| L’emigrazione italiana oggi è un fenomeno strutturale che coinvolge oltre 150.000 espatri all'anno, con una forte incidenza di giovani under 35 e laureati mossi da motivazioni economico-lavorative. Più del 76% delle partenze ha come destinazione l'Europa (Regno Unito, Germania e Svizzera su tutte), impoverendo il Paese di capitale umano. |
Dopo l'Unità d'Italia, una forte povertà, la sovrappopolazione e la crisi agraria spinsero milioni di italiani a cercare fortuna altrove. Inizialmente il fenomeno interessò soprattutto il Nord Italia (in particolare Veneto e Piemonte), ma dopo il 1880 coinvolse massicciamente anche il Mezzogiorno. Le destinazioni principali furono il Sud America (Argentina e Brasile) e il Nord America (Stati Uniti). Gli italiani dovettero affrontare grandi disagi durante i viaggi in nave e, una volta arrivati, subirono forti discriminazioni. A partire dal secondo dopoguerra, l'emigrazione riprese, questa volta diretta non solo verso le Americhe, ma anche verso i paesi europei in forte espansione industriale (come Germania, Svizzera, Francia e Belgio.
Oggi il fenomeno è cambiato. Non si parte più principalmente per fame, ma per cercare migliori opportunità lavorative e di realizzazione professionale, spesso riguardando giovani laureati e qualificati. Le mete privilegiate rimangono i paesi europei (Regno Unito, Germania, Spagna, Francia), contribuendo a un bilancio demografico che vede l'Italia come paese di forte espatrio.
La ripresa dell’emigrazione italiana nei tempi più recenti è stata al centro di un ampio dibattito pubblico e pure accademico, e diversi commentatori hanno sottolineato come l’Italia sia tornata a svolgere il suo “ruolo di esportatore di manodopera” verso gli altri paesi europei, come era già avvenuto negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.
L’emigrazione italiana più recente, sia interna che internazionale, ha però caratteristiche diverse rispetto a quella del secondo dopoguerra: non è cambiato solo il panorama economico, che non si caratterizza più per l’espansione dell’industria fordista, quanto piuttosto dalla crescente terziarizzazione dell’economia.
Sono mutate le caratteristiche individuali dei migranti, che a differenza del passato sono più istruiti e provengono anche dalle aree più ricche e dinamiche del nostro paese, dal Settentrione. L’aumento della quota di laureati tra gli emigrati ha innescato un ampio dibattito sul depauperamento del capitale umano della società italiana, nonché sulle ripercussioni negative sull’economia e sulla competitività del Paese.
Fra le tematiche che affronteremo prossimamente c’è quella di scandagliare i numerosi “accordi” e le “convenzioni” fra Italia e paesi esteri sulla materia migratoria.
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Sul blog il fenomeno “emigrazione” intendiamo trattarlo in ogni sua sfaccettatura, storica, geografica, sociologica, demografica ed altro ancora. Chi scrive e cura questa pagina è nato quando Contessa Entellina aveva qualcosa in più di tremila abitanti. Ai nostri giorni ci viene detto che sulla carta ne avrebbe 1430. Un buon motivo per interrogarci e per interrogare i politici nazionali e territoriali che governano il Paese, indipendentemente se dichiarano di sviluppare politiche di “destra” o di “sinistra”.
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