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lunedì 9 marzo 2026

La nostra presenza nel mondo

 

Le giovani generazioni ci interpellano (9)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere

* * *

=. =. = Se fin dal suo inizio 

la storia della vita ha uno scopo, 

e lo scopo più alto è l’uomo,

=. =. = nostro compito è quello di partecipare al progetto, non certo di contrastarlo.

=. =. = O siamo forse il risultato di un processo che non aveva in mente di produrci e non si aspetta da noi nulla di speciale?


##La questione. Eclisse di Dio o della storia?" è un noto libro del giornalista e scrittore Sergio Zavoli (21.09.1923-04.08.2020), pubblicato da Mondadori. L'opera esplora il dilemma se la crisi contemporanea sia dovuta a una perdita del senso del sacro ("eclissi di Dio") o alla perdita di significato e direzione delle vicende umane ("eclissi della storia"), analizzando il rapporto tra fede, etica e modernita’.  Il concetto è stato esplorato anche da Martin Buber, che definisce l'epoca attuale come un oscuramento della luce celeste, non una scomparsa di Dio stesso, ma un allontanamento dell'uomo. Vuole riflettere sulla crisi dei grandi racconti ideologici e la difficoltà dell'uomo moderno nel dare un senso coerente e progressivo agli eventi storici.

La casa (6)

La casa non è semplicemente
un bene materiale o un insieme di
metri quadri, ma rappresenta un
complesso sistema di valori che
spaziano dall'emotivo al sociale,
fino all'economico. Essa è
considerata il "guscio" che
protegge, il luogo della
memoria e l'estensione della
nostra personalità.
E’ 
il luogo degli affetti, dove si
costruiscono e conservano i
ricordi più preziosi (feste, cene,
momenti in famiglia).
Rappresenta un "rifugio" che
offre sicurezza, calore e intimità.






 Valori simbolici

Ricordo che negli anni successivi al sisma 1968, che a Contessa Entellina causò la morte di una ottima  persona, Agostino Merendino, e il danneggiamento del vecchio modo di costruire e vivere le abitazioni, la preoccupazione di tanti, degli amministratori e pure dei tanti professionisti tecnici coinvolti nel processo della ricostruzione, fu se procedere al ripristino del vecchio sito abitato o se (come peraltro avvenuto in più centri della Valle del Belice) spostare totalmente, o parzialmente, il centro abitato. Il dibattito, in ambito politico-culturale fu ampio e lungo. L’allora sindaco, Francesco Di Martino, dedicò mesi e tanto impegno sociale e politico-amministrativo nel confronto sia con i tecnici, che numerosi furono impegnati in tutta la Valle dall’Ispettorato Zone Terremotate, che con la popolazione che settimanalmente veniva ascoltata nelle Assemblee cittadine che si svolgevano nel “capannone” di via Palermo. 

La casa, della casa si parlò, si discusse e ci si confrontò per parecchio tempo, per mesi e verosimilmente anni. Di quegli anni, di quei confronti, che talora erano in ambito comunitario divaricanti, conservo memoria e pure registrazioni destinate a futura memoria. Sono infatti documenti di passione, di impegno e di coinvolgimento cittadino. E non poteva che essere così in quegli anni e in quel contesto umano e sociale.

Contessa Entellina, in quella realtà umana successiva al sisma 1968, scopri’ oltre alla necessità di avere, riavere le abitazioni, scopri’ il valore simbolico che la casa, l’abitazione, possiede. In quella vicenda post terremoto si crearono legami profondi tra casa e comunità, tra dialettica continua su spazi privati e spazi pubblici e in quel lungo evento temporale della ri-costruzione delle case, in tanti che allora eravamo giovanissimi, abbiamo conosciuto i cambiamenti che la contemporaneità ci presentava al seguito di un dramma, di un devastante terremoto.

-  -  -

  Contiamo di dover sviluppare sul blog un ampio capitolo su “La casa e i suoi valori simbolici”.


Dalla Prima Repubblica ai nostri giorni.

Dare senso al vivere significa
creare attivamente uno scopo 
personale, trovando motivazioni 
profonde nelle azioni quotidiane, 
nelle relazioni e nelle passioni
. Il 
senso non è preconfezionato, 
ma costruito giorno per giorno 
attraverso la consapevolezza, il 
contributo verso gli altri, 
l'amore e la crescita personale, 
anche nei momenti difficili.





Il vivere implica di dover dare “senso e significato”

al proprio ritrovarsi membro della società.

  Frequentemente, sul blog, torniamo sull’intendimento di volerlo rendere via via sempre più interessante per una platea ampia e sopratutto coinvolta nelle tematiche affrontate. Più volte nel corso degli anni abbiamo cambiato impostazione e sopratutto contenuti, nel senso che frequentemente abbiamo cambiato tematiche ed interessi su cui spaziare e sopratutto su cui riflettere. 

  Stando alle rilevazioni curate dal gestore infrastrutturale (Google), il blog è seguito da un discreto pubblico di lettori, o comunque di persone che sistematicamente lo consultano.

  Il proposito del responsabile del blog è di continuare con le tematiche finora proposte ma sempre accogliendo i suggerimenti e le ipotesi che gli vengono di volta in volta  segnalate.  Su questo presupposto, sarà curata una ulteriore pagina settimanale rievocativa del mondo come esso ci veniva presentato mezzo secolo fa. Tratteggeremo, il mondo degli anni sessanta/settanta del Novecento, riportando riflessioni e confronti rispetto al vivere e alle problematiche dei nostri giorni.  

Affrontando la vicenda comunitaria, sia nazionale che locale,  proveremo ad interpretarla nel suo divenire e proveremo pure ad inserire le diverse opinioni culturali e socio-politiche che contribuirono allo specifico risultato con cui abbiamo oggi a che fare.

 

domenica 8 marzo 2026

La Letteratura (24)

La frase "la parola diventa
cultura” 
incarna il processo
per cui il linguaggio, la
narrazione e l'espressione
interiore si trasformano 
in conoscenze, tradizioni
e forme d'arte condivise,
arricchendo l'identità sociale
.
È una sintesi tra espressione
personale e patrimonio
collettivo, spesso 
fondamentale nel
dialogo fede-cultura.








 La parola che diventa cultura

Ai nostri giorni tra cultura dell'immagine e cultura della parola non c'è alcun dissidio, contrariamente a quanto possano pensare rassegnati o allarmati i nostalgici dell'«universo Gutenberg", vale a dire della carta stampata, del cui futuro nessuno dubita. La «nuova civiltà della scrittura» che appare inaugurata con l'orizzonte tolemaico sembra in questo senso darci ragione.

La parola, sia come espressione linguistica comune e individuale, sia come parola scritta e letteraria, può sempre dirsi storia, magari storia letteraria ? 


Per Carlo Emilio Gadda  (Milano 1893 - Roma 1973) anche il linguaggio e’ letteratura, seppure il fondamento storico della parola e della letteratura è un principio che teorie e metodi della critica hanno in tempi recenti contestato. In un terreno seminato dallo storicismo di ascendenza vichiana, poi innestato in quello di derivazione hegeliana - che ha fruttato un modello ineguagliato di inquadramento prospettico delle vicende letterarie come la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis - era difficile proporre inquadramenti diversi o alternativi. 

La svolta positivistica tra Ottocento e Novecento restaurò le trattazioni per generi articolando le due massime categorie aristoteliche, l'epica e il dramma, nelle molte forme della letteratura post-classica, senza però sostituire il principio storiografico, comunque ritradotto in storia documentaria ed erudita. 

Il divieto teorico di Benedetto Croce di convertire la poesia, oggetto di giudizio individuale, in una trama discorsiva di valore per lui solo pragmatico, indusse semmai la critica di scuola crociana, prevalente fino all'immediato secondo dopoguerra, a riassorbire nelle prospettive desanctisiane caratterizzazioni estetiche di taglio monocratico. Ma quel divieto non riusci a delegittimare un'attività storiografica che frattanto si incrementava anche con una produzione di manuali scolastici rispondenti al progetto idealistico e anti normativo della riforma dell'istruzione superiore voluta da Giovanni Gentile. 

Poi, fino alla metà degli anni Sessanta, la riflessione sul ruolo degli intellettuali nel presente e nel passato, animata dalla pubblicazione postuma dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, impresse al desanctisismo sempre ritornante una svolta di corpo sociologico. La storiografia letteraria pagava il suo tributo alla “battaglia delle idee” promossa dalla cultura “progressista”, orientando il recupero delle tradizioni sulle linee del realismo: quella tipologia artistica elevata a canone dell’allora massimo esponente della critica marxista George Lukacs (mentre la socio-stilistica Erich Auerach ne sottolineava l’aspetto “creaturale”).

(Segue)

La domenica è fatta per riflettere

Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 


Gli Atti degli Apostoli, scritti
da Luca come seguito al
suo Vangelo, narrano la
nascita e l'espansione
della Chiesa primitiva da
Gerusalemme fino a Roma,
 sotto la guida dello Spirito
Santo
Il messaggio centrale
 è la testimonianza della
Risurrezione di Gesù, la
conversione e la
diffusione universale
del Vangelo,
evidenziando il ruolo
di Pietro e Paolo.








Gerusalemme.
 Nella geografia degli Atti, Gerusalemme ha una posizione di eccezionale importanza. San Luca si differenzia però da San Marco che attribuisce alla Galilea il ruolo di polo opposto alla Giudea e a Gerusalemme. San Marco nel suo Vangelo aveva costruito uno schema, in cui Gerusalemme rappresenta il luogo dell’ostilità a Gesù e della sua prima predicazione. La Galilea invece era la terra di origine di Gesù e della sua prima predicazione. Per evidenziare la polarità fra Gerusalemme e Galilea, San Marco evita di menzionare la Samaria, a cui invece San Luca e San Giovanni attribuiscono presenza significativa. La Galilea per la sua posizione marginale, al confine con i territori pagani  viene privilegiata in quanto ponte verso l’estensione universale: Galilea delle genti, veniva chiamata dai giudei. Ma proprio dalla Galilea arriva Gesù…

San Luca, invece riduce il ruolo della Galilea e concentra la sua attenzione su Gerusalemme (citata 93 volte fra Vangelo e Atti) contro le 13 volte evocata da Matteo, 10 da Marco e 12 da Giovanni.

Nella prima parte degli Atti Gerusalemme costituisce la sede della comunità cristiana nascente, in ossequio ad una precisa disposizione di Gesù, che lo aveva chiesto nell’ultimo incontro con gli apostoli, che restassero a Gerusalemme fino al compimento della promessa del Padre, ossia fino all’invio dello spirito Santo. La comunità di Gerusalemme viene presentata come il modello di ogni chiesa.

 In seguito Gerusalemme è il luogo di partenza dell’espansione del Vangelo in tutto il mondo, ma resta anche il punto di riferimento nelle varie fasi di ampliamento della missione. E' infatti possibile notare, a proposito della seconda fase, quella in Giudea e Samaria, che a conclusione della missione in Samaria si ha l'intervento di apostoli venuti da Gerusalemme, i quali alla fine ritornano a Gerusalemme (8,14.25); e successivamente anche Pietro, dopo la conversione di Cornelio a Cesarea, sale a Gerusalemme per render conto della missione in Giudea, che aveva suscitato perplessità (1,1-2). Ma anche la fase successiva ha ancora spesso Gerusalemme in primo piano: a Gerusalemme, come risulta da 12,25, si attuano l'uccisione dell'apostolo Giacomo, l’imprigionamento e la liberazione di Pietro, eventi raccontati nel c. 12. A Gerusalemme si svolge l'importante concilio, che consacra e regola tutta la missione ai pagani, sempre irrilevante per il futuro (c.15). In molte occasioni, dunque, Gerusalemme, in quanto sede dei dodici apostoli, svolge il ruolo di legittimazione di tutta la missione cristiana.
(Segue)

*   *   *

 La religione quale sistema di significati

e di Assoluto.

Scopo del blog e’ di individuare un quadro del fatto religioso in un quadro possibilmente essenziale e ordinato (schematico?). E’ ovvio che qui, sul blog, non si potrà essere né completi né rivelatori di chi sa cosa. Come già preannunciato il solco che si seguirà e’ di natura prettamente sociologico, se si vuole culturale, non certo partigiano di una o l’altra religiosità. E la sociologia  più che soluzioni solleva e si pone sempre interrogativi; interrogativi che nascono in ciascun essere umano: da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo, perché la vita, perché la gioia di alcuni e la sofferenza di altri?

La “sociologia della religione”, più specificatamente, si propone di cogliere la caratterizzazione di fondo che si trova nell’essenzialità dell’essere, del “fatto religioso”. 


sabato 7 marzo 2026

Il blog e la cucina

 R I C E T T T E    N O V I T A ‘    S E G R E T I

Facili ricette di paste ripiene 

N. 6 Raviolini di fave al basilico e maggiorana

Ingredienti-per-4-persone





La casa (6)

La Sicilia sta attraversando una
profonda crisi demografica e
strutturale, definita da molti
osservatori come una vera e
propria 
fuga generazionale.
 Tra il 2000 e il 2020, oltre 
500.000
siciliani
 hanno lasciato l'isola, e il
fenomeno ha continuato a ritmo
sostenuto anche negli anni
successivi, con circa 15mila
persone che lasciano la
regione ogni anno, di cui
7mila giovani laureati.






La piazza si svuota

E’ venuto a trovarmi una persona, un conoscente di Sambuca di Sicilia. La prima osservazione che ha fatto è stata: ma la gente dov’è? Non ho incontrato nessuno a cui chiedere dove tu abitassi. Ho cercato una risposta che non riuscivo a facilmente trovare, con immediatezza, ed ho detto: noi di Contessa siamo persone laboriose, nelle ore diurne siamo impegnate nei lavori sia domestici che in campagna. Ho raccolto il sorrisetto dell’amico e siamo passati a discutere, generalizzando, sulla realtà delle zone interne della nostra Sicilia, afflitte dalla fuga dei giovani e dalla assoluta incomprensione del fenomeno da parte della politica e di coloro, che per loro scelta, si dedicano alla cosa pubblica.

Dal post terremoto del 1968, lo abbiamo constatato tutti,  noi che viviamo nella realtà del  Belice, una delle conseguenze, fra altre, è stata la trasformazione culturale indotta dalla fine dell’agora e dal conseguente isolamento dei pochi residenti, in gran parte con età media più alta della media nazionale.

 Questa realtà di desertificazione non è legata al concetto di spazi pubblici più o meno sicuri. Tutte le realtà regionali della Sicilia, comprese quelle del Belice, ai nostri giorni, godono di buone caratteristiche di civiltà e di urbanità. La realtà vera è che si può avere un ambiente ostile anche se abbellito e reso gradevole con del verde davanti casa e negli slarghi urbani.

 Il sussistere del livello dell’eta’ media dei residenti al di sopra di quello regionale e/o nazionale, già di per sé, esprime “più di un libro di sociologia” e fa capire quale è il quadro sociale, umano dell’intera area del  Belice, di Contessa E. ed un po’ in linea generale del Meridione italiano.

 ____

Del vivere e dell’abitare nell’area del Belice, a Contessa Entellina, contiamo di intrattenerci sul blog per qualche tempo sul blog.

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (8)
 Siamo cittadini

=. = = Lo siamo perché godiamo 

della libertà di coscienza, 

di stampa, di religione.

= =Auspichiamo l’eguaglianza

 dei cittadini tutti nei 

riguardi della legge,

= = = Parteggiamo per la divisione dei

poteri pubblici, comunque privati 

di ogni assolutismo.

_  _  _ 

Essere cittadini significa partecipare attivamente alla vita di una comunità, locale o globale, assumendosi responsabilità e diritti all'interno di un ordinamento giuridico. Implica consapevolezza del proprio impatto sociale, rispetto delle regole, tutela dell'ambiente e contributo al benessere comune, superando la delega passiva.


venerdì 6 marzo 2026

I giornali

 L’Europa priva di una voce unica, e Trump mostra un’immagine dell’Occidente imperiale.

La tensione è esplosa il 3 marzo
2026
, in seguito al rifiuto della
Spagna di concedere agli Stati Uniti
l'uso delle basi militari di 
Rota 
Morón per operazioni legate
all'offensiva militare statunitense
e israeliana contro l'
Iran 
(denominata 
Operation
Epic Fury
)






Cosa ha detto Sánchez:
—«Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno»; 
—«Non si può giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone»; 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica»; 
—«La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se siamo dalla parte della pace e del diritto internazionale»; 
—«A un atto illegale non si può rispondere con un altro; è così che iniziano i grandi disastri dell'umanità». 
—«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha aggiunto. 
Sánchez ha semplicemente negato l'uso delle basi spagnole citando il rispetto del diritto internazionale. Trump ha definito la Spagna un "alleato terribile" e ha affermato che gli USA potrebbero usare le basi "se volessero", indipendentemente dal permesso locale ed  ha ordinato al Segretario del Tesoro Scott Bessent di immediatamente "interrompere ogni affare" con la Spagna. 

L'annuncio ha scosso l'Unione Europea, poiché la politica commerciale è di competenza esclusiva dell'UE e non dei singoli stati membri.

 In questo contesto il premier spagnolo è diventato il campione globale di chi disapprova la guerra scatenata da Usa e Israele ma non vuole essere ridotto a fiancheggiatore dell’Iran. 



La Letteratura (23)

 Fermenti letterari
Gli studi letterari rivestono una rilevanza
fondamentale nel mondo contemporaneo,
 
agendo non solo come custodia della
memoria culturale, ma anche come
strumento critico essenziale
per interpretare la complessità
della società moderna
.

Essi promuovono lo sviluppo dell'empatia, 
migliorano le capacità cognitive e 
analitiche e permettono di esplorare la 
condizione umana attraverso l'esperienza 
vicaria delle storie.
 La letteratura consente 
di immergersi in mondi e prospettive 
diverse, allenando la capacità di 
comprendere l'altro e di analizzare la 
realtà in modo critico. Studi mostrano 
una correlazione tra la lettura e 
l'aumento delle capacità di introspezione, 
migliorando la conoscenza di sé.




Per tanti la letteratura consiste in una esperienza extratemporale quasi circoscrivibile entro uno spazio extraterritoriale, e così facendo affermano e praticano una sorta di sua inviolabilità, fondata sulla separatezza del suo universo parallelo, dei suoi contenuti, e delle sue forme. Secondo altri invece la letteratura non ha mai mancato di costituirsi come storia: storia di se stessa, delle opere e degli individui che la compongono vivendo tutto insieme di interrelazioni, e di quella storia generala  delle “civiltà “ o ‘nazioni’ (nel senso che Vico da’ a questo concetto), dove la parola e’ fondamento di cultura, anzi genera ed esprime cultura.

La parola non ha perduto la sua funzione, comunicativa espressiva formativa ricostruttiva, neppure misurandosi con la trasformazione radicale della cultura nelle società economicamente  evolute: misurandosi cioè con l’espansione  mondiale del suo raggio territoriale una volta limitato allo spazio euroasiatico  delle epoche precolombiane, e con la rivoluzione tecnologica che ha consentito l’unificazione telematica del pianeta, la concentrazione dei suoi innumerevoli habitat  nel “villaggio elettronico” attraverso la comunicazione per immagini. Certo nella trasmissione degli eventi l’immagine produce effetti più sensibili, eppure la parola continua a dire quello che ha sempre detto oralmente e per iscritto, persino acquistando nella reciprocità del rapporto nuove possibilità di valorizzazione. Semmai, la crisi della parola fu un fenomeno protratto molto a lungo nei secoli succeduti al collasso in Occidente della società classica mediterranea. Quei secoli lontani, definiti bui, in realtà furono soltanto fuochi: l’alfabeto visivo prevaleva su quello scritto, i libri scarseggiavano, ma dal Sud al Nord del continente l’Europa cristiana disegnava un paesaggio comune di chiese e castelli prima che di città  e dentro i nuovi templi le figure al posto delle lettere rendevano visibili un racconto verbale latente.

Non era stata però la concorrenza dell’immagine a provocare la crisi della parola; essa fu piuttosto coinvolta nel declino di una civiltà che ne aveva esaltato le funzioni e il valore nelle varie articolazioni, politiche giuridiche artistiche della sua vita sociale. Allo stesso modo, ai nostri giorni tra cultura dell’immagine e cultura della parola non c’è dissidio, contrariamente a quanto possano pensare rassegnati o allarmati i nostalgici dell’universo Gugenberg, vale a dire della carta stampata, del cui futuro non dubitiamo.

_ _ _ 



La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano
 (7)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere



=. =. = Nella sofferenza gli animali sono nostri pari.

=  =  = Il dolore, e’ dolore, indipendentemente dal

fatto se sia il tuo, il mio o quello di qualcun altro.

=. =. = La misura in cui gli animali non umani

provano sofferenza e’ ciò di cui dovremmo tenere

conto quando prendiamo decisioni  relative alla

loro vita, astenendoci quindi da attività che 

possano procurargli dolore.


*  *  *

Peter Singer, noto non solo in ambito accademico, è considerato il padre fondatore del movimento di liberazione animale, come anche del movimento dell’ "altruismo efficace". Ritenuto uno dei filosofi più influenti al mondo, avendo contribuito in modo fondamentale a cambiare la percezione del mondo animale e a ripensare i doveri morali nei confronti dei Paesi più poveri, nel 2021 ha ricevuto il Berggruen Prize, considerato il premio Nobel per la filosofia. Filosofo utilitarista australiano è il padre del moderno movimento per i diritti degli animali, celebre per il libro Liberazione animale (1975). Sostiene l'antispecismo, argomentando che la capacità di soffrire, e non l'intelligenza e’ il criterio fondamentale per la considerazione morale.

giovedì 5 marzo 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (5)

Messina è stata storicamente una
co-capitale del Regno di Sicilia,
contesa con Palermo, durante i 
periodi svevo, angioino e aragonese,
fungendo da snodo cruciale nel
Mediterraneo. Grazie al suo porto
era considerata la capitale
economica e finanziaria, spesso
la vera “capitale dimenticata”.
Nel 1674-1678, si ribellò’
al dominio spagnolo.

L'amministrazione della
giustizia in Sicilia durante
il periodo feudale era
di fatto  
caratterizzata da una
frequente intromissione 
tra la giustizia regia e quella
 baronale. I feudatari
esercitavano il "
mero e
misto imperium
"
 (giurisdizione penale e
civile) nei loro feudi
tramite 
giudici locali,
mentre la Corona
tentava vanamente
di centralizzare il
potere tramite tribunali
superiori come la 
Gran
Corte della Vicaria.




Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

La giurisdizione feudale nella  Sicilia  cinquecentesca era nelle sue massime funzioni nelle mani dei baroni, in particolare il mero e misto imperio, un potente strumento di assoluto controllo della popolazione contadina che insisteva sui territori da loro dominati. Va sottolineato che prima del dominio spagnolo solamente tre dei più influenti esponenti dell'aristocrazia siciliana disponevano di questa ampia funzione sui loro casali ed erano gli Aragona (su Naso), i Moncada (su Augusta) e i Chiaramonte (su Modica). Fu Federico III D’Aragona (1296-1337), che pur volendo restringere il sistema della giustizia penale sotto il controllo regio, nei fatti a causa delle difficili condizioni di governo entro cui venne a trovarsi, fu costretto a concedere amplissimi poteri, persino in giurisdizione criminale, ai baroni.

Lo storico Rosario Gregorio (Palermo, 23 ottobre 1753 – Palermo, 13 giugno 1809) così giudica quella decisione federiciana: in somma ruminarono allora gli antichi ordini del re Ruggieri e dell’imperador Federigo, per cui ridotti i baroni tutti alla sola giurisdizion bajulare, era per sistema di costituzione la criminale in mano dei magistrati, che dal principe immediatamente e in ogni anno erano costituiti: che se nel diritto pubblico siciliano dei tempi normanni e svevi riputavasi quella un ufficio puramente personale e temporaneo, avvenne nei tempi aragonesi, che cominciassi per abuso a considerarla ancora come inerente ai feudi, e quasi una prerogativa ereditaria.

In particolare, il mero e misto imperio, potentissimo strumento di controllo sulla popolazione, venne concesso sia nella giurisdizione civile che penale “ex uberiori munificientie gratia speciali, quamquam non sit de nostre more”. Nella sostanza i feudatari esercitavano il mero e misto imperium (giurisdizione penale e civile) nei loro feudi tramite giudici locali che loro insediavano.

Rientrando nella vicenda dei Cardona: Il titolo di “Barone”, nella Sicilia quattro/cinquecentesca, competeva ovviamente ai Cardona in quanto feudatari con giurisdizione su vastissimi territori della Sicilia Occidentale, Calatamauro compreso. Essi in quanto Baroni amministravano, col loro apparato amministrativo (che avremo modo di individuare in prosieguo)  oltre che la giurisdizione amministrativa e civile anche la giurisdizione penale territoriale con personale fatto arrivare dal messinese. Apparato da loro scelto e fatto insediare fra gli arbereshe della neo-istituita Kuntisa, e che  fecero arrivare appunto dall’area del messinese in quanto in quell’area si praticava la religiosità “bizantina”, la stessa in uso dagli arbereshe. Quell’apparato religioso-civile, nel fluire del tempo, ha guidato la complessiva vita sociale della comunità locale (negli aspetti amministrativi, feudali, giudiziari e ovviamente religiosi) lungo i secoli, in via di diritto e convenzionale, fino al 1812.

(Segue)l

La riforma della giustizia (4)

Leonardo Sciascia
La Giustizia è tutela e
realizzazione di tutti i
valori fondamentali dell’uomo, 
è questione di libertà e
democrazia. Le norme
giuridiche si sappia, che
di sicuro sono “diritto”
ma, tuttavia, non è detto
che rappresentino
l’espressione della giustizia
come valore, superiore
 alle mutevoli leggi umane.

Fu proprio Sciascia che si
spese per l’approvazione del
referendum del 1986 sulla
legge sulla responsabilità
civile del magistrato dinanzi
alla distorsione nell’esercizio
del potere giudiziario.
«Quando i giudici godono
il proprio potere invece di
soffrirlo, la società che a
quel potere li ha delegati,
inevitabilmente è
costretta a giudicarli»













Prima di entrare nel merito del Referendum

riporteremo riflessioni e ruoli

attesi dal buon funzionamento della Giustizia

=  = = = = 

Non è pensabile che una riflessione sulla Giustizia possa prescindere da una più ampia riflessione sull’uomo e seguire un percorso disallineato e indipendente da quelli che la società, la cultura, la moralità possono, a loro volta, comportare.

Secondo più esperti del diritto e dei codici esistono nella stratificazione legislativa e nei codici tante norme non opportune, ne’ necessarie ( perché non sempre ciò che è legittimo è anche opportuno e necessario). A leggere certi interventi di magistrati capita cogliere che se e’ vero che siamo tutti uguali davanti alla legge, e’ anche vero che ad un analogo provvedimento della legge non fanno seguito conseguenze identiche.

Fra altre osservazioni in materia di giustizia che qua e là con frequenza capita di cogliere c’è quella di un avvocato che commentando una sentenza, non vi coglie ragione, o meglio non vi trova ne’ scienza ne’ coscienza di aderenza alle norme giuridiche, ma vi ravvisa la Ragione di Stato in relazione, ad esempio, di dover, di fronte ad una figura istituzionale da una parte e all’intelligenza dall’altra, il giudice decidere di seguire la prima perché non si sente di fare diversamente. La spiegazione appare cinica? Si è sempre fatto così, per principio si è spinti a credere chi riveste uno status. Si tratta, in simile evenienza, ovviamente, di assimilazione, o più semplicemente di pigrizia, ha sempre visto fare così.

Perché la Giustizia è vista come organo di punizione?  Una teoria asserisce che si punisce per reprimere, per retribuire il male per il male. Sostiene il ministro Nordio in un libretto datato  anni fa’ che “ se il reato è la negazione del diritto, la pena, che è la negazione della negazione, riequilibra la bilancia della giustizia”.

Un’altra teoria asserisce che si punisce per intimidire i consociati attraverso la cosiddetta pena esemplare. Per la Costituzione repubblicana si punisce invece solamente per fini rieducativi. E purtroppo, in tanti sostengono che il carcere sovraffollato, o comunque in quanto carcere, non ha nulla a che fare con la rieducazione.

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Le riflessioni di questa pagina originano dalla  lettura del Quaderno Leonardo Sciascia n. 9

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (6)

La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere


= = = Noi esseri umani non siamo un

accidente della Storia, non siamo 

soltanto un animale,  fra le miriadi 

di materie e di vita sulla terra.

= = = L’uomo rappresenta la forma di vita più 

alta di materia e energia sulla Terra. 

Nella sua natura essenziale non ha 

nulla in comune se non con se stesso.

-  -  -  -  - 

La frase è estrapolata da un lungo discorso di George Simpson (16 giugno 1902 – 6 ottobre 1984, è stato un paleontologo statunitense). Le “qualità “ dell’uomo che lo rendono unico starebbero  nella sua “diversità “.  Egli sa persino riprogettarsi, darsi -se vuole- un’altra natura. Se fino a pochi anni fa egli viveva il ruolo assegnatogli dalla natura, oggi egli progetta il sangue artificiale, l’interfaccia tra cervello e computer capace di moltiplicare l’attività intellettuale, le telecamere che possano svolgere il ruolo degli occhi e molto altro.

mercoledì 4 marzo 2026

La nostra presenza nel mondo

Le giovani generazioni ci interpellano (5)

L’uomo del terzo millennio
vive una profonda
contraddizione rispetto alla
guerra
, spesso considerata
uno strumento arcaico di
risoluzione dei conflitti,
eppure ancora persistente
.
La guerra moderna,
caratterizzata da
tecnologie avanzate,
cibernetica e droni,
solleva la necessità 
di nuove competenze
tattiche.















La natura umana si evolve in misura

dei compiti che deve risolvere

= =I giorni seguono l’uno l’altro. E …la Storia non la si trova solamente nei compendi, ma anche nella cronaca di ogni giorno di cui essa si nutre giorno dopo giorno, sistemando la situazione di prima per annunciare il dopo. Nell’immediato non usiamo mai la “S” maiuscola di Storia, ma la “c” minuscola di cronaca.

==Eppure l’uomo si adopera, almeno prova, a non affidarsi solamente all’abusato destino della Storia. Ogni momento della nostra vicenda è sempre illuminata da lampi improvvisi su ciò che ci accade di volta in volta. Da quella didascalia a modo di film comunque nascono e si svolgono i nostri progetti di vita.

== Sono milioni gli uomini che ogni giorno scorgono sorgere davanti a loro il futuro. Alcuni restano storditi perché l’avvenire si è materializzato in fretta; si tratta di quella logica dell’epoca, quasi che il futuro fosse una malattia contro cui doversi premunire. 

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N.P. ci fa osservare: Dal primo homo  sapiens sono trascorsi 50.000 anni, e 2000 generazioni ci separano dall’ultimo ominide. C’è n’e’ stata una più umana delle altre ? 

La Letteratura (22)

 Ignazio Silone (pseudonimo poi nome legale di Secondo Tranquilli) (Pescina dei Marsi (L'Aquila)1900 - Ginevra (Svizzera) 1978)

Ignazio Silone diresse
l’edizione romana del
quotidiano Avanti! tra
il 1945 e il 1946, 
contribuendo al dibattito
politico nel dopoguerra
dopo il rientro in Italia.
Nominato nel dicembre
1945, mantenne l’incarico
sino all’estate del 1946, 
sostenendo la linea della
autonomia socialista, per
poi fondare la rivista
Europa socialista.









E stato dirigente del Partito comunista italiano fino al 1927. Uscito dal partito nel 1930, visse in Svizzera fino al 1945. Rientrato in Italia, si iscrisse al Partito socialista e fu deputato all'Assemblea Costituente (è stato direttore dell'Avanti!). Aderì quindi al partito socialdemocratico. Premio Penna d'oro nel 1971. Alcune delle sue opere narrative, sempre improntate a un forte impegno civile, furono pubblicate in esilio e solo nel dopoguerra edite in Italia: Fontamara (Zurigo 1933, poi Roma 1947, poi, in edizioni definitive, Milano 1953), Vino e pane (titolo originale Bread and Wine, Londra 1936, poi in italiano col titolo Pane e vino, Zurigo 1937; edizione riveduta,Milano 1955), Il seme sotto la neve (titolo originale Der Samen unterm Schnee, Zurigo 1941, poi Roma 1945; edizione riveduta Milano 1953), Una manciata di more

(Milano 1952), Il segreto di Luca (ivi 1956; premio Salento), La volpe e le camelie (ivi 1960), L'avventura di un povero cristiano (ivi 1968; premio Campiello), Severina (postumo, ivi 1981).

Tra i saggi: Der Faschismus (Zurigo 1934, poi in italiano Carnago 1992), La scuola dei dittatori (ivi 1938,poi Milano 1962), Il Dio che è fallito (Milano 1947), Uscita di sicurezza (ivi 1965), Memoriale dal carcere svizzero (Cosenza 1979).