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lunedì 13 aprile 2026

Avvenne il 13 Aprile

 


Sicilia nostra

13.04.1942 - Muore a Milano il poeta dialettale e medico Vincenzo De Simone, nato a Villarosa (Enna) il 19 novembre 1879. Scrisse numerose e delicate liriche ispirate dal ricordo della isola natia. E’ riconosciuto come un maestro ed un animatore della poesia dialettale.

Pur essendo vissuto fuori Villarosa, dall'età di dieci anni visse a Catania per studiare e, dopo la laurea in medicina, a Milano, dove esercitò la professione di medico-dentista, mantenne sempre vivo l'amore per la sua terra, che cantò appassionatamente in molte liriche, come quella intitolata «Luntanu e prisenti» in cui esprime la profonda nostalgia per il suo paese.

Notevoli le liriche dei poemetti: «Bellarrosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu».

Molte sue opere in lingua e in dialetto furono conosciute anche all'estero, dove ebbe ammiratori e traduttori. Del dialetto di Villarosa egli dice che «per merito della poesia è idioma ad ogni altro superiore, perché tale noi lo vediamo con gli occhi del nostro amore».

La fuitina
Quannu mi la purtai era di sira,

 a lu chiaru di luna la vasai; 

avia la facci comu forra cira, 

cci dissi: " Amuri, a cu’ penzi? chi hai?" 

" Penzu ca a st’ura me matri suspira; 

ah scialarata! comu la lassai!" 

" Nun cci pinzari, amuri, ca stasera ti binidici di chiddu ca fai!"


La fuga: 

Quando la rapii era di sera al chiaro di luna la baciai, aveva la faccia come fosse cera, le dissi: "amore, a che pensi? che hai?" Penso che a st’ora mia madre sospira; ah scellerata! come la lasciai!" " Non ci pensare amore che stasera ti benedice di quello che fai !"

Contessa Entellina e il disinteresse della politica

 Grande capienza abitativa e grande desertificazione umana

Oltre il 70% del territorio siciliano è a rischio desertificazione, con un processo particolarmente avanzato nelle aree interne e lungo la fascia costiera meridionale. I dati dei monitoraggi riferiscono di 
circa 117 kmq di suolo che si degradano ogni anno, minacciando l’agricoltura e l’ecosistema.

2

Entro un decennio, si stima che in carenza di serie iniziative di valorizzazione delle aree interne attualmente sottoposte a flussi ininterrotti di migrazione giovanile, un terzo dell'isola potrebbe trasformarsi in un territorio arido, con caratteristiche simili a Tunisia e Libia. 

Il fenomeno colpisce prevalentemente le zone interne e collinari, (come dire le aree con la medesima tipologia della nostra Contessa Entellina) e specialmente quelle esposte a sud, dove l'aridità e l'erosione mostrano segni più  accelerati. 

Alcune delle aree più vulnerabili includono:

—-Provincia di Agrigento e Caltanissetta: Aree interne e collinari soggette a forte aridità,

—-Sicilia sud-orientale: Zone limitrofe ai Calanchi del Cannizzola (tra Paternò e Centuripe), che mostrano paesaggi brulli simili a deserti, specialmente in contrada Valanghe,

—-Provincia di Palermo Est: Comuni attualmente monitorati per l'alto rischio di desertificazione. 

  In questo contesto, non sfugge che molti dei 47 invasi esistenti sono stati non pienamente operativi a causa della mancanza di manutenzione. Fortunatamente nell’inverno da poco trascorso le piogge non sono mancate. E però il flusso migratorio sta lì ed investe tutte le fasce socio-economiche, se pensiamo che a Contessa Entellina non esiste più un salone/barbiere, una pompa di carburante automobilistico.

Il Novecento (5)

 

Il secolo delle rivoluzioni sociali

Il Novecento è il secolo di rivoluzioni (il socialismo massimalista o bolscevico  che diventa comunismo in Russia) e di reazioni di maggiore virulenza (il fascismo e il nazismo, ma non solo essi: si pensi al più recente  Cile di Pinochet). Ed è il secolo delle guerre mondiali: violenza ispirata a ideali nazionalistici piuttosto che a progetti di riscatto sociale. Si intrecciano e si mescolano i moventi di chi ha fretta di cambiare il mondo: chi pensando solo al proprio paese, chi proiettando in campo internazionale la visione di una civiltà di uomini eguali e liberi. Nell'uno e nell'altro caso si sublima una politica di potenza (URSS e Germania, nonché Italia). La quale naturalmente non è estranea ai grandi stati democratici dell'Ovest (USA, Inghilterra, Francia). Sono questi ultimi a lungo termine a risulcare i vincitori di un secolo che ha cominciato dagli estremi, dagli estremismi, e che si conclude col trionfo dell'ideologia della centralità: cioè il moderatismo che non ha fretta di cambiare le cose che pur lentamente cambia e che usa la violenza solo quando essa è la risposta necessaria a una situazione in cui serve far sentire i rapporti di forza a chi si illudesse che l'eguaglianza sociale, essendo logica, deve essere anche reale. Alla fine del Novecento nessuno crede più alla rivoluzione sociale e si fatica a credere nel socialismo, almeno come ideologia da cui partire verso una nuova civiltà. Non si parla quasi più del proletariato, la classe delegata dall'Ottocento a succedere alla borghesia; anzi non circola quasi più la teoria del classismo, della storia come lotta di dassi. Naturalmente ci sono ricchi più ricchi di prima e poveri più poveri che nell'Ottocento: a cominciare dagli Stati Uniti, il cui modello di vita non ha, quasi, rivali nel mondo. Tranne la Cina, che è ancora lontana.


Le dittature di partito e personali non sono finite: quella della Corea del Nord è grottesca, cioè insieme ridicola e tragica. Muore come farsa esilarante e straziante quel comunismo che è stato anche una tragedia ma che ha generato e nutrito per decenni legittime aspirazioni all'uguaglianza di popoli di ogni continente. Nelle quali esigenze durante l'ultimo quarto di secolo si è alleato col cattolicesimo più fedele all'eredità (soprattutto nel Sudamerica ma non solo li) di un cristianesimo tornato dopo Giovanni XXIII dalla parte del popolo. Alla fine del Novecento gode migliore salute la Chiesa cattolica, anche se il materialismo - quello che però Marx definiva "volgare" trionfa nella coscienza e nei comportamenti di ogni popolo della Terra. Se fosse lecito scherzare coi santi, dovremmo concludere che la divinità in cui tutti credono è il danaro. Il male che imperversa in tutto il mondo è invece la corruzione, di cui soffrono sia le dittature che le democrazie.

Sono stati coltivati nel Novecento grandi progetti e sono state compiute memorabili imprese per la storia dello sviluppo umano. Solo chi ha perso la memoria di cos'era l'Italia nell'Ottocento e persino alla metà del Novecento può dire che nulla è cambiato. Le masse di oggi sono incolte ma quelle di ieri erano analfabete; quelle di oggi mangiano male, ma i contadini di ieri pativano la fame. Hanno fatto molto il socialismo e la democrazia in questi ultimi cento anni. E la sconfitta dei grandi ideali è di quelle che comunque ingigantiscono un'epoca. Il Novecento è un grande secolo anche per le esigenze che ha generato.

Il Novecento è però anche il secolo della bomba atomica che uccise in poche ore centinaia di migliaia di esseri umani, dei lager, delle megalopoli infernali, delle quotidiane stragi per incidenti stradali, della criminalità organizzata più potente degli stati, delle innumerevoli guerre locali - per cui non c'è giorno senza guerra in questo mezzo secolo di pace -, della disintegrazione di grandi nazioni in un pulviscolo di minuscoli stati che erano regioni. Si è decomposta ai confini l'URSS; si è divisa in due nazioni autonome la piccola Cecoslovacchia; la lugoslavia di Tito non ha retto alla tendenza all'autonomia delle regioni adriatiche, che ora sono nazioni indipendenti intente a farsi a pezzi. Su scala mondiale il fenomeno più vistoso è quello dell'Africa uscita dalla fine degli imperi coloniali: si sono sbriciolati, in difesa di identità tribali e religiose, i pochi immensi territori che una volta politicamente (e oggi lo fanno ancora economicamente e culturalmente) dipendevano dalla Francia, dal Belgio e dall'Inghilterra. Assai meno dall'ltalia, che ha pagato un prezzo molto più alto dei vantaggi dalla conquista dell'Etiopia. Lenin aveva attribuito all'Italia colonialista imperialismo da perzenti. Di sicuro il nostro popolo non si è arricchito così. Italiani, brava Gente.



Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).


domenica 12 aprile 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Il viaggio di San Paolo da
Gerusalemme a Roma
 (circa 59-60 d.C.) 
fu un
trasferimento forzato come
prigioniero, dopo il suo
appello all'imperatore
. Il
viaggio, descritto negli
Atti degli Apostoli, incluse
un pericoloso naufragio a
Malta e si concluse con
la predicazione di Paolo a
Roma per due anni in
custodia, prima  del
martirio.








Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

La Sinagoga. E' il luogo della prima predicazione cristiana, fuori da Gerusalemme. San Paolo incomincia di li in tutte le città in cui porta il suo annuncio: a Damasco (9,20), a Salamina di Cipro (13,5), ad Antiochia di Pisidia (13,14.43), a Iconio (14,l), a Tessalonica (17,1), a Berea (17,10), ad Atene (17,17), a Corinto (18,4), a Efeso (18,19; 19,8).

Tuttavia, la sinagoga può pure essa essere il punto di partenza di attacchi ostili contro i cristiani, come è accaduto nei confronti di Stefano (6,9) e come é accaduto ad opera di Paolo, quand'era ancora persecutore dei cristiani (9,2; 22,19; 26,11). E questo  era stato predetto da Gesù: "Vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni" (Le 21,12; cfr. 12,12).


E comunque la sinagoga non fu il luogo esclusivo dell'annuncio: occasionalmente, a Filippi, forse in mancanza di sinagoga, Paolo va in un luogo di riunione lungo il fiume (16,13). Ad Atene, oltre che in sinagoga, egli discute nella piazza principale con tutti quelli che incontra (17,17).


In conseguenza dell'ostilita’  sempre crescente che proviene dai giudei incontrati nelle sinagoghe, in più circostanze san Paolo abbandona intenzionalmente la sinagoga per luoghi più "laici": a Corinto, va in casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che abitava vicino alla sinagoga (18,7); a Efeso tiene il suo insegnamento nella scuola di un certo Tiranno, probabilmente un pagano (19,9). 


I cambiamenti di siti  gli consentono di incontrare destinatari più universalistici, riesce infatti a rivolgersi a giudei e pagani indifferentemene, su un terreno neutro.


Ad un certo tempo non annuncerà più in sinagoga, non solo perché di fatto non opererà più da missionario libero, ma perché inizia una fase nuova. Non rinuncia a parlare ai giudei, ma ormai questo avviene fuori dai luoghi convenzionali. A Roma gli incontri avvengono a casa di Paolo, una casa assunta in affitto  (28,23.30).

(Segue) 

= = =

La sociologia. Il fenomeno religioso interessa la sociologia in quanto questa si propone di cogliere  fenomeni sociali in seno alla religione. La religione, tutte le religioni influenzano la società e questa (con la sua evoluzione storica, il suo bagaglio culturale e di fenomeni collettivi) influenza la religione.

 Verosimilmente, nel lungo termine, scopriremo la funzione della sociologia nel contesto del mondo del terzo millennio, e magari coglieremo senso e ruolo della religiosità.






Avvenne il 12 Aprile

 

Rosolino Pilo sbarcò in
Sicilia il 10 aprile 1860
insieme a Giovanni Corrado
prima di Garibaldi
per preparare la resistenza.
Cadde a San Martino il
21 maggio 1860 pochi
giorni prima dell’arrivo
di Garibaldi.




Sicilia nostra

1860 

I due patrioti siciliani Rosalino Pilo e Giovanni Corrao, partiti da Genova il 23 marzo, sbarcano segretamente presso Messina, per preparare, a rischio della loro vita, la venuta di Garibaldi, che sbarcherà in Sicilia un mese dopo, l’11  maggio, a Marsala.

-  - - - 

Rosolino Pilo (1820-1860) e Giovanni Corrao (1822-1863) sono stati due patrioti mazziniani siciliani, figure chiave nel preparare il terreno in Sicilia per l'impresa dei Mille. Soprannominati "i dioscuri del Sessanta", partirono da Genova nel marzo 1860 per guidare l'insurrezione, con Pilo ucciso dai borbonici e Corrao successivamente assassinato.

Rosolino Pilo cadde in combattimento a San Martino (Palermo) il 21 maggio 1860, pochi giorni prima dell'arrivo di Garibaldi in città.



sabato 11 aprile 2026

Lo dice Trump

 Se lo dice lui …
«Stiamo ora avviando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz, come favore ai Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud,
Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, loro non hanno il coraggio né la volontà di svolgere questo compito autonomamente». 

 Lo ha scritto Donald Trump su Truth tornando ad attaccare gli alleati degli Stati Uniti.

Avvenne l’11 Aprile

 

Sicilia nostra

1864

Viene presentato alla Camera dei deputati un disegno di legge per la trasformazione dei beni ecclesiastici  in beni demaniali. Sarà una nuova batosta per l’economia siciliana. La legge sarà varata nel 1866 e il mondo cattolico parlerà di “eversione dell’asse ecclesiastico”. Si tratterà della  confisca dei beni degli enti religiosi (convertendoli, in verità, in titoli di Stato). 

Noi residenti a Contessa Entellina quando ci riferiamo a quella vicenda storica andiamo, col pensiero, al destino di Santa Maria del Bosco, dove oltre che la cessione ai privati del complesso del già Monastero, lo Stato e le Gerarchie della Chiesa di Monreale non sono state in grado di salvaguardare la parte pubblica,  quella tuttora assegnata, prescindendo dalle competenze territoriali,  alla Curia di Monreale.

Di quei monumenti storici, in particolare di Santa Maria del Bosco,  ai nostri giorni, la coscienza culturale civica, non esigerebbe altro che  un equilibrio tra conservazione, carisma religioso e nuove esigenze comunitarie. Ma pare manchi la coscienza civica, e non solo quella purtroppo, sufficiente, a salvaguardare ciò che ormai simbolicamente resta di quei ruderi.

L’amico cane (18)

Vero e’ che i cani sono 
considerati animali onnivori,
ma….


 Cosa non proporre mai ai cani

 I proprietari di cani faticano a riconoscere i segnali più sottili di dolore nei loro animali, con risultati che mostrano come sintomi irrequietezza notturna o comportamento «appiccicoso» non vengano correttamente associati al dolore.

Tutto ciò che per l’uomo è piacere da mangiare, per il cane può diventare un rischio concreto, talvolta persino grave.

Il metabolismo tra uomo e animale è talvolta molto differente. Alcune sostanze vengono elaborate con difficoltà dall’organismo canino, con possibili conseguenze anche rilevanti sul piano clinico.  «Quando si vive con un animale domestico è importante sapere cosa non debba mai finire nella sua ciotola – ammoniscono i veterinari –. Ma anche come comportarsi nel caso in cui ingerisca accidentalmente un alimento tossico».

Sicuramente il cioccolato è il più noto per la sua tossicità. Il cacao contiene teobromina e caffeina, sostanze che il cane smaltisce lentamente e «Il rischio varia in base al tipo di cioccolato (più è fondente, maggiore è la pericolosità) e al peso dell’animale». Nei casi più gravi possono comparire sintomi come vomito, diarrea, tachicardia, tremori e convulsioni.

Problematici sono altri alimenti della tradizione pasquale, come la colomba, la pizza al formaggio: tutte le preparazioni ricche di grassi e zuccheri, che possono provocare nell’amico a quattro zampe disturbi digestivi, aumentando persino il rischio di pancreatite. Analogamente, affettati e insaccati risultano inadatti per l’elevato contenuto di sale e lipidi.

Anche le uova, quelle da gallina, presentano alcune criticità: se crude o poco cotte possono esporre a rischi sanitari. Ancora piu’ dannose quelle decorative, che possono essere ingerite accidentalmente. Da non sottovalutare anche le carni con elevata componente grassa.

L’uomo, la società degli uomini (2)

La cultura caratterizza 
l'essere umano come un 
complesso dinamico e operativo
di modelli, simboli, comportamenti
e conoscenze appresi, condivisi
e tramandati all'interno di una 
società’.

Essa plasma l'identità individuale e 

collettiva, permettendo 
l'adattamento all'ambiente e la 
costruzione di significati per 
interpretare il mondo.















La cultura caratterizza

 Mariarosa Maiolisi, esegeta, filologa moderna ed esperta del genere letterario che tiene insieme letteratura e informazione,   spiega perché lo scrittore dei nostri giorni è colui i cui libri  «non sono inerti e legati al gesto, finito, della lettura, ma aprono mondi e rimettono in discussione consapevolezze acquisite».

 Allo scrittore  “la finzione serve a trattare una realtà poco chiara e viceversa la realtà avvalora la finzione artistica portando con sé la veridicità che la contraddistingue”.

Ma la cultura cosa è? 

Cosa intendiamo per cultura stando ai media ?

La cultura nella televisione italiana si è sempre manifestata come qualcosa di episodico, di occasionale, di inaspettato: quando appare sullo schermo, ha inevitabilmente le forme dell'apparenza, è timido sussulto, vibrazione esteriore. Ed è perciò sempre più raro trovarla nelle trasmissioni cosiddette, quelle definite  culturali. In nome della cultura in te, l’intelligenza è stata più volte sfregiata, se non umiliata.


Cultura in tv non significa occuparsi della presentazione di libri o fare discorsi complicati, significa, dovrebbe significare piuttosto:

creare suggestioni, 

stabilire connessioni (connettere vuol dire unire cose distanti, produrre un pensiero), 

consigliare sentieri: l'idea delle frecce decreta nuovi sensi, rassicura lo spettatore e lo protegge dall'angoscia del silenzio. 

Il commento dovrebbe offrire un po' di competenza sulle strategie di gioco. Chiedere canto e controcanto forse è troppo. Impossibile non riscontrare il protagonismo dei telecronisti che a volte danno la sensazione di essere loro in campo.


Cosa riteniamo sia?

Cultura e’ insieme complesso di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e abitudini acquisite dal vivere nella società. Comprende sia manifestazioni materiali (oggetti, cibo) che spirituali (idee, valori) che formano, plasmano l'individuo intellettualmente e sopratutto socialmente. Cultura e’ pure un sistema condiviso, appreso e tramandato, che definisce l'identità di un gruppo sociale, da una nazione a una comunità ridotta.


venerdì 10 aprile 2026

Cosa abbiamo capito

Sappiamo che da alcuni giorni

i prezzi di tanti beni aumentano

 Il 28 febbraio Usa e Israele hanno attaccato l’Iran. Uccisi Khamenei e decine di leader di governo. L’Iran ha risposto colpendo Israele, le basi Usa nel Golfo e i Paesi che le ospitano, bloccando il trasporto di petrolio nello Stretto di Hormuz e mobilitando Hezbollah in Libano. 
Nella notte tra martedì e mercoledì Iran e Usa hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane. Israele però continua a bombardare il Libano: centinaia i morti. Dopo questi raid, l'Iran ha parlato di «grave violazione» della tregua. Ed Hezbollah, in risposta, ha lanciato razzi contro Israele
. 

Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. I Pasdaran hanno divulgato due rotte alternative per attraversarlo, per via della «possibile presenza di mine»
. Trump ha detto di essere pronto a ricominciare la guerra nel caso non si trovino intese definitive. Tra i nodi la gestione dello Stretto di Hormuz, il nucleare, le sanzioni a Teheran e le garanzie per una pace duratura. ​
La regia della Cina dietro il Pakistan, il silenzio degli arabi: cosa c'è dietro il cessate il fuoco con l’Iran e quali sono i prossimi step per porre fine alla guerra?


Hormuz per ora resta chiuso: l’accordo per il cessate il fuoco, a sentire gli iraniani, li autorizza a mantenere il controllo sullo Stretto, attraverso cui passa il 20% del gas e del petrolio mondiali, con le navi costrette a chiedere il permesso ai Guardiani della Rivoluzione, ossia i pasdaran, e a pagare un pedaggio: nelle due settimane di durata prevista del cessate il fuoco, il regime iraniano si aspetta pagamenti fino a 2 milioni di dollari per petroliera, da effettuarsi in criptovaluta. Ma i pasdaran fanno sapere che manterranno «il dito sul grilletto»: e infatti dopo l’attacco israeliano in Libano hanno di nuovo quasi del tutto bloccato lo Stretto.

Transito concesso a 15 navi al giorno. 
Mercoledì sono transitate solo 4 navi, rispetto alle 11 di martedì: prima della guerra, passavano di lì fino a 140 vascelli al giorno, ma ora secondo fonti di stampa russe l’Iran non autorizzerà il transito di più di 15 navi quotidiane.

L’uomo del disordine

Persino Crosetto dice 

no alla sudditanza

La percezione di Donald Trump
come una figura pericolosa per
l'umanità
è un tema dibattuto, con diverse
prospettive che evidenziano rischi
 legati al suo stile di leadership e alle
sue politiche.

1) è spesso descritto come un leader
 impulsivo e imprevedibile, capace di
agire d'istinto senza freni istituzionali,
il che crea incertezza a livello globale.
2) La sua strategia mira a smantellare i
principi della politica internazionale
degli ultimi 80 anni, opponendosi al
multilateralismo (ONU, UE) e favorendo
un approccio che minaccia l'ordine
globale.
3) Diverse organizzazioni, tra cui
Amnesty International, hanno
espresso preoccupazione per
il rispetto dei diritti umani durante
il suo mandato, segnalando
potenziali violazioni. Alcuni
commentatori parlano di un "delirio
di onnipotenza" che ignora il
diritto internazionale.








L’uomo dei disastri continua a guidare la potenza più attrezzata del pianeta. Stando ai giornali quelli che riportiamo di seguito sono solo alcuni dei disastri che Trump sta causando al pianeta degli uomini.

1) ha posto il mondo sull’orlo della guerra mondiale, ha prodotto la crisi del petrolio, ha ridotto a pezzi il diritto internazionale.

2) ha risvegliato i popoli del pianeta,  con piazze che tornano a riempirsi come non si vedeva da anni di giovani che partecipano, con intellettuali e artisti che si mobilitano, con le stesse chiese cattoliche, protestanti ed ortodosse che si schierano. Trump è stato capace di mobilitare con sfilate e cortei di gente di ogni razza e colore preoccupata per un mondo senza pace, per il massacro politico degli ideali americani più autentici e un tempo universali, per i diritti civili calpestati. La gente si mobilita negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Italia, dove sarebbe anche utile una grande riflessione collettiva.

3) i governi «alleati» e «amici» degli Stati Uniti — in testa il Canada e la Spagna, ma non solo loro — condannano la politica della Casa Bianca. Il Canada sta mettendo in pratica misure per diluire la dipendenza economica e politica dal vicino. La Spagna ha espresso pesanti reazioni sul piano diplomatico. Alcuni Paesi hanno vietato il sorvolo dei caccia americani. 

4) Con maggiore o minore timore reverenziale, pur senza mettere in discussione lo storico legame con gli Usa, si avverte la generale presa di coscienza — in Francia, in Germania e persino nel governo di centro-destra italiano, come nella vicenda di Sigonella e nelle ultime dichiarazioni del ministro Crosetto — che la sudditanza agli USA può rivelarsi una catastrofe, mentre la critica potrebbe a breve o a medio termine rivelarsi salutare per gli stessi americani.

5) Le piazze gremite di giovani negli Stati Uniti si riverberano a Roma, Parigi, Berlino, come se il «pendolo» dei valori democratici avesse ricominciato a oscillare dalla parte giusta. Tutti ci auguriamo il decollo di una politica europea di difesa comune. Oggi Trump offre l’autonomia alla politica autonoma europea  su un piatto d’argento, salvo pretendere con minacce e ricatti di continuare ad usare basi militari, come ha fatto per bombardare l’Iran.

6) Putin, i russi, festeggiano e ringraziano Trump per aver posto in un angolo Zelensky.

7) Forse, la crisi di Hormuz, creata dagli USA, obbliga il mondo a ripensare, come già dopo la crisi degli anni Settanta, un modello di sviluppo dipendente da fonti energetiche primarie — gas e petrolio. 

Parole frequenti sui media

 

deficit

Il deficit o disavanzo pubblico si verifica quando le spese dello Stato per stipendi, servizi e investimenti superano le entrate da tasse e imposte. Di norma, è misurato non in valore assoluto ma in rapporto al prodotto interno lordo di un Paese. Nella Ue il Patto di stabilità e crescita (Psc) stabilisce che il deficit degli Stati membri non debba superare il 3% del Pil. In caso di sforamento del tetto, la Commissione Ue attiva la procedura per deficit eccessivo, raccomandando misure e piani di rientro.

Avvenne il 10 Aprile

Giuseppe Pitrè (Palermo, 1841–1916)
è stato il più autorevole studioso
di tradizioni popolari in Italia e il fondatore
della demopsicologia. Medico di
professione, dedicò la sua vita a
raccogliere l’immenso patrimonio
orale culturale siciliano direttamente
dalla voce del popolo.

Sicilia nostra

 1916

Muore a Palermo il più grande folclorista siciliano, il medico Giuseppe Pitre’, ivi nato il 21 dicembre 1841. A 19 anni partecipò’ all’impresa garibaldina, come marinaio; come folklorista raccolse materiali immensi, e nel 1880 fondò con Salvatore Salomone Marino l’Archivio delle tradizioni popolari italiane, e curò la pubblicazione della Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Creò nel 1910 la cattedra di Demopsicologia nell’Università di Palermo; nel 1914 fu nominato senatore per meriti culturali; nel 1923 fu seppellito nel Pantheon dei Siciliani a Palermo.

Il Novecento (5)


 Un secolo diverso

Stiamo riportando alcuni giudizi sul Novecento di E.J. Hobsbawm, riportati sul suo noto e diffuso libro: Il secolo breve, Milano - 1995.

II’

= “La seconda trasformazione è stata più significativa.

Fra il 1914 e i primi anni 90 il mondo è diventato un campo operativo unitario assai più di quanto non lo fosse (ne potesse esserlo) nel 1914. In effetti, per molti scopi, soprattutto negli affari economici, il mondo è l'unità operativa primaria e le unità più vecchie, come le "economie nazionali", definite dalle politiche degli stati territoriali, si sono ridotte a complicazioni delle attività transnazionali (...). 


 Forse la caratteristica più impressionante della fine del ventesimo secolo è la tensione che sussiste tra questo processo sempre più accelerato di globalizzazione e l'incapacità delle istituzioni pubbliche e dei comportamenti collettivi degli esseri umani di accordarsi a esso.


 È un fatto abbastanza curioso che il comportamento privato degli uomini abbia faticato molto meno della loro condotta pubblica ad adattarsi al mondo della televisione satellitare, della posta elettronica, delle vacanze alle Seychelles e del pendolarismo transoceanico

(..)"

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, cit.).


III


= "La terza trasformazione, e in qualche modo la più inquietante, è la disintegrazione dei vecchi modelli delle relazioni umane e sociali, da cui deriva anche la rilettura dei legami tra le generazioni, vale a dire tra il passato e il presente. ....


Una società simile, che consiste nell'assemblaggio di individui egocentrici tra loro separati, i quali perseguono solo la loro gratificazione (sia essa definita come profitto, come piacere o con qualunque altro nome), fu da sempre implicita nella teoria dell'economia capitalistica.


Sin dall'età delle rivoluzioni borghesi, osservatori di ogni tendenza ideologica predicevano la disintegrazione dei vecchi legami sociali e ne seguivano con attenzione gli sviluppi. Il tributo reso eloquente nel Manifesto dei comunisti al ruolo rivoluzionario del capitalismo è ormai diventato familiare

(…)"

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, cit.).


. . . . 


Sul blog continueremo e svilupperemo la panoramica culturale, politica e sociale sul Novecento, anche avvalendoci delle rilevanti impressioni delle figure che sul Novecento si sono pronunciate.

giovedì 9 aprile 2026

L’imbroglione di carriera


In base alle cronache di aprile
2026, l'umore e l'azione politica
di Donald Trump appaiono
caratterizzati da una forte
imprevedibilità, descritti spesso
come aggressivi e volti a
scuotere mercati e alleanze
internazionali.
Viene descritto un andamento
umorale  altalenante, in cui
alterna minacce di guerra a
insulti verso l'Europa, arrivando
a minacciare l'uscita immediata
dalla NATO.
Le dichiarazioni di Trump
continuano ad avere un impatto
diretto sui mercati finanziari,
creando una situazione di
incertezza. In aprile 2026 (ieri)
ha espresso la volontà di far
circolare liberamente il petrolio.

L'immagine che emerge è
quella di un leader che cavalca
l'onda del conflitto e della
provocazione, con un impatto
significativo sulla politica
interna ed estera americana.










L’uomo ridicolo 
L’amministrazione Trump, ieri, ha fatto esattamente queste cose, nell’ordine, come raccolte sulla stampa.

==Pete Hegseth al Pentagono con la mascella volitiva dei momenti più tesi ha parlato durante un briefing di «vittoria decisiva», «l’Iran ci ha implorato», «Trump ha forgiato una vittoria con la V maiuscola», «l’Iran è decimato», con l’avvertimento finale «in queste due settimane rimarremo da quelle parti», cioè in pratica stay tuned, non cambiate canale. Trump attaccava le «fake news» (con Hegseth che lo seguiva a ruota) perché sa che attaccando i media è garantito l’applauso del popolo Maga.

== «Cambio di regime produttivo»
. E poi? La parte più «noiosa», i dettagli che una volta erano al centro di tutta la diplomazia e ora finiscono sul Truth social presidenziale: «Gli Stati Uniti lavoreranno a stretto contatto con l’Iran, che secondo noi ha attraversato quello che sarà un cambio di regime molto produttivo! Non ci sarà alcun arricchimento dell’uranio e gli Stati Uniti, collaborando con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la polvere nucleare sepolta in profondità (bombardieri B-2). Ora è, ed è stato, sotto una sorveglianza satellitare molto rigorosa (Space Force!)… Stiamo parlando e continueremo a parlare di riduzione dei dazi e delle sanzioni con l’Iran. Molti punti sono già stati concordati».

== L'età dell'oro (anche) in Medio Oriente
. Hormuz? «Pensiamo di farne una joint venture, come modo per metterlo in sicurezza da molte persone. Una bella cosa» (Teheran ha dichiarato che i suoi militari coordineranno il passaggio delle navi, e secondo gli esperti di navigazione l’intasamento attuale dello Stretto resterà tale, almeno a breve termine). E un altro post: «Un grande giorno per la pace nel mondo! L’Iran vuole che ciò accada, ne ha avuto abbastanza! Allo stesso modo, lo hanno fatto anche tutti gli altri! Gli Stati Uniti d’America contribuiranno all’aumento del traffico nello Stretto di Hormuz. Ci saranno molte azioni positive! Si guadagneranno tanti soldi. L’Iran può avviare il processo di ricostruzione. Faremo il pieno di carichi merci di ogni tipo e resteremo semplicemente in giro per assicurarci che tutto vada bene. Sono fiducioso che succederà. Proprio come quella che stiamo vivendo negli Stati Uniti, questa potrebbe essere l’Età dell’Oro del Medio Oriente!!!».

== «Il  Libano? Ce ne occuperemo»
. Il Libano? «Non è incluso nell’accordo», ha precisato Trump, per poi aggiungere, magnanimo, che «ce ne occuperemo». Che è poi il vero problema di Trump, insieme con Hormuz: perché se la minaccia nucleare iraniana è davvero stata fermata, sostituirla con la minaccia di nuovi blocchi dello Stretto non appare ai più foriero di sviluppi positivi. Quella però sarà la trama della prossima puntata dello show.

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Avremo modo di intrattenerci su una ulteriore pagina, quella su cui Trump parla dell’Europa, quella dei paesi ingrati.