Un legame preziosoIl rapporto tra politica e cultura
è un tema centrale nel dibattito
italiano ed europeo. La cultura
non subisce passivamente le
decisioni politiche, ma ne è il
fondamento e lo stimolo. Le
idee culturali plasmano la
società e forniscono le
basi per l'agire collettivo.
Tra cultura (o culture) e politica esiste un legame stretto e prezioso che rimanda a questioni essenziali come l'identità, la partecipazione, la libertà, la diversità, l'etica, la democrazia, la pace sociale e la stabilità politica.
Ciò implica che gli esseri umani, in quanto protagonisti della loro storia e portatori di rappresentazioni, norme e valori, hanno la facoltà, il diritto e il dovere di elaborare e adottare adeguati sistemi di gestione dei loro affari. La legittimità e l'efficacia di un sistema politico dipendono pertanto dalla capacità di rispondere alle aspettative e alle aspirazioni di coloro dai quali deriva, cosicché il voto libero costituisce, in teoria, il momento privilegiato in cui si esplica o si annulla tale conformità.
Questa lettura del rapporto tra cultura e politica risulta inevitabilmente sovversiva nel contesto attuale, caratterizzato da un discorso dominante che confonde democrazia e liberalismo economico, senza tenere conto dei bisogni e delle speranze dei cittadini.
Al tempo stesso, essa si oppone alla tesi di Samuel Huntington (1993) -politologo statunitense- secondo cui i conflitti futuri non scaturiranno tanto da motivi ideologici ed economici, quanto piuttosto dallo scontro tra nazioni e gruppi appartenenti a civiltà diverse. (Caso Iran?).
Se è vero che la tesi dello scontro tra civiltà è iniziata ad essere avvalorata dagli attentati dell'11 settembre 2001, dalla guerra in Afghanistan, dal conflitto iracheno e dalle altre numerose lotte di carattere etnico o religioso che insanguinano il pianeta, non bisogna dimenticare che, in generale, questo tipo d'integralismo ne cela un altro: quello del pensiero economico unico che vorrebbe imporre il Trumpismo. Alla base della violenza simbolica e politica che spinge tanti reietti a rifugiarsi nel fondamentalismo etnico religioso, infatti, vi è il dogma liberale a cui sono improntate le nuove forme di espansione del capitale. Il concetto di "ivoirité", per esempio, le cui conseguenze pesano ancora sull'Africa occidentale, non sarebbe stato coniato e non avrebbe comunque raggiunto una tale diffusione se la Costa d'Avorio non si fosse trovata in una situazione economica e sociale drammatica a causa della costante tendenza al ribasso dei prezzi delle materie prime agricole.
In definitiva, le ingiustizie economiche e sociali che si sono progressivamente aggravate dalla fine della guerra fredda hanno trasformato la diversità culturale in un terreno di scontri resi sempre più cruenti dall'impiego di armi via via più sofisticate. Questa realtà, tuttavia, non impedisce che le stesse culture offrano un ampio ventaglio di soluzioni a cui i governanti più creativi e lungimiranti possono ispirarsi. Spetta all'umanità riscoprirle e servirsene saggiamente per costruire un mondo più giusto e vivibile.
La Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale altro non è che il riconoscimento della capacità della cultura di riconciliare gli esseri umani con se stessi e del diritto dei popoli di forgiare e seguire il proprio destino. …. e però i vari Trump trovano sempre un motivo (il blocco dell'arricchimento dell'uranio, la minaccia al programma nucleare iraniano e il tentativo di smantellare l'apparato missilistico) per attivare una guerra.
(Segue)
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