| Il Novecento, un secolo "diverso", spesso definito dallo storico Eric Hobsbawm come il "secolo breve". Questa definizione delimita il secolo non sui 100 anni canonici, ma nel periodo compreso tra l'inizio della Prima Guerra Mondiale (1914) e la caduta dell'Unione Sovietica (1991), un arco temporale segnato da una coerenza interna di eventi estremi, rivoluzioni tecnologiche e mutamenti sociali radicali. |
Per gli storici e complessivamente per gli studiosi dell’uomo nelle varie sue discipline di studio il Novecento è stato un mondo complessivamente diverso a quest’inizio del terzo millennio per più ragioni. L’intero pianeta, l’intero mondo, alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno".
All’alba del terzo millennio ci ritroviamo con un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi.
1) In primo luogo, il pianeta non è più un mondo eurocentrico. Il Novecento è stato il secolo del declino e per più storici della caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della "civiltà occidentale".
2) Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto ...) e il processo industriale che era sorto sul suolo europeo vede la gran parte delle grandi industrie tutte emigrate altrove.
3) I paesi al di là degli oceani, che un tempo guardavano all'Europa, oggi guardano altrove. ...]. Lo stesso sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. (...)»
Così: (E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano 1995).

