| Re Alfonso fu uno dei monarchi più potenti e influenti del Rinascimento, capace di unificare sotto la Corona d'Aragona gran parte dei territori del Mediterraneo occidentale. Ereditò i titoli di re di Aragona, Sardegna e Sicilia nel 1416. La sua impresa più celebre fu la conquista del Regno di Napoli nel 1442, strappandolo alla dinastia francese degli Angiò dopo anni di duri scontri militari. A Napoli assunse il nome di Alfonso I. |
Il 30 maggio 1421, durante il suo viaggio in Sicilia, re Alfonso venne a Catania.
Direttosi, per entrare nella città, verso la porta di Aci, la trovò chiusa. Qui i giurati Niccolò d'Usina, Errico Tedeschi, Niccolaccio Migliarisi, Andrea Leone, Astasiello Taranto e Antoniello Paternò gli si presentarono dinanzi e gli chiesero di voler conservare i privilegi della città sottoscrivendo un atto pubblico che fu letto e confermato dal notaio Giovanni di Mina. Conclusasi la cerimonia, il sovrano poté entrare e soggiornare nel castello Ursino per due giorni.
Ventisette anni prima un altro re, Martino I, si era trovato di fronte le porte chiuse di Catania, ma quella volta nessuno si presentò ad accoglierlo: per entrare dovette assediare la città per terra e per mare e combattere. Estenuati dalla fame e dalla sete, i catanesi alla fine trattarono la resa (6 agosto 1394) ed evitarono il saccheggio pagando 5.000 fiorini; il re confermò loro i privilegi e dichiarò di non volerli punire per devozione a Sant'Agata.
La città medioevale, anche se facente parte di un regno e riconoscendo l'autorità suprema di un sovrano, manifesta in siffatti episodi la sua radicale singolarità, la sacralità del suo territorio e il forte senso d'appartenenza dei suoi abitanti ad una comunità politico-religiosa caratterizzata da un particolare reggimento e dal particolare culto ad un santo protettore. Essa non è un semplice ente pubblico regolato da una legge generale ma una comunità civica che si regge su consuetudini, regolamenti, statuti, forme di tassazione, rapporti con il territorio, con le altre città e con lo Stato acquisiti nel corso del tempo e considerati patrimonio comune di tutti i cittadini, i quali peraltro non sono tali per il semplice fatto di risiedervi: della città tardo-medioevale e moderna si è cittadini come si è di uno stato e la cittadinanza è una qualità che non si perde trasferendosi altrove.
(Segue)
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Nel lungo termine ci proponiamo di conoscere la Sicilia, quella anteriore all’insediamento degli arbereshe.
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