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lunedì 17 agosto 2026

Il gusto della riflessione (17)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. =  « il senso della vita». 

= = =   «Si vive senza capire granché, 

quando si afferra il senso della vita 

è ora di morire». 


= = = «Anch’io sono vissuto a lungo 

senza capire granché. 

È il mio più profondo rammarico; 

ora so che la vita s’impara e va un po’ meglio, 

però s’è fatto tardi»

____

Corrado Augias (Roma, 
26 gennaio 1935) è uno dei 
più autorevoli 
giornalisti, 
scrittori e conduttori 
televisivi italiani, noto 
per la sua profonda cultura 
e la sua attività di 
divulgazione. Nella sua 
lunghissima carriera è 
stato anche autore teatrale
 ed ex europarlamentare.


Quella riportata è la confessione di Corrado Augias, posta a conclusione del suo libro La vita s’impara. Quella di Corrado Augias non è un’autobiografia in senso ortodosso, è piuttosto un racconto che ha il calore e l’empatia della conversazione tra amici, che ci insegna che la vita s’impara soprattutto se non si perdono curiosità intellettuale e passione civile

Per dirla con l’autore, e’ un libro che restituisce «l’educazione di un italiano». Lo scrittore e giornalista, 91 anni, conduttore di trasmissioni tv come «La torre di Babele» su La7, attraversa la trasformazione dell’Italia: «Siamo stati i derelitti figli di un Paese prima occupato e oppresso poi liberato, sempre però a opera di eserciti stranieri che sono andati per anni su e giù per la penisola come accadeva nell’Italia del Cinquecento, quella terribile descritta da Guicciardini e da Machiavelli». 

«Accanto agli eroi dei busti e dei monumenti, ho cominciato a considerare gli oscuri protagonisti della vita quotidiana, quelli che ogni mattina escono da casa, affrontano un viaggio disagevole su trenini scassati perché sentono di avere un dovere da compiere. Quelli che in un ufficio di poca importanza, con una mansione di poca importanza, fanno il loro dovere meglio che possono». Nessuno li chiama eroi: «Infatti non lo sarebbero — se però l’Italia fosse un Paese diverso, se quelli che il loro dovere invece lo scansano fossero oggetto di una qualche sanzione anche solo morale. Invece, proprio la modestia dell’esempio da loro offerto può farli considerare eroi».



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