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sabato 15 agosto 2026

Il gusto della riflessione (16)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. =

La sofferenza come "pedaggio

per essere nell'essere"

= = = “Si può anche ipotizzare una vita felice

 che non conosce né il dolore né la sofferenza 

però è uno sforzo dell’immaginazione,

 è un eccesso del sogno.

 

= = = La sofferenza è un pedaggio che 

dobbiamo pagare per essere presenti 

nella vita, per essere nell’essere”.

____

Per Mario Luzi,
la sofferenza non è un
errore o un caso inutile,
ma il «pedaggio»
inevitabile che l'essere
umano deve pagare per
partecipare alla realtà.
Vivere pienamente e
abitare l'esistenza richiede
l'attraversamento del
dolore, il quale segna il
confine e la consistenza
stessa del nostro essere
nel mondo. Il 
dramma non
ha mai l'ultima parola.
La fede e l'apertura al
mistero salvano l'uomo
dalla disperazione totale.








La frase riportata e’ di Mario Luzi (Castello, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005). E’ stato uno dei più importanti e influenti poeti, drammaturghi e critici letterari italiani del Novecento. Esponente di spicco dell'ermetismo, la sua opera si è evoluta nel corso dei decenni passando dalle atmosfere intense e chiuse delle prime raccolte a una poesia più aperta, civile, dialogica e profondamente spirituale. Nel 2004, per i suoi altissimi meriti culturali, è stato nominato Senatore a vita della Repubblica Italiana.

In una intervista degli anni ‘90 del Novecento rilasciata a Sergio Zavoli sosteneva “ La persistenza del male è lo scandalo dell'uomo di fede. Su questo tema hanno battuto la testa tutti i piú gravi intelletti, tutte le piú alte cime del pensiero religioso e di quello laico, asillate dalla propria eticità. Sebbene si possa sensatamente argomentare che la coscienza umana sia andata via via affinandosi, e per questo la consapevolezza del negativo sia divenuta piú suscettibile, tuttavia il male perdura e in un certo senso prolifera e si moltiplica.

Si moltiplica, con l'evoluzione tecnica, la possibilità di farlo e di conoscerlo. Foto e immagini filmate e teletrasmesse illustrano scempi, stragi, abnormità mostruose che ci rimanevano finora sconosciute e che ci era difficile immaginare possibili. Sono state favorite dalla potenza distruttiva dei mezzi, i quali hanno a loro volta incrementato la perfidia, la crudeltà e la mostruosità; e talvolta le hanno inventate. La pubblicità dell'immagine le ha poi munite di un sinistro potere di fascinazione.

Tra la coscienza avvertita e la bruta crescita del male quale porta è aperta? Sono due realtà incomunicanti? O è la prova a cui viene sottoposto l'arbitrio umano a essere ora vittoriosa ora troppo spesso destinata alla sconfitta?

È il mistero, che scioglierà questo nodo? Non credo sia tenuto a spiegarcelo nei termini usuali alla nostra ragione; ce lo confermerà, forse, proprio come mistero: una forma di conoscenza «altra» alla quale dovremmo essere aperti. Se la Sofia  dovesse essere il Leviatano che tutto divora e chiude il discorso, saremmo di fronte a un'altra divinità - e questa ripugnante - che susciterebbe piú orrore di quanto nella sua povera e tragica incongruenza merita la vicenda degli uomini.

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