| Avevamo la migliore Sanità del Mondo —••— Il caso di Domenico Un punto di non ritorno che arriva alla fine di una catena di errori: il contenitore isotermico di vecchia generazione senza termostato utilizzato per il trasporto dell'organo, la fornitura del ghiaccio secco anziché quello tradizionale per conservare il cuore, i mancati controlli della temperatura nel corso del viaggio di ritorno da Bolzano a Napoli. Infine, l'espianto del cuoricino malato prima di controllare le condizioni di quello da trapiantare. |
Nazionale che funzionò per più tempo, ora … …
Seguire i media in questi ultimi giorni su quanto avvenuto nella sala operatoria di Bolzano, durante l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, sa dell’inimmaginabile.
Un contenitore di plastica più adatto a ospitare un’insalata di pomodoro, cipolla, condita con olio, piuttosto che un organo umano. E poi il ghiaccio secco portato da una «operatrice non specializzata». E, ancora, -stando a quanto apprendiamo dai media- goffi tentativi di versare acqua fredda, poi tiepida e infine calda sul cuore ghiacciato del donatore, come si trattasse di un bastoncino di pesce surgelato (leggiamo su un commento giornalistico).
E poi, la scena descrittiva -che arriva al caotico e mortificante- dei medici austriaci che sgridano i colleghi italiani cercando invano di rimediare al malfatto, al disastro.
E’ ovvio che si è trattato di pressappochismo e improvvisazione che butta ombre sulla professionalità sanitaria italiana, tanto apprezzata fino a non molto tempo fa nel mondo. Ad uscirne danneggiato è l’intero sistema sanitario, probabilmente per mancanza di soldi, di strutture, di motivazioni e di competenze.
Resta lo scandalo della morte evitabile di un bambino.
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