Se chiediamo ad un antropologo quale sia stato il primo segno di umanità, la risposta è: un femore guarito. Ci spiegano che i “primitivi”, da quel momento non furono più “primitivi”, invece di abbandonare il malato lo protessero e lo nutrirono per mesi e mesi. Fino al suo ritorno nella comunità.
Trump ha ribaltato un’altra zona di conforto della nostra coscienza. Visto che papa Leone invitava alla pace, invece che alla guerra, Donald l’ha definito “debole”. Da saltare sulla sedia. Non solo per l’aggressione verbale, non solo per il fatto inedito, un presidente americano contro il Pontefice, pure esso americano, ma per una questione più profonda. Cioè l’uso del termine “debole” come insulto.
La parola che, da sempre, porta verso il rispetto e la sensibilità, trasformata in un randello sulla testa del fragile o presunto fragile. La risposta del Papa è stata «io non ho paura», ha riacceso anche una (antica) verità: la mitezza non è arrendevolezza, solo una certa tracotanza può associare due termini così lontani.

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