StatCounter

martedì 24 febbraio 2026

La Letteratura (18)


Eugenio Montale mantenne
una 
posizione ferma di dissenso
intellettuale e morale verso il
fascismo, definendola
un’antifascismo

passivo. Rifiuto’ di prendere
la 
tessera del partito, firmo’ il
Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce nel 1925 e
perse il posto di lavoro al 
Gabinetto Vieusseux nel 1938
per le sue posizioni.







Montale e il fascismo. Scrive Montale, nel 1945, su Intellettuali e il fascismo: “Ne restarono immuni i pochi che ebbero davvero quella seconda vista dell’arte che è sempre discriminatrice e non può prescindere  dal senso del bene e del male; e fra i non artisti in senso stretto, quegli altri, i quali per origine , educazione e provenienza -Croce e Salvemini furono i loro maestri principali- erano chiamati ad agire, a lottare, a soffrire per tutti, affinché il filo della verità non fosse spezzato (Il fascismo e la letteratura, in Auto da fe’ ). Più tardi, in una intervista  alla RAI del 1951: “Fra questi  avvenimenti che oso  dire esterni  c’è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non sono stato fascista  e non ho cantato il fascismo ; ma neppure ho scritto poesie  in cui quella pseudo rivoluzione  apparisse osteggiata.  Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare  poesie ostili  al regime d’allora; ma il fatto è che non mi sarei  provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo”.

E in Le reazioni di Montale  (cit) : “Quello che i giovani non capiscono  è che il fascismo  suscitò all’inizio  grandi entusiasmi poi calati, ma riaccesi alla proclamazione dell’ impero. Gli antifascisti professionali danno l’impressione erronea del fascismo come di una piccola cricca che si impadronisce  con la violenza del potere.



La nostra presenza nel mondo

 Le giovani generazioni ci interpellano (1)

Vivere in democrazia 
significa
partecipare attivamente al governo
della società, godendo di libertà
fondamentali e uguaglianza davanti
alla legge, il che richiede
responsabilità, pensiero critico
e informazione libera
per operare
scelte consapevoli
. È un sistema
basato sull'autodeterminazione
e sul consenso, che va difeso da
disinformazione e autoritarismo.

Tutti i cittadini sono uguali
davanti alla legge e hanno
pari diritto di voto e
partecipazione politica,
indipendentemente dalle
proprie caratteristiche personali.






Con questa ulteriore pagina periodica e saltuaria ma frequente, come si e’ soliti operare sul blog intendiamo aumentare gli spazi interpretativi e comunque descrittivi dei giorni che stiamo attraversando su quest’angolo del pianeta Terra. Ogni giorno a noi cittadini del pianeta vengono proposte  scelte da compiere, e non ci riferiamo solamente al SÌ o al NO che siamo prossimamente chiamati a deporre nell’urna su un quesito referendario.

  Noi tutti esseri umani, col nostro sentire e col nostro pensare, abbiamo l’obbligo di contribuire lucidamente alle scelte sulle questioni che coinvolgono la società e talvolta il destino del mondo; seppure alla lontana, attraverso i percorsi della politica, veniamo coinvolti,  consapevolmente o meno, sul nostro dispiegarsi nel modo di vivere collettivo.

  In apertura di un ulteriore cammino di pensiero che intendiamo percorrere sul blog con la collaborazione di un gruppetto di giovanissimi ci piace iniziare con una frase di Abramo Lincoln: “Il futuro arriva solo un giorno alla volta”; tutti siamo pertanto chiamati a dire la nostra, …sempre, sempre, in relazione al nostro punto di vista, magari conservando il dubbio per non apparire settari. 

La casa (4)


Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.
 

I cambiamenti urbanistici ed edilizi nel nostro centro, Contessa Entellina, conseguenti al lungo processo della ricostruzione post-terremoto del gennaio 1968, valutati con ottica e pensiero sociale, fanno dire che il ritmo del cambiamento, non soltanto qui ma in tutta la Valle del Belice, è misurato sulla base dei riferimenti storici, nel senso che i fenomeni, tutti i processi sociali, procedono in modo non uniforme e i risultati, diventano percettibili soltanto a balzi. Detto diversamente: il nuovo contesto urbanistico ed edilizio locale di Contessa E. ha alterato i termini in base ai quali si conduceva la vita contadina. E poi, a ritmo più accentuato,  in conseguenza del processo della ricostruzione edilizia del post-terremoto ‘68.

Le nuove progettazioni sia urbanistiche che edilizie degli anni sessanta del Novecento hanno spazzato via dall’interno dell’abitato di Contessa E. ogni cenno tipico della società contadina (=stalle, pagliere, ovili negli slarghi pubblici etc.), anche perché il mondo rurale-contadino già negli anni sessanta del Novecento aveva subito un forte arretramento con l’avvio delle istituzioni europee (MEC), il cui effetto in tutto il meridione italiano fu l’avvio di un robusto processo migratorio. 

 Il successivo processo della ricostruzione, in tutta la Valle del Belice, è stato lungo, difficile, a volte contrastato e largamente non capito (e addirittura fortemente avversato)  da tanti, ma ha portato cambiamenti molto, molto, profondi;  si è verificata una vera rivoluzione abitativa, che ha inesorabilmente trasformato la società rurale di sussistenza pre-sisma in una società, se non più prospera sul piano economico, in una realtà più urbana e civile.  Avremo modo, nel lungo tempo che ci siamo assegnati per fotografare sul blog la realtà territoriale locale, e dell’intero Belice, per capire se si è trattato di una società più ricca e più gradevole, oppure (come pensiamo) quel processo di ammodernamento post-terremoto necessitava di essere ulteriormente completato con tutte le iniziative a sfondo di crescita e sviluppo economico territoriale. Da subito affermiamo che si tratta di una comunità, di più comunità, nella Valle del Belice, che sono sicuramente più urbane di come erano negli anni precedenti il terremoto.

Guardandoci all’indietro ci proponiamo di percorrere il quasi sessantennio che ci separa da quella notte del gennaio ‘68, e sopratutto di tratteggiare il lungo lavoro politico svolto dai sindaci e dagli amministratori del Belice, per uscire dalla realtà sociale ed economica prettamente contadina di allora, quando di case, di edifici, definibili tali ne esistevano ben pochi localmente e nella Valle.

_ _ _ 

 Pigliando spunto dal tema della “casa”, contiamo nel lungo tempo di impegnarci sul blog  in percorsi (o riflessioni)  di natura politica, economica e sociologica per fotografare la realtà dell’entroterra Siciliano (non solamente della Valle) tenendo presente che le case e l’avvenuta ricostruzione post-terremoto, hanno senso e prospettiva se sul territorio contestualmente esiste il lavoro.  Questo sarà un filone socio-culturale che ci proponiamo di svolgere, ma non sarà l’unico filone del blog che  rinnoveremo sotto più profili nei contenuti.

lunedì 23 febbraio 2026

Lo Sport


 Si, è vero, il conduttore del Blog non è grande appassionato di ”Sport”. 

Però le Olimpiadi Invernali meritano essere 

evocate.

Amare lo Sport significa abbracciare uno stile di vita che unisce benessere fisico e mentale, 

producendo endorfine e dopamina

  che riducono lo stress e aumentano la felicità
.

È passione, disciplina
e condivisione, capace di insegnare il rispetto delle regole e il superamento dei propri limiti.

Praticare attività fisica migliora l'umore, la salute 
cardiovascolare e la forza, rendendo la vita più sana e appagante
.

Contessa Entellina e la vicenda storica (4)

Le carceri baronali in
Sicilia
, attive durante
l'epoca feudale e
moderna, erano locali
di detenzione situati
all'interno o nei pressi
dei palazzi baronali.
Gestite dal castellano
per conto del feudatario,
 ospitavano carcerati 
in ambienti angusti,
separando nobili da
plebei. Erano
espressione diretta
della "giustizia dei
 baroni”.
(La foto non attiene
a Contessa
 E..

(Una cella del periodo
feudale contessioto
era visitabile fin
quando la biblioteca
comunale stava in 
Via Scanderberg).







 Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 Abbiamo avviato le prime pagine introduttive sul blog dedicate al contesto economico-agrario (ma, vedremo, contemporaneamente umano) del regime feudale nella Sicilia spagnola. Siamo semplicemente all’inizio dell’esplorazione di un tempo (l’alba della modernità) tanto diverso da quello attuale e stiamo tratteggiando i caratteri generali validi sull’intera Sicilia con le strutture economiche-giuridiche dell’epoca che proveremo a calare  nel contesto dei vasti dominio dei Cardona nella Sicilia centro-occidentale, che non differivano dai domini degli altri “baroni” dell’Isola.

La Sicilia feudale. Il potere più rilevante dei baroni cinquecenteschi sull’Isola non era tanto il ruolo di feudatari in termini di possessi agricoli della terra, a questo ruolo più limitato si perverra’, molto tardi nel tempo, nel 1812, con le riforme che instaureranno il latifondismo. Il potere dei baroni all’alba della modernità, quando gli arbereshe arrivarono in Sicilia, stava nel Merum et Mixtum Imperium. I baroni, quindi i Cardona, nella Sicilia di allora amministravano sui feudi in loro dominio la giustizia sui propri vassalli. Era questo il vero e significativo potere politico e sociale, il privilegio più rilevante di cui godevano i feudatari siciliani. Perveniva a loro dalla concessione regia del mero e misto imperio: il mero imperio corrispondeva alla bassa giustizia, ossia al diritto di comminare  lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino a quattro onze, poi aumentate nel corso della permanenza degli arbereshe a sette; mentre il misto imperio “consisteva nell’habere gladio potestatem ad puniendum facinoroso morte, esilio et  relegationes”. Quest’ultimo ruolo, tuttavia, più che connesso al feudo era una regalia règia ai più fidati feudatari (potestà esecutrice).

 Avremo modo di esplorare come i Cardona, ma non solo loro bensì l’intero corpo baronale siciliano,  esercitavano questo enorme potere all’interno delle vaste baronie governate nell’isola. Il carcere locale, di Contessa Entellina, possiamo in qualche modo immaginarlo, nelle linee generali ovviamente,  grazie alla circostanza che una (solamente una) delle celle risalenti,  appunto al periodo baronale, nel corso dei lavori di ristrutturazione degli anni cinquanta del Novecento, e’ stata salvaguardata dai vasti interventi di ristrutturazione del Palazzo. L’augurio è che venga salvaguardata e magari valorizzata sul piano storico e culturale a beneficio di chi verrà dopo di noi.


Il gusto della riflessione (13)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =La generosità 

Il pane che tieni per te

e’ dell’affamato,

 il mantello che custodisci 

nel guardaroba e’ dell’ignudo, 

le scarpe che marciscono in casa 

tua sono dello scalzo

l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso.

 _____

  La frase sopra riportata non ha nulla a che fare con nessun politico della sinistra italiana o estera. Il senso da cogliere è che l’accumulo di beni sebbene possa essere un comportamento istintivo finalizzato a preservare il futuro, esso è il più delle volte spirito egoistico, lusso sfacciato che da opulenza non tarda a trasformarsi in egoismo. La frase è di molti secoli anteriore all’affermarsi in Europa del socialismo democratico e del comunismo dittatoriale. E’ di San Basilio (nacque, presso Adrianopoli, intorno all'812), santo abbastanza noto nelle comunità arbereshe di Sicilia, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con scritti e opero’ per la cura pastorale dei poveri e dei malati.  Ha posto il pane e i beni materiali al centro della sua dottrina sociale, definendo il superfluo come proprietà del povero e dell'affamato. Con frasi incisive, ha denunciato l'accumulo egoistico, definendolo un'ingiustizia e un furto verso chi soffre.

Il gusto della riflessione (12)

 

La tavola è un estratto con omissioni
….
Il PIL pro capite è l'
indicatore
economico che misura la
ricchezza media per abitante di
un territorio, ottenuto dividendo
il Prodotto Interno Lordo (PIL) totale
per il numero dei residenti
. È
fondamentale per confrontare
il tenore di vita tra aree diverse,
 sebbene non rifletta la
distribuzione del reddito. Nel
2024/2025, il PIL pro capite in
Italia si attesta intorno ai
34.000-43.000 USD (a
seconda della fonte/metodologia.









Le giovani generazioni ci interpellano (2)

L’Unione europea rappresenta ancora ai nostri giorni un’isola felice pur con le sue contraddizioni e differenze tra Stato e Stato. 

=La Spagna è al 38esimo posto nella classifica. L’Italia al 40esimo (gli Usa al 24esimo), anche se scherzando Sánchez ha detto che il suo è il terzo Paese al mondo più felice accanto a Finlandia e Danimarca. In realtà il terzo è l’Islanda, il quarto la Svezia e il quinto l’Olanda. 

= I leaders UE non sono stati nei recenti incontri d’accordo su tutto. Ovviamente a dividerli sono state le spese per la difesa. Frederiksen (Danimarca) e Stubb (Finlandia) hanno contestato la contrarietà di Sánchez a portare al 5% del Pil la spesa per la difesa. Un tetto che per la premier danese non solo non è eccessivo ma non è abbastanza ambizioso. Per ora i Nordici riescono a tenere assieme difesa e welfare. Per i Paesi del Sud Europa, Italia inclusa, con un alto debito pubblico, è più complicato.

- - -
Ci sono in giro sentimenti di spaesamento e di disincanto, sentimenti contrapposti che segnano le difficoltà dell’agire pubblico. L’Italia è l’unico paese dell’UE che continua ad andare appresso a Trump. Il quale Trump da immobiliarista ha creato un organismo parallelo e contrapposto all’Onu, di cui egli si è autoproclamato presidente a vita.

Cosa pensare? in Occidente sta venendo meno la piattaforma identitaria democratica comune, l’appartenenza sicura, la cultura di riferimento in cui poterci muovere consapevoli dello spazio di libertà che come appartiene a noi deve pure appartenere all’Ucraina. 

Rinunciare e ripiegare come vuole Trump nel sostegno all’Ucraina implica la rinuncia e il ripiego,  nell’incapacità di difendere e far valere dei valori e dei principi che sembrano consumati da un mondo appiattito, in un mondo dove tutto ritorna in dubbio. Ed invece quei valori e quei principi (dell’uomo occidentale) sono utili per leggere, capire e guidare la fase storica che stiamo vivendo.




domenica 22 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Gli Atti degli Apostoli
raccontano la nascita e
la diffusione della Chiesa
primitiva dopo
 l'ascensione di Gesù
,
mostrando come gli
apostoli, guidati dallo
Spirito Santo, diffusero
il messaggio cristiano
da Gerusalemme fino
a Roma, con focus
particolare sulle figure di
Pietro e Paolo e i loro
viaggi missionari. 
Il libro fa
da ponte tra i Vangeli e
gli scritti apostolici,
descrivendo eventi
chiave come la Pentecoste,
il martirio di Stefano, la
conversione di Paolo e il
Concilio di Gerusalemme,
 e sottolineando il ruolo
dello Spirito Santo come
 motore dell'espansione
del Vangelo.
Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Per tanti uomini della cultura gli “Atti” oltre che opera teologica, in qualche modo storica, e’ opera letteraria considerata nei suoi elementi fondanti,  nelle forme particolari e nelle strategie narrative adottate dall’autore. Elementi che sia pure sinteticamente ci proponiamo di sviluppare al fine di creare la “mappa” di collocazione dei singoli episodi e poi entrare nel progetto letterario immaginato da San Luca sono:

A) la trama, B) i luoghi, C) i tempi, D) i personaggi, E) le forme letterarie, F) la struttura generale.

 Quelli ricordati sono gli elementi da cui potremo cogliere indizi significativi per cogliere intenzioni e scopo di San Luca.

La trama. La trama a grandi linee origina dalle parole di Gesù (riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni  a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino alle estremità della terra) ed è pertanto incentrata sull’opera dello Spirito Santo che compie per mezzo degli apostoli e sulla testimonianza che essi devono rendere in tutto il mondo. Si intravede, pare di capire, la progressiva apertura dell’annuncio ai pagani.

L’estensione universalistica della salvezza è tema fondamentale. Il tema viene trattato a tutti i livelli, nello sviluppo degli itinerari, nei discorsi e nei racconti. La stessa successione degli episodi segue quest’impostazione: si passa dalla guarigione dello storpio, che è un giudeo alla conversione dell’eunuco etiope, che è un simpatizzante del giudaismo, alla conversione del centurione Cornelio  che è un pagano, alla guarigione dello storpio pagano.  ….  …..

La conclusione degli ‘Atti’ resta aperta. C’ è l’universalità del messaggio e la signoria di Cristo.

= = = 

Le fonti del Cristianesimo: Sono stati i discepoli di Gesù a raccogliere insegnamenti e basi di Gesù (I  Vangeli). Ma e’ stato un fariseo, che personalmente non conobbe Gesù, Paolo di Tarso, a scrivere in termini teologici profondi, nelle sue lettere, il valore salvifico della morte e resurrezione di quel Gesù. 

Tutti i tre secoli successivi alla morte di Gesù costituiscono il periodo delle origini della religione cristiana, in un contesto politico definibile ostile. 


Parole frequenti sui media

 abuso d’ufficio.L’abuso d’ufficio è l’accusa della Magistratura inglese al già principe Andrea. Nel sistema giudiziario britannico «Misconduct in Public Office», è un reato perseguibile solo con rinvio a giudizio e punibile fino all’ergastolo. 

 Consiste in un abuso o in una grave negligenza volontaria dei poteri di una carica pubblica, con nesso diretto tra condotta e funzioni. La Corte d’Appello ne richiede un’interpretazione restrittiva e la pubblica accusa deve valutarne gli elementi secondo il Code for Crown Prosecutors, la guida deontologica che dà i principi per stabilire se svolgere l’azione penale.

Curiosità: Il reato di abuso d'ufficio (ex art. 323 c.p.) è stato integralmente abrogato in Italia nel luglio 2024. Precedentemente puniva il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, violando norme di legge, procurava intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale o un danno ingiusto a terzi, generando dibattiti su vuoti di tutela.

Il caso del principe Andrea. Il re Carlo pare voglia mettere un punto fermo. E si affida alle indagini per suo fratello Andrea, come per un qualunque cittadino del regno. E la spiegazione sta nella circostanza che è a rischio la stessa Corona come mai prima. Perché non ci sono altri casi storici di arresto di un esponente della Royal family dal 1649 quando non un principe ma un Re, Carlo I, dopo esser stato arrestato fu giustiziato a Londra. Ma c’era una guerra civile.

sabato 21 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 12)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =.  = L’egoismo

Fra l'egoismo e la cooperazione, qual’e’

l'istinto più «umano» o «naturale»? 

I risultati sperimentali sono stati portati 

ora a favore di una tesi, ora dell'altra.

L’egoismo è il nostro atteggiamento 

più radicato e gli esseri umani 

si sono evoluti 

per massimizzare l'interesse personale.  

~~~

Per Richard Dawkins, “etologo”, gli individui sono «macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste conosciute come geni». 


Contessa Entellina e la vicenda storica (3)

L’agricoltura siciliana del Quattro-
Cinquecento è caratterizzata da 
una profonda vocazione
cerealicola, con l’isola che 
funge da granaio per il sistema
imperiale spagnolo. Il regime
feudale si regge sulla
monocoltura del grano, in
gran parte destinato alla
esportazione.
La vita per i contadini è 
estremamente difficile,
caratterizzata da stenti e
subordinazione ai feudatari o
ai gabellotti. Nonostante ciò,
la Sicilia attrae manodopera,
stagionale con immigrati
 (calabresi) impiegati nei
servizi agricoli stagionali.

















Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 All’inizio del 1500 vengono riformate le finanze pubbliche del Regno di Sicilia in direzione della istituzione di un sistema di controllo regolare e sopratutto efficace sia sul versante delle entrate che delle spese pubbliche. Nello stesso tempo viene definita l’imposizione diretta a carico delle famiglie di ciascuna città e ciascun paese (=Universita’) sulla base del censimento dei “fuochi” e delle anime e dell’inventario dei “beni e dei debiti” (=riveli di beni e anime).

  Il contesto istituzionale pubblico dell’epoca vedeva come sedi di Governo del Regno sia Palermo che Messina e, con a parte la Camera Reginale (istituita quest’ultima nel 1302 da Federico III d'Aragona per la moglie Eleonora d'Angiò consistente in un complesso feudale e dotale assegnato alle regine di Sicilia che includeva Siracusa, Lentini, Carlentini, Vizzini, Mineo e altre terre), con sede principale a Siracusa. La Camera Reginale rappresentava un "stato nello stato" che garantiva autonomia e rendite alla sovrana, rimasta attiva fino al 1537).

  Un dato che e’ inevitabile segnalare in vista di dover tratteggiare, in prosieguo, il vivere umano degli arbereshe di Contessa sui territori dei Cardona, e’ che, nella politica riformatrice del primo XV secolo, oltre che la riforma monetaria, su cui avremo modo di soffermarci, fu varata una sorta di scala mobile del valore di esportazione del grano (il tutto compreso sotto la denominazione de “le tratte”). Fu in pratica sancito che dovendosi sodisfare, per fini di finanza pubblica, la richiesta di grano originata da altri Stati “le tratte”, ossia i costi dei percorsi di trasporto dal luogo di produzione al porto di esportazione, nel caso di Calatamauro era Sciacca, restassero a carico del venditore.  L’intento era l’unificazione dei prezzi di esportazione da tutta l’Isola e, nelle intenzioni, pure l’inserimento dell’Isola nel nascente “commercio internazionale”. Il fatto però che può apparire strano, contenuto nel provvedimento, fu che quel costo invece andava aggiunto al prezzo del grano se da Sciacca fosse diretto via mare verso le aree settentrionali della Sicilia (nord-est, aree madonite/messinesi), zone tradizionalmente deficitarie di cereali.

_ _ _ 

 (segue). Contiamo di dover tratteggiare  le vicende e le circostanze storiche che dalla modernità alla contemporaneità vedranno gli arbereshe inserirsi nel contesto socio-economico dell’Isola.

  

Il blog

All’ombra dei monti
nascono le città degli uomini.

Anche le tende  nel deserto
si raccolgono all’ombra di una palma.

Umberto Santino

 Il punto per il 2026

Perché continuiamo a dedicare tempo (e pure impegno) al blog?  E’ difficile rispondere cercando una motivazione che prevalga su altre. Provando a cercare una risposta pensiamo che stiamo -come comunità  locale e pure come umanità più vasta- vivendo tempi di grande disorientamento generale. I media, e tutti gli apparati politici e non, del vivere dei nostri giorni, che in passato portavano cultura, nell’attuale fase storica -pare a noi- che rechino “spaesamento” e frequentemente inquietudine crescente derivante sopratutto dalla gestione irresponsabile, negli ultimi tempi, della politica internazionale, e in più casi pure di quella interna al nostro Paese Italia.

 Il blog tende ad affrontare tematiche, a volte complesse, però con l’intento di attraversare passaggi trattabili da quella che si definisce opinione pubblica. Più che per spiegare, il blog è per chi lo gestisce, uno strumento che è (vorrebbe essere) utile per comprendere.

  Questo blog origina in una realtà di periferia, quale è Contessa Entellina rispetto al mondo dove si decide e dove si valuta, e non aspira quindi  all’informazione o alla narrazione di chissà quale evento, ma coglie e prova ad esprimere semplici opinioni, punti di vista ora raccolti ed ora maturati nella fase di vita (storica?) che stiamo attraversando sul territorio più prossimo e, talvolta, grazie ai media, sul globo terrestre.

  Con questi intenti ed in questi contesti e’ sorto tanti anni fa il blog. In alcune fasi temporali e’ stato privilegiato il bisogno di conoscere, in altri esso ha provato ad additare mete utili da perseguire. Nel corso dei tanti anni di pubblicazioni non sono mancati momenti emblematici, specifici periodi sociali, circostanze politiche e in genere culturali, vicende umane/sociali locali o regionali o nazionali privilegiate ed altre purtroppo sottovalutate per sviste o per insufficiente attenzione. In linea generale sul blog abbiamo sempre inteso perseguire il sole dell’avvenire perché potesse splendere su tutti e su tutto nell’interesse collettivo e in particolare a beneficio della nostra terra.  Altre volte, e con frequenza, abbiamo coltivato e scritto il lato critico del vivere in un modello sociale che non risulta, non ci sembra pienamente equo. Su ogni scelta abbiamo cercato significati nella Storia e sopratutto nei valori dell’attualità storica.

  Continueremo quindi, almeno per il corrente 2026, ad alimentare -così speriamo- ulteriori pagine di lettura e più ampie linee di riflessione. Non riteniamo tuttavia di trovarci sempre perfettamente nel lato della certezza assoluta. No! Ecco perché non ci dispiace ricevere punti di vista critici.

  Buona lettura.

venerdì 20 febbraio 2026

Il gusto della riflessione 11)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare

=. =.  =

La ragione e il torto

La ragione e il torto non si

dividono mai con un taglio

così netto che ogni parte abbia

soltanto dell’una o dell’altra. 


Quella riportata è una frase de I Promessi Sposi di Manzoni. Essa vuole evidenziare la facilità con cui individuiamo le colpe altrui mentre stentiamo a riconoscere le nostre. Alla base ovviamente c’è sempre la nostra superbia. Certo,  la ragione e la colpa difficilmente possono scindere con un colpo di spada, ma frequentemente sussistono proporzioni differenti. Ma non bisogna nemmeno pensare che alla fine … siamo un po’ tutti colpevoli e tutti giusti. Se si insinua questa valutazione crolla ogni valutazione etica, ogni giudizio e ogni volontà di protestare. Viene meno lo sdegno della coscienza che invece è una virtù ‘

Contessa Entellina e la vicenda storica (2)

Il Cinquecento è un secolo
fondamentale per la storia degli
 Arbëreshë in Sicilia, segnando
il consolidamento della loro
presenza nell'isola dopo i primi
arrivi tardo-quattrocenteschi.
Fuggendo 
dall'avanzata ottomana 
nei Balcani (in particolare dopo la 
morte di Giorgio Castriota Scanderbeg 
nel 1468), diverse ondate di profughi 
albanesi e greci si stabilirono in Sicilia 
tra la fine del XV e la prima metà del 
XVI secolo, con un'intensificazione 
tra il 1500 e il 1534.

I profughi cristiani abbandonarono
l'Albania e il Peloponneso per sfuggire
 alle persecuzioni religiose e alle
guerre condotte dall'Impero Ottomano.

Perché vennero in Sicilia, Calabria
e altri territori del Meridione
italiano? 
A causa della lunga crisi
demografica della Sicilia, i nobili
locali e la Corona aragonese-spagnola
accolsero questi gruppi. Agli albanesi
venne concesso di ripopolare feudi
abbandonati o scarsamente coltivati,
trasformando zone interne in centri
agricoli attivi.

















In quale realtà  sociale arrivarono gli arbereshe?

 L’inizio della modernità si apre nell’area mediterranea in un permanente confronto guerreggiato con la Sicilia spagnola minacciata dall’espansionismo ottomano. Su quel periodo storico, va evidenziato, gli archivi italiani, compresi quelli palermitani, sono fra i più ricchi di documentazione forse dell’intera Europa. Chi scrive trascorse i primi due anni del pensionamento vivendo intere giornate all’interno delle varie istituzioni culturali palermitane raccogliendo materiale storico (si intende in fotocopia) sull’Isola, mai verosimilmente completamente e approfonditamente successivamente studiato. 

 Proveremo una iniziale sistemazione di quegli spunti culturali capitatici con quelle carte riportando sulle pagine del blog alcuni sistemi di vita  -appunto-  di quell’alba della Modernità, che per noi contessioti, significa oltre che scoperta dell’America anche arrivo degli arbereshe sui territori dei Cardona, qui in Sicilia,  e conseguente avvio della fondazione del nostro centro abitato. E’ probabile che non saremo sempre sufficientemente lineari e metodici, però contiamo di introdurre una visione culturale aderente al vivere di cinque/sei secoli fa. 

 Secondo più storici gli archivi siciliani sono fra le fonti più ricche dell’età medievale e moderna. Pare che le comunità locali (i comuni) che in Sicilia nel cinquecento venivano denominati “stati” furono fra i primi ad usare la scrittura per registrare le memorie delle loro decisioni (=verbalizzare), utili anche per accumulare informazioni necessarie per il funzionamento  della loro amministrazione. Fu nell’alba del Cinquecento che, attraverso la struttura amministrativa locale, iniziano i periodici censimenti della popolazione, l’istituzione dei primi catasti sugli immobili e l’istituzione dei libri contabili feudali, nonché le verbalizzazioni delle strutture amministrative baronali, di cui erano parte la gran parte dei centri abitati di natura contadina.

Il Mondo italiano  nel  Cinquecento

Quale era il profilo sociale del meridione italiano e della Sicilia all’alba della modernità? Il feudalesimo strutturale continuava ad essere realtà caratterizzante. Non esisteva di fatto nell’Isola una presenza del ceto borghese che sapesse individuare gli elementi di novità sociale che pure qua e là andava germogliando nel mondo letterario e pure commerciale. Le scarse presenze borghesi avevano forti difficoltà ad accedere alla proprietà della terra, riserva esclusiva e comunque prioritaria dell’aristocrazia, che in più contesti del territorio dell’Isola era di origine spagnola, e pure riserva della chiesa. Aristocrazia e Chiesa avevano la fonte di sussistenza dai censi, dai luoghi di monte (=titoli del debito pubblico che finanziavano i singoli Stati della penisola).  I censi erano prestazione in natura o in denaro dovuta dai contadini.

In quell’alba della Modernità tutte le fasce popolari erano condannate a vivere alla giornata, nel disordine del contesto sociale. Gli stessi Stati e loro strutture periferiche mostravano la loro sussistenza nel disordine, quasi sempre al limite del fallimento e nella resistenza passiva dei sudditi che nella struttura statuale vedevano tutto, tranne che un tutore del bene pubblico. Questa  mancanza di fiducia delle masse alimentava resistenze al processo di riscossione del dovuto alle casse pubbliche. Più storici sottolineano l’attitudine a temporeggiare di tutti coloro che avendo l’incarico di riscuotere “donativi”, “tasse” e “gabelle” trattenevano per lungo tempo i ricavati piuttosto che rimetterli nelle casse statuali. Ed intanto dovendo lo Stato comunque funzionare  e pagare i suoi servitori, militari etc. accadeva che esso si faceva prestare dai suoi servitori, che già avevano riscosso i tributi dalla gente, il denaro. Nel valutare un simile sistema statuale alcuni pensano che il tutto sarebbe da ironizzare, ma quella realtà di irregolarità e di disordine istituzionale non era tipicità del meridione italiano, era una quasi regola -un poco in tutt’Europa- nel funzionamento dell’amministrazione finanziaria.

 Certo non mancavano denunce, minacce di ritirare l’incarico e le sanzioni (mai portate sino all’esecuzione) in capo agli incaricati infedeli  E’ che ogni vice-re o governatore spagnolo si adoperava con le verifiche e con le sanzioni ma, queste, andavano quasi sempre vanificate. I compromessi fra strutture regie/statuali e incaricati della periferie  infatti alla fine arrivavano a conclusione, segno che le connivenze fra autorità statuale e strutture periferiche (che prima o dopo germoglieranno in Sicilia in quella struttura denominata Mafia) ha radici piuttosto lontane nel tempo.

(Segue)

 

La casa (3)

 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.

Qualcuno, capita che incontrandoci, chieda: ma dove stai? non ti vedo in giro! Effettivamente tanti di noi cogliamo, a prescindere dalle situazioni legate all’età o alla salute, che il modo di vivere di noi contemporanei è molto diverso dal vivere (dal trascorrere il tempo libero) di trenta o quarant’anni fa, quando nei paesi di provincia si trascorreva tanto tempo libero in piazza, all’interno dei circoli e pure dei bar. In quei posti ci si incontrava fra compaesani, fra amici, compagni di partiti politici e si apprendevano novita’ di vita sociale e in generale notizie di vita civica.

Ai nostri giorni il modello di vivere la cittadinanza locale è di molto differente dal periodo pre-terremoto, tanto per indicare un fenomeno di svolta che in quest’area di Sicilia ha alterato ogni stile di vita, compreso, per restare in tema, il modo di socializzare in ambito comunitario.

 Esiste una vastissima produzione letteraria sulla trasformazione antropologica avvenuta nell’area belicina dal post-sisma ‘68, consequente al passaggio dalla prevalente società contadina post-seconda guerra mondiale all’odierno modello di vita retta su diversi moduli di convivenza e su diversi spazi lavorativi. Anche la tecnologia (o come dicono tanti amici, la meccanizzazione) ha contribuito a mutare il modo di vivere l’attività  agricola di ciascuno.

La disoccupazione nel Meridione d'Italia
resta strutturale.




A Contessa, come in tutte le comunità del Belice, disponiamo di abitazioni che con quelle precedenti al sisma che ha colpito la Valle del Belice nel 1968 non hanno più molto a che fare, suggerisce qualcuno. Con questo suggerimento in realtà l’interlocutore vuole dire che persino il processo e le conseguenze della ricostruzione post-terremoto ‘68 ha portato, o prodotto, conseguenze spaziali e di decentralizzazione che hanno spinto tutti coloro che non sono finora emigrati a vivere in assetti di isolamento e di doversi spostare per le esigenze esterne all’abitazione ricorrendo alla mobilità automobilistica. Il vivere contessioto, conclude l’interlocutore, oggi dispone di ampi spazi domestici e pure ampi spazi pubblici in paese, ma per interloquire col prossimo bisogna ricorrere alla mobilità automobilistica dal momento che nell’abitato con capienza per più migliaia di potenziali residenti vivono, persino con attestazione anagrafica pochissime persone, in buona parte anziani pensionati.

(Segue). 



giovedì 19 febbraio 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (1)

Il passaggio dal Medioevo (476-1492) 
all'Età Moderna (dal XV/XVI secolo)
 e ‘ un processo storico complesso, 
caratterizzato da trasformazioni
 radicali tra il Trecento e il 
Cinquecento, non da una 
rottura netta.
L’evoluzione ha visto la nascita 
degli Stati moderni, le scoperte 
geografiche, la Riforma protestante 
e il passaggio da un’economia 
feudale a una di mercato.












 Scaviamo sull’alba della Modernità 








Sul blog, sopratutto in anni trascorsi, abbiamo provato a richiamare l’attenzione di quanti si interessano di studi storici ed economico-sociale, molti aspetti e periodi di storia dei secoli successivi alla fondazione di Contessa. Il tutto era inquadrato all’interno del sistema socio-economico feudale prima e poi latifondista.

 L’impegno ed il lavoro di ricerca svolto su più contesti bibliotecari e culturali di Palermo non è però mai confluito per quanto attiene la secolare vicenda del baronaggio locale (nel suo aspetto economico e giuridico) in un testo libresco unico. Probabilmente altri riusciranno a organizzare il consistente materiale, finora affrontato sul blog in modo episodico e sicuramente frammentario, in qualcosa di organico e connesso.

  Avendo pertanto finora affrontato tematiche ed eventi storici mai correlati, abbiamo comunque e sempre inteso rendere evidenti ragioni e contesti del progressivo indebolimento e poi della decadenza del tradizionale ceto baronale e feudale siciliano, a cominciare -appunto- dal periodo dell’insediamento degli arbereshe nell’Isola ai decenni più vicini a noi, e comunque dal varo della Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1’ gennaio 1948.

 Il conduttore del blog non ha mai smesso di curare gli studi di approfondimento della tematica proposta all’esame di Storia economica di tanti anni fa alla Facoltà di Economia e Commercio di Palermo e ha finora raccolto una vasta documentazione sul quadro evolutivo istituzionale, sociale ed economico del vivere siciliano dal Cinquecento feudale ai nostri giorni di democrazia costituzionale. Ritiene però che sia forse giunto il tempo di esporre in maniera piu’ organica la vicenda storica che inizia dal baronaggio siciliano, non già attraverso gli episodi avulsi o circoscritti dall’inizio della modernità (periodo di arrivo degli arbereshe in Sicilia), ma in quanto processo storico di evoluzione della società siciliana. 

 Il periodo di insediamento degli arbereshe in quest’angolo di Sicilia Occidentale su cui si trova  Contessa, assiste in numerose  aree dell’Isola al sorgere di altre e numerose realtà comunitarie, e contemporaneamente assiste al crescere sotto più aspetti di un nuovo e diverso modo di vivere. Di fatto, in quel periodo storico,  e’ già crollato l’Impero Romano d’Oriente (con capitale Costantinopoli), e’ stata scoperta l’America e dal Medio Evo si passa alla Modernità, (approssimativamente tra il XV e il XVI secolo). Si entra sostanzialmente in un periodo che segna una trasformazione profonda in tutta Europa, segnata dalla fine dell'unità medievale e dall'inizio di una nuova era. Eventi chiave come la scoperta dell'America (1492), la Riforma Protestante, l’invenzione della stampa e il Rinascimento iniziano di fatto a rivoluzionare la concezione dell'uomo, la politica, l'economia e la scienza in seguito all’affermarsi di un nuovo regime di produzione terriero e al confermarsi di conseguenti redditi della terra. Inizia, pure contemporaneamente, seppure molto timidamente, la vita economica dell’Isola con la presenza di tante famiglie (estere, provenienti dal Nord Europa)  che avviano il commercio estero del grano.

 Tantissimi ritrovamenti archivistici degli ultimi decenni spiegano, o comunque danno luce, ai tanti perché delle comunità arbereshe sorte in Sicilia e nel Meridione Italiano in quell’alba della “modernità “.  Nell’analisi organica della tematica ora accennata proveremo periodicamente e sistematicamente a coinvolgere i lettori.

Parole frequenti sui media

 Il mese di digiuno del Ramadan

Il mese di digiuno del Ramadan e’ iniziato  ieri nel Golfo e in buona parte dei Paesi islamici tranne alcune eccezioni come l’Iran dove comincerà oggi. Il periodo sacro islamico, durante il quale centinaia di milioni di musulmani nel mondo osservano il digiuno dall’alba al tramonto, comincia tradizionalmente con l’avvistamento della luna crescente. II Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam e impone ai fedeli di astenersi durante le ore diurne da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali. I credenti sono inoltre incoraggiati a fare elemosina ai poveri. Per l’occasione la Farnesina ha augurato un «sereno Ramadan alle comunità musulmane in Italia e nel mondo».

Letteratura (17)

 Ancora
Il rapporto di Giuseppe Ungaretti
con il Futurismo e l’anarchismo
si concentra principalmente  nella
sua giovinezza e nel periodo
precedente la Prima Guerra
Mondiale, caratterizzato da una
ricerca di rottura.

 Il 
futurismo e l'anarchismo
hanno rappresentato per
Ungaretti una "fase di rottura"
necessaria per liberarsi
dalla tradizione ottocentesca,
ma la sua vera vocazione
poetica ha preso presto
una direzione diversa, più
intima, tragica ed essenziale.

Nonostante la vicinanza, la
poesia di Ungaretti si
distingue per una ricerca
di essenzialità e "parola
pura" (che lo porterà
all'ermetismo) piuttosto
che per il futurismo
rumoroso di Marinetti.











 

Futurista e anarchico. Le prime poesie edite di Ungaretti appaiono nel 1915 su “Lacerba”, rivista dei futuristi, e su “La critica magistrale”, periodico animato da Franco Ciarlantini, esponente di un sindacalismo rivoluzionario e con venature anarchiche che, poi, però confluira’ nel tormentone del fascismo.

- - -

“Nella sua risoluta vocazione poetica, nella sua formazione letteraria tra “La Voce” e “L’acerba” porto’ un contatto più diretto  più rischiose correnti poetiche d’Europa: quelle che fanno della poesia sguardo conoscitivo, e totalmente conoscitivo;  e perciò riuscì a trafilare in se’ un’esperienza assai varia, a farla fruttare.

Nel “gusto” del Novecento la forma ungarettiana sembra quella che, con più risolutezza, ha riassunto in sé il senso delle radicali ricerche del tempo e che essa s’individua per una specialissima problematica. La forma, in Ungaretti, sembra voler rifiutare ogni alterazione della situazione; e in Allegria l’identità tra  l’ “organismo di parole” in cui vive la poesia e la realtà della storia parve così, per la prima volta, stabilita nel nostro paese,  dal nostro tempo”.

La superiore riflessione è 

di L. Anceschi (1911-1995)