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sabato 18 luglio 2026

L’antico e il nuovo (2)

Noi genti del terzo millennio
ci distinguiamo dai
greco/romani soprattutto per
la nostra concezione del tempo
e dello spazio
. Mentre le civiltà
antiche avevano una visione
ciclica e si orientavano guardando
al passato come modello insuperabile,
noi viviamo in una società
 iper-connessa, proiettata verso
un'innovazione tecnologica costante,
 con una visione del futuro in continua
 evoluzione.
Per i latini, il futuro era "alle
spalle" perché invisibile, mentre
il passato era davanti agli occhi
come guida morale e sociale. Noi,
 al contrario, tendiamo a svalutare
 il passato per concentrarci
sull'immediatezza del presente
 (presentismo) e sulla pianificazione
del futuro.
 Il confronto con gli antichi

  Abbiamo accennato, nella precedente pagina, al comportamento che sopratutto i politici (… i politicanti?) hanno da sempre mantenuto nel corso della Storia  nello strumentalizzare le ritenute grandezze degli antichi, dei grandi predecessori che hanno lasciato fama. Anche gli antichi Greci usavano opporre i loro anziani, i vecchi di un tempo, ai giovani, alla generazione allora corrente.

 I giovani dell’Antica Grecia venivano definiti in rapporto ai vecchi come “piu’ giovani” e quello del “confronto con gli antichi”, in verità si sostanziava, allora come ancora oggi, nel circoscrivere puramente e semplicemente qualche momento di passaggio di quella che è stata sempre la lunga storia della vicenda umana dai registri molteplici, sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco ad incastro.

  In realtà perché sussista, possa affrontarsi un confronto storico, servirebbe la compresenza, come oggi ci è possibile effettuare il confronto fra cultura occidentale e cultura giapponese, o cinese. 

  Nel corso delle letture di ricerca, ci e’ capitata una frase di Moliere che più  o meno è così articolata “gli antichi sono gli antichi, e noi siamo la gente di adesso”. E proprio su questa convinzione, per qualche tempo, ci proponiamo sul blog di interrogarci, se effettivamente dopo i millenni trascorsi quei greci, quei romani, ci hanno lasciato qualcosa di interessante o no. Ci piace capire se la politica greca, la democrazia dei loro giorni può ancora dirci qualcosa, seppure in un contesto completamente diverso. Intendiamo chiederci come e se  l’antichita’ influisce sulla tendenza della vita di noi, di noi gente del terzo millennio. E, comunque, in che misura ne siamo debitori.

E’ certo comunque che noi uomini del terzo millennio abbiamo un rapporto complesso e ambivalente con il mondo greco e romano: da un lato in essi intravediamo le radici culturali dell'Occidente (democrazia, diritto, filosofia), dall'altro ci separiamo da loro per mentalità, tecnologia e per una visione del mondo radicalmente diversa. E su questi presupposti, quelle radici intendiamo evocare.

(Segue)


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