 |
L’economia del terzo millennio in Europa si caratterizza per una transizione profonda verso la dematerializzazione dei servizi, la transizione ecologica e la digitalizzazione pervasiva. Questo periodo, iniziato nel 2000, vede il definitivo consolidamento del settore terziario come motore trainante del PIL e dell'occupazione continentale, a scapito dell'industria manifatturiera tradizionale e dell'agricoltura.
Oltre il 70% della forza lavoro europea è impiegata nei servizi, con un boom dei comparti legati a finanza, logistica, turismo e cura della persona.
|
L’Economia, una scienza sociale
Il rapporto fra il cittadino e l'economia si fa sempre più stretto sopratutto in relazione al modello di società di economia di mercato che caratterizza l’Occidente, e quindi pure il nostro Paese.
Il cittadino di oggi è, fra i tanti ruoli, oltre che cittadino-produttore e/o consumatore, cittadino-investitore. Egli in qualità di consumatore, contribuente, soggetto sociale in conflitto con altri, si trova, volente o nolente, sempre più immerso in una realtà economica che deve in qualche modo conoscere e «dominare» e che, a sua volta, si fa sempre più complessa. Possedere dei capisaldi della scienza economica è più che indispensabile.
Le motivazioni e gli esempi che su queste pagine del blog potremmo evocare sono innumerevoli e però ci limiteremo a citarne brevemente alcuni.
= La gente si trova di fronte a un sistema fiscale sempre più ramificato: in Italia esistono ormai varie decine di forme di prelievo tributario (tra tasse, imposte, contributi), a loro volta articolate in innumerevoli sottospecie. Non tutte ovviamente colpiscono tutti. Chiunque di noi però puo’ trovarsi immerso in una giungla fitta ed è bene che provi anche in prima persona a districarsi.
=Un altro esempio, su un altro terreno. Per molti anni il cittadino ha convissuto con una situazione di inflazione galoppante (specialmente con la lira), a due cifre, una condizione che ha messo a dura prova anche molte convinzioni dell'economista provetto. Non vi è alcuna certezza che una tale situazione non si ripresenti in un futuro più o meno prossimo: occorre quindi fare i conti con una realtà che è complicata anche da questo fattore, con scelte da farsi, per così dire, mentre il treno è in corsa. Le grandi scelte economiche dei governi durante un certo periodo preludono a un aumento o a una riduzione dell'inflazione?
Domande e ancora domande. È nelle diverse branche dell'economia che possiamo trovare una risposta razionale a questi e a molti altri interrogativi della nostra vita di tutti i giorni: nella teoria economica, nella statistica economica, nell'economia internazionale, nell'economia monetaria.
La scienza economica odierna, comunque, non ha pronta la ricetta per ogni questione che le si presenti. Rincorre con un po' d'affanno una realtà che si trasforma tumultuosamente, si dota di strumenti di analisi sempre più raffinati, come l'economia matematica in dosi massicce e l'informatica, i modelli per valutare le interdipendenze tra i diversi settori dell'apparato produttivo e i flussi finanziari, ma è costretta ad abbandonare molte certezze che in un passato recente ne facevano quasi un corpo di «leggi» coerenti e inattaccabili.
In passato si dava per scontato che una situazione di larga disoccupazione determinasse un abbassamento dei salari. Oggi un'alta disoccupazione complessiva può tranquillamente convivere con retribuzioni rapidamente crescenti. Prima ancora, la disoccupazione in generale si può accompagnare con forti tensioni su segmenti particolari del mercato del lavoro, con scarsità, ad esempio, di lavoratori superqualificati o della manodopera più dequalificata. E sotto gli occhi di tutti la crescente presenza di forze di lavoro straniere in Italia benché il tasso di disoccupazione in certi periodi sia significativo. Il mercato del lavoro si è articolato in tanti sottomercati solo parzialmente fra loro comunicanti. Certe professioni non sono più accettate dalla popolazione autoctona perché giudicate degradanti o poco remunerative, per certe altre i tempi di acquisizione della professionalità sono molto lunghi ed è difficile ottenere un pronto adeguamento tra la domanda e l'offerta di lavoro. Le prescrizioni generali valgono quindi sempre meno, e questo è un fenomeno che concerne un buon numero dei tradizionali strumenti «aggregati» dell'analisi economica.
Prendiamo gli investimenti. Fino a tempi molto recenti era una convinzione consolidata che più investimenti significassero più occupazione. Ora questa «legge» ha un valore relativo: in tempi di informatica e di automazione un incremento degli investimenti può determinare anche una riduzione dell'occupazione. Per altro verso gli investimenti in nuove tecnologie, quando si sostituiscono a quelli di tipo tradizionale, possono ridurre il livello complessivo di investimento (perché spesso meno costosi) ma aumentare notevolmente la produttività.
In generale, le differenziazioni settoriali e all'interno dei settori produttivi si sono molto accentuate negli ultimi anni, rendendo necessari approcci altrettanto differenziati.
Un altro fattore che ha complicato la vita di chi segue l’andamento socio-economico e resa più effimera quella delle teorie economiche è l'accresciuta interdipendenza internazionale delle economie. La teoria economica ha elaborato strumenti e indicazioni adeguati a governare con ragionevole prevedibilità dei sistemi chiusi, delle economie nazionali, mentre i sistemi economici di tutto il mondo sono ai nostri giorni tra loro sempre più interconnessi. L'innalzamento o l'abbassamento dei saggi di interesse negli Stati Uniti o in Giappone provoca importanti conseguenze anche in Italia, così pure le variazioni nei cambi tra le monete, o l'aumento delle esportazioni di questo o quel paese. L'indebitamento di alcuni paesi poveri non è affatto una questione che riguardi loro e loro soli.
Molte leggi generali assumono oggi una validità assai più circoscritta e relativa. Ma tutto ciò non può significare che vi è meno bisogno di economia, ma, anzi, che le nostre conoscenze economiche debbono aumentare sensibilmente. Sul blog, al ritmo settimanale proveremo a trattare argomenti, dai più semplici fino ad arrivare ai temi più interessanti che coinvolgono i governi, le comunità, le forze sociali e pure (sopratutto) le famiglie.
Auguriamoci solamente di avere tempo!