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martedì 23 giugno 2026

L’Italia e lo sviluppo del Movimento Sindacale

 Percorsi di Storia (5)

Nel 1968-69 nascono i primi consigli di fabbrica, organismi sindacali eletti dai lavoratori degli stabilimenti industriali iscritti o non iscritti al sindacato: le condizioni materiali  del lavoro nei singoli impianti assumono un ruolo di primo piano  nella contrattazione  e travolgono le barriere di tipo ideologico  esistenti tra le confederazioni.

Il tema dell'unità sindacale è all'ordine del giorno e in questa direzione si muovono, nei primi anni Settanta, numerosi passi concreti.  

«L’unità si realizza su obiettivi molto concreti: ritmi di lavoro, fatica, igiene e sicurezza, aumenti salariali, ecc. Del resto, questa unità è tanto più facile da realizzare in quanto i sindacati, per le loro divergenze e per la repressione padronale del passato, non sono ancora abbastanza forti e strutturati nei luoghi di lavoro. Non  possono dunque frenarla  con il ricorso alle divisioni ideologiche».

Le federazioni dei lavoratori metalmeccanici sono all'avanguardia del processo unitario. Da loro parte, nei primi anni Settanta, l'iniziativa di una federazione unitaria, la Flm, a cui i lavoratori possono iscriversi direttamente, anziché aderire a Fiom, Fim e Uilm, e che si struttura anche mettendo in comune alcuni «servizi» precedentemente offerti da ciascuna federazione, dalle sedi alla difesa in giudizio dei lavoratori. Parallelamente al processo di unificazione, i sindacati tendono a sganciarsi dai partiti: viene sancita l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche e i dirigenti sindacali eletti in Parlamento dai diversi partiti rinunciano al mandato parlamentare.

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