| Il termine università, nell'originaria accezione del termine, designa un preciso modello d'istruzione che ha le sue origini nelle chiese e nei conventi europei, dove, attorno all'XI secolo, iniziarono a tenersi lezioni, con letture e commento di testi filosofici e giuridici, e presso di essi, o in genere attorno a grandi personalità ecclesiastiche, varie categorie di docenti e studenti cominciarono a organizzarsi in corporazioni o universitates. |
Secondo il significato originario del termine (universitas, comunità), l'università era una corporazione di insegnanti e studenti, organizzata con ruoli diversi (a Parigi prevaleva il ruolo dei docenti, a Bologna quello degli studenti). Nel Duecento fu usato il termine di Studium generale per indicare l'università dove vi era almeno una delle maggiori facoltà, dove insegnavano numerosi docenti e dove più grande era l'afluenza di studenti, anche stranieri.
I primi Studia generalia furono le università di Bologna, Parigi e Oxford. Mentre nelle università italiane prevalevano le facoltà (come diritto e medicina) che abilitavano a una professione, nelle università straniere la facoltà principale era la teologia (lasciata in Italia agli ordini religiosi). Il docente universitario riceveva una paga commisurata al suo prestigio, corrisposta in un primo tempo dagli studenti con un sistema di autotassazione (la collecta) e costituita, in un secondo tempo, da benefici o rendite ecclesiastiche.
Nel 1155, l'imperatore Federico Barbarossa concesse agli studenti bolognesi l'Authentica Habita, garantendo loro immunità, privilegi e la libertà di spostarsi per studiare senza subire ritorsioni.
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