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giovedì 1 ottobre 2026

Onda nera nel vecchio continente?

 

Le recenti affermazioni
dell'ultradestra di 
AfD
 (Alternative für Deutschland)
 
nelle elezioni statali (come
in Sassonia-Anhalt,
-Pomerania e a Berlino)
hanno riacceso i timori dei
partner europei. L'AfD viene
ormai descritta dagli
analisti come un vero
e proprio "partito di massa"
radicato nel sistema, non
più una semplice forza di
protesta.

Molti osservatori guardano
 con attenzione ai prossimi
grandi appuntamenti elettorali
in nazioni chiave come 
Francia, Italia, Spagna
e Polonia
, dove le coalizioni
e i partiti nazionalisti
continuano a guadagnare
terreno nei sondaggi.





L'allarme sull'avanzata dell'estrema destra in Europa è piuttosto forte. I giornali di ogni orientamento ne  scrivono giornalmente. In più Paesi: Francia, Italia, Bulgaria, Spagna e Polonia, si voterà fra pochi mesi e quanto si sta verificando in più realtà del vecchio continente, e’ chiaro a tutti, non succedeva dagli anni ’30 del Novecento.  

 Ciò che stranizza gli osservatori, gli studiosi, e’ che fra gli ammiratori di Putin a casa nostra non mancano oltre che nell’estrema destra vannacciana, anche nella presunta sinistra e sopratutto tra i simpatizzanti dei 5 Stelle. Taluni giornalisti de Il Fatto scrivono articoli di entusiasmo perché Putin ha battuto tutti i record elettorali, dimenticandosi di far sapere ai lettori che Putin nelle elezioni e’ stato l’unico candidato nella sua Russia.

  In USA, Trump ha fatto crollare l’economia del suo Paese per le guerre che attizza un po’ ovunque nel pianeta. E la d’estrazione italiana che nei mesi scorsi era più trumpiana di Trump, pare di capire, che in vista delle prossime elezioni in casa nostra, comincia a pigliare le distanze da lui che, negli USA, stando ai sondaggi, raggiunge percentuali bassissime di consenso.

 In Europa le cose non vanno meglio, ma ne tratteremo nei prossimi giorni.

Il gusto della riflessione


Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - lanciare sospetti

Nessuna accusa esplicita, …. Solo un interrogativo, 

un dubbio, un’ombra. È questo il genio dell’insinuazione: 

non ha bisogno di prove perché non si presenta

come un’accusa. Si limita a mettere in circolo un

sospetto e poi si ritira, lasciando agli altri,

soprattutto ai social, il lavoro sporco dell’interpretazione.

 L’insinuazione è la forma più elegante della miseria retorica: 

non dice «è così», dice «e se fosse così?».

 E proprio per questo è difficile da smentire. 

Si può confutare un dubbio? 

Come si può processare una supposizione? 

L’insinuazione non cerca la verità: cerca un sospetto 

abbastanza resistente da sopravvivere alla verità.


  La frase è del giornalista Aldo Grasso, che cogliendo frasi allusive nella politica dei nostri giorni, riprende a sua volta una frase di Francesco De Santis del 1869 che scriveva “ Ci è una parola caratteristica, venuta oggi molto in voga, ed è “insinuazione”: cioè a dire un’accusa lanciata con tante scappatoie e sotto così mutevoli apparenze, che non vi è parola o frase dove tu possa coglierla, arrestarla e riconoscerla”.

L’amico cane (27)

 Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative. 

= = = 

I cani, ma ci stiamo su questa pagina riferendo in particolare ai “maremmani”, tutti sono  cani impegnativi. Possiedono capacità straordinarie. Il loro legame con chi si occupa di loro  sa di  naturalezza e può sembrare innato. Quella comprensione quasi istintiva permette loro di comunicare in modo tale da essere una coppia imbattibile

 In effetti, proprio quel legame spinge a cambiare il tradizionale approccio all'addestramento. Non sempre il cane reagisce «secondo manuale». Non sempre preferisce un biscottino a uno scoiattolo o altro animaletto che scappa.

Vari sono i metodi  e nuove tecniche si vanno affermando per addestrare l’amico cane. In partenza bisogna accettare che ciascun cane è un individuo a sé, con peculiarità ed espressioni proprie. Ogni esemplare è un essere unico, al pari di ogni persona. Non vale l'idea che tutti i cani apprendano allo stesso modo. Al contrario, ciascun cane ha personalità, temperamento, motivazioni e caratteristiche genetiche differenti, tutti fattori che ne influenzano il comportamento.

I cani convivono con gli esseri umani da decine di migliaia di anni. La scienza ha spiegato come siano arrivati a sviluppare degli straordinari meccanismi cerebrali che li avvicinano all'uomo, un fattore che non è stato osservato in nessun'altra specie. Una caratteristica unica del cervello canino è la presenza di alcune zone dedicate a leggere le emozioni nella voce umana, e di altre molto sensibili alle espressioni del volto delle persone. 

I cani sono geneticamente predisposti a legarsi all'uomo e i loro sistemi neurobiologici si sono evoluti per sperimentare l'«amore» in modo simile. Quando ricevono le coccole da parte dei proprietari, i cani rilasciano ossitocina - l'ormone dell'amore - proprio come accade alle persone. Cè una ragione se li consideriamo i nostri migliori amici: i loro cervelli sono programmati per entrare in relazione con noi.


A volte li giudichiamo ingiustamente, pensando che ci ignorino di proposito, quando in realtà hanno solo un modo di comprendere diverso da quello che ci aspettiamo. Attribuendo loro qualità umane - cioè antropomorfizzandoli - rischiamo non solo di non capire ciò di cui hanno davvero bisogno, ma anche di perderci la loro innata bellezza.


L'intenzione, sul blog, è di trasmettere quanto scienza e pratica dell'addestramento cinofilo aiutano a capire cosa pensa il cane e perché, talvolta, quei pensieri si traducano in comportamenti indesiderati: come l'ignorare i nostri (per poi guardarci con aria molto colpevole).

Nelle pagine che seguiranno, approfondiremo quanto il “parco scientifico” ritiene di possedere e che verosimilmente ci lascia intendere che accade nel cervello del cane che ci appartiene.


mercoledì 30 settembre 2026

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato

Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

=====

1) ci viene insegnato: L'Illuminismo è il grande movimento culturale e filosofico del Settecento che pone la ragione al centro della riflessione per emancipare l'uomo dall'ignoranza e dal dispotismo.

2) Gli uomini hanno tutti pari dignità perché dotati di ragione. E su basi razionali va costruita la convivenza, la comunità locale e quella più vasta, riconoscendo a ogni individuo diritti fondamentali. È l’Abc illuminista, che spesso diamo per scontato e invece incontra crescenti opposizioni da politici (meglio dire politicanti).

Letteratura: personaggi del Novecento

Il teatro nel Novecento 
abbandona le regole
classiche e il dramma
borghese ottocentesco
per diventare uno spazio
di sperimentazione, crisi
dell'identità e denuncia
sociale.

 Il teatro all’alba del Novecento 

Il passaggio dal teatro dell'Ottocento a quello del ventesimo secolo avviene nel segno della ottocentesca continuità dovuta alla presenza fisica d'un nutrito gruppo di padri nobili e dalla vigoria della commedia di intrattenimento borghese o dialettale a impianto realistico. La continuità attraverso drammi tardo naturalistici e nell’ansia di futuro aprono alle suggestioni del simbolismo, ad atmosfere intimistiche, a trasfigurazioni lirico-sentimentali. 

 Su questo sottofondo D'Annunzio sfida le convenzioni del repertorio borghese con il suo progetto di un teatro poetico-rituale ed esplode poi nello sperimentalismo contestatario dell'avanguardia futurista. In chiave ironica, si propongono le prime indagini d'una drammaturgia del grottesco.

Del passato resta invece il dramma storico: velleità nazionalistico-imperiali animano la tensione retorica e l'orpello storico consente di mascherare disagi sociali.


Gerolamo Rovetta offrì (1901) una visione idilliaca del Risorgimento e con Re Burlone, nel 1905, un caricaturale ritratto di Ferdinando Il di Borbone. Quelli sono anni in cui il nazionalismo incomincia a diventare un partito e se la dannunziana Francesca da Rimini (1901) dava l'illusione della tragedia nazionale di alto prestigio letterario, il Giulio Cesare (1902) di Enrico Corradini - teorico del nazionalismo e critico drammatico sul "Marzocco" - attinge dalla romanità miti, suggestioni, idee-forza per una politica espansionistica. 

Alfredo Oriani con il suo Invincibile (1902) - sul palcoscenico del Margherita di Genova - capovolge il modulo Amleto, trasponendolo negli anni della speculazione borghese per declamare o recriminare le ragioni d'una rivolta ideale perpetuamente frustrata.

Il gusto della riflessione

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - Riflettere, interrogarsi, ragionare.

Johann Wolfgang von Goethe
Noi esseri umani siamo per natura

creature curiose e non possiamo 

fare a meno di riflettere sul mondo

che ci circonda e sul posto vi occupiamo.

Abbiamo una potente capacità intellettuale 

che ci permette di ragionare oltre che                     

            interrogarci,

e per quanto possiamo non rendercene conto

ogni volta che  facciamo un ragionamento

pensiamo filosoficamente.


 Pensare filosoficamente sul mondo che ci circonda significa trasformare l'ovvio in un mistero da esplorare. Non si tratta di fuggire dalla realtà in un astrattismo radicale, ma al contrario di calare il pensiero nella materia per metterne a nudo i meccanismi, superando l'abitudine e i pregiudizi quotidiani.

La filosofia non è un insieme statico di risposte, bensì un movimento della mente che si attiva attraverso canali ben precisi:

-Lo stupore e la meraviglia: Come ricordava Aristotele, la filosofia nasce dalla meraviglia di fronte all'esistenza. Guardare il mondo con occhi nuovi significa chiedersi perché le cose siano così e non in un altro modo.

-La decostruzione delle certezze: Significa porsi domande radicali (es. "Quello che vedo è reale o è una costruzione della mia mente?"). Questo esercizio scardina i condizionamenti e libera lo spazio per un pensiero autenticamente critico.

-L'intreccio tra l'interno e l'esterno: Il modo in cui interpretiamo la realtà è strettamente legato a ciò che siamo. Suggeriva Goethe, non percepiamo il mondo per come esso è, ma per come siamo noi: i nostri valori, le nostre paure e le nostre speranze colorano l'ambiente circostante.

Il Fascismo italiano, e non solo. (1)

 Per qualche tempo ci proponiamo di ricordare ai tanti italiani che mostrano di aver dimenticato la vicenda storica della politica di certa estrema destra (quella fascista), eventi e contesti del ventennio. Eventi e contesti vissuti dai nostri genitori e/o dai nostri nonni, che per volontà da essi non voluta si ritrovarono sotto un regime autoritario e persino arruolati (e in tanti finiti prigionieri nei campi nazisti nel corso della  seconda fase della guerra mondiale 1939-1945).

——*.  *.  *——

La marcia su Roma fu una
manifestazione armata ed
eversiva organizzata dal 
Partito
Nazionale Fascista (PNF)
 il 
28 ottobre 1922. L'evento, ideato
come un vero e proprio colpo di
Stato, costrinse il re Vittorio
Emanuele III ad affidare a 
Benito Mussolini l'incarico
di formare un nuovo governo,
segnando la fine dello Stato liberale
 e l'inizio del regime fascista in Italia.
Nel primo dopoguerra l'Italia
sprofondò in una profonda
instabilità politica ed economica.
 Il movimento fascista crebbe
rapidamente sfruttando il
malcontento popolare e
imponendosi attraverso le
violenze squadriste. Nel corso del
congresso fascista di Napoli
del 24 ottobre 1922, Mussolini
ruppe gli indugi dichiarando:
 
"O ci danno il governo o lo
prendiamo calando a Roma”.

Mentre circa 25.000 camicie
nere
 convergevano mal armate
e disorganizzate verso le porte
di Roma partendo da varie
località (come Santa Marinella,
Tivoli e Civitavecchia) e
coordinandosi dal quartier
generale di Perugia, Mussolini
scelse prudentemente di
rimanere a Milano in attesa
degli sviluppi politici.




All’inizio della dittatura

Pioggia. Poco cibo, tende insufficienti e sostanzialmente munite da armi inadeguate all’iniziativa a cui erano state chiamate. Quelle “truppe fasciste” concentrate a nord di Roma per l’attacco alla capitale erano stanche, bagnate e persino affamate quando, nel pomeriggio del 29 ottobre 1922, qualcuno comincia a diffondere  la notizia che Benito Mussolini è stato nominato capo del governo.


I primi arrivati attendevano dal pomeriggio del giorno precedente l'attacco alla capitale. Nei giorni successivi, gruppi di uomini si sono aggiunti nell’area circostante la capitale: Tivoli, Monterotondo, Santa Marinella, Foligno, Valmontone e Civitavecchia, le squadre sono state fermate dagli stessi ordini fascisti, senza che dell'attacco si arrivi neppure a programmare l'inizio. 

Continuano invece gli assalti per rubare armi, che non sono ancora in quantità sufficiente: gli squadristi riuniti a Foligno, per lo più toscani - come del resto la maggior parte di coloro che sono partiti per marciare su Roma -, sono inviati a Spoleto dal quadrumvirato per assaltare il deposito militare della città. Ci riusciranno senza che il comandante e le truppe di guardia abbiano almeno provato, o fatto finta,  a difenderlo.


Nei luoghi di concentramento: gli squadristi erano stati chiamati per un'azione definita eroica e invece stavano lì a sostare alle porte di Roma, costretti ad un'attesa inoperosa e, ai loro occhi, immotivata. Qualcuno contravviene agli ordini. Il 29 ottobre un gruppo tenta l'occupazione di un forte a Monte Mario: l'esercito lo blocca e lo obbliga a tornare indietro.

Quando poi, il pomeriggio dello stesso giorno, comincia a circolare la voce che Mussolini è stato incaricato di formare il nuovo governo, gli squadristi pensano che l'ordine di entrare nella capitale arriverà immediatamente. 

Non fu cosi. Le squadre rimangono ai confini della capitale, aspettando l'arrivo di Mussolini che, si diffonde la voce, parte in treno da Milano. 

Tra quel 29 e 30 Ottobre erano state attivate delle colonne fasciste organizzate dai generali Gustavo Fara, Sante Ceccherini ed Emilio De Bono: più o meno 16.000 uomini. Ma il permesso di entrare nella capitale e occuparla arriva a partire dalle 13.30 del 30 ottobre.  La disposizione di occupare la capitale è  trasformato in invito a entrarvi: arrivano nella capitale in treno e, addirittura, per ordine espresso del sovrano e del nuovo presidente del Consiglio. Vengono alloggiate e nutrite in caserme e scuole. Un quadro completamente diverso rispetto a quello prospettato dal comando fascista, ma anche rispetto a quello che gli squadristi avevano immaginato. 

I fascisti entrano a Roma, ma non l'hanno conquistata e l'alone eroico della loro impresa ha sostanzialmente perso smalto. Una volta entrati nella capitale, Roma, in quei giorni continua a respingerli più di qualsiasi altra città.


Gli antifascisti, in città e nella penisola, non si sono rassegnati a lasciare occupare le aree dove sono in maggioranza e che, in qualche modo, controllano.  Nella zona di San Lorenzo non si arrendono agli squadristi che invadono il loro quartiere, come non si arrendono gli abitanti della Prenestina, della Nomentana e quelli di Borgo Pio e della zona della via Trionfale: i fascisti cercano di occupare spazi che sono loro ostili, e i loro antagonisti continuano a rispondere.


L'attacco squadrista a Roma è pesantissimo: violenze nei quartieri popolari, olio di ricino agli avversari, case di deputati antifascisti distrutte, bastonature e poi incendi e distruzioni di sedi di partito, di giornali, di case del popolo. I fascisti decidono di attaccare tutti i potenziali oppositori: ma Roma è una delle poche città d'Italia dove l'opposizione antifascista non cede il campo senza combattere.


(Segue)


martedì 29 settembre 2026

Sui giornali in questi giorni

 Corsa agli armamenti?
La spesa complessiva nell’Intelligenza artificiale (AI) è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollario. 

 Quella militare mondiale ufficiale avrebbe raggiunto nel 2025, secondo Sipri, i 2,8 trilioni di dollari. 

 Sono ordini di grandezza che sfuggono all’immediata comprensione. Cifre che ci appaiono fantascientifiche, avveniristiche, non raramente distopiche (realtà oppressiva e disumana).

Il gusto della riflessione (29)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - 

Dagli scrittori dell'umanesimo
civile fiorentino (come
Machiavelli o Coluccio Salutati)
 fino alla politica moderna, le
fonti storiche sono spesso state
modificate o interpretate in modo
pilotato per sostenere una
specifica tesi politica.




L’uso politico della Storia

Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso 

la Terra promessa, venne lungamente considerato 

l'avversario di Mosè e «il simbolo del male». 


Per alcuni secoli, nell'immaginazione degli europei,

l'Egitto fu soprattutto una terra biblica, la temporanea 

prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento.


Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici 

della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, 

il faraone divenne, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba 

e, più in generale, della passata grandezza del paese».


=.  =.  =

La frase è di Nicolas Grimal (1948), tra i più noti egittologi al mondo, dirige il comitato scientifico dell'Ifao del Cairo. Già docente all'Università della Sorbona, dal 2000 è professore di Egittologia al Collège de France. Ha scritto numerosi studi specialistici fra cui Le termes de la propagande royale du Nouvel Empire à la conquête d'Alexandre (1986). 

La frase vuole soltanto essere un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato.

Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamēs contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. 

Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico politiche del secolo seguente. 

Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. 

Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.


Lo Statuto dei Lavoratori (9)

Ancora sui
principi costituzionali 

 Articolo 39 della Costituzione.  

Articolo 39, comma 1, Cost.: 
Sancisce che l'organizzazione
sindacale è libera. I commi
successivi (sulla registrazione
obbligatoria e l'efficacia
generale dei contratti) non
sono mai stati attuati per
voluta scelta dei
sindacati, portando a un
sistema basato su sindacati
di fatto.

Lo Statuto dei Lavoratori
(Legge n. 300/1970):
 
Promuove e garantisce
l'esercizio della libertà
 e dell'attività sindacale
all'interno dei luoghi di
lavoro, reprimendo le
condotte antisindacali
del datore di
lavoro (Articolo 28).








L'art. 39 si inserisce in un ampio quadro normativo internazionale che sotto diversi aspetti garantisce la libertà sindacale. Vanno innanzitutto ricordate le convenzioni dell'Oil nn. 87 e 98, ratificate in Italia con la l. 23 marzo 1958, n. 367, che nell'ordine riguardano la libertà sindacale e il diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva.

== La prima riconosce sia ai lavoratori sia ai datori di lavoro il diritto di costituire, senza alcuna autorizzazione da parte dello Stato organizzazioni sindacali o di aderire a quelle già esistenti. È fatto inoltre divieto alla pubblica autorità di ingerirsi in qualsiasi forma nell'organizzazione sindacale, perché ciò impedirebbe l'esercizio della libertà sindacale, che va intesa come diritto di creare sindacati, elaborare statuti, eleggere i propri rappresentanti, organizzare Il proprio programma d'azione.


= = La seconda convenzione, la n. 98 per permettere una corretta azione sindacale, di cui la contrattazione collettiva è esempio, garantisce i lavoratori e i sindacati da qualsiasi comportamento discriminatorio e lesivo che iI datore di lavoro possa adottare nel loro confronti.


Accanto a questi testi specifici bisogna ricordare che numerose convenzioni internazionali hanno posto l'accento sulla libertà sindacale come libertà fondamentale dell'uomo, che ogni Stato deve rispettare (vietando discriminazioni basate sull'appartenenza o meno a un sindacato) e promuovere. In questo senso si sono espresse numerose convenzioni stipulate dall' OIL (cosi, per esempio, la n. 117 del 1966; la n. 135 del 1971; la n. 141 del 1975), ma anche convenzioni internazionali di più ampio respiro che non si occupano solo della materia sindacale o del lavoro (cosi per esempio la Convenzione per la salvaguardia del diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950; la Carta soclale europea del 1961; Il Patto internazionale sul diritti economici, sociali e culturali elaborato dall'ONU e siglato nel 1966).


(Segue: il contenuto e la portata dell’articolo 39 della Costituzione).

lunedì 28 settembre 2026

Letteratura: personaggi del Novecento

In letteratura, il concetto di 
Opera aperta definisce un
testo che non impone 
un’unica interpretazione
rigida o un percorso
narrativo lineare, ma 
richiede una 
collaborazione 
attiva e inventiva
del lettore per 
completarne il
senso.






 L’opera aperta.

Ha scritto Umberto Eco: "Molta della letteratura contemporanea è fondata sull'uso del simbolo come comunicazione dell'indefinito, aperta a reazioni e comprensioni sempre nuove.

Possiamo facilmente pensare all'opera di Kafka come ad un'opera "aperta" per eccellenza: processo, castello, attesa, condanna, malattia, metamorfosi, tortura non sono situazioni da intendersi nel loro significato letterale immediato.


Ma a differenza delle costruzioni allegoriche medievali, qui i soprasensi non sono dati in modo univoco, non sono garantiti da alcuna enciclopedia, non riposano su nessun ordine del mondo".

 (U. Eco, Opera aperta, Milano 1962).


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Globalizzazione e contemporanea

 regionalizzazione.


Si è conclusa alcuni decenni fa, la marcia, avviata molti anni fa, verso |’Europa. Che -ora unificata- si è persino allargata oltre i confini tradizionali dell'Ovest, magari per far fronte alla competizione economica con gli Stati Uniti e altre grandi potenze orientali che la globalizzazione rende concorrenti diretti e prossimi. 

Non è nuovo ma non ha avuti mai tanti e così rumorosi proseliti il federalismo in Italia. Dunque direttrici verso l'autonomia locale del potere convivono con le esigenze della globalizzazione. Un'altalena in cui da una parte c'è una forte spinta al decentramento, dall'altra una vigorosa tendenza alla concentrazione: analoga a quella che crea colossi economici multinazionali in cui annegano i poteri e le identità di ogni singolo Stato. La situazione in cui oggi si ritrova l’Europa è una gara durissima ma già cominciata fra i regionalismi e la  globalizzazione. E ciò è davvero nuovo: tanto da lasciare col fiato sospeso. 

Vince il cerchio, che Savinio odiava come figura del sempre identico, ma certamente il mondo, e specificatamente l’Europa non gira come prima.


Naturalmente lo si sapeva: ci sarebbe stato un altro episodio della guerra millenaria fra Platone e Aristotele, fra Essere e Divenire, fra centro e periferia, tra superficie e profondo, autobiografia e romanzo, tra grande architettura narrativa e frammento, fra figuratività e informale, fra nominare e suggerire, fra il cerchio e l'ordine quadro, fra scrittura grassa e scrittura magra, fra comico e tragico, tra riso e umorismo, tra plurilinguismo dantesco e monolinguismo petrarchesco, fra lingua e dialetto, fra narrare e descrivere, tra poesia e prosa, tra epica e quotidianità, tra realismo e fantastico, tra ordine e trasgressione, fra innovazione e rispetto della tradizione, fra classicismo e barocco, fra eresia e ortodossia, fra progressisti e conservatori, fra riformisti e rivoluzionari e fra tutte le alternative nate dalla testa dell'uomo chissà quanti millenni fa. 

Ripetizioni dunque ma ci sarebbero state differenze. Nei secoli precedenti c'erano state varianti ma è nel Novecento che c’è stata la svolta radicale.


La prima clamorosa differenza della "cultura" rispetto alla "natura" fu l'industria. Piccola creatura davvero rispetto a quella che è diventata nel Novecento. Prese a morire la plurimillenaria civiltà contadina a causa di questa grande novità strutturale e ne sarebbero seguite tante: compresa la crisi della civiltà industriale, che alla fine del secolo non è più stata tanto sicura del proprio avvenire. Si alternarono nacquero e morirono rapidamente in quel  secolo (il Novecento) tutte le invenzioni, ogni svolta, persino le strutture, che avevano fama di essere durature, se non perennità . "La novità seduce", diceva già Pope, e il Novecento l'ha presa come regola di vita.


(Segue)