Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare
= =. =Invecchiare
è vivere
- Essere vecchi, per giunta poveri, equivale
- al massimo della solitudine, perché assomma
- i due handicap individualmente e socialmente
- meno tollerati.
Ma se guardiamo intorno a noi ci si accorge che
talune frange della società hanno come esorcizzato
un declino che per altre e’ ineluttabile:
la classe politica, ad esempio, sembra non conoscere,
diciamo, pensionamento. Raccolgo, qui, una curiosità diffusa:
è un vantaggio o un rischio essere governati
da una sorta di gerontocrazia, per dirla scientificamente?
| La gerontocrazia è una forma di governo o di potere in cui il comando spetta alle persone più anziane della società. La parola viene dal greco geron (vecchio) e kratos (potere). Oggi il termine ha spesso un valore critico o polemico. Si usa per indicare sistemi politici o economici in cui i giovani sono esclusi dai ruoli chiave a favore di una classe dirigente molto avanti con gli anni. |
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La convinzione riportata e’ di Francesco Antonini (medico che negli anni ’60 ha introdotto la geriatria in Italia secondo una visione del tutto nuova: al centro dell’interesse vi è la persona anziana nella sua totalità, da curare in modo rapido ed intensivo in caso di un evento acuto (generalmente ictus o infarto) lavorando poi sulle capacità residue. Parola d’ordine: mantenere un’autonomia che sola può garantire le libertà di pensiero e di movimento, insieme alla fiducia nelle proprie possibilità).
Ciò che sta accadendo è, più recentemente, un fatto unico nella storia della nostra specie. Dopo millenni di relativa stabilità, e contravvenendo ai suoi stessi ritmi biologici, l'esistenza ha compiuto un grande salto: i centenari, che solo qualche decennio fa rappresentavano un'eccezione, ora si contano a migliaia. Tutto questo induce a rivedere ogni nostra cognizione sul limite massimo da assegnare alla vita; e ad accettare che si possa, anzi che si debba, morire fra i 105 e i 120 anni. Questo, sí, sarà un traguardo difficilmente valicabile, almeno secondo gli attuali criteri di riferimento. Già oggi, tuttavia, la morte di un ottantenne deve essere considerata prematura. Avviene, infatti, quasi sempre per malattia, non per usura fisiologica. Si stenta a crederlo perché siamo riluttanti a liberarci di un'antropologia arcaica, che continua a invischiare idee, progetti, speranze.
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