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giovedì 11 giugno 2026

I conti pubblici non reggono (1)

 
Il nostro Paese, l’Italia, nel contesto dei membri dell’Unione Europea e’ quello che ha (forse da sempre) i conti non rispondenti agli standard concordati. Non da oggi quindi,  e però da da alcuni decenni siamo legati ad una Unione che ci osserva, giudica e prende atto del nostro convivere all’interno dell’Unione. 
Per qualche tempo ci piace fotografare il sistema tributario italiano, sistema che nel terzo millennio necessiterebbe di rigorosi curatori e gestori di un sistema complesso che non rendano mai ridicolo il Paese rispetto al resto dell’Europa dove, ormai, nessuno si stupisce del fatto che non sappiamo tenere i conti in ordine.

Il filo conduttore sarà quello di scoprire che nel nostro paese esistono cento denominazioni di imposte; manca però l’unica vera imposta che serve e che si denominerebbe la Patrimoniale.

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I conti dell'Italia presentano da anni criticità strutturali, caratterizzate da un'elevata 
incidenza del debito pubblico sul Prodotto Interno Lordo (PIL) e da difficoltà nel 
rispettare costantemente i parametri europei 
di bilancio.

Nel nostro Paese di imposte, tasse, contributi etc. ne esistono davvero tante eppure c'è un tipo d'imposta che stranamente non è mai stata sperimentata, applicata. Di tanto in tanto un parlamentare, consapevole che non verrà ascoltato, lancia l’idea e già il giorno dopo pure lui si scorda di averne parlato sui giornali o in tv. 


L'imposta in questione è la «patrimoniale», o «imposta sulla ricchezza». Il motivo che essa non viene raccolta ne’ dal governo del momento né dalla maggioranza parlamentare è formalmente che si tratta di una imposta patrimoniale mentre, storicamente, i nostri sistemi fiscali sono sempre fondati sulle imposte sui redditi (chi più guadagna, più paga) e sui consumi (chi più compra più iva paga; in passato chi più comprava più ige pagava. L’ige veniva applicata sull'intero valore del bene ad ogni passaggio del ciclo produttivo e distributivo, aumentando notevolmente il prezzo finale, fu abolita l’1 gennaio 1973).


L’avversione dei partiti politici, che siano di destra o di sinistra nei confronti dell’imposta patrimoniale è che il nostro sistema fiscale è fondato sulle imposte sul reddito e sui consumi, ossia che dall’Unita’ in poi si sono sempre tassati i frutti del lavoro e della ricchezza nella fase in cui questi  maturano. Esprimendoci in altri termini, in Italia e’ il reddito prodotto  di un patrimonio ad essere tassato e ciò non giustificherebbe una ulteriore imposizione sulla ricchezza, ossia sui patrimoni  in sé presi.


Una  ulteriore obiezione che talora viene sollevata è che, nei fatti, già oggi esistono forme di imposizione patrimoniale.

 I proprietari di abitazioni e terreni, ad esempio, anche se questi beni non sono ceduti in affitto e non producono reddito, sono ugualmente tassati sulla base del cosiddetto «reddito catastale», un reddito figurativo, non reale, che di fatto corrisponderebbe alla base imponibile di un'imposta patrimoniale. 

Vedremo in prosieguo le controdeduzioni  che si possono opporre alle due obiezioni.

(Segue)


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