| Voteremo il 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della magistratura. In caso di Sì, entreranno in vigore carriere separate per giudici e pm, due CSM distinti e una nuova Alta Corte disciplinare; in caso di No, resterà l’attuale sistema. |
No, non serve la laurea in giurisprudenza ne’ saper svolgere a chiacchiere il mestiere di politico per assumere una determinazione favorevole o contraria rispetto ai quesiti referendari sulla Giustizia. Sul blog proveremo a riportare argomentazioni di entrambi gli schieramenti, per farci un’idea personale, individuale, in modo che ciascuno recandosi al seggio elettorale abbia una visione ed una consapevolezza sulla problematica.
1) Punto centrale del Referendum è la separazione delle carriere. Attualmente esiste semplicemente la separazione delle funzioni.
Per meglio capire riportiamo una brevissima cronistoria: Il 1989 e’ l’anno in cui in Italia fu introdotto il processo accusatorio, un modello (un metodo) secondo il quale la prova si forma nel processo, nel contraddittorio delle parti, ossia nel confronto fra accusa e difesa.
In seguito nel 1999, con una delle tante riforme fu introdotto il cosiddetto giusto processo. Fino ad allora, giudici e pubblici ministeri si scambiavano spesso la funzione. Poteva accadere che un presidente della Corte d’Assise da giudice poteva transitare subito (in un diverso procedimento) procuratore, pubblico accusatore.
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