| La distanza tra l'Europa e gli Stati Uniti nell'era Trump è diventata evidente su più fronti, separando due modelli di società e di governance. Questo allontanamento si basa su divergenze profonde, che coinvolgono le scelte economiche, la tutela dei diritti e la visione del ruolo dell'Occidente nel mondo. L'approccio isolazionista statunitense mira a disimpegnarsi dal ruolo di "poliziotto del mondo" e mette in discussione accordi storici. L'Europa, costretta a fare i conti con un conflitto alle proprie porte, si trova a dover ripensare e rafforzare la propria autonomia strategica e il suo sistema di difesa comune. |
Per qualche tempo all’interno delle pagine del blog contiamo di intrecciare storia, cronaca, politica, sentimenti umani ai problemi della cultura. Stiamo assistendo ai nostri giorni alla frattura (rottura?) di visione delle cose del mondo fra USA ed Europa e ci chiediamo se il dato e’ solo politico, magari con l’aggiunta economica, oppure fra le due sponde dell’Atlantico sta accadendo qualcosa di più profondo? Qualcosa di culturale? Parleremo pertanto di cultura, di arte e di politica in quanto espressione di ben altro.
La pagina, per la natura della tematica, è aperta a chi conviene su ciò che andremo sviluppando ed a chi dissente.
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Cosa sta provocando la rottura fra Europa e Nord America? Esiste sicuramente una serie di ragioni storiche e persino ideologiche. Esiste una problematica che risale all’Ottocento che ha assistito all’unita’ spirituale e culturale fra le due sponde dell’Atlantico e che sembra recentemente via via spezzarsi.
Partiremo da lontano, ma a noi più che la lontananza politica (che persisterà con certezza fino alla fine della presidenza Trump), interesserà quella culturale e spirituale che invece è andata spezzandosi e probabilmente resterà di difficile ricomposizione, per non dire impossibile. Proveremo a cogliere come dalla polemica trumpiana si sviluppa una visione nuova e differenziata delle cose del mondo; e a questo punto la differenziazione da politica va, andrebbe, letta in termini culturali. Ossia ci ritroviamo diversi noi europei dagli americani.
A) L’Ottocento europeo ha conosciuto una tendenza rivoluzionaria di fondo, sulla cui base si è sviluppato il pensiero filosofico, letterario e politico, oltre che la produzione artistica e l’impegno degli intellettuali in Europa. Il tutto era sopratutto avvenuto già nel periodo antecedente le tante rivoluzioni del 1848. Nella generalità dei paesi europei, nonostante le differenze di lingue e di stirpi, di livello politico, sociale ed economico, si puntava ovunque all’affermarsi di uno sviluppo spirituale, che era quello ereditato dalla Rivoluzione francese (nozione di popolo, concetto di libertà, fiducia nel progresso). Nel 1848, quando tutta Europa si infiammò, mai tanti poeti, letterati si ritrovarono tra gli insorti col fucile in spalla. L’arte, la letteratura sono state viste come specchio della nuova realtà in movimento, espressione attiva del popolo. In quel movimento politico del 1848 per la prima volta l’arte, la letteratura, la cultura in generale per la prima volta furono viste come specchio, espressione attiva del popolo.
C’è’ una frase di Jules Michele (1798–1874 è stato uno dei massimi storici e saggisti francesi del XIX secolo), che sottolinea la necessità del popolo nella cultura: “La generazione passata è stata una generazione di oratori, l’attuale sia di veri produttori, di uomini d’azione, che di lavoro sociale. E d’azione in molti sensi. La Letteratura, uscita dalle ombre della fantasia, prenderà di fatto corpo e realtà, sarà una forma dell’azione; essa non sarà più divertimento di qualche individuo, o di pigri, ma la voce del popolo al popolo”.
(segue)
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