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lunedì 1 giugno 2026

Il movimento sindacale in Italia

 Conoscere la società civile
Il ruolo principale dei sindacati
in Italia è tutelare i diritti dei
lavoratori e rappresentare i loro
interessi professionali
. Lo fanno
 principalmente attraverso la
contrattazione collettiva, l'assistenza
legale e fiscale, e il dialogo con le
istituzioni per influenzare le politiche
 economiche e sociali del Paese.




 Nei Paesi di democrazia occidentale i sindacati, cioe’ le organizzazioni rappresentative degli interessi delle categorie sociali, svolgono un ruolo di protagonisti nelle vicende della politica economica. E’ prassi e ruolo istituzionale dei governo di qualsivoglia colore, interpellare i sindacati, e comunque tener conto del loro punto di vista nell'elaborazione delle misure di politica economica. 

 Il comportamento sociale dei sindacati ed i relativi rapporti sindacati-governo dipendono in qualche misura dalla loro storia, dalle ideologie che li permeano. 

  Sul blog proveremo a tratteggiare origini e  tappe significative nello sviluppo del movimento sindacale in Italia, intendendo per movimento sindacale quello formato dalle organizzazioni rappresentative dei lavoratori dipendenti. Il loro percorso storico riflette, nel bene e nel male e fin dall'inizio, quello dello sviluppo economico del Paese. Per chiarire: una delle ragioni del ritardo con cui sorsero le organizzazioni sindacali in Italia è da ricercarsi nel ritardato decollo dell’industria nel nostro Paese. L'industria moderna è infatti arrivata in Italia con qualche decennio di ritardo rispetto a Paesi come la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti.

  L'economia italiana è stata fino all’inizio del ‘900 prevalentemente agricola e anche nei decenni successivi, fino agli anni Sessanta, quando cominciano nel nostro Paese i governi di centro-sinistra, con l’ingresso dei socialisti nell’area di governo, i lavoratori dipendenti dell'industria non avevano avuto fino ad allora ruoli significativi. 

(Segue)


Scienza, osservare l’universo (4)

 L'astronomia

L'ultimo viaggio storico di astronauti si è concluso il 10 aprile 2026 con la missione Artemis II. Quattro astronauti (gli americani Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman, e il canadese Jeremy Hansen) hanno completato un volo di dieci giorni intorno alla Luna a bordo della capsula Orion.

L'ultimo sbarco umano sul suolo lunare, risale invece al 1972 con la missione Apollo 17, che ha visto gli astronauti Eugene Cernan e Harrison Schmitt camminare sulla Luna.

Da sempre sul blog, abbiamo voluto conoscere qualcosa sul mondo entro cui viviamo e su ciò che sta fuori dal mondo e che comunque influisce in mille modi sul mondo. Per il poco che possiamo riportare sul blog lo faremo sempre e se ci fossero lettori che sono appassionati della questione, apprezzeremo qualsiasi riflessione sul tema. In tanto proseguiremo con cio’ che finora sulla problematica conosciamo.

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L’astronomia si dedica allo
studio dei corpi celesti 
(Pianeti, stelle, galassie,
buchi neri …) dei loro
fenomeni e dell’evoluzione
dell’Universo. Essa si
serve della matematica,
della fisica e della 
chimica per cogliere
le leggi che regolano
il cosmo.
L'astronomia è al tempo stesso la scienza più antica e la più moderna. Lo studio della volta celeste ha infatti attratto l'uomo fin dagli albori della civiltà e continua a costituire una delle scienze più affascinanti.

Astronomia nel senso più lato del termine è, comunque la scienza, intesa secondo la lettura dei nostri giorni, quella che nelle Università, nei laboratori e nei centri scientifici studia l'universo che ci circonda, i corpi che lo compongono e i fenomeni che in esso si verificano. Stante la vastità  della materia viene suddivisa oggi in molte branche, a seconda del particolare aspetto astronomico che si considera o, spesso e a torto, delle tecniche impiegate per studiare il cosmo. 

La radioastronomia, ad esempio, ha come caratteristica propria l'uso, nello studio dei corpi celesti, di strumenti atti a captare le onde radio piuttosto che quelle ottiche. Essa si distingue pertanto dall'astrofisica classica per il diverso dominio dello spettro elettromagnetico che viene analizzato, non per l'oggetto delle ricerche che è, in entrambi i casi, lo studio fisico di quella frazione di radiazione emessa da un corpo celeste in grado di raggiungere i nostri strumenti.


Nella lontana antichità la scienza astronomica raggiunse risultati tanto considerevoli che coloro che la praticavano vennero a occupare una posizione di prestigio agli occhi dei loro concittadini e fruirono spesso di particolari privilegi. Il motivo del ruolo primario che l'astronomia ebbe fin dal suo nascere, e in diversi ambiti di civiltà, è evidente: essa, nella sua prima rudimentale struttura, forniva una spiegazione di fenomeni naturali strettamente connessi alla vita dell'uomo, quali il susseguirsi del giorno e della notte e l'alternarsi delle stagioni, e dava la possibilità di stabilire un calendario che permettesse un computo di questi e degli altri avvenimenti ciclici che tanta importanza avevano nelle primitive strutture civili, basate essenzialmente sull'agricoltura (si pensi all'importanza delle previsioni delle piene del Nilo presso gli antichi egizi).


Su questo campo, un amico si propone di farci conoscere molti risvolti dell’immensità e meraviglie che stanno dentro e fuori l’atmosfera terrestre.


L’America

  Sfogliare i cognomi dei residenti attuali nella città di New Orleans, negli USA, ed avere la sensazione di imbattersi in tantissimi di essi che risultano coincidenti con quelli che sussistono (o in verità, sussistevano in gran parte, fino agli anni sessanta/settanta del Novecento), con l’anagrafe di Contessa Entellina non suscita meraviglia in chi conosce la Storia degli USA, nelle sue grandi linee, e la Storia specifica di Contessa Entellina dai primi decenni dell’Ottocento ai nostri giorni caratterizzata da continui e ancora oggi inarrestabili flussi migratori non più verso gli USA, ma verso il Nord Europa.

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Perché New Orleans è cara ai contessioti?

Avviamo una serie di pagine per scoprire, pure noi che non siamo mai stati nel Nuovo Continente, ciò che per secoli ha rappresentato l’America e ciò che da qualche tempo inizia a non voler più essere nell’immaginario di noi europei, giusto la recente politica dell’imprevedibile Mr. Trump.

I primi esploratori spagnoli avevano considerato il Nuovo Continente un immenso, ricchissimo, territorio da sfruttare a loro esclusivo beneficio. Essi si impossessarono della California, del Colorado, dell'Arizona, del Nuovo Messico e dopo di loro i portoghesi occuparono il Brasile; tra il Seicento e il Settecento inglesi, olandesi e svedesi si stanziarono lungo la costa orientale.  

Compagnie coloniali munite di patenti governative organizzarono i loro stabilimenti creando centri abitati e basi commerciali. Nel nuovo continente iniziarono ad arrivare gruppi di fuggiaschi per motivi politici e religiosi: gli ugonotti francesi, i protestanti, massacrati prima in patria e poi dagli spagnoli; i «Pilgrim Fathers», padri pellegrini puritani. Tutti raggiunsero la Nuova Inghilterra, ossia quel tratto che oggi comprende il Maine, il Massachusetts, il New Hampshire, Rhode Island, il Vermont, il Connecticut, e furono i capostipiti di quella cultura «yankee» democratica e intransigente che fu l'anima dell'America. Nella Georgia dei Cherokee e dei Creek il primo gruppo di coloni fu costituito da debitori che avevano preferito espatriare anziché scontare la pena in carcere.

Al Nord si formò una popolazione cucché di coltivatori, giacché il clima rigido limitava l'agricoltura e consentiva solo la crescita di cereali. Sulla costa s'impiantarono le più lucrose attività della caccia, della pesca e i primi commerci. La borghesia ancora non esisteva, le scuole erano di la’ da venire, come del resto le industrie.

Al centro e al sud, invece, si andava formando un'aristocrazia agricola con estesi possedimenti in cui lavoravano gli schiavi negri importati; i raccolti di tabacco, indaco, riso, zucchero e più tardi di cotone che permisero il formarsi di grandi patrimoni.

Proprio per l'organizzazione sociale improntata a principi democratici di liberi stanziamenti e di libero commercio, la colonizzazione inglese ebbe maggior fortuna, mentre la Francia, che interveniva nei suoi possessi canadesi con l'imposizione di monopoli, con sistemi feudali di spartizione delle terre, con lo strapotere ecclesiastico, scoraggiava l'emigrazione, e quella popolazione di coatti era troppo scarsa per poter sfruttare il Canada. I pochi trasferiti con la forza si dedicavano alla caccia e al commercio delle pelli e finirono con l'essere assorbiti dalla popolazione locale.

(Segue) 

L’intento di queste pagine è di cogliere le ragioni della emigrazione di massa, a cominciare dall’alba dell’Ottocento, di più migliaia di contessioti in direzione degli USA. Flusso ininterrotto fino all’inizio del Novecento.