“Meritocrazia” significa, significherebbe se fosse in uso nella nostra terra, che i migliori, i più preparati, i più “competenti” vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi, indipendentemente da ceto e famiglia di origine e sesso. Ciò da noi non avviene, e la cosa e’ ben nota. E qui spunta l’immensa distanza dei nostri valori morali, di noi meridionali, di noi siciliani, … , nei confronti dei due sistemi di valori chiave dell’ideologia meritocratica:
1) la piena responsabilizzazione degli individui,
2) le pari opportunità orientate alla mobilità sociale.
Ai nostri giorni le capacità di chiunque vanno apprezzate, come andavano condannate le ricchezze dei pochi feudatari che sfruttavano il lavoro di centinaia, migliaia di contadini, senza averne merito.
I valori morali della società corrente, democratica, aperta, vanno diffusi per rompere il “circolo vizioso del demerito” e per sostituire le spaventose gerontocrazie sociali ed economiche, che fino a decenni fa soffocavano la fiducia nel merito, per il solo fatto di stare nel merito, e non più nelle caste.
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