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domenica 16 agosto 2026

Letteratura: Origini linguistiche

 Ex linguis gente, non ex gentibus linguaeexortae sunt

(Dalle lingue si sono formati i popoli, non dai popoli le lingue).

Isidoro Di Siviglia

=. =.  =Le nuove lingue nate dal latino

Testo di Francesco Sabatini/ (Pescocostanzo, 19 dicembre 1931) è un linguista, filologo e lessicografo italiano, presidente onorario dell'Accademia della Crusca.

La formazione delle lingue romanze è un fenomeno di vasta portata, che può essere compreso soltanto se ricollegato al processo di trasmissione dell’eredità linguistica e culturale latina dal mondo antico all’Europa Medievale. Tale processo coinvolge, oltre alle popolazioni  direttamente discendenti dagli abitanti dell’Impero Romano, in particolare anche la grande famiglia dei popoli germanici, venuti presto in contatto col mondo romano  e diventati via via partecipi della sua civiltà.

 Osservando il piano dei fatti linguistici, nei quali sempre si riflette la complessa dinamica  di fatti sociali, politici, culturali generali, emergono due aspetti contrastanti, ma connessi nella vicenda storica del latino: da una parte la profonda trasformazione del latino parlato, dall’altra la persistenza e fissità del latino “letterario”  di età classica nella tradizione scritta. Alla genesi e agli sviluppi di questo dualismo  linguistico bisogna risalire  per tracciare  adeguatamente la prospettiva delle origini romanze.

 Sia a causa della normale più rapida evoluzione dell’uso linguistico vivo, sia per l'influenza che su di esso avevano esercitato le varie lingue dei popoli via via assoggettati dai Romani (le lingue di "sostrato"), il latino parlato - o  "volgare", nel senso di comunemente usato — presentava già nell'età classica sensibili differenze rispetto a quello fissato dalla tradizione scritta letteraria. Presto la distanza andò aumentando fortemente, per effetto dei rivolgimenti che si producevano nella società e nella cultura romana, soprattutto con l'avvento del cristianesimo e con la crescente infiltrazione di altre popolazioni nell'Impero. Questo progressivo e alla fine incolmabile distacco tra il latino parlato e la sua forma scritta sancita da una formidabile tradizione letteraria emerge da una fitta serie di testimonianze. Accanto alle prove dirette che ci forniscono le scritture dei semicolți (dai graffiti pompeiani ad alcune lettere di soldati) e alle trasposizioni a fini d'arte che si colgono per esempio nel Satyricon di Petronio, si pongono le dichiarazioni di grammatici e scrittori, rivelatrici di una crescente tensione nei confronti di tale problema. Nella seconda metà del I secolo Quintiliano poteva già notare una differenza intrinseca tra il parlare comune e la lingua colta (Mihi aliam quandam videtur habere naturam sermo vulgaris, aliam viri eloquentis oratio). Ma, al passaggio tra il IV e il V secolo, san Girolamo si trovò a constatare che ormai il latino si trastormava giorno per giorno da un luogo all'altro (Cum ipsa latinitas et regionibus quotidie mutetur et tempore) e sant'Agostino giungeva a scegliere forme volgareggianti, ancorché censurate dai grammatici, per farsi comprendere dalla gente comune (Sic etiam potius loquamur: melius est reprehendant nos grammatici quam non intelligant populi). Finché, due secoli dopo, Gregorio di Tours si dichiara incapace lui stesso di adoperare correttamente, pur volendolo, il latino della tradizione.Al disfacimento dell'assetto sociale e infine anche dalla compagine statale dell'Impero corrispondeva ormai una reale separazione delle due correnti linguistiche: queste erano separate da differenze strutturali che investivano tutti i piani del sistema, dalla fonologia alla morfologia, alla sintassi e al lessico.

Al momento della caduta dell'Impero d'Occidente si erano create certamente fratture linguistiche notevoli nel territorio latinizzato e forse si erano già delineati tre rami di latinità: il ramo occidentale, esteso ai territori iberico e gallico (compresa l'intera Italia alpina e padana); il ramo orientale, esteso all'Italia peninsulare, alla Sicilia e alla penisola balcanica; il ramo, assai più esile, che possiamo chiamare centrale o Tirrenico, circoscritto alla Sardegna e forse alla Corsica. A questi rami si riconducono i numerosissimi "dialetti (termine venuto in uso ben più tardi, nell'Italia rinascimentale) ' che coprono ancora oggi il territorio della Romania residua.

Da vasti territori, intanto, il latino era stato o stava per essere estirpato del tutto: nella metà sud-orientale dell'Impero prese via via il sopravvento, anche come lingua ufficiale, il greco; l'area renana e quella britannica stavano subendo la germanizzazione; la fascia nord-africana sarebbe stata deromanizzata tra il VII e l'VIII secolo per effetto dell'invasione araba; una buona parte della penisola balcanica avrebbe subito di li’ a poco la stessa sorte con la calata delle popolazioni slave.

Al di sopra degli sconvolgimenti prodotti nell’assetto linguistico di base dai movimenti etnici, si conservava però la tradizione unitaria del latino scritto: eredità preziosa della civiltà romana, strumento insostituibile per assicurare, sia pure attraverso esili fili, la comprensione del messaggio di quella civiltà e per attuare, nell'intero ambito dell'Europa romano-germanica, la comunicazione nella sfera della cultura intellettuale e dei rapporti giuridici, diplomatici ed ecclesiastici, e perciò strumento ricercato e via via acquisito anche dall'aristocrazia dei dominatori. Ma ormai questo latino, non più organicamente connesso con l'uso vivo della lingua, veniva appreso solo attraverso l'istruzione, in forme quanto mai irrigidite e al tempo stesso ibride, perché soggette nelle varie aree all'influenza incontrollata del parlato locale.

La domenica è fatta per riflettere

 

Applicare l’analisi semiotica a
questo libro del Nuovo
Testamento, “Gli Atti degli
Apostoli”, significa analizzare
le strategie narrative di San
Luca, i ruoli degli attanti
 (=i soggetti, come Pietro
e  Paolo) e la progressione
del racconto da
Gerusalemme a Roma
senza fermarsi solo
alla cronaca storica.





Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Una rilettura delle quattro tappe in chiave semiotica (= semiotica è la disciplina che studia i segni, il loro significato e il modo in cui comunichiamo) vuole significare analizzare parole, immagini, gesti e oggetti per capire come creano senso nella nostra vita, è stata proposta da L. Panier, il quale vi applica le quattro fasi che caratterizzano ogni racconto:


1) il contratto: momento in cui il "destinatore" insedia l"eroe" (o soggetto agente) per realizzare un determinato "programma" (cc. 1-5 = progetto apostolico);


2) la competenza: momento in cui l'eroe" acquisisce la "competenza" e i mezzi o i poteri per "fare", cioè per realizzare il "programma" (cc. 6-12 = diversificazione ed estensione del programma apostolico);


3) la performance: momento in cui l''eroe" realizza il "programma" affrontando e dominando l'anti-eroe" (o anti-soggetto) (cc. 13-20 = missione di Paolo); 


4) La sanzione (o riconoscimento): momento in cui l'eroe" viene riconosciuto e viene valutata la realizzazione del "programma" (cc. 21-28 = processo di Paolo, da Gerusalemme a Roma).


Il semiologo e teologo francese Louis Panier (1945–2012), e’ noto per i suoi studi di semiotica del discorso, in particolare applicata all'analisi dei testi biblici e religiosi. E’ stato Professore di semiotica all'Université Lumière Lyon 2.

= = = 

= = =


LA LITURGIA BIZANTINA e 

valore pedagogico.


La liturgia della tradizione bizantina secondo alcuni autori, nell’ispirazione e nelle celebrazioni si accosterebbe alle celebrazioni sinagogali, e vorrebbe costituire una sintesi dell’Oriente e dell’Occidente, del genio semitico e del genio greco. Molto più elaborata della liturgia latina tradizionale, essa inserisce letture e reminiscenze bibliche, di cui è intessuta, in un commentario dottrinale e spirituale molto ampio. Tutta la teologia dei Padri, tutti i dogmi dei concili ecumenici  si sono tramutati in un immenso poema liturgico, ora vertiginoso “lirismo metafisico”.

L. Bouyer, è’ stato presbitero e teologo francese 

appartenente alla Chiesa cattolica

sabato 15 agosto 2026

Agricoltura in crisi

 Caldo senza precedenti

L'agricoltura europea sta
affrontando una crisi
strutturale senza precedenti
a causa del caldo estremo
e della siccità prolungata.
 
Le ondate di calore record e la
carenza idrica stanno decimando
i raccolti estivi in tutto il
Continente, spingendo le
istituzioni dell'Unione Europea
e le associazioni di categoria
a lanciare l'allarme per la
sicurezza alimentare e la stabilità
 economica del settore. Secondo
le stime correnti, l'impatto
economico complessivo delle
anomalie climatiche estive
rischia di costare all'UE circa 
180 miliardi di euro, una
cifra pari all'1,1% del PIL
dell'intero blocco.


L’ondata di caldo di quest’estate potrebbe costare all’agricoltura italiana più di 1,5 miliardi di euro di danni, secondo Confagricoltura e Cia. Tra caldo estremo, grandine e roghi la «tassa» del clima ha già superato i tre miliardi di euro, secondo una stima di Coldiretti. 

 La siccità ha colpito il 60% del territorio italiano. Confagricoltura calcola che stia determinando una contrazione del 10% delle colture di riso, un calo del 9% della produzione di grano duro e del 5-10% dell’ortofrutta.

  Secondo il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. «Per proteggere il settore e la sovranità alimentare ci sono tre priorità: infrastrutture idriche resilienti, diffusione dell’irrigazione di precisione e più ricerca varietale, tecniche di adattamento e coperture del rischio climatico», aggiunge Cristiano Fini, presidente di Cia. Coldiretti chiede di «accelerare sul piano invasi con sistema di pompaggi, per raccogliere l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e utilizzarla quando serve».

 Le temperature costantemente sopra la media favoriscono la diffusione di malattie e insetti dannosi per le piante, aggravando lo stress biologico delle colture.

 I danni economici dell’ondata di caldo estremo di questa estate non riguardano solo il settore agricolo. Secondo uno studio della Triodos Bank il caldo estivo rischia di costare all’Ue circa 180 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil del blocco. E l’Italia è il Paese che, dopo la Francia, rischia di pagare il prezzo più alto.

Il gusto della riflessione (16)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. =

La sofferenza come "pedaggio

per essere nell'essere"

= = = “Si può anche ipotizzare una vita felice

 che non conosce né il dolore né la sofferenza 

però è uno sforzo dell’immaginazione,

 è un eccesso del sogno.

 

= = = La sofferenza è un pedaggio che 

dobbiamo pagare per essere presenti 

nella vita, per essere nell’essere”.

____

Per Mario Luzi,
la sofferenza non è un
errore o un caso inutile,
ma il «pedaggio»
inevitabile che l'essere
umano deve pagare per
partecipare alla realtà.
Vivere pienamente e
abitare l'esistenza richiede
l'attraversamento del
dolore, il quale segna il
confine e la consistenza
stessa del nostro essere
nel mondo. Il 
dramma non
ha mai l'ultima parola.
La fede e l'apertura al
mistero salvano l'uomo
dalla disperazione totale.








La frase riportata e’ di Mario Luzi (Castello, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005). E’ stato uno dei più importanti e influenti poeti, drammaturghi e critici letterari italiani del Novecento. Esponente di spicco dell'ermetismo, la sua opera si è evoluta nel corso dei decenni passando dalle atmosfere intense e chiuse delle prime raccolte a una poesia più aperta, civile, dialogica e profondamente spirituale. Nel 2004, per i suoi altissimi meriti culturali, è stato nominato Senatore a vita della Repubblica Italiana.

In una intervista degli anni ‘90 del Novecento rilasciata a Sergio Zavoli sosteneva “ La persistenza del male è lo scandalo dell'uomo di fede. Su questo tema hanno battuto la testa tutti i piú gravi intelletti, tutte le piú alte cime del pensiero religioso e di quello laico, asillate dalla propria eticità. Sebbene si possa sensatamente argomentare che la coscienza umana sia andata via via affinandosi, e per questo la consapevolezza del negativo sia divenuta piú suscettibile, tuttavia il male perdura e in un certo senso prolifera e si moltiplica.

Si moltiplica, con l'evoluzione tecnica, la possibilità di farlo e di conoscerlo. Foto e immagini filmate e teletrasmesse illustrano scempi, stragi, abnormità mostruose che ci rimanevano finora sconosciute e che ci era difficile immaginare possibili. Sono state favorite dalla potenza distruttiva dei mezzi, i quali hanno a loro volta incrementato la perfidia, la crudeltà e la mostruosità; e talvolta le hanno inventate. La pubblicità dell'immagine le ha poi munite di un sinistro potere di fascinazione.

Tra la coscienza avvertita e la bruta crescita del male quale porta è aperta? Sono due realtà incomunicanti? O è la prova a cui viene sottoposto l'arbitrio umano a essere ora vittoriosa ora troppo spesso destinata alla sconfitta?

È il mistero, che scioglierà questo nodo? Non credo sia tenuto a spiegarcelo nei termini usuali alla nostra ragione; ce lo confermerà, forse, proprio come mistero: una forma di conoscenza «altra» alla quale dovremmo essere aperti. Se la Sofia  dovesse essere il Leviatano che tutto divora e chiude il discorso, saremmo di fronte a un'altra divinità - e questa ripugnante - che susciterebbe piú orrore di quanto nella sua povera e tragica incongruenza merita la vicenda degli uomini.

venerdì 14 agosto 2026

L’amico cane (20)

 

I cani non sono tutti uguali:

 cosa sapere su razze e personalità.

Tutti i cani derivano dall’antenato del lupo. L’avvicinamento all’uomo, e quindi l’avvio del processo di domesticazione, viene fatto risalire ad almeno 30 mila anni fa. 

Tutti i cani appartengono alla stessa specie, quella che Linneo (botanico svedese) a metà del 1700 ha iniziato a classificare come Canis lupus familiaris. Sono tutti mammiferi, dell’ordine dei carnivori, della famiglia dei canidi. 

Tutti i cani hanno caratteristiche comuni e atteggiamenti simili, perché come tutte le specie rispondono ad un etogramma, ovvero un insieme di comportamenti che tutti i membri che vi appartengono compiono nella vita libera e che sono finalizzate al sostentamento, alla riproduzione, alla difesa, alla comunicazione.


Ma non tutti i cani sono uguali.
 Non lo sono per l’aspetto, per la taglia, per le peculiarità del pelo. E non lo sono per indole, per attitudine, per modo di fare. 
Per questo, se si decide di aprire la propria famiglia ad un nuovo membro e questo membro è un cane, è importante conoscere qualcosa di più dei suoi comportamenti innati. Che, in aggiunta alle condizioni sociali in cui ha vissuto o in cui vivrà, determinano quello che, semplificando molto, potremmo definire il suo  «carattere».

—-

Contiamo settimanalmente di dedicare una paginetta a “l’amico cane”.

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816 

Il mensile «Biblioteca italiana»

fu fondato a Milano per iniziativa del conte Heinrich von Bellegarde, governatore austriaco della Lombardia e luogotenente del viceré fino al marzo del 1816, impegnato a creare intorno all'Austria il senso degli ambienti intellettuali italiani. 

 Originariamente Bellegarde aveva pensato di affidarne la direzione a Ugo Foscolo, la figura di maggior prestigio fra i letterati italiani, facendo leva sull'ostilità manifestata dal poeta veneziano nei confronti della politica napoleonica. Dopo il rifiuto di Foscolo, che alla collaborazione con gli austriaci preferì la via dell'esilio, e quello successivo di Vincenzo Monti, che declinò l'incarico dopo alcuni mesi di lavoro, Bellegarde nominò direttore Giuseppe Acerbi, diplomatico, viaggiatore e geografo, che divenne l'uomo di fiducia del governo austriaco. 

Il primo numero apparve nel gennaio del 1816. Le pubblicazioni sarebbero proseguite, con rigorosa scadenza mensile, fino al 1840, quando la rivista assunse il nuovo titolo di «Giornale dell'Istituto regio lombardo di lettere e arti» con cui continuò a uscire fino al 1859. Vi collaborarono alcuni dei più illustri letterati del tempo, da Vincenzo Monti a Pietro Giordani. 

Finanziata, anche in modo diretto, dalle casse dello Stato, la rivista riuscì a raggiungere e a mantenere la ragguardevole cifra (in relazione ai tempi) di oltre 700 abbonati. Secondo il programma iniziale, essa avrebbe dovuto accogliere le aspirazioni di una cultura "moderna”, al di sopra delle frontiere nazionali, ma dietro le dichiarazioni ufficiali si nascondeva l'obiettivo non meno importante di mostrare i vantaggi che derivavano alla Lombardia dall'appartenenza all'impero asburgico.

 

Il primo gennaio di quell’anno in Lombardia era entrato in vigore il codice civile generale austriaco, il regolamento giudiziario civile e il codice  austriaco dei delitti e delle gravi trasgressioni politiche.

         Gli atti di stato civile passavano dalla competenza dei municipi a quella dei parroci. 

Viene abolita la reggenza  ed istituita per il Lombardo-Veneto un regio governo presieduto dal governatore.

Il secondo dopoguerra in
Italia
 
(1945-1958) è stato un 
periodo di
radicale transizione istituzionale,
profonda crisi economica e
successiva ricostruzione materiale
e sociale
. Uscito sconfitto dal
conflitto
mondiale e devastato da vent'anni
di dittatura fascista e da due anni di
occupazione e guerra civile
(1943-1945),
 il Paese ha saputo rifondare le
proprie
basi democratiche.
La rinascita politica dell'Italia si
compì attraverso tappe fondamentali
che ne ridisegnarono l'assetto dello
Stato:
1) 
Referendum
Istituzionale
(2 giugno 1946):
 Per la prima
volta a
suffragio universale reale (con
il voto
esteso alle donne), gli italiani furono
chiamati a scegliere tra Monarchia e
Repubblica. La 
Repubblica vinse con
circa 12,7 milioni di voti contro i 10,7
milioni della Monarchia, sancendo la
fine del regno dei Savoia
. 2)
 L
'Assemblea
Costituente:
 Parallelamente al
referendum, i cittadini elessero i
membri dell'Assemblea incaricata di
redigere la nuova carta fondamentale.
I tre grandi partiti di massa – la 
Democrazia Cristiana (DC), il 
Partito Socialista (PSI) e il 
Partito Comunista (PCI) –
ottennero
 la larghissima maggioranza dei
consensi.
3) 
La Costituzione Italiana: 
Entrò
in vigore il 
1º gennaio 1948,
fondando
lo Stato sui principi della
democrazia,
del lavoro, dei diritti inviolabili
e del pluralismo politico.


 …….  L'italia dei nostri giorni

Dal dopoguerra … I dicasteri economici dei governi presieduti da De Gasperi, a partire dalla fine del 1945, sono affidati ai più autorevoli economisti dell'epoca, fra cui Einaudi ed Epicarmo Corbino, tutti convinti liberisti. Posti di fronte l’alternativa fra un’economia controllata ed una di libero mercato, fra un’economia chiusa come negli anni Trenta ed un’economia aperta agli scambi con l’estero, essi sostengono l’iniziativa privata contro il dirigismo statalistico e puntano alla piena  integrazione dell’economia italiana in quella europea.

L'indirizzo liberistico-privatistico non raccoglie, però, consensi unanimi. Non pochi funzionari pubblici, ma anche operatori economici e industriali, restano favorevoli al mantenimento, almeno parziale, di forme di controllo dello Stato sul processo di ricostruzione, utilizzando gli strumenti dirigistici ereditati dal fascismo, che i liberisti intransigenti vogliono invece smantellare.

In particolare, i partiti della sinistra difendono la continuazione del razionamento dei generi alimentari, allo scopo di garantire un reddito reale minimo in natura a tutta la popolazione, e puntano al cambio della moneta, cioè alla contemporanea messa fuori corso di tutti i tagli di monete e banconote circolanti, da sostituire con monete e banconote di nuovo conio. Con il cambio della moneta essi contano di poter attuare due obiettivi: da un lato, ridurre la circolazione monetaria e per questa via contenere l'inflazione; dall’altro, costringere i detentori di grandi patrimoni in contanti, generalmente speculatori arricchitisi negli anni di guerra, a venire allo scoperto, permettendo così la riscossione di una cospicua imposta sulle giacenze liquide.

 

 La data prevista per l'attuazione del cambio era in origine il marzo 1946. Ma dopo la caduta del governo Parri, che aveva inserito il provvedimento nel proprio programma, esso viene lasciato cadere. Sono in particolare i liberisti a opporsi, anche perché temono che un'imposta sui depositi liquidi possa minare la fiducia dei risparmiatori.


La politica di Einaudi riesce a contrastare efficacemente le ipotesi di programmazione economica, ottiene notevoli risultati nel rilancio dell'iniziativa privata e nell'inserimento dell'economia italiana nelle correnti commerciali internazionali, ma non riesce a contenere le concentrazioni industriali e finanziarie, favorite al contrario dalla stretta creditizia, che rende le imprese più deboli facile preda delle più forti. Inoltre la presenza dello Stato nell'economia non viene smantellata, come era nelle aspettative e nei piani dei liberisti intransigenti. L'IRI da un lato, l'Ente nazionale idrocarburi dall'altro (che conosce nuovo impulso proprio nei tardi anni Quaranta per iniziativa di Enrico Mattei) divengono la base del sistema delle partecipazioni statali, che continua in modo nuovo l'economia mista" varata dal fascismo.


giovedì 13 agosto 2026

C’era l’America degli immigrati (3)

Il passaggio storico 
dall'America fondata
e cresciuta
sull'immigrazione
alle politiche restrittive
della presidenza di
Donald Trump
 
rappresenta una delle
più radicali
trasformazioni
dell'identità politica,
 culturale ed
economica degli
Stati Uniti. 

Per secoli, gli Stati Uniti 
d'America hanno costruito il 
proprio mito fondativo e la 
propria forza economica
 sul concetto di "Melting 
Pot" (crogiolo di culture) 
e sull'accoglienza.
Nel corso del secondo 
mandato, l'amministrazione 
Trump ha intensificato in 
modo senza precedenti 
l'azione di contrasto. I 
piani prevedono campagne
 di deportazione di massa
l'uso di ordini esecutivi 
accelerati, blitz mirati da 
parte delle squadre 
dell'Immigration and 
Customs Enforcement (ICE) 
negli aeroporti o nei tribunali, 
e la volontà di 
reinterpretare il 14°
 emendamento per negare 
la cittadinanza automatica 
ai figli di immigrati 
irregolari nati sul suolo 
americano.


Un poco di Storia,

in ottica socio-economica

 Nel Sudamerica i conquistadores avevano spazzato via grandi civiltà come quelle degli Incas nel Perú e degli Aztechi messicani. I figli creoli, meticci, mulatti di quei soldati crebbero nell'odio della violenza paterna, furono costretti al battesimo ma per lungo tempo rimasero pagani nel cuore, identificando il cristianesimo con la crudeltà e l'avidità. 

Per frenare l'accaparramento di ricchezze da parte dei missionari, Pio V dovette proibire che portassero valori personali al loro ritorno in patria. Le attività locali erano compromesse da alte tassazioni e monopoli. Era vietata la coltivazione della vite e dell'ulivo per non competere con la Spagna e tutto il commercio era in mani spagnole. Le rivoluzioni avvenute nel Settecento portarono all'indipendenza dei vari Paesi del Sud, e ai moti non furono estranei gli Stati Uniti che iniziarono la penetrazione commerciale in quei territori specie per il petrolio messicano, per i metalli brasiliani e peruviani, per la gomma, il caffe, i cereali, il cacao, la carne, i pellami. Tra Nord e Sud si profilavano forti diversità: il Nord industriale era protezionista, il Sud agrario era per il libero scambio.

 Sulla schiavitù avveniva lo scontro più forte: l'Ovest Usa ne voleva l'abolizione perché temeva la concorrenza dei prodotti più a buon mercato a causa della manodopera schiava. Si alleò dunque con il Nord che voleva bloccare l'estensione della schiavitù nel West messicano.

Un altro punto di dissidio era che il Nord voleva estendere il governo federale, mentre il Sud voleva l'autonomia dei vari Paesi. Sotto la presidenza di Lincoln alcuni Stati sudisti si staccarono dall'Unione per formare gli Stati Confederati d'America: nel 1861 scoppiò la guerra di secessione (o guerra civile) finita nel 1865 con un milione di morti e con la vittoria nordista. Lincoln fu ucciso, si disse, dai sudisti.


Abolita la schiavitù mettendo in ginocchio l'economia del Sud, per gli Stati Uniti iniziò la penetrazione economica, industriale, commerciale nella parte meridionale del continente. L'America, percorsa da un sorprendente impulso produttivo, divenne il luogo delle improvvise, immense fortune, ma anche delle spaventose povertà. L'Alaska era stata acquistata dai russi nel 1867 per poco più di 7 milioni di dollari e nel 1869 si ebbe l'annessione delle Hawaii. 


Sotto la presidenza di Roosevelt (33’, 1933-1945) gli Stati Uniti divennero una grande potenza.


Nel 1904 erano iniziati i lavori per il canale di Panama.


= = = 

= = = 


Zohran Mamdani (di cui alla superiore foto) è il 112º sindaco di New York, in carica dal 1° gennaio 2026. È un politico e attivista statunitense di origini ugandesi e indiane, esponente del Partito Democratico e dei Democratic Socialists of America (DSA). Rappresenta la nuova ondata socialista statunitense ed è il primo sindaco di fede musulmana e il primo asioamericano a guidare la città di New York.

Ha vinto a sorpresa le primarie democratiche sconfiggendo figure di spicco dell'establishment come Andrew Cuomo, trionfando successivamente alle elezioni cittadine del novembre 2025.


La sua amministrazione si concentra sul contrasto al costo della vita, sulle politiche abitative e sul potenziamento dei servizi pubblici finanziati attraverso una maggiore tassazione dei ceti più ricchi. Tra i suoi provvedimenti più noti figurano il lancio di cinque supermercati di proprietà comunale con sconti del 30% e una ferma presa di posizione in politica estera, inclusa la richiesta formale al governo USA di arrestare il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu in seguito al mandato della Corte Penale Internazionale.