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martedì 22 settembre 2026

Parole frequenti sui media


L'Operazione Aspides è una missione
diplomatico-militare di sicurezza
marittima
 istituita dall'Unione Europea
per proteggere le navi mercantili e
garantire la libertà di navigazione nel
Mar Rosso
, nel Golfo di Aden e nelle
aree limitrofe.
Il mandato di Aspides è eminentemente
difensivo
. Le unità della flotta europea
scortano i cargo commerciali e
neutralizzano i droni o i missili
diretti contro le navi protette, ma
non effettuano attacchi o
bombardamenti sul territorio yemenita.



aspides

È il nome (la parola in greco significa «scudi») attribuito alla missione militare di sicurezza marittima dell’Unione europea, in risposta agli attacchi Houthi contro le navi che transitano nel Mar Rosso. Il carattere della missione è difensivo.

La missione europea Aspides è nata e rimane una missione difensiva, che vuole solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab el-Mandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi. L’iniziativa spunta di fronte all’aggravamento della situazione nello stretto, sollecitando l’Unione europea a rinnovarla, perché l’Italia ha un forte interesse strategico: il 40% dell’intero traffico marittimo commerciale dell’Italia e il 60% delle merci che esportiamo verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso.

Il conflitto, quello del mar Rosso, non è stato condiviso dall’Italia che resta sostenitrice della pace. 

Stranezze della vicenda umana

 

La condotta militare della Russia
nell'invasione dell'Ucraina è stata
spesso definita "strana" o anomala
dagli analisti geopolitici per via del
profondo contrasto tra la dottrina
militare teorica e l'effettiva
esecuzione sul campo
. Nel corso
del tempo, il conflitto si è evoluto
da un tentativo di guerra lampo a
una 
guerra di logoramento
asimmetrica
, caratterizzata da
scelte strategiche insolite per
una superpotenza globale.





La guerra ibrida

sui giornali europei

L’Italia, l’Unione europea sono in guerra. Formalmente, non l’hanno dichiarata né  l’Italia né l’Unione Europea e, stranamente nemmeno la Russia di Putin. E però la guerra la sta semplicemente conducendo la Russia aggredendo un Paese indipendente: l’Ucraina.

Se per fare la pace occorre essere in due, per scatenare un conflitto basta l’aggressore, che costringe l’aggredito a difendersi. Non piace a nessuno ammetterlo, compresi i governi europei, ma senza infingimenti noi cittadini europei dobbiamo riconoscerlo: siamo in guerra, l’ha deciso l’uomo, il dittatore del Cremlino. 

Gli attacchi russi ormai sono quasi quotidiani non solo in Ucraina, ma anche  in qualche Paese del continente, e non si tratta di errori bensì di scelte decise a Mosca, che punta ad un salto di qualità nelle sue  azioni: non più provocazioni ma vere e proprie incursioni. 

Stando a certi analisti e alla stampa occidentale Vladimir Putin sta intensificando l’attività per testare fino a che limite può agire prima che la Nato, colpita dalle provocazioni decida di reagire. 

I Paesi della Nato non hanno inteso finora cadere nel tranello russo, dare risposte sul campo che alzerebbero la tensione e potrebbero portare a un’escalation. Ma, prima che l’inevitabile possa accadere, sarebbe buona cosa far sapere a Putin che sta forse superando il limite.

Nel 2025 e 2026, le operazioni russe contro Paesi della Nato nella cosiddetta «grey zone», si sono via via intensificate. 

===Violazioni dello spazio aereo che costringono i jet della Nato, anche italiani, ad alzarsi e ad allontanare gli aerei russi, o ad abbattere droni armati. Dall’inizio del 2026, 570 missioni nei Paesi baltici, in Romania e in Polonia, ai confini dell’Ucraina. Sabotaggi a terra, come all’aeroporto di Lipsia (un drone armato), in Estonia, in Lituania. Tutti attacchi cibernetici a infrastrutture, a reti elettriche e telematiche, a cavi sottomarini. Disturbo delle reti Gps. Tentativi di omicidio sventati dai servizi d’intelligence occidentali. Interferenze aggressive nelle campagne elettorali portate avanti da agenti di disinformazione legati a Mosca, con l’obiettivo di sostenere i partiti filorussi europei e delegittimare le politiche della Ue nella Difesa e nel sostegno all’Ucraina.

===Putin vuole vincere la guerra contro l’Europa con strumenti ibridi, senza truppe e carri armati sul terreno, anche vista la pessima conduzione dell’armata russa in Ucraina. Intensifica l’aggressione per mettere sotto pressione e in tensione l’Unione europea, il Regno Unito e la Norvegia, fino a dividerli prima nell’appoggio a Kiev e poi a costringerli a un rapporto favorevole e sottomesso a Mosca.

Il Novecento, per flash (8)

 Conoscere il passato per non

ricadere negli stessi pericoli

*.   *.   *
L'epoca delle catastrofiidentifica la prima grande fase
del "Secolo breve", un periodo
compreso tra il 1914 e il 1945
 
teorizzato dallo storico britannico 
Eric Hobsbawm nel suo celebre
saggio 
Il Secolo breve. Questa
specifica macro-era si apre con lo
scoppio della 
Prima guerra
mondiale
 e si chiude con il
termine della 
Seconda
guerra mondiale
, racchiudendo
trent'anni di sconvolgimenti
globali che distrussero la
vecchia società borghese e
l'egemonia eurocentrica.










L’epoca delle catastrofi.


L’epoca delle catastrofi che caratterizzarono gli anni Trenta si apri in Asia, nel 1931, con l'attacco giapponese alla Manciuria. Alla condanna della Società delle Nazioni, Tokyo rispose abbandonando l'organizzazione nel 1933. 

Gli Occidentali non avevano intenzione di farsi coinvolgere in una guerra nell'Estremo Oriente e Pechino fu costretta a riconoscere il protettorato nipponico sulla Manciuria, retta dal governo sedicente autonomo dell'ultimo imperatore cinese P'u Yi.


Nell'ottobre 1933 la Germania lasciò a sua volta la Società delle Nazioni, in cui era entrata nel 1926: la sicurezza collettiva teorizzata da Thomas Woodrow Wilson si sgretolò. L'intesa tra Francia e Gran Bretagna (che l’avevano voluta) si rivelò debole e concesse libertà d'azione ai dittatori. 

Il 16 marzo 1935 Hitler, violando il Trattato di Versailles, ristabili il servizio militare obbligatorio, esprimendo l'intenzione di ricostituire un esercito i cui effettivi sarebbero variati da 500.000 a 600.000 uomini. La Francia reagì firmando con l’Unione Sovietica un patto di mutua assistenza abbastanza vago, mentre l'Inghilterra, senza consultare la Francia, autorizzò la Germania a costruire navi da guerra di tutti i tipi ponendo come unico vincolo l'obbligo di non superare il 35 per cento del tonnellaggio inglese.


Lo stesso anno, rivendicando un maggiore spazio vitale per gli Italiani da raggiungersi attraverso le conquiste belliche, Mussolini attaccò l'Etiopia dell'imperatore Hailè Selassiè. Questi si appellò alla Società delle Nazioni che approvò alcune sanzioni economiche contro il paese aggressore, ma si rivelarono un fiasco e l'impero del negus non tardò a passare sotto la dominazione italiana.


Sempre nel 1935 le truppe tedesche entrarono nella regione smilitarizzata della Renania. Fu l'ultima occasione per fermare Hitler senza ricorrere alla guerra poiché, nel caso di un intervento dell'esercito francese per impedire l'occupazione, quello tedesco aveva l'ordine di ritirarsi. La Francia però, nel momento in cui l'Italia si batteva contro le sanzioni e l'Inghilterra negoziava con Hitler, non osò prendere una simile decisione: le fondamenta dell'asse Roma-Berlino furono gettate.


Nel 1936 alcuni ufficiali stanziati nel Marocco spagnolo insorsero agli ordini del generale Francisco Franco. Il movimento si propagò in molte città della Spagna e il governo repubblicano si oppose: fu il prologo della guerra civile.


Mentre la Francia del Fronte popolare diretto da Léon Blum e la Gran Bretagna spaventata dal possibile radicamento del comunismo in Spagna adottarono una posizione di non intervento, la Germania nazista e l'Italia fascista inviarono non soltanto del materiale, ma anche migliaia di soldati che affronteranno i volontari di tutte le nazioni europee riuniti nelle brigate internazionali. La guerra civile fu atroce: «Si fucila così come si ara la terra», notò il pilota-scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry. Il 26 aprile 1937 l'aviazione tedesca bombardava la città basca di Guernica. Due anni più tardi Franco trionfava e, come avevano già fatto Mussolini e Hitler dichiarandosi rispettivamente duce e Führer, fondò un regime incentrato sulla figura del caudillo.


Nel frattempo i nazisti erano entrati in Austria senza incontrare resistenza e molto di più ottennero al Congresso di Monaco, il 30 settembre 1938, quando il Primo ministro inglese Arthur Neville Chamberlain e quello francese Edouard Daladier permisero lo smembramento della Cecoslovacchia. I due uomini politici credevano ingenuamente di avere realizzato con successo la loro politica distensiva, ma fu un'illusione che si dissipò rapidamente: il 14 marzo 1939 la Slovacchia filonazista proclamò l'indipendenza, la Boemia e la Moravia furono dichiarate protettorato tedesco, mentre Memel e il Memelland venivano strappate alla Lituania. L'Albania fu invasa dalle truppe di Mussolini.


Le democrazie non erano ormai più nelle condizioni di operare un'inversione della loro politica, ma s'impegnarono a garantire l'indipendenza e l'integrità della Polonia, della Romania e della Grecia; in realtà, non furono in grado di proteggere nessuno e Stalin ne era cosciente tanto che, mentre i negoziati fra i paesi occidentali  e l’URSS erano ancora in corso, firmò il patto tedesco-sovietico.


(Segue)

lunedì 21 settembre 2026

Parole frequenti sui media

 

il "campo largo" è un neologismo
giornalistico e politico utilizzato
in Italia per definire il 
progetto
di ampliamento della coalizione
di centrosinistra
. Questa formula
punta a unire in un unico cartello
elettorale e programmatico sia le
forze progressiste e di sinistra (come
Alleanza Verdi e Sinistra - AVS), sia
i partiti di centro o liberali, includendo
stabilmente il Movimento 5 Stelle
guidato da Giuseppe Conte e la
leadership del Partito Democratico
(PD) di Elly Schlein.


campo largo 

È il termine che definisce l’alleanza tra una serie di forze del centrosinistra: Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. A questa parte dovrebbero aggiungersi una o più aggregazioni di forze centriste e moderate. L’alleanza di centrosinistra deve scegliere il candidato premier per le elezioni politiche del 2027. L’opzione più gettonata al momento sono le primarie. Prima però i partiti che compongono la coalizione devono stilare un programma comune.

Elly Schlein in questi giorni chiede con forza alla presidente del Consiglio la data delle elezioni: «Il Paese non può andare avanti così per un altro anno. Noi continuiamo a insistere che Giorgia Meloni dica quando andiamo a votare e prima è, meglio è». Per il centrosinistra l’incertezza sulla data delle elezioni è un problema: andare alle primarie troppo presto, se poi il voto sarà in ottobre, potrebbe comportare il logoramento anzitempo della candidata (o del candidato) premier, ma se invece si va alle urne in primavera il rischio è che il Campo largo si faccia cogliere impreparato.

La società degli uomini

 

Il dibattito su cosa prevalga
nella vita dell'uomo tra 
il
pensiero
 (la riflessione, la teoria,
l'attività mentale) e il fare
 (l'azione, la pratica, la concretezza)

 è uno dei più antichi.
Da qui la distinzione fra
-Il lavoro intellettuale ed
-Il lavoro manovale.











La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

Ci assicurano gli studiosi che dal primo ominide via via si è prodotta la specie homo sapiens. Il tutto sarebbe avvenuto in un contesto di caos, entro cui l'uomo per affermare la sua diversità doveva imporre il logos, trasformando l'unicum continuum naturale in cosmos, in un insieme finito di unità discrete: cioè nell'ordine della cultura. 

Sarebbe avvenuto, sostengono gli studiosi,  che sopra la realtà naturale iniziava a svilupparsi una originale realtà, quella intellettuale, che pur scaturendo dalla stessa natura, era caratterizzata da un statuto suo e differente consistente in due momenti distinti e indissociabili, il fare e il rappresentare

Aristotele in un passo ormai famoso asserisce: «E’ quindi manifesto che l'uomo è animale socievole in grado maggiore delle api e di altro ogni animale che vive in gregge. Niente infatti, secondo noi, la natura fa invano; solo l'uomo tra tutti gli animali ha la parola. La voce può esprimere dolore e piacere, perciò l'hanno anche gli altri animali..; la parola poi ha il fine di manifestare ciò che è utile e ciò che è dannoso e per conseguenza anche ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Questo infatti è il carattere proprio dell'uomo rispetto agli altri animali, che solo egli ha la nozione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto e di tutte le altre antitesi morali». 

Per Aristotele è stato grazie al possesso della parola che l'uomo realizza la sua socialità, ed è attraverso di essa che egli discretizza il mondo in unità morali. 

Nell'incipit di San Giovanni: «In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio, e il verbo era Dio. Questo era nel principio presso Dio. Per mezzo di Lui furono fatte le cose tutte; e senza di Lui nulla fu fatto di ciò che è stato fatto. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini». E’ l’enfatizzazione sulla “parola”, piuttosto che sul “fare” che viene associato al lavoro e ai suoi attrezzi.

Su quest’ultima asserzione che enfatizza la parola sul fare, torneremo a riflettere in termini antropologici sul procedere della vita umana.

Cosa può riservarci il futuro

Possibili vie della crescita sociale ed economica 

La crescita socio-economica del
Mezzogiorno d'Italia è una delle
sfide storiche e strutturali più
complesse del Paese. Per sbloccare
 il potenziale del Meridione, 
l'analisi
economica contemporanea e
le linee guida europee (come
il PNRR) individuano
 cinque
macro-direttrici fondamentali: 
-Modernizzazione delle
Infrastrutture e Logistica 

Il divario infrastrutturale con il
Nord frena lo sviluppo industriale
e l'attrattività degli investimenti.
-Transizione Ecologica ed
Energia
 Il Sud ha le caratteristiche  
geografiche ideali per diventare
l'
hub energetico verde d'Europa.
-
Valorizzazione del Capitale
Umano e Contrasto allo
Spopolamento
 
La "fuga
dei cervelli" e il declino demografico
sono le emorragie più gravi del
Mezzogiorno.
-
Turismo di Qualità e
Riqualificazione Culturale

Il turismo al Sud deve evolvere
da stagionale/balneare a
risorsa strutturale attiva tutto l'anno
Riforma della Pubblica
 Amministrazione e Legalità

L’efficienza istituzionale è la
precondizione per la messa a terra
 di qualsiasi investimento.




Il nostro Paese (l’Italia) è fra i più indebitati dell’Occidente. E però, e’ chiamato come tutti i paesi dell’Occidente, ad assolvere la spesa tipica di tutti gli Stati su base sociale: pensioni, sussidi, indennità di cassa integrazione, ripianamento dei deficit delle aziende pubbliche, interventi a sostegno della produzione nel settore privato. 

Il contesto entro cui da decenni procede il sistema Italia non consente sicuramente di ridurre il debito pubblico. Fare a meno di tutti questi ammortizzatori sociali è ormai impossibile. Da qui il processo inflazionistico che intacca quella che sappiamo essere la moneta europea: l’euro.

Il problema è molto serio per il futuro delle generazioni che seguiranno: stiamo per lasciare montagne di debito pubblico a chi verrà dopo di noi. E però nessuno può sottovalutare ciò che ne consegue. Come e perché si muovono continuando ad indebitarsi i tanti governi di dx o di sx che si susseguono?

Premettiamo che tutti riconoscono che i costi per le pensioni, i sussidi, le casse di integrazione, i ripianamenti del deficit delle aziende pubbliche e gli interventi a sostegno della produzione nel settore privato vanno sostenuti. Tutti riconoscono -di contro- che il modo di procedere italiano su feste e sprechi rappresenta una anomalia che andrebbe presa di petto, quanto meno bloccando le spese inutili che inducono Comuni grandi e piccoli a deliberarli quando nulla hanno a che fare con lo “stato sociale” che tutti dobbiamo preservare. Organizzare e finanziare feste territoriali, di qualsiasi origine in Comuni dove l’unica fonte di sostentamento stanno diventando le pensioni e le rimesse degli emigranti esigerebbe sensibilità politiche.

E’ ovvio che lo “stato sociale” va preservato, ma gli sprechi della pubblica amministrazione per gonfiare personaggi che promuovono festeggiamenti e poi atteggiarsi a ciò che non sono, vanno segnalati. In una realtà dove si hanno tratti di strade dissestate, emigrazione che coinvolge il 95% delle famiglie, e permanenza -nel terzo millennio- del clientelismo, gli sperperi del denaro pubblico non devono sussistere.

(Segue)

domenica 20 settembre 2026

Ricorrenza

 Giornata del ricordo

Internati Militari Italiani (IMI)
furono gli oltre 650mila soldati italiani
che, subito dopo l’armistizio dell’8
settembre 1943, vennero disarmati,
catturati e deportati dalle truppe
naziste nei territori della Germania
e nei paesi occupati. Davanti alla
scelta di continuare a combattere
a fianco della Germania nazista e 
della Repubblica  Sociale Italiana
di  Mussolini, la stragrande
maggioranza rispose con un No
collettivo.
La Legge n. 6 del 13 gennaio 2025 prevede che il 20 settembre sia ricordato e onorato chi ha dato la vita per la sua patria. Questa legge ci induce sul blog a ricordare le centinaia di migliaia di militari italiani deportati in Germania a disposizione dei nazisti per lavorare in industrie e ripristinare ferrovie distrutte dai bombardamenti angloamericani. Molti di essi non tornarono più a casa.

 I sacrifici, le sofferenze degli Internati militari in Germania è passato per troppo tempo sotto silenzio. Loro non amavano raccontare le sofferenze che avevano attraversato e solo su sollecitazione di parenti ed amici evocavano quelle situazioni in cui si ritrovarono. Tanti contessioti si ritrovarono pure essi in quelle situazioni che sanno di disumano. 

In anni passati sul blog abbiamo evocato alcuni episodi, in particolare di due contessioti entrambi di nome Pietro, che nei campi di detenzione tedeschi nell’area di confine fra Ucraina e Polonia patirono sofferenze e situazioni che definire terribili e’ poco.

Cosa era accaduto? L’8 settembre 1943 l’Italia si era arresa agli angloamericani. Il re fuggì’. I nazisti invasero il nostro Paese, e Mussolini si mise al loro servizio. Ottocentomila soldati italiani vennero deportati in Germania, chiusi nei lager, spogliati, affamati, umiliati

 Venne detto loro: ora vi diamo da mangiare, vi forniamo una divisa, vi liberiamo; ma dovete firmare qui e impegnarvi a combattere per noi, per i tedeschi. Oltre seicentomila, la netta maggioranza, compresi i due “contessioti” a cui ci siamo riferiti sopra, risposero di no, e rimasero nei lager in condizioni disumane — almeno sessantamila moriranno di fame e di stenti — pur di non combattere al servizio di Hitler e Mussolini. 

In quei campi trascorsero giorni terribili della loro gioventù i due Pietro contessioti, di cui ancora oggi le rispettive famiglie conservano narrazioni e ricordi.

Storia del Cristianesimo (4)

 Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

Le origini. A un popolo giudaico presso il quale andava sempre più imponendosi la spiritualità farisaica fondata sull'osservanza rigorosa, ma troppo spesso formale, della Legge mosaica, Gesù predicò una religiosità di abbandono fiducioso alla misericordia divina, improntata a una grande libertà nei confronti della Legge, ma caratterizzata da un ancora più grande radicalismo morale.


Egli non abrogava la Legge mosaica, su cui poggiava l'intero edificio della nazione giudaica, ma, portandone le prescrizioni alle estreme conseguenze e ponendola in rapporto con la venuta del regno di Dio, la trasformava interamente dandole radicalita’. Giusto non era più chi, attraverso l'osservanza precisa e scrupolosa della Legge, accumulava meriti e si garantiva ricompense, ma chi era pronto ad abbandonare anche i doveri più sacri per fare soltanto la volontà di Dio. Tutte le norme della Legge, come i vincoli  familiari, religiosi e nazionali, si vedevano drasticamente ridimensionati in vista dell'unica cosa necessaria: il regno di Dio.


Con queste caratteristiche la predicazione si inseriva nella tradizione giudaica come fattore di rinnovamento che non poteva non apparire pericoloso alle autorità di Israele. Ed infatti queste non tardarono a prendere posizione contro il profeta del regno. I Farisei (gruppo politico-religioso ebraico attivo in Giudea tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C), che in Galilea avevano notevole ascendente sul popolo, ne contrastarono energicamente la predicazione. 

Gesù non si è presentato esplicitamente come il Messia davidico atteso da secoli da Israele. Gli episodi evangelici che lo affermano sono il risultato di una rilettura della vita di Gesù alla luce dell'Antico Testamento fatta dopo la risurrezione. Ma con la sua potente personalità, accompagnata da una eccezionale attività miracolosa, non soltanto esercitò sul popolo una impressione straordinaria, ma radunò al suo seguito un piccolo gruppo di discepoli che lo seguiva nel suo ministero itinerante di esorcista e di taumaturgo, e invitò a un certo momento questi suoi seguaci a chiedersi chi realmente egli fosse e quale ruolo fosse destinato a svolgere nella venuta imminente del regno di Dio (Mc. 8,27-29). 


Verso la fine della sua vita, recandosi a Gerusalemme per portare il suo messaggio nel cuore della nazione giudaica e mettendosi conseguentemente in conflitto aperto con i capi del popolo (sommi sacerdoti e capi dei Farisei) cercò di preparare i discepoli al suo imminente destino di morte (Mc. 8,31; 9,31; 10,33). E in quella che doveva essere l'ultima cena con loro li invitò a non disperare, ma a cogliere il significato salvifico di quel tragico avvenimento (Mc. 14,22-25). 


 Quello che sembro’ il fallimento della sua missione terrena non avrebbe impedito l'avvento del regno di Dio ma avrebbe costituito l'adempimento misterioso della sua volontà salvifica. Quando perciò dopo la sua condanna, voluta dalle autorità religiose giudaiche (il supremo tribunale del Sinedrio), ma eseguita formalmente dall'autorità politica romana (il governatore Ponzio Pilato), i discepoli a lui più vicini (Pietro, i Dodici, Giacomo) furono protagonisti di esperienze religiose straordinarie (le apparizioni di Gesù) e si convinsero che Gesù era stato risuscitato da Dio.

(Segue)


^ ^ ^

La parola “spirito” ha origine da “spirare”. 

Finché l’animale respira, e’ segno che e’ vivo. 

Su questo presupposto il principio della vita lo definiamo “spirito.

sabato 19 settembre 2026

Parole frequenti sui media

 

Attualmente, il mondo dei social
media sta affrontando una
profonda trasformazione legata
alla sicurezza e alla salute mentale
dei più giovani. La Commissione
Europea ha infatti proposto
l'
EU KIDS Act, una normativa
per regolamentare l'accesso
graduale dei minori alle piattaforme
 (divieto sotto i 13 anni, account
supervisionati tra i 13 e i 15 anni
e gestione autonoma solo dai 15
anni in su).


Social Media+

Le regole non valgono solamente per i social media, l’Ue introduce un approccio differenziato per fasce d’età. Solo dai 15 ai 18 anni si potranno avere account autonomi senza autorizzazione dei genitori. La proposta si applica al settore cosiddetto «Social Media+», quindi anche piattaforme video, videogiochi e, per la prima volta espressi in modo esplicito, i chatbot basati sull’intelligenza artificiale in grado di fornire consigli su salute mentale e crescita personale.

I principali social media al mondo per numero di utenti e diffusione globale sono FacebookInstagramWhatsAppYouTube e TikTok.

Il mondo dei social media sta affrontando una profonda trasformazione legata alla sicurezza e alla salute mentale dei più giovani. La Commissione Europea ha infatti proposto l'EU KIDS Act, una normativa per regolamentare l'accesso graduale dei minori alle piattaforme (divieto sotto i 13 anni, account supervisionati tra i 13 e i 15 anni e gestione autonoma solo dai 15 anni in su).

Antropologia, come chiave di lettura della società


L'antropologia rappresenta una
delle chiavi di lettura più potenti
per comprendere la complessità 
della società contemporanea. 
Nata storicamente come 
studio delle culture 
lontane, oggi si applica 
a qualsiasi gruppo umano, 
offrendo strumenti unici 
per decodificare il 
comportamento, le 
istituzioni e i 
conflitti del nostro tempo.

L'antropologo si immerge
nella comunità che studia,
vivendo come i suoi
membri per comprenderne
il punto di vista ("dall'interno").
E’ quanto abbiamo appreso
dal prof. Anton Blok che,
in anni ormai lontani,
visse a lungo all’interno
della comunità di
Contessa Entellina.



Premessa alle pagine che seguiranno 

L'antropologia è la scienza umana che studia l'essere umano e le sue diverse manifestazioni sociali, culturali e biologiche nel tempo e nello spazio. Il termine deriva dal greco anthropos (uomo) e logos (discorso). Sul blog ci piace sviluppare, nel solco di una branca di questa scienza, il processo evolutivo di tutte le culture umano in cammino lungo una sola via di sviluppo, passando dalle forme più semplici a quelle più complesse. 

Trattandosi di un discorso sull’essere umano ci piace avviare questa pagina da lontano nel tempo, ma non esiteremo a studiare i comportamenti dei politici e dei politicanti dei nostri giorni, grazie agli strumenti che -appunto- l’antropologia ci offre. E’ ovvvio, come sappiamo dal particolarismo storico e dal funzionalismo,  che le culture umane non seguono un unico schema obbligato, ma si adattano ai propri ambienti e storie in modi unici e differenti. 

L’antropologia dei nostri giorni studia e ci spiega  le relazioni complesse (per esempio, quelle dei politicanti dei nostri giorni) superando l’interesse esclusivo per i popoli primitivi per farci intendere il funzionamento del “potere” e il comportamento di coloro (i politici) che si sentono i nuovi, gli innovatori, dei giorni adesso correnti, chiarendoci gli scontri e gli incontri fra i diversi blocchi culturali, e non solamente. 

L'antropologia ci servirà (ci aiuterà) rendere strano ciò che è familiare e familiare ciò che è strano, inducendoci a guardare la nostra stessa società (comunità) con occhi critici e privi di pregiudizi.

 

Letteratura: personaggi del Novecento

All'inizio del Novecento, il
futuro della letteratura viene
affidato a una radicale rottura
con il passato, al rifiuto del
positivismo e del realismo
ottocentesco e alla nascita
delle avanguardie e del
modernismo
 Il Novecento?

 Un secolo orfano. Forse il padre l'ha ucciso (così: Tozzi, Svevo, Gadda e Kafta), di sicuro l’ha perduto. Savinio (pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene, 25 agosto1891 – Roma5 maggio 1952 è stato uno scrittorepittoredrammaturgo e compositore italiano) è dell'idea che il secolo ha perso il modello e così ha guadagnato  una libertà mai goduta prima così.

Quanta nostalgia però, che voglia di ritrovarlo, di veder tornare il padre, di riavere il modello, la struttura unica che sa la verità su un'epoca. E forse non ci si è rassegnati a farne a meno neppure oggi, in età postmoderna, che ignora il padre. Dio e ogni depositario della Legge.

Il Novecento è stato un secolo che ha combattuto estenuanti guerre di successione per stabilire a chi toccava il ruolo di guida. Guerre di fratelli in lotta per il posto di padre.


 Quanti regimi totalitari per sostituire un padre e un dio al cui ruolo non si sa rinunciare. Quanti intellettuali rivoluzionari e quanti artisti anarchici sono passati al seguito di dittatori, di Mussolini, Stalin, Hitler.

Il Novecento bestemmiando Dio e il Padre ha convalidato la struttura di una cultura a piramide, sia pure spuntata dai deicidi. Una piramide capovolta che avesse il culmine sotto, cioè invisibile, e su cui si reggesse un epoca.

Eretici e miscredenti non hanno dubitato per decenni: c'era un disegno profondo nel caos contemporaneo. L'arte che lo scopre sarà premiata dalla fede di chi si sentirà dentro quel disegno o progetto e tecnica o, meglio ancora, in quel preciso linguaggio. Si pensi alle poetiche, i movimenti, i gruppi, le riviste che hanno dato la direzione al secolo. Si osservi la staffetta fra le scuole culturali e le correnti artistiche con la quale corse  la storia della cultura del secolo. Senza i movimenti non si fa storia. Così credeva chi pensava alla stona come progresso ma ora chi crede più al progresso?


La norma datasi è che c'è un solo posto, solo uno può occuparlo: un movimento (per esempio il futurismo), una rivista ("La Voce"), una corrente (gli ermetici), una ideologia (il marxismo), un gruppo (il Gruppo 63). Soltanto uno ha ragione, non escluso l'irrazionalismo, che, anzi, finge di parlare con Dio. Ha ragione il cinema invece della letteratura, la TV invece del cinema, la musica invece del teatro, la scienza invece della religione. Uno dopo l'altro e viceversa: i posti non sono stati assegnati definitivamente. Possono tornare la religione, il cinema e il teatro. Eterna è stata la musica, ma quale musica? E quale letteratura? Una volta si era certi di saperlo: quella futurista o quella ermetica o quella neorealista.


(Segue)