StatCounter

mercoledì 20 maggio 2026

Contessa Entellina si svuota

 Chi ha superato i cinquant’anni/sessant’anni ed oltre,  e vive a Contessa ha ricordi dei compagni di scuola elementare, anzi conserva foto di gruppo delle classi dalla prima alla quinta classe. 

  In prima elementare, e’ il ricordo di chi scrive,  la classe maschile era composta da sessanta ragazzi e il maestro era Pasquale Caruso. In quinta, nell’arco di appena quattro/cinque anni il numero dei componenti della classe si era ridotta, non in quanto era avvenuta una selezione. No! In quel finire degli anni cinquanta era accaduto che l’emigrazione di intere famiglie aveva iniziato a svuotare Contessa. In classe quinta maschile ci ritrovammo infatti in appena tredici (13) ragazzi col maestro Di Lorenzo, un insegnante di Piana degli Albanesi.

Le aree interne della
Sicilia subiscono da
decenni un forte
spopolamento

L'entroterra racchiude
diversi borghi fantasma
disabitati, spesso
abbandonati a causa di
calamità naturali, crisi
delle attività  o
migrazioni di massa
verso le coste e il Nord
Italia

  La scuola media, all’inizio degli anni sessanta fu istituita col primo governo di centro-sinistra, voluto dal partito socialista allora guidato da Pietro Nenni. Ma questa sarà un’altra Storia. E avremo tempo per riflettere quanto sul piano umano-sociale accadeva, in quell’inizio degli anni sessanta.

 Ricordiamo, per intanto, che l’emigrazione ha fatto sì che oggi degli antichi sessanta ragazzi maschili della prima elementare, tutti immortalati in una foto col maestro Pasqualino, a Contessa siamo rimasti appena quattro anzianotti/pensionati. Certo di alcuni sappiamo che sono deceduti, ma in tanti oggi vivono in Australia, in Venezuela, in Germania, in Svizzera, persino in Spagna e in Argentina.

 Perché sul blog questa evocazione? 

Perché ne’ i governi italiani, ne’ gli amministratori meridionali si sono mai posti fra gli obiettivi la ri-vitalizzazione del nostro Mezzogiorno. Certo, i tanti Belfiore, Di Martino, etc., sindaci del Belice nel periodo post-sisma ‘68, si posero innanzi il quadro di rinascita e trovarono ascolto al livello governativo mobilitando la popolazione. E frenarono per alcuni decenni il fenomeno migratorio. E poi ? Venuti meno i Di Martino, i Belfiore, i Montalbano etc. che possedevano “visione politica” è venuta meno la mobilitazione sociale della Valle, che aveva mostrato una realtà umana arretratissima della Sicilia anni sessanta, e senza quei “politici” tutto si è bloccato, o meglio normalizzato ai tempi della Sicilia di sempre. Oggi siamo ai politicanti che chiedono, ed ottengono finanziamenti dai livelli di potere superiore, per festeggiare il nulla piuttosto che agevolare i servizi di crescita  sociale ed economica. I politici dei nostri giorni (nella gran parte, ovviamente non tutti) puntano a promuovere la loro figura proponendo alle piazze cantanti, palchi, sfilate e irragionevolezze in una zona, l’interno dell’Isola,  che annualmente perde giovani con titoli di studio che vanno nel Nord del Paese e nel contesto UE.

(Segue)

—-

Su questa pagina vorremmo risvegliare il senso della civica dignità, contro le offese che arrivano dallo sperpero del denaro pubblico.

La nuova realtà dell’Europa


http://
L'ex Premier italiano ed ex
Presidente della BCE ha lanciato
un duro monito sul futuro
geopolitico ed economico del
continente.


Relazione del prof. Mario Draghi

  «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo soli», dice Mario Draghi. O meglio, «siamo soli insieme». Senza i suoi principali alleati, America in testa. Soprattutto, l’Europa a questo nuovo mondo «sta rispondendo dentro un sistema che non è mai stato concepito per sfide di questa portata».
Per questo, dice Draghi, le decisioni che l’Europa deve prendere «non possono più essere contenute dentro il quadro istituzionale che abbiamo ereditato». Non funzionerebbe. Per lui, la risposta sta in un forte cambiamento, nel coraggio e in quel che lui personalmente chiama «federalismo pragmatico».

  Draghi dice che il quadro mondiale è completamente cambiato. «Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista». «Dall’altra parte dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine del dopoguerra restino impegnati a preservarlo. Decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, senza riguardo per le regole che un tempo gli Stati Uniti difendevano. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate».
  «Per ora, l’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque». E ancora: «L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato». Ma è molto critico anche con Pechino. «Né la Cina offre un’ancora alternativa. Sta generando eccedenze industriali su una scala che il mondo non può assorbire senza svuotare la nostra stessa base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia».

 «Il progetto europeo è stato costruito, deliberatamente e saggiamente — dice Draghi — per impedire la concentrazione del potere. Dopo le catastrofi della prima metà del ventesimo secolo, gli europei decisero che nessuno Stato membro avrebbe dominato gli altri». Agenzie indipendenti, processi vincolati da regole e mercati, accordi tra governi venivano avvolti «in strati di procedura che ne eliminavano la carica politica». Volontariamente. I risultati di quel sistema, dice Draghi, furono straordinari: la pace; il mercato unico; l’euro; la libertà di muoversi. «Ci ha permesso di realizzare qualcosa di storicamente raro: integrazione senza subordinazione». Finché non ha funzionato più.

Il sistema europeo poggiava su due assunti. Il primo: «Che l’Europa avesse costruito un’economia veramente aperta, nella quale lo Stato non aveva bisogno di dirigere la crescita». Il secondo: «Che l’Europa non avrebbe mai più dovuto confrontarsi con le domande più dure del potere e della sicurezza, perché altri avrebbero risposto per noi».
 Ma il fatto è che «entrambi gli assunti si sono ora rivelati vuoti». Emerge il Draghi più politico: «C’è un’ironia in tutto questo. L’Europa si è affidata ai mercati per svolgere un lavoro che l’autorità politica comune non era stata autorizzata a compiere. Ma abbiamo negato a quei mercati la scala continentale di cui avevano bisogno per riuscire». Draghi crede che molte delle soluzioni attuali, come stringere accordi economici internazionali, siano un cerotto: aiutano ma non risolvono il vero problema — un messaggio sul quale ai tedeschi e a Merz devono essere fischiate le orecchie. «Questi strumenti non produrranno ciò che i loro sostenitori sperano, a meno che l’Europa non risolva anche l’incoerenza al cuore del proprio modello economico».

Draghi individua tre grosse vulnerabilità dell’Europa.


1. Dipendenza dalla domanda esterna. «Le imprese europee hanno cercato crescita fuori dall’Europa, perché il mercato interno non era abbastanza integrato e dinamico».

2. Dipendenze strategiche (incluso il GNL americano).

3. Il ritardo tecnologico, soprattutto nell’IA. «È forse la vulnerabilità che considera più grave — dice Draghi —. L’Europa sta perdendo terreno rispetto a Usa e Cina nelle tecnologie decisive del prossimo decennio».

Passa alle proposte. Alcune note dal suo rapporto: completare davvero il mercato unico; una politica industriale («Se gli Stati membri europei tentano una politica industriale su larga scala dentro l’attuale struttura del mercato unico, falliranno. Spenderanno in modo inefficiente, frammenteranno gli investimenti lungo linee nazionali e imporranno costi gli uni agli altri»).
Fa una lunga digressione sulla necessità della difesa europea e dell’autonomia strategica. E qui c’è anche un messaggio per i sovranisti: «Persino i partiti che hanno costruito la loro identità sulla sovranità nazionale riconoscono ora che nessuna nazione europea può difendersi da sola».
Federalismo pragmatico. 
Infine parla di due idee che gli stanno a cuore. Il suo «federalismo pragmatico»: per Draghi, l’Europa a 27 spesso non riesce a decidere, perché tutto viene diluito da procedure e compromessi. Le soluzioni sono varie, tra queste «permettere ai Paesi che vogliono avanzare di farlo», ma anche «creare cooperazioni concrete», che diano risultati visibili, creando consenso nella popolazione. E serve soprattutto «più capacità di decisione politica». Le istituzioni attuali non bastano più, l’Europa deve mettere «la sostanza prima del processo». Insomma, serve coraggio, che per Draghi gli stessi cittadini vogliono e richiedono.
Serve prendere decisioni: «Alcune richiedono una scala che solo l’Europa può fornire. Altre richiedono un grado di legittimità democratica che deve essere costruito dal basso». Cioè democraticamente.
 Il Professore ha finito. 

Riflessioni di Storia economica

La mancata crescita del
Mezzogiorno è un
fenomeno complesso
e storico, 
alimentato da
un divario infrastrutturale
persistente, una carenza
di investimenti produttivi
e la fuga di capitale umano
.
Nonostante segnali di
ripresa occupazionale, il
Sud sconta una bassa
produttività, con posti di
lavoro concentrati in
settori a basso valore
aggiunto.


Sicilia bedda
Perché nel nostro Paese c’è una grande disparità di sviluppo economico fra il Nord ed il Sud? Perché in Sicilia, al di fuori della raccomandazione o del clientelismo, i giovani non trovano lavoro? Perché nelle aree interne dell’Isola la viabilità esterna ai centri abitati sa di antiche carrettiere? Perché nel nostro Mezzogiorno il ricorso alla raccomandazione per trovare un posto in Ospedale per curarsi è questione politica piuttosto che civica?

Ai moltissimi altri “perché”, che hanno tutti per sfondo aspetti sociali, politici o amministrativi, sono le discipline della sociologia e dell’economia che danno risposte (forse congiuntamente alla disciplina che esplora la cattiva coscienza della politica). Servirebbe infatti, e sopratutto, una allenata coscienza politica e sociale che sappia scoprire e denunciare le tantissime mascalzonaggini che si nascondono dietro tanti personaggi che si sono create l’immagine di manovratori all’interno della cosa pubblica.

===

L’Italia nel contesto europeo era l’area più avanzata economicamente e civile socialmente nei secoli medievali e, prima ancora nel periodo imperiale romano. L’arretratezza socio-economica caratterizza ormai la penisola dall’Ottocento in poi, quando essa perde, se si può dire, il treno della rivoluzione industriale che si afferma invece quasi ovunque nei paesi occidentali dell’Europa.

 Nel secondo dopo guerra, in regime pluralista e democratico c’è stato il cosiddetto miracolo economico che però ha interessato solamente le regioni settentrionali.

  Sul blog ci piace cogliere i tanti perché e le tantissime occasioni mancate nel corso della modernità e poi della contemporaneità che hanno gravemente danneggiato il Meridione. Ci intratterremo ovviamente sulle responsabilità delle classi politiche, sul clientelismo e sulla preferenza in talune cariche di rilievo dell’ignoranza, affronteremo pure il livello di competenza professionale dei giovani formati nelle scuole e nelle università.

martedì 19 maggio 2026

Integrare gli italiani di seconda generazione

 Il fatto di Modena

L’attentatore di Modena non era un terrorista islamico, uno dei tanti di cui si sente abbiano messo in atto azioni  in Europa. E’ un giovane italiano nato a Seriate ed è pure laureato in economia.  Ci dicono le autorità che e’ «affetto da turbe psichiche», nel linguaggio della gente comune un pazzo. Tuttavia questo ci tranquillizza fino a un certo punto. Perché scene come quelle di Modena non si erano mai viste in Italia. Perché molte volte, non soltanto di fronte al Bataclan o agli attentati di Londra e Bruxelles, ma anche di fronte agli attacchi indiscriminati del «lupo solitario» lanciato con un veicolo contro la folla — come la strage del 14 luglio a Nizza, dove l’attentatore era su un camion, o gli attacchi contro i mercatini di Natale in Germania — abbiamo pensato: qui da noi non succede e non potrebbe succedere. Invece è successo, oltretutto non in un luogo di disagio ma in una città accogliente come Modena, su una strada che è uno dei simboli dell’identità italiana come la via Emilia. 

  Che fare allora? Mantenere i nervi saldi. Lavorare per integrare gli italiani di seconda generazione. La verità è che l’osmosi tra l’Africa, continente immenso, giovane e in crescita, e l’Europa, continente piccolo, vecchio e in declino, ci sarà. L’importante è governare bene l’integrazione dei nuovi italiani, di cui il nostro Paese ha bisogno. La vicenda di Modena ci insegna che filtrare gli ingressi non basta, serve ciò che ad oggi manca: l’opera di integrazione che allievi le difficoltà di integrazione..


Chi è Trump?

 Trump è quell’uomo che in ogni caso cerca di fregare il prossimo. Su di lui non c’è da stupirsi se quello che dice non corrisponde mai a quello che pensa, e se quello che pensa non è più quello che ha pensato ieri e non è ancora quello che penserà domani. 

Indignarsi con un simile essere e costernarsi con uno così non serve. Serve di più mettersi in condizione come stenta di fare fra grandi difficoltà l’Europa di poterne fare a meno.

-  -  -

Michael Cohen, ex avvocato personale di Donald Trump, ha descritto Trump davanti al Congresso come un "razzista", un "truffatore" e un "imbroglione", basandosi sui dieci anni trascorsi lavorando per lui.

Il lungo cammino della civiltà (5)

 Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

# # # # # 


Il lungo cammino della civiltà

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

5) punti di premessa. Molti studiosi per il lungo periodo precedente all’uso della “scrittura” usano la denominazione di “preistoria” . Eppure gli studiosi più accorti asseriscono che questo termine è usato impropriamente in quanto esclude dallo spazio della “Storia” ben il 99,80% dell’esistenza sulla terra della umanità. In pratica agli storici toccherebbe narrare solamente lo 0,20% dell’esistezza dell’umanità su questa Terra (quella basata su fonti scritte). 

Questa circostanza viene ritenuta, da altri studiosi, una circostanza di lettura della vicenda umana peggiorativa perché viene affidata alla, relativamente recente, conoscenza della scrittura.

Certo, questo periodo anteriore all’invenzione della scrittura (preistorico) corrisponde alla nascita, infanzia e adolescenza dell’umanità. Si tratta del periodo/processo evolutivo biologico e culturale che ha portato all’origine, allo sviluppo e diffusione dell’essere umano moderno (Homo sapiens) a partire da antenati comuni, condivisi con le grandi scimmie antropomorfe. E’ quello il periodo che sta agli albori della “società di classe” che per millenni ha caratterizzato il periodo della “storia propriamente detta”.

Noi oggi non comprenderemmo gran parte delle caratteristiche essenziali della civiltà umana, che senza la conoscenza delle maggior parti dei tratti principali delle culture contemporanee, rimarrebbe incomprensibile.

6) preistoria. Il termine “preistoria”  è abbastanza recente, risale al XIX secolo e, in origine designava il periodo durante il quale l’uomo, i nostri antenati erano stati  contemporanei di specie animale estinte; le vestigia di quest’epoca erano state ritrovate dai geologi e dai paleontologi in livelli geologici molto antichi. Prova evidente che l’uomo aveva fatto la sua comparsa molto prima dei seimila anni riconosciuti dalla cronologia biblica.

L’aggettivo “antidiluviano” (=prima del diluvio) che fu utilizzato per identificare quel periodo, venne nel tempo sostituito, negli ambienti storico-scientifici dal termine “preistoria”, per identificare tutti i periodi antecedenti la scrittura.

(Segue)

Parole frequenti sui media


L'espressione è stata utilizzata
per descrivere un possibile
conflitto tra gli Stati Uniti
d'America e la Repubblica
Popolare Cinese, venendo
anche ripresa da Xi Jinping
in occasione dell'incontro
con Donald Trump tenutosi il
14 maggio 2026.
La trappola di Tucidide. Con «Trappola di Tucidide» si intende una dinamica in cui il rischio di scontro aumenta quando una potenza emergente minaccia il predominio di una già consolidata. Accadde tra Atene e Sparta nel V secolo a.C., quando combatterono la guerra del Peloponneso raccontata proprio da Tucidide. Il concetto è stato ripreso dal politologo Graham Allison in un suo fortunato saggio del 2017. Il riferimento, ai nostri giorni, o comunque l’allusione e’ su quanto capita sul primato mondiale fra USA e Cina.

Tucidide (Atene, 460 a.C. ca. – 400 a.C. ca.) è stato uno storico, militare e pensatore ateniese, considerato il padre della storiografia moderna e del realismo politico. Celebre per la sua opera "La guerra del Peloponneso", ha introdotto un metodo di analisi oggettivo, basato sulla ricerca delle cause profonde e delle dinamiche umane e politiche, privo di elementi mitici o trascendentill suo significato profondo risiede nell'aver capito che la storia è fatta dagli uomini e dalle loro scelte razionali (o irrazionali), rendendo la sua analisi incredibilmente moderna e applicabile ancora oggi.

lunedì 18 maggio 2026

Sapienza cinese

La "trappola di Tucidide"
è un concetto geopolitico
che descrive la tendenza
strutturale al conflitto
quando una potenza
emergente (come la Cina
oggi) minaccia di soppiantare
una potenza dominante
 (come gli Stati Uniti)
.
La paura della potenza
egemone per la perdita
di supremazia innesca
spesso una guerra,
dinamica studiata dallo
storico greco Tucidide
riguardo alla guerra del
Peloponneso tra Sparta e
Atene.

La trappola non è un
destino ineluttabile.
 Gli analisti suggeriscono
che diplomazia,
interdipendenza economica
e la consapevolezza del
rischio reciproco possano
permettere alle potenze
di gestire la competizione
senza ricorrere alle armi.




La Trappola di Tucidide

Nel suo discorso all'interno Xi ha detto che la relazione tra Usa e Cina è «ad un bivio» di fronte alle «turbolenze» mondiali, e ha citato come già ha fatto anche in passato prima di incontrare Biden, la Trappola di Tucidide: la teoria geopolitica secondo cui quando una potenza emergente minaccia di sostituire una potenza dominante, la probabilità che scoppi un conflitto armato diventa altissima. Il presidente cinese ha poi affermato di aver sempre creduto che «gli interessi comuni tra la Cina e gli Stati Uniti superino le divergenze» e che «una relazione stabile» tra i due Paesi «giovi a entrambe le parti» e al mondo intero, «mentre il confronto danneggia entrambe»: «Il mondo si trova a un nuovo bivio. Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta Trappola di Tucidide e forgiare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze? Possiamo unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo? Possiamo promuovere il benessere dei nostri due popoli — così come il futuro e il destino dell'umanità — e creare insieme un avvenire più luminoso per le nostre relazioni bilaterali? Queste sono, indubbiamente, domande della storia, domande del mondo e domande per l'umanità. Queste sono anche le risposte per la nostra epoca: risposte che io e Lei, in quanto leader di grandi nazioni, dobbiamo scrivere insieme». «Dobbiamo essere partner, non rivali – ha concluso Xi - Dobbiamo raggiungere il successo insieme, perseguire una prosperità comune e tracciare il giusto percorso per l'interazione tra le grandi potenze in questa nuova era», e ha auspicato che »il 2026 possa diventare un anno storico e cruciale, capace di proiettare le relazioni tra Cina e Stati Uniti verso il futuro».

Trump ha replicato che questa visita per lui «un onore come pochi che ho visto prima» e si è detto particolarmente colpito dai bambini. «I bambini erano straordinari». Si è rivolto a Xi: «Sei un grande leader. È un onore essere tuo amico. Avremo un futuro fantastico insieme. C’è chi dice che questo sarà il più grande summit di tutti i tempi». Trump ha anche citato la sua delegazione di uomini d'affari, spiegando che la loro presenza è un segno di «rispetto verso la Cina»: «Abbiamo i più grandi imprenditori, i migliori del mondo. Gente fantastica e sono tutti con me. Abbiamo chiesto ai principali 30 nel mondo e ciascuno di loro ha detto sì». Nessuno dei due leader ha menzionato l'Iran o i conflitti globali, sono rimasti entrambi concentrati sulla stabilità delle relazioni bilaterali.

Parole frequenti sui media

 

La CONSOB (Commissione Nazionale
per le Società e la Borsa) è l'
autorità
amministrativa indipendente
 che
si occupa di regolamentare, vigilare
e controllare i mercati finanziari
italiani
. Il suo obiettivo primario è la 
tutela degli investitori, oltre a
garantire la trasparenza, l'efficienza e lo
sviluppo del mercato mobiliare nazionale
consob

La Commissione nazionale per le società e la borsa è l’organo di controllo del mercato finanziario italiano. È composta da un presidente e quattro membri. Decide autorizzazioni, regolamenta i servizi, vigila gli operatori (tra cui banche, Sim, gestori di patrimoni, revisori), accerta anomalie ed emette sanzioni. Si avvale di una struttura organizzativa di oltre seicento dipendenti, divisi fra sede principale di Roma e sede operativa secondaria di Milano.

Occupandoci di Economia

Tenere i conti in ordine pare

non si addice all’Italia. … E l’infrazione si mangia stipendi, pensioni e risparmi.

 I conti dell’Italia non tornano, anzi col governo di destra (che in tanti immaginavano sarebbe stato attento sulle spese inutili) peggiorano. E subito inizia la ricerca delle responsabilità che (per l’attuale governo) andrebbero cercate anche altrove, in decenni di precedenti amministrazione; insomma la caccia sugli incompetenti andrebbe rivolta a prima, dentro e fuori l’attuale governo. Nessuno è riuscito né riesce a trovare un argine alle spese inutili, ne’ a livello centrale né nelle periferie, dove i comuni retti da personaggi poco lungimiranti non trovano altro da fare che organizzare, loro, feste, festini e danze. E intanto l’onda avanza, travolgendo le nostre speranze e quelle di chi arriva dopo di noi. Adesso non emigrano più operai con le valigie di cartone, ma laureati che dovrebbero e saprebbero drizzare l’andazzo degli incompetenti che guidano comuni, regioni e, a quel che si capisce, pure livelli politici delicati.

Il Fondo monetario internazionale ha appena previsto che nel 2026 l’Italia scenderà all’ultimo posto nella classifica della buona gestione delle proprie finanze, scavalcando nel peggio la Grecia. A determinare la graduatoria è il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo: il nostro è salito al 138,6% del Pil dal 137,1 del 2025, quello di Atene è dato in discesa dal 146,1 a 136,8 nello stesso periodo. 

Quindi, nonostante i cinque anni di sostegno del Pnrr (quasi 200 miliardi per noi, i più beneficiati) diventiamo maglia nera dell’area Euro, fanalino di coda tra i Paesi più fragili. Tra le molte altre ricadute, ci sarà la difficoltà di ottenere dalle Ue una deroga per «emergenza energetica» sullo scostamento di bilancio (siamo al 3,1%, dovremmo stare sotto il 3) per liberarci da una delle tante procedure d’infrazione a cui già siamo sottoposti. 

E ovviamente non sembra alla nostra portata rifinanziare oltre la scadenza di giugno il bonus per il taglio delle accise sui carburanti. Gli italiani vanno tenuti buoni, anche sottacendo il reale stato di un’Italia obiettivamente più povera. E la ragione per non inquietarli è che presto si tornerà a chiedere loro il voto, l’anno prossimo. Succede così che, in vista di questa scadenza, persino dei dati preoccupanti come quelli appena riportati non occupino il centro del dibattito, non diventino l’emergenza numero uno della politica, ma vengano riposti in un cassetto in attesa di tempi migliori, alibi più spendibili, promesse più roboanti.

La Spagna sta attraversando un
momento economico positivo,
con una crescita del PIL prevista del 
\(2,1\%\) nel 2026, posizionandosi
tra le economie più dinamiche del
G20 e superando la media dell'eurozona.
 
Questo "miracolo spagnolo" è
guidato da una combinazione di
fattori strutturali e politiche
economiche mirate, fra cui
l’uso strategico dei fondi europei
 (Next Generation EU) che hanno
stimolato l'economia.
La Spagna ha saputo combinare
politiche di investimento pubblico,
 una gestione migratoria pragmatica
 e uno sviluppo del settore
tecnologico e delle rinnovabili,
superando la crescita di altri paesi
europei come Germania e Italia.

Milena Gabanelli recentemente ha documentato il miracolo spagnolo guidato da Pedro Sánchez e sottolineava:  i consumi delle famiglie sono aumentati del 12,5%, il Pil del 2%, i salari reali dell’1,2% (da noi sono scesi dell’8 % nello stesso periodo, 2019-2024). «Madrid avanza, Roma arranca», scriveva Gabanelli. 

Il che non significa che la sinistra, Sánchez, fa meglio della destra. Significa però che rimontare una congiuntura sfavorevole è possibile, come lo è recuperare il tempo e le risorse perdute da chi ha governato prima o molto prima. Basta decidere di pensare lungo e non alla prossima scadenza elettorale, locale, referendaria o nazionale che sia.

 Mattarella ha appena consigliato ai politici di imparare ad ascoltare. Gli italiani hanno molto da dire, a cominciare dall’oggi faticoso che sperimentano. Basta non prenderli in giro col gioco delle tre carte: raccontargli le cose come stanno, con onestà, e cominciare a togliere i privilegi a chi non ne ha diritto. Aggiustare i conti di una nazione è un passo decisivo per ridare ossigeno a un Paese che la maglia nera non se la merita.

Le parole che usiamo

La 61ª Esposizione Internazionale
d'Arte della Biennale di Venezia
 è aperta al pubblico dal 9 maggio
al 22 novembre 2026
. Questa
edizione, intitolata 
In Minor Keys,
è stata interamente ideata dalla
curatrice camerunese-senegalese
 
Koyo Kouoh, prematuramente
scomparsa a maggio 2025; la
Fondazione ha scelto di realizzare
la mostra seguendo fedelmente il
suo progetto originario.

Premessa.  Le parole con cui comunichiamo e le cose che usiamo per esistere e per sostanziarsi  hanno bisogno di un contesto a cui fare riferimento, di una cornice in grado di circoscrivere la propria loro identità: da dove vengono, dove sono e dove vorrebbero andare. Hanno bisogno di una propria ritualità, attraverso cui vengono riconosciute comunitariamente. Così  insegnano i  filosofi, gli archeologi, gli storici e più recentemente, gli antropologi. Umberto Eco in Opera aperta (1962) scrive «un testo vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare».

Sostanza. La 61ª Biennale d’arte di Venezia si propone il grande tema dell’interpretazione dell’opera d’arte: come è possibile ampliare l’orizzonte disciplinare della dimensione estetica senza indicare, con chiarezza, qual è il sistema di riferimento in cui s’iscrive ciò che si mette in mostra. 

Tutto è comunicabile e rappresentabile, anche il vuoto di uno spazio, ma deve esistere la cornice nella quale l’estetica delle «cose» sia capace di comunicare, trasmettere,  chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove desideriamo andare. In sostanza, rendere esplicite e comprensibili le regole del gioco. Senza un sistema chiaro di decodificazione, non si è sempre in grado di comunicare, trasmettere il messaggio. Tutto rimane misterioso. Senza «cornice», parole e cose, infatti, parlano solo a sé stesse.

=======

Altra riflessione, sulla rilevanza dei simboli.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella giorni fa, a poche ore dai fatti di Modena aveva già deciso di visitare i feriti e i loro famigliari. Accompagnato dalla premier Giorgia Meloni, è arrivato in aereo a Bologna e ha visitato gli ospedali con i feriti più gravi, quello di Baggiovara a Modena e poi l’ospedale Maggiore nel capoluogo della Regione. 

Hanno voluto un incontro privato con i feriti che erano in condizioni di poter essere visitati, con i loro famigliari e soprattutto con i soccorritori. Si è trattato non solo di incontro affettuoso, ma anche di un momento commovente. «È chiaro che sono tutti molto scossi, però tutti hanno apprezzato questa visita e questo segnale delle istituzioni», ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna.

Il capo dello Stato, ha detto che c’è stata «una prova di integrazione di diversi comportamenti, numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati». E poi a Bologna, incontrando i medici che assistono i feriti di Modena, il personale del 118 e i familiari presenti all’ospedale ha ringraziato il personale ospedaliero e si è congratulato per «l’immediatezza dei soccorsi» e il «coordinamento tra ospedali». 

Si. La vita della Repubblica è scandita da segni, gesti e simboli e nella visita di Mattarella e nelle sue poche e misurate parole c’era tutto quello che una comunità voleva sentire, una comunità che negli ultimi anni si è abituata purtroppo al dolore, tra alluvioni e terremoti. 

Nella tappa modenese, Mattarella e Meloni hanno anche incontrato Luca Signorelli, l’uomo che con grande coraggio ha fermato Salim El Koudri, che a folle velocità aveva investito i pedoni a Modena lasciando per terra quattro feriti gravi. «È stato importante» gli ha detto il presidente della Repubblica e Meloni prima di abbracciarlo ha aggiunto: «È stato un esempio grandioso». Anche Signorelli, insieme ai cittadini egiziani che hanno fermato l’uomo, rappresenta la comunità, quella che non si è voltata dall’altra parte. Nel gruppo di eroi per caso che ha fermato El Koudri c’era anche Fabrizio Gallanza, arredatore residente in provincia di Modena: anche lui ieri ha incontrato Mattarella.



domenica 17 maggio 2026

Chiunque può sviluppare la propria precompilata (5)

 





Dal 30 aprile è iniziata la stagione della dichiarazione precompilata, che coinvolge oltre 25 milioni di contribuenti italiani e si fonda su un flusso ampio di dati trasmessi automaticamente al Fisco: 

spese sanitarie, 

interessi sui mutui, 

istruzione e altre voci detraibili. 

Il modello è consultabile online e potrà essere modificato, già  da qualche giorno, dal 14 maggio, con invio entro fine settembre. 

«La dichiarazione precompilata è un modello fiscale che l’Agenzia prepara utilizzando dati che riceve automaticamente da soggetti terzi».  Il contribuente accede al cassetto fiscale con le proprie credenziali (Spid) e trova già inseriti redditi da lavoro o pensione, principali spese detraibili e informazioni patrimoniali. 
A quel punto le alternative sono tre: accettare il modello così com’è, modificarlo oppure scartarlo e compilarne uno nuovo.

Rilevante è il «foglio informativo», che compare tra le prime schermate dopo aver effettuato l’accesso alla propria area riservata. Evidenzia le informazioni che l’Agenzia ha ricevuto ma non ha inserito nel modello, spiegandone il motivo.

Nel 730 di quest’anno entrano a regime i principali interventi della riforma. 

= L’Irpef, con il passaggio a tre aliquote. 

= Il secondo è il taglio del cuneo fiscale per il lavoro dipendente, realizzato attraverso un aumento delle detrazioni. 
Il cambiamento più visibile riguarda proprio le detrazioni.

===

La dichiarazione dei redditi 2026 e’ entrata (finalmente) nel vivo. Il Modello 730, che era stato messo a disposizione dei contribuenti già dallo scorso 30 aprile  in modalità consultazione, da giovedì 14 maggio può essere integrato, modificato o accettato così come proposto dall’Agenzia delle Entrate e inviati via web. 

Il che accelera il percorso dei rimborsi diretti in busta paga, per chi alla fine della somma del dare e dell’avere con i vari sconti e detrazioni risulta a credito con il Fisco. Bisogna comunque ricordare che la scadenza per l’invio del 730 è fissata al 30 settembre 2026.

 
Calendario leggermente diverso per i contribuenti che utilizzano Redditi Persone fisiche: i modelli saranno disponibili in consultazione, con possibilità di apportare eventuali modifiche e/o integrazioni, da mercoledì prossimo, 20 maggio; potranno essere poi inviati dal 27 dello stesso mese e fino al 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).


===

  Sul blog continueremo a riportare aggiornamenti via via che con la edizione dichiarazione dei redditi 2026 avremo colto le più varie sfaccettature.

La domenica è fatta per riflettere

 Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Date simboliche

Date simboliche. Sappiamo che le date festive acquistano importanza e sono generalmente cariche di significato religioso, seppure in tempi più recenti ad esse si sono aggiunte le festività con significato civile.

Fra queste feste rientra “il giorno di Pentecoste”, connesso con la Pasqua (50 giorni dalla Pasqua) e collegato,  verosimilmente al tempo di San Luca, con il rinnovo dell’alleanza al Sinai e con la consegna della Legge; diventa il giorno del battesimo della comunità cristiana e l’inizio della missione apostolica (2.1). Non sarà un caso che una seconda  ricorrenza della Pentecoste si abbia all’inizio della missione dell’ultima sezione  degli Atti (20,16), quella che riguarda  la “passione” di Paolo, ormai in viaggio verso Gerusalemme, dove lo attendono catene e tribolazioni (cfr. 20,23), ma che sarà anche una tappa  verso Roma (19,21) , ci tiene ad arrivare in città “per il giorno della Pentecoste”. Le due menzioni della Pentecoste sono gli elementi cronologicamente e strutturalmente più significativi  degli Atti: l’una segna l’inizio del compimento del mandato di Gesù a Gerusalemme, in Giudea e Samaria, l’altra l’avvio della fase più impegnativa  che deve portare “fino alle estremità della terra” (1,8).

(Segue)

-  -  -

Sociologia pastorale. Molti studi, in Italia, partono col problema di una nuova evangelizzazione di fronte al crescente fenomeno della diminuzione dei battezzati e di diminuzione alla vita cristiana. Stando ad uno studio sociologico di Silvano  Burgalassi la religiosità, in Italia, presenta le seguenti subculture:

1) l’atea, che rispetta solamente i valori umano-sociali,

2) l’indifferenza religiosa, tantissima gente fa parte della religiosità  cattolica, ma non è praticante,

3) la praticante è l’appartenenza, e’ quanto la chiesa cattolica esige dai suoi  appartenenti,

4) la sub cultura magico-sacrale,  e’ quella che si coglie su fette di popolazione intrisa di religiosità popolare,

5) esiste pure uno stato diffuso che parte da una innovazione profetica, e che arriva a staccarsi dall’istituzione ufficiale.


sabato 16 maggio 2026

Chiunque può sviluppare la propria precompilata (4)



Uno sguardo in generale, per familiarizzare con la problematica fiscale.

 Il modello precompilato è consultabile online e potrà essere modificato a partire dal 14 maggio, con invio entro fine settembre. «La dichiarazione precompilata è un modello fiscale che l’Agenzia prepara utilizzando dati che riceve automaticamente da soggetti terzi».

* * * 

Nel 730 sono riportate a regime tutti i principali interventi della riforma che interessano la materia fiscale. A) anzitutto  l’Irpef, con il passaggio a tre aliquote. B) il taglio del cuneo fiscale per il lavoro dipendente, realizzato attraverso un aumento delle detrazioni.

È partita il 30 aprile la stagione della dichiarazione precompilata, che coinvolge oltre 25 milioni di contribuenti e si fonda su un flusso sempre più ampio di dati trasmessi automaticamente al Fisco: spese sanitarie, interessi sui mutui, istruzione e altre voci detraibili. Il modello è consultabile online e potrà essere modificato a partire dal 14 maggio, con invio entro fine settembre.

 «La dichiarazione precompilata è un modello fiscale che l’Agenzia prepara utilizzando dati che riceve automaticamente da soggetti terzi». Il contribuente accede al cassetto fiscale con le proprie credenziali e trova già inseriti redditi da lavoro o pensione, principali spese detraibili e informazioni patrimoniali. 
A quel punto le alternative sono tre: accettare il modello così com’è, modificarlo oppure scartarlo e compilarne uno nuovo.

La precompilata non si limita a riportare i dati, ma applica direttamente il calcolo più conveniente tra quelli previsti dalla legge. Se sono possibili più modalità di tassazione, il sistema utilizza automaticamente quella che riduce di più l’imposta. 
Lo stesso vale per alcune detrazioni, che vengono combinate in modo da sfruttarle al massimo nei limiti consentiti. Il contribuente trova quindi il risultato già calcolato e può limitarsi ad accettarlo oppure modificarlo se i dati non sono completi o corretti.

Accanto alla dichiarazione, possiede un ruolo sempre più centrale il «foglio informativo», che compare tra le prime schermate dopo aver effettuato l’accesso alla propria area riservata: è un riepilogo che segnala subito eventuali anomalie nei dati. In pratica evidenzia le informazioni che l’Agenzia ha ricevuto ma non ha inserito nel modello, spiegandone il motivo.

 Può trattarsi, per esempio, di una spesa non coerente con gli altri dati o di una detrazione non applicata. Serve proprio a far capire al contribuente, prima ancora di modificare la dichiarazione, se ci sono voci da controllare, confermare o correggere.

(Segue)

La Sicilia nei tempi della Storia

Oggi la Sicilia è una regione
autonoma, centrale nelle
politiche mediterranee
dell'Italia, segnata da un
forte patrimonio culturale
ma anche da sfide
economiche strutturali.
 



 Pagina -1-

Ci proponiamo di riportare brevi, brevissimi, flash di Storia di Sicilia, dai tempi più lontani fino a dove avremo possibilità di arrivare. Abbiamo constatato che sono davvero pochi i siciliani che conoscono la lunga vicenda umana e socio-politica della terra su cui vivono. Tanti sono, anzi troppi i contessioti che sanno poco o niente della vicenda storica di Entella, del contesto feudale entro cui fu fondata la Contessa Entellina dei nostri giorni, come ben poco si sa dell’impegno (contrastato persino localmente, in termini politico-amministrativi, da più contesti) sull’iter della ricostruzione post-sisma ‘68, guidato da Francesco Di Martino.

  Sul blog riporteremo di volta in volta brevi, poche righe, flash, richiami, tratteggi, connessioni e riflessioni. Cominceremo da molto, ma molto lontano, al seguito del tema-guida: “Brevi tratti di Storia Siciliana”.

  Su questa iniziale pagina, che vorrebbe essere di presentazione, la prima traccia di un relativamente lungo percorso, riportiamo un breve riquadro che fungerà in qualche modo da cornice della vicenda storica dell’Isola, spesso definita “crocevia del Mediterraneo”.

  • La leggenda della Trinacria: Il simbolo della Sicilia, con le tre gambe (triscele), rappresenta i tre promontori estremi dell'isola: Capo Peloro (Messina), Capo Passero (Siracusa) e Capo Lilibeo (Marsala).
  • L'Impronta Greca: La Sicilia fu il cuore della "Magna Grecia". Siracusa divenne una delle città più potenti del mondo antico, rivaleggiando con Atene.
  • La Sicilia Araba: Tra il IX e l'XI secolo, la dominazione araba trasformò l'isola, introducendo nuove tecniche agricole (agrumi, sistemi di irrigazione) e influenzando la lingua e l'architettura.
  • Il Regno Normanno: Nel XII secolo, i Normanni crearono un regno potente e cosmopolita. Il Duomo di Monreale e la Cappella Palatina a Palermo sono testimonianze straordinarie di questa fusione tra arte bizantina, araba e normanna.
  • I Vespri Siciliani (1282): Una rivolta popolare scoppiata a Palermo contro il dominio angioino (francese), che segnò il passaggio della Sicilia sotto la corona aragonese (spagnola). 
  • L'arrivo degli Arbëreshë in Sicilia tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo (principalmente 1485-1500), quando comunità albanesi fuggirono dalla loro patria a causa dell'invasione turca. Si stabilirono prevalentemente nel Palermitano, fondando comunità come [Piana degli Albanesi] (un tempo Piana dei Greci), [Contessa Entellina] e [Mezzojuso],  [Palazzo Adrianomantenendo intatte (più o meno, purtroppo) lingua, rito cristiano-bizantino e tradizioni.
  •  La Sicilia moderna, in particolare tra il XVI e il XIX secoloè stata profondamente segnata dal sistema feudale prima e dal latifondo poi, elementi che hanno plasmato la struttura economica, sociale e paesaggistica dell'isola.
  • La Sicilia Borbonica e il 1848: L'ostilità verso i Borbone di Napoli, percepiti come dominatori stranieri, portò la Sicilia a essere protagonista di moti rivoluzionari, inclusa una delle prime rivoluzioni europee del 1848.
  • Unità d'Italia (1860): La spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi che liberò l'isola annettendola al Regno d'Italia.