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lunedì 12 ottobre 2026

Curiosità pensioni

 


Oggi per conseguire il diritto alla pensione occorrono 67 anni di età per poter beneficiare del requisito di vecchiaia, tra 7 anni, nel 2033, potrebbero volercene 68, per poi arrivare potenzialmente a 70 anni nel 2049. 

  Il numero effettivo dipenderà da quanto, anno dopo anno, aumenterà la longevità nel nostro Paese. Dinamiche simili ci sono per i requisiti basati sull’anzianità contributiva: se oggi un uomo ha bisogno di accumulare 42 anni e 10 mesi di contributi, tra quindici anni, nel 2041, si potrebbe salire a 44 anni e 10 mesi. 


Il Papa. Ha un nodulo polmonare.

 

La Santa Sede, attraverso il portavoce Matteo Bruni, ha fatto sapere che «l’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». Il Papa Prevost conta di rimettersi in breve tempo e di non annullare il viaggio in Sudamerica che tra il 6 e il 17 novembre lo porterà in Uruguay, in Argentina e in Perù, il Paese nel quale ha vissuto vent’anni come missionario e poi come vescovo.

  Dell’intervento ne ha parlato direttamente il Papa ai fedeli, alla fine dell’Angelus, e lo ha fatto secondo il suo stile, con tono asciutto e un sorriso appena accennato, come a trasmettere tranquillità: ha riferito di «un nodulo circoscritto al polmone», individuato «in una fase molto iniziale e ben localizzato», e insomma di una situazione sotto controllo.

 Il Papà  ha compiuto 71 anni a metà settembre ma ha il fisico di un sessantenne in forma e conta di riprendersi subito. 

Kuntisa e il regime feudale (4)

Nella Sicilia del Quattrocento,
il binomio tra il possesso della terra, la
dimensione del vivere umano e la
caratura politica 
rappresenta il
fulcro delle dinamiche sociali ed
economiche dell'isola
, allora
integrata nella 
Corona d'Aragona 
sotto la dinastia dei Trastámara.

Questo secolo, tradizionalmente
visto come un periodo di
transizione dal Medioevo all'Età
Moderna, si caratterizza per una
profonda ristrutturazione del potere
feudale, dell'economia cerealicola e
delle reti urbane.
La Sicilia del Quattrocento sperimenta
una stabilità istituzionale interna
che favorisce la ridefinizione dei
rapporti di forza: la terra rimane la
fonte primaria della ricchezza e dello
status sociale, mentre la politica si
sposta dai campi di battaglia trecenteschi
alle aule parlamentari e alle cancellerie
vicereali, consolidando quel modello
 sociale ed economico basato sul
Feudo che caratterizzerà l'isola per
i secoli a venire.



 Primi approcci

  Nell’intento di tracciare il quadro della realtà sociale, economica e politica del VIVERE umano nel regime della Sicilia feudale iniziato nel 1061 con lo sbarco a Messina di Roberto il Guiscardo e Ruggero I d'Altavilla e che ha portato alla creazione del Regno di Sicilia nel 1130, e’ scontato che i documenti a cui ci rifaremo sono quelli più recenti, ossia quelli del “settecento” che, e’ bene evidenziarlo, gli archivi siciliani conservano con ammirabile diligenza. 

 La società siciliana del XVIII secolo era ancora sul piano giuridico, sociale ed economico, fondata sul privilegio feudale nella identica misura e sostanza in cui lo era cinque secoli prima ed ovviamente lo era ancora nel XV secolo quando comincia a costituirsi nell’area interna dell’Isola, a valle di Kalatamauro e successivamente di Brignet, la comunità arbereshe che darà origine a Kuntisa.

 Prima ancora di avviare il discorso sugli arbereshe che daranno origine alla comunità di Kuntisa tracceremo la natura di quello che segnava, durante l’intero Medio Evo, il coefficiente di potenza nella Sicilia a regime feudale:(1) il possesso della terra da cui conseguentemente originava (2) il privilegio feudale e a cui seguiva (3) la caratura politica delle classi dominanti.


     

Lo Statuto dei Lavoratori (11)

 

La libertà sindacale è il diritto
fondamentale, costituzionalmente
tutelato, di prestatori e datori di
lavoro, consistente nel poter
organizzare o aderire liberamente
ad organizzazioni per tutelare
i propri interessi lavorativi. Per
libertà sindacale si intende, pertanto,
 la libertà di associazione e di azione
 per la difesa di interessi collettivi
professionali. Essa riguarda la
facoltà di iniziativa, adesione e
partecipazione dei singoli all’attività
della coalizione. Viene tutelata sia
la libertà positiva, ossia il diritto di
costituire o aderire ad un sindacato, sia
 la libertà negativa, ossia la libertà
di non affiliarsi ad alcun sindacato
o recedere dall’iscrizione senza
subire alcuna penalizzazione o
discriminazione sul luogo di lavoro.
Con riferimento alla libertà
sindacale negativa si precisa che
in Italia non sono ammesse
clausole c.d. 
closed shop, tipiche
della tradizione anglosassone, le
quali impongono di assumere solo
lavoratori aderenti ad un determinato
sindacato. Difatti l’articolo 15 dello
Statuto dei lavoratori (legge n. 300
del 1970) dichiara nullo qualsiasi
accordo che subordini l’assunzione
o il mantenimento del posto di
lavoro all’iscrizione ad un’organizzazione
sindacale.





Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 39 della Costituzione.

La norma costituzionale dell’art.  (2° comma e segg.) stabilisce che l'unico obbligo che può essere imposto ai sindacati, e dunque l'unica ingerenza statale, è quello della registrazione attraverso la quale le organizzazioni sindacali ottengono la personalità giuridica e quindi la possibilltà di stipulare contratti collettivi obbligatori per tutti gli appartenenti alla categoria cui Il contratto si riferisce.

Al tavolo delle trattative per la stipulazione del contratto collettivo avrebbe, però, dovuto sedere un unico soggetto collettivo (cosiddette rapunitarie), che rappresentasse i diversi sindacati esistenti per ciascuna categoria (per esempio tutti i sindacati del metalmeccanici, dei chimici, ecc.), e li rappresentasse inoltre non tutti paritariamente, ma in relazione all'effettivo numero di

iscritti che ciascun sindacato poteva vantare, in modo che il peso delle decisioni di ciascun sindacato fosse proporzionale alla forza ottenuta dal maggior numero di lavoratori iscritti.


Attraverso questo meccanismo il legislatore costituente credeva di aver trovato la soluzione a uno spinoso problema: conciliare l'esistenza di una pluralità di sindacati, indispensabile per poter garantire la libertà sindacale, con la necessità di avere un unico contratto collettivo obbligatorio per tutta la categoria.

Tutto ciò necessitava però di una legge di attuazione che, come già riportato in precedenza, non é stata mai emanata cosi che a distanza oramai di tanti decenni si può dire, quasi con cerlezza, che il meccanismo enunciato sia stato abbandonato. Conseguentemente i sindacati, privi della personalità giuridica, sono semplici associazioni non riconosciute (disciplinati dagli artt. 1321 e segg. c.c.).


Le ragioni della mancata attuazione della norma sono di due ordini: contingente e storico. Con riguardo al primo fattore, furono proprio i sindacati a opporsi, in quanto l'attuazione della norma avrebbe comportato un controllo sia sul loro ordinamento interno sia sul numero effettivo del loro iscritti. Da un punto di vista storico, invece, diminuì la necessità di avere un contratto collettivo efficace per tutti i lavoratori della stessa categoria, e ciò sia perché si riuscì per vie diverse legislative (si tratta della l. 14 luglio 1959,  n. 741, dí cui tratteremo sul blog in prosieguo) e giurisprudenziali (che riprenderemo quando affronteremo dell'efficacia del contratto collettivo) a ottenere comunque un'estensione dell'efficacia del contratto collettivo a soggetti non iscritti, sia -ancora- perché, a partire dagli anni Sessanta, il legislatore dei primi governi di centro-sinistra, di fronte alle istanze promosse dalle parti sociali, reagì, Invece che con l'attuazione della norma, promulgando leggi speciali.


(Segue)

domenica 11 ottobre 2026

Trump, il disinvolto.

Non informando nemmeno 

gli alleati europei

 Donald Trump ha deciso di scaricare l’Ucraina e di raggiungere buoni accordi commerciali con la Russia di Putin.  «l’Ucraina abbia un nuovo presidente». L’ha mandato a dire a Volodymyr Zelensky che apprende l’annuncio dall’accordo tra Mosca e Washington sul diesel russo.

 E -ovviamente-  il Cremlino applaude con un post dell’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev, che pubblica una copertina del Time con una foto del presidente ucraino e la scritta «The Endgame» (=Finale partita).

Zelensky è stato netto: «Ci hanno usati come copertura». Poi, Trump e Putin hanno celebrato l’intesa. 

La paura di perdere le elezioni di midterm ha fatto scatenare Trump. In buona sostanza ha stretto il «patto del diesel» con Putin, e in un colpo solo, rompendo con Zelensky, sconfessando il Congresso e sopratutto spiazzando gli alleati europei.

 Il presidente americano è arrivato a chiedere esplicitamente la rimozione del leader ucraino.

Parole frequenti sui media

 

Il premio Nobel per la Pace è
stato
assegnato a Navanethem
 '
Navy' Pillay.
La motivazione del comitato
norvegese: «Nel corso della
sua carriera Pillay ha mantenuto
una ferma bussola morale e
una costante adesione ai principi
fondamentali della giustizia,
contribuendo a rafforzare il
ruolo e l'efficacia del
diritto internazionale».




genocidio

La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (termine coniato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin nel 1944) fu approvata dall’Onu nel 1948. I primi quattro punti dell’articolo 2 recitano: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale: a. Uccisione di membri del gruppo; b. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c. Sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d. Misure per impedire nascite all’interno del gruppo».

Navi Pillay, sudafricana, ha avuto il riconoscimento per una carriera iniziata nel suo Paese, il Sudafrica, come avvocata degli attivisti anti-apartheid a iniziare da Nelson Mandela; proseguita a Ginevra, come Alta commissaria Onu per i diritti umani e, più di recente, alla guida della commissione indipendente su Gaza che ha accusato Israele di genocidio e Hamas di crimini di guerra. In mezzo il suo periodo all’Aia, da giudice della Corte internazionale di giustizia, Pillay ha «dimostrato che le misure legali possono contribuire a prevenire atti di guerra», recita la motivazione.

Storia del Cristianesimo (7)

 

La missione di San Paolo
 (Saulo di Tarso) è 
portare il
Vangelo di Gesù a tutti i
popoli, con particolare
attenzione ai Gentili (i
non ebrei)
, guadagnandosi
il titolo di "Apostolo delle Genti.
"
Ha percorso circa 15.000
chilometri
 in diversi anni,
compiendo tre grandi viaggi
missionari attraverso la Siria,
l'Asia Minore (Cipro,
 Anatolia), la Macedonia e la
Grecia (fondando comunità
a Filippi, Tessalonica, Atene e
Corinto)
.  
 Fu sostenitore della salvezza
in Cristo, aperta a tutti, senza
l'obbligo di seguire
integralmente la Legge giudaica.








Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

 La missione di San Paolo. San Paolo non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una nuova interpretazione della Legge di Mosè. Ma, nella nota esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà sempre Lui, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»). 

«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti [...] Infine apparve anché a me» (I Cor. 15,3-8). E non è infatti il «Gesù storico» che tutti i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge mosaica e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. 

«Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così», egli dice nella II lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia. Da qui si afferma il principio paolino della giustificazione di tuti gli uomini (Giudei e pagani) per mezzo della sola fede nel Cristo morto e risorto (Rm. 3,29-30).

Il cristianesimo conseguentemente si staccava dal giudaismo e si affermava in maniera perentoria come religione non nazionale, ma universale. Gli elementi più legati alla tradizione giudaica reagirono perciò con forza a questa novità.


=.   =.   =

IL RITO BIZANTINO.

Il rito cattolico-bizantino in Italia è custodito dalla Chiesa bizantina cattolica in Italia (o Chiesa italo-albanese/italo-greca), una Chiesa sui iuris soggetta alla Santa Sede che si articola storicamente e giuridicamente in tre realtà:


-L’Eparchia di Piana degli Albanesi (Sicilia), istituita il 26 ottobre 1937 da Papa Pio XI, accoglie i discendenti degli esuli albanesi (arbëreshë) giunti in Sicilia a partire dal XV secolo. Ha sede a Piana degli Albanesi (PA), con la Cattedrale di San Demetrio Megalomartire e la Concattedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana a Palermo. 

Le lingue liturgiche utilizzati sono il greco koinè e l'albanese, ma anche l’italiano.


-L'Eparchia di Lungro (Calabria), istituita il 13 febbraio 1919 da Papa Benedetto XV, è la circoscrizione di riferimento per le comunità arbëreshë dell'Italia continentale. Ha sede a Lungro (CS), in Calabria, con la Cattedrale di San Nicola di Mira (famosa per il grande mosaico del Pantocrator).

Le Lingue liturgiche utilizzate sono il greco e l’albanese, ma anche l’italiano.


-L'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata (San Nilo), fondata nel 1004 da San Nilo di Rossano, è un monastero di monaci dell'Ordine Basiliano d'Italia. L'attuale assetto liturgico-istituzionale legato al rito bizantino è stato ribadito nel corso del Novecento, affiancandosi alle eparchie meridionali. E’ retta da un Esarca. Non è un'eparchia territoriale come le prime due, ma un monastero sui iuris dell'Ordine Basiliano. I monaci basiliani celebrano la Divina Liturgia secondo il rito greco-bizantino e custodiscono un immenso patrimonio di codici e manoscritti antichi nella celebre biblioteca dell'abbazia.


sabato 10 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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Nuccio Ordine,(Diamante, 18 luglio 1958 – Cosenza, 10 giugno 2023) è stato uno dei più celebri filosofi, storici della letteratura e saggisti italiani contemporanei, ampiamente riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti del Rinascimento e della figura di Giordano Bruno. Professore ordinario di Letteratura italiana presso l'Università della Calabria, ha dedicato la sua vita alla difesa della cultura umanistica e dei saperi considerati "non produttivi" dalla società dei consumi. 

Il suo nome è legato indissolubilmente al saggio bestseller globale L'utilità dell'inutile (2013), tradotto in oltre 32 paesi. In questa opera-manifesto, Ordine contesta duramente la logica neoliberista e mercantile applicata all'istruzione e alla cultura. Il suo pensiero cardine si articola in alcuni punti fondamentali:

-Discipline come la letteratura, l'arte, la musica e la ricerca scientifica pura sono ritenute oggi "inutili" solo perché non generano un profitto economico immediato. Tuttavia, Nuccio Ordine dimostra che sono proprio questi saperi a formare uno spirito critico e a "rendere l'umanità più umana". 

-Per Nuccio Ordine, ciò che viene considerato "inutile" dalle leggi del mercato è in realtà l'unica cosa che ci rende autenticamente umani.

-Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia.

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5) Fa male vedere trionfare nelle televisioni e nei media nuove rappresentazioni del successo, incarnate nell'imprenditore che riesce a creare un impero truffando o nell'uomo politico impunito che umilia il Parlamento facendo votare leggi ad personam. 

6) Fa male vedere uomini e donne impegnati in una folle corsa verso la terra promessa del guadagno, dove tutto ciò che li circonda - la natura, gli oggetti, gli altri esseri umani - non suscita alcun interesse. 

7) Lo sguardo puntato sull'obiettivo da raggiungere non permette più di cogliere la gioia dei piccoli gesti quotidiani e di scoprire la bellezza che pulsa nelle nostre vite: in un tramonto, in un cielo stellato, nella tenerezza di un bacio, in un fiore che sboccia, in una farfalla che vola, nel sorriso di un bambino. Perché, spesso, la grandezza si percepisce meglio proprio nelle cose più semplici. "Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia”.


Kuntisa e il regime feudale (3)

L'eversione della feudalità
in Sicilia
, sancita con
l'approvazione della 
Costituzione siciliana
del 1812
, rappresenta un
momento di svolta
fondamentale nella storia
dell'isola. A differenza
di quanto accaduto
nell'Europa continentale
e nel Regno di Napoli
 (dove la feudalità fu
abolita per via militare
e rivoluzionaria dai
francesi nel 1806), 
in Sicilia
lo smantellamento del regime
feudale avvenne per via
parlamentare e fu guidato,
almeno formalmente, dalla
stessa aristocrazia isolana.

Fino ai primi anni
dell'Ottocento, la Sicilia
era dominata da un
sistema socio-economico
e giuridico di stampo
medievale, caratterizzato
dal potere quasi assoluto
dei baroni (
il baronaggio).

 La terra era concentrata
nelle mani di pochissime
famiglie aristocratiche.
L'istituto del 
fidecommesso 
e del 
maggiorasco impediva
la divisione o la vendita
dei patrimoni, che dovevano
passare integri all'erede
primogenito. Questo
bloccava il mercato della
terra e scoraggiava gli
investimenti agricoli.

—-O—


 Primi approcci

L’assetto feudale della Sicilia che fu. Lungo tutto il Settecento nella nostra Isola, ed ovviamente nella Kuntisa fondata nella seconda metà del XV secolo, l’assetto sociale e quello economico continuava ad essere quello feudale che senza alcuna “riforma”  continuava a reggersi sui medesimi criteri economici-tecnici e sui medesimi diritti e doveri civici e sociali del XV secolo. Era quello l’assetto basato sul “privilegio feudale”.

Contiamo di esplorare via via -nel profondo e nei dettagli- il vivere nel regime feudale che ovviamente coinvolgeva l’intero regno di Sicilia, ma per fornire una prima idea di quell’assetto socio/economico comunitario riporteremo riquadri e dati sull’Isola che vanno dal X al XVIII secolo. Dati purtroppo ora completi ed ora parziali, comunque sufficientemente indicativi di una realtà umana diventata ormai lontana nel tempo.

Dal 1747 il governo dell’Isola, che diffidava dei “riveli” periodici, promosse nuovi censimenti che nelle intenzioni si riteneva dovessero essere più attendibili.

Un quadro sulla popolazione, risalente al 1747, riporta il numero delle Terre (città e paesi) e delle anime ricadenti nel demanio dello Stato e negli spazi  a dominio feudale. Il quadro non contiene dati sulla città di Palermo. Per il capoluogo dell’Isola esisteva la presunzione legale e ufficializzata che essa annoverasse un decimo dell’intera popolazione del Regno di Sicilia.

Studiando e sintetizzando i dati della tabella viene confermato che più dei 2/3 del territorio ed oltre la metà  della popolazione dell’Isola sottostavano al dominio dei “baroni”.

Baroni su cui contiamo di dedicare la maggiore attenzione, a cominciare da Eleonora d’Aragona (XV secolo), i Cardona (XVI secolo), i Gioeni, i Colonna (XVII-XVIII secoli). Nostro intendimento è infatti di arrivare al 1812, l’anno dell’eversione della feudalità.

(Segue)

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Una utile annotazione: 

I baroni fino al 1812 non erano semplici proprietari terrieri, ma veri e propri sovrani nei loro feudi. Esercitavano la giustizia civile e penale (ovviamente con apparati più  o meno professionali da loro incaricati), riscuotevano imposte e tasse proprie, controllavano i monopoli locali, ossia i mulini (che gli antenati di chi scrive questa pagina gestivano previo contratti di locazione sul territorio di Kuntisa e non solo), i frantoi, le taverne e imponevano prestazioni di lavoro gratuito (angarie e perangarie*) ai contadini che insistevano sui loro feudi.

E’ questa omissione della letteratura storica locale che ci spinge a, in qualche modo, meglio focalizzare parte della vicenda storica locale.

(*) La perangherìa (o parangarìa) è un antico termine giuridico e feudale che indica un onere, un servizio forzoso o una prestazione obbligatoria (simile alla corvée) che i vassalli, i contadini e i lavoratori agricoli erano tenuti a prestare a favore del proprio barone o signore feudale.

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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L’intelligenza artificiale? 

9) «Il mondo è in pericolo e adesso lo raccontano 

anche i creatori dell’intelligenza artificiale. 

10) Che fine farà il lavoro? Come si modellerà 

una società che è già in crisi profonda? 

11) Chi controlla l’AI controllerà la vita delle persone, 

ci spiegherà cosa fare e alla fine anche cosa pensare. 

12) L’uomo potrebbe diventare inutile e le 

cose inutili vengono spazzate via».

Di fronte all'avanzata degli
algoritmi, Cazzullo propone
come antidoto il recupero
della cultura e dei valori
dell'Umanesimo. La riscoperta
di figure storiche e dell'arte
rappresenta la via per
difendere la centralità
dell'essere umano e
preservare la nostra
identità e spiritualità
 profonda.

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 Le asserzioni sopra riportate sono di Aldo Cazzullo, giornalista fra i più apprezzati in Italia che richiama, fra altre, le riflessioni di Leone XIV. Il giornalista considera l'intelligenza artificiale una sfida epocale e complessa che rischia di appiattire l'interiorità umana e imporre un pensiero unico. 

Chi sviluppa e controlla questi sistemi stabilisce infatti le "linee guida di sicurezza", i filtri etici e i criteri di rilevanza delle informazioni.

 Di conseguenza, esiste il rischio concreto che una concentrazione eccessiva di questo potere in mano a pochi attori (siano essi governi autoritari o grandi corporazioni monopolistiche) possa influenzare l'opinione pubblica, polarizzare le società o censurare determinate visioni del mondo.

venerdì 9 ottobre 2026

Nobel per la Pace 2026

Il Premio Nobel per la Pace
2026
 è stato assegnato alla giurista
e magistrata sudafricana 
Navanethem
 "Navi" Pillay

È celebre per il contributo dato
storicamente contro il regime
dell'apartheid in Sudafrica,
periodo durante il quale ha difeso
 numerosi prigionieri politici,
 tra cui anche 
Nelson Mandela.



  Il premio Nobel per la Pace 2026 è andato alla giurista sudafricana di origine indiane Navanethem "Navi" Pillay, celebre per il suo contributo alla lotta all'apartheid e per il suo ruolo di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati che, nel 2025, ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza. Nel corso della sua lunga carriera, Pillay ha difeso numerosi prigionieri politici, compreso Nelson Mandela.

 Pillay, fa sapere il Comitato norvegese per il Nobel, è stata scelta per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale, sottolineando che il riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Per non dimenticare

 

Gli IMI (Internati Militari
Italiani) nella 
Prussia
orientale
 furono decine
di migliaia di soldati catturati
dai tedeschi dopo
l'armistizio dell'8 settembre
1943
 e deportati nei campi di
concentramento e lavoro
del Reich settentrionale, in
particolare nello 
Stalag I-B di 
Hohenstein (oggi Olsztynek,
in Polonia) e nei suoi numerosi
sottocampi (
Arbeitskommandos).

Nel freddo estremo della Prussia
orientale, i militari affrontarono
fame nera, turni di lavoro estenuanti,
 baracche inadeguate e la durezza
della sorveglianza nazista,
resistendo tuttavia attraverso
il "no" al lavoro volontario e la
cosiddetta 
resistenza senza armi.








Ricordi tratti da appunti raccolti da due contessioti Internati militari italiani (Imi), che in più  tratti delle rispettive  narrazione coincidono.
Uno dei due, oggi 9 Ottobre, avrebbe compiuto 116 anni e intendiamo evocarlo sul blog.

-  -  - 

 «L’8 settembre 1943, a seguito dell’armistizio tra l’esercito italiano e le forze angloamericane, fummo considerati, dai tedeschi traditori e poi nemici, in quanto militari italiani richiamati, in territorio dichiarato in stato di guerra. Il 9 settembre i comandanti ordinarono l’ammaina bandiera e di preparare gli zaini». In realtà in quell’8-9 settembre si assistette allo sbandamento completo dell’esercito italiano.

  I due contessioti non stavano sullo stesso territorio, ma il destino successivo a quel 9 settembre fu per loro identico: furono fatti prigionieri dalle forze armate tedesche con altri loro commilitoni e furono condotti alla stazione ferroviaria a ciascuno di loro più prossima. Il 10 settembre stipati su carri bestiame furono destinati  per l’allora Prussia orientale, dove furono internati in campi di concentramento nazisti, in distinte aree dell’allora Prussia Orientale tedesca, oggi territori Ucraino/Polacchi. 

 A loro era stato chiesto di scegliere tra Benito Mussolini e il nuovo capo del governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio: risposero, come altre migliaia di commilitoni -prigionieri dei tedeschi- Badoglio. Così dalle settimane successive, da prigionieri dei tedeschi, patirono il freddo e la fame all’interno dei campi di concentramento, senza che l’uno sapesse dell’altro.

 Col trascorrere delle settimane e pure dei mesi furono, dai campi di concentramento trasferiti e assegnati per lo svolgimento di lavori, di lavoro comunque coatto e sotto vigilanza. Non furono trattati male dalle famiglie a cui furono affidati, ma si trattava comunque di ruoli asserviti e sopratutto senza possibilità alcuna di comunicare con le rispettive famiglie». 

Nell’aprile del 1945 furono liberati dai russi dell’Armata Rossa che avanzavano verso Ovest. Nella prima metà di settembre 1945, dopo mesi di vagare senza meta e dopo avere rifiutato l’offerta di iniziare una nuova vita nella vasta Russia, iniziò il viaggio di rimpatrio in treno che durò un mese.