| I conti dell'Italia presentano da anni criticità strutturali, caratterizzate da un'elevata incidenza del debito pubblico sul Prodotto Interno Lordo (PIL) e da difficoltà nel rispettare costantemente i parametri europei di bilancio. |
L'imposta in questione è la «patrimoniale», o «imposta sulla ricchezza». Il motivo che essa non viene raccolta ne’ dal governo del momento né dalla maggioranza parlamentare è formalmente che si tratta di una imposta patrimoniale mentre, storicamente, i nostri sistemi fiscali sono sempre fondati sulle imposte sui redditi (chi più guadagna, più paga) e sui consumi (chi più compra più iva paga; in passato chi più comprava più ige pagava. L’ige veniva applicata sull'intero valore del bene ad ogni passaggio del ciclo produttivo e distributivo, aumentando notevolmente il prezzo finale, fu abolita l’1 gennaio 1973).
L’avversione dei partiti politici, che siano di destra o di sinistra nei confronti dell’imposta patrimoniale è che il nostro sistema fiscale è fondato sulle imposte sul reddito e sui consumi, ossia che dall’Unita’ in poi si sono sempre tassati i frutti del lavoro e della ricchezza nella fase in cui questi maturano. Esprimendoci in altri termini, in Italia e’ il reddito prodotto di un patrimonio ad essere tassato e ciò non giustificherebbe una ulteriore imposizione sulla ricchezza, ossia sui patrimoni in sé presi.
Una ulteriore obiezione che talora viene sollevata è che, nei fatti, già oggi esistono forme di imposizione patrimoniale.
I proprietari di abitazioni e terreni, ad esempio, anche se questi beni non sono ceduti in affitto e non producono reddito, sono ugualmente tassati sulla base del cosiddetto «reddito catastale», un reddito figurativo, non reale, che di fatto corrisponderebbe alla base imponibile di un'imposta patrimoniale.
Vedremo in prosieguo le controdeduzioni che si possono opporre alle due obiezioni.
(Segue)
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