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giovedì 16 aprile 2026

Parole frequenti sui media

 Articolo 5

L’Articolo 5 del Patto atlantico, che è il pilastro della difesa collettiva della Nato, stabilisce che se uno o più Paesi che fanno parte della Nato subiscono un attacco armato ogni altro Paese dell’Alleanza deve intervenire in loro difesa. L’attivazione dell’Articolo 5 ha finora trovato applicazione una sola volta: in seguito agli attacchi terroristici islamisti avvenuti negli Stati Uniti l’11 settembre 2001.

L’Articolo 5 del Trattato NATO è, in buona sostanza, il pilastro della difesa collettiva, stabilendo che un attacco armato contro uno o più membri (in Europa o Nord America) è considerato un attacco contro tutti. In tal caso, ogni alleato assisterà la parte attaccata intraprendendo azioni necessarie, inclusa la forza armata, per ripristinare la sicurezza.

Avvenne il 16 Aprile

 

Sicilia nostra

1839. Nasce a Palermo lo statista Antonino Starrabba, marchese di Rudini’ e Principe di Giardinello, morto a Roma il 7 agosto 1908, Sindaco di Palermo dal 1864 si ritrovò  ad esserlo nella rivolta del “Sette e mezzo” del 1866, fu prefetto a Palermo e a Napoli, e Ministro dell’Interno nel 1869. Riporto’ la Destra al potere, e fu Presidente del Consiglio  nel 1891-92 e nel 1896-98. Fu avversario politico di Francesco Crispi.

Abbiamo voluto evocarlo su questa rubrica del blog in quanto, Antonino Starrabba, marchese di Rudinì e Principe di Giardinello (politico italiano e due volte Presidente del Consiglio), apparteneva alla stessa famiglia Starrabba che deteneva il titolo di principi di Giardinelli e che storicamente sul territorio di Contessa Entellina possedeva due vasti feudi (Costiere e Badessa). Feudi, che su impegno politico-sindacale dell’allora giovane sindaco socialista Francesco Di Martino, negli anni sessanta del Novecento, furono, sulla scorta della legislazione in più versi sollecitata dalla sua parte politica, vennero affrancati dal regime ad enfiteusi.

 Sul blog ci riserviamo in prosieguo di pubblicare il carteggio legale di assegnazione e poi di riscatto dei due ex feudi sopra citati che insistevano in territorio di Contessa Entellina, nonché il resoconto di una lunga conversazione (a sfondo storico) che il conduttore del blog ha avuto oltre un quarto di secolo fa col già’ pilota di formula uno Gaetano Starrabba di Giardinello nella sua abitazione, in corso Vittorio Emanuele, nei pressi della Cattedrale, della quale gode di una magnifica vista dello splendido frontale. Quel materiale storico e quelle conversazioni, assieme a tante altre, sulla vicenda storica locale, attendono tutte di essere un giorno diffuse.

Contessa Entellina e il disinteresse della politica

Continua il calo demografico,
anzi si accentua.

-Contessa Entellina continua
a non essere patria dei giovani
che, seppure formati
professionalmente con
Diplomi, Corsi di formazione,
Lauree,
etc. etc.
se vogliono essere attivi 
devono lasciare la terra
di origine in direzione dei
dei Paesi UE.

Le riflessioni di un giovane contessioto 


Il senso della politica risiede nel suo essere un'arte di servizio, finalizzata al bene comune e alla gestione etica della comunità, piuttosto che alla semplice gestione del potere

 Il senso della politica rappresenta il passaggio di testimone tra generazioni, il dialogo, il confronto, la reciprocità e l'impegno per organizzare la società intorno a ideali di progresso, in direzione del Sol dell’Avvenire.

*    *     * 

* * *  Così Enzo

 Per una Contessa Entellina migliore, per una Sicilia migliore, per  . . . 

Serve coltivare una speranza e formulare un impegno.

Serve rianimare uno spirito civico perduto. 

Serve un senso di responsabilità collettivo annebbiato da un individualismo miope e scomposto. 

* * * 

C'è una Sicilia che attende il segno di una riscossa. 

Una Sicilia, una Contessa Entellina che vorrebbero emanciparsi dalla paura di bruciare nel nulla gli anni migliori della vita dei suoi giovani.

 Serve una Contessa Entellina che creda nella possibilità di costruire  una società migliore, solidale, aperta, basata sul lavoro, lo studio e il merito. 

Non sulla furbizia obliqua, sulla flessibilità opportunistica delle regole. 

Non sull'arte - che arte poi non è - di arrangiarsi. 

                                                                Enzo


mercoledì 15 aprile 2026

La scuola e un mondo migliore

No alla guerra

 Fra le missioni, i compiti della scuola c’è quello che i professori di diritto pubblico provano ad inculcare: gli uomini devono convivere in simbiosi, in comunità, escludendo la guerra, la violenza. Da questo presupposto vengono scritte le Costituzioni e le Convenzioni sul terreno entro cui la politica deve poi liberamente svolgersi. 

La scuola svolge un
ruolo fondamentale
 contro la guerra
educando alla pace, al
dialogo e alla solidarietà,
trasformandosi in un
"laboratorio" di convivenza
civile
. Azioni concrete
includono l'accoglienza
di studenti provenienti
da contesti di conflitto,
la promozione
dell'educazione
interculturale
e l'insegnamento critico
della storia e dei diritti
umani.






  Chi scrive queste righe come la gran parte dei cittadini del nostro Paese e la gran parte dell’umanità’,  però sa che la violenza nel mondo c’è, e come! E non c’è solo nel Golfo Persico o in Ucraina. Quello della violenza è un problema estremamente angoscioso, nel senso che ci capita di pensarci molto spesso, purtroppo, perché la violenza ci è intorno, perché di violenza muoiono persone. La violenza, per certe figure che attraverso i media abbiamo imparato a conoscere, i Putin, i Trump e …, e’ una pratica da usare col potere e per espandere il potere

 Il potere esteso in capo ad una sola persona, di per sé, è anch’esso un effetto di una lotta che riguarda sopratutto l’avere, che riguarda il possedere.   Il vivere civile, l’essere preparati al dialogo, e’, sarebbe compito della scuola e di leggi e assetti veramente democratici, e purtroppo, e però, …   …   …

 L’essere umano, se non educato dalle istituzioni familiari o pubbliche, sopratutto la scuola, non è uomo di dialogo, ma piuttosto uomo di rissa e in quanto tale riesce ad assurgere, anche col voto elettorale della gente, al ruolo di Presidente degli USA, di dittatore delle Repubbliche Russe … I prepotenti col supporto delle proprie convinzioni assolutistiche riescono ad arrivare alle massime cariche degli USA e della Russia e non solo, a discapito degli uomini di pace.

 L’essere umano, in ambito comunitario, possiede doveri ed impegni molto forti nei confronti del prossimo. A maggior ragione le figure alla Putin o alla Trump non possiedono i requisiti di occupare ruoli che dovrebbero costituire modelli comportamentali di capi comunitari.

 Da questi presupposti, cureremo delle pagine sul blog sulla scuola e su tanti altri concetti… democrazia, socialismo, liberalismo etc..  Ma metteremo al centro il ruolo della scuola, il cui compito è quello rilevante di formare uomini civili e democratici. Presupposti del vivere umano.


Il blog

 Il curatore del blog ai lettori.

Sul blog abbiamo inteso
operare come su un diario online o
su uno spazio informativo, fondamentale
 per la brand identity e per l'interazione.



Sul blog, lungo il corso di ormai tanti anni, abbiamo scritto, assemblato fatti, idee, e in qualche modo abbiamo connesso ciò che ci sembrava slegato. A volte abbiamo narrato la vicenda storica locale, interpretandola ovviamente nel divenire con la forza dell’opinione di chi la interpretava. E’ stata attraverso questo tipo di lettura che abbiamo conservato il rapporto con i lettori.

  Abbiamo provato sempre a intessere un rapporto di vicinanza con essi, con i lettori. E’ esistito, vogliamo pensarlo, un sentimento culturale di appartenenza, di comune sentire.

 Nei sentimenti abbiamo sempre provato a mantenere un filo di coerenza intellettuale. E’ probabile che la nostra voglia di cambiamento, il nostro credere nella possibilità di cambiamento, nel senso di una società migliore, più vera e non ipocrita, sia stata più una sfida intellettuale che politica. 

Non sappiamo quanto dopo di noi potranno durare queste pagine nell’effimero dei giorni. Personalmente ci auguriamo che possa durare quantomeno il senso, il significato e l’anima culturale con cui al blog e’ stata dedicata premura e pure intenzione (=animo).

 Il blog continuerà comunque a pubblicare testi, riflessioni e quadri civico-sociali. Ciò che via via verrà meno e’ -gradualmente- il numero dei testi settimanali e di quelli giornalieri.

 Buona lettura.

Avvenne il 15 Aprile

 

Gli Aragona di Sicilia furono un
ramo cadetto e isolano della
dinastia reale della 
Casa d'Aragona
 fondato nel XIII sec.
Derivato dal lato femminile
dalla dinastia sveva degli 
Hohenstaufen, i suoi membri
furono 
Re di Sicilia dal 1302 al 1410
.



Sicilia nostra

1361. Il re Federico IV d’Aragona sposa a Catania la principessa Costanza d’Aragona. La regina Costanza muore a Catania nel 1363, due anni dopo il matrimonio, ed è sepolta nella cattedrale catanese.

Il contesto. Costanza d’Aragona e Navarra (nata a Poblet nel 1343) è morta a Catania il 18 luglio 1363. Era fuglia di Pietro IV d'Aragona, fu regina consorte del Regno di Trinacria (Sicilia) per soli due anni, dal 1361 al 1363, come moglie di Federico IV d'Aragona. Il suo matrimonio con Federico IV mirava a pacificare i rapporti tra il ramo siciliano e quello aragonese, ma si concluse prematuramente con la sua morte poco dopo le nozze. La Sicilia aragonese (1282-1516) era iniziata con i Vespri Siciliani, segnando il distacco dagli Angioini e l'unione alla Corona d'Aragona. Sancita dalla pace di Caltabellotta (1302), l'isola (Regno di Trinacria) ottenne autonomia interna, vivendo un periodo di fioritura culturale e commerciale, dominato però da tensioni baronali e conflitti mediterranei, fino all'integrazione nel Vicereame spagnolo.

martedì 14 aprile 2026

Nel mondo

Il post, sopratutto quello con la
foto 2, è stato, cancellato
dopo poche ore a causa
 delle forti critiche ricevute non
solo dagli oppositori, ma anche
dalla sua stessa base elettorale
cristiana ed evangelica, che ha
definito l'immagine n. 2  
"blasfema".

 Qualcosa va fatta

Preoccupa la mancanza di freni inibitori nelle  uscite di Trump, che da qualche tempo hanno subito sia una accelerazione che un deciso peggioramento nella ricerca di iperboli («riporteremo quei figli di puttana all’età della pietra, cancelleremo la loro civiltà», ha detto riferendosi agli iraniani). 

Le uscite sono ormai talmente tante da consentire l’identificazione di categorie provocatorie diverse. Da sempre la funzione presidenziale, sia da uomini democratici che repubblicani, è  stata esercitata con distacco, moderazione (magari ipocrisia) ma mai sopra le righe.

Ormai il tratto provocatorio in Trump ha raggiunto vette del tutto inaspettate, già evidente da alcuni mesi: quel suo atteggiamento volgare, aggressivo, inusuale che una volta faceva presa su una buona parte dell’opinione pubblica, oggi ovviamente non funziona più e non può più funzionare. Gli ultimi sondaggi  dicono che il 61% degli americani ritiene che Trump sia diventato più imprevedibile con l’età; soltanto il 45% afferma che sia «mentalmente lucido», contro il 54% del 2023.

Dopo la lite a distanza di domenica con Papa Leone, ha messo su Internet una sua immagine nella quale si paragona a Gesù Cristo che compie il miracolo sui malati. Una immagine esilarante per i più, ma non per Trump, anche se poi l’ha tolta dal suo profilo social affermando che pensava fosse l’immagine di un dottore, visto che lui stesso «fa del gran bene a tutti».

Cominciano ad arrivare le prime reazioni negative dal suo stesso contesto politico: l'ex deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene, ha recentemente rotto con Trump ed ha invocato l'uso del 25esimo emendamento che prevede l’esonero di un Presidente per sopravvenute incapacità, definendo la sua retorica contro l’Iran «non una minaccia vigorosa, ma pura follia». Alex Jones, fondatore di Infowars, teorico della cospirazione: «Farfuglia e sembra che il cervello non funzioni molto» ha detto. Candace Owens con milioni di followers lo ha definito «un pazzo genocida». Sono tutti nomi che gli sono stati vicini, intimi.
 

All’interno del Partito Repubblicano, quello di Trump, alcune crepe cominciano a manifestarsi nel momento in cui si mette in gioco il loro stesso futuro politico e la loro stessa credibilità. Tempo fa, prima ancora di alcune delle recenti manifestazioni eccessive, già 200 terapisti avevano firmato una lettera esprimendo preoccupazione per un disturbo antisociale di Trump.

La Repubblica fondata sul Lavoro (9)

Il lavoro è un fenomeno complesso
e multidimensionale, analizzato
attraverso tre lenti principali
che ne definiscono le regole, il
valore economico e l'impatto
sociale. In 
ambito giuridico, il
lavoro è disciplinato da norme
che regolano la prestazione,
garantiscono i diritti del lavoratore
e definiscono le responsabilità
delle parti. La 
sociologia studia
il lavoro come attività
sociale che definisce l'identità
dell'individuo e struttura
 la società. Dal punto di vista
economico, il lavoro è
considerato un fattore di
produzione essenziale
insieme al capitale e alla
terra.










La società dei talenti è un 

obiettivo impossibile?

 Se lo chiedono in molti, a partire dai giovani e dalle loro famiglie. Il quadro complessivo nella nostra Italia, nel Meridione specialmente, non è certo dei più rassicuranti e la cultura clientelare prevalente nelle nostre aree mostra, nella percezione e nella narrazione del lavoro, segnali di radicata rassegnazione, di convinto pessimismo. 

Se iniziamo però dall’analizzare  in profondità i problemi, e ripensiamo alle vicende del recente passato che hanno coinvolto i nostri nonni che dopo la vicenda dei Fasci Siciliani sono emigrati nelle Americhe e i nostri padri che con la nascita del MEC e poi dell’Unione Europea sono emigrati nel Nord del vecchio continente, c'è ancora spazio per un sano e motivato ottimismo. Una società dei talenti, delle persone corrette, delle persone consapevoli delle motivazioni per cui è  sorta la Repubblica con la Costituzione fondata sul Lavoro è possibile, già subito, senza cadere nei rinfacci e nei piagnistei, operare sulla nostra coscienza che esistono dei diritti inalienabili.


  Basta ripartire dalle fondamenta che non sono certo le (pur importanti) riforme del mercato del lavoro, ma, prima di ogni altra cosa, le sedi dell'educazione e della formazione e della consapevolezza che la Repubblica e’ fondata, primariamente sul lavoro che da’ dignità e poi su tutto il resto, che pure esso compete.

Le basi della consapevolezza di essere “cittadino” titolare di diritti e di dignità si colgono a scuola e nella famiglia;  queste sono pietre angolari su cui si costruisce la società dei cittadini

L’antidoto alla precarietà e alla rassegnazione non è il formalismo giuridico, è ancor meno quello che passa attraverso il mitico contratto di lavoro a tempo indeterminato. Seppure questo serve, e come!


 Nei moderni mercati del lavoro (escluso, verosimilmente, in quello dell’impiego pubblico) l'unica strada per sopravvivere è quella del continuo apprendimento e dell'incessante crescita umana e professionale, su cui tuttavia l'Italia non ha sino ad ora maturato un sufficiente patrimonio di esperienze e buone prassi. 

Nel nostro Paese, nel Meridione delle clientele, stenta ad istituirsi un vero sistema di formazione permanente. Serve in verità un'adeguata educazione e costante formazione che le OO.SS dovrebbero esigere e sviluppare per consentire alle persone di essere protagoniste responsabili del proprio futuro e alle istituzioni di contrastare efficacemente le trappole della precarietà.


Welfare

Famiglia, istruzione e formazione sono le premesse di un moderno welfare incentrato sulla piena valorizzazione della persona perché è grazie ad esse che si generano costantemente opportunità e si costruiscono nuove quanto solide sicurezze. 

Nel contesto della società occidentale la famiglia è la cellula vitale e primaria della società attiva, «ricchezza delle nazioni»: fra l’altro garantisce la sua riproducibilità secondo tassi di natalità almeno prossimi al cosiddetto tasso di rimpiazzo. La sociologia ci dice che essa è rafforzamento della coesione sociale e contrasta i fenomeni di disgregazione che emergono dai radicali cambiamenti sociali e demografici in atto. 

Adeguati percorsi di istruzione e formazione assicurano la qualità di questo capitale umano, sul piano delle competenze, delle attitudini e delle motivazioni etiche, ideali e culturali.

Sono la scuola e la famiglia le pietre angolari su cui si costruisce la società più giusta e se vogliamo pure la società dei talenti. Nel mondo in cui viviamo la strada maestra per sopravvivere con qualche risultato nel mondo del lavoro e’ quello dell’apprendimento continuo.

- - - 

Sul mondo del Lavoro, sul Blog, contiamo di doverci intrattenere per parecchio tempo, con occhio ora giuridico, ora economico ed ora sociologico.

Culture diverse e il nuovo modo di scrivere la Storia

La novità del Novecento. 


La cultura politica nel primo 
dopoguerra (1919-1939, periodo 
interbellico) è stata
profondamente segnata dalla 
crisi del liberalismo classico e 
dalla “brutalizzazione della 
politica, fenomeno che ha visto 
l'ascesa di regimi autoritari, 
ideologie di massa e una 
profonda revisione dei valori 
democratici europei.

 










All’alba del Novecento le ideologie in campo politico progressiste erano tre: il nazionalismo, il liberalismo e il socialismo


-La prima tendenza affermava il principio di autodeterminazione dei popoli (definiti come tali da una storia, una patria o una cultura comune, o piuttosto da tutti questi elementi messi assieme) e rappresentava un pericolo per la dominazione di tipo imperiale o coloniale. 

-La seconda corrente di pensiero, proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, era una minaccia per i precetti e la prassi dell'assolutismo, nonché, secondo alcuni, per l'imperialismo.

-Il terzo orientamento propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una "comunità" o "comune", si opponeva alle prime due ideologie: secondo i socialisti, infatti, il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo settecentesco, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni del XVII  secolo.


=Principio base del nazionalismo era l'autenticità, da ricercarsi nella lingua, nelle tradizioni e nel coraggio della gente comune, e soprattutto delle popolazioni non ancora inglobate in quella che i commentatori settecenteschi avevano definito nuova "società commerciale". 

= I liberali perseguivano gli ideali d'indipendenza individuale e di libertà di giudizio, che si esprimevano al meglio proprio nell'ambito della società commerciale. I mezzi d'elezione per divulgare tali convinzioni divennero le opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull'oppressione, e forme d'arte caratterizzate da un più spiccato realismo.

=Il socialismo, invece, si prefiggeva il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti dalla società commerciale. La letteratura ispirata a questi ideali profetizzava un futuro più totalizzante, frutto di processi evolutivi oppure di drastiche rivoluzioni. L’arte socialista era orientata verso il realismo, ma, a differenza di quella liberale, si rivolgeva di preferenza alla gente comune.


Esistevano comunque elementi di convergenza. Vi erano nazionalisti di orientamento liberale e altri di stampo conservatore; alcuni liberali vedevano il socialismo come un'evoluzione del liberalismo, e certi socialisti condividevano l'importanza che il liberalismo attribuiva al progresso economico. 


Le compenetrazioni fra le varie posizioni ideologiche mutarono durante la Prima Guerra Mondiale e nel periodo successivo. L'Internazionale socialista si dissolse all'inizio del conflitto e i bolscevichi russi non riuscirono, alla fine della guerra, a mobilitare quella rivoluzione su scala europea che nel loro intento avrebbe affrancato dal dominio imperialistico i "popoli dell'Est", secondo i dettami di Lenin. I socialisti furono pertanto costretti ad abbandonare momentaneamente le aspirazioni internazionaliste e a concentrarsi sulla promozione del socialismo in una nazione alla volta, trovando degli alleati proprio nei tanto disprezzati nazionalisti. Da parte loro, i liberali si ritrovarono scoraggiati dalla rivoluzione bolscevica in Russia e dalla condizione di maggiore fragilità in cui versava ora l'intera economia mondiale. Era un periodo che richiedeva ripensamenti da parte di tutti.


A uscire rinfrancati dalla guerra furono i nuovi movimenti indipendentisti delle colonie asiatiche e africane, che trassero coraggio dal crollo degli imperi austro-ungarico e ottomano e dalla conseguente realizzazione delle ambizioni nazionalistiche in Europa centro-orientale, nonché dalla ferma opposizione statunitense alle potenze imperiali appartenenti allo schieramento vittorioso, intenzionate a spartirsi e ricolonizzare i territori tedeschi e ottomani in Africa e in Medio Oriente. 

In India e nel Sud-est asiatico, in Cina dopo la fine del dominio coloniale nel 1911, i movimenti anticoloniali adottarono principi d'ispirazione sia nazionalista, sia socialista. Nel mondo arabo, l'Islam fu posto a base di un'identità nazionale, fornendo un quadro di riferimento morale e costituzionale per lo sviluppo di un nazionalismo con basi territoriali più ampie. 


Gli intellettuali del Sud America non subirono le sconvolgenti conseguenze del conflitto mondiale, e rimasero ancorati, insieme al Messico (teatro di una lunga rivoluzione influenzata dai principi del socialismo agrario) alla dialettica ottocentesca fra il concetto di libertà vigente nel mondo antico e il concetto di libertà del mondo moderno.

Avvenne il 14 Aprile


Sicilia nostra

1860

Vengono fucilati dai borbonici a Palermo i tredici insorti della rivolta della Gancia del 4 aprile 1860, tra cui Giovanni Riso, il padre ottantenne del capo della rivolta, Francesco Riso. 

Il luogo della barbara fucilazione si chiama ancor oggi a Palermo «Piazza XIII Vittime».

La piazza è importante luogo storico situato tra via Cavour e via Francesco Crispi, noto oltre che per l'eccidio dei 13 patrioti siciliani fucilati nel 1860 dopo la rivolta della Gancia, in quanto ospita, oltre ad un Obelisco alle Tredici Vittime, pure un monumento ai caduti della mafia.


lunedì 13 aprile 2026

Contessa Entellina e il disinteresse della politica

 Grande capienza abitativa e grande desertificazione umana

Oltre il 70% del territorio siciliano è a rischio desertificazione, con un processo particolarmente avanzato nelle aree interne e lungo la fascia costiera meridionale. I dati dei monitoraggi riferiscono di 
circa 117 kmq di suolo che si degradano ogni anno, minacciando l’agricoltura e l’ecosistema.

2

Entro un decennio, si stima che in carenza di serie iniziative di valorizzazione delle aree interne attualmente sottoposte a flussi ininterrotti di migrazione giovanile, un terzo dell'isola potrebbe trasformarsi in un territorio arido, con caratteristiche simili a Tunisia e Libia. 

Il fenomeno colpisce prevalentemente le zone interne e collinari, (come dire le aree con la medesima tipologia della nostra Contessa Entellina) e specialmente quelle esposte a sud, dove l'aridità e l'erosione mostrano segni più  accelerati. 

Alcune delle aree più vulnerabili includono:

—-Provincia di Agrigento e Caltanissetta: Aree interne e collinari soggette a forte aridità,

—-Sicilia sud-orientale: Zone limitrofe ai Calanchi del Cannizzola (tra Paternò e Centuripe), che mostrano paesaggi brulli simili a deserti, specialmente in contrada Valanghe,

—-Provincia di Palermo Est: Comuni attualmente monitorati per l'alto rischio di desertificazione. 

  In questo contesto, non sfugge che molti dei 47 invasi esistenti sono stati non pienamente operativi a causa della mancanza di manutenzione. Fortunatamente nell’inverno da poco trascorso le piogge non sono mancate. E però il flusso migratorio sta lì ed investe tutte le fasce socio-economiche, se pensiamo che a Contessa Entellina non esiste più una pompa di carburante automobilistico etc.

Avvenne il 13 Aprile

 


Sicilia nostra

13.04.1942 - Muore a Milano il poeta dialettale e medico Vincenzo De Simone, nato a Villarosa (Enna) il 19 novembre 1879. Scrisse numerose e delicate liriche ispirate dal ricordo della isola natia. E’ riconosciuto come un maestro ed un animatore della poesia dialettale.

Pur essendo vissuto fuori Villarosa, dall'età di dieci anni visse a Catania per studiare e, dopo la laurea in medicina, a Milano, dove esercitò la professione di medico-dentista, mantenne sempre vivo l'amore per la sua terra, che cantò appassionatamente in molte liriche, come quella intitolata «Luntanu e prisenti» in cui esprime la profonda nostalgia per il suo paese.

Notevoli le liriche dei poemetti: «Bellarrosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu».

Molte sue opere in lingua e in dialetto furono conosciute anche all'estero, dove ebbe ammiratori e traduttori. Del dialetto di Villarosa egli dice che «per merito della poesia è idioma ad ogni altro superiore, perché tale noi lo vediamo con gli occhi del nostro amore».

La fuitina
Quannu mi la purtai era di sira,

 a lu chiaru di luna la vasai; 

avia la facci comu forra cira, 

cci dissi: " Amuri, a cu’ penzi? chi hai?" 

" Penzu ca a st’ura me matri suspira; 

ah scialarata! comu la lassai!" 

" Nun cci pinzari, amuri, ca stasera ti binidici di chiddu ca fai!"


La fuga: 

Quando la rapii era di sera al chiaro di luna la baciai, aveva la faccia come fosse cera, le dissi: "amore, a che pensi? che hai?" Penso che a st’ora mia madre sospira; ah scellerata! come la lasciai!" " Non ci pensare amore che stasera ti benedice di quello che fai !"

Il Novecento (5)

 

Il secolo delle rivoluzioni sociali

Il Novecento è il secolo di rivoluzioni (il socialismo massimalista o bolscevico  che diventa comunismo in Russia) e di reazioni di maggiore virulenza (il fascismo e il nazismo, ma non solo essi: si pensi al più recente  Cile di Pinochet). Ed è il secolo delle guerre mondiali: violenza ispirata a ideali nazionalistici piuttosto che a progetti di riscatto sociale. Si intrecciano e si mescolano i moventi di chi ha fretta di cambiare il mondo: chi pensando solo al proprio paese, chi proiettando in campo internazionale la visione di una civiltà di uomini eguali e liberi. Nell'uno e nell'altro caso si sublima una politica di potenza (URSS e Germania, nonché Italia). La quale naturalmente non è estranea ai grandi stati democratici dell'Ovest (USA, Inghilterra, Francia). Sono questi ultimi a lungo termine a risulcare i vincitori di un secolo che ha cominciato dagli estremi, dagli estremismi, e che si conclude col trionfo dell'ideologia della centralità: cioè il moderatismo che non ha fretta di cambiare le cose che pur lentamente cambia e che usa la violenza solo quando essa è la risposta necessaria a una situazione in cui serve far sentire i rapporti di forza a chi si illudesse che l'eguaglianza sociale, essendo logica, deve essere anche reale. Alla fine del Novecento nessuno crede più alla rivoluzione sociale e si fatica a credere nel socialismo, almeno come ideologia da cui partire verso una nuova civiltà. Non si parla quasi più del proletariato, la classe delegata dall'Ottocento a succedere alla borghesia; anzi non circola quasi più la teoria del classismo, della storia come lotta di dassi. Naturalmente ci sono ricchi più ricchi di prima e poveri più poveri che nell'Ottocento: a cominciare dagli Stati Uniti, il cui modello di vita non ha, quasi, rivali nel mondo. Tranne la Cina, che è ancora lontana.


Le dittature di partito e personali non sono finite: quella della Corea del Nord è grottesca, cioè insieme ridicola e tragica. Muore come farsa esilarante e straziante quel comunismo che è stato anche una tragedia ma che ha generato e nutrito per decenni legittime aspirazioni all'uguaglianza di popoli di ogni continente. Nelle quali esigenze durante l'ultimo quarto di secolo si è alleato col cattolicesimo più fedele all'eredità (soprattutto nel Sudamerica ma non solo li) di un cristianesimo tornato dopo Giovanni XXIII dalla parte del popolo. Alla fine del Novecento gode migliore salute la Chiesa cattolica, anche se il materialismo - quello che però Marx definiva "volgare" trionfa nella coscienza e nei comportamenti di ogni popolo della Terra. Se fosse lecito scherzare coi santi, dovremmo concludere che la divinità in cui tutti credono è il danaro. Il male che imperversa in tutto il mondo è invece la corruzione, di cui soffrono sia le dittature che le democrazie.

Sono stati coltivati nel Novecento grandi progetti e sono state compiute memorabili imprese per la storia dello sviluppo umano. Solo chi ha perso la memoria di cos'era l'Italia nell'Ottocento e persino alla metà del Novecento può dire che nulla è cambiato. Le masse di oggi sono incolte ma quelle di ieri erano analfabete; quelle di oggi mangiano male, ma i contadini di ieri pativano la fame. Hanno fatto molto il socialismo e la democrazia in questi ultimi cento anni. E la sconfitta dei grandi ideali è di quelle che comunque ingigantiscono un'epoca. Il Novecento è un grande secolo anche per le esigenze che ha generato.

Il Novecento è però anche il secolo della bomba atomica che uccise in poche ore centinaia di migliaia di esseri umani, dei lager, delle megalopoli infernali, delle quotidiane stragi per incidenti stradali, della criminalità organizzata più potente degli stati, delle innumerevoli guerre locali - per cui non c'è giorno senza guerra in questo mezzo secolo di pace -, della disintegrazione di grandi nazioni in un pulviscolo di minuscoli stati che erano regioni. Si è decomposta ai confini l'URSS; si è divisa in due nazioni autonome la piccola Cecoslovacchia; la lugoslavia di Tito non ha retto alla tendenza all'autonomia delle regioni adriatiche, che ora sono nazioni indipendenti intente a farsi a pezzi. Su scala mondiale il fenomeno più vistoso è quello dell'Africa uscita dalla fine degli imperi coloniali: si sono sbriciolati, in difesa di identità tribali e religiose, i pochi immensi territori che una volta politicamente (e oggi lo fanno ancora economicamente e culturalmente) dipendevano dalla Francia, dal Belgio e dall'Inghilterra. Assai meno dall'ltalia, che ha pagato un prezzo molto più alto dei vantaggi dalla conquista dell'Etiopia. Lenin aveva attribuito all'Italia colonialista imperialismo da perzenti. Di sicuro il nostro popolo non si è arricchito così. Italiani, brava Gente.



Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).