Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.
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La sofferenza come "pedaggio
per essere nell'essere"
= = = “Si può anche ipotizzare una vita felice
che non conosce né il dolore né la sofferenza
però è uno sforzo dell’immaginazione,
è un eccesso del sogno.
= = = La sofferenza è un pedaggio che
dobbiamo pagare per essere presenti
nella vita, per essere nell’essere”.
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| Per Mario Luzi, la sofferenza non è un errore o un caso inutile, ma il «pedaggio» inevitabile che l'essere umano deve pagare per partecipare alla realtà. Vivere pienamente e abitare l'esistenza richiede l'attraversamento del dolore, il quale segna il confine e la consistenza stessa del nostro essere nel mondo. Il dramma non ha mai l'ultima parola. La fede e l'apertura al mistero salvano l'uomo dalla disperazione totale. |
In una intervista degli anni ‘90 del Novecento rilasciata a Sergio Zavoli sosteneva “ La persistenza del male è lo scandalo dell'uomo di fede. Su questo tema hanno battuto la testa tutti i piú gravi intelletti, tutte le piú alte cime del pensiero religioso e di quello laico, asillate dalla propria eticità. Sebbene si possa sensatamente argomentare che la coscienza umana sia andata via via affinandosi, e per questo la consapevolezza del negativo sia divenuta piú suscettibile, tuttavia il male perdura e in un certo senso prolifera e si moltiplica.
Si moltiplica, con l'evoluzione tecnica, la possibilità di farlo e di conoscerlo. Foto e immagini filmate e teletrasmesse illustrano scempi, stragi, abnormità mostruose che ci rimanevano finora sconosciute e che ci era difficile immaginare possibili. Sono state favorite dalla potenza distruttiva dei mezzi, i quali hanno a loro volta incrementato la perfidia, la crudeltà e la mostruosità; e talvolta le hanno inventate. La pubblicità dell'immagine le ha poi munite di un sinistro potere di fascinazione.
Tra la coscienza avvertita e la bruta crescita del male quale porta è aperta? Sono due realtà incomunicanti? O è la prova a cui viene sottoposto l'arbitrio umano a essere ora vittoriosa ora troppo spesso destinata alla sconfitta?
È il mistero, che scioglierà questo nodo? Non credo sia tenuto a spiegarcelo nei termini usuali alla nostra ragione; ce lo confermerà, forse, proprio come mistero: una forma di conoscenza «altra» alla quale dovremmo essere aperti. Se la Sofia dovesse essere il Leviatano che tutto divora e chiude il discorso, saremmo di fronte a un'altra divinità - e questa ripugnante - che susciterebbe piú orrore di quanto nella sua povera e tragica incongruenza merita la vicenda degli uomini.
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