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giovedì 23 luglio 2026

Flash di Storia

Ci proponiamo di riportare periodicamente dei resoconti storici su personaggi, movimenti politici ed istituzioni, accompagnati, ove a noi disponibili, da tabelle, indici e immagini d’epoca. Filo conduttore sarà  la Storia politica e civile dell’Italia post-napoleonica con frequenti raffronti socio-politici-istituzionali più vicini a noi, cittadini del terzo millennio.

 L'italia dopo il 1815

Sebbene in epoche precedenti non fossero mancati precursori e progetti per un Italia unita, convenzionalmente l'anno 1815 è stato assunto dagli storici come data d'origine del processo risorgimentale che porterà nel 1861 alla proclamazione del Regno d'Italia sotto la dinastia dei Savoia. 


Il 1815 è una data spartiacque per tutta l'Europa: il congresso di Vienna sancisce infatti la dissoluzione dell'impero napoleonico e la restaurazione dei sovrani  assoluti. Per tutto il periodo le vicende interne dei vari Stati della penisola, tutti sotto l'influenza o il diretto dominio degli austriaci a eccezione del solo Piemonte, sono largamente determinate dal contesto internazionale. İ più significativi moti insurrezionali sono infatti strettamente correlati a rivoluzioni scoppiate in altre nazioni, in particolare in Francia, ed è grazie ad alleanze europee favorevoli che il Regno di Sardegna può alla fine degli anni Cinquanta procedere, dopo una serie di conflitti, all'annessione degli altri Stati italiani. 


Essenziale è comunque la mobilitazione popolare sotto la guida dei democratici per la cacciata dei Borboni dal Regno delle Due Sicilie.


Dal punto di vista economico i vari Stati,  e loro insieme, sono in condizioni di relativa arretratezza rispetto ai principali paesi europei.

                                                                            


Nel 2026 l'Italia sarà l'economia
con la crescita più bassa tra i
Paesi del G20. E’ quanto emerge
dalle ultime previsioni dell’OCSE




  …….  L'italia dei nostri giorni


Ancora oggi l'Italia non primeggia economicamente in Europa. Pur rimanendo tra le prime 10 economie mondiali e la terza nell'Eurozona, la sua economia presenta forti criticità strutturali, registrando ritmi di crescita e livelli di debito tra i peggiori del continente. 


Le stime della Commissione Europea collocano l'Italia nelle ultime posizioni per crescita economica. Con un aumento del PIL previsto attorno allo 0,5% - 0,6%, il Paese viaggia a rilento rispetto alla media europea, frenato dal calo della produzione industriale.


Il rapporto debito/PIL italiano è purtroppo ai vertici in Europa, superando il 137% e attestandosi come uno dei più alti dell'Eurozona.


Sul fronte del lavoro, l'Italia ha raggiunto livelli storici di occupazione, ma questo dato si scontra con salari stagnanti e un costo della vita che incide pesantemente sul potere d'acquisto.


I cittadini italiani mantengono una buona solidità per quanto riguarda il risparmio e il patrimonio privato (soprattutto immobiliare), ma la ricchezza netta pro capite rimane inferiore alla media dei paesi OCSE.

Esportare la democrazia?

Riflessioni

Trump ha attaccato l’Iran. Ritiene di avere tutte le ragioni dalla sua parte. Il pensiero diffuso in Occidente secondo cui esistono valori universali che andrebbero rispettati da tutti i paesi del pianeta e’ -in realtà- privo di fondamenta.

 L’universalita’ delle istituzioni occidentali (democrazia, libero commercio, libero transito marittimo, libero pensiero etc.) non è altro che una illusione; esse sono solamente particolarità fra altre, con dignità come le altre, senza alcun valore intrinseco superiore o migliore di quello delle altre.

 Da decenni sui media leggiamo che si dovrebbe esportare la democrazia, come se si trattasse di far cambiare una giacca. Taluni in Occidente ritengono che voler esportare un modo di pensare, di vivere, di svolgere relazioni, senza prima considerare che cambiare le condizioni sociali, economiche, giuridiche, istituzionali dei paesi interessati su spinta di qualsiasi iniziativa dei paesi occidentali  si rivelerà sempre prematura in quanto va ad innestarsi su culture e civiltà diverse da quelle originarie, quelle già affermatesi in Occidente. Dove peraltro siamo ancora imbrigliati nella guerra russo-ucraina.

Noi siciliani

 

L'associazionismo civile
e i movimenti antimafia
sono molto attivi nel
tessuto sociale, sebbene
si registri una minoranza di
cittadini che partecipa con
continuità alle iniziative di
sensibilizzazione. Il
cambiamento culturale è
in atto, ma la totale
eradicazione del fenomeno
rimane una sfida aperta.




La mafia c’e’ ancora?

I siciliani non hanno abbandonato il fenomeno, ma la mafia ha modificato radicalmente il suo modus operandi. Oggi Cosa nostra è meno visibile per le strade, ma continua a infiltrarsi nel tessuto economico attraverso la corruzione, il riciclaggio e la gestione dei fondi pubblici, piuttosto che con le stragi. Sebbene sia, sotto alcuni profili, in declino rispetto agli anni Novanta, il suo radicamento sociale e culturale persiste in più contesti. 

Le principali dinamiche attuali mostrano: 1) La criminalità organizzata si concentra su colletti bianchi, appalti e finanza, sfruttando le debolezze delle istituzioni, 2) La Sicilia ha registrato un numero relativamente elevato di scioglimenti di enti locali a causa di infiltrazioni, confermando una forte ingerenza nel voto e nella gestione pubblica, 3) Se da un lato l'Antimafia istituzionale opera con sequestri e confische, dall'altro nascono iniziative regionali e progetti come Liberi di scegliere per sottrarre i giovani alle famiglie mafiose:  l’obiettivo dovrebbe essere quello di offrire a minori, giovani e famiglie intrappolati in contesti di criminalità organizzata la possibilità concreta di costruirsi una vita lontano dall'illegalità attraverso un sistema coordinato di misure di protezione sociale, sostegno scolastico e formativo.

Il concetto di “mafia” è piuttosto vasto e sotto certi aspetti complesso. Parecchie sono le scienze umane che di essa si occupano (storia, antropologia, sociologia, politologia, economia, criminologia, diritto ….).

Sul blog dedicheremo alcune pagine al fenomeno che non è affatto lontano dalla terra di Sicilia e nel contempo renderemo omaggio ad un personaggio che ci fu amico, il prof. Anton Blok, antropologo olandese che a Contessa visse per parecchio tempo.

mercoledì 22 luglio 2026

Parole frequenti sui media

Perché la difesa sia considerata
legittima dall'ordinamento, devono
 coesistere precisi elementi tassativi:
Pericolo attuale: La minaccia deve
essere incombente o perdurante.
Non è ammessa la difesa preventiva
né la ritorsione a reato già esaurito.
Offesa ingiusta: L'aggressione deve
violare un diritto protetto dalla legge,
senza che l'aggressore sia autorizzato
a farlo. 
Necessità della reazione:
L'azione difensiva deve essere l'unica
via praticabile per evitare il danno,
configurando una situazione in cui
l'alternativa è solo agire o subire.
Proporzionalità:Deve sussistere
un equilibrio tra il valore del bene
minacciato (es. la vita o l'incolumità
fisica) e il bene sacrificato dalla
reazione.


legittima difesa

L’articolo 52 del Codice penale sulla legittima difesa (la non punibilità per fatti che sarebbero reati) prevede la proporzionalità con l’offesa.

Sul caso Ruggero, in tanti più che di legittima difesa parlano di “vendetta”. Il comportamento di Roggero è infatti progressivo: esce dalla gioielleria, rincorre i malviventi per strada, non nelle pertinenze del negozio, spara ai primi due alla schiena, poi va avanti, insegue il terzo e cerca di sparare anche a lui. Questa è proprio una vendetta, che può essere giustificata dal punto di vista psicologico di chi ha subito un’ aggressione violenta, ma non è certo legittima difesa».

Infatti è stato condannato per omicidio plurimo.

Statuto dei Lavoratori (3)

Principi costituzionali

Nella Costituzione italiana il lavoro
rappresenta il 
valore fondamentale
e il pilastro cardine
 su cui poggia
l'intera struttura democratica dello
Stato. La Carta non considera il
lavoro solo come una mera attività
economica, ma come il mezzo
principale per realizzare la 
dignità
umana
, l'uguaglianza sostanziale
e la partecipazione sociale.







La Costituzione detta numerosi e moderni principi in ordine alla tutela e al ruolo del lavoro. Alcuni di essi sono inseriti tra gli stessi principi generali (artt. 1 e 4), altri, invece, tra i diritti e i doveri dei cittadini in materia economica (artt. 35-40).

Implicazioni più o meno dirette con il lavoro sono offerte da altri articoli costituzionali (artt. 41-46).

Sul blog ci proponiamo di approfondire quegli articoli della Costituzione che hanno più dirette implicazioni con la materia lavoristica che, poi, ci introdurrà’ alla comprensione complessiva dello Statuto dei Lavoratori e successive aperture. 


Art. 1 della Costituzione

«L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Esordendo con questa definizione, la Costituzione italiana intende indicare proprio nel lavoro l'elemento qualificante e fondamentale della nostra forma di Stato. II lavoro, e in questo caso non solo quello subordinato, è inteso non come fine a se stesso o come semplice mezzo di sostentamento, ma quale strumento imprescindibile  per l’affermazione della personalità dei singoli nell’ambito della compagine sociale e della collaborazione economica.

Sul lavoro, e non più sulla nascita, sul censo o su altri privilegi viene così fondata la dignità del cittadino.


Art. 4 della Costituzione

L’art. 4, anche in ragione di quanto detto sopra, commentando l'art. 1, dichiara il lavoro un diritto-dovere di ogni cittadino e impone allo Stato il compito di rendere effettivo e operante questo principio. Si tratta, come più volte confermato dalla giuri-sprudenza, di una norma programmatica, cioè di una norma che non può essere applicata immediatamente e il cui destinatario non è il singolo cittadino, ma il legislatore il  quale deve, attraverso leggi specifiche, cercare di attuare il principio in esso enunciato. Proprio entro questa visione si inseriscono gli interventi e i controlli statali in materia di collocamento, di lotta alla disoccupazione e di incentivazione all’occupazione giovanile. Si pensi, per esempio, a tutta la legislazione sviluppatasi a partire dagli anni ottanta del Novecento  sul contratto di formazione e lavoro che, attraverso agevolazioni finanziarie concesse all’imprenditore, promuoveva l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.


(Segue)

L’antico e il nuovo (3)

I valori universali esistono ? 

Ci riconosciamo tutti in essi?

Max Weber non crede
nell'esistenza di valori
universali oggettivi o
scientificamente dimostrabili.
Per lui, il mondo umano è
caratterizzato dal 
politeismo dei valori:
una pluralità irriducibile di
credenze e ideali in
costante conflitto tra
loro, frutto di scelte
soggettive.
valori occidentali (come democrazia, diritti umani e uguaglianza) sono spesso considerati universali nella loro applicazione, ma la loro origine storica e la pretesa di imporli sollevano accesi dibattiti. Molti filosofi e storici concordano sul fatto che l'universalità dovrebbe risiedere nel valore intrinseco di questi principi, non nell'imposizione del modello culturale occidentale.

 Sebbene l'albero genealogico dei diritti umani moderni sia profondamente radicato nella tradizione greco-romana e giudaico-cristiana, ciò non rende i valori meno desiderabili o applicabili per altri popoli. Il bisogno di libertà, dignità e giustizia è trasversale a molte culture, che tuttavia possiedono visioni filosofiche ed etiche differenti.

  Molti critici, specialmente nel contesto del dibattito internazionale contemporaneo, evidenziano come l'Occidente abbia spesso utilizzato la retorica dei "valori universali" per giustificare ingerenze o imporre il proprio modello socio-economico. La pretesa di superiorità o l'arroganza di esportare tali valori senza rispettare le specificità locali finisce per indebolire il concetto stesso di universalismo.

  Il filosofo e giurista Norberto Bobbio ha dedicato gran parte dei suoi studi alla distinzione tra i diritti come conquiste storiche e la loro validità universale. 

All'inizio del suo celebre saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Max Weber, oltre un secolo fa, sollevò la seguente questione: «Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci - si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?».

Weber parlava in particolare della «più grande forza della nostra vita moderna, del capitalismo», ma sono parecchie le istituzioni, anche non comprese nell'elenco di Weber, alle quali può essere applicato il medesimo quesito. La scienza moderna, ad esempio, è un'invenzione dell'Occidente che ha valore universale. Il liberalismo, la separazione fra la società civile e lo Stato o fra la religione e lo Stato, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, la democrazia, le convenzioni, dichiarazioni o carte - che appunto si chiamano universali - dei diritti: queste e altre sono creature tipiche, originarie e proprie dell'Occidente, in gran parte dell'Occidente europeo, che sono nate in una qualche epoca della sua storia, si sono affermate e imposte in altre parti del mondo e pretendono di avere valore universale.

Naturalmente, le spiegazioni che di tali fenomeni unici sono state avanzate divergono, talvolta anche fortemente, fra loro. 


(Segue) 

 Ci proponiamo di affrontare interessanti problematiche del nostro mondo, di quello oggi molto travagliato, delle tante visioni culturali non tutte orientate alla pace, alla solidarietà, alla convivenza delle etnie e delle culture diverse.

martedì 21 luglio 2026

Una cosa l’autodifesa, altro farsi giustizia (2)

La legge italiana (Articolo 52 del
Codice Penale) stabilisce paletti
molto rigidi:
 Pericolo attuale: Devi
essere aggredito 
in quel momento.
Se i malviventi stanno scappando,
il pericolo cessa e sparare diventa
una ritorsione o una vendetta,
non più difesa. 
Proporzionalità: 
La reazione deve essere
proporzionata a ciò che
subisci.
 
La linea di confine: La giurisprudenza
ha confermato che non si può
farsi giustizia da soli. C'è una
linea netta che separa il proteggere
la propria vita dall'inseguire e
sparare a chi si sta allontanando
 o è già fuori dal negozio. La legge
ammette la scriminante della
 "difesa legittima" solo finché
l'aggressione è in atto.

 Il punto chiave della 

vicenda del gioielliere 

La discussione nella politica e sui media è ampia in seguito alla  vicenda del gioielliere condannato in via definitiva per aver ucciso due rapinatori in fuga e ferito un terzo. Certamente nessuno che si trovasse nelle condizioni del gioielliere, con un arma nel cassetto, può sapere e dire come si sarebbe comportato. Tutti, però, dovremmo sapere cosa succederebbe se uccidessimo a sangue freddo due persone che hanno smesso di minacciarci, che anzi sono scappate.

In questo caso, e in tutti i casi di autodifesa: la difesa - è la tesi che sta facendo presa nella maggioranza di governo - è sempre legittima, non c’è mai eccesso se qualcuno ti attacca, e a questo punto puoi addirittura ucciderlo anche quando sta fuggendo. Puoi vendicarti. Puoi introdurre e applicare all’istante la pena di morte, senza nemmeno che il condannato abbia ucciso. Tu puoi ucciderlo mentre scappa!

Parole frequenti sui media

 

L'INVALSI è l'Istituto nazionale per
la valutazione del sistema educativo
di istruzione e di formazione
. Si tratta
di un ente pubblico di ricerca controllato
dal 
Ministero dell'Istruzione e del Merito
 (MIM)
. Il suo compito principale è misurare
 periodicamente il livello di competenze
degli studenti italiani per monitorare la
qualità della scuola su scala nazionale.
invalsi

Invalsi è l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione è un ente di ricerca pubblico italiano che ha lo scopo principale di valutare la qualità e l’efficacia del sistema scolastico nazionale. 

La valutazione avviene attraverso prove e test standardizzati eseguiti dagli studenti in momenti chiave del percorso scolastico.

I risultati scolastici degli studenti italiani non riescono a tornare ai livelli di prima del Covid. La percentuale degli alunni che raggiungono almeno la sufficienza continua a registrare solo piccole oscillazioni in su o in giù, ma un vero e proprio recupero nelle competenze di base (italiano, matematica e inglese) ancora non si vede: segno che, nonostante il Pnrr, gli investimenti europei e i piani del governo, il sistema continua ad arrancare. «È come se si fosse assestato più in basso», ha detto il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci, presentando il Rapporto sui test Invalsi: «Succede anche in altri Paesi, ma non abbiamo una spiegazione».

Cittadino consapevole (6)

 

L'espansione dei traffici ha
reso lungo i secoli pericoloso
e difficile trasportare grandi
quantità di metallo. La
nascita delle prime banche
europee nel Medio Evo ha
introdotto
lettere di cambio e depositi,
consentendo di regolare i
pagamenti con la semplice
scrittura contabile.
Per facilitare le transazioni,
gli Stati hanno iniziato a
stampare banconote
convertibili in oro (fino
all'abbandono del 
gold
standard
 nel XX secolo).

Sul blog continueremo
a ricostruire il lunghissimo
periodo storico attraversato
prima di arrivare alla
finanza e alle politiche
contemporanee che
agevolano enormemente 
 lo sviluppo del
commercio internazionale
a cominciare sopratutto
dal XX secolo.




L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accellerato dei nostri tempi.

==  == ==
L’invenzione della moneta (II)
Col trascorrere del tempo, in alcune aree, si cominciò ad usare la parola (il dialogo fra gli esseri umani). Il che accelerò i tempi delle trattative seppure dava vita a dispute rumorose. Le due parti che volevano concludere, in quell’alba dell’umanità, l’affare badavano ad essere divise da un ostacolo naturale come una barriera di vegetazione.
Nelle Hawai si commerciava tra le rive  opposte di un fiume esponendo la mercanzia  sulle rocce che emergevano dalle acque; così la lite circa lo scambio mercantile era solo verbale e si evitava la violenza fisica.

 .

La fatica che comportava un simile tipo di mercato portò a stabilire come unità di valore il prodotto meno deteriorabile, più prezioso e richiesto da ciascuna comunità: i pastori offrivano greggi, i pescatori pesci.

 Esiste un listino di prezzi islandesi che risale ai primi decenni del Quattrocento, dove si legge che 20 ferri di cavallo corrispondevano a 20 pesci secchi, un paio di scarpe di cuoio a 3 pesci secchi, un barile di burro a 120 pesci secchi, una botte di vino a 100 pesci secchi. A Terranova anche gli operai venivano pagati col pesce fino all’Ottocento.


Per lo scambio in Virginia si usava tabacco, nell'America centrale cacao, nel Maryland zucchero; l'Africa offriva avorio, olio di palma, oro, caffe, cotone; la Cina tè confezionato a mattoni; lungo il Baltico l'ambra. 

I popoli cacciatori, come i Lapponi e i Russi, avevano buone riserve di pelli per pagare ciò che acquistavano: castori, ermellini, zibellini, scoiattoli, martore, e organizzarono una sorta di moneta tagliando le pellicce a pezzi, marchiandole con un segno che ne indicava il valore. Un posto d'onore spetta alle conchiglie che rappresentarono a lungo e per molti paesi il nostro denaro.


Gli Indiani d'America pagavano i loro conti con «wampum» che erano due conchiglie di mare, una bianca meno preziosa e una viola di maggior valore, oppure infilavano i loro frammenti in collane che fungevano da moneta. Questo sistema di pagamento fu in auge fino al XVII secolo anche dopo l'arrivo degli europei e cessò a causa loro quando alcuni falsari fabbricarono conchiglie in pasta di vetro. 

Le isole madreporiche delle Maldive nell'oceano Indiano con le loro conchiglie erano una vera banca per i Cinesi e gli Indiani, mentre la Corea barattava riso e tela di canapa; nel tardo Trecento venne in uso di applicare un segno alle pezze di stoffa che avevano così un loro valore legale.


Vedremo che in Europa il progresso, sul versante commerciale, fu più rapido.


(Segue)

lunedì 20 luglio 2026

Cittadino consapevole (5)

Prima che venisse inventata la
moneta coniata (avvenuta nel
VII secolo a.C. nell'antica Lidia)
,
 
le civiltà si basavano su sistemi
di scambio complessi
. Il 
baratto: Lo scambio diretto di
beni o servizi, come grano in
cambio di bestiame. Era però
limitato dalla "mancanza di
coincidenza dei bisogni" (se avevi
delle capre ma l'altro voleva solo
grano, lo scambio non
avveniva).





L’Economia, una scienza sociale
==  == ==
 L’invenzione della moneta

In tempi remoti, più o meno cinquemila anni fa, il modo più semplice per entrare in possesso di un prodotto non disponibile nel proprio territorio, e che altre popolazioni vicine avevano, era quello di rubarlo. 

Alle prime civiltà, da quella dei faraoni a quella dei Fenici, ben presto però fu evidente che il furto comportava guerre, morti, diffidenze, vendette e si passò all'uso di dare qualcosa in cambio. I Pigmei dell'Africa centrale facevano incursioni nelle tribù confinanti per prendere banane e altri prodotti, ed iniziarono ad avere cura di lasciare alla base delle piante della selvaggina come risarcimento.

E selvaggina lasciavano i Vedda dell'India davanti agli ingressi delle capanne abitate dai fabbri, sicuri di trovare, a breve distanza di tempo, un certo numero di punte di freccia indispensabili per esercitare la caccia.


Lo scambio di merci, già  all’alba della civiltà, richiedeva buoni rapporti tra le comunità per superare antiche inimicizie; un modo per avviare incontri pacifici e convenienti fu quello del dono.


Una tribù, guidata dal suo capo, ne riceveva un'altra organizzando una festa con danze, gare e banchetti: era quella l'occasione per offrirsi vicendevolmente regali. Non si poteva rifiutare il dono, ma bisognava restituirlo; il suo valore era di secondaria importanza, anzi, ognuna delle due parti cercava di dare di più, perché la generosità era l'orgoglio della tribù, che saliva così nella stima dei vicini. Il vantaggio morale era considerato più importante di quello economico.


E’ evidente che lo scambio di beni sotto questa forma non poteva ancora dirsi commercio: esso cominciò a delinearsi soltanto con l'uso del baratto.

A volte, per ottenere una merce bisognava trattare anche coi nemici, oppure con persone di lingua diversa, e per superare la difficoltà si diffuse il baratto silenzioso: si sceglieva un luogo di confine tra due popolazioni, una portava i suoi prodotti e si ritirava dopo aver acceso un fuoco di avvertimento; l'altra allora si avvicinava, deponeva lì accanto la sua merce di scambio e si allontanava. Ecco rifarsi avanti la prima, che valutava la convenienza: se l'offerta era vantaggiosa, ritirava i prodotti e si dileguava, se era insufficiente, lasciava tutto al suo posto. In questo secondo caso l'altro gruppo aggiungeva ancora qualcosa e inține l'operazione era compiuta. 

Forme di messaggi



Il dolore è come un postino;

qualche volta bussa alla tua porta:

 ha una lettera per te.

Parole frequenti sui media


Il progetto di ampliamento
strategico della coalizione verso
il centro (forze riformiste e liberali)
e verso la sinistra radicale per
massimizzare il bacino elettorale.
Non si tratta di un partito unico,
ma di un accordo di coalizione
tattico nato per sfruttare i
meccanismi delle leggi elettorali
 e competere nei collegi unici o
nelle sfide regionali e nazionali.
campo largo

È l’alleanza di centrosinistra tra Pd, M5S, AvS e +Europa, che punta a includere anche Iv: alle ultime Regionali ha vinto in Sardegna, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Campania. Dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia, a fine marzo, nel Campo largo è partito il dibattito sulla scelta del leader per le Politiche 2027. Superato il flop della prima manifestazione unitaria, l’8 luglio a Napoli, l’alleanza prova ora a ricompattarsi.

La coalizione politica unisce le principali forze di opposizione del centro-sinistra e dell'area progressista e’ nata con l'obiettivo di creare un fronte unito alternativo alla maggioranza di centro-destra. I quattro partiti cardine e i rispettivi leader dell'alleanza sono il Partito Democratico con Elly Schlein, il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, e l'alleanza Alleanza Verdi e Sinistra rappresentata da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli

domenica 19 luglio 2026

Una cosa l’autodifesa, altro farsi giustizia

Farsi giustizia da sé stessi?

 Esistono le leggi riportate sul Codice Penale. Adesso non sappiamo  più se hanno validità o meno. Il centrodestra che attualmente dispone della maggioranza in Parlamento vuole che parte di quella legislazione non si applichi in prosieguo. 

Tutto nasce dalla vicenda del gioielliere Mario Roggero, vittima di un tentativo di furto, che si è fatto giustizia da sé, ammazzando due ladri già in fuga dai suoi locali.

    In questo caso, e in tutti i casi di autodifesa:

  la difesa - è la tesi che sta facendo presa nella maggioranza di governo di centro-destra- è sempre legittima, non c’è mai eccesso se qualcuno ti attacca, e a questo punto puoi addirittura ucciderlo anche quando sta fuggendo. Puoi vendicarti. Puoi introdurre e applicare all’istante la pena di morte, senza nemmeno che il condannato abbia ucciso.

   Ma se dovesse andare avanti una simile intenzione, saremmo nella massima inciviltà.

= = = 

Nel mondo civile, nei paesi democratici, a nessuno,
a nessuno e’ consentito farsi giustizia da se’.
L'ordinamento italiano vigente vieta categoricamente la giustizia privata per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. Se ti trovi in una situazione in cui senti di aver subito un torto, l'unico modo corretto per risolvere la controversia è: 1) Rivolgersi alle Autorità: sporgere una denuncia o querela presso le forze dell'ordine (Carabinieri o Polizia). 2) Azioni Civili: farsi assistere da un avvocato per avviare le opportune pratiche legali o un ricorso d'urgenza al giudice competente.
La legge considera delitto il fatto di colui il quale, anziché rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere il riconoscimento di un proprio opinato diritto, si fa giustizia da sé usando violenza sulle cose o sulle persone. Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, altrimenti detto ragion fattasi, ha per oggetto la tutela dell'interesse dello stato d'impedire che la violenza individuale si sovrapponga alla pubblica autorità per conseguire una pretesa privata. Ciò perché in uno stato ben ordinato la giustizia non può essere rimessa all'arbitrio dei singoli, ma deve esclusivamente essere amministrata mediante gli organi ai quali è affidato il compito di dirimere le private controversie.
Il codice penale italiano 1930 prevede (art. 392) il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, e (art. 393) lo stesso delitto con violenza alle persone. Si tratta di due distinti titoli di reato i quali, sebbene abbiano comuni taluni elementi, si differenziano per la diversa natura dell'estremo della violenza. Nel caso in cui vi sia violenza alle persone e sulle cose si ha un reato unico complesso (art. 393 capov. 1 in relazione all'art. 84).