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venerdì 6 marzo 2026

La Letteratura (23)

 Fermenti letterari
Gli studi letterari rivestono una rilevanza
fondamentale nel mondo contemporaneo,
 
agendo non solo come custodia della
memoria culturale, ma anche come
strumento critico essenziale
per interpretare la complessità
della società moderna
.

Essi promuovono lo sviluppo dell'empatia, 
migliorano le capacità cognitive e 
analitiche e permettono di esplorare la 
condizione umana attraverso l'esperienza 
vicaria delle storie.
 La letteratura consente 
di immergersi in mondi e prospettive 
diverse, allenando la capacità di 
comprendere l'altro e di analizzare la 
realtà in modo critico. Studi mostrano 
una correlazione tra la lettura e 
l'aumento delle capacità di introspezione, 
migliorando la conoscenza di sé.




Per tanti la letteratura consiste in una esperienza extratemporale quasi circoscrivibile entro uno spazio extraterritoriale, e così facendo affermano e praticano una sorta di sua inviolabilità, fondata sulla separatezza del suo universo parallelo, dei suoi contenuti, e delle sue forme. Secondo altri invece la letteratura non ha mai mancato di costituirsi come storia: storia di se stessa, delle opere e degli individui che la compongono vivendo tutto insieme di interrelazioni, e di quella storia generala  delle “civiltà “ o ‘nazioni’ (nel senso che Vico da’ a questo concetto), dove la parola e’ fondamento di cultura, anzi genera ed esprime cultura.

La parola non ha perduto la sua funzione, comunicativa espressiva formativa ricostruttiva, neppure misurandosi con la trasformazione radicale della cultura nelle società economicamente  evolute: misurandosi cioè con l’espansione  mondiale del suo raggio territoriale una volta limitato allo spazio euroasiatico  delle epoche precolombiane, e con la rivoluzione tecnologica che ha consentito l’unificazione telematica del pianeta, la concentrazione dei suoi innumerevoli habitat  nel “villaggio elettronico” attraverso la comunicazione per immagini. Certo nella trasmissione degli eventi l’immagine produce effetti più sensibili, eppure la parola continua a dire quello che ha sempre detto oralmente e per iscritto, persino acquistando nella reciprocità del rapporto nuove possibilità di valorizzazione. Semmai, la crisi della parola fu un fenomeno protratto molto a lungo nei secoli succeduti al collasso in Occidente della società classica mediterranea. Quei secoli lontani, definiti bui, in realtà furono soltanto fuochi: l’alfabeto visivo prevaleva su quello scritto, i libri scarseggiavano, ma dal Sud al Nord del continente l’Europa cristiana disegnava un paesaggio comune di chiese e castelli prima che di città  e dentro i nuovi templi le figure al posto delle lettere rendevano visibili un racconto verbale latente.

Non era stata però la concorrenza dell’immagine a provocare la crisi della parola; essa fu piuttosto coinvolta nel declino di una civiltà che ne aveva esaltato le funzioni e il valore nelle varie articolazioni, politiche giuridiche artistiche della sua vita sociale. Allo stesso modo, ai nostri giorni tra cultura dell’immagine e cultura della parola non c’è dissidio, contrariamente a quanto possano pensare rassegnati o allarmati i nostalgici dell’universo Gugenberg, vale a dire della carta stampata, del cui futuro non dubitiamo.

_ _ _ 



I giornali

 L’Europa priva di una voce unica, e Trump mostra un’immagine dell’Occidente imperiale.

La tensione è esplosa il 3 marzo
2026
, in seguito al rifiuto della
Spagna di concedere agli Stati Uniti
l'uso delle basi militari di 
Rota 
Morón per operazioni legate
all'offensiva militare statunitense
e israeliana contro l'
Iran 
(denominata 
Operation
Epic Fury
)






Cosa ha detto Sánchez:
—«Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno»; 
—«Non si può giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone»; 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica»; 
—«La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se siamo dalla parte della pace e del diritto internazionale»; 
—«A un atto illegale non si può rispondere con un altro; è così che iniziano i grandi disastri dell'umanità». 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha aggiunto. 
Sánchez ha semplicemente negato l'uso delle basi spagnole citando il rispetto del diritto internazionale. Trump ha definito la Spagna un "alleato terribile" e ha affermato che gli USA potrebbero usare le basi "se volessero", indipendentemente dal permesso locale ed  ha ordinato al Segretario del Tesoro Scott Bessent di immediatamente "interrompere ogni affare" con la Spagna. 

L'annuncio ha scosso l'Unione Europea, poiché la politica commerciale è di competenza esclusiva dell'UE e non dei singoli stati membri.

 In questo contesto il premier spagnolo è diventato il campione globale di chi disapprova la guerra scatenata da Usa e Israele ma non vuole essere ridotto a fiancheggiatore dell’Iran. 



La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano
 (7)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere



=. =. = Nella sofferenza gli animali sono nostri pari.

=  =  = Il dolore, e’ dolore, indipendentemente dal

fatto se sia il tuo, il mio o quello di qualcun altro.

=. =. = La misura in cui gli animali non umani

provano sofferenza e’ ciò di cui dovremmo tenere

conto quando prendiamo decisioni  relative alla

loro vita, astenendoci quindi da attività che 

possano procurargli dolore.


*  *  *

Peter Singer, noto non solo in ambito accademico, è considerato il padre fondatore del movimento di liberazione animale, come anche del movimento dell’ "altruismo efficace". Ritenuto uno dei filosofi più influenti al mondo, avendo contribuito in modo fondamentale a cambiare la percezione del mondo animale e a ripensare i doveri morali nei confronti dei Paesi più poveri, nel 2021 ha ricevuto il Berggruen Prize, considerato il premio Nobel per la filosofia. Filosofo utilitarista australiano è il padre del moderno movimento per i diritti degli animali, celebre per il libro Liberazione animale (1975). Sostiene l'antispecismo, argomentando che la capacità di soffrire, e non l'intelligenza e’ il criterio fondamentale per la considerazione morale.

giovedì 5 marzo 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (5)

Messina è stata storicamente una
co-capitale del Regno di Sicilia,
contesa con Palermo, durante i 
periodi svevo, angioino e aragonese,
fungendo da snodo cruciale nel
Mediterraneo. Grazie al suo porto
era considerata la capitale
economica e finanziaria, spesso
la vera “capitale dimenticata”.
Nel 1674-1678, si ribellò’
al dominio spagnolo.

L'amministrazione della
giustizia in Sicilia durante
il periodo feudale era
di fatto  
caratterizzata da una
frequente intromissione 
tra la giustizia regia e quella
 baronale. I feudatari
esercitavano il "
mero e
misto imperium
"
 (giurisdizione penale e
civile) nei loro feudi
tramite 
giudici locali,
mentre la Corona
tentava vanamente
di centralizzare il
potere tramite tribunali
superiori come la 
Gran
Corte della Vicaria.




Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

La giurisdizione feudale nella  Sicilia  cinquecentesca era nelle sue massime funzioni nelle mani dei baroni, in particolare il mero e misto imperio, un potente strumento di assoluto controllo della popolazione contadina che insisteva sui territori da loro dominati. Va sottolineato che prima del dominio spagnolo solamente tre dei più influenti esponenti dell'aristocrazia siciliana disponevano di questa ampia funzione sui loro casali ed erano gli Aragona (su Naso), i Moncada (su Augusta) e i Chiaramonte (su Modica). Fu Federico III D’Aragona (1296-1337), che pur volendo restringere il sistema della giustizia penale sotto il controllo regio, nei fatti a causa delle difficili condizioni di governo entro cui venne a trovarsi, fu costretti a concedere amplissimi poteri, persino in giurisdizione criminale, ai baroni.

Lo storico Rosario Gregorio (Palermo, 23 ottobre 1753 – Palermo, 13 giugno 1809) così giudica quella decisione federiciana: in somma ruminarono allora gli antichi ordini del re Ruggieri e dell’imperador Federigo, per cui ridotti i baroni tutti alla sola giurisdizion bajulare, era per sistema di costituzione la criminale in mano dei magistrati, che dal principe immediatamente e in ogni anno erano costituiti: che se nel diritto pubblico siciliano dei tempi normanni e svevi riputavasi quella un ufficio puramente personale e temporaneo, avvenne nei tempi aragonesi, che cominciassi per abuso a considerarla ancora come inerente ai feudi, e quasi una prerogativa ereditaria.

In particolare, il mero e misto imperio, potentissimo strumento di controllo sulla popolazione, venne concesso sia nella giurisdizione civile che penale “ex uberiori munificientie gratia speciali, quamquam non sit de nostre more”. Nella sostanza i feudatari esercitavano il mero e misto imperium (giurisdizione penale e civile) nei loro feudi tramite giudici locali che loro insediavano.

Rientrando nella vicenda dei Cardona: Il titolo di “Barone”, nella Sicilia quattro/cinquecentesca, competeva ovviamente ai Cardona in quanto feudatari con giurisdizione su vastissimi territori della Sicilia Occidentale, Calatamauro compreso. Essi in quanto Baroni amministravano, col loro apparato amministrativo (che avremo modo di individuare in prosieguo)  oltre che la giurisdizione amministrativa e civile anche la giurisdizione penale territoriale con personale fatto arrivare dal messinese. Apparato da loro scelto e fatto insediare fra gli arbereshe della neo-istituita Kuntisa, e che  fecero arrivare appunto dall’area del messinese in quanto in quell’area si praticava la religiosità “bizantina”, la stessa in uso dagli arbereshe. Quell’apparato religioso-civile, nel fluire del tempo, ha guidato la complessiva vita sociale della comunità locale (negli aspetti amministrativi, feudali, giudiziari e ovviamente religiosi) lungo i secoli, in via di diritto e convenzionale, fino al 1812.

(Segue)l

La riforma della giustizia (4)

Leonardo Sciascia
La Giustizia è tutela e
realizzazione di tutti i
valori fondamentali dell’uomo, 
è questione di libertà e
democrazia. Le norme
giuridiche si sappia, che
di sicuro sono “diritto”
ma, tuttavia, non è detto
che rappresentino
l’espressione della giustizia
come valore, superiore
 alle mutevoli leggi umane.

Fu proprio Sciascia che si
spese per l’approvazione del
referendum del 1986 sulla
legge sulla responsabilità
civile del magistrato dinanzi
alla distorsione nell’esercizio
del potere giudiziario.
«Quando i giudici godono
il proprio potere invece di
soffrirlo, la società che a
quel potere li ha delegati,
inevitabilmente è
costretta a giudicarli»













Prima di entrare nel merito del Referendum

riporteremo riflessioni e ruoli

attesi dal buon funzionamento della Giustizia

=  = = = = 

Non è pensabile che una riflessione sulla Giustizia possa prescindere da una più ampia riflessione sull’uomo e seguire un percorso disallineato e indipendente da quelli che la società, la cultura, la moralità possono, a loro volta, comportare.

Secondo più esperti del diritto e dei codici esistono nella stratificazione legislativa e nei codici tante norme non opportune, ne’ necessarie ( perché non sempre ciò che è legittimo è anche opportuno e necessario). A leggere certi interventi di magistrati capita cogliere che se e’ vero che siamo tutti uguali davanti alla legge, e’ anche vero che ad un analogo provvedimento della legge non fanno seguito conseguenze identiche.

Fra altre osservazioni in materia di giustizia che qua e là con frequenza capita di cogliere c’è quella di un avvocato che commentando una sentenza, non vi coglie ragione, o meglio non vi trova ne’ scienza ne’ coscienza di aderenza alle norme giuridiche, ma vi ravvisa la Ragione di Stato in relazione, ad esempio, di dover, di fronte ad una figura istituzionale da una parte e all’intelligenza dall’altra, il giudice decidere di seguire la prima perché non si sente di fare diversamente. La spiegazione appare cinica? Si è sempre fatto così, per principio si è spinti a credere chi riveste uno status. Si tratta, in simile evenienza, ovviamente, di assimilazione, o più semplicemente di pigrizia, ha sempre visto fare così.

Perché la Giustizia è vista come organo di punizione?  Una teoria asserisce che si punisce per reprimere, per retribuire il male per il male. Sostiene il ministro Nordio in un libretto datato  anni fa’ che “ se il reato è la negazione del diritto, la pena, che è la negazione della negazione, riequilibra la bilancia della giustizia”.

Un’altra teoria asserisce che si punisce per intimidire i consociati attraverso la cosiddetta pena esemplare. Per la Costituzione repubblicana si punisce invece solamente per fini rieducativi. E purtroppo, in tanti sostengono che il carcere sovraffollato, o comunque in quanto carcere, non ha nulla a che fare con la rieducazione.

====

Le riflessioni di questa pagina originano dalla  lettura del Quaderno Leonardo Sciascia n. 9

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (6)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere


= = = Noi esseri umani non siamo un

accidente della Storia, non siamo 

soltanto un animale,  fra le miriadi 

di materie e di vita sulla terra.

= = = L’uomo rappresenta la forma di vita più 

alta di materia e energia sulla Terra. 

Nella sua natura essenziale non ha 

nulla in comune se non con se stesso.

-  -  -  -  - 

La frase è estrapolata da un lungo discorso di George Simpson (16 giugno 1902 – 6 ottobre 1984, è stato un paleontologo statunitense). Le “qualità “ dell’uomo che lo rendono unico starebbero  nella sua “diversità “.  Egli sa persino riprogettarsi, darsi -se vuole- un’altra natura. Se fino a pochi anni fa egli viveva il ruolo assegnatogli dalla natura, oggi egli progetta il sangue artificiale, l’interfaccia tra cervello e computer capace di moltiplicare l’attività intellettuale, le telecamere che possano svolgere il ruolo degli occhi e molto altro.

mercoledì 4 marzo 2026

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (5)

L’uomo del terzo millennio
vive una profonda
contraddizione rispetto alla
guerra
, spesso considerata
uno strumento arcaico di
risoluzione dei conflitti,
eppure ancora persistente
.
La guerra moderna,
caratterizzata da
tecnologie avanzate,
cibernetica e droni,
solleva la necessità 
di nuove competenze
tattiche.















La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere

= =I giorni seguono l’uno l’altro. E …la Storia non la si trova solamente nei compendi, ma anche nella cronaca di ogni giorno di cui essa si nutre giorno dopo giorno, sistemando la situazione di prima per annunciare il dopo. Nell’immediato non usiamo mai la “S” maiuscola di Storia, ma la “c” minuscola di cronaca.

==Eppure l’uomo si adopera, almeno prova, a non affidarsi solamente all’abusato destino della Storia. Ogni momento della nostra vicenda è sempre illuminata da lampi improvvisi su ciò che ci accade di volta in volta. Da quella didascalia a modo di film comunque nascono e si svolgono i nostri progetti di vita.

== Sono milioni gli uomini che ogni giorno scorgono sorgere davanti a loro il futuro. Alcuni restano storditi perché l’avvenire si è materializzato in fretta; si tratta di quella logica dell’epoca, quasi che il futuro fosse una malattia contro cui doversi premunire. 

_. _. _ 

N.P. ci fa osservare: Dal primo homo  sapiens sono trascorsi 50.000 anni, e 2000 generazioni ci separano dall’ultimo ominide. C’è n’e’ stata una più umana delle altre ? 

La Letteratura (22)

 Ignazio Silone (pseudonimo poi nome legale di Secondo Tranquilli) (Pescina dei Marsi (L'Aquila)1900 - Ginevra (Svizzera) 1978)

Ignazio Silone diresse
l’edizione romana del
quotidiano Avanti! tra
il 1945 e il 1946, 
contribuendo al dibattito
politico nel dopoguerra
dopo il rientro in Italia.
Nominato nel dicembre
1945, mantenne l’incarico
sino all’estate del 1946, 
sostenendo la linea della
autonomia socialista, per
poi fondare la rivista
Europa socialista.









E stato dirigente del Partito comunista italiano fino al 1927. Uscito dal partito nel 1930, visse in Svizzera fino al 1945. Rientrato in Italia, si iscrisse al Partito socialista e fu deputato all'Assemblea Costituente (è stato direttore dell'Avanti!). Aderì quindi al partito socialdemocratico. Premio Penna d'oro nel 1971. Alcune delle sue opere narrative, sempre improntate a un forte impegno civile, furono pubblicate in esilio e solo nel dopoguerra edite in Italia: Fontamara (Zurigo 1933, poi Roma 1947, poi, in edizioni definitive, Milano 1953), Vino e pane (titolo originale Bread and Wine, Londra 1936, poi in italiano col titolo Pane e vino, Zurigo 1937; edizione riveduta,Milano 1955), Il seme sotto la neve (titolo originale Der Samen unterm Schnee, Zurigo 1941, poi Roma 1945; edizione riveduta Milano 1953), Una manciata di more

(Milano 1952), Il segreto di Luca (ivi 1956; premio Salento), La volpe e le camelie (ivi 1960), L'avventura di un povero cristiano (ivi 1968; premio Campiello), Severina (postumo, ivi 1981).

Tra i saggi: Der Faschismus (Zurigo 1934, poi in italiano Carnago 1992), La scuola dei dittatori (ivi 1938,poi Milano 1962), Il Dio che è fallito (Milano 1947), Uscita di sicurezza (ivi 1965), Memoriale dal carcere svizzero (Cosenza 1979).

Curiosità


Avevamo la migliore
Sanità del Mondo
—••—
Il caso di Domenico
Un punto di non ritorno che arriva alla fine
di una catena di errori: il contenitore
isotermico di vecchia generazione senza
termostato utilizzato per il trasporto
dell'organo
, la fornitura del ghiaccio secco
anziché quello tradizionale per conservare
il cuore
, i mancati controlli della temperatura
nel corso del viaggio di ritorno da Bolzano
a Napoli
. Infine, l'espianto del cuoricino
malato prima di controllare le condizioni
di quello da trapiantare.








Decenni fa fu creato il Sistema Sanitario 

Nazionale  che funzionò per più tempo, ora … …

Seguire i media in questi ultimi giorni su quanto avvenuto nella sala operatoria di Bolzano, durante l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, sa dell’inimmaginabile

Un contenitore di plastica più adatto a ospitare un’insalata di pomodoro, cipolla, condita con olio,  piuttosto che un organo umano. E poi il ghiaccio secco portato da una «operatrice non specializzata». E, ancora, -stando a quanto apprendiamo dai media- goffi tentativi di versare acqua fredda, poi tiepida e infine calda sul cuore ghiacciato del donatore, come si trattasse di un bastoncino di pesce surgelato (leggiamo su un commento giornalistico).

E poi, la scena descrittiva -che arriva al caotico e mortificante- dei medici austriaci che sgridano i colleghi italiani cercando invano di rimediare al malfatto, al disastro.

E’ ovvio che si è trattato di pressappochismo e improvvisazione che butta ombre sulla professionalità sanitaria italiana, tanto apprezzata fino a non molto tempo fa nel mondo. Ad uscirne danneggiato è l’intero sistema sanitario, probabilmente per mancanza di soldi, di strutture, di motivazioni e di competenze. 

Resta lo scandalo della morte evitabile di un bambino.

martedì 3 marzo 2026

La Letteratura (21)

Le leggi razziali del 1938 furono 
un insieme di provvedimenti 
legislativi emanati dal regime 
fascista per discriminare 
ed escludere gli ebrei dalla vita 
civile, sociale e lavorativa in 
Italia. 
Basate su un razzismo
 biologico, vietarono matrimoni 
misti, licenziarono ebrei 
da uffici pubblici e scuole, e 
confiscarono i loro beni.

L’immagine in questa pagina
attiene alla copertina
del primo numero della rivista
“La difesa della razza”, voce
 ufficiale del razzismo italiano
(agosto 1938). L’immagine
mostra una spada che separa
un profilo ariano da uno 
semitico e da uno camuso.
















 Nella Letteratura italiana del Novecento occupano un posto a sé le scritture di memorie e di testimonianze del trauma degli anni Trenta e Quaranta e, in particolare, delle rievocazioni della tragedia dell’ebraismo italiano. Gli ebrei italiani deportati e sterminati tra il 1943-1945 furono circa 10mila. Pure la loro progressiva perdita di diritti, l’emarginazione e la persecuzione a partire dal 1938 e la loro successiva partecipazione alla guerra di Liberazione e’ via via andata ricostituendosi in ambito storiografico e quelle memorie e testimonianze sono entrate a far parte della Letteratura italiana.

L’elaborazione letteraria del trauma nazi-fascista, quella scrittura e narrazione tramandata ci fa sopravvivere la dignità e l’identità dell’essere umano, ci accresce la memoria e costituisce per noi che leggiamo e ascoltiamo, e siamo qui, in un Paese che vogliamo che sia e resti democratico, uno strumento di sopravvivenza.

Le Leggi Razziali

 (testo di Fabio Massimo Bertoldo, bibliografo e filologo): 

Le leggi razziali furono emanate dall’estate del 1938 “impedivano agli ebrei:-)  di usufruire  dei diritti di istruzione e insegnamento, -) di prestare servizio nell’esercito, -) di contrarre matrimonio  con cittadini “ariani”, -) di esercitare la patria potestà, -) di svolgere una professione (gli ebrei non potevano lavorare presso nessun ente, amministrazione, istituto a carattere pubblico; ne’ esercitare l’ufficio notarile o l’attività giornalistica; allo stesso modo a loro erano vietati  il commercio di oggetti usati e d.antiquariato, di libri, di carte da gioco, di oggetti di cartoleria; l’amministrazione di case e l’attività legate al settore dello spettacolo); -) di testare, -) di iniziativa privata, -) di tenere domestici “ariani”; furono vietate le licenze (…). Oltre al divieto di essere iscritti al Partito Nazionale Fascista, erano proibite tutte le forme di associazione e collaborazione e professionale con non ebrei, di far parte di associazioni culturali e sportive, di accedere alle biblioteche pubbliche. Venne persino vietato l’inserimento del proprio nome negli elenchi del telefono e il possesso di apparecchi radiofonici.  (…). Il 30 novembre 1943, infine, un’ordinanza di polizia stabiliva: “Tutti gli ebrei … a qualunque nazionalità appartengano, residenti nel territorio nazionale, debbono essere inviati  in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili ed immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati”. (P. Di Cori, Le leggi razziali, in I luoghi della memoria. Simboli e miti dell’Italia Unita, a cura di M. Isnenghi, Bari-Roma 1996, pag. 472).

(Su questo risvolto della Letteratura contemporanea contiamo di soffermarci per qualche tempo).

La riforma della Giustizia (3)

Euripide (circa 485-406 
a.C.) 

è stato 
uno dei tre grandi
tragediografi greci dell'età 
classica, noto per il suo 
approccio innovativo, 
razionalistico e introspettivo

Le sue opere smantellano i 
valori tradizionali, ponendo al 
centro la psicologia dei 
personaggi, le loro passioni 
e le angosce interiori, 
rendendolo il più "moderno"
 tra gli autori tragici antichi
.






Prima di entrare nel merito del Referendum

riporteremo riflessioni e ruoli

attesi dal buon funzionamento della Giustizia

=  = = = = =

Quando le leggi siano state scritte, chi è debole e chi è ricco hanno uguale giustizia.

E’ lecito ai più deboli, se sono accusati, rispondere alla pari a chi ha più mezzi: 

il più piccolo vince il più grande, se la giustizia è dalla  sua parte.

_  _  _

_. _. _ 





Quella riportata è  una celebre riflessione sulla parità dei cittadini di fronte alla legge,   è tratta dalle 
Supplici (vv. 433-437) di Euripide, noto tragediografo greco del V secolo a.C..
Il Contesto: Il passo è pronunciato da Teseo, re di Atene, in risposta a un araldo tebano che difendeva un modello politico tirannico.
Il Significato: Euripide, attraverso Teseo, esalta i vantaggi della democrazia e delle leggi scritte (nomoi gegrammenoi), che garantiscono uguali diritti sia al povero che al ricco, permettendo al più debole di rispondere alla pari al potente e di prevalere grazie alla giustizia e alla ragione, non alla forza. 
Il concetto di Isonomia: Questo brano è una delle più antiche e chiare affermazioni del principio di isonomia (uguaglianza di fronte alla legge) e dell'uguaglianza dei diritti (isegoria) alla base della democrazia ateniese.

La nostra presenza nel mondo

 La riflessione e l'interrogazione 
La riflessione costituisce
il nucleo del metodo
filosofico di Platone,
ereditato da Socrate e
trasformato  nella  dialettica
(=tecnica del dialogo e
del confronto di idee).
Per Platone, la filosofia
non è un insieme di 
dottrine statiche
ma un processo dinamico 
di ricerca, interrogazione
e pensiero riflessivo,
volto a risvegliare
la conoscenza delle
idee già presenti 
nell’anima (reminiscenze)



Le giovani generazioni ci interpellano (5)  

Questa pagina è, e vuole essere, uno spazio di riflessione sul mondo che ci circonda. Pare che Platone ci abbia lasciato questo breve insegnamento: Interrogarsi ed interrogare e’ compito del vivere, perché non vi è altro modo  per dare inizio al dare senso.


*  *  *

= = =La riflessione appartiene a ciascuno di noi quando per curiosità insorta da un particolare evento o per trovare spiegazioni sul comportamento di taluni, ci interroghiamo sul nostro trovarci a vivere o comunque a conoscere quello specifico evento sociale.

= = = Generalmente la gran parte delle risposte, a quelle che riteniamo siano domande fondamentali, le otteniamo col nostro rapido ragionamento interiore facendo nostre le convenzioni della società entro cui siamo parte.

= = = Eppure le idee correnti non sempre andrebbero prese come solide. Il dissenso e/o la critica delle idee (comprese quelle correnti) oltre che accettabili in regime di vita libera e democratica, sono mezzo per affinarle e per trovarne di nuove.

_ _ _ 

Alla luce di quanto riportato c’è molto da riflettere sull’assoluta carenza di confronto politico-amministrativo esistente nella conduzione di tanti comuni della nostra Isola, Contessa Entellina compresa, dove in Consiglio Comunale si verifica che uno svolge la relazione, nessuno osserva, tutti approvano. Eppure nella contemporaneità il dissenso o anche la semplice osservazione è consentita pure all’interno di una stessa compagine, persino all’interno di ogni nucleo familiare. Ci viene da evocare su quanto capita all’interno di uno stesso partito: all’interno del Pd pare che convivano almeno dieci partiti, con riflessioni e tesi in contrapposizione l’una dall’altra.

lunedì 2 marzo 2026

Parole frequenti sui media


L'International Emergency Economic
Powers Act è una legge federale
statunitense promulgata nel 1977
che conferisce al Presidente il
potere di identificare qualunque
minaccia abbia origine al di fuori
degli Stati Uniti.







IEEPA. L’International Emergency Economic Powers Act è una legge federale promulgata nel 1977 che conferisce al presidente il potere di identificare qualunque minaccia abbia origine al di fuori degli Stati Uniti. Storicamente, i presidenti hanno applicato questa legge per promuovere sanzioni economiche e misure di embargo nei confronti di Paesi come Iran, Corea del Nord e Russia. Nel 2025, l’amministrazione Trump ha invocato lo Ieepa per giustificare l’introduzione di un esteso sistema di dazi a molti Paesi.

  Trump ha appreso della bocciatura del provvedimento adottato sulla base dell’ International Emergency Economic Powers Act mentre era in riunione con i governatori per una colazione di lavoro. Poco dopo, uno dei suoi consiglieri gli ha passato un bigliettino. «È una sconfitta, allora?», ha chiesto il presidente. Il consigliere che gli ha portato la notizia ha confermato che la Corte suprema aveva appena stabilito l’illegalità dei dazi imposti attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge del 1977 sui poteri economici di emergenza internazionale: un duro colpo alla politica economica del presidente. Trump ha detto ai governatori che, nonostante il suo aspetto apparentemente calmo, dentro si sentiva ribollire, e ha definito la decisione una vergogna.

  Con un verdetto di 6 voti a 3 e un’opinione scritta dal Giudice Capo John Roberts e appoggiata anche da due dei giudici conservatori nominati da Trump (Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch), la Corte ha stabilito che il presidente aveva oltrepassato la sua autorità imponendo i dazi attraverso l’IEEPA senza l’approvazione del Congresso.


La nostra presenza nel mondo

Il dibattito geopolitico contemporaneo
identifica principalmente la 
Russia
 (come erede diretta dell'Unione
Sovietica) e la 
Cina (nonostante il
mantenimento della struttura formale
del Partito Comunista) come potenze
ex comuniste che oggi adottano
politiche estere descritte da molti
analisti e critici come "imperialiste" o
neo-imperiali.
La Russia ha intrapreso un percorso
che, specialmente sotto Vladimir Putin,
è stato definito "imperialismo periferico"
 o mirato al ripristino dell'influenza
sovietica. L'invasione su larga scala
dell'Ucraina nel 2022 è vista come un
tentativo di ripristinare il controllo
imperiale sui territori dell'ex URSS.
La Russia utilizza anche attività proxy
privacy (=inferiore, scarsa privacy)
e relazioni diplomatiche/economiche
per estendere la sua influenza in
Africa.





Le giovani generazioni ci interpellano (4)  

Transitiamo su un pianeta dalle mutazioni imprevedibili, inimmaginabili.

= = =Nei decenni trascorsi ci eravamo convinti (vedasi il libro: la fine della Storia e l’ultimo uomo, di Francis Fukuyama) che nel mondo, dopo il crollo ovunque del comunismo, non vi sarebbero stati più alternative alla democrazia (e alla libertà individuale), dal momento che l’unica alternativa di sistema, il comunismo, si era dissolto da sé stesso.

= = = Quel crollo del sistema oppressivo si è, tuttavia, rivitalizzato. La Storia, con la sua ovvia e sempre vitale forza, ci ha consegnato in Russia un regime di estrema destra e non solamente lì. Come a voler dire che un certo mondo voglia sperimentare ruoli e meccanismi, pur sempre antidemocratici, ma da altra sponda. 

= = = Come in fisica si ha a che fare con l’antimateria e in biologia con l’anticorpo, in politica pare che si preferisca transitare da un estremo all’altro, dal breznevismo alla destra estrema putiniana.

La Letteratura (20)

Tra il 1943 e il 1945, oltre
 40.000-45.000 
italiani
 (politici, ebrei e lavoratori)
furono deportati nei lager
nazisti, con un tasso di mortalità
del 45% per i politici
nei campi di detenzione.

A questi si aggiungono
circa
650.000 Internati
Militari Italiani
 (IMI) deportati 
nei campi di prigionia
come forza lavoro coatta, di
cui circa 50.000 deceduti
di stenti.
Fra i militari
deportati, il Blog decenni
fa ha raccolto le
testimonianze di due
concittadini
di Contessa Entellina.

E’ verosimile
che i Contessioti siano
stati ben più di quei due
e che alcuni non  sono mai
più  tornati perché  deceduti
di stenti nei campi di
concentramento.


.
 Memorie e testimonianze novecentesche

La letteratura italiana del Novecento accoglie vasti spazi di memorie e testimonianze di quello che fu il trauma degli anni Trenta e Quaranta, con speciale testimonianza a quella che fu la tragedia dell’ebraismo italiano; non ci riferiamo solamente  alle scritture letterarie centrate sulla soluzione finale nei campi di concentramento  e di sterminio (1943-1945), che costarono al solo ebraismo italiano circa 10.000 persone, ma anche la progressiva perdita di diritti, persecuzione ed emarginazione di tanti italiani che non intesero aderire alla Repubblica sociale mussoliniana. Per quanto attiene la letteratura ebraica di riferiremo ai tanti autori che hanno fatto la  scelta di un’altra appartenenza nazionale, quella non sionista e quindi non israeliana.

Questa memoria sugli ebrei italiani è stata per lungo tempo negata e via via nel Novecento, in seguito alla persecuzione, iniziò un processo di recupero delle radici e di ricostruzione della storia più recente, a cura dell’ebraismo della diaspora, con l’intento di differenziarsi ( e pure per contrapporsi) dall’ebraismo dello Stato d’Israele e da quello delle comunità ebraiche nordamericane. Gran parte di queste memorie e testimonianze a cura, oltre che da scrittori, anche e sopratutto da scriventi per i quali lo scrivere  non fu soltanto un atto di assoluta necessità, ma lo scrivere divenne esso stesso necessità perché compito assoluto ed estremo e dovere di dare testimonianza della disumanità subita e trasmettere e mantenere viva la memoria per impedire che quel danno si possa ancora ripetere in altre forme.

Troppo lungo e’ l’elenco degli autori e dei libri  di “memoria e testimonianza” . Noi ci proponiamo di intrattenerci, su ulteriori poche pagine, sulla letteratura italiana del secondo dopo guerra, sul clima disumano portato avanti dalle “leggi razziali” e sul complessivo clima vissuto non solo dagli ebrei ma anche dai deportati italiani nei campi di concentramento tedeschi dislocati, prevalentemente nell’area polacco-ucraina, dove per tanto tempo finirono anche concittadini di Contessa Entellina, la cui unica  colpa fu di non avere voluto aderire alla repubblica sociale mussoliniana.

(Segue)