| Rider e’ il clclofattorino che effettua consegne a domicilio. Si sposta principalmente in bicicletta, e-bike, scooter o monopattino. La figura è al centro di forti dibattiti legali e sindacali in Italia e in Europa riguardanti le tutele contrattuali, l'uso degli algoritmi di gestione e il passaggio dal lavoro autonomo a quello subordinato. |
lo leggiamo da più riviste e giornali
Quella cui assistiamo è l’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue.
La regola del nostro tempo è semplice: chi può permetterselo starà bene, chi non può si arrangi.
-A chi interessano i migranti irregolari spediti dai caporali a raccogliere i pomodori sotto il sole cocente?
-A chi importa qualcosa dei rider che consegnano pacchi e pasti a qualunque ora (fra le 12,00 e le 14,00) a Palermo o nel resto delle altre città ?
La «presunzione legale di subordinazione» dei rider alle piattaforme delle consegne a domicilio è stata riconosciuta in questi giorni dal governo Meloni nel decreto legislativo che ha recepito la direttiva europea sul lavoro digitale. Questa nozione, frutto di un conflitto lungo anni tra i governi e nel parlamento europeo, potrebbe dare ai sindacati, ai lavoratori e alla magistratura gli strumenti per fermare il caporalato digitale e imporre lo stabile riconoscimento dei diritti dei ciclofattorini.
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