StatCounter

sabato 17 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (6)

Primi approcci
Fra le ricerche sulla economia politica e sui dati statistica relativi al secolo iniziato nel 1700 ci e’ capitata una  tabella che nella sua estrema sintesi coglie il numero delle terre (=comunità) e delle anime (=abitanti) ricadenti  nel demanio dello Stato e di quelle invece ricadenti nel dominio feudale. 

Resta esclusa dalla tabella la città di Palermo, la cui  popolazione si era soliti calcolarla in 1/10 di quella del Regno; effettivamente  nel 1770 essa si aggirava intorno ai 180.000 abitanti: sicché Palermo, dopo Napoli era la città con maggiore popolazione della penisola, più di Roma e di Milano. Sostanzialmente i 2/3 del territorio del Regno ed i 2/3 della popolazione erano sotto il dominio baronale. Il rimanente 1/3 era direttamente governato dalla monarchia, in pratica tutte le città demaniali.

Per i baroni, sia le estensioni dei feudi che le persone che su di essi insistevano venivano considerati globalmente loro dirette proprietà. Stando all’ultimo censimento in tempo feudale del 1791, i baroni, e quindi le baronie, sull’Isola erano 340. In questo quadro che via via andremo tratteggiando, va precisato che i baroni erano non solo signori laici, ma anche ecclesiastici. E ciò ci fa subito evocare che sull’attuale territorio di Contessa Entellina, entro confini ben controllati e vigilati, insistettero le signorie baronali non solo dei Cardona e loro successori, ma anche le signorie ecclesiastiche, pure esse baronali, degli Abati di Santa Maria del Bosco.

(Segue)


Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

 =====

Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

François Hartog nato nel 
1946) è uno dei più autorevoli 
storici e intellettuali francesi
contemporanei
, direttore di studi
emerito presso l'
École des Hautes
Études en Sciences Sociales
 
(EHESS)
 di Parigi. Allievo del
celebre grecista Jean-Pierre
Vernant e legato alla tradizione
storiografica della rivista 
Annales,
Hartog ha profondamente
rinnovato l'epistemologia della
storia e la riflessione filosofica
sul 
concetto di tempo e sul
modo in cui le società umane
si rapportano al proprio passato
e futuro.

Hartog descrive l'epoca
contemporanea (a partire
dagli ultimi decenni del
Novecento) come dominata
dal 
presentismo. In questo
regime, il futuro ha perso la
sua forza propulsiva (legata
all'idea illuminista e moderna
di progresso) e il passato
viene continuamente fagocitato
e mercificato. Il risultato è
un 
presente perpetuo
,
ossessionato dall'istantaneità,
dall'urgenza, dai social media
e dalla logica della
memoria/patrimonio, che
fatica a progettare il domani o
ad affrontare sfide a lungo
termine come la crisi climatica.






===== La Storia dell’Occidente e 

della sua cultura


 Si tratta di una lunga storia dai registri molteplici, 

sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco di incastri.  


Stando a Moliere: «Gli antichi, signore, sono

gli antichi, e noi siamo la gente di adesso».  

 

Jacob Perizonius nei primi anni del xv secolo, 

dipinge un triste quadro della decadenza degli 

studi classici in Europa. 

Quel verso un giorno famoso, «Chi ci libererà dai 

Greci e dai Romani?», non è piú che una curiosità. 


E, nel momento stesso in cui il posto degli 

antichi nella scuola si fa sempre piú ristretto, 

la domanda della «gente di adesso», se mai 

ne formulasse una, sarebbe:  

«Ma chi erano insomma questi 

Greci e questi Romani?» 


Un rapporto diretto con loro è ancora possibile? 

Le loro domande sono ancora le nostre? 

Possiamo ancora, o di nuovo, far nostre 

alcune loro domande? 

La politica greca, la democrazia hanno ancora 

qualcosa da dirci, o piuttosto, siamo in grado 

di porre loro delle domande pertinenti sul nostro presente?


———-O———-

François Hartog è Direttore di studi emerito all’École des Hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dei suoi numerosi lavori, in Italia sono stati pubblicati Lo specchio di Erodoto (il Saggiatore 1992), Memoria di Ulisse. Racconti sulla frontiera nell’antica Grecia (Einaudi 2002), Regimi di storicità (Sellerio 2007) e Chronos. L’Occidente alle prese con il tempo (2022). 

Sostenuto da una estesa e apprezzata esperienza di storico dell'antichità ma attento al presente, François Hartog discute il rapporto delle società con la propria storia, il loro modo di viverla e rappresentarla, in sostanza il senso del loro essere nel tempo. Centrale nella sua riflessione è il concetto di «regime di storicità», alla cui elaborazione è pervenuto utilizzando suggerimenti di Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger, dunque di almeno due secoli della cultura europea. 

Per regime di storicità, dice Hartog, si possono intendere in un'accezione ristretta «il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla», in senso esteso invece «le modalità di coscienza di sé di una comunità umana». Utile per capire e comparare «tipi di storia diversi», la nozione di regime di storicità, secondo Hartog, è decisiva per capire i modi storici delle società di relazionarsi e esperire la temporalità, dunque «le loro maniere di essere nel tempo». L'assunzione di questo nuovo punto di vista per studiare la storia, necessariamente all'incrocio di storiografia e antropologia, tra i suoi esiti più interessanti comporta lo sconvolgimento di un ordine del tempo, articolato in passato, presente e futuro, quindi la necessità di guardare le vicende storiche con lo sguardo non più rivolto al passato. 

Compito ineludibile quindi dello storico, pensa Hartog seguendo Lucien Febvre, è quello di «rispondere alle domande che si pone l'uomo d'oggi», non per cancellare il passato ma per «comprendere in cosa appunto differisce dal presente». Un presente ormai diventato «onnipresente»: testimonianza e denuncia del reale regime di storicità di un Occidente che, al di là degli esibiti proclami, rifiuta la memoria e si nega all'utopia di un diverso futuro.

Bilancio di previsione 2027

 Come lo Stato spenderà il denaro pubblico

Il DPB è lo strumento di
programmazione finanziaria
con cui il Governo italiano
comunica ogni anno alla
Commissione Europea e
all'Eurogruppo il proprio
progetto di bilancio per
l'anno successivo.




Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è l'atto ufficiale previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 con cui i Paesi dell'eurozona presentano in modo sintetico alla Commissione Europea e all'Eurogruppo il proprio progetto di legge di bilancio per l'anno successivo. Il documento serve a verificare la conformità delle politiche nazionali con le regole di bilancio europee prima della definitiva approvazione parlamentare.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze guidato da Giancarlo Giorgetti ha già ufficialmente inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il DPB 2027, a seguito del via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre.

Riportiamo di seguito gli elementi cardine, misure e coperture:

== La manovra si attesta su circa 23,5 miliardi di euro per il 2027; 

== Il percorso si inserisce nella cornice del nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) approvato a inizio ottobre in Parlamento, in linea con le nuove regole fiscali UE;

Principali Voci di Spesa e Interventi:

       1) Difesa: Stanziati circa 4,55 miliardi di euro;

      2) Infrastrutture e Opere Pubbliche:  Oltre 3 miliardi di euro nel 2027, con un piano a salire a 3,7 miliardi nel 2028 per interventi su reti ferroviarie ed edifici pubblici (scuole e ospedali);

==  Assegnati circa 2,39 miliardi di euro per il potenziamento dei servizi sanitari;

==  Fondi Locali e Speciali: Inclusi circa 1,9 miliardi per la gestione delle sentenze e 240 milioni di euro destinati direttamente agli enti locali.

Le Coperture

 Per finanziare le misure senza intaccare in modo eccessivo i saldi di finanza pubblica, il governo ricorre a un mix di interventi:

a) Previsto un contributo da banche e assicurazioni di circa 5 miliardi di euro per il 2027 (fino a 10 miliardi complessivi nel triennio);

b) Spending Review Ministeriale: Tagli lineari e mirati ai ministeri per circa 4,5 miliardi di euro distribuiti nell'arco del triennio;

c) Ulteriori coperture derivano dal riordino e da specifiche misure sul settore dei giochi pubblici.

Il DPB sarà spedito a Bruxelles e la palla passa quindi alle istituzioni europee per la valutazione di conformità, mentre il governo italiano è tenuto a presentare il disegno di legge di bilancio vero e proprio in Parlamento entro i prossimi giorni per l'avvio del dibattito e l'approvazione definitiva entro il 31 dicembre 2026.

venerdì 16 ottobre 2026

Parole frequenti sui media

 

Il Il documento sintetizza gli
obiettivi di finanza pubblica
(come i target
di crescita e deficit) e illustra in
anteprima a Bruxelles il progetto
della 
Legge di Bilancio
 (la "Manovra") per l'anno
 successivo, consentendo
alle istituzioni europee di
valutarne la conformità con i
vincoli del Patto di Stabilità.
DPB 

Il Documento programmatico di bilancio è un documento di finanza pubblica che i Paesi dell’Eurozona devono inviare ogni anno alla Commissione europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. Riassume in modo sintetico e standardizzato le principali linee di intervento della futura legge di Bilancio nazionale, prima che questa venga approvata dal Parlamento.

DPB E LEGGE DI BILANCIO: Sebbene vi sia una stretta connessione logica e temporale, il Documento programmatico di bilancio e la legge di bilancio non coincidono formalmente.

Il Dpb, curato in particolare dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rappresenta una sintesi programmatica e preventiva che anticipa le linee guida e le misure principali che andranno a comporre la manovra vera e propria.

La legge di bilancio costituisce invece il provvedimento normativo e contabile complesso che viene discusso, emendato e approvato dal Parlamento italiano entro la fine dell’anno, traducendo in norme giuridiche e stanziamenti di spesa gli obiettivi generali già delineati e discussi in sede europea attraverso il Dpb.

La società degli uomini

 La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

La distinzione tra lavoro
manuale
 e lavoro
intellettuale
 rappresenta
una delle dicotomie
fondamentali della storia
sociale, economica e
filosofica dell'umanità.
Storicamente radicata
nella divisione del
lavoro, questa
separazione definisce
le attività basate
principalmente sullo
sforzo fisico e sull'uso
del corpo rispetto a
quelle incentrate sulla
progettazione,
l'elaborazione
concettuale e l'uso
della mente.

Mentre il codice civile
italiano disciplina la 
prestazione d'opera
intellettuale
 basandosi
sull'insostituibilità e sulla
diligenza qualificata del
professionista, l'evoluzione
culturale e tecnologica ha
costantemente ridefinito
i confini e il valore di
questi due concetti.





Nella società degli esseri umani, generalmente, si enfatizza più il valore del loro dire, del loro esprimersi, che il loro fare. Il riferire sul lavoro e sulla strumentazione con cui si opera nella vita viene quasi sempre trascurato.

 Un antropologo ebbe a spiegare che la natura e non la cultura, avevano e hanno ancora un chiaro valore ideologico. Servivano, come servono, a chi possiede i mezzi della produzione, a imporre la propria rappresentazione del mondo, teorizzandone la unicità: per giustificare il proprio dominio e legittimare la propria superiorità su chi è impegnato nella produzione come forza lavoro.

 In conseguenza tutti coloro la cui cultura è diversa da quella egemone, non rientrando i loro comportamenti nel discretizzato secondo i modelli dominanti, sono associati alla natura. Non sono cioè il logos ma il caos. Sono barbari primitivi, diversi, devianti. La loro condizione subalterna o marginale viene cosí affermata come un dato naturale. E’ lo stesso Aristotele a esprimere questi concetti: «Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, è soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artigiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare». Si noti l'insistenza nel riferire alla natura la diversità, e nell'assumere questa a segno di inferiorità. Si consideri altresí l'opinione apparentemente strana che uno strumento per essere perfetto deve servire a una sola funzione. È una stranezza il cui valore ideologico viene chiarito subito dopo, quando leggiamo che per il filosofo greco «le arti... hanno una sfera ben determinata, han bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti propri di ciascuna di esse (gli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati; per es., per il capitano di nave, il timone è strumento inanimato, l'osservatore sulla prua, animato: poiché l'operaio nelle arti tien luogo d'utensile): cosí nell'economia la proprietà è strumento per la vita, il possederla è il complesso degli strumenti, lo schiavo è una proprietà animata, e l'operaio è uno strumento superiore a tutti gli altri strumenti» (Politica I 12526 1-7; 1 12530 25-34). 

Il discorso ora è chiaro: se lo strumento più perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. In questo modo, restando stabile l’assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, il logos, cioè, manterrà il predominio sul caos.

La concezione gerarchica tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, anche se non sempre esplicitata nei termini schematici e crudi usati dal filosofo greco, è un carattere distintivo di molte civiltà. La ritroviamo anche nel pensiero cristiano, la cui storia in larga misura si confonde per molti secoli con quella della civiltà occidentale. Il Cristianesimo, ovviamente, muovendo dal presupposto della parità umana, per recuperare la distinzione negata, riformulava in modo diverso l'opposizione che poneva al livello piú basso il lavoro materiale e a quello più alto il lavoro spirituale. E’ significativo a questo proposito la posizione di Agostino, uno dei massimi sostenitori della dignità del lavoro manuale fino a postularne la funzione ascetica. Quando tuttavia il santo si trova ad affrontare il problema del diverso valore da assegnare alla vita attiva e alla vita contemplativa, non può ignorare il noto passo di San Luca (X, 38-42) in cui è narrato l’episodio di Marta, e anche egli, come Cristo, sostiene le ragioni  di chi come Maria ha scelto la “Parola”.

 

(Segue)

Finisce l’amicizia Trump-Meloni?

La Presidente del Consiglio 
Giorgia Meloni 
mantiene una linea atlantista e
filo-ucraina
, ponendosi in netto
contrasto con le posizioni, giudicate
più ambigue o apertamente contrarie
alla linea del governo, espresse
dal 
Movimento 5 Stelle, dalla 
Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier
rispetto a queste forze politiche è
emerso chiaramente nei dibattiti
parlamentari del 
metà ottobre 2026 
alla vigilia del Consiglio Europeo.



Meloni mantiene una linea fermamente atlantista e filo-ucraina, ponendosi in netto contrasto con le posizioni, giudicate più ambigue o apertamente contrarie alla linea del governo, espresse dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier rispetto a queste forze politiche è emerso chiaramente nei dibattiti parlamentari del metà ottobre 2026 alla vigilia del Consiglio Europeo.

E… in Italia parte del centro-sinistra

plaude alla Premier, condividendone la presa di distanza da Putin.

Ma Lega e 5 Stelle mostrano vicinanza e simpatia a Putin.

 Trump apprezza il petrolio di Putin ? «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Giorgia Meloni, intervenendo in Senato due giorni fa, alla vigilia del Consiglio europeo, non ha lasciato equivoci. «La Russia - ha aggiunto - punta a piegare il popolo ucraino con il terrore perché non riesce ad avanzare. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa è ciò che la rende possibile. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione».

 Zelensky ovviamente ha apprezzato ma in più banchi dell’opposizione è’ stata mostrata condivisione: (Calenda, Renzi, Casini, Scalfarotto, Sensi, Rojc, Verini, Zampa, Delrio. Senatori di Azione, tutta Italia Viva ed riformisti del Pd).

Meloni ha ovviamente e palesemente provato ad allargare le fratture più evidenti nel centrosinistra, che sul tema Ucraina-Russia ha finito per presentare cinque mozioni diverse l’una sull’altra. Nel contempo ha lanciato frecciate pure a Lega e vannacciani. «Non deve dirlo a me “noi siamo al fianco dell’Ucraina”, temo che debba dirlo da quelle parti...», ha detto al dem Provenzano indicando i banchi del M5S. «Comprare gas da Mosca non darebbe vantaggi al nostro Paese, quindi quali interessi state difendendo insistendo con questa proposta?», ha detto rivolta a Futuro nazionale (ma un po' anche alla Lega, visto che Matteo Salvini, dal vertice dei Patrioti a Bruxelles, ieri è tornato a ribadire che «si è dato tanto all’Ucraina. È l’ora della diplomazia e di comprare gas e petrolio dove costa di meno» (il senatore leghista Claudio Borghi è rimasto palesemente seduto senza applaudire durante la standing ovation della maggioranza alle parole della presidente del Consiglio sulla difesa dell'Ucraina).

giovedì 15 ottobre 2026

L’amico cane (29)

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative.  


Il cane da pastore maremmano abruzzeseè una storica razza italiana da guardiania. 
E’ un cane di grande mole, robusto e
forte. I maschi pesano tra i 40 e i 52 kg 
per un'altezza al garrese di 67-73,5 cm;
le femmine, più eleganti, pesano 35-45 kg e
misurano 62-70 cm.
Il pelo è lungo, abbondante e ruvido
al tatto. Il colore è esclusivamente 
bianco solido, anche se sono tollerate
sfumature avorio o arancio chiaro.



= = = 

 Una serie di appunti.

  • cani giocano per diversi motivi: per stogare l'energia in eccesso, per esercitarsi in comportamenti simili a quelli della caccia e per imparare a interagire socialmente con i propri simili.
  • I cani hanno motivazioni diverse per giocare con gli esseri umani invece che con i propri simili.
  • I cani sono biologicamente predisposti al gioco: ormoni come il cortisolo e l'ossitocina influenzano
  • quanto e come giocano.
  • Una buona socializzazione consiste nell'esporre il cane a stimoli che potrebbero distrarlo e insegnargli a rispondere in modo sano. Il gioco non controllato con altri cani può portare a cattive abitudini, come pure a un'eccessiva sovraeccitazione anticipatoria nel momento in cui il quattrozampe scorge l'arrivo di altri suoi simili.
  • Insegna al cane a interagire con te in cambio di una ricompensa di alto valore.
  • Ricompensa il cane quando, vicino a una distrazione, sceglie di distogliere la propria attenzione da essa per fissarla invece su di te.
  • Aumenta in modo graduale il livello delle distrazioni e proponi gli esercizi in contesti diversi per generalizzare il comportamento.
  • Introduci il richiamo del cane in presenza di distrazioni, iniziando da situazioni semplici e aumentandone progressivamente i livelli di difficoltà.

Il Novecento (3)

L'incidente di Ual Ual 
fu uno scontro armato avvenuto 
il 5 dicembre 1934 presso la località
di Ual Ual (o Walwal), un'area
desertica dell'Ogaden ricca di pozzi
d'acqua posizionata lungo il confine
conteso tra l'Etiopia e la Somalia
Italiana
. L'evento vide contrapposte
le truppe dell'Impero etiopico e un
presidio militare italiano composto in
larga parte da dubat (truppe coloniali
somale). Questo scontro, che provocò
la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati
del presidio italiano, fu amplificato a
fini propagandistici dal regime fascista
e divenne il principale 
casus belli formale
per l'aggressione e l'inizio della 
Guerra
d'Etiopia
 nell'ottobre del 1935.





Conoscere il passato per 


non ricadere negli stessi pericoli

*.    *.    *pagine di Storia in breve
Anni venti e trenta

Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella. 

Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.


In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.


Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.


Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.

La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.

Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot. 

Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.

(Segue)