Nella notte tra giovedì 28 e venerdì 29 maggio un drone russo ha colpito un condominio in Romania scatenando un incendio. Nell'attacco due persone hanno riportato lievi ferite mentre molte altre sono state fatte evacuare.
La Nato ha condannato quando accaduto, accusando Mosca di essere stata «sconsiderata», mentre il governo rumeno parla di «grave e irresponsabile escalation»
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Lo sconfinamento del drone russo in territorio Nato romeno è avvenuto mentre dall’altra parte, in territorio ucraino, era in corso un massiccio attacco russo.
Le autorità romene parlano di sconfinamento ma se in passato avevano denunciato il ritrovamento di rottami di droni russi in zone remote o scarsamente abitate e senza vittime, considerandoli effetti collaterali degli attacchi a porti ucraini sul Danubio, ora per la prima volta un drone ha colpito un’area densamente popolata e la risposta, anche diplomatica, è stata decisa, con un console russo espulso.
Se Mosca spinge su questo confine non è casuale: la Romania è uno dei cardini del fianco Est della Nato, Bucarest sta investendo 2,5 miliardi di euro per trasformare la base aerea di Kogalniceanu nel più grande presidio aereo dell’Alleanza in Europa, strategico per rafforzare anche il fianco orientale dell’Unione. Un’analisi del Center for Strategic and International Studies definisce questa zona come un’«area grigia», non coperta dai tradizionali meccanismi di deterrenza, quindi sotto la soglia dell’articolo 5 della Nato, quello che sancisce che un attacco a un singolo membro dell’Alleanza va considerato un attacco a tutti gli altri. L’articolo 4 del trattato Nato ha natura consultiva: non comporta automaticamente l’invio di truppe o mezzi, ma obbliga gli alleati a riunirsi per valutare i rischi e cercare una risposta comune: misure diplomatiche, strategiche o di deterrenza.
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