| Il tragico omicidio di quattro lavoratori agricoli migranti, un pakistano e tre afghani, avvenuto a fine maggio 2026 ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Le quattro vittime sono state arsee vive all'interno di un minivan parcheggiato presso un'area di servizio. Il drammatico evento ha riacceso con forza il dibattito nazionale sulla piaga del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nero nel settore agricolo. |
La strage di braccianti bruciati vivi in Calabria, avvenuta pochi giorni fa, ci ricorda che, 10 anni dopo quella legge, i caporali, il lavoro nero, lo sfruttamento dei lavoratori, le paghe da miseria sono ancora vigenti, come le erbacce strappate, qualche volta, ma mai estirpate.
La ministra del Lavoro Calderone due giorni fa ha dichiarato «abbiamo già potenziato l’Ispettorato nazionale del lavoro e i Nuclei ispettivi del lavoro dei carabinieri», il che significa per tutta l’estate ci sarà «un’attività di vigilanza straordinaria in agricoltura», che, come nel 2025, anche quest’anno sono previste 10 mila ispezioni fra Calabria e Basilicata e che «utilizziamo le migliori tecnologie, compresi i droni».
Sulla carta sembra un piano d’attacco poderoso. Se però l’educazione civica, la coscienza civica e l’esempio civico fossero alimento scolastico quotidiano forse i ministri del Lavoro di turno avrebbero più successo.
Il lavoro “nero” è diffuso soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia. Si tratta di un reato configurabile quando ci si approfitta dello stato di bisogno del lavoratore per sottoporlo a condizioni di sfruttamento.
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