAMS (1971) e della Scuola Superiore di Studi Umanistici. Ha insegnato anche in numerose università prestigiose all'estero (tra cui Columbia, New York University e Oxford). Ha lavorato in Rai ed è stato condirettore editoriale della casa editrice Bompiani dal 1959 al 1975. Nel corso della sua vita ha scritto saggi fondamentali sulla comunicazione di massa e sulla cultura popolare (come Apocalittici e integrati) e sul segno linguistico (come il Trattato di semiotica *

Il nome della rosa (1980): E’ stato il suo esordio nella narrativa, un giallo storico ambientato in un'abbazia medievale che ha vinto il Premio Strega, venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo ed è stato adattato nell'omonimo film e in una serie TV..


*.  *.  *

*

La lettura


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto 

una sola vita: la propria.

Chi legge, avrà vissuto cinquemila anni:

c’era quando Caino uccise Abele è c’era 

quando Renzo sposò Lucia. 

Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

mercoledì 14 ottobre 2026

Il Papa

 Stando al bollettino emesso dalla Santa sede alle 22 di ieri, comunicazione ufficiale, vengono rassicurate le attuali condizioni de Papa Leone XIV, ma viene dato conto, stando a quanto riportano i media,  di una situazione peggiore di quanto era emerso prima dell’intervento che si è svolto al Policlinico Gemelli di Roma.

 «Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica», scrivono il medico personale Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che ha eseguito l’intervento. E aggiungono: «Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori. Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze. Dopo l’intervento il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano».


Il Novecento (2)

 

Il Novecento (il XX secolo) è
stato giudicato dagli storici e
dai filosofi attraverso
definizioni contrastanti, a
causa della sua natura
profondamente duale,
segnata da immani tragedie
ma anche da progressi
straordinari.

Viene ricordato come
un'epoca di drammatiche
polarizzazioni. Ha visto
coesistere i più grandi
progressi scientifici,
tecnologici, medici e di
emancipazione sociale
della storia umana con
le peggiori barbarie
e tragedie, come i 
totalitarismi, i campi
di sterminio (la 
Shoah)
e la minaccia nucleare.

Nel XX secolo sono accadute (forse come sempre nel corso dell’umanità ) eventi terribili e avanzamenti dell’umanità che hanno del meraviglioso.

 Gli amanti delle statistiche ci assicurano che la statura media della gente è aumentata dai cinque ai quindici centimetri, gli adolescenti hanno raggiunto la maturità più rapidamente; la gente rimane il più a lungo possibile giovane e vive più a lungo. La fatica nei lavori agricoli e industriali è stato di molto alleviato, e tutti -se lo vogliono- dispongono di più  tempo per lo svago. Sono cambiate, e profondamente modificano, le abitudini e i costumi del vivere. Ciò in ogni paese del pianeta.


Il Progresso scientifico è avanzato, grazie anche al grande numero di scienziati che seguono ormai ogni aspetto del vivere umano.

 Dalla fine dell'Ottocento gli uomini godono dell'acqua corrente, delle strade illuminate, della possibilità di conservare o congelare il cibo, di usare macchine per cucire, per lavare o per scrivere.

Nelle nostre campagne da decenni tagliamo l'erba e falciamo/trebiamo il grano con mezzi meccanici. Da alcuni decenni disponiamo di telefoni e telefonini.

Gli aerei in poche ore collegano le più grandi città del pianeta.


Con questa pagina introduttiva contiamo di spaziare sulla “storia” di ciò che il Novecento ha lasciato alle giovani generazioni di questo XXI secolo dell’era cristiana. Nel bene e nel male.


Lo Statuto dei Lavoratori (12)

Il diritto di sciopero è un principio 
fondamentale sancito dall'articolo 40 
della Costituzione Italiana
, il quale 
stabilisce che esso si esercita 
"nell'ambito 
delle leggi che lo regolano"
. Viene 
definito come un 
diritto individuale 
ad esercizio collettivo
: spetta al 
singolo lavoratore (subordinato o 
autonomo) decidere se aderire, ma 
l'azione di astensione deve essere 
concordata da un gruppo per la 
tutela di un interesse comune.

Nei settori in cui lo sciopero potrebbe 
compromettere i diritti fondamentali 
dei cittadini (es. sanità, trasporti, istruzione,
 igiene pubblica), l'esercizio è rigidamente 
disciplinato dalla 
Legge 146/1990. In 
questi ambiti vigono obblighi stringenti:
1) Preavviso Minimo: 
Almeno 
10 giorni prima,
2) 
obbligo di garantire turni minimi,
3) 
in caso di grave pregiudizio la
Prefettura o il Ministero, previo
segnalazione della Commissione
di Garanzia possono emanare
ordinanza di precettazione.



Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 40 della Costituzione

 L’art. 40 riconosce, quale diritto, la forma di lotta dello sciopero, purché esercitato nell'ambito delle leggi che lo regolano. 

 Il riconoscimento del diritto dl sciopero conferisce al principio di lIbertà sindacale enunciato nell'articolo precedente una maggiore effettività, perché è proprio attraverso l'autotutela che Il sindacato riesce a imporre le proprie rivendicazioni. 

Per comprendere quanto sia rivoluzionaria la norma che qui si commenta vale la pena di ricordare come l'ordinamento italiano nelle diverse epoche storiche abbia considerato in maniera diversa lo sciopero. Fino al 1889 lo sciopero fu considerato un delitto, e come tale perseguito penalmente: con l'entrata in vigore in quell'anno del codice penale, cosiddetto Zanardelli, lo sciopero cessò di essere un delitto e venne tollerato come una libertà di fatto, purché fosse realizzato senza violenza o minaccia.


Nel 1926, con l'ordinamento corporativo, si ritornò alla repressione penale e vennero delineate una serie di figure criminose che comprendevano il reato di sciopero e di serrata per fini contrattuali, nonché i reati di sciopero politico e di sciopero di solidarietà, di boicottaggio, di occupazione d'azienda e di sabotaggio, tutte fattispecie inserite nel codice penale del 1931 (codice Rocco, allora in vigore). Veniva anche punito e ancor più severamente, lo sciopero nel pubblico impiego che integrava un reato contro la pubblica amministrazione. Tali norme non furono però abrogate  con la caduta dell'ordinamento corporativo e per conseguenza negli anni successivi si assistette a un'operazione di rilettura in chiave costituzionale della maggior parte di queste norme, in modo che il loro contenuto fosse compatibile con il diritto di sciopero. in sostanza, la Corte costituzionale, chiamata diverse volte a dichiarare l'incostituzionalità degli articoli del codice penale che incriminavano lo sciopero, affermò che incostituzionali erano solo le norme che vietavano lo sciopero e la serrata a fini contrattuali. Le altre norma vennero salvate ma, sempre secondo la Corte Costituzionale vanno oggi interpretate nel senso che sono vietati solo quegli scioperi che mirano a sovvertire l'ordine costituzionale o ad ostacolare il libero esercizio del diritti e poteri di sovranità popolare (si tratta in effetti di ipotesi più scolastiche che reali). Le norme che incriminavano lo sciopero dei  dipendenti pubblici sono invece state abrogate dalla legge sui servizi pubblici essenziali (l. 12 gennaio 1990, n. 146).

 Il riconoscimento dello sciopero come diritto costituzionale è dunque una vera e propria conquista dell’ordinamento repubblicano.  

Affermare che lo sciopero è non solo tollerato, come avveniva già nel periodo precorporativo, ma anche tutelato in quanto diritto vero e proprio, comporta innanzitutto che l'effettuazione dello sciopero, che consiste nell'astenersi dal rendere la prestazione lavorativa, non configura un inadempimento contrattuale.

In altre parole, Il lavoratore che sciopera non percepirà per il periodo in cui non ha lavorato alcuna retribuzione,  ma non sarà soggetto a sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro perché il suo comportamento non è in violazione degli obblighi contrattuali.

Il riconoscimento del diritto di sciopero implica necessariamente il riconoscimento di attività strumentali a tale diritto quali sono la propaganda intesa a far aderire allo sciopero tutti i lavoratori, oppure le manifestazioni pubbliche per sensibilizzare e rendere partecipe l'opinione pubblica; il picchettaggio, purché non si manifesti in comportamenti illeciti penalmente (la barriera umana, per esempio, è stata diverse volte ritenuta illegittima perché è superabile solo con la forza e costituisce dunque un atto di violenza nei confronti dei lavoratori che non intendono aderire allo sciopero).


Un grosso problema che ha dovuto affrontare la giurisprudenza nell'applicare la norma in esame e in assenza di una legislazione specifica sull'esercizio del diritto di sciopero riguarda i limiti di tale diritto. Infatti, l'art. 40 Cost., dopo aver riconosciuto tale diritto, non lo definisce né lo delimita, ma rinvia per queste funzioni alla legge, che non è mai stata emanata a  eccezione di quella per il settore del servizi pubblici. Al di fuori dall'ambito di tutela dell'art. 40 Cost. si pone la serrata, che consiste nella chiusura totale o parziale dell'azienda e cioè nel rifiuto da parte del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa conseguentemente di pagare la retribuzione. La serrata non è più punibile penalmente ed è una libertà di fatto che non gode, nel silenzio della Costituzione, delle stesse garanzie del diritto di sciopero.


Nodulo polmonare. Cosa e’?

Nodulo polmonare: è 
un'opacità isolata,
generalmente di forma
rotondeggiante, con un 
diametro inferiore ai 3
centimetri
. Nelle
immagini radiologiche
(come radiografie o TAC)
appare come una macchia
 più chiara o densa rispetto
al tessuto polmonare
circostante, che è
normalmente pieno
d'aria e quindi scuro.

Stando alla Scienza

 Secondo la scienza il nodulo polmonare -nella gran parte dei casi- non è maligno, Papa Leone ha comunicato dalla solita finestra del Palazzo Vaticano:  «I medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato» e poi ha aggiunto che nei prossimi giorni sarebbe stato operato per asportarlo.

 Stando alla scienza medica la grande maggioranza dei noduli non è maligna, infatti se circa la metà degli esami evidenzia noduli polmonari, l’incidenza di neoplasie scoperte con lo screening è intorno al 2%.  Se sussiste il sospetto di un tumore, dopo una serie di accertamenti, il nodulo viene asportato e poi analizzato. Se la lesione è piccola (in genere inferiore ai tre centimetri) il chirurgo interviene con tecniche operatorie mini-invasive (videotoracoscopia oppure robot). Sarà poi l'esito dell'esame istologico a dire come si procede: oggi le cure a disposizione sono moltissime.

 Se il tumore asportato è piccolo e l’istologia favorevole è possibile che non sia necessaria nessun’altra terapia, solo periodici controlli nel tempo.