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mercoledì 29 luglio 2026

Tutti dobbiamo conoscere, sapere …

 Storia, Territorio, Patrimonio ambientale,

Nel dicembre del 1520 furono
firmati i capitoli ufficiali della
colonia voluti dal feudatario
per dare stabilità alla comunità
di Kuntisa.



Sul blog abbiamo riportato nel corso degli anni storie antiche e recenti, visioni politiche condivise e avversate, vicende anacronistiche del XX e XXI  secolo e fatti meritori o meno.

 Per quanto l'angustia dello spazio temporale lo consentirà ci piace ampliare questo impegno fino al punto di proseguire scavando nel passato della comunita’ locale nella convinzione che sia sempre stato nella Storia l'unico principio per cui possano i trenta secoli delle storie italiane e siciliane ridursi a esposizione evidente e continua. 


 Senza questo filo ideale e narrativo la memoria si smarrisce nel labirinto delle fazioni, dei contrasti civili e nell'assidua composizione e scomposizione degli assetti; la ragione non può vedere chiarezza in una rapida alternativa di potenza e debolezza, di virtú e corruttela, di senno e imbecillità, d'eleganza e barbarie, d'opulenza e desolazione; e l'animo ricade contristato e oppresso dal sentimento d'una tetra fatalità, lascio’ scritto Carlo Cattaneo.

 

 Fin dai primordi, Kuntisa è peraltro sempre stata storicamente, per noi residenti, altra cosa in Sicilia da ciò che e’ stato Bisacquino o Corleone. 


  Con questo spirito continueremo ad animare le pagine del blog concentrandoci su un passato che non tutto è stato ancora esplorato e non tutto è stato conosciuto da tutti.


venerdì 24 luglio 2026

La Letteratura (31)


Le tesi principali di Averroe
sostengono 
l'indipendenza tra
filosofia e religione, l'eternità
del mondo e l'unicità
dell'intelletto per tutto il genere
umano.





La dottrina dell' “amore cortese"

Nonostante il decreto di condanna del vescovo Tempier (1277), la dottrina dell'"amore cortese" (inteso come amore extra-coniugale) di Andrea il Cappellano (scrittore francese del XII secolo) ebbe grande diffusione, specie in Italia. 


Il passo che segue, del De amore di Cappellano, tratto da un volgarizzamento contenuto in un codice della Biblioteca Vaticana, mostra evidenti consonanze con la poetica dei "siciliani" e soprattutto degli "stilnovisti":


Questo è l'efetto dell'amore, 

che quelli ch'è diritto amante, non 

può essere avaro, e quelli ch'è 

aspro e no adorno e quelli ch'è di 

vil gente, si ‘l fa ben costumato; 

e superbi fa umili e l'amoroso 

molti servigi fae con umilitate ad 

altrui. Molto è gran cosa l'amo-

re, che fa l'uomo così vertudio-

so e ben costumato. Anche ne 

l'amar è una cosa molto da lau-

dare, che fa l'amante quasi ca-

sto, perciò che quelli ch'è ina-

morato a pena potrebe pensare a 

un'altra, e a pena può sofferire lo 

suo animo di guatare un'altra.


(Edizione a cura di G. Ruffini, Milano, 1980).

====


Sant’Alberto Magno mediante una compiuta riesposizione di gran parte degli scritti aristotelici che, di fatto, ne rappresenta un'interpretazione nuova e originale, arricchita dalla sua vasta conoscenza degli autori arabi, dei maestri "latini" dei secoli precedenti, di dottrine mediche, astronomiche e matematiche specifiche, e affidata a un commento assai organico, risolto nella stesura di trattati sistematici.

Per quanto concerne le conoscenze scientifiche, il domenicano non si limitò a riorganizzare il materiale proposto dagli scritti "fisici" e dai "libri naturali" di Aristotele e nelle opere degli scienziati arabi, bensì aggiunse i risultati di proprie osservazioni ed esperienze, ma anche, com'era inevitabile, notizie favolose e credenze mitiche. Pure seppe spesso mostrarsi critico e spregiudicato nei riguardi delle proprie fonti, preponendo quanto poteva direttamente conoscere all'accettazione passiva delle auctoritates.

Con questo, sarebbe assurdo credere che le sue conoscenze scientifiche superassero i limiti delle indagini correnti o che oltrepassassero i molti ostacoli posti dalla mancanza di vere tecniche sperimentali o di una sicura metodologia. 


Taluni tentativi di dimostrare la "modernità" delle sue idee, in questo ambito, sono piuttosto inutili apologie che contributi effettivi alla comprensione di una personalità per tanti aspetti tra le più eminenti della cultura filosofica medievale. Ma è innegabile che la sua opera costituì un tentativo consapevole e organico di concepire unitariamente il sapere del tempo e di offrirne un'adeguata trattazione, fondata sulla certezza di un ordine razionale autonomo della natura, le cui leggi e principi sono raggiungibili con l'esercizio della ragione, senza che occorra mai far ricorso a "verità" di ordine superiore o a una "lettura" mistica e simbolica del cosmo. Il che basta a far comprendere quale fosse il suo atteggiamento nei confronti del rapporto tra indagine filosofica e meditazione teologica, tema che proprio in quegli anni, era al centro di aspri contrasti polemici e sollecitava gli interventi dei più tenaci difensori dei difensori di tutto il sapere alla suprema verità della fede e della teologia che ne deriva.


(Segue)

 Temporalmente si e’ all’alba della distinzione tra i compiti della filosofia (e della scienza)  e quelli della teologia.


venerdì 17 luglio 2026

Italiani emigrati, contessioti emigrati (4)

La diaspora siciliana è uno
dei più grandi fenomeni
migratori della storia
moderna: dal 1876 a oggi,
milioni di isolani hanno
lasciato la Sicilia per
stabilirsi in ogni angolo
del pianeta
. Solo tra il 1876
e il 1976 sono espatriati oltre
2,5 milioni di siciliani, e oggi
si contano oltre 800.000
residenti all'estero iscritti
all'AIRE, un numero che
equivale a quasi un sesto
della popolazione attuale
dell'isola.








Il fenomeno migratorio reca benefici

sia al Paese di partenza che a quello di

destinazione.

I Paesi esteri, attraverso le collettività italiane ivi insediate e che vi hanno maturato un'esperienza significativa, si propongono come punto di riferimento con il quale confrontarsi e trarre insegnamenti per la vita odierna. Dagli emigrati e dai loro discendenti, sulla base delle esperienze da loro maturate nei Paesi di adozione, ci si può aspettare un aiuto a beneficio dell'Italia, paese d’origine e da sempre in evidente ma non insanabile affanno migratorio.

E’ stato scritto da più sociologi che se gli italoamericani diventassero solo americani (ma il discorso vale anche per altri Paesi), gli Stati Uniti perderebbero un prezioso filone di ispirazione culturale. A perderci, ovviamente, sarebbe anche l'Italia, che potrebbe appropriarsi di esperienze significarive (quella americana e tante altre ancora) attraverso la mediazione degli emigrati, rappresentanti di una italianità innestata con l'humus locale, una sorta di ponte verso nuovi orizzonti.


Di una cosa si può  però essere certi, prima ancora di iniziare le varie decine di pagine con cui riteniamo di affrontare il fenomeno migratorio italiano dall’Ottocento ad oggi? Il fenomeno rappresenta una parte fondamentale della storia dell'Italia moderna e con-temporanea al punto che coinvolge ad oggi la storia di circa 5 milioni di residenti all'estero (Aire), di circa 30 milioni di italiani emigrati negli anni intercorsi dall'Unità d'Italia a oggi e di quasi 80 milioni di oriundi stimati. 

Un fenomeno che non può non impressionare per la durata, per il numero delle persone coinvolte e anche per la molteplicità degli sbocchi in ogni angolo della Terra. 


Nel 1907, il meridionalista Francesco Saverio Nitti scriveva che i lucani all'estero avrebbero raggiunto il numero di quelli rimasti nella regione: ciò si è poi verificato non solo per la Basilicata ma per l'intero Paese, se si conteggiano anche i discendenti degli emigrati. Va ancora detto che l'emigrazione non ha avuto solo una dimensione numerica: essa ha contribuito alla crescita dell'Italia, alleviando il peso dei disoccupati, generando l'invio di rimesse in patria (oltre che, all'occorrenza, il ritorno di esperienze professionali) e alimentando così il senso di appartenenza nazionale. E nello stesso tempo ha dato un contributo ben riconoscibile e in alcuni casi essenziale alla crescita culturale, economica e sociale di alcune grandi nazioni estere. 


Vorremmo che questa nostra iniziativa sul blog svolgesse un ruolo nell'accrescere la consapevolezza di tanta complessità, ricchezza e umanità. L’iniziativa, che coinvolge alcuni collaboratori del blog pure essi residenti all’estero, ha valenza ovviamente culturale e nel contempo politica/amministrativa in un comune come Contessa Entellina che all’emigrazione in più direzione del pianeta ha, da sempre, donato vaste energie e significativi intelletti umani.


martedì 14 luglio 2026

Italiani emigrati, contessioti emigrati (3)


L’emigrazione italiana oggi è un
fenomeno strutturale che coinvolge
oltre 150.000 espatri all'anno, con
una forte incidenza di giovani under
35 e laureati mossi da motivazioni
economico-lavorative
. Più del 76%
delle partenze ha come destinazione
l'Europa (Regno Unito, Germania
e Svizzera su tutte), impoverendo
il Paese di capitale
umano.









Tra il 1861 e il 1985, quasi 30 milioni di italiani sono emigrati all'estero, dando vita a una delle più grandi diaspore della storia moderna. Il fenomeno ha avuto diverse fasi, dalla "grande emigrazione" di fine Ottocento verso le Americhe, fino agli espatri contemporanei verso il resto d'Europa.

Dopo l'Unità d'Italia, una forte povertà, la sovrappopolazione e la crisi agraria spinsero milioni di italiani a cercare fortuna altrove. Inizialmente il fenomeno interessò soprattutto il Nord Italia (in particolare Veneto e Piemonte), ma dopo il 1880 coinvolse massicciamente anche il Mezzogiorno. Le destinazioni principali furono il Sud America (Argentina e Brasile) e il Nord America (Stati Uniti). Gli italiani dovettero affrontare grandi disagi durante i viaggi in nave e, una volta arrivati, subirono forti discriminazioni. A partire dal secondo dopoguerra, l'emigrazione riprese, questa volta diretta non solo verso le Americhe, ma anche verso i paesi europei in forte espansione industriale (come Germania, Svizzera, Francia e Belgio.

Oggi il fenomeno è cambiato. Non si parte più principalmente per fame, ma per cercare migliori opportunità lavorative e di realizzazione professionale, spesso riguardando giovani laureati e qualificati. Le mete privilegiate rimangono i paesi europei (Regno Unito, Germania, Spagna, Francia), contribuendo a un bilancio demografico che vede l'Italia come paese di forte espatrio.

 La ripresa dell’emigrazione italiana nei tempi più recenti è stata al centro di un ampio dibattito pubblico e pure accademico, e diversi commentatori hanno sottolineato come l’Italia sia tornata a svolgere il suo “ruolo di esportatore di manodopera” verso gli altri paesi europei, come era già avvenuto negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.

L’emigrazione italiana più recente, sia interna che internazionale, ha però caratteristiche diverse rispetto a quella del secondo dopoguerra: non è cambiato solo il panorama economico, che non si caratterizza più per l’espansione dell’industria fordista, quanto piuttosto dalla crescente terziarizzazione dell’economia. 

Sono mutate le caratteristiche individuali dei migranti, che a differenza del passato sono più istruiti e provengono anche dalle aree più ricche e dinamiche del nostro paese, dal Settentrione. L’aumento della quota di laureati tra gli emigrati ha innescato un ampio dibattito sul depauperamento del capitale umano della società italiana, nonché sulle ripercussioni negative sull’economia e sulla competitività del Paese. 

 Fra le tematiche che affronteremo prossimamente c’è quella di scandagliare i numerosi “accordi” e le “convenzioni” fra Italia e paesi esteri sulla materia migratoria.

=. =. =

Sul blog il fenomeno “emigrazione” intendiamo trattarlo in ogni sua sfaccettatura, storica, geografica, sociologica, demografica ed altro ancora. Chi scrive e cura questa pagina è nato quando Contessa Entellina aveva qualcosa in più di tremila abitanti. Ai nostri giorni ci viene detto che sulla carta ne avrebbe 1430. Un buon motivo per interrogarci e per interrogare i  politici nazionali e territoriali che governano il Paese, indipendentemente se dichiarano di sviluppare politiche di “destra” o di “sinistra”.


lunedì 13 luglio 2026

La Letteratura (30)

Il capolavoro di Sant'Agostino
sono 
le Confessioni (scritte
intorno al 398 d.C.). In quest'opera
 autobiografica in 13 libri, il filosofo
 e Dottore della Chiesa si rivolge
 direttamente a Dio per
ripercorrere la propria vita,
raccontando il suo travaglio
interiore, gli errori di gioventù
e la conversione.



Dalla cultura medievale a … 

Nonostante le differenze nell’utilizzazione degli autori e dei metodi, non furono troppo diverse le "autorità" filosofiche, sempre più ampliate nel corso del Duecento, e costituite, in massima parte, sia da taluni testi del secolo precedente (basti pensare alla fortuna degli scritti usciti dalla scuola di Gilberto de la Porrée, alla costante incidenza di idee derivate dagli scolastici di Chartres, alla lunga presenza di temi tratti dalle opere dei maestri di San Vittore), sia dal corpus aristotelico, ormai divenuto il presupposto essenziale del sapere e del linguaggio scolastici, sia dagli interpreti islamici, sia dalla letteratura araba ed ebraica, sia, ancora, dai trattati e dalle summulae che raccoglievano gli insegnamenti della logica nova. 

Recependo, pure con atteggiamenti assai vari nelle diverse scuole e nei singoli maestri, la cultura ormai preminente nelle università, gli ordini mendicanti si posero sullo stesso piano teorico sul quale operavano, sin dai primi decenni del secolo, molti maestri secolari e, in particolare, quelli delle "arti”.

Non solo: non esitarono ad affrontare anche le dottrine scientifiche proposte da medici, astronomi e matematici, spingendosi, talvolta, anche nel pericoloso dominio delle arti segrete, delle dottrine astrologiche, della pratica alchimistica o di quell'oscura terra di confine sempre disputata tra le tecniche della magia "benefica" e quelle delle arti meccaniche".

Più oltre si avrà occasione di ricordare il singolare interesse per queste discipline manifestato da maestri francescani o domenicani; un interesse che, in taluni casi, era connesso alla loro attività di architetti e costruttori, ma che. in altri casi, nasceva piuttosto dall'accettazione di grandi disegni di radicale rinnovamento della Chiesa e dal proposito di attuare in terra il regnum Dei per homines. Però l'insistenza su questi aspetti della loro cultura profana non può far dimenticare che gli studia degli ordini coltivarono e, in molti celebri casi, rinnovarono anche la tradizione mistica del cristianesimo occidentale, richiamandosi alle esperienze spirituali dei cistercensi e dei vittorini, per risalire all'originaria ispirazione neoplatonica della "teologia mistica" dionisiana, così influente non solo tra i francescani, ma anche tra i domenicani (e basti ricordare soltanto il nome di Meister Eckhart!), gli agostiniani e gli autori di altri ordini. A ciò si aggiunga che una forte tensione escatologica li indusse spesso a riassumere quell'immagine della storia ecclesiale e del destino umano già affidata alle profezie gioachimite o pseudogioachimite, quando non favorì, addirittura, le influenze, manifeste o celate, di ispirazioni mistiche non cristiane, delle quali si trovano tracce precise in opere e personalità "emblematiche". Sicché l'universo culturale nel quale i maestri degli ordini svolsero la loro attività di teologi, insegnanti, predicatori, missionari o riformatori appare estremamente ricco e complesso, all'incrocio tra tutte le tendenze e aspirazioni culturali proprie di un'epoca segnata da grandi conflitti religiosi e politici e da dibattiti speculativi non meno intensi.

Naturalmente le propensioni per i diversi aspetti e soluzioni teoriche della comune cultura filosofica duecentesca variarono nel tempo, secondo i momenti particolari della storia interna degli ordini e il loro rapporto con le altre forme della ecclesiastica e istituzionale. Ma, per indicare subito un dato molto concreto, andrà sottolineato che i domenicani si erano assunti sin dall'origine il compito di ricondurre all'ordine cattolico quei ceti sociali e quegli ambienti intellettuali sui quali era stata più forte l'attrazione dei grandi movimenti ereticali o l'influenza delle filosofie "pagane".

martedì 7 luglio 2026

Italiani emigrati, contessioti emigrati. (2)

Gli italiani che si trasferiscono
all'estero, che rappresentano un
esodo in forte crescita (con oltre
 150.000 partenze in alcuni anni
record) , 
mantengono abitudini
culturali forti, ma si adattano
inevitabilmente ai ritmi e alle
regole del Paese ospitante,
dando vita a un ibrido tra
integrazione e conservazione
delle proprie origini.

La cosiddetta "fuga dei cervelli"
(che rappresenta oltre il 50% di
chi parte e si concentra nella
fascia tra i 20 e i 40 anni)
impara necessariamente la
lingua e si adatta agli standard
lavorativi locali per fare
carriera. Tuttavia, anche
loro spesso cercano di
mantenere uno stile di vita
e una socialità molto legati
all'Italia.


La chiamano mobilità umana e della migrazione, in realtà rappresenta la Storia della ormai secolare migrazione italiana, la cui narrazione periodicamente è perseguita dal Rapporto İtaliani nel Mondo, edito dalla Fondazione Migrantes, che abbiamo voluto consultare prima di avviare una serie di pagine sull’emigrazione sul blog.

Tutti siamo consapevoli, noi che restiamo dove siamo nati e coloro che per ragionevoli motivi sono emigrati, che l’Italia è profondamente cambiata grazie anche a questi movimenti prevalentemente dal Sud al Nord e verso l'estero, oltre che,  in seguito alcuni, una minoranza, dall'estero sono rientrati nella terra di origine. 

 La multiculturalità fa ormai parte della nostra realtà, ma noi italiani siamo stati tra i primi a produrla e ad esserne portatori. Oggi, quando riflettiamo sull'emigrazione all’interno delle nostre famiglie significa parlare della nostra identità, in virtù dei percorsi che si sono tracciati -appunto- nelle nostre storie familiari, caratterizzate, in alcuni casi, da spostamenti lunghi centinaia o migliaia e migliaia di chilometri.

La società cambia, ma il destino migrante dell'uomo meridionale italiano resta. Tante famiglie ai nostri giorni, anche senza essersi mosse dalla nostra Italia,  vivono nella multiculturalità e nella pluralità in conseguenza dei significativi flussi immigratori.


Nel 1891 l'Enciclica Rerum Novarum, di Papa Leone XIII, parlava del Novecento ormai alle porte come del secolo delle migrazioni: cosa che è effettivamente avvenuta e che continuiamo a rilevare ancora oggi che siamo nel terzo millennio. Un uomo, una donna, una famiglia emigrano con tutto ciò che sono e, quindi, anche con col loro bagaglio culturale. E questo non deve stupite: gli italiani che vanno all’estero per alcuni decenni continuano a vivere da italiani. Non c’è pertanto da eccepire se gli immigrati prima di completamente integrarsi nei nostri costumi necessitano di anni, e persino di decenni.

lunedì 6 luglio 2026

Italiani emigrati, contessioti emigrati. (1)

La mobilità umana post-Unita’

Da Palermo a New Orleans.
Il flusso comincia lentamente
ancor prima dell’Unita’, per
divenire questione di massa
nel Meridione italiano, dal
post Unita’ d’Italia.

 Il fenomeno migratorio costituisce una pagina importante della vicenda storica di Contessa Entellina, di cui è necessario preservare e diffondere la memoria. Personalmente ho notizie di famiglie residenti a Contessa Entellina che negli anni sessanta hanno smobilitato il loro modesto patrimonio locale e sono emigrati in Venezuela. In relazione ai fatti tragici che da giorni travagliano quel Paese, sarebbe interessante che a Contessa Entellina qualcuno che abbia conservato i rapporti con quei concittadini facesse conoscerci le condizioni.

A proposito di emigrazione. La Direzione Generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri favorisce iniziative di informazione e valorizzazione della storia della nostra emigrazione, nella convinzione che sia indispensabile comprendere le caratteristiche e l'importanza di quella "altra Italia" che costituisce, ancora oggi, una fondamentale risorsa per il Sistema Paese. In questa prospettiva è stato istituito, come struttura permanente del Ministero degli Affari Esteri, il Museo Nazionale dell'Emigrazione, inaugurato nel 2009 con sede al Vittoriano che ospita una biblioteca sull'emigrazione.

Sul blog ci proponiamo di coinvolgere i lettori nella conoscenza del tema migratorio, che  ci è utile non solo per comprendere appieno le difficoltà ed i drammi vissuti dai nostri connazionali, e da chiunque debba lasciare il proprio Paese, ma anche perché ci rende consapevoli dei progressi fatti e ci richiama, ora che l’Italia è anche Paese di destinazione di flussi migratori, ad un impegno di assistenza, di solidarietà e di presa di coscienza dei diritti degli stranieri che oggi rischiano la propria vita per venire in Italia, ed in Europa, a costruire un futuro migliore per sé e per i propri congiunti.


Chiudiamo questa introduzione sul fenomeno migratorio richiamando un nuovo fenomeno con cui siamo di recente chiamati noi italiani a confrontarci: quello dei "cervelli in movimento", le persone - in particolare i giovani - che vanno all'estero per cercare opportunità di lavoro e acquisire competenze che possono poi essere messe a frutto anche nella madrepatria. Non si tratta di un evento assimilabile alle vecchie "ondate migratorie",  né per la sua natura né per i numeri coinvolti. I giovani che vanno all'estero non fanno riferimento alle associazioni tradizionali e richiedono servizi, anche consolari, diversi rispetto alle comunità "storiche". Con i giovani della nuova migrazione, generalmente muniti di diplomi di laurea, occorre rapportarsi in modo dinamico e flessibile, con il duplice obiettivo fondamentale: cercar di dar loro servizi consolari adeguati alle loro esigenze e fare in modo che essi siano incentivati a ritornare in Italia, dopo esperienza all'estero, portando con sé il bagaglio di competenze acquisite e contribuendo ad arricchire il capitale umano del nostro Paese. Ma… pare che non sia questo l’intento più recente.


(Segue)

sabato 4 luglio 2026

Un personaggio

 

30/10/1871-20/07/1945
Paul Valéry (1871-1945) è stato un celebre poeta, saggista e scrittore francese. Tra i massimi esponenti del Simbolismo, è famoso per il rigore intellettuale, la poesia cerebrale e le profonde riflessioni sulla natura dell'arte, del linguaggio e della coscienza.
E’ annoverato fra gli intellettuali più influenti d'Europa e membro dell' Académie Française.

Nei suoi Sguardi sul mondo attuale, 
così giudica la “politica”:

La politica fu in primo luogo
l’arte di impedire alla gente
di immischiarsi  in ciò che la
riguarda.
In un’epoca successiva si

aggiunse l’arte di  costringerla

a decidere su ciò che non capisce.

venerdì 3 luglio 2026

Immaginiamo di vivere nel 1400

 

Re Alfonso fu uno dei monarchi
più potenti e influenti del
Rinascimento, capace di
unificare sotto la Corona
d'Aragona gran parte dei
territori del Mediterraneo
occidentale. E
reditò i titoli di
re di Aragona, Sardegna e Sicilia
 nel 1416. La sua impresa più
celebre fu la 
conquista del
Regno di Napoli
 nel 1442,
strappandolo alla dinastia francese
 degli Angiò dopo anni di duri
scontri militari. A Napoli
assunse il nome di 
Alfonso I.

Città, ceto dirigente e privilegi (1)


Il 30 maggio 1421, durante il suo viaggio in Sicilia, re Alfonso venne a Catania.

Direttosi, per entrare nella città, verso la porta di Aci, la trovò chiusa. Qui i giurati Niccolò d'Usina, Errico Tedeschi, Niccolaccio Migliarisi, Andrea Leone, Astasiello Taranto e Antoniello Paternò gli si presentarono dinanzi e gli chiesero di voler conservare i privilegi della città sottoscrivendo un atto pubblico che fu letto e confermato dal notaio Giovanni di Mina. Conclusasi la cerimonia, il sovrano poté entrare e soggiornare nel castello Ursino per due giorni. 


Ventisette anni prima un altro re, Martino I, si era trovato di fronte le porte chiuse di Catania, ma quella volta nessuno si presentò ad accoglierlo: per entrare dovette assediare la città per terra e per mare e combattere. Estenuati dalla fame e dalla sete, i catanesi alla fine trattarono la resa (6 agosto 1394) ed evitarono il saccheggio pagando 5.000 fiorini; il re confermò loro i privilegi e dichiarò di non volerli punire per devozione a Sant'Agata.


La città medioevale, anche se facente parte di un regno e riconoscendo l'autorità suprema di un sovrano, manifesta in siffatti episodi la sua radicale singolarità, la sacralità del suo territorio e il forte senso d'appartenenza dei suoi abitanti ad una comunità politico-religiosa caratterizzata da un particolare reggimento e dal particolare culto ad un santo protettore. Essa non è un semplice ente pubblico regolato da una legge generale ma una comunità civica che si regge su consuetudini, regolamenti, statuti, forme di tassazione, rapporti con il territorio, con le altre città e con lo Stato acquisiti nel corso del tempo e considerati patrimonio comune di tutti i cittadini, i quali peraltro non sono tali per il semplice fatto di risiedervi: della città tardo-medioevale e moderna si è cittadini come si è di uno stato e la cittadinanza è una qualità che non si perde trasferendosi altrove.

(Segue)


====

Nel lungo termine ci proponiamo di conoscere la Sicilia, quella anteriore all’insediamento degli arbereshe.

La Letteratura (29)

Dalla cultura medievale a …

Dopo la nascita delle prime 
università medievali (come 
Bologna nel 1088 e Parigi) , 
il sistema di istruzione 
superiore conobbe una 
rapida espansione in 
Europa e una profonda 
evoluzione istituzionale 
che gettò le basi per 
l'università moderna.





Il prestigio acquisito dalle istituzioni universitarie non mancò di suscitare l'attenzione e anche la preoccupazione dei due poteri che, nel mondo del XIll secolo, miravano a controllare le istituzioni intellettuali e gli uomini che vi operavano: le monarchie, nei Paesi dove affermarono la loro egemonia, e la Sede romana. Però l'iniziativa pontificia, forte del richiamo al valore universale della christianitas e della tradizione che attribuiva agli intellettuali un certo carattere "clericale", riuscì a prevalere. Filippo Il Augusto, re di Francia, riconobbe, sino dal 1200, l'universitas studiorum parigina, destinata a diventare la massima istituzione accademica europea; ma i suoi statuti furono approvati da Innocenzo III che li fece compilare, nel 1215, dal proprio legato Roberto di Courçon. Non solo: benché le università tendessero ad articolarsi nelle quattro distinte facoltà delle "arti", di medicina, di giurisprudenza e di teologia, fu particolare preoccupazione della Chiesa di riaffermare sempre la preminenza della "scienza sacra" nell'ordine del sapere. Di fronte alla crisi aperta da esperienze intellettuali così sconvolgenti occorreva, insomma, ristabilire una gerarchia di valori e di "autorità" che non poteva essere sovvertita. Però fu chiaro agli stessi teologi che occorreva rinnovare profondamente, nei concetti e nei metodi, la loro disciplina, e operare nuove scelte ed elaborazioni teoriche che definissero con chiarezza i rapporti tra la "scienza sacra" e la filosofia e permettessero, d'altra parte, di trasformare la maestosa "enciclopedia" aristotelica nel fondamento scientifico di una cultura ancora culminante nella fede e nella rivelazione cristiana.

A svolgere questa missione intellettuale furono chiamati, soprattutto, gli ordini mendicanti, nati per offrire una nuova risposta all'esigenza di vivere il messaggio cristiano in piena conformità con la parola evangelica, ma anche alla necessità di affrontare il difficile dialogo della Chiesa con una reatà mondana già così lontana dai modi di vivere e dall'assetto sociale dell'Europa altomedievale. Queste istituzioni, e, in particolare, i frati minori francescani e i frati predicatori domenicani, si dimostrarono subito straordinariamente capaci di operare in queste diverse condizioni storiche, con un'indubbia duttilità che permise loro d'integrarsi in un "tessuto" sociale già assai più complesso e di operare il rinnovamento intellettuale della Chiesa ormai imposto dai tempi. Formati da religiosi che si spostavano, con singolare mobilità, nel più diversi ambienti, nelle scuole e nelle corti, tra dotti e popolani, tra ricchi mercanti e la plebe più povera delle città e dei contadi, gli ordini mendicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di dicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di una cultura estranea alla tradizione cristiana, ma assai funzionale agli sviluppi della vita economica, sociale e politica, per tentare di ricondurla sotto la "disciplina" e le finalità della Chiesa. Va detto subito che essi operarono con propositi e metodi assai diversi.


(Segue)

giovedì 2 luglio 2026

La Letteratura (28)

 

Il termine università, nell'originaria
accezione del termine, designa un
preciso modello d'istruzione che ha le
sue origini nelle chiese e nei conventi
europei, dove, attorno all'XI secolo,
iniziarono a tenersi lezioni, con letture
e commento di testi filosofici e giuridici,
e presso di essi, o in genere attorno a
grandi personalità ecclesiastiche, varie
categorie di docenti e studenti
cominciarono a organizzarsi in
corporazioni o universitates.



La nascita delle università

Secondo il significato originario del termine (universitas, comunità), l'università era una corporazione di insegnanti e studenti, organizzata con ruoli diversi (a Parigi prevaleva il ruolo dei docenti, a Bologna quello degli studenti). Nel Duecento fu usato il termine di Studium generale per indicare l'università dove vi era almeno una delle maggiori facoltà, dove insegnavano numerosi docenti e dove più grande era l'afluenza di studenti, anche stranieri.


I primi Studia generalia furono le università di Bologna, Parigi e Oxford. Mentre nelle università italiane prevalevano le facoltà (come diritto e medicina) che abilitavano a una professione, nelle università straniere la facoltà principale era la teologia (lasciata in Italia agli ordini religiosi). Il docente universitario riceveva una paga commisurata al suo prestigio, corrisposta in un primo tempo dagli studenti con un sistema di autotassazione (la collecta) e costituita, in un secondo tempo, da benefici o rendite ecclesiastiche.


Nel 1155, l'imperatore Federico Barbarossa concesse agli studenti bolognesi l'Authentica Habita, garantendo loro immunità, privilegi e la libertà di spostarsi per studiare senza subire ritorsioni.