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lunedì 26 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?

Franco Roberti è un ex
magistrato e politico italiano,
noto in particolare per aver
ricoperto la carica di 
Procuratore nazionale
antimafia e antiterrorismo.
Il 25 luglio 2013 è stato
nominato dal CSM alla
guida della 
Direzione Nazionale
Antimafia
, ruolo che nel 2015
è stato esteso anche alle
funzioni di contrasto al terrorismo
internazionale. Ha mantenuto
l'incarico fino al pensionamento
nel novembre 2017.
Nel dicembre 2017 è stato
nominato consigliere del
Ministro dell'Interno per le
materie di terrorismo e
criminalità organizzata.
Alle elezioni europee del 2019
è stato eletto come capolista
del 
Partito Democratico nella
circoscrizione Italia meridionale.
Ha fatto parte della 
IX legislatura
del Parlamento Europeo
,
concludendo il mandato nel
luglio 2024.


Dov’è la Mafia?

Verosimilmente la risposta al quesito scritto in rosso è: la mafia è ovunque. Lo sostiene in un suo libro l’ex magistrato Franco Roberti. Lo confermano le inchieste della Magistratura e dei media e l’esperienza delle coscienze civiche che lasciano tutte, costantemente, intendere che la mafia è ovunque. L’indice che ci fa dire che essa sta ovunque in Italia e’ -anche- la corruzione diffusissima all’interno di tantissimi ambienti.

Mafia non è soltanto quella che con metodi violenti e di intimidazione ci induce o vorrebbe indurci ad atti di subordinazione. Le mafie si servono di intimidazioni, ma frequentemente puntano a servirsi del denaro. Questo serve loro per alcuni dei loro comportamenti, quale il ricorso alla corruzione.

Le ingentissime risorse finanziarie di cui essa dispone (provenienti dalle tante attività illecite) vengono riciclate e le servono per corrompere o per metterle a disposizione di imprese che operano nella legalità. Facendo ciò, la Mafia, già altera finanziando imprese a lei vicine la concorrenza e squilibrando conseguentemente il mercato. Tante imprese legali sono costrette a chiudere perché impossibilitate a competere in condizioni impari sul mercato. Ciò e’ un danno comunitario oltre che una slealtà alla concorrenza su un mercato che dovrebbe essere libero.

Nostri giorni

 Sfogliando i giornali di oggi.

= Matteo Salvini resta segretario della Lega. Il ministro dei Trasporti ha superato il candidato Massimo Garavaglia con 465 voti a 146. In termini percentuali, Salvini è stato confermato segretario con il 76% dei voti sui 611 votanti, per Garavaglia il 24% dei consensi. I delegati registrati al voto erano 614 (sui 707 aventi diritto), ma hanno votato in 611.

= Salvini fra i propositi manifestati nel discorso rivolto ai delegati, ha palesato la volontà di mettere fine agli aiuti all'Ucraina in questi termini: Ci si può domandare al congresso della Lega, forza di governo responsabile e leale ma mai silente, se dopo 4 anni di conflitto e migliaia di morti, pensare di mandare altre armi e altri soldi e approvare altri sanzioni sia la via migliore per approvare la pace? Ci si può porre questo quesito? Ora investiamo in diplomazia perché nel 2026 le guerre non finiscono sul campo ma al tavolo diplomatico. Prima si riporta al tavolo della diplomazia - ha aggiunto - e meglio è per tutti».

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L'Albania è scossa da
una violenta ondata di
proteste di massa e
scontri a Tirana
 e in altre
 città, con decine di migliaia
di manifestanti che chiedono
le dimissioni immediate del
primo ministro Edi Rama. La
mobilitazione, nata mesi fa
da motivazioni economiche
e ambientali, è recentemente
degenerata in aperta rivolta
sociale e studentesca, portando
a duri scontri con la polizia
antisommossa, assalti a
palazzi governativi, centinaia
di feriti e centinaia di arresti.


Cosa accade il Albania? 
(***) A Tirana si stanno registrando violenti scontri di guerriglia urbana tra la polizia e migliaia di manifestanti, scesi in piazza per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Edi Rama. Le tensioni fanno parte di un'ondata di contestazioni più ampia che prosegue da diversi giorni e che vede uniti gruppi di studenti universitari e l'opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha. La rabbia dei manifestanti è alimentata principalmente 1) Percezione di corruzione diffusa all'interno delle istituzioni governative, 2) Mancanza di opportunità lavorative e degrado sociale,  3) Richiesta di riforme strutturali nel sistema educativo.

(***) La situazione è degenerata in particolare nel fine settimana del 24 e 25 ottobre 2026, trasformando le vie principali di Tirana in un teatro di duri confronti. Ai cortei si sono uniti anche gruppi di ultras della capitale. La polizia antisommossa ha reagito in modo massiccio ricorrendo a idranti e gas lacrimogeni per disperdere i blocchi stradali e riprendere il controllo del viale principale di Tirana.

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Parole frequenti sui media


Il  cap (o tetto al prezzo) è
un 
meccanismo economico
 che fissa un limite massimo
invalicabile al prezzo di
vendita di determinati beni o
servizi di pubblica utilità
,
storicamente applicato per
proteggere i consumatori
in mercati monopolistici
o durante crisi energetiche.
L'argomento è di forte
attualità in Italia a causa delle
recenti misure adottate
dai principali operatori
della distribuzione di
carburante
price cap Espressione inglese che indica un «tetto al prezzo». Di recente è stata utilizzata per segnalare appunto il tetto al prezzo che è stato introdotto da alcune compagnie per quanto riguarda benzina e diesel. L’intervento è stato caldeggiato dal governo per fare fronte ai rincari dei carburanti dovuti alla guerra nel Golfo e al blocco di Hormuz. Le prime compagnie ad aderire sono state Eni, IP, Q8, Tamoil. Ora Eni e Tamoil prorogano la misura fino alla fine dell’anno.

L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha confermato che il meccanismo del price cap rimarrà attivo fino alla fine del 2026. Anche la compagnia Q8 ha confermato la disponibilità a prorogare la misura a seguito dei colloqui bilaterali tra il governo italiano e il Kuwait. Soglie attuali: Il tetto massimo è fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro al litro per il gasolio.

Kuntisa e il regime feudale (7)

Primi approcci 
Ancora nel Settecento,
la Sicilia era
dominata da un regime feudale
pervasivo e strutturato sul privilegi
o 
che regolava l'intero assetto
socio-economico e politico dell'isola.
A differenza di altre aree d'Europa
dove il feudalesimo era ormai in
netto declino, nel Regno di Sicilia
il sistema rimaneva solidissimo e
contava 
oltre 2.000 feudi
,
condizionando la vita della maggior
parte della popolazione
.






Abbiamo già tratteggiato nelle pagine precedenti che sin dal periodo normanno la maggior parte della proprietà fondiaria dell'Isola era affidata alle mani di alcuni baroni. Ogni “baronia” aveva il dominio su terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi, alle praterie, ma predominavano i terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano il “feudo”; motivo per cui in Sicilia feudo divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


E però  la giurisdizione dei baroni, travalicando i confini delle terre di cui erano diretti proprietari,  in realtà, la stragrande parte della proprietà fondiaria dell'Isola si riconduceva nelle  mani di alcuni, pochi, baroni. 

Il feudo era formato da terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi alle praterie, ma con assoluta predominanza  dei  terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano la vasta campagna siciliana. Da questo quadro di trascuratezza in Sicilia il termine “feudo” divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


Dal momento che la giurisdizione dei baroni, travalicava i confini delle terre, di cui erano diretti assegnatari regi e si estendeva su città e villaggi, quindi su Kuntisa,  e rispettivi demani, e quindi anche sulle piccole proprietà private comprese nel loro dominio, ne derivò che i padroni di queste ultime si sentivano pure essi sottoposti al barone giusto una serie di molteplici o multiformi legami che avremo modo di tratteggiare sul blog.

domenica 25 ottobre 2026

Nostri giorni


I principali quotidiani nazionali
di oggi, 
domenica 25
ottobre 2026
, focalizzano
l'attenzione sui principali
scenari politici interni,
sulle tensioni sociali e
sulle complesse dinamiche
internazionali.


Sfogliando i giornali di oggi.

Il caos della scorsa settimana. Lo scorso fine settimana migliaia di ragazzi hanno creato disordini con azioni violente per le strade di Milano, Bologna, Brescia e Bergamo.

La retata della Polizia. Venerdì la Digos ha fatto perquisizioni in 18 città a un centinaio di persone, metà erano minori coinvolti negli scontri di Milano: sono state sequestrate armi.

Il dispositivo di sicurezza. Per prevenire disordini, nei cortei di ieri (domenica) le autorità hanno disposto un rigoroso dispositivo di sicurezza con 1400 agenti compresi 500 parà della Folgore.

La sfida lanciata su possibili raid. Il Movimento 17 Ottobre, motore della protesta, aveva lanciato la sfida: sabato raduni a sorpresa. Individuato ieri il creatore della pagina.

Sono oltre quattromila i soggetti identificati ieri, 110 i minori portati in Questura o in caserme su 371 controllati.

200 i giovani identificati ieri a Roma durante la manifestazione, 30 dei quali sottoposti a fermo preventivo.

La vicenda: Gli investigatori della Digos  della Polizia postale hanno identificato, grazie anche agli investigatori di Meta e del provider l’amministratore della pagina social “Movimento 17 Ottobre” che dopo gli scontri della scorsa settimana a Milano aveva annunciato nuovi raduni in diverse città italiane.

Polizia postale. È la specialità della Polizia di Stato che indaga sui reati commessi in rete. Dal 2024 fa capo alla Direzione centrale per la Polizia scientifica e la sicurezza cibernetica. Opera attraverso 18 centri e 82 sezioni territoriali, con agenti, investigatori e tecnici specializzati. Contrasta truffe online, pedoporno-grafia, attacchi informatici e minacce estremiste. Monitora siti e social net-work, analizza le tracce digitali e ricostruisce i collegamenti tra profili. Può acquisire dati ed effettuare perquisizioni nel rispetto della legge.

«I server esteri, le zone oscure. C’è un rischio democratico»: 

Le proteste in Italia e Francia corrono sui social, ma dietro la loro diffusione c’è una «zona oscura» rischia di pesare sulla democrazia. A lanciare l’allarme è Marco Gui, docente di sociologia dei media alla Milano-Bicocca e presidente della fondazione Patti digitali. «È difficile interpretare un fenomeno di protesta senza sapere se qualcuno lo sta manovrando dall’esterno», avverte. 

Le piattaforme, da Instagram e Facebook a TikTok e X, appartengono a società private straniere e sono governate da algoritmi poco trasparenti: alcuni contenuti vengono amplificati, altri marginalizzati. Il docente cita messaggi circolati tra studenti del Nord Italia che annunciavano disordini e violenze: potrebbero rappresentare «una strumentalizzazione della legittima volontà di protesta dei giovani». Da qui l’appello a regole condivise, per rendere trasparenti i meccanismi dei social e capire quanto le mobilitazioni nascano dal basso. Il tema è emerso al meeting dei Patti Digitali a Milano, dove si è discusso anche dell’età minima per aprire account sui social.


Parole frequenti sui media

L'imputabilità è la capacità 
d'intendere e di volere che
 
un soggetto deve possedere al 
momento della commissione 
di un fatto previsto dalla legge 
come reato
.
Sotto i 14 anni vige la non 
imputabilità assoluta. Tra i 
14 e i 18 anni, l'imputabilità 
viene valutata caso per 
caso dal giudice (un recente 
decreto sicurezza ha 
introdotto una presunzione 
di imputabilità dai 14 anni 
in su).




imputabilità

L’ottavo decreto Sicurezza del governo interviene sulla punibilità dei minori e prevede l’estensione della presunzione della capacità di intendere e di volere e, di conseguenza, l’imputabilità, per i minori tra i 14 e i 18 anni che possono essere perseguiti senza attenuanti legate all’età.

Il ministro Nordio: «Ci sono dei momenti in cui è necessario mandare dietro le sbarre i minori violenti ma il sistema carcerario minorile in questo momento è in sofferenza».

Il ministro Matteo Salvini: «Andrei anche oltre, via i bonus ai genitori di minorenni che delinquono». 

Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: «Non possiamo condannare 12-13enni che sbagliano e devono pagare a essere violenti per tutta la vita».

Il ministro Giuseppe Valditara:  « All’origine di queste violenze non ci sono le difficoltà economiche. C’è un’allarmante mancanza di valori». 

Antico Testamento

 

Gianfranco Ravasi,
Dopo aver guidato il Pontificio
Consiglio della Cultura dal 2007
al 2022, mantiene un ruolo attivo
di studio, pubblicazione e dialogo
culturale.
Stando a quanto sostiene Gianfranco Ravasi,  attualmente presidente emerito del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede (incarico ricoperto fino al 2022) e continua la sua intensa attività di biblista, teologo, scrittore e conferenziere, è’ stato l'apostolo Paolo a coniare per primo la locuzione «Antico Testamento», in greco palaià diatheke, quando osservava criticamente che «i figli di Israele... avevano le menti indurite: infatti, fino ad oggi un velo rimane, non rimosso, quando si legge l'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato» (2Cor 3,13-14). La dichiarazione di S. Paolo rimandava anche all'alleanza (in greco, sempre diatheke) intercorsa tra il Signore e Israele, un'alleanza spesso violata dal popolo ebraico e destinata per l'apostolo ad approdare alla pienezza in Cristo. 

Sulla scia paolina furono due autori cristiani, Tertulliano e Origene, vissuti tra il Il e III secolo, i primi a usare in modo esplicito la locuzione «Antico Testamento» per definire le Scritture Sacre di Israele accolte anche dal Cristianesimo, che le considerò un tutto unitario in sé e in collegamento col Nuovo Testamento.

Proprio perché parola di Dio e quindi testo ispirato, si preferisce ora adottare l'espressione Primo Testamento, nella consapevolezza che la storia della salvezza ha un percorso unitario le cui tappe devono essere tutte seguite dal fedele cristiano. Entrambe le formule sarebbero, comunque, accettabili, perché hanno come centro proprio quell'alleanza, testamento, patto, promessa, che nasce da un impegno diretto di Dio. E’ lui, infatti, a entrare per primo in scena, nelle varie tappe della storia, con la sua parola e la sua opera per giudicare e salvare, per rivelarsi e condurre l'umanità verso la libertà e la vita piena e perfetta.

sabato 24 ottobre 2026

Torna l’ora solare

 La notte prossima torna l’ora solare: alle 3 di domenica 25 Ottobre le lancette andranno spostate indietro di un’ora.

L’ora solare resterà in vigore  fino al 28 Ottobre 2027, quando riavremo l’ora legale.

Parole frequenti sui media


digos

La Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali, è un reparto della Polizia di Stato attivo dal 1978. È specializzato in antiterrorismo, ordine pubblico e investigazioni su estremismi politici e sportivi. Ha compiti di prevenzione e contrasto di minacce alla sicurezza interna dello Stato.

E’ acronimo di Divisione Investigazioni Generali ed Operazioni Speciali è una divisione speciale della Polizia di Stato italiana presente in ciascuna delle 105 questure del Paese. Svolge principalmente compiti di polizia di prevenzione, vigilando sulla tutela dell'ordine democratico e coordinando le indagini su reati che minacciano la sicurezza pubblica.

Attualità recente:
Nelle ultime ore, la DIGOS ha coordinato una vasta operazione di polizia in 18 città italiane eseguendo perquisizioni a carico di circa 100 persone (tra cui molti minorenni) in seguito ai gravi disordini e atti di vandalismo verificatisi nei cortei del 17 e 18 ottobre 2026, sequestrando armi da taglio, mazze e altro materiale atto a offendere. 

La giustizia degli uomini

Il diritto penale nasce come 
vendetta privata e regolazione
della faida tra clan o famiglie
,
per poi evolversi in un sistema
punitivo gestito dall'autorità
pubblica e dallo Stato.
La legge del taglione: Nelle
prime società tribali non esisteva
un "pubblico ministero" o un
codice statale. Il torto subito
(omicidio, furto, lesione) si
riparava con la vendetta privata o
con la compensazione economica
 (il guidrigildo o prezzo del sangue).
I primi codici scritti: Tra i primi
tentativi di limitare la vendetta
arbitraria spiccano il 
Codice
di Ur-Nammu
 
e il 
Codice di Hammurabi
 (Mesopotamia, XVIII secolo a.C.), che
iniziano a fissare pene proporzionate
 all'offesa e a introdurre l'autorità
del sovrano nella giustizia.
Nelle prime monarchie (come
quella romana arcaica), i crimini
più gravi erano legati alla violazione
della pace degli dei (
scelus) e puniti
con l'espiazione sacrale o la consegna
del colpevole alla divinità (
homo sacer).




Alle origini (n.1)

 Ogni popolo, fin dalle comunità più antiche, ha sempre punito gli atti criminali che minano le basi della società. All'inizio fu solo una vendetta privata degli offesi contro chi li aveva danneggiati, ma in seguito, quando la vendetta divenne obbligatoria e nessuno poté più sottrarsi al proprio dovere, allora si trasformò in un fatto sociale.

E questo primo embrione di giustizia cominciò ad organizzarsi confondendosi magari con elementi religiosi: le azioni proibite erano «tabù» e infrangere un «tabu’ equivaleva all'estromissione dalla comunità o alla morte.


Anche se ampiamente applicata, la morte non era la sola pena riservata agli assassini. Cosi i congiunti delle vittime escogitavano punizioni alternative crudelmente raffinate: gli indiani Omaha d'America, per esempio, obbligavano il colpevole a espiare restando isolato, con le mani sui fianchi, il collo fisso in una sola direzione, nutrito di cibi freddi e coperto da un mantello per un periodo che poteva raggiungere i quattro anni.

La vittima doveva comunque essere vendicata, anche se la causa della sua morte era accidentale: così se l’individuo era caduto da un albero, se ne segava il tronco alle radici; se era stato sbranato da una belva, si organizzava una battuta di caccia per eliminare l’assassino.

Il diffusissimo tabù dell’incesto comportava pene che andavano dalle multe, all’esilio, alla morte; l’adulterio invece a volte poteva essere superato con una comune litigata, altre volte però comportava l’amputazione delle mani, lo sventramento, ripudi, sfregi, evirazioni dell’amante.

Gli indiani Semang strappavano i capelli all’infedele e le staccavano il naso con un morso. I Batacchi divoravano sia incestuosi che adulteri. Nel Gabon  la moglie traditrice era abbandonata su un formicaio finché gli insetti non l’avevano divorata.


Col tempo altre norme divisero il reato in reato di tipo privato, soggetto alla vendetta personale, e reato di tipo sociale, punito dalle strutture statali che consideravano la trasgressione un sacrilegio contro gli dei. A questo punto si apriva il fantasioso e cruento ventaglio delle punizioni.  Ne tratteremo nelle prossime pagine. Contiamo di arrivare ai moderni codici.

Ci mancavano le scosse sismiche . . .

La scossa principale:registrata dall'INGV 
con magnitudo 5.5 alle
12:19 del 23.10.2026
Scosse sismiche avvertite a Palermo e Messina

Un forte sciame sismico sta interessando nel corso dell’odierna giornata (Venerdì 23 Ottobre 2026) il Tirreno meridionale, provocando diverse scosse nitidamente avvertite dalla popolazione a Palermo, Messina e in vari comuni delle due provincie.

L'evento principale è stato registrato alle ore 12:19 con una magnitudo stimata fino a 5.5 (inizialmente indicata come 5.0 dall'INGV) a una profondità di circa 9 km. Nel pomeriggio, alle ore 15:55, si è verificata un'ulteriore forte replica con una magnitudo di 4.6.

Le scosse sono localizzate in mare nel Tirreno meridionale, nello specifico a circa 25 chilometri a nord-ovest dell'isola di Alicudi (arcipelago delle Eolie). Secondo i sismologi, lo sciame si sta sviluppando lungo una faglia tettonica trascorrente attiva in una fascia compresa tra Ustica e le Eolie, legata allo scivolamento della placca africana sotto quella euroasiatica. Nell'ultima settimana erano già stati rilevati circa 60 micro-terremoti nell'area.

Non vengono segnalati danni  a persone o cose. Tuttavia, la paura ha spinto molte persone in strada; a Palermo e Bagheria sono stati precauzionalmente evacuati uffici e scuole, e l'Università di Palermo ha sospeso la didattica.
Le autorità assicurano (La Protezione Civile e l'INGV) continuano a monitorare costantemente l'evoluzione dello sciame sismico.http://

Per non dimenticare

 

Nel luglio del 1944, a
causa della rapidissima
avanzata dell'Armata Rossa,
i nazisti non fecero in
tempo a distruggere le
strutture nel tentativo di
occultare i propri crimini.
Di conseguenza, Majdanek
è 
il campo dell'Olocausto
meglio conservato in
Europa
. Le camere a gas
originali (che presentano
ancora le macchie blu
lasciate dallo Zyklon B), le
baracche e i forni crematori
sono rimasti praticamente
intatti.
Nei pressi della città di Lublino, in Polonia, persiste ancora oggi (perché nessuno possa dimenticare) il già campo di concentramento di Majdanek (noto ufficialmente come Konzentrationslager Lublin). Li’ trascorsero mesi e mesi di prigionia fra stenti e fame migliaia di prigionieri italiani che si erano rifiutati di combattere a fianco dei tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale. Fra essi c’era il papa di chi scrive queste righe.

 Quel campo si trova ad appena 3 km a est della città di Lublino, nel sobborgo di Majdan Tatarski. A differenza di altri lager nazisti costruiti in aree isolate o nascoste nei boschi, Majdanek sorgeva a ridosso della città ed era perfettamente visibile dai residenti, che nella situazione in cui potevano si adoperavano a buttare tozzi di pane oltre la triplice fila di filo spinato dove provavano a sopravvivere tanti prigionieri italiani, e non solo italiani.
  • Storia e Funzione: Istituito nel 1941 inizialmente come campo per prigionieri di guerra sotto il controllo delle Waffen-SS, venne trasformato ufficialmente in campo di concentramento nel febbraio del 1943. Svolse la duplice funzione di campo di concentramento e campo di sterminio immediato, dotato di camere a gas e forni crematori. Funzionò infatti sia come lager per prigionieri di guerra, sopratutto di militari italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò, che come fabbrica di morte fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa nel luglio 1944
  • Preservazione: A causa della rapidissima avanzata dell'Armata Rossa nel luglio del 1944, le SS non fecero in tempo a demolire le strutture e le testimonianza del feroce regime nazista. Majdanek è perciò ai nostri giorni il campo dell'Olocausto meglio conservato d'Europa, con baracche e camere a gas originali rimaste intatte. 
L’area, assieme ad altre, ospita ai nostri giorni il Museo Statale di Majdanek, il più antico museo commemorativo della Seconda guerra mondiale in Europa, fondato nel novembre del 1944. Molti recensori che hanno visitato anche altri campi (come Auschwitz) sottolineano che Majdanek offre un impatto emotivo persino più crudo. Questo perché i nazisti, nella loro fuga affrettata nel 1944, non fecero in tempo a distruggere le infrastrutture.

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

La superbia, figlia
dell’ignoranza.
=. =.  = La Cattedra 

Sono tantissimi i piccoli politicanti di paese e di città che con arroganza e presunzione asseriscono «non accetto lezioni». E’ il loro modo di sottrarsi in anticipo all’eventualità di essere contraddetti.


La reazione dei politicanti non è mai una 

risposta, è suscettibilità organizzata. 

C’è chi sale in cattedra per impartire lezioni a 

tutti, scambiando la propria opinione per una verità 

e c’è chi, convinto di sapere già tutto, 

considera un’offesa persino l’idea di avere 

qualcosa da imparare. 

L’ignoranza più ostinata e fastidiosa non è 

quella di chi non sa, ma di chi considera 

superfluo imparare. 


La superbia, l'ignoranza e la prepotenza formano una triade psicologica e comportamentale distruttiva, storicamente legata da una profonda relazione di causa-effetto. Come ricorda un celebre proverbio italiano medievale, "La superbia è figlia dell'ignoranza e madre della malcreanza (o prepotenza)", a dimostrazione di come questi tre difetti si alimentino a vicenda in un circolo vizioso.