| Gli italiani che si trasferiscono all'estero, che rappresentano un esodo in forte crescita (con oltre 150.000 partenze in alcuni anni record) , mantengono abitudini culturali forti, ma si adattano inevitabilmente ai ritmi e alle regole del Paese ospitante, dando vita a un ibrido tra integrazione e conservazione delle proprie origini. La cosiddetta "fuga dei cervelli" (che rappresenta oltre il 50% di chi parte e si concentra nella fascia tra i 20 e i 40 anni) impara necessariamente la lingua e si adatta agli standard lavorativi locali per fare carriera. Tuttavia, anche loro spesso cercano di mantenere uno stile di vita e una socialità molto legati all'Italia. |
Tutti siamo consapevoli, noi che restiamo dove siamo nati e coloro che per ragionevoli motivi sono emigrati, che l’Italia è profondamente cambiata grazie anche a questi movimenti prevalentemente dal Sud al Nord e verso l'estero, oltre che, in seguito alcuni, una minoranza, dall'estero sono rientrati nella terra di origine.
La multiculturalità fa ormai parte della nostra realtà, ma noi italiani siamo stati tra i primi a produrla e ad esserne portatori. Oggi, quando riflettiamo sull'emigrazione all’interno delle nostre famiglie significa parlare della nostra identità, in virtù dei percorsi che si sono tracciati -appunto- nelle nostre storie familiari, caratterizzate, in alcuni casi, da spostamenti lunghi centinaia o migliaia e migliaia di chilometri.
La società cambia, ma il destino migrante dell'uomo meridionale italiano resta. Tante famiglie ai nostri giorni, anche senza essersi mosse dalla nostra Italia, vivono nella multiculturalità e nella pluralità in conseguenza dei significativi flussi immigratori.
Nel 1891 l'Enciclica Rerum Novarum, di Papa Leone XIII, parlava del Novecento ormai alle porte come del secolo delle migrazioni: cosa che è effettivamente avvenuta e che continuiamo a rilevare ancora oggi che siamo nel terzo millennio. Un uomo, una donna, una famiglia emigrano con tutto ciò che sono e, quindi, anche con col loro bagaglio culturale. E questo non deve stupite: gli italiani che vanno all’estero per alcuni decenni continuano a vivere da italiani. Non c’è pertanto da eccepire se gli immigrati prima di completamente integrarsi nei nostri costumi necessitano di anni, e persino di decenni.
Nessun commento:
Posta un commento