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sabato 8 agosto 2026

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.

venerdì 17 luglio 2026

Ambiente: Territorio da studiare (1)

Il territorio di Contessa
Entellina (a circa 80 km da
Palermo) 
sorge nella Valle
del Belice, alle falde del Monte
Genuardo
. È un'importante
 oasi etnica, linguistica
e religiosa fondata nel
XV secolo da esuli albanesi
 (
arbëreshë). L'area è celebre
 per le sue tradizioni, il
rito greco-bizantino e il
ricco patrimonio
naturalistico e archeologico.
Il territorio è rinomato
per le sue produzioni
vitivinicole di eccellenza,
con storiche cantine
radicate nel comprensorio.






 Mille punti di vista.

Mille approcci.

Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

(Segue)

sabato 6 giugno 2026

La riflessione

 Cosa significa  “felicità” ?

La felicità sgorga dall’animo di chi la esprime:

connessioni con i bisogni biologici, psicologici

e culturali. 

=  =  =




e risponde alla necessità di restituire significato 

alla vita, alla creazione dei rapporti interpersonali 

e sociali che corrispondono meglio

non solo alle esigenze perenni, ma anche ai 

bisogni quotidiani, della natura umana.

giovedì 7 maggio 2026

Tramp, un personaggio a ruota libera

 L’imprevedibile

Trump è ritenuto figura 
imprevedibile e, da
alcuni punti di vista, 
inaffidabile o
addirittura 
ostile.
Analisi psicologiche hanno
ipotizzato una personalità
narcisistica, segnata da un
possibile peggioramento
dei tratti patologici con
l'età, che porta a una
spregiudicatezza nel
perseguire il proprio
interesse.

Che il presidente Usa, Trump, sia un personaggio che parla a ruota libera e che contraddice se stesso con massima continuità, ormai è cosa più che nota. Ma, sulla guerra in Iran, abbiamo avuto modo di cogliere che egli ha superato se stesso: il Washington Post ha messo in fila tutte le volte in cui Trump ha «cambiato idea», sulla durata del conflitto o sullo stretto di Hormuz.

Il 2 marzo diceva che il conflitto sarebbe durato «quattro o cinque settimane». 

Il primo di aprile mattina prevedeva che sarebbe finita «in tre giorni».

Il 21 marzo minacciava di bombardare le infrastrutture iraniane se non fosse stato riaperto entro 48 ore.

Il 31 marzo ha cambiato radicalmente versione: gli Usa non dipendono dal greggio del Golfo, dunque non è un problema nostro, che ci pensino gli europei. 

Il 12 aprile imponeva un blocco navale statunitense, dove il principio era: se i pasdaran bloccano le navi, allora lo facciamo pure noi, così non passeranno neanche le loro.

Infine, l'annuncio di Project Freedom, la missione «sospesa» dopo 24 ore.

mercoledì 6 maggio 2026

Noi esseri umani

 


Il progetto di un "arco di trionfo"
 a Washington, spesso definito
nei media come 
"Arc de Trump",
 rappresenta una delle iniziative
architettoniche più ambiziose e
controverse della seconda
amministrazione Trump, con
 l'intenzione di rimodellare la capitale
statunitense secondo uno stile
monumentale e personale.


I critici lo vedano come un monumento
 alla vanità personale del tycoon.






Noi esseri umani amiamo la grandeur

== Un tempo erano le dimensioni degli eserciti a far vincere le guerre. L’assedio di Costantinopoli del 717 fu fatto con 200 mila uomini e migliaia di navi.

== La Wehrmacht mobilitò 18 milioni di soldati, l’Armata rossa 34 milioni. 

== Oggi questi numeri contano poco. I russi hanno una superiorità numerica schiacciante sugli ucraini, eppure fanno fatica ad avanzare e soffrono l’incisività e la potenza dei droni, sempre più piccoli, sempre più veloci e imprendibili. 

== Oggi la potenza delle economie sta nei microchip, come l’ordine pubblico nella sorveglianza digitale, minuscola, invisibile.

== Gli imperatori romani, i condottieri tengono molto alle dimensioni. All’ampiezza dei territori posseduti, alla vastità degli imperi, alla mole dei monumenti, al numero come potenza. La dismisura è il compasso con cui misurano il mondo.

==. Donald Trump rientra in questa psicopatologia della smoderatezza, tanto da averla incisa nel suo motto di riferimento: Make America Great Again. L’ultima sua trovata è il progetto di un gigantesco Arco di Trionfo, subito ribattezzato «Arco di Trump». Settantasei metri che supererebbero in altezza sia il Campidoglio sia il Lincoln Memorial. 

== Sempre Trump, a parte guarire il mondo con poteri ultraterreni (forniti dall'intelligenza artificiale), immagina la mega sala da ballo, con tanto di colonne corinzie intagliate a mano, che vuole costruire nella Casa Bianca e che, dice lui, lo avrebbe protetto dai proiettili di Cole Thomas Allen. Sul New York Times, Mark Landler lo paragona ad altri uomini potenti. 

lunedì 4 maggio 2026

Noi esseri umani

 Amiamo il bello, il buono

1) Tutti gli esseri umani, con naturalezza e istintivamente, osservando un panorama, un quadro d’autore, una giovane ragazza istintivamente, con naturalezza raccordiamo la visione, senza che sia necessario riflettere, al bello. Se ci chiedono perché ci sembri bello quanto osservato, può capitare di non trovare una spiegazione.

 Capita che noi umani -frequentemente- assimiliamo buono e  bello. Tutto ciò che troviamo bello in automatico lo riteniamo buono per il vivere. E però chi la sa più lunga di noi ci contesta. No, tutto ciò a cui appiccichiamo l’aggettivo bello, non è affatto detto che sia buono per la nostra vita.

  E’ davvero cosi?

 Il concetto che il bello e il buono ("kalokagathia" nell'antica Grecia) facciano sempre bene è un ideale filosofico e morale profondo, spesso considerato pilastro della civiltà occidentale. Tuttavia, nella pratica del vivere quotidiano, la risposta è sfaccettata: mentre la ricerca del bello e del bene promuove generalmente il benessere, un'interpretazione rigida o idealizzata può talvolta avere effetti inaspettati.

 ==Regola generale e’, sarebbe, che il bello, la bellezza intesa come armonia, ordine e proporzione, produce un effetto rasserenante e stimolante sulla mente.

 == Il "buono" (la bontà morale, l'agire etico, l'opera ben fatta) genera relazioni positive e un senso di realizzazione personale.

== La ricerca della bellezza e della bontà si associa spesso ad uno stile di vita sano, con effetti benefici provati sulla salute mentale e fisica, riducendo stress e ansia.

E però,

 == Il cercare ossessivamente il "meglio" o la perfezione assoluta (l'ottimo) può diventare nemico del bene, portando a procrastinazione, frustrazione e inazione.

 == Una bellezza superficiale, scollegata dalla bontà interiore o dall'utilità, può essere ingannevole o effimera.

 == La pretesa che tutto debba essere perfetto può portare a ignorare la bellezza e la bontà presenti nelle cose imperfette della vita quotidiana.

In conclusione, il bello e il buono fanno bene al vivere quando sono intesi come aspirazione alla qualità e all'etica, piuttosto che come pretesa di perfezione assoluta.

domenica 18 gennaio 2026

Riflessioni suggerite e non

 

=.  =.  =
François-Anatole Thibault, in arte Anatole France (1844-1924), è stata una delle figure più significative della cultura francese a cavallo tra Otto e Novecento. Scrittore, saggista, scettico e anticlericale, tanto da essere messo all'Indice nel 1920, fu il primo firmatario dell'appello lanciato da Zola per Dreyfus.


L’uomo come fine:  

la profondità della contemplazione e la superficialità dell'agire


Per compiere grandi passi non dobbiamo 

solo agire, ma anche pensare e sognare, 

non solo pianificare ma anche credere nella fattibilità.

-  -  -  -  -

“Pensare, sognare, credere" si tratta di processi mentali legati ai desideri, alle aspirazioni e alla realizzazione personale, dove il pensiero struttura le idee, il sognare ( lucido) esplora possibilità e genera motivazione, e il credere (nei propri sogni) fornisce la convinzione necessaria per trasformare le fantasie in realtà, superando ostacoli e maturando attraverso il percorso”. La celebre citazione dello scrittore francese Anatole France (pseudonimo di Jacques François-Anatole Thibault), Premio Nobel per la Letteratura nel 1921, enfatizza l'importanza di unire azione, visione, pianificazione e fede interiore per raggiungere obiettivi importanti, unendo la logica del piano alla forza del sogno e della convinzione.

sabato 17 gennaio 2026

Riflessioni suggerite e non

 

= = =

Alberto Moravia, (Roma, 1907 – 1990), è stato scrittore, giornalista, saggista, reporter di viaggio e drammaturgo. È uno dei più importanti romanzieri italiani del XX secolo. Collaborò con giornali come La stampaCorriere della sera e L’Espresso. Tra i suoi libri più noti e tradotti in tutto il mondo Gli indifferentiLa ciociaraLa romanaRacconti romani e La noia. Nel 1952 venne insignito del premio Strega per I racconti, messi all’Indice. Dai suoi romanzi sono stati tratti numerosi film, tra i quali La ciociara di Vittorio De Sica, Il disprezzo di Jean-Luc Godard e Il conformista di Bernardo Bertolucci.


L’uomo come fine:  

la profondità della contemplazione e la superficialità dell'agire

Per ritrovare un’idea dell’uomo, ossia una vera fonte di energia, 

occorre che gli uomini ritrovino il gusto della contemplazione. 

La contemplazione e’ la diga che fa risalire l’acqua nella diga. 

Essa permette agli uomini di accumulare di nuovo l’energia 

di cui l’azione li ha privati.

          - - - - -

Questa citazione, attribuita secondo alcuni ad Alberto Magno, ma comunque fatta propria da Alberto Moravia, sottolinea come la contemplazione sia essenziale per ricaricare l'energia umana, fungendo da "diga" che trattiene e accumula la forza vitale, prosciugata dall'azione frenetica che caratterizza i nostri giorni, permettendo così di riscoprire un'autentica idea dell'essere umano e una vera fonte di energia interiore, fondamentale per l'azione stessa. Per recuperare questa energia, è necessario riconquistare il piacere di fermarsi, riflettere, guardare e meditare (contemplare). L'analogia con la diga è chiara: l'azione (l'acqua che scorre) consuma energia, mentre la contemplazione (la diga che blocca il flusso) permette di accumulare riserve d'acqua (energia).

venerdì 2 gennaio 2026

Il confronto irreale

Il rogo è scoppiato nella notte
ed è stato seguito da una o più
esplosioni, ha confermato la polizia. 
Il locale, «Le Constellation»,
molto conosciuto e frequentato,
 
può accogliere fino a 400 persone.
In attività da anni, è diviso in due
livelli, un piano terra con grandi
schermi e bar e un seminterrato,
con un altro bar e zona da ballo. Il
locale è frequentato soprattutto
da giovani. L'incendio si è
sviluppato nel seminterrato del locale. 
«Non è doloso né si tratta di
un attentato»
, dice la polizia,
anche se la causa esatta
dell'incendio è ancora sconosciuta. 









I giornali ed i tg di ieri e di oggi

= = =  Settant’anni fa, 8 agosto 1956, in Belgio quasi trecento lavoratori (tanti gli italiani) bruciarono nelle viscere della miniera di Marcinelle. 

= = = Ieri, 1 gennaio 2026, a  Crans-Montana (Svizzera) quasi cinquanta giovani (fra cui alcuni italiani) sono rimasti arsi vivi ballando in un locale.

Non v’è dubbio che il confronto e’ irreale (da una parte il lavoro più duro, dall’altra l’allegria più sfrenata), niente di più diverso nelle circostanze, niente di più simile nelle cause (il fuoco sottoterra) e negli effetti, comprese le lacrime di chi resta, dei familiari in particolare.

La vita che si trasforma in morte, 

la gioia che diventa incubo, terrore, immobilità, fuoco, tentativo di fuga nei casi più fortunati, 

la speranza che diventa tragedia, 

l’inizio che diventa fine senza rimedio, strage, choc per un intero Paese, pianto per tante famiglie.

La neve e il gelo fuori, le fiamme dell’inferno dentro


lunedì 8 dicembre 2025

Il mondo dei mascalzoni

 Non solo certi politici.

Tangentopoli non e’ mai finita

Lo hanno sorpreso alle sette di sera passate a bordo di un’auto parcheggiata vicino alla Regione Lazio, su via Cristoforo Colombo (a Roma) , a intascare una mazzetta da 3mila euro in contanti (in banconote da 50 e 100 euro) da un imprenditore abruzzese specializzato nel settore delle apparecchiature elettromedicali. E non ha replicato alle contestazioni dei poliziotti della Squadra mobile che lo hanno arrestato, anche se quello che è accaduto il 4 dicembre scorso potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, un primo passo in un mondo di tangenti collegate al trasferimento di pazienti dall’ospedale Sant’Eugenio a strutture private per proseguire le cure. Sedute di dialisi, in particolare. 

In manette sono finiti Roberto Palumbo, 57 anni, stimato primario di Nefrologia nell’ospedale dell’Eur, già componente della Commissione regionale di vigilanza sull’emodialisi e del Coordinamento regionale della Rete nefrologica ospedale–territorio, e Maurizio Terra, suo coetaneo, amministratore unico della società Dialeur. Entrambi si trovano a Rebibbia in attesa della convalida del gip. L’accusa nei loro confronti è concorso in corruzione di pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

sabato 25 ottobre 2025

Simboli

L’ACQUILA BICIPITE
I gonfaloni comunali
sono 
simboli istituzionali
che rappresentano un
comune, utilizzati in
cerimonie e
manifestazioni
civili, religiose,
patriottiche o di
solidarietà.








Il simbolo di un'aquila a due teste, presente nei gonfaloni di alcuni comuni arbëreshë, compreso Contessa Entellina, deriva dalla bandiera nazionale albanese e dallo stemma del casato Castriota. L'aquila bicipite è un simbolo di origine bizantina e nazionale albanese, e i comuni arbëreshë d’Italia la utilizzano per richiamare le proprie origini e legami storici e culturali con l'Albania.

  L'aquila bicipite è un antico simbolo araldico, e il suo utilizzo da parte degli albanesi e dei comuni arbereshe è legato al condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg e alla sua lotta contro l'Impero ottomano nel XV secolo.

   La bandiera nazionale albanese è rossa con un'aquila nera a due teste al centro, simbolo dello stato sovrano e dell'identità albanese.

   Molti comuni arbëreshë, che sono comunità di origine albanese in Italia, hanno adottato l'aquila bicipite nei loro stemmi e gonfaloni per rappresentare le proprie radici storiche e l'eredità culturale. Questo simbolo è anche collegato alla tradizione cristiana ortodossa, richiamando l'Impero Bizantino, come si vede in alcune cattedrali arbëreshë.

mercoledì 22 febbraio 2023

Contessa Entellina. Due giorni fa Frances LoJacono ha compiuto 105 anni


Attestato conferito a Frances
LoJacono, 105enne di Contessa
Entellina (nata in New Orleans),
nella giornata di ieri
dall'Amministrazione
Comunale
locale
Buon Compleanno a Frances

LoJacono

probabilmente la più longeva di 

Contessa Entellina

*   *   * 

Ci piace riportare qui di seguito un recente articolo del Corriere della Sera sulle possibili ragioni della crescente e generalizzata longevità negli anni a noi più vicini di tante persone, in più punti del pianeta..

= = = 


Quello che gli abitanti 

delle «zone blu» ci insegnano

per vivere (meglio) e più a lungo

ELENA TEBANO

Il segreto della longevità ossessiona gli esseri umani da quando esiste la civiltà. Oggi sono in particolare le élite tecnologiche della Silicon Valley a investire miliardi di dollari per cercare di capire come vivere più a lungo, forse perché i limiti del corpo sono gli unici che i nuovi padroni del mondo non riescono a superare. Il divulgatore scientifico e saggista Dan Buettner ha scelto un approccio meno costoso e più immediato: è andato a vedere cosa hanno in comune le popolazioni più longeve della terra. Le zone dove c’è un alto tasso di centenari o ultracentenari, chiamate dagli esperti «zone blu», sono cinque e una di esse è in Italia: la provincia di Nuoro, in Sardegna (in particolare la Barbagia di Seulo, dove si trova la più alta concentrazione di centenari al mondo), l’isola di Okinawa in Giappone e quella di Ikaria in Grecia, la penisola di Nicoyan in Costa Rica, la città di Loma Linda in California (dove vive una comunità di fedeli della Chiesa avventista del settimo giorno). Buettner, come racconta sul suo sito Bluezones.com, ha analizzato con un gruppo di medici, antropologi, demografi ed epidemiologi le popolazioni locali e ha trovato che hanno 9 cose in comune:

1. Si muovono in modo naturale. «Non si allenano, non corrono maratone e non si iscrivono in palestra. Vivono invece in ambienti che li spingono costantemente a muoversi senza pensarci. Coltivano orti e non hanno comodità meccaniche per i lavori in casa e in giardino» scrive Buettner. Inoltre passano molto tempo all’aperto in ambienti poco inquinati.

2. Danno un senso alla loro vita. «Gli okinawani lo chiamano “Ikigai” e gli abitanti di Nicoyan “plan de vida”; per entrambi si traduce in “perché mi sveglio la mattina”. Conoscere il senso della propria esistenza vale fino a sette anni in più di aspettativa di vita» secondo Buettner.

3. Sanno ridurre la velocità. «Anche le persone che si trovano nelle zone blu soffrono di stress. Lo stress porta all’infiammazione cronica, associata a tutte le principali malattie legate all’età. Ciò che le persone più longeve del mondo hanno rispetto a noi sono le routine per eliminare lo stress». Tutte hanno inoltre un approccio rilassato al lavoro.

4. Mangiano con moderazione. Buettner la chiama la regola dell’80%: smettere di mangiare quando lo stomaco è pieno all’80%. «Lo scarto del 20% tra l’assenza di fame e la sensazione di sazietà può fare la differenza tra perdere peso o aumentarlo. Le persone che si trovano nelle zone blu consumano il pasto più piccolo nel tardo pomeriggio o nella prima serata e poi non mangiano più per il resto della giornata». La colazione (o il pranzo) è solitamente il pasto più importante. Consumare la maggior parte delle calorie nella prima parte della giornata asseconda i ritmi circadiani, l’orologio innato dell’organismo, e fa sì che il corpo le metabolizzi meglio, evitando l’accumulo di grassi e i picchi di zucchero.

5. Consumano molti legumi. Tutte le popolazioni delle zone blue hanno una dieta semivegetariana particolarmente ricca di legumi. «Il 95% delle calorie proviene da vegetali e solo il 5% da prodotti animali» spiega Buettner. «I fagioli, compresi le fave, la soia e le lenticchie, sono la pietra miliare della maggior parte delle diete dei centenari. La carne, soprattutto quella di maiale, viene consumata in media solo cinque volte al mese». Le diete delle zone blu sono anche ricche di noci, mandorle, pistacchi, nocciole e anacardi o altri tipi di semi simili.

6. Bevono (moderatamente) vino ed evitano il tabacco.«Gli abitanti di tutte le zone blu (tranne gli avventisti) bevono alcolici con moderazione e regolarità. I bevitori moderati sopravvivono ai non bevitori. Il trucco è bere 1-2 bicchieri al giorno (preferibilmente di vino Cannonau sardo), con gli amici e/o con il cibo. E no, non si può risparmiare per tutta la settimana e bere 14 bicchieri il sabato» scrive Buettner. Il Cannonau è ricco di antiossidanti.

7. Coltivano il senso di appartenenza. La quasi totalità dei centenari studiati da Buettner ha un qualche tipo di fede. «La confessione non sembra avere importanza. Le ricerche dimostrano che frequentare i servizi religiosi quattro volte al mese aggiunge 4-14 anni di aspettativa di vita» spiega.

8. Hanno relazioni affettive significative. «I centenari nelle zone blu mettono la famiglia al primo posto. Ciò significa mantenere i genitori e i nonni anziani nelle vicinanze o in casa (questo riduce anche i tassi di malattia e di mortalità dei bambini in casa). Si impegnano con un partner (cosa che può aggiungere fino a 3 anni di aspettativa di vita) e investono nei loro figli con tempo e amore» afferma Buettner.

9. Vivono in comunità che favoriscono comportamenti sani. «Le persone più longeve al mondo hanno scelto, o sono nate, in circoli sociali che sostengono comportamenti sani; gli abitanti di Okinawa creano “moais”, gruppi di cinque amici che si impegnano l’uno con l’altro per tutta la vita» scrive.

Per vivere (bene) fino a 100 anni o più «bisogna aver vinto la lotteria genetica». Ma — sostiene Buettner — anche chi non ha geni fuori dall’ordinario può vivere fino a 90 anni rimanendo relativamente in forma, se adotta gli stili di vita delle zone blu. A cominciare dall’alimentazione. «Secondo alcune ricerche — sintetizza il Washington Post —, la genetica incide per circa il 25% sulla durata della vita di una persona, mentre la dieta, l’ambiente, l’esercizio fisico e altri fattori legati allo stile di vita costituiscono il resto. Gli studi dimostrano che anche se si inizia a migliorare la propria dieta solo dopo la mezza età, si può comunque aggiungere un decennio o più alla propria aspettativa di vita».

lunedì 20 febbraio 2023

Contessa Entellina. Frances LoJacono compie oggi 105 anni

Buon Compleanno a Frances

probabilmente la più longeva di Contessa Entellina

 Oggi, 20 febbraio 2023, Frances LoJacono compie 105 anni. 

Riportiamo in breve un poco di Storia della 105enne contessiota, che in realtà è nata in New Orleans (Usa) il 20 febbraio 1918, da genitori italiani: il padre LoJacono Teodoro era originario di Contessa Entellina ed era emigrato alla volta di New Orleans dopo la repressione in Sicilia del Movimento dei Fasci Siciliani, facendo comunque frequenti viaggi di andata-ritorno per visitare gli ormai anziani genitori rimasti a Contessa. La madre, Finazzo Concetta, di Cinisi, pure essa, assieme ai genitori, alle sorelle e ai fratelli, era emigrata e accadde sulla nave che conobbe Teodoro con cui in seguito si sposò a New Orleans.

 Frances vive sin dall'età di 3 anni a Contessa Entellina, dove i genitori decisero di stabilirsi al rientro in Italia, dopo gli anni  trascorsi in America.  Qui essa crebbe assieme ai suoi tre fatelli maggiori, Nick, Felice e Frank e qui si è sposata con Pietro Clesi, quando questi tornò dalla prigionia dei tedeschi nel campo di Majdanek; sempre qui a Contessa Entellina ha cresciuto i suoi due figli, Mimmo ed Elisa.

 Le condizioni fisiche di Frances sono discrete, tenendo conto dei tanti anni da essa, ininterrottamente,  dedicati alla  cura della famiglia. Nei mesi passati  ha avuto il Covid-19 e ne è uscita fuori e recentemente a causa di una caduta - mentre si muoveva in casa - le e' capitata una frattura al polso dx e attualmente mostra fastidio, se non insofferenza, per la conseguente ingessatura al braccio che dovrà tenere sino al tre di marzo.

  Oggi essa sarà festeggiata dai due figli, Mimmo ed Elisa, dalla nuora Michela, dalla nipote Francesca e da tutti i parenti  residenti a Contessa. Sarà ricordata pure -grazie ai mezzi informatici e alle videochiamate-  dai tanti parenti che vivono in più luoghi, in Italia e all'estero, fra cui il nipote Pietro. 

venerdì 15 aprile 2022

Libro di Storia. Esisteva Contessa Entellina

 

Libro di Storia: Contessa Entellina quando esisteva
comunità, convivenza sociale, impegno per conservare ciò
che si era, capacità organizzativa collettiva.

L' impegno politico, che era allora molto presente e
marcato oltre che identificativo, costituiva una gara a chi
sapeva proporre
programmi e realizzazioni, non di parte, ma da mettere
a disposizione dell'intera comunità.

Ognuno rifletta a cosa si assiste ai nostri giorni, quando
pur non esistendo più ideologie contrapposte, quelle ideologie 
che nel XX secolo erano effettivamente contrapposte,
e adesso ... ci si divide per ...   ... personalismo.

Le conseguenze adesso sono che la popolazione locale
-di fatto- è sotto le mille unità ed anagraficamente attorno
alle 1.500 anime.

Conseguenza da segnalare sulla scorta archivistica e' che
la comunità non sa produrre più
momenti di incontro per carenza di
risorse umane.

E' vero che la società è cambiata, ma noi
contessioti non siamo stati capaci di precedere
il cambiamento.

Il Cristianesimo oltre che fede, religione, è anche Storia del mondo, Storia delle realtà locali. 

 A Contessa la comunità locale, fra interessi economici dei baroni, avvedutezza di alcune guide locali, attaccamento alle tradizioni degli avi, desiderio di una realtà migliore è arrivata ai nostri giorni. 

 Giorni quelli più recenti di sfiducia e di fuga dal luogo, se è vero che esistono punti di vendita alimentari numerabili con uno o due dita, o forse tre mi dice qualcuno. 

La comunità locale è certamente fiaccata, stanca, anziana, con pochi giovani che persistono a voler restare qui e i tantissimi che ormai hanno deciso di spostare altrove i presupposti del buon vivere.

 La foto che casualmente è capitata all'attenzione del conduttore del Blog ricorda tempi andati con valori, interessi e prospettive di vita che probabilmente ormai sono divenuti minoritari nella società. Ritentiamo comunque che vale la pena diffonderla attraverso il Blog perchè testimonia di un periodo storico non più attuale, della cultura di allora (di un cinquantennio fà), di un modo di relazionarsi e di convivere.

 Ognuno tragga comunque le suggestioni, le idee, i convincimenti che il proprio trascorso e la propria speranza di vita futura gli suggerisce. L'immagine qui riportata per chi la sa leggere è la pagina di un libro di Storia. Assieme ad altre la sottoponiamo all'attenzione dei lettori del Blog.

mercoledì 22 dicembre 2021

Una foto alla settimana: la Palermo di altri tempi

 Il sacco di Palermo

(così cominciò tutto)

Il Bastione Aragonese

Era un complesso situato tra la
piazza Vittorio Emanuele Orlando
e Via Papireto (Quartiere del Capo). Oggi su
quell'area sorge il Palazzo di Giustizia.
Anteriormente alla realizzazione di questo
 esisteva ancora la cinta muraria
(come dalla foto) della
fortezza aragonese risalente al 1572.

Ci fu un tempo in cui la Politica era distinta in maggioranza che governava (o amministrava) e la minoranza esercitava il ruolo rilevante di controllare, verificare la coerenza e la legalità di quanto si portava avanti sul piano socio-politico-culturale.

 Negli anni cinquanta e sessanta del Novecento a Palermo amministrava una maggioranza che ha devastato la città per portare avanti la speculazione edilizia. Beni storici di grande rilevanza culturale in più punti della città (via Libertà, via Notarbartolo, p.zza Croci, etc.) furono abbattuti per far posto a palazzi utili ad alimentare la speculazione edilizia e/o per occupare spazi che testimoniavano la Storia cittadina. Ai nostri giorni sappiamo chi erano quei politici che hanno consentito e favorito quella speculazione. Sappiamo dei tanti politici che denunciavano la "cattiva" politica e sono finiti -in tanti- sull'asfalto delle strade, vittime dei killers della Mafia.    

 Eppure certi preliminari della distruzione dei segni storici della città affondano negli anni del ventennio fascista, come ci denuncia la foto che riportiamo su questa pagina. Certo, allora si trattò di realizzare un edificio con finalità pubbliche, che peraltro a causa della guerra fu -praticamente- portato a compimento nel 1957. Ma anche allora, durante il regime, venne fuori la mediocrità culturale e storica delle classi dirigenti locali. Mediocrità che si rivelò senza limiti lungo tutti gli anni cinquanta e sessanta, e parte degli anni settanta del Novecento, quando l'ingordigia di pochi recò danni alla vita storico-culturale della comunità.