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venerdì 17 luglio 2026

Parole frequenti sui media



emendamento

È una proposta di modifica, correzione o integrazione a un testo di legge durante l’iter di approvazione, per cambiarlo prima che diventi definitivo. L’emendamento di FdI, Nm e Udc che prevedeva capilista bloccati e fino a 3 preferenze sulla legge elettorale è stato votato a scrutinio segreto e bocciato per 1 voto con l’ovvia esultanza delle opposizioni due giorni fa’ alla Camera, dopo la bocciatura dell’emendamento della maggioranza sulle preferenze alla legge elettorale.

Quello che poteva essere un braccio di ferro tra l’una e l’altra parte del centrodestra — FdI e Noi moderati che volevano le preferenze e Lega e FI che erano contrarie — si trasforma in una grande sconfitta per Giorgia Meloni. Che sul contestato, stradiscusso, divisivo emendamento alla legge elettorale che prevedeva che si potessero indicare fino a tre preferenze per lista in ogni circoscrizione, ma con il capolista bloccato, ha voluto «mettere la faccia» (ma non votare lei stessa) e impegnare anche il governo. Del quale adesso tutta l’opposizione unita chiede le immediate dimissioni: «Si torni al voto ora, la maggioranza non c’è più!», gridano Elly Schlein, Giuseppe Conte, ma anche Avs e Iv. Mentre la replica della maggioranza è: «Andremo avanti». 


Politica e cultura

 Senso civico?

Le culture ci proponiamo
di studiarle  nella loro
fluidità e complessità.



Chi coltiva, chi ama, la Storia, dagli Egizi a Trump, Putin e Xi Jinping, si accorge che i simboli più evidenti, importanti e riconosciuti dal potere sono sempre stati:

La terra,

L’oro,

Le armi.

Da quando l’uomo è entrato sulla scena storica ha sempre portato in sé una costante vicenda umana e inevitabilmente l’ha storicizzata secondo il colore del tempo, fermo restando l’essenzializzazione dei tre elementi.

   La terra è sempre stata lo spazio elementare e naturale su cui ogni gruppo ristretto di uomini ha risieduto, senza che per questa ragione fosse strumento di produzione e scambio per un’economia ampia e sviluppata.

   L’oro è sempre stata una merce preziosa, anzi la più preziosa: e’ sempre stato il tesoro depredato ai vinti.

  Le armi sono sempre stati strumenti di difesa e di offesa, e sempre riservate ai più forti e valorosi e destinati ad esercitare, collettivamente o individualmente, senza un superiore ordinamento civile, lo strapotere piegato al volere.

   I tre “simboli” (terra, oro, armi) sono le insegne della complessa organizzazione economica e sociale che ha, e non può non avere, gli elementi della violenza e della forza, senza pregiudizio dei diritti di chi le armi non può o non vuole o non e’ chiamato a portarle.

= = = 

La riflessione su “politica e cultura” sarà in avanti pagina frequente del blog. Vogliamo puntare ancora sui contenuti delle parole … politicaculturademocraziaamiciziasocietà dell’egoismo … e di molte altre, contenuti per, infine, tratteggiare le tantissime ingiustizie delle manifestazioni di potere, …appena temperate nei regimi democratici … ma persistenti ogni volta che forze opportunistiche puntano sul crollo del senso civico.

Italiani emigrati, contessioti emigrati (4)

La diaspora siciliana è uno
dei più grandi fenomeni
migratori della storia
moderna: dal 1876 a oggi,
milioni di isolani hanno
lasciato la Sicilia per
stabilirsi in ogni angolo
del pianeta
. Solo tra il 1876
e il 1976 sono espatriati oltre
2,5 milioni di siciliani, e oggi
si contano oltre 800.000
residenti all'estero iscritti
all'AIRE, un numero che
equivale a quasi un sesto
della popolazione attuale
dell'isola.








Il fenomeno migratorio reca benefici

sia al Paese di partenza che a quello di

destinazione.

I Paesi esteri, attraverso le collettività italiane ivi insediate e che vi hanno maturato un'esperienza significativa, si propongono come punto di riferimento con il quale confrontarsi e trarre insegnamenti per la vita odierna. Dagli emigrati e dai loro discendenti, sulla base delle esperienze da loro maturate nei Paesi di adozione, ci si può aspettare un aiuto a beneficio dell'Italia, paese d’origine e da sempre in evidente ma non insanabile affanno migratorio.

E’ stato scritto da più sociologi che se gli italoamericani diventassero solo americani (ma il discorso vale anche per altri Paesi), gli Stati Uniti perderebbero un prezioso filone di ispirazione culturale. A perderci, ovviamente, sarebbe anche l'Italia, che potrebbe appropriarsi di esperienze significarive (quella americana e tante altre ancora) attraverso la mediazione degli emigrati, rappresentanti di una italianità innestata con l'humus locale, una sorta di ponte verso nuovi orizzonti.


Di una cosa si può  però essere certi, prima ancora di iniziare le varie decine di pagine con cui riteniamo di affrontare il fenomeno migratorio italiano dall’Ottocento ad oggi? Il fenomeno rappresenta una parte fondamentale della storia dell'Italia moderna e con-temporanea al punto che coinvolge ad oggi la storia di circa 5 milioni di residenti all'estero (Aire), di circa 30 milioni di italiani emigrati negli anni intercorsi dall'Unità d'Italia a oggi e di quasi 80 milioni di oriundi stimati. 

Un fenomeno che non può non impressionare per la durata, per il numero delle persone coinvolte e anche per la molteplicità degli sbocchi in ogni angolo della Terra. 


Nel 1907, il meridionalista Francesco Saverio Nitti scriveva che i lucani all'estero avrebbero raggiunto il numero di quelli rimasti nella regione: ciò si è poi verificato non solo per la Basilicata ma per l'intero Paese, se si conteggiano anche i discendenti degli emigrati. Va ancora detto che l'emigrazione non ha avuto solo una dimensione numerica: essa ha contribuito alla crescita dell'Italia, alleviando il peso dei disoccupati, generando l'invio di rimesse in patria (oltre che, all'occorrenza, il ritorno di esperienze professionali) e alimentando così il senso di appartenenza nazionale. E nello stesso tempo ha dato un contributo ben riconoscibile e in alcuni casi essenziale alla crescita culturale, economica e sociale di alcune grandi nazioni estere. 


Vorremmo che questa nostra iniziativa sul blog svolgesse un ruolo nell'accrescere la consapevolezza di tanta complessità, ricchezza e umanità. L’iniziativa, che coinvolge alcuni collaboratori del blog pure essi residenti all’estero, ha valenza ovviamente culturale e nel contempo politica/amministrativa in un comune come Contessa Entellina che all’emigrazione in più direzione del pianeta ha, da sempre, donato vaste energie e significativi intelletti umani.


Ambiente: Territorio da studiare (1)

Il territorio di Contessa
Entellina (a circa 80 km da
Palermo) 
sorge nella Valle
del Belice, alle falde del Monte
Genuardo
. È un'importante
 oasi etnica, linguistica
e religiosa fondata nel
XV secolo da esuli albanesi
 (
arbëreshë). L'area è celebre
 per le sue tradizioni, il
rito greco-bizantino e il
ricco patrimonio
naturalistico e archeologico.
Il territorio è rinomato
per le sue produzioni
vitivinicole di eccellenza,
con storiche cantine
radicate nel comprensorio.






 Mille punti di vista.

Mille approcci.

Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

(Segue)

giovedì 16 luglio 2026

Temperature estreme


Comportamenti consigliati
Rimanere vigili e agire in accordo con i consigli (gli ordini) emessi da parte delle autorità. Tenersi aggiornati con le previsioni del tempo più recenti, ed aspettarsi significativi disagi per le normali attività quotidiane. Intraprendere un viaggio solo se indispensabile.

Ecco quali sono le 16 città che, domani, venerdì raggiungeranno temperature estreme: Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Viterbo e Milano. 

 I valori più elevati sono però attesi in Sardegna e Sicilia — nelle zone di Nuoro e Oristano, e poi tra Enna, Caltanissetta e Catania — dove si potranno raggiungere i 45 gradi. Anche Firenze continuerà a sfiorare i 40.

L’antico e il nuovo (1)

I brand utilizzano nomi mitologici
 o storici per associare ai propri
 prodotti valori di potenza, bellezza,
velocità e innovazione.
Clio (in greco antico Kleiō,
"colei che rende celebri") è la
musa della storia e della poesia
epica nella mitologia greca.
Renault ha scelto questo nome
per evocare grazia, cultura e
una celebrità destinata a durare
nel tempo. 





 Il confronto con gli antichi

In Occidente si fa partire, complessivamente, la Storia di ogni dove del pianeta, e la nascita della cultura, a cominciare dagli antichi, addirittura dagli Egizi, sino a noi. Dal Quattrocento in poi in tutti i paesi europei e’ stato peraltro avviato (ripreso?) il dibattito e l’opera di conservazione dei monumenti pervenutici dagli antichi.

 Il costruttore automobilistico Renault ha scelto qualche decennio fa commercialmente sensato chiamare Clio uno dei suoi modelli di successo.

 Verosimilmente in questo uso strumentale dell’antichità c’è l’intento di voler civilizzare delle sigle, delle parole “barbare”. L’intento forse è di rendere identificabile, memorizzabile, indipendentemente dal significato d’origine, il contenuto di una differente realtà. 

Una sorta di ammiccamento! Ammiccamento a cosa ? -Renault ha scelto questo nome (Clio) per evocare grazia, cultura e una celebrità appunto destinata a durare nel tempo. -Trojan evocavirus informatici che si nascondono dentro file legittimi e che prendono il nome dal famoso inganno del Cavallo di Troia, descritto nell'Odissea.

 = = =

 Come frequentemente facciamo sul blog, ci proponiamo di avviare una serie di pagine su temi nuovi. Intendiamo leggere per qualche tempo il passato con gli occhiali di oggi. O forse, in realtà, leggeremo il presente con occhiali del passato. Ci servirà ad interpretare la complessità del mondo.

 Buona lettura!

Il Novecento (6)

“Opera aperta" è un celebre
saggio di 
Umberto Eco
pubblicato nel 1962
,
considerato una pietra miliare
della semiotica e della teoria
dell'arte contemporanea. Il testo
introduce l'idea rivoluzionaria
che l'opera d'arte moderna non
sia un oggetto statico dal
significato univoco, ma
un 
processo in divenire 
che richiede la cooperazione
 attiva e interpretativa del
fruitore per essere completato.

 L’Opera aperta

"Molta della letteratura contemporanea è fondata sull'uso del simbolo come comunicazione dell'indefinito, aperta a reazioni e comprensioni sempre nuove.

Possiamo facilmente pensare all'opera di Kafka come ad un'opera "aperta" per eccellenza: processo, castello, attesa, condanna, malattia, metamorfosi, tortura non sono situazioni da intendersi nel loro significato letterale immediato.

Ma a differenza delle costruzioni allegoriche medievali, qui i soprasensi non sono dati in modo univoco, non sono garantiti da alcuna enciclopedia, non riposano su nessun ordine del mondo". 

(U. Eco, Opera aperta, Milano 1962).




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Globalizzazione e regionalizzazione   Si e’ conclusa relativamente di recente la marcia, avviata molti anni fa, verso il consolidamento dell'Europa (UE).


L’auspicio è che si unifichi effettivamente allargandosi oltre i confini tradizionali dell'Ovest, che comprenda, come desidera quel popolo, anche gli ucraini, magari per far fronte alla competizione economica con gli Stati Uniti e le altre grandi potenze orientali (Cina) che la globalizzazione rende concorrenti diretti perfino in casa nostra.   

Non è nuovo il federalismo in Italia. Dunque le direttrici verso l'autonomia locale del potere possono, potranno, convivere con le esigenze della corrente globalizzazione. 


Nei fatti stiamo vivendo in una sorta di altalena in cui da una parte c'è una forte spinta al decentramento, dall'altra una vigorosa tendenza alla concentrazione: analoga a quella che crea colossi economici multinazionali in cui annegano i poteri e le identità dei singoli Stati.  


Vivremo una sorta di gara durissima, cominciata da anni fra regionalismi e contemporaneamente globalizzazione. Il millennio trascorso era iniziato nell'Europa medievale e latina e si è chiuso con l'Unione europea. E non è poco!!!


Naturalmente lo si sapeva: ci sarebbero  stati confronti e scontri, facilitazioni e resistenze tra grande architettura narrativa e frammento, fra figuratività e informale, fra il cerchio e l'ordine quadro, fra scrittura grassa e scrittura magra, tra plurilinguismo dantesco e monolinguismo petrarchesco, fra narrare e descrivere, tra epica e quotidianità, tra realismo e fantastico, tra ordine e trasgressione, fra innovazione e rispetto della tradizione, fra progressisti e conservatori, fra riformisti e rivoluzionari e fra tutte le alternative nate dalla testa dell'uomo chissà quanti millenni fa. 


Ripetizioni dunque, ma ci sarebbero state differenze. Nei secoli precedenti c'erano state varianti ma è nel Novecento che ci sarebbe stata la svolta radicale.


Per intanto nella nostra realtà di periferia abbiamo iniziato ad assistere al tracollo della plurimillenaria civiltà contadina a causa di questa grande novità strutturale che e’ l’Europa, e ne seguiranno tante all’insegna del progresso e al cambiamento dello stile di vita. 


Si alternano, nascono e muoiono rapidamente in questo tempo tutte le invenzioni, ogni svolta, persino le strutture, che hanno fama di essere durature, se non perenni. "La novità seduce", diceva già Pope, e il Novecento l'ha presa come regola di vita. Si è parlato anche di "nuovismo" ma non senza ironia.


Una civiltà ora non dura più per un secolo e nemmeno Marinetti avrebbe sperato in un'età così veloce nel cambiare codici, strumenti e lingue. Relativismi pirandelliani? Possiamo essere felici anche noi italiani per avere inventato il futurismo e il pirandellismo che ora circolano nel mondo come connotati latentemente peculiari.

==. 

L’osservazione sul terzo millennio, sull’Europa, sulla pace mondiale, sulla crescita umana costituirà monitoraggio frequente di questa pagina.

 

Territorio che attende valorizzazione


Anna Magnetto è professore associato di Storia greca presso la Scuola Normale Superiore. Si occupa di diplomazia e relazioni interstatali nel mondo greco di età classica ed ellenistica, di storia politica e istituzioni del mondo greco, di epigrafia greca. In un suo interessante ed ampio lavoro cosi tratteggia in poche righe di apertura Entella. La nostra Entella.

*  *  *

Entella – l’antica Entella, quella degli Elimi, dei Campani, dei Romani, ma  anche quella che rifiorì nel Medioevo e resistette a Federico II – è ancora quella

arrampicata sul pianoro sommitale della Rocca,

circondata da rupi scoscese, 

strapiombo sul fiume e

con una visuale grandiosa

sulla Sicilia occidentale interna: 

ma adesso è anche quella delle fattorie ellenistiche nelle vallate, dei borghi e delle ville romane, dei casali dai nomi arabi, delle trazzere percorse fin dalla  preistoria e oggi ancora lì, silenzioso patrimonio di storia in attesa di una attenta e proficua valorizzazione.

mercoledì 15 luglio 2026

Cittadino consapevole (3)

L’attività economico-finanziaria
della Pubblica Amministrazione
persegue tre scopi macroeconomici 
essenziali: 
-Fornitura di beni e servizi pubblici
 non garantiti dal mercato privato
 (es. sanità, istruzione, difesa e trasporti)
-Riduzione delle disuguaglianze
economiche tra i cittadini tramite
criteri di tassazione progressiva e
trasferimenti sociali (es. pensioni,
sussidi).
-Utilizzo delle politiche fiscali per
frenare l'inflazione, stimolare
l'occupazione e garantire lo
sviluppo economico del Paese.

L’Economia, una scienza sociale

L'ingresso in una fabbrica o in un ufficio di una quota sempre crescente della popolazione non è stato  di per sé motivo sufficiente ad alimentare un grande flusso di domanda di conoscenze economiche. Negli anni di più intenso sviluppo e industrializzazione, gli anni '50 e i primi anni '60, il mercato del lavoro — il rapporto tra domanda e offerta di manodopera — presentava una larga sovrabbondanza di braccia. La presenza di molti disoccupati faceva del lavoro una merce in eccesso. Come conseguenza i salari e gli stipendi si mantenevano relativamente bassi, nella maggior parte dei casi appena sufficienti a soddisfare i bisogni essenziali o poco più.

Il discorso valeva, grosso modo, anche per buona parte dei lavoratori autonomi negli anni '50-'60. Il piccolo commerciante e l'artigiano, come pure il piccolo coltivatore diretto, si trovavano a operare in una società nella quale i consumi erano ancora contenuti, le scelte dei consumatori erano oculate e prudenziali perché tenute a freno dai bassi redditi: i margini di profitto per commercianti, artigiani e coltivatori erano quindi risicati.


C'era comunque una quota crescente di cittadini, tra i lavoratori dipendenti come tra quelli autonomi, che risparmiava parte del proprio reddito: una massa che aumentava col passare degli anni. I livelli retributivi crescevano, soprattutto nel corso degli anni '60, 70, 80, perché le condizioni del mercato del lavoro andavano mutando rispetto al decennio precedente ed era stato avviato nel Meridione un processo migratorio che continua ad oggi senza freni: la disoccupazione era diminuita persino  nel Meridione, grazie al fortissimo flusso migratorio,  e per qualche anno si è sfiorata persino la piena occupazione. 

Il lavoro, ai nostri giorni, nel terzo millennio è divenuto, si legge sui documenti di Finanza pubblica, una risorsa «scarsa». Attualmente l'Italia è, fra i paesi industrializzati dell'Occidente, quello in cui la percentuale del risparmio sul reddito è la più alta, un primato insidiato solo dal Giappone. Una quota di risparmio molto elevata che con l'andare del tempo si sposa con un reddito rapidamente cresciuto: il reddito nazionale italiano è oggi al quinto posto tra quelli dei paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Federale e la Francia. Insomma, una gran quantità di risparmio che cerca una collocazione il più possibile redditizia.

Se negli anni '50 il materasso, o un conto corrente postale, o tutt'al più un libretto di deposito bancario sembrava alla maggior parte della gente il sistema migliore per conservare magri risparmi, nei decenni seguenti queste soluzioni appaiono via via più inadeguate.  Ma debbono passare ancora molti anni prima che il problema delle scelte di investimento finanziario (il deposito bancario, i titoli di Stato, le obbligazioni, i fondi di investimento, le azioni, fino a strumenti sempre più sofisticati) divenga una questione di interesse generale, quale possiamo dire sia oggi, e non comunque in ogni area del territorio nazionale. Per molto tempo, infatti, la destinazione «naturale» del risparmio, quando questo superava una certa soglia, era l'acquisto di un'abitazione. 


Oggi oltre l’81 per cento delle famiglie italiane ha una casa in proprietà e l'acquisto di altri immobili, da destinare all'affitto, se è la forma di investimento più sperimentata non appare però sempre come la più conveniente. Ecco quindi che in anni recenti si pongono per i risparmiatori problemi di scelta degli investimenti impensabili in passato e che richiedono un bagaglio di conoscenze economiche molto più cospicuo.


Per altro verso, la necessità di destinare una quota consistente del proprio reddito al risparmio appare a un numero sempre maggiore di persone come una strada irrinunciabile. Basti pensare alle crescenti incertezze sul futuro del sistema pensionistico pubblico, e comunque alla crescente esiguità delle pensioni rispetto ai redditi da lavoro. Il risparmio e il suo investimento diventano indispensabili per procurarsi fonti di reddito integrative alla pensione per gli anni successivi al ritiro dal lavoro (senza scordare che la vita media si è allungata).


 Di tutto questo, è di molto altro, quale la gestione della finanza pubblica, le politiche sulla piena occupazione e la connessione delle economie europee, su queste pagine ci proponiamo di trattarli e interpretarli nel modo più facile possibile.



Noi del terzo millennnio e la saggezza degli antichi (3)

Il Cinquecento (XVI secolo)
è stato un periodo di
cambiamenti drammatici
e radicali
, durante il
quale l'Europa ha vissuto la
transizione definitiva dal
Medioevo all'era moderna.
Dietro la splendida facciata
artistica del Rinascimento si
sono consumate fratture
religiose insanabili, guerre
sanguinose per l'egemonia
geopolitica, una rivoluzione
economica globale e profonde
inquietudini esistenziali.
Il secolo vede il tramonto
definitivo delle aspirazioni
universali medievali di Papato e
Impero, sostituiti dagli Stati
moderni accentrati.
Sebbene sia il secolo di
massima espressione del
Rinascimento con giganti
come Leonardo, Michelangelo
e Raffaello, la cultura riflette
il clima drammatico dell'epoca.

Il Cinquecento: 

Si dischiude un nuovo modo di vivere e pensare

 Il Cinquecento fu un secolo di cambiamenti, un'epoca di transizione cruciale in cui l'Europa e l'Italia passano dal Medioevo all'era moderna. Un periodo di estremi, dove la straordinaria fioritura artistica del Rinascimento convive con guerre devastanti, la rottura religiosa e la scoperta di nuovi mondi:

1) la scoperta dell'America nel 1492, il baricentro economico si sposta dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico. L'Europa entra nell'era della prima globalizzazione commerciale,

2) Nel 1517 Martin Lutero avvia la Riforma protestante, che divide l'Europa cristiano/cattolica. A questa, la Chiesa cattolica risponde con la Controriforma e il Concilio di Trento, ridefinendo dogmi e società,

3) È il secolo d'oro del Rinascimento italiano, dominato da geni universali come Leonardo da VinciMichelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio. Le arti e la letteratura raggiungono vette di sublime bellezza, ma segnano anche l'inizio della crisi dei valori tradizionali,

4) Le potenze europee, in particolare Spagna e Francia, si scontrano per l'egemonia. L'Italia, frammentata in piccoli stati, diventa un campo di battaglia e perde la propria indipendenza politica a favore della corona spagnola.

5) L’utilizzazione su larga scala della stampa allarga la cerchia di coloro che partecipano a dibattiti che rompono le vecchie tradizioni o tentano di ristabilire la scomparsa armonia della vita su nuove basi.

  Gli uomini del Medioevo avevano concepito il cosmo come un’ampia gerarchia che andava da Dio al più piccolo filo d’erba: angeli, governanti, nobili, feudatari, contadini, tutti avevano un posto ed un ruolo prestabilito in questa catena che sembrava fissata una volta per tutti dalla legge divina. 

  In quel Cinquecento, in realtà comincia la Modernità, cominciano i primi segni di capitalismo, con la voglia di mobilita’ sociale che ne derivava, e con esso sul piano religioso il Protestantesimo che nega la necessità di gerarchie intermedie che legavano Dio all’uomo, ponendo quest’ultimo in rapporto diretto con Dio.

(Segue)

Parole frequenti sui media

 

trust

Il trust è uno strumento giuridico di stampo anglosassone in cui il disponente affida il patrimonio personale a un fiduciario che lo gestisce secondo scelte imprenditoriali del tutto ignote allo stesso disponente e beneficiario sino alla restituzione a fine mandato, in modo nel frattempo da renderlo «cieco» e quindi indifferente agli effetti delle scelte sul patrimonio.

I beni conferiti in trust formano un patrimonio separato rispetto a quello personale del trustee. Ciò significa che non possono essere aggrediti dai creditori personali del trustee né confusi con il suo patrimonio ereditario.

Pur non essendo previsto dal Codice Civile italiano, il trust è pienamente riconosciuto e tutelato nel nostro ordinamento grazie alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 1985 (Legge n. 364/1989). Questo permette di creare un trust "interno" regolato da una legge straniera (es. legge di San Marino, Jersey, o Inghilterra) ma applicabile a beni situati in Italia.


martedì 14 luglio 2026

Estate 2026

 

L’estate 2026 si sta preannunciando
come una 
stagione caratterizzata da 
temperature record ben sopra la
media globale
 e da un forte impatto
economico sulle famiglie, ma anche
da un ritorno in grande stile del turismo
 balneare e dei festival estivi.





Stando ai media la settimana corrente è caratterizzata da temperature altissime, di 7-8 gradi sopra la media, fino a raggiungere anche i 43 gradi. Il picco sarà tra mercoledì (domani) e giovedì (dopo-domani). Gli scienziati hanno dimostrato che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è tra le cause principali del riscaldamento globale (non la sola). Alcuni studi suggeriscono che l’effetto diretto della CO2 sulla temperatura globale sia di circa un grado per un raddoppio della sua concentrazione atmosferica. L’aumento delle emissioni, a causa principalmente di combustione di carbone, petrolio e gas naturale ha portato a fenomeni estremi più frequenti, come ondate di calore, siccità, innalzamento del livello dei mari e fenomeni meteorologici estremi. La persistenza dell’anticiclone africano è un altro fattore. Quindi ci sono due fenomeni che si combinano: la maggiore frequenza di eventi di aria calda africana che si sposta in Europa e temperature che nel complesso si sono alzate di uno o due gradi.

 Con il caldo il corpo perde acqua e sali minerali e la pressione si abbassa. Per evitare la disidratazione bisogna bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno (se si è ben idratati, le urine sono chiare). No a bibite zuccherate (non dissetano), bevande ghiacciate (il freddo aumenta la produzione di calore), alcolici e caffè (sono diuretici). Sì a pasti ricchi di frutta e verdura. Tra gli alimenti più idratanti anguria, melone, cetrioli, zucchine, fragole, ciliegie, albicocche, fichi, frutti di bosco, pomodori, melanzane, sedano e peperoni. Meglio limitare fritti, salse, piatti salati, che aumentano la sete, favorendo la disidratazione. Attenzione agli sbalzi termici dopo aver mangiato. Esporsi all’aria condizionata fredda o tuffarsi in mare può favorire una congestione, con sintomi come dolore addominale, nausea, pallore, perdita di coscienza.


14 luglio

I francesi festeggiano la Presa della 
Bastigli
, avvenuta il 14 luglio 1789 
durante 
la Rivoluzione Francese. 
La ricorrenza, nota come 
Fête 
Nationale
, commemora anche la 
Festa della Federazione del 1790, 
celebrando la fine della monarchia 
assoluta e l'unità del popolo francese

Il 14 luglio 1789 i rivoluzionari francesi conquistarono la Bastiglia. L’evento, raffigurato in questa incisione dell’epoca divenne il simbolo della Rivoluzione, originata dalla povertà delle masse urbane e rurali e dall’insofferenza della borghesia.

Per molti storici la Rivoluzione francese continua a coincidere  con lo sforzo storiografico di analizzarla e raccontarla, a dimostrazione  della sua contemporaneità. Per molti storici essa mantiene intatta la valenza di cesura  che separa l’antico dal moderno, chiudendo l’epoca della feudalità e dell’assolutismo e inaugurando  l’età dell’eguaglianza giuridica, della partecipazione politica  e dei diritti individuali, della sovranita’ popolare e della democrazia.

Al di la’ di tante differenziate interpretazione su quell’evento storico, la Rivoluzione francese continua a coincidere con lo sforzo storiografico di analizzarla e raccontarla, a dimostrazione della sua irriducibile contemporaneità.

La Rivoluzione francese, iniziata nel 1789, segna convenzionalmente il passaggio dall'età moderna all'età contemporanea. L’evento ha sovvertito l'Ancien Régime e le sue disuguaglianze di classe, inaugurando i princìpi fondamentali dello Stato moderno. La  sua contemporaneità si manifesta su tre livelli principali:
-Diritti e Costituzioni: Ha introdotto l'idea che i diritti umani e politici debbano essere inalienabili e sanciti da una costituzione scritta;
-Sovranità popolare: Ha spostato il potere dal monarca assoluto alla nazione, ponendo le basi per le democrazie rappresentative attuali;
-Dibattito politico: Ha dato vita al lessico politico contemporaneo, definendo le categorie di destra e sinistra e il ruolo dei partiti politici.