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giovedì 10 settembre 2026

Il gusto della riflessione (27)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare. 

Ciascuno e’

artefice della propria vita.

=. =. = Nel momento stesso in cui compie 

una serie di atti nella sua vita, ciascuno 

di noi "scrive" un capitolo della propria "storia.

E capisce quasi istintivamente di essere, 

nel presente in cui vive, il risultato di 

un complesso intreccio di azioni compiute, 

di condizionamenti familiari, di influenze 

derivanti dall’essere nato e cresciuto in un 

determinato paese, in un gruppo sociale, 

in un ambiente piuttosto che in altri. 

 

Quando poi costruiamo progetti per il futuro, siamo 

naturalmente portati a tirare bilanci. E perciò siamo 

spinti a guardare indietro a riflettere sui nostri passi,

 a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia. 


Massimo L. Salvadori 
(Ivrea, 23 settembre 1936),
è un eminente 
storico e
politico italiano
,
considerato uno dei
massimi studiosi del
Novecento e della storia
delle istituzioni democratiche
e dei movimenti politici.






########

La riflessione è dello storico  Massimo L. Salvadori, secondo cui  mentre guardiamo all'indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri.

 Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi. Ma nessuno vive isolato in una chiusa cerchia personale o familiare. 

Quel che è accaduto e accade nel mondo esterno determina in maniera essenziale la nostra condizione e il nostro destino. Anche qui il passato è presupposto del presente e del futuro. E perciò occorre orientarsi, per darsi onentamenti politici, compiere scelte in base ai propri valori, costruire un mondo che risponda alle nostre aspettative.

Destra e Sinistra

 

Il libretto di  Norberto Bobbio

E’ capitato di sfogliare dopo parecchi anni dall’uscita il libretto che nelle intenzioni del grande filosofo, giurista, politologo e storico Norberto Bobbio, doveva chiarire le parole chiave del linguaggio politico. Quell’ “aureo libretto” come fu estesamente definito e’ un classico del pensiero politico,  ancora attuale grazie alla circostanza che con la sua vasta cultura e formazione e’ attivato alla radice della distinzione che Destra e Sinistra all’idea di eguaglianza.

Destra e sinistra" è il celebre saggio del filosofo e politologo italiano Norberto Bobbio pubblicato nel 1994, nel quale l'autore dimostra che la distinzione tra destra e sinistra politica è ancora valida e non è affatto obsoleta. Esecutore di una sintesi rigorosa tra il liberalismo e il socialismo (liberalsocialismo), ha dedicato la sua vita allo studio della democrazia, dei diritti umani e della pace. Nel 1984 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Pensieri Principali

Ha definito la democrazia attraverso le sue "regole del gioco", considerandola come l'unico sistema politico capace di garantire le libertà fondamentali senza ricorrere alla violenza.

Ha identificato l'eguaglianza come il criterio discriminante fondamentale: la sinistra tende a attenuare le disuguaglianze, la destra a considerarle naturali o inevitabili.

Ha promosso il positivismo giuridico analitico, separando lo studio del diritto com'è (fatto) da come dovrebbe essere (valore).

Si è costantemente opposto a ogni forma di fanatismo, sostenendo il valore del dubbio e del confronto razionale.

Nel saggio Destra e sinistra del 1994, sostiene che il criterio fondamentale per distinguere i due schieramenti politici sia il diverso atteggiamento nei confronti dell'ideale di eguaglianza. Gli esseri umani sono al tempo stesso simili e differenti, ma le due parti interpretano questa realtà in modo opposto.

== la Sinistra: Attribuisce molta importanza a ciò che rende gli individui uguali e si impegna politicamente per eliminare o ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche che ritiene artificiali,

== la Destra: Tende a considerare le disuguaglianze come ineliminabili, in quanto legate alla natura stessa degli individui o a gerarchie sociali inevitabili, accettandole come dati di fatto.

      Altri elementi della teoria di Bobbio. 

L'asse secondario (Libertà/Autorità): Oltre all'eguaglianza, Bobbio incrocia la distinzione con il giudizio sulla libertà e sul metodo di governo, distinguendo tra moderati ed estremisti.

Uguaglianza e disuguaglianza relative: Nessuno pensa che gli uomini siano del tutto uguali o del tutto diseguali; la differenza sta nell'enfasi e nella direzione dell'azione politica.

Egalitarismo vs Disuguaglianza: Per la sinistra il motore del cambiamento è l'uguaglianza da conquistare; per la destra l'ordine sociale poggia sul riconoscimento delle gerarchie e delle differenze naturali o storiche.

Secondo Bobbio, la sinistra tende a privilegiare l'eguaglianza (anche a costo di limitare alcune libertà economiche sfrenate), mentre la destra tende a privilegiare la libertà individuale (specialmente in campo economico, come il libero mercato) accettando le disuguaglianze che ne derivano.

Il successo del libretto di Bobbio si dovette anche al fatto che uscì proprio mentre il sistema politico italiano si riassestava in senso bipolare, per via della nuova legge elettorale prevalentemente maggioritaria (il cosiddetto «Mattarellum»). Uno scenario che fino al 1992 aveva fatto perno sul centro democristiano si ristrutturava in termini di alternativa tra destra e sinistra. Lo spartiacque tra i due schieramenti diventava a quel punto cruciale.

La tesi di Bobbio era che la distinzione tra destra e sinistra riguardasse fondamentalmente l’atteggiamento verso il concetto di eguaglianza. Mentre la sinistra si pone come obiettivo la riduzione, se non la cancellazione, delle diseguaglianze tra gli uomini, la destra tende a considerarle naturali, quindi ineliminabili, e in alcuni casi proficue, in quanto generatrici del dinamismo economico. Quindi, per fare un esempio immediato, la sinistra è a favore di una tassazione progressiva sui redditi alti per poter redistribuire la ricchezza, mentre la destra ritiene necessario alleggerire il peso del fisco per stimolare gli individui intraprendenti ad alimentare la crescita.

Già più complicato risulta applicare lo schema suggerito da Bobbio al tema dell’immigrazione. In apparenza è tutto semplice: la sinistra è per dare l’opportunità di spostarsi a tutti gli abitanti del pianeta, quindi per una politica di accoglienza e di concessione di diritti ai migranti; mentre la destra ritiene che non si possano far entrare masse crescenti di stranieri, per giunta trattandoli in modo uguale agli autoctoni, senza provocare gravi tensioni sociali.

Ci sono però conseguenze dell’immigrazione che risultano destabilizzanti rispetto a questa visione. La crescente disponibilità di manodopera a buon mercato, determinata dall’afflusso di lavoratori stranieri, contribuisce a tenere bassi i salari, aumentando il tasso di diseguaglianza. Senza contare che spesso i migranti, specie quelli musulmani, sono portatori di una cultura ostile alla parità tra i sessi. Inoltre gli effetti problematici del loro afflusso pesano in larga prevalenza sui ceti più umili, nei cui quartieri vanno ad addensarsi. Il risultato è che il voto degli operai si sposta a destra, un fenomeno evidente in Italia come in Francia e in Germania.

Un’altra questione centrale che sfugge alle coordinate usuali di destra e sinistra concerne l’ambiente. La transizione verso le energie rinnovabili, che la sinistra chiede di accelerare, ha dei costi che sono particolarmente gravosi per i cittadini meno abbienti: si pensi al prezzo delle auto elettriche, o agli oneri di ristrutturazione delle case. In Francia la rivolta dei gilet gialli, nel 2018, venne innescata dall’aumento del costo dei carburanti e non è facile classificarla di destra o di sinistra secondo il criterio indicato da Bobbio.

Più in generale il fenomeno del populismo può sembrare di sinistra: «uno vale uno» è uno slogan indiscutibilmente egualitario, la sfiducia verso i «competenti» e la finanza va in direzione analoga. Ma l’insofferenza per le regole, l’antiparlamentarismo, la tendenza a riconoscersi in leader carismatici ricordano invece una certa destra. E a bollare come «taxi del mare» le Ong che soccorrono i migranti è stato per primo il grillino Luigi Di Maio.

Insomma, destra e sinistra non sono scomparse, il libro di Bobbio rimane un punto di riferimento utile. Però in questi trent’anni le carte della politica si sono assai rimescolate e il richiamo alla discriminante tra eguaglianza e diseguaglianza non appare esaustivo.

Il XV secolo siciliano

Le intenzioni ed  i propositi del “gruppetto” che porta avanti le pubblicazioni sul blog, da sempre, sono ampi e spaziano culturalmente dal XV secolo (prima della fondazione di Hora) ai nostri giorni. Si tratta di propositi caratterizzati e indirizzati sul versante della  pubblica fruizione, che potrebbero (a nostro giudizio), contribuire alla crescita culturale e socio-economica del territorio fortemente ripiegato dal fortissimo flusso migratorio dei nostri giovani e dalla stragrande maggioranza delle abitazioni disabitate per avvenuta migrazione delle famiglie intestatarie. Preferiremmo, in ottica socio-culturale, intestarci piu’ iniziative, magari a dimensione comprensoriale, in collaborazione con gli altri enti locali più prossimi, che servissero a rilanciare impegno sociale, economico e territoriale. 

Il sistema baronale siciliano è
stato un 
sistema di potere feudale
nato con i Normanni nell'XI secolo e
durato fino all'abolizione del
feudalesimo nei primi anni
dell'Ottocento. I 
baroni avevano
il potere di "mero e misto imperio",
cioè la facoltà di amministrare la
giustizia, emettere pene e
persino condannare a morte nei
loro territori.

Controllavano i servizi essenziali
dei vassalli, come mulini e 
frantoi (trappeti).






Una iniziativa culturale, che ci sembra di grande impegno e che intendiamo accogliere sul blog, e’ quella di quattro giovani che si propongono di esplorare ed esporre come, in Sicilia, funzionava e sulla spinta di quali interessi, il sistema baronale vigente dal millecinquecento fino all’alba del milleottocento. 

 La tematica è  di per sé più che vasta e non si vorrebbe affrontarla in modo frammentario come un blog può consentire. Nell’intento comunque di attivare opportunità  e incoraggiare l’interesse storico e culturale contiamo di consentire dei percorsi espositivi e narrativi di interesse generalizzato e possibilmente scientificamente accettabili. Non escludiamo quindi di avviare un lavoro di gruppo per dettagliatamente tratteggiare il vivere in regime baronale, nella Sicilia cinquecentesca ed oltre, sul blog in forma di confronto e di argomentazione.

Nel corso del Cinquecento, il baronaggio in Sicilia -di fatto- visse un'epoca di straordinaria potenza economica e politica, consolidando un'egemonia basata sul controllo della terra, sulla produzione del grano e sull'esercizio di una giurisdizione quasi assoluta all'interno dei propri feudi. Sotto la Corona spagnola, l'aristocrazia dell'isola seppe trasformare l'aumento della domanda agraria europea in un fattore di ricchezza personale e di affermazione sociale.

(Segue)

mercoledì 9 settembre 2026

9 Settembre: Fiera bestiame a Giarruso

Agricoltura d’altri tempi
Dell’antica fiera bestiame
ai nostri giorni, fin tanto 
che sussiste buona volontà 
resiste, non solo localmente,
e anzi pigliano luogo
incontri e dibattiti con
esperti del settore agricolo e
zootecnico per fare il punto
sul comparto. Ma anche
questo filone culturale
pare si avvii al tramonto.




In Sicilia le fiere del bestiame erano appuntamenti fondamentali per l'economia rurale, contadina e la vita sociale dei paesi fino a pochi decenni fa.

 Erano il mercato periodico per vendere e comprare buoi, muli, cavalli, pecore e varie attrezzature per lo svolgimento della tradizionale attività contadina.

 Alla fiera bestiame del 9 settembre di Contessa Entellina, a cui partecipavano allevatori dell’area del Corleonese fino a Camporeale e contadini e coltivatori dell’area agrigentina (Santa Margherita Belice, Sambuca ed altri), si arrivava all'alba dopo ore di cammino o di viaggio a dorso di muli o con i carretti. Dagli scambi commerciali sul bestiame venduto/comprato in quel regime di economia rurale dipendeva il guadagno di intere famiglie per tutto il resto dell'anno. La circostanza che quel tipo di fiera non rispecchiava per nulla la bontà del regime socio-economico rurale/contadino e’ dimostrato dalla circostanza che i decenni a noi più vicini non possiedono traccia alcuna di quel mercato. Non solamente nell’area del Corleonese, ma nell’intero Meridione. La figura del contadino proprietario di due/tre vacche, di uno o due muli e magari una giùmenta non esiste più e l’agricoltura contadina siciliana, stenta con gravi difficoltà a trasformarsi in impresa agricola. Ma di questo processo avremo modo di ragionare sulle pagine del blog.

La mente inquieta

 

Nel saggio filosofico 
La mente inquieta.
Saggio sull'Umanesimo
 
di 
Massimo Cacciari 
(pubblicato da 
Einaudi 
nel 
2019), l'uomo viene
definito come un
essere intrinsecamente
tragico, instabile e in
perenne movimento
spirituale e intellettuale.
A differenza della visione
tradizionale e scolastica
che dipinge l'Umanesimo
come un'epoca di armonia,
equilibrio e riscoperta
serena dei classici,
Cacciari dimostra che
per i grandi pensatori di
quel periodo l'essere umano
è caratterizzato da una
radicale inquietudine.






Il saggio "Rinascite e rivoluzioni: movimenti culturali dal XIV al XVIII secolo" è una delle opere più celebri e influenti dello storico della filosofia italiano Eugenio Garin, pubblicata originariamente nel 1975.

 Nel libro, Garin analizza l'evoluzione dell'idea di "Rinascita" (renovatio), dimostrando come non sia stato un concetto statico, ma un vero e proprio programma culturale e ideale mutato profondamente lungo i secoli.
 In Letteratura, in politica, nella vita di comunità e persino familiare si usa spesso la parola “Rinascita”. In tanti ci proponiamo, sicuramente con significati differenti, di rinascere, di impostare diversamente quanto finora perseguito. Il significato, più generale, è quello di un ritorno intenzionale al passato e addirittura ai classici per operare un profondo rinnovamento culturale, spirituale e civile, a cui dovrebbe occuparsi la Politica, la Cultura.
 Nel libro di Garin viene tracciata una linea di continuità e trasformazione che collega le "rinascite" dell'umanesimo quattrocentesco con le "rivoluzioni" scientifiche e filosofiche del Seicento, del Settecento e poi ancora. In realtà le vicende del mondo, comprese quelle che imbattano con persone che ci sono vicine, vanno inquadrate in progetti culturali antichi che pure essi progressivamente hanno scardinato il principio di autorità medievale, aprendo la strada al pensiero moderno e alla scienza galileiana compresa.
Pensandoci bene nella vicenda umana, le grandi "rinascite" e "rivoluzioni" che hanno stravolto e rifondato il modo di vivere, pensare e organizzarsi dell'umanità non sono eventi continui, ma grandi salti evolutivi capitati circa una decina di volte in modo radicale.
Gli storici e i sociologi tendono a dividere queste macro-svolte in due categorie: le rivoluzioni strutturali (come viviamo e produciamo) e le rinascite culturali (come pensiamo e vediamo il mondo).
Una mappa delle principali rinascite e rivoluzioni della storia umana, raggruppate per tipologia potrebbe essere quella che segue, ma altre sono possibili: 
(Come è cambiata la società)
  • Rivoluzione Neolitica (circa 10.000 a.C.): Il passaggio cruciale da cacciatori-raccoglitori a storici agricoltori e allevatori. Nascono i primi villaggi, la proprietà privata e la scrittura.
  • Rivoluzione Urbana (circa 4.000 - 3.000 a.C.): I villaggi diventano le prime città-stato (in Mesopotamia e Egitto). Nascono le classi sociali, le leggi e le prime forme di Stato.
  • Prima Rivoluzione Industriale (fine XVIII secolo): L'introduzione della macchina a vapore e del carbone. Il lavoro si sposta dai campi alle fabbriche, ridefinendo l'economia mondiale.
  • Seconda Rivoluzione Industriale (fine XIX secolo): L'avvento dell'elettricità, del petrolio e della chimica. Nasce la produzione di massa.
  • Terza Rivoluzione Industriale (metà XX secolo): L'era dell'informatica, dell'elettronica e dei primi computer, che automatizza la produzione.
  • Quarta Rivoluzione Industriale (oggi): La transizione digitale caratterizzata da intelligenza artificiale, internet delle cose (IoT) e biotecnologie.
(Come è cambiato il pensiero)
  • Età Assiale (800 - 200 a.C.): Un termine coniato dal filosofo Karl Jaspers per descrivere un periodo in cui, contemporaneamente in India, Cina, Persia, Palestina e Grecia, nascono i grandi sistemi filosofici e religiosi dell'umanità (Buddismo, Confucianesimo, Filosofia greca, Monoteismo ebraico).
  • Il Rinascimento XII secolo: Meno famoso di quello successivo, ma fondamentale per la riscoperta dei testi scientifici e filosofici greci e arabi, che portò alla nascita delle università.
  • Il Rinascimento Europeo (XIV - XVI secolo): La rinascita per eccellenza. L'uomo torna al centro del mondo (Umanesimo), si riscopre l'arte classica e nasce la mentalità critica moderna.
  • Rivoluzione Scientifica (XVII secolo): Galileo, Copernico e Newton cambiano il metodo di indagine. La scienza si separa dalla teologia e si basa sull'osservazione e sulla matematica.
  • L'Illuminismo (XVIII secolo): La "rivoluzione del pensiero" che mette la ragione contro il dogmatismo, gettando le basi culturali per la Rivoluzione Francese e i diritti umani moderni.