Il conto della guerra. Usa e l'Iran hanno ufficialmente annunciato
il raggiungimento di uno storico accordo di
pace per porre fine al violento conflitto
bellico e diplomatico che li vedeva
contrapposti. L'intesa, strutturata in 14
punti chiave, è stata mediata dal
Pakistan ed è stata inizialmente siglata
in via digitale; la firma formale e ufficiale
del documento è prevista per oggi,
venerdì 19 giugno 2026 a Ginevra,
in Svizzera.
In 46 giorni di operazioni in Iran gli Stati Uniti hanno speso 51,2 miliardi di dollari, con una prima settimana da 11,3 miliardi e una media vicina al miliardo al giorno.
Le stime del Pentagono citate al Congresso parlano di 29 miliardi dopo nove settimane e mezzo, e solo le prime 100 ore di bombardamenti sono costate 3,7 miliardi.
Sul fronte iraniano le cifre sono meno trasparenti, ma l’emorragia si legge nelle armi usate. Teheran ha lanciato oltre 1.500 missili e 4.700 droni contro, Israele, le basi americane e le infrastrutture del Golfo, eppure secondo Washington conserva ancora circa il 70 per cento dei suoi stock di missili. Ogni missile o drone abbattuto significa, per gli americani, gli israeliani e per le monarchie del Golfo, un sistema Patriot, Thaad o Iron Dome dal costo di centinaia di migliaia, a volte milioni, di dollari a colpo. Una settimana di combattimenti può valere 5, 7 miliardi per gli Stati Uniti, e altrettanti miliardi in danni e mancati introiti per l’Iran.
Un incentivo potentissimo a congelare il fronte e ritrovare la pace.
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