L'italia dopo il 1817
Le società segrete. Le organizzazioni clandestine già presenti sotto il regime napoleonico si moltiplicarono in tutta Europa durante la restaurazione, differenziandosi per ideologia, struttura interna, metodi di lotta. Alcune aspiravano semplicemente alla costituzione o al l'indipendenza nazionale, altre elaborarono articolati progetti di democrazia e di uguaglianza sociale. Alcune seguivano modelli gerarchici, con complessi rituali di ascendenza massonica e gradi diversi di iniziazione altre organizzarono autonome "chiese" locali; alcune propugnavano colpi di Stato militari, altre miravano a più vaste insurrezioni popolari. Cambiavano frequentemente nome e composizione interna per sfuggire alla repressione poliziesca e in certi casi senza che gli stessi membri ne fossero a conoscenza, erano controllate da sette più importanti, a volte di carattere internazionale. I governi ne conoscevano di solito l'esistenza e vi infiltravano delle spie. In genere sopravalutavano tanto la pericolosità interna delle sette quanto i loro legami internazionali: errori facilmente spiegabili alla luce del persistente terrore del giacobinismo e della interpretazione dominante della rivoluzione francese come effetto di un complotto massonico.
In Italia erano particolarmente diffuse l'Adelfia, che vantava in Piemonte un notevole seguito nell'esercito, l'Ordine delfico, che trovava i suoi adepti fra i massoni dell'ex Regno Italico, la Società guelfa, presente nello Stato Pontificio, e la Carboneria, particolarmente diffusa nel Meridione, ma con ramificazioni in ogni parte d'Italia.
Nel 1818 Filippo Buonaroti e Federico Confalonieri tentarono di riorganizzare le sette in alcune grandi organizzazioni: i Sublimi maestri perfetti in Piemonte, la Federazione italiana in Lombardia, la Costituzione latina nell'Italia centrale.
Le sette reazionarie.
Nell'Italia della restaurazione non si muovevano nell'ombra soltanto società segrete liberali o rivoluzionarie, ma anche sette apertamente reazionarie, legate al misticismo religioso e ai teorici più intransigenti della restaurazione europea. Nostalgiche dell'antico regime, tali sette erano sorte in diverse parti d'Europa durante il dominio napoleonico e premevano per una più dura politica di repressione nei confronti di coloro che avevano servito il regime francese e dei fermenti liberali, che costituivano una minaccia per l'assolutismo. In Italia agivano semiclan-destinamente tre grandi associazioni reazionarie, diverse nei metodi più che nelle finalità.
Nel Regno delle Due Sicilie operavano i Calderari, una setta nata durante l'età napoleonica, riorganizzata ed estesa per opera del principe di Canosa, la quale raccoglieva reazionari del 1799, baroni dell'aristocrazia meridionale, elementi provenienti dalle bande brigantesche borboniche, e non esitava a reclutare malviventi e avventurieri di ogni genere. Nello Stato Pontificio agivano i cosiddetti San-fedisti, un nugolo di organizzazioni nate da antiche associazioni clandestine sorte durante l'età napoleonica. Violentemente antiliberali, con un programma di rafforzamento del potere della Chiesa e del papa, i Sanfedisti avrebbero assunto una forza notevole nel clima di paura e repressione seguito al fallimento dei moti del 1820 e del 1821. Un carattere di maggiore pubblicità ebbero invece in Piemonte le Amicizie. Sorte come società segrete durante il dominio francese, nel 1817, su suggerimento di Joseph de Maistre, vennero riunite nell'organizzazione delle Amicizie cristiane al fine di svolgere un’intensa attività di stampa, a livello popolare, a favore della rinnovata alleanza fra il trono e l’altare.
| I 556 deputati eletti alla Costituente (tra cui 21 donne) scrissero il testo della nuova carta fondamentale. |
ENRICO DE NICOLA
Il 28 giugno 1946 Enrico De Nicola venne eletto capo provvisorio della Repubblica Italiana, con 396 voti su 504 votanti, superando la prevista maggioranza di tre quinti dell'Assemblea costituente. Il 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, divenne presidente della repubblica fino all'11 maggio, quando cedette la carica a Luigi Einaudi, primo presidente eletto dal Parlamento. De Nicola era nato a Napoli nel 1877.
Eletto alla Camera dei deputati nel 1909, aveva ricoperto la carica di presidente dell'assemblea di Montecitorio dal 1920 al 1924. Nel 1921 si era impegnato nella definizione di un "patto di pacificazione" tra fascisti e socialisti e aveva offerto la sua mediazione per la formazione del governo Bonomi. Per due volte nel 1922 fu incaricato di formare un governo, ma non riuscì nell'intento a causa dei veti posti da popolari e giolittiani. In occasione delle elezioni del 1924, che segnarono il definitivo affossamento dello Stato liberale, in un primo momento aderì al listone fascista, dal quale ritirò la propria candidatura pochi giorni prima del voto, dichiarando di volersi ritirare dalla lotta politica.
Fu nominato senatore nel 1929. Nella delicata fase attraversata dal paese dopo la caduta del fascismo e 1'8 settembre 1943, De Nicola elaborò la soluzione di compromesso per la questione istituzionale che portò al ritiro di Vittorio Emanuele III e all'attribuzione della luogotenenza a Umberto di Savoia. Dopo l'esperienza di capo dello Stato ricoprì la carica di presidente del Senato nel 1951-1952. Fu presidente della prima Corte costituzionale istituita nel 1956. Morì a Torre del Greco (NA) nel 1959.