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giovedì 18 giugno 2026

18 giugno

A Waterloo Napoleone subisce la sconfitta definitiva.  

18.06.1815

Napoleone e’ rimasto nell’opinione generale sopratutto come lo stratega che agisce per linee interne, e le vittorie per linee interne del 1796-1797 sono rimaste come un modello e una caratteristica del genio del grande capitano. Ma nel 1813, nel 1814, nel 1815 in situazione complessivamente inferiore di forze, tutte e tre le volte ricorse alla manovra per linee interne, e tutte e tre le volte, nel suo insieme, tale strategia da posizione centrale fallì. L’azione per linee interne vale infatti sopratutto quando una branca si ritrae e si dà per vinta abbastanza facilmente, cosicché il vincitore possa subito rivolgersi verso l’altra; occorre insomma che il nemico subisca senza difficoltà l’intimidazione strategica. 
  Tale fondamentale elemento di successo veniva meno alla fine del grande condottiero. Nel 1796, aveva potuto contare sulla diversa preoccupazione di ciascuno dei due alleati di proteggere la propria base d’operazione, Piemonte e Lombardia. Sconfitti gli Austriaci a Montenotte e a Dego, il generale Beaulieu, loro capo, si era ritirato verso la propria base, rinunciando di fatto a tenere il collegamento  con l’alleato piemontese  che Napoleone aveva battuto separatamente a Mondovì. Così egli aveva tenuto riunita la propria massa, separando quella avversaria. 

Nel 1815 analoga la situazione: anche in questo caso Napoleone aveva di fronte a sé a Waterioo due eserciti alleati, la cui linea di ritirata era divergente e senza un vero comandante supremo. Nel 1796, però, Napoleone era di poco inferiore di forze, ora lo era moltissimo: 128.000 contro 220.000, benché il rapporto qualitativo sembrasse a tutto suo vantaggio (l'inglese Wellington aveva un esercito di mercenari tipo sec.  XVIII e il prussiano Blücher un esercito di riservisti, mentre Napoleone aveva il fiore dei suoi veterani). 

Napoleone fondò ancora nel 1815 il suo piano sulle diverse basi d'operazione e sulle diverse preoccupazioni degli avversari. Punto’ contro il centro della schieramento nemico e sconfisse i Prussiani a Ligny, come allora gli Austriaci a Montenotte e a Dego, calcolando che gli Inglesi si sarebbero ritirati verso nord e i Prussiani verso est, ciascuno verso la propria base, rinunciando al collegamento con l’alleato. Ma il prussiano Gneisenau non è il vecchio Beaulieu: ordina alle sue truppe di ripiegare verso nord e di stabilire a qualunque costo il collegamento con gli Inglesi, lasciando scoperta la via verso l’Elba e la Prussia. 
  Così Napoleone, già vincitore nel campo tattico e volto a perseguire la vittoria sugli Inglesi contro Wellington, fu sconfitto, definitivamente, nel campo strategico. Si dice che l'imperatore esclamasse all’apparire del grosso dei Prussiani: «Questi animali hanno imparato!».


L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

Le Origini (1891-1906): Nascono a
Milano le prime 
Camere del Lavoro 
per tutelare i lavoratori a livello
territoriale. Nel 1906, con il congresso
di Milano, viene fondata la
Confederazione Generale del
Lavoro (CGdL)
, la prima
organizzazione sindacale nazionale.

Nel 1948-1950, le tensioni della
Guerra Fredda portano alla
scissione e alla nascita di
organizzazioni separate di ispirazione
cattolica (
CISL) e repubblicana/
socialdemocratica (
UIL). Nella
(CGIL) restano socialisti e
comunisti.



Percorsi di Storia (2)
 

Il 1892 porta una importante novità nel panorama politico italiano: si costituisce il primo partito della sinistra, il Partito socialista, e ne derivano importanti conseguenze anche per il nascente movimento sindacale.

L'anno successivo, infatti, prende vita la prima organizzazione sindacale a carattere nazionale, la Ficl, Federazione italiana delle Camere del lavoro. La Ficl è di fatto l'espressione sindacale del partito socialista: un legame, quello tra partito e sindacato con il partito in una posizione di preminenza, che caratterizzerà larga parte della storia del movimento sindacale italiano, a dispetto delle reiterate affermazioni di autonomia dai partiti politici che hanno contrassegnato la vita dei sindacati.


Le conseguenze sono rilevanti sotto molteplici aspetti. Osserva ad esempio Georges Couffignal, intellettuale francese autore de «I sindacati in Italia», riferendosi ai primi passi del movimento sindacale del nostro Paese: «L'azione sindacale non fa che integrare l'azione politica, e naturalmente le organizzazioni nascenti cercheranno di risolvere i problemi della condizione operaia con degli interventi in direzione dei poteri pubblici e non in direzione degli interlocutori padronali».


Tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 si sviluppano le prime organizzazioni sindacali di categoria a carattere nazionale: la più importante, anche in seguito, è la Fiom, la federazione dei metalmeccanici.

Mentre la Ficl è espressione delle Camere del Lavoro, nel 1906 nasce la Confederazione generale del lavoro, Cadl, organizzazione nazionale dei sindacati di categoria, di cui il primo segretario generale è il socialista Rinaldo Rigola.

I primi anni della nuova confederazione sono tutt'altro che facili: nel movimento operaio, e quindi sia nel partito socialista che nel sindacato, convivono due anime, quella «riformista» e quella «rivoluzionaria».

La maggioranza del partito socialista e della Cgdl è «riformista». Ci sono i presupposti per una scissione, e questa puntualmente avviene: nel 1912 i «rivoluzionari» danno vita all'Usi, Unione sindacale italiana. L'Usi fa concorrenza, con un certo successo, alla

Cgdl nell'organizzazione delle lotte operaie che cominciano a contrassegnare anche il nostro Paese. La divisione del movimento sindacale si completa nel 1918 con la nascita della Cil, Confederazione italiana dei lavoratori, di ispirazione cattolica e con una ideologia «collaborativa» nei confronti del padronato.

Ma il movimento sindacale italiano, nelle sue diverse articolazioni, si può dire che sia ancora in una delicata fase formativa quando si verifica l'avvento del fascismo.

Accordo tra Stati Uniti e Iran

 Un memorandum in 14 punti prova a mettere ordine nel caos tra Stati Uniti e Repubblica islamica: una bozza di armistizio con date, cifre e paletti messi nero su bianco, pensata per trasformare il cessate il fuoco in qualcosa di più strutturato. 

-   -   -

1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai rispettivi alleati coinvolti nell’attuale conflitto, con la firma di questo memorandum dichiarano la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso. Da quel momento si impegnano a non compiere più azioni ostili l’uno contro l’altro e a rinunciare sia all’uso della forza sia alla minaccia del suo impiego. L’accordo finale dovrà recepire e confermare questo articolo e tutti quelli successivi.

2. Iran e Stati Uniti si impegnano a rispettare reciprocamente sovranità e integrità territoriale, e a non interferire negli affari interni dell’altro.

3. Le due parti si obbligano a negoziare e concludere un accordo definitivo entro un massimo di 60 giorni, prorogabile solo con il consenso di entrambe.

4. Con la firma del memorandum, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale contro l’Iran, a non ostacolare in alcun modo il traffico marittimo diretto verso i suoi porti e a riportare entro 30 giorni i transiti alla piena capacità. Il volume di traffico dovrà essere proporzionale ai flussi pre–guerra delle navi iraniane. Washington si impegna inoltre a ritirare le proprie forze dall’area circostante entro 30 giorni dalla firma dell’accordo finale.

5. A sua volta, con la firma del memorandum, la Repubblica islamica si impegna ad adottare subito le misure necessarie per far riprendere, entro 30 giorni, il movimento delle navi mercantili tra il Golfo Persico e il Mare di Oman ai livelli precedenti la guerra, compresa la rimozione degli ostacoli tecnici e la bonifica delle mine di propria competenza.

6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai partner regionali, a definire un piano complessivo - concordato tra le parti - per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, garantendo un finanziamento minimo di 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, parte integrante dell’accordo finale, dovrà essere messo a punto entro 60 giorni.

7. Washington si impegna a porre fine, secondo una tempistica da stabilire nell’accordo definitivo, a tutte le sanzioni oggi in vigore contro la Repubblica islamica: quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, quelle del Board dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e tutte le misure unilaterali statunitensi, siano esse primarie o secondarie.

8. L’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. Teheran e Washington convengono che la sorte del materiale arricchito e delle altre questioni nucleari da definire di comune accordo, comprese le “necessità nucleari” iraniane, saranno affrontate in modo adeguato nell’accordo finale, che dovrà confermare anche questo articolo.

9. In attesa dell’intesa definitiva, Iran e Stati Uniti concordano di mantenere lo status quo: Teheran congela il proprio programma nucleare allo stato attuale, mentre Washington si impegna a non imporre nuove sanzioni contro l’Iran e a non rafforzare il proprio dispositivo militare nella regione.

10. Gli Stati Uniti si impegnano a fare in modo che, subito dopo la firma del memorandum e fino alla revoca delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro rilasci deroghe per l’export di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati, e per tutti i servizi collegati – bancari, assicurativi, di trasporto e simili.

11. Washington si impegna inoltre a liberare, sulla base dei progressi verso l’accordo finale, i fondi e gli asset iraniani congelati o soggetti a restrizioni, rendendoli pienamente disponibili. Queste risorse, sia che restino nei conti originari sia che vengano trasferite, potranno essere utilizzate per qualsiasi pagamento deciso dalla Banca centrale iraniana. Gli Stati Uniti si obbligano a rilasciare tutte le autorizzazioni e licenze necessarie.

12. Iran e Stati Uniti concordano sull’istituzione di un meccanismo incaricato di vigilare sull’attuazione dell’accordo definitivo e sul rispetto nel tempo degli impegni assunti.

13. Dopo la firma del memorandum, e una volta ricevute garanzie sull’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 – e sulla prosecuzione di questi passi – le due parti apriranno negoziati sull’accordo finale limitandosi agli articoli ancora da definire.

14. L’accordo definitivo dovrà essere approvato con una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

mercoledì 17 giugno 2026

Parole frequenti sui media


Il complesso millenario è stato
pesantemente colpito e danneggiato
durante i bombardamenti sulla
capitale, provocando un grave
incendio sul tetto della Cattedrale
della Dormizione e scatenando la
ferma condanna internazionale da
parte dell'UNESCO. Sono già stati
avviati i primi urgenti lavori di
messa in sicurezza e restauro delle
strutture colpite.








LAVRA 

Kiev-Pechersk Lavra, ossia il Monastero delle Grotte o Cattedrale della Dormizione di Kiev, fu fondato quasi mille anni fa, nel 1051, dai santi Antonio e Teodosio sulle colline che dominano il fiume Dnipro e ha un complesso sistema di grotte sotterranee e catacombe che si estende per circa 600 metri. 

La storia della fondazione del monastero si può trovare spiegata nella Vita di San Teodosio, scritta dal cronista e santo Nestore di Kiev. Circondato originariamente solo da uno steccato in legno, grazie alla sua posizione sopraelevata, durante il medioevo svolse più volte il ruolo di fortezza. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio dell’Unesco.

Una ondata di missili e droni russi ha colpito nella notte tra domenica e lunedì l’Ucraina, lasciando dietro di sé almeno 11 morti e 53 feriti. Cinque vittime sono state registrate nella capitale ucraina, dove almeno altre trenta persone sono rimaste ferite, tra cui due bambini di 5 e 6 anni. A far inorridire il mondo, le fiamme e il fumo che si sono innalzati da uno dei monumenti più importanti d’Ucraina. Tra i luoghi colpiti, la Lavra delle Grotte, il grande complesso monastico che domina Kiev, uno dei simboli religiosi più rilevanti del Paese. Il tetto della Cattedrale della Dormizione ha preso fuoco durante il raid, mentre il fumo avvolgeva le cupole dorate e i fedeli si accalcavano dietro le transenne. Fondata nell’XI secolo, la Lavra è uno dei cuori storici dell’Ortodossia cristiano-orientale e un sito protetto dall’Unesco. La Dormizione era già stata distrutta nel 1941, durante l’occupazione tedesca di Kiev, in circostanze mai del tutto chiarite, tra la versione sovietica e le ricostruzioni che chiamano in causa mine lasciate in ritirata; poi la ricostruzione dopo l’indipendenza ucraina. L’Unesco ha condannato l’attacco parlando di danni significativi all’esterno e all’interno della cattedrale. 

L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

Percorsi di Storia (1)
Il movimento sindacale in Italia 
di rappresentanza dei
lavoratori, e’ storicamente dominato
da CGIL, CISL e UIL
 (noti come i
sindacati confederali) ed e’ tutelato
dall'
Articolo 39 della Costituzione
italiana
 che sancisce la piena
libertà di organizzazione sindacale.
Il panorama sindacale italiano si
articola attraverso una struttura
complessa che unisce radici
storiche profonde, grandi
organizzazioni confederali e
nuove sfide nel mercato del lavoro
contemporaneo.



Nei Paesi sviluppati e con regime democratico i sindacati, cioè le organizzazioni rappresentative degli interessi di determinate categorie sociali, svolgono un ruolo di attori protagonisti nelle vicende della politica economica. È difficile, e spesso impossibile, per un governo di qualsivoglia colore, non interpellare i sindacati, o non tener comunque conto del loro punto di vista nell'elaborazione delle principali misure di politica economica. L'atteggiamento dei sindacati e i rapporti sindacati-governo dipendono in misura significativa dalla loro storia, dalle ideologie che li permeano. Per questi motivi in questa pagina (nel giro di tre, quattro giornate) ci occuperemo delle origini e delle tappe più significative nello sviluppo del movimento sindacale in Italia, intendendo per movimento sindacale quello formato dalle organizzazioni rappresentative dei lavoratori dipendenti.

  Il percorso storico dei sindacati italiani riflette, nel bene e nel male e fin dall'inizio, quello dello sviluppo economico del nostro Paese.

Ad esempio, una delle ragioni del ritardo con cui sorsero le organizzazioni sindacali in

Italia è da ricercarsi nel ritardato «decollo» industriale del nostro Paese. L'industria moderna è arrivata in Italia con qualche decennio di ritardo rispetto a Paesi come la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti.

L'economia italiana è stata prevalentemente agricola fino agli inizi del '900 e anche nei decenni successivi, fino agli anni Sessanta, i lavoratori dipendenti dell'industria non hanno rappresentato una figura sociale dominante.

I sindacati in Italia nascono quindi in ritardo e riflettono la debolezza quantitativa della classe operaia.

Le prime organizzazioni sorgono su base territoriale anziché categoriale: ciò deriva probabilmente dal fatto che i primi nuclei dello sviluppo industriale non sono omogeneamente diffusi sul territorio e fra i diversi settori produttivi. Nascono quindi, negli ultimi decenni dell'800, le Camere del lavoro, organizzazioni comunali e provinciali.


Esploriamo il territorio

 

Rollo (o Rollum) di Monreale 
è un celebre documento redatto 
nel 1182. Si tratta di un registro 
catastale plurilingue (arabo, greco e 
latino) in cui Guglielmo II definiva 
e delimitava l'immenso patrimonio 
territoriale donato alla Chiesa 
arcivescovile di Monreale.

Il termine "platee" si riferisce 
invece agli inventari dei beni 
immobili, ai cabrei e alle planimetrie 
storiche compilate successivamente 
dall'Archidiocesi per mappare case, 
terreni e confini delle proprietà 
ecclesiastiche in Sicilia.



Nel primo Medioevo in Sicilia, il termine "diviseindicava specifici distretti territoriali o ricorrentemente circoscrizioni agrarie. Queste ripartizioni con finalità amministrative derivavano dall'eredità della dominazione bizantina e araba, per  poi evolvere nell'organizzazione feudale che faceva riferimento alla Chiesa e alla  Corona lungo l’intero Medio Evo.

Volendo sintetizzare il processo di evoluzione e le caratteristiche di massima del termine divise ci capita cogliere:
1) Un significato agrario e territoriale: Identificava frazioni di territorio siciliano, come dire macro-distretti rurali fino a costituire suddivisioni di più ampi possedimenti ecclesiastici o terrieri, che inglobavano villaggi (casali) e terre coltivate. 
2) La sopravvivenza nei secoli: In quanto ripartizione territoriale e amministrativa la divise rimase in uso attivo e documentata fino al Basso Medioevo e oltre, fino ad oltre l’alba della modernità, sopratutto nell’area occidentale dell’Isola e in specie su quelli che erano stati i vasti, anzi i vastissimi, feudi della Chiesa di Monreale. 
Nelle fonti storiche locali, attinenti l’attuale area territoriale di Contessa Entellinale, con "divise" vengono frequentemente riportate sugli inventari (detti platee o rolli) vaste aree feudali  mappate e organizzate per  la riscossione delle rendite e delle decime.
(Continua)

martedì 16 giugno 2026

E’ tempo di dichiarazione di redditi

 Sul blog contiamo di simulare in seguito una dichiarazione, con situazioni ricorrenti.

= = = 

Aliquote IRPEF confermate

Per i redditi 2025:
= fino a 28.000 €. - 23%
= fino a 50.000 €. - 35%
= oltre - 43%


Sul blog contiamo di dedicare più pagine per rendere comprensibili termini, finalità e modalità su tutto ciò che attiene il rapporto cittadino-fisco.

Iniziamo intanto a sapere che le nostre dichiarazioni dei redditi possono essere sottoposte ad   Accertamento. Come avviene la procedura di accertamento?

Sulla dichiarazione presentata nel 2024 e relativa ai redditi conseguiti nel 2023 partirà: 

1) il controllo automatico entro il 31 dicembre 2026;

2) il controllo formale entro il 31 dicembre 2027 (accerta, in base all’analisi del rischio, se la dichiarazione corrisponde alla documentazione del contribuente incrociata con dati di enti terzi); 

3) l’accertamento sostanziale entro il 31 dicembre 2028 (l’Agenzia contesta la dichiarazione e chiede il pagamento di un maggiore importo);

4) Infine entro il 31 dicembre 2030 scatta «l’omessa dichiarazione» a carico di chi non ha presentato la dichiarazione, oppure con un ritardo superiore ai 90 giorni. 

Pertanto quando parliamo di «recupero evasione», una parte consistente si riferisce sempre ad annualità risalenti dai 3 ai 7 anni precedenti e in base alle norme in vigore in quel periodo. 

Dal 2023 in poi si suppone che la tendenza al recupero sarà più bassa. Perché?

Nel 2024 e’ stato introdotto il concordato preventivo biennale: una delle misure bandiera della riforma fiscale varata dal governo. 

L’Agenzia informa l’interessato che in base ai suoi  calcoli il contribuente e’ andato fuori parametro: ha dichiarato 30, ma avrebbe dovuto dichiarare 50. Se aderisce, su quei 20 in più pagherà  un’imposta compresa fra il 10 e il 15% (a seconda del grado di affidabilità) e sui 5 anni precedenti e i 2 successivi difficilmente scatteranno ulteriori controlli e verifiche. 

Lo sconto prevede un limite: la differenza fra quanto dichiarato e quanto avrebbe dovuto non deve superare gli 85 mila euro, sui quali pagherà  al massimo un’imposta del 15%.
 

Si tratta chiaramente di un sistema che può generare due distorsioni: da una parte chi consegue redditi superiori rispetto a quelli concordati non li dichiarerà, dall’altra se è tassato sulla base di un reddito predeterminato non ha alcun incentivo a produrre (ed evidenziare)  di più. Inoltre la data stabilita per l’adesione al concordato è il 30 settembre, e questo consente di fare due calcoli di convenienza. 
Una norma che può tradursi in una forma di evasione legalizzata o, più correttamente, in una sottotassazione consentita poiché il contribuente beneficia di un’imposizione inferiore rispetto al proprio reddito. Quindi pochi, maledetti e subito per il fisco, ma ovviamente si tradisce il principio costituzionale che è quello di pagare in base alla reale capacità contributiva.

Le zecche, in campagna, sono in aumento

Possono essere pericolose
Le zecche sono pericolose perché
possono trasmettere infezioni
batteriche e virali all'uomo
. Il rischio
principale non è il morso in sé, ma
la possibilità che il parassita veicoli
patogeni gravi come la 
Malattia di
Lyme
 e la TBE (Encefalite da zecca).
Cosa fare?:
Rimuovila subito:
 La trasmissione
delle malattie avviene generalmente
dopo 36-48 ore che la zecca è attaccata
.
Rimuovila con una pinzetta afferrandola
 il più vicino possibile alla pelle e
tirando verso l'alto con un movimento
rotatorio.
Disinfettare accuratamente
la zona dopo la rimozione.
Per le 3-4 settimane successive, osserva
l'area della puntura e fai attenzione a
sintomi come febbre, mal di testa o
ingrossamento dei linfonodi. Se noti
un alone rossastro o altri malesseri, contatta
il tuo medico.



Che le zecche siano sempre più diffuse non è soltanto una sensazione di chi torna da una passeggiata in campagna controllandosi le gambe ogni dieci minuti. Negli ultimi anni numerosi studi e attività di monitoraggio hanno documentato un aumento delle aree in cui questi aracnidi sono presenti e un prolungamento del loro periodo di attività. Sfogliando qualche rivista, capita leggere che una delle ragioni è che gli inverni sono diventati meno rigidi. 

 Le zecche, che un tempo in molte zone rallentavano drasticamente la propria attività durante i mesi freddi, oggi trovano spesso condizioni favorevoli per una parte più ampia dell'anno. La conseguenza più evidente sarebbe l'allungamento della stagione delle zecche. Allo stesso tempo, il clima più mite favorisce la loro presenza anche in aree montane e collinari dove fino a pochi anni fa erano meno frequenti.

  Le zecche non vivono isolate nell'ambiente. Gran parte del loro ciclo vitale è legato agli animali, nel contesto siciliano, i cani, che rappresentano i loro ospiti naturali. I libri indicano inoltre cervi, caprioli, volpi, lepri, roditori e molte altre specie, tutte che  contribuiscono inconsapevolmente alla loro diffusione spostandole da un ambiente all'altro.

   Le zecche dipendono dal sangue durante tutto il loro sviluppo. Dalle uova nascono minuscole larve dotate di sei zampe che devono trovare un primo ospite da cui nutrirsi. Dopo il pasto si lasciano cadere al suolo, si trasformano in ninfe e ripetono l'operazione. Solo dopo un ulteriore passaggio attraverso un ospite diventano adulte. In ciascuna di queste fasi la zecca può restare attaccata per diversi giorni, dopodiché si lascia cadere tra l'erba e il fogliame per proseguire il proprio sviluppo. Le femmine adulte, dopo essersi nutrite un'ultima volta, depongono migliaia di uova nel terreno e il ciclo ricomincia.   



Terzo millennio

L’agricoltura nell'entroterra siciliano 
è un settore chiave dell'economia
locale, caratterizzato da un'eccezionale
vocazione per la coltivazione di grani
antichi siciliani
, legumi, uliveti e
mandorleti
. Forte è la transizione verso
l'
agricoltura biologica
, con oltre
il 28% della superficie regionale gestita
senza l'uso di pesticidi o fertilizzanti di
sintesi.







N. 03
Familiarizziamo con le

tematiche socio-economiche

L’agricoltura, stando ai report pubblici, sarebbe in crescita e sarebbe colonna portante dell’economia nazionale.  Il settore fa però i conti con una criticità che non accenna a fermarsi: il calo degli addetti al settore. 

  Secondo i dati economici dell’agricoltura 2025 pubblicati dall’Istat, il comparto agroalimentare – che ingloba agricoltura, silvicoltura, pesca e industria alimentare – ha raggiunto un valore aggiunto di 89 miliardi di euro, superando gli 83,4 miliardi del 2024.

   La crescita complessiva, in volume, è stata dello 0,7%, sostenuta soprattutto dal comparto alimentare, delle bevande e del tabacco, che ha segnato un incremento dell’1,4%. Agricoltura, silvicoltura e pesca hanno mantenuto una buona redditività, con una crescita della produzione dello 0,3%.

   Nel 2025 l’occupazione nel settore è, però, diminuita dello 0,5%. A pesare è soprattutto il calo dei lavoratori autonomi (quelli che erano i coltivatori diretti), diminuiti del 2,2%, mentre l’aumento dei dipendenti pari al 2,3% non è stato sufficiente a compensare la perdita complessiva.

   La Commissione Europea ha annunciato la possibilità di mobilitare fino a 540 milioni di euro provenienti dalla riserva agricola della Pac per sostenere gli agricoltori colpiti dagli effetti della guerra in Medio Oriente.  

 Bruxelles propone inoltre una serie di modifiche alla Politica Agricola Comune, tra cui un regime temporaneo di liquidità, la possibilità per gli Stati di anticipare i pagamenti diretti agli agricoltori e una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi per contrastare l’aumento dei costi dei fertilizzanti.

lunedì 15 giugno 2026

Le borse fanno da termometro

I principali listini europei 
si muovono in netto territorio 
positivo nella sessione odierna.





Chi investe soldi ritiene che

la burrasca iraniana volga al meglio.

Ma con Trump … in scena, chi può dirlo?

 Borse europee in rialzo, ma sotto i massimi toccati poco dopo l'apertura. Milano, pur rimanendo in area record, segna un progresso dello 0,95%, Parigi dell'1,24%, Francoforte dell'1,45% e Madrid del 2,1%. Più contenuto il rialzo di Londra (+0,7%).

  L'accordo raggiunto nella notte tra Stati Uniti e Iran, siglato con una firma digitale e in attesa della ratifica ufficiale prevista venerdì a Ginevra, rappresenta infatti soltanto un'intesa di massima che apre la strada a negoziati più dettagliati, soprattutto sul nucleare, destinati a svolgersi nei prossimi 60 giorni. 

 Gli investitori accolgono con favore il clima di maggiore distensione, ma allo stesso tempo sono consapevoli che eventuali imprevisti o colpi di scena, quando di mezzo c’è Trump, potrebbero emergere. Per questo motivo prevale un atteggiamento di cauto ottimismo. Prosegue intanto il calo del petrolio: il wti cede il 5,4%, attestandosi a 80,23 dollari al barile.

I giovani con laurea emigrano

Oltre la metà degli italiani che
oggi espatria possiede un titolo
accademico.
 La perdita di capitale
umano per il Paese è stimata in
miliardi di euro, con una forte
emorragia che colpisce soprattutto
il 
Mezzogiorno e le regioni del Nord
Italia.



L’Italia forma i giovani, questi

al dunque lavorativo vanno all’estero.

I giovani professionalmente formati lasciano l’Italia. A sollevare l’allerta nelle ultime settimane è stato l'Istat, nel Rapporto annuale 2026, e il Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali: il Paese fatica a trattenere i laureati e rischia di impoverire ulteriormente il proprio capitale umano proprio mentre affronta il declino demografico e una crescita economica debole. 

Secondo il Governatore, tra il 2020 e il 2024 oltre 100 mila giovani laureati hanno lasciato l'Italia per trasferirsi all'estero. Una scelta motivata dalla ricerca di migliori opportunità professionali, retribuzioni più elevate e soprattutto di un riconoscimento delle competenze che il mercato del lavoro nazionale spesso non riesce a garantire.

L’Italia non soltanto forma meno laureati rispetto ai partner europei, ma perde anche una parte crescente di quelli che riesce a formare. Un'emorragia che, secondo il Governatore, rischia di alimentare un circolo vizioso: la scarsa innovazione delle imprese riduce la domanda di lavoro qualificato, mentre la limitata valorizzazione delle competenze scoraggia gli investimenti nell'istruzione e rende più difficile l'adozione delle nuove tecnologie.

Nel 2024 sono stati circa 25 mila i laureati italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, a fronte di poco più di 4 mila rientri. Il saldo netto è quindi negativo per quasi 21 mila giovani altamente qualificati, una perdita che l'Istituto di statistica definisce esplicitamente come un'erosione di capitale umano ad alta specializzazione. 

Terzo millennio

  N. 01

Nel terzo millennio il cittadino comune, quello che magari vive del reddito di lavoro dipendente, un salario o uno stipendio, è sempre più indotto a occuparsi di questioni economiche, di far quadrare i conti.

In passato, in un passato non troppo lontano, nella nostra area interna della Sicilia, l'unica economia che poteva interessare era quella «domestica», cioè come spendere il proprio magro reddito distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentazione, abbigliamento, abitazione, e così via. 

Oltre tremila "contessioti" sono emigrati nel Nord America fra Ottocento e primi decenni del Novecento.
 Una fortissima comunità si stabilì  a 
New Orleans, in Louisiana, dove  fondo’ anche una specifica 
Società di Beneficenza.

Ai nostri giorni il cittadino percepisce, giustamente, di essere sempre più coinvolto per ragioni politiche, sindacali e comunque sociali  anche dalle grandi questioni economiche (dal cosiddetto andamento macroeconomico del Paese Italia: inflazione, crisi di settori, rischio disoccupazione etc.) e dagli affari e dagli andamenti della finanza pubblica e privata.


Come si è giunti a questo? E’ solo una moda, un interesse passeggero? O verosimilmente e’ una maturazione delle coscienze collettive dopo oltre settantanove anni di regime repubblicano-democratico?  

Effettivamente nel  corso di un periodo molto lungo, ma con più intensità negli anni recenti, si sono verificati numerosi mutamenti qualitativi nel rapporto tra la generalità dei cittadini, il contesto socio-politico generale e la realtà lavorativa nel nostro paese (=in una parola, nel nostro Paese-Italia) è cambiata l’economia, e per dirlo con espressione contessiota, la nostra realtà locale da contadina, e con riferimento prevalente al latifondo ante guerra a Vaccarizzo, e’ divenuta una società diluita (emigrata) fra più paesi europei (Svizzera, Germania, Francia e Nord Italia), una comunità di anziani pensionati e  in più casi con due/tre abitazioni per famiglie, e però disabitate. Situazione questa,  conseguente (anche) alla avvenuta cessazione del fluire di più buste paghe, conosciute diffusamente, in quest’area di Sicilia,  durante il lungo processo della ricostruzione post-terremotato 1968.


In passato, nei decenni precedenti il processo di ricostruzione nella Valle del Belice, ad occuparsi di “economia” era una ristrettissima cerchia di persone, ai nostri giorni, nel terzo millennio, l’economia è, per gran parte delle famiglie,  materia di interrogativi e decisioni difficili quotidiane e di valutazione per fasce sempre più larghe di persone. 


Facciamo qualche esempio sull’evoluzione, 

sulla realtà che e’ cambiata attorno a noi.

In alcuni casi si è trattato di processi di lunghissimo periodo. Primo fra tutti la progressiva riduzione dell'occupazione agricola e, in particolare, la contrazione del peso delle attività agricole più povere: quelle del piccolo contadino e del mezzadro con un modesto appezzamento. Dietro a questa economia rurale c'era fino agli anni post-seconda guerra mondiale molto autoconsumo: la famiglia contadina produceva in primo luogo per soddisfare direttamente i propri bisogni, quelli alimentari innanzitutto, e il residuo (se c’era) veniva usato sul mercato. Quella era un'economia familiare nella quale la moneta, i movimenti dei prezzi e tutto ciò che vi era connesso avevano in definitiva un ruolo marginale, talora in più casi ininfluente. 

La riduzione di quell’agricoltura di autoconsumo, la progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e via via orientata al mercato costituirono un processo che ha coinvolto milioni di italiani, sopratutto meridionali a partire dal dopoguerra. Nel 1951 ancora il 42,2 per cento della popolazione attiva (ed in Sicilia con percentuali di parecchio più  elevate) era assorbito dall'agricoltura, contro poco meno del  4 per cento, 3,6% circa attuale.

L'ingresso in una fabbrica o in un ufficio di una quota sempre crescente della popolazione non è stato comunque di per sé motivo sufficiente ad alimentare un grande flusso di domanda della conoscenze economiche. Negli anni di più intenso sviluppo e industrializzazione, gli anni "50 e i primi anni "60, il mercato del lavoro — il rapporto tra domanda e offerta di manodopera — presentava una larga sovrabbondanza di braccia.


(Segue)