Prima di entrare nel merito del Referendum
ci piace riportare i malcontenti
raccolti in queste settimane sui giornali.
| Il cuore della riforma della giustizia prevede una separazione netta tra giudici e pubblici ministeri. Oggi tutti i magistrati seguono lo stesso percorso formativo e nei primi dieci anni di carriera possono cambiare funzione una volta, passando dal ruolo giudicante a quello requirente o viceversa. Con la riforma, questo passaggio verrebbe definitivamente bloccato: giudici e pm seguirebbero due percorsi separati e non comunicanti. Un altro elemento centrale è la creazione di due Csm, uno per la magistratura requirente e l’altro per quella giudicante, entrambi presieduti dal Capo dello Stato. I membri dei due Csm restano in carica 4 anni. E ne fanno parte, di diritto i vertici della Cassazione. Gli altri consiglieri vengono individuati attraverso sorteggi. La riforma introduce inoltre l’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo composto da 15 membri che avrà il compito di decidere sulle sanzioni ai magistrati, oggi di competenza del Consiglio superiore della magistratura. I 15 membri saranno nominati in parte dal presidente della Repubblica, in parte sorteggiati da elenchi predisposti dal Parlamento e in parte scelti tra magistrati con requisiti specifici. |
Un elemento essenziale da tenere presente in questa nostra riflessione, sullo stato d’animo con cui ci recheremo ai seggi fra pochi giorni, è ovviamente la assoluta difesa dell’indipendenza della magistratura così come e’ stata voluta dai padri costituenti all’alba dell’affermarsi della Repubblica. E però, riflettere sulla circostanza referendaria che intacca alcuni articoli della Carta Costituzionale, e’ doveroso. Dobbiamo, vorremmo capire perché siamo chiamati alle urne.
_X) Nessuno dubita che nel “Palazzo” vigono forme di corporativismo e di autoreferenzialità degli stessi giudici. Quante volte abbiamo letto sui giornali di inchieste finite nel nulla?
_X) Quante persone sono state coinvolte e poi risultate, dopo lunghissimi processi, del tutto estranee persino ai fatti. Fisiologia o patologia del sistema?
_X) Il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, in una intervista al Messaggero, di qualche tempo fa sostenne che, dopo Tangentopoli, la magistratura ritenne di perseguire anche i costumi, non solamente i reati. «Abbiamo abbandonato il metodo – disse Flick – di giudicare il fatto per guardare successivamente all’uomo, oggi si giudica l’uomo, il corruttore, l’associato a delinquere, ossia il tipo di persona che è espressa da quel fatto».
_X) Quante volte abbiamo letto sui giornali la sproporzione tra l’enfasi delle accuse e l’irrilevanza di assoluzioni che, arrivando dopo troppi anni non trovano sui giornali le professionalità che conservassero un minimo di memoria, finivano per essere liquidate in poco spazio. Le vite, tutte le vite, meritano rispetto. Restituire la dignità alle persone ingiustamente accusate, oltre a essere un fattore di civiltà, rafforza la lotta all’illegalità, non la indebolisce.
===Entrando nel merito del Referendum, attenendoci ad un recente libro di Stefano Passigli: «Nordio - Ragioni e pericoli di una riforma» leggiamo che il problema è, sarebbe, la lentezza dei processi civili e penali in Italia. E’, sarebbe pure, un problema la decisione del Governo di proporre all’approvazione del Parlamento una riforma costituzionale anziché intervenire sulla lunghezza dei processi.
= = = Affrontare un tema – quello della separazione delle carriere – di fatto già definitivamente risolto dalla Legge Cartabia del 2022, non risolve il vero male della giustizia, e sarebbe dannosa -secondo taluni giuristi- perché divide profondamente la nostra cultura politica proprio su di una delle questioni – la struttura e l’esercizio della giurisdizione – su cui maggiore sarebbe la necessità di unità.
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Nella prossima pagina proveremo a cogliere altri punti di divisione fra favorevoli e contrari alla riforma costituzionale.
(Segue)