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domenica 15 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere

 Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Saulo di Tarso, prima della conversione, 
fu un feroce persecutore dei cristiani a
Gerusalemme, approvando il martirio di
Stefano
.
Dopo l'incontro con Gesù sulla
 via di Damasco, tornò a Gerusalemme
come discepolo, ma incontrò diffidenza;
grazie a Barnaba fu introdotto agli
apostoli, predicando coraggiosamente
prima di fuggire a Tarso.





Ancora Gerusalemme
















Gerusalemme è un'entità fondamentale per San Luca, sebbene ambigua: luogo di salvezza e di persecuzione insieme, punto di arrivo e punto di partenza nel cammino del Vangelo: lo è già per Gesù e lo è per gli apostoli. Già il Vangelo le assegna un ruolo determinante, dato che inizia con la scena del sacerdote Zaccaria nel tempio di Gerusalemme e, sempre all'inizio, dà rilievo alla presentazione di Gesù al medesimo tempio e all'episodio di Gesù che sceglie di rimanere nel tempio, a Gerusalemme, in mezzo ai dottori della legge (Lc 1-2); il Vangelo poi si conclude con la scena di Gesù risorto che incontra i discepoli a Gerusalemme e spiega loro che la predicazione dovrà cominciare da Gerusalemme; infine, dopo l'ascensione, si ha il ritorno dei discepoli a Gerusalemme (cfr. Lo 24,33.47.52). Su questa conclusione si innesta e si intreccia l'inizio degli Atti.

Un valore emblematico, negli Atti, ha l'episodio della Pentecoste, nel quale a Gerusalemme sono radunati, al momento della discesa dello Spirito Santo, "giudei, uomini devoti di ogni nazione della terra" (2,5) e ne viene fatto un elenco preciso, che ripercorre i quattro punti cardinali (2,9-10): si rivela così l'inizio del compimento delle profezie antiche che vedevano appunto in Gerusalemme il punto di convergenza di tutti i popoli nel tempo della salvezza definitiva. A un certo punto del racconto degli Atti si ha invece un movimento centrifugo rispetto a Gerusalemme, ma senza che si possa dire che il suo valore di cardine e motore propulsore vada perduto.

 Gerusalemme è all'inizio e al centro dell'opera di San Luca, ed è anche, in qualche modo, alla fine. Gerusalemme è la città eletta per la salvezza di Dio e la città del rifiuto di questa salvezza, ma è anche la città da cui muove la progressiva espansione del Vangelo, il cui cammino appare intrinsecamente contraddittorio, perché avviene sia per volontà dello Spirito sia anche come una sorta di conseguenza non voluta dell'opposizione degli uomini. L'estremo salto verso i confini della terra, a partire da Roma, si verifica per l'ostinata e cieca opposizione degli abitanti di Gerusalemme alla missione di Paolo, e in particolare per l'opposizione all'idea che anche i pagani possano essere partecipi delle promesse divine (cfr. 22,21-22). Ma la medesima situazione si profila poi anche a Roma (28,25-28). Sicché Gerusalemme si può dire che costituisca l'archetipo e il modello della sorte del Vangelo in ogni luogo, e, in quanto tale, ha valore permanente.

   Essa inoltre, per aver dato origine alla prima comunità cristiana, dalla vita ideale, è un modello, come già abbiamo detto, anche per le chiese cristiane. E' la chiesa madre di tutte le chiese, perché è stata fondata direttamente dagli apostoli, i primi e veri testimoni di Gesù e destinatari delle sue stesse parole, e perché da essa si sono dipartiti gli apostoli che hanno incominciato a portare il vangelo fuori da Gerusalemme e a fondare nuove comunità. E' la chiesa capace di stabilire le direttive fondamentali della missione e quella che ha diritto ad essere sostenuta nella carestia (11,28-30).

E' interessante notare come anche la figura di San Paolo, l'apostolo dei gentili, il missionario dei grandi viaggi, venga da Luca innestata saldamente in Gerusalemme, sia facendo sì che egli si presenti, nel discorso davanti ad Agrippa, come sempre vissuto a Gerusalemme (26,4), sia collegando a Gerusalemme anche la sua chiamata a diventare inviato di Gesù. Tale chiamata è a sua volta collegata con la sua azione persecutoria contro i cristiani e le prime menzioni di Paolo vengono fatte in occasione della morte di Stefano e della persecuzione connessa: "E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo"(7,58); "Saulo era fra coloro che approvavano la sua uccisione" (8,1); "Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione" (8,3). L'introduzione al racconto della chiamata di Damasco contiene un preciso aggancio a queste annotazioni: "Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore ... (9,1). Il testo dice che egli aveva l'intenzione di "condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo" (9,2). Subito dopo la conversione, Paolo va a Gerusalemme per cercare di unirsi con i discepoli (9,26). Predica andando e venendo a Gerusalemme, ma immediatamente cercano di ucciderlo (9,28-29): chiaro segno e preannuncio della sorte futura (un po' come era stata per Gesù l'esperienza della sinagoga di Nazaret, in Lc 4).


(segue)

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