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sabato 15 agosto 2026

Agricoltura in crisi

 Caldo senza precedenti

L'agricoltura europea sta
affrontando una crisi
strutturale senza precedenti
a causa del caldo estremo
e della siccità prolungata.
 
Le ondate di calore record e la
carenza idrica stanno decimando
i raccolti estivi in tutto il
Continente, spingendo le
istituzioni dell'Unione Europea
e le associazioni di categoria
a lanciare l'allarme per la
sicurezza alimentare e la stabilità
 economica del settore. Secondo
le stime correnti, l'impatto
economico complessivo delle
anomalie climatiche estive
rischia di costare all'UE circa 
180 miliardi di euro, una
cifra pari all'1,1% del PIL
dell'intero blocco.


L’ondata di caldo di quest’estate potrebbe costare all’agricoltura italiana più di 1,5 miliardi di euro di danni, secondo Confagricoltura e Cia. Tra caldo estremo, grandine e roghi la «tassa» del clima ha già superato i tre miliardi di euro, secondo una stima di Coldiretti. 

 La siccità ha colpito il 60% del territorio italiano. Confagricoltura calcola che stia determinando una contrazione del 10% delle colture di riso, un calo del 9% della produzione di grano duro e del 5-10% dell’ortofrutta.

  Secondo il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. «Per proteggere il settore e la sovranità alimentare ci sono tre priorità: infrastrutture idriche resilienti, diffusione dell’irrigazione di precisione e più ricerca varietale, tecniche di adattamento e coperture del rischio climatico», aggiunge Cristiano Fini, presidente di Cia. Coldiretti chiede di «accelerare sul piano invasi con sistema di pompaggi, per raccogliere l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e utilizzarla quando serve».

 Le temperature costantemente sopra la media favoriscono la diffusione di malattie e insetti dannosi per le piante, aggravando lo stress biologico delle colture.

 I danni economici dell’ondata di caldo estremo di questa estate non riguardano solo il settore agricolo. Secondo uno studio della Triodos Bank il caldo estivo rischia di costare all’Ue circa 180 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil del blocco. E l’Italia è il Paese che, dopo la Francia, rischia di pagare il prezzo più alto.

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